È morto il 15 ottobre all’età di 90 anni padre Luigi Lazzarato, sacerdote dei Missionari d’Africa, noti anche come Padri Bianchi. Per decenni ha svolto il suo servizio missionario in Algeria e nella Repubblica Democratica del Congo, con dedizione riconosciuta sia dalla sua comunità religiosa sia dai territori che lo hanno accolto.
Dall’omelia per il suo 60° anniversario di sacerdozio (2 febbraio 1960-2025)
“Oggi è per me un grande giorno di gioia. 65 anni fa sono stato ordinato sacerdote da Mons. Girolamo Bartolomeo Bortignon (vescovo di Padova dal 1959 al 1982) e il 2 febbraio ho celebrato la prima santa messa in questa parrocchia dove sono nato (ndr: a San Nazario di Vicenza il 4/07/1935 e ricevevo il battesimo i7/07/1935 e la prima comunione e poi la Cresima a Pove il 26/09/1942). Ho sempre fatto il chierichetto da ragazzo. Dal giorno della mia ordinazione sono passati 65 anni, tutta una vita, esclusivamente visita per l’ Africa. nell Nord-Africa: Tunisia e Algeria (ib. 27/09/1955-08/10/1959: il noviziato a Maison-Carrée il noviziato, a Tibar la teologia, a Cartagine il giuramento e il diaconato) e nell’Africa subsahariana in Congo (01/01/1974- 01-01-1981 nelle parrochie di Wamaza, Kauta e g della diocesi di Kasongo). Con periodi vissuti in Italia per la l’animazione missionaria (ib. 1986-1989 a Treviglio; 1989-1989 a Roma in via Nomentana, come visitatore della pontificia Unione Missionaria nei seminari diocesani per stimolare i seminaristi all’apertura spiritale e cultura al mondo della missione globale; 19090-1991 a Marano), al PISAI a Roma (ib. 2005-2008) e infine 13 anni a Castelfranco Veneto (ib. 2013-2025)”.
Una vita per l’Africa
Luigi è stato parroco a Mingana in Congo (1991-1995), parroco a Kalima (1995-1997), vicario a Wamaza (1997-1999), economo nel Foyer Ngongo di propedeutica a Goma (1999-2000), nuovamente vicario a Wamaza e responsabile della missione tra il mondo musulmano (2000-2002), nominato per gli studi al Centro di formazione all’Islam a Kinshasa (2002-2003), consigliere della PAC (2003-2005). Da queste molteplici nomine possiamo dedurre che Luigi aveva una grande disponibilità e e apertura pastorale e una consistente apertura culturale al mondo subsahariano avendovi imparato diverse lingue e alla storia religiosa e sociale dell’Islam in Congo.
“Ha studiato l’arabo quando è stato in Algeria al tempo degli studi di teologia e siccome aveva imparato ed era molto appassionato del mondo arabo, è stato nominato ancora in Algeria ma lì invece di trovarsi con il mondo arabo si è integrato con la popolazione dei berberi, in Kabilia, imparando anche la lingua berbera. Lui era direttore della scuola. Rientrato in Italia e poi ripartito in Africa, è stato nominato a Kasongo. È stato Wamaza all’inizio, lì c’era il kiswahili ma Luigi ha appreso anche la lingua locale dei bangu- bangu con le filastrocche e i saluti. Poi è stato nominato a Kasongo dove c’è un miscuglio di etnie come parroco della cattedrale, proprio in città, quindi a Mingana dove risiedono gli wazimba e Luigi ne ha studiato e composto la grammatica, il dizionario, ha trascritto i proverbi in lingua inja, era sempre allo studio delle lingue. È stato a Kinshasa, dopo che fu rapito insieme al vescovo Kaboy in quel periodo. Erano a Wamasa, li hanno portati prima a Saramabika, poi da li con un aereo a Kamina e infine a Kinshasa dove Luigi ha imparato il lingala, ha studiato tre anni nel Centro per i musulmani. Ha redatto anche alcuni lavori sull’Islam, tra cui un libro in arabo ma qui in Italia scritto con un musulmano su San Francesco” (Giovanni Marchetti, delegato del Provinciale).
Di certo Luigi è stato un poliglotta delle lingue subsahariane in Congo, con la parola facile, una grande capacità attenzione per cogliere le sfumature di ogni lingua e attraverso la conoscenza delle lingue arricchirsi del bagaglio umana delle popolazioni locali.
