![]() |
Cade aereo cargo, quattro morti (SwissInfo, 30/06/2008)
Quattro persone sono morte oggi in un incidente aereo all'aeroporto di Khartoum, dove un aereo-cargo è esploso in fase di decollo. "L'apparecchio, un velivolo russo della società di trasporto aereo Ababel, si è schiantato al suolo. I quattro membri dell'equipaggio che si trovavano a bordo sono a quanto pare tutti morti. Al momento sono stati ritrovati due soli corpi", ha detto un portavoce dell'aviazione civile sudanese, precisando che l'incidente è avvenuto verso le sette del mattino. "L'aereo è esploso come una palla di fuoco mentre stava decollando", ha detto un testimone. Poi è finito in un terreno incolto a margine dell'aeroporto. Si tratta del secondo incidente a un aereo-cargo e il quarto incidente aereo in Sudan in due mesi. (SwissInfo,
30/06/2008)
Darfur. Khartoum espelle capo sezione olandese di medici senza frontiere (Asca-Afp, 25/06/2008)
Le autorita' sudanesi hanno espulso dal Darfur il capo della sezione olandese dell'organizzazione Medici Senza Frontiere. ''Banu Altanabas, alla guida delle operazioni a Nyala (sud del Darfur - ndr), ha ricevuto l'ordine di lasciare il Darfur immediatamente'', ha detto all'Afp una fonte umanitaria che ha chiesto di restare anonima. (Piu'Europa). (Asca-Afp,
25/06/2008)
Peggiora la situazione umanitaria in Darfur (Misna, 23/06/2008)
Altre 180.000 persone sono state costrette ad allontanarsi dalle proprie case nei primi cinque mesi del 2008, a causa del prolungarsi delle condizioni di insicurezza nella regione. Lo hanno comunicato le agenzie delle Nazioni Unite impegnate in Darfur, regione occidentale sudanese teatro dal febbraio 2003 di un conflitto interno e di una grave crisi umanitaria, aggiungendo che i continui attacchi ai convogli di aiuti alimentari nella regione hanno causato la diminuzione di oltre il 40% delle consegne nel mese di maggio e che oltre 2,7 milioni di persone, circa la metà della popolazione, saranno colpite dalla riduzione delle razioni alimentari almeno per i prossimi due mesi. Il Darfur è teatro della più grande operazione umanitaria del mondo (1 miliardo e mezzo di dollari è stato stanziato oggi dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite per finanziare il prossimo anno della missione), che fornisce aiuto a oltre i 2/3 della popolazione, ma la convergenza di una serie di problemi, dall’aumento delle violenze al sovraffollamento dei campi profughi, a un cattivo raccolto che ha raddoppiato e in alcuni casi triplicato il prezzo dei generi alimentari, minaccia di peggiorare ulteriormente le condizioni di vita degli abitanti della regione occidentale del Sudan. "Penso che questo è l'anno in cui vedremo una drastica riduzione degli indicatori (di salute): è il risultato di una tempesta perfetta" ha detto Mike McDonough, responsabile dell’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (Ocha), aggiungendo che l'impatto di malattie come dissenteria e acute infezioni respiratorie sarà molto più grave durante la prossima stagione delle piogge se le persone saranno indebolite a causa della carenza di cibo. [MV] - [CO] (Misna,
23/06/2008)
Truppe congiunte ad Abyei (Mwinda, 16/06/2008)
Inizia oggi nell'area di Abyei il dispiegamento delle nuove truppe congiunte Saf-Spla, che dovranno garantire la sicurezza nella regione contesa. Il battaglione sarà composto da 320 soldati dell'Esercito di liberazione popolare del Sudan (Spla), gli ex ribelli meridionali, e da 319 uomini delle Forze armate sudanesi (Saf), l'esercito settentrionale. A comandarl, il colonnello Valentino Tokmac, che ieri, nel presentare la forza congiunta alla stampa, ha detto che l'intera Unità integrata congiunta (Jiu) sarà sul terreno entro il 18 giugno. Il dispiegamento della nuova forza congiunta è il primo tassello dell'applicazione della road map che il presidente della repubblica Omar al-Beshir e il suo primo vice, nonché presidente del Sud Sudan, Salva Kiir hanno firmato l'8 giugno, al termine di settimane di serrati negoziati per cercare di scongiurare l'escalation della guerra ad Abyei.
