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41° raduno Ex Allievi dei Padri Bianchi

Il nostro raduno annuale è già arrivato alla sua quarantunesima edizione! Sembra ieri, eppure di anni ne sono passati tanti. Come sempre la data è quella dell’ultima domenica di settembre e così ieri, domenica 29,  cii siamo ritrovati noi tutti ex seminaristi dello “zoccolo duro”, quelli che credono nell’amicizia e amano incontrare i Padri loro ex insegnati che sono stati loro maestri di vita. Il gruppo si è assottigliato negli anni ma non è ancora scomparso.

Una svista tecnica non ci ha fatto incontrare a Castelfranco come programmato bensì a Treviglio. È stato però deciso che per i prossimi 2 anni, per pareggiare i conti, sarà proprio la cittadina trevigiana ad ospitare il raduno.

L’inizio dell’incontro è stato preceduto dalle dimissioni dell’attuale presidente che ben volentieri, dopo tanti anni al timone, cede l’incarico a Leopoldo Bottero con l’approvazione unanime dell’assemblea .

Il nuovo presidente Leopoldo Bottero , in piedi e padre Luigi Lazzarato primo a destra

La riflessione del giorno introdotta da padre Luigi Lazzarato e tenuta da Leopoldo Bottero, dal titolo Riflessioni sui Migranti dall’Africa all’Italia era in sintonia con la giornata della Chiesa dedicata appunto migranti .

Sono state snocciolate statistiche, fatte considerazioni pro e contro il flusso migratorio, (forse un po’, per chi è attento all’argomento , ripetitive) che hanno coinvolto tutti i presenti che hanno mostrato molto interesse  anche perché hanno riassunto in poco tempo quello che viene diluito in trasmissioni fiume.

La S. Messa concelebrata dai padri Luigi Lazzarato e Giovanni Castagna secondo le intenzioni del Papa ha contribuito ulteriormente ad approfondire il tema della giornata che si è conclusa con un  pranzo conviviale.

Agostino Rizzi

Ci ha lasciati il padre del sorriso

Si è spento padre Giuseppe Mattedi, classe 1926

“Il padre che sorrideva sempre”. Così lo chiamavano, e lo ricordano, tante persone che lo hanno conosciuto anche solo di sfuggita ma che sono rimaste colpite da questo tratto caratteristico di padre Giuseppe Mattedi.

Questa mattina, a Treviglio, la comunità dei Padri Bianchi, insieme a parenti, amici e conoscenti e un bel numero di sacerdoti diocesani, ha accompagnato padre “Bepi” nell’ultimo viaggio. Dopo la messa esequiale celebrata nella chiesa del Conventino, la salma è stata tumulata nella cappella dei sacerdoti nel vicino cimitero cittadino.

Bolzanino di nascita, (papà tirolese e mamma tedesca, di Monaco di Baviera), si trova costretto, ancora bambino, ad emigrare a Torino insieme alla famiglia a causa della difficile situazione politica del Sud Tirolo. Già da piccolo vive sulla sua pelle il dramma di tanti sfollati e profughi che incontrerà poi nella sua vita missionaria.

Secondo di 5 figli (quattro maschi e una femmina), completa gli studi medi e superiori nel seminario diocesano. Dopo aver conosciuto i Padri Bianchi chiede di farne parte e nel 1947 arriva per la prima volta nel continente africano, a Cartagine, in Tunisia, dove i Padri Bianchi hanno il loro centro di formazione. Cinque anni dopo presterà il suo giuramento ufficiale di entrata nella Società missionaria e sarà ordinato diacono e sacerdote.

Nel 1953 rientra in Italia dove gli viene chiesto di occuparsi dei ragazzi nel seminario di Parella (Ivrea) e poi in quello di Treviglio (BG) appena costruito. Pur ammettendo di avere scarse doti per l’insegnamento, cerca di fare di necessità virtù con quella bonomia e dolcezza di carattere che sempre lo contraddistinguerà ma anche con la tenacia incrollabile che era un’altra delle sue caratteristiche

Nel 1961 riparte per l’Africa. Questa volta la destinazione è il piccolo Paese del Ruanda, dove padre Mattedi trascorrerà, a varie riprese, 45 anni. Nel 1994, anno del genocidio, è costretto a lasciare il Paese, ma va ad assistere i rifugiati in Tanzania e Burundi. Nel 1997 torna però in Ruanda dove rimane fino al 2006 quando rientra in Italia per un’operazione all’anca che però rivelerà anche altri problemi di salute. Consigliato di dire addio al Ruanda e alla missione in Africa, lo farà in un primo momento a malincuore ma si adatterà in fretta e affronterà con sorprendente vigore le sfide della nuova situazione.

Pur avendo qualche acciacco, padre Bepi non si è mai tirato indietro di fronte alle richieste che gli venivano fatte. Nei 13 anni che ha trascorso nella casa di residenza a Treviglio ha svolto il suo ministero sacerdotale in numerose parrocchie ma non solo; nella sua comunità è stato infermiere, sagrestano, giardiniere, addetto alla sicurezza, aiuto in redazione, barbiere e altro ancora.

