Tag: africa (page 1 of 5)

Ho visto e non posso tacere

È questo il titolo dell’ultima fatica (letteraria) di padre Giuseppe (Pino) Locati. Nelle 408 pagine di questo libro racconta i quattro anni vissuti con 170mila profughi interni nel Congo orientale, sconvolto da una lunga guerra  causata paradossalmente dalle enormi ricchezze minerarie di quell’angolo dell’ex colonia belga, dall’avidità dei regimi congolesi (da Mobutu a Kabila), dalla cupidigia degli Stati vicini, dall’avidità di potenze e Stati sovrani esteri. Non ha confine politico né limite geografico lo sfruttamento dei preziosi “minerali di sangue”. Sette milioni i morti dovuti a questa guerra. Un’immane tragedia che il missionario ha vissuto di persona negli accampamenti degli sfollati attorno alla città di Goma.

Per maggiori informazioni: https://www.mondadoristore.it/Ho-visto-e-non-posso-tacere-Giuseppe-Locati/eai978889921951/

Ricordiamo per inciso l’impegno di padre Pino contro la tratta delle donne africane nel nostro Paese,  in particolare il suo ministero sulle strade della Lombardia.

Chi fosse interessato può seguirlo sulla sua pagina facebook : https://www.facebook.com/giuseppe.locati.3

scoprire le finalità della Onlus Alleperiferie :

https://www.facebook.com/giuseppe.locati.3/posts/284000068830358

e leggere gli articoli sulla tratta pubblicati sul sito della Onlus https://sites.google.com/view/alleperiferie

 

 

La tratta degli esseri umani dall’Africa. Le prime tre tappe

Il passaggio della  frontiera tra Nigeria e Niger

Sono le stesse ragazze nigeriane a raccontare il viaggio nelle sue tappe attraverso la Nigeria e poi il Niger e più tardi il loro soggiorno in Libia. Le testimonianze sono raccolte dagli attivisti delle ONG antitratta. Qui ne faccio liberamente il riassunto e allargo gli orizzonti geografici  e culturali.

Pino Locati

 

  1. Kano: da Benin-City a Kano (si va dal sud al nord della Nigeria), vi sono 851 km, due giorni di viaggio o più secondo le condizioni della strada statale A2. Kano è la prima destinazione delle ragazze che sono state reclutate ed è la capitale amministrativa dell’omonimo stato e la maggiore città della Nigeria settentrionale, con una popolazione di 4 milioni di abitanti. La città si compone di diversi quartieri nuovi mentre la città vecchia è completamente cintata con edifici in creta. Le ragazze si fermano per brevi periodi, ospiti in case affittate dai loro adescatori. Può succedere che già a Kano il trolley (colui che accompagna le ragazze – anni addietro fino in aeroporto; talvolta può essere lo sponsor, colui che le ha adescate per primo) le ceda a un altro trolley che condurrà le ragazze alla destinazione seguente o fino in Libia.

 

In questa prima fase del viaggio le ragazze non sono ancora state costrette alla prostituzione e molte non sono consapevoli di quello che sarà il loro destino. L’accompagnatore (un criminale mafioso) è chiamato ingenuamente dalle ragazze con il nome di brother (fratello) conservando quel tipico linguaggio culturale africano che include nella propria famiglia di sangue anche gli sconosciuti. Le madame sono spesso chiamate con il nome di maman, sempre con quella colorazione familiare che in realtà nella vita reale non avrà alcun significato affettivo ma servirà solo a definire chi siano i nuovi padroni di quelle ragazze.

