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Autore: CLAUDIO ZUCCALA (page 1 of 14)

RIVISTA AFRICA, SI CAMBIA

Lo storico periodico passa di mano.

I Padri Bianchi hanno ceduto la proprietà alla società Internationalia. Ma la linea editoriale rimarrà la stessa

La rivista Africa cambia proprietario ed editore. Nata nel 1922 come Le Missioni dei Padri Bianchi in Africa ( qui sotto la copertina del primo numero) , è stata ceduta alla società Internationalia.

La svolta si può definire storica. Mai prima d’ora in Italia un periodico, nato nell’alveo della stampa missionaria, si è affidato a un gruppo editoriale laico. È una rivoluzione voluta fermamente dai Padri Bianchi per dare continuità alla pubblicazione. La congregazione religiosa non poteva più sostenere lo sforzo della gestione di un bimestrale. Non si tratta di una questione finanziaria. Le risorse economiche ci sarebbero, mancano i religiosi. La carenza di vocazioni ha ridotto i ranghi e i pochi religiosi sono in gran parte destinati a compiti istituzionali. Da qui, il gesto rivoluzionario di passare la mano.

Non è una mossa improvvisata. Due anni fa la proprietà della testata era passata a Internationalia mentre i Padri Bianchi ne erano rimasti amministratori ed editori. Le decisioni importanti venivano sempre condivise tra i proprietari e gli editori. Ora il passaggio ufficiale. Dal 1° luglio, si completerà la transizione e Internationalia diventerà di fatto sia proprietaria sia editrice di Africa.

La linea editoriale imboccata negli ultimi vent’anni però non cambierà. Internationalia è formata da giornalisti laici che hanno una grande esperienza nella stampa missionaria e sono profondi conoscitori del continente africano. Il loro impegno è di rafforzare la crescita di Africa, seguendo l’impronta da anni tracciata dai Padri Bianchi. E cioè mettere in evidenza gli enormi passi avanti compiuti in questi anni da un continente, quello africano, sempre in movimento, pur senza nasconderne i problemi e le contraddizioni. Inoltre tutto il personale che lavora alla produzione della rivista rimarrà invariato nei mesi che verranno. Quindi si cambia, ma per procedere nella stessa direzione.

Un cambiamento di cui sono stati artefici il compianto padre Paolo Costantini, già direttore e amministratore della rivista, scomparso il 12 aprile 2019; padre Claudio Zuccala, a capo della rivista negli anni 2003-2009, che ne ha raccolto l’eredità, e i superiori della Società dei Padri Bianchi. A tutti loro va il ringraziamento della redazione e della nuova proprietà. Consci che il futuro della rivista continuerà ad ispirarsi a un passato segnato dal solco ideale tracciato dai Padri Bianchi.

SUDAFRICA. UN SEMINARIO INTERCONGREGAZIONALE

A Merrivale, i Padri Bianchi portano avanti un’esperienza formativa interessante insieme ad altre congregazioni religiose

Da diversi anni mi trovo in Sudafrica. L’attività principale di cui mi occupo è la formazione di giovani che si preparano a diventare Padri Bianchi. Sono impegnato a Merrivale, una cittadina nella provincia del KwaZulu-Natal, dove abbiamo aperto una casa di formazione (un seminario), che può ospitare una quarantina di giovani. Qui affrontano gli ultimi quattro anni della formazione alla vita missionaria e sacerdotale. La casa è piena di seminaristi in maggioranza africani e da qualcuno indiano (quest’anno non ci sono studenti europei e americani).

I padri incaricati di seguire questa struttura sono quattro: il rettore, che è zambiano, un tanzaniano, un indiano e il sottoscritto, il più anziano. Questo è uno dei seminari di teologia della Società dei Padri Bianchi in Africa. Simili case esistono a Nairobi in Kenya, ad Abidjan in Costa d’Avorio, a Kinshasa nella Rd Congo. Una piccola comunità si trova anche a Gerusalemme. Ogni anno contiamo una quindicina di ordinazioni e giuramenti (entrata ufficiale e definitiva) di alcuni confratelli: persone che, finita la formazione, vengono mandate a esercitare il ministero missionario in Africa o in Europa dove esistono comunità di africani, per esempio a Marsiglia in Francia, Liverpool in Inghilterra, Bruxelles in Belgio e Berlino in Germania.

