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SUDAN 2 - DAL 01/07/08 AL 31/12/08

SUDAN 1 DAL 01/01/08 AL 31/12/08
 

Onu, Darfur sempre piu' pericoloso (Agr, 30/11/2008)

Un dialogo nazionale difficile: la testimonianza dei vescovi (Misna, 19/11/08)

Arrestati 70 giornalisti che protestavano per la censura sui media (Peacereporter, 17/11/2008)

Il presidente Bashir annuncia il cessate il fuoco in Darfur (Peacereporter, 12/11/2008)

Visita a sorpresa del presidente egiziano, andrà anche al sud (Misna, 10/11/2008)

Accuse a presidente: secondo l'onu una minaccia per la pace (Misna, 06/11/2008)

Kordofan meridionale, un nuovo Darfur? (Dire, 05/11/2008)

Recuperati cadaveri operai cinesi, la condanna di Pechino (Agi/Afp/Reuters, 28/10/08)

Al Jazeera: uccisi 5 dei nove cinesi rapiti (Adnkronos/Aki, 27/10/08)

Darfur: HRW Denuncia saccheggi e uccisioni civili (SwissInfo, 25/10/2008)

Darfur Onu: ultimi scontri hanno causato altri 40mila profughi, tutte queste persone non hanno ricevuto assistenza (APCOM, 18/102008)

Khartoum: il Sud ha diritto di armarsi fino a referendum (Alice/Apcom, 17/10/2008)

Khartoum processa ex comandante milizie filo-governative (Misna, 15/10/2008)

Darfur: arrestato per crimini di guerra Ali Kushayb (Peacereporter, 14/10/2008)

Armamenti: Khartum presenta formali proteste ad Etiopia e Kenya (AvioNews, 14/10/2008)

Arrivati almeno cinquemila profughi dalla R.D. Congo (Alice/Apcom, 08/10/2008)

Bashir: l'accusa per crimini di guerra allontana il negoziato sul Darfur (Peacereporter, 02/10/2008)

ONU; elicottero si schianta in Darfur, due morti (SwissInfo, 29/09/2008)

Fame e malattie dopo l'alluvione: 69 bambini morti (Peacereporter, 26/09/2008)

Ciad-Sudan - I due paesi ristabiliranno relazioni diplomatiche (Alice/Apcom, 16/09/2008)

Darfur: migliaia di civili in fuga dai combattimenti (SwissInfo, 15/09/2008)

Darfur: l'Onu minaccia di sospendere gli aiuti umanitari (Peacereporter, 08/09/2008)

Ministro esteri: caos se Aia chiede arresto al-Bashir (Ap, 04/09/2008)

Darfur: disordini in campo profughi per mancanza di cibo, un morto e 6 feriti (Ansa, 03/09/2008)

Si sono consegnati i dirottatori (Adnkronos, 27/08/2008)

Liberati i passeggeri dell'aereo dirottato in Libia (Quotidiano, 27/08/2008)

Aereo dirottato verso la Libia (Quotidiano, 26/08/2008)

Darfur: scontri in campo sfollati, dinamiche ancora incerte (Misna, 26/08/2008)

Darfur: militari sudanesi attaccano campo profughi, 18 morti (Agi/Reuters, 25/08/2008)

Scontri tribali per controllo acqua e pascoli: 55 morti (Peacereporter, 21/08/2008)

Darfur: una terra senza santi (Peacereporter, 14/08/08)

L'esercito riconquista le aree di Wadi Atron nel nord Darfur (Peacereporter, 13/08/08)

Darfur:aperto il fuoco contro elicottero missione Onu-Ue (Adnkronos/Dpa, 11/08/2008)

Abyei: nominati vertici amministrazione ad interim (Misna, 08/08/2008)

L'Ua nomina un collegio di avvocati per studiare la situazione nel paese (Peacereporter, 05/08/2008)

Ministro Egitto, privilegiare soluzione politica a crisi Darfur (Il Tempo/Adnkronos/Xin, 05/08/2008)

Darfur: Unione africana indaghera' su accuse Cpi Beshir (SwissInfo, 02/08/2008)

Accuse al presidente: lega araba, soluzione condivisa sola via d'uscita (Misna, 01/08/2008)

Altre 10 pene capitali per attacco ribelli Darfur (SwissInfo, 31/07/2008)

Darfur:Onu prolunga missione di pace fino al 31 luglio 2009 (Peacereporter, 31/07/2008)

Darfur: Ong - forza di pace Unamid "deve fare di piu'" per civili (Apcom, 28/07/2008)

Khartoum, se beshir verra' incriminato caschi blu espulsi (Asca-Afp, 25/07/2008)

Darfur: accuse a generale caschi blu, Ruanda minaccia ritiro (SwissInfo, 24/07/2008)

Tribunali speciali per giudicare i responsabili delle violazioni di diritti umani (Peacereporter, 23/07/2008)

Il Presidente al-Bashir in visita “promozionale” nel Darfur (Fides, 23/07/2008)

L'Ua istituisce una commissione per risolvere la crisi in Darfur (Peacereporter, 22/07/2008)

La Lega Araba propone un piano per la risoluzione della crisi (Equilibri, Weekly Analysis, 21/07/2008)

Trecento ingegneri cinesi arrivano Darfur per missione Onu (Peacereporter, 18.07.08)

Khartoum accetta ripresa relazioni diplomatiche con il Ciad (Peacereporter, 18.07.08)

Darfur: Presidente Senegal, Bush potrebbe inviare truppe (Swissinfo, 17/07/08)

Darfur: Ucciso soldato Minuad, Onu evacua personale (Apcom, 16/07/08)

Darfur: Accuse presidente, vissute come “umiliazione” racconta vescovo (Misna,  16/07/08)

A 10 anni, la CPI vuole mostrarsi adulta (Euronews, 15/07/08)

L'Egitto invita alla prudenza nella gestione della incriminazione di al-Bashir (Peacereporter, 15/07/08)

Onu ritira 200 uomini Unamid per timore rappresaglie (Agr/Corriere della sera, 15/07/08)

Omar Hassan el Beshir, un presidente alla sbarra? (Ragionpolitica, 15/07/08)

UA: arresto Beshir si rischia anarchia come in Iraq (Agi, 14/07/08)

Darfur: chiesta incriminazione del presidente Sudan (Il Secolo XIX, 14/07/08)

Manifestazione contro Cpi (Ansa, 13/07/2008)

Darfur: Leader milizia janjaweed: attacchi ordinati da Khartoum (Apcom, 13/07/2008)

Darfur: "Bbc" Cina alimenta il conflitto fornendo armi e caccia (Apcom, 13/07/2008)

Darfur: Lega araba accetta riunione (Ansa, 12/07/2008)

La CPI pronta a incriminare al Bashir per genocidio in Darfur (Euronews, 12/07/2008)

Crimini Darfur, TPI vuole arrestare presidente (Agi/Afp/Efe, 11/07/2008)

Onu chiede a khartoum di non processare 89 'ribelli bambini' (Asca-Afp, 10/07/2008)

Darfur: procuratore corte dell'Aia annuncera' nuove prove crimini (Asca-Afp, 10/07/2008)

Darfur: Aggiornamenti bilancio dell'agguato contro i caschi blu (Peacereporter, 09/07/2008)

Governo: ''Etiopia ha attaccato una nostra base militare'' (Peacereporter, 08/07/2008)

"Via i soldati ugandesi dal Sud Sudan" ordina il governo locale (Fides, 02/07/2008)

Darfur, ministro del Burkina Faso nuovo mediatore unico Onu-Ua (Vita, 01/07/2008)

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Onu, Darfur sempre piu' pericoloso (Agr, 30/11/2008)

Il Darfur, regione sudanese da anni teatro di una violenta guerra civile, diventa sempre piu' pericoloso. Lo dice il responsabile Onu per gli Aiuti umanitari, John Holmes, al termine di una visita di sei giorni in Sudan. "In cinque anni la situazione non e' cambiata, anzi e' peggiorata" ha detto Holmes, che anche chiesto che si accorcino i tempi di un accordo politico tra ribelli e il governo di Khartoum. Quello che occorre in Darfur e' un rapido progresso a livello politico. "E' molto importante - ha concluso Holmes - che i ribelli decretino il cessate il fuoco in modo che gli aiuti umanitari possano arrivare in tutta sicurezza e in pace". (Agr, 30/11/2008)

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Un dialogo nazionale difficile: la testimonianza dei vescovi (Misna, 19/11/08)

“La recente nomina della commissione elettorale è un passo importante, necessario perché il prossimo anno si vada al voto: il processo di pace continua però a procedere con lentezza e difficoltà”: appena tornato nella sua diocesi di El Obeid, monsignor Antonio Menegazzo racconta alla MISNA le preoccupazioni emerse durante il sinodo annuale dei vescovi del Sudan.
“La legge elettorale approvata in luglio – dice monsignor Menegazzo – prevedeva che la commissione fosse nominata entro un mese: il voto di lunedì in parlamento rivela la volontà di andare avanti, ma è anche l’ultimo di una serie di ritardi”. Secondo molti dirigenti politici e osservatori, le elezioni presidenziali, legislative e amministrative previste il prossimo anno rappresentano una tappa fondamentale nell’applicazione dell’accordo di pace che, nel 2005, pose fine a un conflitto ventennale tra il governo centrale e gli ex-ribelli del sud.
Per 10 giorni, fino a venerdì scorso, nella città di Yambio i vescovi sudanesi hanno discusso temi pastorali ma anche politici. “Temiamo – ha detto al termine dell’assise monsignor Rudolph Deng Majak, presidente della Conferenza episcopale – che lo spirito e la lettera dell’accordo di pace stiano perdendo slancio: è il caso sia del Partito del congresso nazionale che del Movimento per la liberazione de popolo sudanese, i principali firmatari dell’intesa”.
Queste preoccupazioni sono state messe nero su bianco in una lettera pastorale concordata nella giornata conclusiva del sinodo, che dovrebbe essere pubblicata nelle prossime settimane. Al di là delle formulazioni scelte, secondo monsignor Menegazzo, resta il dato di fondo di un paese per diversi aspetti ancora diviso: “A rallentare il processo di pace – sottolinea il vescovo di El Obeid – è il sottosviluppo del sud, una regione ricca di idrocarburi ma dove soprattutto sanità e istruzione sono in grande ritardo”. L’accordo del 2005 prevede che al governo ‘di unità nazionale’ formato dal Partito del congresso nazionale del presidente Omar Hassan el Beshir e dagli ex-ribelli del Movimento per la liberazione del popolo sudanese (Splm) spetti la metà dei proventi derivanti dalle attività estrattive concentrate nelle regioni meridionali del paese.
Lo sfruttamento delle risorse resta però un nodo cruciale, come testimonia il caso di Abyei, il centro petrolifero che sorge al confine dell’entità autonoma del sud nata proprio dall’intesa di pace: i suoi abitanti, per lo più costretti a fuggire dai combattimenti che nei mesi scorsi hanno contrapposto l’esercito e diversi gruppi ribelli, dovrebbero votare nel 2011 per decidere lo status finale della città. “Non è ancora chiaro – dice monsignor Menegazzo - se l’accordo sulla divisione delle risorse naturali sia già entrato in vigore. Di sicuro, un’azienda cinese ha costruito un oleodotto che collega i ricchi giacimenti di Bentiu a Port Sudan, principale terminale del paese affacciato sul Mar Rosso e le rotte internazionali del greggio”. [ VG] (Misna,  19/11/08)

