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Bozza Onu prevede embargo armi e congelamento beni (Reuters, 30/06/2008)
Una bozza per l'introduzione di sanzioni da parte delle Nazioni Unite elaborata dagli Usa chiede al Consiglio di Sicurezza Onu di imporre un embargo sulle armi verso lo Zimbabwe e di congelare i beni di specifiche personalità e aziende del paese africano. La bozza, ottenuta oggi da Reuters, dice che il Consiglio non riconoscerà la rielezione avvenuta il 27 giugno del presidente Robert Mugabe, e che congelerà i beni e vieterà i viaggi di tutti coloro che hanno aiutato il governo a "minare il processo democratico" o sostenuto la violenza politica. (Reuters,
30/06/2008)
Mugabe cerca appoggio UA, che preme per dialogo –punto (Alice/Apcom, 30/06/2008)
Il Presidente dello Zimbabwe Robert Mugabe auspica di ottenere il sostegno dei leader africani riuniti a Sharm Sheikh per l'11esimo vertice dell'Unione africana (Ua), a dispetto delle forti pressioni esercitate dalla comunità internazionale perchè venga respinta la sua rielezione al ballottaggio presidenziale del 27 giugno, che lo ha visto unico candidato. Nazioni unite, Stati Uniti e Unione europea hanno dichiarato illegittimo il voto, chiedendo all'Ua di fare altrettanto.
Mugabe rieletto in un clima di terrore (Vita, 30/06/2008)
Ieri, dopo poco più di 24 ore dalla chiusura dei seggi, Robert Mugabe ha prestato giuramento per il suo sesto mandato come presidente dello Zimbabwe. Nonostante il ritiro del candidato avversario, Morgan Tsvangirai,nelle schede del ballottaggio del 27 Giugno gli elettori avevano la possibilità di scegliere anche per il leader del partito di opposizione, il Movimento per il Cambiamento Democratico. Ma, secondo i risultati ufficiali, i voti di quest’ultimo non hanno raggiunto il 15%. Una rivoluzione più che aspettata, dato che al primo turno l’MDC si era attestato al 48,7% (e sono in molti a pensare che quella percentuale sia stata abbassata dal governo). Le intimidazioni del regime hanno più che funzionato. In alcune province, come quella di Manicaland, il numero di votanti pro-dittatore è raddoppiato. Stesso discroso per la capitale Harare, dove al primo turno l’MDC aveva conquistato con ampio distacco la maggioranza assoluta anche in consiglio comunale.
Premier Kenya chiede sospensione Mugabe da Ua (Reuters, 30/06/2008)
Il primo ministro del Kenya Raila Odinga ha chiesto oggi all'Unione Africana (Ua) la sospensione del presidente dello Zimbabwe Robert Mugabe dal blocco continentale. "L'Unione Africana non dovrebbe accettare o intrattenere il signor Mugabe", ha detto Odinga ai giornalisti a Nairobi. "Dovrebbe essere sospeso finché non concede all'Unione Africana di promuovere elezioni libere e trasparenti tra lui e il suo rivale". Oggi un team di osservatori elettorali dell'Ua ha detto che il ballottaggio per l'elezione del presidente in Zimbabwe non si è svolto nel rispetto degli standard imposti dall'Unione. "Secondo la missione degli osservatori in seno all'Unione Africana il processo elettorale non ha rispettato gli standard dell'Ua", ha detto la missione in una nota. Le consultazioni di venerdì sono state condannate da tutti e tre i gruppi africani preposti al monitoraggio del voto in Zimbabwe. Mugabe è giunto intanto oggi in Egitto per partecipare a un summit dell'Unione Africana in cui riceverà sollecitazioni ad aprire il dialogo con l'opposizione, dopo aver vinto un'elezione che lo ha visto come unico candidato. Al suo arrivo a Sharm el-Sheikh -- dove ha luogo il summit -- il Sudafrica ha chiesto al partito di Mugabe Zanu-Pf e al Movimento per il Cambiamento Democratico (Mdc) all'opposizione di intraprendere dei negoziati per formare un governo di transizione. Pretoria è il mediatore sudafricano designato in Zimbabwe, anche se il presidente Thabo Mbeki è stato ampiamente accusato di essere stato troppo "morbido" con Mugabe. Gli occhi saranno puntati sul modo in cui Mugabe sarà ricevuto al summit, dopo gli appelli delle potenze occidentali, delle associazioni per i diritti civili e dell'opposizione che chiedono ai leader africani di respingerlo perché al potere illegittimamente. (…)(Reuters,
30/06/2008)
Gli avvenimenti della giornata (Adnkronos/Dpa,30/06/2008)
09:50 -
Mugabe arriva a Sharm el-Sheikh
per summit Africa - A poche ore dal contestato giuramento per il sesto mandato, il presidente dello Zimbabwe Robert Mugabe e' arrivato in Egitto per partecipare al summit africano che inizia oggi a Sharm el-Sheikh. Tra i 53 membri dell'Unione africana non c'e' consenso per fronteggiare la crisi dello Zimbabwe, dove lo sfidante di Mugabe, Morgan Tsvangirai, che non ha partecipato al ballottaggio ha definito "una vergogna" le elezioni farsa di venerdi' 27 giugno.
Torna Mugabe nello Stato con l’inflazione (ufficiale) al 169mila% (Panorama, 29/06/2008)
Era stato sconfitto al primo turno. E per conteggiare i voti erano servite settimane. Ma questa volta è diverso: a due giorni dalle elezioni Robert Mugabe ha giurato per la sesta volta come presidente dello Zimbabwe. L’uomo che governa ininterrottamente dal 1980 ha vinto con più di 2 milioni di voti un ballottaggio “solitario”, criticato dalla comunità internazionale. Morgan Tsvangirai, leader del partito di opposizione Mdc, si è ritirato dalla competizione, ma il suo nome era ancora sulle schede. E 233 mila persone l’hanno votato, nonostante un’ondata di violenza scatenata da polizia, soldati e sostenitori di Mugabe. La dinamica del voto è stata talmente poco credibile che perfino gli osservatori del Parlamento Africano, tra i pochissimi ammessi poiché considerati amici, hanno dichiarato che il voto era stato del tutto illegittimo e falsato, e se ne imponeva una ripetizione. Ora l’unica speranza è che parta velocemente, prima che scorra nuovamente il sangue, un negoziato di riavvicinamento tra le parti che dovrebbe essere imposto dall’Unione Africana (Ua): un vertice è in programma da domani a Sharm el Sheik e vi prenderà parte anche Mugabe.
