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06 Luglio 2008
Africa - Le donne si battono per il diritto alla terra (Il paese delle donne, 06/07/2008)
Le donne africane forniscono il 70% della produzione alimentare, costituiscono tra l’80 e il 90% della manodopera agricola, ma spesso non hanno alcun diritto sulla terra che lavorano. L’accesso delle donne alla terra, infatti, avviene solo grazie alla mediazione di parente di sesso maschile o del marito. Uno studio rivela che, ad esempio, in Zambia le vedove vengono private del diritto all’uso della terra dal gruppo familiare del marito ed è con grande fatica che gruppi organizzati di donne cercano di combattere queste pratiche sociali che per le contadine significano la fine di ogni possibilità di sopravvivenza. Gei piccoli progressi qui e là sono stati fatti: nello Swaziland, ad esempio, delle donne sieropositive sono riuscite a farsi assegnare 13 parcelle di terra e in Kenya ci sono associazioni specializzate nella mediazione tra le vedove e la famiglia del marito perché se è vero che la legge riconosce in teoria parità di diritti tra i sessi, è pur vero che se un uomo muore senza testamento le terre vanno ai discendenti di sesso maschile. Decisamente più avanzata la situazione in Rwanda dove, dal 1999, è in vigore una legge che riconosce alle donne gli stessi diritti degli uomini per quanto riguarda la possibilità di ereditare la terra. Infine in Ghana, le donne sposate ricevono una parcella in cambio del loro lavoro e tale dono viene considerato irrevocabile, anche in caso di separazione. Per garantire l’accesso delle donne alle terre in molti propongono di separare il diritto di possesso dal diritto d’uso. - Fonte: www.afrik.com (Il paese delle donne,
06/07/2008)
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Egitto - ONU incontra richiedenti asilo eritrei ed etiopi (Osserv. sulla legalità, 06/07/2008)
L'UNHCR (Alta Commissione per Rifugiati delle Nazioni Unite) ha intervistato 179 Eritrei ed Etiopi in attesa di asilo politico nel sud dell'Egitto per valutare i reclami relativi al loro stato di rifugiati. L'Agenzia Onu ha gradito la collaborazione delle autorità egiziane che hanno permesso la realizzazione dei colloqui in un clima sereno; inoltre ha richiesti informazioni riguardo circa 1400 Eritrei. L'organismo delle Nazioni Unite ha fatto sapere che in Egitto sta continuando senza ostacoli la sua opera puntuale nei confronti dei casi di rifugiato in attesa di asilo politico. - Tara Fernandez (Osserv. sulla legalità,
06/07/2008)
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Egitto - Neonati morti per blackout; paese sotto shock (la Repubblica, 06/07/2008)
Il personale medico che cerca disperatamente di rianimare alcuni bimbi prematuri in incubatrice, dopo un blackout che ha fatto saltare la corrente. Il sistema di emergenza non funziona. Si sentono urla e frasi concitate, è il caos: sono scioccanti le immagini riprese con un telefono cellulare in un ospedale egiziano al Cairo, che mostrano un incidente accaduto il 22 maggio scorso, in cui quattro neonati sono morti per la mancanza di energia elettrica. Il video, postato su un blog, ha fatto il giro della rete e ha sconvolto il paese. I sanitari dell'ospedale hanno soccorso subito i cinque neonati, ma quattro di loro non ce l'hanno fatta. E la tragedia ha riaperto le polemiche sullo stato della sanità pubblica, colpita da tagli pesantissimi: se nel 2001 il governo spendeva il 2,4% del pil nella sanità, nel 2006 la cifra è scesa all'1,3%. Il dramma è avvenuto nel reparto neonatologia dell'ospedale Al Matariya del Cairo. Il blackout è iniziato dopo mezzanotte ed è durato circa tre ore. Il reparto è rimasto senza corrente per tutto quel tempo, perché il gruppo elettrogeno non è partito, secondo i medici per mancanza di manutenzione. Le immagini riprese sono di pessima qualità, buie e mosse ma l'audio è buono. Si sentono i sanitari che cercano di rianimare i neonati, dopo che le incubatrici si sono fermate. Al buio, una voce infuriata dice "Dio ci aiuti! Cinque sono in arresto cardiaco. Possiamo assistere uno o due al massimo, ma cinque?". Nel video si vede un sanitario che inserisce un ventilatore in bocca a un neonato. Il ministero della Salute ha chiesto alla procura di aprire un'inchiesta, ma sostiene che due dei neonati erano morti prima del blackout. Fonti dell'ospedale hanno però confermato all'Ansa che tutti e quattro i piccoli sono deceduti perché le incubatrici si sono fermate. La notizia ha colpito profondamente l'opinione pubblica e il ministro della Salute, Hatem el Gabali, ha minacciato di "far tagliare la testa" agli eventuali responsabili, se verrà provato che il blackout ha causato la morte dei bimbi. Ma anche il responsabile della Sanità ha dovuto ammettere che i fondi per gli ospedali pubblici sono scarsi. (la Repubblica,
06/07/2008)
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Marocco - Continuano le discriminazioni anche dopo il Codice di famiglia del 2004 (Il paese delle donne, 06/07/2008)
Quando nel 2004 il Marocco aveva approvato il Nuovo codice di famiglia molte associazioni che si battevano per i diritti delle donne avevano gridato vittoria, ma uno studio presentato dall’Association initiatives pour la protection des droits de la femme di Fès rivela che le discriminazioni contro le donne non sono cessate. Lo studio, intitolato “ Projet Plaidoyer actif pour des lois et procédures égalitaires ”, rivela che gli uomini continuano ad essere favoriti rispetto alle donne per quanto riguarda la tutela matrimoniale. Un po’ più positiva la valutazione degli effetti delle misure del Codice contro i matrimoni precoci, che sembrano aver ottenuto il consenso sociale grazie anche alle grandi lotte condotte su questo fronte dalle organizzazioni per i diritti delle donne.
Sul fronte della poligamia invece sembrano essere stati fatti pochi passi avanti se, anche all’interno del gruppo sociale più elevato e scolarizzato, questo istituto tradizionale non è scomparso e non ha subito riduzioni di rilievo. Anche per quanto riguarda il divorzio non sembra raggiunta l’eguaglianza tra i sessi: i rapporti di forza socioeconomici e l’intera impostazione della società marocchina rendono ancora difficile il dialogo tra i maschi che vogliono preservare il proprio patrimonio e il proprio controllo economico sulla famiglia e sulle donne e quest’ultime che cercano di rivendicare i frutti della loro partecipazione produttiva al focolare familiare. Infatti quasi mai gli assegni di mantenimento riconosciuti alle donne al momento del divorzio garantiscono loro una reale possibilità di sopravvivenza. - Fonte: www.lematin.ma (Il paese delle donne,
06/07/2008)
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Zimbabwe - Stupri di adolescenti, nuova arma di milizie Mugabe (Alice/Apcom, 06/07/2008)
Decine di ragazzine sono state messe incinta dopo essere state rapite e stuprate nei campi di tortura dalle milizie del presidente Robert Mugabe di base vicino a Mudzi, circa 100 chilometri a nord-est della capitale Harare. Lo denunciano le ong locali. Nel più totale caos, non si sono delle cifre chiare, scrive il "Timesonline", ma di recente sono fortemente aumentate le gravidanze tra teenagers. Alcune di loro avranno contratto l'Aids, la piaga che ha devastato lo Zimbabwe per anni e che ha contribuito a ridurre l'aspettativa di vita tra le donne a 34 anni, la più bassa al mondo. Le ragazze stuprate sono le vittime silenziose delle elezioni rubate di Mugabe, attacca il quotidiano britannico. Le loro sofferenze sono state circondate dal silenzio dovuto alla stigma e alla vergogna della violenza sessuale. "E' un elemento particolarmente brutale e inquietante dei mesi di violenze e le sue conseguenze si faranno sentire su queste ragazze e le loro famiglie molto dopo che il resto del terrore che sta scuotendo il paese scomparirà - ha dichiarato un volontario, aggiungendo - Alcune di queste ragazze non si riprenderanno mai". C'è un caso senza precedenti di 16 baby-gravidanze registrate in un solo ospedale locale. Secondo i residenti, le milizie locali dello Zanu-Pf, il partito di Mugabe, si vantano di voler fare di Mudzi una "zona libera da Mdc", il partito all'opposizione guidato da Morgan Tsvangirai. I campi di tortura - avvertono - sono ancora attivi, e niente fa pensare che verranno smantellati. (Alice/Apcom,
06/07/2008)
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Zimbabwe - Londra rispedisce da Mugabe 11mila richiedenti asilo (Alice/Apcom, 06/07/2008)
I tentativi del premier britannico Gordon Brown di utilizzare il meeting del G8 in Giappone questa settimana per chiedere sanzioni più dure contro il regime di Robert Mugabe potrebbero essere messe in pericolo dal fatto che la Gran Bretagna sta obbligando circa 11mila richiedenti asilo dello Zimbabwe a scegliere tra la povertà o le torture e la morte nel loro paese. Nonostante la grave crisi politica nel Paese dell'Africa orientale, lettere ottenute dal britannico "The Observer" mostrano che il ministero dell'Interno britannico continua a ordinare ai richiedenti asilo dello Zimbabwe respinti di tornare a casa. Una lettera di espulsione, inviata alla fine di maggio a un membro del partito all'opposizione Mdc (Movimento per un cambiamento democratico) in esilio a Londra, afferma: "Il sostegno di cui lei ha goduto si interrompe. Lei dovrebbe considerare che non c'è diritto di appello contro questa decisione. Ora lei deve lasciare il Regno Unito". Il documento, che secondo i gruppi dei rifugiati, è stato inviato a centinaia di cittadini dello Zimbabwe negli scorsi mesi, prosegue così: "In quanto richiedente asilo respinto deve prepararsi a lasciare il Regno Unito senza ritardi". Il destinatario della lettera, che ha preferito non rivelare la sua identità per paura di mettere a repentaglio la sua sicurezza, ha rivelato di aver subito delle torture da parte del partito di Mugabe, lo Zanu-Pf. Deve presentarsi ogni due settimane presso il ministero dell'Interno di Londra, ma - dice - non ha i soldi per pagare i costi dello spostamento. Queste lettere sono una vergogna", ha dichiarato Donna Covey, del Consiglio dei rifugiati. "Fa inorridire che il governo continui a chiedere ai cittadini dello Zimbabwe di tornare a casa, in particolare in queste circostanze, e fondamentalmente li lasci morire di fame". La portavoce dell'ufficio di frontiera (Border Agency) della Gran Bretagna ha tuttavia spiegato che nonostante l'ufficio continui a inviare le lettere che chiedono ai cittadini dello Zimbabwe di tornare a casa, non sono previsti piani per le espulsioni coatte. (Alice/Apcom,
