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39° Raduno Annuale degli ex alunni dei Padri Bianchi

Domenica 24 settembre 2017

a CASTELFRANCO VENETO

presso la casa dei Padri Bianchi

 

Ricordiamo il consueto appuntamento di settembre ed esattamente dell’ultima domenica di settembre che quest’anno è il 24. Sarà come sempre un incontro conviviale tra noi ex, i Padri di Castelfranco V., P. Gaetano Cazzola ed altri di Treviglio oltre ovviamente i nostri familiari.

Il luogo d’incontro è Castelfranco V. presso i Padri. Il programma sarà il consueto.Si prevede il pranzo in agriturismo e la visita della villa Emo. L’organizzazione, come detto all’ultima riunione, sarà assicurata dai partecipanti più vicini.

ISCRIZIONE
Vi chiediamo di inviare la vostra adesione,
con il numero dei partecipanti, a uno dei seguenti indirizzi:

RIZZI AGOSTINO – agostino.rizzi@virgilio.it
Padre PAOLO COSTANTINI – paolo@africarivista.it
Padre LUIGI LAZZARATO – riackin@yahoo.fr

INDICAZIONI E DETTAGLI (SCARICA IL PDF) >>>

5 per mille ragioni per dare una mano ai Missionari d’Africa

Basta una firma. Non costa nulla. Ma destinare il 5 per mille alla Onlus «Amici dei Padri Bianchi» può trasformarsi in un grande gesto di solidarietà. I fondi vengono infatti utilizzati per progetti di sviluppo a favore delle popolazioni dei Paesi del Sud del mondo. In particolare in Africa. Progetti che sono garantiti dagli stessi Padri Bianchi. Sono loro a promuoverli, e sono sempre loro a seguirli passo per passo, verificandone l’efficacia e controllando che neanche un centesimo sia sprecato in spese inutili.

Dal Burkina al Congo

Negli ultimi anni, sono state molte le iniziative sostenute grazie al 5 per mille. Vogliamo ricordare, per esempio, il finanziamento del microcredito per le donne in Burkina Faso. E’ un progetto lanciato da padre Maurice Oudet che, alcuni anni fa, ha iniziato a elargire prestiti di 150-200 euro a ragazze in difficoltà. Con questo denaro, molte ragazze-madri, mogli abbandonate e vedove sono state in grado di avviare piccole attività generatrici di reddito. Le loro condizioni di vita sono cambiate in meglio, permettendo loro di vivere una vita serena. Ma questo non è che uno dei progetti finanziati. Con i fondi del 5 per mille è stato realizzato un centro polifunzionale e un centro sportivo a Goma nel Nord Kivu, una regione della Rd Congo resa instabile dalla guerriglia; sempre in Kivu sono stati assistiti i molti profughi che fuggono gli scontri tra esercito e milizie; in Uganda sono state realizzate delle cucine solari per una scuola frequentata da rifugiati sudsudanesi.

Aiuto cruciale

Sempre con i fondi del 5 per mille, la Onlus ha aiutato e aiuta anche i missionari anziani rientrati in Italia. Questi religiosi hanno dedicato la vita agli ultimi, condividendone fatiche e sofferenze. Una volta ritornati a casa, sono loro ad aver bisogno di aiuto, in particolare cure mediche e infermieristiche, spesso molto costose. Non avendo stipendi o pensioni hanno quindi bisogno di un sostegno economico. «Per la nostra Onlus – spiega Paolo Costantini, padre bianco ed economo –, il 5 per mille è uno strumento fondamentale perché garantisce un flusso di fondi indispensabile per far fronte alle molteplici necessità. Poter contare su questi soldi ci permette di offrire la sostenibilità economica dei nostri progetti nel medio-lungo periodo. E nel campo della cooperazione non c’è nulla di peggiore che avviare un progetto e poi lasciarlo a metà…».

