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BURKINA FASO, UN INVESTIMENTO IN CULTURA

Nato nel 2002, il collegio Sant’Antonio da Padova offre una formazione di qualità ai suoi studenti. 
Per migliorare la formazione avrebbe però bisogno di una biblioteca

Una piccola biblioteca con i libri essenziali per aiutare gli studenti delle scuole elementari: è quanto vorrebbero creare le suore dell’Annunciazione nel collegio Sant’Antonio da Padova a Cinkanse (Burkina Faso). Una biblioteca, piccola ma indispensabile per accompagnare gli studi dei ragazzi. Però mancano i fondi. Per questo hanno fatto appello alla generosità dei Padri Bianchi e dei loro amici per poter avere le risorse necessarie.

Il collegio è nato nel 2002 nella diocesi di Tenkodogo. Fin dall’inizio, l’istituto è stato gestito da laici, ma è sempre stata viva la presenza di religiose e in particolare di suor Clarisse Sanou, che siede nel consiglio di amministrazione. Lo scorso anno il collegio aveva 178 alunni che hanno ottenuto risultati ottimi. Nel 2017, per la seconda volta, l’istituto ha iscritto alcuni alunni, agli esami del Brevet Elémentaire Premier Cycle. Il 64% è stato ammesso e ciò ha spinto la scuola a proseguire su questa strada.

«L’istituto – spiega suor Clarisse – non ha una biblioteca, ci mancano i libri fondamentali e i manuali scolastici. Poterne disporre ci permetterebbe di migliorare notevolmente il rendimento scolastico e, con esso, i risultati di fine ciclo. Purtroppo, attualmente l’istituto può contare solo sulle entrate garantite dalle rette scolastiche, insufficienti per acquistare i libri. Per questo chiediamo il vostro aiuto. Una donazione di questo tipo è un investimento in cultura e quindi un investimento per il futuro».  Il bisogno è stimato a 11 mila euro.

Per aiutare: Prog n. 12 Burkina / Faso, investire nella cultura 

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GIORNATA MONDIALE CONTRO LA TRATTA DELLE PERSONE

Tratta: suor Bonetti su “Vita Pastorale”, serve “una forte presa di coscienza”

Il 90% dei “clienti” sono cattolici

Giuseppina Bakhita 1869-1947

“Purtroppo, ci sono ancora troppe comunità diocesane, parrocchiali e congregazione religiose che non si sono lasciate coinvolgere in questa iniziativa”.  Questo l’allarme lanciato  sul numero di febbraio di “Vita Pastorale”, da suor Eugenia Bonetti, missionaria della Consolata, responsabile Usmi dell’Ufficio tratta di persone, in occasione della terza Giornata mondiale contro la tratta delle persone, che si celebra oggi, 8 febbraio, memoria di santa Giuseppina Bakhita, schiava sudanese liberata e divenuta religiosa canossiana, canonizzata nel 2000 da Giovanni Paolo II.

Riferendosi al tema della Giornata di quest’anno – “Migrazione senza tratta. Sì alla libertà! No alla tratta!” – suor Bonetti fa notare come “si considerano i due fenomeni della tratta e delle migrazioni, con un’attenzione particolare alla sorte dei bambini, che sono la preda più ambita”. E conclude esprimendo un desiderio: “Possa la Giornata ecclesiale e mondiale contro la tratta di persone coinvolgere tutte le diocesi, parrocchie, congregazioni, scuole, associazioni e mass media, affinché ne scaturisca una forte presa di coscienza nel combattere e richiedere l’abolizione di tutte le forme di schiavitù odierne, con un accento sulla schiavitù sessuale molto visibile sulle nostre strade piene di giovani, donne immigrate e sfruttate. Terribile vergogna per un Paese che si dice civile e cristiano”.

Il viaggio di Mary. Terza parte (fine)

Concludiamo il lungo racconto-intervista raccolta da padre Pino Locati a colloquio con una donna nigeriana, trafficata da Benin City e costretta a prostituirsi sulle strade del Nord Italia

  “Gli uomini quando arrivano, si fermano e vanno subito al dunque. Mi sono abituata a fare cose che non sapevo nemmeno esistessero ma altre mi sembravano troppo degradanti e contro natura per cui non ho mai accettato. Dio mi ha aiutata perché sulla strada ci sono uomini cattivi e duri, violenti e pronti picchiare e derubare. Salivo nella macchina e quando poi ne uscivo, ringraziavo Dio di essere ancora viva e la presenza di Dio in quei momenti era la mia forza. La violenza sessuale in macchina è molto brutta e ancora aggi non dimentico quanto avvenuto nei sottoboschi durante la notte”.

