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Presidenziali, 47% a Tsvangirai, 43% a Mugabe (SwissInfo, 30/04/2008)
Il leader dell'opposizione nello Zimbabwe, Morgan Tsvangirai, ha ottenuto il 47% nelle elezioni presidenziali del 29 marzo scorso, rispetto al 43% conseguito dal presidente uscente Robert Mugabe. Lo hanno riferito ad Harare fonti vicine alla commissione elettorale (Zec) e altre fonti governative. Si tratta della prima ammissione, anche se non ancora ufficiale, del successo dell'opposizione nelle presidenziali del mese scorso nello Zimbabwe. Secondo una delle fonti, non avendo raggiunto Tsvangirai la maggioranza assoluta sarà necessario un turno di ballottaggio. La lunga incertezza sull'esito elettorale ha accresciuto nelle ultime settimane i timori di un'ondata di proteste e violenze nello Zimbabwe, guidato negli ultimi 28 anni da Robert Mugabe. (SwissInfo, 30/04/2008)
Senato usa chiede le dimissioni del presidente Mugabe(Alice/Apcom, 30/04/2008)
Il Senato Usa invita il Presidente dello Zimbabwe a dimettersi e ad avviare un processo pacifico di transizione democratica del Paese. Il Senato ha approvato una risoluzione non vincolante, in cui sollecita anche l'immediata diffusione dei risultati delle elezioni presidenziali del 29 marzo scorso. A un mese dalle elezioni, la Commissione elettorale non ha infatti ancora diffuso i risultati delle presidenziali. L'opposizione guidata da Morgan Tsvangirai sostiene di aver vinto con il 50,3% dei consensi, ma una coalizione di organizzazioni della società civile ritiene che nessuno dei candidati abbia ottenuto la maggioranza, ipotizzando quindi un ritorno alle urne. La risoluzione Usa è stata introdotta dal senatore John Kerry: "E' chiaro che il popolo dello Zimbabwe ha votato per un nuovo inizio e il Presidente Mugabe deve accettare la sua volontà e dare il via a un pacifica transizione verso un governo democratico". Alludendo poi al Sudafrica, Kerry ha sollecitato i principali protagonisti della scena politica regionale ad assumere la guida di tale processo, "ma gli Stati Uniti, in quanto principale democrazia del mondo, ha la responsabilità di parlare in maniera chiara in questo momento di crisi".
Barclays Bank sotto accusa: finanzia governo di Mugabe (Alice/Apcom, 30/04/2008)
La Barclays Bank è accusata di aver garantito "servizi bancari personali" a quattro esponenti del governo dello Zimbabwe guidato dal Presidente Robert Mugabe, violando le sanzioni imposte nel 2002 dall'Unione europea. Le misure adottate dall'Ue prevedono infatti il congelamento dei conti correnti e dei fondi di 131 esponenti del governo di Harare. Il partito liberaldemocarico di Londra ritiene che la principale banca britannica stia invece garantendo servizi bancari a quattro persone presenti nelle liste Ue, oltre a finanziare lo stesso esecutivo e diverse aziende del Paese.
La Zanu-Pf ripropone il power-sharing (Mwinda, 29/04/2008)
A un mese esatto dalle elezioni e ancora in assenza dei risultati delle presidenziali, l'ambasciatore di Harare all'Onu rilancia oggi l'ipotesi di un governo di coalizione. "Non c'è alcun modo che gli uni possano fare a meno degli altri", ha detto alla BBC Boniface Chidyausiku, riferendosi ai due principali avversari politici dello Zimbabwe, la Zanu-Pf di Robert Mugabe e il Mdc di Morgan Tsvangirai. Secondo il ragionamento di Chidyausiku, nessuno dei due partiti ha una maggioranza sufficiente in parlamento per governare da solo. Ed sarebbe quindi necessario pensare a un accordo di power-sharing. E' la seconda volta in pochi giorni che membri di rilievo della Zanu-Pf tornano sull'ipotesi di un governo di coalizione. Che il Mdc non sembra però intenzionato ad accogliere. Tanto più che lunedì le due fazioni in cui il Mdc è diviso, e che si erano presentate separatamente alle elezioni, hanno annunciato di essersi riunite. Il che garantirebbe al partito di opposizione di ottenere la maggioranza parlamentare. Ancora nulla, invece, per quel che riguarda i risultati definitivi delle presidenziali. Oggi dovrebbe iniziare la verifica del conteggio dei voti per la corsa alla poltrona più alta del paese, il che potrebbe portare a dei risultati ufficiali entro la fine della settimana. Intanto, sempre oggi, è prevista a New York una riunione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite in cui sarà affrontato anche il problema dello stallo politico dello Zimbabwe seguito alle elezioni generali di un mese fa. (Mwinda,
29/04/2008)
Attesa per i risultati del voto presidenziale (Reuters, 29/04/2008)
La verifica dei discussi risultati delle elezioni presidenziali in Zimbabwe è attesa per oggi, un mese dopo il voto, e il paese potrebbe essere in grado di sapere entro una settimana se Robert Mugabe resterà al potere. Ora che un parziale riconteggio è terminato, i candidati inizieranno a verificare l'accuratezza dei risultati ufficiali che determineranno se Mugabe estenderà ancora il suo mandato dopo circa 30 anni al potere o se perderà a favore del leader dell'opposizione Morgan Tsvangirai. L'attesa per i risultati delle elezioni del 29 marzo ha portato a tensioni, con l'opposizione che ha accusato Mugabe di tentare brogli. Un quotidiano di stato, citando una dichiarazione del governo, scrive oggi che un uomo è stato ucciso e altri due sono rimasti feriti quando i sostenitori dell'opposizione hanno tentato di attaccare un campo di addestramento dell'esercito. L'Herald scrive che il governo di Mugabe ha detto che le forze di sicurezza avrebbero usato "la forza appropriata e necessaria" per gestire la violenza. Una vittoria per Mugabe, il cui partito al governo Zanu-Pf ha perso il controllo del parlamento, potrebbe approfondire la crisi economica di quello che una volta era un paese prosperoso, secondo gli analisti politici. Mentre le potenze occidentali potrebbero fornire aiuti e investimenti se la vittoria andasse a Tsvangirai, leader del Movimento per il cambio democratico (Mdc) all'opposizione. (Reuters,
29/04/2008)
Ministri UE chiedono moratoria internazionale su vendita armi (Adnkronos/Aki, 29/04/2008)
I ministri degli Esteri dell'Unione europea, riuniti a Lussemburgo per il Consiglio Affari Generali e Relazioni Esterne (Cagre), hanno chiesto l'adozione di una "moratoria internazionale" sulla vendita di armi allo Zimbabwe. Gia' dal 2004, l'Ue ha vietato la vendita di "armamenti, materiale o equipaggiamenti che possono essere utilizzati a dei fini di repressione interna nello Zimbabwe", si ricorda nel testo conclusivo della riunione dei ministri. In questo contesto, si prosegue nel documento, i Ventisette incoraggiano anche gli altri partner internazionali ad "astenersi" dalla vendita di armi allo Zimbabwe, "adottando una moratoria di fatto su tutte le vendite di questo tipo". (Adnkronos/Aki,29/04/2008)
L'Mdc al Consiglio di Sicurezza (Mwinda, 28/04/2008)
In settimana il Movimento per il cambiamento democratico di Morgan Tsvangirai, convinto di aver vinto la poltrona presidenziale, presenterà al Consiglio di Sicurezza dell'Onu il suo caso. - A un mese dalle elezioni del 29 marzo, infatti, i risultati ufficiali della corsa presidenziale in Zimbabwe non sono stati ancora resi noti. Nel weekend è stata accertata la vittoria del Mdc in parlamento, dopo il riconteggio dei voti di ventitré circoscrizioni richiesto dalla Zanu-Pf, il partito di Robert Mugabe. Se quindi per il parlamento i dati sono definitivi e anche la Zanu-Pf è stata costretta ad ammettere la sconfitta, perdendo così per la prima volta dell'indipendenza la maggioranza parlamentare, per quel che riguarda la presidenza della repubblica il discorso è ancora aperto. Per questo, ha reso noto il Mdc in un comunicato ripreso oggi dal quotidiano sudafricano Mail&Guardian, il segretario generale, Tendai Biti, guiderà la delegazione del partito a New York. Per dire al Consiglio di Sicurezza che l'opposizione (diventata maggioranza) non è disposta ad accettare il ballottaggio tra Morgan Tsvangirai e Robert Mugabe, ma vuole vedere riconosciuta la vittoria al primo turno del proprio leader e candidato presidenziale. Intanto, sempre domenica, la sottosegretaria di stato americana con delega all'Africa sub-sahariana, Jendayi Frazer, in visita in questi giorni in vari paesi dell'Africa meridionale, ha detto che il Consiglio di Sicurezza dovrebbe prendere in considerazione l'imposizione di sanzioni allo Zimbabwe se lo stallo politico post-elettorale non trova soluzione. (Mwinda,
28/04/2008)
