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Auguri padre Giancarlo !!!

Padre Giancarlo Pirazzo ha festeggiato da qualche giorno il suo 80° compleanno. Nato a Padova il 4 giugno, dopo aver studiato in Francia, Tunisia e di nuovo Francia, è stato ordinato sacerdote missionario dei Padri Bianchi nel 1965,

Con lui entrarono sella Società dei Missionari d’Africa altri due fratelli, Romeo e Gabriele che ci hanno lascito in anni recenti.

Giancarlo è partito per la prima volta in Africa nel 1972. Destinazione l’allora Zaire, oggi R.D. Congo. Nella prima decade del 2000 ha lavorato anche nel Burkina Faso, prima di rientrare in Italia definitivamente. Risiede nella comunità di Castelfranco Veneto.

In occasione dello spegnimento delle 80 candeline alcuni amici hanno preparato un simpatico video che ha per protagonisti lui e la sua famiglia. Buona visione!

Mostra Energy Africa

Ritratto di un continente carico di energia

Venerdì 24 maggio alle ore 20.30 presso lo spazio -1 del TNT è stata inaugurata la mostra promossa dalla rivista Africa dei Missionari d’Africa – Padri Bianchi “Energy Africa – Ritratto di un continente carico di energia”, quaranta scatti di Marco Garofalo per raffigurare il tema dell’accesso all’energia.

Diverse le personalità intervenute: l’Assessore alla cultura Giuseppe Pezzoni, Padre Gaetano Cazzola, provinciale dei Missionari d’Africa, Padre Claudio Zuccala, animatore della Comunità di Treviglio e Marco Trovato, direttore editoriale della stessa rivista, che ha presentato la mostra stessa.

Da sinistra: Marco Trovato e Claudio Zuccala

«Le dichiarazioni secondo cui l’Africa è stata esplorata sono avventate come le notizie della sua morte imminente. Un’indagine davvero illuminante sull’Africa deve ancora avere luogo».

Sono parole amare pronunciate da Wole Soyinka, scrittore e poeta nigeriano, primo intellettuale africano a ricevere il Premio Nobel per la Letteratura. Sono in tanti a pensarla allo stesso modo: l’immagine di questo continente è tuttora deformata dal pietismo, dall’esotismo, dal qualunquismo, dal pressappochismo… Lo sguardo miope con cui l’Occidente guarda all’Africa alimenta stereotipi e luoghi comuni. E non permette di vedere come e quanto il “mondo nero” stia cambiando.

Spesso fanno notizia solo le guerre civili, le scandalose povertà che attanagliano milioni di persone, le malattie d’altri tempi che falcidiano i bambini. Ma ignoriamo la straordinaria vitalità dell’Africa: l’età media dei suoi abitanti è di 19 anni (quella degli italiani è di 45).

La sua popolazione – stimata oggi in circa un miliardo e 200 milioni di persone – è destinata a raddoppiare nei prossimi trent’anni. Nel 2050 sarà africano un abitante della Terra su quattro. E nel 2100 un abitante su tre nel nostro pianeta avrà la pelle scura.

Parlare oggi dell’Africa significa parlare delle sfide dell’umanità: anzitutto, la promozione di uno sviluppo condiviso e sostenibile (dal punto di vista sociale e ambientale). Benché l’economia del continente mostri segnali positivi da almeno quindici anni, la crescita del Pil non è sufficiente né equamente distribuita e la forbice tra i più ricchi e i più poveri continua a crescere. In troppi casi, inoltre, il boom è dopato dall’esportazione di materie prime, idrocarburi o minerali strategici per l’industria mondiale. Esportare merci non lavorate significa anche esportare posti di lavoro.

L’Africa, con la sua popolazione giovane e assetata di futuro, ha un disperato bisogno di opportunità lavorative. Ogni anno a sud del Sahara vengono creati 3 milioni di nuovi posti di lavoro, ma i ragazzi e le ragazze in cerca di un impiego sono quattro volte di più. La disoccupazione e la mancanza di prospettive alimentano il fenomeno migratorio. Per contrastare l’emorragia di giovani occorre affrontare le molteplici sfide che segneranno il destino del continente: la stabilità e la pace, la lotta alle povertà e alle sperequazioni sociali, l’accesso all’acqua e alla sanità, il contrasto alla corruzione, colossali investimenti per comunicazioni, trasporti ed energia rinnovabile, lo sviluppo dell’agricoltura e dell’industria. La crescita del settore manifatturiero (ovvero la trasformazione dei prodotti grezzi in beni di consumo) consentirebbe di creare enormi opportunità occupazionali, diversificherebbe le voci dei bilanci (rendendo le economie nazionali più solide e meno dipendenti dalle fluttuazioni del mercato delle commodities) e infine stimolerebbe i consumi interni. Qualcosa già si muove.

