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Dal Mistero di Dio, come un migrante

Salgo a Betlemme, o Figlio del cielo,

e nella mangiatoia io entro,

riscaldata dal focherello dei pastori,

l’illumina il sorriso di Giuseppe,

la ravviva la lieta speranza di mamma Maria.

 

Esci dal Mistero di Dio come un migrante

per un lungo viaggio e giungi alla nostra terra,

angosciata nella paura della notte

e smarrita negli abissi rossi di sangue.

 

Tu, Figlio del cielo, vieni a noi disarmato.

Il tuo nome è Pace, la tua parola è Mitezza,

il tuo cuore è Compassione.

 

Le tue mani sono carezza

all’universo della sofferenza oscura di tutti noi,

dei vicini e dei lontani.

Vieni a noi nella Debolezza della nostra carne.

 

Nasci all’Incrocio del tempo e dello spazio

dove l’Oriente s’incontra con l’Occidente,

e il Nord s’intreccia con il Sud.

 

Tu apri i confini delle patrie

e ognuno non più solo

si sente fuori dal grembo vibrante della terra.

 

Tu illumini il calar della sera di donne sventurate,

schiavizzate ai bordi delle strade nei loro corpi infreddoliti.

 

Tu vieni accanto ai malati senza più via di ritorno,

ai giovani indichi l’erto sentiero della Montagna.

 

Ti fai nostro compagno di viaggio

nei chiaroscuri della vita.

 

Un sorriso e un abbraccio offri ai migranti

che fuggono dalle guerre orrende che la morte spargono

nelle terre bruciate dal Drago divoratore.

 

Davanti a te io mi prostro, Figlio del cielo,

e con me ti adorano gli umani, Figli della terra,

cercatori della Verità, popolo dell’unico Dio,

certi che con Te e in te

tutto oggi è ancora possibile!

 

padre Pino Locati, Missionari d’Africa (Padri Bianchi)

I nostri auguri di un Buon Natale

Auguri di Natale 2016

Auguri di buona Pasqua con una favola del Mali

di padre Alberto Rovelli

Carissimi amici, come auguri di Pasqua ho pensato di raccontarvi una favola del Mali che io ho fatto entrare in un piccolo teatro “Al Bar di Gerardo”, dove immagino un maestro con i suoi giovani in un campo di iniziazione in Africa e dove il maestro Lassine racconta questa favola e ne chiede la spigazione.

C’era una volta una mamma, Topolina; aveva un bel bambino, ma un giorno si ammalò e le cure, le attenzioni e i baci di Topolina non riuscirono a scacciare il male e il bambino morì. La mamma fece il funerale e dopo si rinchiuse in casa per piangere da sola il suo piccolo… ogni sera però faceva risuonare un tamburo su una melodia molto triste e gridando si lamentava con Dio.

Dio tese l’orecchio e udì quel suono e convocò tutti gli animali per sapere di chi fosse quella preghiera. Tutti gli animali corsero all’invito di Dio… proprio tutti no… perché Topolina restò rinchiusa in casa sua con il suo dolore.

MASSABA /LASSINE: (assumendo il ruolo di Dio, gridando… chiama gli animali) Voglio e ordino che tutti gli animali si presentino qui davanti a me… subito! (i ragazzi e Nyama con maschere, o vestiti che facciano pensare al leone, all’elefante, alla zebra, al cinghiale… 10 bambini per fare la parte delle formiche… entrano un po’ in disordine)

MASSABA /LASSINE: (Guardando la confusione che gli animali fanno dice): Che maniere sono queste! Si direbbe che siamo alla fiera degli uomini….o durante una discussione dopo una partita di calcio! Ma veniamo alle cose serie…potete dirmi di chi è quel tamburo che ogni sera piange? E chi osa lamentarsi con me?”

ANIMALI: (Tutti si mettono a tremare, si nascondono gli uni dietro gli altri, hanno paura di Dio) Non sono io… non sono io… (si tranquillizzarono un po’, nessuno di essi era colpevole di questo …)

LEONE: ( Allora Leone si alzò e chiese la parola): “ Massa,…nessuno di noi qui presenti ha fatto questo, ma si veda chi non è venuto alla riunione, e di sicuro troveremo il colpevole”.

TUTTI: E’ vero… è così che dobbiamo fare (Leone conta ad alta voce…)

MASSABA /LASSINE: Constato che solo Topolina manca all’appuntamento… Leone, va subito a chiamare quella ribelle…! Che nessuno abbandoni la riunione prima di averla ascoltato …

LEONE: ( esce e da fuori campo si sente bussare a una porta… e chiamare) Permesso… Permesso… C’è qualcuno? Non è questa la casa di Topolina?