06/07/2008)
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Zimbabwe - Il presidente sudafricano Mbeki riprende a mediare (Euronews, 06/07/2008)
Agire con rapidità per togliere lo Zimbabwe dalla crisi politica. Lo ha promesso il Presidente del Sudafrica Thabo Mbeki, nel suo incontro con il Presidente Robert Mugabe ad Harare, mentre un video mostra brogli nel voto presidenziale. Mbeki ha chiesto al suo omologo di formare un governo di unità nazionale, anche se per Mugabe occorre prima che lo si riconosca come leader. Cosa che l’opposizione non intende fare. Anche per questo il leader dell’MDC Morgan Tsvangirai ha scelto di non incontrare Mbeki. A riprova delle accuse di irregolarità nel ballottaggio del 27 giugno è arrivato un filmato, girato con una telecamera nascosta, diffuso dal quotidiano britannico The Guardian. Mostra una guardia carceraria e altri ufficiali costretti a votare per Mugabe. Lo Zimbabwe sarà al centro del G8 in Giappone, con la condanna al governo di Harare, fa sapere la Casa Bianca. (Euronews,
06/07/2008)
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05 Luglio 2008
Etiopia - Nella contesa Etiopia-Eritrea spunta lo scudo francese per Gibuti (l’Occidentale, 05/07/2008)
Il mondo è distratto da Robert Mugabe e dalle notizie degli scontri in Somalia, ma intanto in Africa un’altra guerra rischia di scatenarsi: tra Eritrea e Gibuti. A febbraio l’esercito eritreo ha improvvisamente iniziato a costruire una fortificazione a Ras Doumeira, una zona di confine non esattamente delimitata; lo scorso 10 giugno c’è stato un conflitto a fuoco che ha provocato 20 morti e varie decine di feriti dal lato di Gibuti; e il 25 giugno è sceso in campo Sarkozy in persona, assicurando al presidente gibutino Ismail Omar Guelleh il suo appoggio. Sviluppatosi da movimento di guerriglia che per ottenere l’indipendenza combatté per oltre vent’anni prima contro l’Etiopia del negus e poi contro quella del generale comunista Menghistu, l’esercito eritreo è armato fino ai denti, con ben 250.000 uomini e donne su una popolazione di neanche 4 milioni e mezzo, appoggiati da un centinaio di carri armati bulgari T-55: in proporzione, come se l’Italia avesse sotto 3,3 milioni di soldati sotto le armi, una cifra da mobilitazione generale della Prima Guerra Mondiale. Di che fare polpette in pochi secondi un esercito di Gibuti che non arriva ai 1.000 uomini. Ma ci sono in più i 2.800 soldati francesi, in una base tuttora appartenente a quella ex-madrepatria da cui l’allora Territorio Francese degli Afar e degli Issa ebbe l’indipendenza nel 1977; anch’essi pochi, ma armati fino ai denti, e comunque pegno di un decisivo impegno di Parigi, se ve ne fosse bisogno.
L’Eritrea, in effetti, il 24 giugno ha spiegato al Consiglio di Sicurezza che non ce l’ha con Gibuti, ma ha fortificato la frontiera contro l’Etiopia: con cui anche dopo la fine della guerra calda del 1998-2000 resta aperto il contenzioso sulla delimitazione delle frontiere; e di cui si teme che passando per Gibuti potrebbe aggirare il dispositivo difensivo dell’esercito di Asmara. “Cavallo di Troia”, è il termine che è stato usato. Addis Abeba, va ricordato, ha con Gibuti relazioni eccellenti, anche perché ne ha fatto il proprio sbocco al mare dopo la rottura delle relazioni con l’Eritrea: in ciò seguendo d’altronde la linea del negus ai tempi della colonizzazione italiana. Al contrario, dopo aver proclamato l’indipendenza nel 1993 l’Eritrea ha via via litigato con tutti i suoi vicini. Tra il 1994 e il 2005 ha mantenuto le relazioni interrotte con il Sudan, che accusava di appoggiare un movimento integralista islamico ostile al governo di Isaias Afewerki. Nel 1996 ha combattuto una breve guerra contro lo Yemen per il possesso delle isole Hanish. Tra 1998 e 2000 c’è stata la già citata guerra con l’Etiopia, al cui governo c’è pure un movimento che a suo tempo era stato alleato della guerriglia eritrea nella guerra contro Menghistu. E da ultimo l’Eritrea ha pure appoggiato in Somalia quelle Corti Islamiche contro cui è invece intervenuto l’esercito etiopico. Se si ha presente la già citata querelle col governo sudanese proprio in chiave anti-integralista si ha presente la disinvoltura di un regime che ha tenuto a presentarsi come affidabile interlocutore degli Usa, di Israele e anche dell’Italia, con Afewerki che è stato ricevuto sia da Berlusconi che da Prodi.
Lo stesso Afewerki, ex-combattente per la libertà, si è poi trasformato in uno spietato dittatore rispetto al quale perfino Mugabe può passare per pluralista. Nello Zimbabwe, se non altro, ci sono più partiti, anche se poi le elezioni sono sistematicamente adulterate. L’Eritrea langue invece sotto una forma di monopartitismo quasi cubana, e Reporter senza Frontiere l’ha classificata come l’ultimo Paese al mondo dal punto di vista della libertà di espressione: peggio anche della Corea del Nord. Durissima è anche la repressione verso le minoranze religiose diverse dalle quattro fedi ufficialmente “riconosciute”, e cioè quelle copta, islamica, cattolica e evangelica. E nel 2001 quando l’Ue protestò per l’arresto di alcuni dissidenti la risposta fu addirittura la cacciata dell’ambasciatore italiano Antonio Bandini, che aveva presentato il reclamo. Nel 2006 fece la stessa fine anche il numero due della legazione italiana Ludovico Serra: oltretutto anche arrestato per un po’ prima dell’espulsione, in sfregio a ogni immunità diplomatica. E nel 2007 i diplomatici statunitensi sono stati vittime a loro volta di gravi limitazioni alla loro libertà di movimento e di azione.
Un’indiscrezione suggerisce che il conflitto a fuoco del 10 giugno sarebbe stato provocato da un tentativo di diserzione in massa verso il territorio di Gibuti. Ma sembra che effettivamente gli etiopici abbiano costruito un’installazione militare in un punto sensibile, a Moussa Ali. Sarkozy ha ora ordinato a 200 soldati francesi di recarsi sulla frontiera. Il Consiglio di Sicurezza sta per inviare una commissione d’inchiesta. Il presidente gibutino Guelleh definisce la rivendicazione eritrea “ridicola”. - Maurizio Stefanini (l’Occidentale,05/07/2008)
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Mauritania - Premier annuncia "governo di large intese" (alice/apcom, 05/07/2008)
Un governo "di larghe intese" per risolvere la crisi politica delle ultime settimane è stato annunciato dal primo ministro della Mauritania, Yahya Ould Ahmed El Waghf, riconfermato alla guida del governo poche ore dopo essersi dimesso. In una conferenza stampa El Waghf ha sottolineato - riferisce l'agenzia Misna - che la recente crisi deve essere superata col contributo di tutti "per preservare l'unità e la coesione dei partiti politici e della maggioranza parlamentare", pur evidenziando che quanto accaduto rientra nel normale "gioco democratico". Nei giorni scorsi 39 deputati - in maggioranza appartenenti al partito dello stesso premier contestato (il Pndd-Adil) - avevano presentato in aula una mozione di sfiducia contro El Waghf, accusato, tra le altre cose, di favorire il ritorno al potere dei dirigenti del governo del presidente Maaouya Ould Sid'Ahmed Taya, deposto con un golpe bianco nell'agosto del 2005. In un discorso televisivo alla nazione, il presidente della Mauritania Sidi Mohamed Ould Cheikh Abdallahi era intervenuto a difesa del premier, minacciando di sciogliere il parlamento se i deputati non avessero ritirato subito la mozione. La prospettiva di un governo di larghe intese dovrebbe accontentare tutti i partiti - e le differenti correnti dello schieramento di governo - ricompattando la maggioranza. (Alice/Apcom,
05/07/2008)
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Zimbabwe - Mbeki incontra mugabe e membri fazione dissidente opposizione(ASCA-AFP, 05/072008)
Il presidente sudafricano Thabo Mbeki, mediatore nella crisi in Zimbabwe, ha incontrato ad Harare il suo omologo Robert Mugabe e alcuni leader di una fazione scissionista del principale partito dell'opposizione. Mbeki ha avuto una breve discussione con Mugabe, la cui rielezione e' stata respinta dal Movimento per il Cambiamento Democratico, partito all'opposizione guidato da Morgan Tsvangirai. I due sono stati poi raggiunti da Arthur Mutambara, capo della fazione dissidente dell'Mdc, il suo segretario generale Welshman Ncube e la vice di quest'ultimo Priscilla Misihairibwi-Mushonga. (ASCA-AFP
5/072008)
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Zimbabwe:film dei brogli elettorali (ANSA, 05/07/2008)
Un filmato clandestino in una prigione e diffuso dal giornale britannico Guardian mostra un caso di irregolarita' nelle elezioni in Zimbabwe. Elezioni che il 27 giugno hanno dato la vittoria la presidente uscente,Robert Mugabe. Il film e' stato girato con una videocamere nascosta da una guardia carceraria. In esso si vede un funzionario del partito di Mugabe davanti a un tavolo dove, senza alcuna possibilita' di non farsi vedere, gli agenti esprimono la loro scelta sulla scheda. (ANSA,
05/07/2008)
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04 Luglio 2008
Mali - G8; il contro summit dei poveri (Vita, 04/07/2008)
Partirà domenica e si svolgerà in concomitanza del vertice di Hokkaido. Da domenica, mentre si svolgono i lavori del G8, un migliaio di attivisti parteciperà a una manifestazione no-global nel Mali. Il «summit dei poveri», come è stato ribattezzato, è stato organizzato dal Coalizione africana Debito e Sviluppo nella città di Koulikoro, a 50 chilometri a est della capitale Bamako. «Daremo voce a contadini, donne e giovani africani» ha detto Barry Aminata Toure, presidente del Cad del paese. «Non lasceremo il nostro destino nelle mani dei Paesi Ricchi». «Discuteremo» ha continuato Toure «ei fallimenti politici nei Paesi poveri nel campo dell'educazione, nella questione degli enormi debiti pubblici e nelle false promesse di maggiori aiuti per lo sviluppo».
