Autore: CLAUDIO ZUCCALA (page 2 of 11)

Il baobab piantato 150 anni fa oggi estende i suoi rami su tutta l’Africa

Omelia del Cardinale Filoni per il giubileo della famiglia Lavigerie

Roma (Agenzia Fides) – “La Chiesa desidera ancora oggi, più che mai, rispondere al mandato di Gesù risorto di portare il Vangelo a tutti i popoli; così, finché l’umanità avrà sete di Cristo, da quel cuore missionario si continuerà a formare religiose e religiosi generosi che desiderano mettere se stessi a disposizione di quel grande progetto che è l’annuncio del Vangelo e l’implantatio Ecclesiae tra tutti i popoli, nel desiderio profondo di configurare le Chiese locali alla realtà delle tante culture, pur nel contesto dell’unica cattolicità che accomuna tutti nella stessa fede. Questa è ancora oggi la ragione principale dell’esistenza della Famiglia Lavigerie nella quale cresce e si perfeziona in tanti uomini e donne la propria donazione missionaria.” E’ un brano dell’omelia che il Card. Fernando Filoni, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, ha pronunciato questa mattina, nella chiesa romana di San Luigi dei Francesi, durante la solenne Concelebrazione eucaristica che ha presieduto in occasione del 150° anniversario della Famiglia Lavigerie, che comprende le Missionarie di Nostra Signora d’Africa e i Padri Bianchi. 

Ti interessa il resto? Lo trovi cliccando qui: http://www.fides.org/it/news/65453

SUDAFRICA. Vocazioni cercasi

Padre Luigi Morell, ritornato da poco in Sudafrica, ci manda qualche notizia sull’animazione vocazionale in quel Paese. I Padri Bianchi sono presenti in quello  Stato da quasi cinquant’anni ma, a tutt’oggi, nessun sudafricano è entrato nella nostra Società missionaria.
Sembra un paradosso visto che proprio in Sudafrica è sorto un centro di formazione per giovani che si preparano ad entrare nei Missionari d’Africa anche se questo non vuol dire che siano mancati i tentativi di cercare candidati tra la gioventù sudafricana. 

L’animazione vocazionale in Sudafrica é affidata a padre Konrad Millanzi, un tanzaniano, da due anni coadiutore nella parrocchia di Henley nella diocesi di Durban, dov’e arrivato fresco di ordinazione. Konrad ha messo un inserto vocazionale sui social media qui in Sud Africa e nei paesi vicini, quali Lesotho, Swaziland e Zimbabwe. Visita anche parrocchie e, spesso, scuole e partecipa agli incontri per giovani organizzati in diverse diocesi.

Quando viene contattato da qualche giovane interessato, inizia una dialogo in genere attraverso i social media. Se il giovane è serio riguardo al suo cammino di ricerca, Konrad visita la famiglia e la parrocchia di provenienza in modo da mettere in chiaro alcuni aspetti fondamentali, quali lo stare insieme ad altri  e l’essere missionari, cioè l’essere mandato in altre nazioni (questa é una dimensione non facile per i giovani sudafricani).

Finita la maturità, (qui chiamata Matric) normalmente ci sono dei periodi di attesa prima di poter intraprendere altri percorsi. Il giovane viene invitato a passare qualche giorno in una comunità di padri bianchi e padre Konrad può intraprendere un dialogo più approfondito. Durante i successivi incontri, il giovane viene invitato con altri come lui che provengono sia dalla scuola che dall’università o da altre situazioni.

Quando il giovane mostra l’intenzione di fare una richiesta concreta di entrare tra i Padri Bianchi, padre Konrad esamina la situazione con il consiglio provinciale che emette il proprio parere in proposito. Se positivo, il giovane è avviato alla prima fase della formazione, cioè la filosofia.

Normalmente un paio di anni sono passati dal primo contatto e nel frattempo la dimensione vocazionale è stata verificata, tenendo conto del giovane, della sua famiglia (che a volte si oppone) e dell’impegno ecclesiale.

È normale che durante questo processo alcuni giovani si orientino differentemente quando confrontati con le richieste concrete della vita missionaria. Altri perseverano e continuano.

Questo ci permetterà di estendere la chiamata missionaria anche ai sudafricani, dato che al momento non c’é nessun sud africano tra i confratelli padri bianchi.

Auguri padre Bruno!

Ieri, domenica 13 febbraio, la comunità di Treviglio ha festeggiato padre Bruno Paganelli che ha compiuto 83 anni.

Missione Burundi, ma anche Italia, Messico, Canada. Padre Bruno Paganelli ha vissuto un’esperienza missionaria molto varia, divisa tra tre continenti. Modenese di Spilamberto, padre Bruno entra in noviziato nel 1963 in Francia e, sempre in Francia conduce i suoi studi, fino all’ordinazione nel 1968. Da lì inizia la sua avventura missionaria.

