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8 Febbraio: Giornata Mondiale di preghiera e riflessione contro la tratta

8 Febbraio: Giornata Mondiale di preghiera e riflessione contro la tratta

La terza Giornata Mondiale di Preghiera e Riflessione Contro la Tratta di Persone (GMPT) sarà celebrata il prossimo 8 Febbraio 2017 e avrà come filo conduttore il tema “Sono bambini! non schiavi”.

L’evento, che viene celebrato nel giorno in cui si ricorda la memoria Liturgica di Santa Bakhita, che conobbe nella sua vita le sofferenze della schiavitù, è promosso da Talitha Kum (UISG-USG), la Rete Internazionale della Vita Consacrata contro la tratta di persone, in coordinamento con il Dicastero per la Vita Consacrata, il Pontificio Consiglio di Giustizia e Pace, il Pontificio Consiglio dei Migranti e Popoli Itineranti, l’Accademia delle Scienze Vaticane, Caritas Internationalis (CI), l’Unione Internazionale delle Associazioni Femminili Cattoliche (WUCWO) e il gruppo di lavoro contro la tratta della Commissione giustizia e pace delle Unione Internazionali delle Superiore e dei Superiori Generali (UISG/USG).

Negli ultimi trent’anni, si calcola che sono stati circa 30 milioni i bambini coinvolti nella tratta. Attualmente nel mondo, ogni due minuti, una bambina o bambino è vittima dello sfruttamento sessuale. Più di 200 milioni di minori lavorano, di cui 73 milioni hanno meno di 10 anni. Di questi piccoli, ogni anno ne muoiono 22 mila a causa di incidenti di lavoro.

E proprio a questa giornata è dedicato anche il nuovo sito www.preghieracontrotratta.org, dove è possibile trovare tutti gli eventi che si svolgeranno nella settimana dal 2 all’8 febbraio 2017, e le storie di questi piccoli.

Come quella di Lalani una ragazza di 16 anni che frequentava il liceo a Melbourne, portata dai genitori con l’inganno di una vacanza nel loro paese di origine, dove invece l’attendeva un matrimonio forzato. Quando la ragazza si è ribellata, i suoi genitori sono tornati in Australia, portandosi via il suo passaporto e lasciandola sola in preda alla disperazione per il suo destino deciso da altri. Tramite Facebook, i compagni di scuola di Lalani in Australia, sono riusciti a raggiungerla e attraverso il sito “My Blue Sky” a denunciare ciò che stava accadendo e a salvare la loro amica. La ragazza è riuscita ad ottenere nuovi documenti di viaggio e un biglietto aereo per ritornare in Australia, dove è stata accolta da una ONG. Attraverso un processo di mediazione ha ristabilito contatti con la sua famiglia d’origine, è riuscita a continuare gli studi per raggiungere il suo sogno: laurearsi.

Molto spesso i bambini vengono coinvolti in traffici sessuali, come nel caso di tre cuginette di 9 e 8 anni provenienti da una famiglia povera in Cebu City, Filippine, trafficate per il cybersex. “Un ragazzo avvicinò le nostre mamme e chiese se volevamo guadagnaci da vivere.- raccontano le piccole – Chiese di portarci in un luogo dove incontrare persone straniere in internet. Secondo lui, avrebbe solo mostrato i nostri volti al computer e in cambio avrebbe dato 100 pesos. Le nostre mamme accettarono pensando ai soldi che avrebbero ricevuto. Il ragazzo ci convinse ad andare con lui per aiutare le nostre famiglie. Siccome eravamo molto poveri abbiamo creduto alle sue promesse”. E invece molto presto le piccole si sono trovate coinvolte in una realtà terrificante, minacciate di non raccontare a casa ciò che erano costrette a subire, da cui sono riuscite a scappare solo grazie all’intervento della polizia locale. Le bambine hanno seguito dei programmi di recupero, ma i danni psicologici subiti le hanno segnate per sempre.

La prima giornata, voluta fortemente da papa Francesco, è stata celebrata in oltre 154 paesi nel mondo. A Roma si sono svolte una veglia di preghiera, una celebrazione eucaristica e la partecipazione con striscioni alla preghiera dell’Angelus in Piazza San Pietro, durante la quale il papa ha ricordato l’evento con queste parole: “Incoraggio quanti sono impegnati ad aiutare uomini, donne e bambini schiavizzati, sfruttati, abusati come strumenti di lavoro o di piacere e spesso torturati e mutilati. Auspico che quanti hanno responsabilità di governo si adoperino con decisione a rimuovere le cause di questa vergognosa piaga, una piaga indegna di una società civile. Ognuno di noi si senta impegnato ad essere voce di questi nostri fratelli e sorelle, umiliati nella loro dignità. Preghiamo tutti insieme”.