(Vita, 04/07/2008)
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Nigeria - Un summit per il Delta del Niger (Fides, 04/07/2008)
Sta suscitando un vivo dibattito in Nigeria la proposta del Presidente Umaru Musa Yar’Adua, di tenere un Summit sulla regione del Delta del Niger, con la partecipazione di tutti gli attori implicati nella crisi che scuote l'area dove sono concentrate le riserve petrolifere del Paese (vedi Fides 3/7/2008). "Il Presidente ritiene che il Summit sia necessario per ottenere un fermo e vincolante impegno di tutte le parti in causa per fermare gli atti di violenza e di criminalità che hanno trasformato il Delta del Niger in un'area interdetta per le diverse aziende di costruzioni il cui lavoro è essenziale per migliorare le infrastrutture essenziali della regione" ha dichiarato un portavoce del Presidente.
Le azioni della guerriglia e della criminalità locale hanno contributo a bloccare lo sviluppo dell'area: furti di attrezzature, rapimenti, assalti armati e attacchi agli oleodotti per rubare il petrolio hanno reso molto difficile alle aziende ad operare nell'area. La criminalità e la guerriglia sono causate dalle difficili condizioni di vita delle popolazioni locali, che rivendicano il diritto di usufruire degli introiti del petrolio. Le condizioni di insicurezza però aggravano la situazione economica, intralciando non solo le attività delle multinazionali del petrolio ma anche quelle delle aziende che dovrebbero migliorare le infrastrutture locali.
L'economia criminale si è così imposta su quella reale: si calcola che la Nigeria perda dai 4 ai 18 miliardi di dollari l'anno per i furti di petrolio dagli oleodotti. I trafficanti, ex guerriglieri utilizzati anche dai rappresentanti locali come "braccio armato" nello scontro politico, hanno creato una vasta rete di rapporti internazionali (che giunge fino all'Europa dell'Est) per vendere il petrolio all'estero. La proposta di una conferenza che riunisca tutti i protagonisti dell'area, nelle intenzioni del Presidente dovrebbe essere il primo passo e il punto di partenza per l'attuazione di un vasto programma di pacificazione e di sviluppo socio-economico della regione. La conferenza però ha suscitato alcune critiche, tra cui quelle del Cardinale Anthony Olubunmi Okogie, Arcivescovo di Lagos. "Per quel che mi concerne- ha affermato il Cardinale- vi sono stati un gran numero di comitati, di discussioni, ma nessuna azione. Vi è sempre un comitato, poi un altro e del denaro che viene speso per essi". Alcuni gruppi locali fanno notare che mentre il governo federale afferma di volere la pace, ha avviato un'offensiva militare contro i gruppi di guerriglia. (…)
(Fides, 04/07/2008)
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Sierra Leone - Vescovo di Makeni: domani elezioni locali, pensando ai sacchi di riso
(Misna, 04/07/2008)
“Qui si calcola tutto in sacchi di riso: dall’anno scorso i prezzi mondiali sono impazziti e ora i salari medi bastano sì e no per comprarne uno”: monsignor Giorgio Biguzzi, vescovo di Makeni, spiega così le tensioni che attraversano la Sierra Leone, domani alle urne per eleggere gli amministratori delle cinque maggiori città e dei 13 distretti del paese. “I problemi irrisolti sono tanti – dice alla MISNA il presule - ma a pesare è soprattutto l’aumento dei prezzi dei generi alimentari. Una famiglia di cinque o sei persone ha bisogno di un sacco di riso al mese: lo scorso anno poteva comprarlo per 80.000 o 90.000 'leoni', la moneta nazionale, mentre ora ne servono 130.000”. Le elezioni di domani dovrebbe essere contraddistinte dal confronto tra l’All People’s Congress (Apc), il partito che sostiene il presidente Ernest Koroma, e l’opposizione del Sierra Leone People’s Party (Slpp). Nei giorni scorsi, il capo dello stato ha ipotizzato l’impiego dell’esercito per garantire una consultazione “pacifica e regolare”; parole alle quali sono seguite le accuse dell’opposizione circa presunti “ricatti” e “intimidazioni” da parte del fronte governativo. Il vescovo di Makeni sostiene che delle tensioni in effetti “esistono”, ma che vanno collocate sullo sfondo più generale di “una congiuntura mondiale difficile” e di un sistema sociale debole, “incapace di far da cuscinetto”. “Il problema principale è il costo della vita: in molti portano a casa solo 150.000 leoni al mese, l’equivalente di 45 o 50 euro”. Durante la campagna elettorale – dice Biguzzi - il fronte anti-governativo ha fatto perno sui bisogni insoddisfatti della popolazione, anche perché la vittoria alle presidenziali dell’agosto scorso dell’allora candidato di opposizione Koroma “aveva fatto sperare la popolazione in un miglioramento”. In ottobre l'Onu completerà il ritiro della missione Uniosil, incaricata di mantenere la pace dopo il conflitto civile combattuto tra il 1991 e il 2002. Un fatto simbolico, secondo il vescovo di Makoni, che non cambierà la storia della Sierra Leone: “Le elezioni di un anno fa sono state libere e senza episodi gravi di violenza; nella capitale Freetown è arrivata l’illuminazione elettrica, ma qui nel nord restiamo al buio”. [
VG] (Misna, 04/07/2008)
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Somalia - Almeno cento morti negli scontri tra islamici e truppe etiopiche
(Rai24news, 04/07/2008)
Sono almeno un centinaio i morti in una serie di battaglie che hanno insanguinato il centro ovest della Somalia alla fine della scorsa settimana. Gli scontri, avvenuti soprattutto nell'area del Metaban, sono esplosi quando gli insorti islamici hanno attaccato una colonna etiope che sembra si dirigesse verso il confine dell'Etiopia e si sono trascinati per alcuni giorni. Oggi la radio di stato somala afferma che sono stati uccisi almeno 71 insorti, tra cui un comandante di nazionalità canadese e 13 alti dirigenti dei ribelli. La fonte parla anche di perdite contenute tra le truppe regolari. La guerriglia smentisce del tutto la ricostruzione ufficiale e parla di una sua grande vittoria. In base alle sue affermazioni, avrebbe inflitto gravi perdite umane e materiali ai nemici e subito la perdita di soli otto combattenti. In questo clima, stenta a decollare l'accordo tra il governo federale di transizione somalo e l'opposizione, che lo scorso 9 giugno a Gibuti hanno concordato un calendario per avviare la riconciliazione, che pare preveda anche un cessate il fuoco entro il 10 luglio. Ma le forze integraliste islamiche, molto radicate sul territorio, rifiutano ogni compromesso.
(Rai24news, 04/07/2008)
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Zimbabwe - 7 deputati dell’opposizione ricercati dalla polizia
(Vita, 04/07/2008)
Proprio oggi il Times ha reso noto che il governo di Mugabe sta preparando un piano per incriminare i parlamentari avversari e indire nuove elezioni». Sette esponenti dell’opposizione, eletti in parlamento il 29 Marzo, sono stati inseriti nella lista dei ricercati. Lo ha riferito Wayne Bvudzijena, portavoce della polizia dello Zimbabwe. Stando alle parole di Bvudzijena i politici sono accusati di crimini legati agli scontri che hanno anticipato il ballottaggio presidenziale del 27 Giugno e che vanno dall’incitamento alla pubblica violenza al tentativo di omicidio. La notizia arriva proprio nel giorno in cui il Times ha annunciato che il governo del dittatore Mugabe sta preparando un piano per incriminare buona parte dei parlamentari del MDC, partito di maggioranza nel Parlamento. Lo scopo sarebbe quello di far perdere loro la carica di deputati, per portare il paese a nuove elezioni suppletive, più facili da vincere. Luke Tamborinyoka, dell’MDC, ha affermato che «questo governo non è serio quando parla di colloqui. Come facciamo a sedere al tavolo negoziale se metà della nostra leadership è in fuga o sotto custodia della polizia?» «Si tratta» ha spiegato Tamborinyoka «prevalentemente di parlamentari eletti in aree rurali dove gli uomini dello Zanu-Pf hanno messo paura all'elettorato per prepararlo ad elezioni suppletive».