Usa minacciano sanzioni Onu se crisi non si conclude (Apcom, 27/04/2008)
Se la crisi seguita alle elezioni in Zimbabwe non sarà risolta al più presto, le Nazioni Unite potrebbero decidere per l'imposizione di sanzioni contro il paese. A dichiararlo è stato l'inviato americano per l'Africa Jendayi Frazer, nel corso di un'intervista all'emittente televisiva britannica Bbc. Se la situazione non cambiasse, "dovremmo valutare la possibilità di sanzioni multilaterali tramite le Nazioni Unite", ha detto Frazer, assistente segretario di Stato americano per le questioni africane. Il consiglio di Sicurezza dell'Onu discuterà della crisi in Zimbabwe martedì. Durante la riunione Stati Uniti e Gran Bretagna, membri permanenti del consiglio, potrebbero aumentare la pressione sul presidente Robert Mugabe, in carica da 28 anni. Frazer in precedenza aveva auspicato la fine degli episodi di violenza in Zimbabwe, sostenendo che un secondo round elettorale dovrebbe essere evitato. I risultati del voto del 29 marzo non sono ancora stati resi pubblici, ma secondo indiscrezioni nessuno dei due candidati avrebbe superato la soglia del 50% e dovrebbe quindi tenersi un ballottaggio tra Tsvangirai e Mugabe. Frazer, durante un viaggio nella regione cominciato in Sudafrica, ha chiesto che Mugabe lasci il proprio incarico. (Apcom,
27/04/2008)
Arcivescovo York: "esercito non terrorizzi i cittadini" (Alice/Apcom, 27/04/2008)
John Sentamu, arcivescovo di York, numero 2 della Chiesa d'Inghilterra, sta conducendo oggi una giornata di digiuno e preghiera per il popolo dello Zimbabwe e ha lanciato un appello all'esercito e alla polizia del paese africano affinché non "terrorizzino la gente comune" per sostenere il presidente, Robert Mugabe. Sentamu ha già altre volte preso posizioni decise contro il padre-padrone dello Zimbabwe: lo scorso dicembre durante una trasmissione televisiva fece a pezzi il colletto del suo abito clergyman spiegando che non lo avrebbe sostituito finché Mugabe fosse rimasto al potere. La situazione politica in Zimbabwe resta in stallo dopo le elezioni politiche e presidenziali del 29 marzo. Le politiche hanno visto prevalere l'opposizione guidata da Morgan Tsvangirai, che si dichiara vincitore anche delle presidenziali, i cui risultati però non sono mai stati pubblicati. Sentamu ha detto nel suo appello alle autorità della sicurezza dello Zimbabwe: "Il vostro lavoro non è sostenere un governo che non ha legittimità ma proteggere ogni cittadino dello Zimbabwe. Come comunità cristiana" ha aggiunto "dobbiamo essere uniti con i fratelli e le sorelle che vivono sotto la tirannia di Mugabe e pregare per la loro liberazione". Martedì scorso, Sentamu e l'arcivescovo di Canterbury Rowan Williams hanno emesso un comunicato congiunto chiedendo di prevenire "l'orribile" violenza nel paese. Il ruolo della Chiesa anglicana è interessante: l'arcivescovo sudafricano Thabo Makgoba ha detto alla Bbc che vorrebbe un embargo sulle armi contro lo Zimbabwe (mentre il governo sudafricano di Thabo Mbeki fin qui ha sostenuto Mugabe). John Tucker Mugabi Sentamu è nato a Kampala, in Uganda; ha una formazione da avvocato ed esercitò questa professione nel suo paese natale fino al 1974, quando incorse nelle ire del sanguinoso dittatore Idi Amin. Fu incarcerato per tre mesi; alla liberazione si rifugiò in Gran Bretagna dove ha studiato teologia e, nel 1979, ha preso gli ordini. (Alice/Apcom,
27/04/2008)
200 fermi in raid contro sede opposizione (SwissInfo, 27/04/2008)
Oltre 200 persone sono state fermate ieri nel corso del raid compiuto dalla polizia ad Harare nella sede del principale partito di opposizione, mentre dalle elezioni del 29 marzo sarebbero stati uccisi almeno 15 oppositori. "La polizia ha fermato 215 persone a Harvest House, sede del Movimento per il cambiamento domocratico (Mdc)". ha detto il portavoce della polizia nazionale Wayne Bvudzijena. "Esse - ha aggiunto - saranno interrogate su una loro eventuale partecipazione ad attività criminali con connotazioni politiche nel paese". L'Mdc ha denunciato il raid di ieri come parte della persecuzione sistematica dell'opposizione che va avanti dalle elezioni del 29 marzo. Oggi si è avuta conferma della vittoria dell'opposizione nelle elezioni politiche, mentre mancano ancora i risultati delle presidenziali, vinte, secondo l'Mdc ed anche gli Stati Uniti, dal leader dell'opposizione Morgan Tsvangirai. Il portavoce dell'Mdc Nelson Chamisa ha detto che fino ad ora sono stati contati 15 morti tra gli oppositori anche se "probabilmente il bilancio è più pesante" perché molti vengono sepolti nei villaggi. Il governo in passato ha detto che queste vittime esistono solo nell'"immaginario" dell'opposizione. (SwissInfo,
27/04/2008)
Riconteggio voti, partito Mubabe perde maggioranza (Euronews, 27/04/2008)
I risultati parziali del riconteggio dei voti nello Zimbabwe confermano il successo dell'opposizione. Il Movimento per il Cambiamento guidato da Morgan Tsvangirai si è imposto nelle legislative e nelle presidenziali. Ieri la sede del partito è stata oggetto di un raid della polizia, che ha fermato piu' di 200 persone. Tsvangirai aveva annunciato la propria vittoria sul presidente Mugabe già all'indomani del voto del 29 marzo, ma un ricorso ha impedito la proclamazione dei risultati definitivi, suscitando perplessità e proteste anche in Europa e negli Stati Uniti. La crisi politica ha indotto molti a chiedere un embargo sulle armi allo Zimbabwe, rifornito in particolare dalla Cina. In questi giorni una nave cinese carica di armi e munizioni è stata richiamata indietro da Pechino dopo alcune soste nei porti del Sudafrica e dell'Angola, dove non è stata autorizzata a sbarcare il suo carico diretto verso lo Zimbabwe. (Euronews,
27/04/2008)
Gli Usa ha vinto Tsvangirai, Pechino richiama la nave carica di armi per il governo Mugabe (Radiovaticana, 24/04/2008)
Per gli Stati Uniti, Morgan Tsvangirai è il vincitore delle elezioni in Zimbabwe. Lo ha dichiarato il segretario di stato aggiunto, Jendayi Frazer, in missione nel confinante Sudafrica. Alle elezioni del 29 marzo, ha detto la Frazer, il popolo dello Zimbabwe ha votato per il cambiamento e, sebbene il governo di Harare si ostini a non rendere noti i risultati, il vincitore è il leader dell'opposizione. Intanto è stata richiamata in Cina la nave carica di armi destinate allo Zimbabwe, lo ha reso noto oggi il portavoce del ministero degli esteri cinese, Jiang Yu. La nave, boicottata dai lavoratori portuali del Sud Africa, era destinata al governo di Mugabe nonostante l’amministrazione americana avesse chiesto alla Cina di bloccare la fornitura di armi. Ma qual è la situazione attuale nel paese africano? Giovanni Augello lo ha chiesto ad un’operatrice internazionale presente sul posto che per motivi di sicurezza ha chiesto l’anonimato. (Radiovaticana,
24/04/2008)
L'ipotesi di un governo di unità nazionale è respinta dall'opposizione (Agenzia Fides, 24/04/2008)
Il regime dello Zimbabwe lancia un segnale all'opposizione per la formazione di un governo di transizione per far uscire il Paese dalla grave crisi politica scoppiata dopo le elezioni del 29 marzo. In un editoriale, il quotidiano governativo "The Herald's Tribune" ha auspicato che i Paesi della regione svolgano una mediazione per favorire la creazione di un governo di unità nazionale, presieduto da Mugabe, che prepari nuove elezioni."La situazione socio-economica in Zimbabwe non è favorevole e la dinamica politica del Paese è così distorta che far svolgere un ballottaggio libero ed equo in tempi brevi è letteralmente impossibile" scrive il quotidiano. Il leader dell'opposizione, Morgan Tsvangirai, dal Mozambico, ennesima tappa del suo tour per convincere gli altri Paesi africani a esercitare pressioni su Mugabe perché ceda il potere, ha respinto la proposta di un esecutivo di unità nazionale, guidato dal Presidente uscente. Tsvangirai ha auspicato la formazione di un governo aperto a tutte le componenti della vita politica nazionale. La proposta formulata da The Herald è stata respinta anche da un esponente del governo, un'ulteriore indicazioni dell'esistenza di contrasti ai vertici del partito di Mugabe (ZANU-PF, l'Unione Nazionale Africana dello Zimbabwe-Fronte Patriottico) e del governo tra una linea favorevole ad un compromesso ed un'altra dura e intransigente. L'Herald ha anche annunciato che il riconteggio delle schede del voto per le legislative del 29 marzo, vinte dall'opposizione, ha dato un