TOPOLINA: E’ la mia casa, ma lasciami in pace…non sai che sto piangendo la morte di mio figlio?!

LEONE: Vieni subito con me, Dio ti chiama… ha alcune domande da farti…

TOPOLINA: Lasciami in pace ti dico… non uscirò per nessun motivo… Come se fosse facile accettare la morte di un figlio…! Va e riferisci a chi ti ha mandato… Ora non vengo!

LEONE: (ritorna mogio – mogio in scena con la testa bassa e riferisce). Topolina è troppo addolorata e non fa che piangere… non verrà…

MASSABA /LASSINE: Come non verrà? Osa disobbedirmi? Chi pensa di essere? Elefante, presto vai tu, avrà paura di te, sei così grosso…Vai sbrigati…

ELEFANTE: ( un po’ a malincuore si muove lentamente… e pesando le parole dice) Ora vado… e voglio vedere se avrà la forza di resistermi….

MASSABA /LASSINE: Su… su… sbrigati! con questa velocità, non sarai di ritorno prima della fine del mondo… Sbrigati!

ELEFANTE: ( Borbottando esce… da fuori scena si ode il dialogo…) Topolina, ti prego, vieni con me subito! Non ti toccherò un capello, ma devi venire è urgente, Dio vuole chiarire certe cose con te… e noi stiamo tutti male per causa tua…

TOPOLINA: Pensi di farmi paura perché sei grosso e grasso? L’ho già detto a Leone che sto piangendo il mio bambino. Abbiate un po’ di pazienza con me….Stop. Chiuso!

ELEFANTE: (Entra in scena camminando ancora più lentamente… come se portasse una montagna) Nostro Re , la situazione è davvero critica… Topolina è inconsolabile… Chiede un po’ di pazienza … Non sono riuscito nemmeno a fare sì che aprisse la porta…

MASSABA /LASSINE: Ah… è così… Chi si crede lei? Vedrà ora se riuscirà a resistere … (alzando la voce…) Formiche…schieratevi e partite! Portatemi quella recalcitrante però senza usare la violenza… mi raccomando.

FORMICHE: ( si mettono in fila e senza dire nulla escono…Da fuori scena si sente Topolina che invasa dalle formiche non resiste più …)

TOPOLINA: Uhi…uhi… Queste non ci volevano… Queste mi mangiano viva… Uhi…Uhi…Eh, va bene… vengo, ma ora smettete di punzecchiarmi. Ciò che ho nel cuore lo dirò direttamente a Dio… lui mi capirà…(in corteo le formiche entrano con Topolina, come se la portassero in trionfo…)

MASSABA /LASSINE: (sorride …) Eccoti qua finalmente… Allora dimmi un po’, è proprio tuo quel tamburo che piange ogni sera? … E quel lamento, è proprio la tua voce? Spiegati!

TOPOLINA: ( mettendosi in un atteggiamento di grande rispetto davanti a Dio… sente un certo timore tiene gli occhi abbassati…, ma ciò che alberga dentro di lei deve dirlo…) Oh, Dio, tu sai tutto, tu conosci tutto, tu sai che non volevo mancarti di rispetto…. Tu sai che stavo piangendo la morte del mio piccolo… avevo solo lui… ma oggi ti farò una domanda… Tu oh Dio,… Tu che avevi messo la vita in lui… non potevi fare in modo che non morisse?

MASSABA /LASSINE: ( senza dire nulla, sorride… scende dal suo trono e abbraccia Topolina… tutti escono… dopo alcuni secondi tutti riprendono il loro ruolo…)

LASSINE: ( riprende il suo ruolo di Maestro…) A Dio… piacque quella preghiera. ( Lassine tace e dopo una pausa dice agli iniziandi): Questa è la lezione di oggi, imparate la favola a memoria e mi direte cosa vi ha insegnato… e soprattutto cosa farà Dio per rispondere alla preghiera di Topolina? Per aiutarvi eccovi ancora alcuni Proverbi africani:
“Il dolore è come un tesoro, lo si mostra solo agli amici…”
“Quando devi ricevere da Dio, presentati con le mani aperte”
“Da tutti i comignoli esce il fumo”.