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Arrestati 70 giornalisti che protestavano per la censura sui media (Peacereporter, 17/11/2008)

Nonostante la libertà d'espressione sia formalmente garantita, il governo esercita un forte controllo sui giornali. In Sudan la polizia ha arrestato un gruppo di una settantina di giornalisti, che protestavano davanti al parlamento contro la censura imposta ai media. Nonostante la libertà di espressione e di stampa sia ufficialmente garantita dai trattati di pace del 2005, che hanno posto fine alla guerra civile tra nord e sud, i giornali vengono vagliati dalle autorità governative che tagliano gli articoli non graditi- denunciano i giornalisti. La protesta era incominciata già un mese fa, quando Murtada el-Ghali, direttore del quotidiano indipendente Ajras al-Hurriya, ha organizzato un sit-in di protesta durato tre giorni, seguito poi dallo sciopero di altri due giornali. Oggi però la polizia in tenuta antisommossa ha circondato i manifestanti e li ha obbligati a salire su alcuni cammion per trasportarli alla stazione di polizia di Omdurman, città gemella di Karthoum. Tra le persone fermate, 28 donne e 39 uomini, figurano numerosi commentatori, un direttore, i giornalisti di nove quotidiani e un attivista per il rispetto dei diritti umani. I professionisti hanno raccontato di essere stati privati del cellulare e dei soldi dagli agenti di polizia. Quindici avvocati si sono già offerti di difendere i giornalisti e hanno già iniziato le pratiche per il loro rilascio, in attesa del processo. Per loro l'accusa è quella di aver violato le norme sull'ordine pubblico. La campagna anticensura viene portata avanti insieme con il Movimento di liberazione del popolo sudanese (Splm) che fa parte anche della coalizione di governo. (Peacereporter, 17/11/2008)

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Il presidente Bashir annuncia il cessate il fuoco in Darfur (Peacereporter, 12/11/2008)

Omar al-Bashir presidente sudanese,, ha annunciato questa mattina l'avvio di un cessate il fuoco immediato che riguarda l'intera regione del Darfur. Secondo quanto riferisce la tv araba al-Jazeera, il presidente sudanese ha aggiunto che verranno disarmate tutte le milizie presenti nella zona occidentale del paese africano. Il Darfur è teatro di una sanguinosa guerra civile iniziata nel 2003.
Il presidente del Sadun Omar al-Bashir ha annunciato, questa mattina, l'entrata in vigore di un cessate il fuoco immediato per l'intera regione del Darfur. Il conflitto del Darfur, scoppiato nel febbraio 2003 e che finora ha provocato la morte di 300 mila persone, è stato presentato, a seconda degli schieramenti, come un brutale genocidio condotto dalle milizie Janjaweed con l'ausilio dell'esercito sudanese o come una rivolta interna di gruppi ribelli composti da semplici criminali. Nonostante la recrudescenza avutasi dal febbraio 2003, il conflitto nel Darfur è vecchio di almeno 50 anni, anche se in passato gli scontri tra le varie comunità della regione erano molto più circoscritti. Il Darfur è stato spesso al centro di lotte tra i paesi limitrofi. Già Gheddafi negli anni '80 utilizzò guerriglieri darfurini nella guerra contro il Ciad, mentre nel 2003 i ribelli hanno goduto del sostegno del governo eritreo e di parte dell'establishment ciadiano, appartenente alla comunità Zaghawa che popola anche parte del Darfur.
La guerra nel Darfur è stata presentata come un genocidio condotto dalle milizie Janjaweed contro le popolazioni africane. Ma forse la verità è un'altra. La risposta potrebbe venire dai giacimenti petroliferi da poco scoperti nel sud del Darfur, e che sarebbero stati dati in concessione alla Chinese National Petroleum Corporation. Lasciando fuori dalla torta le imprese occidentali dopo che gli Usa si sono impegnati a fondo negli ultimi anni per risolvere la guerra civile tra nord e sud. Un brutto rospo da ingoiare per Washington, che da allora è tornata a una politica di ostilità nei confronti del governo sudanese, seguita a ruota da Londra. E non è un caso che al Consiglio di Sicurezza dell'Onu i più strenui difensori di Khartoum siano proprio i Cinesi, mentre Usa e Gran Bretagna sono pronti a addossare al governo sudanese le responsabilità di qualsiasi atrocità. A dimostrazione di come la guerra venga presentata sotto luci diverse a seconda dei poco limpidi interessi in gioco. (Peacereporter, 12/11/2008)

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Visita a sorpresa del presidente egiziano, andrà anche al sud (Misna, 10/11/2008)

Il presidente egiziano Hosni Mubarak è arrivato in Sudan per una visita non annunciata di un giorno. Lo riferisce l’agenzia di stampa sudanese ‘Suna’ precisando che Mubarak incontrerà il suo omologo Omar Hassan al Beshir con il quale discuterà del rafforzamento nelle relazioni tra i due paesi e delle iniziative di pace per il Darfur. Dopo la riunione, il presidente, accompagnato dal ministro degli Esteri Ahmed Aboul Gheit, il capo dei servizi di Intelligence Omar Suleiman, e una folta delegazione di responsabili di governo, si recherà a Juba, per la sua prima visita nel Sud-Sudan dal 1981, data in cui divenne presidente dell’Egitto. Nella capitale Sud-sudanese, Mubarak incontrerà il vice-presidente della Repubblica e capo del governo del Sud- Sudan, Salva Kiir Mayardit. La visita a sorpresa del presidente egiziano – fa notare il quotidiano sudanese Sudan Tribune – segue di pochi giorni la visita di Deng Alor, ministro degli esteri di Khartoum al Cairo con l’incarico di consegnare a Mubarak un messaggio del presidente Beshir. [AdL] (Misna,10/11/2008)

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Accuse a presidente: secondo l'onu una minaccia per la pace (Misna, 06/11/2008)

Se la Corte penale internazionale (Cpi) dovesse emettere un mandato di arresto nei confronti del presidente Omar Hassan al Beshir, rischierebbe di compromettere il processo di pace (Comprehensive peace agreement) tra Nord e Sud Sudan: lo ha affermato l’assistente del segretario generale dell’Onu per le operazioni di peacekeeping, Edmond Mulet, in un discorso pronunciato durante una riunione del Consiglio di Sicurezza. “Le richieste di processare il presidente sudanese non solo metterebbero a rischio la presenza dei 'caschi blu' presenti nel paese – ha detto il responsabile dell'Onu – ma potrebbero far deragliare l’intero processo di pace tra il Nord e il Sud del paese, un processo che ha messo fine a 20 anni di guerra civile”. In Sudan sono presenti due missioni di pace (Unmis e Unamid), ha ricordato Mulet, secondo il quale “nel caso di un processo contro il presidente potrebbero essere entrambe espulse dal paese”. A luglio, il procuratore della Cpi Luis Moreno Ocampo ha presentato alla corte dell’Aja la richiesta di un mandato di cattura contro il presidente sudanese Beshir, accusandolo di “genocidio e crimini di guerra” in relazione alla crisi in Darfur, la regione occidentale del paese attraversata ormai da cinque anni da tensioni e conflitti.[AdL] (Misna, 06/11/2008)

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Kordofan meridionale, un nuovo Darfur? (Dire, 05/11/2008)