risultato favorevole a Mugabe. La Commissione Elettorale dello Zimbabwe (ZEC) ha infatti assegnato al partito del Presidente Mugabe il primo dei 23 seggi per i quali era stato deciso il riconteggio. In un'altra circoscrizione, i cui voti sono stati ricontati, è stata invece riconfermata la vittoria del Movimento per il Cambiamento Democratico, il partito di Tsvangirai. Mentre proseguono le operazioni di verifica in 23 delle 210 circoscrizioni elettorali, il Paese e la comunità internazionale continuano ad attendere i risultati delle elezioni presidenziali. Un ritardo che sta diventando imbarazzante per i Paesi che appoggiano Mugabe, ad iniziare dal Sudafrica, dove alla linea morbida del Presidente Thabo Mbeki si sta affermando quella più decisa del suo successore alla testa dell'African National Congress (ANC). Zuma ha qualificato la crisi nello Zimbabwe come "inaccettabile", ma ha difeso Mbeki dalle critiche di chi gli chiede una presa di posizione più dura. "Mbeki è stato incaricato di mediare nella crisi. Non si può avere un mediatore che si schiera per una delle due parti" ha affermato dopo un incontro con il Premier inglese Gordon Brown. Quest'ultimo ha proposto un embargo sulla vendita di armi allo Zimbabwe, dopo che i sindacati dei lavoratori portuali sudafricani si sono rifiutati di scaricare una fornitura di armi giunta in nave dalla Cina per lo Zimbabwe. Anche il Presidente della Caritas Internationalis, il Cardinale Oscar Rodriguez Maradiaga, Arcivescovo di Tegucigalpa, chiede al Consiglio di Sicurezza dell'ONU di indire un embargo sulla vendita di armi ad Harare. Lo ha reso noto un comunicato inviato all'Agenzia Fides. (L.M.) (Agenzia Fides,24/4/2008)
Cina richiama nave con carico armi per governo (la Repubblica, 24/04/2008)
E' stato richiamato in Cina il mercantile 'An Yue Jiang', che trasporta un carico di armamenti in origine destinati alle forze governative dello Zimbabwe. La spedizione della nave, appartenente all'armatore pechinese 'Cosco', aveva suscitato polemiche e proteste a livello internazionale, nel timore che nel Paese africano le armi potessero essere utilizzate dal regiome del presidente uscente, Robert Mugabe, per mantere il potere e perseguitare gli oppositori. "Per quanto ne so, la compagnia ha deciso di far tornare indietro il mercantile", ha dichiarato una portavoce del ministero degli Esteri di Pechino, Jiang Yu: la stessa che solo due giorni fa aveva definito la contestata transazione "normale commercio di prodotti militari" tra due Stati legati da accordi bilaterali, e il cui relativo contratto "era stato firmato l'anno scorso", dunque "nulla ha a che vedere con l'attuale situazione" nell'ex Rhodesia. L'amministrazione Usa aveva chiesto espressamente alla Cina di bloccare la fornitura bellica per Mugabe, consistente in milioni di munizioni e migliaia di granate e mortai, e di non permetterne altre in avvenire; e ieri il pimo ministro britannico Gordon Brown aveva annunciato l'intenzione di promuovere un embargo totale sulla vendita di armi allo Zimbabwe, dove tuttora si ignorano i risultati delle elezioni presidenziali svoltesi il 29 marzo scorso; mentre quelli della politiche, tenutesi contestualmente e di per se' favorevoli all'opposizione, sono adesso messi in discussione da un nuovo spoglio delle schede, seppure parziale. (la Repubblica, 24/04/2008)
Analisi della crisi (Vita, 23/04/08)
Prosegue il riconteggio dei voti in Zimbabwe dopo le elezioni del 28 marzo, i cui risultati non sono mai stati comunicati. In realtà i risultati delle elezioni erano stati già esposti fuori dai seggi elettorali, riferiscono a Vita fonti locali. Non è stato comunicato il totale dei voti, che però può essere facilmente ottenuto procedendo al calcolo seggio per seggio. Mugabe afferma che almeno in 23 seggi i risultati sono fasulli. Il Presidente e non la Corte Suprema ha ritirato le urne elettorali tenendole in un luogo segreto. All'opposizione è stato vietato di conoscere le modalità di questi conteggi.
Favorevoli a Mugabe primi dati nuovo scrutinio schede (la Repubblica, 23/04/2008)
Sono favorevoli alla Zanu-Pf, l'Unione Nazionale Africana dello Zimbabwe-Fronte Patriottico guidata dal presidente suecnte Robert Mugabe, i risultati del nuovo scrutinio parziale delle schede relative alle elezioni del 29 marzo scorso: lo riferisce oggi il quotidiano filo-governativo 'Herald', vero e prioprio organo del regme, secondo cui lo spoglio completato nella prima delle 23 circoscrizioni sottoposte alla revisione dei risulati ha confermato la vittoria del partito di Mugabe, tanto alla Camera bassa quanto in Senato, organo quest'ultimo peraltro largamente simbolico. Ancora una volta, pero', nulla e' trapelato circa l'esito delle presidenziali, svoltesi contestualmente alla parlamentari, che per la prima volta in 28 anni hanno visto la Zanu-Pf perdere la maggioranza andata invece, quanto meno in origine, alla principale forza di opposizione: l'Mdc, il Movimento per il Cambiamento Democratico di Morgan Tsvangirai, che ha sempre rivendicato di essere stato eletto nuovo presidente. La circoscrizione in cui si e' conclusa la nuova conta dei voti e' quella di Goromonzi Ovest, un distretto rurale alle porte della capitale Harare; si tratta di una delle sole due su 23 in cui la Zanu-Pf vinse il 29 marzo. Se grazie alla ripetizione dello spoglio il partito al potere conquistasse sette o piu' seggi, strapperebbe agli avversari il controllo del Parlamento. Per questo da piu' parti, anche all'estero, si teme che le operazioni siano 'pilotate' per alterare i risultati ufficiali. (la Repubblica,
23/04/2008)
Brown propone embargo totale su armi (la Repubblica, 23/04/08)
Il primo ministro britannico Gordon Brown ha annunciato che intende caldeggiare un embargo totale sulle forniture di armi allo Zimbabwe, dove precipita ogni giorno di piu' la gravissima crisi politico-istituzionale apertasi in seguito alle elezioni del 29 marzo scorso, con i risultati delle presidenziali tuttora tenuti segreti dal regime e quelli delle parlamentari, favorevoli all'opposizione, messi in discussione da un nuovo scrutinio parziale. Da settimane gli avversari del presidente uscente Robert Mugabe denunciano violenze contro i dissidenti, e in proposito un deputato ha chiesto oggi a Brown, durante il 'question time' alla Camera dei Comuni, di inviare un segnale forte a Mugabe affinche' "cessi di perseguitare in modo brutale l'opposizione legittima, dia retta alla volonta' espressa democraticamente nel suo Paese, e se ne vada". Il premier ha replicato senza esitare: "Dall'intero Regno Unito deve partire un messaggio, e cioe' che e' completamente inacettabile quanto sta accadendo nello Zimbabwe, come il mancato annunco dei risultati elettorali e il tentativo di alterarli. Mi appello a tutto il mondo", ha proseguito, "perche' esprima lo stesso punto di vista, secondo cui tutto cio' e' completamente inaccettabile per la comunita' internazionale nella sua interezza". Quindi ha annunciato che il governo di Londra "promuovera' proposte per un embargo su tutte le armi dirette nello Zimbabwe". (la Repubblica,
23/04/08)
Zimbabwe - Chiese cristiane: "Intervenite subito o si rischia un genocidio"(LM, Fides, 22/04/2008)
I rappresentanti delle chiese cristiane dello Zimbabwe lanciano un appello alla comunità internazionale perché intervenga nella crisi del Paese. In un comunicato, inviato all'Agenzia Fides, firmato anche dalla Conferenza Episcopale dello Zimbabwe, i leader delle confessioni cristiane locali affermano che il ritardo nella pubblicazione dei risultati del voto del 29 marzo ha creato "incertezza politica, ansia e frustrazione" nell'animo degli abitanti del Paese. Nel documento si denuncia la violenza politica "perpetrata contro gli individui, le famiglie e le comunità, accusate di aver effettuato una campagna a favore o di aver votato per il "partito politico sbagliato", in particolare nella campagne e in alcune aree urbane". La gente viene rapita, torturata, umiliata, costretta a partecipare a comizi dove si sente ripetere di aver votato il candidato "sbagliato" e di non commettere lo stesso "errore" in caso di ballottaggio, e vi sono persino omicidi". La violenza politica aggrava le condizioni di vita della popolazione: "vi è una carestia diffusa in gran parte del Paese. I negozi sono vuoti e i generi alimentari di base sono introvabili. Le vittime delle torture non trovano alcun conforto negli ospedali, del tutto privi di medicinali".