Un uomo felice e riconoscente
Torniamo alla testimonianza diretta di padre Luigi: “Nella mia vita mi è piaciuto far festa, la prova è che ho festeggiato la prima santa Messa due volte. La prima in questa parrocchia dove sono nato e poi anche il 6 agosto festa della trasfigurazione. Ringrazio il Signore perché il suo amore non mi ha mai abbandonato. Ringrazio tutti coloro che mi hanno aiutato, mi sono stati vicini e voluto bene. La lista sarebbe tropo lunga ma li porto tutti nel mio cuore e nella mia preghiera. Ricordo in particolare nonna Silietta che visse facendo del bene come il buon samaritano e il suo nome è ricordato come tra i benefattori illustri dell’asilo. Vedova di guerra, ebbe una figlia suora e tra i nipoti quattro suore e quattro sacerdoti, e altri due pronipoti. Dai genitori ho ricevuto tutto. Mio papà faceva il fornaio e mi ha accompagnato fino a Parella per entrare nel seminario dai Padri Bianchi. Avevo 12 anni. Il mio grande dolore è stato quello di non essere stato presente ai loro funerali. Ricordo il fratello Battista che ha costruito l’arco di Costantino davanti alla chiesa per l’ordinazione. Padre Silvio, l’altro fratello del quale ho seguito la vocazione che ho poi raggiunto in Congo e a Castelfranco nell’attesa di ritrovarci uniti nella tomba di famiglia con la dicitura: “UNA VITA PER L’ AFRICA!”
Gioire della vita e contemplare il Signore per l’eternità
“Ma voglio chiedere perdono convinto che nel mio passato avrei potuto fare di più e molto meglio. Entrato nella quarta età desidero viverla nella riconoscenza e nella gioia e nella pace spirituale, cercando di rendermi ancora utile tramite una testimonianza che sia vera, una preghiera che sia umile e i suggerimenti per orientare cristianamente la nostra vita e per la costruzione di un mondo migliore in attesa dell’incontro con Gesù, Figlio di Dio, oggetto di tutti i miei desideri e contemplare il suo volto per l’eternità. In compagnia con sua madre la Vergine Maria che proprio oggi festeggiamo nella presentazione del suo figlio Gesù al tempio. Termino confermando che la vita è bella, che la mia vita per l’Africa è stata bella e auguro a tutti voi che il Signore renda bella la vostra vita”.
Un altro confratello, padre Fausto Guazzati, commenta: “Quello che mi ha colpito di più di Luigi è il suo dialogo, la sua attenzione, il rispetto verso il mondo musulmano. Infatti nelle sue testimonianze parla sempre dei nove anni trascorsi quando era giovane missionario in Algeria e in Tunisia e poi dopo ugualmente quando era nel Congo e a Kinshasa. Dappertutto partecipava sempre alle grandi manifestazioni del mondo musulmano. Questa sua apertura al mondo musulmano mi ha sempre impressionato perché anche da anziano ha avuto sempre questa attenzione, egualmente a Roma al PISAI durante tre anni. Proprio nel dialogo e nel servizio a questa realtà Luigi si è manifestato un bravo missionario, parlava bene l’arabo avendolo praticato in Algeria. È stato un buon missionario, un buon pastore che ha dato la sua vita per la missione anche negli ultimi anni qui a Castelfranco dove ha mantenuto i contatti con i musulmani. Per le grandi feste musulmane, mandava sempre loro gli auguri ed era vicino a loro idealmente”
Ho conosciuto Luigi a Goma e poi a Castelfranco. Era un uomo leale nel parlare, non amava le doppie verità. Sempre presente ai momenti comunitari dei pasti della ricreazione e della preghiera. Lo vedevo arrivare già molto presto in cappella a Castelfranco e starsene assorto nella Parola del giorno. Quando occorreva, usciva sulla “strada per la missione” nella regione del Veneto, ovunque, che fosse in montagna o nella pianura, Luigi partiva fiducioso che la la forza della missione gli era data dal Signore. Di certo il Signore ha avuto il primato nella sua vita e sa ora come ricompensare il servo fedele e l’amico fidato.
Padre Luigi è morto nell’ospedale generale di Castelfranco Veneto il mercoledì 15 ottobre 2025 nel pomeriggio verso le 15:30: “I saggi risplenderanno come lo splendore del firmamento; coloro che avranno indotto molti alla giustizia risplenderanno come le stelle per sempre” (Daniele 12,3),
Giuseppe Locati M. Afr.

