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NOTIZIE  2010

08 Febbraio 2010

Egitto - Retata tra Fratelli Musulmani (Ansa, 08/02/2010)

Guinea – “Le condizioni di sottosviluppo dell’area sono alla base degli scontri di N'Zérékoré” (Ag. Fides, 08/02/2010)

Libia - Non luogo a procedere per Rachid Hamdani (SwissInfo, 08/02/2010)

Mali - Ostaggio francese, da autorità no a liberazione islamisti (Wallstreet/Apcom, 08/02/2010)

Nigeria - Gruppo ribelle rivendica attacco a oleodotto Shell (Apcom, 08/02/2010)

Sudafrica - Alla Chiesa cattolica la gestione di un programma internazionale di aiuto ai malati di AIDS (Ag. Fides, 08/02/2010)

Sudan - Storica visita del presidente del Ciad per raggiungere la pace in Darfur (Peacereporter, 08/02/2010)

Uganda - Eni rinuncia ad alcuni giacimenti (La Stampa, 08/02/2010)

06 Febbraio 2010

Africa centrale - Leader religiosi di 4 Paesi disposti a mediare con i ribelli ugandesi (Radio Vaticana, 06/02/2010)

Ciad - Liberato impiegato francese del Cicr rapito 3 mesi fa (SwissInfo, 06/02/2010)

Egitto - Restaurato piu' antico monastero (Ansa, 06/02/2010)

Mali - Cicala, l'ultimatum di Al Qaeda: "Avete tempo fino al 1 marzo"(la Repubblica, 06/02/2010)

R.D. Congo - In piazza a Bukavu per chiedere piu' sicurezza (Agiafro, 06/02/2010)

R.D. Congo - Preoccupazione dei missionari per l’ennesima operazione militare (Ag. Fides, 06/02/2010)

Ruanda - Violenza in campagna elettorale (Peacereporter, 06/02/2010)

Sudan - Scontri tra tribù nordista e forze armate sud: 16 morti (Apcom, 06/02/2010)

Togo - Coppa Africa: 25.000 manifestano contro esclusione (la Repubblica, 06/02/2010)

05 Febbraio 2010

Africa Orientale – Kenya-Etiopia, verso interconnessione reti elettriche (Agiafro, 05/02/2010)

Angola - Presidente promulga nuova costituzione (Agiafro, 05/02/2010)

Somalia - Pirati somali: Robin Hood o bucanieri? (Limes, 05/02/2010)

Sudafrica - Mandela invita a cena un ex secondino di Robben Island (Agi/Afp, 05/02/2010)

Sudan - Ua: Decisione Cpi controcorrente rispetto a processo pace (Apcom, 05/02/2010)

Uganda - Viceministro: Legge contro omosessualità verrà modificata (Apcom, 05/02/2010)

04 Febbraio 2010

Africa - Unicef: servono 1,2 mld dollari per emergenze mondo (SwissInfo, 04/02/2010)

Africa - UA: nasce il Fondo in difesa dei diritti delle donne (Radio Vaticana, 04/02/2010)

Algeria - Uscito il primo numero della rivista della Chiesa cattolica algerina (Radio Vaticana, 04/02/2010)

Guinea - I vescovi ricevuti a Conakry dal nuovo primo ministro (Radio Vaticana, 04/02/2010)

Libia – Acquistati dalla Russia 6 jet Yak130 (Virgilio, 04/02/2010)

Mauritania - Mali ottimista su ostaggi (Ansa, 04/02/2010)

Nigeria - La lotta per le risorse dietro le stragi etnico-religiose (Greenreport, 04/02/2010)

Somalia - Contro i pirati, aerei USA alle Seychelles. Li controlla Sigonella (Nuova Società, 04/02/2010)

Uganda - Obama, odiosa proposta legge che introduce pena di morte per gay (Adnkronos, 04/02/2010)

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08 Febbraio 2010

Egitto - Retata tra Fratelli Musulmani (Ansa, 08/02/2010)

Le forze di sicurezza egiziane hanno compiuto una retata tra la confraternita dei Fratelli Musulmani, arrestando anche il numero due. Lo riferisce il sito dell'organizzazione, al bando nel Paese, ma tollerata dalle autorita'. Tra i quadri arrestati figurano, oltre al numero due Mahmoud Ezzat, anche membri dell'ufficio politico della direzione. Secondo la stessa fonte altri dieci quadri sono stati arrestati nei governatorati del Cairo, Giza, Charkieh, Assiout, Alessandria e Gharbieh. (Ansa,  08/02/2010)

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Guinea – “Le condizioni di sottosviluppo dell’area sono alla base degli scontri di N'Zérékoré” (Ag. Fides, 08/02/2010)

“Un banale incidente di circolazione che provoca un’esplosione di violenza mette in evidenza il degrado della vita sociale della Guinea e in particolare di quella zona del Paese” dice all’Agenzia Fides una fonte della Chiesa della Guinea dopo gli scontri a N'Zérékoré, che hanno provocato due morti e una quarantina di feriti.
N'Zérékoré è un centro nella Guinea forestale, a circa 1000 km dalla capitale Conakry, nell’est della Guinea. Gli incidenti sono scoppiati venerdì 5 febbraio a seguito di un banale diverbio tra una donna di etnia Guerzé, cristiana, che pretendeva di attraversare la strada sbarrata dalla polizia per permettere la preghiera ai fedeli musulmani, di etnia Malinké, che non avevano trovato posto nella moschea vicina. Il diverbio è poi degenerato in scontri tra le due etnie. Le autorità hanno imposto il coprifuoco e hanno inviato a N'Zérékoré una delegazione governativa, che si è riunita con i leader religiosi locali, cristiani e musulmani. Questi ultimi hanno invitato la popolazione alla calma. “Le tensioni politiche degli ultimi mesi in Guinea hanno risvegliato conflitti atavici tra i Malinké, musulmani originari del Mali, e Guerzé, cristiani, ma non penso che vi sia un legame con le attuali vicende politiche del Paese” dice la fonte di Fides.
“Queste tensioni legate alla spartizione delle terre e delle risorse, sono state acuite dal fatto che per circa 20 anni, nel periodo di governo del Presidente Lansana Conté (1984-2008), la Guinea Forestale dove si trova N'Zérékoré è stata abbandonata a se stessa” dice la fonte di Fides. “Non vi sono infrastrutture né strade asfaltate, o un programma di sviluppo reale. Per percorrere i 1000 km che separano N'Zérékoré dalla capitale occorrono 20 ore. Le uniche attività economiche avanzate sono realizzate da una serie di multinazionali: la zona è in via di deforestazione a causa del massiccio taglio di alberi pregiati da parte di un’azienda cinese, mentre una compagnia americana sfrutta gli importanti giacimenti di ferro. Queste attività provocano gravi danni ambientali senza recare dei benefici alla popolazione locale, come posti di lavoro o la creazione di infrastrutture accessibili a tutti. Per esportare il minerale di ferro, ad esempio, viene utilizzato un aeroporto privato gestito dalla compagnia mineraria”. Per comprendere le cause delle recenti violenze, (oltre a quelle di ieri, ve ne sono state nel 2006 e nel 2007) occorre dunque una chiave di lettura più approfondita di una semplice descrizione di “scontri tra cristiani e musulmani”. (L.M.) (Ag. Fides,  08/02/2010)

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Libia - Non luogo a procedere per Rachid Hamdani (SwissInfo, 08/02/2010)

Contrariamente a Max Göldi, condannato sabato a una multa di 800 dollari, per l’altro ostaggio svizzero la giustizia libica ha dichiarato il non luogo a procedere. È quanto ha annunciato Salalh Zahaf, l’avvocato dei due cittadini svizzeri trattenuti a Tripoli da oltre un anno e mezzo e accusati – tra l’altro – di «violazione della legge sul commercio». Göldi e Hamdani sono già stati condannati il 30 novembre a 16 mesi di carcere a una multa di 2'000 dinari (circa 1'600 franchi) per violazione delle norme sui visti. Contro la sentenza è stato inoltrato ricorso. Hamdani è stato assolto in appello dall’accusa di soggiorno illegale, mentre per Göldi la sentenza è stata rimandata all’11 febbraio. Göldi è stato inoltre condannato sabato a una multa di 800 dollari per violazione della legge sul commercio. Assolto da tutti i capi d’accusa, Rachid Hamdani è dunque libero di lasciare il paese, ha sottolineato il portavoce di Amnesty Internationale Daniel Graf. «Aspettiamo soltanto che le autorità gli restituiscano il passaporto e che gli consegnino un visto d’uscita». L’avvocato Salalh Zahalf ha tuttavia precisato che il procuratore pubblico potrebbe ancora presentare ricorso contro questa sentenza. Göldi, un ingegnere bernese che dirigeva la filiale libica di ABB, e Hamdani, uno svizzero-tunisino domiciliato nel canton Vaud sono trattenuti in Libia dal 19 luglio 2008 in segno di ritorsione per l'arresto a Ginevra di Hannibal Gheddafi, costretto a trascorrere due notti in guardina tra il 15 e il 17 luglio. Il figlio del leader libico Muammar e sua moglie Aline erano stati denunciati per maltrattamenti da due domestici, una tunisina e un marocchino. (SwissInfo,  08/02/2010)

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Mali - Ostaggio francese, da autorità no a liberazione islamisti (Wallstreet/Apcom, 08/02/2010)

Il Mali "non intende affatto" liberare fondamentalisti islamici attualmente detenuti nelle carceri del Paese, come ha chiesto al Qaida nel Maghreb islamico (Aqmi) in cambio del rilascio di un ostaggio francese. La stessa organizzazione terroristica ha rivendicato il sequestro di sei cittadini europei, due dei quali di nazionalità italiana: Sergio Cicala e la moglie Philomene Kaboré, originaria del Burkina Faso. "Il Mali", hanno indicato fonti di sicurezza a Bamako, "non intende affatto liberare i combattenti islamici che sono attualmente nelle nostre prigioni. E' una decisione delle nostre autorità". Secondo le stesse fonti, la Francia - attraverso il suo ministro degli Esteri, Bernard Kouchner - ha chiesto "con insistenza" al Mali di liberare gli integralisti islamici per salvare la vita al suo connazionale (Pierre Camatte, rapito il 26 novembre). "Nessuno deve dettarci la nostra condotta. Siamo un Paese sovrano e prendiamo le decisioni che ci sembrano necessarie", ha commentato un'altra fonteMali di sicurezza maliana. Aqmi ha fissato la settimana scorsa un nuovo ultimatum: la liberazione dei suoi membri arrestati in Mali in cambio di quella dell'ostaggio francese, la cui vita sarebbe in pericolo se Bamako e Parigi non accettassero l'accordo prima del "termine del 20 febbraio ". Almeno quattro fondamentalisti islamici nel nord sono attualmente detenuti nelle carceri del Mali. Fra loro c'è un algerino che ricopre "un importante ruolo" nella gerarchia di Aqmi. Secondo fonti di sicurezza locali, l'Algeria avrebbe chiesto la sua estradizione e Bamako avrebbe preso tempo. Sabato, il presidente del Mali Amadou Toumani Touré aveva invitato a "essere ottimisti" sulla sorte degli ostaggi europei. (Wallstreet/Apcom,  08/02/2010)

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Nigeria - Gruppo ribelle rivendica attacco a oleodotto Shell (Apcom, 08/02/2010)

Un gruppo ribelle del sud petrolifero della Nigeria, il Joint Revolutionary Council (Jrc), ha affermato in un comunicato di aver attaccato un importante oleodotto della compagnia petrolifera Shell. La società anglo-olandese non ha ancora confermato l'attacco. "La forza patriottica del Delta del Niger è riuscita a interrompere il funzionamento dell'oleodotto che appartiene alla Shell nella palude di Obunoma", ha indicato in un comunicato il Consiglio rivoluzionario congiunto del Delta del Niger (JRC). Il gruppo ha precisato che l'attacco è avvenuto nello stato di Rivers, nel Delta del Niger. (fonte Afp) (Apcom,  08/02/2010)

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Sudafrica - Alla Chiesa cattolica la gestione di un programma internazionale di aiuto ai malati di AIDS (Ag. Fides, 08/02/2010)

“Questo evento premia l’impegno e i risultati della Chiesa cattolica nel prendersi cura della più vasta popolazione del mondo colpita dal virus HIV” ha affermato Ruth Stark rappresentante del CRS (Catholic Relief Services, la Caritas degli Stati Uniti) in Sudafrica, nel corso di una cerimonia svoltasi a Johannesburg. L’evento si riferisce al trasferimento della gestione del programma AIDSRelief dalle mani del CRS a quelle della Southern African Catholic Bishops’ Conference (SACBC, la conferenza episcopale che riunisce i Vescovi di Sudafrica, Botswana e Swaziland).
AIDSRelief fornisce cura e assistenza a più di 60mila persone nei tre Paesi dell’Africa australe, dove si registra la più alta incidenza di infezioni da virus HIV. Il programma è finanziato dal President’s Emergency Plan for AIDS Relief (PEPFAR), i cui fondi sono inviati in Sudafrica attraverso il CRS. “Siamo orgogliosi e grati delle persone che lavorano sul campo, fornendo cure ai bambini a livello locale. È qui che la dedizione e l’impegno del nostro personale, specializzato e non, si mostra all’altezza di incredibili sfide, spesso in circostanze difficili. È l’impegno e il duro lavoro di queste persone che tiene insieme il tutto” ha detto Suor Alison Munro, responsabile dell’ufficio AIDS della SACBC. Nel suo intervento, Suor Alison ha ricordato la storia degli ultimi 10 anni dell’ufficio AIDS della Conferenza episcopale dell’Africa australe, che ha il compito di coordinare gli sforzi della Chiesa cattolica in Sudafrica, Botswana e Swaziland a favore delle persone colpite dalla malattia. La religiosa ha inoltre sottolineato che assistono la Chiesa sudafricana in questa opera, oltre al CRS, anche altri organismi cattolici Cordaid (Olanda), Trocaire (Irlanda) e Cafod (Inghilterra e Galles). Il programma è rivolto soprattutto ai bambini e, pur rimanendo “una goccia nell’oceano”, come ha ricordato Suor Alison, “il suo effetto a cascata è impossibile da misurare”. Grazie alla distribuzione gratuita di medicinali antiretrovirali, la maggior parte delle persone inserita nel programma sopravvivono e sono in grado di vivere un’esistenza dignitosa. (L.M.) (Ag. Fides,  08/02/2010)

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Sudan - Storica visita del presidente del Ciad per raggiungere la pace in Darfur (Peacereporter, 08/02/2010)

Il presidente del Ciad Idriss Deby è atterrato nel Sudan per la prima volta dal 2004. Una storica visita che ha come tema centrale i colloqui di pace sulla martoriata regione del Darfur. I due paesi hanno combattuto per molti anni lungo il comune confine intorno al Darfur. La visita di Deby ha colto di sorpresa l'establishement di Khartoum, che ha sempre accusato il Ciad di sostenere i gruppi ribelli della regione in guerra. Stessa accusa dal Ciad al Sudan, accusato di sostenere le milizie armate dell'ovest del Ciad. Gli analisti hanno sempre sostenuto che i ribelli fungevano da linea di difesa extra per entrambi i paesi, una politica che però ha gravato ulteriormente sui drammatici problemi umanitari delle due zone. Ad accogliere il presidente Deby, Omar al-Bashir, suo omologo sudanese. Una visita, questa, che comunque arriva dopo chiari segnali di distensione fra N'Djamena e Khartoum. Lo scorso mese i due paesi hanno firmato un accorto per mettere in sicurezza il confine. E, a differenza di molti altri tentativi rimasti sulla carta, questo trattato ha già dato i suoi primi frutti: una forza congiunta di 1500 uomini dispiegata lungo la frontiera. L'incontro Deby- al Bashir, dunque, potrebbe far fare passi da giganti a questo nuovo corso. I due paesi restano ancora molto diffidenti l'uno verso l'altro, ma il fatto che la stabilità di entrambi dipenda da una pace vera e duratura sta portando i due leader a ravvedimenti e grandi gesti. Intanto, secondo stime delle Nazioni Unite, trecentomila persone sono morte in Darfur dall'inizio del conflitto, nel 2003. Una cifra non condivisa, però, da Khartoum che la definisce gonfiata per ragioni politiche. (Peacereporter,  08/02/2010)

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Uganda - Eni rinuncia ad alcuni giacimenti (La Stampa, 08/02/2010)

(Il Sole 24 Ore) L'Eni ha deciso di abbandonare i suoi progetti su alcuni giacimenti in Uganda per i quali aveva offerto 1,5 miliardi di dollari. Il 50% delle quote di questi pozzi era infatti in mano a Heritage con la quale l'italiana aveva già trovato un accordo, ma la socia di Heritage, l'irlandese Tullow Oil, aveva a sorpresa esercitato un'opzione sulle quote non ancora in suo possesso, battendo sul tempo Eni. Per qualche tempo il dossier è sembrato ancora aperto per Eni, anche per via di supposti appoggi del governo alla società guidata da Paolo Scaroni, ma venerdì scorso è arrivata la conferma di un disimpegno. Lo riporta Il Sole 24 Ore di sabato. (GD) (La Stampa,  08/02/2010)

