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Marcia della Pace a Treviglio

Treviglio, festa di Maria Madre di Dio

Si è svolta il primo gennaio la consueta marcia della pace nella città di Treviglio dove i Padri Bianchi sono presenti fin dagli anni cinquanta. Significativo il fatto che il corteo sia partito dal nostro cortile, sottolineando il fatto che furono proprio i Missionari d’Africa che lanciarono questa bella iniziativa più di quarant’anni fa. Se lo ricordano bene alcuni veterani che all’epoca erano degli adolescenti o poco più.

L’adesione è stata piuttosto ridotta (forse un centinaio di persone in tutto) e sono mancati all’appuntamento soprattutto i giovani, anche quelli appartenenti alle associazioni che in genere sono abbastanza ricettive a questo tipo di iniziativa. Senz’altro ci sarà da riflettere sul perché di questo fenomeno che del resto non è nuovo dato che da anni si denunciano apatia, indifferenza e rassegnazione senza però trovare una soluzione.

Marcia della Pace a Treviglio

In ogni caso gli “irriducibili” hanno sfidato il grigiore e l’umidità di una giornata invernale marciando per le vie di Treviglio con due soste: la prima all’oratorio San Zeno per ascoltare la bella testimonianza di don Renato Sacco coordinatore nazionale di Pax Christi Italia e la seconda presso il collegio dei Salesiani dove padre Pino Locati (Mafr) ha mostrato due brevi presentazioni. La prima ha illustrato la situazione degli sfollati della zona del Congo dove padre Pino ha lavorato e la seconda ha denunciato la tratta delle donne, soprattutto africane, sfruttate sulle strade del nostro territorio.

La marcia si è conclusa verso le 18 nella piazza antistante la basilica di Treviglio con il saluto alle autorità civili presenti, la consegna al sindaco e a un paio di assessori dei 20 punti di azione preparati dalla Sezione Migranti e Rifugiati del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale della Santa Sede e l’immancabile fetta di panettone e vin brulè preparata dagli ineffabili alpini.

Marcia della Pace a Treviglio

Marcia della Pace a Treviglio

Morte di padre Sergio Albiero (1941-2017)

Uomo di relazioni lascia un bel ricordo in Lombardia e Veneto

Il padre bianco vicentino era molto conosciuto a Treviglio dove aveva frequentato il seminario negli anni ’50 e dove era tornato come formatore negli anni ’70 e impegnato nell’animazione missionaria nella decade seguente

È partito in fretta e quasi in punta di piedi padre Sergio Albiero, originario di Cornedo Vicentino dov’era nato il 17 aprile 1941. Da ragazzo aveva frequentato il seminario dei Padri Bianchi in viale Merisio, precisamente dal ’53 al ’59. Dopo aver completato il su corso di formazione a Parella (TO), Gargagnago (VR) , Gap e Vals (Francia) veniva ordinato nel suo paese il 29 giugno 1969. Subito dopo i superiori lo rimandavano a Treviglio, questa volta come formatore, dove sarebbe rimasto fino al 1974. È in quegli anni che, insieme alla sua attività nel seminario, padre Sergio si mette a disposizione di gruppi missionari e parrocchie nella zona di e attorno Treviglio, creando legami e amicizie che sarebbero continuati per decenni.

Finalmente nel 1975 arriva il momento di partire per la missione in Africa, in una zona del Congo chiamata Ituri. Riportiamo uno stralcio da una lettera scritta nel febbraio del 1979 dalla missione di Luma: “ …è da metà luglio (del ’78) che mi trovo in questa missione e ora mi sento a mio agio in comunità e per il lavoro, che non manca, anche quello materiale, come riassettare strade e ponti. Questa missione è un po’ fuori mano ed estesa come superficie con una popolazione scarsa. Tuttavia ci sono pressappoco 30mila abitanti, di cui la metà cattolici, ripartiti in 50 villaggi che visitiamo regolarmente. A causa poi delle strade impraticabili, dobbiamo camminare molto a piedi per cui non si rischia di ingrassare! Il mio tempo libero lo passo a sorvegliare i campi perché voglio che i miei catecumeni abbiano da mangiare a sufficienza”.