(In esclusiva da News from Africa) - Il conflitto del Darfur, nella parte occidentale del Sudan, puo' replicarsi nel Kordofan meridionale, nel centro del paese. È quanto emerge dal nuovo rapporto "Kordofan meridionale: il prossimo Darfur?", realizzato dal Gruppo di crisi internazionale (Icg) che ha esaminato il deterioramento della situazione in questa zona strategica situata tra il Nord e il Sud del paese, dove i membri del governo di unita' nazionale, il Movimento per la liberazione del popolo sudanese (Splm) e il National congress party (Ncp) hanno alimentato la polarizzazione etnica in vista delle elezioni generali del 2009. Il Kordofan meridionale e' uno Stato creato dall'Accordo di pace comprensivo (Cpa) che ha messo fine a vent'anni di guerra tra Nord e Sud. Si trova in un'area di confine critica, una zona di tensione etnica tra le tribu' arabe (soprattutto Misseriya e Hawazma) e indigene africane (soprattutto Nuba). La mancata attuazione dei protocolli speciali previsti dall'accordo di pace per la regione ha lasciato spazio all'insicurezza e a una crescente frustrazione.
Secondo il rapporto, per evitare che la situazione precipiti e' necessario che Khartoum e la comunita' internazionale promuovano la riconciliazione tribale attraverso negoziati sulla base di un'agenda comune, e stabiliscano nello stato un'amministrazione efficiente e aderente ai principi di divisione dei poteri contenuti nel Cpa. "Il governo di Khartoum deve agire rapidamente per affrontare questa situazione o si trovera' di fronte alla prospettiva di un nuovo devastante conflitto” - sottolinea Fouad Hilmat, direttore del progetto Corno d'Africa del Gruppo di crisi. (…) Secondo il rapporto, gli abitanti del Kordofan meridionale sono armati e si sentono abbandonati dai loro ex protettori che non hanno mantenuto la promessa di estendere alla regione i benefici dell'accordo di pace. Il ritorno dei profughi interni, i progetti per lo sviluppo e la creazione di un governo statale efficiente sono in stallo. Centinaia di persone sono morte nelle dispute per la terra e per i diritti di pascolo, senza che ci fosse una risposta a livello locale e nazionale.
E tuttavia si e' ancora in tempo per calmare la situazione prima delle elezioni. L'Ncp e l'Splm devono accelerare l'integrazione dei combattenti e promuovere programmi di disarmo e reintegro. L'obiettivo fondamentale deve essere la riconciliazione tra le tribu' che vivono nella regione. La missione delle Nazioni Unite in Sudan (Unmis) e la comunita' internazionale devono giocare un ruolo importante nella pacificazione dello Stato. L'Unmis dovrebbe diventare partner attivo delle autorita' tribali locali nella prevenzione dei conflitti. E nello stesso tempo i garanti internazionali dell'Accordo di pace e i partner bilaterali del Sudan dovrebbero premere affinche' Khartoum presti piu' attenzione alle attivita' di peace-building.(…)
Gli abitanti della regione sono stati fortemente coinvolti nella guerra tra il Nord e il Sud e, nonostante l'accordo di pace, sono stati duramente segnati dal conflitto e sono rimaste le polarizzazioni e le divisioni politiche e tribali. I Nuba accusano gli ex alleati dell'Splm di non aver negoziato per loro un buon accordo nell'ambito nel Cpa perche' davano priorita' all'ottenimento del territorio di Abyei e del suo petrolio e al via libera per un referendum sull'indipendenza del Sud. I protocolli speciali prevedevano che, dopo le elezioni, ci fosse una consultazione pubblica per considerare una revisione dei termini dell'accordo che potesse affrontare la gestione dei nuovi stati e le questioni irrisolte come la proprieta' e l'uso della terra. I due firmatari dell'accordo, l'Ncp e l'Splm, che formano il governo di unita' nazionale, sono colpevoli di star utilizzando le divisioni in vista delle elezioni nazionali del 2009. Dimenticando che la sorte di questa regione e' una cartina di tornasole per l'interno processo di pace in Sudan e per l'applicabilita' del Cpa al conflitto del Darfur. (…) - Zachary Ochieng. Trad. di Mariangela Paone, Dires – Red. sociale (Dire, 05/11/2008)

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Recuperati cadaveri operai cinesi, la condanna di Pechino (Agi/Afp/Reuters, 28/10/08)

Sono stati recuperati i corpi dei lavoratori cinesi, dipendenti di una compagnia petrolifera, uccisi in Sudan nel corso di un fallito blitz per liberarli. Pechino ha condannato con forza la strage, definendola un "atto terrorista crudele", ma ha sottolineato che non diminuira' il suo coinvolgimento economico nella regione. "Esprimiamo la nostra forte indignazione e condanna per questo atto terrorista crudele da parte dei sequestratori che hanno ucciso impiegati disarmati", ha detto il portavoce del ministero degli Esteri, Jian Yu, sul sito web. Intanto, il ministero degli Esteri cinesi ha corretto al ribasso il numero dei morti: non 5, come era stato detto inizialmente, ma 4, e precisato che altri 4 operai sono stati tratti in salvo, mentre di uno si ignora la sorte. I nove lavoratori cinesi (tre ingegneri e sei operai specializzati) erano stati rapiti il 18 ottobre scorso in un piccolo giacimento petrolifero nella zona di Abyei, vicino alla regione del Darfur, teatro di una sanguinosa guerra civile dal 2003. Il sequestro, durato 9 giorni, e' il terzo incidente di questo tipo avvenuto nel corso dell'ultimo anno nel Kordofan del Sud, un'area che potrebbe presto diventare un altro focolaio di violenze nel Sudan. I 9 rapiti lavoravo come contrattisti per la Greater Nile Petroleum Operating Company, un consorzio guidato dalla cinese Cnpc (China National Petroleum Corporation), dall'indiana Ongc, dalla malese Petronas e dalla sudanese Sudapet. Il gruppo accusato del rapimento, i ribelli del Darfur del Movimento Giustizia e Uguaglianza (Jem) hanno negato qualsiasi responsabilita'. Alcune fonti accusano pero' la Cina, primo cliente del petrolio sudanese (acquista due terzi del greggio del Paese) di fornire armi al Sudan e di non intervenire per porre fine alle violenze nel Darfur dove, secondo fonti Onu, sono morte almeno 300.000 persone. (Agi/Afp/Reuters, 28/10/08)

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Al Jazeera: uccisi 5 dei nove cinesi rapiti (Adnkronos/Aki, 27/10/08)

Cinque dei nove cittadini cinesi rapiti nei giorni scorsi in Sudan sono stati uccisi dai loro sequestratori nella provincia del Kordofan. E' quanto ha riferito il corrispondente dal Sudan dell'emittente satellitare 'al-Jazeera'. Il 19 ottobre scorso l'ambasciata di Pechino a Khartoum aveva annunciato che nove tecnici cinesi impiegati alla 'China National Petroleum Corporation' (Cnpc) erano stati rapiti dal giacimento petrolifero presso cui lavoravano nella provincia del Kordofan, vicino al Darfur. Secondo quanto riferito dalle autorità sudanesi all'ambasciata di Pechino, dei nove cinesi rapiti due sarebbero riusciti a scappare, mentre due risultano dispersi. Nel condannare l'accaduto, la rappresentanza diplomatica cinese ha esortato le autorità di Khartoum a proseguire le ricerche dei due dispersi e a fare ogni sforzo per garantire la sicurezza dei propri connazionali che lavorano in Sudan. (Adnkronos/Aki, 27/10/08)

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Darfur: HRW Denuncia saccheggi e uccisioni civili (SwissInfo, 25/10/2008)

Ancora uccisioni, saccheggi, villaggi dati alle fiamme, migliaia di persone in fuga. La denuncia arriva oggi dall'Organizzazione non governativa (Ong) Human Rights Watch e da alcuni operatori umanitari, secondo i quali del Darfur meridionale sono almeno 40 le persone uccise in due settimane e più di 12.000 gli sfollati. Un bilancio completo però non è ancora possibile perché la zona intorno alla capitale del Sud Darfur, Nyala, dove sono avvenute le violenze, resta inaccessibile per le missioni umanitarie. I villaggi attaccati e dati alle fiamme sono "almeno 15", secondo alcuni scampati. Gli assalti sarebbero stati compiuti da miliziani arabi con l'appoggio del governo sudanese di Khartoum. (SwissInfo, 25/10/2008)

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Darfur Onu: ultimi scontri hanno causato altri 40mila profughi, tutte queste persone non hanno ricevuto assistenza (APCOM, 18/102008)

La guerra tra il governo sudanese e i ribelli nel Darfur ha costretto almeno 40.000 civili alla fuga. La stima delle Nazioni unite si basa sulle testimonianze dirette, su rapporti sommari forniti da Karthoum e sull'osservazione delle agenzie umanitarie che operano nella zona, ha spiegato Gregory Alex, responsabile dell'Ufficio di Coordinamento dell'Onu per gli Affari umanitari in Darfur. "Tutta questa gente non ha ricevuto alcun tipo di assistenza di emergenza - ha continuato Alex - nelle ultime cinque o sei settimane hanno vissuto grazie all'aiuto di altri come loro o a quello che sono riusciti a rubacchiare". La maggior parte dei profughi dell'ultimo periodo vive nel deserto e non nei campi profughi. Dall'inizio del 2003 si contano almeno 2 milioni e mezzo di profughi in Darfur e la cifra stimata delle vittime del conflitto raggiunge le 300.000 unità. Ad agosto sono scoppiati nuovi violenti combattimenti quando le truppe governative hanno attaccato le roccaforti dei ribelli nelle zone di confine con la Libia, nel nord del Darfur, talvolta con l'ausilio delle forze aeree e con il sostegno delle milizie arabe janjaweed (diavoli a cavallo, ndr). A settembre gli scontri si sono spostati a sud, verso zone più popolose, dove l'accesso delle Nazioni unite e delle organizzazioni umanitarie è quasi impossibile. Alcuni villaggi della zona di Jebel Marrah si sono completamente svuotate. (APCOM, 18/102008)

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Khartoum: il Sud ha diritto di armarsi fino a referendum (Alice/Apcom, 17/10/2008)

Il Sud Sudan ha diritto ad armarsi "fino a quando non avrà deciso il suo destino" nel referendum fissato per il 2011. A dichiararlo è il ministro degli Esteri sudanese Deng Alor Kuol, in un'intervista rilasciata al quotidiano panarabo al Sharq al Awsat. La scorsa settimana, Khartoum ha convocato gli Ambasciatori di Etiopia e Kenya per protestare contro il loro presunto coinvolgimento in traffici di armi nel Sud Sudan. Sul carico di armi inviate dall'Etiopia e giunto a Juba il 10 ottobre scorso, il ministro dichiara di aver appreso che "sì, appartengono al governo del Sud del Sudan, ma servono per un'esposizione di armi". Riguardo le armi trovate a bordo della nave ucraina Faina, sequestrata il 25 settembre scorso al largo della Somalia, Deng Alor Kuol conferma la versione più volte fornite da Nairobi, secondo cui il carico era diretto in Kenya e non in Sudan. "L'accordo del 2005 è chiaro su questo punto - dice il ministro - l'esercito del Sud del Sudan ha diritto ad armarsi e addestrarsi fino al 2011, data fissata per il referendum sull'autodeterminazione". (Alice/Apcom,  17/10/2008)

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Khartoum processa ex comandante milizie filo-governative (Misna, 15/10/2008)