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06 Febbraio 2010

Africa centrale - Leader religiosi di 4 Paesi disposti a mediare con i ribelli ugandesi (Radio Vaticana, 06/02/2010)

“La pace non ha colore politico o religioso. Perché i nostri sforzi di pace abbiano successo, bisogna sostenerli con la preghiera. Preghiamo insieme per la pace nei nostri cuori, preghiamo per le vittime, preghiamo per coloro che imbracciano le armi affinché si convertano alla pace e preghiamo perché le risoluzioni e le raccomandazioni di questa conferenza portino dei frutti” ha affermato mons. Marcel Utembi Tapa, arcivescovo di Kisangani, nella sua omelia della Messa di chiusura della conferenza dei leader religiosi sulla questione dei guerriglieri ugandesi dell’Lra. La conferenza - riferisce l'agenzia Fides - si è tenuta dal 2 al 4 febbraio a Kisangani (capoluogo della Provincia Orientale, nell’est della Repubblica Democratica del Congo). Vi hanno partecipato i leader religiosi delle aree dove è attivo l’Lra: nord dell’Uganda, est della Repubblica Democratica del Congo, sud Sudan e Repubblica Centrafricana. In particolare le delegazioni erano così composte: 5 rappresentati del sud Sudan; 2 dell’Uganda; 3 del Centrafrica; 8 della RDC ai quali si è aggiunto il Ministro dell’Interno della Provincia Orientale, che rappresentava il governo provinciale. I partecipanti alla conferenza hanno espresso il loro apprezzamento per l’iniziativa ed hanno auspicato che serva a riportare la pace nella regione. Alla fine dei lavori è stato creato un comitato regionale composto da 9 membri rappresentanti le diverse delegazioni, incaricato di formulare delle proposte di negoziazione con l’Lra. Nel suo discorso di chiusura, l’arcivescovo di Kisangani ha affermato che i capi religiosi sono pronti a mediare nei negoziati di pace con il gruppo di guerriglia se verrà loro richiesto. (R.P.) (Radio Vaticana,  06/02/2010)

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Ciad - Liberato impiegato francese del Cicr rapito 3 mesi fa (SwissInfo, 06/02/2010)

Il Comitato internazionale della Croce Rossa ha annunciato oggi la liberazione di Laurent Maurice, un impiegato francese dell'organizzazione, sequestrato il 9 novembre dello scorso anno nell'Est del Ciad. Maurice "ha ritrovato la libertà oggi; dopo 89 giorni di prigionia è stanco ma sembra in buona salute" afferma un comunicato del Cicr che ha sede a Ginevra. L'organizzazione non ha precisato le circostanze della liberazione dell'ingegnere agronomo che era stato catturato da numerosi uomini armati nel villaggio di Kawa, nel Ciad orientale a pochi km dal confine con il Sudan. Il rapimento era stato rivendicato da un gruppo poco conosciuto, le 'Aquila di liberazione dell'Africà, che avevano chiesto un milione di euro per liberarlo. Fonti sudanesi hanno detto che Maurice sta raggiungendo Khartoum e che un altro operatore del Cicr con la doppia nazionalità franco-britannica rapito in Darfur, resta prigioniero dei suoi sequestratori. (SwissInfo,  06/02/2010)

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Egitto - Restaurato piu' antico monastero (Ansa, 06/02/2010)

Dopo 8 anni di lavori e una spesa di 14 mln di dollari si e' concluso a Suez City il restauro del piu' antico monastero cristiano del mondo. Lo scrive la Bbc sul suo sito. Il monastero, luogo molto frequentato dalla comunita' di copti in Egitto, ha 1.600 anni ed e' intitolato a Sant'Antonio: alla fine del III secolo il santo si ritiro' in una caverna isolata sulle montagne vicino al Mar Rosso. Quando mori' i suoi discepoli decisero di costruire un monastero e dargli il suo nome. (Ansa,  06/02/2010)

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Mali - Cicala, l'ultimatum di Al Qaeda: "Avete tempo fino al 1 marzo"(la Repubblica, 06/02/2010)

Il braccio maghrebino di Al Qaida ha fissato al primo marzo un nuovo ultimatum per il rilascio di Sergio Cicala, rapito con la moglie in Mauritania lo scorso 18 dicembre. Nel comunicato pubblicato su internet, Al Qaeda per il Maghreb islamico dice di volere la liberazione dei suoi prigionieri in cambio del rilascio degli ostaggi occidentali. Per la liberazione di Cicala l'organizzazione terroristica dà "25 giorni di tempo a partire dall'emissione del comunicato", pubblicato secondo Site il 4 febbraio. La moglie di Cicala, Philomene Pawelgna Kaborè, non viene citata nel comunicato. Per il rilascio dell'altro ostaggio occidentale nelle sue mani, il francese Pierre Camatte, Al Qaeda per il Maghreb islamico ha fissato un ultimatum al 20 febbraio. In precedenza l'organizzazione terroristica aveva minacciato di uccidere l'ostaggio francese, rapito in Mali lo scorso 26 novembre. Delle cellula di Al Qaeda ha parlato anche Hillary Clinton in un'intervista alla Cnn. Il segretario di Stato Usa ha detto che Iran e Corea del Nord sono una grave minaccia per gli Stati Uniti ma "un pericolo ancora maggiore" sono "le reti non statali transnazionali" e in particolare "i fondamentalisti islamici nella Penisola Arabica legati al Qaeda o al Qaeda in Afghanistan e in Pakistan o al Qaeda nel Maghreb". Secondo Clinton esiste una "connessione" tra queste entità che "continuano a cercare di aumentare la sofisticazione delle loro capacità e degli attacchi che sono in grado di compiere". (la Repubblica,  06/02/2010)

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R.D. Congo - In piazza a Bukavu per chiedere piu' sicurezza (Agiafro, 06/02/2010)

Alcune centinaia di cittadini del quartiere di Bukavu, Nyakaliba, nella Repubblica democratica del Congo, hanno manifestato questa mattina contro lo stato di insicurezza in cui versa il loro quartiere. Per far sentire la loro voce hanno deciso di bloccare la strada nazionale numero 2. Gli abitanti del quartiere lamentano azioni di banditismo -l'ultima la notte scorsa- messe in atto da persone in divisa, quindi appartenenti alle forze pubbliche. I questa chiave va anche letta la richiesta dei cittadini di ripristinare la corrente elettrica, staccata da mesi. I giovani del quartiere, inoltre, hanno organizzato ronde notturne per difendersi da queste azioni. (Agiafro,  06/02/2010)

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R.D. Congo - Preoccupazione dei missionari per l’ennesima operazione militare (Ag. Fides, 06/02/2010)

L’avvio di una nuova offensiva militare nel nord e sud Kivu (nell’est della Repubblica Democratica del Congo) contro le Forze Democratiche di Liberazione del Rwanda suscita diversi interrogativi da parte dei missionari della Rete “Pace per il Congo”. Una nota inviata all’Agenzia Fides dalla Rete evidenzia che “le autorità militari congolesi hanno annunciato la fine dell’operazione militare Kimya II (vedi Fides 19/11/2009) condotta contro le FDLR e l’inizio di una nuova operazione denominata Amani leo (“La pace adesso”, in swahili). Sono due informazioni che suscitano alcuni interrogativi”. “Se, secondo le dichiarazioni ufficiali, Kimya II è stata un successo per aver raggiunto i suoi obiettivi, perché la si è interrotta e non la si è continuata?” si chiedono i missionari. Forse perché le dichiarazioni ufficiali, altamente positive, non corrispondono alla realtà e sono state contraddette dall’ultimo rapporto del Gruppo degli esperti dell’ONU per la RDC e da diverse associazioni per i diritti umani che hanno affermato chiaramente il fallimento di Kimya II, infatti non solo non è riuscita a disarmare e rimpatriare un numero significativo di ribelli rwandesi, ma non è nemmeno riuscita a smantellarne la struttura locale di comando e a impedire il loro ritorno in certe zone minerarie da cui erano stati allontanati. A questi insuccessi si è aggiunto l’aggravamento della crisi umanitaria a causa degli “effetti collaterali” dell’operazione: persone civili uccise, villaggi incendiati, violenze sessuali, furti, sfollati, …”
Secondo la Rete “Pace per il Congo” la nuova operazione annunciata, Amani leo, “non lascia presagire nulla di diverso, dal momento che non c’è stato alcun cambio di persone nei quadri di comando. Si afferma, tuttavia, che sarà meno offensiva e più difensiva rispetto a Kimya II. Si sarà forse capito che il miglior modo di combattere gli attacchi delle FDLR è quello di ridurre la pressione militare su di loro e aumentare le possibilità di dialogo politico e di negoziati? È ciò che si spera. D’altra parte, le operazioni militari contro le FDLR sono servite soprattutto a deviare l’attenzione dell’opinione pubblica, nazionale e internazionale, dai grandi problemi della regione dei Grandi Laghi Africani: il commercio illegale delle risorse minerarie, la mancanza di democrazia e la deriva dittatoriale, le violazioni dei diritti umani, il non rispetto della sovranità nazionale e dell’intangibilità delle frontiere, i tentativi di espansionismo e di egemonismo, la corruzione, l’impunità, le questioni salariali, … ” concludono i missionari. (L.M.) (Ag. Fides,  06/02/2010)

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Ruanda - Violenza in campagna elettorale (Peacereporter, 06/02/2010)

Victoire Ingabire, futura candidata presidente, è stata picchiata insieme ad un suo collaboratore in un ufficio governativo di fronte all'indifferenza delle forze dell'ordine. - A sette mesi dalle elezioni presidenziali in Ruanda, previste per il prossimo agosto, diversi segnali fanno presagire che non sarà tanto facile mantenerne inalterato il livello di democrazia e trasparenza. Victoire Ingabire, leader del partito "Forces démocratiques unifiées" (FDU) e futura avversaria politica del presidente Paul Kagame, ha denunciato di essere stata aggredita insieme a Joseph Ntawangundi, suo assistente, all'interno di un ufficio governativo di Kinyinya, alla periferia della capitale Kigali. "Oggi - ha raccontato Ingabire - ho ricevuto una chiamata dal sindaco del settore in cui vivo, Kinyinya che mi ha detto che avrei dovuto ritirare la mia carta d'identità. E quando sono arrivata nel suo ufficio, c'erano giovani che hanno iniziato a picchiare me e uno dei miei colleghi. Hanno preso la mia borsa. Poi sono tornata di fretta alla mia macchina ma il mio collega, rimasto indietro, è stato percosso brutalmente". Durante il pestaggio Joseph Ntawangundi è stato spogliato quasi interamente dai suoi aggressori prima dell'intervento di Ingabire e del loro autista che sono riusciti a trasportarlo nell'ospedale più vicino. I medici che lo hanno sottoposto al trattamento d'emergenza, dopo che l'uomo era stato interrogato per un'ora e mezza dalla polizia locale, hanno riscontrato alcune costole incrinate e una ferita profonda alla gamba. La futura candidata, invece, non avrebbe riportato alcun danno fisico nel corso dell'attentato riuscendo a distanza di ventiquattro ore a raccontare l'accaduto ai media nazionali.
Le accuse mosse dall'esponente di FDU portano tutte all'entourage del presidente Kagame. "Quando ci stavano aggredendo - ha spiegato - la polizia, che era lì, non ha fatto nulla per aiutarci. Ci guardavano mentre questi ragazzi ci picchiavano". Pronta la solidarietà del FDU al suo leader: "Riteniamo - si legge in un comunicato stampa - il governo responsabile di questo incidente, dal momento che esso è avvenuto in un edificio governativo, senza alcun intervento da parte dell'autorità. Questa è una pratica grottesca e di terrore verso un candidato dell'opposizione" . Victoire Ingabire, hutu, non ha mai conosciuto le atrocità della guerra civile nel suo paese perchè, insieme alla famiglia, ha lasciato l'Africa nel 1993 per andare in Olanda dove ha studiato economia commerciale e gestione d'impresa. Dopo la laurea ha lavorato in una multinazionale per poi tornare in Ruanda e darsi alla politica.
Quella che l'ha vista coinvolta ieri è stata la seconda intimidazione perpetrata da quello che la stessa chiama "il regno del terrore" e formato "da certi settori dell'amministrazione, dalle forze di polizia e dalla milizia". Il 27 gennaio scorso un altro episodio ha visto l'esponente politica al centro di una vessazione della polizia locale. "Nei pressi di Nyagasambu (Kigali) - ha svelato Ingabire -due agenti di polizia hanno ci hanno ordinato di fermare le nostre automobili e dopo ci hanno confiscato le patenti di guida e i libretti di circolazione. L'accusa ufficiale era quella di "guida pericolosa". In un secondo momento gli agenti hanno confermato che gli ordini di bloccare i nostri veicoli erano stati impartiti dai loro superiori".
La leader delle Forze unificate democratiche non è famosa solo per la cronaca che la vede sfortunata protagonista di episodi violenti. All'inizio dell'anno, subito dopo il suo ritorno in Ruanda, Ingabire è stata duramente criticata dai media e dalla popolazione per aver espresso opinioni da molti interpretate come tesi negazioniste del genocidio del 1994 che costò la vita a oltre 800 mila civili fra tutsi e hutu moderati. Recandosi al Memoriale Nazionale di Gisozi, Kigali, per depositare una corona di fiori in ricordo delle vittime della guerra civile, la leader di FDU aveva sostenuto la necessità di un'azione legale contro gli elementi del Fronte patriotico rivoluzionario (gli ex ribelli tutsi guidati dall'oggi presidente Kagame) che durante gli scontri sterminarono civili, militari e miliziani hutu. Per stabilire le responsabilità del massacro in terra d'Africa è stato istituito l'8 novembre 1994 il Tribunale Penale Internazionale per il Ruanda. Un mese fa il rapporto Mutsinzi ha spiegato, dopo due anni d'accurate indagini, che l'assassinio del presidente Juvenal Habyarimana fu orchestrato dallo stesso esercito hutu. Il che, come se non bastasse, ricorda che il sangue versato nel '94 bagnò una terra dove non vi fu alcun vincitore. Una terra che oggi più che mai ha bisogno di chi ricorda la storia unicamente per evitare di compromettere la democrazia di uno Stato. * Antonio Marafioti (Peacereporter,  06/02/2010)

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Sudan - Scontri tra tribù nordista e forze armate sud: 16 morti (Apcom, 06/02/2010)

E' di 16 morti il bilancio dei combattimenti avvenuti nella regione meridionale del Sudan tra allevatori di bestiame della tribù araba nordista dei Messiria e le forze armate del Sud-Sudan, la cui popolazione è invece nera e di religione cristiana o animista. Lo hanno riferito fonti locali governative. "Giovedì scorso i Messiria hanno attaccato un posto di controllo dello Spla, l'esercito popolare di liberazione del Sudan, (ex-ribelli sudisti alla testa dell'esercito del Sud-Sudan semi-autonomo)", in un villaggio vicino a Bentiu, la capitale dello Stato sudista d'Unità, ha dichiarato Kuol Deim Kuom, portavoce dell'esercito sudista. "Tra le nostre fila ci sono otto morti, tra cui un civile e undici feriti... Abbiamo trovato anche otto corpi privi di vita di Messiria sul campo di battaglia", ha aggiunto il responsabile. "Si tratta di un attacco pianificato. Ci sono forze nascoste che le sostengono", ha sottolineato Kuol. L'esercito sudista accusa regolarmente il governo centrale di Khartoum di armare tribù o milizie per destabilizzare il Sud-Sudan che deve pronunciarsi sulla sua indipendenza con un referendum in programma nel gennaio del 2011. (Fonte Afp) (Apcom, 06/02/2010)

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Togo - Coppa Africa: 25.000 manifestano contro esclusione (la Repubblica, 06/02/2010)

Circa 25.000 persone hanno dimostrato a Lomè, capitale del Togo, contro l'esclusione della Nazionale di calcio dalle prossime due edizioni della Coppa d'Africa. Il proveddimento è stato adottato dalla Confederazione continentale (Caf) dopo il ritiro della selezione dall'ultima edizione del torneo, disputata in Angola. Il Togo ha abbandonato la competizione dopo l'agguato al pullman della squadra dei ribelli del Flec (Fronte di liberazione dell'enclave di Cabinda), che ha provocato la morte di 3 persone. (la Repubblica, 06/02/2010)

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05 Febbraio 2010

Africa Orientale – Kenya-Etiopia, verso interconnessione reti elettriche (Agiafro, 05/02/2010)

Kenya ed Etiopia stanno per dare il via all'interconnessione delle rispettive reti elettriche. Il presidente kenyano, Mwai Kibaki, e il primo ministro etiopico, Meles Zenawi, a conclusione di un incontro hanno dato disposizioni ai rispettivi ministri dell'Energia affinche' portino a termine "al piu' presto" il progetto. L'arrivo di quantitativi supplementari di elettricita', affermano gli osservatori, permettera' al Kenya di evitare i frequenti black-out che da anni affliggono gli utenti privati e le industrie di questo Paese dell'Africa orientale. La cooperazione etiopico-kenyana riguarda anche altri settori, come quello dei trasporti che ha il suo punto forte nella realizzazione del "corridoio meridionale", un asse di collegamento veloce viario e ferroviario, oltre al progetto di un oleodotto in grado di collegare il porto kenyano di Lamu all'Etiopia e al Sudan. (Ansa,  05/02/2010)