La sua prima esperienza è in Burundi dove lavora come vicario parrocchiale e superiore di comunità. Il piccolo Paese dell’Africa centrale non è una nazione semplice. Le tensioni etniche e sociali sono costanti, con periodiche esplosioni di violenza. Il Burundi, per molti versi, è il gemello del Ruanda. Facile, per chi lavora nella Chiesa, mettersi in contrasto con le autorità. Cosa che avviene purtroppo anche per padre Bruno che è costretto a lasciare il Paese.

Tornato in Italia, riparte per il Messico dove lavora due anni a Queretaro per la formazione dei candidati Padri Bianchi. Dal Messico si sposta poi in Canada, per rientrare infine in Italia. E qui si ferma. Nel nostro Paese lavora in diversi settori: superiore delle comunità di Roma e Treviglio, economo, consigliere provinciale e membro della redazione della rivista Africa. Ora a 83 anni può godersi la pensione

Arrivederci padre Luigi!

Dopo un mese di vacanze fatte di corsa, padre Luigi Morell, brianzolo, classe 1945, riparte per il Sudafrica. Torna a Merrivale, nella regione del KwaZulu-Natal, dove fa parte dell’equipe di formazione dei giovani candidati a diventare Missionari d’Africa. Alla vigilia della partenza un gruppo di amici, tra cui vari membri del MASCI (Movimento Adulti Scout Cattolici Italiani) si sono stretti a lui per la celebrazione dell’Eucarestia e un momento di convivialità. Di seguito l’omelia pronunciata da padre Morell

Siamo nel contesto dell’Epifania, cioè del Signore che si fa conoscere da noi, che si manifesta a tutte le persone.  

Questo avviene per mezzo di segni, quali le parole e i gesti che Gesù fa per presentare il suo messaggio. Quando vengono scritti i vangeli, alcuni di questo gesti e alcune delle parole di Gesù vengono ricordati appunto per continuare a ricordare il maestro e a farlo conoscere ad altri.

Oggi ci viene ricordato nel vangelo l’episodio particolare di Gesù che placa il vento molto forte che agita la barca su cui i discepoli si trovano. Sono stati testimoni di un altro gesto particolare, di Gesù che aveva dato da magiare a tantissime persone mentre aveva a disposizione qualche pane e dei pesci. Ora si trovano in un momento pericoloso mentre tornano a casa. Gesù si avvicina a loro, calma il vento forte e con loro approda al paese dove sono diretti.

Da una parte, provo simpatia per gli apostoli sulla barca. Quando ci capita di essere in situazioni di pericolo, oppure in situazioni di cui non vediamo la soluzione, è normale aver paura e, magari, disperare. Il Signore si rende presente in modi inaspettati, con soluzioni che a prima vista sembrano inaspettate .Dopo ci rendiamo conto di essere stati accompagnati da una presenza, da una forza che solo nella fede possiamo capire essere il Signore. Ci vuole tempo per questo.

Da qui l’accenno nel vangelo, al termine del testo letto, che i discepoli erano ‘colmi di stupore’ e non avevano capito neanche il gesto precedente, quello della moltiplicazione dei pani. Mi sembra che la domanda che questo testo propone riguarda la nostra comprensione della presenza del Signore nella nostra società, nella nostra vita personale.

Le difficoltà sono tante, le apprensioni molte. Evidentemente non si tratta di essere persone che tendenzialmente sono ottimiste opposte a quelle che si definiscono pessimiste. Si tratta di un cammino di fede. Siamo invitati a leggere gli avvenimenti che capitano, come anche le situazioni della vita, alla luce della fede.

Il Signore si rende presente.Il Signore accompagna. Il Signore non rimane insensibile alle nostre difficoltà e preoccupazioni. Eppure dobbiamo continuare ad affrontarle. Non vanno via da sole. Dopo tutto, siamo persone libere e responsabili e non bambini per i quali i genitori, o gli adulti di casa, fanno tutto.

Leggo questo testo del vangelo nel contesto della nostra vita: il cammino dei giovani che vengono nelle nostre case di formazione per seguire la chiamata di Cristo alla missione, come anche l’indifferenza che tocca tante nostre comunità umane o altre situazioni che fanno parte della nostra problematica attuale.

Il testo invita ad avere coraggio: ‘Coraggio, sono io, non temete!’ Mi sembra l’atteggiamento che è rivolto a tutti noi, nelle variegate situazioni di vita in cui ci troviamo. Questo atteggiamento viene dalla fede, dalla consapevolezza che non siamo lasciati soli… Non viene certamente da un senso di fatalismo in situazioni che sono al di là del nostro controllo.

 In questo contesto mi pare bello l’invito della prima lettura all’amore. Dio è amore, dice l’autore della prima lettera di Giovanni. Inoltre il rapporto che si stabilisce e sostiene tra noi fornisce l’immagine di Dio. Dio si vede negli atteggiamenti di amore.

  

            I

         

         

Buon Anno!!!

I Missionari d’Africa-Padri Bianchi porgono ad amici, benefattori e conoscenti i più sentiti auguri di un 2019 ricco di benedizioni.

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