In Nigeria (primo esportatore africano di petrolio) si costruiscono raffinerie; in Camerun, segherie industriali e mobilifici; in Costa d’Avorio (leader mondiale nella produzione di cacao), le prime fabbriche di cioccolato. L’incipiente classe media – istruita, benestante, ambiziosa – vuole recuperare il tempo perduto.

Nelle grandi città fioriscono centri commerciali, palestre, cinema. I giovani di Dakar, Johannesburg e Nairobi passano le giornate con in mano gli smartphone, esattamente come i loro coetanei di Roma, Milano e Bari. Il rischio vero è che la globalizzazione dei consumi finisca per annientare ogni differenza. Ma lo spirito indomito dell’Africa saprà sopravvivere anche a questa prova. Così come è rimasto vivo durante i periodi bui della sua storia: lo schiavismo, il colonialismo, le guerre per procura alimentate dalla bramosia di tiranni e potenze straniere (spesso collusi tra loro).

Troppe volte l’abbiamo data per spacciata: analisti e osservatori hanno sentenziato la fine incombente di un continente “maledetto, senza speranza, sull’orlo del baratro, destinato a soccombere”. E invece, anche nei momenti più difficili, nelle prove più dure e improbe, la culla primigenia dell’umanità ha saputo stupirci. Perché al di là di ogni previsione, sfidando l’omologazione che sembra avvolgere il pianeta, l’Africa continua a percorrere una strada autonoma, originale e imprevedibile. Quasi a volerci dimostrare che un altro mondo non solo è possibile, esiste già.

In occasione della fiera della sostenibilità, che si terrà in piazza Garibaldi e in piazza Manara sabato 1 e domenica 2 giugno, la mostra resterà straordinariamente aperta dalle 10.00 alle 20.00.

Conosci le mostre fotografiche della rivista Africa!

I 150 anni della famiglia Lavigerie

Missione in Africa nell’ambito della missione universale della Chiesa

Il 4 maggio, nell’ambito delle iniziative per il 150° anniversario delle due congregazioni missionarie fondate dal cardinale Charles Lavigerie, si è tenuto un simposio all’Università Urbaniana di Roma. Ce ne parla uno degli organizzatori, padre Philippe Docq

Come tutte le province della Società, Roma ha celebrato il suo evento principale in occasione del 150° anniversario della fondazione della Famiglia Lavigerie composta dai Padri Bianchi- Missionari d’Africa, (1868), e dalle Suore Bianche, Missionarie di Nostra Signora dell’Africa (1869).

Il Simposio è stato a lungo programmato per essere in linea con la Conferenza Internazionale dei Superiori Maggiori (IUGS) per incoraggiare la partecipazione delle superiore generali delle 21 congregazioni femminili africane fondate principalmente da vari confratelli (in genere vescovi) ma “accompagnate” dalle Suore Bianche.  Il successo di questo simposio non sarebbe stato così spettacolare senza la loro presenza estremamente energizzante.

Se la preparazione delle celebrazioni del 150° anniversario delle nostre fondazioni ha avvicinato le nostre due congregazioni/società, questo simposio ne ha confermato la complementarietà, già presente nella visione di evangelizzazione dell’Africa subsahariana del nostro fondatore , il cardinale Charles Lavigerie: “l’Africa non sarà evangelizzata senza la presenza di donne apostole che accompagneranno le donne e le famiglie africane per conoscere, amare e seguire Gesù”.

Lo scopo principale di questo simposio è stato quello di aumentare la visibilità della famiglia Lavigerie nel mosaico di congregazioni presenti a Roma. L’udienza invitata era composta essenzialmente da religiosi e religiose presenti a Roma, che regolarmente si confrontano con noi, senza necessariamente conoscerci nel nostro carisma specifico. Il tema era: “Il significato  di 150 anni di missione in Africa per la missione universale della Chiesa”. Mentre la data scelta ha favorito la partecipazione delle congregazioni femminili africane, è stata meno favorevole alla presenza di molti membri dei consigli generali in visita alle loro congregazioni in questo periodo dell’anno. Malgrado ciò, i 210 posti a sedere dell’Università Urbaniana, che avevamo noleggiato per l’occasione, era quasi tutti occupati.

La conferenza è iniziata con l’intervento dei due relatori principali. Il nostro confratello, Mons. Michael Fitzgerald, ha parlato in modo non esaustivo del Contributo dei nostri due istituti all’opera missionaria della Chiesa universale, osservando nella sua conclusione che, fin dall’inizio delle nostre fondazioni, l’incontro – prima con l’Islam, poi con tutti gli africani e tutte le realtà religiose – è sempre stato essenziale nel nostro carisma, così come la lotta per la giustizia e la pace per e con le persone al cui servizio lavoriamo.

