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Quaresima missionaria. Sostieni due progetti in Africa

Proponiamo all’inizio di questo tempo di quaresima due progetti già avviati in Etiopia e Mozambico.

Mozambico. Una scuola per dare un lavoro

Il blocco esistente

Nome Progetto: Scuola di Xinavane

Tipologia di progetto: educativo

Dove: Xinavane (sud del Mozambico, provincia di Maputo)

Referente: per l’Italia padre Claudio Zuccala dei Padri Bianchi. In Mozambico: suor Ester Lucas, Figlie della carità di San Vincenzo

Obiettivo generale:   Apertura di una scuola di avviamento professionale per giovani e adolescenti

Costo previsto complessivo (2 fasi in due anni): 80 mila euro

Ambiente

Lo storico zuccherificio

Xinavane ( la X si pronuncia Sc)  è una cittadina di 30mila abitanti della Provincia di Maputo, distretto di Manhiça, distante 135 km dalla capitale Maputo. Si trova in una zona rurale a 10 km dalla strada nazionale che collega il sud al centro del Paese. In città girano pochi soldi: a parte un po’ di commercio informale, di supermercati e negozi non c’è nemmeno l’ombra. Non ci sono fabbriche o ditte.  Nel campo dell’istruzione mancano scuole professionali e università.  Per molti giovani  il futuro appare senza prospettive. L’unica eccezione è costituita da un grande zuccherificio che dà lavoro a migliaia di persone. C’è però il rovescio della medaglia: l’impiego offerto è molto spesso stagionale; un grande numero di contadini ha  dovuto svendere le proprie terre alla compagnia che gestisce lo zuccherificio e l’afflusso di molti lavoratori (quasi tutti uomini single) dalle province limitrofe ha aumentato il livello di promiscuità e favorito il fenomeno della prostituzione, soprattutto tra ragazzine e giovani donne che non vanno a scuola e non hanno un impiego.

Progetto

 Crediamo che l’introduzione di corsi di avviamento professionale sia una buona soluzione per poter offrire opportunità di lavoro.

La scuola Santa Rita, di cui le Figlie della carità ( suore di San Vincenzo)  si occupano, è stata fondata per l’istruzione di bambini poveri e vulnerabili. Dopo vent’anni ospita più di 2mila alunni, dalle elementari alle superiori. 
Gli alunni provengono anche da notevole distanza visto che nel raggio di parecchi chilometri non esiste una scuola superiore. Gli studenti però arrivano alla fine degli studi senza una qualifica che gli permetta di trovare lavoro. Da qui la decisione di far partire una scuola di avviamento professionale.

Situazione attuale

La scuola Santa Rita ha ceduto al nuovo istituto un blocco di 4 aule che sono . Una sarà adibita ad uffici e le altre ad aule vere e proprie dove verranno tenuti i corsi, probabilmente con doppio turno. Si pensa di iniziare con 4 corsi, tenendo conto delle esigenze dello zuccherificio che potrebbe facilmente ricevere gli studenti durante lo stage e offrire loro un posto di lavoro un volta diplomati.

Corsi presi in esame:

Perito contabile; Perito agronomo; Perito elettrico industriale. Perito della trasformazione  e conservazione dei prodotti agricoli

Stato dei lavori

Una delle aule riqualificate

A partire dalla fine di settembre il blocco esistente è stato riqualificato. Inoltre è stato scavato un pozzo e una struttura che sostiene un serbatoio d’acqua , installata una pompa e costruiti i bagni per alunni e professori. Il tutto è costato 21mila euro. Ora si aspetta l’autorizzazione del ministero dell’istruzione per cominciare con le lezioni.

Per maggiori informazioni:      Suor Ester Lucas  esterlucasmaria@gmail.com ;Padre Claudio Zuccala    padribianchi@padribianchi.it   0363.41010

Offerte da inviare a:      Onlus amici dei padri Bianchi (per detrazione fiscale)

Iban:  IT 73 H088 9953 6420 0000 0172 789

Dal Congo si ruba anche la gioventù

Pubblichiamo di seguito il messaggio per il Natale che padre Alberto Rovelli, in Congo da più di un anno, ha indirizzato a parenti, amici e benefattori e che recentemente è apparso anche sul settimanale IL POPOLO CATTOLICO di Treviglio

Natale 2018 Saprò ricono­scere il Bambino Gesù nei pre­sepi della vita?

