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Dal Congo si ruba anche la gioventù

Pubblichiamo di seguito il messaggio per il Natale che padre Alberto Rovelli, in Congo da più di un anno, ha indirizzato a parenti, amici e benefattori e che recentemente è apparso anche sul settimanale IL POPOLO CATTOLICO di Treviglio

Natale 2018 Saprò ricono­scere il Bambino Gesù nei pre­sepi della vita?

Carissimi,

La nascita di Gesù è vicina e ne approfitto per condividere con voi alcuni momenti della mia vita qui a Bukavu.

La salute è buona e questo mi permette di lavorare per bo­nificare il sottobosco invaso da rovi e soprattutto da mucchi di rifiuti di plastica; abbiamo 7 mucche è urgente che mi dia da fare per avere erba a sufficienza anche durante la stagione secca; questo mi occupa tutte le mat­tinate: alla sera sono stanco morto, ma con buon appetito e un sonno che non vi dico.

Non è di questo che vi voglio parlare, ma di come il Signore tenti di aprirmi gli occhi perché possa vederlo nella vita di ogni giorno. Ecco cosa mi è capitato ultimamente.

Mi occupo di un gruppo di cristiani del movimento Shirika e del gruppo AEMA (ex alunni dei Missionari d’Africa) e ho presentato loro il programma del nostro anno giubilare 150° di fondazione: il nostro Fondatore Cardinal Lavigerie era innamo­rato dell’Africa umiliata dalla “Tratta di esseri umani”; questo ricordo del passato ha aperto gli occhi ai partecipanti dei due gruppi e uno ha esclamato: “Di trafficanti di esseri umani ce ne sono molti anche ai nostri gior­ni, e noi cristiani stiamo a guar­dare immobili questa triste real­tà!”.

Tutti avevano fatti molto pe­santi da raccontare. Un papà af­fermava che ci sono giovani che per emigrare di nascosto dai lo­ro genitori, vendono la casa, l’auto o quanto hanno e poi par­tono per un campo profughi a Kampala o a Bujumbura. A Bu­jumbura ci sono almeno 2000 profughi che sono in attesa di documenti (?) falsi per prose­guire il viaggio verso l’Europa o America. Stiamo scoprendo che ci sono centinaia di giovani di Bukavu che aspettano da 10, 15 anni i documenti falsi per anda­re via. Avendo consegnato tutti i soldi richiesti per quei docu­menti non hanno più rivisto la persona con la quale hanno fat­to l’accordo. Si sono messi in si­tuazione di non ritorno: tagliati da ogni legame con la famiglia e la loro terra, non sono più nulla e non possono più ritornare a Bukavu.

Un membro di Shirika rac­contava che anche lui aveva avuto la tentazione di fare le valigie e si era presentato al campo profughi di Bujumbura. Solo per poter entrare nel campo gli ave­vano chiesto 1000. Ha però agito intelligentemente: ha chiesto al responsabile del Campo quanto tempo avrebbe dovuto vivere nel campo prima di andare in America. Il responsabile gli ha risposto che prima di lui c’erano 2000 persone (uomini, donne, ragazze minorenni), ma se por­tava 10.000 dollari sarebbe par­tito tra 15 giorni. Davanti a quel­la risposta gli è caduto ogni de­siderio di lasciare il Congo pen­sando che con 10.000 dollari po­teva fare qualcosa di buono ri­manendo qui.

Dalla Repubblica Democra­tica del Congo non si portano via solo i minerali senza nem­meno pagare le tasse (cfr. www.operanews), ora si ruba anche la gioventù.

All’inizio di ottobre sono an­dato a Goma a nord del Lago Ki­vu, dove abbiamo una casa per accogliere i giovani che iniziano la loro formazione di Missionari d’Africa, dovevo predicare loro gli esercizi di una settimana; ero sul battello, comodamente se­duto, sistemato in una bella pol­trona, intento a fare parole in­crociate.

Mi si avvicina un bambino di 6 anni, e con un’aria imperti­nente mi dice: “Tu puoi aiutare mia mamma, lei soffre troppo, tu puoi fare qualche cosa!” Sen­za aspettare una risposta vola via come un passerotto; ed io ri­mango indifferente al problema di quel bambino preso come so­no dalle parole crociate! Ma lo sappiamo tutti che le parole crociate non risolvono i proble­mi di nessuno, a me non hanno dato la “parola giusta” da dire a quel bambino. Soltanto dopo tre giorni la frase del bambino mi si ripre­senta alla mente con prepoten­za mentre leggo le letture della messa del giorno: Gesù chiede ai suoi apostoli di essere svegli e vigilanti per non mancare la vi­sita della sua venuta.

La faccenda diventa ancora più seria quando un giovane della comunità cristiana mi rac­conta quello che sta facendo per le ragazze madri; con un gruppo di papà e mamme va in un bor­dello e avvicina le ragazze, (mol­te sono adolescenti), scappate da un marito violento, oppure buttate fuori casa per una gravi­danza frutto di violenza, o di av­ventura. Tutte dicono di voler uscire dal giro della mala, ma non sanno più come fare, so­prattutto ora che hanno dei bambini. Il legame che faccio tra queste realtà e l’incontro con il bambino impertinente mi scuote e mi ricorda un’altra pa­rola di Gesù: “Se non diventere­te come bambini, non entrerete nel Regno dei Cieli”.

