Un ex alunno ci lascia

Abbiamo ricevuto questa mattina la notizia della morte di Barbesin Roberto, avvenuta a Castelfranco Veneto.

Roberto ha frequentato le scuole medie nel Seminario dei Missionari d’Africa, Padri Bianchi di Treviglio negli anni sessanta, ma ha sempre mantenuto uno stretto legame con i Padri Bianchi, visitando sovente la comunità di Castelfranco Veneto e partecipando assiduamente agli incontri annuali degli ex-allievi.

I funerali avranno luogo in Castelfranco Veneto venerdì 29 gennaio alle ore 15 nel Duomo.

Ricordiamolo nelle nostre preghiere e che il Signore lo accolga nella sua pace.

Auguri di Buone Feste dal Sudafrica

11 Dicembre 2015

Qui A Merrivale, in Sud Africa, l’anno accademico si è concluso da qualche settimana. Gli studenti ora aspettano i risultati degli studi teologici. Nonostante tutti sappiano più o meno come sono andati gli esami e gli studi in genere, tuttavia c’è sempre una certa atmosfera di aspettativa. Con i sistemi elettronici in vigore, dall’ufficio del preside inviamo i risultati a ciascun studente per posta elettronica. Poi, una volta che i documenti sono ufficializzati, i formatori delle varie comunità religiose e missionarie ne ricevono una copia.

Stiamo installando un sistema informatizzato in vigore in diverse istituzioni in Sud Africa per cui i professori potranno immettere i voti direttamente sulla scheda dell’alunno e ogni alunno avrà accesso alla sua scheda personale per prendere visione di ogni valutazione che viene data durante il semestre. Sono sicuro che questo sistema, che spero potrà essere operativo dal prossimo semestre, potrà permettere un dialogo vivo e in tempi reali tra professori e studenti. La mia speranza é che il dialogo si concentri sui contenuti del sapere teologico, piuttosto che sui voti puri e semplici, come si farebbe nelle scuole superiori.

Per la nostra comunità di Padri Bianchi, l’anno si é concluso con trentuno studenti e quattro formatori. All’inizio del secondo semestre in luglio gli ultimi undici si sono aggiunti, provenienti dalle varie esperienze pastorali. C’erano stati dei ritardi dovuti al personale di diverse rappresentanze diplomatiche del Sud Africa restio a rilasciare i visti di entrata per motivi di studio. Un intervento da parte della Conferenza Episcopale presso il Ministero, sollecitata dal nostro istituto teologico, ha messo in luce che i ritardi erano dovuti a incompetenze del personale delle ambasciate, piuttosto che a motivi politici o razziali. Si è stabilito un contatto con il ministero per segnalare casi simili. Infatti il contatto è stato già attivato in questi giorni, appena abbiamo saputo che un gruppo di seminaristi nigeriani della Società Missionaria di S. Patrizio (l’istituto ha avuto origine in Irlanda) si é visto rifiutare in blocco il visto perché il funzionario dell’ambasciata non aveva evidenza, dal conto corrente bancario sottomesso con la richiesta, che i fondi sarebbero stati sufficienti per sostenere gli studi!

Sudafrica

Noi Padri Bianchi abbiamo poi celebrato il giuramento missionario di sei seminaristi provenienti da Kenya, Burkina Faso, Ruanda, Uganda, Tanzania e Zambia. Il giuramento ha avuto luogo nella cappella della comunità qui a Merrivale il venerdí 27 novembre. L’indomani ci siamo recati alla parrocchia di Henley, in mezzo alle townships, dove il vescovo ausiliare di Durban li ha ordinati diaconi. Al nostro gruppo si sono aggiunti due seminaristi dei Padri Dehoniani e un frate domenicano. Il vescovo stesso ha detto che mai nella diocesi aveva celebrato un’ordinazione così numerosa!

