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NOTIZIE  2010

11 Marzo 2010

Africa – Italia: piu' casi discriminazione in spazi pubblici e per Africani (Asca, 11/03/2010)

Africa - A Milano 20° festival del cinema africano (Insideart, 11/03/2010)

Gambia - Critiche per ondata d’arresti eccellenti e “ingiustificati” (Misna, 11/03/2010)

Libia - Caso Gheddafi: Tripoli pone 4 condizioni a normalizzazione rapporti (SwissInfo, 11/03/2010)

Nigeria - Jos: riconciliazione e giustizia in un messaggio consiglio delle chiese (Misna, 11/03/2010)

Nigeria - Strage Jos; salgono a 200 gli arresti, monta rabbia (SwissInfo, 11/03/2010)

R.D. Congo - Ong denunciano: ex-ribelli compiono estorsioni ai danni dei minatori (Peacereporter, 11/03/2010)

Somalia - La morte di migliaia di civili a causa dei combattimenti: un dramma senza fine (Liberoreporter, 11/03/2010)

10 Marzo 2010

Africa - Armi leggere, piaga "taciuta" del continente (Misna, 10/03/2010)

Africa - Nuovo rapporto Unicef-Harvard sui bambini nella riconciliazione post-bellica (Confinionline, 10/03/2010)

Mali - Boniver: incontro incoraggiante con presidente Burkina Faso (Apcom, 10/03/2010)

Mali - Donna liberata:"Trattata bene". Ostaggi spagnoli in buone condizioni (Tgcom, 10/03/2010)

Mali - Fonti Burkina: ostaggio italiano Kabouré ancora prigioniera (Virgilio, 10/03/2010)

Marocco - Aminatou Haidar denuncia manifestazioni (Peacereporter, 10/03/2010)

Nigeria - Strage cristiani a Jos, mercenari da Chad e Niger (Wallstreet/Apcom, 10/03/2010)

Nigeria - Manifestanti ad Abuja: vogliamo vedere il presidente (Apcom, 10/03/2010)

Nigeria - Il capo della polizia smentisce il bilancio di 500 morti e parla di 109 vittime (Peacereporter, 10/03/2010)

R.D. Congo - Terra da depredare: coinvolgimento dei caschi blu alla violazione dei diritti dei civili (Peacereporter, 10/03/2010)

Senegal – Fao: le esportazioni agricole dei Paesi africani sono in crescita (Peacereporter, 10/03/2010)

Somalia - Tre civili uccisi dai ribelli islamici a Mogadiscio (Peacereporter, 10/03/2010)

Somalia - Leader somalo accetta aiuto militare statunitense (Apcom, 10/03/2010)

Somalia - Rapporto Onu: gli aiuti non vanno ai poveri ma ad affaristi corrotti (blitz quotidiano, 10/03/2010)

09 Marzo 2010

Angola - Carica di elefanti distrugge villaggio (Ticinonews, 09/03/10)

Marocco - Espulsi diversi missionari accusati di svolgere attività di proselitismo cristiano (Corriere del Ticino, 09/03/10)

Libia - Scuse da Dipartimento Stato USA (Ansa, 09/03/10)

Nigeria - L'Osservatore: , e' l'ora delle accuse dopo il massacro (Asca, 09/03/10)

Nigeria - Alto Commissario Onu: 'Autorità intervengano per risolvere le cause profonde degli scontri' (Peacereporter, 09/03/10)

R.D.Congo - Unhcr: Servono 20 mln usd per migliaia di rifugiati (Apcom, 09/03/10)

Senegal – Dakar si prepara a costruire centrale nel 2020 (La Stampa/Apcom, 09/03/10)

Somalia, Shabab pronta alla reazione se forze speciali attaccheranno (Peacereporter, 09/03/10)

Somalia - Forza navale Ue conferma sequestro peschereccio "Sakoba" (Apcom, 09/03/10)

Togo - Manifestazioni a Lomé contro i risultati elettorali (Internazionale, 09/03/10)

08 Marzo 2010

Mauritania - Amnistia a favore di 4 detenute (Peacereporter, 08/03/10)

Nigeria - Presidente: Massima allerta dopo scontri interreligiosi (Apcom, 08/03/10)

Nigeria - Strage,Vaticano preoccupato: "Scontri non religiosi ma sociali" (Tgcom, 08/03/10)

Nigeria - Frattini, sempre piu' preoccupati per sorte cristiani (Asca, 08/03/10)

Nigeria - Attacco pianificato contro cristiani, 500 morti (Apcom, 08/03/10)

R.D. Congo - Ong denuncia, truppe uccidono animali protetti (Asca-Afp, 08/03/10)

Sudafrica - Mondiali; Onu: Fifa ignora sfrattati in Sudafrica (la Repubblica, 08/03/10)

Uganda - Cade elicottero con presidente Yoweri Museveni (Avionews, 08/03/10)

Uganda - Circa 500mila persone trasferite per rischio frane (Peacereporter, 08/03/10)

Zimbabwe - Il morbillo continua a colpire la metà dei distretti del Paese (Radio Vaticana, 08/03/10)

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11 Marzo 2010

Africa – Italia: piu' casi discriminazione in spazi pubblici e per Africani (Asca, 11/03/2010)

Aumentano le denunce per discriminazioni razziali negli spazi pubblici cosi' come quelle presentate da testimoni piuttosto che dalle vittime stesse e i piu' discriminati risultano essere i cittadini africani. Questa la fotografia delle discriminazioni razziali in Italia scattata dal rapporto 2009 dell'Unar, l'Ufficio nazionale antirazzismo del ministero per le Pari Opportunita', che sara' presentata al Parlamento il 21 marzo, in occasione della Giornata mondiale contro il razzismo. I dati evidenziano che al di la' della differente consistenza numerica dei diversi flussi di immigrati, i soggetti che purtroppo continuano ad essere fatti oggetto di aggressioni e discriminazioni provengono per lo piu' dall'Africa (+0,4%). ''La discriminazione - spiega l'Unar - ha quindi una marcata impronta razziale poiche' non interessa gli immigrati in genere, ma soprattutto gli immigrati coloured''.
Nel 2009 la percentuale di casi verificatisi in Nord Italia e' diminuita dell'8,5% attestandosi al 50,8%. Salgono invece gli eventi pertinenti segnalati al Centro Italia (+7,7%), sino ad arrivare al 41,2% e rimangono stabili le segnalazioni provenienti dal Sud (8%). Per la prima volta in cinque anni, spiega il rapporto, il lavoro non e' il principale ambito dove si sono verificati episodi discriminatori: il dato al 2009 e' 16,6%, meno 5,5% rispetto al 2008. Al primo posto difatti c'e' l'ambito vita pubblica che passa dal 13,6% del 2008 al 17% del 2009. Salgono, seppur di pochissimo (+0,7%), anche le discriminazioni denunciate in merito all'erogazione di servizi da enti pubblici (13,7% nello scorso anno). Il calo maggiore, oltre a quello relativo all'ambito ''lavoro'', si riscontra rispetto all'ambito casa (-6,8%). I due settori per cosi' dire ''storici'' della discriminazione lasciano il posto ad altri: ad esempio, evidenzia l'Unar, crescono i casi relativi ai mass-media: piu' 8,1% in un anno. (Asca,  11/03/2010)

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Africa - A Milano 20° festival del cinema africano (Insideart, 11/03/2010)

La 20esima edizione del festival del Cinema africano, d’Asia e America Latina si terrà a Milano dal 15 al 21 marzo. Un appuntamento ormai storico per gli appassionati del cinema del sud del mondo, l’unico festival in Italia interamente dedicato alla conoscenza della cinematografia, delle realtà e delle culture dei paesi dell’Africa, dell’Asia e dell’America Latina. La serata inaugurale vede la proiezione in anteprima del film Precious del regista afro-americano Lee Daniels vincitore di due premi Oscar. Info e programma: 026696258; www.festivalcinemaafricano.org. (G. B.) (Insideart, 11/03/2010)

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Gambia - Critiche per ondata d’arresti eccellenti e “ingiustificati” (Misna, 11/03/2010)

Con l’accusa di “aver diffuso false informazioni” oggi è stato arrestato e incolpato l’operatore umanitario nigeriano, Edwin Nebolisa Nwakaeme, dell’ong ‘Africa in Democracy and good governance’ (Adg) con sede a Banjul. E’ l’ultimo di una serie di misteriosi fermi avvenuti negli ultimi giorni nel paese e che, secondo le ricostruzioni presenti sulla stampa locale e internazionale, sarebbero stati voluti direttamente dal governo del presidente Yayah Jammeh. Tra gli arrestati figurano anche alcuni membri ‘eccellenti’ della polizia, dell’esercito e della politica, tutti fermati senza che venisse loro contestato alcun motivo formale. “Non solo non si conoscono le ragioni dell’incarceramento, ma le persone detenute non hanno potuto ricevere visite nè da parte di familiari nè dei loro avvocati” ha detto in un’intervista all’emittente radiofonica ‘Bbc’ un esponente dell’opposizione, Halifa Sallah, anche lui più volte fermato negli ultimi anni. Oltre all’ex-ministro della pesca, Antouman Saho, destituito a Febbraio e fermato Sabato, sono finiti nel carcere centrale di Banjul anche i capi della polizia, Ensa Badije, della marina, Sarjo Fofona, dell’esercito, Yanykuba Drammeh e il responsabile dell’agenzia anti-droga, Ebrima Bun Sanneh, rilasciato solo poche ore fa. Negli ultimi anni, organizzazioni di difesa dei diritti umani e istituzioni come il Consiglio dei diritti umani dell’Onu hanno puntato più volte il dito contro Banjul per tortura, detenzioni illegali in carceri segreti e espulsioni ingiustificate di operatori umanitari. [VV] (Misna,  11/03/2010)