Desmond Tutu: Unione africana non riconosca Mugabe (Adnkronos/dpa, 29/06/2008)
L'arcivescovo sudafricano Desmond Tutu, premio Nobel per la pace, ha lanciato oggi un appello perche' l'Unione Africana (Ua) non riconosca la controversa vittoria elettorale di Robert Mugabe nello Zimbabwe. "Se ci fosse una voce unanime che dica chiaramente a Mugabe che non e' il benvenuto, e' illegittimo e la sua amministrazione non verra' riconosciuta in alcun modo, penso che sarebbe un segnale molto forte che rafforzerebbe la mano della comunita' internazionale", ha detto Tutu alla Bbc, in vista del vertice dell'Ua che si apre domani a Sharm el Sheikh, in Egitto. (Adnkronos/dpa,
29/06/2008)
Voto non e' volonta' popolo (Ansa, 29/06/2008)
I risultati delle elezioni presidenziali in Zimbabwe 'non riflettono la volonta' del popolo'. E' l'opinione del team di osservatori della Comunita' per lo sviluppo dell'Africa australe (Sadc) espressa in serata dopo l'annuncio della vittoria di Robert Mugabe. Per gli osservatori della Sadc, inoltre, il processo che ha condotto al voto non e' conforme ai principi vigenti nella regione e alle linee guida di qualunque elezione democratica. (Ansa, 29/06/2008)
Mugabe pronto al dialogo con l'opposizione (la Repubblica, 29/06/2008)
Il presidente dello Zimbabwe, Robert Mugabe, ha acconsentito al negoziato post-elettorale con l'opposizione, per risolvere la crisi politica in cui e' piombato il paese. Lo riferisce un quotidiano vicino al governo, il 'Sunday Mail', secondo cui l''uomo forte' di Harare ha detto al leader del team di osservatori dell'Unione Africana, Ahmed Tejan Kabbah, che e' pronto al negoziato auspicato dai vescovi cattolici. Intanto, intervistato da vari quotidiani britannici, il leader dell'opposizione Morgan Tsvangirai, ha detto he fara' pressioni perche' Mugabe accetti una nuova Costituzione e anche nuove elezioni. "Abbiamo la capacita' di controllare il Parlamento e questo lo riconosce anche il (partito) Zanu-PF, di Mugabe... Dobbiamo arrivare a un accordo provvisorio per fissare un calendarioe e lavorare per la definizione di una nuova Costituzione per lo Zimbabwe", ha detto Tsvangirai al 'Mail on Sunday'. Un'ipotesi ventilata da Tsvangirai dalle colonne del 'Sunday Telegraph' e' che Mugabe mantenga la presidenza con compiti esclusivamente cerimoniali. (la Repubblica,
29/06/2008)
Osservatori africani, elezioni non credibili (Adnkronos/Dpa, 29/06/2008)
I 40 osservatori del parlamento pan-africano (Pap) hanno bocciato senza appello le elezioni in Zimbabwe, mentre si aspetta per oggi la proclamazione della vittoria di Robert Mugabe e il suo giuramento per un nuovo mandato di cinque anni. Le violenze e le intimidazioni "sponsorizzate dallo Stato" prima del voto di ballottaggio di venerdi' hanno portato "al punto piu' basso della recente storia dello Zimbabwe"- ha dichiarato oggi il capo degli osservatori Marwick Khumalo - "la missione ha concluso che l'atmosfera attualmente prevalente nel Paese non ha portato alla realizzazione di elezioni libere, eque e credibili". (Adnkronos/Dpa,
29/06/2008)
Elettori scortati ai seggi, polizia in strada ad Harare (Apcom, 27/06/2008)
Agenti di polizia paramilitare e gruppi di militanti del partito di governo Zanu-Pf pattugliano le strade di Harare, mentre agenti del partito di governo dello Zimbabwe guidano gli elettori ai seggi per il ballottaggio presidenziale, che vede in corsa solo il Presidente Robert Mugabe. Il leader dell'opposizione Morgan Tsvangirai si è ritirato domenica scorsa, denunciando una campagna di violenze e intimidazioni contro i suoi sostenitori. Tuttavia, il suo nome compare ancora sulla scheda. La radio di stato ha riferito di una scarsa affluenza alle urne, giustificandola con le gelide temperature che hanno colpito nelle ultime ore il Paese. Circa 20 agenti della polizia paramilitare, in tenuta anti-sommossa, hanno stazionato in un parco al centro della capitale, prima di cominciare a pattugliare la città a bordo di un camion. Sostenitori di Mugabe si aggirano per le vie di Harare, cantando inni rivoluzionari, disturbando i passanti e chiedendo perchè non sono ai seggi a votare. "Non ho alternative, devo andare a votare così sono al sicuro", ha detto una giovane donna che vende pomodori. Ieri, l'opposizione ha fatto circolare volantini in cui si invitavano gli elettori a disertare le urne. "E' necessario votare?", si chiedeva un abitante di Harare, Cephas Sango, leggendo il volantino. L'uomo ha poi detto di aver sentito di un presunto piano dei militanti del partito di Mugabe, Zanu-Pf, per verificare chi abbia votato o meno, attraverso il dito macchiato di inchiostro, e punire chi non si è recato ai seggi. L'opposizione ha quindi suggerito a quanti si recano comunque ai seggi di annullare il voto. "Dio sa cosa avete nel cuore - ha scritto Tsvangirai in un messaggio e-mail inviato oggi ai suoi sostenitori - non rischiate la vostra vita". Negli ultimi giorni si sono moltiplicati gli appelli dei Paesi africani e della comunità internazionale a Mugabe per un rinvio del voto, giudicato privo di legittimità dopo il ritiro di Tsvangirai, e per l'avvio di negoziati tra le due parti. Nel suo ultimo comizio elettorale, ieri Mugabe si è detto "disponibile al dialogo" con Tsvangirai, ma solo dopo il voto. Mugabe ha votato questa mattina ad Harare, accompagnato dalla moglie Grace e da due dei suoi figli. "Sono molto ottimista", ha detto all'uscita del seggio. L'opposizione ha vinto le elezioni il 29 marzo scorso, conquistando la maggioranza in Parlamento e sconfiggendo Mugabe alle presidenziali, senza però conquistare la maggioranza assoluta dei voti che avrebbe evitato il ballottaggio.(Apcom, 27/06/2008)
Desmond Tutu: Mugabe deve essere dichiarato illegittimo (Alice/Apcom, 27/06/2008)
Robert Mugabe non ha più il diritto di esser considerato il legittimo presidente dello Zimbabwe: lo ha dichiarato l'ex arcivescovo sudafricano e premio Nobel per la pace Desmond Tutu. "Tutti i dirigenti africani compreso il nostro presidente (Thabo Mbeki, ndr), dovrebbero dichiarare Mugabe illegittimo qualora egli dovesse proclamarsi Presidente eletto dello Zimbabwe", ha affermato Tutu, intervistato dalla rete televisiva privata britannica Channel Four. Nonostante gli appelli di numerosi Paesi africani il governo di Mugabe ha fatto svolgere regolarmente il ballottaggio delle presidenziali malgrado le intimidazioni e le violenze abbiano costretto il leader dell'opposizione Morgan Tsvangirai a ritirare la propria candidatura e il Capo dello Stato uscente - al potere dal 1980 - non abbia di fatto alcun rivale. "Un governo ha l'obbligo di proteggere i propri cittadini: se non è in grado o non vuole farlo, allora la comunità internazionale sa di possedere uno strumento per intervenire e assicurare che la situazione nel Paese non peggiori ulteriormente", ha concluso Tutu, da sempre critico nei confronti del governo di Mugabe per le violazioni dei diritti umani nel Paese.(Alice/Apcom, 27/06/2008)
Zimbabwe - Robert Mugabe: da eroe liberazione ad autocrate – Scheda (Alice/Apcom, 27/06/2008)
Eroe della liberazione diventato autocrate, il presidente dello Zimbabwe Robert Mugabe, 84 anni, intende succedere a se stesso alla guida del Paese che governa dal 1980, con il voto indetto oggi nonostante il ritiro del suo avversario Morgan Tsvangirai. Stimato in passato come statista, soprattutto per aver coinvolto la minoranza bianca nel rilancio del Paese subito dopo la caduta del governo segregazionista di Ian Smith, Mugabe cambia tono alla fine degli anni novanta, quando comincia a sostenere che "lo Zimbabwe è dei neri, non dei bianchi", e a ricorrere alla violenza contro i suoi oppositori.
Mugabe fa stampare denaro a Monaco e compra valuta (Agi, 27/06/2008)
Tra le possibili sanzioni contro il regime di Robert Mugabe nello Zimbabwe, quella piu' efficace consisterebbe nel bloccare il flusso di denaro stampato per suo conto in Germania. In un'intervista rilasciata al quotidiano tedesco 'Berliner Zeitung', lo chiede la politologa Beatrice Schlee, che spiega anche il meccanismo finanziario grazie al quale il dittatore africano per 28 anni e' riuscito a rimanere ininterrottamente al potere. "Un grosso problema", spiega l'esperta, "risiede nel fatto che il governo di Mugabe continua a far stampare denaro fresco, che gli fornisce un'azienda di Monaco di Baviera. Quel denaro e' poi trasformato dallo stesso governo in valuta pregiata sul mercato nero". "A prescindere da questa fonte", prosegue Schlee, "ci sono altri flussi di denaro la cui provenienza e' in parte imperscrutabile. Rimane un fatto", conclude, "meno arrivano al regime di Mugabe le divise con cui si finanzia l'apparato repressivo o si comprano le complicita', e meglio e'".(Agi, 27/06/2008)
Regime Mugabe "rieduca" cooperanti (Agi, 27/06/2008)
Alla vigilia del ballottaggio delle lezioni presidenziali boicottato dal capo dell'opposizione Morgan Tsvangirai e dichiarato un farsa dai leader occidentali, si fa sempre piu' fosca la situazione umanitaria in Zimbabwe. Le ong nel Paese hanno quasi tutte interrotto completamente le attivita' umanitarie. Molti uffici ad Harare sono stati fatti chiudere dalla polizia o dalla milizia giovanile. In altre citta' come Chipinge, Mutare, Bulawayo e Gokwe, i cooperanti sono stati obbligati a partecipare alle manifestazioni e ai comizi del dittatore Robert Mugabe, al potere ininterrottamente da 28 anni. Una pratica che il regime chiama 'rieducazione culturale'. (Agi, 27/06/2008)
Voto impossibile (Il Sole 24 ore, 26/06/2008)
È rimasto fuori soltanto due ore, il tempo per tornare nella propria abitazione e organizzare una conferenza stampa. Subito dopo Morgan Tsvangirai, il leader del maggior partito d'opposizione in Zimbabwe (Mdc), è rientrato al sicuro, nell'ambasciata olandese. Il pericolo di essere nuovamente arrestato è ancora troppo alto. Tsvangirai sa bene che gli squadroni fedeli al presidente Robert Mugabe stanno terrorizzando migliaia di suoi sostenitori, soprattutto nelle campagne. Con amarezza ha appreso le notizie di sistematiche campagne di intimidazione, incluse mutilazioni delle mani ed esecuzioni sommarie.
Mandela condanna il regime di Mugabe (Rainews24, 26/06/2008)
Un tribunale dello Zimbabwe ha deciso oggi di rimettere in liberta' su cauzione il numero due dell'opposizione, Tendai Biti, arrestato con l'accusa di sovversione. La decisione giunge alla vigilia del secondo turno delle presidenziali. Nelson Mandela rompe il silenzio sullo Zimbabwe e, ieri, da Londra ha aggiunto la sua voce al coro di proteste internazionali che condannano la violenza politica nello Zimbabwe. I leaders sudafricani si erano già espressi per chiedere di posticipare le elezioni presidenziali in programma venerdì 27 giugno in quanto nelle attuali condizioni non era possibile garantire elezioni libere e onoeste. Parlando nel corso di una cena a Londra, in occasione del suo novantesimo compleanno Mandela ha detto: "Vediamo con tristezza la continua tragedia del Darfur. Vicino a casa abbiamo visto esplodere la violenza contro la gente africana nel nostro stesso paese e la tragica caduta della leadership nel vicino Zimbabwe. L'ex presdiente del Sud Africa ha aggiunto che il mondo rimane sconcertato davanti a tanta sofferenza, povertà e privazione e ora è nelle mani delle prossime generazioni.
