IL CIBO E I DOGON DI BANDIAGARA

p. Alberto Rovelli
Missionari d’Africa
C.P. 61
24047 TREVIGLIO Bg. 20 maggio 2015
e-mail: albertorovelli42@gmail.com

Interno di una casa dogon a Pelu (Bandiagara – Mali)
Nyatimbe prepara la polenta innondata dalla luce di Amma (Dio).
(foto di Mauro Burzio)

“IL CIBO …. E’ PIU’ DEL CIBO”
SIAMO IN MALI TRA I DOGON

I Dogon dell’Altopiano di Bandiagara (Mali) hanno una visione molto bella del mondo, della vita, e anche del male. Essi per spiegare questo usano simboli e immagini che stupiscono sempre. Tutto ciò che Amma (Dio) crea, con la parola, è buono; la Casa della Parola, il Tuguna, costruita nel mezzo del villaggi dogon, ci fare capire l’importanza che danno alla parola; solo gli uomini dogon entrano nel Tuguna e per entrarvi devono curvarsi e rimanere accovacciati sulla nuda roccia in segno di rispetto delle parole dette e ascoltate.

I Dogon sono grandi osservatori di stelle. E’ attorno alla stella Sirio che fanno ruotare l’Universo; nella loro osservazione, constatano che il nostro mondo è come un campo dove luce e tenebre giocano a rimpiattino: l’alba di un nuovo giorno ( simbolo del bene, di Amma, della vita …) scaccia la notte, ( simbolo di male, di morte, pericolo …) Al tramonto segue … la notte; ma anche la luce del giorno è sempre punteggiata di ombre, la stessa ombra che ci segue ovunque è vista dai dogon come la presenza delle prove, delle sofferenze, e anche dei nostri difetti, delle nostre cattiverie … però nella piena calura di mezzogiorno, quanto è benefica l’ombra di un albero!

Fra i Dogon, non è facile entrare in cucina, là dove la donna prepara quasi in segreto il cibo per tutta la famiglia. A questo modo di fare loro dicono:”Non devi esporre ad occhi indiscreti e cupidi quel bene guadagnato a caro prezzo sulle rocce e nei piccoli bassifondi dell’Altopiano”.

Un giorno arrivando a Pelu con Mauro Burzio, siamo andati da un anziano, gli abbiamo chiesto se potevamo onorare i suoi antenati. Sentendosi molto onorato da tale richiesta, ci ha fatti entrare nella parte più interna della sua casa dove erano collocate le statuette funerarie, ma per fare questo dovevamo proprio attraversare la cucina; la moglie, madida di sudore, sorpresa dalla nostra visita, fece finta di non vederci e continuò a mescolare la polenta di miglio.

Dall’unica finestra aperta sul soffitto, un fascio di luce quasi alla perpendicolare (era mezzogiorno …) piombava sulla pentola e il focolare. Un “clic” dell’apparecchio fotografico del mio amico imprigionò quella scena che possiamo ancora ammirare , poi pieno di emozione mi disse: “ I Dogon sono veri mistici, hanno piedi ben piantati sulle rocce, hanno mani piene di calli, indurite dal manico della zappa, ma il loro cuore è nel cielo …”
Allora mi è venuto in mente il racconto popolare dogon dell’atto creatore della luce “Così Amma forando l’involucro del suo seno, mostrò il suo occhio diventato luce, il sole per il giorno e la stella di Sirio per la notte.” (M. Griaule :1898- 1956)

Rivedendo questa foto ripenso ai miti dogon, alla lotta tra luce e tenebre, al significato del cibo che non è solo un insieme di elementi naturali e materiali per sconfiggere la fame … I dogon sanno che la natura fa la sua parte per far crescere il seme gettato in terra, ma sanno anche che l’uomo deve fare la sua e così la fatica, il sudore, il sapere e l’amore di tante persone entrano nel cibo … e sanno pure vedere la presenza di Amma che interviene con la sua luce e con molta delicatezza ci sussurra: “Attraverso questo cibo materiale io sono capace di mescolare la vostra vita … alla mia”. Quella finestra aperta, proprio sopra il focolare, non è frutto del caso …

GESU’ DURANTE L’ULTIMA CENA, SPEZZANDO IL SUO CORPO E VERSANDO IL SUO SANGUE, HA REALIZZATO L’ATTESA DEL POPOLO DOGON.