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Libia - Caso Gheddafi: Tripoli pone 4 condizioni a normalizzazione rapporti (SwissInfo, 11/03/2010)

Le relazioni tra Svizzera e Libia possono essere normalizzate a quattro condizioni: la creazione di una commissione arbitrale, la traduzione in giustizia dei responsabi dell'arresto di Hannibal Gheddafi, un'inchiesta seria sulle foto segnaletiche dello stesso Hannibal Gheddafi pubblicate dalla Tribune de Genève e l'annullamento del divieto d'ingresso nello spazio Schengen imposto dalla Svizzera a 180 dirigenti libici. Lo ha affermato oggi in una conferenza stampa a Ginevra l'ambasciatore del paese africano all'Onu, Ibrahim Aldredi. Aldredi ha letto una dichiarazione scritta nella quale giustifica le azioni della Libia dall'inizio della crisi e accusa la Svizzera di aver rifiutato di negoziare. L'ambasciatore ha anche ribadito la volontà del suo paese di risolvere la crisi con la Confederazione. Per quanto riguarda Max Göldi, l'industriale svizzero detenuto in Libia per soggiorno illegale, l'ambasciatore ha affermato che "tutto è possibile". Ha precisato che la sorte di Göldi dipende dal sistema giudiziario libico che è "indipendente". "Sono i tribunali che decideranno, non noi", ha aggiunto. Non è neanche da escludere che il colonnello Gheddafi accordi la grazia, ma l'ambasciatore ha affermato di non poter dire niente al riguardo. (SwissInfo,  11/03/2010)

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Nigeria - Jos: riconciliazione e giustizia in un messaggio consiglio delle chiese (Misna, 11/03/2010)

“Con le iniziative da voi promosse, siete veri e propri ambasciatori di pace e riconciliazione nella regione in preda ai conflitti. Attraverso la vostra fede e testimonianza date prova del vero amore nei confronti dell’Altro, qualunque sia la sua appartenenza religiosa o etnica”: lo scrive il segretario generale del Consiglio ecumenico delle Chiese (Wcc), il pastore Olav Fykse Tveit, in una lettera inviata a tutti capi religiosi della Nigeria. Le violenze avvenute nel fine-settimana alla periferia di Jos, capitale dello stato di Plateau, hanno suscitato “tristezza e orrore” prosegue il Wcc, si tratta di “atti barbarici che condanniamo e che purtroppo colpiscono regolarmente persone innocenti”. Al capo di Stato ad interim Jonathan Goodluck, il pastore Olav Fykse Tveit ha invece chiesto “misure immediate adeguate per garantire ai cittadini maggiore sicurezza e protezione” ma anche che “gli autori dei massacri vengano giudicati”. Il segretario generale fa poi notare che le esplosioni di violenza “vengono alimentate da gravi disparità economiche, sottosviluppo, rivalità etniche e lotte per il controllo del potere politico locale”, invitando a scartare la chiave di lettura ‘religiosa’ tanto cara al sensazionalismo mediatico. Nella missiva a Goodluck vengono anche evidenziati i limiti della Costituzione vigente in Nigeria che classifica i cittadini in “autoctoni” e “nuovi arrivati”, alimentando “ancor di più i conflitti” e facendo perdere “ai nigeriani il loro senso di appartenenza alla stessa nazione e il loro spirito di armonia comunitaria”. Infine, il pastore Olav Fykse Tveit deplora il fatto che “la religione venga strumentalizzata a fini di lotte politiche ed economiche”, mettendo “seriemente in pericolo pace e quieto vivere” di tutto il paese. [VV] (Misna, 11/03/2010)

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Nigeria - Strage Jos; salgono a 200 gli arresti, monta rabbia (SwissInfo, 11/03/2010)

La polizia nigeriana ha reso noto oggi che è salito a 200 il bilancio degli arrestati per la strage di cristiani di quattro giorni fa nella zona di Jos, capitale dello stato centrale del Plateau. Ma proprio oggi migliaia di donne vestite di nero sono intanto tornate a manifestare in città per esprimere il loro dolore e la loro collera per il massacro, accusando l'esercito di non aver fatto nulla per impedirlo. "Circa 200 persone sono state arrestate finora - ha detto il portavoce della polizia del Plateau, Mohammed Lerama -. Quando le indagini saranno completate, saranno tutti accusati davanti ai tribunali... Alcuni sono stati arrestati per possesso illegale di armi da fuoco, altri per aver violato il coprifuoco, alcuni per assemblea illegale".
La strage è stata compiuta nella notte fra sabato 6 marzo e domenica 7 da persone di etnia fulani (allevatori musulmani) contro contadini cristiani di etnia berom, nei villaggi di Nahawa, Zot e Ratsat, subito a sud di Jos. Le vittime (109 secondo la polizia) sono state soprattutto donne e bambini, sorpresi in casa di notte e uccisi a colpi di arma da fuoco e machete. Il massacro viene considerato una rappresaglia contro la strage di 300 fulani compiuta dai berom nel gennaio scorso, sempre nella zona di Jos.
Gli scontri etnici fra agricoltori e allevatori sono comuni nel Plateau, stato posto fra il nord musulmano e il sud cristiano. Dopo il massacro di gennaio, l'esercito era stato mandato a presidiare lo stato, ma non ha potuto impedire la nuova strage e ora è al centro delle polemiche. I sopravvissuti e il governatore del Plateau, Jonah Jang, nei giorni scorsi hanno accusato i militari di aver ignorato gli allarmi sui movimenti di bande armate e di essere intervenuti in ritardo. Un testimone, Pepi, ha detto di essersi nascosto nel bagno con la moglie quando ha sentito gli spari. "Ho sentito i miei vicini gridare, gridare, poi più niente. Quando sono uscito, sono andato nella casa del mio vicino. Ho visto tutte le sue mogli, le avevano uccise, avevano fatto a pezzi i loro corpi, li avevano bruciati... e i bambini... hanno ucciso tutti i bambini, almeno quattro bimbi". (SwissInfo,  11/03/2010)

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R.D. Congo - Ong denunciano: ex-ribelli compiono estorsioni ai danni dei minatori (Peacereporter, 11/03/2010)

Estorsioni in perfetto stile mafioso in Congo. Di questo sono accusati gli ex ribelli appartenenti al gruppo Cndp (Congresso nazionale per la difesa del popolo), ora integrati nell'esercito governativo, che hanno posto sotto il loro controllo delle miniere del paese. I giacimenti forniscono materiale alle industrie elettroniche di tutto il mondo, e sono stati acquisite in passato dai ribelli. Accuse sono state lanciate anche dal gruppo attivista Global Witness, il quale ha dichiarato che il governo e la comunità internazionale ha fallito nel compito di togliere le miniere dal controllo dei ribelli. Secondo quanto riferito dall'Ong, le misure attuate dal governo del Congo per integrare nell'esercito nazionale i combattenti e fronteggiare così il fenomeno dell'insurrezione armata avrebbero in realtà portato ad un maggiore controllo da parte dei ribelli sui giacimenti: nel Sud Kivu, i minatori accusano di essere costretti a pagare 10 dollari a ciascun soldato per poter lavorare una notte in miniera. (Peacereporter,  11/03/2010)

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Somalia - La morte di migliaia di civili a causa dei combattimenti: un dramma senza fine (Liberoreporter, 11/03/2010)

In Somalia la situazione peggiora di ora in ora e senza sosta. Con migliaia di morti tra i civili e decine di altre migliaia lanciati in una fuga disperata per sfuggire al dramma della guerra e, finire poi, per essere avvolti dal dramma di profugo o rifugiato. La Somalia si mostra sempre di più un Paese alla mercé degli integralisti islamici filo «Al Qaeda», in prima fila il gruppo degli Al Shabaab. Il sud del Paese è del tutto nella mani degli Al Shabaab, come buona parte del centro e dell'Ovest ed inoltre, gli islamisti, hanno il controllo praticamente di tutta la capitale Mogadiscio. Nelle ultime settimane interi quartieri della città e le zone limitrofe, hanno più volte cambiato di mano. Come se questo non bastasse, i miliziani di al Shabaab, dopo essersi alleati con quelli dei Ras Kamboni, gruppo molto radicato al Sud, lo scorso 2 febbraio hanno annunciato di aver stretto un'alleanza con un'altra milizia minore quella dei Mu'skar Raskaboni. Unioni decise per rilanciare la 'Jihad', la guerra santa, di Al Qaeda e liberare l'Africa Orientale e il Corno dall'oppressione della minoranza cristiana, come gli stessi jadisti hanno fatto sapere. Fuad Mohammed Khalaf, uno dei leader di al Shabaab, ha addirittura dichiarato di voler unire le forze per costituire uno stato islamico in Somalia e sostenere Al Qaeda nella regione. I legami delle milizie islamiche con Al Qaeda preoccupa fortemente i Paesi confinanti con la Somalia come il Kenya, l'Etiopia e l'Uganda... Continua in edicola, su Liberoreporter Marzo 2010. * Ferdinando Pelliccia (Liberoreporter,  11/03/2010)

