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I martiri di Algeria, in occasione del 150° dei Padri Bianchi

Algeri (Agenzia Fides) – “La beatificazione dei martiri dell’Algeria è, per la nostra congregazione, un segno della benedizione del Signore, in occasione del nostro 150° anniversario di fondazione. La Società dei Missionari d’Africa (Padri bianchi), fiera e grata per il suo passato, può sperare in un avvenire colmo della grazia di Dio. La nostra avventura missionaria non è ancora terminata”: lo dice all’Agenzia Fides p. Gaetano Cazzola, Provinciale dell’Italia dei Padri Bianchi, ricordando che l’8 dicembre prendono il via le celebrazioni del 150° della nascita della Società dei Missionari d’Africa. Dall’8 dicembre 2018 all’8 dicembre 2019 l’evento sarà ricordato con varie iniziative in tutte le comunità in Africa, America latina, Asia ed Europa.

I quattro Padri Bianchi uccisi a Tizi Ouzou nel 1994

La storia dei Padri bianchi è costellata di martiri. In 150 anni, sono morti uccisi a causa della loro fede 50 membri della Società. I primi, nel 1876, furono tre missionari uccisi nel Sahara. Gli ultimi, il 27 dicembre 1994, sempre in Algeria: Jean Chevillard, Alain Dieulangard, Christian Chessel e Charles Deckers furono colpiti a morte da fondamentalisti islamici. Il prossimo 8 dicembre sarà il giorno in cui questi quattro Padri bianchi saranno beatificati insieme agli altri martiri d’Algeria.

La Società venne creata nel 1868 in Algeria dal Cardinale Charles-Martial Allemand Lavigerie, allora Arcivescovo di Algeri. All’origine della fondazione ci fu una grave emergenza umanitaria. In Algeria era in corso una tremenda siccità che aveva causato una carestia e molte epidemie. Le persone morivano a migliaia e la diocesi di Algeri dovette farsi carico di più di duemila orfani. Fu questo che spinse il Presule a creare una Società di religiosi per occuparsi degli orfani, la maggior parte musulmani. Il 19 ottobre 1868 prese il via il primo noviziato con 12 aspiranti missionari. Il loro compito era l’accoglienza, ma anche il dialogo con il mondo musulmano in cui vivevano (non per nulla fu loro chiesto di vestirsi come i musulmani con vesti bianche, da qui il loro nome) e con quello africano. Il Cardinale diceva: “Voi siete gli iniziatori, la vera evangelizzazione sarà opera degli africani”.

Dall’Algeria, i Padri bianchi crearono comunità in tutto il Nord Africa, poi nell’Africa sub sahariana e in America latina, Asia ed Europa. Dalla fondazione a oggi, hanno lavorato nella Società 5.228 padri e fratelli, di cui 138 italiani. “Attualmente siamo 1.210, di 36 nazionalità diverse, 30 in Italia. Nel 2018 si sono uniti a noi 38 giovani, che sono così diventati missionari. La società ha ora 507 giovani in formazione. Pensando al futuro possiamo quindi essere sereni. Il numero maggiore di vocazioni arriva proprio dall’Africa, come profetizzava il Card. Lavigerie”, sottolinea p. Cazzola. Anche in Europa la Società cresce. Stanno aprendo nuove comunità a Berlino e Karlsruhe (Germania), Liverpool (Gran Bretagna), Tolosa e Marsiglia (Francia), Roquetas de Mar (Andalusia, Spagna), Bruxelles e Modica (Italia). In queste comunità lavorano insieme preti europei e africani, dedicandosi agli immigrati e al dialogo con i musulmani, attività svolta anche ad alto livello attraverso la gestione del Pontificio Istituto di studi arabi e d’islamistica (PISAI). (EC) (Agenzia Fides 23/11/2018)

http://www.fides.org/it/news/65147-AFRICA_ALGERIA_I_martiri_di_Algeria_in_occasione_del_150_anniversario_di_fondazione_dei_Padri_Bianchi

Il 150° è una sfida e un nuovo inizio

Qualche settimana fa avevamo dato la notizia dell ‘apertura del 150° dei padri Bianchi, a Cedara in Sudafrica,  dove da qualche anno funziona un centro di formazione per i candidati dei Missionari d’Africa.  Se ne è parlato anche in un articolo apparso nel settimanale Southern Cross dove si è insistito su alcuni punti sottolineati dal celebrante principale, il vescovo padre bianco Jan De Groef, pastore della diocesi di Bethlehem ( in Sudafrica).