Purtroppo il soggiorno nell’amato e sognato continente africano non durerà a lungo: seri problemi di salute lo costringono a rientrare in Italia nel 1982 e una volta operato al cuore, con l’impianto di ben 3 bypass, diventa chiaro che non gli sarà più possibile tornare in Africa. Nei 15 anni successivi risiede a Treviglio e a Milano per l’animazione missionaria e poi a Verona per la formazione dei giovani e infine viene scelto come responsabile della casa della casa dei padri anziani di Castelfranco Veneto.

In quegli anni nasce in lui il desiderio di inserirsi a tempo pieno in una parrocchia per svolgervi il ministero e così agli inizi del 1997 ottiene il permesso di fare questa esperienza per tre anni. Accolto dal vescovo di Treviso, monsignor Magnani, gli viene affidata il 12 settembre di quell’anno la parrocchia di Sant’Ambrogio (Trebaseleghe). I tre anni di quell’impegno verranno rinnovati più volte fino a diventare 17! Domenica 12 ottobre 2014, con un’unica messa solenne, l’intera comunità di Sant’Ambrogio dà l’addio al suo parroco e pastore esprimendo tutta la sua gratitudine e commozione. Con qualche problema di salute in più, dovuti anche all’età, padre Sergio si ritira nella sua comunità di Castelfranco Veneto. Lunedì 11 viene trasportato d’urgenza all’ospedale per un’occlusione intestinale e il giorno dopo la sua anima torna al Creatore.

I funerali sono stati celebrati nella parrocchia di Sant’Ambrogio giovedì 14 dicembre in mezzo alla gente che ha amato e servito per più di tre lustri e da cui è stato riamato e apprezzato mentre le sue spoglie mortali riposano nel cimitero del suo paese natale.

Padre Claudio Zuccala

5 per mille ragioni per dare una mano ai Missionari d’Africa

Basta una firma. Non costa nulla. Ma destinare il 5 per mille alla Onlus «Amici dei Padri Bianchi» può trasformarsi in un grande gesto di solidarietà. I fondi vengono infatti utilizzati per progetti di sviluppo a favore delle popolazioni dei Paesi del Sud del mondo. In particolare in Africa. Progetti che sono garantiti dagli stessi Padri Bianchi. Sono loro a promuoverli, e sono sempre loro a seguirli passo per passo, verificandone l’efficacia e controllando che neanche un centesimo sia sprecato in spese inutili.

Dal Burkina al Congo

Negli ultimi anni, sono state molte le iniziative sostenute grazie al 5 per mille. Vogliamo ricordare, per esempio, il finanziamento del microcredito per le donne in Burkina Faso. E’ un progetto lanciato da padre Maurice Oudet che, alcuni anni fa, ha iniziato a elargire prestiti di 150-200 euro a ragazze in difficoltà. Con questo denaro, molte ragazze-madri, mogli abbandonate e vedove sono state in grado di avviare piccole attività generatrici di reddito. Le loro condizioni di vita sono cambiate in meglio, permettendo loro di vivere una vita serena. Ma questo non è che uno dei progetti finanziati. Con i fondi del 5 per mille è stato realizzato un centro polifunzionale e un centro sportivo a Goma nel Nord Kivu, una regione della Rd Congo resa instabile dalla guerriglia; sempre in Kivu sono stati assistiti i molti profughi che fuggono gli scontri tra esercito e milizie; in Uganda sono state realizzate delle cucine solari per una scuola frequentata da rifugiati sudsudanesi.

