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UGANDA - 2008

La Cina costruisce un aeroporto per setta fuorilegge (La Stampa, 22/11/2008)

Scoperta Nuova Specie Virus Ebola (Yahoo/Ansa, 21/11/2008)

La guerra silenziosa: il Lra mette a ferro e fuoco Sudan e Congo (Peacereporter, 05/11/2008)

Ribelli ugandesi hanno venduto 30.000 bambini-soldato in Darfur (Apcom/Parmaok, 22/10/08)

Stato di allerta per minacce a missione pace in Somalia (Alice/Apcom, 10/10/2008)

Governo chiede fine aiuti alimentari a ribelli Lra per costringerli a firmare la pace (Alice/Apcom, 01/10/2008)

Proibite le minigonne perchè indecenti e pericolose (Peacereporter, 18/09/08)

Aids, prevenzione tramite sms (Ag. Dire, 16/09/2008)

Le vittime delle mine antiuomo lottano per reintegrarsi nella società (Radio Vaticana, 13/09/2008)

Leader ribelli Lra ricercato in R. D. Congo (Alice/Apcom, 09/09/2008)

Il cardinale Wamala invita i giovani a promuovere la pace (Radio Vaticana, 03/09/2008)

Collaborazione tra Uganda ed Egitto per la gestione del Nilo; qualche preoccupazione da parte di altri Paesi (Fides, 02/09/2008)

Opposizione forma grande coalizione per prossime elezioni (Misna, 26/08/2008)

Il ritorno di Joseph Kony, pronto a firmare gli accordi di pace. Finzione o realtà? (Peacereporter, 20/08/2008)

Kony pronto a nuovi colloqui per la pace con Kampala (Peacereporter, 19/08/08)

Oltre 30mila prigionieri nelle carceri rischiano la morte per fame (Peacereporter, 29/07/08)

Violenze in Sudan, mediatore scagiona ribelli Lra (Misna, 01/07/2008)

Nuovi scontri tra ribelli del Lra e truppe sudanesi, un morto (Peacelink, 17/06/08)

Appello di mons. Odama a non riprendere le ostilità contro i ribelli del LRA (Radio Vaticana, 07/06/2008)

Diplomatici: ribelli pronti a lanciare nuova offensiva (Alice/Apcom, 07/06/2008)

La Chiesa cattolica esprime riserve sulla nuova legge sulla proprietà agraria (Fides, 05/06/2008)

Martiri di Namugongo celebrazioni all’insegna del perdono (Misna, 04/06/08)

Guerra regionale contro la LRA dopo il fallimento dei negoziati di pace (Fides, 04/06/08)

Arrestati tre omosessuali durante la conferenza Hiv di Kampala (Peacelink, 04/06/08)

Una bambina soldato, vittima e carnefice nell’inferno dell’Uganda (Panorama, 20/05/08)

Human Rights Watch: ''Lra ha rapito 100 bambini'' (Peacelink, 19/05/08)

Chiese cristiane dicono no all’abolizione dell’insegnamento della religione nelle scuole (Radio Vaticana, 07/05/2008)

Carovita: governo, “non interverremo sui prezzi” (Misna, 05/05/2008)

Improvvisa ripresa dei rapimenti (Radio Vaticana, 22/04/2008)

Nord, salta (per ora) la pace (Mwinda, 15/04/2008)

Rogo nel dormitorio, morti 19 bimbe e due adulti (SwissInfo, 15/04/2008)

Si ferma la trattativa di pace (Vita, 11/04/2008)

Leader ribelli sta male, rinviata firma accordo di pace (Alice/Apcom, 01/04/2008)

Accordo di pace il 5 aprile (Vita, 26/03/08)

Rinviata firma accordo di pace tra governo e ribelli Lra (MZ, Misna, 25/03/08)

Gheddafi inaugura la 'sua' moschea in Uganda, festa per due (Alice/Apcom, 19/03/2008)

Confermato che leader ribelli LRA ha lasciato la base in Congo (Alice/Apcom, 18/03/2008)

Leader ribelli sarebbe fuggito. A rischio firma trattato di pace (Fabio Pireddu- Anna Toro, Eco del Mondo, 17/03/2008)

6mila ugandesi impiegati nella sicurezza in Iraq (LM, Fides, 13/03/2008)

Museveni dà il benservito al Tpi (Mwinda, 12/03/2008)

Allarme orfanotrofi (Diregiovani, 06/03/2008)

Tregua estesa in attesa dell’accordo di pace (MZ, Misna, 03/03/2008)

Primo impianto per la produzione di medicinali contro malaria e AIDS (A.L., Radio Vaticana, 03/03/2008)

E' pace davvero? (Vita, 27/02/08)

Rigettata data per accordo tra governo e Lra (Peacereporter, 26/02/08)

Firmato ieri il cessate-il-fuoco defintivo (Lettera 22, 24/02/2008)

Colloqui...: firmata nuova intesa, si avvicina la pace? (MZ, Misna, 22/02/2008)

I ribelli lasciano i negoziati (Mwinda, 22/02/2008)

Il Tpi non ritira mandati di cattura (Mwinda, 21/02/2008)

Uganda, governo e ribelli Lra raggiungono accordo su crimini di guerra (Peacereporter, 19/02/2008)

Riprenderanno "a breve" con ribelli (Apcom, 18/02/2008)

I vescovi anglicani boicotteranno la Lambeth Conference (Radio Vaticana, 18/02/2008)

Governo accusa i ribelli Lra di violazione della tregua(Peacereporter, 17/02/2008)

Sul Lago Vittoria, collisione tra lancia e battello: affonda battello, 20 morti (Ansa, 12/02/2008)

Colloqui di Juba: polemiche per proposta americana (FB, Misna, 04/02/2008)

Ribelli Lra: “no a offensiva militare”, riprendono colloqui di Juba (CO,Misna, 29/01/2008)

Morto il vicecomandante dei ribelli (Reuters, 23/01/2008)

Al Qaeda voleva uccidere Elisabetta II in Uganda (Agi, 13/01/2008)

Museveni si congratula con Kibaki (Ansa, 03/01/08)

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La Cina costruisce un aeroporto per setta fuorilegge (La Stampa, 22/11/2008)

Investimenti per oltre 1 miliardo di euro in una "zona franca" che ospiterà un movimento religioso indagato dal governo L’azienda cinese Paradise Investment Consultation Services costruirà una zona franca nel distretto di Rakai, nel sud dell’Uganda. Lo denuncia il quotidiano ugandese Daily Monitor. Secondo il racconto di Siraje Lubwama, il governo di Kampala ha ceduto agli investitori cinesi oltre 12.000 acri di terreno per costruire un aeroporto, un ospedale, una sede universitaria e un villaggio per i lavoratori, per una spesa di oltre 1,1 miliardi di euro. Il problema è che l’azienda cinese collaborerà con un movimento religioso locale, Seruranda Spiritual Foundation, promotore del progetto di una zona franca del Lago Vittoria, già finito sotto indagine perchè accusato di operare come una setta.
«La fondazione e le sue agenzie non sono solo una setta, ma una setta pericolosa - denuncia il pastore Moses Solomon Male della chiesa Arising for Christ - non è un movimento spirituale a cui dare fiducia con un accordo per la creazione di una zona franca». Lo scorso aprile, il governo ugandese aveva nominato una commissione di inchiesta incaricata di svolgere indagini sulla Fondazione. L’agenzia ugandese coinvolta direttamente nel progetto di Rakai, M/s Kagera Eco-Cities, ha dichiarato al Daily Monitor che «l’aeroporto dovrebbe essere più grande di quello di Entebbe». «Una volta completata questa città, i Paesi confinanti con l’Uganda non dovranno più andare a Dubai per commerciare», ha aggiunto. *Monitor . (La Stampa, 22/11/2008)

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Scoperta Nuova Specie Virus Ebola (Yahoo/Ansa, 21/11/2008)

Esiste una nuova specie del virus Ebola, responsabile di una delle forme piu' aggressive di febbre emorragica. Scoperto dai Centri statunitensi per il controllo delle malattie (Cdc) di Atlanta in collaborazione con la Columbia University di New York e con l'Istituto ugandese per la ricerca sui virus, il nuovo virus e' descritto sulla rivista scientifica internazionale PLoS Pathogens ed e' stato chiamato Bundibugyo, dal nome del distretto dell'Uganda occidentale nel quale e' stato isolato. Il nuovo virus e' stato il responsabile dell'epidemia di febbre emorragica diffusa nel 2007 nella zona occidentale dell'Uganda. Diverso per il 30% dagli altri virus che provocano la febbre di Ebola, il nuovo virus e' ugualmente aggressivo. Quello appena isolato e' il quarto virus Ebola. Finora erano noti i virus Zaire, Sudan e Costa d'Avorio, letali dal 53% al 90% dei casi e contro i quali non esistono ne' cure ne' vaccini. Al momento la mappa genetica del nuovo virus e' stata ricostruita al 70% e cio', affermano i ricercatori, permettera' di mettere a punto test per la diagnosi molecolare. (Yahoo/Ansa, 21/11/2008)

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La guerra silenziosa: il Lra mette a ferro e fuoco Sudan e Congo (Peacereporter, 05/11/2008)

