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ATTUALITA AFRICANA

Africa - Società delle Missioni Africane (SMA): 150° anniversario di fondazione - Messaggio del Papa (SL, Ag.Fides, 11/12/2006)

Africa - I Padri Mercedari denunciano le schiavitù del Terzo Millennio (Radio Vaticana, 14/11/06)

Africa - Immigrati: Papa, allarme per donne vittime della tratta (AGI, 14/11/06)

Africa - Papa incontra l’islam: reazioni (EB, Misna, 25/09/06)

Dichiarazione del Card. Bertone sulle reazioni islamiche al discorso di Benedetto XVI a Ratisbona (Zenit, 16/09/2006)

Africa – Card. Angelini, "per l'Africa serve una politica che pensi al domani, non solo all'oggi" (Fomeka, 25/08/2006)

Africa - Secondo sinodo africano: P. Pierli – 2° parte (MB, Misna, 17/07/06)

Africa - Secondo sinodo africano: p. Pierli sui recenti 'Lineamenta' – 1° parte (MB, Misna, 17/07/06)

Africa - La nuova Provincia d’Africa delle Suore Missionarie di Nostra Signora d’Africa (Agenzia Fides, 28/06/06)

Afrique - Eglise d'Afrique et défis du Continent - Lineamenta de la II Assemblée spéciale (Fomeka, 27/06/2006)


Africa - Società delle Missioni Africane (SMA): 150° anniversario di fondazione - Messaggio del Papa (SL, Ag.Fides, 11/12/2006)

Città del Vaticano - “Assicurandovi della mia preghiera, rendo grazie al Signore per la vostra dedizione all’annuncio del suo Regno. Sono fiducioso che la vostra celebrazione, guidata dallo Spirito Santo e ispirata dal coraggio e dalla generosità del vostro Fondatore, il Servo di Dio Vescovo Melchior de Marion Brésillac, sarà fonte di incoraggiamento per tutti i Sacerdoti ed i Fratelli a rinnovare il vostro impegno di testimonianza all’inscindibile legame che unisce l’amore di Dio e l’amore del prossimo”. E’ l’augurio che il Santo Padre Benedetto XVI esprime al Superiore Generale della Società delle Missioni Africane (SMA), p. Kieran O’Reilly, in un suo Messaggio inviato in occasione della conclusione dei 150 anni di fondazione della Società missionaria, celebrata l’8 dicembre scorso (vedi Fides 7/12/2006).- Nel suo Messaggio il Santo Padre sottolinea come la vocazione missionaria “mostri eloquentemente la bellezza di una vita vissuta in Cristo a servizio degli altri”. In un mondo in cui “povertà, ingiustizia, relativismo morale e secolarismo oscurano ogni continente” solo la Buona Novella di Gesù Cristo e la testimonianza al suo Vangelo “disperde le tenebre e la disperazione ed illumina il cammino della pace, rafforzando la speranza nei cuori anche delle persone più emarginate e disperate”. Papa Benedetto XVI ricorda che la storia missionaria della Società delle Missioni Africane testimonia “la fedeltà creativa” alle intenzioni del Fondatore, evangelizzare i più abbandonati e i più bisognosi dal punto di vista spirituale, e incoraggia i suoi membri “a riflettere quotidianamente sul mistero di Dio che è amore”. “Lasciatevi illuminare dalla sua Parola - conclude il Messaggio -, siate servitori instancabili e fedeli della sua Chiesa, imitatelo nel dono generoso di voi stessi ai più piccoli tra i fratelli e le sorelle!”. (SL, Ag.Fides,  11/12/2006)

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Africa - I Padri Mercedari denunciano le schiavitù del Terzo Millennio (Radio Vaticana, 14/11/06)