La magistratura sudanese ha rinviato a giudizio l’ex-capo delle milizie filo-governative Ali Mohamed Ali Abdel-Rahman, noto come Ali Kushayb, sulla base di “elementi sufficienti a sostenere un processo” per crimini di guerra. La notizia, circolata in modo informale nei giorni scorsi è stata confermata oggi dal capo della missione sudanese al Cairo, Idris Suleiman, secondo cui il processo “comincerà probabilmente la prossima settimana nella città di Al Geneina, nel Darfur occidentale”. Il diplomatico - riferisce il quotidiano panarabo ‘Asharq al Awsat’- ha precisato inoltre che la commissione sudanese incaricata dal governo di Khartoum di investigare sui presunti crimini commessi in Darfur, regione occidentale teatro di un apro conflitto dal 2003, “è attualmente al lavoro su 13 casi simili”. Nessuna indagine sarebbe invece stata aperta sul ministro per gli Affari Umanitari, Ahmed Harun, ricercato assieme a Kushayb dalla Corte penale internazionale (Cpi) per il loro presunto coinvolgimento nelle stragi di civili verificatesi durante i combattimenti. Nel luglio scorso, il procuratore della Cpi, Luis Moreno Ocampo, aveva chiesto ai giudici della Cpi di spiccare un mandato di arresto contro lo stesso presidente sudanese Omar Hassan al Beshir accusato di aver sostenuto e coperto i crimini commessi durante il conflitto; accuse rigettate dal governo di Khartoum e che hanno sollevato il risentimento di numerosi paesi africani e arabi per i ‘doppi standard’ utilizzati dalla giustizia internazionale nei confronti dei paesi ricchi e di quelli in via di sviluppo.[AdL] (Misna, 15/10/2008)

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Darfur: arrestato per crimini di guerra Ali Kushayb (Peacereporter, 14/10/2008)

Ali Mohamed Ali Abdel-Rahman, meglio conosciuto come Ali Kushayb è stato arrestato dalla milizia sudanese. Il suo arresto era stato chiesto dalla Corte Criminale Internazionale per i crimini di guerra insieme a quello del presidente Omar al-Bashir e al ministro per gli Affari umanitari africani, Ahmed Haroun. Ma il governo sudanese ha fatto di tutto per opporsi e ritardare l'indagine della Corte internazionale, fino ad istituirne una propria che ha portato oggi all'arresto di Ali Kushayb. Intanto al Cairo, i ministri della Giustizia della lega araba hanno definito immotivate le accuse rivolte al presidente al-Bashir perchè la legge sudanese non contempla i reati di genocidio e di crimine di guerra. La lega araba ha deciso l'istituzione di un comitato giuridico in sua difesa. (Peacereporter,  14/10/2008)

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Armamenti: Khartum presenta formali proteste ad Etiopia e Kenya (AvioNews, 14/10/2008)

Il governo di Khartoum ha convocato gli ambasciatori di Etiopia e Kenya, per presentare loro formale protesta contro il presunto coinvolgimento dei due Paesi nel traffico di armamenti verso il Sud del Sudan, si legge in una nota diffusa dall'agenzia "Misna", nella quale viene citata l'agenzia sudanese "Suna". In ballo ci sono un carico di armi pervenuto lo scorso 10 ottobre nell'aeroporto della capitale del Sud del Sudan, Juba, a bordo di un aereo militare, di qui la protesta contro l'Etiopia. E poi c'è la questione, curiosamente passata quasi sotto il silenzio della stampa internazionale, della nave cargo ucraina "Faina", assaltata e sequestrata da pirati somali lo scorso 25 settembre, vicenda circondata da un alone di mistero, di qui la protesta contro il Kenya. Il cargo trasportava 33 tanker e armamenti varii, pare destinati al Kenya. Ma dopo il sequestro il governo di Nairobi ha più volte smentito di essere il destinatario del carico. Nel frattempo la nave è stata circondata da natanti americani che sorvegliavano che i pirati non gettassero in mare il carico, mentre Kiev confermava essere il Kenya il destinatario. Insomma un impiccio internazionale ancora irrisolto nel quale si è sentita coinvolta la Somalia, che oggi protesta.
Ma l'episodio del "Faina" è stata anche la goccia che ha fatto traboccare un vaso ormai colmo, e cioè la recrudescenza della pirateria del mare, perlopiù ad opera di somali, al punto da indurre l'Onu ad adottare la risoluzione n° 1838 che "Invita tutti gli Stati interessati alla sicurezza delle attività marittime" ad impegnarsi nella lotta contro i pirati del mare "Attraverso il dispiegamento di imbarcazioni e mezzi aerei militari'' nelle acque somale. (AvioNews, 14/10/2008)

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Arrivati almeno cinquemila profughi dalla R.D. Congo (Alice/Apcom, 08/10/2008)

L'Alto Commissariato Onu per i Rifugiati (Unhcr) ha stimato che almeno 5.000 rifugiati della Repubblica Democratica del Congo siano arrivati nelle ultime due settimane nell'area di Yambio, nella regione ovest-equatoriale del Sudan meridionale. Un team dell'organizzazione si è recato sul posto per verificare quali siano le necessità dei nuovi arrivati e per organizzarne l'assistenza. La squadra ha riferito che circa 150 congolesi attraversano ogni giorno la frontiera. I rifugiati hanno detto di essere fuggiti dai loro villaggi a causa dei feroci attacchi ad opera dei ribelli del Lord's Resistance Army (Lra). Molti profughi hanno fatto racconti sconvolgenti sulla loro fuga. Un rifugiato ha detto che la moglie e la figlia sono state rapite. Le autorità locali hanno riferito al team Unhcr di avere avuto notizia che il villaggio di Moro, 58 km all'interno della R.D. Congo, era stato attaccato domenica. I bambini sono stati rapiti, le case bruciate e che gli abitanti hanno subìto numerose violenze. Tutti i rifugiati, uomini e donne, hanno riferito che non vogliono tornare a casa finché non cesserà la minaccia costituita dai ribelli. Finora sono riusciti a sopravvivere grazie alla generosità della popolazione locale che ha diviso con loro le scorte di cibo. L'Unhcr sta cercando di organizzare una distribuzione di alimenti il prima possibile, ma ci sono problemi logistici da affrontare, come le pessime condizioni delle strade della zona. (Alice/Apcom, 08/10/2008)

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Bashir: l'accusa per crimini di guerra allontana il negoziato sul Darfur (Peacereporter, 02/10/2008)

Il presidente sudanese Omar Hassan al-Bashir ha dichiarato che una sua incriminazione per crimini di guerra davanti alla Corte Criminale internazionale minaccerebbe i colloqui di pace sul Darfur, mandando un pessimo segnale ai ribelli. La richiesta di comparire davanti al Tribunale internazionale era stata portata avanti lo scorso luglio dal procuratore capo, Luis Moreno-Ocampo, che ha emesso anche un provvedimento di arresto nei suoi confronti. La lega araba, l'Unione africana e la Cina fino ad ora si sono schierate dalla parte di Bashir, che per evitare la misura ha promesso per l'anno prossimo elezioni politiche. (Peacereporter, 02/10/2008)

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ONU; elicottero si schianta in Darfur, due morti (SwissInfo, 29/09/2008)

Un elicottero noleggiato da una equipe per il mantenimento della pace sotto l'egida dell'ONU si è schiantato oggi nella regione del Darfur, nell'ovest del Sudan. Due persone sono morte e due risultano disperse. Lo ha indicato un portavoce delle Nazioni Unite. L'apparecchio, con a bordo due tonnellate di rifornimenti, è precipitato poco dopo il decollo dall'aeroporto di Nyala. La Minuad (forza mista ONU-Unione Africana nel Darfour) ha aperto un'inchiesta sulle cause dell'incidente, per verificare anche informazioni che riferiscono di colpi sparati verso l'apparecchio. L'elicottero, appartenente a una società privata, era stato noleggiato dalla Minuad per trasportare viveri destinati a una delle sue equipe nello stato del Sud Darfur. "Due membri dell'equipaggio sono morti e due altri risultano dispersi tra i rottami", ha detto il portavoce della Minuad, Kemal Saiki. "Ci sono delle indiscrezioni secondo le quali l'elicottero è stato raggiunto da colpi, ma noi al momento non possiamo né confermarle né smentirle", ha detto Saiki, aggiungendo: "Stiamo indagando e abbiamo spedito una equipe di soccorso sul luogo dell'incidente". (SwissInfo, 29/09/2008)

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Fame e malattie dopo l'alluvione: 69 bambini morti (Peacereporter, 26/09/2008)

Almeno sessantanove bambini sono morti per malnutrizione e malattie nel sud-est del Sudan, in conseguenza delle recenti alluvioni che hanno spazzato via il raccolto. Le strade ancora allagate e la mancanza di trasporti aerei stanno impedendo la consegna degli aiuti alimentari. La situazione è particolarmente delicata in alcuni villaggi irraggiungibili nello stato del Nilo azzurro, dove migliaia di profughi erano appena tornati a casa dopo anni di esilio lungo il confine con l'Etiopia. (Peacereporter,  26/09/2008)

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Ciad-Sudan - I due paesi ristabiliranno relazioni diplomatiche (Alice/Apcom, 16/09/2008)

Il Ciad e il Sudan si sono impegnati a ristabilire le loro relazioni diplomatiche, rotte in maggio, in un vertice che si terrà nel prossimo mese di ottobre a N'Dijamena. L'accordo è stato raggiunto all'Asmara dai responsabili del gruppo di contatto (oltre a delegati dei due paesi il gruppo è composto da diplomatici di Libia, Congo, Gabon, Senegal e Eritrea). Da almeno cinque anni i due paesi confinanti hanno relazioni difficili e tumultuose, turbate dalla reciproca accusa di finanziare i gruppi ribelli in lotta contro i governi al potere. L'interruzione delle relazioni diplomatiche risale al maggio scorso quando il Sudan accuso il Ciad di aver favorito un attacco dei ribelli del Darfur nei pressi della capitale Khartoum. Il Ciad, d'altro canto, aveva replicato accusando il Sudan di aver sostenuto almeno 28 attacchi dei ribelli contro le forze di N'Djamena tra il 13 aprile 2006 e il febbraio 2008. In un comunicato, il gruppo di contatto oltre ad annunciare il ristabilimento delle relazioni bilaterali tra Sudan e Ciad ha reso nota la decisione di inviare al confine tra i due paesi una gruppo di esperti e osservatori con l'incarico di controllare la situazione il gruppo di osservatori sarà protetto da una forza di pace di duemila uomini, mille soldati del Sudan e mille del Ciad. (Alice/Apcom, 16/09/2008)