(Vita, 04/07/2008)
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Zimbabwe - Times avverte: «Mugabe pronto a colpo di mano » (Vita, 04/07/2008)
Il presidente dello Zimbabwe Robert Mugabe punterebbe a «cancellare» dal parlamento il Movimento per il Cambiamento Democratico (MDC), il partito che fa capo al suo rivale, Morgan Tsvangirai, e che uscito vincitore dalle elezioni del 29 Marzo. Lo scrive oggi il Times, secondo il quale Mugabe ed i suoi, pur di ottenere il controllo del parlamento - sarebbero disposti ad assassinare o rendere inoffensivi, calunniandoli attraverso false accuse penali, decine di parlamentari dell'opposizione. Secondo le indiscrezioni uscite da una riunione del Joint Operation Command, struttura di sicurezza composta da generali delle forze armate, alti funzionari dei servizi segreti e delle carceri e i leader del partito di maggioranza, è in moto una vera e propria strategia per allontanare dal potere i parlamentare avversari. L’obiettivo sarebbe quello di arrivare a elezioni suppletive che lo Zanu-Pf, il gruppo del presidente, dovrebbe vincere a mani basse. «Stiamo cominciando a vedere emergere uno schema», ha spiegato Nelson Chamisa, portavoce MDC. Dieci parlamentari dell'opposizione sono stati arrestati nelle ultime settimane con l'accusa di aver preso parte a violenze elettorali. Un altro, Thamsanqa Mahlangu, è in coma dopo essere stato attaccato dai miliziani dello Zanu-Pf prima di parlare ad un comizio. Per il Times la magistratura corrotta riconoscerebbe subito come fondate le false accuse penali; si parla di aggressione, furto e stupro. Questo porterebbe ad un’immediata perdita dei propri seggi per i parlamentari.
(Vita, 04/07/2008)
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Zimbabwe – Usa preparano risoluzione ONU che prende di mira Mugabe e 11 suoi collaboratori
(Fides, 04/07/2008)
Aumentano le pressioni dei Paesi occidentali nei confronti del Presidente dello Zimbabwe, Robert Mugabe. Gli Stati Uniti hanno presentato una proposta di risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per imporre sanzioni contro 12 personalità del regime africano e per bloccare la fornitura di armi al Paese. Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia, tre membri permanenti del Consiglio di Scurezza delle Nazioni Unite, stanno conducendo una forte azione diplomatica per convincere gli altri componenti del Consiglio, in particolare gli altri due membri permanenti, Russia e Cina, ad adottare una linea più dura nei confronti di Mugabe. Il Premier britannico, Gordon Brown, ha addirittura affermato di prendere in considerazione l'invio di una forza di pace internazionale nello Zimbabwe per proteggere la popolazione dalle violenze del regime di Mugabe e dei suoi sostenitori. In cambio del sostegno cinese e russo nello Zimbabwe, le potenze occidentali sarebbero disposte ad offrire delle contropartite in altre aree del mondo. Un'eventuale risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell'ONU costringerebbe i Paesi vicini allo Zimbabwe, incluso il Sud Africa, a interrompere o a ridurre le relazioni diplomatiche ed i legami commerciali con lo Zimbabwe . Questo aggraverebbe ulteriormente le carenze di carburante, di elettricità e di altre beni di estrema importanza che lo Zimbabwe importa dall'estero.
Lo Zimbabwe è già sottoposto a forti pressioni da parte di alcuni dei suoi vicini, in particolare Botswana e Zambia. Il Mozambico finora non è intervenuto e si è limitato ad osservare gli eventi, mentre l'Angola sta gradualmente spostando la propria posizione sullo Zimbabwe a causa delle pressioni da parte dei Paesi occidentali che hanno notevoli investimenti nel paese. Il progetto di risoluzione presentato dagli Stati Uniti, prevede di imporre il divieto di viaggio in tutto il mondo e il congelamento dei beni di Mugabe, del suo portavoce George Charamba, del Governatore della Reserve Bank Gideon Gono, del Ministro della Giustizia Patrick Chinamasa, e del Ministro per il Rural Housing Emmerson Mnangagwa, oltre che di alte cariche delle forze armate e dei servizi di sicurezza. La risoluzione prevede anche l'imposizione di un embargo sulla vendita di armi al Paese. Nel frattempo oltre 200 persone si sono accampate di fronte all'Ambasciata statunitense di Harare per cercarvi rifugio, affermando di essere vittime delle persecuzioni politiche del regime.
(L.M.) (Fides,
04/07/2008)
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Zimbabwe - Merkel favorevole a verificare altre sanzioni (Alice/Apcom, 04/07/2008)
Il cancelliere tedesco Angela Merkel si è detta favorevole ad aumentare la pressione sul regime del presidente dello Zimbabwe, Robert Mugabe. "Ci occuperemo ora del tema all'interno della Ue e verificheremo possibili sanzioni, come ad esempio restrizioni sui viaggi per i membri del regime di Mugabe", ha detto Merkel in un'intervista alla Associated Press. La situazione nel Paese africano sarà uno dei dossier sul tavolo del vertice del G8, che si apre lunedì in Giappone. Secondo fonti della delegazione tedesca, ci sarà probabilmente anche una dichiarazione a parte sullo Zimbabwe. "Affronteremo questo tema anche coi Paesi africani ospiti del vertice", ha annunciato Merkel. Gli Stati del G8, ha aggiunto, concordano sul fatto che "le elezioni non sono state legittime" e ciò verrà chiarito anche nella dichiarazione dei capi di Stato e di governo del G8. La cancelliera ha anche ricordato la decisione di un'azienda tedesca, Giesecke & Devrient, di bloccare con effetto immediato le spedizioni in Zimbabwe degli speciali fogli usati per la stampa delle banconote. Al G8 sono stati invitati anche diversi Paesi africani, tra cui il Sudafrica.
(Alice/Apcom,
04/07/2008)
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Zimbabwe - 103 morti da fine marzo e, secondo opposizione, 5 mila dispersi
(Ansa, 04/07/2008)
Le violenze scatenate nello Zimbabwe dopo le elezioni del 29 marzo scorso hanno fatto 103 morti tra i sostenitori dell'opposizione. Altre 5 mila risultano disperse dopo essere state rapite da militanti dello Zanu-Pf, il partito del presidente Robert Mugabe. E' quanto sostiene il 'Movimento per il cambiamento democratico' (Mdc), il principale partito di opposizione, secondo il quale circa 1.500 suoi attivisti sono in carcere per asserite violenze politiche.