Ora che siamo nelle vacanze “estive” – in Sud Africa il periodo natalizio assomiglia al ferragosto in Italia – abbiamo distribuito i novelli diaconi in parrocchie gestite dai nostri confratelli specialmente in Mozambico, Zambia e Malawi, fino a metà gennaio. Poi rientreranno per completare l’ultimo anno di teologia.

Gli altri passeranno le vacanze impegnati in un primo studio della lingua zulu con delle lezioni tenute da una maestra, qui in casa. Altri seguono un programma di studio sui computer tenute da un giovane esperto di informatica. La famiglia di questo giovane fa parte della cerchia di amici e conoscenti della nostra comunità. Abbiamo chiesto poi ad altri amici della casa di aiutare altri seminaristi a farsi delle nozioni di meccanica d’auto o di riparazioni di materiale elettrico. Il gruppo del primo anno, invece, si prepara al ritiro ignaziano dopo Natale. Si ritireranno in una casa per esercizi per un mese di preghiera e meditazione, in vista della scelta definitiva per la missione della loro vita.

A nome della comunità di Merrivle auguro a tutti e tutte un Anno di Gioia!

padre Luigi Morell

Padre Dante Paganelli ci ha lasciati

«La morte non è una luce che si spegne.
È mettere fuori la lampada perché l’alba è arrivata»
(R. Tagore)

padre Dante Paganelli

È tornato alla casa del Padre, senza disturbare, in silenzio, con un sorriso… Ci ha lasciati così, ieri sera 16 Dicembre 2015, padre Dante Paganelli, senza aspettare la sua 97° primavera…

Gli diremo l’ultimo addio sabato 19 dicembre durante una Santa Messa celebrata alle ore 15,30 nella chiesa di Santa Maria Annunciata di Treviglio (Conventino). Per ora riposa nella nostra cappella condividendo con noi le ultime celebrazioni, le ultime preghiere… Poi lo accompagneremo nella cappella dei sacerdoti di Treviglio, messa gentilmente a disposizione da mons. Buga, prevosto di Treviglio. Una preghiera indiana recita così:

Vi ho dato la mia amicizia:
non potete nemmeno immaginare la gioia che mi avete dato.
Ringrazio ognuno di voi per l’Amore che mi avete offerto.
Ora, il tempo è venuto per me di viaggiare solo.
Saremo separati per un certo tempo.
Se avete bisogno, chiamatemi ed io verrò,
anche se non potrete vedermi né toccarmi, io sarò lì.

Riposa in pace, caro Dante. Noi ti affidiamo alla misericordia del nostro Signore Gesù che hai fatto conoscere a tante persone.

Il futuro si prepara a Masindi

Masindi, nord-ovest Uganda, “Blessed Damian School”: alla quiete quasi mistica della messa per le novizie risponde il ritmo deciso dei tamburi percossi dai bambini

PROGETTO N°6 / 2015

«La musica è un’attività terapeutica per i ragazzi, soprattutto per quelli che vengono da Paesi in guerra», dice padre Jean Le Vacher, un Padre Bianco francese di circa ottant’anni che, dopo aver vissuto in diverse missioni del nord est africano e in Algeria, si è trasferito a Masindi per dedicarsi all’istruzione dei ragazzi e alla formazione delle novizie.

Questa scuola è un piccolo Eden nato nel 1995 per dare pace alle vittime del conflitto sudanese (1983-2005): «In piena guerra civile, Mons. Paride Taban, vescovo di Torit (attuale Sud Sudan), portò a Masindi bambini e ragazzi provenienti dai Monti Nuba per salvarli dalla guerra: bambini soldato, orfani, vittime di traumi e violenze. Ha scelto questo luogo perché c’era una comunità di suore ugandesi che potevano aiutarlo. Accanto alla scuola vi è infatti il noviziato», spiega con voce pacata padre Jean.

Così, dalla collaborazione tra Padri Bianchi e Missionary Sisters of Mary, Mother of Church, è nata prima la scuola elementare (1995), poi le medie (1999) e ora l’asilo (2013).