 

  1. Sokoto: da Kano (est) a Sokoto (ovest) sono 529 km sulla strada A126, almeno una giornata di viaggio (o più). Sokoto è una città molto più a nord in Nigeria, capoluogo dell’omonimo stato nigeriano, e quasi frontaliera con il Niger. La città, con più di 580.000 abitanti, è posizionata sul fiume Sokoto ed è un importante mercato agricolo e zootecnico. Oltre ad industrie alimentari vi sono rilevanti industrie conciarie e del cemento. È la seconda tappa del viaggio. Come mai questa lunga deviazione? Ci sono due possibili risposte:

La prima che mi sembra aleatoria è questa: nel tragitto sulla strada che va direttamente da Kano a Zinder in Niger ci sono appena 247 km sulla N11 (quindi circa un quarto dell’intero percorso per andare fino a Sokoto e poi da lì proseguire per Zinder). Probabilmente ci sono più controlli e potrebbe essere difficile e rischioso corrompere le guardie di frontiera. Può succedere anche il contrario: che i trafficanti passino direttamente da Kano a Zinder per fare più in fretta! Il tempo del viaggio non è lunghissimo e alla frontiera sono i trafficanti stessi a pagare denaro contante in dollari per poter passare illegalmente senza passaporti né visti.

Il 20 gennaio del 2012 Boko Haram (la denominazione significa «l’istruzione occidentale è proibita» e indica un’organizzazione terroristica jihadista sunnita, diffusa nel nord della Nigeria) ha fatto degli attentati a Kano. È probabile che il territorio dei dintorni non presenti abbastanza garanzie di sicurezza e quindi i trafficanti di esseri umani, compresi i trolley, preferiscano spostarsi di più verso ovest per viaggiare su strade più sicure.

 

  1. Zinder (Niger): da Sokoto (Nigeria) a Zinder (Niger), altri 580 km passando prima sulla A1 e in territorio nigerino sulla N1. È la seconda città del Niger, facente parte del dipartimento di Mirriah e capoluogo della regione omonima. È situata a circa 650 chilometri ad est della capitale Niamey. A Zinder spesso i trafficanti devono attendere per qualche giorno l’arrivo dei camion che li condurranno poi alla volta della Libia. In questa fase il trafficking (traffico di esseri umani) si incrocia con il circuito dello smuggling (contrabbando). È il trafficante che ha i contatti con gli autisti contrabbandieri e paga il trasporto per le ragazze nigeriane. Questa parte del viaggio fino a Duruku o Dirkou (Niger settentrionale) può durare circa cinque giorni attraverso il deserto in cui spesso vengono fatte più soste per mangiare e dormire. Durante le varie soste solitamente si è soliti cambiare il mezzo di trasporto.

Padre Mattedi 92 anni oggi, prega e digiuna per Congo e Sud Sudan

Bolzanino di nascita, torinese di adozione, dopo la formazione in Italia e Tunisia, padre Giuseppe Mattedi lavora al seminario minore di Treviglio e poi è inviato in Ruanda. Lì rimane 25 anni e, dopo un breve rientro in Italia, vi ritorna nel 1991. Nel 1994, anno del genocidio, è costretto a lasciare il Paese, ma va ad assistere i rifugiati in Tanzania e Burundi. Nel 1997 torna però in Ruanda dove rimane fino al 2006 quando rientra definitivamente in Italia.

Oggi, come richiesto dal Santo Padre Papa Francesco, aderisce alla giornata di preghiera e digiuno per la pace nella Repubblica Democratica del Congo e nel Sud Sudan.

Congo RDC. Una tragedia infinita

Nuove cifre allarmanti arrivano dalla Repubblica Democratica del Congo: in soli due mesi, proprio a causa del conflitto in corso nel nord-est del paese, circa 200.000 persone sono fuggite in Uganda. Il grido di allarme è stato lanciato dall’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr): gli scontri, che oppongono le etnie Lendu agricoltori, e Hema, pastori, hanno causato alcune decine di morti. Durante una conferenza stampa a Ginevra, l’Unhcr ha reso annunciato che la settimana scorsa, in soli tre giorni, almeno 22.000 rifugiati congolesi hanno attraversato il lago Alberto in direzione dell’Uganda per sfuggire alle violenze. Oltre a tutte queste persone ci sono altre migliaia di rifugiati che si sono radunati sulle sponde del lago in attesa di poter compiere la stessa traversata.