(Ansa,
04/07/2008)
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Zimbabwe - Mugabe: opposizione abbandoni pretese di governare (Reuters/Yahoo, 04/07/2008)
Il presidente dello Zimbabwe, Robert Mugabe, rimasto indifferente alle condanne della comunità internazionale sulla sua rielezione, oggi ha detto che l'opposizione deve abbandonare qualsiasi pretesa di governare e accettarlo come legittimo capo del paese. Mugabe ha lanciato il suo avvertimento all'opposizione rientrando dal summit dell'Unione africana, dove era stato duramente criticato e gli era stato chiesto di negoziare la formazione di un governo di unità nazionale con il leader dell'opposizione, Morgan Tsvangirai. Il neo presidente dello Zimbabwe, al potere dal 1980, ha detto oggi davanti ad una folla di sostenitori che lo ha accolto all'aeroporto: "Tsvangirai e il suo gruppo devono smetterla di reclamare (il potere) ... Siamo aperti al dialogo ma la realtà va accettata ... il presidente della repubblica dello Zimbabwe sono io". Mugabe è stato rieletto il 27 giugno in un'elezione boicottata da Tsvangirai a causa della violenta campagna elettorale che, secondo lui, ha reso impossibile la celebrazione di un voto libero. Il Movimento per un cambiamento democratico (Mdc) diTsvangirai ha detto oggi che il giro di vite imposto dalle milizie di Mugabe prima e dopo il voto del mese scorso è costato la vita a 103 attivisti, mentre 1.500 persone sono state imprigionate. Mentre Mugabe rientrava in patria, il vicino Botswana ha chiesto alla Comunità per lo sviluppo degli stati dell'Africa meridionale, che sta mediando la crisi in Zimbabwe, di non riconoscere l'elezione del neo-presidente. Il Botswana è stato uno dei paesi che ha più apertamente criticato l'84enne ex eroe di liberazione, che è rimasto però indifferente alle condanne e oggi ha messo in guardia le nazioni confinanti dal provocare un conflitto regionale. "Se c'è qualcuno che vuole combatterci, gli consiglio di pensarci due volte. Non volgiamo combattere nessun vicino. Siamo un paese pacifico, ma se c'è ... un paese confinante che spinge per combattere, avrà pane per i suoi denti", ha detto Mugabe. Tsvangirai ha rifiutato fino ad oggi di entrare in trattativa con Mugabe ponendo come condizione che quest'ultimo rinunci alla violenza. Il leader dell'Mdc sostiene che il partito Zanu-Pf al potere debba riconoscerlo come legittimo vincitore delle elezioni, dopo che nel primo turno delle presidenziali aveva battuto Mugabe. L'Mdc dice che neanche un membro dello Zanu-Pf è ancora stato arrestato, nonostante il chiaro supporto prestato alle violenze avvenute durante la campagna elettorale. Fra i fermati con l'accusa di aver sobillato le violenze dell'ultimo periodo ci sono però 20 parlamentari dell'opposizione o candidati dell'Mdc. "Il regime non può chiedere di aprire un dialogo quando ci sta facendo la guerra in tutto il paese", ha dichiarato l'Mdc. - MacDonald Dzirutwe
(Reuters/Yahoo, 04/07/2008)
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Zimbabwe - L'uso politico degli aiuti (il manifesto, 04/07/2008)
Secondo organizzazioni della società civile zimbabwese, tra queste Restoration of Human Right (Rohr) fondata nel 2006, sono circa sei milioni - oltre un terzo della popolazione - le persone che nel paese africano devono affidarsi agli aiuti alimentari. Eppure da oltre un mese molte province dello Zimbabwe non vengono più raggiunge dai camion degli aiuti umanitari gestiti dal Pam (il Programma per l'alimentazione dell'Onu) e da organizzazioni non governative (in particolare Care International e World Vision). Si tratta di aree rurali inaridite dalla siccità, la cui popolazione negli ultimi cinque anni è sopravvissuta proprio grazie all'assistenza umanitaria che, tutti i mesi, riforniva ogni famiglia di 50 chili di mais, 25 di orzo, due litri di olio per cucinare, 5 chili di fagioli e mezzo chilo di sale. Ma dal 3 giugno non è più così, da quando il governo di Robert Mugabe, attraverso un comunicato del suo ministro ai servizi pubblici, lavoro e welfare Nicholas Goche, proibisce alle organizzazioni umanitarie di operare nelle aree rurali del paese perché, secondo quando riportato sul quotidiano filogovernativo The Herald, le ong utilizzano l'assistenza alimentare per immischiarsi in fatti politici interni del paese. Alcune di loro, secondo Goche, hanno strumentalizzato la sofferenza dei zimbabwesi per dare il proprio contributo alla campagna elettorale dell'opposizione, a volte anche appoggiando direttamente il leader del Movimento per il cambiamento democratico (Mdc) Morgan Tsvangirai - rivale di Mubage e della sua Unione nazionale di Zimbabwe-Fronte patriottico (Zanu-Pf) -, nel ballottaggio per le elezioni presidenziali del prossimo 27 giugno. Per il governo di Mugabe non è vero che nelle aree rurali del paese si muoia di fame, perché da quando il governo gestisce l'intera distribuzione di alimenti attraverso «le sue strutture», la situazione sarebbe molto migliorata. Le sue strutture sarebbero i veterani di guerra, i miliziani, i capi comunitari e potentati locali che, secondo il portavoce dell'Mdc Nelson Chamisa, sono percepiti dalla maggior parte della popolazione come collaboratori dello Zanu-Pf. In pratica gli alimenti verrebbero ora distribuiti solo ai simpatizzanti di Mugabe e chi vuol mangiare deve ripudiare la sua appartenenza al Movimento per il cambiamento democratico. Oppure abbandonare la propria casa prima che venga bruciata dai miliziani dello Zanu-Pf.
Rigetta le accuse espresse dal governo Mugabe l'associazione Nango, una sorta di coordinamento tra ong nazionali e internazionali operanti in Zimbabwe, che attraverso il suo portavoce Fambai Ngirande ricorda che le organizzazioni hanno un codice di condotta che impedisce loro di partecipare ad attività politiche, che il divieto imposto sta lasciando migliaia di persone senza alcune fonte di alimenti e altrettante, sieropositive all'Hiv, senza i farmaci retrovirali. Per Ngirande la risoluzione Goche infrange il diritto internazionale umanitario, in un paese come lo Zimbabwe, incapace di sfamare la propria popolazione. D'accordo anche il vicepresidente del Rohr, Stendrick Zvorwadza, che ritiene illegale il divieto imposto in momenti in cui la popolazione dello Zimbabwe ha più bisogno che mai di assistenza umanitaria. La sua unità finalità è quella di soffocare le voci dei dissidenti. Da aggiungere a tutto questo una nota dell'ong Care International la quale denuncia che da quando vige il divieto, la ong ha dovuto sospendere oltre 300 suoi operatori locali attivi nelle province di Bikita, Chivi, Mberengwa, Gutu, Shurugwi e Zaka. -
Marina Zenobio (il manifesto,
04/07/2008)
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03 Luglio 2008
Africa - G8 - Brown contro altri leader: "tradiscono" l'Africa (Indepedent) (Apcom, 03/07/2008)
Al prossimo vertice del G8 in Giappone, il premier britannico Gordon Brown contesterà ai leader degli otto grandi il mancato rispetto degli impegni assunti al summit del 2005 di Gleneagles, in Scozia, per aumentare gli aiuti al continente africano. Stando a quanto scrive oggi l'Independent, Brown concorda con il monito lanciato ieri dal cantante irlandese Bob Geldof sulla necessità di rafforzare il sostegno ai Paesi africani più poveri, alla luce della crisi economica globale, ed entrambi temono che Giappone, Francia, Italia e Canada possono addurre questa crisi come scusa per non versare gli aiuti promessi. Un primo allarme su una possibile marcia indietro dei leader del G8 sugli aiuti all'Africa è stato lanciato lunedì scorso dal Financial Times, pubblicando la bozza del comunicato conclusivo del summit, in cui i leader del G8 affermano di voler rispettare "i nostri impegni per l'aiuto allo sviluppo assunti a Gleneagles", ma senza indicare la cifra dei 25 miliardi di dollari l'anno entro il 2010. Secondo l'Independent, Brown chiederà di modificare il testo, facendo leva anche sulla crescente influenza della Cina nel continente africano. "Il premier vuole che il G8 assuma un impegno forte su quanto è stato deciso a Gleneagles, non solo che lo ribadisca - ha detto una fonte di Downing Street - sarebbe molto stupido abbandonare l'Africa a causa della crisi economica, un enorme errore strategico per risparmiare una piccola somma di denaro. Se noi investiamo nell'agricoltura africana, riusciamo a ridurre i prezzi dei generi alimentari. Metà del cibo prodotto marcisce prima di arrivare al mercato. Potrebbe diventare il granaio del mondo". Il premier britannico presenterà un piano in quattro punti al G8, che prevede un ulteriore finanziamento di 60 miliardi di dollari per la sanità nei Paesi in via di sviluppo, ulteriori finanziamenti per garantire l'accesso all'istruzione ai 72 milioni di bambini che oggi non vanno a scuola e un pacchetto di aiuti contro la crisi alimentare. Lo scorso 16 giugno, è stato l'Africa Progress Panel, presieduto dall'ex Segretario generale dell'Onu Kofi Annan, a denunciare "l'improbabile realizzazione dell'impegno del G8 di raddoppiare gli aiuti all'Africa entro il 2010", indicando in 40 miliardi di dollari la cifra mancante. Due giorni dopo, è stata l'organizzazione umanitaria One, che vede in prima fila i cantanti irlandesi Bono Vox e Geldof, a precisare come i Paesi del G8 abbiano garantito finora solo il 14% degli aiuti promessi, pari a 3 miliardi di dollari dei 22 annunciati. Solo Germania, Regno Unito e Stati Uniti hanno rispettato finora gli impegni; l'Italia è il Paese con i maggiori ritardi nei pagamenti rispetto alla tabella di marcia decisa a Gleneagles. (Apcom,
03/07/2008)
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Africa – G8 - MSF chiede impegno per salvare bambini denutriti (Alice/Apcom, 03/07/2008)
Medici Senza Frontiere (MSF) ha chiesto oggi ai leader del G8 che si riuniranno la prossima settimana in Giappone di prendere decisioni coraggiose per finanziare adeguatamente gli aiuti alimentari e i programmi nutrizionali diretti ai bambini piccoli. Di fronte a una crisi quale la malnutrizione, che ogni anno è concausa della morte di un numero di bambini che oscilla tra i 3 e i 5 milioni, i leader del G8 devono impegnarsi a fornire i fondi necessari a sviluppare strategie nuove ed efficaci per combattere la malnutrizione. "C'è un bisogno urgente di agire immediatamente per incrementare le cure per i bambini che sono più a rischio di morire di malnutrizione", afferma la dottoressa Susan Shepherd, nutrizionista per la Campagna di MSF per l'Accesso ai Farmaci Essenziali. "Il 95% dei bambini colpiti dalla forma più grave di malnutrizione non ricevono cure adeguate. I leader del G8 possono intraprendere azioni immediate per fornire ai bambini queste cure salva-vita".
Le Nazioni Unite stimano che saranno necessari 8 miliardi di dollari ogni anno per finanziare strategie nutrizionali di vasta portata per i bambini e le donne in 100 milioni di famiglie a rischio. Di questi, un miliardo e mezzo di dollari sono necessari per curare quei bambini più a rischio di morte per la forma più severa di malnutrizione. I leader del G8 devono garantire che i paesi colpiti possano incrementare i loro programmi di lotta alla malnutrizione e sapere che alimenti ad alto contenuto nutritivo e pronti all'uso saranno resi loro disponibili gratuitamente. MSF assiste a livelli di malnutrizione in crescita nei suoi progetti in molti dei punti caldi del pianeta, tra cui l'Etiopia e il Niger. Il cosiddetto "hunger gap" (intervallo della fame), ovvero il periodo compreso tra due raccolti, esacerbato dalla siccità, ha provocato livelli elevati di malnutrizione. In Etiopia, MSF ha preso in carico oltre 6500 bambini gravemente malnutriti da metà maggio nelle regioni dell'Oromiya e in quella nota come Nazioni, Nazionalità e Popoli del Sud (SNNPR - Southern Nation Nationalities and People's Region).