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10 Marzo 2010

Africa - Armi leggere, piaga "taciuta" del continente (Misna, 10/03/2010)

“Nel mondo circolano 500 milioni di armi leggere che solo da Gennaio 2009 ad oggi hanno causato la morte di 432 mila persone, soprattutto nel Sud del mondo. La vera arma di distruzione di massa dell’Africa, come dimostrano conflitti ancora in corso tra cui quello nell’est della Repubblica democratica del Congo, sono proprio le cosiddette armi leggere”: lo dice alla MISNA Maurizio Simoncelli, docente di Geopolitica presso l’Università di Roma Tre e membro del consiglio direttivo dell’Archivio disarmo, sottolineando che un quinto delle armi leggere di tutto il mondo si trova proprio in Africa. Cita dati dell’Iansa (International action network on small arms) Simoncelli, che parlano da soli. “L’80% delle armi leggere proviene originariamente dal commercio legale – dice Simoncelli – ma buona parte alimenta poi canali illegali con la conseguenza che le stesse armi compaiono nell’est del Congo, per esempio, o in paesi dell’Africa occidentale che da soli importano il 29% di tutte le munizioni vendute nel continente”. Il punto dice la fonte della MISNA è che magari, anche in passato in Africa, si assisteva a scontri tribali come avvenuto nei giorni scorsi in Nigeria; la differenza è che, disponendo facilmente di armi, residuo di conflitti interni o di rapina, sale in maniera esponenziale il bilancio di vittime. “E a farne le spese – continua Simoncelli – sono soprattutto i civili e tra questi le categorie più deboli della popolazione, a partire da donne e bambini”. Sul banco degli imputati sono le politiche inefficaci dei governi, incapaci di controllare il territorio, a trovare una soluzione nonostante la volontà di farlo e la presenza di commissioni preposte a questo compito; ma ci sono anche le grandi industrie del nord del mondo che producono e smerciano queste armi. “Il 90% delle munizioni e delle armi usate in Africa - sottolinea a conclusione Simoncelli - proviene da paesi esterni al continente”. A produrle 1134 società che nella maggior parte dei casi vendono la loro merce secondo vie legali. Solo che, una volta vendute, queste armi possono facilmente finire nelle mani di gruppi armati e alimentare un circuito infinito di violenze.[GB] (Misna, 10/03/2010)

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Africa - Nuovo rapporto Unicef-Harvard sui bambini nella riconciliazione post-bellica (Confinionline, 10/03/2010)

Presentata la pubblicazione “Bambini e giustizia di transizione: verità, responsabilità e riconciliazione”, l’arcivescovo Desmond Tutu condanna le violenze contro i bambini. Lo sfruttamento sistematico e l'abuso dei bambini nei conflitti in tutto il mondo è continuato, senza sosta, nel corso degli ultimi 20 anni, ha detto oggi l'arcivescovo sudafricano Desmond Tutu. Le gravi violazioni che persistono nei confronti delle bambine e dei ragazzi comprendono omicidi, stupri, aggressioni, schiavitù sessuale e arruolamento forzato.
Intervenendo in occasione del lancio della pubblicazione UNICEF-Università di Harvard intitolato “Children and Transitional Justice: Truth-telling, Accountability and Reconciliation" (Bambini e giustizia di transizione: verità, responsabilità e riconciliazione), il premio Nobel per la pace 1984 ha ricordato che "il ciclo apparentemente senza fine di violenze e conflitti che sta trasformando i bambini in strumenti di guerra deve essere fermato". Mentre è essenziale perseguire chi è responsabile di tali crimini, l'Arcivescovo ha ricordato che ogni passaggio dalla guerra alla pace deve dare ai bambini la possibilità di esprimersi e di partecipare alla costruzione di un futuro di pace duraturo. L’ambizione e l’obiettivo della giustizia di transizione sono quelli di consentire alle società che sono state lacerate da conflitti e violenze di recuperare e di responsabilizzare i singoli individui - vittime, testimoni e autori – a raccontare le proprie esperienze e a concordare insieme misure di giustizia per il futuro. «La morte e la sofferenza dei bambini in situazioni di conflitto e di instabilità dimostra che il mondo non è riuscito a dare priorità ai diritti e al benessere dell’infanzia», ha detto Tutu. «I processi della giustizia di transizione sono un’opportunità per rimettere le cose a posto, il loro successo o fallimento dipende in larga misura su come i bambini ne vengono coinvolti.» Il rapporto analizza le esperienze pratiche al fine di determinare come l’insieme dei tribunali internazionali, delle commissioni per la verità e dei processi tradizionali possa essere applicato sia per migliorare la responsabilità nell'applicazione delle sanzioni e delle pene contro i criminali, sia per tutelare i diritti dei bambini coinvolti. La pubblicazione mostra anche che una commissione d'inchiesta può avere un impatto duraturo, quando, terminato il suo lavoro, la gente riesce a notare una differenza tangibile nella propria vita. Istruzione, formazione professionale e ricostruzione delle scuole sono tutti stati indicati dai bambini come mezzi per recuperare gli anni perduti.
La pubblicazione - scritta da esperti di diritto internazionale e dei diritti umani- comprende un'analisi giuridica e casi di studio sul coinvolgimento dei bambini nelle commissioni per la verità di Sudafrica, Sierra Leone e Liberia; i tentativi di usare l’azione penale e i procedimenti giudiziari per il riconoscimento delle responsabilità per i crimini commessi dal LRA in Uganda; nonché una rassegna delle nuove tecniche, riguardanti l'analisi genetica per l’identificazione e il ricongiungimento familiare dei bambini scomparsi in Argentina e in El Salvador. “Bambini e giustizia di transizione: verità, responsabilità e riconciliazione” dimostra che è di fondamentale importanza coinvolgere ragazzi e ragazze nei processi di transizione post-bellica. (Confinionline,  10/03/2010)

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Mali - Boniver: incontro incoraggiante con presidente Burkina Faso (Apcom, 10/03/2010)

Margherita Boniver, inviata speciale del ministro degli Esteri Franco Frattini per le emergenze, ha incontrato a Ouagadougou il presidente del Burkina Faso, Blaise Compaorè, il quale ha garantito la "totale collaborazione" del suo paese per risolvere la questione degli ostaggi italiani, Sergio Cicala e Philomene Kaborè, rapiti in Mauritania il 19 dicembre scorso dal gruppo Al Qaida nel Maghreb islamico. Secondo quanto ha detto per telefono Boniver ad Apcom, si è trattato di "un lunghissimo incontro estremamente amichevole, utile, dettagliato e molto incoraggiante". Compaorè ha assicurato la "piena, assoluta, totale collaborazione del Burkina Faso per risolvere la delicatissima questione degli ostaggi italiani", ha detto Boniver. "Il Burkina Faso e il suo presidente Compaorè hanno avuto un ruolo determinante per la liberazione di altri ostaggi", ha ricordato Boniver, fra cui un ostaggio canadese e la cooperante spagnola (Alicia Gomez), transitata stamattina per Ouagadogou. "Diciamo che è stato molto incoraggiante poter parlare a lungo con una persona così consapevole e così generosa ed esperta di mediazioni internazionali", ha concluso l'inviata, che nella capitale del Burkina Faso ha incontrato anche il ministro degli Esteri Bedouma Alan Yoda. Boniver ha inoltre confermato l'infondatezza della notizia della liberazione della moglie di Cicala, Philomene Kaborè, circolata stamattina e successivamente smentita. (Apcom, 10/03/2010)

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Mali - Donna liberata:"Trattata bene". Ostaggi spagnoli in buone condizioni (Tgcom, 10/03/2010)

"Siamo stati trattati bene e con rispetto, nei limiti imposti dalle condizioni molto dure di vita nel deserto". Lo ha detto l'ostaggio spagnolo di Al Qaeda per il Maghreb, Alicia Gamez, al suo arrivo a Barcellona dopo la liberazione. Gamez era stata nelle mani dei terroristi islamici dal 29 novembre scorso con altri due cooperanti catalani, che non sono stati liberati. I suoi due compagni di prigionia "stanno bene" ha detto la donna. (Tgcom, 10/03/2010)

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Mali - Fonti Burkina: ostaggio italiano Kabouré ancora prigioniera (Virgilio, 10/03/2010)

