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Autore: CLAUDIO ZUCCALA (page 2 of 13)

Mostra Energy Africa

Ritratto di un continente carico di energia

Venerdì 24 maggio alle ore 20.30 presso lo spazio -1 del TNT è stata inaugurata la mostra promossa dalla rivista Africa dei Missionari d’Africa – Padri Bianchi “Energy Africa – Ritratto di un continente carico di energia”, quaranta scatti di Marco Garofalo per raffigurare il tema dell’accesso all’energia.

Diverse le personalità intervenute: l’Assessore alla cultura Giuseppe Pezzoni, Padre Gaetano Cazzola, provinciale dei Missionari d’Africa, Padre Claudio Zuccala, animatore della Comunità di Treviglio e Marco Trovato, direttore editoriale della stessa rivista, che ha presentato la mostra stessa.

Da sinistra: Marco Trovato e Claudio Zuccala

«Le dichiarazioni secondo cui l’Africa è stata esplorata sono avventate come le notizie della sua morte imminente. Un’indagine davvero illuminante sull’Africa deve ancora avere luogo».

Sono parole amare pronunciate da Wole Soyinka, scrittore e poeta nigeriano, primo intellettuale africano a ricevere il Premio Nobel per la Letteratura. Sono in tanti a pensarla allo stesso modo: l’immagine di questo continente è tuttora deformata dal pietismo, dall’esotismo, dal qualunquismo, dal pressappochismo… Lo sguardo miope con cui l’Occidente guarda all’Africa alimenta stereotipi e luoghi comuni. E non permette di vedere come e quanto il “mondo nero” stia cambiando.

Spesso fanno notizia solo le guerre civili, le scandalose povertà che attanagliano milioni di persone, le malattie d’altri tempi che falcidiano i bambini. Ma ignoriamo la straordinaria vitalità dell’Africa: l’età media dei suoi abitanti è di 19 anni (quella degli italiani è di 45).

La sua popolazione – stimata oggi in circa un miliardo e 200 milioni di persone – è destinata a raddoppiare nei prossimi trent’anni. Nel 2050 sarà africano un abitante della Terra su quattro. E nel 2100 un abitante su tre nel nostro pianeta avrà la pelle scura.

Parlare oggi dell’Africa significa parlare delle sfide dell’umanità: anzitutto, la promozione di uno sviluppo condiviso e sostenibile (dal punto di vista sociale e ambientale). Benché l’economia del continente mostri segnali positivi da almeno quindici anni, la crescita del Pil non è sufficiente né equamente distribuita e la forbice tra i più ricchi e i più poveri continua a crescere. In troppi casi, inoltre, il boom è dopato dall’esportazione di materie prime, idrocarburi o minerali strategici per l’industria mondiale. Esportare merci non lavorate significa anche esportare posti di lavoro.

L’Africa, con la sua popolazione giovane e assetata di futuro, ha un disperato bisogno di opportunità lavorative. Ogni anno a sud del Sahara vengono creati 3 milioni di nuovi posti di lavoro, ma i ragazzi e le ragazze in cerca di un impiego sono quattro volte di più. La disoccupazione e la mancanza di prospettive alimentano il fenomeno migratorio. Per contrastare l’emorragia di giovani occorre affrontare le molteplici sfide che segneranno il destino del continente: la stabilità e la pace, la lotta alle povertà e alle sperequazioni sociali, l’accesso all’acqua e alla sanità, il contrasto alla corruzione, colossali investimenti per comunicazioni, trasporti ed energia rinnovabile, lo sviluppo dell’agricoltura e dell’industria. La crescita del settore manifatturiero (ovvero la trasformazione dei prodotti grezzi in beni di consumo) consentirebbe di creare enormi opportunità occupazionali, diversificherebbe le voci dei bilanci (rendendo le economie nazionali più solide e meno dipendenti dalle fluttuazioni del mercato delle commodities) e infine stimolerebbe i consumi interni. Qualcosa già si muove.

In Nigeria (primo esportatore africano di petrolio) si costruiscono raffinerie; in Camerun, segherie industriali e mobilifici; in Costa d’Avorio (leader mondiale nella produzione di cacao), le prime fabbriche di cioccolato. L’incipiente classe media – istruita, benestante, ambiziosa – vuole recuperare il tempo perduto.

Nelle grandi città fioriscono centri commerciali, palestre, cinema. I giovani di Dakar, Johannesburg e Nairobi passano le giornate con in mano gli smartphone, esattamente come i loro coetanei di Roma, Milano e Bari. Il rischio vero è che la globalizzazione dei consumi finisca per annientare ogni differenza. Ma lo spirito indomito dell’Africa saprà sopravvivere anche a questa prova. Così come è rimasto vivo durante i periodi bui della sua storia: lo schiavismo, il colonialismo, le guerre per procura alimentate dalla bramosia di tiranni e potenze straniere (spesso collusi tra loro).