Scenari sempre più simili alla tragedia del Kenya (Il Messaggero, 26/06/2008)
Nello Zimbabwe si delinea una situazione sempre più simile a quella che in Kenya ha portato a oltre 1.500 morti e mezzo milione di sfollati dopo le elezioni del dicembre scorso. Un'impressione strisciante da tempo tra gli osservatori, ed attualizzata da una frase che il leader dell'opposizione dello Zimbabwe Morgan Tsvangirai ha rilasciato al Times di Londra in edicola oggi. Al di là di ultimatum («tratto solo prima del voto») che appare più formale che sostanziale - domani il ballottaggio si terrà, ed è troppo tardi per fermarlo - Tsvangirai dice: nessun colloquio non solo se si voterà il ballottaggio farsa, ma se il vincitore scontato di questo voto, anche perchè candidato unico, Robert Mugabe «si proclamerà presidente, ritenendosi davvero il presidente». È lo stesso quadro che portò il Kenya al bagno di sangue. Il voto aveva due candidati veri: il presidente uscente Mwai Kibaki, ed il leader dell'opposizione, dato per certo vincitore, Raila Odinga. E per giorni parve che Odinga avesse vinto, finché d'improvviso -e l'impressione di una frode fu molto diffusa anche tra gli osservatori internazionali- i risultati furono rovesciati, Kibaki fu proclamato vincitore, e dopo due ore giurò: era così diventato il presidente costituzionale. E la mattanza esplose subito spaventosa. E durò a lungo, in uno stallo politico totale: per Odinga Kibaki non era il presidente, Kibaki non solo tenne il punto di esserlo, ma varò anche un governo fantoccio, senza maggioranza parlamentare che era andata, come è successo in Zimbabwe, all'opposizione. Ci sono voluti lunghi mesi di negoziato condotti dall'ex segretario generale dell'Onu Kofi Annan (un nome che potrebbe tornare anche per lo Zimbabwe) per fermare il bagno di sangue e riuscire a strappare un compromesso che vede Kibaki presidente, Odinga premier con poteri forti, ed un governo di grande coalizione, che -sia pure tra grandi difficoltà- è all'opera.
Durissima condanna del Cardinale Napier, Arcivescovo di Durban (Fides, 26/06/2008)
"Il popolo dello Zimbabwe ha il diritto di scegliere il proprio Presidente in una elezione che sia libera ed equa. La Southern African Catholic Bishops' Conference (SACBC) sostiene con passione questa legittima aspirazione della popolazione dello Zimbabwe". Così il Cardinale Wilfrid Napier, Arcivescovo di Durban e Portavoce della SACBC (la Conferenza Episcopale che riunisce i Vescovi di Botswana, Sudafrica e Swaziland), in un comunicato inviato all'Agenzia Fides, esprime la preoccupazione della Chiesa cattolica per la grave situazione creatasi nello Zimbabwe a seguito delle violenze e delle intimidazioni che contrassegnano la campagna elettorale per l'elezione del Presidente. (…)
Inflazione: con 500 milioni compri 2 panini (TicinoNews, 25/06/2008)
La Banca centrale, per acconsentire alla popolazione di sopravvivere, ha dovuto emettere delle nuove banconote da 5, 25 e da 50 miliardi di dollari locali. Tutti i cittadini dello Zimbabwe sono milionari. Un'affermazione apparentemente positiva che nasconde tuttavia una realtà ben diversa. L'inflazione ha raggiunto oramai livelli drammatici che superano il 165.000%. La Banca centrale, per acconsentire alla popolazione di sopravvivere, ha dovuto persino emettere delle nuove banconote da 5, 25 e addirittura da 50 miliardi di dollari locali. Per gli agricoltori è stata stampata una banconota più piccola, da 500 milioni, ma la stessa ha di fatto un valore insignificante: al massimo ci si possono comprare 2 panini. Una ripresa dell'economia sembra ormai improbabile. Il Paese versa in queste condizioni dal 2000, quando la politica di confisca delle terre agli ex coloni bianchi ha portato ad un crollo della produzione agricola. Oggi l'80% della popolazione è disoccupata e oltre il 75% riesce a sopravvivere soltanto grazie agli aiuti internazionali. Scuola e sistema sanitario sono al collasso totale. (TicinoNews,
25/06/2008)
Crescono pressioni per posticipo elezioni (Reuters, 25/06/2008)
Cresce la pressione sullo Zimbabwe a opera dei leader del continente africano perché le elezioni presidenziali previste per il prossimo venerdì vengano posticipate, mentre le autorità del paese hanno dichiarato oggi che il ballottaggio avrà luogo nonostante le condanne internazionali. La troika per la sicurezza della Comunità per lo sviluppo degli stati dell'Africa meridionale (Sadc), riunitasi oggi nello Swaziland per discutere gli ultimi sviluppi della crisi in Zimbabwe, ha chiesto che le elezioni vengano posticipate. Un portavoce del governo sudafricano ha detto che un alto funzionario della diplomazia sta discutendo ad Harare su varie opzioni, tra cui quella di revocare il voto. Ma la Commissione elettorale dello Zimbabwe (Zec) ha stabilito che la rinuncia del leader dell'opposizione Morgan Tsvangirai, che la scorsa domenica ha ritirato la propria candidatura alle elezioni presidenziali, arriva troppo tardi e non può avere valore legale. Intanto, circa 300 persone hanno chiesto oggi rifugio nell'ambasciata del Sudafrica ad Harare, dice un portavoce. Tsvangirai aveva definito le elezioni una "farsa". Mentre era pronto a negoziare con il presidente e leader dello Zanu-Pf Robert Mugabe prima del 27 giugno, il Movimento per il Cambiamento Democratico (Mdc) ha detto oggi che non "avrà niente a che fare" con il governo dopo l'eventuale elezione. Il capo dell'opposizione ha chiesto oggi all'Unione Africana di guidare, con l'appoggio delle Nazioni Unite, un processo di transizione in Zimbabwe, che segue le disputate elezioni presidenziali e l'ondata di violenza politica nel paese. "Chiedo all'Unione Africana e alla Sadc (di guidare una iniziativa allargata supportata dalle Nazioni Unite per gestire quello che chiamerò un processo di transizione", ha detto Tsvangirai durante una conferenza stampa. Il leader dell'opposizione ha anche fatto appello questa mattina alle Nazioni Unite affinché isolino il presidente Robert Mugabe e inviino una forza di peacekeepers nel paese. Nel primo passo concreto che mira a punire Mugabe per le violenze politiche che hanno determinato il ritiro di Tsvangirai, la Gran Bretagna ha dichiarato di preparare sanzioni più dure contro specifici membri del governo dello Zimbabwe. Le elezioni presidenziali e parlamentari dello scorso 29 marzo furono vinte dall'Mdc, ma con una maggioranza insufficiente per proclamare la vittoria di Tsvangirai al primo turno. (Reuters,
25/06/2008)
Premier Kenya per invio truppe pace africane (SwissInfo, 25/06/2008)
Il primo ministro keniano Raila Odinga si è dichiarato oggi favorevole ad un eventuale invio di truppe di pace panafricane in Zimbabwe, sotto l'egida dell'Unione Africana. Lo rendono noto fonti ufficiali. L'invio di truppe di pace in Zimbabwe era stato chiesto dal leader dell'opposizione Morgan Tsvangirai, che -a causa delle reiterate violenze contro i suoi seguaci- ha dovuto ritirarsi domenica scorsa dal ballottaggio presidenziale previsto per dopodomani, e che tutta la diplomazia internazionale sta a tentando quantomeno di far slittare. Per Odinga se il mondo non reagisce in maniera veloce e con fermezza, in Zimbabwe si potrebbero profilare scenari simili a quelli del genocidio che sconvolse il Ruanda nel 1994, quando in 100 giorni furono sterminate circa 800 000 persone, quasi tutte di etnia tutsi. Il premier keniano ha quindi ribadito che è indispensabile il rinvio del ballottaggio presidenziale previsto per dopodomani, e ciò finché non si creeranno condizioni per dar vita a un voto libero e corretto. Se il ballottaggio avesse luogo ugualmente, Odinga suggerisce l'immediata creazione di una commissione di mediazione di alto livello, sotto l'egida dell'Unione Africana e con l'appoggio dell'Onu. Ha proposto anche alcuni possibili candidature alla guida della Commissione, tra le quali non compare quella dell'attuale mediatore regionale, il presidente sudafricano Tabo Mbeki, criticato per essere stato troppo morbido nei confronti di Robert Mugabe, anche se negli ultimi giorni ha dovuto rivedere alquanto le sue posizioni. (SwissInfo,
25/06/2008)
Dopo conferenza stampa Tsvangirai torna in ambasciata olandese (Asca-Afp, 25/06/2008)
Dopo una breve pausa per una conferenza stampa con i giornalisti nella sua abitazione, il leader dell'opposizione dello Zimbabwe, Morgan Tsvangirai, ha fatto rientro nell'ambasciata olandese di Harare. ''Il ministro Maxile Verhagen'' ha detto a Tsvangirai ''che sarebbe stato il benvenuto in ogni momento. Ora la cosa migliore per lui e' decidere cosa fare'' ha riferito il portavoce del ministro degli Esteri olandese, Bart Rijs, all'AFP. Il leader del Movimento per un Cambiamento Democratico si era rifugiato nell'ambasciata d'Olanda la scorsa domenica dopo aver annunciato il suo ritiro dalla corsa presidenziale contro Robert Mugabe. (Piu'Europa). (Asca-Afp,
25/06/2008)
Capo opposizione: Ua deve guidare transizione (Reuters, 25/06/2008)
Il capo dell'opposizione Morgan Tsvangirai ha detto oggi che l'Unione Africana, con l'appoggio delle Nazioni Unite, dovrebbe guidare un processo di transizione in Zimbabwe che segue le disputate elezioni presidenziali e l'ondata di violenza politica nel paese. "Chiedo all'Unione Africana e alla Sadc (Comunità per lo sviluppo degli stati dell'Africa meridionale) di guidare una iniziativa allargata supportata dalle Nazioni Unite per gestire quello che chiamerò un processo di transizione", ha detto Tsvangirai durante una conferenza stampa. Tsvangirai ha lasciato oggi l'ambasciata olandese dove si era rifugiato la scorsa domenica quando, a causa delle violenze subite dai suoi sostenitori, ha ritirato la candidatura al ballottaggio del prossimo venerdì per l'elezione del capo dello stato. Il leader dell'opposizione ha anche fatto appello questa mattina alle Nazioni Unite affinché isolino il presidente Robert Mugabe e inviino una forza di peacekeepers nel paese. Per Tsvangirai, le elezioni sarebbero state una farsa.