Tutte queste persone fuggono dalle terribili violenze interetniche e dagli scontri tra gruppi armati e forze militari nella provincia dell’Ituri, nel nord-est del paese. In fuga dalla loro nazione cercano rifugio in Uganda, dove il governo locale fatica a mantenere l’ordine e a garantire l’accoglienza. L’Alto commissariato per il rifugiati delle Nazioni Unite, non da poco, ha sottolineato la sua “tristezza” alla notizia della morte di quattro rifugiati congolesi annegati dopo il naufragio della loro imbarcazione; altre due persone avevano perso la vita nel corso di una disputa esplosa quando i rifugiati stavano per imbarcarsi.

La maggior parte delle persone che scappano verso l’Uganda attraversa il lago Alberto a bordo di piccole canoe e barche da pesca strapiene per arrivare dopo dieci ore di viaggio a Sebagoro, un villaggio situato a 270 chilometri al nord-ovest di Kampala, la capitale dell’Uganda. Migliaia di persone provenienti dal Nord-Kivu sono in fuga verso l’Uganda per via terrestre e arrivano a Kisoro: in totale sono 39.000 i congolesi che dal 19 dicembre scorso si sono diretti verso l’Uganda, 34.000 da gennaio, precisa la portavoce Katerina Kitidi. Il paese africano conta quattro milioni di persone costrette a trasferirsi, di cui 1,7 milione nell’anno 2017, secondo le stime degli umanitari.

Ricordiamo l’appello di Papa Francesco ad aderire ad una “speciale Giornata di preghiera e digiuno per la pace il 23 febbraio prossimo, venerdì della Prima Settimana di Quaresima. La offriremo in particolare per le popolazioni della Repubblica Democratica del Congo e del Sud Sudan. Come in altre occasioni simili, invito anche i fratelli e le sorelle non cattolici e non cristiani ad associarsi a questa iniziativa nelle modalità che riterranno più opportune”.

Fonte: L’Osservatore Romano

GIORNATA MONDIALE CONTRO LA TRATTA DELLE PERSONE

Tratta: suor Bonetti su “Vita Pastorale”, serve “una forte presa di coscienza”

Il 90% dei “clienti” sono cattolici

Giuseppina Bakhita 1869-1947

“Purtroppo, ci sono ancora troppe comunità diocesane, parrocchiali e congregazione religiose che non si sono lasciate coinvolgere in questa iniziativa”.  Questo l’allarme lanciato  sul numero di febbraio di “Vita Pastorale”, da suor Eugenia Bonetti, missionaria della Consolata, responsabile Usmi dell’Ufficio tratta di persone, in occasione della terza Giornata mondiale contro la tratta delle persone, che si celebra oggi, 8 febbraio, memoria di santa Giuseppina Bakhita, schiava sudanese liberata e divenuta religiosa canossiana, canonizzata nel 2000 da Giovanni Paolo II.

Riferendosi al tema della Giornata di quest’anno – “Migrazione senza tratta. Sì alla libertà! No alla tratta!” – suor Bonetti fa notare come “si considerano i due fenomeni della tratta e delle migrazioni, con un’attenzione particolare alla sorte dei bambini, che sono la preda più ambita”. E conclude esprimendo un desiderio: “Possa la Giornata ecclesiale e mondiale contro la tratta di persone coinvolgere tutte le diocesi, parrocchie, congregazioni, scuole, associazioni e mass media, affinché ne scaturisca una forte presa di coscienza nel combattere e richiedere l’abolizione di tutte le forme di schiavitù odierne, con un accento sulla schiavitù sessuale molto visibile sulle nostre strade piene di giovani, donne immigrate e sfruttate. Terribile vergogna per un Paese che si dice civile e cristiano”.

Older posts

© 2018 Missionari d'Africa

Theme by Anders NorenUp ↑