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Darfur: migliaia di civili in fuga dai combattimenti (SwissInfo, 15/09/2008)

Migliaia di persone sono in fuga dal Nord Darfur, dopo oltre una settimana di scontri tra l'esercito sudanese e le forze ribelli. Lo hanno riferito le agenzie di aiuti umanitari, aggiungendo che interi villaggi sono stati abbandonati e i residenti hanno trovato rifugio sulle montagne circostanti, tagliati fuori da ogni tipo di aiuto. La situazione nel paese è pessima, con civili uccisi dalle forze governative e quelle ribelli, ha riferito oggi Sima Samar, relatrice per l'Onu sulla situazione dei diritti umani nel Sudan. In un rapporto al Consiglio per diritti umani delle Nazioni Unite, Samar afferma che violazioni delle leggi umanitarie avvengono non solo in Darfur, ma anche in altre aree del Sudan, compresa quella del sud. I nuovi combattimenti allontanano le speranze di pace, nel momento in cui il governo cerca di fronteggiare l'azione della Corte penale internazionale (Cpi), il cui procuratore Luis Moreno Ocampo ha chiesto l'incriminazione del presidente sudanese Omar al-Bashir per crimini di guerra e genocidio. Secondo i ribelli, l'esercito sudanese e le milizie alleate hanno lanciato la scorsa settimana una vasta offensiva aerea e terrestre sulle posizioni nel Nord del Darfur. Un portavoce delle Forze armate ha confermato i movimenti di truppe, ma ha sottolineato che i soldati si erano limitati a rendere sicure le strade dagli attacchi dei "banditi", senza fare riferimento a scontri diretti. (SwissInfo,  15/09/2008)

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Darfur: l'Onu minaccia di sospendere gli aiuti umanitari (Peacereporter, 08/09/2008)

Le Nazioni Unite hanno minacciato di sospendere il programma di aiuti alimentari nel Darfur se le condizioni di sicurezza non miglioreranno. "E' diventato troppo pericoloso per i nostri autisti fare il proprio lavoro" ha dichiarato il responsabile del Programma Alimentare Mondiale, Rachid Jaafar, dopo che 43 conducenti e 69 camion, attaccati dai ribelli, sono svaniti nel nulla. In Darfur ci sono 10.000 soldati di una missione di pace congiunta fra Nazioni Unite e forze africane, che però non riescono a scortare tutti i convogli di cibo e - ha proseguito Jaafar - settembre è il mese peggiore, perchè finiscono le scorte dell'anno precedente e non è ancora pronto il nuovo raccolto. Nel Darfur però, dopo cinque anni di guerra, sono più di 2 milioni le persone che hanno bisogno di aiuto. (Peacereporter, 08/09/2008)

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Ministro esteri: caos se Aia chiede arresto al-Bashir (Ap, 04/09/2008)

Per il ministro degli esteri sudanese Deng Alor, se il tribunale dell'Aia spiccherà un mandato di cattura nei confronti del presidente sudanese Omar Al Bashir, il paese potrebbe sprfondare nel caos e nell'instabilità. A luglio il procuratore del tribunale internazionale dell'Aia Luis Moreno Ocampo ha chiesto ai giudici di spiccare un mandato di arresto per il presidente al-Bashir accusandolo di genocidio in Darfur e una decisione è attesa entro le prossime settimane. Deng Alor, parlando oggi all'Aia, avverte che questa prospettiva aprirebbe una gravissima crisi nel paese, compromettendo il tentativo di giungere alla pace. Incontrando il ministro degli esteri olandese Maxime Verhagen Alor ha detto esplicitamente che qualsiasi mandato di arresto in tal senso "potrebbe causare instabilità politica interna nel paese, ulteriore instabilità... prolungando anche la guerra in Darfur e scongiurando la possibiltià di arrivare a un accordo di pace comprensivo nel sud del paese". Dal canto suo, Al-Bashir ha già detto a più riprese di non riconoscere la giurisdizione del Tribunale Penale Internazionale e si è impegnato a non consegnare mai alla corte dell'Aia alcun cittadino sudanese. Il tribunale dell'Aia ha già chiesto l'arresto del ministro per gli affari umanitari sudanese Ahmed Harun e per uno dei comandanti delle milizie Janjaweed. (Ap, 04/09/2008)

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Darfur: disordini in campo profughi per mancanza di cibo, un morto e 6 feriti (Ansa, 03/09/2008)

Un morto e sei feriti in una manifestazione scoppiata per la mancanza di cibo in un campo profughi del Darfur (Sudan occidentale). Gli operatori umanitari dell'Onu hanno razionato i viveri dopo essere rimasti quasi senza cibo in seguito alle razzie delle bande di predoni contro i convogli alimentari. Oggi, quando la folla ha attaccato poliziotti e operatori umanitari per protestare contro il razionamento, la polizia ha sparato in aria e un profugo e' stato colpito al petto. (Ansa, 03/09/2008)

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Si sono consegnati i dirottatori (Adnkronos, 27/08/2008)

Si sono consegnati alle autorità libiche i due dirottatori che hanno sequestrato ieri un aereo dopo il decollo da Nyala, nella regione sudanese del Darfur. Lo riporta la televisione di Stato libica. I due avevano in precedenza liberato gli 87 passeggeri ma erano rimasti sull'aereo con i sei membri dell'equipaggio. I dirottatori, che sono membri di una fazione ribelle del Movimento di liberazione del Sudan, avevano costretto l'aereo della compagnia sudanese privata Sun Express diretto a Khartoum ad atterrare nell'aeroporto di al Qafra nel deserto libico. Le loro richieste iniziali erano che l'aereo potesse fare rotta su Parigi. (Adnkronos, 27/08/2008)

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Liberati i passeggeri dell'aereo dirottato in Libia (Quotidiano, 27/08/2008)

Un aereo in aeroporto Tripoli, 27 agosto 2008 - Le forze di sicurezza libiche hanno catturato i due sequestratori che, armati di pistole, ieri pomeriggio avevano dirottato verso la Libia un Boeing 737-200 della compagnia sudanese 'Sun Air', diretto a Khartoum da Nyala, principale città del Darfur. Lo ha riferito Mortada Hassan, direttore generale della società, che effettua voli interni nel Paese africano. Hassan ha aggiunto che la 'Sun Air' invierà subito un altro velivolo a Kufrah, l'oasi nel deserto della Cirenaica nel cui scalo militare il Boeing era stato costretto ad atterrare, in quanto rimasto a corto di carburante. In precedenza era stato confermato che i pirati dell'aria avevano rilasciato tutti i 95 passeggeri presi in ostaggio, trattenendo però con sè i sette membri dell'equipaggio, mentre proseguivano le trattative con le autorità locali. In precedenza avevano chiesto un piano di volo e un rifornimento sufficiente a raggiungere Parigi. Frattanto l'Esercito di Liberazione Sudanese, fazione ultra-radicale della guerriglia attiva in Darfur, ha smentito l'appartenenza al gruppo dei due dirottatori: era stato il comandante dell'aereo a sostenerla, ma il leader del movimento insurrezionale, Abdel Wahid Mohammed Nur, intervistato dall'emittente televisiva pan-araba 'al-Jazirà ha negato «categoricamente» qualsiasi coinvolgimento nella vicenda. (Quotidiano,27/08/2008)

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Aereo dirottato verso la Libia (Quotidiano, 26/08/2008)

Un aereo di una compagnia locale sudanese con più di cento persone a bordo è stato dirottato nella regione del Darfur, prima di atterrare in Libia. Lo ha indicato la stessa compagnia, la Sun Air. Non è ancora chiaro chi siano gli autori del dirottamento, ma a bordo vi sarebbero tre membri di un movimento ribelle del Darfur. "L'aereo è atterrato a Koufra", città-oasi oltre mille chilometri a sudest della capitale libica Tripoli, secondo quanto dichiarato dal direttore della Sun Air, Mortada Hassan, dall'aeroporto internazionale di Khartoum. I responsabili della compagnia hanno detto di ignorare che cosa ci sia dietro il dirottamento del Boeing 737 che doveva raggiungere Khartoum, la capitale del Sudan; a bordo, secondo Hassan, ci sono 95 passeggeri e sette membri dell'equipaggio.
Una fonte dell'aviazione civile libica ha confermato l'atterraggio dell'aereo a Koufra, vicino al confine egiziano. "I servizi dell'aviazione civile hanno dato il loro assenso all'atterraggio dell'aereo a Koufra per ragioni umanitarie, dopo che il pilota ha segnalato di essere a corto di carburante", ha indicato questa fonte. Secondo un'altra fonte libica, "un aereo civile è decollato intorno alle 20 locali di Tripoli diretto all'aeroporto di Koufra, con a bordo ufficiali libici, per valutare la situazione sul posto". Il Boeing della Sun Air, una compagnia privata che effettua tratte all'interno del Sudan, è stato dirottato poco dopo il decollo da Nyala, la più grande città della provincia del Darfur nel Sudan occidentale, in preda alla guerra civile dal 2003. "L'aereo è decollato da Nyala alle 16.40 (le 15.40 in Italia) mentre era in viaggio per Khartoum", ha dichiarato un dipendente della Sun Air sotto copertura di anonimato, "Dopo venti minuti, il pilota ha contattato l'aeroporto di Nyala per informare che l'aereo era stato dirottato e faceva rotta verso Tripoli in Libia". Ma secondo Hassan, l'aereo è atterrato a Koufra meno di quattro ore dopo il decollo.
Il capo della sicurezza della compagnia, Hamza Hassan, ha detto che l'aereo non aveva sufficiente carburante dopo che gli è stato negato l'atterraggio al Cairo. "Dopo essersi visto rifiutare l'autorizzazione ad atterrare da parte delle autorità egiziane, si è diretto in Libia". Poi ha aggiunto: "I passeggeri sono nell'aereomobile. Non si sa il numero esatto dei pirati dell'aria. E' in corso un dialogo tra i pirati dell'aria e le autorità libiche". In un primo momento si era parlato di un solo dirottatore, un uomo armato di coltello.
Interpellato sul dirottamento, Nahar Osman, un responsabile della fazione Minni Minawi del Movimento di liberazione del Sudan ha dichiarato che tre membri di questo ex movimento ribelle del Darfur, firmatario di un accordo di pace con il governo sudanese nel 2006, si trovano a bordo dell'aereo dirottato. Ha precisato che tutti e tre si trovavano in Darfur per un seminario. Un leader di un movimento ribelle, l'Esercito di liberazione del Sudan diretto dall'esiliato Abdel Wahid Mohammed Nur, ha indicato che il dirottamento è la conseguenza della politica di Khartoum verso le migliaia di sfollati del conflitto in Darfur. Alludeva a un intervento dell'esercito sudanese ieri in un campo profughi a Kalma, vicino Nyala. Secondo la missione delle Nazioni Unite nella regione, 33 persone uccise negli scontri sono stata sepolte oggi. (Quotidiano,26/08/2008)