Per ambasciatore inglese economia scalzerà Mugabe (Velino, 25/06/2008)
"È facile parlare di intervento militare in Zimbabwe ma è poco plausibile". Lo ha affermato l'ambasciatore britannico a Roma Edward Chaplin, profondo conoscitore del paese africano essendo stato nello staff di Lord Christopher Soames al tempo della concessione dell'indipendenza all'allora Southern Rhodesia, nel 1980. Chaplin, che ha tenuto un incontro con i giornalisti all'ambasciata di via XX settembre, esclude l'ipotesi di ricorrere alle armi per scalzare il presidente Robert Mugabe dal potere dopo la violenta repressione dell'opposizione perpetrata in vista del ballottaggio presidenziale del 27 giugno, che ha costretto al ritiro il leader dell'opposizione Morgan Tsvangirai.
Solo la Cina difende ancora Mugabe (Il Sole 24 ore, 24/06/2008)
Mentre il mondo e le Nazioni Unite condannano le violenze in Zimbabwe, la Cina sostiene che non c'è alcun motivo per annullare il ballottaggio di venerdì prossimo e non condivide le accuse di scelleratezze di cui si sarebbe macchiato il governo di Harare. Il portavoce del ministero cinese degli Esteri, Liu Jianchao, ha detto che Pechino spera che la crisi dello Zimbabwe si possa risolvere con il dialogo. E proprio nel corso del consiglio di sicurezza dell'Onu di lunedì 23 giugno, le maggiori resistenze, poi alla fine superate, a una netta condanna del regime di Mugabe, sono arrivate dal portavoce di Pechino.
Usa: servono provvedimenti duri prima del voto (Adnkronos/Dpa, 24/06/2008)
Gli Stati Uniti chiedono alla Comunita' per lo sviluppo sudafricana (Sadc) provvedimenti "duri e fermi" contro il governo dello Zimbabwe in vista del ballottaggio di venerdi' prossimo e avvertono il leader dell'opposizione Morgan Tsvangirai, che ha comunicato ufficialmente il suo ritiro dal voto, perche' ci pensi bene prima di lasciare l'ambasciata olandese ad Harare dove si e' rifugiato. In una teleconferenza dalla capitale dello Zimbabwe, l'ambasciatore americano James McGee ha sottolineato come le sanzioni contro il regime, come la chiusura dei confini, potranno essere efficaci solo se la comunita' internazionale sara' unita nel deciderle prima di venerdi'. (Adnkronos/Dpa,
24/06/2008)
Arriva ballottaggio farsa con candidato unico (Ansa, 24/06/2008)
Il ballottaggio farsa per le presidenziali in Zimbabwe previsto per venerdì prossimo è ormai inevitabile. E Robert Mugabe, 'padre padrone' dello Zimbabwe, al potere dall'indipendenza -1980-, candidato unico, lo stravincerà. Mentre il leader dell'opposizione, Morgan Tsvangirai, rifugiatosi nell'ambasciata olandese ad Harare, continua lanciare messaggi, come la stragrande maggioranza delle cancellerie internazionali, perché il voto sia fermato. Ma sembra essere troppo tardi, come anche oggi ha confermato il governo dello Zimbabwe, attraverso il ministro della giustizia Patrick Chinamasa: impossibile ogni rinvio, malgrado il ritiro di Tsvangirai, annunciato domenica, e la formale lettera in tal senso spedita oggi alla commissione elettorale. Il ritiro, ha detto Chinamasa, è arrivato troppo tardi e nel paese la consultazione si svolgerà perciò regolarmente "in accordo con la nostra legge e la nostra Costituzione".
Condanna troppo debole, Onu rimane impotente (SwissInfo, 24/06/2008)
Ci sono volute ore affinché il Consiglio di Sicurezza dell'Onu approvasse una dichiarazione di condanna dello Zimbabwe, ma sono bastati pochi minuti per raffreddare le speranze: Robert Mugabe andrà avanti, con o senza opposizione. Qualche minuto dopo la lunga maratona diplomatica per accordarsi sul testo di condanna, l'ambasciatore dello Zimbabwe al Palazzo di Vetro, Boniface Chidyausiku, ha detto ai giornalisti che "le elezioni andranno avanti, come vuole la nostra costituzione". Le parole dell'ambasciatore africano hanno fatto infuriare il collega britannico John Sawers, che aveva preparato una prima bozza della dichiarazione. "Le trovo incredibili", ha detto. In effetti, però, il documento non invoca il rinvio delle consultazioni, richiesto a gran voce dal segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon. E' vero che secondo il testo "la campagna di violenze e restrizioni imposte all'opposizione ha reso impossibile che un'elezione libera e onesta abbia luogo il 27 giugno".