Come non capire allora l’urgenza e il dovere per noi di non lasciare mancare a nessuno il cibo materiale, e il Corpo di Gesù per vivere degnamente da fratelli, figli dello stesso Padre?

CONFERENZA DEL GESUITA SAMIR KHALIL

Prof. SAMIR KHALIL SAMIR – Gesuita Egiziano
Direttore del Pontificio Istituto Orientale a Beirut

Brevi Cenni Storici
Maometto si presenta come profeta di Dio con un progetto globale di nuova civiltà: modo di mangiare, di vestire, di vivere in società, militare per diffondere l’Islam. Nel 750 le razzie, guerre di Maometto riescono a conquistare all’Islam la maggior parte delle tribù arabe. Maometto è detto nel Corano il sigillo dei profeti, l’ultima parola di Dio sull’umanità. Per i musulmani l’occidente è cristiano. Sono 1.600.000.000 e si chiedono perché in tutto sono dipendenti dall’occidente, perché loro non contano niente. I fondamentalisti dicono che è perché non sono stati fedeli quindi devono ritornare alle origini, cioè al 7° secolo. Isis segue la Fathua- decisione giuridica- che la maggior parte dei musulmani non condivide. C’è un conflitto interno tra i musulmani però non hanno il coraggio di contraddire l’Isis.

Difficoltà dell’Islam
Gli Imam devono memorizzare il Corano in una lingua ormai difficile anche per gli arabi. Tutto l’insegnamento è diventato memorizzazione. In Egitto il 40% è analfabeta nonostante la gratuità dell’insegnamento e la scuola obbligatoria dal 1925. Si continua a insegnare a memoria. Sisi il 22/12/2014 ha detto: Noi non ce la faremo a meno di fare la rivoluzione nell’Islam.

E’ necessario re-interpretare il Corano. Ripensare l’Islam e attualizzare il messaggio divino. Ogni venerdì continua la celebrazione dei castighi. Lo scopo della Sharia si può raggiungere anche con altri mezzi. Il Corano, come la Bibbia, sono ispirati da Dio ma da capire con la ragione. Dio ci parla con il linguaggio che possiamo capire. Esempi: Genesi, ecc.

Il problema del mondo islamico è escludere la ragione. I miei fratelli musulmani stanno attraversando una fase difficile, non si tratta di scacciarli, ma di prenderli per la mano. Noi abbiamo una responsabilità come cristiani, tutti siamo fratelli perché abbiamo un solo Creatore. Per le donne è più facile creare relazioni con le altre donne, perché possono condividere tanti aspetti della vita quotidiana. Voi donne dovete sfruttare questa possibilità senza paura.

Creare centri per insegnare l’italiano
L’Italia accoglie ma il resto dell’Europa no. In oriente la situazione è terribile. Noi siamo un popolo, una famiglia e dobbiamo costruire insieme una visione aperta sulla ragione e sulla fede. L’Isis è disumano. Essi dicono: tutta la tecnologia ci viene dall’occidente ma là non ci sono più principi, norme etiche, non credono in Dio, è un mondo marcio. Sono animali? Concludono perciò che la modernità è male e vogliono ritornare al 7° secolo. Sfruttano i desideri e le necessità della gente e sono finanziati da chi ha interessi economici. Sia l’oriente che l’occidente sono pieni di ipocristia.

Il nostro compito di fronte a questo e alla persecuzione dei cristiani e delle minoranze etniche e religiose è
INFORMARE – PREGARE – AIUTARE – TESTIMONIARE

INCONTRI PER STRADA

a cura di P. Alberto Rovelli

Occhi diversi … o cuori diversi?

Stavo cercando un indirizzo in una delle nostre belle città… non avevo troppo tempo a mia disposizione e dovevo essere in orario all’appuntamento, cercavo di allungare il passo e dietro l’angolo, cosa non incontro mai? Una mamma che, con la mano destra, spingeva una carrozzella con un bambino … con la mano sinistra cercava di tenere a bada un bel cane che, molto sveglio, annusava il marciapiede per vedere se un altro cane avesse occupato il suo territorio… cercando di cancellare le tracce dell’intruso.