Philomene Kabouré, uno dei due ostaggi italiani sequestrati dall'organizzazione di Al Qaida nel Maghreb, sarebbe ancora nelle mani dei rapitori, che questa mattina hanno rilasciato l'ostaggio spagnolo Alicia Gamez: lo hanno reso noto fonti governative del Burkina Faso. La notizia della doppia liberazione era emersa da un negoziatore maliano. La Farnesina ha precisato di stare verificando l'informazione. Certamente libera è Alicia Gamez, lo ha confermato la vicepresidente del governo spagnolo Maria Teresa De La Vega. Philomene Kabouré, 39 anni, e il marito Sergio Cicala, 65 anni, erano stati sequestrati il 17 dicembre dall'organizzazione terroristica Al Qaida nel Maghreb che li ha tenuti prigionieri in Mali. Nelle mani dei terroristi rimangono inoltre altri due cooperanti spagnoli, catturati il 29 novembre scorso e trasferiti nelle zone settentrionali del Mali. Nel suo ultimatum più recente, Al Qaida nel Maghreb islamico (Amqi) aveva dato tempo fino al 1 marzo alle autorità italiane per soddisfare le richieste presentate per la liberazione di Cicala e la moglie. Il gruppo aveva chiesto in particolare la liberazione di quattro combattenti detenuti in Mauritania. L'ultimatum è poi scaduto senza ulteriori comunicazioni da parte del gruppo terroristico che detiene gli ostaggi. Aqmi, derivato dagli estremisti salafiti algerini, è un gruppo molto attivo nella zona fra Mali, Algeria e Mauritania: i suoi capi sono Mokhtar Belmokhtar e Abdelhamid Abu Zeid. In un messaggio diffuso lo scorso 28 febbraio, Cicala aveva lanciato un appello al governo di Silvio Berlusconi affinché facesse delle "concessioni" per ottenere il suo rilascio e quello della moglie. (Virgilio, 10/03/2010)

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Marocco - Aminatou Haidar denuncia manifestazioni (Peacereporter, 10/03/2010)

Brutale e molto violenta. Così viene definita da Aminatou Haidar, attivista saharawi che si occupa dei diritti dell'uomo, la repressione messa in atto dalla polizia marocchina di due manifestazioni pacifiche svoltesi nei giorni scorsi sul territorio africano. La Haidar, che si trova attualmente in Spagna, spiega che "la polizia e i servizi segreti marocchini hanno represso violentemente una manifestazione organizzata nel quartiere di Maatala, nel cuore della città principale del Sahara occidentale, Laâyoune, per accogliere 12 attivisti che rientravano dai campi profughi saharawi di Tindouf", nel sud dell'Algeria. L'attivista ha inoltre aggiunto che la polizia ha bloccato l'accesso all'ospedale dove le vittime avevano intenzione di farsi medicare. Tra gli aggrediti, oltre a esservi diverse donne, figura anche Sabbar Brahim, segretario generale dell'Associazione di vittime di violazioni dei diritti dell'uomo da parte del governo marocchino e Ennaama Asgari, vice-presidente del Comitato per il rispetto delle libertà e dei diritti umani nel Sahara Occidentale. L'area è da tempo teatro di scontri tra il Fronte Polisario, sostenuto dall'Algeria, che richiede un referendum di autodeterminazione che includa l'opzione dell'indipendenza, e il Marocco, che ritiene la zona parte integrante del proprio territorio. (Peacereporter,  10/03/2010)

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Nigeria - Strage cristiani a Jos, mercenari da Chad e Niger (Wallstreet/Apcom, 10/03/2010)

La strage dei cristiani nei villaggi vicino Jos, in Nigeria, non solo è stata pianificata e organizzata nei minimi dettagli, ma sarebbe anche stata portata a termine grazie al coinvolgimento di mercenari provenienti dal Niger e dal Chad. La denuncia alla Bbc è di Saidu Dogo, presidente dell'Associazione dei Cristiani di Nigeria: "Molte persone arrivano in Nigeria sotto le false vesti di pastori nomadi, invece sono mercenari. Seguono le antiche piste dei nomadi per entrare, svolgono i loro compiti, poi se ne vanno via". Intanto, il governatore dello stato del Plateau, di cui Jos è la capitale, si è aggiunto al coro di coloro che hanno denunciato l'inerzia dell'esercito e il tardivo intervento delle forze di sicurezza a difesa dei villaggi attaccati. Jonah Jang ha detto di aver tentato di parlare con qualcuno dei responsabili delle forze armate durante la notte del massacro, ma di non essere riuscito a raggiungerli. I comandanti militari "hanno ignorato gli avvertimenti" sull'attacco, sostiene Jang.
Tre giorni dopo la carneficina il bilancio delle vittime non è ancora chiaro: le autorità locali parlano di 500 morti negli attacchi notturni contro alcuni villaggi dell'etnia a maggioranza cristiana dei Berom, mentre altre fonti riportano una cifra di vittime inferiore, fra i 200 e i 250 morti; le forze di sicurezza hanno effettuato 95 arresti. Tre villaggi sono stati attaccati da gruppi di uomini armati di etnia Fulani, in maggioranza musulmani e dediti generalmente alla pastorizia nomade: la maggior parte delle vittime sarebbero donne bambini, uccisi a colpi di machete, mentre numerose abitazioni sono state date alle fiamme; secondo fonti locali si tratterebbe di un atto di rappresaglia dovuto a un precedente conflitto, incoraggiata però da gruppi integralisti islamici infiltrati nella regione. I testimoni riportano inoltre che gli attacchi erano stati preparati con meticolosità; gli abitanti musulmani dei villaggi colpiti erano stati avvertiti via sms, e gli aggressori identificavano le loro vittime per mezzo di una parola d'ordine: chi non rispondeva correttamente veniva ucciso. La regione di Jos, nello stato dell'Altopiano, si trova nella zona centrale della Nigeria, dove corre la linea divisoria fra le comunità a maggioranza islamica degli stati settentrionali e quelle cristiane del sud del Paese. (Wallstreet/Apcom,  10/03/2010)

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Nigeria - Manifestanti ad Abuja: vogliamo vedere il presidente (Apcom, 10/03/2010)

Centinaia di manifestanti sono scesi oggi nelle strade di Abuja chiedendo di vedere in carne ed ossa il presidente Umaru Yar'Adua, che non ha ancora fatto nessuna apparizione pubblica dal suo ritorno in patria il 24 febbraio dall'Arabia saudita dove si era sottoposto a delle cure. In una lettera, i manifestanti hanno reclamato l'apparizione pubblica del capo dello Stato, sostenendo che il Paese sia sprofondato in una crisi politica. Gli stessi hanno anche chiesto il licenziamento di diversi ministri dopo le violenze fra cristiani e musulmani costate centinaia di morti. Il presidente Umaru Yar'Adua ha lasciato la Nigeria per ricoverarsi in un ospedale saudita a novembre a causa di una malattia cardiaca. Dopo due mesi di status quo, l'interim alla guida dell Stato è stato affidato al vice presidente Goodluck Jonathan. Ma il partito di Yar'Adua ha dichiarato che il prossimo candidato alle presidenziali dovrà essere del nord musulmano escludendo de facto Jonathan che è cristiano. (Apcom,  10/03/2010)

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Nigeria - Il capo della polizia smentisce il bilancio di 500 morti e parla di 109 vittime (Peacereporter, 10/03/2010)

Ikechukwu Adubal, il capo della polizia dello Stato di Plateau, ha oggi smentito il bilancio di 500 morti annunciato nei giorni scorsi relativamente al massacro avvenuto nel fine settimana nella città di Jos. "Il numero totale delle vittime è stabilito a 109 - ha detto -. Questa cifra è autentica e incontestabile. La cifra di 500 morti è stata fabbricata e non deve essere presa in considerazione". Nel corso della conferenza stampa, che si è tenuta a Jos, il capo della polizia ha anche annunciato che sono state arrestate 49 persone di etnia Fulani, pastori nomadi di religione musulmana, accusati di aver preso parte alla stragi nei confronti dei contadini di etnia Belom e di fede cristiana. A fornire un bilancio di 500 morti era stato lunedì scorso Dan Majang, responsabile delle comunicazioni dello Stato di Plateau, di cui Jos è la capitale. Fonti civili e locali avevano parlato di un numero di vittime che oscillava tra le 200 e le 400 vittime. Oggi sulla stampa nigeriana rimbalzano, inoltre, le accuse mosse dal governatore di Plateau nei confronti dell'esercito federale. Colpevole di aver ignorato le informazioni fornite dalle autorità locali sul rischio imminente dello scoppio di nuove violenze. (Peacereporter,  10/03/2010)

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R.D. Congo - Terra da depredare: coinvolgimento dei caschi blu alla violazione dei diritti dei civili (Peacereporter, 10/03/2010)