INFO: www.preghieracontrotratta.org

8 Febbraio: Giornata Mondiale di preghiera e riflessione contro la tratta

Dal Mistero di Dio, come un migrante

Salgo a Betlemme, o Figlio del cielo,

e nella mangiatoia io entro,

riscaldata dal focherello dei pastori,

l’illumina il sorriso di Giuseppe,

la ravviva la lieta speranza di mamma Maria.

 

Esci dal Mistero di Dio come un migrante

per un lungo viaggio e giungi alla nostra terra,

angosciata nella paura della notte

e smarrita negli abissi rossi di sangue.

 

Tu, Figlio del cielo, vieni a noi disarmato.

Il tuo nome è Pace, la tua parola è Mitezza,

il tuo cuore è Compassione.

 

Le tue mani sono carezza

all’universo della sofferenza oscura di tutti noi,

dei vicini e dei lontani.

Vieni a noi nella Debolezza della nostra carne.

 

Nasci all’Incrocio del tempo e dello spazio

dove l’Oriente s’incontra con l’Occidente,

e il Nord s’intreccia con il Sud.

 

Tu apri i confini delle patrie

e ognuno non più solo

si sente fuori dal grembo vibrante della terra.

 

Tu illumini il calar della sera di donne sventurate,

schiavizzate ai bordi delle strade nei loro corpi infreddoliti.

 

Tu vieni accanto ai malati senza più via di ritorno,

ai giovani indichi l’erto sentiero della Montagna.

 

Ti fai nostro compagno di viaggio

nei chiaroscuri della vita.

 

Un sorriso e un abbraccio offri ai migranti

che fuggono dalle guerre orrende che la morte spargono

nelle terre bruciate dal Drago divoratore.

 

Davanti a te io mi prostro, Figlio del cielo,

e con me ti adorano gli umani, Figli della terra,

cercatori della Verità, popolo dell’unico Dio,

certi che con Te e in te

tutto oggi è ancora possibile!

 

padre Pino Locati, Missionari d’Africa (Padri Bianchi)

La vita in fondo alla strada

Le chiamano “Suore Bianche” perché fondate dal card. Lavigerie, come i Padri Bianchi: sono le Suore missionarie di Nostra Signora d’Africa. Una di esse lavora a Nouadhibou (Mauritania) con i ragazzi di strada restituendo loro voglia di vivere.

Nouadhibou è la capitale economica della Mauritania. Molti giovani vivono in strada. Un mondo che alcuni hanno scelto, ma che altri hanno subito. Sono partiti dalle loro case in cerca di cibo o di soldi facili. Nessuno li ha trattenuti. Nessuno ha detto loro: «Torna». I genitori se ne vanno all’alba: il padre a pesca- re (quando rientrerà?), la madre al mercato, nella speranza di vendere qualche ortaggio o a mendicare o, se non trova nulla, a prostituirsi. Così i ragazzi lasciano il villaggio per andare in città. La loro casa diventa una carcassa d’auto o una piroga nel porto. È lì che li incontriamo, nelle nostre “ronde” notturne.

Nel mio lavoro presso l’Associazione dei bambini di strada ho affiancato e aiutato gli educatori. Questa esperienza ci ha insegnato che la scolarizzazione non serve senza un lavoro preliminare di ascolto. È in- dispensabile aiutarli prima a ritrova- re la fiducia in se stessi. Solo dopo possono tornare a scuola. Il cammino è lungo prima che ritrovino il gusto della vita sociale. Un cammino pie- no di difficoltà, ma di soddisfazioni. Penso al concerto di musica pop che
abbiamo organizzato grazie alla collaborazione di un cantante canadese. Che emozione vedere 18 ragazzi e 12 ragazze su un palco a suonare e ballare in abiti tradizionali. A sentirli è accorsa tutta la città, con il sindaco in testa. Alcuni ragazzi hanno reincontrato i genitori.