La particolarità di questa comunità è che teniamo un corso comune di teologia insieme agli Oblati di Maria Immacolata, i missionari che hanno evangelizzato questa regione. Non siamo gli unici, altre congregazioni religiose e missionarie convergono qui: Comboniani, Padri della Consolata, Francescani. È quindi una struttura che unisce studenti di diverse provenienze. Ciò permette di avere numeri sufficienti di studenti e professori per offrire corsi validi e mettere in atto scambi di esperienze tra i diversi carismi. Inoltre il mettere insieme le risorse ci permette di ottenere il riconoscimento civile degli studi.

Padre Luigi con membri dello staff e giovani in formazione

Il Sudafrica è una nazione a maggioranza cristiana (il 70% dei 55 milioni di abitanti), ma i cattolici rappresentano non più del 10% dei fedeli. È necessario quindi unire gli sforzi di tutte le realtà cattoliche sul territorio. È un modo tutto particolare di svolgere la missione, molto diverso da quello che immaginavo quando mi preparavo all’ordinazione e quando, nel settembre 1972, arrivai per la prima volta in Uganda. Allora non mi sarei mai sognato di fare quello che faccio da diversi anni ormai. Tuttavia, se all’inizio mi sembrava una cosa strana questa situazione, dopo averla vissuta in Kenya e Sudafrica mi sento soddisfatto e contento di queste opportunità, delle persone e istituzioni incontrate come anche delle opportunità di annunciare la Parola di Dio e celebrare la vita della Chiesa che si rinnova sempre.

CERCAVA IL LEGNO, HA TROVATO L’AFRICA

Ci sono tante occasioni diverse di entrare in contatto con l’Africa, e poi tanti modi diversi di esprimere le tracce che tale incontro hanno lasciato nel cuore. Uno di questi è la poesia.

Carletto Bianchi, imprenditore brianzolo del legno nonché cofondatore del marchio «Vero Legno», ha frequentato a lungo il continente anzitutto per ragioni professionali. Ma le persone e il paesaggio lo hanno catturato. E un bel giorno ha tirato fuori dal cassetto i componimenti che era andato creando, e ne ha fatto un volume di memorie liriche, cui fanno da contrappunto fotografie che aveva scattato – alcune senza tempo, altre più nettamente vintage. Non per niente il libro s’intitola Album africano (Aletti, 2019, pp. 176, euro 15).

Ne offriamo un assaggio (lo spunto viene da una sosta presso il castello di El-Mina, in Ghana, uno dei grandi “schiavifìci” dell’epoca della tratta):

«… a testa eretta viaggiano cariche

 verso il mercato imperturbabili,

 nei loro passi virtuosi ancillari

si stagliano sul porto ingombro

 fitto di vele (… in altre ore vibranti

 d’albe e tramonti, e di colori)».

RD CONGO

IN ATTESA DEI GRANDI CAMBIAMENTI

Da Lubumbashi, padre Giovanni Marchetti, cremasco, ci racconta i timori e le speranze di una comunità per il nuovo anno tra delusioni passate ed enormi potenzialità

Il 2020 è un numero che balza agli occhi per la sua simmetria e pienezza. L’anno caratterizzato da questa cifra sarà sicuramente un anno che resterà nella memoria collettiva, non fosse che per l’inizio del decennio di cui è il capostipite. Evidentemente tutti noi ci aspettiamo che sarà significativo per gli avvenimenti, speriamo positivi, che ci riserverà.

Padre Marchetti con un gruppo di parrocchiani

Qui nella Rd Congo e, specialmente, a Lubumbashi, una delle più grandi città di questo immenso Paese, capoluogo del Katanga, la gente ha festeggiato il capodanno con una certa tranquillità. Quando si parla di tranquillità in Congo non è come parlarne in Italia. Ma va detto che da qualche tempo qui ci si sente un po’più sereni rispetto agli anni appena trascorsi. In questo periodo, due anni fa, tutti eravamo alquanto inquieti: si erano tenute le elezioni presidenziali e si attendevano i risultati. Com’è abbastanza comune nei Paesi «poco democratici», il rischio di gravi disordini durante gli scrutini era però enorme.