Tsvangirai si appella a Nigeria perche' intervenga(Agi/Afp, 22/04/2008)
Prosegue la spola in cerca di sostegno per le capitali del continente africano di Morgan Tsvangirai, leader dell'opposizione dello Zimbabwe: dopo aver ottenuto ieri un colloquio in Ghana con il segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon, Tsvangirai si e' trasferito a Lagos dove ha incontrato l'ex presidente Olusegun Obasanjo, con il quale ha sollecitato un intervento della Nigeria per risolvere la gravissima crisi politico istituzionale nell'ex Rhodesia. "La Nigeria ha ricoperto un ruolo significativo durante la nostra lotta per l'indipendenza, e la crisi nello Zimbabwe richiede l'attenzione di un Paese quale essa e', ha dichiarato il capo dell'opposizione a Obasanjo, del quale non si conosce peraltro la risposta. Lo stesso Tsvangirai ha quindi assicurato che intende recarsi anche in altri Paesi dell'Africa, specie per fare fronte alle "violenze" in corso in patria e "alle manipolazioni da parte della Commissione Elettorale". Quest'ultima da sabato sta facendo effettuare un nuovo spoglio delle schede in 23 delle 210 circoscrizioni del Paese, dove si e' votato il 29 marzo scorso senza che i risultati delle presidenziali, a detta di Tsvangirai da lui vinte a spese del capo dello Stato uscente Robert Mugabe, siano mai stati resi noti. Quanto alle politiche svoltesi contestualmente, Mugabe per la prima volta in 28 anni ininterrotti al potere ha perso la maggioranza in Parlamento, e si teme che il nuovo scrutinio punti in realta' a ribaltare l'esito originario della consultazione.(Agi/Afp, 22/04/2008)
Nave con carico armi potrebbe tornare in Cina (Alice/Apcom, 22/04/2008)
Potrebbe rientrare in Cina la nave An Yue Jiang, carica di armi destinate allo Zimbabwe. Il suo lungo viaggio verso le coste africane, accompagnato da un coro di critiche, non ha ancora trovato un porto di approdo. Dopo il Sudafrica e il Mozambico, anche l'Angola sarebbe orientata a negare il permesso di approdo al porto della capitale Luanda, mentre il presidente dello Zambia ha lanciato un appello per il boicottaggio dell'imbarcazione, di proprietà della compagnia marittima Cosren. Intanto anche l'amministrazione Bush si è attivata per impedire che la nave possa giungere a destinazione. Il ministero degli Esteri di Pechino ha precisato oggi che l'accordo commerciale tra la Cina e lo Zimbabwe per la consegna del carico d'armi ad Harare risale a un anno fa e non è correlato in alcun modo all'attuale situazione politica nel paese africano. "La questione non dovrebbe essere politicizzata", ha detto la portavoce del ministero, Jiang Yu, precisando che il carico rappresenta il risultato di "un normale accordo commerciale, nel settore militare, tra i due paesi".
Tsvangirai chiede intervento Onu a Ban Ki-moon (La Repubblica, 21/04/2008)
Il leader dell'opposizione dello Zimbabwe, Morgan Tsvangirai, ha chiesto l'intervento delle Nazioni Unite per una soluzione della grave crisi politico-istituzionale in corso nel suo Paese, dove tuttora si ignorano i risultati delle elezioni presidenziali del 29 marzo scorso mentre rischiano di essere alterati quelli delle parlamentari svoltesi contestualmente, che per la prima volta hanno assegnato la vittoria al principale partito avverso al regime. Quest'ultimo, l'Mdc o Movimento per il Cambiamento Democratico che fa capo proprio a Tsvangirai, gia' in altre occasioni si era appellato al Palazzo di Vetro. Il suo capo oggi pero' si e' rivolto direttamente al segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon, che ha incontrato ad Accra, capitale del Ghana. Secondo una portavoce di Ban, Michele Montas, i due hanno avuto un colloquio di mezz'ora su richiesta dello stesso Tsvangirai, prima che Ban ripartisse alla volta della Liberia, tappa successiva delle missione che sta attualmente compiendo in Africa.(La Repubblica, 21/04/2008)
GB, indegno di fiducia nuovo scrutinio schede (la Repubblica, 21/04/2008)
Secondo la Gran Bretagna "nessuno puo' nutrire alcuna fiducia" nel nuovo scrutinio delle schede in corso da sabato in 23 delle 210 circoscrizioni elettorali dello Zimbabwe: lo spoglio e' stato disposto dalla Commissione Elettorale Centrale dello Stato africano su richiesta dela Zanu-Pf, l'Unione Nazionale Africana dello Zimbabwe-Fronte Patriottico guidata dal presidente uscente Robert Mugabe, al potere ininterrottamente da 28 anni ma che che nella consultazione del 29 marzo scorso, stando all'originaria conta dei voti, ha perso la maggioranza in Parlamento per la prima volta dall'80, quando l'ex Rhodesia divenne indipendente proprio dal Regno Unito. Il ministro degli Esteri britannico, David Miliband, ha accusato apertamente Mugabe di puntare ad aggiudicarsi una vittoria fittizia, alterando i risultati effettivi nelle circoscrizioni interessate dal nuovo conteggio, in sedici delle quali il partito dell'uomo forte di Harare perse; alla Zanu-Pf basterebbe ottenere adesso nove seggi, due in piu' che in precedenza, per strappare la maggioranza semplice in Parlamento e tornare in testa. Le operazioni dovrebbero durare ancora almeno un giorno, e paradossalmente riguardano anche le presidenziali, svoltesi contestualmente alle politiche ma i cui risultati complessivi, a piu' tre settimane di distanza, non sono mai stati resi noti. Miliband in particolare ha denunciato l'arresto di scrutatori e funzionari elettorali invisi al regime, e ha messo in dubbio la sicurezza delle une e del loro contenuto, essendo essi rimasti sotto il pieno controllo delle autorita' fin dalla data del voto. L'Mdc, Il Movimento per il Cambiamento Democratico facente capo al leader dell'opposizione Morgan Tsvangirai, ha bollato la ripetizione dello scrutinio come "illegale", avvertendo che non ne accettera' l'esito. (la Repubblica, 21/04/2008)
Governo nega esistenza di milizie pro-Mugabe (Agi/Afp, 21/04/2008)
Il regime dello Zimbabwe ha smentito l'esistenza di milizie che avrebbero preso le armi nello Zimbabwe dopo le contestate elezioni del 29 marzo scorso, il cui esito rimane tuttora in bilico. La denuncia era stata fatta da Tendai Biti, segretario generale della principale forza di opposizione, l'Mdc o Movimento per il Cambiamento Democratico di Morgan Tsvangirai, il quale sostiene di aver vinto le presidenziali; stando a Biti, a prendere le armi sarebbero stati i miliziani dell'ex partito di maggioranza Zanu-Pf, l'Unione Nazionale Africana dello Zimbabwe-Fronte Patriottico del presidente uscente Robert Mugabe. Sarebbero cosi' scoppiati scontri costati finora almeno dieci morti. "I gruppi di vigilanti li trovate solo sui mass media e nella testa del signor Biti", ha replicato il vice ministro per l'Informazione, Bright Matonga, intervistato dalla radio pubblica sudafricana. "Non esiste nulla di simile, sono vigilanti puramente immaginari. I nostri avversari sono davvero disperati". Matonga ha anche negato che i seguaci del partito suo e di Mugabe abbiamo cominciato ad aggredire quelli dell'Mdc. "Vorrei sapere da dove prendono notizie del genere i media internazionali", ha tagliato corto il vice ministro. "Si tratta ovviamente di menzogne propagate dall'Mdc per attirare l'attenzione e togliere il potere al presidente Mugabe ricorrendo alla forza. Non funzionera'. Bisogna essere piu' maturi, responsabili, mentre con le loro affermazioni quelli dell'Mdc sono troppo incauti", ha concluso.(Agi/Afp, 21/04/2008)
Zimbabwe - Riconteggio rinviato mentre crescono violenze (Reuters, 20/04/2008)
Lo Zimbabwe ha annunciato un rinvio nel parziale riconteggio dei voti delle contestate elezioni del 29 marzo, estendendo la fase di stallo politico in cui l'opposizione sostiene che dieci suoi membri siano stati uccisi e centinaia arrestati. Il rinvio ha fatto aumentare i timori dell'opposizione di possibili brogli da parte del partito Zanu-Pf del presidente Robert Mugabe. Il riconteggio potrebbe rovesciare i risultati delle elezioni parlamentari, in cui il partito Zanu-Pf ha perso la maggioranza a favore del Movimento per il cambiamento democratico (Mdc) per la prima volta. I risultati delle elezioni presidenziali non sono stati diffusi, ma il leader dell'Mdc Morgan Tsvangirai ha detto di aver vinto. "Posso confermare che dieci nostri membri sono morti, quattro dei quali negli ultimi giorni, a causa delle violenze politiche perpetrate dai sostenitori del partito al governo dopo le elezioni", ha detto Nelson Chamisa, portavoce dell'Mdc. Mentre cresce nella regione la preoccupazione per instabilità e violenze, l'Unione africana ha chiesto allo Zimbabwe di diffondere immediatamente i risultati elettorali, e ha chiesto moderazione a tutti i partiti.(Reuters, 20/04/2008)