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Angola - Presidente promulga nuova costituzione (Agiafro, 05/02/2010)

Il presidente della Repubblica dell'Angola, Eduardo Dos Santos, ha promulgato oggi la nuova Costituzione nel corso di una cerimonia solenne al palazzo presidenziale. La nuova Carta e' stata approvata mercoledi' dall'Assemblea costituente, con le correzioni sollecitate dalla Corte costituzionale, con 186 voti a favore, nessun contrario e 6 astenuti. La Corte aveva chiesto modifiche agli articoli 109 e 134 che riguardano le modalita' di elezione del presidente della Repubblica e la designazione del vice presidente. La nuova Costituzione conta 244 articoli. (Agiafro,  05/02/2010)

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Somalia - Pirati somali: Robin Hood o bucanieri? (Limes, 05/02/2010)

Nella gara di solidarietà per le vittime del terremoto di Haiti ci sono anche i pirati somali. I bucanieri del terzo millennio sulla base di quanto dichiarato ad una agenzia di stampa indipendente hanno varato il progetto «Robin Hood» mediante il quale parte dei riscatti derivanti dagli abbordaggi saranno fatti arrivare nell’isola caraibica. I leader delle principali gang di pirati riunite in un sodalizio nella Tortuga di Eyl (città lungo le coste della regione del Puntland) hanno dichiarato di avere contatti tali da trasferire facilmente i fondi in paesi esteri senza che questi possano essere intercettati «dalle forze armate dei governi nemici».
E tra questi indicano gli Stati Uniti e l’Unione Europea che non avrebbero l’autorità morale per portare assistenza a paesi che hanno ridotto in miseria con il loro sistema economico neocolonialista. «I pirati , invece, - hanno dichiarato - da tempo redistribuiscono gli utili degli abbordaggi tra la popolazione e difendono le coste somale dall’inquinamento e dalla pesca selvaggia.» La notizia fa riflettere perché la pirateria del terzo millennio rischia di assumere la connotazione di una specie di riscatto sociale del «terzo mondo» nei confronti dell’Occidente, e di ottenere una connotazione politica, mascherando così l’aspetto criminale del fenomeno.
Più volte anche il leader libico Gheddafi ha cercato di legittimare la pirateria somala come una forma di riscatto e di difesa delle acque territoriali del Paese e non va dimenticato che per la festa del quarantennale della rivoluzione libica – sebbene non invitato ufficialmente – fosse presente anche uno dei più temibili leader dei pirati, il signore della guerra somalo Mohammed Abdi Hassan Hayr «Afweyne» («Bocca larga») a capo di una delle più temibili organizzazioni dei nuovi bucanieri detti i Somali marines, egli, dalla sua base di Harardheere, controlla di fatto gran parte della costa e dell’entroterra del Puntland, regione semiautonoma a Nord della Somalia. A «Bocca Larga» si deve se la pirateria, nata alla fine degli anni Novanta, è oggi organizzata in maniera militare, un vero e proprio esercito ben addestrato e armato. (…) * Nicolò Carnimeo (Limes,  05/02/2010)

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Sudafrica - Mandela invita a cena un ex secondino di Robben Island (Agi/Afp, 05/02/2010)

Un ex secondino alla cena per festeggiare i suoi venti anni di liberta'. Nelson Mandela ha invitato uno dei suoi carcerieri alla cena speciale con parenti e amici in occasione del 20mo anniversario della sua scarcerazione. Il premio Nobel per la pace fu rilasciato l'11 febbraio 1990 dopo 27 anni di prigionia. Christo Brand, una guardia carceraria di Robben Island, dove fu imprigionato Mandela, ha partecipato alla cena. Tra i due nacque un'amicizia che, ha scritto l'ex presidente nelle sue memorie, "rinforzo' la fiducia nell'umanita' essenziale anche di quelli che mi avevano tenuto dietro le sbarre". Alla cena c'erano anche l’ex moglie di Mandela Winnie Madikizela-Mandela, la figlia Zindzi, e alcuni militanti anti-apartheid. (Agi/Afp,  05/02/2010)

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Sudan - Ua: Decisione Cpi controcorrente rispetto a processo pace (Apcom, 05/02/2010)

La decisione della Corte penale internazionale, che punta all'emissione di un mandato di arresto per genocidio contro il presidente sudanese Omar al Bashir per i crimini commessi nel Darfur, "va controcorrente" rispetto al processo di pace. Lo ha sottolineato la Commissione dell'Unione africana in un comunicato. L'Ua ha sempre sottolineato il proprio attaccamento alla giustizia e il rifiuto totale dell'impunità, conformemente alle disposizioni pertinenti al suo Atto costitutivo", ha affermato la Commissione. "Allo stesso tempo, l'Ua riafferma che la ricerca della giustizia deve essere perseguita in modo che non porti pregiudizio al raggiungimento della pace. La decisione che ha preso la Cpi va controcorrente", ha detto l'organizzazione continentale. Mercoledì, la sezione d'appello della Corte Penale Internazionale ha ordinato ai giudici di prima istanza del tribunale di riesaminare l'accusa di genocidio rivolta al presidente sudanese Omar al Bashir per i crimini commessi nel Darfur. I giudici di prima istanza avevano emesso il 4 marzo scorso un mandato di arresto nei confronti del Presidente sudanese per crimini di guerra e contro l'umanità nel Darfur, respingendo però quella di genocidio avanzata dalla Procura, che aveva pertanto presentato appello il 6 luglio successivo. I 22 Paesi membri della Lega Araba (e i 53 dell'Organizzazione degli Stati della Conferenza islamica) avevano comunque deciso di non voler dare esecuzione al mandato di cattura del Cpi. (Fonte Afp) (Apcom,  05/02/2010)

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Uganda - Viceministro: Legge contro omosessualità verrà modificata (Apcom, 05/02/2010)

La controversa legge contro l'omosessualità in discussione in Uganda verrà modificata. Lo ha annunciato il vice ministro degli Esteri del Paese africano, Henry Okello Oryem, parlando alla Bbc. "Sono sicuro che la legge assumerà una forma differente quando arriverà in Parlamento", ha detto Oryem sottolineando che "l'omosessualità non è una delle priorità per il popolo dell'Uganda". In Uganda l'omosessualità è un reato, punibile anche con l'ergastolo. Nell'ottobre scorso un parlamentare ugandese ha presentato una proposta di legge per inasprire ulteriormente la normativa, prevedendo la pena di morte per lo stupro di un minore da parte di una persona dello stesso sesso o di un malato di Aids. Ieri, il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha definito "odioso" il progetto di legge contro gli omosessuali in Uganda. "Possiamo non essere d'accordo sul matrimonio tra omosessuali, ma di sicuro ci troviamo d'accordo sul fatto che sia impensabile punire gay e lesbiche per quello che sono", ha detto Obama, "tanto se questo avviene negli Stati Uniti, quanto se accade in modo più estremo con progetti di legge odiosi come quelli presentati di recente in Uganda". (Apcom,  05/02/2010)

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04 Febbraio 2010

Africa - Unicef: servono 1,2 mld dollari per emergenze mondo (SwissInfo, 04/02/2010)

Un miliardo e due milioni di dollari: questa è la cifra necessaria per sostenere l'intervento umanitario dell'Unicef nel mondo, cioè per aiutare i bambini e le donne di 28 paesi e territori tra i più poveri del pianeta. E' quanto emerge dal Rapporto sull'Intervento Umanitario 2010 lanciato oggi. Il Rapporto sottolinea come la crisi economica mondiale, aggravata dall'instabilità dei prezzi alimentari, sta causando l'incremento delle condizioni di povertà e malnutrizione e sta gravemente minacciando i progressi che sono stati raggiunti a favore dei bambini in alcuni paesi in via di sviluppo. Nel 2009 più di un miliardo di persone ha patito la fame in tutto il mondo, con un aumento di almeno 100 milioni rispetto al 2008: il Rapporto e le indagini sul campo riferiscono un'allarmante tendenza all'aumento della malnutrizione infantile, con un numero molto maggiore di famiglie costrette a ridurre la quantità e la qualità della loro razione di cibo. Con la gravità della crisi in Asia, in Pakistan, in Afghanistan e nelle Filippine, si stima che nel 2010 le necessità finanziarie dovrebbero più che raddoppiare. Tuttavia, le situazioni più disperate sono ancora quelle dell'Africa sub-sahariana, dove circa 24 milioni di persone nel Corno d'Africa sono state colpite dalla siccità, dall'insicurezza alimentare cronica e dal conflitto armato del 2009. Sudan, Ciad, Repubblica Centrafricana e Repubblica Democratica del Congo si trovano ad affrontare casi di violenza interna e di frontiera, spostamenti di massa e problemi di accesso agli aiuti umanitari. La situazione rimane grave anche nello Zimbabwe, dove si intensifica la vulnerabilità dei bambini e delle donne del paese. (SwissInfo,  04/02/2010)

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Africa - UA: nasce il Fondo in difesa dei diritti delle donne (Radio Vaticana, 04/02/2010)

Creato un Fondo per le donne africane. L’iniziativa è stata annunciata in conclusione del XIV Vertice dell’Unione africana (Ua), ad Addis Abeba, che ha approvato una risoluzione ‘ad hoc’ a voler concretizzare la volontà di capi di Stato e di governo a favore dei diritti delle donne. “La nuova iniziativa è emblematica del ruolo determinante delle donne nelle nostre società” ha sottolineato il neo-presidente dell’Ua, il capo di Stato del Malawi, Bingu Wa Mutharika. “I loro diritti – ha aggiunto - vanno promossi, rispettati e garantiti su scala continentale”. Il presidente del Malawi - riferisce l'agenzia Misna - ha chiesto quindi ai suoi omologhi di aderire al Fondo, di ratificare e applicare gli strumenti giuridici relativi ai diritti delle donne, in primo luogo l’apposito protocollo dell’Ua adottato nel luglio 2003 a Maputo. Nella riunione di Addis Abeba i leader africani hanno anche deciso di sostenere le future candidature femminili – e di Paesi africani – alla direzione di organizzazioni internazionali. (R.G.) (Radio Vaticana,  04/02/2010)

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Algeria - Uscito il primo numero della rivista della Chiesa cattolica algerina (Radio Vaticana, 04/02/2010)

“Pax et concordia”: si chiama così il nuovo trimestrale della Chiesa cattolica d’Algeria nata da un’idea dell’Assemblea interdiocesana del 2004. La rivista, che affiancherà i bollettini delle diverse diocesi, vuole essere una pubblicazione comune dove possano trovare spazio informazione e riflessione. Tra le pagine del periodico una rubrica – Sguardo sull’Algeria – proporrà articoli sulla storia dell’Algeria, e accanto ad un dossier che di volta in volta presenterà un aspetto della società algerina, ci sarà spazio per l’attualità dalle quattro diocesi di Algeri, Costantina-Ippona, Laghouat e Orano. Avranno voce anche i sacerdoti e gli studenti cristiani e non mancheranno recensioni di libri, meditazioni ed ancora articoli sul dialogo islamo-cristiano. “Pax et concordia” si può anche scaricare sul sito della Chiesa d’Algeria, www.ada.asso.dz. “Questo bollettino interdiocesano è il segno e il frutto di questa collaborazione fra le quattro diocesi della nostra Chiesa e il frutto degli sforzi di persone di tutte le diocesi – scrive nell’editoriale mons. Ghaleb Bader, arcivescovo di Algeri – è il frutto e il segno dell’unità della nostra Chiesa d’Algeria, dei suoi vescovi, sacerdoti, religiosi e religiose, fedeli … Ma anche dell’unità della sua missione e della sua vocazione in questo Paese”. “Vorrei che questo bollettino – aggiunge mons. Bader – fosse un segno di vitalità della nostra Chiesa e un segno di speranza per il suo avvenire. Questa Chiesa, malgrado i tempi difficili che ha dovuto attraversare e le difficoltà di tutti i tipi alle quali deve ancora ogni giorno far fronte, è ancora vivente, attiva e non ha paura di intraprendere nuove iniziative e di migliorare i suoi servizi”. Il nome della testata interdiocesana, “Pax et concordia”, si riferisce al celebre mosaico rinvenuto a Tipasa, sito romano a 60 chilometri da Algeri, in cui è riportata la frase “In Deo, pax et concordia, sit convivio nostro” che la Chiesa d’Algeria vuole intendere nel senso :“Attraverso la grazia di Dio, che la pace e la concordia regnino sull’Algeria e fra tutti i bambini nella loro diversità, e che questa rivista apporti il suo contributo”. (T.C.)  (Radio Vaticana, 04/02/2010)

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Guinea - I vescovi ricevuti a Conakry dal nuovo primo ministro (Radio Vaticana, 04/02/2010)

“Siamo venuti a felicitarci con lui e ad incoraggiarlo per questo lavoro difficile ma nobile per il nostro Paese. Siamo venuti ad assicurargli anche le nostre preghiere, poiché, come dice la Bibbia, ‘Se Dio non costruisce la casa, invano faticano i costruttori’. Quali che siano le possibilità materiali, finanziarie e umane, se Dio non è con noi, noi non riusciremo”: è quanto ha detto a nome dei vescovi della Guinea mons. Vincent Coulibaly, arcivescovo di Conakry e presidente della Conferenza episcopale, dopo l’incontro, nello scorso week end con il nuovo primo ministro Jean Marie Doré. “Dobbiamo lavorare nella benedizione di Dio – ha dichiarato il primo ministro – perché le nostre piccole insufficienze non intralcino il nostro cammino verso la creazione di una nazione fondata sui valori perenni”. Insieme a mons. Coulibaly, hanno incontrato il primo ministro della Guinea mons. Emmanuel Félémou, vescovo della diocesi di Kankan, mons. Raphael Balla Guilavogui, vescovo di N’zérékoré, e il nunzio apostolico mons. Martin Krebs. (T.C.) (Radio Vaticana,  04/02/2010)

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Libia – Acquistati dalla Russia 6 jet Yak130 (Virgilio, 04/02/2010)

(Apcom-Nuova Europa) - Irkut Corporation con la partecipazione dell'esportatore d'armi russo Rosoboronexport ha firmato un contratto con la Libia per la fornitura di sei aereo-scuola da combattimento Yak-130. Lo ha annunciato il portavoce di Irkut, Arkady Gurtovoy al Singapore Airshow 2010. "Il contratto prevede la consegna dei primi due aerei nel 2011 e quattro nel 2012," ha detto, aggiungendo che il documento non è stato firmato a Singapore. Il costo di listino di uno Yak-130 è di circa 15 milioni di dollari, senza tecnologie aggiuntive. Lo Yak-130 è un addestratore avanzato biposto di quarta generazione prodotto dall'azienda russa Yakovlev. Il progetto dell'aereo nasce dalla collaborazione tra la Yakovlev e l'italiana Aermacchi, per poi svilupparsi separatamente. L'aeroplano russo è comunque una variante molto simile all'italiano M-346. (Virgilio,  04/02/2010)

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Mauritania - Mali ottimista su ostaggi (Ansa, 04/02/2010)

Al quotidiano El Pais il presidente del Mali, Toure', si e' detto ottimista per i 6 ostaggi europei in mano ad Al Qaida per il Maghreb.. Fra i sequestrati dai terroristi islamici ci sono i coniugi Cicala oltre a 3 spagnoli e un francese. 'Le cose vanno avanti bene, le famiglie non devono perdere speranza' ha affermato Toure', assicurando che si sta lavorando 'con discrezione ed efficacia'. Toure' ha escluso una possibile azione militare del Mali contro le basi di Al Qaeda sul territorio. (Ansa, 04/02/2010)

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Nigeria - La lotta per le risorse dietro le stragi etnico-religiose (Greenreport, 04/02/2010)

