Sabato 22 febbraio 2025, nel tardo pomeriggio, padre Giovanni Castagna è stato accompagnato con l’ultimo saluto della Comunità alla Casa del Padre, nella chiesa parrocchiale di Civate, la stessa chiesa che il 26 marzo del 1936, l’aveva accolto per il battesimo lo stesso giorno della sua nascita.
Padre Giovanni, primogenito di diversi fratelli, apparteneva a una famiglia semplice come tante altre nel paese. Il padre Luigi era sarto, la madre, Elisabetta Valsecchi, casalinga. Ha frequentato le elementari a Civate. Incoraggiato da amici sacerdoti undicenne entrò nel seminario dopo un breve periodo al Collegio Volta di Lecco, entrò nel Seminario minore di Seveso e poi a Venegono, dove affascinato dall’incontro con un missionario della Società dei Missionari d’Africa, Padri Bianchi decise di completare i suoi studi ginnasiali e il liceo a Parella un piccolo borgo in provincia d’Ivrea, in un antico castello, adibito a seminario dei Padri Bianchi.
Con la maturità liceale partì per l’anno di Noviziato a Maison-Carrée (oggi El-Harrac) in Algeria. Nel 1957 a causa dell’inasprimento dei combattimenti della guerra d’indipendenza dalla Francia, si trasferì a Cartagine, in Tunisia per il triennio teologico.
Ordinato diacono, nel gennaio del ’61 ricomparve a Civate: indossava una tunica bianca (gandura), un mantello bianco con cappuccio (burnus) e uno zucchetto rosso di pelo di cammello (shashia). Al collo una doppia corona di grossi grani bianchi e neri con una croce identica: era il vestito tipico della gente comune in Algeria, che il cardinale fondatore aveva scelto per i suoi missionari.
Il 28 gennaio 1961 fu ordinato sacerdote nel Duomo di Como e il giorno successivo celebrava nella chiesa parrocchiale la sua prima Messa solenne davanti ai suoi compaesani.
Dopo l’ordinazione sacerdotale avrebbe voluto partire subito per l’Africa, ma i superiori gli chiesero di continuare gli studi e di laurearsi in Lettere Antiche, per l’insegnamento nel seminario dei Padri Bianchi, prima a Treviglio, poi nel 1965 a Gargagnago di Valpolicella, nel veronese.
Nel marzo 1971 finalmente l’Africa, a Mukenke, in Burundi, nel cuore dell’Africa affacciato sul lago Tanganika
L’anno seguente, in seguito ai luttuosi avvenimenti tra Hutu e Tutsi fu trasferito a Kimbundu, con P. Gudo Fabbri. “Ora mi trovo a Kimbundu, dove faccio l’economo. È una missione più grossa al centro del Burundi… Le succursali sono 8 e abbastanza lontane, fino a 45 km. Pianure non ce ne sono, si scende e si sale! Naturalmente la difficoltà più grande nel nostro lavoro viene dagli strascichi dei fatti dei mesi passati: esteriormente c’è la calma, ma gli animi soffrono ancora: perciò il nostro compito è soprattutto di portare la parola del perdono e dell’amore”.
Nel 1975, al rientro dalle vacanze, fu nominato parroco della cattedrale a Gitega Mushasha dove rimase fine al 1979. Durante il suo soggiorno in Burundi P. Giovanni ha ricoperto cariche di Direttore dell’ufficio diocesano per lo sviluppo e di direttore dell’ufficio per il Sinodo.
Nel 1979 venne richiamato in Italia per dirigere la rivista “Africa”, il bimestrale curato dalla provincia italiana dei Padri Bianchi per far conoscere da vicino la realtà del continente africano.
Il 31 luglio 1983 la ripartenza per il Burundi nella diocesi di Gitega retta da Mons. Joachim Ruhuna che gli ha affidato l’incarico specifico di formare laici e animatori delle comunità di base.