10 uccisi e 400 arresti dopo elezioni, opposizione (SwissInfo, 20/04/2008)
Dieci militanti dell'opposizione sono stati uccisi e circa 400 arrestati in Zimbabwe dalle elezioni del 29 marzo. Lo ha detto oggi a Johannnesburg il segretario generale del Movimento per il cambiamento democratico (Mcd), Tendai Biti. "La situazione è disperata", ha detto Biti durante una conferenza stampa. "Tremila famiglie hanno dovuto scappare, Quattrocento persone sono state arrestate. Cinquecento sono finite in prigione", ha aggiunto. Inoltre l'opposizione fa un quadro drammatico di case incendiate e di gente che ha lasciato il paese per paura della repressione. "Posso confermare che dieci dei nostri sono stati uccisi, quattro solo negli ultimi giorni. Le violenze politiche sono perpetrate da supporter del partito di governo dopo le elezioni", ha detto ad Harare Nelson Chamisa, portavoce del Mdc. Un portavoce della polizia ha confermato solo che un militante del Mdc è stato ucciso ma a suo dire si sta ancora indagando sulla matrice del delitto.(SwissInfo, 20/04/2008)
Almeno 75 sostenitori dell'opposizione arrestati per il fallito sciopero (Peacereporter, 20/04/2008)
Sono almeno 75 i sostenitori del Movement for Democratic Change, il partito di opposizione nello Zimbabwe, arrestati dalle forze dell'ordine durante il fallito sciopero della scorsa settimana. Lo ha riferito uno degli avvocati del Mdc, che aveva proclamato lo sciopero per costringere la Commissione elettorale (Zec) a pubblicare i risultati delle elezioni presidenziali dello scorso 29 marzo. Intanto sempre la Zec, impegnata nel riconteggio di parte dei voti per le elezioni parlamentari vinte dal Mdc, ha dichiarato oggi che le operazioni potrebbero durare più dei tre giorni inizialmente previsti. Il Mdc, che sostiene di aver vinto entrambe le elezioni, accusa il partito al potere, lo Zanu-Pf, di voler truccare i risultati per far rimanere al potere l'attuale presidente, Robert Mugabe. (Peacereporter, 20/04/2008)
Nave cinese carica di armi forse diretta in Angola (Alice/Apcom, 19/04/2008)
Non è ancora chiara la destinazione della nave cinese An Yue Jiang, carica di armi destinate allo Zimbabwe, ma pare si stia dirigendo verso Luanda in Angola, paese alleato del presidente Robert Mugabe. Un gruppo indipendente per la difesa dei diritti umani, che sta monitorando gli spostamenti del vascello, afferma che qualsiasi paese favorisca il trasferimento di armi verso lo Zimbabwe si troverebbe in violazione delle leggi internazionali. In un primo tempo sembrava che la nave fosse diretta verso i porti di Maputo o Beira, in Mozambico. Ma oggi pare stia navigando lungo le coste sudafricane verso sud, in direzione Angola. La nave aveva cercato di approdare a Durban, in Sudafrica, ma un tribunale ha vietato il trasporto attraverso il territorio sudafricano delle armi cinesi per lo Zimbabwe. E così venerdì sera ha lasciato il porto sudafricano per una destinazione sconosciuta. La An Yue Jiang trasporta tre milioni di cartucce per mitragliatori AK-47, granate da lanciarazzi e oltre 3.000 mortai, secondo una copia dell'inventario pubblicato sul quotidiano Beeld. Le armi erano destinate allo Zimbabwe, come confermato da Transnet, la società di gestione del porto di Durban. La rivelazione della presenza di questo carico di armi diretto al vicino Zimbabwe ha suscitato polemiche in Sudafrica, dove diverse voci si sono levate per criticare l'opportunità di una consegna di armi verso lo Zimbabwe, in piena crisi postelettorale. L'opposizione accusa il regime del presidente Mugabe di aver lanciato una campagna di repressione per cancellare i risultati del voto presidenziale del 29 marzo e di "preparare una guerra" riarmando le sue milizie. I legami 'militari' tra Harare e Pechino sarebbero poi provati dalla presenza di soldati cinesi nella città di Mutare, come ha confermato ad Apcom una fonte originaria di questa città nell'est delloZimbabwe. (Alice/Apcom, 19/04/2008)
Iniziato il riconteggio delle schede elettorali (Rainews24, 19/04/2008)
Come voleva il presidente Robert Mugabe, in Zimbabwe è cominciato stamattina un nuovo conteggio delle schede relative alle elezioni (presidenziali e parlamentari) del 29 marzo, malgrado l'opposizione abbia tentato con tutti i mezzi legali a sua disposizione di bloccare l'iniziativa che prolunga l'attesa dei risultati definitivi e completi del voto. Il nuovo conteggio, che riguarda 23 delle 210 circoscrizioni in cui è diviso il Paese, secondo gli osservatori è sufficiente a rendere possibile il ribaltamento del risultato delle elezioni parlamentari, già reso noto a differenza delle elezioni presidenziali e estremamente negativi per il partito di Mugabe, lo Zanu-Pf. In 21 delle 23 circoscrizioni ora sotto esame ha infatti vinto il candidato del Movimento democratico per il cambiamento (opposizione) di Morgan Tsvangirai. Quanto alle elezioni presidenziali, Tsvangirai afferma di avere vinto anche in queste, ma la commissione elettorale si è rifiutata per ora di diffondere dati. "Il processo di riconteggio è cominciato. Riteniamo che durerà almeno tre giorni", ha detto una fonte della commissione elettorale. Alcuni osservatori stranieri, secondo la fonte, saranno autorizzati a monitorare le operazioni di riconteggio. Non è stato invece chiaramente specificato se il riconteggio - o questa fase dell'operazione - riguarda solo le elezioni parlamentari o anche quelle presidenziali.(Rainews24, 19/04/2008)
L'Alta Corte rifiuta di fermare riconteggio voti (Peacereporter, 18/04/2008)
Una corte dello Zimbabwe ha respinto la richiesta dell'opposizione di bloccare il parziale riconteggio dei voti relativi alle elezioni del 29 marzo. Una seconda conta delle schede di 23 delle oltre 120 sezioni elettorali dovrebbe cominciare domani e potrebbe ribaltare il responso del voto parlamentare, da cui il partito Zanu-Pf del presidente Robert Mugabe uscì sconfitto perdendo per la prima volta la maggioranza dei seggi. "Non ci sono motivazioni valide per accettare la richiesta, quindi il caso è chiuso", ha detto il giudice dell'Alta Corte Antonia Guvava. (Peacereporter, 18/04/2008)
Mugabe: non mi si possono dare lezioni di democrazia(AGI/AFP, 18/04/2008)
"Oggi sentiamo la Gran Bretagna sostenere che qui da noi non esiste democrazia, che il popolo e' presso, che c'e' la dittatura, che non sono osservati i diritti umani ne' lo stato di diritto, ma siamo noi, e non i britannici, che abbiamo creato la democrazia fondata sul principio di un uomo-un voto", ha rivendicato il controverso leader dello Zimbabwe. "Una democrazia", ha incalzato, "che ha respinto la discriminazione razziale o basata sul sesso, e che i diritti umani li ha rispettati. Siamo noi che abbiamo portato la demiocrazia in questo Paese", ha insistito, "e che abbiamo eliminato l'oppressione esistente in precedenza". Mugabe, che ieri aveva messo in guardia contro un ritorno "dell'imperialismo britannico", ha parlato davanti a migliaia di sostenitori esultanti, radunati nello stadio ‘Gwanzura' di Highfields, citta'-satellite alla periferia della capitale Harare. "Ndibaba Vanogona!", lo ha salutato la folla; in lingua shona significa "E' un padre capace!". Sceso dalla limousine, l'uomo forte dell'ex Rhodesia ha passato in rassegna il picchetto d'onore, poi i soldati lo hanno omaggiato cantando "Lo Zimbabwe e' uno Stato sovrano, e noi lo difenderemo con il sangue". Pdo -(AGI/AFP, 18/04/2008)
La festa mancata: il 28esimo anniversario dall'indipendenza (Matteo Fagotto, Peacereporter, 18/04/2008)
Sarà "il più triste giorno dell'indipendenza", secondo il leader dell'opposizione Morgan Tsvangirai, quello che lo Zimbabwe festeggerà oggi, in occasione del 28esimo anniversario dalla conquista del potere da parte della maggioranza nera. L'eroe di un tempo, il presidente Robert Mugabe, terrà oggi il primo, vero discorso dal 29 marzo scorso, giorno delle contestate elezioni presidenziali, i cui risultati non sono ancora stati pubblicati. Intanto, a livello internazionale, il Sudafrica, criticato per la "diplomazia dei piccoli passi" portata avanti dal presidente Thabo Mbeki, ha deciso di aumentare la pressione per risolvere la crisi in tempi brevi.