Errata corrige: il fondatore dei Missionari d’Africa è Charles Lavigerie (e non Levigerie) e la società missionaria è stata fondata in Algeria e non in Francia (paese di origine del Cardinale).

White Fathers Honour 150 years of Missionary Vision!

Padre Aldo Giannasi. La missione continua.

Rientrato dopo vari anni in Algeria, padre Aldo ci parla di questo nuovo capitolo della sua vita. ma anche dei 150 anni di fondazione della Società missionaria a cui appartiene e dei martiri di Algeria.

Dall’ottobre scorso, sono a Castelfranco Veneto in provincia di Treviso, in una comunità di sette missionari, tutti reduci dall’Africa e tutti vicini o al di là degli 80 anni. Il sottoscritto si avvicina agli 83! E’ una casa di riposo che però vive ancora la missione, anche se in modo differente dall’Africa. Appoggiamo i parroci che ci chiamano spesso per le confessioni, la predicazione, le messe, portiamo avanti l’animazione missionaria nella diocesi di Treviso e di Padova e, attraverso un gruppo missionario di adulti che ha sede in casa nostra, cerchiamo l’incontro con gli immigrati e in particolare con i musulmani. Il tutto però, senza correre, lasciando alla lettura e alla preghiera più tempo che nel passato. I contatti con le missioni nelle quali abbiamo lavorato sono ovviamente frequenti e regolari ed è sempre un po’ una festa quando passa di qui un confratello che viene dall’Africa.  Quest’anno poi viviamo intensamente due avvenimenti che ci toccano da vicino.

A centocinquanta anni dalla fondazione

La chiesa di Notre Dame d’Afrique ad Algeri

L’anno 2018 è il centocinquantesimo anniversario della fondazione dei Padri Bianchi da parte del Cardinale Charles Lavigerie. Siamo nati in Algeria nel 1868. Per me questo anniversario è particolarmente significativo perché nei tre anni che ho trascorso nel Santuario di Nostra Signora d’Africa in Algeri, ho avuto agio di vedere ogni giorno la cappella di San Giuseppe a 20 metri dalla Basilica. È  lì che un piccolo gruppo di giovani hanno fatto la prima vestizione (adottando l’abito bianco degli imam) e soprattutto hanno pronunciato. qualche anno dopo, il primo giuramento missionario di consacrarsi per la vita all’annuncio del Vangelo in Africa, Nel 2015 con la comunità di Nostra Signora abbiamo deciso il restauro della cappella, piuttosto fatiscente. Grazie all’aiuto di amici francesi e italiani che vivevano in Algeria prima dell’indipendenza, abbiamo potuto rinnovare la cappella, riportandola alla sua semplicità e bellezza primitiva. Aggiungo che attualmente i Padri Bianchi sono 1.200, i giovani in formazione sono circa 400, in maggioranza africani. Accanto a loro si contano centinaia di sacerdoti diocesani africani di cui i Padri Bianchi sono stati i formatori e circa 6.000 suore, fondate in Africa da Vescovi del nostro istituto e accompagnate dalle Suore Bianche nei loro inizi. Alcune di queste suore sono presenti anche Italia in attività pastorali.

I 19 martiri dell’Algeria

Il secondo avvenimento è la beatificazione di 19 sacerdoti e suore, uccisi durante la guerra civile tra Governo e islamisti negli anni 1991-2001, “il decennio nero”, come è chiamato dagli Algerini. Il partito islamico, sviluppatosi a partire dagli anni ’70, mirava a istallare nel paese la “Sharia”, la legge islamica, a imitazione di altri paesi, quali l’Iran di Khomeini e il Sudan. Il loro successo era dovuto anche alle difficoltà economiche che attraversava l’Algeria. Gli islamisti ripetevano a sazietà che con il ritorno all’islam puro e duro, tutti i problemi sarebbero stati risolti e la prosperità sarebbe arrivata. Il Governo ha sentito che ormai la loro vittoria elettorale era vicina ed è intervenuto pesantemente con un colpo di stato che escludeva gli islamisti dalla politica. Essi sono insorti con le armi e hanno scatenato una guerra civile che ha fatto circa 150.000 morti. Combattevano non solo il Governo, ritenuto troppo vicino all’Occidente, ma anche l’élite intellettuale, le donne presenti nella vita pubblicai, i cristiani.