Millequattrocento civili uccisi "deliberatamente". Il massacro denunziato da Human Rights Watch si consumato nei primi mesi del 2009 ai danni della popolazione congolese del Kivu, terra maledetta nell'Est della Repubblica Democratica. La regione è occupata fin dal 1998 dai ribelli ruandesi del Fronte Democratico per la Liberazione del Ruanda (FDLR), miliziani di etnia hutu fuggiti dal proprio Paese in seguito alla guerra civile del 1994 e che oggi sono coinvolti nei fatti insieme all'esercito congolese e ai caschi blu della missione Monuc delle Nazioni Unite.
La denuncia. Arriva a distanza di un anno dall'accaduto che sconvolse il paese africano nei giorni in cui l'esercito congolese, appoggiato dalle truppe internazionali delle Nazioni Unite, diede vita all'ultimo atto dell'operazione per cacciare dal suolo nazionale i ribelli Hutu. Il piano era stato concordato nel 2008 dal governo di Kinshasa e da quello di Kigali, quest'ultimo in mano al presidente Paul Kagame, capo della resistenza tutsi all'epoca del genocidio. La missione, trasformatasi in guerriglia, divenne presto l'incipit di una serie di abusi sulla popolazione civile. Il gruppo umanitario internazionale ha reso pubblico, oltre l'uccisione indiscriminata di donne e bambini, anche numerosi episodi di violenza sessuale commessi tanto dai ribelli quanto dalle forze regolari.
La posizione dell'Onu. Le Nazioni Unite sono presenti nella Repubblica Democratica del Congo in missione di peacekeeping dal 1999 con circa 20mila uomini - il più importante contingente di pace al mondo. Lo scorso dicembre è stato votato un rifinanziamento del mandato che lascerà i caschi blu sul posto almeno fino al prossimo maggio anche se il presidente congolese Joseph Kabila vorrebbe che i soldati della truppa internazionale non lasciassero il paese prima delle prossime elezioni presidenziali previste per la metà del 2011. Intanto dal quartier generale di Monuc è arrivata, seppur con una discreta dose di moderazione, la dichiarazione di estraneità ai fatti. Alan Doss, capo della missione Onu, ha sostenuto, sorvolando sulle domande dei giornalisti, che l'offensiva contro i ribelli nella RDC orientale sta per terminare lasciando comunque aperta la possibilità per le Nazioni Unite di supportare nuove offensive in futuro. Evasive anche le affermazioni di Madnoje Mounoubai, portavoce di Monuc, che ha detto: "le unità dell'esercito congolese che partecipano gli attacchi sono state preselezionate, un battaglione implicato in violazioni dei diritti non riceverà il sostegno della forza di pace delle Nazioni Unite". Nessuna ammissione di colpa, nessuna promessa sull'apertura di una possibile indagine interna.
Interessi in gioco. Sono quelli di molti multinazionali che dal 1998 dissanguano, letteralmente, la Repubblica democratica attraverso commerci illegali di pietre e metalli preziosi fra i quali il coltan usato per la fabbricazione dei telefoni cellulari. I carichi di questi minerali, presenti in grandi riserve nella RDC, escono dal Paese anche attraverso il Ruanda che usa la zona del Kivu come una dogana irregolare gestita dai ribelli. Il compito di Monuc sarebbe, appunto, quello di aiutare lo sgombro delle impenetrabili roccaforti degli hutu. Sta accadendo, invece, che da ben dodici anni le forze militari internazionali sulle quali manca un capillare controllo istituzionale, approfittano del caos per depredare il Kivu di oro e diamanti trasportati fuori confine - hanno appurato diversi racconti di testimoni oculari - con gli elicotteri. Il risultato è una calma piatta sostenuta da silenzi stampa e dichiarazioni di cortesia che, spesso, non riescono a nascondere un certo imbarazzo della comunità internazionale di fronte all'agghiacciante rapporto fra vite perse e ricchezze guadagnate. * Antonio Marafioti (Peacereporter,  10/03/2010)

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Senegal – Fao: le esportazioni agricole dei Paesi africani sono in crescita (Peacereporter, 10/03/2010)

Nei prossimi tre anni il mercato africano dei prodotti biologici e del commercio equo e solidale aumenterà dal 5 al 10%, aprendo nuove opportunità per i piccoli contadini del continente. Lo dicono le proiezioni dell'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura. Le difficoltà maggiori che l'agricoltura africana deve affrontare sono le certificazione che i prodotti necessitano per entrare nel mercato dei Paesi a sviluppo avanzato. Inoltre i contadini devono effettuare un difficile periodo di conversione dall'agricoltura tradizionale a quella biologica in cui devono affrontare costi più elevati senza immediati benefici. La Fao da diversi anni ha in atto un progetto di investimenti da 2.4 milioni di dollari, finanziato in gran parte dalla Germania, per aiutare gli agricoltori ad ottenere le certificazioni necessarie. Per ora di questo progetto hanno beneficiato Senegal, Sierra Leone, Burkina Faso, Cameroon e Ghana. Cinquemila agricoltori di questi Paesi sono oggi in grado di esportare i prodotti in mercati a loro prima inaccessibili ed estremamente remunerativi. "Alcune associazioni di contadini non erano mai riusciti, prima d'ora, ad esportare i propri prodotti, nella migliore delle ipotesi li avevano messi sul mercato locale a prezzi molto bassi", ha detto l'economista della Fao Pascal Liu. (Peacereporter, 10/03/2010)

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Somalia - Tre civili uccisi dai ribelli islamici a Mogadiscio (Peacereporter, 10/03/2010)

Almeno tre civili sono stati uccisi questa mattina durante violenti scontri tra forze governative e militanti islamici, nei pressi di Mogadiscio, in Somalia. In base ad alcune dichiarazioni governative, i militanti Shabaab, legati ad Al Qaeda hanno attaccato a colpi d'arma da fuoco le postazioni dei militari governativi nel nord della capitale, come ribadito dal responsabile del soccorso pubblico della città, Ali Muse. "Abbiamo recuperato tre civili uccisi, tra cui un adolescente di 14 anni colpito questa mattina in un quartiere nei pressi della zona dei combattimenti", ha dichiarato Muse all'agenzia Afp, e secondo quanto riportato da alcuni testimoni anche la contraerea sarebbe entrata in azione. Mogadiscio è da tempo teatro di violenti scontri tra le forze governative e i gruppi di militanti islamici: il movimento Shabaab ha in pugno la zona del centro e sud della città, mentre il governo di transizione somalo, sempre più indebolito, ne controlla ormai solo una piccola area. (Peacereporter, http://it.peacereporter.net/articolo/20683/Somalia%2C+tre+civili+uccisi+dai+ribelli+islamici+a+Mogadiscio 10/03/2010)

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Somalia - Leader somalo accetta aiuto militare statunitense (Apcom, 10/03/2010)

Il presidente somalo Sheikh Sharif Ahmed, ieri in visita a Londra, ha detto di essere pronto ad accettare l'offerta di supporto militare statunitense per tentare di riprendere il controllo del paese o almeno della zona della capitale Mogadiscio respingendo l'offensiva dei ribelli islamici. Le nostre forze sono bene preparate e possono cominciare a mettere in sicurezza il paese. Se il governo americano ci darà aiuto, col sostegno dell'aviazione, sarà certamente di aiuto" ha detto Ahmed dando di fatto corpo per la prima volta alle indiscrezioni pubblicate qualche giorno fa dal New York Times. Il quotidiano americano il 6 marzo aveva scritto che le forze speciali americane potrebbero aiutare il governo somalo a lanciare un'offensiva militare per riprendere il controllo di Mogadiscio, cacciando dalla città le milizie islamiche. Il quotidiano affermava che l'offensiva delle forze governative potrebbe essere avviata già nelle prossime settimane. "Ci saranno dei bombardamenti aerei e operazioni delle forze speciali" americani, precisa la fonte anonima. Gruppi di istruttori militari americani supervisionano da diversi mesi l'addestramento delle forze somale che saranno impegnate in questa offensiva,. Gli americani non sono i soli ad essere coinvolti: con discrezione anche la Francia addestra soldati somali nel deserto di Gibuti. Dalla fine del 2009, il governo di transizione somalo, che controlla solo una piccola parte della capitale, promette di "liberare" la città e scacciare i gruppi islamici degli Shebab, che controllano anche gran parte del centro e del sud della Somalia. Gli islamici, che si dicono affiliati ad Al Qaida, impediscono da domenica scorsa la distribuzione degli aiuti alimentari nella capitale da parte del Pam, l'agenzia delle Nazioni unite. Più di 250.000 civili sono stati costretti a lasciare Mogadiscio dal maggio 2009, quando i gruppi armati hanno sferrato i primi attacchi mirati a spodestare il governo di transizione. (Apcom,  10/03/2010)

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Somalia - Rapporto Onu: gli aiuti non vanno ai poveri ma ad affaristi corrotti (blitz quotidiano, 10/03/2010)

La metà degli aiuti alimentari inviati in Somalia e destinati alla povera gente finisce nelle mani di affaristi corrotti, militanti islamici estremisti o membri del personale dell’ufficio locale delle Nazioni Unite, secondo un rapporto del Consiglio di sicurezza che è stato mostrato al New York Times da alcuni diplomatici. Il rapporto, che non è stato ancora reso pubblico, delinea una serie di problemi di tale gravità da chiedere al segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, di ordinare un’inchiesta indipendente sulle operazioni del World Food Program in Somalia. Il rapporto raccomanda la ristrutturazione del sistema di distribuzione del cibo – destinato ad almeno due milioni e mezzo di persone al costo di 485 milioni di dollari nel 2009 – al fine di distruggere quello che descrive come un cartello corrotto di distributori somali.
Oltre al dirottamento degli aiuti alimentari, autorità regionali somale collaborano con i pirati che sequestrano navi lungo la costa dove non vige alcuna legge, afferma il rapporto, aggiungendo che ministri del governo somalo hanno messo all’asta visti diplomatici per viaggi in Europa da parte di pirati o ribelli. Funzionari somali hanno negato che il problema dei visti diplomatici sia diffuso, e funzionari del World Food Program, pur non avendo visto il rapporto, si sono impegnati ad esaminare le sue conclusione quando sarà presentato al Consiglio di Sicurezza martedì prossimo. Il rapporto sopraggiunge mentre il governo transitorio somalo si prepara a lanciare una massiccia offensiva per riconquistare la capitale, Mogadiscio, nelle mani di ribelli islamici legati ad Al Qaeda. Gli Stati Uniti stanno fornendo aiuti militari, ma riprendere Mogadiscio si presenta come un’impresa difficile. Sempre secondo il rapporto, infatti, le forze di sicurezza somale ‘’sono inefficienti, disorganizzate e corrotte”. (blitz quotidiano,  10/03/2010)