Cinque settimane fa un’infezione, ancora non completamente chiarita neppure da innumerevoli esami medici, gli causa un arrossamento in tutto il corpo, gonfiore ed infine secchezza e distaccamento dell’epidermide. Dopo alcuni giorni di cura in casa che non portano a nessun miglioramento viene ricoverato all’ospedale di Treviglio. Reagisce molto bene alla prima terapia e mostra incoraggianti segnali di recupero. Purtroppo però l’infezione ritorna aggravata da un’altra patologia presa in ospedale. Le sue condizioni precipitano rapidamente. Gli ultimi giorni li trascorre pesantemente sedato. Il Signore lo libera dalla sua agonia chiamandolo a sé lunedì 9 settembre.

Agenzia Fides intervista Padre Italo Iotti sulla situazione in Congo

“Le sfide da intraprendere per la Repubblica Democratica del Congo sono chiare e nette: bisogna accompagnare la popolazione di modo che, a partire da una coscienza nei confronti della giustizia e del prossimo, diventi capace di vivere in pace, per costruire una società nuova”. Lo afferma in una intervista all’Agenzia Fides padre Italo Iotti, sacerdote tra i Padri Bianchi (chiamati anche Missionari d’Africa) che per quarant’anni ha operato in varie zone del Congo, ribadendo il ruolo centrale svolto dalla Chiesa congolese nel processo di democratizzazione della nazione.

Il faticoso cammino per avere istituzioni forti e lo stato di diritto è l’unico modo in cui il paese africano può esprimere tutto il suo potenziale. Nonostante i molti dubbi sui risultati delle elezioni presidenziali, che si sono tenute nel dicembre scorso, la Repubblica democratica del Congo, nota il missionario, cerca di guardare avanti e spera in un vero cambiamento: “La Chiesa è stata uno dei protagonisti nell’ultima tornata elettorale – spiega padre Iotti – sia perché ha accompagnato la preparazione della popolazione al voto sia perché ha dispiegato 40mila osservatori nei seggi elettorali sparsi in tutto il paese”.

Parlando delle sfide sociali ed economiche della vasta nazione africana, il missionario spiega che il territorio congolese ha una conformazione geografica molto variegata, dunque diventa necessario trovare diversi modi di incontrare la popolazione locale e di offrire loro la presenza religiosa e di sostegno allo sviluppo. “Il paese – osserva – si divide in tre grandi aree: ci sono i grandi nuclei urbani, la foresta e la savana”. Nelle città, per l’alta densità abitativa, si lavora per piccole comunità, si instaurano incontri anche più frequenti della messa domenicale. Nella savana e nella foresta, la presenza dei missionari ha sempre come priorità non solo la formazione e la vita religiosa, ma anche la realizzazione di alcuni servizi primari come la scuola, l’assistenza sanitaria, la cura della maternità, i dispensari o i centri di cura per la malnutrizione dell’infanzia.

A Sud est del paese, dove è più intenso lo sfruttamento minerario, racconta p. Iotti, “la scuola non è più frequentata, molti giovani vanno a cercare i diamanti e altri minerali preziosi”. “In altre aree – continua – invece la sfide è lo sviluppo”, come nella regione del Kivu, al confine con il Ruanda, dove la guerra civile ha causato oltre 5 milioni di morti negli ultimi dieci anni. (Agenzia Fides 24/8/2019)

Auguri padre Giancarlo !!!

Padre Giancarlo Pirazzo ha festeggiato da qualche giorno il suo 80° compleanno. Nato a Padova il 4 giugno, dopo aver studiato in Francia, Tunisia e di nuovo Francia, è stato ordinato sacerdote missionario dei Padri Bianchi nel 1965,

Con lui entrarono sella Società dei Missionari d’Africa altri due fratelli, Romeo e Gabriele che ci hanno lascito in anni recenti.

Giancarlo è partito per la prima volta in Africa nel 1972. Destinazione l’allora Zaire, oggi R.D. Congo. Nella prima decade del 2000 ha lavorato anche nel Burkina Faso, prima di rientrare in Italia definitivamente. Risiede nella comunità di Castelfranco Veneto.

In occasione dello spegnimento delle 80 candeline alcuni amici hanno preparato un simpatico video che ha per protagonisti lui e la sua famiglia. Buona visione!

Mostra Energy Africa

Ritratto di un continente carico di energia

Venerdì 24 maggio alle ore 20.30 presso lo spazio -1 del TNT è stata inaugurata la mostra promossa dalla rivista Africa dei Missionari d’Africa – Padri Bianchi “Energy Africa – Ritratto di un continente carico di energia”, quaranta scatti di Marco Garofalo per raffigurare il tema dell’accesso all’energia.

Diverse le personalità intervenute: l’Assessore alla cultura Giuseppe Pezzoni, Padre Gaetano Cazzola, provinciale dei Missionari d’Africa, Padre Claudio Zuccala, animatore della Comunità di Treviglio e Marco Trovato, direttore editoriale della stessa rivista, che ha presentato la mostra stessa.