Non costa nulla…

Negli ultimi quattro anni, la fiducia nei Padri Bianchi è costantemente cresciuta. Merito dell’efficacia degli aiuti e della trasparenza dei missionari (la rendicontazione, certificata a norma di legge, è consultabile qui). Se nel 2013 i fondi del 5 per mille ammontavano a circa 12mila euro, nel 2014 sono saliti a 14.300, nel 2015 a 14.400, fino a toccare il picco dei 17.500 del 2016. «Sono risorse preziose – conclude padre Costantini –. Va ribadito che al contribuente non costa nulla. E’ sufficiente per lui mettere la propria firma nell’apposito riquadro del Modello 730 o del Modello Unico della dichiarazione dei redditi e aggiungere il codice fiscale della Onlus «Amici dei Padri Bianchi» (93036300163). Sarà poi l’Erario a farci avere i fondi corrispondenti. A noi, invece, spetterà garantire che quei soldi siano impiegati con attenzione e trasparenza in progetti solidali».

(a cura di Enrico Casale)

I nostri auguri di un Buon Natale

Auguri di Natale 2016

Incontro con il Superiore dei Padri Bianchi in Europa

André Simonart, Provinciale d’Europa: «Le vocazioni calano e la congregazione invecchia, ma noi stiamo investendo nell’animazione missionaria e nella formazione per avere religiosi preparati. Continueremo a combattere contro i pregiudizi su immigrati e islam»

Quale territorio copre la 
Provincia europea? E quanti Padri Bianchi sono presenti nel nostro continente?

La Provincia – risponde padre André Simonart – copre tutta l’Europa, anche se, in realtà, abbiamo comunità in dieci Paesi. I Padri Bianchi europei sono 592 (il 47% del totale) e sono maggiormente presenti in Francia (162), Belgio (128) e Germania (96). L’Italia ne conta 33 (di cui 10 in missione) e la Svizzera 23.

Padri e suore bianche

Qual è la principale opera in cui sono impegnati i Padri Bianchi?


È la cura e l’assistenza dei confratelli anziani e malati, ormai in maggioranza: l’età media è di 70 anni. Nella Provincia abbiamo 37 comunità, di queste 20 sono dedicate esclusivamente ai confratelli anziani e malati e sette sono comunità dove confratelli anziani, ma autonomi, vivono con altri. Alcuni confratelli, poi, abitano in strutture sanitarie esterne ove possono ricevere assistenza medica. La congregazione investe quindi molto nell’assistenza ai confratelli per permettere loro di vivere con serenità la loro vecchiaia.

I giovani Padri Bianchi invece
di che cosa si occupano?

Lavorano per favorire il dialogo con l’islam e con i migranti africani. In questo contesto operano l’Afrika Center a Berlino (Germania); una parrocchia a Marsiglia (Francia); un’altra a Roquetas de Mar (Spagna); il Centro Amani e l’Arcre (Azione per l’incontro con le culture e le religioni) entrambi a Bruxelles. Un padre italiano opera nella nuova comunità d’accoglienza di Modica, in Sicilia. Cerchiamo di aiutare gli immigrati insegnando lingue, informatica e sostenendoli nelle pratiche burocratiche. L’Arcre è anche un centro studi sull’islam in Europa e ci stiamo concentrando sull’apertura di una comunità simile a Tolosa (Francia). Queste comunità lavorano in coordinamento con la Chiesa locale e con altre congregazioni.

Quale futuro per una congregazione che invecchia?

Negli anni Sessanta eravamo 3.000, oggi siamo 1.200, probabilmente in futuro ci attesteremo sugli 800. Dovremo, quindi, con dispiacere, diminuire gli impegni missionari. Ma non vogliamo che la nostra congregazione muoia. Per questo, stiamo investendo nella formazione dei missionari e nell’animazione vocazionale. Attualmente abbiamo 500 giovani in formazione. Ciò significa che negli anni prossimi avremo tra le venti e le trenta ordinazioni all’anno. I giovani saranno tutti destinati alle missioni. Nessuno di loro sarà destinato a case dove si trovano anziani.

Quale concetto di missione porterete avanti?