Pronti due piani difesa GB per intervento militare (Alice/Apcom, 24/06/2008)
Il ministero della Difesa britannico avrebbe pronti nel cassetto due piani per un eventuale intervento militare nello Zimbabwe. Lo scrive il quotidiano britannico Times sottolineando come invece, pubblicamente, il governo continui ad affermare che quella dell'intervento non sia "una strada percorribile". Un primo piano prevede il dispiegamento di soldati nel paese per risolvere un'eventuale crisi umanitaria. Il secondo invece delinea il necessario dispiegamento militare nell'ipotesi di un ordine di evacuazione generale, per aiutare i britannici a lasciare il paese. Il presupposto del piano militare è che un paese confinante con lo Zimbabwe, non meglio specificato, dia il suo consenso a fare da base logistica ai militari britannici e funga da ponte aereo. In un'intervista pubblicata oggi sempre sul Times, l'ex alto rappresentante speciale dell'Unione Europea in Bosnia Erzegovina, Paddy Ashdown, sostiene che l'intervento militare nello Zimbabwe può essere giustificato per evitare che le violenze degenerino in un genocidio: "La situazione in Zimbabwe può deteriorarsi fino a trasformarsi in un altro Rwanda". Se intervenissero i soldati, la Gran Bretagna giocherebbe un "ruolo delicato", sostiene il diplomatico britannico. Londra e Washington sono stati tra i primi a rifiutarsi di riconoscere come presidente dello Zimbabwe Robert Mugabe dopo l'annuncio di ritiro dal ballottaggio alle presidenziali da parte di Morgan Tsvangirai e la sua fuga nell'ambasciata olandese di Harare. Il capo del Movimento per un cambio democratico (Mdc) ha deciso di abbandonare la corsa elettorale domenica scorsa dopo le violenze esplose negli ultimi giorni, costate la vita ad almeno 85 suoi sostenitori. Ieri la polizia ha effettuato un blitz nel quartier generale dell'Mdc arrestando 60 persone. Interrogato ieri su un possibile intervento militare britannico, Lord Malloch-Brown, sottosegretario agli Esteri, ha dichiarato: "Non è un percorso plausibile e non godrebbe del sostegno internazionale. Non ho sentito affermare da nessuno, né qui né in altre capitali, che l'intervento militare possa essere una soluzione" (Alice/Apcom,
24/06/2008)
Tsvangirai, lascio ambasciata olandese solo se sicuro (Agi, 24/06/2008)
Parziale rettifica di Morgan Tsvangirai sulla propria permanenza nell'ambasciata dei Paesi Bassi ad Harare, dove e' rinchiuso da quasi due giorni: dopo aver dichiarato alla radio pubblica olandese che intende rimanervi per altre 48 ore al massimo, il leader dell'opposizione nello Zimbabwe si e' corretto, e ha precisato che lascera' la rappresentanza diplomatica solo quando sara' certo che non sia pericoloso. "Sto valutando la mia situazione", ha fatto sapere Tsvangirai. "Non appena mi riterro' soddisfatto della sicurezza nell'allontanarmi, allora me ne andro'. Nessuno intende scacciarmi, e miei osiiti mi hanno confermato che potro' restare finche' non riterro' di essere in grado di uscire senza correre rischi. Probabilmente", ha tuttavia ribadito, "andro' via entro i prossimi due giorni". L'avversario del presidente uscente Robert Mugabe aveva comunqe ribadito di essersi rifugiato nella legazione "solo temporaneamente"; almeno finora, non ha chiesto l'asilo politico. Frattanto il presidente senegalese Abdoulaye Wade ha denunciato di aver appreso che domenica sera Tsvangirai si rifugio' nell'ambasciata d'Olanda in quanto alcuni militari fedeli al regime erano andati a cercarlo per portarlo via: "E' salvo soltanto perche', avvertito da amici, scappo' di gran fretta appena pochi minuti prima che arrivassero", ha precisato Wade. (Agi,
24/06/2008)
Non solo Africa dietro il dramma Zimbabwe (Corriere del Ticino, 24/06/2008)
(…) proprio in questi giorni il centro specializzato di informazioni «Africa Confidential» ha denunciato che lo scorso anno la filiale zimbabwese della banca britannica Barclay ha fornito un prestito di oltre 46 milioni di dollari al regime di Mugabe. Per estirpare i mali dell'Africa dunque, non basta solo guardare chi muove le fila nel Continente Nero. Anche se, bisogna ammetterlo, Mugabe, come dittatore spietato, le carte in suo possesso le sa giocare paurosamente bene. In uno spot televisivo passato in questi giorni sulla tv da lui controllata, il volto del leader dell'opposizione Tsvangirai è sottoposto a una metamorfosi che lo trasforma dapprima nel volto del presidente USA Bush, poi in quello dell'ex premier Blair e infine in quello dell'attuale capo di governo britannico Brown. Come dire: il traditore è lui, Tsvangirai, appoggiato dagli «odiati» ex colonizzatori. È questa la campagna basata sull'odio, su cui Mugabe punta per restare al potere. Lo scoppio di terribili atti di violenza contro rappresentati e sostenitori dell'opposizione non è che la tragica conseguenza. Incitamenti alla violenza che rammentano gli appelli ai massacri lanciati via radio in Ruanda anni fa. Le tragiche conseguenze fanno rabbrividire ancora oggi. Mugabe va fermato. - Osvaldo Bigotto (Corriere del Ticino,
24/06/2008)
I leader africani hanno voltato le spalle a Mugabe (Alice/Apcom, 23/06/2008)
Cresce la pressione internazionale sullo Zimbabwe dopo la decisione del leader dell'opposizione, Morgan Tsvangirai, di ritirarsi dalla corsa alla presidenza a causa delle violenze e delle intimidazioni subite dai suoi sostenitori. Gli Stati Uniti hanno annunciato che la situazione verrà portata oggi all'attenzione del Consiglio di sicurezza dell'Onu, dove Londra, Parigi e Washington chiederanno a Mosca e Pechino di unirsi al monito di condanna contro il governo del Presidente Robert Mugabe. Tuttavia, sono soprattutto i leader africani ad deciso infin di alzare la voce contro l'uomo considerato l'eroe della liberazione dell'ex Rhodesia e che oggi viene visto come un freno allo sviluppo politico ed economico della regione e dell'intero continente. Solo il Presidente sudafricano, Thabo Mbeki, non si è mai pronunciato pubblicamente contro 'il vecchio Bob', cercando di favorire un accordo tra governo e opposizione.
All'apertura del vertice, Mugabe è entrato nella sala dei lavori al fianco del Presidente egiziano Hosni Mubarak, quindi negli incontri a margine ha scambiato abbracci con diversi Capi di Stato e altri diplomatici. "Ha abbracciato tutti, tutti quelli con cui veniva in contatto", ha raccontato un delegato sotto anonimato. Tuttavia, c'è stato anche chi ha colto l'occasione per fare pressioni per l'avvio di un dialogo con il leader dell'opposizione, Morgan Tsvangirai, che porti a un governo di coalizione. Nel suo intervento di apertura, il Presidente dell'Ua, il leader della Tanzania Jakaya Kikwete, si è congratulato con il popolo dello Zimbabwe e con i mediatori dell'Ua, ma non con Mugabe. Ha quindi definito "storiche" le elezioni, ma non ha mancato di sottolineare la necessità di affrontare le sfide che attendono il Paese. Stessa posizione da parte del Presidente della Commissione Ua, Jean Ping, secondo cui "l'Africa deve assumersi appieno le responsabilità che le spettano e fare tutto ciò che è in suo potere per aiutare le parti dello Zimbabwe a superare le sfide che sono chiamate ad affrontare".
Nessuna condanna del voto e di Mugabe, ma forti pressioni per il dialogo. Sembra questa la linea che verrà seguita dai leader africani e che trova conferma nella bozza di risoluzione messa a punto dai ministri degli Esteri Ua e che dovrà essere approvata dal vertice, ottenuta dall'Associated press. La maggior parte dei governi africani non vuole infatti prendere posizione pubblicamente contro Mugabe, in parte per i legami di vecchia data con l'ex eroe della liberazione coloniale, in parte per non voler dare l'impressione di appoggiare l'Occidente contro un leader africano. Inoltre, Mugabe potrebbe a sua volta puntare il dito contro altri leader africani e altre elezioni sospette che li hanno portati al potere. "Non siamo obbligati a seguire le indicazioni che vengono dall'estero - ha detto il Presidente del Gabon, Omar Bongo Ondimba - gli africani sono capaci di decidere da soli". Proprio da Bongo, al potere dal lontano 1967, è arrivato un esplicito riconoscimento a Mugabe come Presidente eletto in Zimbabwe.
Da Pretoria, impegnato da mesi a mediare tra le due parti, è giunto oggi un nuovo appello perchè l'avvio di un negoziato che porti alla formazione di un "governo di transizione". Tsvangirai ha più volte espresso la propria disponibilità al dialogo e ieri ha ipotizzato la formazione di un governo che lo veda premier con pieni poteri, con Mugabe a ricoprire una carica presidenziale meramente simbolica. Ieri, nel suo discorso di insediamento anche Mugabe ha annunciato "un dialogo serio" per favorire "un'era di unità e cooperazione". I leader Ua dovranno verificare in queste ore se Robert Mugabe vuole realmente aprire al dialogo e su quali basi. (Alice/Apcom,
30/06/2008)
I pochi giornalisti che sono riusciti ad entrare nel paese parlano di file molto scarse ai seggi. Numerosi gli insulti per Mugabe scritti a penna sui fogli dei risultati provvisori, che, al contrario di quelli del primo turno, usciti dopo cinque settimane, sono stati appesi poco dopo la chiusura delle urne. Molti cittadini sono andati a votare per farsi dipingere il dito con l’inchiostro viola. Le squadre del regime avevano minacciato di pestaggi tutti quelli che sarebbero stati trovati senza.
La comunità internazionale ha criticato aspramente l’atteggiamento del presidente e nessuno, escluso il Sudafrica, ha detto di voler riconoscere i risultati. Anche gli osservatori stranieri, tutti provenienti da paesi africani considerati “amici” dal governo, hanno definito irregolare il voto. Intervistato dal Guardian, Marwick Khumalo, parlamentare dello Swaziland e capo-delegazione, ha detto che «intimidazioni, rapimenti e omicidi hanno caratterizzato tutta la campagna e rovinato il clima politico». Sono in tanti a chiedere l’invio di forze di sicurezza internazionali per riportare la pace nel paese. In primis il presidente del Kenia, Raila Odinga, che ha definito Mugabe «una vergogna per l’Africa», ma anche l’arcivescovo, nobel per la pace, Desmond Tutu ha affermato che ci sono buoni motivi perché l’Onu intervenga.
Gran Bretagna e Stati Uniti, i cui diplomatici non hanno presenziato al giuramento di Mugabe, hanno annunciato di voler mettere in atto sanzioni congiunte e più forti contro lo Zimbabwe. Il segretario delle Nazioni Unite, Ban Ki-Moon, ha definito illegittima l’elezione del dittatore, ma è difficile pensare che il Consiglio di Sicurezza prenda un provvedimento nei confronti del regime. Pesa il veto annunciato della Cina, amica del regime e miglior partner commerciale. (Vita,
30/06/2008)
12:24 -
'Times': raid punitivo contro 'farmer' bianchi
- A nemmeno un'ora dal giuramento del presidente Robert Mugabe, confermato al potere per la sesta volta dopo il ballottaggio farsa di venerdi' scorso, nello Zimbabwe e' scattata una spedizione punitiva contro un 'farmer' bianco, Ben Freeth, e la sua famiglia. Lo riferisce il 'Times', ricordando che il proprietario agricolo aveva denunciato il clima di terrore nel Paese alla vigilia del voto, in un articolo pubblicato lunedi' scorso sul quotidiano britannico.