77 tonn. di armi dalla Cina, Mugabe e Pechino sotto accusa – Focus(Alice/Apcom, 18/04/2008)
Nel "giorno dell'Indipendenza", Robert Mugabe si ribella alle critiche sul mancato rispetto dei diritti umani nello Zimbabwe, ma le notizie che giungono oggi dal Sudafrica sul prossimo arrivo ad Harare di un carico d'armi di 77 tonnellate gettano benzina sul fuoco delle polemiche. E intanto la comunità internazionale cerca di fare fronte comune, mentre si ripetono gli appelli ad usare una sola voce. Sullo Zimbabwe, che è ancora in attesa di conoscere i risultati delle elezioni presidenziali del 29 marzo; e sulla Cina, che dopo le polemiche per la dura repressione delle proteste in Tibet, è adesso accusata di armare i fedelissimi di Mugabe. "Siamo noi, e non i britannici, che abbiamo instaurato la democrazia introducendo il principio di 'una persona, un voto'", ha detto oggi il presidente dello Zimbabwe in un discorso in occasione dell'anniversario del giorno dell'indipendenza, respingendo le accuse giunte da Londra su presunte oppressioni sulla popolazione, sull'esistenza di una "dittatura" e sulla "totale assenza di rispetto dei diritti umani e dello Stato di diritto". D'altra parte, Mugabe non ha nascosto i problemi economici del paese. L'economia dello Zimbabwe, un tempo considerato il granaio della regione, è allo sfascio. La produzione è quasi azzerata, quattro adulti su cinque sono disoccupati e la speranza di vita è precipitata a 36 anni. Con un tasso di inflazione annuo che sfiora il 165.000%, i commercianti sono costretti a cambiare i prezzi tutti i giorni e i prodotti di prima necessità sono sempre più difficili da trovare, anche al mercato nero.
Capo opposizione accusato aver chiesto intervento GB (Agi/Afp, 17/04/2008)
Il governo dello Zimbabwe ha accusato di alto tradimento il leader dell'opposizione, Morgan Tsvangirai, sostenendo che avrebbe ordito un complotto per cacciare il presidente uscente Robert Mugabe, in sella ininterrottamente da 28 anni, e prendere il potere con l'aiuto della Gran Bretagna, fino all'80 potenza coloniale nel Paese africano. I mass media statali hanno dal canto loro denunciato che Tsvangirai avrebbe inviato una lettera al primo ministro britannico Gordon Brown, chiedendo a quest'ultimo un intervento militare. Il testo del presunto messaggio a Brown e' stato riprodotto dal quotidiano ufficiale 'Herald', ma l'ambasciata del Regno Unito ad Harare ha immediamente replicato definendolo un "falso" senza mezzi termini: "Non esistono una lettera cdel genere o una corrispondenza analoga piu' vasta", recita un secco comunicato della rappresentanza diplomatica. Lo stesso giornale ha peraltro sostenuto che il 9 aprile il premier britannico avrebe risposto per iscritto a Tsvangirai, suppostamente affermando di "ritenere" che nel Paese africano "la situazione sia ormai insostenibile", e che "non sia piu' nel'interesse della popolazione un governo guidato dalla Zanu-Pf": vale a dire l'Unione Nazionale Africana dello Zimbabwe-Fronte Patriottico, il partito facente capo a Mugabe e predominante fin dall'epoca dall'indipendenza. (AGI)
(Agi/Afp, 17/04/2008)
Leader dell'opposizione accusato di tradimento (Velino, 17/04/2008)
Non si placa la tensione nello Zimbabwe dopo le elezioni del 29 marzo scorso i cui risultati ufficiali non sono ancora stati resi noti, ma che probabilmente rivelerebbero una sconfitta del presidente Robert Mugabe, al potere da 28 anni. Il governo di Mugabe ha accusato di alto tradimento il leader dell'opposizione Morgan Tsvangirai sostenendo che avrebbe ordito con la Gran Bretagna un complotto per rovesciare il presidente. A sostegno dell'accusa, sul quotidiano filogovernativo di Harare, lo Herald, è stata pubblicata una lettera che il capo dell'opposizione avrebbe inviato al premier britannico Gordon Brown chiedendo il supporto dell'esercito inglese per quello che il ministro della Giustizia del paese africano Patrick Chinamasa ha definito un "cambio di regime illegale". Secca la smentita dell'ambasciata britannica, per la quale la presunta lettera altro non è che un falso. "Non esiste alcuna corrispondenza", si legge in una nota. "Non è la prima volta", prosegue il comunicato, che Mugabe e il suo partito Zanu-Pf (Unione nazionale africana dello Zimbabwe -Fronte patriottico) ricorrono a "documenti falsi per fini propagandistici di bassa lega". Anche il Movimento per un cambiamento democratico (Mdc), il principale partito dell'opposizione guidato da Tsvangirai, aveva definito la missiva una falsificazione. Nel frattempo - secondo numerosi attivisti per i diritti umani - il governo va avanti con arresti, aggressioni e intimidazioni contro i sostenitori dell'opposizione. Le violenze sarebbero fortemente aumentate nel periodo post-elettorale. Un appello alla Commissione elettorale dello Zimbabwe affinché diffonda in tempi brevi i risultati delle elezioni è venuto anche dal governo sudafricano, il cui portavoce, intervistato dalla Bbc, ha espresso il timore che la situazione nel paese possa aggravarsi. Un passo in avanti, questo, rispetto alle posizioni del presidente sudafricano Thabo Mbeki, da molti giudicate troppo morbide nei confronti di Mugabe. Ma per Tsvangirai non deve essere stato sufficiente e, nel corso di un colloquio con la stampa a Johannesburg, ha chiesto che Mbeki venga "rimosso dalle sue funzioni" negoziali.
Multato ed espulso giornalista britannico arrestato (Agi/Reuters, 17/04/2008)
E' stato espulso dallo Zimbabwe, dopo aver trascorso otto notti in carcere, il giornalista britannico Jonathan Clayton, inviato speciale del quotidiano londinese 'The Times': era stato arrestato la settimana scorsa a Bulawayo, nel sud dell'ex Rhodesia, con l'accusa di aver falsificato il visto d'ingresso e l'accredito; scagionato da tale addebito, e' stato tuttavia giudicato colpevole di reticenza per le risposte fornite alla polizia sotto interrogatorio. Prima di essere rilasciato, Clayton e' stato costretto a pagare una multa di 20 miliardi di dollari locali, cifra apparentemente astronomica ma in realta' pari a meno di 160 euro. Quindi e' stato fatto salire su un aereo e deportato verso il Sudafrica. "Siamo estremamente risollevati di riaverlo libero", ha commentato Richard Beeston, direttore per l'estero del giornale inglese. "Da parte delle autorita' dello Zimbabwe e' stato un comportamento ridicolo l'averlo tenuto incarcerato in condizioni estremamente spiacevoli, e l'avergli intentato questo processo-farsa". Ieri una corte di Harare aveva prosciolto un connazionale di Clayton, il free-lance Stephen Bevan, e il collega americano Barry Bearak di 'The New York Times', vincitatore nel 2002 del premio 'Pulitzer'; entrambi erano stati arrestati il 3 aprile dalla forze di sicurezza per aver presuntamente seguito lo svolgimento delle elezioni presidenziali e parlamentari del 29 marzo scorso senza il debito permesso. A quasi tre settimane dalla consultazione, non sono ancora stati resi noti i risultati ufficiali delle presidenziali; nel frattempo, per la prima volta da 28 anni trascorsi ininterrottamente al potere, il capo dello Stato uscente, Robert Mugabe, ha perso la maggioranza in Parlamento. (AGI)
(Agi/Reuters, 17/04/2008)
Vertice ONU/Unione Africana: divergenze tra Stati occidentali e africani sullo Zimbabwe
(LM, Fides,
17/04/2008)
Si accentuano le pressioni diplomatiche da parte dei Paesi occidentali nei confronti del regime di Mugabe. Approfittando della riunione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sul tema della cooperazione tra ONU e Unione Africana sulle questioni di sicurezza, Gran Bretagna, Stati Uniti e Francia hanno elevato forti critiche nei confronti di Mugabe, denunciando le violenze commesse nei confronti degli oppositori e le frodi elettorali nelle elezioni del 29 marzo, delle quali non sono stati ancora pubblicati i risultati.