Le violenze settarie, che hanno sconvolto lo stato nigeriano del Plateau con una vera e propria caccia al musulmano, non avranno fine se il governo centrale della Nigeria non punirà i colpevoli e non affronterà le vere ragioni che stanno alla base di questi scontri etnico-religiosi che si trasformano nel massacro di centinaia di persone: i disordini iniziati il 17 gennaio nel Plateau si sono trasformati presto in un vero e proprio pogrom ed hanno fatto almeno 326 vittime e decine di migliaia di profughi interni. Guttschuss, che si occupa della Nigeria per Human Rights Watch (Hrw), ha spiegato all'agenzia umanitaria dell'Onu Irin che «Le eruzioni di violenza settaria rischiano di riprodursi se il governo non prende iniziative rapide per arrestare gli autori di queste violenze e se non affronta le cause principali. Nel 2001, le fiammate di violenza che avevano fatto circa 1.000 vittime a Jos, la capitale dello Stato del Plateau, avevano avviato una serie di scontri in tutto lo Stato tra gli agricoltori cristiani e gli allevatori musulmani. Diverse centinaia di persone in più avevano trovato la morte in questi scontri».
Il governo centrale di Abuja, che si regge grazie a un sempre più difficile equilibrio tra cristiani e musulmani, sembra impotente di fronte a un conflitto endemico che vede i suoi punti caldi nel Delta del Niger petrolifero e nel cuore del Paese, dove i due grandi gruppi religiosi si incontrano e si scontrano in una "frontiera" permeabile tra islam e cristianesimo, fatta di odi etnici mai sopiti ed eterna lotta per la terra. «Diverse commissioni di inchiesta sono state create per esaminare la questione - spiega all'Irin Dan Tom, un senatore dello Stato del Plateau - Ma le loro conclusioni non hanno prodotto nessuna misura concreta, oppure non sono state nemmeno rese pubbliche. A fine 2009, un'udienza è stata organizzata per indagare su un altro episodio mortale nello Stato del Plateau, ma non ne è uscito nulla. Diversi sospetti che erano stati arrestati sono stati poi rilasciati, stabilendo così un cattivo precedente. I rapporti di queste commissione devono essere resi pubblici ed i responsabili devono essere puniti». Anche perché, a quanto pare, tra i capi dell'ultima rivolta ci sono proprio molti dei vecchi conoscenti della polizia. Ma arrestare gli assassini e chi incita al genocidio non basta, se il governo vuole davvero far cessare gli scontri deve risolvere le cause profonde che li generano e che sono dietro l'odio etnico e il fanatismo religioso. Il senatore Tom spiega: «Anche se la violenza si manifesta spesso con degli scontri tra cristiani e musulmani (la maggior parte delle vittime degli ultimi scontri erano dei musulmani), se delle moschee e delle chiese sono state bruciate, l'agitazione sociale è dovuta a delle lotte politiche per il controllo del potere e delle risorse. E' più di una questione etnica o religiosa... una lotta di potere tra i Berom, un gruppo etnico autoctono, (i cui membri sono in gran parte cristiani, ndr) e gli Hausa, (generalmente musulmani. ndr)».
Gli Hausa non sono considerati dai Berom originari del Plateau e non hanno accesso ai "privilegi" riservati agli abitanti dello Stato. E' un problema comune in questo sovraffollato gigante africano, diviso in 36 Stati ed un territorio federale, dove il colonialismo inglese (e lo spostamento di masse di esseri umani alla ricerca di un minimo benessere) ha lasciato in eredità una caotica struttura amministrativa che privilegia alcuni e sfavorisce altri e nella quale il federalismo non è riuscito a mettere ordine, causando al contrario una frantumazione di poteri e potentati etnico-religiosi.
La faglia dove entra in contatto tutto questo sembra proprio essere lo Stato del Plateau: già al tempo del governo coloniale britannico, nel 1904 a Jos esisteva già la divisione abitanti/immigrati, frutto dello sviluppo dell'industria dello stagno che aveva attirato gli Hausa e che aveva spinto i nativi, soprattutto di etnia Berom, alla periferia della città. Secondo Adam Higazi, un ricercatore dell'università di Oxford, «E' a partire da quel momento che i gruppi cristiani hanno rivendicato dei diritti esclusivi sugli incarichi politici a livello locale e dello Stato, un potere che hanno consolidato durante gli anni».
Le tensioni sono aumentate di recente, quando delle comunità Hausa che vivono a nord di Jos hanno cercato di ottenere più potere politico in alcuni quartiere della capitale del Plateau. Per Higazi, la discriminazione avviata dal colonialismo è sempre ben presente: «Il governo dello Stato ha delle pratiche molto discriminatorie, in particolare l'esclusione di quelli che chiamano "i coloni" della politica. Così, considerano le recenti eruzioni di violenza a Jos da un punto di vista parziale, definito dell'orientamento religioso e dai pregiudizi etnici di coloro che detengono il potere».
La discriminazione etnica è diventato un problema nazionale del più popoloso Paese africano, e il governo federale dovrebbe prendere l'iniziativa se non vuole che la Nigeria si disintegri in una guerriglia etnico-religiosa endemica. Esiste un progetto di legge per mettere fine ai privilegi di alcuni gruppi autoctoni, ma è fermo da tempo in Parlamento. Secondo Higazi, «Il governo federale deve anche incitare le autorità degli Stati e I rappresentanti della sociétà civile a mettere in piedi una commissione di mediazione per contribuire allo stabilimento di relazioni armoniose tra i gruppi etnici. L'Hrw chiede una commissione imparziale che indaghi sulle recenti stragi e i cui risultati e raccomandazioni siano resi pubblici. Guttschuss non perde comunque la speranza: «Sono incoraggiato dal fatto che diversi funzionari abbiano recentemente ammesso pubblicamente la necessità di colpire l'impunità. Hanno riconosciuto che l'impunità incoraggia gli scontri». Anche il senatore Tom, è nonostante tutto ottimista: «Sono fiducioso che la situazione migliorerà nello Stato del Plateau, perché gli Hausa e i Berom non hanno un altro Paese che la Nigeria...Non possono continuare ad uccidersi ed a distruggere le nostre case». (Greenreport,  04/02/2010)

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Somalia - Contro i pirati, aerei USA alle Seychelles. Li controlla Sigonella (Nuova Società, 04/02/2010)

L'amministrazione Obama potenzia ulteriormente il dispositivo militare per combattere la pirateria marittima a largo delle coste dell'Africa orientale. Tre aerei P-3 Orion e 112 militari in forza al VP-26 "Tridents", lo squadrone dell'US Navy con base a Maine, sono stati trasferiti nell'aeroporto internazionale di Mahe, Seychelles. Gli Orion opereranno congiuntamente ai velivoli senza pilota UAV "MQ-9 Reaper" che il Comando navale statunitense per l'Europa e l'Africa NAVEUR NAVAF (con sede a Napoli) ha trasferito nell'arcipelago qualche mese per eseguire missioni d'intelligence, sorveglianza e riconoscimento delle imbarcazioni dei pirati. I velivoli P-3 Orion sono stati messi a disposizione di Africom, il Comando delle forze armate statunitensi per il continente africano, ma la pianificazione e il coordinamento delle operazioni sono stati assegnati alla Combined Task Force (CTF) 67 di Sigonella (Sicilia) che dirige le forze aeree della Marina USA nel Mediterraneo.
L'utilizzo in Corno d'Africa degli aerei da pattugliamento dell'US Navy è stato pianificato dal Pentagono da diverso tempo. Nell'agosto del 2009, un P-3 Orion di stanza nella grande base aeronavale siciliana aveva effettuato dei test operativi a Mahe, congiuntamente al dislocamento degli UAV "Reaper" e di 75 tra tecnici e militari preposti al loro funzionamento. "I velivoli P-3 Orion alle Seychelles possono assicurare la copertura di una vasta aerea marittima", ha dichiarato John Moore, comandante del CTF-67. "Hanno un'autonomia di volo che può arrivare alle otto ore e saranno utilizzati a tempo indeterminato ed esclusivamente per missioni anti-pirateria". Per l'occasione, il VP-26 "Tridents" dell'US Navy ha modificato le insegne degli aerei rischiarati nell'Oceano indiano: i tradizionali siluri che sormontano l'emblema del gruppo di volo sono stati sovrapposti a forma di X, assumendo il tetro aspetto della bandiera con il teschio degli antichi pirati dei Carabi.
Gli aerei P-3 Orion, progettati e prodotti dall'industria Lockheed per pattugliare i mari ed intervenire nella guerra contro navi e sottomarini, a partire dagli anni '90 sono stati orientati sempre più alle attività d'intelligence e riconoscimento e alla cosiddetta "lotta al terrorismo". Per la loro versatilità, sono usati a supporto delle forze terrestri USA e NATO in Iraq ed Afghanistan e in missioni di "sorveglianza" del Mediterraneo, del Golfo Persico e dell'Africa orientale, sempre sotto il controllo del CTF-67 di Sigonella. La definizione di "aerei-spia" non è però del tutto appropriata per gli Orion. Essi sono infatti veri e propri famigerati strumenti di guerra e con duplice capacità, convenzionale e nucleare. Possono imbarcare siluri "Mark 46" e "Mark 50", missili AGM-84 "Harpoon" e AGM-65 "Maverick", cannoni da 127 mm, mine antinavali, bombe a caduta libera.
L'utilizzo di questi aerei per contenere i tentativi di sequestro di unità mercantili e petroliere in rotta nel Golfo di Aden e nell'Oceano indiano, non è nuovo. A partire dell'autunno 2008, l'aeronautica militare spagnola ha dislocato un imprecisato numero di P-3 Orion a sostegno della crociata internazionale contro la pirateria che vede impegnate una trentina di navi da guerra di Stati Uniti, NATO, Unione europea, Cina, Russia, India, Giappone e di alcuni paesi mediorientali. Una dispendiosissima campagna autorizzata dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che non è stata in grado però di ridurre gli assalti. Al contrario, il 2009 si è concluso registrando un record nel numero degli arrembaggi e dei sequestri navali nelle acque dell'Africa orientale. Secondo il Centro di studio sulla pirateria dell'International Maritime Bureau, lo scorso anno sono state attaccate 214 grandi imbarcazioni, 47 delle quali sono finite in mano agli assalitori. L'anno prima, sempre secondo l'International Maritime Buerau, gli assalti erano stati 111, il 200% in più del 2007. Una evidente escalation, dunque, che testimonia il fallimento delle strategie d'interventismo militare contro un fenomeno dalle profonde radici sociali, politiche ed economiche. Washington però non sembra aver compreso la lezione e rilancia l'offensiva anti-pirati a suon di P-3 Orion e velivoli senza pilota. * Antonio Mazzeo (Nuova Società,  04/02/2010)

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Uganda - Obama, odiosa proposta legge che introduce pena di morte per gay (Adnkronos, 04/02/2010)

Il presidente americano, Barack Obama, ha definito ''odiosa'' una proposta di legge in discussione in Uganda in cui si prevede la condanna alla pena di morte per i casi di ''grave omosessualita'''. ''Possiamo non essere d'accordo sul matrimonio gay, ma di certo siamo d'accordo che e' privo di scrupoli colpire i gay e le lesbiche per quello che sono, sia che questo avvenga qui, negli Stati Uniti o, in modo piu' estremo, con le leggi odiose che sono state di recente proposte in Uganda'', ha dichiarato Obama nel suo intervento al National Prayer Breakfast, un appuntamento bipartisan a cui partecipano deputati ed esponenti religiosi e al quale era stato invitato il premier spagnolo Jose Luis Rodriguez Zapatero. (Adnkronos,  04/02/2010)

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03 Febbraio 2010

Africa - Unione Africana: nuova bandiera, nuovo presidente, vecchi problemi (Greenreport, 03/02/2010)

Chiudendo il quattordicesimo summit dell'Unione Africana (Ua) ad Addis Abeba, il nuovo presidente di turno, il leader del Malawi Bingu wa Mutharika (che succede al dittatore libico Muammar Gheddafi) ha definito i temi prioritari dell'organizzazione panafricana per il 2010. Dopo l'anno della presidenza libica, che ha brillato per demagogia ma che è passata da una sconfitta all'altra, a cominciare dall'insuccesso delle richieste africane alla Conferenza Unfccc di Copenhagen, Mutharika si trova a dover affrontare le vecchie priorità rimaste sul tappeto: sicurezza alimentare, sviluppo delle infrastrutture, energia e, naturalmente, conflitti ed ambiente.
Mutharika ha chiuso ieri nella capitale etiope il summit dell'Ua dedicato a "Tecnologie dell'informazione e della telecomunicazione: sfide e prospettive per lo sviluppo" e il presidente Malawiano ha detto: «Dobbiamo mettere in campo per primo un programma robusto sulla sicurezza alimentare al fine di migliorare la fame nei 5 prossimi anni. Spero che nessun bambino in Africa morirà di fame e malnutrizione. Dobbiamo anche sviluppare le nostre infrastrutture di trasporto e comunicazione per collegare tutte le regioni africane, in quanto base dell'integrazione continentale. Ciò che è più importante è che dobbiamo prendere delle misure urgenti per sviluppare la nostra capacità di produzione di energia, per rendere l'elettricità più accessibile e disponibile per le industrie e il popolo».
Domenica scorsa il summit dell'Ua si era aperto con la presentazione da parte di Gheddafi della nuova bandiera dell'Unione Africana (nell'immagine): l'Africa disegnata su uno sfondo verde, circondata da 53 stelle, su un sole stilizzato. Il verde simbolizza la speranza, le stelle gli Stati dell'Ua. Ma di speranza e di stelle ne sono brillate poche ad Addis Abeba: Mutharika ha ricordato che «La povertà, la fame e la malnutrizione di numerose popolazioni costituiscono delle sfide con le quali ci stiamo confrontando e la realizzazione della sicurezza alimentare a livello africano dovrà essere in grado di affrontare questo problema. L'Africa è dotata di vaste terre fertili, climi favorevoli, vasti bacini e fiumi perenni che potrebbero essere utilizzati a vantaggio dell'irrigazione agricola e condurre alla Rivoluzione Verde ed attenuare gli effetti nefasti del cambiamento climatico. Noi potremmo così coltivare alimenti per nutrire tutti in Africa».Il presidente del Malawi ha chiesto di impegnarsi in un programma su scala continentale per la sicurezza alimentare «Che dovrà includere un'immensa irrigazione per assicurare la produzione sufficiente di alimenti a dei prezzi accessibili, soprattutto per i poveri rurali». Per questo il nuovo presidente di turno dell'Ua chiede «L'iniezione di adeguate risorse finanziarie nella scienza e nella tecnologia, nella formazione umana e nell'essenziale produzione di fertilizzanti, di sementi migliorate, di erbicidi e pesticidi. Però la situazione attuale è che noi produciamo ed esportiamo il cibo verso il resto del mondo, mentre l'Africa muore di fame». Per questo Mutharika chiede più investimenti per la realizzazione di riserve di alimenti, strade, ferrovie, vie aeree, trasporti e reti di comunicazione inter-statali «che permettano un trasferimento più efficace e meno costoso dei surplus degli alimenti verso le regioni in déficit. Sono convinto che le tecnologie dell'informazione e della comunicazione (Ict) possano giocare un ruolo maggiore nello sviluppo dell'agricoltura e della sicurezza alimentare nel continente africano. Le Ict potrebbero permettere agli agricoltori di avere accesso ad informazioni importanti sui prodotti, le tecnologie avanzate, i risultati della ricerca così come sul mercato agricolo». Impegni che si scontrano con la realtà di un continente dove guerre, guerriglie e conflitti tribali e religiosi mettono a rischio le stesse condizioni di sopravvivenza.
Il presidente della Commissione dell'Ua, Jean Ping, ha ricordato la preoccupante situazione africana: la fragilissima "pace" nella Somalia divisa tra milizie integraliste e Stati autodichiaratisi indipendenti come il Somaliland ed il Puntland: «La cosa peggiore per la Somalia è il ritorno ad una situazione di assenza dello Stato e di scontri fratricidi incessanti. Una Somalia la cui posizione geostrategica privilegiata accentua le vulnerabilità e che potrebbe essere stabilmente trasformata in un punto di appoggio del terrorismo internazionale, della pirateria marittima e di altre minacce globali, sarebbe anche un bubbone infetto nel Corno d'Africa e una zona senza legge, generatrice di instabilità ed insicurezza su vasta scala». Ping si è detto preoccupato anche per le difficoltà che ci sono per l'attuazione dell'Accordo di Maputo e dell'atto aggiuntivo di Addis Abeba, i due accordi che puntano a mettere fine alla crisi politica e sociale in Madagascar dopo il colpo di Stato ed ha chiesto alle due fazioni malgasce di trovare finalmente un accordo entro due settimane.
Per quanto riguarda la ingarbugliata situazione della Guinea, Ping si è complimentato per le conclusioni alle quali è arrivata la mediazione del presidente del Burkina Faso, Blaise Compaoré, e per la dichiarazione congiunta di Ouagadougou del capo della giunta golpista Moussa Dadis Camara e il generale Sékouba Konaté, però la situazione in Guinea resta «fragile e volatile» e l'Ua spera nel ritorno all'ordine costituzionale nel Paese nel tempo più breve possibile. Ping ha evidenziato altre situazioni instabili ma incoraggianti: il Burundi post-genocidio, la nuova "calma" nella Repubblica Centrafricana, il ritorno di una parvenza di legalità nella Guinea Bissau, i nuovi rapporti di collaborazione tra la Repubblica democratica del Congo ed i suoi vicini... Il 2010 è stato dichiarato dall'Ua "Anno della pace e della sicurezza in Africa" durante la sessione speciale sull'esame e la regolazione dei conflitti in Africa che si è tenuta a Tripoli, in Libia, nell'agosto 2009 e ad Addis Abeba Ping lo ha aperto promettendo che la Commissione Ua «Non risparmierà nessuno sforzo perché quest'anno segni una pi etra miliare per permettere la realizzazione di un clima socio-politico propizio ad un radicamento durevole della pace e della sicurezza in Africa». (Greenreport, 03/02/2010)

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Africa - Moda e riciclo: a Roma sbarca l'Ethical Fashion (Il Corriere della Sera, 03/02/2010)