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Darfur: scontri in campo sfollati, dinamiche ancora incerte (Misna, 26/08/2008)

“Siamo riusciti a portare fuori dal campo 49 feriti, tra cui molte donne e bambini che mostravano segni di arma da fuoco, ora sono ricoverati all’ospedale di Nyala”: lo ha detto alla MISNA Noureddin Mezni, portavoce delle missione congiunta Onu-Unione Africana in Darfur (Unamid) all’indomani degli scontri verificatisi nel capo profughi di Kalma, alle porte di Nyala, capitale del Sud Darfur. “Non possiamo ancora esprimerci sulla dinamica delle violenze – ha detto Mezni – mentre riguardo al bilancio, la squadra da noi inviata sul posto ha contato almeno 11 cadaveri anche se testimoni parlano di oltre 35 vittime”. Ieri, la portavoce delle Nazioni Unite Maria Okabe aveva espresso “profonda preoccupazione” per le informazioni, circolate su organi di stampa internazionale, secondo cui l’esercito sudanese avrebbe circondato e attaccato il campo profughi, rifugio per circa 90.000 persone. “Il governo ritiene che nei campi circolino armi che riforniscono i gruppi ribelli” ha detto alla MISNA una fonte locale, chiedendo di rimanere anonima e aggiungendo che questa mattina l’esercito avrebbe rafforzato le posizioni allestite all’esterno del campo. Intanto, la commissione di sicurezza per il Darfur, organo istituito dal governo di Khartoum, ha fatto sapere che le forze di polizia “si sono trovate coinvolte in un conflitto a fuoco che ha determinato il ferimento di cinque agenti”, aggiungendo che i militari “hanno arrestato nel campo diversi criminali dopo aver sequestrato armi e droga”. La commissione aggiunge che “la polizia resterà nel capo per portare a termine le operazioni di controllo e sequestro delle merci di contrabbando”. [AdL] (Misna,  26/08/2008)

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Darfur: militari sudanesi attaccano campo profughi, 18 morti (Agi/Reuters, 25/08/2008)

L'esercito sudanese ha attaccato il campo profughi di Kalma nel sud della tormentata regione del Darfur, il bilancio e' di 18 morti e parecchi feriti. Il campo di Kalma ospita circa 90.000 profughi fuggiti dalle loro abitazioni durante i cinque anni di conflitto che ancora sconvolge quella regione sudanese. Da tempo il governo sudanese denuncia la presenza in questo campo anche di miliziani dell'esercito ribelle del Sudan Liberation Army, Sla, proprio a causa di questo il governo ha deciso di eseguire il raid di oggi. Il portavoce dello Sla, Yahia El Beshir, ha commentato: "Questo e' un messaggio di sfida verso la comunita' internazionale Chiediamo all'Unamid di fare il loro lavoro e di difendere i rifugiati interni sudanesi". L'Unamid, che riunisce i militari dell'Unione Africana e delle Nazioni Unite impegnati nelle operazioni di peacekeeping nel Darfur dell'ovest, ha dichiarato attraverso il suo portavoce Kemal Saiki che le loro truppe raggiungeranno presto il Campo di Kalma. In passato l'esercito regolare sudanese aveva piu' volte tentato di disarmare le sacche di resistenza dello Sla all'interno del campo di Kalma provocando sanguinosi scontri a fuoco. Oggi il mediatore dell'Unamid, Djibril Bassole, raggiungera' Khartum per chiarire le dinamiche dell'attacco. Secondo gli esperti internazionali a partire dal 2003 il conflitto nel Darfur e' costato la vita a 200.000 persone e ha creato oltre 2.500.000 profughi. (Agi/Reuters, 25/08/2008)

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Scontri tribali per controllo acqua e pascoli: 55 morti (Peacereporter, 21/08/2008)

Più di 50 uomini membri delle tribù arabe sono morti negli scontri armati per contendersi acqua e zone di pascolo nel sud Darfur, lo riferisce un anziano leader di una delle tribù. Il feroce combattimento fra le tribù nomadi di Rizeigat e Misseriya è scoppiato ieri mattina nella zona di Abu Jabra, ai confini con il Kordofan del sud. Secondo testimoni i Rizeigat avrebbero dato inizio agli scontri attaccando un accampamento dei Misseriya. In totale sono 55 i morti, 38 dei Rizeigat e 17 dei Misseriya. Gli scontri non sono collegati al conflitto in Darfur che finora ha causato la morte di 200mila persone e lo sfollamento di altre 2,5 milioni. (Peacereporter, 21/08/2008)

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Darfur: una terra senza santi (Peacereporter, 14/08/08)

"Ci vogliono due persone per ballare il tango. Spesso ce ne dimentichiamo". Con queste due frasi il generale nigeriano Martin Luther Agwai, capo dei caschi blu dell'Unamid nella regione sudanese del Darfur, ha riassunto il succo delle contraddizioni della comunità internazionale nei confonti della guerra in Sudan. Giustamente dura, forse anche eccessivamente, per i crimini commessi dal governo sudanese (e dal presidente Hassan Omar al-Bashir) e troppo soft nei confronti dei ribelli, che da anni ormai snobbano le trattative di pace.
Se all'inizio della guerra, nel febbraio 2003, i gruppi ribelli erano solo due (il Justice and Equality Movement e il Sudan Liberation Army), ora le fazioni combattenti in Darfur sarebbero almeno dodici. Un processo frutto della volontà di alcuni comandanti di ritagliarsi un ruolo nelle trattative di pace, ma anche di una precisa tattica del governo di Khartoum, che attraverso offerte di pace e soldi è riuscita a frammentare il fronte nemico, di fatto minandone la forza. Ciò non toglie che le maggiori responsabilità per un simile processo siano degli stessi ribelli. Come ha ribadito lo stesso Agwai, nonostante si pongano come difensori delle popolazioni darfurine, i ribelli non hanno mostrato alcun interesse anche solo a sedersi attorno al tavolo delle trattative. E mettere d'accordo dodici fazioni su un accordo di pace diventa praticamente impossibile.
Sul fronte militare, l'esercito sudanese ha avviato due giorni fa una vasta offensiva nella zona di el-Atrun, nel nord del Darfur, nei pressi del confine con la Libia. A renderlo noto sono stati i ribelli dello Sla, secondo cuii l'offensiva avrebbe provocato più di venti morti da civili e feriti. L'Unamid non è riuscita a confermare la notizia, per la mancanza di propri uomini nella zona. E proprio a proposito dell'Unamid, il generale Angwai si è augurato di poter disporre dell'80 percento degli uomini previsti per la missione entro la fine dell'anno. La mancanza di mezzi e di truppe sta infatti minando l'operato della missione, che può contare su circa 9.000 uomini rispetto ai 26.000 previsti e su nessun elicottero da trasporto sui 18 richiesti. - Matteo Fagotto (Peacereporter,  14/08/08)

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L'esercito riconquista le aree di Wadi Atron nel nord Darfur (Peacereporter, 13/08/08)

L'esercito sudanese ha dato inizio a una massiccia operazione per spazzare via le basi dei ribelli nel nord Darfur. Le forze di sicurezza di Khartoum hanno attaccato la zona di Wadi Atron, sul confine libico, con oltre 200 mezzi corazzati e hanno preso il controllo delle aree che per anni sono state in mano dei ribelli. Tanto il rappresentate della Sudan Liberation Army, Suleiman Marajan, quanto al-Sayyd Sherif della Unity, considerano il gesto di Khartoum "una nuova dichiarazione di guerra". (Peacereporter,  13/08/08)

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Darfur: aperto il fuoco contro elicottero missione Onu-Ue (Adnkronos/Dpa, 11/08/2008)

Aperto il fuoco nel Darfur contro un elicottero della missione delle Nazioni Unite e dell'Unione africana. Lo denuncia un portavoce della missione Unamid, precisando che gli spari hanno colpito il sistema radio dell'elicottero ma non hanno provocato vittime. Il mezzo e' stato costretto a fare ritorno alla base di El Geneina. Negli ultimi mesi le forza di pace e' sottoposta a un numero crescente di attacchi, con ogni probabilita' organizzati dalle milizie Janjaweed. Lo scorso mese di luglio, sette 'caschi blu' sono rimasti uccisi. (Adnkronos/Dpa,  11/08/2008)

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Abyei: nominati vertici amministrazione ad interim (Misna, 08/08/2008)

Un rappresentante del Movimento di liberazione del popolo sudanese (Splm), Arop Moyak, è il capo dell'amministrazione ad interim della regione petrolifera di Abyei, area contesa tra nord e sud del paese. La nomina di Moyak è giunta oggi con un decreto del presidente Omar Hassan el Beshir, che ha anche dato l'incarico di vice presidente dell'amministrazione a Rahama Adel Rahman al-Nour, capo locale del partito di governo National Congress. Nelle prossime due settimane, Moyak e al-Nour dovranno scegliere gli altri sette membri dell'amministrazione. La nomina dell'amministrazione ad interim fa parte di un accordo firmato l'8 giugno scorso, dopo che a maggio scontri nell'area sono stati l'episodio giù grave dalla fine della ventennale guerra civile, avvenuta nel 2005. Il patto include anche la presenza di un contingente militare congiunto ad Abyei con truppe dell'esercito sudanese e dell'ex braccio armato del Splm, i cui uomini sono stati già dispiegati. [BF] (Misna,  08/08/2008)