Da sinistra: Marco Trovato e Claudio Zuccala

«Le dichiarazioni secondo cui l’Africa è stata esplorata sono avventate come le notizie della sua morte imminente. Un’indagine davvero illuminante sull’Africa deve ancora avere luogo».

Sono parole amare pronunciate da Wole Soyinka, scrittore e poeta nigeriano, primo intellettuale africano a ricevere il Premio Nobel per la Letteratura. Sono in tanti a pensarla allo stesso modo: l’immagine di questo continente è tuttora deformata dal pietismo, dall’esotismo, dal qualunquismo, dal pressappochismo… Lo sguardo miope con cui l’Occidente guarda all’Africa alimenta stereotipi e luoghi comuni. E non permette di vedere come e quanto il “mondo nero” stia cambiando.

Spesso fanno notizia solo le guerre civili, le scandalose povertà che attanagliano milioni di persone, le malattie d’altri tempi che falcidiano i bambini. Ma ignoriamo la straordinaria vitalità dell’Africa: l’età media dei suoi abitanti è di 19 anni (quella degli italiani è di 45).

La sua popolazione – stimata oggi in circa un miliardo e 200 milioni di persone – è destinata a raddoppiare nei prossimi trent’anni. Nel 2050 sarà africano un abitante della Terra su quattro. E nel 2100 un abitante su tre nel nostro pianeta avrà la pelle scura.

Parlare oggi dell’Africa significa parlare delle sfide dell’umanità: anzitutto, la promozione di uno sviluppo condiviso e sostenibile (dal punto di vista sociale e ambientale). Benché l’economia del continente mostri segnali positivi da almeno quindici anni, la crescita del Pil non è sufficiente né equamente distribuita e la forbice tra i più ricchi e i più poveri continua a crescere. In troppi casi, inoltre, il boom è dopato dall’esportazione di materie prime, idrocarburi o minerali strategici per l’industria mondiale. Esportare merci non lavorate significa anche esportare posti di lavoro.

L’Africa, con la sua popolazione giovane e assetata di futuro, ha un disperato bisogno di opportunità lavorative. Ogni anno a sud del Sahara vengono creati 3 milioni di nuovi posti di lavoro, ma i ragazzi e le ragazze in cerca di un impiego sono quattro volte di più. La disoccupazione e la mancanza di prospettive alimentano il fenomeno migratorio. Per contrastare l’emorragia di giovani occorre affrontare le molteplici sfide che segneranno il destino del continente: la stabilità e la pace, la lotta alle povertà e alle sperequazioni sociali, l’accesso all’acqua e alla sanità, il contrasto alla corruzione, colossali investimenti per comunicazioni, trasporti ed energia rinnovabile, lo sviluppo dell’agricoltura e dell’industria. La crescita del settore manifatturiero (ovvero la trasformazione dei prodotti grezzi in beni di consumo) consentirebbe di creare enormi opportunità occupazionali, diversificherebbe le voci dei bilanci (rendendo le economie nazionali più solide e meno dipendenti dalle fluttuazioni del mercato delle commodities) e infine stimolerebbe i consumi interni. Qualcosa già si muove.

In Nigeria (primo esportatore africano di petrolio) si costruiscono raffinerie; in Camerun, segherie industriali e mobilifici; in Costa d’Avorio (leader mondiale nella produzione di cacao), le prime fabbriche di cioccolato. L’incipiente classe media – istruita, benestante, ambiziosa – vuole recuperare il tempo perduto.

Nelle grandi città fioriscono centri commerciali, palestre, cinema. I giovani di Dakar, Johannesburg e Nairobi passano le giornate con in mano gli smartphone, esattamente come i loro coetanei di Roma, Milano e Bari. Il rischio vero è che la globalizzazione dei consumi finisca per annientare ogni differenza. Ma lo spirito indomito dell’Africa saprà sopravvivere anche a questa prova. Così come è rimasto vivo durante i periodi bui della sua storia: lo schiavismo, il colonialismo, le guerre per procura alimentate dalla bramosia di tiranni e potenze straniere (spesso collusi tra loro).

Troppe volte l’abbiamo data per spacciata: analisti e osservatori hanno sentenziato la fine incombente di un continente “maledetto, senza speranza, sull’orlo del baratro, destinato a soccombere”. E invece, anche nei momenti più difficili, nelle prove più dure e improbe, la culla primigenia dell’umanità ha saputo stupirci. Perché al di là di ogni previsione, sfidando l’omologazione che sembra avvolgere il pianeta, l’Africa continua a percorrere una strada autonoma, originale e imprevedibile. Quasi a volerci dimostrare che un altro mondo non solo è possibile, esiste già.

In occasione della fiera della sostenibilità, che si terrà in piazza Garibaldi e in piazza Manara sabato 1 e domenica 2 giugno, la mostra resterà straordinariamente aperta dalle 10.00 alle 20.00.

Conosci le mostre fotografiche della rivista Africa!

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