Nel mondo più di 270 milioni di persone sono sottomesse e sono oltre 200 milioni i bambini sfruttati, di questi più di 50 milioni solo in Asia. E’ la nuova mappa della schiavitù delineata dalla Famiglia Mercedaria in occasione del suo primo convegno internazionale, svoltosi in questi giorni a Roma e dedicato proprio al tema “Le schiavitù del Terzo millennio e la risposta dei Mercedari”. L’incontro – come riporta l’agenzia Zenit - ha sottolineato che “la schiavitù non è una mostruosità del passato di cui ci siamo definitivamente liberati, ma qualcosa che continua ad esistere in tutto il mondo, persino in Paesi sviluppati come la Francia e gli Stati Uniti e l’Italia”. Secondo i Padri Mercedari, “alla schiavitù tradizionale e al commercio degli schiavi si aggiungono la vendita di bambini, la prostituzione e la pornografia infantili, lo sfruttamento di mano d’opera minorile, la mutilazione sessuale delle bambine, l’uso di minori nei conflitti armati, la schiavitù per debiti, il traffico di persone e la vendita d’organi umani, lo sfruttamento della prostituzione e certe pratiche dei regimi coloniali e d’apartheid”. Molta attenzione è stata dedicata al fenomeno del traffico degli organi, un fenomeno molto lucrativo per esempio in Cina dove con 62mila dollari si acquistano i reni; con 15mila i polmoni; con 30mila una cornea”. A denunciare questo macabro listino, è padre Damaso Masabo, procuratore generale dell’ordine, che ha precisato anche le dinamiche del fenomeno in Europa. Secondo recenti indagini citate dal religioso, nel vecchio continente i venditori sono soprattutto moldavi o bulgari e piazzano un rene per 1.900-3.800 euro; i compratori, invece, se lo fanno impiantare ad Istanbul per 100.000-180.000 euro”. Padre Damaso Masabo ha poi affrontato il flagello della prostituzione: “attualmente – ha affermato - si calcola che siano tra le 50 e 70 mila donne provenienti dall’Africa Orientale, dall’America Latina e dall’Est Europeo, che vivono e lavorano sulle strade delle città italiane, oppure nei locali notturni. Di queste, circa il 30 – 40% sono minori, tra i 14 e i 18 anni di età”. Dati del ministero degli Interni parlano di 30mila persone che attualmente in Italia si trovano in stato di schiavitù. La Famiglia Mercedaria, che difende e cura le vittime di queste pratiche, intende per situazione di schiavitù “ogni persona esposta nello stato di vulnerabilità per una pressione fisica e/o morale, trovandosi in un obbligo di compiere un lavoro senza essere remunerata in un contesto privo di libertà e contrario alla dignità umana”. Dopo avere affermato che “in Benin, i minorenni sono venduti a 75 franchi svizzeri”, il procuratore generale dell’ordine ha spiegato come “oggi coloro che comprano degli schiavi non chiedono una ricevuta o un certificato di proprietà, eppure ne ottengono il controllo e ricorrono alla coercizione per mantenerlo”. (Radio Vaticana,  14/11/06)

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Africa - Immigrati: Papa, allarme per donne vittime della tratta (AGI, 14/11/06)

Benedetto XVI a favore delle donne immigrate, troppo spesso vittime di violenze e in particolare della tratta. "Negli ultimi tempi - scrive il Papa nel suo messaggio per la Giornata Mondiale delle Migrazioni che sara' celebrata il 14 gennaio 2007 - e' aumentato il numero delle donne che lasciano il proprio Paese d'origine alla ricerca di migliori condizioni di vita, in vista di piu' promettenti prospettive professionali". "Non poche - denuncia Papa Ratzinger - sono quelle donne che finiscono vittime del traffico di esseri umani e della prostituzione". "Il traffico di esseri umani si e' intensificato", ha rilevato da parte sua il card. Renato Raffaele Martino, presidente dei pontifici consigli della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti e della Giustizia e Pace, nella conferenza stampa di presentazione del Messaggio. "Si tratta - ha detto - di una vera e proprio schiavitu', perche' le persone messe in schiavitu' dipendono in tutto e per tutto da criminali che se ne impossessano". Il porporato ha lanciato un vero e proprio grido d'allarme per "l'efferatezza di questa nuova schiavitu' che oggi e' molto piu' grave di quella degli schiavi portati dall'Africa nel mondo sviluppato". "Ci sono - ha elencato il card. Martino - bambini obbligati al lavoro minorile, bambini soldato e bambini vittime della prostituzione". "In un mondo che si dice libero e che proclama diritti a destra e a manca - e' stata l'amara constatazione del porporato - vediamo che i diritti non sono rispettati ma calpestati". (AGI, 14/11/06)  

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Africa - Papa incontra l’islam, reazioni (EB, Misna, 25/09/06)