“…In mezzo alle sessioni dei catechisti e al lavoro parrocchiale a Gitega ho dovuto trovarmi il tempo di rivedermi tutta la teologia e la storia della Chiesa.
Questi impegni mi hanno così permesso un attivo aggiornamento, dopo vent’anni che avevo lasciato gli studi in seminario. Ho dato tredici sessioni di una settimana…, ho incontrato circa 420 catechisti… Quest’anno ricomincio sperando di vederli tutti, sono ben 478 catechisti nella diocesi di Gitega…” (Lettera di P. Giovanni)
Il 1 agosto 1985, accusato di aver denunciato dal pulpito le ultime uccisioni di alcuni suoi parrocchiani, fu espulso dal paese
Dopo alcuni anni a Roma, superiore alla Casa Generalizia dei Padri Bianchi e un periodo in Irlanda per perfezionare l’inglese, è stato nominato in Tanzania nella parrocchia di Nzera .
Nel luglio 1997, eletto provinciale dei Padri Bianchi è rientrato in Italia e ha coperto la carica di provinciale per 2 mandati fino al 2001 quando dopo aver seguito la sessione “discepoli” a Gerusalemme fu inviato d’urgenza, approfittando della sua conoscenza della lingua Kirundi, nel campo dei profughi barundi e ruandesi di Benaco (Tanzania), fuggiti oltre confine per l’insicurezza dei loro paesi.
Destinato in seguito a una missione in Kenia, nell’immensa e misera periferia di Nairobi, fu colto qui dall’insorgere di una malattia agli occhi che lo costrinse ad un andirivieni tra Italia e Kenya per cure appropriate.
Terminate le cure, nel 2004 volle ripartire per una nuova destinazione: l’isola di Pemba, tra le acque dell’Oceano Indiano a nord di Zanzibar. Sopraffatto dalla malattia nel 2005 è ritornato definitivamente in Italia nella comunità di Treviglio (BG) dove per quindici anni si è prodigato nel ministero a supporto delle parrocchie vicine, organizzando incontri molto apprezzati di conoscenza dell’Africa e formazione per i giovani.
Una brutta caduta durante il Covid lo costrinse al ricovero d’urgenza in ospedale e alla successiva immobilità per oltre un anno. Ospite per la riabilitazione presso ’Istituto Ospitale Magri, grazie ad abili cure riprese l’uso delle gambe, aiutando il parroco di Urgnano, nelle celebrazioni liturgiche e con le confessioni. Riuscì anche a tornare a Treviglio per un breve periodo. Tuttavia la malattia lo costrinse a un nuovo, definitivo ricovero, sino a giungere infine a concludere il suo cammino verso la Casa del Padre.
88 anni di vita di cui 64 dedicati alla missione. P. Giovanni Ha dedicato sino in fondo con tenacia la vita alle missioni d’Africa, com’era stato il suo primo sogno.
Persona di grande fede, di grande e profonda cultura, sempre tranquillo, disponibile, padre Giovanni nella sua vita missionaria ha saputo leggere i segni dei tempi con equilibrio, coraggio e lucidità., come lo si nota sua riflessione “Burundi: un paese che sconcerta” scritta per la rivista Africa di marzo aprile 1986 poco dopo la sua espulsione dal Burundi. Nella conclusione scrive: “A mio avviso, anche il diritto dello Stato, continuamente rivendicato dall’attuale governo a organizzare insindacabilmente la vita dei cittadini, insieme all’accusa mossa alla Chiesa di voler essere uno stato dentro lo stato, assomiglia alle reazioni di un adolescente nell’ambito della famiglia… il momento presente è un momento di ricerca di un nuovo equilibrio, di capacità direttiva, di superamento di inconfessate debolezze e paure. Come l’adulto, il giovane Stato burundese saprà trovare, col tempo e con l’esperienza, quella capacità di complementarità con tutte le istituzioni del paese, e questo sarà il segno di una raggiunta maturità”.