Salari equi e rispetto dei diritti dei lavoratori, sostegno verso un tenore di vita accettabile, mancanza di utilizzo di pesticidi e prodotti chimici tossici, utilizzo minimo di acqua, massimizzazione dell’efficienza energetica e del riciclaggio dei rifiuti. Già, parliamo di moda, di alta moda e di moda etica che si può definire tale solo quando risponde a certe fondamentali caratteristiche. Incredibile ma Altaroma riesce a mettere d’accordo due mondi tanto distanti. O, per lo meno, qui se ne parla. Se la haute couture è sinonimo di ricerca e sperimentazione così lo è l’«Ethical Fashion». Il progetto nasce dalla cooperazione tra Altaroma e Itc (International Trade Center- l’agenzia operativa di cooperazione di UNCTAD - United Nations Conference on Trade and Development - e del WTO - World Trade Organization) con il contributo di CIAL e Iacobucci Hf Electronics, con lo scopo di supportare lo sviluppo economico delle zone più disagiate del continente e il coinvolgimento dei Paesi subsahariani: Tanzania, Uganda e Kenya.
Carmina Campus - «Un viaggio in discarica» è il video/ progetto di moda e riciclo nelle discariche africane girato in alcuni slum e discariche del Kenya che suggella, ancora una volta l’unione tra l’Itc e «Carmina Campus», il marchio di Ilaria Venturini Fendi. Il workshop di ricerca e studio si svolgerà sia in Africa che in Italia per il possibile riciclo di materiali e al riuso per la realizzazione di abiti e oggetti moda. Uno dei vari video è stato girato tra le montagne di rifiuti degli slum di Nairobi, tra Kibera e Korogocho. Nonostante la totale desolazione, le donne sono capaci di veri e propri miracoli. Il progetto, fino ad oggi, ha dato lavoro a seimila donne, e come dice Ilaria Venturini Fendi, «per il 2015 contiamo di arrivare a quindicimila donne». Proprio la fondatrice di «Carmina Campus» si recherà, nei prossimi mesi, nelle discariche riprese nel video per individuare i materiali da poter riciclare e riutilizzare per le sue creazioni che saranno realizzate dalle popolazioni locali. Oltre due milioni di persone, infatti, vivono negli slum sorti a poca distanza da queste discariche, stipate in baracche senza elettricità né sistema fognario, sfamandosi e mantenendosi con quello che trovano tra i mucchi di rifiuti. L'obiettivo è dimostrare ancora una volta, come già fatto con le borse di «Carmina Campus» vendute nei più esclusivi negozi delle capitali di tutto il mondo, che anche i materiali più umili, visti con occhi diversi e trasformati dalle mani di abili artigiani, possono diventare oggetti preziosi, esclusivi e di qualità. * Paola Bulbarelli (Il Corriere della Sera,  03/02/2010)

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Angola - Nominato il primo vice presidente della storia del Paese (Peacereporter, 03/02/2010)

La carica è stata istituita dalla nuova Costituzione, fortemente osteggiata dall'opposizione, entrata in vigore la scorsa settimana Jose Eduardo dos Santos, presidente dell'Angola, ha oggi nominato il nuovo governo e il primo vice-presidente della storia del Paese. La nuova carica, istituita in Parlamento la scorsa settimana, è stata affidata a Fernando da Piedade Dias Dos Santos, ex primo ministro e attuale presidente dell'Assemblea Nazionale. Secondo quanto riportato dall'agenzia stampa Angop, il nuovo esecutivo dovrebbe entrare in carica venerdì, in seguito alla crisi politica che ha portato alle dimissioni di Higinio Carneiro, ministro per i Lavori pubblici, e a quello delle Finanze, Severim de Morais, al centro di un'indagine per appropriazione indebita di fondi pubblici. La nuova Costituzione, che prevede la nomina alla presidenza dello stato del candidato del partito che alle elezioni legislative ha ottenuto la maggioranza assoluta o relativa, è stata duramente criticata dall'opposizione. Jose Eduardo dos Santos, a capo del Paese dal 1979, potrebbe non essere più soggetto alla votazione popolare per ottenere il nuovo mandato. (Peacereporter,  03/02/2010)

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Angola -Mandati d’arresto Interpol per responsabili attacco nazionale del Togo (Misna, 03/02/2010)

Mandati d’arresto sono stati emessi dall’Interpol nei confronti dei separatisti della Cabinda, enclave angolana in territorio congolese, sospettati di essere i responsabili dell’attacco dell’8 Gennaio scorso a un posto di frontiera in cui è rimasto coinvolto anche l’autobus della nazionale di calcio del Togo che si apprestava a partecipare alla Coppa d’Africa per Nazioni (Can): lo ha detto l’ambasciatore francese in Angola, Francis Blondet. Il diplomatico, parlando con la stampa locale e precisando che l’azione dell’Interpol è stata avviata su iniziativa francese, ha sottolineato che i sospetti dell’attacco non si trovano più in Francia, come sostenuto dal governo angolano. Qualche giorno dopo l’attacco, infatti, il governo di Luanda aveva inviato a Parigi una protesta formale, accusando le autorità francesi di non aver interdetto i movimenti e le azioni di esponenti di spicco di alcune frange del movimento indipendentista Fronte per la liberazione dell’enclave della Cabinda (Flec) in esilio in Francia; le stesse persone che in un secondo momento hanno pubblicamente rivendicato la paternità dell’attacco, costato la vita a tre membri della nazionale di calcio togolese (il portavoce, un medico e un massaggiatore). L’annuncio dell’ambasciatore francese è stato fatto al termine di un incontro tra il diplomatico e il primo ministro angolano, Antonio Paulo Kassoma, al quale il rappresentante di Parigi ha garantito la cooperazione francese nel perseguire i responsabili dell’aggressione armata. [MZ] (Misna, 03/02/2010)

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Botswana - Manifestazione da Tiffany: proteste in tutto il mondo a difesa dei boscimani (Peacereporter, 03/02/2010)

Manifestazioni oggi in tutto il mondo davanti ai negozi Tiffany a causa dei fondi erogati dalla compagnia al governo del Botswana per aprire pozzi per la fauna selvatica nelle terre dei Boscimani, a cui invece continua ad essere vietato l'accesso all'acqua. Le proteste, svoltesi a Londra, Parigi, Berlino, Madrid e San Francisco, e accompagnate da lettere di protesta giunte anche ai negozi di Milano, Roma, Firenze e Bologna, è stata organizzata dall'associazione Survival. "Il caso dei Boscimani è tristemente ben noto" ha commentato Stephen Corry, direttore generale di Survival. "Per gli sforzi compiuti per distruggere gli ultimi cacciatori Boscimani sopravvissuti nell'Africa meridionale, il governo del Botswana è stato riconosciuto colpevole di infrangere la sua stessa costituzione e le sue stesse leggi. Tiffany non può ignorarlo. Le compagnie straniere non dovrebbero sostenerlo finché continuerà a preferire gli animali agli abitanti originari del paese". (Peacereporter,  03/02/2010)

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Egitto - Appello cristiani copti per diritto a costruire chiese (Virgilio/Ap, 03/02/2010)

Attivisti egiziani hanno lanciato un appello al Parlamento del Cairo per chiedere che venga riconosciuto ai cristiani copti il diritto di costruire chiese in Egitto. Secondo la legge egiziana i musulmani per edificare una moschea o un luogo di culto devono chiedere un'autorizzazione comunale, al contrario i cristiani copti devono ottenere il via libera dal capo dello Stato. Il 10% degli 80 milioni di egiziani è di religione copta e, da tempo, chiede gli stessi diritti che hanno i musulmani. All'inizio dell'anno un attacco contro una chiesa copta nel sud dell'Egitto è costato la vita a sette fedeli. (Virgilio/Ap, 03/02/2010)

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Eritrea - Sanzioni di Berna: sarà applicato quanto deciso dalle Nazioni Unite (Corriere del Ticino, 03/02/2010)

La Svizzera ha adottato un serie di sanzioni contro l'Eritrea adeguandosi alla decisione del Consiglio di sicurezza dell'ONU. Il divieto di fornire, vendere, esportare e far transitare materiale bellico destinato al Paese africano entrerà in vigore domani, ha precisato il Consiglio federale adottando oggi la relativa ordinanza. Saranno vietate anche la fornitura di servizi (come servizi di mediazione e formazione tecnica) e la concessione di mezzi finanziari destinati ad attività militari. In un comunicato il Dipartimento federale dell'economia precisa che negli ultimi dieci anni Berna ha autorizzato solo l'esportazione di dispositivi per la distruzione delle mine, per un valore di circa 60'000 franchi, destinate alla UN Emergency Mine Action Assistance. Il Consiglio di sicurezza ha deciso lo scorso 23 dicembre di imporre un embargo globale sugli armamenti e restrizioni finanziarie e di viaggio nei confronti dell'Eritrea, colpevole di mettere a rischio la pace nella regione e di non rispettare la risoluzione riguardante le controversie di confine con il Gibuti. Per il momento però il Comitato per le sanzioni dell'ONU non ha ancora reso noti i nomi delle persone interessate da queste limitazioni. (Corriere del Ticino,  03/02/2010)

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Ghana - Snow Leopard", sciatore ghanese che sfida la neve (La Stampa, 03/02/2010)

Si chiama Kwame Nkrumah-Acheampong ma per tutti è semplicemente "The Snow Leopard", il leopardo delle nevi. Kwame sarà Il primo ghanese a partecipare ai Giochi olimpici invernali, la cui prossima edizione si svolgerà a Vancouver, in Canada, a partire dal 12 febbraio. 35 anni, nato in Scozia ma cresciuto ad Accra, il leopardo delle nevi gareggerà nello slalom gigante e nello slalom speciale, il 21 e il 27 febbraio prossimi. Inoltre, sfilerà con la bandiera del suo Paese e la sua tuta leopardata durante la cerimonia d'apertura dei Giochi. Kwame ha indossato gli sci per la prima volta solo 5 anni fa ma, per coronare il suo sogno, si è allenato duramente proprio in Italia, in Val di Fiemme. (La Stampa, 03/02/2010)

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Kenya - Raduno internazionale degli scout (Agiafro, 03/02/2010)

Migliaia di scout di tutto il mondo giungeranno questa estate in Kenya per partecipare, dal 27 luglio al 7 agosto, al raduno internazionale che si svolge ogni quattro anni. Il raduno precedente si svolse a Taiwan e vi parteciparono 2.500 ragazzi da 83 Paesi. Mentre nessun altro Paese africano ha mai ospitato il mega-incontro tra scout, in Kenya si svolse, nel 1931, il raduno inaugurale dell'organizzazione. "Ci riteniamo privilegiati", ha detto il presidente degli scout kenyani, Charles Musau, "non solo per il fatto che il Kenya sia stato scelto come Paese ospitante, ma anche perche' il raduno portera' sulla scena mondiale le esperienze dei giovani africani". Il movimento scoutistico kenyano conta oltre 400.000 ragazzi e ragazze, guidati da circa 3.000 leader. Si stima che saranno almeno 3.000 i partecipanti al raduno, che si articolera' in quattro localita', la piu' importante delle quali sara' il camping di Rowallan Park, vicino Nairobi. Nyeri, Machakos e Embu sono le altre localita' scelte per le attivita' del raduno. (Agiafro,  03/02/2010)

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R.D. Congo - Un nuovo paradiso per le mafie internazionali? (Internazionale, 03/02/2010)

Nella Repubblica Democratica del Congo (Rdc) gli istituti bancari nascono come funghi. È un segnale di buona salute del sistema finanziario o un indizio che l’economia sta per diventare ostaggio delle mafie internazionali? In meno di un anno, spiega il quotidiano congolese Le Potentiel [1], il numero di istituti bancari nel paese è passato da 13 a 22. “Non ci sono dubbi sul fatto che un sistema economico stabile e sviluppato, in grado di incentivare il risparmio e prestare denaro agli imprenditori, è la premessa principale per far crescere l’economia. Inoltre, l’ingresso nel mercato di nuovi attori finanziari contribuisce a svecchiare un sistema diventato ormai arcaico”.
Ma bisogna essere prudenti: la proliferazione delle banche porta con sè una serie di domande a cui la banca centrale ha il compito di rispondere. Generalmente quello bancario è il primo settore economico a essere preso di mira dai traffici illeciti internazionali. Soprattutto quando le norme che regolano l’attività finanziaria sono deboli e i meccanismi di controllo e sanzione inefficaci. Nell’Rdc questo rischio è accentuato dal fatto che la maggior parte delle banche che stanno nascendo non sono altro che il braccio finanziario di aziende commerciali. Così c’è il rischio che questi istituti vengano creati per nascondere alla banca centrale determinate transazioni finanziare. “Per questo motivo, per evitare che paese sia vittima di mafie internazionali non ancora identificate, bisogna eliminare alla radici eventuali distorsioni”. (Internazionale, 03/02/2010)

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Somalia - Msf denuncia: troppe donne e bambini feriti nei combattimenti (Vita, 03/02/2010)

L'ospedale di Medici senza frontiere di Mogadiscio ha ricoverato 89 persone ferite da armi da fuoco, quasi tutte donne e bambini Intensi scontri stanno nuovamente colpendo Mogadiscio. Nell’ospedale di Medici Senza Frontiere (Msf) nel quartiere di Daynile, a Mogadiscio, fra il 29 gennaio e il 2 febbraio, le equipe di Msf hanno ricoverato 89 persone che presentavano ferite provocate da colpi d'arma da fuoco. Ben 66 di loro sono donne e bambini. «Il numero delle donne e dei bambini feriti che abbiamo curato in così poco tempo non può essere considerato un danno collaterale», dice Axelle de la Motte St. Pierre, capo missione di Msf. «La situazione a Magadiscio è terribilmente complessa e tutte le parti in causa sono responsabili di un gran numero di feriti e morti. Il bombardamento indiscriminato sulle aree densamente popolate è totalmente inaccettabile». Nel 2009, circa la metà dei 1.137 pazienti curati da Msf all’ospedale di Daynile con ferite dovute a colpi d’arma da fuoco, era costituita da donne e da bambini sotto i 14 anni. Msf chiede a tutte la parti coinvolte, incluso il Governo Federale di Transizione (TFG) della Somalia, la Missione di Peacekeeping dell’Unione Africana (Amison) e i gruppi di opposizione, di intraprendere tutte le misure possibili per minimizzare i rischi sulla popolazione civile attraverso una reale applicazione dei “principi di distinzione e di proporzionalità” volti a garantire la protezione dei civili ed evitare attacchi indiscriminati. (Vita, 03/02/2010)

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Somalia - Mogadiscio; bombardato e in fiamme mercato Bakara (SwissInfo, 03/02/2010)

Un enorme incendio, non sono ancora del tutto domato, ha devastato nella notte il mercato di Bakara, il più grande di Mogadiscio. Impossibile per ora quantificare il numero delle vittime, che si teme sia elevato. Lo rende noto il sito Shabelle. L'incendio è stato innescato da colpi di mortaio lanciati deliberatamente contro l'area del mercato dove si vendono petrolio, benzina ed affini. Un'esplosione enorme, e le fiamme si sono rapidamente propagate alle altre zone di Bakara, mentre centinaia di persone accorrevano per cercare di domare almeno in parte l'incendio. Non si sa, almeno ufficialmente, chi abbia compiuto l'attentato, ma la maggioranza degli osservatori ritiene che si tratti degli Shabaab, il braccio armato somalo di al Qaida. (SwissInfo, 03/02/2010)

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Sudan - Darfur, Bashir di nuovo alla sbarra (Peacereporter, 03/02/2010)

Il non luogo a procedere nei confronti del presidente sudanese Omar Hassan al Bashir, riguardante l'accusa di genocidio per i crimini commessi durante la guerra in Darfur, va riesaminata. E' questa la decisione presa stamane dai giudici della Corte Penale Internazionale dell'Aja (Cpi), che hanno accolto l'appello del Procuratore Generale Luis Moreno Ocampo e hanno chiesto alla Camera per le Udienze Preliminari (Cup) di riesaminare i tre capi di imputazione per genocidio, da cui la posizione del leader sudanese era stata stralciata l'anno scorso per insufficienza di prove.Hassan Omar al Bashir.
Seppur risparmiato dall'accusa di genocidio, il presidente sudanese fu comunque incriminato per altri sette capi di imputazione riguardanti crimini di guerra e contro l'umanità, che secondo l'accusa sarebbero stati commessi durante il conflitto nella regione occidentale del Darfur. Se la Cpi dovesse accogliere la tesi dell'accusa e incriminarlo, Bashir sarebbe il primo capo di stato in carica a dover difendersi dall'accusa di genocidio davanti alla Corte dell'Aja. Sono però in molti a temere che un'eventuale nuova accusa nei confronti del presidente possa mettere a repentaglio i già difficili colloqui di pace con i gruppi ribelli operanti in Darfur. I quali, dal canto loro, hanno accolto con soddisfazione la decisione della Corte.
Secondo l'accusa, Bashir avrebbe attivamente partecipato alla pianificazione del genocidio contro le popolazioni Fur, Masalit e Zaghawa residenti nella regione del Darfur. La guerra, scoppiata nel febbraio del 2003 e ancora non conclusasi, è costata la vita ad almeno 300.000 persone, provocando lo sfollamento di altri due milioni di civili. Secondo i ribelli darfurini, che sette anni fa presero le armi accusando Khartoum di trascurare le popolazioni locali, le milizie Janjaweed che operano nella regione sarebbero attivamente sostenute dall'esercito sudanese, che li armerebbe e li addestrerebbe. Un'accusa sempre respinta dalle autorità sudanesi, secondo cui il conflitto darfurino è uno scontro tra comunità locale in cui il governo centrale non ha responsabilità.
Il governo sudanese ha duramente condannato la decisione presa oggi dalla Cpi. Seppur sottolineando come Bashir non sia stato ancora incriminato, i giudici dell'Aja hanno ritenuto che il Procuratore Ocampo abbia portato prove a sufficienza per spingere la Cup a riesaminare l'accusa di genocidio nei confronti del presidente sudanese, sul quale pende un mandato di cattura internazionale. Sostenuta più volte dall'amministrazione Usa, la tesi che in Darfur sia in corso un genocidio non è però mai stata fatta propria dalle Nazioni Unite. Nel corso dell'ultimo anno l'Unione Africana e la Lega Araba hanno più volte sostenuto il presidente Bashir, rifiutandosi di arrestare il capo di stato sudanese in occasione dei summit internazionali a cui ha partecipato nel corso dell'ultimo anno. * Matteo Fagotto (Peacereporter,  03/02/2010)