“È stato un discorso emozionante e toccante perchè non ha voluto riprendere o ricalcare la polemica dei giorni passati ma bensì fare un discorso del tutto nuovo come se volesse fare una svolta, un cambiamento di pagina dando l’impressione di un proseguimento di un cammino della Chiesa, verso la strada del dialogo e del confronto. Ha ribadito la sua stima all’Islam, ai musulmani, il suo rispetto, per cui ci ha dato una lezione di grande tolleranza soprattutto quando è passato a salutarci uno per uno, si è fermato abbastanza per chiedere di noi e per ringraziarci di essere venuti alla sua udienza”: lo ha detto lo scrittore iracheno Younis Tawfik, presente all’incontro di stamani a Castel Gandolfo tra Benedetto XVI con ambasciatori dei paesi musulmani e rappresentati delle comunità islamiche in Italia. “Questo suo breve discorso – ha aggiunto Tawfik in un’intervista alla Radio Vaticana - è stato una lezione per me magistrale per farci capire l’importanza del dialogo e del confronto soprattutto in questo momento, laddove tante persone stanno cercando di giocare per i loro interessi o per altro, per fomentare l’odio e lo scontro”. Il discorso del Santo Padre, secondo lo scrittore iracheno, è stato quello “di evitare questo scontro, di invitare tutti quanti a riflettere sull’importanza della pace e i valori dell’umanità, ha detto che le nostre fedi ci tengono uniti nel Credo in un Dio, unico Dio di Abramo, ma anche il Dio della pace e dell’amore”. - “Il Papa ha insistito sul suo profondo rispetto per tutti i musulmani nel mondo. Era ciò che aspettavamo, è ciò che abbiamo ascoltato. È giunto il momento di costruire ponti”: così Albert Edward Ismail Yelda, ambasciatore dell’Iraq presso la Santa Sede, ha commentato l’intervento di Benedetto XVI davanti a rappresentanti di paesi musulmani e delle comunità islamiche invitati stamani a Castel Gandolfo. Secondo Mario Scialoja, consigliere per l'Italia della Lega Musulmana Mondiale, il discorso del Papa è stato “molto buono e caldo. Ha menzionato le differenze ma espresso la sua volontà di proseguire un dialogo cordiale e fruttuoso”, ha detto, aggiungendo che non si aspettava altre scuse. Per l'Ucoii (Unione delle comunità islamiche in Italia), l'incontro di oggi costituisce “il segno di una volontà di dialogo che non può e non deve essere disattesa e che ci trova sempre e comunque pronti e disponibili nell'interesse della nostra comunità e del Paese in cui viviamo e in cui vivranno i nostri figli”. Anche le principali emittenti satellitari arabe – che hanno contribuito non poco ad alimentare la polemica in modo strumentale sull’intervento del Papa a Ratisbona – hanno ammesso che Benedetto XVI ha lanciato un invito “al dialogo franco e vero”, esprimendo “rispetto” per la religione islamica; al-Jazira e al-Arabiya hanno sottolineato però che il Papa “non ha chiesto scusa”. (EB, Misna,  25/09/06)

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Dichiarazione del Card. Bertone sulle reazioni islamiche al discorso di Benedetto XVI a Ratisbona (Zenit, 16/09/2006)