Suor Carmen Sammut, superiora generale delle Suore Bianche, ha presentato le caratteristiche essenziali che rendono le Suore Bianche Missionarie, soprattutto per le donne e per l’Africa, pionieri che permetteranno alle stesse africane di continuare l’opera di evangelizzazione in Africa. Ha poi disegnato un ritratto di 7 donne, missionarie di Nostra Signora dell’Africa, tutti modelli di donne apostole al servizio della Chiesa universale.

Dopo una pausa di 30 minuti, tre oratori hanno partecipato ad una tavola rotonda. Attraverso il racconto di alcuni recenti incontri con persone molto semplici nella sua diocesi, Mons. Richard Baawobr, M.Afr. ha parlato dell’urgenza di condividere la persona, lo stile di vita e il messaggio di Gesù nell’incontro. È nella Parola di Dio, condivisa all’interno di comunità cristiane a misura d’uomo, che sono radicati i nostri sforzi di evangelizzazione.

In un intervento molto teologico, don Antoine de Padou Pooda, sacerdote della diocesi di Gadoua, Burkina Faso, che insegna missiologia all’Urbaniana e si dichiara “figlio” dei Padri Bianchi, ci ha poi parlato dell’eredità e della fecondità spirituale della “Famiglia Lavigerie” in Africa. 

Suor Lea Belemsaga, Superiora Generale delle Suore dell’Annunciazione di Bobo Dioulasso, ha concluso le presentazioni della Tavola Rotonda presentando su tre delle 21 congregazioni fondate e/o formate dalla Famiglia Lavigerie.

I partecipanti al Simposio si sono poi riuniti per condividere, in uno spirito di convivialità, la cena intorno ad un ottimo buffet prima di tornare in sala per l’ultima parte del Simposio, un concerto tenuto da un artista togolese che è venuto con la sua famiglia da Milano.

Il Simposio è stato moderato con grande talento dal nostro confratello Diego Sarriò, che ha riassunto l’evento citando Don Antoine Padou Pooda: “La famiglia Lavigerie, per il suo carattere internazionale e interculturale, estende la Pentecoste come Cenacolo dove il Regno di giustizia e pace è già in azione.

Padre Stan Lubungo, Superiore Generale dei Padri Bianchi, ha chiuso il Simposio poco dopo le 20:30 pm.

Post originale in francese e in inglese

Lutto a Treviglio: deceduto Padre Paolo Costantini

La redazione di «Africa» è stata colpita da un grave lutto. Questa notte, 12 aprile, è morto padre Paolo Costantini. Già direttore responsabile, poi anima della rivista.

Nato in provincia di Reggio Emilia, era entrato giovanissimo in seminario. Proprio in seminario aveva conosciuto i padri bianchi e aveva deciso di spendere la sua vita religiosa come missionario. Viene inviato prima in Algeria, poi nella Rd Congo (allora Zaire). Trascorre lungi anni in Africa per poi essere mandato in Belgio. A Bruxelles lavora nell’agenzia stampa dei padri bianchi. Tornato in Italia viene destinato a Treviglio dove si occupa della redazione e dell’amministrazione di «Africa».

Non più tardi di martedì pomeriggio in redazione aveva detto: «Ho vissuto la mia vocazione missionaria prima in Africa e poi nei media. Esperienze che mi hanno arricchito e alle quali tengo entrambe». Padre Paolo era un sacerdote autentico. Uno di quei religiosi lontanissimi dagli atteggiamenti confessionali, ma attento al significato profondo del messaggio evangelico. E proprio i valori evangelici trasmetteva a chi gli stava vicino con la sua vita e il suo esempio.

Proprio queste sue capacità lo avevano convinto a guidare la delicata transizione che sta portando «Africa» a un nuovo assetto proprietario che non vede più nei padri bianchi il nucleo portante della proprietà. «I padri bianchi sono pochi e anziani – aveva detto in più riprese -, ma io non voglio che la rivista muoia. È giusto che la sua storia continui, portata avanti da laici che ci credono». Una visione profetica. Rarissima nel mondo ecclesiale. E che fa onore a lui e ai suoi confratelli.

I redattori, tutti coloro che lavorano per «Africa» e i suoi confratelli perdono un punto di riferimento professionale e spirituale che difficilmente sarà rimpiazzato.

Mozambico. Danni enormi e paura epidemie. Ma la vita riprende.

Sono passate esattamente tre settimane da quel venerdì 15 marzo in cui le centinaia di migliaia di persone della città di Beira e della regione circostante, hanno constatato, dopo una notte di paura, gli effetti devastanti del ciclone Idai. Case distrutte, senz’acqua e luce. Strade impraticabili. Morti e feriti.

Purtroppo … (continua a leggere)

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