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Il viaggio di Mary. Terza parte (fine)

Concludiamo il lungo racconto-intervista raccolta da padre Pino Locati a colloquio con una donna nigeriana, trafficata da Benin City e costretta a prostituirsi sulle strade del Nord Italia

  “Gli uomini quando arrivano, si fermano e vanno subito al dunque. Mi sono abituata a fare cose che non sapevo nemmeno esistessero ma altre mi sembravano troppo degradanti e contro natura per cui non ho mai accettato. Dio mi ha aiutata perché sulla strada ci sono uomini cattivi e duri, violenti e pronti picchiare e derubare. Salivo nella macchina e quando poi ne uscivo, ringraziavo Dio di essere ancora viva e la presenza di Dio in quei momenti era la mia forza. La violenza sessuale in macchina è molto brutta e ancora aggi non dimentico quanto avvenuto nei sottoboschi durante la notte”.

“Talvolta capita che l’uomo non sia da solo ma in due e più. A me è capitato una volta che fossero in cinque. Di notte tutto è possibile e non si vede nulla nell’oscurità. Sicuramente se Dio non fosse con noi ben poche sarebbero sopravvissute. Sono salita in macchina e mi sono resa conto che erano in cinque. Avevo paura ma ho fatto finta di nulla per non peggiorare la situazione e ho detto: “Ma che bello essere così numerosi! E adesso che facciamo?” La risposta è stata che dovevo avere un rapporto con ciascuno di loro, a turno. Ne ho subiti tre, il quarto ancora prima di cominciare a stuprami mi ha chiesto se io avessi il resto da dargli. Ho risposto: “Siete i primi clienti, sono qui da tutta la notte, ho preso freddo, i piedi sono congelati, non riuscivo più neanche a camminare e per questo me ne stavo vicino a un fuocherello”. Ma il quarto cliente insisteva perché io tirassi fuori i soldi e io rispondevo che non avevo il resto perché non c’erano stati clienti quella notte. Non avevo veramente i soldi e allora hanno cominciato a litigare tra di loro. Io ero senza abiti ma approfittando della loro confusione, ho preso la mia roba e, nuda com’ero, sono fuggita in mezzo al bosco. Che freddo! Ma mi sono salvata dal peggio! Ho cercato un posto dove vestirmi. Mi sono nascosta e più tardi, non essendoci clienti, sono tornata a casa.

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Il viaggio di Mary-Parte seconda

Continuiamo il racconto di una donna nigeriana, trafficata da Benin City e costretta a prostituirsi sulle strade del Nord Italia

DA MADRID A TORINO

“In Spagna non conoscevo ancora quella madame magnaccia che mi aveva comperato. Noi in macchina viaggiavamo solo di notte partendo alle due del mattino. Sbarcati in Spagna, essendo io piccola di taglia, mi hanno messo nel cofano e siamo partiti per Madrid. Da Madrid, di notte, mi hanno messo ancora nel cofano, abbiamo attraversato Francia (come e passando da dove non si sa) per giungere finalmente a Torino in Italia. In viaggio occorre che tu dica sempre sì a chi ti dà gli ordini e allora per te non succede niente e tu passi dappertutto con documenti falsi. Se sgarri e disubbidisci, allora sei picchiata fortemente ed anche violentata fino a quando tu ti pieghi alla volontà di chi ti sta portando alla meta di destinazione. Se tu non collabori ti picchiano: pugni, schiaffi, calci, manate violente sul corpo”.

“A Torino eravamo arrivati sempre di notte, verso le 2. Nella casa dove alloggiavo c’erano già altre ragazze. È successo in diverse tappe del viaggio di trovare altre ragazze che ci hanno preceduto e che sono in attesa di proseguire il loro viaggio. È risaputo che se le ragazze sono belle e formose, possono essere trattenute per soddisfare le voglie degli abitanti del posto. Addirittura nel Mali i magnaccia hanno organizzato dei bordelli con delle ragazze nigeriane per avere il consenso delle autorità che chiudevano gli occhi su loro passaggio in cambio di favori sessuali. In queste case di transito ci sono ragazze che possono restare due settimane, ma anche sei mesi o addirittura un anno”.

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