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L'Ua nomina un collegio di avvocati per studiare la situazione nel paese (Peacereporter, 05/08/2008)

L'Unione Africana (Ua), ha compilato una lista di avvocati chiamati a esaminare la situazione in Sudan dopo l'incriminazione del presidente Omar al-Bashir per genocidio dalla Corte Penale Internazionale (Cpi). Il presidente dell'Ua, Jean Ping ha riferito che il Khartoum ha dato piena disponibilità all'ingresso del collegio di avvocati nel paese. Ping ha ribadito che l'accusa lanciata dal procuratore della Cpi non ha fatto che "lanciare altra benzina sul fuoco". (Peacereporter,  05/08/2008)

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Ministro Egitto, privilegiare soluzione politica a crisi Darfur (Il Tempo/Adnkronos/Xin, 05/08/2008)

Per risolvere la crisi e il conflitto nel Darfour l'Egitto ribadisce che va privilegiata la soluzione politica. A sostenerlo e' il ministro per gli Affari legali e parlamentari, Moufed Shehab, che sottolinea l'appoggio del Cairo al Sudan e al suo presidente, Omar al- Bashir, con l'agenzia ufficiale Mena. Lo scorso 14 luglio il procuratore della Corte penale internazionale (Cpi) dell'Aja, il magistrato argentino Luis Moreno-Ocampo, aveva formalmente richiesto un ordine di arresto per il presidente del Sudan, accusato di genocidio e crimini di guerra relativamente alla crisi del Darfur. Il governo di Khartoum aveva respinto immediatamente tale richiesta. Giovedi' scorso il primo ministro egiziano Ahmed Nazef aveva ribadito l'opposizione del governo del Cairo alla richiesta di arresto di Bashir, sostenendo che l'Egitto e' impegnato a sostenere la popolazione sudanese, proteggendo l'unita' e la stabilita' del Paese. (Il Tempo/Adnkronos/Xin, 05/08/2008)

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Darfur: Unione africana indaghera' su accuse Cpi Beshir (SwissInfo, 02/08/2008)

L'Unione africana (Ua) dovrà svolgere una propria inchiesta sulle accuse di genocidio e crimini di guerra nel Darfur, formulate contro il presidente sudanese, Omar el-Bashir, dalla procura della Corte internazionale di giustizia (Cpi). Lo ha dichiarato il presidente dell'Uganda, Yoweri Museveni. 'Noi non condanniamo gli atti d'accusa ma l'Unione africana dovrà svolgere la propria inchiesta per poter decidere autonomamente", ha detto Museveni in una conferenza stampa a Entebbe. Il 14 luglio il procuratore della Cpi, Luis Moreno-Campo, ha chiesto ai giudici del tribunale dell'Onu con sede all'Aja di incriminare Beshir per genocidio, crimini di guerra e crimini contro l'umanità per la guerra civile nel Darfur, che ha fatto 300.000 morti, chiedendo un mandato internazionale d'arresto nei suoi confronti. L'Unione africana gestisce insieme all'Onu la forza di pace nel Darfur, alla quale ieri il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha rinnovato il mandato. Il 21 luglio l'Ua chiese al Consiglio di sicurezza un rinvio della procedura della Cpi contro Beshir "per non compromettere" il processo di pace in Sudan. (SwissInfo, 02/08/2008)

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Accuse al presidente: lega araba, soluzione condivisa sola via d'uscita (Misna, 01/08/2008)

"Stiamo lavorando ad una strategia politica e legale condivisa, unica via d'uscita per risolvere la crisi sudanese in modo da rispettare le posizioni di tutti": lo ha detto il Segretario generale della Lega Araba, Amr Moussa dopo aver incontrato il vicepresidente sudanese Ali Osman Taha, nella città costiera di Alessandria d'Egitto. "Unione Africana e Lega Araba stanno lavorando in coordinamento per trovare una soluzione", ha precisato Moussa, ribadendo che "d'accordo con la Lega Araba, il governo di Khartoum ha stabilito la creazione di corti speciali per perseguire coloro che hanno commesso crimini di guerra in Darfur". E alle critiche già espresse nei giorni scorsi da diversi stati africani e arabi, per le accuse di genocidio e crimini di guerra e contro l'umanità rivolte dalla Corte penale internazionale (Cpi) al capo di stato sudanese, Omar Hassan el Beshir, si è aggiunta oggi quella del presidente del Rwanda, Paul Kagame, che ha definito la Cpi "un organismo di tipo imperialista per permettere all'Occidente di controllare i paesi più poveri". La giustizia "amministrata in modo arbitrario, vale solo per i paesi poveri" ha notato Kagame, affermando che l'opzione di ritirare i circa 2600 peacekeepers che il Rwanda ha dispiegato in Darfur nell'ambito di una missione congiunta Onu-UA, "non è un'opzione prevista a causa della crisi umanitaria in corso". Intanto, da Khartoum, il presidente el Beshir ha ribadito che non intende dialogare con la Cpi, "un organismo che non riconosciamo e davanti al quale non ci presenteremo"; in un'intervista al quotidiano al Ayyam il presidente ha aggiunto che "il governo sta lavorando, attraverso un comitato di partiti politici, ad un accordo di pace che riporto al più presto la stabilità in Darfur". [AdL] (Misna,  01/08/2008)

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Altre 10 pene capitali per attacco ribelli Darfur (SwissInfo, 31/07/2008)

Altri 10 militanti del movimento ribelle del Darfur Jem (Movimento per la Giustizia e l'Eguaglianza) che il 10 maggio scorso compirono un attacco armato contro Omdurman, la città gemella di Khartoum, sono stati condannati a morte oggi da un tribunale sudanese. Ne ha dato notizia la tv satellitare del Qatar Al Jazira, con una scritta in sovrimpressione. Le prime otto condanne a morte contro altrettanti membri del Jem erano state annunciate due giorni fa. (SwissInfo, 31/07/2008)

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Darfur:Onu prolunga missione di pace fino al 31 luglio 2009 (Peacereporter, 31/07/2008)

Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite si è accordato sulla soluzione britannica di prolungare fino al 31 luglio 2009 la missione di pace dell'Onu in Darfur. I quindici membri del Consiglio hanno espresso le loro preoccupazioni sulle conseguenze dell'accusa di genocidio piovute sul presidente sudanese, Omar Hassan al Bachir, da parte della Corte Penale Internazionale. L'ambasciatore del Sudan, Abdalmahmoud Abdalhaleem, ha trovato la soluzione 'accettabile'. Sette membri, Sudafrica, Burkina Faso, Cina, Indonesia, Libia, Russia e Vietnam hanno espresso i loro timori sull'impatto che l'accusa di Bachir potrebbe avere sui tentativi di ristabilire la pace in Darfur. Secondo gli accordi, il Consiglio cercherà di alleviare le preoccupazioni sollevate dai sei membri sull'accusa arrivata dal procuratore generale del Cpi. La magistratura accusa Bachir di essere direttamente responsabile della morte di 35 mila persone e di aver la causato 'la morte lenta' di almeno altre 100 mila dopo l'inizio del conflitto in Darfur nel 2003. Le Nazioni Unite sperano che la missione termini entro fine 2008, ma i responsabili sono scettici sul raggiungimento di questo obiettivo. (Peacereporter, 31/07/2008)

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Darfur:Ong - forza di pace Unamid "deve fare di piu'" per civili (Apcom, 28/07/2008)

La forza di pace congiunta Onu-Unione africana (Unamid) "può e deve fare di più" per proteggere i civili della regione sudanese del Darfur. E' quanto affermano una cinquantina di organizzazioni non governative, riunite nel Darfur Consortium, in un rapporto che fa il bilancio sui primi sei mesi della presenza dei peacekeeper. La missione è presente in Darfur dal gennaio scorso, con 9.000 uomini rispetto ai 26.000 preventivati nella risoluzione Onu approvata nel luglio 2007. Darfur Consortium sollecita la comunità internazionale a "rispettare le promesse". "La gente del Darfur merita di più di vane promesse - ha detto in un comunicato Dismas Nkunda, portavoce dell'associazione delle ong - la verità è dura ma semplice: il fallimento della comunità internazionale sta costando vite umane". "Sei mesi dopo l'avvio del suo dispiegamento, l'Unamid ha fallito nel compito di proteggere in maniera efficace la popolazione", si legge nello studio, in cui si afferma che sono ancora 1.000, in media, gli sfollati ogni giorno, nonostante la presenza delle truppe straniere. La relazione punta il dito anche contro i responsabili: il governo di Khartoum, che ha ostacolato il pieno dispiegamento di Unamid, il Consiglio di sicurezza dell'Onu, che "ha lasciato fare", e i paesi donatori che "non hanno tenuto fede alle loro promesse" di finanziare e fornire mezzi alla missione. Il dispiegamento di 19 unità di polizia (armate e addestrate) previste dall'operazione Unamid consentirebbe di tutelare i civili, sottolinea la relazione, mentre finora ne è stata inviata una sola e altre 11 unità attendono il via libera da Khartoum. Tuttavia, per le ong, i peacekeeper potrebbero fare di più anche con "i suoi attuali mezzi, seppur limitati". Le scorte per i civili che si allontanano dai campi sfollati in cerca di legna e i controlli all'interno dei campi si sono rivelati efficaci, si sottolinea nello studio, tanto che bisognerebbe garantire una presenza 24 ore su 24 nei campi. Inoltre, bisognerebbe rafforzare i contatti tra peacekeeper e i leader delle comunità locali. In conclusione, la relazione rinnova il suo appello alla comunità internazionale perchè garantisca sostegno politico e finanziario all'Unamid, fornendo in particolare gli elicotteri e gli aerei da trasporto necessari per garantire efficacia a un intervento in una regione grande quanto la Francia e priva di infrastrutture. "Dopo aver speso tempo e sforzi diplomatici per ottenere il dispiegamento dell'Unamid, sarebbe tragico" che questa non venisse sostenuta. Il conflitto in Darfur, scoppiato nel 2003, ha causato almeno 300.000 morti e oltre 2,5 milioni di profughi, secondo l'Onu. (fonte Afp) (Apcom,  28/07/2008)