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Tanzania - Scontro bus, 42 morti nella regione di Kwangavu, nel Nord (Ansa, 03/02/2010)

Sono 24 i morti e 51 i feriti di uno scontro avvenuto ieri sera tra due autobus nel nord della Tanzania I due autobus si sono scontrati frontalmente nella regione di Kwangavu ieri sera, 24 persone sono morte sul colpo; la polizia sta investigando sulle cause. I feriti sono stati portati all'ospedale di Tanga (capoluogo dell'omonima regione). In Tanzania gli incidenti sono frequenti per l'imprudenza dei conducenti e per il cattivo stato di veicoli e strade. (Ansa, 03/02/2010)

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02 Febbraio 2010

Africa - RAI. Sedi in Africa: Fesmi aderisce all'appello (Vita, 02/02/2010)

La Federazione Stampa Missionaria Italiana (Fesmi), che raduna una quarantina di testate tra cui Popoli, per un totale di 500mila copie mensili, interviene contro l’intenzione della Rai di chiudere cinque sedi estere. «A meno di clamorosi ripensamenti, la Rai sta per chiudere cinque sedi di corrispondenza nel mondo: Beirut, Il Cairo, Nairobi, New Delhi e Buenos Aires» si legge in un comunicato. «Cinque su quindici in totale. Stiamo parlando di entrambe le sedi africane, dell’unica in America Latina e di quella in un Paese così importante, non solo politicamente ed economicamente, come l’India, oltre che di quella di un Paese-simbolo come il Libano». «Se andasse in porto, sarebbe una decisione grave, contraddittoria e miope. In una parola: controproducente» continua il comunicato. «Come Federazione della Stampa Missionaria Italiana, la condanniamo con forza, auspicando che la dirigenza Rai torni sui suoi passi, anche alla luce delle proteste non solo nostre, ma di molte altre realtà della società civile che in queste ore si stanno levando.
L’ipotesi di chiudere un terzo delle sedi di corrispondenza nel mondo è grave, perché va a colpire il Sud del mondo, quella parte di pianeta già oggi marginale nel circuito informativo italiano. È grave perché ispirata a criteri economicisti che, come tali, dovrebbero essere estranei a un “servizio pubblico” che voglia qualificarsi davvero come tale. Se un problema di compatibilità economica esiste, non è spegnendo l’informazione sul mondo che si risolve ma, semmai, vigilando sugli esosi compensi alle “star” del piccolo schermo o sugli sprechi cui la Rai ci abituato da troppo tempo. È una decisione contraddittoria, perché la sede di Nairobi è stata aperta – anche per effetto di un tenace “pressing” delle riviste missionarie – soltanto due anni fa.
Ancora: qual è il senso della chiusura di una sede come l’Egitto, cruciale per monitorare l’area mediterranea e, in parte, il mondo islamico? Che senso avrebbe abbandonare oggi l’India, da tutti indicata come uno dei Paesi-chiave del presente e del futuro? Appare chiaro che siamo di fronte a una scelta – se attuata – per nulla lungimirante e, alla distanza, destinata a ricadute negative. Controproducente, appunto. Il contrario di quell’efficienza che tanto viene sbandierata. Contro la deriva di un’informazione Tv sempre più avvitata su stessa, ci eravamo pronunciati nel febbraio 2006 con l’appello «Notizie, non gossip», pubblicato da tutte le riviste della Fesmi: chiedevamo alla Rai una risposta alla scarsità di notizie da intere aree del mondo. Nel maggio 2007, dopo l’apertura della sede di Nairobi, avevamo salutato con favore l’evento: «Se la Rai ha aperto una sede in Africa, molto lo si deve alla mobilitazione del mondo missionario», aveva detto in quell’occasione Enzo Nucci, corrispondente Rai da Nairobi. Speravamo fosse l’inizio di un impegno serio. Per dar voce a popoli, culture, paesi senza voce. Purtroppo – duole constatarlo – non è andata così. Con tutta evidenza, il problema dei tagli delle sedi estere è solo la punta di un iceberg: la questione riguarda la sensibilità complessiva per i fatti del mondo, le vicende dei continenti solo apparentemente “lontani”. Non vorremmo che la scelta di dismettere le sedi straniere confermasse una volontà di ritirarsi nel guscio di un’informazione che per baricentro abbia l’Italia o l’Europa. Un servizio pubblico che voglia dirsi realmente tale dovrebbe puntare a rendere i suoi telespettatori autentici “cittadini del mondo”. Non è certo questa la strada. Chiediamo ai vertici di Viale Mazzini un tempestivo e radicale ripensamento». (Vita, 02/02/2010)

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Africa - Ha preso il via l’Anno della pace e della sicurezza (Radio Vaticana, 02/02/2010)

È stato ufficialmente inaugurato l’ “Anno della Pace e della Sicurezza in Africa”, indetto per il 2010 dall’Unione Africana (UA). La fiaccola della pace è stata consegnata nelle mani del presidente del Malawi e dell’organismo panafricano, Bingu Wa Mutharika, come riporta l’agenzia Misna. Durante la cerimonia di avvio delle celebrazioni, gli interventi dei dirigenti dell’UA hanno avuto come tema principale il ridare la speranza per un futuro migliore alle popolazioni colpite dalle crisi armate e dai conflitti, che rappresentano la vera piaga del continente. Le guerre “uccidono migliaia di persone ogni anno, provocano disastri umanitari, cancellano la vita della gente comune e rendono impossibile uno sviluppo economico sostenibile”, ha detto il commissario dell’Unione Africana per la Pace e la Sicurezza, Lamara Ramtane. Per questo, “il 2010 sarà un anno pieno di sfide”. La fiaccola, nel corso dell’anno, viaggerà in tutta l’Africa e sarà accompagnata da manifestazioni ed iniziative a favore della pace, nelle quali verranno coinvolte attivamente la popolazione e la società civile. (F.C.) (Radio Vaticana,  02/02/2010)

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Africa - Nuovo presidente Unione Africana dice basta a colpi di Stato (Reuters, 02/02/2010)

I leader dell'Unione Africana hanno annunciato oggi che intendono rafforzare i poteri dell'organizzazione internazionale per contrastare la serie crescente di colpi di Stato e frodi elettorali sul continente. "Dobbiamo dire 'mai più' al conflitto e alla guerra in Africa", ha detto il presidente del Malawi Bingu wa Mutharika, cui spetta la presidenza a rotazione della Ua, nella giornata di chiusura del vertice annuale ad Addis Abeba. Quattro golpe avvenuti nel 2009 -- in Madagascar, Mauritania, Guinea e Guinea Bissau -- hanno fatto temere ad alcuni politici africani e investitori internazionali il ritorno ai giorni in cui le rivolte erano una circostanza quasi ordinaria per l'Africa. La Ua dovrebbe annunciare le nuove misure entro la settimana prossima. "Siamo tutti d'accordo su una nuova serie di misure per combattere le modifiche incostituzionali di governo", ha detto a Reuters il commissario dell'Unione per la Pace e la sicurezza, Ramtane Lamamra. "Serviranno a migliorare la nostra capacità di proteggere la democrazia". Lamamra non ha spiegato in cosa consisteranno le misure, ma alcuni diplomatici presenti al vertice hanno detto che comprenderanno anche la possibilità di imporre sanzioni contro i leader che rifiutano di indire elezioni e che compiono frodi elettorali. Il vertice è stato dominato dalla discussione sui colpi di Stato e sui conflitti in Sudan, Somalia e Repubblica Democratica del Congo, nonostante il tema ufficiale dell'agenda riguardasse piuttosto lo sviluppo delle infrastrutture per la tecnologia dell'informazione nel continente.
UA ostacolata dalla burocrazia - Nel 2002 l'Unione Africana ha preso il posto dell'Organizzazione per l'Unità Africana (Oua), criticata per l'accoglienza che riservava ai dittatori e ai golpisti tra le sue fila. La Ua ha cercato di prendere le distanze dalla precedente organizzazione introducendo sanzioni contro i despoti. Ma per gli analisti l'Unione è comunque ostacolata nelle sue mosse dalla burocrazia, dagli scarsi finanziamenti e dal fatto che alcuni stati membri siano guidati da presidenti arrivati al potere grazie a golpe. Il leader libico Muammar Gheddafi -- giunto al potere nel 1969 dopo un putsch militare -- non è riuscito quest'anno a farsi rieleggere alla presidenza della Ua. Nell'anno del suo mandato si è scontrato ripetutamente con il capo della diplomazia dell'Unione, Jean Ping, e si è rifiutato di denunciare i golpisti. La Carta fondativa della Ua dice già che l'organizzazione può imporre sanzioni come la restrizione dei viaggi in caso di colpi di Stato, ma i nuovi provvedimenti da assumere saranno più stringenti. Per gli analisti l'iniziativa è stata ispirata dai fatti del Niger, il cui presidente Mamadou Tandja l'anno scorso ha rifiutato di indire le elezioni, ha aumentato i poteri presidenziali a spese del Parlamento e ha esteso il proprio mandato di tre anni Il Niger resta membro della Ua e Tandja non è stato sottoposto a sanzioni. "Ci sono leader discutibili accettati in seno alla Ua", ha detto a Reuters un diplomatico occidentale presso l'Unione che preferisce restare anonimo. "Ma vengono dal passato, come (Robert) Mugabe dello Zimbabwe. Ora stanno davvero escludendo i nuovi golpisti". Dei quattro paesi dove l'anno scorso sono avvenuti golpe, Madagascar e Guinea sono ancora sospesi dalla Ua. Mauritania e Guinea Bissau sono ancora membri perché secondo l'organizzazione "l'ordine costituzionale è stato ristabilito". Il capo della diplomazia dell'Unione Ping ha detto che ci saranno conseguenze non meglio precisate per coloro che ignorano le proposte sulla condivisione del potere indicate come mezzo per superare lo stallo politico in Madagascar, e ha dato 15 giorni di tempo per accettare le condizioni. La Ua ha chiesto invece che in Guinea si tengano nuove elezioni entro sei mesi. * Barry Malone e Duncan Miriri (Reuters, 02/02/2010)

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Africa - Irrigazione Solare per le popolazioni del Sahara (greenMe, 02/02/2010)

L'energia del Sole e il fotovoltaico per risolvere il problema della fame nei paesi africani. Uno studio americano prodotto dall'Università di Standford e pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS) - mette in luce la possibilità di avviare un processo di irrigazione solare a goccia che risolverebbe il problema dell'approvvigionamento idrico, migliorando così, significativamente il reddito delle famiglie e l'apporto nutrizionale degli abitanti delle aride regioni dell'Africa sub-sahariana. I dati della ricerca dimostrano come pompe solari a motore, installate in villaggi remoti del Benin, rappresentino un modo economico di distribuire acqua per l'irrigazione necessaria in particolare durante la lunga stagione asciutta. Porzioni significative della popolazione africana hanno, infatti, difficoltà a reperire il cibo, come conferma Jennifer Burney esperto del Programma sulla Sicurezza di Cibo e Ambiente. Le popolazioni a "rischio di cibo" sono prevalentemente rurali, sopravvivono con meno di un dollaro al giorno e, ancora oggi, il 50 a 80 percento del loro reddito viene speso per l'alimentazione. Burney e i suoi collaboratori hanno notato che solo il 4% della superficie coltivabile viene irrigata, contando solo sulla pioggia per mandare avanti i raccolti. Se si pensa che la stagione piovosa in queste zone è limitata da tre a sei mesi, appare chiaro come la promozione dell'irrigazione fra i piccoli possidenti possa rappresentare una strategia per la riduzione della povertà, l'adattamento di clima e promozione della sicurezza di cibo. Questo il presupposto che ha spinto il gruppo di ricerca, a novembre del 2007, a iniziare la collaborazione sperimentale con due villaggi rurali in Benin.
Il sistema delle pompe fotovoltaiche a motore è stato installato e sperimentato così su un gruppo di 30/35 donne: ogni donna ha avuto la possibilità di coltivare un piccolo pezzetto di terra irrigato con questi sistemi solari a goccia. Dai risultati della ricerca appare evidente che tutte le donne che ebbero la possibilità di usare il sistema di pompe ad irrigazione solare divennero buoni produttori di ortaggi. I prodotti ortofrutticoli penetrarono significativamente i mercati locali. Con questo metodo nei due villaggi campione, lo sviluppo agricolo per le regioni aride del deserto, il consumo di vegetali aumentò sensibilmente durante la stagione piovosa. A conferma che l'apporto di tecnologie verdi nei Paesi in via di sviluppo può davvero rappresentare un modo non solo per ridurre le emissioni, ma anche per far fronte ai problemi vitali di zone dove ancora si muore di fame e di sete. * Daniela Cocina (greenMe, 02/02/2010)

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Angola - Oleodotto paralizzato dai danni causati dai pescispada (Reuters, 02/02/2010)

I pesci spada che hanno bucato in più punti un oleodotto in Angola, hanno causato i blocco per tre giorni di forniture di greggio Girassol. Lo hanno riferito oggi i trader. La compagnia francese Total, che trasporta il greggio, ha dichiarato cause di forza maggiore come motivo della sospensione degli obblighi di fornitura per circostanze straordinarie, riprendendo poi ieri l'attività. "La causa sono stati i pesci spada. Ora i pesci spada sono passati e le cause di forza maggiore sono state eliminate", ha detto un trader, che tratta il greggio. Sono probabili leggeri slittamenti nel carico dei cargo in febbraio e marzo, hanno detto i trader. Il greggio Girassol è prodotto da un campo petrolifero offshore, con una media di circa 250.000 barili al giorno. I pesci spada hanno danneggiano altre volte in passato le attività petrolifere in Angola, hanno detto i trader. (Reuters, 02/02/2010)

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Mauritius - 175 anni fa l'abolizione della schiavitù (Peacereporter, 02/02/2010)

E' festa grande nell'isola Mauritius per i 175 anni dall'abolizione della schiavitu'. Per diversi giorni sull'Isola-Stato nell'Oceano Indiano sono in programma manifestazioni culturali e sportive, dibattiti e convegni sul tema, promossi da soggetti pubblici e privati. L'ospite d'onore il presidente del Mozambico, Joachim Chissano, che con la sua presenza ricordera' le migliaia di schiavi portati sull'isola dal continente africano e in particolar modo dal Mozambico. Il presidente di Mauritius, Anerood Jugnauth, ha invitato comunque a non abbassare la guardia su questo fronte e perche' tutt'ora esistono altre forme di schiavitu' che minacciano le nuove generazioni. "Chiedo alle imprese", ha detto il presidente, "di rispettare i diritti dei lavoratori e l'ambiente, chiedo al governo di attuare piani contro la diffusione delle droghe, un piaga sociale che rende troppi giovani schiavi di se' stessi". (Peacereporter,  02/02/2010)

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Nigeria - Al Quaeda: Maghreb, armeremo musulmani in Nigeria (Unione Sarda, 02/02/2010)

Il leader di al Qaeda per il Maghreb islamico (Aqmi), Abu Mussab Abdel Wadoud, ha proposto di fornire addestramento e armi "ai musulmani di Nigeria" in un messaggio diffuso da un sito jihadista. Lo rende noto oggi il Centro americano di sorveglianza dei siti islamici secondo il quale al Qaeda maghrebino, rivolgendosi ai musulmani nigeriani, afferma: "Siano pronti ad addestrare i vostri figli a maneggiare le armi e a offrire tutto l'aiuto che può essere offerto in uomini, armi, munizioni ed equipaggiamento per consentire di difendere il nostro popolo di Nigeria e respingere l'ostilità della minoranza dei crociatì cristiani. Il 19 agosto scorso l'Amqi aveva già indirizzato un messaggio agli islamici nigeriani per esprimere loro simpatia e solidarietà dopo che gli scontri di luglio con le forze dell'ordine avevano causato numerose vittime. (Unione Sarda,  02/02/2010)