CITTÀ DEL VATICANO, sabato, 16 settembre 2006 (ZENIT.org).- Di fronte alle reazioni da parte musulmana circa alcuni passi del discorso del Santo Padre Benedetto XVI all’Università di Regensburg, ai chiarimenti e alle precisazioni già offerti tramite il Direttore della Sala Stampa della Santa Sede, il Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato, ha aggiunto questa dichiarazione.
* * *
- La posizione del Papa sull’Islam è inequivocabilmente quella espressa dal documento conciliare Nostra Aetate: "La Chiesa guarda con stima i musulmani, che adorano l’unico Dio, vivente e sussistente, creatore del cielo e della terra, che ha parlato agli uomini. Essi cercano anche di sottomettersi con tutto il cuore ai decreti nascosti di Dio, come si è sottomesso Abramo, al quale la fede islamica volentieri si riferisce. Benché essi non riconoscano Gesù come Dio, lo venerano però come profeta; onorano la sua madre vergine Maria e talvolta pure la invocano con devozione. Inoltre attendono il giorno del giudizio quando Dio ricompenserà tutti gli uomini risuscitati. Così pure essi hanno in stima la vita morale e rendono culto a Dio soprattutto con la preghiera, le elemosine e il digiuno" (n. 3).
- L’opzione del Papa in favore del dialogo interreligioso e interculturale è altrettanto inequivocabile. Nell’incontro con i rappresentanti di alcune comunità musulmane a Colonia, il 20 agosto 2005, Egli ha detto che tale dialogo fra cristiani e musulmani "non può ridursi a una scelta stagionale", aggiungendo: "Le lezioni del passato devono servirci ad evitare di ripetere gli stessi errori. Noi vogliamo ricercare le vie della riconciliazione e imparare a vivere rispettando ciascuno l’identità dell’altro".
- Quanto al giudizio dell’imperatore bizantino Manuele II Paleologo, da Lui riportato nel discorso di Regensburg, il Santo Padre non ha inteso né intende assolutamente farlo proprio, ma lo ha soltanto utilizzato come occasione per svolgere, in un contesto accademico e secondo quanto risulta da una completa e attenta lettura del testo, alcune riflessioni sul tema del rapporto tra religione e violenza in genere e concludere con un chiaro e radicale rifiuto della motivazione religiosa della violenza, da qualunque parte essa provenga. Vale la pena di richiamare al riguardo quanto lo stesso Benedetto XVI ha recentemente affermato nel Messaggio commemorativo del XX anniversario dell’incontro interreligioso di preghiera per la pace voluto dal Suo amato predecessore Giovanni Paolo II ad Assisi nell’ottobre del 1986: " … le manifestazioni di violenza non possono attribuirsi alla religione in quanto tale, ma ai limiti culturali con cui essa viene vissuta e si sviluppa nel tempo … Di fatto, testimonianze dell’intimo legame esistente tra il rapporto con Dio e l’etica dell’amore si registrano in tutte le grandi tradizioni religiose".
- Il Santo Padre è pertanto vivamente dispiaciuto che alcuni passi del Suo discorso abbiano potuto suonare come offensivi della sensibilità dei credenti musulmani e siano stati interpretati in modo del tutto non corrispondente alle sue intenzioni. D’altra parte, Egli, di fronte alla fervente religiosità dei credenti musulmani, ha ammonito la cultura occidentale secolarizzata perché eviti "il disprezzo di Dio e il cinismo che considera il dileggio del sacro un diritto della libertà".
- Nel ribadire il Suo rispetto e la Sua stima per coloro che professano l’Islam, Egli si augura che siano aiutati a comprendere nel loro giusto senso le Sue parole, affinché, superato presto questo momento non facile, si rafforzi la testimonianza all’"unico Dio, vivente e sussistente, creatore del cielo e della terra, che ha parlato agli uomini" e la collaborazione per "difendere e promuovere insieme, per tutti gli uomini, la giustizia sociale, i valori morali, la pace e la libertà" (Nostra Aetate, n. 3)".

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Africa – Card. Angelini, "per l'Africa serve una politica che pensi al domani, non solo all'oggi" (Fomeka, 25/08/06)

"Cinquant'anni vissuti instancabilmente dentro la pastorale sanitaria. In Italia e nel mondo, per promuovere il cammino della sanità e dell'annuncio del Vangelo della sofferenza. Ovunque: nei Paesi poveri come nei regimi dittatoriali.
Quando nel 1956 Pio XII lo nomina vescovo, monsignor Fiorenzo Angelini è già delegato per gli ospedali della diocesi di Roma", ricorda l'intervista di Luca Liverani recentemente pubblicata dal quotidiano Avvenire. "Giovanni XXIII lo nomina assistente ecclesiastico dei Medici cattolici. Giovanni Paolo II lo mette alla guida del neonato Pontificio consiglio della pastorale per gli operatori sanitari. Sono gli anni delle conferenze mediche internazionali in Vaticano, del primo censimento delle istituzioni sanitarie cattoliche nel mondo, della Giornata mondiale del malato, della Pontificia accademia per la vita. Nel 1991 la creazione a cardinale. E oggi monsignor Fiorenzo Angelini non accenna minimamente ad abbandonare la sua missione, visto il suo interessamento per l'ospedale dell'Università cattolica del Graben, nella Repubblica democratica del Congo. Domani festeggia il 50° della sua ordinazione episcopale. Tra quattro giorni, il 1° agosto, il suo 90° compleanno.

La sua è una vita spesa totalmente nella pastorale sanitaria. Cosa è cambiato dagli inizi?
Tutto nell'organizzazione della sanità, nulla - se non in una maggiore profondità - nell'importanza ecumenica della sofferenza umana. Glielo assicuro io che sono stato un mese nell'Urss di Breznev, girando in lungo e in largo con indosso la mia tonaca. A Cuba da Fidel Castro ho ottenuto il ritorno delle suore negli ospedali. Nella Cina comunista, duemila chilometri nell'interno del Paese, ho portato nei congressi le parole del Papa. E sono stato sempre rispettato. Non perché io sia bravo, ma perché parlavo della sofferenza umana. Le cattedrali più universali non sono le nostre chiese, né i templi protestanti, nemmeno le sinagoghe o le moschee. Sono gli ospedali, dove va tutta l'umanità, indipendentemente dal ceto, dalla razza, dalla religione. La pastorale sanitaria è nata quando Gesù Cristo andava predicando, guarendo e - lui che poteva - resuscitando i morti. La sofferenza può elevare l'uomo. Ce lo ha mostrato Cristo sulla croce.