13:17 -
Michel, impossibile accettare legittimita' elezioni
- "E' impossibile accettare la legittimita' del risultato di questo voto, viste le condizioni in cui ha avuto luogo il secondo turno". E' stato lapidario il commissario europeo agli Aiuti umanitari Louis Michel nel condannare il voto in Zimbabwe, che ha visto al secondo turno come unico candidato il presidente in carica Robert Mugabe, mentre il rivale Morgan Tsvangirai
ha dovuto ritirarsi per ragioni di sicurezza personale.
19:41 -
Capo missione Ue a Frattini: meglio non lasciare il paese - La Commissione europea non intende ritirarsi dallo Zimbabwe ma ritiene invece opportuno rimanere nel Paese per continuare il suo lavoro di assistenza alla popolazione. "I prossimi mesi saranno difficili per lo Zimbabwe, quindi penso che sia necessario assistere queste persone", ha detto, in collegamento video con Bruxelles, il capo della delegazione della Commissione Ue ad Harare Xavier Marchal, rispondendo a chi chiedeva un commento sull'ipotesi avanzata dal ministro degli Esteri Franco Frattini di ritirare il personale diplomatico Ue dopo le contestate elezioni presidenziali nel Paese.
21:31 -
Frattini richiama a Roma per consultazioni ambasciatore - Il Ministro degli Esteri, Franco Frattini, ha disposto il richiamo a Roma per consultazioni dell'Ambasciatore ad Harare. Lo rende noto la Farnesina.
(Adnkronos/Dpa, 30/06/2008)
Oggi Tsvangirai ha respinto l’invito del governo a partecipare alla cerimonia per l’inizio del nuovo mandato: “Per quanto mi riguarda questa cerimonia non senso” ha detto il leader dell’Mdc “per cui non posso appoggiare qualcosa alla quale mi oppongo in ogni modo … il mondo intero lo ha condannato, il popolo dello Zimbabwe non gli darà legittimità e appoggio”. Contemporaneamente Tsvangirai ha espresso la sua volontà di trovare una soluzione negoziata al conflitto. “Non ci sono colloqui in corso” ha dichiarato il capo dell’opposizione “ma l’Mdc resta impegnato a trovare una soluzione negoziale per il popolo dello Zimbabwe. Lo mettiamo nelle mani dell’Unione africana, spero che da quel momento si possa mettere in moto un processo che sia accettabile a entrambe le parti”. Anzi, in un’intervista rilasciata al Sunday Telegraph ha proposto un governo di unità nazionale che elabori di comune accordo una nuova carta costituzionale per poi procedere a nuove elezioni libere.
Le critiche dal mondo. È dura la condanna della comunità internazionale. Ieri gli Stati Uniti avevano annunciato iniziative all’Onu per un embargo. E Condoleezza Rice, segretario di Stato Usa, oggi ha dichiarato che “ci stiamo consultando sulle misure da prendere'’. Critiche anche dalla Germania. In un’intervista al quotidiano Die Welt il cancelliere tedesco Angela Merkel dice che “le ultime elezioni nello Zimbabwe sono state una farsa”. Secondo le associazioni umanitarie, durante la campagna per il voto almeno 86 persone sono morte e 200mila sono state costrette a fuggire dalle loro case: le vittime sono state colpite per ore e i corpi mutilati. L’ong Medici senza frontiere ha avvistato 450 persone al confine, in fuga dall’instabilità politica. L’affluenza, malgrado le perplessità degli osservatori africani presenti che denunciavano scarse file ai seggi, secondo la Commissione elettorale è stata pari al 42,37%, quasi la stessa registrata al primo turno del 29 marzo scorso, vinto da Tsvangirai.
La crisi dello Zimbabwe. L’inflazione è la più alta del mondo: secondo le statistiche ufficiali arriva al 164mila%, ma per gli economisti avrebbe un valore di 2milioni%. Cifre che esprimono il rapido tracollo dell’economia nazionale dove il potere d’acquisto del denaro è stato polverizzato. Ma il disastro è, se possibile, ancora più profondo. L’aspettativa di vita è diminuita da 63 anni nel 1990 a 41 nel 2005. E un’epidemia di hiv nel quarto Paese al mondo per malati di aids sta mettendo a dura prova il sistema sanitario nazionale, un tempo vanto dello Zimbabwe dove ora torna l’ex maoista Robert Mugabe. (Panorama,
29/06/2008)
Mugabe nasce il 21 febbraio 1924 a Zvimba, 65 chilometri a est della capitale Harare, in una famiglia povera, appartenente all'etnia maggioritaria shona. Sono pochi, all'epoca, i neri che sanno leggere e scrivere, ma il figlio del carpentiere frequenta la scuola, dove insegnano i gesuiti. A 10 anni, due eventi segnano la sua vita: la morte del fratello maggiore, Michael, e il successivo abbandono del padre Gabriel. Per il piccolo Mugabe diventa così centrale la figura di un sacerdote irlandese, Padre Jerome O'Hea, che lo sostiene negli studi e gli suggerisce di seguire la strada dell'insegnamento.
Mugabe si immerge nello studio del marxismo e si appassiona al movimento di resistenza passiva di Gandhi, che sogna di portare nell'allora Rhodesia. Membro fondatore dell'Unione nazionale africana dello Zimbabwe e militante marxista, viene imprigionato per dieci anni sotto il governo di Ian Smith. Uscito di prigione, va in esilio in Mozambico, dove assume la guida della lotta armata, combattendo per l'indipendenza e la creazione di uno Stato a partito unico, di ispirazione marxista. Dopo sette anni di guerra, arriva al potere nel 1980, con l'incarico Primo ministro, e avvia quelle politiche di riconciliazione nazionale e a favore di sanità e istruzione che renderanno lo Zimbabwe uno Stato modello per il continente africano nei successivi 20 anni. Tuttavia, secondo alcuni suoi detrattori, già allora la corruzione guadagna terreno e Mugabe comincia a mettere a tacere ogni dissenso. "L'opposizione non governerà mai questo paese, né con me vivo né dopo la mia morte", avrebbe detto allora nel corso di una riunione.
Negli anni '80 invia le sue truppe, addestrate in Corea del Nord, a reprimere la ribellione attiva nel Matabeleland, una delle 10 province dello Zimbabwe, nell'ovest del Paese. Si contano migliaia di morti, soprattutto civili della minoranza Ndebele. Gli oppositori vengono incarcerati senza processo. Nel 1987, Mugabe diventa presidente dello Zimbabwe e instaura un regime a partito unico. Nel febbraio 2000 subisce la sua prima sconfitta, nel referendum costituzionale che mira a rafforzare le prerogative presidenziali. Nello stesso anno viene avviata la contestata riforma agraria, che porta all'esproprio delle terre di oltre 4.000 possidenti bianchi. Lo scopo della riforma è quello di riequilibrare la proprietà terriera nel paese, da sempre in mano alla minoranza bianca, ma secondo i critici ha invece favorito una ristretta elite di sostenitori del Presidente Mugabe.
La riforma viene avviata quando il Paese è già indebolito dal costoso impegno bellico sostenuto nella Repubblica democratica del Congo, su richiesta della Comunità per lo sviluppo dell'Africa australe (Sdac), facendo precipitare la situazione economica. Quello che un tempo era considerato il "granaio" dell'Africa australe" importa oggi il suo granoturco, un terzo dei suoi abitanti è stato costretto alla fuga e l'inflazione ha toccato ufficialmente il 165.000%, anche se stime indipendenti parlano di un 4.000.000%. L'aspettativa di vita è passata dai 60 anni del 1980 ai 35 di oggi, con la popolazione alla prese con una grave carenza di beni di prima necessità.(Alice/Apcom, 27/06/2008)
Tutt'altro che rassegnato, il leader dell'Mdc, che domenica ha annunciato il ritiro dal ballottaggio, ha invocato l'invio di un contingente internazionale di pace in Zimbabwe «per proteggere il popolo e indire nuove elezioni presidenziali». «Non ho chiesto - ha precisato - un conflitto armato, ma truppe di pace armate: il popolo ha bisogno che le parole di indignazione dei leader mondiali siano supportate dalla rettitudine morale di una forza militare». «Non ci sarà alcun dialogo - ha continuato - senza il nostro Segretario generale Tendai Biti (suo vice, ancora in carcere, ndr)». Altri 2mila sostenitori si troverebbero in prigione. E almeno in 300 hanno chiesto rifugio all'ambasciata sudafricana.
Difficile che i leader dei vicini Paesi africani accettino un'ingerenza straniera. Ma, se fino a poco fa erano stati criticati per la loro "indulgenza" verso Mugabe, da alcuni giorni hanno cambiato rotta. Al termine di un vertice straordinario, la Commissione di sicurezza della Comunità di sviluppo dell'Africa australe (Sadc) ha lanciato un appello a rinviare il secondo turno delle presidenziali. «La situazione politica non sembra consentire lo svolgimento di elezioni libere ed eque. Organizzare lo scrutinio in una tale atmosfera mina la credibilità e la legittimità del risultato». Una dichiarazione forte, e inusuale, decisa peraltro senza consultare il Sudafrica, potenza regionale tradizionalmente vicina a Mugabe.