Alla fine, è stato annunciato il nome del nuovo presidente: Félix Tshisekedi, da anni oppositore, prima di Laurent-Désiré Kabila e poi di suo figlio Joseph. Nel 2019 ci si aspettava quindi un cambiamento, ma dopo un anno non abbiamo assistito ad alcuna grande svolta.

Quest’anno si dovrebbero tenere le elezioni per scegliere i sindaci e i consigli comunali. Considerato il modo in cui si sono tenute le presidenziali, caratterizzate da brogli e irregolarità, è difficile sperare in elezioni libere, democratiche e trasparenti. Anche se la speranza è l’ultima a morire e noi continuiamo a sognare un Congo migliore. Nel frattempo, però, ci si accontenta  delle piccole gioie del presente: guai a lasciarsele scappare! Non sono poi così frequenti. Per festeggiare il 2020, chi è riuscito ad avere un pollo, accompagnato da una birretta, si può ritenere fortunato e può dire di essere entrato nel nuovo anno con un cenone ricco. Alla messa mattutina di capodanno, la chiesa era gremita.

Ciò che conta è cominciare con la benedizione di Dio: le cose possono andare per il verso sbagliato, ma la grazia divina aiuta a tener duro!

Mozambico. Progetto ricostruzione.

A metà marzo, il ciclone ha spazzato la regione centrale, causando mille morti. Molti donatori stanno gradualmente abbandonando il Paese, ma non i Padri Bianchi

Il ciclone Idai è passato e ha distrutto tutto. Ha provocato forti venti e gravi inondazioni in Malawi, Zimbabwe e Mozambico e ha ucciso più di mille persone (602 in Mozambico, 344 nello Zimbabwe, 60 in Malawi). La città più colpita è stata Beira. Lo straripamento dei fiumi Buzi e Pungue hanno sommerso interi villaggi che sono rimasti isolati per giorni. Da allora la vita è lentamente ripresa, ma l’emergenza umanitaria non è cessata.

John Itaru, economo dei Padri Bianchi in Mozambico, ha visitato le zone di Beira, Dombe, Sussundenga e Tete. «Beira è stata gravemente colpita – racconta -. La città è stata messa in ginocchio . Ora la vita sembra lentamente tornare alla normalità. Fortunatamente le nostre comunità sono state solo leggermente danneggiate. A parte Nazarè dove sorge il nostro centro catechistico. In quella zona, nei giorni del ciclone, i forti venti e le piogge torrenziali hanno fattoi saltare i tetti».

Nei primi giorni dopo il ciclone, sono arrivati in Mozambico molti aiuti provenienti da altri Paesi africani, dall’Europa e dall’America del Nord. Una mano tesa che ha permesso ai mozambicani di risollevarsi, ma ora, trascorsi alcuni mesi, molti donatori stanno gradualmente abbandonando il Paese. «La maggior parte delle persone – continua padre John -, specialmente quelle che vivono nei campi, hanno ancora bisogno di aiuto. I raccolti sono andati perduti, le infrastrutture sono state distrutte. Alla maggior parte di queste persone, che ora vivono in campi profughi, non è permesso tornare alle loro case semidistrutte e pericolanti. Alcuni campi di Dombe, Tete e Beira sono disastrati e non ci sono le condizioni di base per vivere una vita dignitosa».

I Padri Bianchi si sono mossi per aiutare le popolazioni nei campi di Dombe, Beira e Tete. «A Tete la situazione è molto difficile – conclude padre John -. Qui sono arrivati solo in parte gli aiuti necessari. Stiamo lavorando alacremente per riuscire a portare cibo, vestiario e, soprattutto, acqua pulita. C’è il rischio che si diffondano malattie. Lanciamo un appello: non spegnete i riflettori sul Mozambico. Continuate a sostenere gli aiuti. La popolazione ne ha veramente bisogno!». I Padri Bianchi italiani si sono attivati per raccogliere fondi. Chi volesse sostenere il loro sforzo può effettuare un versamento agli Amici dei Padri Bianchi Onlus indicando come causale: Mozambico. Progetto ricostruzione post ciclone

Da vedere anche l’interessante reportage prodotto a luglio dal canale franco-tedesco ARTE

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