Messo in ombra dai recenti scontri nell'est della Repubblica Democratica del Congo, un altro conflitto sopito da quasi tre anni è riesploso nelle ultime settimane. Secondo quanto riferito da numerosi fonti locali, i ribelli ugandesi del Lord's Resistance Army, capeggiati da Joseph Kony, avrebbero condotto una serie di raid mortali contro numerosi villaggi nel Sudan meridionale, in Repubblica Centrafricana e nello stesso Congo. Il bilancio parla di circa 200 civili morti e più di cento rapiti. Nel solo Congo orientale, gli sfollati provocati dagli attacchi degli uomini di Kony sarebbero almeno 50.000.
La nuova, presunta campagna lanciata dal Lra potrebbe essere la pietra tombale sui colloqui di pace con il governo ugandese, avviati tre anni fa ma che, dallo scorso aprile, hanno conosciuto uno stop preoccupante. Al momento della firma finale, costata mesi di faticosissime trattative, Kony non si presentò infatti a Juba, la capitale del Sudan meridionale dove erano presenti le delegazioni del governo ugandese e degli stessi ribelli. Il leader del Lra, braccato da un mandato per crimini di guerra e contro l'umanità emesso dalla Corte Penale Internazionale dell'Aja, chiedeva infatti che la sua posizione venisse stralciata, e non si fidò di uscire allo scoperto senza garanzie sulla sua incolumità. Da allora, il silenzio più completo avvolge le trattative, o quello che ne resta.
Cosa ancora peggiore, stando a quanto rivelato da numerose fonti locali, Kony avrebbe ordinato una nuova campagna militare contro i civili e i villaggi nella zona di confine tra il Congo, l'Uganda, il Sudan e la Repubblica Centrafricana. Se negli anni precedenti i raid erano condotti principalmente per procurarsi cibo e rifornimenti, stavolta sembra che il principale obiettivo di Kony siano i civili. I ribelli sarebbero così tornati alla tattica della terra bruciata adottata durante la guerra nel nord Uganda, che negli anni più duri costrinse l'80 percento dei civili a rifugiarsi nei campi profughi allestiti dal governo. Oltre alle vittime, le comunità colpite dai nuovi attacchi hanno denunciato la sparizione di più di cento bambini. Proprio i minori costituiscono la spina dorsale dell'esercito di Kony, che durante i 22 anni di guerra ne rapì più di 20.000. I recenti episodi fanno pensare a un tentativo del gruppo ribelle, che a causa delle offensive dell'esercito ugandese era arrivato a contare poco più di 500 unità, di ringrossare le proprie fila. E di riprendere il conflitto armato.
Nell'ormai lontano 1986, Kony prese le armi sostenendo di voler difendere i diritti della popolazione Acholi, che vive nell'Uganda settentrionale. Ma sono stati proprio gli Acholi ad aver subìto le peggiori conseguenze del conflitto, con gli attacchi dei ribelli da una parte e i raid dell'esercito dall'altra. Negli ultimi anni i ribelli, che hanno sempre avuto le proprie basi nel Sudan meridionale, hanno allargato il raggio delle loro operazioni al Congo orientale, un po' per sfuggire agli attacchi dell'esercito ugandese, un po' per trovare nuove fonti di approvvigionamento dopo aver saccheggiato tutto il possibile nel nord dell'Uganda. Sospettati di aver ricevuto armi e finanziamenti dal governo di Khartoum durante la guerra civile sudanese, conclusasi nel 2005, ora gli uomini del Lra potrebbero creare nuovi problemi a una regione, quella del Sudan meridionale, ancora alle prese con la ricostruzione e ai ferri corti con Khartoum per il rispetto degli accordi di pace seguiti alla guerra civile, conclusasi nel 2005. - Matteo Fagotto - (Peacereporter, 05/11/2008)

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Ribelli ugandesi hanno venduto 30.000 bambini-soldato in Darfur (Apcom/Parmaok, 22/10/08)

Circa 30.000 bambini arruolati con la forza dai ribelli ugandesi dell'Esercito di resistenza del Signore (Lra) di Joseph Kony sono stati venduti nella regione sudanese del Darfur, dal 2003 teatro di una guerra civile, dove vengono usati per combattere o come schiavi del sesso. "Alcuni di questi minori vengono usati in Darfur come bambini soldati e facchini, mentre altri sono venduti come schiavi del sesso ai sudanesi - ha denunciato il Direttore generale del ministero degli Interni ugandese, Stephen Kagoda, di fronte alla Commissione difesa del Parlamento - per questo Kony ha paura di uscire allo scoperto, perchè noi gli chiederemo di mostrarci i nostri figli". Stando a quanto riportato oggi dal quotidiano ugandese Daily Monitor, Kagoda ha riferito di 25.000-30.000 bambini rapiti dai ribelli nel corso degli oltre 20 anni di guerra nel nord dell'Uganda. Anche l'Unicef parla di 25.000 minori sequestrati da Kony. L'ultimo sequestro addebitato all'Lra risale alla fine di settembre: 90 bambini sono stati rapiti nella regione orientale del Congo. "Quando L'Unicef ha chiesto ai ribelli dell'Lra di liberare i nostri bambini, Kony ha risposto che non aveva nessun bambino - ha dichiarato da parte sua il Sottosegretario agli Interni, James Kinobe, con delega ai minori e ai giovani - questo conferma le nostre informazioni sulla vendita dei nostri bambini in Darfur per fini di lucro. Prima di fare qualsiasi altra cosa, noi vogliamo che questo Kony renda conto dei nostri bambini e se li ha venduto in Darfur, dovrebbe venire fuori e dircelo".Le autorità ugandesi non sono in grado di precisare quando i minori sarebbero stati venduti nel Darfur, mentre la fonte delle loro informazioni risulta classificata. Davanti alla commissione è stato anche denunciato il traffico di bambini ugandesi, venduti per i loro organi. "Il traffico di esseri umani è reale ed è grave nell'Uganda di oggi - ha detto Kagoda - i nostri bambini vengono venduti per i loro organi da una rete di persone che fingono di prestare aiuto". Sotto accusa alcuni orfanotrofi e agenzie di collocamento. Il governo di Kampala aveva avviato nel luglio del 2006 un negoziato di pace con i ribelli di Kony per mettere fine a 22 anni di conflitto, che hanno causato oltre 100.000 vittime e circa due milioni di profughi. Tuttavia, le trattative si sono arenate lo scorso aprile di fronte al rifiuto di Kony di siglare l'accordo finale. Kony e altri quattro esponenti dell'Lra sono ricercati dalla Corte penale internazionale dell'Aia (Cpi) per crimini di guerra e crimini contro l'umanità. Il governo di Kampala si era impegnato a non estradarli in cambio della ratifica dell'accordo di pace. (Apcom/Parmaok, 22/10/08)

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Stato di allerta per minacce a missione pace in Somalia (Alice/Apcom, 10/10/2008)

Le forze di sicurezza ugandesi sono state poste in stato di allerta per scongiurare eventuali attentati terroristici nel Paese. "Il nostro coinvolgimento nelle operazioni di pace in Somalia non piace a molti", ha detto al quotidiano Daily Monitor il capo della polizia Kale Kayihura. L'Uganda conta oggi circa 1.500 uomini nella missione di pace inviata dall'Unione africana (Amisom) nel Paese del Corno d'Africa. Fonti di intelligence hanno riferito al quotidiano di aver ricevuto una soffiata dai colleghi keniani riguardo a un presunto attentatore suicida somalo che sarebbe riuscito a entrare nel Paese alla fine del mese scorso attraverso l'aeroporto di Entebbe. Il capo della polizia ha precisato che non sono stati identificati obiettivi specifici da tutelare e che le forze di sicurezza nazionali hanno deciso per una "vigilanza permanente". Nella capitale Kampala sono state rafforzate le misure nei punti di maggiore concentrazione, come i centri commerciali. L'Uganda è stato il primo Paese a rispondere all'appello dell'Ua per l'invio di una forza di peacekeeping in Somalia e i soldati ugandesi rappresentano ancora oggi il contingente più numeroso di Amisom. I militari sono di base all'aeroporto di Mogadiscio, finito nel mirino dei miliziani islamici Shabab che ne hanno chiesto la chiusura. (Alice/Apcom,  10/10/20)

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Governo chiede fine aiuti alimentari a ribelli Lra per costringerli a firmare la pace (Alice/Apcom, 01/10/2008)

Il governo ugandese ha invitato le agenzie umanitarie a non rifornire più di cibo i ribelli della Lord's Resistance Army (Lra). Il ministro per la Gestione dei Disastri, Tarsis Kabwegyere, ha detto che questa misura potrebbe aumentare la pressione sul gruppo e convincerlo a firmare la pace dopo venti anni di conflitto. A suo parere un buon sistema per costringere gli uomini della Lra a lasciare i campi nelle foreste della Repubblica democratica del Congo sarebbe proprio quello di prenderli per fame. "Chiunque sta consegnando cibo all'Lra dovrebbe dire: 'Ve li daremo solo quando firmerete". L'Lra si è rifiutato di firmare un accordo nell'aprile scorso a causa di un mandato di arresto internazionale contro i suoi leader. La rivolta guidata dall'Lra negli ultimi venti anni ha costretto alla fuga oltre due milioni di persone nel nord dell'Uganda. (Alice/Apcom,  01/10/2008)

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Proibite le minigonne perchè indecenti e pericolose (Peacereporter, 18/09/08)

In Uganda le minigonne saranno proibite e l'uso sarà punito dalla legge perchè ritenute indecenti e pericolose come causa di distrazione degli autisti e quindi di incidenti stradali. Nsasa Buturo, ministro per l'Integrità e l'Etica dell'Uganda, ha incontrato alcuni giornalisti a Kampala, e ha fatto sapere che ritiene che con le minigonne le donne sembrano nude. ''Se tu vedi una donna praticamente nuda come puoi concentrarti sulla guida e non su di loro?'', ha aggiunto il ministro. (Peacereporter, 18/09/08)

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Aids, prevenzione tramite sms (Ag. Dire, 16/09/2008)

(In esclusiva da News from Africa) - La prevalenza della crescita dell'Hiv in Uganda sta costringendo i politici a cercare modi ingegnosi per educare la gente alla conoscenza del virus. I livelli di conoscenza riguardo l'accesso alle cure sono spesso molto bassi in Uganda mentre la tecnologia dei cellulari e' cresciuta rapidamente. Essa fornisce un mezzo per raggiungere milioni di persone con messaggi di testo. Text to Change (Ttc), una Ong che utilizza un ampio servizio di sms come piattaforma per l'educazione alla prevenzione dell'Hiv/Aids si e' associata con l'Aids Information Centre (Aic) ugandese e la rete locale di telefonini (Celtel) in un progetto pilota per diffondere conoscenze riguardo all'Hiv/Aids e incoraggiare gli abbonati a presentarsi volontari per un test Hiv/Aids. La Commissione per le Comunicazioni ugandese prevede che il numero di utenti di cellulari salira' fino a un picco di sei milioni per la fine del 2008. Nelle aree urbane, almeno il 50% della popolazione possiede un telefonino cellulare, contro il 10% delle aree rurali, secondo quanto riportato nell'Uganda Demographic and Healt Survey (Dhs). I livelli di conoscenza sono spesso bassi; l'indagine ha rilevato che mentre quasi tutti hanno sentito parlare di Hiv/Aids, ma solo circa il 30% delle donne e il 40% degli uomini aveva una conoscenza esaustiva. Ttc ha lanciato il programma pilota il giorno di San Valentino e l'ha portato avanti per le successive sei-otto settimane con lo slogan, "Non indovinare le risposte, impara la verita' sull'Aids". (…) - Trad. Sara Marilungo (Ag. Dire,  16/09/2008)

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Le vittime delle mine antiuomo lottano per reintegrarsi nella società (Radio Vaticana, 13/09/2008)