Merito, probabilmente, delle crescenti pressioni che la diplomazia internazionale sta esercitando affinché Mugabe venga isolato sempre di più. Francia e Stati Uniti hanno già reso noto che non riconosceranno la legittimità del voto. Dalla Casa Bianca il presidente americano George W. Bush ha definito una «barzelletta» il ballottaggio previsto per domani. «Lo Zimbabwe merita di più e di meglio», ha detto. Il premier britannico, Gordon Brown, ha annunciato che il suo Governo sta preparando sanzioni più dure (tra cui restrizioni finanziarie e di viaggio) contro diverse persone vicine a Mugabe. Nel coro di critiche spicca la condanna dell'ex presidente sudafricano, e premio nobel per la pace, Nelson Mandela. Da Londra, durante la cena per il suo 90° compleanno, Mandela è uscito allo scoperto. Un solo accenno - in Zimbabwe c'è stato «un tragico fallimento della leadership» - che ha però avuto un'ampia eco internazionale.
Ai numerosi appelli si è unita anche la comunità dei vescovi cattolici africani, preoccupati per la «disperata violenza che indurrà una vasta crisi umanitaria». «Crediamo che le azioni dell'élite al potere - ha rimarcato il cardinanale Wilfrid Napier - meritino una rigorosa censura. Sono una sventura per ogni africano. Chiediamo agli Stati membri dell'Unione africana di respingere la finzione giuridica che questa elezione è divenuta, e di non riconoscere Mugabe e il suo partito come il legittimo Governo». Sempre più isolato, Mugabe, al potere sin dall'indipendenza del Paese, nel 1980, è deciso ad andare dritto per la sua strada. Anche ieri il suo Governo ha ribadito che il ballottaggio si terrà domani. Uno strano ballottaggio, con un solo candidato. Di Roberto Bongiorni ((Il Sole 24 ore,
26/06/2008)
Circa 300 persone si sono rifugiate ieri sera nell'ambasciata sudafricana ad Harare affermando di essere vittime della violenza politica. Uomini, donne e bambini provenienti da varie localita' dello Zimbabwe sono entrate nella rappresentanza diplomatica, che dista solo un chilometro dalla residenza del presidente. (Rainews24,
26/06/2008)
È la strada che cercherà di intraprendere la comunità internazionale, soprattutto quella africana e regionale in specie che, seppur con molto ritardo, si sta muovendo ora con forza, anche dopo la "condanna" di Mugabe da parte dell'icona indiscussa della libertà africana, Nelson Mandela, che ieri ha compiuto 90 anni. Il voto di domani ormai non sarà fermato, la speranza è che si evitino successivi sanguinosi avvitamenti Anche perché se il bagno di sangue del Kenya mise in ginocchio un Paese abbastanza stabile, tra i più liberali e forti dell'Africa australe, e che ora si sta riprendendo; lo Zimbabwe è invece un Paese già ormai di fatto in coma dopo 28 anni di regime di Robert Mugabe che ha fatto del granaio dell'Africa un deserto. (Il Messaggero,
26/06/2008)
Il Cardinale appoggia in pieno la decisione del leader del Movimento per il Cambiamento Democratico di ritirare la propria candidatura al ballottaggio del 27 giugno: "la violenza si è intensificata nelle ultime settimane, fino al punto che il Movimento per il Cambiamento Democratico ha preso la difficile decisione di non partecipare al ballottaggio che è degenerato in una farsa. E' comprensibile la scelta da parte del MDC di cercare di proteggere la vita dei propri sostenitori e di altri che sono stati presi di mira. L'alternativa sarebbe stata una guerra civile non dichiarata". Per far uscire lo Zimbabwe dalla crisi, il Cardinale Napier chiede di cercare "un modello di governo fondato sul consenso che coinvolge tutti i cittadini dello Zimbabwe. La comunità internazionale deve collaborare con la Comunità di sviluppo dell'Africa australe per giungere ad una giusta soluzione".Il Cardinale Napier avverte inoltre che "le atrocità e la barbarie di Zanu-PF (il partito del Presidente Mugabe) sono documentate. Le azioni Mugabe e quelle dei suoi generali, delle loro mogli, dei loro sostenitori teppisti e dei cosiddetti veterani di guerra, sono un'offesa agli occhi di Dio. Il giudizio li attende".
La condanna del regime di Mugabe è totale: "tutti devono chiedersi chi può beneficiare dell'attuale crisi nello Zimbabwe. Noi, Vescovi cattolici del Sud Africa, crediamo che le azioni dell'élite al potere meritano una rigorosa censura. Sono una sventura per ogni africano. Chiediamo agli Stati membri dell'Unione africana di dichiarare il loro impegno a favore della democrazia nello Zimbabwe, respingendo la finzione giuridica che questa elezione è diventata e di non riconoscere Robert Mugabe e il suo partito come il legittimo governo". "Siamo profondamente preoccupati per questa situazione e se non vi è uno sforzo unitario da parte della comunità internazionale, sotto la guida dei Paesi dell'Africa australe, la situazione disperata di violenza, di carestia e di incertezza si tradurrà in una vasta crisi umanitaria che travolgerà l'intera regione dell'Africa meridionale" conclude il Cardinale Napier. (L.M.) (Fides, 26/06/2008)
Mentre era pronto a negoziare con il presidente e leader dello Zanu-Pf Robert Mugabe prima del 27 giugno, il Movimento per il Cambiamento Democratico (Mdc) ha detto che però non "avrà niente a che fare" dopo l'eventuale elezione. Tsvangirai ha fatto queste dichiarazioni mentre cresce la pressione su Mugabe fuori e dentro l'Africa affinché venga annullato il ballottaggio, che segue le elezioni presidenziali e parlamentari dello scorso 29 marzo vinte dall'Mdc ma con una maggioranza insufficiente per proclamare la vittoria di Tsvangirai al primo turno. I leader dell'Africa meridionale hanno tenuto oggi un vertice di emergenza organizzato in Swaziland per discutere gli ultimi sviluppi della crisi in Zimbabwe, in cui il Kenya ha detto che il paese rischia un disastro simile a quello che ha devastato il Ruanda. Nel primo passo concreto che mira a punire Mugabe per le violenze politiche che hanno determinato il ritiro di Tsvangirai, la Gran Bretagna ha dichiarato di preparare sanzioni più dure contro specifici membri del governo dello Zimbabwe. Secondo il primo ministro del Kenya Raila Odinga, le elezioni presidenziali del prossimo venerdì dovrebbero essere posticipate. Il vertice di Mbabane, capitale dello Swaziland, riferiscono alcuni funzionari, è stato indetto dalla principale organizzazione regionale, la Sadc, per aumentare le pressioni su Mugabe affinché ponga fine al declino economico e alla crisi politica che tiene in scacco il suo paese. (Reuters,
25/06/2008)
"Una guerra farebbe correre il rischio di aggiungere ulteriore sofferenza alla popolazione e la comunità internazionale non la approverebbe", osserva il diplomatico, il quale ritiene inoltre che un conflitto farebbe politicamente il gioco del dittatore. "Mugabe presenta la situazione come una lotta tra il suo paese e la Gran Bretagna – afferma Chaplin – e le sue argomentazioni hanno avuto una certa risonanza in Africa. Ora però il livello di violenza da parte del regime è arrivato a un punto tale che anche gli africani più incerti hanno capito cosa sta accadendo. Un attacco militare, invece, porterebbe nuova linfa alla sua propaganda".
Ma allora, con quali mezzi la comunità internazionale può impedire il perpetuarsi della dittatura di Mugabe? Secondo l'ambasciatore inglese, "sarà l'economia a non permettere lunga vita al governo". La comunità internazionale deve "proseguire con la pressione, aumentarla, condannare in modo chiaro e compatto il modo in cui si svolgeranno le elezioni, non riconoscerne il risultato. Piccole cose ma importanti", aggiunge Chaplin. Poi, ad abbattere Mugabe, ci penseranno le devastanti condizioni dell'economia, che al momento fa registrare un tasso di inflazione pari a due milioni per cento. Non vanno poi sottovalutati gli effetti della fuga di centinaia di migliaia di persone nei paesi limitrofi per sfuggire alla povertà e alla repressione.
La questione, secondo l'ambasciatore, avrà un forte impatto anche sull'economia di quei paesi, specialmente sul Sudafrica, finora assai morbido verso Mugabe. Difficile comunque che una soluzione possa venire secondo la proposta del presidente sudafricano Thabo Mbeki, che nella sua veste di mediatore ha proposto una sorta di governo di unità nazionale con dentro sia Mugabe che Tsvangirai (al momento barricato nella sede dell'ambasciata olandese a Harare): "Lo Zimbabwe non è come il Kenya, non funzionerebbe", commenta il diplomatico del Regno Unito. La soluzione del problema, comunque, secondo Chaplin, deve essere africana.