(Lassine si mette in disparte e lascia i discepoli parlare liberamente…)

NYAMA: Maestro quand’ero piccolo ho sentito raccontare storie terrificanti di bambini rapiti nei loro villaggi, costretti a prendere le armi e a fare la guerra, mentre altri dovevano cercare nel fango le pietre preziose o scavare nel ventre della terra le gallerie per estrarre i metalli rari… Poi nella mia vita è come se avessi scavato nella mia testa un enorme fossa… ho dimenticato tutto… Tutta la mia attenzione , il mio impegno l’ho usato per pensare solo a me… avere sempre più soldi… godermi la vita, non guardare in faccia nessuno…

NTENE: Io sono uno di quei bambini soldato… durante tre anni sono stato costretto a cercare i diamanti che servivano a pagare le armi per le guerre dei grandi. Poi una notte ho vinto la paura e sono scappato … ho camminato 15 giorni da solo nella foresta senza sapere dove andavo, poi sono capitato in casa di Giovanni che mi ha accolto.

NYAMA: Ma allora quello che mi hanno raccontato da piccolo è davvero accaduto…! Non ci posso credere…

NTENE: Purtroppo è vero e accade ancora oggi…

NGOLO: Non avevi paura degli animali nella foresta? E poi ci sono tanti spiriti maligni e quando sei solo, non ne esci vivo

NTENE: Strano, ma non ho mai avuto paura degli animali né degli spiriti… il mio terrore era quello di incontrare quei forsennati di banditi che avevo fuggito… quelli sono peggiori delle fiere.

NYAMA: Hai trovato molti diamanti? Sai a me piacciono tantissimo… Avere un bel collare, sogno di possederne uno tutto per me…Un collare di diamanti, uhm mm!

NTENE: Ne ho trovato abbastanza, ma non sono mai riuscito a distrarre chi ci sorvegliava con un fucile spianato su di noi, per nasconderlo… E poi ora mi vergognerei di farmi bello sulla pelle di quei bambini che sono rimasti a frugare nel fango… sempre malaticci e con delle piaghe alle gambe… che orrore!

KARI: Tutto questo cosa ha a che fare con la favola che il Maestro ci ha raccontato? Il dolore, questi orrori raccontati da Ntene, la morte da dove ci arrivano?

NGOLO: Secondo me, tanta sofferenza ce la procuriamo da soli, noi uomini; perché chi ha un fucile in mano non pensa che ad ammazzare ?! Perché chi già possiede abbastanza per vivere vuole aumentare sempre di più la sua ricchezza?

NYAMA: E ancora, perché Dio sta a guardare, come nella favola raccontata dal Maestro? Perché Dio non interviene? Perché tanti innocenti soffrono?

NTENE: Quante domande ci facciamo di fronte al male, la sofferenza, l’odio! Da soli non riusciremo mai a dare una risposta soddisfacente… Però io nella mia fuga di disperato, sono stato anche fortunato, ho incontrato un uomo, Giovanni, che non ha avuto paura di me, non mi ha chiesto chi fossi, mi ha accolto, mi ha lavato con le sue stesse mani, mi ha dato da mangiare… Lui e sua moglie mi hanno accolto come se fossi loro figlio. Mi hanno chiesto un giorno se desideravo ripartire alla ricerca di mia madre, ma io risposi che erano loro i miei genitori… mi hanno abbracciato… capite, come quando ero piccolo e mio papà, mia mamma mi facevano giocare sulle loro ginocchia… ( in quel momento ritorna in scena Lassine da dietro i giovani, Lassine ascolta la spiegazione de Ntene…)

NTENE: Non capivo all’inizio perché facessero questo, poi l’ ho capito vivendo con loro,… Giovanni e sua moglie, Maria, parlavano spesso di un certo Gesù … dicono che Gesù è stato molto buono con tutti, ha fatto solo del bene a tutti, ma alcuni l’hanno ucciso torturandolo… e lui ha perdonato… Giovanni e Maria mi assicurano che Gesù è morto ma Dio l’ha risuscitato e ora vive…Capite? Gesù non si è lasciato vincere dall’odio, dal male, ha sempre amato, così la morte non ha avuto l’ultima parola su di lui. E se fosse questa la strada per dare le risposte alle domande che ci facciamo?

Ascoltando la favola del Maestro ho pensato: Non sarà forse Gesù, la risposta che Dio ha dato alla supplica di Topolina? A tutte le nostre domande?

LASSINE: Va bene, a me sembra che abbiate capito la favola… di certo dovremo chiedere a Giovanni e a Maria di spiegarci meglio ciò che Ntene ci ha detto di Gesù; un proverbio dei nostri antenati dice: “Dio dona, e non vende nulla…”

Conclusione da non dimenticare: quando gli Africani fanno parlare gli animali è sempre per parlare di noi uomini. Buona Pasqua

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