“Talvolta capita che l’uomo non sia da solo ma in due e più. A me è capitato una volta che fossero in cinque. Di notte tutto è possibile e non si vede nulla nell’oscurità. Sicuramente se Dio non fosse con noi ben poche sarebbero sopravvissute. Sono salita in macchina e mi sono resa conto che erano in cinque. Avevo paura ma ho fatto finta di nulla per non peggiorare la situazione e ho detto: “Ma che bello essere così numerosi! E adesso che facciamo?” La risposta è stata che dovevo avere un rapporto con ciascuno di loro, a turno. Ne ho subiti tre, il quarto ancora prima di cominciare a stuprami mi ha chiesto se io avessi il resto da dargli. Ho risposto: “Siete i primi clienti, sono qui da tutta la notte, ho preso freddo, i piedi sono congelati, non riuscivo più neanche a camminare e per questo me ne stavo vicino a un fuocherello”. Ma il quarto cliente insisteva perché io tirassi fuori i soldi e io rispondevo che non avevo il resto perché non c’erano stati clienti quella notte. Non avevo veramente i soldi e allora hanno cominciato a litigare tra di loro. Io ero senza abiti ma approfittando della loro confusione, ho preso la mia roba e, nuda com’ero, sono fuggita in mezzo al bosco. Che freddo! Ma mi sono salvata dal peggio! Ho cercato un posto dove vestirmi. Mi sono nascosta e più tardi, non essendoci clienti, sono tornata a casa.

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Il viaggio di Mary-Parte seconda

Continuiamo il racconto di una donna nigeriana, trafficata da Benin City e costretta a prostituirsi sulle strade del Nord Italia

DA MADRID A TORINO

“In Spagna non conoscevo ancora quella madame magnaccia che mi aveva comperato. Noi in macchina viaggiavamo solo di notte partendo alle due del mattino. Sbarcati in Spagna, essendo io piccola di taglia, mi hanno messo nel cofano e siamo partiti per Madrid. Da Madrid, di notte, mi hanno messo ancora nel cofano, abbiamo attraversato Francia (come e passando da dove non si sa) per giungere finalmente a Torino in Italia. In viaggio occorre che tu dica sempre sì a chi ti dà gli ordini e allora per te non succede niente e tu passi dappertutto con documenti falsi. Se sgarri e disubbidisci, allora sei picchiata fortemente ed anche violentata fino a quando tu ti pieghi alla volontà di chi ti sta portando alla meta di destinazione. Se tu non collabori ti picchiano: pugni, schiaffi, calci, manate violente sul corpo”.

“A Torino eravamo arrivati sempre di notte, verso le 2. Nella casa dove alloggiavo c’erano già altre ragazze. È successo in diverse tappe del viaggio di trovare altre ragazze che ci hanno preceduto e che sono in attesa di proseguire il loro viaggio. È risaputo che se le ragazze sono belle e formose, possono essere trattenute per soddisfare le voglie degli abitanti del posto. Addirittura nel Mali i magnaccia hanno organizzato dei bordelli con delle ragazze nigeriane per avere il consenso delle autorità che chiudevano gli occhi su loro passaggio in cambio di favori sessuali. In queste case di transito ci sono ragazze che possono restare due settimane, ma anche sei mesi o addirittura un anno”.

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Il viaggio di Mary-Parte prima

Padre Pino Locati raccoglie dalle labbra di una donna trafficata, Mary, la storia del suo viaggio da Benin-City a Torino

Padre Pino Locati

Oggi (mercoledì 24 gennaio 2018) è un pomeriggio d’inverno , ci troviamo in un ufficio molto lindo e dalle pareti imbiancate che riflettono la luce esterna del sole, Accomodato su una sedia ascolto la storia vera di Mary, nigeriana, oggi cinquantenne e giunta all’appuntamento in perfetto orario. Mary lavora a tempo pieno in un centro di accoglienza sociale nella bassa pianura della Lombardia. È una donna di statura media, molto socievole. Le piace parlare, il suo italiano è fluente anche se spesso devo fare uno sforzo per capire il significato delle sue parole talvolta biascicate o scorrette nella loro forma. Anche per rintracciare il percorso del suo viaggio, dovrò più tardi servirmi di internet e cercare di ricostruire il suo esodo dalla Nigeria che lei mi aveva indicato con i nomi sicuri di alcune nazioni dell’Africa Occidentale. Io le faccio qualche domanda breve che non trascrivo per non appesantire il testo e lei risponde come un fiume in piena. Devo spesso interromperla per precisare tempi, luoghi, itinerari.

Reclutamento e inizio del viaggio: da Benin-City a Conakry

 “Sono originaria di Benin-City (= la capitale continentale delle ragazze trafficate sessualmente e fatte venire in Italia). Sono nata in ottobre a cavallo degli anni ’70. Ho lasciato la Nigeria nel 1998 e sono arrivata in Italia nello stesso anno ma non ricordo i mesi. Sono arrivata via terra, attraversando una sacco di paesi che non conoscevo, nove per l’esattezza, Mi sembrava di fare il giro del mondo. In Nigeria è stata una donna a intrappolarmi e farmi partire. Lei avrebbe pagato il viaggio con i soldi della donna magnaccia che dall’Europa aveva pagato il mio trasferimento. Non ho mai capito chi realmente fosse la vera donna magnaccia, diventata padrona della mia vita. Forse era quella che mi stava aspettando in Spagna o più probabilmente quella incontrata a Torino, devo ancora da scoprire la verità.

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