I quattro Padri Bianchi uccisi a Tizi Ouzou nel 1994

Davanti a questa furia omicida, i Vescovi hanno lasciato la libertà ai missionari di abbandonare il paese. Ma i missionari hanno espresso chiaramente la volontà di restare.  “Non possiamo, scrivevano, lasciare il nostro popolo, nel momento  in cui soffre torture e morte.” Hanno quindi continuato a soccorrere tutti, senza distinzione, a predicare la riconciliazione e la fine della violenza. Diciannove di loro sono caduti sotto i colpi degli islamisti. Ricordo in particolare fra i 19, due suore spagnole, colpite mentre andavano alla messa, quattro Padri Bianchi assassinati a Tizi Ouzou in Kabila, sette monaci del monastero dell’Atlante, più conosciuti perché la loro storia è stata portata sugli schermi in un film che ha fatto il giro dell’Europa e al di là.  Il diciannovesimo ed ultimo a cadere è stato Mons. Claverie, vescovo di Orano. Si era impegnato a fondo contro la violenza, rimproverava agli islamisti, sui giornali, i massacri che compivano in nome di Dio. La sua sorte è stata presto segnata, Un giovane musulmano, Mohammed, suo autista muore con lui, quando gli islamisti fanno saltare la macchina con una potente carica di tritolo, Mons. Claverie aveva chiesto al giovane di non viaggiare più con lui perché era troppo rischioso. “Se muori, – è stata la risposta del giovane, – devi avere un amico accanto a te e quell’amico sarò io”. Ed è stato proprio così. La morte di Mohammed non è il solo episodio del coraggio degli Algerini. Novantanove imam sono stati assassinati per essersi dichiarati opposti alla violenza, molte donne insegnanti o professioniste non hanno temuto di affrontare la morte pur di resistere agli islamisti che le volevano recluse in casa, come vuole la “Sharia”; anche semplici operai hanno perso la vita per il rifiuto di schierarsi con loro.  I Vescovi nel domandare al Papa la beatificazione di questi 19 martiri, hanno sottolineato che avevano offerto la loro vita a Dio per non abbandonare i mussulmani nella tormenta. La loro morte ha mostrato un aspetto spesso ignorato della vita missionaria: L’amore e la fedeltà verso il popolo, al quale sono stati inviati, cristiano o no, fino all’estremo. Amore spesso ricambiato. Quando son caduti i 4 Padri Bianchi a Tizi Ouzou, malgrado le minacce dei radicalizzati, gli abitanti hanno osservato un giorno di lutto e sono usciti in massa  ai funerali.

La decisione dei Vescovi non è stata presa per ricordare i massacri, ma per mostrare che i sacerdoti e le suore, seppero resistere, anche a costo della loro vita, accanto a tanti fratelli e sorelle dell’Algeria che per affermare la loro dignità e la loro volontà di pace hanno affrontato la morte.

Sudafrica. I Padri Bianchi festeggiano il 150º a Cedara.

Padre Luigi Morell, impegnato da anni nella preparazione integrale di future generazioni di missionari, ci manda alcune foto della celebrazione del 150º  avvenuta all’Istituto teologico, St Joseph’s di Cedara , frequentato dai candidati dei Missionari d’Africa e da altri istituti).

Nelle sue parole: “Abbiamo chiesto che una delle Messe del martedì pomeriggio (normalmente il martedì celebriamo la messa all’Istituto con tutti gli studenti e professori) fosse animata da noi e dedicata al 150°. Il vescovo Jan De Groef é venuto da Bethlehem (nel Free State!) per presiedere”.

 

Quattro Padri Bianchi tra i 19 nuovi beati martiri d’Algeria

ll Santo Padre ha autorizzato la pubblicazione del decreto che riconosce il martirio del Vescovo di Oran, Pierre Claverie, e di 18 compagni, sacerdoti e religiosi morti negli anni 1994-96 in Algeria.

Oltre al Vescovo Claverie ci sono quattro Padri Bianchi:  Jean Chevillard, Jean Dieulangard, Charles Deckers , Christian Chessel e altri quattordici religiosi/e.

I quattro Padri Bianchi vennero trucidati a Tizi Ouzou il 27 dicembre del 1994, un anno e mezzo circa  prima dei sette monaci trappisti di Tibhirine la cui vicenda è stata immortalata nel film Uomini di Dio del 2010.

Il più giovane dei nuovi beati, il padre bianco francese Christian Chessel, aveva solo 36 anni ed era stato mio compagno di studi a Roma agli inizi degli anni ’90.

Claudio Zuccala

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