La malnutrizione è un'emergenza cronica che viene esacerbata dall'aumento dei prezzi del cibo. Quando i prezzi del cibo sono elevati, le famiglie povere sono costrette a rinunciare ad alimenti cari di origine animale come i latticini, le uova e la carne. Ma questi alimenti sono essenziali per assicurare che i bambini piccoli crescano correttamente e siano in grado di difendersi dalle malattie. (Alice/Apcom, 03/07/2008)
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Algeria - Sei mesi di carcere a due algerini convertiti (il Giornale, 03/07/2008)
Sono stati condannati a 6 mesi di carcere, con la condizionale, i due cittadini algerini convertiti al cristianesimo ed accusati di aver fatto proselitismo in favore della loro nuova fede. Secondo quanto riferisce la Tv satellitare al Arabiya la sentenza, che è la seconda emanata da un tribunale algerino nei confronti di Rashid Saghir e Jalal Dahmani, è stata resa nota solo ieri sera a Tismasilt. Anche in occasione della condanna precedente i due hanno potuto evitare l’arresto immediato pagando una cauzione. I due cristiani algerini fanno sapere che faranno ricorso in appello perché "non abbiamo vergogna della nostra nuova fede". La sentenza è stata subito condannata dal capo delle chiese protestanti algerine, Mustafa Karim, secondo il quale nel paese africano "si condannano delle persone per le loro convinzioni religiose". Sebbene la costituzione algerina preveda la libertà religiosa, una legge emanata nel 2006 pone delle restrizione alla sua pratica e ne vieta la propaganda. Il governo ha accusato i protestanti e gli evangelici di condurre una intensa campagna missionaria nel loro paese cercando di convertire la popolazione. Si ritiene che siano circa 10 mila i cristiani in Algeria che ha una popolazione di 33 milioni di persone. (il Giornale, 03/07/2008)
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Algeria - Cresce il numero dei morti causati dalla ribellione islamica (Peacereporter, 03/07/2008)
Il bilancio dei morti del conflitto in Algeria è raddoppiato: dai 15 morti di maggio ai 27 di giugno. Nel mese di giugno sono morti 16 membri delle forze del governo, tre civili, un ingegnere francese e sette ribelli islamici. Nel mese di maggio: sei soldati sono rimasti uccisi quando il loro convoglio è stato colpito da una bomba nel villaggio di Cap Djinet, a 40 chilometri da Algeri; un ingegnere francese, che lavorava per la compagnia Razel, e il suo autista algerino sono morti nella provincia di Bourmerdes; tre paramilitari e una guardia municipale in un agguato nella provincia di Jijel. A fine giugno i ribelli integralisti hanno fatto eplodere due bombe uccidendo due soldati e ferendone undici nella provincia di Tizi Ouzou. (Peacereporter,
03/07/2008)
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Angola - Varato un piano per aumentare la produzione petrolifera; Nigeria sconta l'azione della guerriglia (Fides, 03/07/2008)
Mentre il prezzo del greggio vola ad oltre 145 dollari al barile, l'Angola annuncia un piano per aumentare la propria produzione petrolifera nei prossimi 5 anni. "Investiremo 100 miliardi di dollari in 5 anni" ha affermato Manuel Vincente, Presidente della Compagnia petrolifera nazionale, Senagol, al XIX Congresso Mondiale sul petrolio in corso a Madrid. Vincente ha anche annunciato che nei prossimi 10 anni verranno scavati ulteriori 100 pozzi di petrolio per compensare quelli più vecchi che sono in via di esaurimento.
L'Angola, con 1,9 milioni di barili al giorno, è il primo produttore petrolifero africano davanti alla Nigeria, e con i nuovi investimenti si aggiungeranno altri 100mila barili al giorno, portando la produzione giornaliera a 2 milioni. L'Angola si è inoltre impegnata a proporsi come ago della bilancia tra l'OPEC (l'organizzazione dei Paesi produttori di petrolio) e i Paesi acquirenti. Il Ministro angolano del petrolio ha infatti dichiarato che "l'Angola continuerà a sostenere ogni sforzo per stabilizzare i prezzi del greggio, bilanciando il suo impegno con l'OPEC".
Il sorpasso dell'Angola sulla Nigeria come primo produttore di petrolio è dovuto a motivi di carattere politico. La situazione angolana si è stabilizzata dopo la conclusione della ventennale guerra civile nel 2002. La Nigeria invece sconta l'instabilità nella regione del delta del Niger dove sono concentrate la maggior parte delle sue riserve di petrolio. Secondo gli esperti, la Nigeria ha un potenziale di produzione petrolifera superiore a quello dell'Angola, ma fino a quando non si avranno condizioni più stabili le compagnie petrolifere internazionali non effettueranno i massicci investimenti necessari per sfruttare le riserve ancora non toccate. La maggior parte del potenziale petrolifero non sfruttato sia dell'Angola sia della Nigeria si trova infatti in giacimenti off-shore profondi, spesso in alto mare, che necessitano di costose attrezzature per essere raggiunti e sfruttati. Il recente attacco dei guerriglieri del MEND (Movimento per l'Emancipazione del Delta del Niger) ad una installazione petrolifera a più di 120 chilometri dalla costa nigeriana, ha creato allarme tra gli operatori perché ha dimostrato che nemmeno le piattaforme più lontane dalla costa sono al sicuro dalle incursioni della guerriglia e dei criminali comuni. Si calcola che la Nigeria perda 84 milioni di dollari al giorno a causa dei mancati introiti petroliferi provocati dalle attività della guerriglia. Il rallentamento della produzione nigeriana crea inoltre forti tensioni sui mercati speculativi del greggio contribuendo a innalzarne il prezzo. Le attività del MEND si sono intensificate da quando un suo alto esponente, Henry Okah, è stato estradato dall'Angola in Nigeria. (L.M.) (Fides,
03/07/2008)
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Botswana – Truppe schierate al confine con lo Zimbabwe (Fides, 03/07/2008)
Mentre si complica la crisi nello Zimbabwe, il Botswana, Paese confinante, decide di schierare il proprio esercito alla frontiera per respingere qualsiasi attacco militare che potrebbe esplodere a causa di disordini politici e delle tensioni che agitano lo Zimbabwe. Secondo quanto riferisce un quotidiano del Botswana, il Sunday Standard, le truppe che sono state schierate nella zona di frontiera sono dotate di artiglieria pesante. Il Ministro della Difesa del Botswana, il generale di brigata Dikgakgamatso Seretse,ha affermato che il dispiegamento dell'esercito alla frontiera con lo Zimbabwe "è un argomento molto delicato, quindi, non posso né confermare né negare qualsiasi dispiegamento di soldati lungo la frontiera tra Botswana e Zimbabwe". La scorsa settimana il Botswana aveva rilasciato delle dure dichiarazioni nei confronti del regime del Presidente zimbabwano Robert Mugabe, affermando che avrebbe preso dei provvedimenti non specificati se la Southern Africa Development Community (SADC) e l'Unione Africana non avessero condannato il governo di Mugabe.
Nel Vertice dei Capi di Stato e di governo dell'Unione Africana di Sharm el Sheik, in Egitto, è stata approvata all'unanimità una risoluzione che chiede la formazione di un governo di unità nazionale con la partecipazione dell'opposizione guidata da Morgan Tsvangirai (vedi Fides 2/7/2008). Tsvangirai, ha però respinto l'ipotesi di un governo di unità nazionale, che di fatto sarebbe stato sotto l'egida Mugabe. Tsvangirai si è detto disponibile a un negoziato che garantisca un periodo di transizione che porti a nuove elezioni, ed in cui il peso delle rappresentanze sia basato sui risultati del primo turno elettorale, del 29 marzo, nel quale il suo partito, il Movimento per il Cambiamento Democratico ha conquistato la maggioranza in Parlamento e lui ha ufficialmente sfiorato il 50 per cento dei voti che gli avrebbe permesso di essere eletto subito.