Ho appena avuto il tempo di gettare un’occhiata nella carrozzella: c’era un bambino, ben protetto dal freddo, dormiva incurante del rumore delle macchine… una scena, bella, stupenda… Ma lo stupore è durato poco, stroncato dalle chiacchiere di due signore: lasciando passare il cane che continuava ad annusare il marciapiede, le due signore, non hanno trovato miglior complimento per la mamma e per il bambino che dire: “Guarda che bel cane … e come è educato…!”

Da quando un cane vale più di un bambino e di una mamma? Che strano mondo il nostro!

Però per mia fortuna, dopo una settimana mi trovavo ancora in giro per le strade: ero alla porta di un Ospedale, di sfuggita guardavo i volti della gente… c’erano tanti volti tristi, preoccupati, scavati dal dolore… poi ad un certo punto, un papà mi è passato accanto … un immigrato …; nella destra teneva un paniere color rosa; lo teneva con molta cura, guardando dove metteva i piedi, c’era la neve, si sarebbe detto che portava un tesoro… infatti! Prendo il tempo per guardare meglio… “ma è un bebè!” Dissi fra me.
Il fratellino trotterellando accanto al papà conferma la mia sorpresa, danzando di gioia attorno a quel paniere, mi sembrava volesse difendere la sorellina dagli intrusi. La mamma era già in auto. Allora mi sono sentito stracolmo di gioia e li ho benedetti più volte ad alta voce per scacciare la paura moderna di fronte a una culla.

Servire i Musulmani nel nome di Gesù

a cura di Padre Maurice Borrmans, in pensione attiva a Sainte Foy lès Lyon, Francia

Quando il vescovo Charles Lavigerie nel 1868 ha voluto che dei testimoni del Vangelo si mettessero al servizio dei musulmani d’Algeria e d’altrove, testimoniando loro l’amore di Gesù, ha chiesto ai suoi primi padri di assicurare loro la salute (con i dispensari), il sapere (con le scuole) e la condivisone delle verità religiose di uno stesso monoteismo di base. Come vescovo, nutriva sicuramente dei desideri nel suo cuore, ma sapeva pure essere paziente nella realizzazione del suo progetto evangelico, infatti aveva una profonda conoscenza della Storia della Salvezza. Ha fatto ciò che credeva possibile fare nel suo tempo, condividendo idee e giudizi dei suoi contemporanei, come pure i loro pregiudizi ed errori.

Una cosa gli stava a cuore : che i musulmani potessero scoprire di essere amati « a fatti e in verità » (1Gv. 3, 18) dai cristiani: è questo il messaggio che ha affidato ai Padri Bianchi e alle Suore Bianche, messaggio che ognuno di noi si sforza di vivere là dove il disegno di Dio lo chiama a vivere oggi. Da parte mia, sapendo che i musulmani sono sensibili ai valori del Vangelo e contestano l’autenticità dei nostri testi evangelici, ho sempre pensato che si tratta per noi cristiani di essere “un vangelo vivente”, un quinto vangelo, « una lettera di Cristo, come dice san Paolo, scritta non con l’inchiostro, ma con lo Spirito del Dio vivo, non su tavole di pietra, ma su tavole di carne, sui nostri cuori » (1Co. 3,3).

In primo luogo questo suppone che tramite il nostro essere e la nostra discrezione, noi possiamo rivelare loro il Padre e il Figlio tramite il mistero delle nostre vite nascoste in Dio e offerte a Lui come un’offerta unica e definitiva. Da questo poi ne nasce una conseguenza : lasciare indovinare da loro la nostra disponibilità totale nell’accoglienza e l’obbedienza senza limiti del Figlio che si è fatto prossimo e servo dei più umili. Infine si arriva alla conclusione di far loro intravvedere che la volontà di Dio consiste nell’edificazione del suo « Regno di giustizia e di pace » fra noi e gli chiediamo di aiutarci con il dono del suo Spirito. E’ attraverso questa visuale che il cristiano può allora, umilmente e con prudenza, agire sulle strutture e gli attitudini con un dialogo semplicemente culturale o esplicitamente religioso. Ed è ancora in questa visuale che si può accompagnare discretamente la ricerca personale dei musulmani che desiderano convertirsi ai valori del Regno de Dio, poi a Dio, Padre di questo Regno, poi a Gesù Cristo che ne è la presenza e la promessa, e infine alla Chiesa che ne è l’inizio e il sacramento.