Carissimi,

La nascita di Gesù è vicina e ne approfitto per condividere con voi alcuni momenti della mia vita qui a Bukavu.

La salute è buona e questo mi permette di lavorare per bo­nificare il sottobosco invaso da rovi e soprattutto da mucchi di rifiuti di plastica; abbiamo 7 mucche è urgente che mi dia da fare per avere erba a sufficienza anche durante la stagione secca; questo mi occupa tutte le mat­tinate: alla sera sono stanco morto, ma con buon appetito e un sonno che non vi dico.

Non è di questo che vi voglio parlare, ma di come il Signore tenti di aprirmi gli occhi perché possa vederlo nella vita di ogni giorno. Ecco cosa mi è capitato ultimamente.

Mi occupo di un gruppo di cristiani del movimento Shirika e del gruppo AEMA (ex alunni dei Missionari d’Africa) e ho presentato loro il programma del nostro anno giubilare 150° di fondazione: il nostro Fondatore Cardinal Lavigerie era innamo­rato dell’Africa umiliata dalla “Tratta di esseri umani”; questo ricordo del passato ha aperto gli occhi ai partecipanti dei due gruppi e uno ha esclamato: “Di trafficanti di esseri umani ce ne sono molti anche ai nostri gior­ni, e noi cristiani stiamo a guar­dare immobili questa triste real­tà!”.

Tutti avevano fatti molto pe­santi da raccontare. Un papà af­fermava che ci sono giovani che per emigrare di nascosto dai lo­ro genitori, vendono la casa, l’auto o quanto hanno e poi par­tono per un campo profughi a Kampala o a Bujumbura. A Bu­jumbura ci sono almeno 2000 profughi che sono in attesa di documenti (?) falsi per prose­guire il viaggio verso l’Europa o America. Stiamo scoprendo che ci sono centinaia di giovani di Bukavu che aspettano da 10, 15 anni i documenti falsi per anda­re via. Avendo consegnato tutti i soldi richiesti per quei docu­menti non hanno più rivisto la persona con la quale hanno fat­to l’accordo. Si sono messi in si­tuazione di non ritorno: tagliati da ogni legame con la famiglia e la loro terra, non sono più nulla e non possono più ritornare a Bukavu.

Un membro di Shirika rac­contava che anche lui aveva avuto la tentazione di fare le valigie e si era presentato al campo profughi di Bujumbura. Solo per poter entrare nel campo gli ave­vano chiesto 1000. Ha però agito intelligentemente: ha chiesto al responsabile del Campo quanto tempo avrebbe dovuto vivere nel campo prima di andare in America. Il responsabile gli ha risposto che prima di lui c’erano 2000 persone (uomini, donne, ragazze minorenni), ma se por­tava 10.000 dollari sarebbe par­tito tra 15 giorni. Davanti a quel­la risposta gli è caduto ogni de­siderio di lasciare il Congo pen­sando che con 10.000 dollari po­teva fare qualcosa di buono ri­manendo qui.

Dalla Repubblica Democra­tica del Congo non si portano via solo i minerali senza nem­meno pagare le tasse (cfr. www.operanews), ora si ruba anche la gioventù.

All’inizio di ottobre sono an­dato a Goma a nord del Lago Ki­vu, dove abbiamo una casa per accogliere i giovani che iniziano la loro formazione di Missionari d’Africa, dovevo predicare loro gli esercizi di una settimana; ero sul battello, comodamente se­duto, sistemato in una bella pol­trona, intento a fare parole in­crociate.

Mi si avvicina un bambino di 6 anni, e con un’aria imperti­nente mi dice: “Tu puoi aiutare mia mamma, lei soffre troppo, tu puoi fare qualche cosa!” Sen­za aspettare una risposta vola via come un passerotto; ed io ri­mango indifferente al problema di quel bambino preso come so­no dalle parole crociate! Ma lo sappiamo tutti che le parole crociate non risolvono i proble­mi di nessuno, a me non hanno dato la “parola giusta” da dire a quel bambino. Soltanto dopo tre giorni la frase del bambino mi si ripre­senta alla mente con prepoten­za mentre leggo le letture della messa del giorno: Gesù chiede ai suoi apostoli di essere svegli e vigilanti per non mancare la vi­sita della sua venuta.