Troppe volte l’abbiamo data per spacciata: analisti e osservatori hanno sentenziato la fine incombente di un continente “maledetto, senza speranza, sull’orlo del baratro, destinato a soccombere”. E invece, anche nei momenti più difficili, nelle prove più dure e improbe, la culla primigenia dell’umanità ha saputo stupirci. Perché al di là di ogni previsione, sfidando l’omologazione che sembra avvolgere il pianeta, l’Africa continua a percorrere una strada autonoma, originale e imprevedibile. Quasi a volerci dimostrare che un altro mondo non solo è possibile, esiste già.

In occasione della fiera della sostenibilità, che si terrà in piazza Garibaldi e in piazza Manara sabato 1 e domenica 2 giugno, la mostra resterà straordinariamente aperta dalle 10.00 alle 20.00.

Conosci le mostre fotografiche della rivista Africa!

I 150 anni della famiglia Lavigerie

Missione in Africa nell’ambito della missione universale della Chiesa

Il 4 maggio, nell’ambito delle iniziative per il 150° anniversario delle due congregazioni missionarie fondate dal cardinale Charles Lavigerie, si è tenuto un simposio all’Università Urbaniana di Roma. Ce ne parla uno degli organizzatori, padre Philippe Docq

Come tutte le province della Società, Roma ha celebrato il suo evento principale in occasione del 150° anniversario della fondazione della Famiglia Lavigerie composta dai Padri Bianchi- Missionari d’Africa, (1868), e dalle Suore Bianche, Missionarie di Nostra Signora dell’Africa (1869).

Il Simposio è stato a lungo programmato per essere in linea con la Conferenza Internazionale dei Superiori Maggiori (IUGS) per incoraggiare la partecipazione delle superiore generali delle 21 congregazioni femminili africane fondate principalmente da vari confratelli (in genere vescovi) ma “accompagnate” dalle Suore Bianche.  Il successo di questo simposio non sarebbe stato così spettacolare senza la loro presenza estremamente energizzante.

Se la preparazione delle celebrazioni del 150° anniversario delle nostre fondazioni ha avvicinato le nostre due congregazioni/società, questo simposio ne ha confermato la complementarietà, già presente nella visione di evangelizzazione dell’Africa subsahariana del nostro fondatore , il cardinale Charles Lavigerie: “l’Africa non sarà evangelizzata senza la presenza di donne apostole che accompagneranno le donne e le famiglie africane per conoscere, amare e seguire Gesù”.

Lo scopo principale di questo simposio è stato quello di aumentare la visibilità della famiglia Lavigerie nel mosaico di congregazioni presenti a Roma. L’udienza invitata era composta essenzialmente da religiosi e religiose presenti a Roma, che regolarmente si confrontano con noi, senza necessariamente conoscerci nel nostro carisma specifico. Il tema era: “Il significato  di 150 anni di missione in Africa per la missione universale della Chiesa”. Mentre la data scelta ha favorito la partecipazione delle congregazioni femminili africane, è stata meno favorevole alla presenza di molti membri dei consigli generali in visita alle loro congregazioni in questo periodo dell’anno. Malgrado ciò, i 210 posti a sedere dell’Università Urbaniana, che avevamo noleggiato per l’occasione, era quasi tutti occupati.

La conferenza è iniziata con l’intervento dei due relatori principali. Il nostro confratello, Mons. Michael Fitzgerald, ha parlato in modo non esaustivo del Contributo dei nostri due istituti all’opera missionaria della Chiesa universale, osservando nella sua conclusione che, fin dall’inizio delle nostre fondazioni, l’incontro – prima con l’Islam, poi con tutti gli africani e tutte le realtà religiose – è sempre stato essenziale nel nostro carisma, così come la lotta per la giustizia e la pace per e con le persone al cui servizio lavoriamo.

Suor Carmen Sammut, superiora generale delle Suore Bianche, ha presentato le caratteristiche essenziali che rendono le Suore Bianche Missionarie, soprattutto per le donne e per l’Africa, pionieri che permetteranno alle stesse africane di continuare l’opera di evangelizzazione in Africa. Ha poi disegnato un ritratto di 7 donne, missionarie di Nostra Signora dell’Africa, tutti modelli di donne apostole al servizio della Chiesa universale.

Dopo una pausa di 30 minuti, tre oratori hanno partecipato ad una tavola rotonda. Attraverso il racconto di alcuni recenti incontri con persone molto semplici nella sua diocesi, Mons. Richard Baawobr, M.Afr. ha parlato dell’urgenza di condividere la persona, lo stile di vita e il messaggio di Gesù nell’incontro. È nella Parola di Dio, condivisa all’interno di comunità cristiane a misura d’uomo, che sono radicati i nostri sforzi di evangelizzazione.