Ieri, il Presidente Usa George W. Bush ha invitato i Paesi vicini allo Zimbabwe a rafforzare le pressioni sul governo di Harare. In una conferenza stampa, Bush ha sottolineato che "spetta alle nazioni della regione raffozare le pressioni e guidare il processo". Il Presidente sudafricano Thabo Mbeki è impegnato da mesi in un processo di mediazione tra governo e opposizione per conto della Comunità per lo sviluppo dell'Africa australe (Sadc), ma la sua "diplomazia discreta" è stata oggetto di forti critiche dopo le elezioni del mese scorso.(Alice/Apcom, 30/04/2008)
"Ci sono almeno due membri, e ho appreso che forse sono quattro, del regime di Mugabe sulla lista delle sanzioni che hanno avuto servizi bancari personali dalla Barclays Bank - ha dichiarato il parlamentare Norman Lamb, intervenuto ieri a Westminster e citato oggi dal Telegraph - si tratta di individui coinvolti nella strategia dell'esproprio della terra, che ha causato la rovina economica del Paese. Uno di questi individui è chiamato a rispondere di pesanti accuse per il suo coinvolgimento in quel processo". La Barclays possiede il 64% delle azioni della Barclays Bank of Zimbabwe Ltd, registrata alla Borsa di Harare, attraverso una società finanziaria locale. Una situazione che le consente di fatto di non rispettare le sanzioni europee, non applicabili ad aziende locali. Nel corso del dibattito è poi emerso che la Barclays, insieme ad altre due banche, avrebbe prestato "110 milioni di sterline (quasi 140 milioni di euro) al regime di Mugabe attraverso l'acquisto di cambiali del Tesoro e di obbligazioni del governo", e avrebbe "garantito strumenti finanziari dal valore di 110 milioni di sterline alle aziende dello Zimbabwe impegnate nei settori minerario, del tabacco, dello zucchero, della manifattura e dell'orticoltura".
Un portavoce della Barclays ha fatto sapere che la Banca sta esaminando le accuse, ricordando che l'istituto bancario rispetta le sanzioni Ue. "Barclays è in Zimbabwe dal 1912 ed è impegnata a sostenere i suoi 150.000 clienti nel Paese, in quello che è ovviamente un ambiente difficile in cui operare". La vicenda ricorda quanto accaduto negli anni ottanta in Sudafrica, quando la Barclays fu boicottata dagli attivisti contro l'apartheid e dagli studenti per i suoi legami con il governo razzista sudafricano.(Alice/Apcom, 30/04/2008)
Di fronte al caso Zimbabwe, la Comunità Internazionale come sempre è impotente. Il SADC ( South African Development Community)* si é assunto l'incarico di gestire la situazione ma rifiuta di fare commenti e critiche sulla situazione. Thabo Mbeki, Presidente del Sudafrica, afferma che nel Paese non vi è crisi e che il ritardo dei risultati è normale.
La Gran Bretagna ha annunciato che sosterra' proposte di embargo alla vendita di armi allo Zimbabwe, dopo la vicenda della nave cinese che ha tentato di scaricare in Sudafrica un carico bellico per il regime di Harare. "A causa di quanto e' successo in Sudafrica, dove un carico di armi ha cercato di raggiungere lo Zimbabwe, promuoveremo proposte per un embargo a tutte le armi in Zimbabwe", ha detto oggi il primo ministro britannico Gordon Brown, intervenendo in parlamento. La vicenda e' relativa ad una nave cinese, la An Yue Jiang, che e' stata costretta a lasciare Durban dopo che i lavoratori del porto si sono rifiutati di scaricare il suo carico di fucili Ak-47 destinato allo Zimbabwe. Gli scaricatori ritenevano che le armi sarebbero state usate per reprimere l'opposizione mentre ancora non sono stati resi noto i risultati delle elezioni presidenziali del 29 marzo. Respinta da altri porti africani, la nave sta facendo ora rotta per l'Angola, ma sembra che dovra' far ritorno in patria. Lo Zimbabwe non ha sbocchi sul mare.
Nel frattempo si profila un'altra ipotesi: il quotidiano di stato dello Zimbabwe "Herald" ha pubblicato oggi un articolo a favore di un governo di unita' nazionale guidato da Mugabe. L'appello segna una decisiva svolta rispetto a precedenti posizioni dello Zanu-Pf, finora sostenitore di un ballottaggio Mugabe-Tsvangirai. Il quotidiano scrive che nelle attuali condizioni un ballottaggio libero ed equo "e' letteralmente impossibile". Per questo motivo la Sadc, l'associazione regionale che riunisce i 14 paesi dell'Africa australe, dovrebbe "mediare negoziati per un governo di transizione di unita' nazionale". Dato che non vi e' un chiaro vincitore alle presidenziali, tale governo dovrebbe essere guidato da Mugabe. L'editoriale aggiunge che tale governo dovra' tracciare una nuova costituzione con l'aiuto della Sadc e della comunita' internazionale, che verra' sottoposta a referendum e servira' poi per andare alle urne con elezioni "eque e libere". L'Mdc non ha ancora commentato l'articolo. Non e' chiaro fino a che punto l'editoriale rifletta il parere dell'intero partito Zanu-Pf. (Vita,
23/04/08)
Le chiese cristiane dello Zimbabwe chiedono alla Comunità di Sviluppo dell'Africa del sud (SADC), all'Unione Africana e alle Nazioni Unite di "lavorare per fermare il deterioramento della situazione politica e di sicurezza dello Zimbabwe. Avvertiamo il mondo che se non si fa nulla per aiutare il popolo dello Zimbabwe, rischiamo di assistere ad un genocidio simile a quello del Rwanda, del Burundi e di altri punti caldi dell'Africa". Si chiede inoltre la chiusura dei campi delle milizie e dei veterani che sono stati stabiliti in diverse zone del Paese come "un passo verso la restaurazione della pace e della libertà di movimento delle persone che era garantita prima e durante le elezioni del 29 marzo". I leader cristiani locali chiedono alla Commissione Elettorale di pubblicare i "veri risultati delle elezioni del 29 marzo senza ulteriori ritardi".
Rivolgendosi infine alla popolazione dello Zimbabwe, i responsabili delle chiese cristiane lodano il senso civico dimostrato andando a votare e invitano "a mantenere e a proteggere la propria dignità e il proprio voto", respingendo le minacce, le lusinghe e le violenze.(LM, Fides, 22/04/2008)
La An Yue Jiang trasporta tre milioni di cartucce per mitragliatori AK-47, granate da lanciarazzi e oltre 3.000 mortai destinati al ministero della Difesa di Harare, secondo una copia dell'inventario di bordo. Fonti del Dipartimento di Stato hanno spiegato all'Associated Press che l'intelligence americana sta tenendo sotto controllo la rotta del cargo e che il personale diplomatico di almeno quattro paesi africani (Sudafrica, Mozambico, Namibia e Angola) ha ricevuto istruzioni per convincere le autorità locali a non consentire alla nave di attraccare. E così le difficoltà di approdo e le polemiche degli ultimi giorni - ha precisato la portavoce del ministero di Pechino - potrebbero costringere la nave a tornare in patria.
D'altra parte, dopo il Sudafrica e il Mozambico, starebbe andando a vuoto anche il tentativo di approdare in Angola. Nonostante, infatti, il rappresentante della compagnia marittima Cosren a Durban, Wang Kun Hui, abbia dichiarato che la nave è attualmente diretta al porto di Luanda, il direttore dell'Istituto dei Porti locali, Filomeno Mendonca, ha spiegato che la nave non ha chiesto alcun permesso di approdo. "La nave non ha chiesto il consenso ad approdare in Angola e non è autorizzata all'approdo in alcun porto dell'Angola", ha spiegato.(Alice/Apcom, 22/04/2008)
Oggi allo stadio Gwanzura, presso il quartiere di Highfield, uno dei bastioni della lotta per l'indipendenza del Paese, l'attenzione sarà tutta su Mugabe. Conosciuto per il suo temperamento e i frequenti attacchi verbali contro gli stati occidentali, accusati di neocolonialismo nei confronti dello Zimbabwe, il padre dell'indipendenza ha mantenuto un profilo insolitamente basso dallo scoppio della crisi, lasciando la scena al rivale Tsvangirai, leader del Movement for Democratic Change e presunto vincitore del primo turno delle presidenziali, stando alle indiscrezioni dei politici locali. Difficilmente il discorso di Mugabe avrà toni conciliatori, visto il fallimento delle trattative con il Mdc per la gestione della crisi. Secondo Tsvangirai, all'indomani delle elezioni parte dello Zanu-Pf, il partito di Mugabe, avrebbe approcciato l'opposizione per dar vita a un governo di unità nazionale, ma le trattative si sarebbero arenate per faide interne allo Zanu-Pf.