28 morti accertati nel disastro aereo (Adnkronos/Ign, 11/06/08)
Sarebbe di 28 morti il bilancio delle vittime del disastro aereo avvenuto ieri a Khartoum. E' quanto riferiscono le autorità sudanesi rivedendo le stime che ieri parlavano di un centinaio di passeggeri rimasti uccisi nell'incidente che ha coinvolto un Airbus della Sudan Airways, con a bordo 203 passeggeri e 14 membri di equipaggio. Il velivolo, partito da Amman e che aveva fatto tappa a Damasco, è uscito di pista in fase di atterraggio e ha preso fuoco. Stando alle ricostruzioni delle forze di sicurezza, dunque, i morti accertati sarebbero 28, mentre 103 passeggeri e tutti i membri dell'equipaggio sono riusciti a mettersi in salvo. Secondo l'aviazione civile sudanese molti altri passeggeri, sfuggiti al rogo, non sarebbero rimasti nella zona dell'aeroporto e per questo risulterebbero mancanti all'appello.
(Adnkronos/Ign,11/06/08)
Aereo finisce fuori pista: almeno 100 i morti (Adnkronos, 10/06/2008)
Almeno 100 passeggeri sono rimasti uccisi nell'incidente aereo avvenuto oggi nell'aeroporto di Khartoum, dove un airbus della Sudan Airways proveniente da Amman con 200 persone a bordo, è uscito fuori pista e ha preso fuoco al momento dell'atterraggio. Un funzionario della polizia sudanese, Mohammed Naguib al-Tayyeb, ha detto ai microfoni di Al Jazeera che "la maggioranza dei passeggeri è riuscita a lasciare l'aereo prima che prendesse fuoco". La Cnn riporta, citando fonti dell'aeroporto della capitale sudanese, che il pilota dell'airbus avrebbe mancato la pista a causa del violento temporale al momento dell'atterraggio. (Adnkronos,
10/06/2008)
Accordo per Abyei, regione ricca di petrolio, contesa tra nord e sud Sudan (Fides, 09/06/2008)
Raggiunto un accordo su Abyei, la regione contesa tra nord e sud Sudan, le cui forze si sono scontrate nei giorni scorsi per il suo controllo (vedi Fides 21/5/2008). L'intesa, che è stata firmata domenica 8 giugno dal Presidente sudanese Omar Al-Bashir, dal Primo Vicepresidente e Presidente del governo del sud Sudan, Salva Kiir Mayadrit e dal Vicepresidente, Ali Osman Taha, prevede l'istituzione di un'amministrazione provvisoria ad Abyei e il ritorno degli sfollati provocati dai combattimenti. L'accordo è incentrato su quattro punti che riguardano la sicurezza, il ritorno degli sfollati, l'amministrazione provvisoria e l'arbitrato internazionale.
Darfur, bimbi-soldato tra i 9 e i 15 anni venduti in Ciad (La Stampa, 06/06/2008)
Migliaia di bambini, rifugiati del Darfur, vengono rapiti e venduti alle milizie per diventare bambini-soldati. La denuncia viene dall'organizzazione britannica Waging Peace che ha filmato delle testimonianze in campi profughi nell'est del Ciad. Nei video, scrive il Guardian, viene descritto come questi bambini, per lo più tra i nove e i 15 anni, sono stati tolti con la forza alle loro famiglie dai capi del campo che li hanno poi venduti alle milizie. I principali "acquirenti" sarebbero i ribelli del Darfur appartenenti al Movimento per la giustizia e l'eguaglianza (Jem - Justice and Equality Movement) che combatte le forze governative di Khartoum. Ma anche l'esercito del Darfur e altri gruppi sarebbero coinvolti nella tratta, che avviene sotto gli occhi degli uomini incaricati dal governo del Ciad di sorvegliare i campi profughi e nonostante la presenza dei soldati della forza europea Eufor. Secondo un rapporto delle Nazioni Unite l'anno scorso sarebbero stati venduti tra i 7mila e i 10 mila bambini-soldato in Ciad. (La Stampa, 06/06/2008)
Presidente incontra delegazione consiglio di sicurezza (Misna, 05/06/2008)
Il presidente Omar Bashir ha incontrato questa sera a Khartoum i membri della delegazione del Consiglio di sicurezza dell’Onu in viaggio nel paese. L’incontro, il cui svolgimento era stato messo in dubbio da alcuni funzionari, è avvenuto infatti poche ore dopo che il procuratore della Corte penale internazionale (Cpi), Luis Moreno Ocampo aveva informato il Consiglio di sicurezza del rifiuto del governo sudanese di consegnare due esponenti sudanesi che la Cpi accusa di crimini di guerra che sarebbero stati commessi nel Darfur. “Chiedo al Consiglio di sicurezza di inviare un messaggio forte al governo sudanese perché arresti Ahmad Harun e Ali Kushay”, ha dichiarato Ocampo, secondo cui “i responsabili del Sudan proteggono i criminali, non le vittime”. I membri della delegazione Onu erano stati in giornata ad al-Fasher, capoluogo del nord Darfur, dove da cinque anni sono in corso un conflitto interno e una conseguente grave crisi umanitaria; hanno visitato la sede della missione mista Onu-Unione Africana (Unamid) dispiegata nella regione. [AdL] (Misna, 05/06/2008)
Darfur, il coinvolgimento dello Stato (Peacereporter, 05/06/2008)
L'accusa investe direttamente i vertici del governo: 'In Darfur l'intero apparato statale è responsabile di crimini contro l'umanità'. Anticipando i risultati del rapporto sulla crisi nella regione occidentale del Sudan, il procuratore capo della Corte penale internazionale, Luis Moreno-Ocampo, ha reiterato oggi la denuncia presentata all'Onu lo scorso dicembre: "In Darfur - aveva detto nel dicembre 2007 di fronte al Consiglio di Sicurezza - si sta verificando una campagna organizzata dal governo per attaccare civili inermi e distruggere il tessuto sociale di intere comunità".