Certo, il ruolo dell'Unione europea è importante, così come importanti sono le misure già intraprese dall'Europa con alcune sanzioni economiche e il divieto di accoglienza ai principali leader del regime. Tuttavia il ruolo europeo dev'essere soprattutto volto a sostenere gli sforzi del Sadc, il gruppo che riunisce i 14 paesi dell'Africa subsahariana. Una volta cambiato il regime, poi, sarà molto importante sostenere economicamente il nuovo governo. In ogni caso, viste le sofferenze della popolazione, il Regno Unito non ha bloccato i propri aiuti umanitari, che nel 2007 hanno raggiunto i 45 milioni di sterline, oltre ad altri tre milioni devoluti alle organizzazioni non governative impegnate nel rilancio del processo democratico. - Giampiero de Andreis (Velino,
25/06/2008)
L'atteggiamento cauto di Pechino non è del tutto disinteressato. Non è un mistero infatti che con il regime di Harare la Cina abbia sempre fatto buoni affari. Specialmente nel traffico di armi. E proprio alla vigilia delle elezioni dello scorso aprile, il cargo «An Yue Jiang», di proprietà della Cosco di Pechino, avrebbe dovuto attraccare alle coste africane per scaricare 3 milioni di munizioni per fucili d'assalto Ak 47, 1500 granate per lancia-razzi e 600 fusti di mortaio con 3 mila proiettili. Un autentico arsenale da guerra, che non riuscì però ad arrivare a destinazione. La mobilitazione del sindacato degli scaricatori di porto sudafricani rese impossibile l'attracco della nave in Sudafrica. Il cargo tentò altre possibili soluzioni nei paesi confinanti, ma ovunque fu opposto il divieto e alla fine ritornò in patria. Ma il grande risultato della «rivolta africana alle armi cinesi» alla fine sarebbe stato vano. Secondo diverse fonti infatti, il carico di armi alla fine sarebbe arrivato a destinazione. Una notizia che, se confermata, spiegherebbe molte cose. Ad insospettire è la coincidenza temporale con l'inasprimento dell'offensiva di Mugabe contro l'opposizione. Forse Mugabe aspettava l'arrivo delle armi per alzare il tiro contro il rivale Tsvangirai.
Le prime relazioni tra il governo di Harare e quello di Pechino risalgono al 2003, l'anno della iper-recessione del paese africano. Dopo la rottura delle relazioni economiche con il paesi dell'Unione europea, Mugabe ha indicato nel gigante asiatico il suo principale interlocutore commerciale. La politica di non-interferenza negli affari interni di Pechino e la forte domanda di materie prime della Cina hanno fatto il resto. Nel febbraio del 2007, il presidente Hu Jintao ha visitato ufficialmente il paese africano. Per l'occasione una delegazione di imprenditori ha fatto visita al Ministero del turismo dello Zimbabwe. Ad accoglierli messaggi di benvenuto scritti in coreano. Andrea Franceschi (Il Sole 24 ore,
24/06/2008)
Una sconfitta grave per il mondo democratico, le cui forti condanne non hanno in alcun modo inciso sulla dinamica degli eventi; e soprattutto per l'Africa, in particolare i Paesi regionali, che potevano davvero essere determinanti, ma non hanno voluto o saputo farlo, ovvero hanno iniziato a muoversi utilmente solo nei giorni scorsi, di fatto fuori tempo massimo, e comunque mai in maniera unitaria. Ha pesato soprattutto l'incertezza della superpotenza regionale, il Sudafrica. Con il presidente, mediatore ufficiale, Thabo Mbeki, a lungo accusato di essere sbilanciato a favore di Mugabe, mentre il leader dell'Anc, suo successore in pectore, Jacob Zuma, era durissimo col regime zimbabwiano. Oggi intanto la presidenza tanzaniana del SADC, organismo che riunisce i 14 paesi dell'Africa sub sahariana, ha annunciato che si terrà domani nello Swaziland un summit straordinario sulla situazione nello Zimbabwe. E così Mugabe, che ha fatto del granaio dell'Africa un deserto, con il 50 per cento della popolazione che ha bisogno di aiuti umanitari per la sopravvivenza alimentare, e dove ieri occorrevano 30 miliardi di moneta locale per acquistare un dollaro Usa, resterà almeno per ora al potere.
L'appello dell'Onu, peraltro non vincolante, al rispetto della democrazia e contro la violenza, rimane così di fatto lettera morta, anche perché nella stesura finale è stato molto edulcorato rispetto a un primo testo più duro; analoga sorte per le condanne -particolarmente forti da Usa e Gran Bretagna, e di moltissime altre cancellerie, e dell'Ue-. Tutto ciò ha lasciato indifferente Mugabe e il suo regime, ed ancor di meno sembra turbarlo la circostanza che in Parlamento per la prima volta nella storia dello Zimbabwe il suo partito, lo Zanu-Pf, sarà minoritario. La maggioranza è andata al partito dell'opposizione, il Movimento per il Cambiamento Democratico (Mcd). Comunque la grande occasione, secondo gli analisti, si è persa dopo il primo turno delle elezioni, il 29 marzo, quando Mugabe fu seccamente sconfitto (probabilmente Tsvangirai aveva anche ottenuto il 50 per cento dei voti per essere eletto presidente al primo turno, ma gli fu assegnato solo il 47,9) ed appariva ormai fuori gioco, e disposto forse a negoziare un'uscita indolore: del resto ha 84 anni, la moglie 38 e ci sono un paio di figli molto giovani.
Il vecchio combattente non è stato incalzato a dovere: forti ma inefficaci le condanne del mondo democratico, timide quelle dei paesi regionali. Di lì la violenza feroce scatenata contro l'opposizione: una novantina di morti, circa 500 arresti, stupri estesi, oltre 30.000 persone, soprattutto nelle aree rurali, costrette ad abbandonare tutto e fuggire dagli scherani del potere. Ma anche per errori strategici e tattici da parte del Mdc, ultimo la decisione di Tsvangirai di rifugiarsi -dopo aver annunciato domenica il ritiro dal ballottaggio- nell'ambasciata olandese, e non in quella di un Paese africano. (Ansa,
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D'altra parte, però, la dichiarazione è stata via via indebolita durante le discussioni dei Quindici per le richieste di modifiche sollevate da Sudafrica, Cina, Russia, Indonesia, Libia e Vietnam. "Nonostante la rabbia di Washington, Londra, Bruxelles e pure di qualche capitale africana - ha scritto oggi il Financial Times - non è per nulla chiaro che tipo di pressione verrà applicata". A rendere il testo poco efficace è l'idea - difesa da diversi membri del Consiglio - che le elezioni dello Zimbabwe siano un affare interno, o al massimo regionale.
"Il Consiglio non può decidere i leader dello Zimbabwe", ha sottolineato Dumisani Kumalo, ambasciatore del Sudafrica alle Nazioni Unite. Il presidente degli Stati Uniti George W. Bush si è comunque detto "molto contento" per la dichiarazione, definita dalla portavoce della Casa Bianca Dana Perino "molto forte". La strategia degli Usa - vista l'inevitabilità delle consultazioni di venerdì - sembra essere quella di non riconoscere più il governo dello Zimbabwe come legittimo. "Se ci sarà l'elezione e Mugabe resisterà, la comunità internazionale rifiuterà in maniera uniforme questo risultato", ha detto il portavoce del dipartimento di Stato Tom Casey. Gli Stati Uniti, inoltre, stanno spingendo su altri Paesi dell'Africa meridionale. James McGee, ambasciatore Usa in Sudafrica, ha detto che la comunità dei Paesi per lo sviluppo dell'Africa del Sud (Sadc) "deve fare una dichiarazione chiara sull'illegittimità del regime". (SwissInfo,
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Ieri, il Presidente dello Zambia, Levy Mwanawasa, attuale presidente della Comunità per lo sviluppo dell'africa australe (Sadc), ha dichiarato che l'organizzazione regionale non può rimanere zitta di fronte a quanto sta accandendo in Zimbabwe, ormai motivo di "enorme imbarazzo per tutti noi". Giovedì scorso, erano stati i leader di Tanzania, Angola e Swaziland a condannare le intimidazioni subite dal partito di opposizione dello Zimbabwe, Movimento per il cambiamento democratico (Mdc), durante la campagna elettorale. Parlando a nome della Sadc, il ministro degli Esteri della Tanzania, Bernard Member, ha dichiarato: "Ci sono chiari segnali che queste elezioni non saranno mai libere e giuste. Abbiamo chiesto al governo dello Zimbabwe di far cessare le violenze". Il portavoce del governo dello Swaziland, Percy Simelane, ha definito improbabile che si teneressero elezioni credibili, "se persino il Presidente in persona incita alla violenza". Tuttavia, la presa di posizione più significata era arrivata dal leader dell'Angola, Eduardo dos Santos, uno dei più stretti alleati del leader dello Zimbabwe. Dos Santos ha infatti invitato Mugabe a "onorare lo spirito di tolleranza e rispetto per le diversità e a mettere fine a ogni forma di intimidazione e di violenza politica".
Nelle settimane precedenti erano stati i leader di Botswana e Kenya a pronunciarsi contro Mugabe. Il premier keniano Raila Odinga ha definito Mugabe motivo di "imbarazzo per l'Africa", mentre il ministro degli Esteri di Nairobi, Moses Wetang'ula, ha bollato le azioni di Mugabe come "un affronto alla cultura democratica in pieno sviluppo nel continente africano, inaccettabile per tutti gli africani". Da parte sua, il Presidente del Botswana, Ian Khama, aveva r