Dalla Commissione elettorale (Zec), incaricata di pubblicare i risultati elettorali, tutto tace. I giudici starebbero ricontando parte dei voti delle elezioni politiche (vinte dal Mdc) per scoprire eventuali errori nel conteggio, così come per le presidenziali. Le voci di insofferenza che si levano dalla comunità internazionale sono sempre più numerose, e non coinvolgono solo i Paesi occidentali. A pronunciarsi per una rapida pubblicazione dei risultati è stata anche la South African Development Community (Sadc), di cui lo Zimbabwe fa parte, e in maniera velata il governo sudafricano, in precedenza criticato per il suo approccio soft. Mbeki sostiene che fare pressioni su Mugabe sia controproducente, e che la "diplomazia dei piccoli passi" sia l'unica strada necessaria. Ma ieri Tsvangirai dal Botswana, dove è ospite da qualche giorno, ha chiesto pubblicamente la sostituzione del mediatore Mbeki con il presidente dello Zambia, Levy Mwanawasa.
A peggiorare la situazione del Sudafrica è arrivata la notizia che una nave cargo cinese carica di armi e munizioni per lo Zimbabwe sarebbe arrivata nel porto di Durban. E mentre Tsvangirai ha definito "disgustoso" il fatto che il governo acquisti armi in un Paese dove la gente non ha di che mangiare, il governo sudafricano ha fatto sapere di non poter legalmente bloccare il carico. Ci hanno pensato però i lavoratori della South African Transport and Allied Workers Union a intervenire, rifiutandosi di scaricare i containers con le armi perché in disaccordo con la diplomazia del loro governo. Chissà se oggi Mugabe avrà parole di fuoco anche per loro. (Matteo Fagotto, Peacereporter, 18/04/2008)
Eppure, è l'accusa odierna, c'è ancora spazio per accordi commerciali con la Cina. La notizia, in realtà, è nota da alcuni giorni, ma questa mattina è stata rilanciata con forza dal Guardian. Harare è in attesa della consegna di un carico d'armi da 77 tonnellate. Si tratterebbe di armi leggere, mitragliatrici, mortai, granate da lanciarazzi e munizionamento vario, in arrivo con una nave cargo cinese, già approdata a Durban in Sudafrica. I documenti di bordo del cargo An Yue Jiang dimostrano che le armi sono state inviate da Pechino al ministero della Difesa di Harare. Secondo quanto si è appreso, il carico comprenderebbe munizioni calibro 3,5m per mitragliatrici Ak47 e armi leggere, 1.500 razzi da 40mm, 2.500 mortai da 60mm e 81mm.
La Commissione per il controllo delle armi in Sudafrica ha già rilasciato il permesso per il trasporto del carico da Durban ad Harare: "non siamo nella condizione di agire unilateralmente e interferire in un accordo commerciale tra i due paesi", ha confermato il responsabile della comunicazione per il governo sudafricano, Themba Maseko. La decisione, comunque, non ha mancato di destare grande preoccupazione. E se ieri il presidente degli Stati Uniti, George W. Bush, e il primo ministro britannico, Gordon Brown, si sono trovati d'accordo sulla necessità di tenere "posizioni decise" sulla situazione nel paese africano, il ministro ombra degli Affari Esteri di Londra, William Hague, ha invitato la comunità internazionale "a parlare con una sola voce sullo Zimbabwe", lanciando un appello alla Cina "affinché sospenda la vendita di armi" ad Harare. "Il regime di Mugabe continua a negare il diritto del popolo dello Zimbabwe a scegliere il proprio leader", ha detto Hague. "Il rifornimento di armi, in un momento in cui gli attivisti dell'opposizione sono intimiditi e attaccati, non solo invia un segnale sbagliato ma colpisce duramente la reputazione della Cina", ha concluso. Da Pechino, intanto, non trapela alcuna reazione. La Cina, d'altra parte, è da tempo nell'occhio del ciclone per la dura repressione delle proteste in Tibet, che ha provocato ripetuti appelli al boicottaggio dei Giochi Olimpici della prossima estate. Un silenzio voluto, probabilmente legato agli interessi commerciali che la Cina coltiva nello Zimbabwe. Il paese africano ha cominciato a intrattenere rapporti sempre più stretti con la Cina dopo le sanzioni imposte nel 2002 da Unione Europea e Stati Uniti. Il presidente Mugabe ha lanciato la politica "Guarda a est" e Pechino ha investito miliardi di dollari nella costruzione di centrali elettriche e impianti per l'estrazione di minerali, per garantirsi lo sfruttamento dei minerali di cui lo Zimbabwe è ricco: oro, cromo, nickel e diamanti, ma soprattutto platino, di cui è il secondo deposito mondiale. La presenza di una trentina di soldati cinesi a Mutare, nell'est del paese, ne conferma l'interesse di Pechino. E c'è già chi si chiede se l'accordo non sia "platinum forarms". (Alice/Apcom, 18/04/2008)
"Vogliamo ringraziare il presidente del Sudafrica per tutti i suoi sforzi – ha affermato Tsvangirai -, ma occorre che sia sollevato dal suo ufficio". Per il ministro degli Esteri francese Bernard Kouchner bisogna "esigere" la pubblicazione dei risultati elettorali. Nello Zimbabwe – ha sottolineato Kouchner - le violazioni dei diritti umani hanno raggiunto un livello tale che "bisogna impegnarsi affinché l'opposizione vada al potere". Per Mugabe – ha affermato - è ormai giunto il momento di "passare il testimone". La richiesta di pubblicazione immediata dei risultati è stata ribadita anche dalla Commissione europea. Il portavoce Ue John Clancy ha sottolineato: "È chiaro che i risultati devono essere pubblicati e devono essere pubblicati ora. Il popolo dello Zimbabwe vuole la democrazia e il miglioramento delle condizioni di vita. Ulteriori rinvii sarebbero inaccettabili e verrebbero visti come un impedimento al processo democratico". (dna)
(Velino, 17/04/2008)
Tra gli interventi più duri vi è quello del Primo Ministro britannico, Gordon Brown: "Nessuno crede, avendo visto i risultati dei seggi, che il Presidente Mugabe abbia vinto le elezioni. Un voto rubato non sarebbe democratico". Gli ha fatto eco Rama Yade, Segretaria di Stato francese per i diritti umani, che ha chiesto che il "popolo dello Zimbabwe non venga privato della sua vittoria, che è la vittoria della democrazia". Il rappresentante statunitense all'ONU, Zalmay Khalilzad, ha espresso la "grave preoccupazione" di Washington per "l'aumento delle violenze politiche commesse dalle forze di sicurezza e dalle milizie del partito al potere". Le sue dichiarazioni sono state rafforzate da quelle dell'Ambasciatore statunitense in Zimbabwe, James McGee, che ha denunciato che i rappresentanti dell'opposizione che vivono in zone rurali sono vittime di violenze, di rapimenti e di omicidi. Khalizad ha proposto di inviare nello Zimbabwe una missione congiunta ONU-Unione Africana per appoggiare gli sforzi dei Paesi dell'Africa australe per risolvere la crisi.
Il Segretario Generale dell'ONU, Ban Ki-moon, ha sottolineato che nella crisi dello Zimbabwe "potrebbe essere in gioco la credibilità del processo democratico in Africa", ricordando che "la comunità internazionale continua ad osservare e ad attendere un'azione decisiva". Ban Ki-moon ha poi ribadito che nel caso si dovesse svolgere un secondo turno elettorale, è indispensabile la presenza di osservatori internazionali. Anche la Commissione Europea ha chiesto da Bruxelles la pubblicazione immediata dell'esito delle elezioni presidenziali del 29 marzo.
Il meeting tenutosi al Palazzo di Vetro di New York ha messo in evidenza. ancora una volta, la differenza di posizioni sulla questione dello Zimbabwe tra i Paesi occidentali e la maggior parte di quelli africani. L'incontro, presieduto dal Sudafrica (Presidente di turno del Consiglio di Sicurezza), non aveva in agenda la crisi nel Paese africano, ma i Paesi occidentali erano decisi a dibattere la questione. Il Presidente sudafricano, Thabo Mbeki, ha cercato di ribattere che