Padre Jean aveva rifiutato un posto di insegnante in un’altra missione: «Ho preferito dedicarmi alla crescita spirituale delle giovani che vogliono diventare suore, perché credo che sia fondamentale “moltiplicare” le figure che potranno aiutare un domani. Se qui non ci fossero state le Suore, molti ragazzi non avrebbero avuto un futuro».

Spiega la direttrice, Suor Candia M. Grace: «Grazie ai Padri Bianchi, ai missionari di Mill Hill e al nostro istituto religioso, la struttura è cresciuta. Ora abbiamo una clinica che serve tutto il distretto e una fattoria che ci permette di nutrire tutti i ragazzi e di vendere qualcosa per sostenerci». Mancano ancora alcuni servizi fondamentali: «una mensa, per esempio: i ragazzi mangiano sotto gli alberi. E delle classi per la quinta e la sesta superiore».

Oggi, la Blessed Damian School ospita seicento studenti, provenienti da Tanzania, Kenya e Congo, oltre che dal Sudan e dal Sud Sudan. Ma il punto di riferimento di tutti è sempre padre Jean: il Father che, con la sua jeep arancione, si ferma sempre per salutare i contadini e scambiare due parole con i negozianti. Amato e rispettato da tutti, come fosse il papà di tutti.

Valentina Milani

La seconda vita di Koudous

Costretto a fuggire dal suo Paese, l’Eritrea, dove un regime oppressivo rende impossibile una vita serena, Koudous è arrivato in Svizzera dove «Point d’ancrage», un’associazione dei Padri Bianchi, l’ha aiutato a ricostruirsi una vita

Si chiama «Point d’ancrage» («Punto di ancoraggio»). È un’associazione creata a Friburgo dai Padri Bianchi della Svizzera. Obiettivo: offrire assistenza e accoglienza alle persone richiedenti asilo. Oltre alle interviste necessarie per la domanda di asilo, i Padri offrono corsi in lingua francese, aiuto per i bambini e visite a domicilio. I casi che si presentano ai Padri Bianchi e ai loro collaboratori sono quasi sempre tragici. Come quello di Koudous (ndr: nome fittizio).

Per lui, eritreo, la fuga dal suo Paese era l’unica strada percorribile. In Eritrea la vita era diventata impossibile, una strada tutta in salita. Arruolato a 16 anni nell’esercito di Isaias Afewerki, a 21 anni, mentre è di pattuglia, salta su una mina. Gli viene amputata una gamba. Ma non si arrende. Grazie a una protesi riprende a camminare e, tornato a casa, inizia a coltivare la terra della sua famiglia. Di lavoro ce n’è, ma decide anche di impegnarsi in un’associazione di mutilati di guerra. Un’altra tegola però si abbatte sulla sua testa.

Lo Stato, una feroce dittatura, decide che, pur essendo mutilato, non ha alcun diritto speciale. Così decide di espropriargli i terreni. Koudous presenta una protesta ufficiale, ma questa non viene esaminata. Quando la polizia viene a requisire il suo terreno perde le staffe e scoppia una lite con gli agenti. Fa appena in tempo a fuggire prima che lo arrestino. Scappa in Sudan, poi in Libia, in Italia e, infine, raggiunge la Svizzera. Ma anche qui non c’è pace. Pur avendo un permesso di soggiorno per motivi umanitari, con il suo handicap non riesce a trovare lavoro.

La seconda vita di KoudousA Friburgo, però, si imbatte nei Padri Bianchi. Grazie all’associazione «Point d’ancrage», Koudous presenta numerose domande a organizzazioni e istituzioni nazionali e internazionali. La trafila è lunga, ma alla fine viene riconosciuto vittima della tortura e della guerra dal Centre de consultation pour victimes de torture et guerre dell’Ospedale universitario di Ginevra. Un riconoscimento che gli vale il diritto d’asilo. Ora gli rimane un’unica speranza: quella di poter riabbracciare la moglie e gli otto figli.

Claude Maillard

« Older posts

© 2016 Missionari d'Africa

Theme by Anders NorenUp ↑