Gli educatori li hanno visti anche volteggiare senza complessi con gli acrobati di una scuola francese. E poi hanno dato loro fiducia prestando loro macchine fotografiche per realizzare un breve documentario. Alcuni l’hanno venduta o rotta, ma altri hanno scattato belle immagini. Uno di loro, scelto per essere il foto- grafo della troupe, ha fatto miracoli! Penso che ciò che conti veramente sia credere nella loro capacità di fare qualcosa di buono. Ma dobbiamo lasciarli venire a noi, accettando la loro violenza, le loro lacrime, le loro preoccupazioni. Dobbiamo mantenere le distanze, ma anche imparare a perdere tempo per stare loro vicini. E imparare a chiedere perdono, quando hai fatto o detto qualcosa che li ha feriti.

a cura di Laurence Huard e A. Goffinet

Il futuro si prepara a Masindi

Masindi, nord-ovest Uganda, “Blessed Damian School”: alla quiete quasi mistica della messa per le novizie risponde il ritmo deciso dei tamburi percossi dai bambini

PROGETTO N°6 / 2015

«La musica è un’attività terapeutica per i ragazzi, soprattutto per quelli che vengono da Paesi in guerra», dice padre Jean Le Vacher, un Padre Bianco francese di circa ottant’anni che, dopo aver vissuto in diverse missioni del nord est africano e in Algeria, si è trasferito a Masindi per dedicarsi all’istruzione dei ragazzi e alla formazione delle novizie.

Questa scuola è un piccolo Eden nato nel 1995 per dare pace alle vittime del conflitto sudanese (1983-2005): «In piena guerra civile, Mons. Paride Taban, vescovo di Torit (attuale Sud Sudan), portò a Masindi bambini e ragazzi provenienti dai Monti Nuba per salvarli dalla guerra: bambini soldato, orfani, vittime di traumi e violenze. Ha scelto questo luogo perché c’era una comunità di suore ugandesi che potevano aiutarlo. Accanto alla scuola vi è infatti il noviziato», spiega con voce pacata padre Jean.

Così, dalla collaborazione tra Padri Bianchi e Missionary Sisters of Mary, Mother of Church, è nata prima la scuola elementare (1995), poi le medie (1999) e ora l’asilo (2013).

Padre Jean aveva rifiutato un posto di insegnante in un’altra missione: «Ho preferito dedicarmi alla crescita spirituale delle giovani che vogliono diventare suore, perché credo che sia fondamentale “moltiplicare” le figure che potranno aiutare un domani. Se qui non ci fossero state le Suore, molti ragazzi non avrebbero avuto un futuro».

Spiega la direttrice, Suor Candia M. Grace: «Grazie ai Padri Bianchi, ai missionari di Mill Hill e al nostro istituto religioso, la struttura è cresciuta. Ora abbiamo una clinica che serve tutto il distretto e una fattoria che ci permette di nutrire tutti i ragazzi e di vendere qualcosa per sostenerci». Mancano ancora alcuni servizi fondamentali: «una mensa, per esempio: i ragazzi mangiano sotto gli alberi. E delle classi per la quinta e la sesta superiore».

Oggi, la Blessed Damian School ospita seicento studenti, provenienti da Tanzania, Kenya e Congo, oltre che dal Sudan e dal Sud Sudan. Ma il punto di riferimento di tutti è sempre padre Jean: il Father che, con la sua jeep arancione, si ferma sempre per salutare i contadini e scambiare due parole con i negozianti. Amato e rispettato da tutti, come fosse il papà di tutti.

Valentina Milani

Mozambico: un aiuto agli orfani

Nato nel 1998 su iniziativa di suor Delfina Tamega, una religiosa mozambicana, il Centro Santi Innocenti ospita una sessantina di ex meninos de rua, bambini e bambine, orfani dai cinque anni in su, finiti a vivere sulla strada.

Il progetto di sostegno lanciato da padre Claudio Zuccala nel 2010 ha raccolto fino ad oggi più di 100mila euro di offerte. Le donazioni sono stati usate per assicurare cibo, igiene personale e istruzione ai giovani ospiti del centro, ma anche per ristrutturare il vecchio stabile e costruire una cucina e alcune aule scolastiche.

Si può continuare ad aiutare Suor Delfina e i suoi ragazzi contribuendo alle varie necessità del centro (vitto, abbigliamento, materiale scolastico, manutenzione ordinaria) oppure adottando a distanza un bambino.

Per maggiori informazioni visitare il sito web www.santinnocenti.org o contattare Padre Claudio Zuccala, c_zuccala@hotmail.com

Progetto n° 1-2015 MozambicoSoccorso agli orfani
Referente: padre Claudio Zuccala

MODALITA’ PER SOSTENERE IL PROGETTO




Conto Corrente Postale: n.: 9754036
Bonifico Bancario: IBAN IT 73 H088 9953 6420 0000 0172 789 – BIC: BCCTIT2T
Cassa Rurale Credito Cooperativo di Treviglio (BG)
Assegno: intestato a Amici dei Padri Bianchi – Onlus

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