La faccenda diventa ancora più seria quando un giovane della comunità cristiana mi rac­conta quello che sta facendo per le ragazze madri; con un gruppo di papà e mamme va in un bor­dello e avvicina le ragazze, (mol­te sono adolescenti), scappate da un marito violento, oppure buttate fuori casa per una gravi­danza frutto di violenza, o di av­ventura. Tutte dicono di voler uscire dal giro della mala, ma non sanno più come fare, so­prattutto ora che hanno dei bambini. Il legame che faccio tra queste realtà e l’incontro con il bambino impertinente mi scuote e mi ricorda un’altra pa­rola di Gesù: “Se non diventere­te come bambini, non entrerete nel Regno dei Cieli”.

Natale arriva anche quest’anno; quel Bambino nato 2000 anni fa, si presenta di nuo­vo puntuale in circostanze at­tuali che nemmeno immaginavo, ma che sono tristi e reali: un bambino che mi chiede per sua madre; i giovani di Bukavu bloc­cati nei campi di rifugiati e da voi forse quella persona senza casa; quel immigrato che viene a suonare mentre stiamo facen­do il pranzo di Natale perché non invitarlo a sedere a tavola con noi? Quest’anno chiederò a Gesù di aprirmi veramente oc­chi (non chiederò nulla a babbo natale), che mi dia un cuore di bambino perché non lo lasci an­dar via come ho fatto sul battel­lo tra Bukavu e Goma. Se volete chiederò anche per voi questa grazia di essere discepoli di quel Bambino che si identifica con i poveri e gli ultimi. Quanto sa­rebbe bello se per un giorno all’anno potessimo vivere da fratelli, sorelle di tutti.

Dobbiamo amministrare meglio le migrazioni, ma a un cristiano non è mai permesso diventare razzista.

Vi benedico e vi ringrazio per tutto ciò che fate per aiutar­mi

Alberto Rovelli

Prog n. 14, Ghana (Wa) Assistenza ai malati mentali

CONTRO LO STIGMA DELLA MALATTIA MENTALE

Mons. Baawobr, vescovo di Wa (Ghana), già superiore generale dei Padri Bianchi, offre cure e riabilitazione ai malati psichici e combatte la discriminazione che li colpisce

Richard Kuuia BaawobrVanno a cercarli per strada e donano loro cibo, vestiti puliti e cure adeguate. È questo il progetto che mons. Richard Kuuia Baawobr, vescovo di Wa e già superiore generale dei Padri Bianchi, ha lanciato nel 2016 in Ghana a favore dei malati mentali. Un progetto che sta dando i suoi primi risultati e che vuole andare oltre, creando strutture di cura moderne e combattendo lo stigma sociale.

Quello del disagio psichico è un problema sentito in Ghana. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, dei 21,6 milioni cittadini, 650.000 soffrono di un grave disturbo mentale e altri 2.166.000 sono affetti da un disturbo mentale moderato o lieve.

I servizi di salute mentale sono presenti solo nelle grandi città: ma si tratta di grandi ospedali che hanno un approccio superato alla malattia mentale. Nelle campagne esistono alcuni piccoli centri, ma sono privati e i loro servizi non sono alla portata di tutti. A ciò si aggiunge lo stigma di cui sono vittima i disabili mentali che vengono abbandonati dalle famiglie e che sono spesso maltrattati, isolati, vessati. I loro diritti sono negati.

Per rispondere ai bisogni di tante persone vulnerabili, mons. Baawobr ha lanciato un progetto coinvolgendo parrocchie, organizzazioni ecclesiali, religiosi e laici. Dal 2016, gruppi di volontari del posto portano cibo e vestiti ai malati mentali che vivono sulla strada. Alcuni medici e infermieri si sono resi disponibili a fornire cure e medicinali. A due anni dall’avvio, il progetto è ormai strutturato, ma il vescovo ha deciso di fare di più. «Abbiamo in programma – ha annunciato – di costruire un centro di riabilitazione per ospitare i malati che vivono per strada. Qui potranno essere sottoposti ai trattamenti necessari e seguire un processo di riabilitazione e reinserimento nelle comunità di origine».