Appare sempre più evidente una spaccatura all'interno dell'Unione Africana e soprattutto tra i membri della SADC. Da una parte vi sono coloro che continuano ad appoggiare Mugabe, come Mbeki e il Presidente del Gabon, Omar Bongo, e dall'altro vi sono coloro che premono per una linea dura nei confronti del Presidente zimbabwano. Tra questi vi sono oltre alla dirigenza del Bostwana, il Presidente dello Zambia, Levy Mwanawasa, che però secondo quanto riferisce una radio sudafricana sarebbe deceduto oggi, 3 luglio, a Parigi a seguito di un attacco cardiaco che l'aveva colpito al Vertice dell'Unione Africana in Egitto. Una notizia che non è stata ancora confermata dal governo di Lusaka. (L.M) (Fides,
03/07/2008)
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Egitto - Poliziotti formati a contrastare lo sciismo (Peacereporter, 03/07/2008)
Il ministro dell'Interno egiziano ha chiesto agli Ulema dell'università islamica di al-Azhar di formare gli agenti di polizia sulle teorie sciite, per contrastare la diffusione di questa corrente islamica nel paese, che è a maggioranza sunnita. Il progetto "rientra nell'ambito della lotta contro i tentativi di infiltrazione della dottrina sciita nella società egiziana sunnita" ha detto Abdel Munim al-Bari, docente di cultura islamica alla facoltà di Dawa. (Peacereporter,
03/07/2008)
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Etiopia - Approvata nuova legge sulla stampa (Misna, 03/07/2008)
Una nuova legge sull’informazione è stata approvata dalla maggioranza parlamentare che sostiene il governo del primo ministro dell’Etiopia, Meles Zenawi. Il nuovo testo, secondo le sintesi e i resoconti diffusi dalla stampa etiopica (particolarmente vicina al governo), abolirebbe la censura su giornali ed emittenti radiotelevisive private, eliminando anche l’articolo, presente nel precedente testo, che consentiva la detenzione dei giornalisti. La nuova legge, presentata da Addis Abeba come un sostanziale passo in avanti verso una maggiore libertà d’informazione, è stata però criticata dall’opposizione. La minoranza, contraria al provvedimento, sostiene infatti che i magistrati potranno ancora bloccare le pubblicazioni sgradite al governo con il pretesto della “sicurezza nazionale”. Alla guida del Fronte rivoluzionario democratico del popolo etiopico (Eprdf), Zenawi è accusato dall’opposizione di usare metodi dittatoriali: alle elezioni politiche del 2005 seguì l’assassinio di quasi 200 attivisti e il fermo di un numero mai chiarito di esponenti dei partiti anti-governativi. [ VG] (Misna,03/07/2008)
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Nigeria - Il capo dei ribelli del Mend verrà processato pubblicamente (Peacereporter, 03/07/2008)
Henry Okah, uno dei comandanti del Mend (Movimento per l'Emancipazione del Delta del Niger), ha ottenuto che il suo processo per tradimento si tenga pubblicamente e non a porte chiuse, come era stato deciso in precedenza per motivi di sicurezza nazionale. Il tribunale della città di Jos pensa così di placare gli animi degli uomini di Okah. Il Mend, da quando ha cominciato la sua campagna di sabotaggio contro i pozzi petroliferi del Delta, ha causato un rallentamento della produzione e una diminuzione fino a un quinto rispetto al normale gettito. (Peacereporter,03/07/2008)
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R.D. Congo - Ex vicepresidente Bemba trasferito a corte penale internazionale (Asca-Afp, 03/07/2008)
L'ex vicepresidente congolese Jean-Pierre Bemba, arrestato a fine maggio in Belgio, sta venendo trasferito alla Corte penale internazionale (Cpi) de L'Aja, che vuole processarlo per crimini commessi nella Repubblica Centrafricana. Lo ha riferito all'Afp una fonte vicina al dossier. ''Ha lasciato il carcere'' di Saint-Gilles (nella zona sud-occidentale di Bruxelles), dove era detenuto, per essere portato a L'Aja, ha spiegato questa fonte vicina alle autorita' belghe. Ex capo dei ribelli e vicepresidente della Repubblica democratica del Congo durante la transizione politica in questo Paese dell'Africa centrale, Bemba e' accusato dal Cpi di crimini di guerra e di crimini contro l'umanita', tra cui stupri e omicidi, compiuti dai suoi uomini nella Repubblica Centrafricana nel 2002 e nel 2003. Martedi', la Corte di cassazione belga aveva aperto aperto la strada al suo trasferimento al Cpi, respingendo il ricorso presentato dagli avvocati di Bemba contro la sua carcerazione in Belgio. (Piu'Europa). (Asca-Afp,
03/07/2008)
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R.D.Congo - Vaiolo delle scimmie, 22 decessi nell’est (Misna, 03/07/2008)
Il ‘Monkey pox’ (vaiolo delle scimmie) una malattia che l’organizzazione mondiale della sanità riteneva debellata, ma di cui dagli anni Ottanta si sono verificati focolai in Repubblica Democratica del Congo, ha contagiato 470 persone, causando 22 morti dall’inizio dell’anno. Lo ha riferito il portavoce dell’ufficio di sorveglianza epidemiologica della provincia di Mbandaka (est). Le zone più colpite, hanno precisato fonti mediche, sarebbero quelle di Lingomo, con 63 casi e quella di Boende, con 42. I medici ritengono che a causare la diffusione della malattia tra la popolazione sia la consumazione di carne di scimmia e scoiattolo, poiché il virus si trasmette dagli animali all’uomo. “L’epidemia ha avuto inizio nella zona di Tshuapa e si è propagata in tuta la provincia – ha detto August Makaya, esperto epidemiologo della regione – ma altri casi sono stati rintracciati di recente in Befale e Mopono”. Appelli sono stati diffusi alla popolazione per l’identificazione dei primi sintomi e per invitare le persone ad attenersi alle norme di profilassi. [AdL] (Misna,
03/07/2008)
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Somalia – Da “Ayuub” una lezione al mondo (Vita, 03/07/2008)
Mentre i grandi misurano tutta la loro impotenza nell’affrontare le emergenze del mondo (vedi l’inutile teatrino del G8 giapponese) ci sono dei piccoli che muovono il mondo. La consegna del premio internazionale Alexander Langer al villaggio somalo “Ayuub” avverrà lo stesso, domani, a Bolzano, nonostante il rapimento dei quattro cooperanti di Water for life ("Acqua per la vita") avvenuto ad Afgoye, in Somalia, lunedì scorso. I quattro rapiti si stavano recando all'areoporto di Mogadiscio proprio per venire in Italia a ritirare il premio. Al posto loro lo faranno la figlia di Faaduma Suldaan Abdirahman, l'unica donna rapita del gruppo, in arrivo questa sera a Trento da Londra, e Aden Adero Ali Nur, il direttore del progetto, che lunedì è scampato al rapimento perché aveva raggiunto Mogadiscio su un' altra vettura. A riferire la notizia a Vita è don Elio Sommavilla, il sacerdote trentino e docente di geologia, fondatore insieme alla somala Mana Suldaan Abdirahman, morta lo scorso dicembre, del villaggio di "Ayuub" che si trova alle porte di Merca, in Somalia. «Il villaggio di Ayuub continua a segnalare la possibilità, per le donne e gli uomini di buona volontà, di mantenere aperta la speranza di pace e di fraternità anche nelle condizioni più estreme: nonostante la guerra, contro la guerra» si legge nel comunicato di motivazione del premio della Fondazione Alexander Langer. – Leggi l'editoriale di Giuseppe Frangi (Vita,
03/07/2008)
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Zambia - Smentita la notizia delle morte presidente, data da una radio sudafricana (Ansa, 03/07/2008)
Annunciata da una radio sudafricana, la morte del presidente dello Zambia Levy Mwanawasa e'stata subito smentita dal n.2 del paese africano. Mwanawasa, 59 anni, era stato ricoverato domenica a Sharm el-Sheikh dopo essere stato colpito da ictus prima del vertice dell'Ua. Era poi stato trasferito a Parigi dove, secondo l'emittente sudafricana Talk Radio 202, sarebbe morto stamane. Ma il vicepresidente Rupiah Banda ha smentito la notizia: 'Il presidente ha avuto una notte soddisfacente'. (Ansa,
03/07/2008)
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Zimbabwe – 200 oppositori al regime di Mugabe in ambasciata Usa (Ansa, 03/07/2008)
Circa 200 persone hanno chiesto rifugio nell'ambasciata Usa nello Zimbabwe. Lo riferiscono i media statunitensi. L'edificio dell'ambasciata e' circondato da agenti di polizia dello Zimbabwe. Secondo l'ambasciatore James Mcgee si tratta di oppositori al regime del presidente Robert Mugabe. Il personale dell'ambasciata, ha detto il diplomatico in interviste telefoniche con i media Usa, e' in contatto con organizzazioni umanitarie per trovare una sistemazione al gruppo. (Ansa, 03/07/2008)
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Zimbabwe - Michel: governo legittimo solo con leader opposizione (Alice/Apcom, 03/07/2008)
Sullo Zimbabwe l'Ue conferma la sua posizione: Morgan Tsvangirai, il leader del partito Mdc e principale oppositore del presidente Robert Mugabe, dovrà partecipare con un ruolo di leader in un governo di unità nazionale, e nessuna legittimità verrà riconosciuta a qualunque altra alternativa. Lo ha detto, oggi a Bruxelles, a margine di una conferenza stampa al parlamento europeo, il commissario Ue allo Sviluppo, Louis Michel, che ha riferito di non avere conferme dirette di una decisione del leader del Mdc di non voler partecipare all'Esecutivo di emergenza. "La sola alternativa è che Tsvangirai abbia la leadership in un governo di unità nazionale. La parodia del secondo turno, questa farsa ridicola messa in scena dopo che l'opposizioone aveva raccolto il 47% dei voti al primo turno delle presidenziali non dà nessuna legittimità a Mugabe", ha detto Michel. "Noi - ha aggiunto - non vediamo alcuna legittità in un governo di cui non facciano parte Tsvangirai e il suo partito. Non saremo noi a dirgli cosa deve fare, sta a Tsvangirai decidere. Io sono in contatto con lui e l'informazione (che sia contrario a partecipare a un governo di unità nazionale, ndr) non mi è ancora arrivata". Comunque, ha sottolineato il commissario, "la comunità internazionale e la stessa Unione africana non sosterranno uno scenario nel quale Mugabe chiamerebbe al governo una controfigura" del leader dell'opposizione. "Sento parlare, ad esempio del candidato arrivato terzo al primo turno, o di un dissidente del partito di Tsvangirai", ha spiegato Michel, e ha concluso: "Il secondo turno non è legittimo e non corrisponde alla volontà del popolo dello Zimbabwe". (Alice/Apcom,
03/07/2008)
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Zimbabwe - Mugabe è lo specchio dell'Africa (il legno storto, 03/07/2008)
Il leader dell’opposizione Morgan Tsvangirai minacciato e costretto a nascondersi; una popolazione allo sbando anch’essa bersagliata di minacce e violenze e un ballottaggio che si è svolto con un unico contendente, quel Robert Mugabe dittatore sanguinario, padrone e signore della sua regione, sono il triste sunto della situazione odierna. Sdegnato il mondo Occidentale (in primis gli Stati Uniti) che ha condannato un ballottaggio che ha ormai sfinito la popolazione dello Zimbabwe, costretta fra le violenze, a sopravvivere con un' inflazione reale che sfiora i 5milioni%.