In Congo, l'Università Cattolica del Graben non ha chiuso i battenti nemmeno durante la guerra civile, lei stesso consegnò nel '98 le prime lauree. L'Africa resta una priorità per la Chiesa?
In Africa ho visitato un ospedale pediatrico dei Fatebenefratelli che non sfigurerebbe minimamente a Parigi o a New York. Marcello Candia ha creato ospedali a Makané dopo avere venduto le sue industrie. Un uomo di fede come Albert Schweitzer, protestante, ha creato a Lambarené un ospedale che nel Gabon è ancora un modello. È solo qualche esempio.


Ma c'è speranza per l'Africa?
Mentre noi parliamo, in Africa e nel mondo ci sono 30 guerre. E nessuno se ne scandalizza. Ma chi è che produce quelle armi? Il mondo deve persuadersi che la morte dell'altro non allunga la mia vita, ma avvicina la mia fine. Parliamo ancora di Terzo Mondo ma il mondo è solo uno. Cosa succederebbe se, per assurdo, l'Africa intera si ribellasse a questo stato di cose? Serve una politica che pensi al domani, non solo all'oggi" conclude l'articolo di Liverani pubblicato da Avvenire. (Ripreso da Fomeka,  25/08/06)

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Africa - Secondo sinodo africano: P. Pierli – 2° parte (MB, Misna, 17/07/06)

La celebrazione liturgica pubblica della preghiera è un modo per riconoscere e collaborare con Dio in azione nella storia. Ogni africano è convinto che la vita personale e sociale dipende alla collaborazione fiduciosa fra Dio e l’Uomo. Quella che la Bibbia chiama alleanza altamente celebrata in tanti libri della rivelazione. Nel primo sinodo africano il capitolo VI il più lungo del documento è incentrato sulla costruzione di una Africa configurata secondo i valori del Regno di Dio, giustizia, riconciliazione e pace per rovesciare le tendenze nefaste della violenza corruzione e sperequazione sociale scandalosa e umiliante. Nei Lineamenti appena pubblicati dal Segretariato per il Sinodo dei Vescovi, i valori del regno: riconciliazione, giustizia e pace sono i temi portanti del nuovo sinodo. L’insegnamento sociale della Chiesa, la bibbia cioè a livello di costruzione di società civile e di stato, occupano il 50% del documento. Uno dei frutti più visibili e duraturi del primo sinodo africano fu la fondazione a Nairobi presso il Tangaza College della Università Cattolica dell’Africa Orientale (CUEA) dello Institute of Social Ministry (Istituto per lo Apostolato Sociale) per la formazione di personale specializzato nella conoscenza e nella applicazione in contesto africano della Dottrina Sociale della Chiesa. Una delle conclusioni del primo sinodo fu che per passare dalla missione sociale della chiesa alla attuazione della stessa con continuità e metodologia sarebbe stato prioritario preparare delle persone per tale apostolato sociale. Una missione, anche quella social, senza ministri, personale propriamente preparato rimane sulla carta, non ha incidenza e non porta frutti. Tale intuizione fu ripensata al di dentro del Piano per la Rigenerazione dell’Africa attraverso gli africani lanciato dal grande San Daniele Comboni nel 1864. Tanti progetti di sviluppo sono disseminati nel continente africano ma sono diretti da personale importato, la logica di tante organizzazioni non governative (ong), e gli africani sono solo esecutori. La competenza scientifica resta in mano straniera e per di più l’animus profondamente religioso africano viene trascurato perchè tanti di queste ong rifiutano ogni riferimento alla fede. L'Institute of Social Ministry si fonda su tre colonne: ispirazione religiosa che assicura la spiritualità per sostenere le motivazioni di servire il popolo e la integrità morale, la competenza scientifica nello affrontare i problemi dello sviluppo e la collaborazione fra religione, stato e società civile. Il Somirenec (Social Ministry Research Network Centre) è un ufficio fondato negli anni ‘90 come emanazione dell' Institute of Social Ministry per assicurare che nella pratica i tre principi vengono attuati. L’ufficio accompagna i Social Ministers (gli agenti nello sviluppo) quando escono dall' università per aiutarli ad attuare quanto appreso all’università. L’organismo verifica anche se ciò che è insegnato passa, per cosi dire, l’esame dell' esperienza. In questo modo il Somirenec è fonte di costante miglioramento dei programmi accademici. I Lineamenta per il secondo Sinodo Africano insistono molto sul rapporto teoria e azione perché si fecondino a vicenda secondo la nota teoria di Paolo Freire nel famoso libro: Pedagogia degli Oppressi. Il primo sinodo africano ha liberato notevoli potenzialità nel continente che stanno portando frutto sia in Africa che nel resto del mondo. E’ importante che il secondo sinodo costruisca sui semi che stanno già sviluppandosi in un processo di continuità e discontinuità che rafforzi la visione ma soprattutto l' azione per un futuro prospero del continente. (MB, Misna,  17/07/06)

