La chiamata missionaria

Padre Italo Iotti è nato a Correggio di Reggio Emilia il 25 luglio 1940. È entrato nel seminario di R.E. dove ha studiato la filosofia e fatto il primo anno di teologia. Lì ha ricevuto la chiamata alla vocazione missionaria fuori dell’Italia e ha chiesto di entrare dai Padri Bianchi. Ha fatto il suo noviziato a Gap, città nelle Hautes-Alpes francesi e distante 100 km dalla frontiera italiana. Italo ha proseguito gli studi a Cartagine in Tunisia per il secondo e terzo anno in teologia. È quindi ritornato in Francia a Vals per il quarto anno di teologia. È stato ordinato sacerdote il 29 giugno dell’anno 1965: aveva 25 anni. Il 1° di settembre del 1970 partiva per il Congo dove avrebbe svolto il suo ministero per molti anni fino al 2014.

La missione nel nord-est in Congo

Quando nel 1970 padre Italo è partito in missione nel nord-est del Congo, dopo avere trascorso il tempo necessario per inculturarsi e imparare la lingua a Drodro nella diocesi di Bunia, è stato nominato vicario e poi parroco nelle chiese di Laybo e a Essebi nella diocesi di Mahagi (1972-1976), villaggi sperduti nell’immensa savana del territorio. A differenza di altri missionari che andavano a caccia di animali selvaggi, padre Italo invece è rimasto occupato come “pescatore di uomini” come direbbe il Vangelo. Uomo di straordinaria tenacità e solidità nelle sue convinzioni, si è reso disponibile alla collaborazione con la popolazione locale andando incontro ai bisogni pastorali, spirituali e materiali delle sue comunità. Non ha risparmiato tempo, energie, denaro per aiutare “gli scarti dell’umanità” come direbbe papa Francesco.

Testimone di massacri nella foresta

Nel 1976 e fino al 2014, tranne per qualche tempo trascorso in Italia, è nominato a Kinshasa, la capitale del Congo, città oggi con circa 22mln di abitanti (quanti quelli di tutte le regioni dell’Italia settentrionale)! Si attivò nei quartieri di Livulu, Limete, Kisenso, Salongo con un lungo periodo a Ubundu (1995-1999). Si trovava a Ubundu nella foresta intorno alla città di Kisangani quando si verificò la guerra civile tra tutsi e hutu in Ruanda e 2 milioni di profughi hutu ruandesi si riversarono in Congo a Goma e a Bukavu e poi a ovest del Congo fino a Mbandaka, passando alla riva del Congo-Brazzaville. Quelle stragi nella foresta contro i civili hutu uccisi o annegati nel fiume Congo a 80 km da Kisangani segnarono molto padre Italo che – mi raccontava – poteva osservare dalla riva opposta del fiume Congo la carneficina di quei poveretti che fuggivano dagli spari dei loro inseguitori e si buttavano nel fiume pur di salvarsi ma vi morivano annegati.

“Farsi tutto a tutti”

Padre Italo avrebbe voluto continuare a rimanere in quel luogo ma i suoi superiori lo nominarono a Kinshasa per salvarlo dal pericolo di essere eliminato come testimone oculare. Nel quartire di Kisenso -Kinshasa, (dal 1999) seguì in prima persona progetti per la realizzazione di pozzi per l’acqua, di scuole elementari e superiori, del centro nutrizionale per i bambini malnutriti e la maternità: “Rispondendo ai giusti, il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (Matteo 25,40). Questa parola di Gesù è stata il filo conduttore della vita missionaria di Italo in Congo. Ha seguito l’esempio dell’apostolo Paolo: “Mi sono fatto tutto a tutti” (1 Corinzi 9,22). “Padre Italo: è stato il combattente della solidarietà cristiana” (Stanley Lubungo, superiore generale dei Padri Bianchi, nella sua omelia al funerale). Gli ultimi due centri (Livulu e Kisenso) erano il riferimento per una vastissima area popolata da 540mila persone. A tutti progetti ha contribuito anche la sua comunità parrocchiale di origine ad Albinea (RE.) Infine in Italia: è stato poi economo della casa generalizia a Roma (2014-2021), occupandosi soprattutto dell’accoglienza e dell’ospitalità dei confratelli, dei sacerdoti diocesani studenti nell’Urbe, dei cardinali e dei vescovi africani di passaggio a Roma. Dal 2021 è arrivato a Treviglio come economo dei Padri Bianchi (Settore Italia) fino a mercoledì scorso (19 agosto) quando è stato ricoverato all’hospice. Nella nostra comunità ho sempre visto padre Italo presente e fedele alla preghiera comunitaria con il Breviario, alla meditazione quotidiana della Parola, alla celebrazione eucaristica e all’adorazione. Un missionario di grande fede nel Signore! È il ricordo che conservo di padre Italo Iotti.

Il commiato

Giovedì 20 agosto, alle 5:10 del mattino abbiamo ricevuto una telefonata dall’Hospice Anni Sereni di Treviglio che ci comunicava il decesso. Da tempo padre Italo era molto malato ed era seguito costantemente non solo dai medici di Treviglio e di Milano, che noi ringraziamo per l’attenzione, la premura e le cure dategli, ma anche dai confratelli della comunità. Venerdì 21 abbiamo celebrato nella nostra comunità di Treviglio la Messa in suo suffragio nell’ottica pasquale.

L’indomani, sabato 22, abbiamo accompagnato il feretro fino ad Albinea (R. E.) dove si è svolto il funerale. Presenti una quindicina di sacerdoti tra i quali otto confratelli e tra questi il padre generale Stanley Lubungo, zambiano, che ha presieduto la celebrazione eucaristica e tenuto l’omelia. Grazie, Italo, per essere stato “un missionario in uscita verso i poveri” e buon viaggio nell’eternità di Dio!

Giuseppe Locati M. Afr.