Questa volta persino i vicini «amici» africani di Mugabe non hanno potuto tergiversare: l’eroe del Sud America, Nelson Mandela, il presidente dell’Angola, Josè Edoardo Dos Santos ed il presidente della Ua (Unione Africana) Jakaya Kilwete, avevano lanciato appelli scongiurando il dittatore di rimandare le elezioni per poi riorganizzarle libere e democratiche. Parole al vento. Mugabe, da par suo, ha risposto secco che la legge non può essere violata, ma ha di fatto omesso di dichiarare come le regole fossero già state abbondantemente superate e cancellate da anni di soprusi, violenze ed omicidi, al solo scopo di costringere la popolazione a votare per lui.
Dopotutto come è possibile credere agli appelli della Ua, riunita in questi giorni in Egitto, quando essa stessa appare divisa nei confronti del dittatore dell’ex Rhodesia? Parliamoci chiaro, sono ben pochi i leader africani che possono oggi vantare credenziali democratiche per condannare Mugabe: Bongo, presidente del Gabon, protetto dai francesi e al potere da più di quarant’anni; Gheddafi, «signore» della Libia e Mubarak, che guida l’egitto dal 1981, sono solo alcuni esempi che spiegano come un quarto dei presidenti africani siano al potere, nelle loro rispettive regioni, da più di vent’anni. Come potrebbe protestare contro Mugabe una regione come il Sudan, il cui regime, è chiaramente colpevole del genocidio che si sta compiendo in Darfur? Oppure come potrebbe un paese come l’Eritrea, che incarcera i dissidenti, poter anche solo abbozzare una critica verso Mugabe? Oppure la Guinea Equatoriale governata da una vera e propria «monarchia» che addirittura considera i pozzi di petrolio come proprietà personale? Ma soprattutto, come può questo sfortunato continente, dove i regimi odierni hanno di certo le colpe maggiori, poter sperare in aiuti esterni, quando paesi come Francia e Cina (ad esempio la regione cinese estrae il 20% del suo fabbisogno petrolifero dall’Africa) , hanno tutto l’interesse a che la situazione africana rimanga tale perché molto più semplice trattare con una dittatura, piuttosto che con dei governi democratici? (…) - Cristoforo Zervos (il legno storto,
03/07/2008)
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Zimbabwe - Al vaglio Onu il nuovo mediatore da affiancare a Mbeki (Alice/Apcom, 03/07/2008)
Le Nazioni Unite stanno vagliando una lista di personalità africane per individuare un nuovo eventuale mediatore da affiancare al Presidente sudafricano Thabo Mbeki nei negoziati in Zimbabwe. Stando a quanto scrive oggi il quotidiano britannico Times, i possibili mediatori sono l'ex Segretario generale dell'Onu, Kofi Annan, l'ex Presidente nigeriano Olusegun Obasanjo, l'ex Capo di stato del Mozambico Joaquim Chissano e il Presidente del Ghana, John Kufuor. Ieri, il leader dell'opposizione dello Zimbabwe, Morgan Tsvangirai, ha contestato la risoluzione approvata dall'Unione africana (Ua) sulla crisi ad Harare, in cui si chiede a governo e opposizione di avviare un dialogo per formare un esecutivo di unità nazionale e viene confermata la sola mediazione del Sudafrica. Tsvangirai ha chiesto ieri la nomina di un arappresentante Ua che segua le trattative tra le due parti. Secondo fonti diplomatiche, il Segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon, intende discutere la vicenda con Mbeki e con lo stesso Presidente dell'Ua, il leader della Tanzania Jakaya Kikwete, al prossimo vertice del G8 in Giappone. (Alice/Apcom,
03/07/2008)
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02 Luglio 2008
Africa – Fame: Unicef, e' crisi in tutto il Corno d'Africa (Agi/Afp, 02/07/2008)
Siccita', guerre, impennata dei prezzi del cibo e del gasolio stanno mettendo in ginocchio la popolazione in tutto il Corno d'Africa. E soprattutto i bambini. L'Unicef sottolinea che Etiopia e Somalia sono i Paesi piu' colpiti e che alcune zone di Eritrea, Kenya e Uganda sono sull'orlo dell'emergenza umanitaria. "E' tempo di agire ora, per salvare la vita dei bambini, i piu' colpiti", ha avvertito Per Engebak, responsabile Unicef per l'Africa orientale e meridionale. L'agenzia Onu ha riferito che il tasso di malnutrizione in Somalia ha superato il 20 per cento, mentre milioni di persone nella vicina Etiopia sono a rischio denutrizione. Il rapporto si chiude con i dati su Uganda e Kenya, parlando di un netto deterioramento delle condizioni della popolazione e di un milione e duecentomila persone, molte delle quali bambini, la cui sopravvivenza e' legata agli aiuti umanitari. (Agi/Afp,02/07/2008)
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Angola – Un nuovo Kapuscinski: "Ancora un giorno" –Cronache dall’Angola (Alice/Apcom, 02/07/2008)
I giorni più caldi della lotta per l'indipendenza dell'Angola raccontati con lo stile inconfondibile di Ryszard Kapuscinski, il grande reporter polacco scomparso all'inizio del 2007. Per i lettori che hanno amato i suoi libri precedenti, "Ancora un giorno" assomiglierà a un ritorno a casa, perché in queste pagine postume è possibile ritrovare tutto il repertorio classico di Kapuscinski, anche se l'arco temporale della vicenda di cui racconta - alcuni mesi del 1975 in Angola a cavallo della dichiarazione d'indipendenza del Paese africano - è meno ampio rispetto a quello dei reportage che hanno reso celebre il giornalista di Pinsk. Ma la forza di Kapuscinski è nel suo essere testimone diretto, nella sua presenza nel cuore delle vicende, nella sua umanità, che trapela da ogni pagina e offre un senso morale tanto al racconto quanto, forse, alla professione del giornalista.
Edito da Feltrinelli, "Ancora un giorno" fa luce sulle dinamiche estremamente complesse che hanno presieduto alla decolonizzazione e alle lotte di liberazione nazionale dei Paesi africani. Dinamiche nelle quali una parte importante è giocata dall'imprevedibilità, bene esemplificata da uno dei "topos" più ricorrenti nelle cronache di Kapuscinski: il posto di blocco. Il reporter racconta l'angoscia di queste fermate forzate sulle strade spesso deserte dell'Africa: non esistendo eserciti regolari è difficile capire chi sono gli uomini armati che si ha di fronte e una parola sbagliata (per esempio la forma di saluto scelta) può fare la differenza tra l'essere identificati come amici o come nemici, quindi tra la vita e la morte.
Il libro di Kapuscinski, talvolta frammentario come le informazioni che circolavano a Luanda, si regge sulla grande tensione che serpeggia da un capo all'altro del Paese africano e anche su alcune immagini indimenticabili come quella dei quartieri portoghesi della capitale completamente abbandonati, ma dove nessun nero tocca nulla perché sono "cose dei portoghesi". Oppure quella di Carlotta, una soldatessa che fa da scorta al giornalista in un breve e tragico tragitto, e campeggia anche sulla copertina del libro. Sotto queste vicende personali, a volte minime, a volte simboliche, a volte infinitamente tristi, scorre il fiume nero della storia, fatta di fazioni tribali, violentissimi scontri, divisioni e riappacificazioni, fino al momento - veramente "kapuscinskiano" - del discorso del neo presidente Neto raccontato in presa diretta dal reporter, assiepato tra la folla ai piedi del palco.
E la parola chiave di tutto, forse, è "confusao". Il vocabolo portoghese, scrive Kapuscinski, "significa confusione, casino, stato di anarchia e disordine. Confusao è una situazione creata dagli uomini, che però ne hanno perso il controllo e il comando, diventando a loro volta vittime della confusao. Nella parola confusao è insito un certo fatalismo. Uno vuole fare qualcosa e tutto gli si disfa tra le mani". Una sensazione che molti dei protagonisti delle storie raccontate da Kapuscinski sembrano avere conosciuto bene e che assume anche un valore universale nel momento in cui diventa metafora della condizione di tutti gli uomini, non solo degli angolani in lotta per l'indipendenza. E il calore umano con cui descrive le persone che incontra, oltre che il coraggio di stare in prima linea, sono la cifra di un grande reporter che non dimenticava di essere anche un uomo. (Alice/Apcom,
02/07/2008)
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Ciad - Attacco a leader musulmano. Forze di sicurezza uccidono 63 seguaci (Ansa, 02/07/2008)
Le forze di sicurezza del Ciad hanno ucciso 63 allievi di un leader spirituale musulmano che ha minacciato una guerra santa. Lo ha reso noto il ministro della Sicurezza, Bashir. Il governo aveva detto ieri che 12 estremisti e due membri delle forze di sicurezza erano stati uccisi domenica a Kouno, 300 km a sudest di N'Djamena. Fornen