Gli sviluppi storici del mondo musulmano nella sua triplice interpretazione, poiché c’è un “islam della Legge”, un “islam della Sapienza” e un “islam della Mistica” e l’onnipresenza delle istituzioni islamiche di oggi, arricchite dalla vendita del petrolio, costituiscono una sfida spirituale per i cristiani di oggi che « devono rendere conto della speranza che è in loro » (1P. 3.16).Senza dover elaborare una teologia dell’esperienza religiosa dei musulmani, costoro sono invitati a distinguere bene tra gli aspetti culturali, giuridici, economici e politici di un islam istituzionale e tra gli aspetti spirituali e devozionali di un “islam della sottomissione fiduciosa a Dio”. I testi del Concilio Vaticano II° possono illuminarli in questo campo. Ma rimane pur sempre una domanda: che ne è dell’islam nella Storia della Salvezza? L’islam ha permesso a milioni di uomini e donne di aver accesso al mistero della trascendenza del Dio vivente servendolo con la preghiera, l’elemosina, il digiuno, appagando i desideri della loro coscienza naturalmente religiosa. L’islam ha anche proibito di entrare in questo stesso mistero rifiutando loro ogni comunicazione e comunione tra il Creatore e la sua creatura e negando a Gesù Cristo il suo ruolo di mediatore e di redentore. Il grande islamologo cattolico, Louis Massignon parlava di « una religione naturale ravvivata da una rivelazione profetica » in termini abbastanza ambigui. Infatti, come lo dicono i teologi musulmani, si tratta sicuramente di una « religione di natura conforme alla ragione » che usa una grande parte del patrimonio biblico, reinterpretandolo a suo modo; da qui nasce la sensazione che provano i cristiani : essi trovano i musulmani molto vicini a loro, ma anche molto lontani.

Per questo, nei miei scritti, invito cristiani e musulmani, alle « collaborazioni umane necessarie ». Anche se le rispettive scritture e visioni teologiche sono differenti e a volte opposte, cristiani e musulmani sanno che devono partecipare, insieme a tutti gli uomini di buona volontà, « al compimento del mondo » per la gloria di Dio. Questo si avvera mettendosi in atto al servizio di tutti gli uomini, beneficiari di una stessa dignità, ancor più rispettabili quando sono deboli, senza difese e umiliati. Già da 40 anni gli incontri per il dialogo hanno messo in luce che la strada per « costruire la città degli uomini » esige da tutti la promozione della dignità del matrimonio e della famiglia, lo sviluppo delle arti e della cultura nel rispetto delle identità specifiche, l’equilibrio economico e sociale in nome del bene comune, l’armonia delle comunità politiche in nome di un ordine internazionale che garantisca la pace e la giustizia nel rispetto integrale di tutte le libertà. Ciò facendo, i credenti sanno benissimo che imitano, ognuno a suo modo, i “bei nomi di Dio” veri modelli e vere sfide per la loro vita.

Ma questi stessi credenti non dovrebbero accontentarsi di un simile servizio dei loro fratelli in umanità. Musulmani e cristiani vivono anche, ognuno a suo modo, un’esperienza spirituale singolare. Per questo devono interrogarsi sulle « loro convergenze religiose possibili », in nome di una « spiritualità aperta ». I miei libri e articoli hanno voluto sempre ricordare questo. Hanno molte cose da dirsi sul « mistero di Dio » : senza contrapporre il Dio Onnipotente degli uni al Dio Amore degli altri, sanno che uno « scambio degli attributi divini » è possibile. Il « dono della Parola », il « ruolo dei Profeti », la « presenza della Comunità », sono per loro mezzi importanti e essenziali per realizzare « un culto in spirito e verità ». Quanto ai « segreti della preghiera » appartengono agli uni e agli altri e trovano nei Salmi la più bella espressione prolungata nei libri devozionali degli uni e degli altri secondo le molteplici e diverse spiritualità. Queste spiritualità, inoltre, considerano i mistici e i santi testimoni privilegiati e modelli esigenti per accedere alla pienezza dell’ « uomo perfetto » o del « giusto tra i giusti ». Sulla strada di un dialogo spirituale tra cristiani e musulmani, i punti di orientamento non mancano e facilitano per di più una gara di « emulazione nelle opere di bene », raccomandata dalle due religioni.