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09 Marzo 2010

Angola - Carica di elefanti distrugge villaggio (Ticinonews, 09/03/10)

Un branco di elefanti ha caricato un villaggio nel Sud dell'Angola distruggendo fattorie e decine di abitazioni e costringendo i 4 mila abitanti a fuggire nella confinante Namibia. Lo ha detto oggi un funzionario locale del villaggio, Manuel Jamba. Secondo quanto ha raccontato, nessuno è rimasto ucciso in quella che è stato definita "una lotta fra uomini e animali": tutto è accaduto nel fine settimana nel villaggio di Mucusso. L'insolita vicenda avviene otto anni dopo la fine della trentennale guerra civile che ha quasi cancellato la fauna selvatica del Paese: più di 100'000 elefanti, migliaia di rinoceronti e bufali sono stati uccisi in seguito ai combattimenti. Invece ora le cose stanno cambiando e "la situazione a Mucusso è ormai preoccupante" ha detto Jamba in un'intervista alla Radio nazionale. Jamba ha poi precisato che gli elefanti provenivano dal Botswana, una delle riserve naturali più importanti dell'Africa, e ha chiesto al governo dell'Angola di prendere provvedimenti per fermare gli animali che, dato che la guerra è finita, tendono a tornano nel Paese. (Ticinonews,  09/03/10)

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Marocco - Espulsi diversi missionari accusati di svolgere attività di proselitismo cristiano (Corriere del Ticino, 09/03/10)

Diversi missionari stranieri sono stati espulsi «recentemente» dal Marocco per avere svolto attività di proselitismo cristiano nella regione di Atlas, nel centro del paese. Lo ha reso noto il ministero dell'interno a Rabat senza precisare né il numero dei missionari né la loro identità. Fonti informate hanno però detto all'agenzia Afp che le persone interessate dal provvedimento sono una ventina, quasi tutte originarie di paesi europei. Secondo il ministero, «tra gli espulsi figurano 16 persone che operavano in un orfanatrofio situato nella municipalità di Ain Leuh». Gli espulsi, in particolare, sono stati accusati di avere approfittato della situazione di indigenza di alcune famiglie per «farsi carico dei figli non ancora maggiorenni, in violazione delle procedure in vigore in materia di kafala (adozioni) dei bambini abbandonati e degli orfani». Le espulsioni si iscrivono nel quadro della «lotta contro i tentativi di propagazione del credo evangelico, mirante a scuotere la fede dei musulmani», aggiunge il ministero, sottolineando di avere agito «in conformità con le norme in vigore sulla preservazione dei valori religiosi e spirituali del regno». Per proselitismo cristiano lo scorso febbraio era stato espulso un missionario americano. Stessa sorte era toccata lo scorso dicembre ad altre cinque persone: due sudafricani, due svizzeri e un cittadino del Guatemala. (Corriere del Ticino, 09/03/10)

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Libia - Scuse da Dipartimento Stato USA (Ansa, 09/03/10)

Il portavoce del Dipartimento di Stato si e' scusato per avere fatto commenti ironici sul leader libico Gheddafi. P.J.Crowley ha detto che i commenti ironici da lui fatti qualche giorno fa sulla 'guerra santa' della Libia contro la Svizzera 'non rappresentano il punto di vista degli Stati Uniti'. Intanto, le autorita' statunitensi invieranno un emissario a Tripoli per discutere dell'ironia del dipartimento di Stato. (Ansa, 09/03/10)

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Nigeria - L'Osservatore: , e' l'ora delle accuse dopo il massacro (Asca, 09/03/10)

''Nigeria, le accuse dopo il massacro''. Questo il titolo de L'Osservatore Romano sulle stragi etnico-religiose nei villaggi della regione di Jos, teatro dei massacri costati la vita ad almeno 500 persone. Il giornale vaticano riporta le accuse rivolte alle forze dell'ordine locali che ''non sarebbero intervenute per prevenire le violenze'' mentre, si nota, i militari dell'esercito nigeriano pattugliano solo da oggi i villaggi teatro dei massacri. ''Ma, nonostante la calma apparente, - si sottolinea - la tensione e' ancora molto alta, mentre si moltiplicano gli appelli internazionali per fermare le violenze''. Lo stesso segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon, riporta il quotidiano della Santa Sede, ''ha definito 'agghiacciante' quanto accaduto nella regione di Jos, dove nella notte tra sabato e domenica un gruppo di pastori nomadi fulani di religione musulmana ha attaccato due villaggi abitati da un popolazione di etnia birom, a maggioranza cristiana, uccidendo almeno 500 persone''. (Asca,  09/03/10)

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Nigeria - Alto Commissario Onu: 'Autorità intervengano per risolvere le cause profonde degli scontri' (Peacereporter, 09/03/10)

L'Alto Commissario dell'Onu Navi Pillay, ha fatto sapere che le autorità nigeriano avranno un gran lavoro da fare per ricucire le profonde ferite causate dallo scontro etnico fra cristiani e musulmani che nell'ultimo anno ha causato oltre mille morti. La Pillay da Ginevra si è detta "sconvolta per gli avvenimenti" che stanno devastando la regione di Jos dove tre villaggi abitati da cristiani sono stati dati alle fiamme. "Bisogna migliorare la sicurezza nel paese. E' una questione vitale. Sarebbe tuttavia un errore descrivere la violenza come un fenomeno settario o etnico e affrontarlo solo dal punto di vista della sicurezza. E' più che mai necessario uno sforzo congiunto per affrontare le cause dei ripetuti scoppi di violenza etnica e religiosa registrati in Nigeria negli ultimi anni, ovvero la discriminazione, la povertà e le dispute per la terra. Il governo deve affrontare tali problemi in modo frontale", ha detto l'Alto Commissario Onu. (Peacereporter,  09/03/10)

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R.D.Congo - Unhcr: Servono 20 mln usd per migliaia di rifugiati (Apcom, 09/03/10)

L'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr) lancerà oggi un appello per 20 milioni di dollari necessari a soddisfare le necessità di decine di migliaia di rifugiati nella Repubblica del Congo recentementi fuggiti a causa del conflitto etnico nella Provincia dell'Equatore della Repubblica Democratica del Congo. La richiesta dell'Unhcr fa parte di un più ampio appello lanciato dalle agenzie delle Nazioni Unite, che finora hanno ricevuto solo 17,3 milioni di dollari dei 59 milioni richiesti quest'anno per fronteggiare la crisi. La preoccupazione dell'Unhcr riguarda il fatto che, nonostante i suoi sforzi, dopo quattro mesi di esilio ai rifugiati mancano ancora gli aiuti umanitari di base. I 110.000 rifugiati si trovano nella provincia di Likouala, nella Repubblica del Congo. L'82% sono donne e bambini. Sono sparsi in 100 siti su un'area che si estende per 600 km lungo il fiume Oubangui e quasto rende ancor più complicato per le agenzie umanitarie raggiungerli. Il basso livello dei fiumi impedisce il trasporto di carichi pesanti via nave e costringe l'Unhcr a portare le scorte con piccoli battelli o servendosi di voli interni. I fondi richiesti sono necessari per potenziare la portata delle operazioni di protezione e logistiche. I fondi verranno anche utilizzati per fornire l'istruzione primaria a oltre 20.000 bambini rifugiati, per dare più alloggi, per distribuire ulteriori aiuti, per facilitare l'accesso alle strutture sanitarie e per migliorare i servizi igienici. Anche la fornitura di acqua pulita è estremamente urgente per curare le malattie legate all'inquinamento molto comuni tra la popolazione che continua a bere l'acqua del fiume. I rifugiati sono fuggiti dalla Provincia dell'Equatore dopo l'inizio dei combattimenti, alla fine di ottobre dello scorso anno, quando i miliziani di Enyele hanno sferrato attacchi mortali contro l'etnia Munzaya per una diatriba sui diritti di pesca e agricoltura nell'area di Dongo. Da allora le tensioni si sono allargate a gran parte della Provincia dell'Equatore, spingendo altri 18.000 rifugiati a lasciare la Repubblica Centrafricana. (Apcom,  09/03/10)

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Senegal – Dakar si prepara a costruire centrale nel 2020 (La Stampa/Apcom, 09/03/10)