Natale arriva anche quest’anno; quel Bambino nato 2000 anni fa, si presenta di nuo­vo puntuale in circostanze at­tuali che nemmeno immaginavo, ma che sono tristi e reali: un bambino che mi chiede per sua madre; i giovani di Bukavu bloc­cati nei campi di rifugiati e da voi forse quella persona senza casa; quel immigrato che viene a suonare mentre stiamo facen­do il pranzo di Natale perché non invitarlo a sedere a tavola con noi? Quest’anno chiederò a Gesù di aprirmi veramente oc­chi (non chiederò nulla a babbo natale), che mi dia un cuore di bambino perché non lo lasci an­dar via come ho fatto sul battel­lo tra Bukavu e Goma. Se volete chiederò anche per voi questa grazia di essere discepoli di quel Bambino che si identifica con i poveri e gli ultimi. Quanto sa­rebbe bello se per un giorno all’anno potessimo vivere da fratelli, sorelle di tutti.

Dobbiamo amministrare meglio le migrazioni, ma a un cristiano non è mai permesso diventare razzista.

Vi benedico e vi ringrazio per tutto ciò che fate per aiutar­mi

Alberto Rovelli

Ho visto e non posso tacere

È questo il titolo dell’ultima fatica (letteraria) di padre Giuseppe (Pino) Locati. Nelle 408 pagine di questo libro racconta i quattro anni vissuti con 170mila profughi interni nel Congo orientale, sconvolto da una lunga guerra  causata paradossalmente dalle enormi ricchezze minerarie di quell’angolo dell’ex colonia belga, dall’avidità dei regimi congolesi (da Mobutu a Kabila), dalla cupidigia degli Stati vicini, dall’avidità di potenze e Stati sovrani esteri. Non ha confine politico né limite geografico lo sfruttamento dei preziosi “minerali di sangue”. Sette milioni i morti dovuti a questa guerra. Un’immane tragedia che il missionario ha vissuto di persona negli accampamenti degli sfollati attorno alla città di Goma.

Per maggiori informazioni: https://www.mondadoristore.it/Ho-visto-e-non-posso-tacere-Giuseppe-Locati/eai978889921951/

Ricordiamo per inciso l’impegno di padre Pino contro la tratta delle donne africane nel nostro Paese,  in particolare il suo ministero sulle strade della Lombardia.

Chi fosse interessato può seguirlo sulla sua pagina facebook : https://www.facebook.com/giuseppe.locati.3

scoprire le finalità della Onlus Alleperiferie :

https://www.facebook.com/giuseppe.locati.3/posts/284000068830358

e leggere gli articoli sulla tratta pubblicati sul sito della Onlus https://sites.google.com/view/alleperiferie

 

 

Congo RDC. Una tragedia infinita

Nuove cifre allarmanti arrivano dalla Repubblica Democratica del Congo: in soli due mesi, proprio a causa del conflitto in corso nel nord-est del paese, circa 200.000 persone sono fuggite in Uganda. Il grido di allarme è stato lanciato dall’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr): gli scontri, che oppongono le etnie Lendu agricoltori, e Hema, pastori, hanno causato alcune decine di morti. Durante una conferenza stampa a Ginevra, l’Unhcr ha reso annunciato che la settimana scorsa, in soli tre giorni, almeno 22.000 rifugiati congolesi hanno attraversato il lago Alberto in direzione dell’Uganda per sfuggire alle violenze. Oltre a tutte queste persone ci sono altre migliaia di rifugiati che si sono radunati sulle sponde del lago in attesa di poter compiere la stessa traversata.

Tutte queste persone fuggono dalle terribili violenze interetniche e dagli scontri tra gruppi armati e forze militari nella provincia dell’Ituri, nel nord-est del paese. In fuga dalla loro nazione cercano rifugio in Uganda, dove il governo locale fatica a mantenere l’ordine e a garantire l’accoglienza. L’Alto commissariato per il rifugiati delle Nazioni Unite, non da poco, ha sottolineato la sua “tristezza” alla notizia della morte di quattro rifugiati congolesi annegati dopo il naufragio della loro imbarcazione; altre due persone avevano perso la vita nel corso di una disputa esplosa quando i rifugiati stavano per imbarcarsi.

La maggior parte delle persone che scappano verso l’Uganda attraversa il lago Alberto a bordo di piccole canoe e barche da pesca strapiene per arrivare dopo dieci ore di viaggio a Sebagoro, un villaggio situato a 270 chilometri al nord-ovest di Kampala, la capitale dell’Uganda. Migliaia di persone provenienti dal Nord-Kivu sono in fuga verso l’Uganda per via terrestre e arrivano a Kisoro: in totale sono 39.000 i congolesi che dal 19 dicembre scorso si sono diretti verso l’Uganda, 34.000 da gennaio, precisa la portavoce Katerina Kitidi. Il paese africano conta quattro milioni di persone costrette a trasferirsi, di cui 1,7 milione nell’anno 2017, secondo le stime degli umanitari.

Ricordiamo l’appello di Papa Francesco ad aderire ad una “speciale Giornata di preghiera e digiuno per la pace il 23 febbraio prossimo, venerdì della Prima Settimana di Quaresima. La offriremo in particolare per le popolazioni della Repubblica Democratica del Congo e del Sud Sudan. Come in altre occasioni simili, invito anche i fratelli e le sorelle non cattolici e non cristiani ad associarsi a questa iniziativa nelle modalità che riterranno più opportune”.

Fonte: L’Osservatore Romano

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