Oggi, la missione non è più un fatto ecclesiale, ma è un incontro gratuito tra persone, una testimonianza di rispetto e di appoggio nel cammino verso la libertà umana, politica ed economica. Vivremo la nostra presenza in Africa e America Latina con simpatia e benevolenza verso chi incontreremo e verso altre esperienze spirituali, soprattutto i musulmani. In Europa dovremo soprattutto far fronte all’ignoranza e alle paure che alimentano i pregiudizi e le profezie dello scontro di civiltà.

Intervista al Superiore generale dei Padri Bianchi

Abbiamo incontrato padre Richard Kuuia Baawobr prima del Capitolo generale della Congregazione, che è iniziato a Roma il 13 maggio e si concluderà il 13 giugno,  il quale affermava «Ormai siamo chiamati alla testimonianza anche in zone tradizionalmente cristiane, in collaborazione con altre congregazioni e con le Chiese locali».

Richard Kuuia BaawobrQuali sono le sfide più importanti affrontate nel corso del suo mandato?
In sei anni – spiega Richard Kuuia Baawobr, Superiore generale dei Padri Bianchi, Missionari d’Africa – abbiamo dovuto affrontare anzitutto l’invecchiamento e la diminuzione del numero dei confratelli in Europa e Nord America. Piùdella metà dei membri della Società sono anziani a riposo. Questo pone limiti agli impegni che possiamo prendere. Si dovranno fare scelte tra noi e le Chiese locali in cui operiamo.

Vi sono poi i problemi finanziari. I nostri benefattori ci hanno aiutato molto; anch’essi peròsono invecchiati. In più, altri progetti umanitari chiedono aiuti e ci “fanno concorrenza”. Questo ci obbliga a ricorrere sempre piùai fondi di riserva oppure a trovare finanziamenti attraverso il nostro lavoro. Dobbiamo diventare creativi e, allo stesso tempo, non essere presi totalmente dalle preoccupazioni economiche e distrarci dal lavoro missionario.

Infine, non siamo indifferenti all’instabilita politica che caratterizza alcuni Paesi in cui operiamo: Mali, Niger, Nigeria, Burundi, Rd Congo, ecc. Nonostante la buona volontà, talvolta abbiamo dovuto sospendere la nostra presenza in alcuni luoghi. Soffriamo con la gente e ci piacerebbe che le cose andassero meglio, ma non possiamo fare molto da soli.

Quali sono gli impegni più importanti che dovrà affrontare il suo successore?
Ne segnalo quattro:
1) Bisogna accettare un nuovo concetto di missione, che non sarà più qualcosa che vivono solo alcune persone dotate di spirito eroico in Paesi lontani, ma qualcosa che si vive ovunque, anche nei nostri Paesi.
2) Nel 2018-19, la nostra famiglia missionaria celebrerà i 150 anni. Vogliamo che questa sia l’occasione per guardare al passato con gratitudine, chiedere guarigione se ci siamo fatti del male gli uni gli altri, imparare a vivere con passione il nostro carisma.
3) Di fronte alla radicalizzazione di un certo tipo di islam, dobbiamo continuare a dare una visione positiva dell’islam e insistere sul fatto che il dialogo è possibile.
4) La maggioranza dei confratelli africani o asiatici è giovane, ma anch’essi invecchieranno. Perciò dobbiamo pensare a strutture per accoglierli al momento del ritiro dalla missione attiva.

Quale collaborazione con altre congregazioni?
Stiamo collaborando con altri istituti nel campo della formazione. Una collaborazione più stretta è necessaria nell’accoglienza di migranti e rifugiati. E’ necessario infine riflettere sul come cercare insieme fondi per la nostra missione comune, invece di operare spesso in competizione.

Lei è stato ordinato vescovo e si insedierà nella diocesi di Wa (Ghana): che cosa si porterà dall’esperienza dei Padri Bianchi?
Porterò l’attaccamento alla Parola di Dio, il mio amore per la vita, il lavoro in comune e la missione come discepolo di Gesù e di Lavigerie (che ha amato l’Africa).

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