Il Senegal si sta preparando a costruire una centrale nucleare nel 2020. Lo ha annunciato il ministro senegalese dell'Energia, Samuel Amete Sarr, in occasione della conferenza sul nucleare civile in corso a Parigi. "Il presidente della Repubblica ha istituito - ha detto - con un decreto un gruppo di lavoro responsabile del progetto di sviluppo di questa nuova centrale". Nell'agosto del 2008, Karim Wade, figlio e consigliere del presidente senegalese Abdoulaye Wade, è stato ricevuto a Parigi dal presidente francese Nicolas Sarkozy con il quale ha discusso su una proposta che riguardava un impianto nucleare in Senegal. Secondo uno dei suoi consiglieri, questo progetto dovrà essere realizzato "nel contesto della cooperazione tra la Francia e i paesi arabi". Sarr ha precisato che la costruzione di questa centrale sarà preceduta tra il 2012 e il 2020 da un "programma di sviluppo delle infrastruttire per facilitare gli scambi internazionali". La questione energetica per il Senegal è urgente per via dei ricorrenti problemi di fornitura di elettricità che hanno provocato numerose interruzioni. (La Stampa/Apcom, 09/03/10)

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Somalia - Shabab pronta alla reazione se forze speciali attaccheranno (Peacereporter, 09/03/10)

Ali Mohamud Rage, portavoce dei Giovani Mujahidin somali (Shabab) ha detto che il gruppo "è pronto a respingere eventuali attacchi da parte delle forze statunitensi". La dichiarazione arriva alcuni giorni dopo il commento pubblicato sul Financial Times secondo cui il governo Usa sarebbe stato disponibile all'invio di truppe in Somalia per dare aiuto al governo transitorio e programmare un'offensiva militare a Mogadiscio. Dunque, l'organizzazione Shabab non ha paura e sarebbe pronta alla reazione. "Se stanno pianificando una guerra contro di noi saremo pronti a respingerli. Le loro minacce non ci intimoriscono" ha detto Rage che ha aggiunto: "Gli americani subiranno le perdite che hanno già subito in passato in Somalia. Sappiamo bene che stanno preparando nuovi raid aerei contro di noi e che useranno caccia e aerei spia per dare supporto logistico all'azione delle truppe governative". (Peacereporter,  09/03/10)

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Somalia - Forza navale Ue conferma sequestro peschereccio "Sakoba" (Apcom, 09/03/10)

La forza navale europea antipirateria ha confermato che un gruppo di predoni somali ha sequestrato il peschereccio "Sakoba", di proprietà di un armatore spagnolo ma battente bandiera keniota. L'episodio risale all'ultimo fine settimana, ma la compagnia navale non ha ancora denunciato il sequestro avvenuto al largo della Somalia. Non è chiaro quanti marinai si trovino a bordo dell'imbarcazione. (Apcom,  09/03/10)

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Togo - Manifestazioni a Lomé contro i risultati elettorali (Internazionale, 09/03/10)

Le forze dell’ordine sono state schierate questa mattina in vari quartieri della capitale togolese, Lomé, dopo l’appello dell’opposizione a manifestare contro i risultati delle presidenziali del 4 marzo, nonostante il divieto del governo. I poliziotti in assetto antisommossa hanno chiuso gli accessi al popolare quartiere di Bè, dove si trova la sede dell’Unione delle forze per il cambiamento, il partito del leader dell’opposizione, Jean-Pierre Fabre. Il presidente uscente, Faure Gnassingbé, al potere dal 2005 dopo la morte di suo padre Gnassingbé Eyadéma, è stato rieletto con il 60 per cento dei voti, ma Fabre, che sostiene di essere il vero vincitore, ha invitato tutti i partiti a manifestare contro “questi risultati fraudolenti”.
La vittoria di Faure Gnassingbé non ha colto di sorpresa gli osservatori della scena politica togolese, scrive L’Observateur del Burkina Faso: “Dopo 43 anni di gestione del paese – un record – il clan Eyadéma ha un controllo totale sull’apparato amministrativo del paese. Il risultato delle presidenziali è una non-notizia, soprattutto con un voto a un solo turno. Il Togo, come il Burkina Faso, il Camerun, il Gabon, la Guinea Equatoriale, il Gambia, il Ciad, sono paesi in cui i risultati sono noti in anticipo, prima ancora che l’elettore meta la scheda nell’urna. L’unica incognita è la gestione della contesa elettorale”. Se non ci saranno incidenti, Faure si prepara al suo secondo mandato che, secondo Le Potentiel, sarà diverso dal precedente: “Ora è pronto ad assumersi le sue responsabilità, a dare la sua impronta alla presidenza, a dare una nuova impstazione alla sua epoca, al suo regno. É un nuovo Faure quello che si prepara ad assumere il suo nuovo mandato, molto diverso da quello di un ‘figlio di papà’”. (Internazionale,  09/03/10)

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08 Marzo 2010

Mauritania - Amnistia a favore di 4 detenute (Peacereporter, 08/03/10)

Il presidente della Mauritania, Mohamed Ould Abdelaziz, per celebrare la giornata delle donne, ha deciso di emettere un'amnistia a favore di quattro detenute, che saranno liberate proprio oggi. A dare la notizia il sito Sahara Media secondo cui le beneficiarie del decreto di grazia non devono aver commesso omicidi, crimini legati al terrorismo o al traffico di droga. In base all'articolo 37 della Costituzione della Mauritania, il presidente ha il diritto di concedere l'amnistia. Negli ultimi mesi Abdelaziz ha fatto largo uso di questa prerogativa. A fine febbbraio, infatti, in occasione del Natale del profeta Maometto, aveva graziato oltre un centinaio di detenuti, tra cui il giornalista indipendente Hanevy Ould Dahah, in carcere da otto mesi. (Peacereporter,  08/03/10)

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Nigeria - Presidente: Massima allerta dopo scontri interreligiosi (Apcom, 08/03/10)

Il presidente ad interim della Nigeria, Goodluck Jonathan, ha decretato lo stato di massima allerta in diversi Stati del centro del Paese dove si sono registrati violenti scontri interreligiosi che hanno provocato tra cento e duecento morti, riferisce un comunicato ufficiale. "Il presidente in carica ha allertato le forze di sicurezza per impedire che le violenze si propaghino" in altri Stati nigeriani, secondo il comunicato pubblicato a Abuja. Jonathan ha anche ordinato a tutti i servizi di sicurezza "di prendere iniziative strategiche per fermare questi gruppi di assassini", prosegue la nota. Questa notte, nuovi scontri tra cristiani e musulmani sono costati la vita a più di cento persone, in maggioranza donne e bambini, nei pressi di Jos, la capitale dello Stato centrale del Plateau, a maggioranza musulmana. Nel settembre 2001, violenti combattimenti hanno causato la morte di più di 1.000 persone mentre nel 2004 circa 700 persone sono rimaste uccise in scontri tra musulmani e cristiani. (Apcom, 08/03/10)

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Nigeria - Strage,Vaticano preoccupato: "Scontri non religiosi ma sociali" (Tgcom, 08/03/10)

La Santa Sede esprime "preoccupazione e orrore" per le violenze avvenute in Nigeria, dove 500 cristiani sono stati uccisi in questi giorni da pastori musulmani. La lettura che viene data degli avvenimenti, sottolinea il portavoce padre Lombardi, è che non si tratti di "scontri di natura religiosa, ma sociale". "Si uccide per rivendicazioni sociali, economiche, tribali, culturali", spiega l'arcivescovo Onaiyekan dalla capitale Abuja. Sul fronte dei vescovi, afferma mons. Jhon Olorunfemi Onaiyekan, non si esclude che "marginalmente ci siano alcuni che hanno qualche contatto con il terrorismo internazionale". Ma in Africa, "la realtà è certamente che ci sono troppe armi che circolano dappertutto". "Non dimentichiamo - spiega l'arcivescovo di Abuja in un'intervista alla Radio Vaticana - che più a Nord c'è il Darfur, c'è la guerra del Ciad e c'è il Sud Sudan: è molto facile trovare della gente che venga a combattere per un pugno di dollari". "Da parte nostra - conclude - preghiamo per la pace, per il buon governo, per la verità. E preghiamo anche che la gente riconosca che l'unico modo di sopravvivere in questo Paese è che ci si riconosca come fratelli e cittadini dello stesso Paese". (Tgcom,  08/03/10)

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Nigeria - Frattini, sempre piu' preoccupati per sorte cristiani (Asca, 08/03/10)

L'ultima tragedia del giorno e' quella della Nigeria, dove centinaia di cristiani sono stati uccisi''. Lo ha detto il ministro degli Esteri, Franco Frattini, a Trieste, commentando l'uccisione di numerosi cristiani da parte di musulmani in Nigeria. ''Io stesso mi sono fatto portatore della risoluzione dell'Ue per i diritti dei cristiani nel mondo. L'ho fatto per l'Iraq, Pakistan, India, Egitto, Somalia, e oggi abbiamo la Nigeria - ha sottolineato Frattini -. E' soltanto l'ultimo elemento di prova, molto tragica, di come i diritti dei cristiani vadano tutelati quando i cristiani sono minoranza come e' in moltissimi paesi non europei''. (Asca,  08/03/10)

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Nigeria - Attacco pianificato contro cristiani, 500 morti (Apcom, 08/03/10)