Ho sempre coltivato le mie amicizie con numerosi musulmani e ho scritto i miei articoli indirizzati ai miei fratelli cristiani tenendo sempre presente ciò che facilita questo duplice dialogo, umano e spirituale. E’ evidente che gli uni e gli altri sono presenti nella mia preghiera quotidiana e soprattutto all’Eucaristia quando Gesù riunisce tutti come suoi « fratelli in umanità ». Seguendo l’esempio di Louis Massignon, cerco di accogliere gli uni e gli altri come ospiti riprendendo la « triplice preghiera di Abramo » soprattutto quando recito la triplice preghiera dell’Angelus della mia tradizione cattolica; il grande mistero dell’Incarnazione del Verbo diventa così per me una meditazione prolungata come un’ardente supplica di intercessione in favore di Sodoma e Gomorra e dei suoi abitanti all’Angelus del mattino, in favore d’Ismaele e dei musulmani, all’Angelus di mezzogiorno, e in favore di Isacco e degli ebrei, all’Angelus della sera. Louis Massignon diceva che recitava questi tre Angelus « in un clima di intercessione nella quale, senza stancarci, noi chiediamo a Dio la riconciliazione con queste anime care per le quali noi ci sostituiamo, (in arabo “fi l badalia”) pagando il riscatto al loro posto e a nostre spese ». Senza arrivare fino là, non si può escludere che un aumento di preghiera, di digiuno e di elemosina dalla parte dei cristiani, non ottenga infine che « un grande numero appartenga all’anima alla Chiesa, e possa vivere e morire in grazia di Dio ».

Dalla mia esperienza, ho imparato da Giovanni-Mohamed Abd-el-Jalil, da Paolo Mehmet Mulla-Zadé e da ‘Afîf ‘Usayrân che il loro atto di fede in Gesù Cristo che li fece diventare “figli del Padre in verità”, non era che il superamento e il compimento di quanto « l’islam della loro infanzia » aveva dato loro . Considerando dunque che il Corano dei musulmani costituisce per loro un viatico spirituale nella loro esperienza religiosa, non posso fare a meno di augurare loro di essere capaci di attingervi il meglio di ciò che li avvicina a questo Gesù, figlio di Maria, di cui essi sanno che non è senza relazione con la « Parola di Dio » e che lui, come l’ha affermato, è capace di offrire « una tavola imbandita ché sia una festa per tutti » (Corano 5, 114). Il mio triplice Angelus quotidiano integra pure ciò che il Corano ci dice di Maria, « prescelta, purificata, prescelta tra tutte le donne dell’universo » (Corano 3, 42), alla quale « la buona novella è stata annunciata di una Parola uscita da Dio che porta il nome di Messia, Gesù, figlio di Maria » (Corano3, 45). Presenza misteriosa della madre vergine e del suo figlio, profeta eccezionale, autore di miracoli incomparabili, che augura «a se stesso la pace nel giorno della sua nascita, della sua morte e della sua risurrezione » (Corano 19,33). Come non vedere in tutto questo una certa « preparazione evangelica » che solo lo Spirito è capace di portare alla pienezza? Questa è la domanda che mi persegue e si impone a tante mie sorelle e tanti miei fratelli in Gesù Cristo.

23 maggio: veglie di preghiera per i cristiani perseguitati

Veglie di preghiera per i cristiani perseguitati: è l’iniziativa lanciata dalla Cei per sabato 23 maggio, vigilia di Pentecoste.

La Conferenza episcopale Italiana ha proposto di dedicare, in Italia e in tutte le comunità del mondo disponibili, la prossima veglia di Pentecoste, sabato 23 maggio 2015, «ai martiri nostri contemporanei». Un’occasione preziosa per esprimere solidarietà alle Chiese sorelle, provate dalla persecuzione,  e per imparare da loro il coraggio di una fede testimoniata “a caro prezzo”.