Il gruppo dei sopravvissuti alle mine anti-uomo di Gulu-Amuru – due distretti dell'Uganda – conta 876 persone, tutte rimaste gravemente colpite a seguito dell'esplosione di un ordigno. Per loro reinserirsi nel proprio Paese, tornato recentemente alla pace, è particolarmente difficile. Questa la testimonianza di una delle attiviste del Gruppo, Irene Laker Odwar, raccolta dall'agenzia News from Africa e diffusa da Redattore Sociale: "La maggioranza delle vittime è molto giovane. Per noi manca l'assistenza medica ed è impossibile lavorare. Alcuni dei nostri familiari e membri della comunità non ci vogliono: credono che portiamo più seccature che altro". Ad alcuni di questi problemi, soprattutto sul fronte sanitario e lavorativo, dati i ritardi del governo, fanno fronte associazioni manitarie, ma la loro azione non è sufficiente. Il Nord Uganda è appena emerso da due decenni di conflitto armato fral'LRA (sedicente Esercito di Liberazione del Signore) e il governo, un conflitto che ha devastato la regione e ha costretto almeno due milioni di persone a fuggire dalle loro case per vivere negli accampamenti. Secondo la Campagna Internazionale per Bandire le Mine Antiuomo(ICBL) in numerose zone del Paese la minaccia degli ordigni inesplosi è ancora grave e, anche se il numero delle vittime, soprattutto nei villaggi, è ad oggi sconosciuto, si sa che il 30% sono bambini.(S.G.) (Radio Vaticana, 13/09/2008)

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Leader ribelli Lra ricercato in R. D. Congo (Alice/Apcom, 09/09/2008)

Le forze armate della Repubblica Democratica del Congo hanno dato il via ad una vasta campagna militare che ha per obiettivo la cattura di Joseph Kony, il leader dell'Esercito di Resistenza del Signore, in Uganda. Circa 200 militari sono stati inviati nella città occidentale di Dungu, dopo il fallimento dei negoziati per la fine della lotta armata. Un portavoce militare, il colonnello Jean Paul Dietrich, ha spiegato che l'operazione mira anche ad impedire violazioni dei diritti umani da parte dell'Esercito di Resistenza del Signore e dovrebbe prevedere il dispiegamento di altri 900 uomini, dopo i 200 impegnati nella fase iniziale. Nel mese di aprile, ricorda la Bbc, Kony ha opposto il suo diniego a un accordo per la pace, dopo 19 mesi di negoziati volti a porre fine a 22 anni di conflitto, che hanno causato oltre 100.000 vittime e circa due milioni di profughi. L'accordo raggiunto prevedeva che quanti sono sospettati dei crimini più gravi vengano processati da una speciale divisione dell'Alta Corte ugandese, mentre gli altri potranno essere giudicati seguendo i tradizionali processi di riconciliazioni propri della regione Acholi, nel nord dell'Uganda, noti con il nome 'Mato Oput'. Un sistema di mediazione che prevede le pubbliche scuse dell'accusato e il pagamento alle vittime di un risarcimento stabilito dagli anziani, spesso in capi di bestiame.(Alice/Apcom, 09/09/2008)

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l cardinale Wamala invita i giovani a promuovere la pace (Radio Vaticana, 03/09/2008)

Promuovere la pace, la giustizia e la riconciliazione nei Paesi dell’Africa orientale: è l’invito lanciato ai giovani dall’arcivescovo emerito di Kampala, in Uganda, il cardinale Emmanuel Wamala. Il porporato si è rivolto a ragazzi di diverse confessioni religiose dell’Africa orientale, radunati a Namugongo, presso il Santuario cattolico dei martiri ugandesi, in occasione di una conferenza sul dialogo interreligioso, organizzata dall’AMECEA (Associazione dei membri delle Conferenze episcopali dell’Africa dell’est). In particolare - riferisce l'agenzia Apic - parlando ai giovani, il cardinale Wamala ha ricordato come la giovinezza sia sinonimo di potenzialità, il che spiega perché “la Chiesa cattolica punti sulla vitalità dei giovani”, capaci di apportare “cambiamenti positivi” nelle comunità dei rispettivi Paesi. Il porporato ha infine messo in guardia gli adolescenti dai rischi del materialismo e della secolarizzazione che “tendono ad alienare l’umanità da Dio” e li ha invitati a non allontanarsi dalle principali istituzioni religiose. (I.P.) (Radio Vaticana, 03/09/2008)

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Collaborazione tra Uganda ed Egitto per la gestione del Nilo; qualche preoccupazione da parte di altri Paesi (Fides, 02/09/2008)

Uganda ed Egitto rafforzano la collaborazione per la gestione delle acque del Nilo dopo la visita a fine agosto del Presidente egiziano, Hosni Mubarak, nella capitale ugandese, Kampala. Il Capo dello Stato egiziano ha espresso interesse al suo omologo ugandese, Yoweri Museveni, a cooperare con l'Uganda nel far sì che siano rispettati i diritti di tutti i Paesi interessati nello sfruttamento delle acque del Nilo. L'Egitto si è inoltre impegnato a portare a 33 milioni di dollari l'aiuto concesso a Kampala per combattere la diffusione del giacinto d'acqua nel Lago Vittoria e nel Nilo. Si tratta di una pianta acquatica di origine sud-americana che si è diffusa in Africa da qualche decennio e che provoca gravi danni ambientali (scarsa ossigenazione delle acque con conseguente moria di pesci, ecc...).
Egitto ed Uganda hanno anche discusso come integrare le loro rispettive industrie turistiche. L'Egitto infatti accoglie ogni anno 14 milioni di turisti e l'Uganda desidera creare un circuito turistico che comprenda località di entrambi i Paesi, sfruttando anche il legame offerto dal Nilo. Un'altra area di collaborazione tra Egitto ed Uganda è quella sanitaria: il Cairo intende aiutare l'Uganda nel migliorare le proprie infrastrutture sanitarie e la lotta a malattie come il cancro.
Sul piano politico, i due Capi di Stato hanno affrontato la questione della messa in stato di accusa da parte della Corte Penale Internazionale del Presidente sudanese Oman Al Bashir, per i massacri nel Darfur. (…) Sia Kampala sia l'Egitto, pur vicini al campo occidentale, non desiderano che il conflitto in Sudan si acuisca e degeneri in una guerra regionale con conseguenze imprevedibili. Il Nilo, linfa vitale per l'agricoltura egiziana, attraversa l'intero territorio sudanese da sud a nord, prima di arrivare nel Paese nordafricano. E il Sudan sa quanto gli egiziani siano preoccupati di una qualsiasi situazione che potrebbe compromettere l'afflusso delle acque del fiume.
La questione del Nilo è infatti strategica per tutti i Paesi attraversati del lungo fiume. Per coordinare le politiche relative alla gestione del fiume è stata creata la “Nile Basin Initiative” (NBI), un'organizzazione intergovernativa che riunisce i Paesi del bacino del Nilo: Burundi, Repubblica Democratica del Congo, Egitto, Eritrea (ancora come osservatore), Etiopia, Kenya, Rwanda, Sudan, Tanzania e Uganda. Ma ogni tanto vi sono tensioni tra i partecipanti. La Tanzania, per esempio, sospetta che l'Uganda e l'Egitto abbiano raggiunto un accordo segreto sull'uso delle acque del Nilo. La Tanzania è preoccupata dal fatto che che l'Uganda stia rilasciando un quantitativo di acqua nel fiume al di là del normale flusso dal Lago Vittoria ai fini della generazione di energia idroelettrica Si tratta di un processo che garantisce più acqua verso l'Egitto, ma che danneggia l'ecosistema del lago. Da qualche tempo è diminuito il livello delle acque del Lago Vittoria, con gravi danni ambientali. (L.M.) (Fides, 02/09/2008)

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Opposizione forma grande coalizione per prossime elezioni (Misna,  26/08/2008)

Parteciperanno alle prossime elezioni uniti in un’unica coalizione i quattro principali partiti dell’opposizione ugandese: lo hanno annunciato i responsabili delle formazioni politiche precisando di “voler mettere fine all’era di Yoweri Museveni” e annunciando una campagna per “la riforma della commissione elettorale nazionale” composta – sostengono – da simpatizzanti e sostenitori del presidente e del Movimento di resistenza nazionale (Mrn), di maggioranza. “Se il problema della commissione non viene risolto – ha affermato Chris Opio, numero due del Congresso del popolo ugandese (Upc) – le elezioni saranno una frode”. L’Uganda ha reintrodotto il sistema multipartitico, sospeso nel 1986 dopo il colpo di stato con cui Museveni prese il potere, nel 2005 anno in cui capo di stato fece annullare al parlamento il limite costituzionale per i mandati alla presidenza. I partiti decideranno a febbraio se presentare un solo candidato alle prossime consultazioni (previste per il 2011) o partecipare ognuno con un proprio esponente. Oltre all’Upc fanno parte della coalizione anche il Forum per il cambiamento democratico (Fcd), il partito conservatore (Cp) e il forum per la giustizia (Jf). [AdL] (Misna,  26/08/2008)

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Il ritorno di Joseph Kony, pronto a firmare gli accordi di pace. Finzione o realtà? (Peacereporter, 20/08/2008)

Dopo un silenzio durato quattro mesi, il leader ribelle ugandese Joseph Kony torna alla ribalta. Con una telefonata all'inviato speciale dell'Onu per il nord Uganda, Joaquim Chissano, il capo dei ribelli del Lord's Resistance Army avrebbe espresso la volontà di tornare al tavolo delle trattative, abbandonato lo scorso aprile, e di apporre la propria firma sugli accordi di pace con il governo ugandese. Le intenzioni di Kony sono genuine o il capo ribelle sta solo provando a guadagnare tempo?
L'annuncio di Chissano ha colto di sorpresa i mediatori internazionali, che disperavano di porre fine a un conflitto che dura da 22 anni e che ha provocato decine di migliaia di morti. Era stato proprio Kony a far fallire le ultime trattative lo scorso aprile, non presentandosi alla cerimonia per la firma su un accordo di pace costato un anno intero di colloqui. Colpa del mandato di cattura per crimini di guerra e contro l'umanità spiccato nei suoi confronti dalla Corte Penale Internazionale, su richiesta dello stesso governo ugandese, nel 2005. Kony chiede che il mandato venga stralciato prima di firmare gli accordi. Una posizione che la Cpi finora non ha accettato, nonostante i vertici del Lra abbiano raggiunto con il governo ugandese un accordo di massima per essere giudicati in patria.
L'uscita allo scoperto di Kony, che avrebbe dichiarato a Chissano di essere disposto a firmare la pace entro due settimane, è ancora più sorprendente visto che, a livello politico e giudiziario, non ci sono novità. Proprio per questo l'atteggiamento del leader ribelle insospettisce Frank Nyakairu, uno dei maggiori conoscitori e analisti del conflitto ugandese. "Periodicamente Kony viene fuori con queste uscite: per rompere l'isolamento e la pressione su di lui, rilascia dichiarazioni concilianti", riferisce a PeaceReporter. "Penso che voglia solo guadagnare tempo, rimanendo nei suoi nascondigli nella foresta e tentando di sopravvivere. ". La storia non depone a favore di Kony e del Lra, autori di clamorosi voltafaccia e responsabili del fallimento di numerose iniziative di pace.
La buona notizia è che, malgrado Kony, il nord Uganda si sta riprendendo da un conflitto che aveva costretto l'80 percento dei civili della zona a rifugiarsi nei campi per sfollati. Il Lra, ridotto secondo alcune fonti a poche centinaia di uomini sparsi nelle zone di confine tra Repubblica Centrafricana, Congo e Sudan in attesa di essere disarmati, non costituisce più un reale pericolo. Ciononostante le autorità ugandesi non si fidano di Kony, e recentemente le Forze Armate hanno fatto sapere di essere pronte a riprendere le operazioni militari. Proprio la paura di finire nuovamente sotto il tiro dei cannoni ugandesi potrebbe aver spinto Kony a rimescolare le carte. Di Matteo Fagotto (Peacereporter,  20/08/2008)