Il progetto vorrebbe coinvolgere il servizio sanitario del Ghana, il quale dovrebbe offrire i medicinali e la consulenza per aiutare i pazienti nel ritorno alla normalità. Il vescovo vuole cercare di combattere anche l’emarginazione. «In collaborazione con l’Unità mentale di Wa – osserva – verrà organizzato un talk show radiofonico per educare il pubblico sulla salute mentale. Durante le terapie, inoltre, i malati riceveranno una formazione professionale che li aiuti a rendersi autonomi».

Per sostenere il progetto tramite la Onlus:

Prog n. 14, Ghana (Wa)

Assistenza ai malati mentali

Ref. Italia: Maria Eva Coronelli

BURKINA FASO, UN INVESTIMENTO IN CULTURA

Nato nel 2002, il collegio Sant’Antonio da Padova offre una formazione di qualità ai suoi studenti. 
Per migliorare la formazione avrebbe però bisogno di una biblioteca

Una piccola biblioteca con i libri essenziali per aiutare gli studenti delle scuole elementari: è quanto vorrebbero creare le suore dell’Annunciazione nel collegio Sant’Antonio da Padova a Cinkanse (Burkina Faso). Una biblioteca, piccola ma indispensabile per accompagnare gli studi dei ragazzi. Però mancano i fondi. Per questo hanno fatto appello alla generosità dei Padri Bianchi e dei loro amici per poter avere le risorse necessarie.

Il collegio è nato nel 2002 nella diocesi di Tenkodogo. Fin dall’inizio, l’istituto è stato gestito da laici, ma è sempre stata viva la presenza di religiose e in particolare di suor Clarisse Sanou, che siede nel consiglio di amministrazione. Lo scorso anno il collegio aveva 178 alunni che hanno ottenuto risultati ottimi. Nel 2017, per la seconda volta, l’istituto ha iscritto alcuni alunni, agli esami del Brevet Elémentaire Premier Cycle. Il 64% è stato ammesso e ciò ha spinto la scuola a proseguire su questa strada.

«L’istituto – spiega suor Clarisse – non ha una biblioteca, ci mancano i libri fondamentali e i manuali scolastici. Poterne disporre ci permetterebbe di migliorare notevolmente il rendimento scolastico e, con esso, i risultati di fine ciclo. Purtroppo, attualmente l’istituto può contare solo sulle entrate garantite dalle rette scolastiche, insufficienti per acquistare i libri. Per questo chiediamo il vostro aiuto. Una donazione di questo tipo è un investimento in cultura e quindi un investimento per il futuro».  Il bisogno è stimato a 11 mila euro.

Per aiutare: Prog n. 12 Burkina / Faso, investire nella cultura 

Sostieni i missionari

 

 

 

 

Burkina Faso: microcredito per le donne – Progetto 3-2015

A volte basta davvero poco per cambiare la vita a una persona bisognosa. Lo sa bene Maurice Oudet, (a sinistra, nella foto) missionario francese dei Padri Bianchi, che in Burkina Faso elargisce micro finanziamenti di 150-200 euro a favore di donne in difficoltà, finalizzati all’avvio di attività in grado di generare reddito e promuovere lo sviluppo: negozi, locande, botteghe…

Come il celebre “banchiere dei poveri” bengalese Muhammad Yunus, anche Padre Oudet finanzia l’avvio di piccole imprese commerciali o artigianali che offrono l’opportunità di cambiare, in meglio, la vita di molte ragazze-madri, mogli abbandonate o rimaste vedove: donne volenterose e dignitose, che però non hanno garanzie sufficienti per accedere al credito bancario.

Anche i nostri benefattori possono aiutarle: bastano cifre contenute per offrire la chance di un riscatto sociale.

Progetto n° 3-2015 – Burkina Faso – Microcredito per le donne
Referente: padre Maurice Oudet

MODALITA’ PER SOSTENERE IL PROGETTO




Conto Corrente Postale: n.: 9754036
Bonifico Bancario: IBAN IT 73 H088 9953 6420 0000 0172 789 – SWIFT/BIC: ICRAITRRTR0 (zero finale)
Cassa Rurale Credito Cooperativo di Treviglio (BG)
Assegno: intestato a Amici dei Padri Bianchi – Onlus

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