Aiuto cruciale

Sempre con i fondi del 5 per mille, la Onlus ha aiutato e aiuta anche i missionari anziani rientrati in Italia. Questi religiosi hanno dedicato la vita agli ultimi, condividendone fatiche e sofferenze. Una volta ritornati a casa, sono loro ad aver bisogno di aiuto, in particolare cure mediche e infermieristiche, spesso molto costose. Non avendo stipendi o pensioni hanno quindi bisogno di un sostegno economico. «Per la nostra Onlus – spiega Paolo Costantini, padre bianco ed economo –, il 5 per mille è uno strumento fondamentale perché garantisce un flusso di fondi indispensabile per far fronte alle molteplici necessità. Poter contare su questi soldi ci permette di offrire la sostenibilità economica dei nostri progetti nel medio-lungo periodo. E nel campo della cooperazione non c’è nulla di peggiore che avviare un progetto e poi lasciarlo a metà…».

Non costa nulla…

Negli ultimi quattro anni, la fiducia nei Padri Bianchi è costantemente cresciuta. Merito dell’efficacia degli aiuti e della trasparenza dei missionari (la rendicontazione, certificata a norma di legge, è consultabile qui). Se nel 2013 i fondi del 5 per mille ammontavano a circa 12mila euro, nel 2014 sono saliti a 14.300, nel 2015 a 14.400, fino a toccare il picco dei 17.500 del 2016. «Sono risorse preziose – conclude padre Costantini –. Va ribadito che al contribuente non costa nulla. E’ sufficiente per lui mettere la propria firma nell’apposito riquadro del Modello 730 o del Modello Unico della dichiarazione dei redditi e aggiungere il codice fiscale della Onlus «Amici dei Padri Bianchi» (93036300163). Sarà poi l’Erario a farci avere i fondi corrispondenti. A noi, invece, spetterà garantire che quei soldi siano impiegati con attenzione e trasparenza in progetti solidali».

(a cura di Enrico Casale)

RD Congo: il coraggio degli sfollati

La testimonianza da Goma di padre Pino Locati sul dramma dei profughi nella regione congolese del Nord-Kivu

Nell’Est della Repubblica democratica del Congo ci sono 2,6 milioni di sfollati. Solo nelle vicinanze di Goma si contano cinque campi che ospitano oggi circa 17.000 persone. Nel 2014 erano in 150.000, ma sono state in gran parte forzate a partire perche le autorita volevano dare l’immagine di una pacificazione in corso. Purtroppo la situazione è ancora critica e non si può chiedere a migliaia di persone anziane, disabili, donne e orfani di tornare nei loro villaggi di origine dove le case sono state distrutte.

Nei campi profughi, i più forti fanno piccoli lavori: commercio, calzoleria, trasporto di prodotti agricoli per terzi, sartoria. Vi sono anche piccole officine che producono sapone; la maggior parte della gente peròfatica a racimolare un piatto di polenta o fagioli. Nonostante ciò, la solidarietànon manca: gli orfani di guerra, per esempio, sono accolti da famiglie povere che non li abbandonano.

A gennaio, le autoritàhanno deciso di tenere aperti i campi fino a dicembre 2015. Ma il problema non èfacile da risolvere. Se il territorio non viene prima liberato dai guerriglieri, non saràpossibile chiedere agli sfollati di rientrare perchérischiano di essere uccisi o violentati. Nel Nord Kivu si conta una trentina di gruppi di miliziani che obbligano i civili, bambini e donne inclusi, a estrarre i minerali che alimentano un traffico illegale nel quale sono coinvolte autoritàe multinazionali. La commistione tra politica e malaffare blocca ogni possibilitàdi liberazione di queste popolazioni. Le forze Onu e la comunitàinternazionale sembrano anch’esse ostaggio di questa situazione drammatica.

Come dice Papa Francesco, la Chiesa deve fare una scelta: stare dalla parte degli oppressi. Da parte mia, voglio continuare a essere seminatore di speranza, incoraggiamento, sostegno nel terreno arido di una politica e di un’economia che pensa più al proprio interesse egoista che al bene comune.

padre Pino Locati

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