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Kony pronto a nuovi colloqui per la pace con Kampala (Peacereporter, 19/08/08)

Joseph Kony, il leader della Lord's Resistance Army (Lra), vuole riprendere i colloqui di pace con il governo di Kampala per porre fine al conflitto che interessa la regione settentrionale del paese. Secondo quanto riferito dallo staff del rappresentante Onu Waner Ten Kate, Kony avrebbe telefonato a Joachim Chissano, inviato speciale per le Nazioni Uniti nel nord Uganda, mostrandosi interessato a un meeting con il governo per risolvere il ventennale conflitto e Warner Ten Kate si è subito attivato per lavorare in questa direzione. Lo scorso aprile, Joseph Kony, che sostiene di combattere per difendere la Bibbia e i 10 Comandamenti, aveva rifiutato di firmare un accordo di pace mediato da Sudan e Onu in quanto la Corte Penale Internazionale (Cpi) aveva emesso ordini di cattura contro la leadership dell'Lra per crimini di guerra. Steven Kagoda, uno dei delegati del governo per le trattative, ha detto che se Kony è realmente interessato alla firma del trattato, un accordo si potrebbe raggiungere anche nelle prossime due settimane. Il leader dell'Lra probabilmente chiederà un salvacondotto e garanzie per la sua libertà: a quanto pare teme di essere arrestato e processato subito dopo la firma di un accordo di pace. (Peacereporter,  19/08/08)

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Oltre 30mila prigionieri nelle carceri rischiano la morte per fame (Peacereporter, 29/07/08)

Il quotidiano Daily Monitor riporta un'analisi della Oxford Analytica secondo cui "circa 34mila detenuti nelle carceri del Paese rischiano di morire di fame se il governo non vara una manovra di circa 9 milioni di dollari da destinare al programma alimentare e sanitario del sistema penitenziario". Sono poche le Ong a mobilitarsi in soccorso dei detenuti, in quanto la raccolta fondi a loro destinata, è molto impopolare presso i donatori. (Peacereporter, 29/07/08)

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Violenze in Sudan, mediatore scagiona ribelli Lra (Misna, 01/07/2008)

Ci sarebbe l’esercito di Kampala, e non i ribelli ugandesi dell’Esercito di resistenza del Signore (Lord’s Resistance Army, Lra), dietro un recente episodio di violenza contro civili avvenuto in territorio sudanese: a sostenerlo è il vice-presidente del Sud Sudan Riek Machar, mediatore nei colloqui di pace tra combattenti e governo dell’Uganda. Machar ha presentato le conclusioni di un’inchiesta indipendente sul blitz di un commando armato nel villaggio di Nyongwa, condotto il 14 giugno e costato la vita a un uomo. “E’ chiaro – ha detto il mediatore, citato oggi dal quotidiano ‘Sudan Tribune’ – che l’attacco non è stato compiuto dall’Lra ma dall’esercito ugandese”. Sulla base di un accordo sottoscritto nel 2002, che mira a contrastare le attività dei ribelli guidati da Joseph Kony, l’Uganda può mantenere truppe fino a cento chilometri all’interno del territorio sudanese; nei giorni scorsi, Machar ha tuttavia espresso preoccupazione per le violenze dei militari in una lettera alle autorità di Kampala. Il negoziato, iniziato nel 2006, si è arenato nel momento decisivo ad aprile per il rifiuto di Kony di firmare l’atteso accordo di pace globale; le resistenze del capo dello Lra, rifugiato nel parco congolese della Garamba, sono dovute tra l’altro al mandato di cattura emesso nei suoi confronti dalla Corte penale internazionale (Cpi) dell’Aja. [CO] (Misna, 01/07/2008)

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Nuovi scontri tra ribelli del Lra e truppe sudanesi, un morto (Peacelink, 17/06/08)

Ribelli ugandesi dell'Esercito di resistenza del Signore (Lra) in fuga si sono scontrati con truppe sudanesi per la seconda volta in un mese. Lo ha affermato oggi l'esercito ugandese, precisando che le ultime violenze sono avvenute domenica scorsa a Nimule, sulla strada che collega il nord dell'Uganda con il sud del Sudan. Negli scontri è morto un guerrigliero, mentre altri tre sono stati arrestati. L'area, un tempo roccaforte del Lra, era rimasta relativamente tranquilla negli ultimi tre anni, da quando i ribelli si sono rifugiati nel nord-est della Repubblica Democratica del Congo. Il 4 giugno, ribelli del Lra avevano attaccato una postazione delle truppe sudanesi nel sud del Sudan, uccidendo 30 persone. (Peacelink,  17/06/08)

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Appello di mons. Odama a non riprendere le ostilità contro i ribelli del LRA (Radio Vaticana, 07/06/2008)

“Se si torna alla guerra ora, si getterà via tutto quello che è stato fatto”: lo ha detto mons. John Baptist Odama, arcivescovo della diocesi settentrionale di Gulu, esprimendo preoccupazione per l’annuncio dei vertici militari su una prossima ripresa delle ostilità contro i ribelli dell'Esercito di Resistenza del Signore (Lord's Resistance Army, LRA), fondato e guidato da Joseph Kony. “Abbiamo raggiunto il momento della firma dell’accordo di pace. Si tratta solo di convincere Kony e so che possiamo farlo”, ha aggiunto il presule alla MISNA. Il conflitto nord ugandese, secondo mons. Odama, rischia di trasformarsi in un conflitto regionale: la decisione di riprendere le ostilità è stata concordata dai militari ugandesi, sud-sudanesi e congolesi a fronte delle resistenze di Kony a porre l’attesa firma all’intesa di pace. Anche dal Consiglio delle chiese cristiane dell’Uganda (UJCC) è giunto un appello affinché venga evitato il ricorso all’uso della forza: “Il rifiuto di Kony non deve essere un pretesto per un’altra guerra. La strada da percorrere è quella di coinvolgere tutti i governi regionali nelle trattative e non rilanciare un conflitto che destabilizzerebbe il Paese e la regione” ha detto il segretario generale dell’organismo, Canon Grace Kaiso. (M.G.) (Radio Vaticana,  07/06/2008)

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Diplomatici: ribelli pronti a lanciare nuova offensiva (Alice/Apcom, 07/06/2008)

Il leader dei ribelli ugandesi Joseph Kony è pronto a lanciare una nuova offensiva, dopo aver rifiutato di siglare l'accordo di pace negoziato per mesi con il governo di Kampala. Stando a quanto riferito alla Bbc da alcuni diplomatici, i ribelli dell'Esercito di resistenza del Signore (Lra) hanno reclutato a forza nuovi combattenti e acquistato armi nei Paesi vicini. Negli ultimi due giorni, scontri tra i ribelli ugandesi e le truppe sudanesi, in una zona di confine tra la Repubblica del Congo e il Sudan, hanno causato la morte di 13 soldati e sette civili. I militanti dell'Lra si stanno riarmando in una vasta zona al confine tra Repubblica Democratica del Congo, Repubblica centrafricana e Sudan. Sarebbero 1.000 le persone reclutate a forza, che si vanno ad aggiungere ai circa 600 combattenti di Kony. All'inizio della settimana, alti ufficiali delle forze armate di Uganda, Sud Sudan e Congo hanno concordato un piano per lanciare un'offensiva militare contro i ribelli. Joseph Kony si trova in Congo dall'inizio dei negoziati di pace con il governo di Kampala, avviati nel luglio del 2006 per mettere fine a 22 anni di conflitto. Una guerra che ha causato oltre 100.000 vittime e circa due milioni di profughi, mentre circa 20.000 bambini sono stati rapiti dall'Lra e costretti a imbracciare le armi o a diventari schiavi del sesso. Per questi crimini, Kony e altri quattro esponenti dell'Lra sono ricercati dalla Corte penale internazionale dell'Aia, ma il governo di Kampala si è impegnato a non estradarli in cambio della ratifica dell'accordo di pace. (Alice/Apcom,  07/06/2008)

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La Chiesa cattolica esprime riserve sulla nuova legge sulla proprietà agraria (Fides, 05/06/2008)

"La Chiesa esprime delle riserve sullo spirito e la sostanza del Land Amendment Bill del 2007" ha detto Sua Eccellenza Mons. Matthias Ssekamanya, Vescovo di Lugazi e Presidente della Conferenza Episcopale dell'Uganda, al termine della Messa presso il santuario dei Martiri di Namugongo, in occasione della Festa dei Martiri ugandesi, celebrata il 3 giugno. "La Chiesa afferma che il proposto emendamento della legge sulla proprietà agraria non è la giusta cura per risolvere il problema dilagante degli sfratti. Se approvato, può rappresentare un ulteriore sconvolgimento nel delicato rapporto tra proprietari e affittuari in buona fede "ha continuato Mons. Ssekamanya.
"La Chiesa ritiene inoltre che il progetto di legge abbia ostacolato una consultazione politica a livello nazionale che sarebbe stato opportuno tenere. Riteniamo che la terra sia un bene molto importante e sia un elemento vitale di sussistenza. La Chiesa ritiene che sia opportuna un'ampia consultazione con tutte le parti interessate al fine di raccogliere informazioni sufficienti a stabilire una completa e corretta politica agraria", ha aggiunto.
In Uganda, nel corso dei decenni, si è creata una complessa situazione per quel che concerne la proprietà agraria. Negli ultimi anni con la popolazione che cresce al 3,2 per cento all'anno, sono aumentati i contrasti tra proprietari che possiedono i titoli legali sulle terra, e gli inquilini che hanno vissuto sulla terra per generazioni, ma che non hanno alcun titolo giuridico. All'inizio dell'anno le autorità locali hanno pubblicato una lista con centinaia di casi di sfratti che sono stati effettuati in modo ingiusto e illegale. La riforma delle legge sulla proprietà agraria affida al governo centrale poteri più ampi a scapito però delle autonomie locali. (L.M.) (Fides, 05/06/2008)

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Martiri di Namugongo celebrazioni all’insegna del perdono (Misna, 04/06/08)