Ecco il testo del comunicato:

«Esiste un legame forte che già ci unisce, al di là di ogni divisione: è la testimonianza dei cristiani, appartenenti a Chiese e tradizioni diverse, vittime di persecuzioni e violenze

solo a causa della fede che professano».  Con queste parole il Santo Padre ha ricevuto i membri della Commissione internazionale anglicana-cattolica (30 aprile 2015). Si tratta solo dell’ultimo intervento del Papa in ordine alla tragedia di tanti cristiani e di tante persone i cui diritti fondamentali alla vita e alla libertà religiosa vengono sistematicamente violati.

Questa situazione ci interroga profondamente e deve spingerci ad unirci, in Italia e nel mondo, in un grande gesto di preghiera a Dio e di vicinanza con questi nostri fratelli e sorelle. Imploriamo il Signore, inchiniamoci davanti al martirio di persone innocenti, rompiamo il muro dell’indifferenza e del cinismo, lontano da ogni strumentalizzazione ideologica o confessionale.

Da qui la proposta di dedicare, in Italia e in tutte le comunità del mondo che vorranno aderire, la prossima Veglia di Pentecoste, sabato 23 maggio 2015, ai martiri nostri contemporanei.

A questo scopo si sta inoltre lavorando ad un progetto di diffusione – attraverso i social media – di testimonianze e storie, dai diversi paesi: racconti di fede e di amore estremo, eventi di condivisione, fatti di carità. Sono moltissimi i cristiani e gli uomini di ogni confessione capaci di testimoniare l’amore a prezzo della vita. Tale testimonianza non può passare sotto silenzio perché costituisce per tutti una ragione di incoraggiamento al bene e di resistenza al male.

Sui social: #free2pray


ALCUNI TESTIMONI DELLA FEDE IN AFRICA

KENYA
Il Giovedì santo 2015 ben 147 studenti dell’Università di Garissa sono stati trucidati da un commando di Shabaab somali, membri della rete di Al Qaeda in Africa Orientale. I terroristi hanno separato i musulmani dai cristiani e ucciso questi ultimi in modo brutale.

CONGO
Il 25 febbraio scorso è stato ucciso, in un apparente tentativo di rapina, don Jean-Paul Kakule Kyalembera , l’economo della parrocchia di Mweso, nel Nord Kivu, nell’est della Repubblica Democratica del Congo. Nella stessa zona, dal 19 ottobre 2012 sono spariti tre sacerdoti assunzionisti, rapiti dalla parrocchia di Notre-Dame des Pauvres di Mbau. Di loro si continua a non avere notizie.

BURUNDI
Tra il 7 e l’8 settembre 2014 tre missionarie saveriane italiane sono state uccise con efferatezza nella missione “San Guido Maria Conforti” di Kamenge, quartiere periferico di Bujumbura, capitale del Burundi. Suor Lucia Pulici, suor Olga Raschietti e suor Bernadetta Bogian avevano trascorso la loro vita in Africa, e nonostante l’età avanzata e problemi di salute, erano appena rientrate in Burundi perché desideravano tornare dalla loro gente, che le amava. Per loro volontà sono state sepolte in Congo.

LIBERIA E SIERRA LEONE
La Famiglia religiosa dei Fatebenefratelli (Ordine ospedaliero di San Giovanni di Dio) nel corso del 2014 ha perso in Liberia e Sierra Leone quattro confratelli, una religiosa e tredici collaboratori degli ospedali di Monrovia e Lunsar: hanno contratto il virus nel loro generoso impegno di assistenza ai malati. «I nostri confratelli hanno donato la loro vita per gli altri, come Cristo, fino al punto di morire contagiati da questa epidemia», ha scritto fra Jesús Etayo, Priore generale dei Fatebenefratelli.

LIBIA
In febbraio, 21 copti egiziani vengono barbaramente decapitati dalle milizie dell’Is, dopo essersi rifiutati di convertirsi all’islam. Uno di essi, Guergues Milâd Sanyût, mentre il boia gli tiene la testa, sussurra le parole «Ya Rabbi Yasou» («Gesù, mio Signore!»).

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