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Khartoum, se beshir verra' incriminato caschi blu espulsi(Asca-Afp, 25/07/2008)

Il Sudan minaccia di espellere la forza di peacekeeping dal Darfur nel caso in cui il presidente Omar al-Beshir venisse incriminato dalla Corte Penale Internazionale per crimini di guerra. ''Stiamo dicendo al mondo che con l'incriminazione del nostro presidente al-Beshir potremo non essere responsabili del benessere delle forze straniere dispiegate in Darfur'', ha dichiarato da Addis Abeba il consigliere di Beshir, Bona Malual. ''Dopo di che potremo chiedere loro di allontanarsi dal nostro territorio'', ha aggiunto. (Asca-Afp,  25/07/2008)

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Darfur: accuse a generale caschi blu, Ruanda minaccia ritiro (SwissInfo, 24/07/2008)

Il Ruanda minaccia di ritirare i suoi tremila Caschi Blu dal Darfur, in Somalia, perché l'Onu intende rimuovere il numero due della missione nella regione, il generale Emmanuel Karake Karenzi, accusato di crimini di guerra. Lo indica oggi il Washington Post, secondo cui "l'ambasciatore del Ruanda all'Onu, Joseph Nsengimana, ha preparato una nota (...) in cui minaccia di ritirare i ruandesi dal Darfur se le Nazioni Unite chiederanno a Karenzi di lasciare il posto". A febbraio un giudice spagnolo aveva accusato il generale e altri 39 cittadini ruandesi di crimini di guerra che sarebbero stati compiuti negli anni Novanta in Ruanda. Gli Stati Uniti appoggiano la richiesta dell'ambasciatore ruandese all'Onu, perché il ritiro dei Caschi Blu potrebbe complicare ulteriormente la già fragile situazione in Darfur. La posizione di Washington, però, crea non pochi imbarazzi perché - come ricorda il quotidiano - "è stata presa proprio mentre l'Amministrazione Bush e l'Onu appoggiano gli sforzi internazionali per processare per genocidio il leader serbo Radovan Karadzic e il presidente sudanese Omar al Bashir". (SwissInfo, 24/07/2008)

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Tribunali speciali per giudicare i responsabili delle violazioni di diritti umani (Peacereporter, 23/07/2008)

Dieci giorni dopo che la Corte penale Internazionale ha accusato di genocidio e crimini contro l'umanità nel Darfour, il presidente del Sudan Omar Al-Bachir, Karthoum ha comunicato che è pronta ad allestire tribunali speciali per processare i presunti responsabili delle violazioni dei diritti umani. I tribunali speciali "giudicheranno tutte le persone accusate di aver violato i diritti umani", ha spiegato il responsabile della Lega Araba, precisando anche che Al-Bashir potrebbe essere giudicato. Le autorità sudanesi non riconoscono la Corte Internazionale e hanno rifutato di consegnare il ministro Ahmed Haroun e il capo della milizia janjaweed Ali Kosheib. (Peacereporter,  23/07/2008)

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Il Presidente al-Bashir in visita “promozionale” nel Darfur (Fides, 23/07/2008)

Un tour “promozionale” per dimostrare al mondo la propria popolarità anche nel Darfur. Così gli osservatori internazionali interpretano la visita nella tormentata regione del Sudan occidentale del Presidente sudanese, Omar al-Bashir, la prima dopo la richiesta di un mandato d'arresto per genocidio e crimini di guerra avanzata dal procuratore capo del Tribunale Penale Internazionale (TPI, vedi Fides 15/7/2008). La visita di due giorni del Presidente prevede tre tappe nei tre principali centri del Darfur: El-Fasher, nel nord, sede della forza di pace mista ONU-Unione africana; Nyala, nel sud, e El-Geneina, nell'ovest.
Se la popolazione locale mostrerà di accogliere il Presidente in modo caloroso, Al-Bashir otterrà un buon risultato sul piano della propaganda. La possibile incriminazione del Presidente sudanese ha diviso la comunità internazionale: mentre i Paesi occidentali appoggiano l'azione del TPI, la maggior parte dei Paesi africani e Stati come la Cina hanno espresso riserve e perplessità, evocando possibili effetti negativi sul processo di pacificazione in corso. L'Unione Africana ha chiesto di congelare per un anno, rinnovabile, la richiesta di arresto del Presidente sudanese.
Anche la dirigenza del sud Sudan, che ha firmato a Nairobi nel 2005 con il governo di Khartoum un accordo complessivo di pace per mettere fine a più di 20 anni di guerra civile nella parte meridionale del Paese, ha preso le difese del Presidente. Il Presidente del Sud Sudan e Vicepresidente del Sudan, Salva Kiir, ha chiesto dalla capitale ugandese, Kampala dove si trova in visita, che tutte le eventuali iniziative penali nei confronti di al-Bashir siano sospese per consentire al Presidente di portare a termine il processo di pace tra nord e sud del Paese. In base agli accordi di Nairobi, infatti, il sud Sudan è governato da un'amministrazione provvisoria formata dagli ex guerriglieri del Movimento per la Liberazione del Popolo sudanese, in attesa di un referendum che dovrà stabilire se questo territorio continuerà a far parte di un Sudan federale o diventerà indipendente. Negli ultimi mesi si erano accentuate le tensioni tra il governo centrale e quello del sud Sudan per il controllo del territorio conteso di Abiye, ricco di petrolio (vedi Fides 9/6/2008). É evidente che la dirigenza del sud Sudan preferisca continuare ad avere come interlocutore al-Bashir, che ha firmato il trattato di Nairobi, anche perché l'eventuale destituzione del Presidente, a seguito di un mandato di arresto internazionale, rischierebbe di aprire un confronto politico all'interno della dirigenza di Khartoum, ritardando il proseguimento del processo di pace. Non solo: in una eventuale lotta di potere ai vertici sudanesi, i “falchi” potrebbero essere tentati di rilanciare il confronto con la dirigenza del sud Sudan. (L.M.) (Fides, 23/07/2008)

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L'Ua istituisce una commissione per risolvere la crisi in Darfur (Peacereporter, 22/07/2008)

Amr Moussa, Segretario generale dell'Unione Africana (Ua), ha annunciato la creazione di un "Comitato di personalità africane" incaricato di esprimersi sulle strategie da seguire per "individuare le responsabilità e favorire il processo di riconciliazione in Darfur". Moussa ha detto di aver preso contatti anche con alcuni membri del Consiglio di Sicurezza Onu per tentare di risolvere la crisi. "Si tratta di una corsa contro il tempo" ha detto il Segretario al quotidiano Asharq al Aswat, "poiché la corte (la Corte Penale Internazionale che ha messo sotto accusa il presidente) accorda un periodo di tre mesi per arrivare a una soluzione prima di procedere contro il presidente Omar al-Bashir". (Peacereporter,  22/07/2008)

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La Lega Araba propone un piano per la risoluzione della crisi (Equilibri, Weekly Analysis, 21/07/2008)

A seguito della richiesta della Corte Penale Internazionale di arrestare il Presidente sudanese Omar al-Bashir per crimini contro l’umanità, il Presidente della Lega Araba Amr Moussa ha incontrato Bsashir a Khartoum. L’incontro è avvenuto sabato, in seguito ad una riunione dei Ministri degli Esteri arabi al Cairo, convocata per discutere una possibile risoluzione della crisi politico-diplomatica scaturita dalla decisione della Corte dell’Aja. Il Presidente del Sudan è accusato da Luis Moreno-Ocampo, procuratore capo della Corte Penale Internazionale, di genocidio nei confronti della popolazione del Darfur, tramite azioni militari e l’appoggio ai Janjaweed, i guerriglieri cammellati in lotta con gli abitanti del Darfur.
Sebbene i dettagli del piano non siano ancora stati resi noti, la Lega Araba ha annunciato di voler risolvere la controversia tramite la ricerca di una soluzione alternativa, che potrebbe essere quella di sospendere il giudizio della Corte Internazionale per 12 mesi. Tale richiesta andrebbe fatta al Consiglio di Sicurezza dell’ONU, l’organo che ha incaricato la Corte di giudicare sulle violenze in corso da più di cinque anni in Darfur. Secondo la Lega Araba, infatti, la decisione di Moreno-Ocampo rischia di compromettere ulteriormente il processo di pace auspicato per il Sudan, portando il Paese ad una destabilizzazione definitiva, preludio per una conseguente diffusione su scala nazionale delle violenze in corso. Inoltre i Ministri presenti nell’incontro del Cairo hanno criticato la richiesta dell’Aja anche sulla base del fatto che, a parte Giordania, Gibuti e le Isole Comore, nessun paese arabo ha ratificato l’instaurazione della Corte Penale Internazionale, peraltro non riconosciuta neanche da Khartoum stessa.
Gli sforzi intentati dalla Lega Araba vanno di pari passo con quelli dell’Unione Africana e del Presidente senegalese Abdoulaye Wade, che, in conformità con la Lega Araba, ha chiesto di sospendere il giudizio per un anno. L’Arabia Saudita, conscia del fatto di non poter porsi completamente al di fuori della Comunità Internazionale, né di poter creare una crisi diplomatico-giuridica a livello globale, ha reso noto che, in ogni caso, i crimini di cui è accusato Bashir dovranno essere comunque giudicati. Questa sarebbe la condizione per far sì che il Consiglio di Sicurezza ritiri il mandato di giudizio alla Corte Penale Internazionale. In ogni caso, Bashir sa che qualsiasi decisione venga presa contro di lui, potrebbe essere verosimilmente bloccata dal veto della Cina (e probabilmente della Russia) in sede ONU. Se, dunque,