Ha chiesto perdono alla Chiesa ugandese la famiglia del principale esecutore delle uccisioni dei 25 cristiani, protestanti e cattolici, uccisi 122 anni fa a Namugongo, circa 15 chilometri a sudest della capitale, Kampala . Il simbolico gesto ha segnato la celebrazione della cosiddetta ‘Giornata dei martiri ugandesi’ che ogni anno ricorda il drammatico episodio del 3 giugno 1886, culmine di una campagna di uccisioni ordinate tra il 1885 e il 1997 dal re Mwanga, con almeno 45 morti. “Abbiamo perdonato e li abbiamo accolti nel corpo di Cristo e nel ministero della Chiesa ugandese” ha detto il reverendo Samuel Balagadde Ssekkadde, vescovo anglicano di Namirembe, davanti a decine di vescovi e migliaia di pellegrini ugandesi e non, fra cui una delegazione di parrocchie keniane partita nei giorni scorsi da Nairobi. Canonizzati nel 1964 da Paolo VI, che li ricordò durante il suo pellegrinaggio in Africa del 1969 con una celebrazione sulle loro tombe, i martiri di Namugongo vengono comunemente considerati i protettori dell’Africa moderna, che malgrado squilibri, guerre e malattie, è capace di generare, attraverso la sua società civile, straordinari testimoni di speranza. [CC] (Misna,  04/06/08)

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Guerra regionale contro la LRA dopo il fallimento dei negoziati di pace (Fides, 04/06/08)

"I negoziati sono cessati, Kony non sa cosa vuole e abbiamo deciso di ricorrere alla forza militare". Così il maggiore Paddy Ankunda, portavoce dell'esercito ugandese ha annunciato la decisione del governo di Kampala di interrompere il negoziato con Joseph Kony, leader dell'Esercito di Resistenza del Signore (Lord's Resistance Army LRA) e di riprendere le ostilità contro il gruppo di guerriglia che da più di 20 anni semina morte e distruzione nel nord Uganda.
Sembrano finire così le speranze di pace suscitate dal negoziato avviato con la mediazione del governo del sud Sudan. Dopo una serie di accordi provvisori era previsto che Kony firmasse l'intesa definitiva di pace il 10 aprile, ma la firma è saltata all'ultimo momento (vedi Fides 11/4/2008). La decisione del governo ugandese di riprendere le ostilità contro il gruppo di guerriglia è giunta dopo una riunione dei capi della sicurezza nella regione dei Grandi Laghi che si è tenuta in una località segreta dell'Uganda.
Il Capo di Stato Maggiore dell'esercito ugandese, Aronda Nyakairima ha presieduto il vertice al quale hanno partecipato il Capo delle Forze di Difesa della Repubblica Democratica del Congo (RDC), il Comandante della Missione delle Nazioni Unite in Congo (MONUC), il Capo delle Forze di Difesa del sud Sudan e diversi alti funzionari dell'intelligence. L'LRA infatti è considerato un problema regionale perché i suoi membri si muovono tra il nord dell'Uganda, il nord-est della Repubblica Democratica del Congo, il sud Sudan e la Repubblica Centrafricana.
Il portavoce dell'esercito ugandese ha riferito che i partecipanti alla riunione hanno raggiunto un accordo per condurre una campagna militare contro Kony, le cui forze sono concentrate in territorio congolese. I partecipanti alla riunione di sicurezza si sono divisi i compiti della campagna militare. In particolare, la MONUC fornirà l'assistenza sanitaria, i rifornimenti alimentari e altre forme di sostegno logistico. Le forze armate ugandesi e del sud Sudan forniranno il supporto d' intelligence mentre le forze congolesi saranno incaricate di combattere l'LRA nella foresta di Garamba, che si trova in territorio congolese, al confine con l'Uganda. L'esercito ugandese ha schierato le proprie forze lungo la frontiera con il Congo, per impedire agli uomini di Kony di fuggire.
I colloqui di pace tra il governo di Kampala e l'LRA hanno avuto inizio nel luglio 2006 a Juba, la capitale del Sud Sudan, con la mediazione di Riek Machar, il Vice Presidente del Sud Sudan. Nel settembre 2006 era stata raggiunta un'intesa per il cessate il fuoco che era stata salutata come la migliore opportunità mai vista per una soluzione negoziata della guerra. Kony e due dei suoi vicecomandanti sono ricercati dalla Corte Penale Internazionale dell'Aia per crimini di guerra tra cui lo stupro, l'omicidio e il rapimento di bambini. Per il timore di essere arrestati non hanno mai partecipato direttamente ai colloqui di Juba. (L.M) (Fides,  04/06/08)

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Arrestati tre omosessuali durante la conferenza Hiv di Kampala (Peacelink, 04/06/08)

La polizia ugandese ha arrestato tre dimostranti omosessuali che hanno protestato durante il congresso sulla prevenzione dell'Hiv organizzato a Kampala da Onu, Usa e Banca Mondiale. "Due giovani donne e un uomo hanno fatto irruzione durante il congresso e noi abbiamo dovuto arrestarli" ha detto Byakagaba Abas, comandante della polizia di Kampala. L'omosessualità è vietata in tutti i Paesi dell'Africa: in Uganda è previsto anche il carcere a vita e il tentato adescamento è punito con pene fino a sette anni di reclusione. Il governo ugandese la settimana scorsa ha dichiarato che non provvederà a somministrare cure per la prevenzione e trattamenti anti-Hiv agli omosessuali per mancanza di fondi. (Peacelink, 04/06/08)

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Una bambina soldato, vittima e carnefice nell’inferno dell’Uganda (Panorama, 20/05/08)

Per la prima volta, un’ex bambina soldato racconta in un libro la sua storia: lancinante, quasi incredibile nella sua durezza. Da quando a nove anni venne strappata alla famiglia e internata in uno dei campi di reclutamento dell’”esercito di resistenza” del suo Paese, l’Uganda, a quando nel 1999, grazie all’intervento delle Nazioni Unite, riuscì a scappare riparando in Sudafrica. Durante gli anni nell’esercito le fu dato un nuovo nome, “China”. Le venne messo in braccio un fucile, ordinandole di sparare e uccidere. Nessun sopruso le fu risparmiato, tanto che lei oggi dice “Non so nemmeno più contare quanti uomini abbiano abusato del mio corpo quando avevo quindici anni. Questo è il ricordo più difficile con cui convivere”.
L’incubo durò dieci anni: dopo l’addestramento fu impiegata come guardia del corpo di un alto funzionario del regime di Yoweri Museveni (tuttora presidente dell’Uganda), poi fu trasferita alla polizia militare.
Il libro di memorie di China Keitetsi, una bambina soldato, che porta l’eloquente sottotitolo “Vittima e carnefice nell’inferno dell’Uganda”, è arrivato da poche settimane nelle librerie italiane, per la casa editrice Marsilio. L’autrice racconta nella prefazione che per lei scriverlo è stato come una liberazione: “Iniziai a scrivere, tra le lacrime, e più andavo avanti più mi sembrava impossibile riuscire a smettere di piangere. Allo stesso tempo, però, vedevo accadere anche qualcosa di diverso: man mano che le parole passavano sul foglio, mi sentivo più leggera, più libera, e avevo bisogno di continuare”. Mettere nero su bianco la sua esperienza non è stato facile: “Mi riusciva difficile immaginare che io, China, io che mi consideravo come un esserino senza alcuna importanza, niente di più che una cartaccia da buttar via senza degnarla di uno sguardo, all’improvviso fossi capace di scrivere un libro”. Ma ci è riuscita: “Scrivevo con l’unico obiettivo di liberarmi dai pesi che continuavano a gravarmi sul cuore”.
China adesso vive tra la Danimarca e il Ruanda, dove ancora abitano i suoi parenti scampati alla guerra civile. Ha scelto di non seppellire il suo passato, di non dimenticare: è voluta anzi diventare l’”avvocato” di quelle centinaia di migliaia di bambini che ancora combattono negli eserciti del Terzo mondo. La sua missione è proprio parlare delle infanzie violate, delle aberrazioni che i bambini soldato sono costretti dai loro aguzzini a commettere e a subire. China Keitetsi è stata invitata a parlare alle Nazioni Unite, all’Unesco, al Parlamento tedesco. Ha creato un’associazione per aiutare gli ex bambini soldato come lei e oggi è anche ambasciatrice dell’Unicef. Sul suo sito ufficiale l’home page è un inno alla speranza: accanto alla foto del suo viso sorridente c’è la scritta “Il passato è passato… E il futuro è cominciato!”. – Leggi anche: “Fermate chi arma la mano dei bambini” – Panorama  . (Panorama, 20/05/08)

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Human Rights Watch: ''Lra ha rapito 100 bambini'' (Peacelink, 19/05/08)

I ribelli ugandesi del Lord Resistance Army, Lra, hanno rapito almeno 100 bambini dai paesi vicini per usarli come schiavi sessuali e portatori. Lo Riferisce l'Ong internazionale Human Rights Watch, secondo cui il leader dell'Lra, Joseph Kony, si sarebbe avvantaggiato dello spazio concessogli durante i colloqui di pace del mese scorso, e si sarebbe rimesso a terrorizzare i civili. Le trattative tra il governo di Kampala e il Lra sono saltate dopo che lo scorso mese Kony aveva disertato la cerimonia in cui si supponeva sarebbe stato firmato l'accordo. La battaglia dei ribelli dell'Lra dura ormai da 21 anni e ha già causato la morte di decine di migliaia di persone e lo sfollamento di circa due milioni di altre. Kony è ricercato per crimini di guerra per aver compiuto disumani massacri. Secondo Human Rights Watch i ribelli hanno rapito i bambini nell'est del Congo, in Sudan e nella Repubblica Centrafricana. (Peacelink, 19/05/08)

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Chiese cristiane dicono no all’abolizione dell’insegnamento della religione nelle scuole (Radio Vaticana, 07/05/2008)

In Uganda le Chiese cristiane si oppongono ad un progetto governativo che vuole abolire l’insegnamento della religione nelle scuole. La proposta è contenuta in una circolare presentata nei giorni scorsi al parlamento che prevede anche la soppressione dei finanziamenti pubblici alle scuole confessionali che continuano a percepire rette. Secondo i leader cristiani ugandesi, si tratta di un’iniziativa “inaccettabile” in un Paese in cui la sfida più grande è oggi la difesa dei valori morali. In questo senso si è espresso il pastore anglicano Grace Kaiso, segretario esecutivo del Consiglio cristiano unito dell’Uganda (UJCC), che riunisce le Chiese anglicana, cattolica e ortodossa: “Studieremo la circolare, reagiremo, ma non possiamo accettare che qualcuno pensi che l’insegnamento religioso non sia importante”, ha dichiarato il pastore anglicano. Un giudizio condiviso da diversi leader politici che si sono pronunciati a favore del mantenimento dell’insegnamento della religione nelle scuole in Uganda, dove l’84% della popolazione è cristiana, anche se in questi ultimi decenni la pratica religiosa è in declino. (L.Z.) - (Radio Vaticana,  07/05/2008)

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Carovita: governo, “non interverremo sui prezzi” (Misna, 05/05/2008)