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Africa - Secondo sinodo africano: p. Pierli sui recenti 'Lineamenta' – 1° parte (MB, Misna, 17/07/06)

Alcuni giorni fa stavo parlando con un industriale sulle possibilità di investimenti in Africa per promuovere il lavoro giovanile. All’improvviso l’industriale mi chiese: ‘cosa offre l’Africa al resto del mondo?’ Avrei potuto rispondere: oro, diamanti, coltan, fauna per tanti parchi in Europa e resto del mondo, campioni in ogni genere di sport, eccetera. Anche l’acqua al Mediterraneo attraverso il Nilo. Ma di istinto risposi: ‘l’umanità, la gioia delle relazioni interpersonali, dello stare assieme, di gustare la vita celebrandola e danzandola’. Ci credo profondamente. In un mondo sempre più tecnicizzato e standardizzato, l’Africa e gli Africani assicurano un recupero di umanità, per umanizzare la tecnica e rimettere la persona e la comunicazione al primo posto. Quanto della mia risposta è presente nei Lineamenta per il secondo sinodo africano? Molto! La intuizione originalissima del primo sinodo (vedi Chiesa in Africa, no 63) riguarda la definizione di Chiesa come: famiglia. La chiesa diventa visibile ed efficace dove c’è la gioia e la intensità dei rapporti famigliari. La chiesa non è prima di tutto distinzione di ordini gerarchici, ma intensità di relazione e di solidarietà. E’ il recupero dell’animus africano nella categoria biblica della koinonia, la nota fondamentale degli Atti degli Apostoli. Koinoia che aveva una capacità attrattiva enorme la più grande forza missionaria della comunità di Gesù: Intanto il signore ogni giorno aggiungeva alla comunità quelli che erano salati (Atti 2:48). La salvezza misteriosa diventa visibile nell’entrare in una nuovo tipo di fraternità e di comunione. In Africa la chiesa si riscopre comunità manifestazione storica della comunione del Dio trino come asseriscono i Padri della chiesa. Il diritto romano prevalente nel secondo millennio ha configurato la chiesa come gerarchia e ordo. Agli inizi del terzo millennio in concomitanza con la crescente globalizzazione le comunità cristiane africane configurano la chiesa come comunione, “koinonia”, famiglia appunto. I nuovi Lineamenta fanno tesoro di tale intuizione africana, che potrebbe essere senz’altro molto sviluppata e approfondita. Un mese fa in Kenya, di fronte al montante groviglio dei problemi etnici e sociali il presidente Mwai Kibaki lanciò un giorno speciale per preghiera e riflessione. Vacanza da ogni lavoro e concentrazione su quello che le varie religioni presenti nel paese: cristianesimo, islam e religione tradizionale africane avevano da offrire per ricucire il tessuto sociale e trovare ispirazione e coesione di fronte futuro. Era un’ammissione molto in linea con l’animus africano: la vita fisica come quella spirituale, famigliare come quella sociale dipende fondamentalmente da Dio e non si può liberare tutta la sua potenzialità senza la collaborazione con lui. Tutti trovarono la iniziativa pienamente legittima e saggia. Credo che una iniziativa simile sia una primizia a livello mondiale! Può sorprendere i politici e i tecnocratici di altri continenti, ma non in Africa. L’iniziativa di Kibaki mi richiamò alla mente un episodio nella vita di Giorgio La Pira, altamente coinvolto e sfidato dai problemi sociali della Firenze del dopo secondo guerra mondiale. Nel 1957 si gettò a capofitto nel tentativo di dare uno sbocco politico alla prima guerra di Indocina. Si incontrò con Ho Ci Min padre della patria e famoso marxista che gli chiese: ‘Quale è secondo Lei signor La Pira la forza più potente per una positiva trasformazione del mondo?’ Il sindaco di Firenze ripose: ‘La preghiera.’ Non so cosa pensò Ho ci Min, ma in Africa tale riposta avrebbe avuto senso al cento per cento. In Africa Dio è sentito presente ed operante nella vita e vicende di ogni giorno. (continua) (MB, Misna,  17/07/06)