Un massacro nottetempo, meticolosamente organizzato: gli attacchi, perpetrati durante questo fine settimana, da gruppi di allevatori musulmani contro tre villaggi cristiani nei pressi di Jos, con almeno 500 morti, erano coordinati e pianificati, secondo diverse testimonianze. "L'attacco è iniziato verso le 3 del mattino ed è durato fino alle 6. Hanno sparato qualche colpo per spaventare le persone, poi li hanno uccisi a colpi di macete", ha raccontato ai giornalisti Peter Gyang, un abitante di Dogo Nahawa, il villaggio che ha contato il maggior numero di vittime. Secondo i testimoni citati dal quotidiano The Nation, gli aggressori, allevatori dell'etnia fulani, erano tra i 300 e i 500. Gli attacchi erano pianificati e mirati: "la parola d'ordine 'nagge', che significa 'bestiame', è stata utilizzata per scegliere e massacrare le vittime", ha raccontato alla France Presse Shehu Sani, un volontario per la difesa dei diritti umani a Jos. "Quelli che non rispondevano alla parola d'ordine venivano uccisi", ha spiegato. Sembra inoltre che gli abitanti musulmani dei villaggi fossero stati avvisati il giorno prima dell'attacco per sms. "Evidentemente era tutto ben coordinato, gli aggressori hanno mosso gli attacchi simultaneamente", ha raccontato Shamaki Gad Peter, responsabile di un'organizzazione di difesa dei diritti dell'uomo a Jos, che ha visitato i tre villaggi. Un altro punto su cui le testimonianze concordano è la lenta reazione delle forze di sicurezza nigeriane, intervenute solo alla fine della carneficina. Durante le tre ore in cui si sono svolti gli attacchi "non abbiamo visto la minima traccia di un poliziotto", ha detto Peter Gyang. "Le forze di sicurezza hanno fallito, siamo molto preoccupati da questa mancanza di reazione", ha dichiarato Eric Guttschuss, specialista dell'organizzazione Human Rights Watch. La regione è sotto coprifuoco tra le 18 e le 6 del mattino, dai giorni della precedente fiammata di violenza nel gennaio scorso, costata la vita a circa 300 persone, in prevalenza musulmani. (Apcom,  08/03/10)

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R.D. Congo - Ong denuncia, truppe uccidono animali protetti (Asca-Afp, 08/03/10)

L'esercito della Repubblica Democratica del Congo ha ucciso diversi animali protetti, tra cui sette ippopotami, 4 elefanti e sei scimmie, nel parco nazionale di Virunga tra il 7 e il 25 febbraio scorso. Lo denuncia l'organizzazione Idpe, Innovazione per lo sviluppo e la tutela del Ambiente. L'Idpe ha accusato ''i soldati della 15esima e 18esima brigate della Fardc'' (esercito congolese) di bracconaggio sottolineando che i soldati hanno agito ''dietro ordini impartiti'' dall'alto. Secondo l'ong, l'esercito sarebbe colpevole, inoltre, di riscuotere una 'tassa' dai pescatori e dai bracconieri locali alimentando cosi' simili atrocita' contro gli animali protetti. L'Idpe aveva proposto di ''smilitarizzare il parco'' dopo che nel 2009 erano giunte le prime denunce sull'uccisione di specie protette. Ma nel Parco Virunga, che confina a nord-est con l'Uganda, non vi sono solo le unita' dell'esercito ma anche diverse milizie e gruppi ribelli, che uccidono gli animali per bracconaggio. Il parco nazionale comprende il lago Edward, che nel 1980 aveva la piu' grande popolazione di ippopotami al mondo: circa 27.000. Oggi, secondo il direttore del parco, Emmanuel de Merode, ce ne sono meno di 300. Nel settembre del 2009 un caporale Fardc e' stato ucciso da un ippopotamo, mentre era impegnato in una battuta di pesca illegale. Istituito nel 1925, il Parco nazionale di Virunga e' stato classificato dall'Unesco come Patrimonio Mondiale dell'Umanita'. Il parco, in particolare, e' rifugio di 200 gorilla di montagna e di una piccola popolazione di gorilla di pianura, una specie che rischia fortemente l'estinzione. (Asca-Afp, 08/03/10)

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Sudafrica - Mondiali; Onu: Fifa ignora sfrattati in Sudafrica (la Repubblica, 08/03/10)

La relatrice speciale delle Nazioni Unite sul diritto all'alloggio, Raquel Ronik, ha criticato oggi la Fifa per aver ignorato il problema dello sfratto di migliaia di cittadini sudafricani per far posto agli impianti dei Mondiali di calcio. Secondo l'esperta, oltre 20mila abitanti di una baraccopoli di Città del Capo sono stati costretti a trasferirsi in altre zone (ugualmente svantaggiate) nell'ambito dei preparativi per la Coppa del mondo. "I mega-eventi sportivi possono essere un'opportunità per migliorare il diritto all'alloggio - ha detto Ronik - ma possono anche condurre a sfratti e speculazioni". L'esperta ha detto alla stampa che il Cio, dopo un incontro con lei, ha deciso di inserire il rispetto del diritto all'alloggio fra i criteri per selezionare le candidature a sedi di Olimpiadi. La Fifa invece secondo Ronik ha rifiutato ogni offerta di dialogo. (la Repubblica, 08/03/10)

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Uganda - Cade elicottero con presidente Yoweri Museveni (Avionews, 08/03/10)

Un elicottero con a bordo il presidente dell'Uganda Yoweri Kaguta Museveni e altre cinque persone, è caduto oggi per cause ancora sconosciute a 150 chilometri dalla capitale ugandese Kampala, da dove era partito. Fonti kenyote rendono noto che Museveni e le persone a bordo sono sopravvissuti. Non si sa ancora se si tratti di guasto tecnico, errore umano o attentato. Ulteriori aggiornamenti nelle prossime ore. (Avionews, 08/03/10)

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Uganda - Circa 500mila persone trasferite per rischio frane (Peacereporter, 08/03/10)

Secondo quanto riportano fonti ufficiali, l'Uganda avrebbe previsto il trasferimento di circa mezzo milione di persone che vivono in zone montuose a grave rischio frane. In base alle dichiarazioni rilasciate da Musa Ecweru, il segretario di Stato incaricato della gestione delle catastrofi naturali, "il numero complessivo di abitanti minacciati dalle frane è di circa 500mila"; il funzionario ha inoltre aggiunto che una volta terminate le operazioni di soccorso sarà previsto un piano di ricollocazione della popolazione coinvolta, in quanto le zone attualmente abitate sono considerate troppo pericolose. La decisione è stata presa in seguito al grave smottamento che lo scorso primo marzo ha causato più di 300 dispersi; a causa di violente piogge torrenziali, tre villaggi delle zone montuose dell'Elgon, alla frontiera con il Kenya, in cui abitano 300mila persone, sono stati colpiti dalle frane, mentre altre 200mila risiedono nell'ovest del paese, in una regione anch'essa montuosa e soggetta a smottamenti. Un portavoce dell'Alleanza per la terra in Uganda, un'organizzazione che si occupa di distribuzione e ripartizione delle terre, si è dimostrato perplesso riguardo alla possibilità di ricollocare la popolazione, dichiarando che è impossibile, nel paese, trovare aree che non siano di proprietà di qualcuno. (Peacereporter,  08/03/10)

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Zimbabwe - Il morbillo continua a colpire la metà dei distretti del Paese (Radio Vaticana, 08/03/10)

Un’epidemia di morbillo ha colpito 28 dei 62 distretti dello Zimbabwe e ancora si sta diffondendo, anche perchè gli sforzi per vaccinare le persone vengono ostacolati dalle credenze religiose. Secondo l’ultimo bollettino epidemiologico dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), dall’inizio dell’epidemia, nel mese di ottobre 2009, sono stati registrati circa 1.200 casi sospetti, di cui 221 confermati e 50 morti. L’Unicef insieme ad altre organizzazioni impegnate nel settore sanitario, hanno intrapreso un programma di vaccinazioni intensive. La campagna punta a tutti i bambini di età compresa tra i 6 mesi e i 14 anni. Nella parte orientale dello Zimbabwe, nel solo distretto di Buhera della Provincia di Manicaland, sono stati già vaccinati oltre 25 mila bambini. Adesso l’organizzazione è impegnata in una campagna porta a porta per mettere in risalto l’importanza della vaccinazione dei bambini, sebbene la strategia sia rivolta anche verso la reticenza di quelli che rifiutano i vaccini per motivi di credo religioso. L’epidemia di morbillo ha colpito anche un gruppo di famiglie appartenenti alla “Johanne Marange Apostolic Church” nella zona di Nzvimbe, a circa 70 km dalla città di Mutare, al confine con il Mozambico. Gli anziani della chiesa non permettono le vaccinazioni e per i loro seguaci preferiscono rimedi come spruzzare l’acqua santa sui malati. Nei rapporti si legge che 30 persone appartenenti a gruppi religiosi, prevalentemente bambini, sono morti a causa del morbillo, sebbene il numero possa essere più alto a causa della pratica del Vapostori, cioè delle “sepolture accelerate”. Nello Zimbabwe i bambini ricevono la prima vaccinazione contro il morbillo a nove mesi dalla nascita e la seconda somministrazione a 18 mesi. I sintomi della malattia compaiono di solito da 8 a 12 giorni dopo l’infezione e comprendono febbre alta, occhi iniettati di sangue, macchie bianche minuscole all’interno della bocca. Ogni anno questa malattia causa centinaia di migliaia di morti tra i bambini nei Paesi in via di sviluppo. (R.P.) (Radio Vaticana,  08/03/10)

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