"Non possiamo fissare i prezzi dei generi alimentari, perché è un modo disperato per gestire l'economia": l'ha detto Ezra Suruma, ministro delle finanze dell'Uganda, durante la discussione parlamentare sul bilancio dello stato per l'anno prossimo. Le parole di Suruma seguono quelle del presidente Yoweri Museveni, che durante la festa del primo maggio aveva definito “una benedizione” l'aumento dei prezzi dei generi alimentari, perché spingerebbe gli ugandesi ad aumentare la produzione di cibo e ottenere così maggiori guadagni. I parlamentari hanno chiesto a Suruma che il governo elabori immediatamente delle strategie per risolvere il problema del carovita nel paese. "Il governo non può dire soltanto che i prezzi non si possono fissare per legge" ha detto Gaudioso Tindamanyire, presidente della commissione finanza del parlamento e membro dello stesso partito al governo. "Con gli attuali livelli di povertà - ha continuato Tindamanyire – ogni aumento dei prezzi affamerà di più il nostro popolo e noi abbiamo bisogno di interventi urgenti prima che sia troppo tardi". I prezzi della maggior parte dei generi alimentari, inclusi quelli prodotti localmente, sono più che raddoppiati dall'inizio dell'anno, colpendo in modo particolare chi abita nelle aree urbane, dove vive più del 15 per cento della popolazione. Circa la metà degli abitanti in città (2,6 milioni di persone) ha difficoltà per acquistare il cibo, mentre in tutto il paese quasi un terzo della popolazione vive in condizioni di assoluta povertà. [CO] – (Misna, 05/05/2008)

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Improvvisa ripresa dei rapimenti (Radio Vaticana, 22/04/2008)

Almeno 350 persone, tra cui numerose donne e bambini, sono state rapite nelle ultime settimane dall'Esercito di resistenza del signore (LRA), il sanguinoso gruppo di ribelli che per oltre 20 anni ha insanguinato il Nord dell'Uganda. Lo rende noto un comunicato di Amnesty International diffuso dall’ANSA. L’improvvisa ripresa dei sequestri è avvenuta mentre l'LRA stava concludendo un lungo negoziato di pace col governo ugandese, negoziato saltato lo scorso 10 aprile, al momento della firma, a causa della defezione del capo dei ribelli, Joseph Kony. E, stando agli analisti, punta a fare pressioni su Kampala al fine di arrivare a maggiori concessioni per Kony che ha già ottenuto di essere processato da un tribunale dell’Uganda anziché da quello internazionale dell’Aia. Godrà quindi, in pratica, dell'impunità. Il gruppo ribelle ha insanguinato il Nord dell'Uganda con una spietata guerra civile durata almeno 21 anni. Circa 100 mila i morti, 20 mila i minori rapiti e ridotti in schiavitù, crudeltà senza fine, e quasi un milione di persone, in pratica tutti gli abitanti della regione, costretti a vivere per lustri in disperati campi profughi dove mancava l’indispensabile per sopravvivere. Anche se da oltre un anno la ribellione è di fatto terminata, è evidentemente ancora in grado di assestare pesanti colpi di coda. (S.G.) (Radio Vaticana, 22/04/2008)

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Nord, salta (per ora) la pace (Mwinda, 15/04/2008)

Il presidente ugandese Yoweri Museveni, volato a Juba, in Sud Sudan, per firmare la pace con la Lord’s Resistance Army (Lra), il gruppo combattente guidato da Joseph Kony, è tornato a Kampala. Il leader ribelle è scomparso e non ha firmato l’accordo. Nonostante le rassicurazioni fornite dal governo del Sud Sudan, mediatore impegnato nella trattativa tra Joseph Kony e il governo di Kampala, l’annunciata firma del trattato di pace per il Nord Uganda, che sembrava dover porre fine a una guerra cominciata nel 1986, sembra tutt’altro che nelle cose. Kony avrebbe dovuto firmare il trattato venerdì in una località del Sud Sudan, in cui era stato montato ad hoc un campo. Il presidente ugandese Yoweri Museveni avrebbe invece dovuto firmare ieri a Juba, capitale del Sud Sudan. Ma nulla di tutto ciò è accaduto: Kony non si è presentato all’appuntamento e, a quanto pare, gli stessi negoziatori avrebbero perso le sue tracce. A quanto riferisce il Sudan Tribune, il gruppo sarebbe molto diviso e nei giorni scorsi Kony avrebbe ordinato l’uccisione di nove capi, tra cui il suo vice. Tra i nodi irrisolti della pace, il mandato di cattura spiccato dalla Corte penale internazionale contro Kony e cinque suoi luogotenenti. Il leader ribelle vuole rassicurazione sul proprio futuro e la garanzia che non sarà mai consegnato al Tribunale dell’Aja. Nata nel 1986, dopo la presa del potere di Yoweri Museveni, la Lord’s Resistance Army ha seminato morte e distruzione nel Nord Uganda, caratterizzandosi per la prassi del sequestro di bambini trasformandoli in soldati. (Mwinda, 15/04/2008)

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Rogo nel dormitorio, morti 19 bimbe e due adulti (SwissInfo, 15/04/2008)

Almeno 19 bambine tra i nove e gli undici anni e due adulti, probabilmente soccorritori, sono morti la scorsa notte a causa di un incendio che ha ridotto in cenere il dormitorio femminile di un convitto che alloggiava studenti di una scuola primaria ad una trentina di chilometri a sud est di Kampala, capitale dell'Uganda. Il bilancio delle vittime potrebbe ancora salire poiché una madre che in mattinata si aggirava tra le mura ancora fumanti del dormitorio affermava che lì avrebbero dovuto esserci le sue due figlie, delle quali non si è ancora trovata traccia. E finora nessuno sa esattamente quante bimbe fossero nel luogo della tragedia. I corpi delle vittime, peraltro, sono carbonizzati, se non completamente inceneriti. Tutto è iniziato ieri sera intorno alle 22 locali (le 21 svizzere). All'improvviso sono divampate le fiamme in tre dormitori. In due di essi si è riusciti a domarle velocemente e senza danni importanti. Ma non è avvenuta la stessa cosa nel padiglione delle bimbe, chiuso a chiave -come sempre- dall'esterno. Il fuoco è stato violentissimo e non tutte le bambine, sorprese nel sonno, ce l'hanno fatta a scappare: dall'esterno insegnanti e soccorritori cercavano di buttare giù le porte a colpi di ascia, ma c'é voluto tempo, troppo tempo. Ci sono anche numerosi feriti, ma sembra non gravi. Decine di genitori in preda al panico e allo sconforto si aggiravano in mattinata nel collegio, che si chiama Buddo (dal nome del Paese dove si trova) Junior. Fondato 102 anni fa da frati missionari, era da moltissimo tempo un istituto gestito dal governo e con la fama di essere un ottimo collegio. Si indaga sulle cause dell'incendio: potrebbero essere stati dei bracieri per difendersi dal freddo, ma sembra singolare che si siano sviluppati tre incendi contemporanei. Difficile, peraltro, almeno per ora, pensare al dolo. Nel marzo del 2006 una tragedia analoga avvenne nel dormitorio di una scuola islamica a 300 km ad ovest di Kampala: almeno 13 bimbi persero la vita nell'incendio, molti furono i feriti. (SwissInfo, 15/04/2008)

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Si ferma la trattativa di pace (Vita, 11/04/2008)

Stallo nella firma dell'accordo di pace fra governo ugandese e Lra, Lord resistance army, il gruppo ribelle guidato finora da Joseph Kony in Nord Uganda. La delegazione di negoziatori del governo ugandese si è ritirata dai colloqui di pace, dopo il rinvio annunciato ieri da Kony della firma dell'accordo finale di pace. "Rientriamo in Uganda e vi resteremo fino a quando non saremo informati dal capo negoziatore sul quando l'Esercito di resistenza del Signore sara' pronto a firmare", ha detto il ministro dell'Interno, Ruhakana Rugunda, da Ri-Kwangba, localita' sudanese al confine con il Congo. "A meno di un significativo cambiamento delle circostanze, il governo dell'Uganda non intende prorogare l'accordo per la cessazione delle ostilita'". La tregua scade il 15 aprile. La firma dell'intesa era prevista per ieri, ma il vice presidente del Sud Sudan, Riek Machar, in veste di mediatore, ha spiegato che il comandante guerrigliero pur assicurandogli di essere disposto a firmare, aveva voluto avere dei chiarimenti. A Kony nei mesi scorsi era stato garantito che non sarebbe stato sottoposto alla Corte penale internazionale per i crimini commessi dall'Lra nel Nord Uganda. Ma secondo osservatori del processo di pace ormai sarebbe fuori gioco e al posto dell'Lra starebbe per nascere un nuovo movimento di guerriglieri.(Vita,  11/04/2008)

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Leader ribelli sta male, rinviata firma accordo di pace (Alice/Apcom, 01/04/2008)

La ratifica dell'accordo di pace in Uganda è stata rinviata a causa delle cattive condizioni di salute del leader dei ribelli dell'Esercito di Resistenza del Signore (Lra), Joseph Kony. Kony avrebbe dovuto siglare giovedì prossimo l'intesa nel suo rifugio, mentre il Presidente ugandese Yoweri Museveni era atteso sabato 5 aprile nella capitale del Sud Sudan, Juba, per apporre la sua firma. Il portavove dei negoziatori del governo di Kampala, Chris Magezi, ha bollato come "contrattempo" il rinvio, sottolineando che non "cancellerà il lavoro fatto". Magezi ha quindi precistao di aver appreso dal Vicepresidente del Sud Sudan, Riek Machar, delle cattive condizioni di salute di Kony e che la firma dell'accordo non avverrà prima del prossimo 10 aprile. L'accordo è stato raggiunto dopo 19 masi di negoziati, volti a porre fine a 22 anni di conflitto, che hanno causato oltre 100.000 vittime e circa due milioni di profughi. Alla fine dello scorso febbraio, il governo di Kampala e i ribelli hanno firmato un accordo di "tregua permanente", dopo l'intesa del maggio 2007 su come affrontare "i problemi economici e sociali in Uganda". L'accordo di febbraio prevede il disarmo dei ribelli e il loro reinserimento nell'esercito nazionale o il ritorno alla vita civile. (Alice/Apcom, 01/04/2008)

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Accordo di pace il 5 aprile (Vita, 26/03/08)

Il governo ugandese siglera' un trattato di pace con i ribelli dell'Esercito di Resistenza del Signore (Lra) il prossimo 5 aprile. Lo ha annunciato da Juba (capitale del Sudan meridionale) il vice presidente sudanese e capo mediatore Riek Machar, riferisce l'agenzia Asca. Il governo ugandese ha inoltre comunicato che e' stato assicurato il buon fine dell'accordo tramite la presenza del leader dei ribelli Joseph Kony al tavolo delle negoziazioni a Juba il 5 aprile. Il raggiungimento dell'accordo metterebbe fine a uno dei conflitti piu' duraturi in Africa: piu' di 20 anni in cui i ribelli dell'Lra hanno messo sotto scacco l'Uganda settentrionale. (Vita,  26/03/08)