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  Africa - La nuova Provincia d’Africa delle Suore Missionarie di Nostra Signora d’Africa (Agenzia Fides, 28/06/06) 

Le Suore Missionarie di Nostra Signora d’Africa (MSOLA, conosciute come “Suore Bianche”) hanno creato la loro nuova singola Provincia d’Africa, formata dall’unione delle 4 province esistenti che divengono ora “regioni”. La nuova Provincia diverrà operativa del 1°gennaio 2007.
Per preparare l’avvento della nuova organizzazione, con la conseguente pianificazione, nel 2005 il Capitolo Generale decise di istituire un Capitolo Inter-provinciale da tenersi a Nairobi nel 2006. Secondo quanto riferisce l’Agenzia cattolica CISA, il Capitolo si è tenuto nella capitale del Kenya dal 14 al 21 giugno. Si è trattato dell’ultima fase di un lungo processo di riflessione, discernimento, consultazione e condivisione in vista della costituzione della nuova Provincia d’Africa, che si estenderà su 15 Paesi del continente.
Secondo una partecipante “nell’incontro si è creato un clima di apertura, di interesse per ogni regione e per la missione in uno spirito di comunione. La ricchezza e le specificità di ogni regione sono viste come delle risorse per l’intera nuova Provincia”.
“Attraverso questo incontro le Suore Missionaria di Nostra Signora d’Africa sperano di unire le loro forze e le loro capacità per precisare meglio la loro particolare missione in Africa” ha affermato Suor Jocelyn Morin, Superiora Provinciale dell’attuale Provincia dell’Africa dell’Est.
La nuova Provincia d’Africa ha 214 sorelle ed è suddivisa in 4 nuove regioni, che corrispondono dal punto di vista geografico alle attuali 4 Province. La sede della nuova Provincia è a Nairobi. La prima Superiore Provinciale è Suor Jocelyn Morin, di origine canadese, che ha lavorato in Costa d’Avorio come missionaria laica, e nella Repubblica Democratica del Congo e in Tanzania, come suora missionaria.
La regione del Maghreb (nel Nord Africa) ha 59 sorelle e comprende Algeria, Tunisia e Mauritania. La Superiora Regionale è Suor Danuta Kmieciak, una polacca che ha lavorata in Algeria.
La Regione dell’Africa Occidentale, con 42 sorelle, comprende Burkina Faso, Mali, Ciad, e Ghana. La Superiore Regionale è Suor Beatrice Miburo, una religiosa burundese che ha lavorato nella Repubblica Democratica del Congo, in Tanzania e in Ghana
La Regione dell’Africa Centrale, con 50 sorelle, comprende Rwanda e Burundi. La Superiore Regionale è Suor Marvin Elia Ansa, una religiosa spagnola che ha lavorato nella Repubblica Democratica del Congo e in Buundi.
La Regione dell’Africa Orientale, con 63 sorelle, comprende Kenya, Uganda, Tanzania, Zambia e Malawi. La Superiore Regionale è Suor Victoria (Vicky) Ciharhula Munyerenkana della Repubblica Democratica del Congo, che ha lavorato in Uganda e Tanzania. (
L.M. Agenzia Fides  28/06/06)

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Afrique - Eglise d'Afrique et défis du Continent - Lineamenta de la II Assemblée spéciale (Fomeka, 27/06/2006)