In un intervento molto teologico, don Antoine de Padou Pooda, sacerdote della diocesi di Gadoua, Burkina Faso, che insegna missiologia all’Urbaniana e si dichiara “figlio” dei Padri Bianchi, ci ha poi parlato dell’eredità e della fecondità spirituale della “Famiglia Lavigerie” in Africa. 

Suor Lea Belemsaga, Superiora Generale delle Suore dell’Annunciazione di Bobo Dioulasso, ha concluso le presentazioni della Tavola Rotonda presentando su tre delle 21 congregazioni fondate e/o formate dalla Famiglia Lavigerie.

I partecipanti al Simposio si sono poi riuniti per condividere, in uno spirito di convivialità, la cena intorno ad un ottimo buffet prima di tornare in sala per l’ultima parte del Simposio, un concerto tenuto da un artista togolese che è venuto con la sua famiglia da Milano.

Il Simposio è stato moderato con grande talento dal nostro confratello Diego Sarriò, che ha riassunto l’evento citando Don Antoine Padou Pooda: “La famiglia Lavigerie, per il suo carattere internazionale e interculturale, estende la Pentecoste come Cenacolo dove il Regno di giustizia e pace è già in azione.

Padre Stan Lubungo, Superiore Generale dei Padri Bianchi, ha chiuso il Simposio poco dopo le 20:30 pm.

Post originale in francese e in inglese

Mozambico. Danni enormi e paura epidemie. Ma la vita riprende.

Sono passate esattamente tre settimane da quel venerdì 15 marzo in cui le centinaia di migliaia di persone della città di Beira e della regione circostante, hanno constatato, dopo una notte di paura, gli effetti devastanti del ciclone Idai. Case distrutte, senz’acqua e luce. Strade impraticabili. Morti e feriti.

Purtroppo … (continua a leggere)

Mozambico. Zona colpita dal ciclone. Dati aggiornati

Ecco i dati aggiornati a oggi, sabato 30, riferenti al disastro che ha colpito la zona centrale del Mozambico …(continua a leggere)

Quaresima di solidarietà. Etiopia.


In questa pagina presentiamo il progetto KIDIST MARIAM per i ragazzi di strada ad Adigrat, in Etiopia. Ce lo illustra padre Gaetano Cazzola, che ha trascorso vari anni sul posto e che è il referente dell’iniziativa per l’Italia

Padre Gaetano, Adigrat 2006

Situazione

La città di Adigrat si trova in Etiopia a 35 km dalla frontiera con l’Eritrea e, a causa dell’ultima guerra, ha dovuto accogliere più di 30.000 rifugiati. La situazione della città già povera in sé è diventata esplosiva. Troppa gente vive in situazione precaria, senza casa, senza terra, senza risorse e vivendo di carità e di qualche aiuto dello stato. Come Padri Bianchi cerchiamo d’aiutare parecchie famiglie tra le più povere con le adozioni a distanza, affinché mangino qualcosina, ma i mezzi sono quelli che sono.

Tanti ragazzi vivono per strada, senza famiglia o con problemi con la propria famiglia, per cui abbiamo cercato di riunirli e ci siamo dati da fare per acquistare una casa per dare alloggio ad alcuni di loro, anche se i ragazzi di strada sono più di 300 ed ogni giorno se ne presentano di nuovi. Questa casa necessitava di tutto: letti, materassi, sedie, tavoli, piatti e bicchieri, qualche armadio e il necessario per la cucina. Abbiamo cercato anche di mettere a loro disposizione qualche gioco: calcetto, tavoli da ping-pong, palloni da calcio, pallacanestro e pallavolo.

Il centro di accoglienza

Finalità

Oggi in questo progetto, che vuole garantire una formazione umana, spirituale e intellettuale ai ragazzi di strada, 48 ragazzi senza famiglia sono alloggiati, nutriti e curati; il sabato e la domenica riuniamo anche gli altri ragazzi e ragazze di strada per parlare con loro e vedere quali sono i problemi e come risolverli insieme. I seminaristi animano questa casa-alloggio, assieme a due animatori principali (un uomo ed una donna) e 4 donne che preparano il cibo (colazione, pranzo e cena).

Risultati

Dall’inizio del progetto ad oggi molti di questi ragazzi e ragazze hanno potuto frequentare studi superiori e andare all’università; oggi alcuni sono diventati dottori, professori, ingegneri, infermieri e aiutano i loro fratelli e sorelle più piccoli e in difficoltà.

Riabilitazione

Dopo 15 anni di attività questo centro ha bisogno di essere rinnovato:

  • nuovi sanitari, docce e gabinetti (€ 3.500);
  • nuovi materassi, lenzuola, cuscini, coperte ed asciugamani (€ 4.700);
  • la struttura deve essere ridipinta ed il tetto rifatto (€ 4.300);
  • spese per il cibo quotidiano di 48 ragazzi, per la salute e per l’acquisto del materiale scolastico ovvero libri, quaderni, biro, matite ed uniformi (€ 14.400).
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