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Rinviata firma accordo di pace tra governo e ribelli Lra (MZ, Misna, 25/03/08)

È stata rinviata al 3 aprile la firma di un accordo di pace definitivo tra il governo ugandese e i ribelli dell’Esercito di resistenza del signore (Lra: Lord’s resistance army), protagonisti del ventennale conflitto nel nord dell’Uganda. Lo hanno fatto sapere oggi fonti della mediazione alla stampa internazionale, precisando che la cerimonia per la firma dell’intesa (prevista per venerdì prossimo) è stata rinviata con l’accordo di tutte le parti coinvolte nei colloqui. Il rinvio sarebbe legato ai preparativi della cerimonia prevista a Juba (capitale del Sud Sudan) - alla quale parteciperanno almeno quattro presidenti africani - e alle necessità dei ribelli del Lra che hanno chiesto tempo per illustrare i contenuti dell’accordo ad alcuni esponenti di rilievo delle comunità del nord Uganda. Iniziati nel luglio 2006, i colloqui di pace tra Kampala e l’Lra sono ormai arrivati alla fine, dopo la firma di tutti i protocolli in cui era stata suddivisa l’intesa per la pace. (MZ, Misna,25/03/08)

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Gheddafi inaugura la 'sua' moschea in Uganda, festa per due (Alice/Apcom, 19/03/2008)

Il Colonello e il Profeta. Nell'anniversario della nascita di Maometto, il leader libico Muammar Gheddafi ha inaugurato in pompa magna la 'sua' moschea. E' lui il finanziatore, c'è il suo nome sulla targa: 'Moschea nazionale Gheddafi', la seconda più grande d'Africa; sorge nella zona vecchia di Kampala, può accogliere 12.000 fedeli ed è un progetto che era rimasto bloccato per 25 anni, prima che arrivassero i soldi (nessuno ha mai detto quanti) da Tripoli. Gheddafi ha fatto le cose in grande. Anche per la festa. Un volo speciale dal Cairo ha trasportato a Kampala 80 giornalisti e leader tribali o religiosi africani e asiatici. Il presidente dell'Uganda (dove il 20% della popolazione è musulmano), il protestante Yoveri Museveni, è stato raggiunto da numerosi omologhi: il keniano Kibaki, il ruandese Kagami, i capi di Stato di Mali, Zanzibar e Gibuti. Ospiti d'onore ai quali si sono aggiunti almeno 10.000 ugandesi, tutti con magliette con su stampato il volto del Colonnello (disponibili anche i cappellini, in tiratura limitata), che hanno augurato in coro "lunga vita al fratello Gheddafi" nello stadio della capitale. Il festeggiato, quello ancora in vita, non li ha delusi: ha parlato al microfono per oltre un'ora, perchè "alla fine dei conti chi non accetta l'Islam sarà un perdente". (Alice/Apcom, 19/03/2008)

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Confermato che leader ribelli LRA ha lasciato la base in Congo (Alice/Apcom, 18/03/2008)

Il leader dei ribelli ugandesi dell'Esercito di resistenza del Signore (Lra), Joseph Kony, ha lasciato la sua base nella Repubblica democratica del Congo per trasferirsi nella vicina Repubblica Centrafricana, violando così l'accordo di cessate il fuoco raggiunto con le autorità ugandesi. Alla fine del mese è prevista la firma di un'intesa globale che metta fine a 22 anni di conflitto in Uganda, che hanno causato migliaia di morti e circa due milioni di profughi. "Siamo preoccupati perchè la Repubblica centrafricana è molto lontana dall'area dove dovrebbero riunirsi - ha detto alla Bbc il ministro della Difesa Ruth Nankabirwa - aspettiamo il giorno designato per la firma dell'accordo di pace e vediamo se vengono a firmarlo". La settimana scorsa, il Presidente ugandese Yoweri Museveni ha dichiarato che i ribelli accusati di crimini di guerra dalla Corte penale internazionale dell'Aia, ossia Kony e altri quattro esponenti dell'Lra, saranno processati in Uganda e non saranno consegnati alle autorità internazionali. Il Presidente ha così accolto la condizione posta dai ribelli per la sigla dell'accordo di pace. Alla fine di febbraio, il governo di Kampala e i ribelli hanno firmato un accordo di "tregua permanente", dopo l'intesa del maggio 2007 su come affrontare "i problemi economici e sociali in Uganda". L'accordo di febbraio prevede il disarmo dei ribelli e il loro reinserimento nell'esercito nazionale o il ritorno alla vita civile. I negoziati di pace tra Kampala e l'Lra sono iniziati nel luglio 2006. (Alice/Apcom, 18/03/2008)

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Uganda - Leader ribelli sarebbe fuggito. A rischio firma trattato di pace (Fabio Pireddu- Anna Toro, Eco del Mondo, 17/03/2008)

Il capo del Lord's Resistance Army ugandese, Joseph Kony, ha lasciato la base del suo gruppo di ribelli nella confinante Repubblica democratica del Congo, per fuggire nella Repubblica centrafricana. l ministro della Difesa ugandese, Ruth Nankabirwa, ha fatto sapere che agendo in questo modo Kony avrebbe violato la tregua firmata recentemente con il governo. Secondo gli accordi i dirigenti dei ribelli si sarebbero dovuti presentare davanti a una corte ugandese per essere giudicati dei crimini commessi negli ultimi anni. La fuga di Kony mette a rischio l'applicazione di questo punto e potrebbe pregiudicare la buona riuscita delle trattative per raggiungere la pace. Un trattato di pace dovrebbe essere firmato alla fine del mese per porre termine a una guerra civile durata 22 anni nella parte settentrionale del paese. A causa del conflitto tra governo e ribelli sono morte migliaia di persone, e almeno 2 milioni di persone sono state costrette ad abbandonare le proprie abitazioni. "Adesso aspettiamo che arrivi il giorno nel quale dovremmo firmare il trattato di pace – ha detto Nankabirwa – e vedremo se verrà a firmare". Fabio Pireddu- Anna Toro, Eco del Mondo,17/03/2008)

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6mila ugandesi impiegati nella sicurezza in Iraq (LM, Fides, 13/03/2008)

Sono 6mila gli ugandesi impiegati come mercenari (o meglio "contractors" come vengono pudicamente chiamati nel linguaggio ufficiale) in Iraq. Lo ha rivelato il Ministro del Lavoro ugandese Mwesigwa Rukutana al quotidiano "Daily Monitor". "Vi sono tra i 5mila e i 6mila ugandesi in Iraq con compiti di sicurezza" ha affermato il Ministro, aggiungendo che "siamo lieti che degli ugandesi continuino ad essere assunti per lavorare in Iraq e siamo contenti per il modo con il quale sono trattati". In Uganda vi sono diverse imprese specializzate nell'assumere personale per operazioni di sicurezza; alcune di queste hanno stipulato dei contratti con il governo americano o con altri per incarichi in Iraq. In genere si tratta di ruoli non di combattimento ma di sicurezza di installazioni petrolifere , di basi e di edifici pubblici, oppure di scorta di convogli. I giovani ugandesi sono in genere ex militari, ma vi sono anche civili (alcuni di loro sono donne), e ricevono uno stipendio che va dai 700 ai 900 dollari al mese. Il 90% della paga è inviata in Uganda alle famiglie. Se si pensa che un "contractor" occidentale guadagna 10mila dollari al mese, si ha un'idea della sproporzione esistente anche nel ristretto mondo degli eserciti privati e delle agenzie di sicurezza. Ma nonostante i rischi i giovani ugandesi continuano a fare la file per andare in Iraq, al punto che le imprese di sicurezza meditano di offrire paghe ancora più basse agli aspiranti mercenari. (LM, Fides,  13/03/2008)

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Museveni dà il benservito al Tpi (Mwinda, 12/03/2008)

Il presidente ugandese Yoweri Museveni ha annunciato che il suo governo accetta che i leader dello Lra siano processati secondo la giustizia tradizionale acholi invece che dal Tribunale penale internazionale. Gli anziani e i leader della comunità acholi, che abita i distretti del Nord Uganda e che è stata la più colpita dai vent'anni di guerra, avevano chiesto già in passato che, invece della giustizia internazionale, Joseph Kony e gli altri leader dello Lra fossero sottoposti alla giustizia tradizionale se questo significava poter ottenere un trattato di pace. Da Londra, dove si trova in visita di Stato, Museveni ha oggi detto che "se è questo che la comunità vuole" non vede perchè il governo debba insistere su un processo all'Aja. L'annuncio di oggi era già nell'aria. Il governo di Kampala e i ribelli dello Lra sono giunti quasi alla fine di un lungo negoziato di pace. Il principale ostacolo sulla via per la firma finale del trattato rimane la questione del mandato di cattura internazionale che il Tpi ha emesso anni fa ai danni di Joseph Kony e di alcuni suoi luogotenenti. Fino a che rimane il rischio del carcere e del processo all'Aja, Kony non sembra intenzionato a firmare. In un articolo comparso sul quotidiano ugandese New Vision ieri, Museveni aveva già detto che il governo può "salvare Kony", perchè è stata Kampala a chiedere l'aiuto del Tpi ed è quindi Kampala che può chiedere alla corte internazionale di fare un passo indietro. "Se Kony firma il trattato di pace e torna sotto la nostra giurisdizione", ha precisato Museveni, "diventa una nostra responsabilità, non una responsabilità di altri, nemmeno del Tpi". La strada per la firma finale al trattato di pace per il Nord Uganda potrebbe essere aperta. (Mwinda,  12/03/2008)

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Allarme orfanotrofi (Diregiovani, 06/03/2008)

"Chiudere gli orfanotrofi non autorizzati". E' questa la parola d'ordine in Uganda: il ministro del Welfare del paese africano, Santah, ha fatto sapere che, in base al nuovo codice di Famiglia, "saranno realizzati controlli più serrati sugli orfanotrofi del paese". A renderlo noto è il Child Rights Information Network, che spiega come durante una visita all'orfanotrofio 'Hannukka Children's Home' a Sunyani, nei pressi della capitale, il ministro Santah ha evidenziato l'urgenza di realizzare un monitoraggio sulle strutture di accoglienza nel paese, con l'obiettivo di chiudere gli istituti non autorizzati. "Il ministero - si legge sulla rete informativa Child Rights - intende operare un distinguo tra le strutture che presentano i requisiti necessari all'assistenza degli orfani o dei minori abbandonati e gli istituti non registrati in cui i bambini vivono in condizioni sanitarie ed educative precarie". Sono numerosi, infatti, gli orfanotrofi che non garantiscono le minime condizione di assistenza ai bambini e adolescenti ospitati: le stanze sono sovraffollate, l'acqua non è accessibile a tutti, gli operatori sono pochi. Santah ha inoltre evidenziato la necessità di promuovere l'adozione nazionale e internazionale come alternativa al ricovero in orfanotrofio e ha lanciato un appello alle autorità locali e alle associazioni che operano sul territorio per sostenere le attività di adozione dei bambini abbandonati e orfani. (Diregiovani, 06/03/2008)