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R.D. Congo - Conferenza interreligiosa per la pace e contro le violenze dei ribelli ugandesi (Radio Vaticana, 02/02/2010)

Riflettere sulle violenze perpetrate dai ribelli ugandesi dell’Lra (l’Esercito di resistenza del Signore) e cercare una via concreta alla pace: con questi obiettivi si svolgerà nella Repubblica Democratica del Congo, da oggi a giovedì, una conferenza interreligiosa. A promuovere l’evento è stato mons. Marcel Utembi Tapa, arcivescovo di Kisangani, provincia ecclesiastica che raccoglie nove diocesi. Di queste, cinque sono particolarmente colpite dalle violenze della Lra: si tratta delle diocesi di Mahagi-Nioka, Dungu-Doruma, Isiro-Niangara, Buta et Bondo. All’incontro, parteciperanno vescovi cattolici, pastori protestanti ed anglicani provenienti dall’Uganda, dal Sudan, dalla Repubblica Centrafricana e dalla stessa Repubblica Democratica del Congo. “La conferenza – spiega mons. Utempi Tapa – è organizzata con il sostegno di Pax Christi Internationalis e permetterà ai leader religiosi di impegnarsi nello studio e nell’analisi della problematica della Lra”. “I capi religiosi – continua il presule – cercheranno insieme le vie ed i mezzi per ottenere la pace, così da proporre allo Stato la loro esperienza”. E conclude: “Da cinque anni, l’Lra ha una configurazione regionale. Bisogna, dunque, trovare una soluzione regionale”. “I ribelli ugandesi – si legge in una nota dell’arcidiocesi di Kisangani – incendiano le case, massacrano le popolazioni, compiono mutilazioni e violenze, rapiscono i bambini, li trasformano i soldati e schiavi sessuali, li costringono a trasportare i bottini di guerra”. “Lo Stato congolese – continua la nota – agisce relativamente ai propri mezzi, ma il risultato previsto per la sicurezza e la restaurazione della pace non è ancora vicino”. Secondo un rapporto diffuso dall’Onu alla fine dello scorso anno, tra il dicembre 2008 e il dicembre 2009 i ribelli dell’Lra hanno ucciso oltre 1300 civili e compiuto 1400 sequestri in un’ampia regione, che si estende fra il nord-est della Repubblica democratica del Congo, il Sudan meridionale e il sud-est della Repubblica Centrafricana. (I.P.) (Radio Vaticana,  02/02/2010)

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Somalia - Senza pace (Peacereporter, 02/02/2010)

Ormai da una settimana a Mogadiscio i ribelli islamici e l'esercito si fronteggiano senza sosta. Da Sud a Nord. Il conflitto somalo si espande e dalle regioni meridionali si allarga verso quelle settentrionali del Somaliland e del Puntland. A lanciare l'allarme è l'Igad, l'Autorità intergovernativa per lo sviluppo che raggruppa alcuni Paesi dell'Africa orientale. “I gruppi terroristici – afferma un comunicato stampa dell'Igad – hanno di recente esteso le loro azioni alle regioni relativamente stabili del Somaliland e del Puntland”. Entrambe queste aree sono situate nella zona centro-settentrionale del Paese.
L'appello lanciato dall'Autorità intergovernativa per lo sviluppo non ha, tuttavia, smosso i vertici delle Nazioni Unite. Il segretario generale Ban ki Moon, nel corso del suo intervento al vertice dell'Unione africana, in corso in Etiopia, aveva fatto un accenno al conflitto somalo, paventando solo la possibilità dell'invio di un contingente di pace nel Paese. Non di più. Mentre ad Addis Abeba si discute della tecnologia dell'informazione e delle telecomunicazioni, tema a cui è dedicato il quattordicesimo summit dell'Unione Africana, in Somalia si continua a sparare. E si inizia a combattere anche in quartieri e aree, fino ad ora risparmiate dalle violenze. Ieri sono stati quattordici i morti e cinquantacinque i feriti nel corso della battaglia che ha insanguinato Mogadiscio, la capitale, per tutta la notte. Vittime e feriti sono per lo più civili, visto che i combattimenti hanno interessato diversi quartieri residenziali, tra cui quello molto popolato di Suqa al Holana.
A Mogadiscio nell'ultima settimana i combattimenti si sono intensificati e l'esercito, supportato dai peacekeeper della missione Amisom, istituita nel 2007 dall'Unione africana con l'approvazione delle Nazioni Unite, non è più in grado di far fronte alla minaccia rappresentata dalle due organizzazioni legate al fondamentalismo islamico: gli Shaabab e l'Hezb al-Islam. Entrambi si oppongono al governo di transizione, installato nella capitale e riconosciuto dalla comunità internazionale, e controllano buona parte della Somalia centro meridionale e la capitale.
Per la prima volta, inoltre, al-Shabab ha confermato le proprie relazioni con al-Qaeda. I legami con l'organizzazione terroristica che fa capo ad Osama bin Laden erano noti, ma non erano mai stati ufficializzati dagli Shabab che, anzi, avevano sempre negato qualunque rapporto. “Il jihad del Corno d'Africa – si legge in una dichiarazione del gruppo fondamentalista somalo – deve essere unito con lo jihad internazionale, che fa riferimento ad al-Qaeda”. La dichiarazione odierna potrebbe segnare una svolta nel conflitto somalo, che si protrae ormai da diversi anni. Raggiunta l'indipendenza nel 1960, dall'unione della Somalia italiana con il Somaliland, territorio corrispondente all'ex colonia britannica, la nazione ha vissuto pochi momenti di pace e di democrazia. Già nel 1969, dopo soli nove anni dall'unificazione, il Paese cadeva nella morsa della dittatura del generale Siad Barre e nel 1991, in seguito alla caduta del despota, lo Stato unitario si dissolveva. * Benedetta Guerriero (Peacereporter, 02/02/2010)

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Somalia - Più di 250 civili uccisi nel solo mese di gennaio (Peacereporter, 02/02/2010)

La guerra fra truppe governative e miliziani islamici diventa ogni giorno sempre più cruenta. Almeno 258 persone, tutti civili, sono state uccise nel solo mese di gennaio in Somalia, durante i violenti scontri fra le truppe governative e i le milizie islamiche. Secondo le dichiarazioni del portavoce dell'agenzia Onu per i rifugiati (Unhcr), Andrej Mahecic, il periodo che sta vivendo il Paese è il peggiore degli ultimi 18 anni, praticamente passati in uno stato di guerra civile. Nel solo mese di gennaio oltre alle persone uccise almeno altre 260 sono rimaste ferite e alcune di loro sarebbero in grave pericolo di vita. Inoltre, sarebbero più di 80 mila gli sfollati: 18 mila nella sola Mogadiscio. "Finora il deterioramento delle condizioni di sicurezza ha reso difficile se non impossibile assistere la popolazione più bisognosa" ha detto il rappresentante Onu. Nel maggio scorso due gruppi di miliziani islamici (Shebab e Hazb al-Islam) hanno lanciato sulla capitale Mogadiscio un'offensiva per rovesciare il presidente Sheick Sharif Sheick Ahmed, che godeva dell'appoggio della comunità internazionale. In Somalia la situazione è drammatica e stando agli ultimi dati forniti dalle organizzazioni internazionali potrebbero essere presenti nel paese più di 1,4 milioni di sfollati. Più di mezzo milioni, inoltre avrebbe chiesto asilo politico i altri Stati. (Peacereporter, 02/02/2010)

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Sudafrica - Calcio: dai vescovi del Sudafrica una preghiera per mondiali 2010 (Asca, 02/02/2010)

Anche i vescovi sudafricani 'scendono in campo' in vista dei Mondiali di calcio che verranno ospitati quest'anno dal Paese arcobaleno. ''La Chiesa sudafricana - annuncia la Conferenza episcopale sudafricana sul suo sito web - vuole contribuire al successo dei Mondiali e mostrare la sua ospitalita' a tutti i visitatori in questa particolare occasione''. ''Il mondo ha bisogno di riunire popoli, nazioni, lingue, religioni, culture ed etnie - sottolineano i vescovi - E la Chiesa vuole offrire il proprio particolare contributo''. Per questo, sempre nella sezione del sito dedicata alla Coppa del mondo, i vescovi hanno diffuso una preghiera per l'evento calcistico. ''Dio Onnipotente - recita il testo - Creatore di tutte le cose, nel momento in cui le genti di tutte le nazioni si riuniscono con gioia ed entusiasmo per i Mondiali di calcio 2010, possano i sudafricani essere ospitali, i nostri visitatori siano ospiti benvenuti ed i giocatori di tutte le squadre siano benedetti dalla lealta' e dalla salute''. ''Possa il tuo Spirito di equita', giustizia e pace - prosegue la preghiera - prevalere fra i giocatori e tutte le persone coinvolte. Possa ciascuno contribuire, secondo le proprie possibilita', a prevenire, controllare e combattere il crimine e la corruzione, ogni genere di tifo violento, di sfruttamento e di abuso, specialmente a danno dei piu' deboli''. Il testo si conclude con l'invocazione affinche' ''coloro che sono lontani da casa e quelli che vivono in famiglia trovino, in questa occasione, la gioia di celebrare la bellezza del calcio e la bellezza della vita, secondo il Tuo progetto di bene comune per tutti. Amen''. (Asca, 02/02/2010)

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01 Febbraio 2010

Africa - Rosarno. I mandarini non cadono dal cielo (Terre Libere, 01/02/2010)

Sessanta lavoratori africani provenienti da Rosarno si sono riuniti al Centro Sociale Ex-Snia Viscosa di Roma. Dopo la loro assemblea, hanno redatto in francese questo appello, poi tradotto in italiano. Chiedono accoglienza e permesso di soggiorno per tutti i deportati della Piana. E, soprattutto, parlano di politica.
Rosarno. I mandarini non cadono dal cielo In data 31 gennaio 2010 ci siamo riuniti per costituire l’Assemblea dei lavoratori Africani di Rosarno a Roma. Siamo i lavoratori che sono stati obbligati a lasciare Rosarno dopo aver rivendicato i nostri diritti. Lavoravamo in condizioni disumane. Vivevamo in fabbriche abbandonate, senza acqua né elettricità. Il nostro lavoro era sottopagato. Lasciavamo I luoghi dove dormivamo ogni mattina alle 6.00 per rientrarci solo la sera alle 20.00 per 25 euro che non finivano nemmeno tutti nelle nostre tasche. A volte non riuscivamo nemmeno, dopo una giornata di duro lavoro, a farci pagare. Ritornavamo con le mani vuote e il corpo piegato dalla fatica.
Eravamo, da molti anni, oggetto di discriminazione, sfruttamento e minacce di tutti i generi. Eravamo sfruttati di giorno e cacciati, di notte, dai figli dei nostri sfruttatori. Eravamo bastonati, minacciati, braccati come le bestie…prelevati, qualcuno è sparito per sempre. Ci hanno sparato addosso, per gioco o per l’interesse di qualcuno. Abbiamo continuato a lavorare. Con il tempo eravamo divenuti facili bersagli. Non ne potevamo più. Coloro che non erano feriti da proiettili, erano feriti nella loro dignità umana, nel loro orgoglio di esseri umani.
Non potevamo più attendere un aiuto che non sarebbe mai arrivato perché siamo invisibili, non esistiamo per le autorità di questo paese. Ci siamo fatti vedere, siamo scesi per strada per gridare la nostra esistenza. La gente non voleva vederci. Come può manifestare qualcuno che non esiste? Le autorità e le forze dell’ordine sono arrivate e ci hanno deportati dalla città perché non eravamo più al sicuro. Gli abitanti di Rosarno si sono messi a darci la caccia, a linciarci, questa volta organizzati in vere e proprie squadre di caccia all’uomo. Siamo stati rinchiusi nei centri di detenzione per immigrati. Molti di noi ci sono ancora, altri sono tornati in Africa, altri sono sparpagliati nelle città del Sud.
Noi siamo a Roma. Oggi ci ritroviamo senza lavoro, senza un posto dove dormire, senza I nostri bagagli e con I salari ancora non pagati nelle mani dei nostri sfruttatori. Noi diciamo di essere degli attori della vita economica di questo paese, le cui autorità non vogliono né vederci né ascoltarci. I mandarini, le olive, le arance non cadono dal cielo. Sono delle mani che li raccolgono. Eravamo riusciti a trovare un lavoro che abbiamo perduto semplicemente perché abbiamo domandato di essere trattati come esseri umani. Non siamo venuti in Italia per fare i turisti. Il nostro lavoro e il nostro sudore serve all’Italia come serve alle nostre famiglie che hanno riposto in noi molte speranze.
Domandiamo alle autorità di questo paese di incontrarci e di ascoltare le nostre richieste: - domandiamo che il permesso di soggiorno concesso per motive umanitari agli 11 africani feriti a Rosarno, sia accordato anche a tutti noi, vittime dello sfruttamento e della nostra condizione irregolare che ci ha lasciato senza lavoro, abbandonati e dimenticati per strada. Vogliamo che il governo di questo paese si assuma le sue responsabilità e ci garantisca la possibilità di lavorare con dignità. (Terre Libere, 01/02/2010)

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Africa - Banda larga via satellite in Africa occidentale e centrale (Agiafro, 01/02/2010)

ASTRA Broadband Services (ABBS), societa' controllata interamente da SES ASTRA, e Intersat Africa, fornitore di servizi internet via satellite e partner di ABBS per la distribuzione di ASTRA2Connect in Africa e in Medio Oriente, hanno annunciato il lancio ufficiale di Get2Net Satellite Broadband ai clienti dell'Africa Orientale e Centrale, tra cui Kenya, Tanzania, Uganda, Rwanda e Burundi. Supportato dalla tecnologia ASTRA2Connect, il servizio e' disponibile da oggi per gli utenti finali. Le due aziende hanno inoltre concordato l'ampliamento della collaborazione e pertanto offriranno il servizio anche nei Paesi dell'Africa Occidentale, tra i quali Nigeria, Ghana, Costa d'Avorio, Senegal e Guinea. Intersat Africa utilizzera' ASTRA2Connect per commercializzare in Africa Orientale, Centrale e Occidentale Get2Net. Agli utenti bastera' munirsi di un'antenna da un metro di lunghezza e di un modem satellitare per connettersi a internet, indipendentemente dalla localita' in cui si trovano. Get2Net puo' essere utilizzato per la telefonia VoIP. (Agiafro,01/02/2010)

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Africa - Il lato oscuro degi sms (Il Sole 24 ore, 01/02/2010)

«Guerra guerra guerra. Alzati... e difenditi Uccidi prima che ti uccidano. Massacra prima che massacrino te. Scaricali in un fosso prima che ci buttino te». Il messaggio agghiacciante è uno dei 145 individuati da gruppi di attivisti in Nigeria, secondo testimonianze raccolte dall'agenzia Afp e riprese il 27 gennaio dalla Bbc: sms diffusi massicciamente nel tentativo di spargere benzina sugli ultimi sanguinosi scontri tra musulmani e cristiani.
In Rwanda era stata la radio il mezzo di comunicazione privilegiato per suscitare terrore e massacri. Oggi si stima che circa un terzo della popolazione nigeriana sia dotata di un telefono cellulare. Fioriscono usi costruttivi a sostegno dell'economia, come il mobile banking, e dell'informazione, grazie alla possibilità di avere riscontri capillari e in diretta, ma purtroppo anche usi impropri, sui quali in genere ci si sofferma meno (esemplari, nel bene e nel male, erano state le ultime elezioni presidenziali in Kenya). Non è un problema solo africano: nel dicembre del 2005 Punto Informatico raccontava dei provvedimenti presi dalle autorità federali con i quali si autorizzavano le intercettazioni dei messaggi testuali per prevenire attacchi agli stranieri. In questo caso i gruppi razzisti ricorrevano agli sms non a fini propagandistici ma per organizzarsi. * Chiara Somajni (Il Sole 24 ore, 01/02/2010)

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Algeria - L'esercito uccide dieci terroristi di al-Qaeda (Virgilio/Peacereporter, 01/02/2010)

L'imboscata è avvenuta in una zona desertica del Paese - Una decina di terroristi legati ad al-Qaeda è stata uccisa dall'esercito algerino.L'imboscata è avvenuta in una zona desertica del Paese. Secondo quanto ha riferito il giornale algerino "el-Nahar" tra le vittime ci sarebbe anche il noto trafficante d'armi, Abdel Razzaq al-Mauritani, considerato uno degli uomini di spicco dell'organizzazione terroristica legata ad Osama bin Laden. L'uomo era incaricato di rifornire d'armi il gruppo jihadista nella regione di confine tra la Mauritania e l'Algeria. (Virgilio/Peacereporter, 01/02/2010)

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Egitto - Accoglienza trionfale (Sportal, 01/02/2010)