"Ce matin, ont été présentés près la Salle-de-Presse du Saint-Siège les Lineamenta de la II assemblée spéciale pour l'Afrique du Synode des Evêques, par le Cardinal Francis Arinze, Préfet de la Congrégation pour le culte divin et la discipline des sacrements, par Mgr.Nikola Eterovic, Secrétaire général du Synode" indique une nouvelle publiée aujourd'hui par le VIS (Vatican Information Service). "Le Cardinal a indiqué que pour bien percevoir ce document il convenait d'analyser les signaux encourageants de la vie ecclésiale africaine, la question de la réconciliation, de la justice et de la paix dans les sociétés africaines, et ce que l'Eglise entend et peut faire. "Malgré la grande diversité de situation ecclésiale que présentent les 53 pays du continent -a ajouté le Cardinal Arinze-, la croissance est un fait... Nombreux sont les Africains qui reçoivent chaque année le baptême, et dans certains pays les séminaires ou noviciats féminins ont plus de candidats que de places disponibles... De nombreuses causes de béatification sont en cours dont celle de l'ancien Président tanzanien Julius Nyerere". Certes, "l'Eglise en Afrique n'est pas repliée sur elle même, et elle partage les joies et les espoirs, les problèmes et les défis de toute la société continentale. Les douloureux conflits de la Somalie, du Darfour, de la Côte-d'Ivoire ou de la République démocratique du Congo, mais aussi la situation des Grands-Lacs sont préoccupants". Par ailleurs, "comme au Nigéria, le problème demeure de la constitution d'un pays dans l'harmonie et le développement pacifique des peuples à partir de l'union de nombreuses ethnies tel que l'ont laissé les anciennes puissances coloniales. En outre, la pauvreté, la misère et le SIDA touchent une large partie de la population ou la conditionnent". Il existe néanmoins des points positifs comme "la transition réussie de l'Apartheid à la démocratie en Afrique-du-Sud, les élections au Sénégal, au Ghana, au Malawi et en Zambie qui se sont déroulées sans heurts vers une majeure démocratisation". "L'Eglise catholique -a conclu le Cardinal- n'a pas la prétention d'avoir une mission politique ou économique mais elle sait devoir contribuer par la prédication de l'Evangile à la conversion des cours, au respect des droits des peuples, à la reconnaissance des erreurs et à la réconciliation, à la clémence et à l'harmonie... Les diocèses africains développent des initiatives efficaces de solidarité chrétienne...et les conférences épiscopales disposent de commissions pour la justice et la paix... Les réfugiés trouvent ainsi dans l'Eglise une des rares institutions en mesure de les aider". Ensuite, Mgr.Eterovic a signalé que le Pape avait tenu compte des indications de l'épiscopat en vue de ce second synode africain (le premier remonte à 1994) et que le thème sera: "L'Eglise en Afrique au service de la réconciliation, de la justice et de la paix. 'Vous êtes le sel de la terre, vous êtes la lumière du monde'". Puis il a décrit les Lineamenta, divisés en une introduction et cinq chapitres. Le premier chapitre, "L'Afrique à l'aube du XXI siècle", décrit brièvement l'état socio-économique, politique, culturel et religieux de l'Afrique, le rôle des religions et en particulier les rapports entre Islam et Christianisme. "Le Christ, parole et pain de vie, notre réconciliateur, notre justice et notre paix", est le titre du deuxième chapitre, qui souligne combien le "Christ apparaît comme le Sauveur des Africains et Africaines" face aux graves problèmes du continent. Le troisième chapitre, "L'Eglise, sacrement de réconciliation, de justice et de paix en Afrique", expose l'état d'un continent marqué par la guerre. "L'Eglise est appelée à développer sa mission prophétique de réconciliation". "Le témoignage d'une Eglise reflétant la lumière du Christ sur le monde" est le titre du chapitre IV, qui met en évidence la priorité de la formation de laïcs qui "soient guidés par les principes chrétiens et tendus vers le bien commun", de manière "à influencer positivement les contextes socio-politiques des divers pays". Dans le cinquième chapitre, intitulé "Les ressources spirituelles pour la promotion de la réconciliation, de la justice et de la paix en Afrique", il est demandé à tous les catholiques d'annoncer l'Evangile "en parole et par l'exemple de leur vie". Pour ce, il faut recourir aux "sources spirituelles que sont la vie liturgique, la messe avant tout, l'adoration eucharistique puis les diverses autres formes de prière". Enfin, Mgr.Eterovic signale que les Lineamenta proposent un questionnaire dont le but "est de faciliter la réflexion et le débat en vue des propositions qui seront étudiées durant l'assemblée synodale". Les Synodes des Eglises catholiques orientales (Patriarcat copte d'Alexandrie) et le Conseil des Eglises éthiopiennes, ainsi que les 32 Conférences épiscopales d'Afrique doivent répondre aux 32 questions avant novembre 2008. Le Secrétariat général du Synode et son Conseil spécial pour l'Afrique rédigera l'Instrumentum Laboris, c'est-à-dire le document de travail de cette Assemblée spéciale africaine, dont le Pape fixera entre-temps les dates" conclut le VIS. (Fomeka,  27/06/2006)

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