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Tregua estesa in attesa dell’accordo di pace (MZ, Misna, 03/03/2008)

È stata firmata nel fine settimana un’ulteriore estensione della tregua tra governo ugandese e i ribelli dell’Esercito di resistenza del signore (Lra: Lord’s resistance army), protagonisti del ventennale conflitto nel nord dell’Uganda. “L’accordo per la cessazione delle ostilità (scaduto venerdì, ndr) è esteso fino all’applicazione del cessate il fuoco permanente e in ogni caso non oltre il 28 marzo, data entro la quale dovrebbe essere firmato l’accordo di pace definitivo” si legge nel documento ufficiale siglato sabato dalle due delegazioni presenti a Juba, la capitale del Sud Sudan dove da quasi due anni si svolgono i negoziati di pace per l’Uganda. Dopo la firma di sabato, i mediatori hanno sospeso i negoziati, aggiornandoli al 12 marzo prossimo, quando le parti dovrebbero rivedersi per mettere a punto gli ultimi dettagli prima della firma ufficiale della pace. Con l’intesa raggiunta venerdì notte sul protocollo relativo a disarmo, smobilitazione e reinserimento sociale dei ribelli, governo e Lra hanno concluso l’iter negoziale formale. (MZ, Misna, 03/03/2008)

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Primo impianto per la produzione di medicinali contro malaria e AIDS (A.L., Radio Vaticana, 03/03/2008)

E’ entrato in funzione, in Uganda, il primo impianto per la produzione di medicinali contro la malaria. Verranno prodotti anche farmaci antiretrovirali per il trattamento della sindrome da immunodeficienza acquisita (AIDS). Si tratta di una importante notizia per centinaia di migliaia di persone: i medicinali avranno, infatti, un costo inferiore a quelli importati. L’opera - rende noto l'agenzia MISNA - è stata realizzata grazie ad un accordo di collaborazione tra il governo di Kampala e la società indiana ‘Cipla’, il più grande produttore mondiale di farmaci generici. Inaugurando la fabbrica il presidente ugandese, Yoweri Museveni, ha espresso soddisfazione ma ha anche denunciato l’ostruzionismo di quanti, definiti “sabotatori”, hanno ostacolato la produzione di medicinali in loco. Si stima che in Uganda siano almeno 300 mila le persone che hanno bisogno di antiretrovirali. Secondo dati dell’ONU, ogni minuto un bambino di età inferiore ai 15 anni muore per AIDS. In base a proiezioni dell’UNAIDS, organismo delle Nazioni Unite, il numero degli orfani africani rischia di aumentare nel 2010 a 18 milioni, con una crescita del 10% l’anno. In Tanzania proseguono, intanto, gli sforzi dell’Associazione ‘Giornalisti Contro l’AIDS’ per fornire una corretta informazione sulla malattia. Vengono promosse, in particolare, attività documentaristiche per combattere anche fattori socio-economici che rendono ancora più devastante la sindrome da immunodeficienza acquisita. (A.L., Radio Vaticana, 03/03/2008)

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E' pace davvero? (Vita, 27/02/08)

Sei presidenti africani sono attesi per la firma dell'accordo di pace ‘globale' (Comprehensive peace agreement-Cpa) tra il governo e i ribelli dell'Esercito di resistenza del Signore (Lra), ma persistono ancora tra le parti divergenze sulla data dello storico appuntamento, destinato a mettere formalmente fine a oltre un ventennio di guerra nel nord. A riportare la notizia oggi è l'agenzia Misna. "Abbiamo fissato la firma al 6 marzo alla presenza dei presidenti di Kenya (Mwai Kibaki), Tanzania (Jakaya Kikwete), Mozambico (Armando Guebuza), Sudafrica (Thabo Mbeki), Repubblica democratica del Congo (Joseph kabila) e Sudan (Omar el-Bashir)" ha detto il portavoce dei negoziatori governativi a Juba, Chris Magezi. Ma la delegazione dello Lra ha smentito: "Non siamo ancora d'accordo sulla data" ha replicato il capo negoziatore dei ribelli David Nyekorach Matsanga che guida una delegazione attesa oggi dal fondatore e capo storico del gruppo armato, Joseph Kony, per "consultazioni" sulla firma ufficiale dell'ultimo punto nell'agenda delle trattative, quello sul ‘Disarmo, smobilitazione e reintegrazione' (Ddr) degli ex-combattenti.
Secondo Matsanga, Kony si troverebbe al momento nel campo di raccolta allestito per i ribelli a Ri-Kwamba, in Sud Sudan, sebbene altre fonti lo diano ancora rifugiato nel parco congolese della Garamba: "Kony è a Ri-Kwamba e forniremo le prove" ha detto il portavoce dello Lra. A ritardare la firma dell'intesa, contribuirebbero le maggiori richieste di sicurezza - anche rispetto ai mandati di cattura internazionali emessi dalla Corte penale internazionale dell'Aja (Cpi) – avanzate dal fondatore del Lra, che chiede garanzie certe prima di lasciare il suo rifugio per recarsi alla cerimonia di Juba. Un'altra incognita sulla strada della pace definitiva è costituita da un gruppo di circa 200 ribelli che, secondo fonti militari ugandesi, sarebbe nel frattempo fuggito da Ri-Kwamba per trovare riparo nella Repubblica Centrafricana; una notizia che lo Lra ha finora smentito. Proprio ai ribelli è stata attribuita recentemente dalle autorità sud-sudanesi una serie di attacchi nella zona di Source Yubu, nella regione sud-sudanese di Western Equatoria, lungo il confine col Centrafrica, costati la vita a 11 persone, inclusi alcuni soldati dello Spla e il rapimento di altre 27 persone. (Vita, 27/02/08)

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Rigettata data per accordo tra governo e Lra (Peacereporter, 26/02/08)

I ribelli ugandesi del Lord Resistance Army hanno rigettato la proposta fatta dal governo di firmare un accordo il 6 marzo e hanno affermato di aver bisogno di più tempo per consultare il loro leader, Joseph Kony. Dopo l'accordo raggiunto sabato per una tregua, l'unica questione ancora da risolvere è quella della smobilitazione, ma, come ha affermato il negoziatore del gruppo ribelle, "quella data è voluta dal governo dell'Uganda. Non abbiamo fretta". (Peacereporter, 26/02/08)

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Firmato ieri il cessate-il-fuoco defintivo (Lettera 22, 24/02/2008)

Il governo ugandese e i ribelli del Lord's Resistance Army hanno firmato ieri a Juba, capitale del Sud Sudan, il cessate-il-fuoco definitivo nella guerra che dal 1986 insanguina il Nord Uganda. I negoziati, iniziati già nel 2006 e più volte interrotti, erano ripresi qualche settimana fa con un nuovo slancio. Nei giorni scorsi era arrivato l'accordo sulla giustizia, che prevede che i ribelli potranno essere giudicati da tribunali ugandesi creati ad hoc per i crimini di guerra più gravi commessi durante il conflitto, mentre i reati minori saranno giudicati secondo le regole della giustizia tradizionale acholi. Di seguito il testo del comunicato con cui la Comunità di Sant'Egidio, che fin dall'inizio ha partecipato al team negoziale, ha annunciato la firma del cessate-il-fuoco definitivo.
Dopo oltre 20 anni dall'inizio del terribile conflitto che affligge il Nord Uganda, che ha provocato più di 100.000 vittime e ha costretto circa 2 milioni di persone nei campi profughi del Nord Uganda, è stato firmato a Juba, capitale del Sud Sudan, il cessate il fuoco definitivo tra il Governo Ugandese e la Lord Resistance Army. Si tratta di un ulteriore e decisivo passo verso l’accordo generale di pace che ormai appare prossimo. Dal 14 luglio 2006, data dell’inizio dei Juba Peace Talks, la Comunità di Sant’Egidio è presente alla trattativa e collabora con il GoSS (governo del Sud Sudan) nella facilitazione al processo di pace per il nord Uganda. Nell’ultima fase dei colloqui, iniziata circa un mese fa, si è proceduto alla firma del protocollo III, su giustizia e riconciliazione. Da qualche settimana sono presenti ai lavori anche osservatori dell’UE e degli USA, oltre a quelli di Mozambico, Sud Africa, RDC e Tanzania. L'accordo di cessate il fuoco prevede tra l'altro:
- il raggruppamento dell’ LRA/M nell’area di Ri-kwangba, sulla frontiera tra RDC e Sud Sudan
- una buffer zone di 15 km di raggio
- monitoraggio della zona da parte dell'esercito Sud Sudanese, SPLA
- disarmo da parte di forze imparziali
- Ceasefire Monitoring Team composto dalla mediazione e da rappresentanti delle parti e degli osservatori africani. (Lettera 22, 24/02/2008)

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Colloqui...: firmata nuova intesa, si avvicina la pace? (MZ, Misna, 22/02/2008)

Un altro accordo, relativo questa volta alla rappresentanza politica e militare della popolazione acholi, alla quale appartengono gran parte dei ribelli del Lord's resistance army (Lra), è stato firmato oggi a Juba, in Sud Sudan, dove da un anno mezzo si tengono negoziati di pace tra governo ugandese e la ribellione protagonista del ventennale conflitto del nord Uganda; fonti locali precisano che il documento sottoscritto oggi dalle parti – e che ieri aveva causato la temporanea sospensione della partecipazione dello Lra alla riunione plenaria dei negoziatori – prevede l'impegno da parte del governo di tenere conto nelle nomine pubbliche di "una rappresentanza commisurata di persone provenienti dalle aree interessate dal conflitto": ovvero prevalentemente i distretti acholi, ma anche quelli di Lango e Teso, del nord e nord ovest del paese, le stesse zone da cui provengono i ribelli e per le quali lo Lra sosteneva di battersi, ma anche quelle in cui i ribelli hanno esercitato le violenze più gravi. Inoltre, secondo l'accordo odierno, la composizione delle forze armate nazionali dovrà "riflettere il carattere nazionale, includendo differenze regionali e di sesso". Il documento –nel quale si fa riferimento anche all'ingresso nelle forze armate degli ex-ribelli che lo desidereranno e della creazione di un fondo speciale per finanziare la ripresa commerciale del nord Uganda – apre la strada alla discussione degli ultimi due punti in agenda prima della sottoscrizione di un accordo di pace generale con un cessate-il-fuoco permanente e la smobilitazione dei ribelli, argomenti su cui, a parte i dettagli tecnici, esisterebbe già un'intesa di massima. Secondo l'inviato delle Nazioni Unite per il processo di pace ugandese, l'ex-presidente del Mozambico Joaquim Chissano, l'accordo di pace definitivo per il nord Uganda potrebbe essere firmato "entro la prossima settimana".