Come era del resto prevedibile è stata un'accoglienza trionfale in patria per la nazionale egiziana che in Angola ha collezionato il terzo trionfo consecutivo in Coppa d'Africa. All'aeroporto internazionale del Cairo, la capitale, il presidente della Repubblica Hosni Mubarak ha salutato personalmente il commissario tecnico Hassan Shehata e tutti i giocatori, nel corso di una cerimonia che è stata anche trasmessa in diretta tv. A portare il saluto ai giocatori di rientro dopo la spedizione vincente c'erano anche i due figli di Mubarak, Alaa e Gamal, e il primo ministro Ahmad Nazif, oltre a migliaia di tifosi entusiasti. La stampa egiziana ha celebrato il successo puntando soprattutto sul sentimento di rivincita dopo la mancata qualificazione ai mondiali in Sudafrica, strappata ai "Faraoni" dall'Algeria. Nella finale disputata a Luanda gli egiziani, grandi favoriti della vigilia, hanno trovato la rete che è valsa il successo finale solamente all'85' grazie a Gedo, subentrato a Motaeb da dieci minuti, che ha deciso la sfida con il Ghana con un preciso diagonale. (Sportal,  01/02/2010)

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Nigeria - Jos: Chiesa vuole chiarezza su veri responsabili incidenti (Misna, 01/02/2010)

Individuare i moventi politici di una crisi camuffata da presunte questioni etniche e religiose affinché siano chiarite le responsabilità e create le condizioni perché le violenze non si ripetano: è questo una delle raccomandazioni sottolineate in un documento della Christian association of Nigeria (Can) sugli scontri avvenuti lo scorso 17 gennaio a Jos, capoluogo dello stato centrale di Plateau. Firmato dall’arcivescovo di Jos e presidente della Can locale, monsignor Ignatius Ayau Kaigama, il documento ripercorre i fatti avvenuti a metà Gennaio, sostenendo che molte ricostruzioni circolate sui media sono state poco rigorose e sottolineando anche che un intervento più puntuale delle forze dell’ordine avrebbe potuto evitare che gli incidenti degenerassero. “Siamo terribilmente rattristati dalla facilità con cui si ricorre alla violenza - continua la nota – e condanniamo qualunque azione generi perdite di vite umane e distruzione. La Chiesa ritiene che il governo debba prendere adeguate iniziative per individuare le vere cause della crisi e assicurare alla giustizia i responsabili degli atti commessi”. Secondo un bilancio ufficiale diffuso la scorsa settimana dalla polizia, gli scontri tra bande armate a Jos hanno causato 326 morti. Alle violenze sono seguiti giorni di insicurezza caratterizzati soprattutto da saccheggi ai danni di commercianti. La situazione sembra adesso essere tornata sotto controllo, tanto che oggi, come riferito alla MISNA da fonti locali, hanno riaperto le scuole. Sui fatti, alcune organizzazioni della società civile hanno chiesto l’apertura di un’inchiesta anche da parte del Tribunale penale internazionale. [GB] (Misna, 01/02/2010)

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Nigeria - Il Mend minaccia nuovi attacchi agli impianti delle multinazionali (Peacereporter, 01/02/2010)

Nella regione del Delta del Niger almeno tre stazioni di pompaggio avrebbero subito danni per un'azione non ancora rivendicata da nessuno dei gruppi armati presenti nella regione. Lo ha reso noto la multinazionale "Royal Dutch Shell" che ha inoltre annunciato un taglio dell'estrazione del petrolio, in seguito al sabotaggio degli oleodotti. La scelta della multinazionale arriva tre giorni dopo la decisione del Movimento per l'emancipazione del Delta del Niger, il Mend, di porre fine alla tregua, stipulata il 25 ottobre 2009, e di riprendere gli attacchi alle compagnie petrolifere attive nella zona. "Lo scopo della ripresa delle ostilità - ha detto Jomo Gbomo, portavoce del Mend - è quello di costringere il governo nigeriano ad avviare un autentico dialogo per riportare giustizia e pace nel Paese". I membri del Mend hanno invitato le aziende petrolifere a sospendere le operazioni, facendo sapere che gli impianti verranno attaccati e dati alle fiamme. (Peacereporter,  01/02/2010)

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Sahara Occidentale - Negoziati in stallo, accuse tra Marocco e Polisario (Misna, 01/02/2010)

“L’ostruzionismo e l’intransigenza del Marocco ostacolano la ripresa dei negoziati per una soluzione della questione del Sahara Occidentale e alimentano tensioni e instabilità della regione”: lo ha denunciato il presidente della repubblica araba sahrawi, Mohammed Abdelaziz, in una lettera inviata al Segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon. Sottolineando la “reale volontà” del Fronte Polisario (Frente Popular de Liberación de Saguía el Hamra y Río de Oro) a cooperare pienamente per una soluzione giusta e definitiva del conflitto, che garantisca il diritto dei saharawi all’autodeterminazione, Abdelaziz ha denunciato i tentativi, da parte di Rabat “di imporre una dominazione coloniale nel Sahara occidentale, in flagrante contraddizione con lo spirito delle risoluzioni del Consiglio di sicurezza”. Il presidente ha rivolto inoltre un appello al dirigente dell’Onu per la creazione di un programma di protezione dei diritti umani nei territori dell’ex-colonia spagnola occupata dal Marocco nel 1975. Pochi giorni fa anche il Marocco aveva diffuso una lettera indirizzata all'Onu, in cui accusava il governo di Algeri e il Polisario di “ostacolare le trattative”. In conformità con la risoluzione 1754 del Consiglio di sicurezza dell’Onu, i sahrawi rivendicano un referendum attraverso il quale far valere il diritto all’autodeterminazione, mentre il governo marocchino è disposto a concedere alla regione solo un’autonomia amministrativa e politica. [AdL] (Misna,  01/02/2010)

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Somalia - I Paesi vicini temono un’estensione del conflitto alle aree finora risparmiate dalle violenze (Ag. Fides, 01/02/2010)

Mentre dalla capitale somala, Mogadiscio, continuano a giungere notizie di nuovi scontri, i Paesi limitrofi esprimono la preoccupazione per una possibile estensione del conflitto ad aree finora risparmiate dalle violenza. “I gruppi terroristici hanno di recente esteso le loro azioni alle regioni relativamente stabili del Somaliland e del Puntland” afferma un comunicato dell’IGAD (Autorità intergovernativa per lo Sviluppo, che raggruppa 6 Paesi dell’Africa dell’est), pubblicato a margine del Vertice dell’Unione Africana che si tiene ad Addis Abeba (Etiopia). L’IGAD “fa appello alle autorità del Somaliland e del Puntland di coordinare la loro risposta e di lavorare in stretta unione con il governo di transizione somalo, per far fronte alla minaccia comune rappresentata dagli Shebab e dall’ Hezb al-Islam”. Si tratta dei due gruppi islamisti che si oppongono al governo di transizione (installato a Mogadiscio e riconosciuto dalla comunità internazionale), che controllano buona parte della Somalia centro-meridionale. Il Puntland, regione centro-settentrionale, ha un’amministrazione autonoma dal resto del Paese. Il Somaliland corrisponde al territorio della ex colonia britannica, nel settentrione del Paese, che venne unito alla ex Somalia italiana nel 1960 per formare lo Stato unitario, dissoltosi con la caduta del dittatore Siad Barre nel 1991. Proprio in quell’anno il Somaliland ha proclamato la sua indipendenza, non riconosciuta dalla comunità internazionale. I due territori hanno finora goduto di una relativa pace e stabilità, anche se il Puntland è la base dei pirati che rendono insicuro il Golfo di Aden e un’ampia area dell’Oceano Indiano. Nel frattempo continuano gli scontri a Mogadiscio dove 12 civili hanno perso la vita e altre 55 persone sono rimaste ferite nel corso di uno scontro a colpi d'arma da fuoco nel distretto di Suqa Holaha, fra i caschi blu dell'Unione Africana e un gruppo di ribelli islamici. (L.M.) (Ag. Fides, 01/02/2010)

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Somalia - I pirati hanno incassato 43 milioni di euro (La Stampa, 01/02/2010)

I pirati somali hanno incassato nel 2009 43 milioni di euro grazie ai riscatti pagati per il rilascio delle decine di navi da loro assaltate. Il dato è stato fornito dal Programma di assistenza ai naviganti, organizzazione che vigila sulla pirateria nel Golfo di Aden, ripreso dal quotidiano kenyota Daily Nation. Secondo quanto riferito, lo scorso anno i pirati somali hanno sequestrato 47 navi - tra cui anche una italiana, assaltata in aprile e rilasciata quattro mesi dopo - con a bordo circa 300 membri di equipaggio. E in questo primo mese del 2010, ha reso noto il direttore del Programma, Andrew Mwangura, sono già state assaltate 12 imbarcazioni. L'ultima, è il cargo cambogiano MvLaylas, sequestrato al largo di Berbera, il principale porto del Somaliland.
Intanto, Paul e Rachel Chandler, la coppia britannica da più di tre mesi nelle mani dei pirati somali, hanno nuovamente chiesto aiuto attraverso un medico che è stato autorizzato ad incontrarli. "Vi prego aiutateci, questa gente non ci tratta bene" ha detto Rachel Chandler al medico che li ha potuti visitare giovedì scorso e che era accompagnato da un fotografo dell’Afp. Il medico ha detto che i due, catturati il 23 ottobre nell’Oceano indiano a bordo del loro yacht Lynn Rival, e tenuti in due rifugi separati sulla terraferma, sono molto provati e rischiano di veder peggiorare le loro condizioni se non riceveranno assistenza medica appropriata. La donna, secondo il medico, è molto ansiosa, soffre di insonnia e ha le palpitazioni. Paul Chandler è apparso più controllato, ma anche lui sembrava febbricitante. Il medico ha negoziato tre settimane con i rapitori prima di avere il permesso di incontrare i due rapiti. Il 21 gennaio Paul Chandler aveva parlato per telefono con la rete televisiva britannica Itv affermando che i rapitori stavano perdendo la pazienza e che temeva per la loro vita.
Il governo di Londra sta facendo tutto il possibile per ottenere il rilascio della coppia. Lo hanno assicurato il ministro degli Esteri, David Miliband, e il portavoce del primo ministro Gordon Brown, dopo la diffusione del video in cui Paul e Rachel. "C’è ovviamente un livello di preoccupazione molto alto", ha ammesso Miliband parlando alla tv satellitare Sky News, che ha trasmesso il filmato, "Chiunque abbia visto il video ne capirà il motivo, stiamo utilizzando tutti le reti di cui disponiamo in quella parte del mondo, politiche e diplomatiche, e siamo stati molto chiari con la famiglia dei Chandler su come lo stiamo facendo. Ovviamente - ha proseguito il segretario del Foreign Office - nessuno di noi sarà soddisfatto finchè i Chandler non saranno al sicuro a casa ed è questo il motivo per cui lavoriamo duramente su questo caso". Il portavoce del primo ministro ha sottolineato che i sequestri "non sono mai giustificati. Paul e Rachel dovrebbero essere rilasciati immediatamente e senza condizioni". I coniugi Chandler, di Tunbridge Wells (Kent), sono stati catturati mentre navigavano dalle Seychelles alla Tanzania a bordo del Lynn Rival, il loro yacht, lo scorso 23 ottobre. Un’organizzazione marittima che ha contatti frequenti con i pirati in Somalia ha ribadito la richiesta di essere autorizzata a cercare di ottenere il rilascio dei due ostaggi britannici. Il Merchant Maritime Warfare Centre aiutò a negoziare il pagamento di un riscatto per la coppia nel 2009, pari a 100mila sterline. Ma il gruppo ha denunciato di non aver avuto risposta dal Foreign Office sulla finalizzazione di un accordo.
Ci sono novità negli equilibri della martoriata Somalia. Il gruppo islamista somalo degli al Shabaab ha stretto oggi un’alleanza con un’altra milizia minore per partecipare assieme alla Jihad internazionale guidata da al Qaeda. L’alleanza è stata sugellata durante un incontro fra i vertici di al Shabaab e della milizia Mùskar Raskaboni, riferisce all’emittente somala Radio Shabelle. Intanto almeno 16 persone sono morte e altre 71 sono rimaste ferite in scontri avvenuti nella notte a Mogadiscio fra miliziani di al Shabaab e le forze governative. Fra le vittime vi sono donne e bambini.
È stato consegnato, calato a bordo da un elicottero, il riscatto richiesto da un gruppo di pirati somali per il rilascio del cargo MV Filitsa, ma l’imbarcazione non è stata liberata perchè un altro gruppo di banditi la tiene adesso sequestrata e ha rilanciato pretendendo una somma più alta di quella precedentemente concordata. Lo ha reso noto Andrew Mwangura, del Programma di assistenza ai naviganti dell’Africa Orientale di base in Kenya. La MV Filitsa, cargo greco battente bandiera delle Isole Marshall, era stata sequestrata i primi di novembre con a bordo tre ufficiali greci e un numero ignoto di marinai filippini. Trasportava sostanze chimiche dal Kuwait al Sudafrica al momento di essere assaltata dai pirati circa 400 miglia a nord est delle Seychelles. "Gli elicotteri hanno calato a bordo il denaro, ma la nave non è stata liberata, è adesso nelle mani di un altro gruppo di uomini armati", ha detto Mwangura. Dal canto suo un pirata da bordo ha detto alla Reuters che "due elicotteri con a bordo i tre milioni di dollari richiesti per il riscatto stanno sorvolando la nave e si attende che presto il riscatto sarà consegnato". Si tratta di una delle più alte somme fino ad ora concordate per la liberazione di una nave sequestrata dai pirati e l’episodio sottolinea come si sia scatenata una battaglia anche tra bande rivali che tentano di ottenere cifre sempre più alte in seguito alle loro azioni di pirateria in mare.
La flotta dei buoni. Una fregata della marina militare turca è salpata oggi con destinazione Golfo di Aden per andare ad unirsi alla forza multinazionale a protezione delle rotte commerciali dagli attacchi dei pirati. Lo ha reso noto l’agenzia Anadolu precisando che la fregata «Tcg Gemlik», della classe Perry, ha lasciato questa mattina il porto di Aksaz, situato sulla costa sud-occidentale della Turchia nelle vicinanze di Marmaris. La nave raggiungerà il teatro delle operazioni tra quattro o cinque giorni ed inizierà il pattugliamento nell’ambito della forza multinazionale CTF 151 (Combined Multinational Force 151) in sostituzione della fregata Gokova, ma non parteciperà ad azioni militari di terra sul territorio somalo contro i pirati. Prima della Gokova, dal febbraio dell’anno scorso la Turchia aveva inviato nel Golfo di Aden le fregate Giresun, Gaziantep e Gediz. (La Stampa, 01/02/2010)

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Somalia - Gruppo ribelle si allea con al Qaida (Apcom, 01/02/2010)

Al Shabab, un gruppo integralista somalo, ha confermato per la prima volta che i suoi combattimenti sono schierati con la campagna militante globale di al Qaida. Lo riferisce il sito internet della Bbc. In una nota, il gruppo ha affermato che la "jihad del Corno d'Africa deve essere unita alla jihad guidata dall'organizzazione al Qaida". Il governo centrale somalo, sostenuto da Nazioni Unite e Unione Africana, controlla soltanto una piccola parte della capitale Mogadiscio. Malgrado le ripetute accuse degli Stati Uniti di un collegamento con la rete di Osama bin Laden, solo pochi giorni fa al Shabab aveva ribadito la sua autonomia. Nel comunicato l'organizzazione ha chiarito che i suoi componenti si sono alleati con un più piccolo gruppo della guerriglia chiamato Kamboni. (Apcom,  01/02/2010)

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Somalia - Dodici morti e numerosi feriti nell'attacco al palazzo presidenziale della capitale (Peacereporter, 01/02/2010)

Almeno dodici morti e numerosi feriti nell'attacco rivolto al palazzo presidenziale e al quartiere centrale di Mogadiscio, capitale della Somalia, da parte di un gruppo di insorti armati. Gli scontri hanno avuto inizio ieri sera e sono proseguiti per tutta la notte, raggiungendo diversi quartieri della capitale tra cui Bulo Bare, Heliwa, El Turaye e Godey. Più di una ventina di colpi di mortaio hanno inoltre centrato le abitazioni del quartiere di Suqa al Holana, molto popolato, e sede di un frequentato mercato di animali. Molte i civili feriti, tra cui molte donne e bambini, trasportati d'urgenza negli ospedali. Secondo quanto affermato dalla stampa locale, le violenze sarebbero la conseguenza di un attacco massiccio da parte delle forze dell'opposizione contro i soldati dell'esercito regolare, affiancati dai caschi blu. Questo spiegherebbe perché i combattimenti si sono svolti in aree, solitamente risparmiate dalla guerriglia. Ali Muse, coordinatore del servizio di autoambulanze di Mogadiscio, ha fatto sapere che sono almeno 55 i feriti trasportati nella notte e durante le prime ore dell'alba negli ospedali. Ieri, durante il vertice dell'Unione Africana in corso ad Addis Abeba, il segretario generale dell'Onu Ban ki-Moon aveva ricordato nel suo discorso il conflitto somalo, sostenendo che le Nazioni Unite "considereranno l'opportunità di inviare un contingente di pace nel Paese".

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