Abyei: chiesto arbitraggio internazionale (Misna, 04/06/08)
Khartoum e il Sud Sudan hanno chiesto un arbitraggio internazionale per dirimere la controversia sulla regione di Abyei, contesa da entrambe le parti; l’ambasciatore sudafricano Dumisani Kumalo, impegnato nella mediazione tra le due parti ha detto che sono “concordi nel ritenere di non essere d’accordo sulla demarcazione di confini e delle competenze sul teritorio di Abyei. Kumalo ha aggiunto: “Le parti hanno accettato che d’ora in poi i soldati della missione Onu in Sudan (Unmis) entrino nella zona senza problemi”. Nelle ultime ore, movimenti di truppe erano stati segnalati nei pressi di Abyei, a ridosso del ‘confine’ tra le due paarti del paese, facendo temere una ripresa delle ostilità. Lo ha confermato questa mattina il ministro degli Esteri sudanese, Deng Alor, precisando che sia l’esercito regolare sudanese (Saf, Sudanese armed forces) sia l’Esercito popolare di liberazione del Sudan (Spla, il braccio armato dell' omonimo Movimento che guida l’autorità amministrativa autonoma del Sud Sudan) “stanno inviando rinforzi nella zona”, teatro nelle scorse settimane di scontri sporadici tra le parti. La zona petrolifera di Abyei, rivendicata sia dal governo di Khartoum che dal governo sud-sudanese è situata sulla linea di confine tra nord e sud del paese; scontri, anche violenti, non sono inusuali, nonostante un accordo firmato tre anni fa tra gli ex-ribelli del Sud e Khartoum, dopo circa 20 anni di guerra civile. [AdL] (Misna, 04/06/08)
Usa sospendono colloqui, inviato (Swissinfo, 03/06/08)
Gli Stati Uniti hanno sospeso i colloqui bilaterali con il Sudan intrapresi per una normalizzazione delle relazioni, a causa del fallimento nei negoziati tra i leader del nord e del sud del paese per una soluzione al conflitto che minaccia l'accordo di pace del 2005. Lo ha detto oggi l'inviato Usa nel paese africano, Richard Williamson. "Gli Stati Uniti hanno al momento sospeso i colloqui con il Sudan... a questo punto i leader delle parti in causa non sono interessati a una pace veritiera. Non voglio far parte di una parodia di pace che non cambierebbe la situazione", ha detto ai giornalisti Williamson.
(Swissinfo, 03/06/08)
Darfur: comandante sla-m torna a combattere e ripudia accordo di pace
(Misna, 30/05/2008)
Uno dei principali comandanti militari dell'Esercito di liberazione del Sudan (Sla-m) di Minni
Minnawi, l'unico dei movimenti ribelli attivi in Darfur (ovest del Sudan) ad aver firmato nel maggio 2006 un accordo di pace col governo, ha lasciato il gruppo per tornare a combattere, unendosi alla fazione più oltranzista del movimento nata due anni fa in aperta opposizione all'intesa siglata. Secondo una nota diffusa dall'ala dello Sla-M ancora coinvolta nel conflitto del Darfur (Sla-m Unity
Faction) Jibril Jaber Jibril si è unito al gruppo il 28 maggio scorso insieme a un numero imprecisato di uomini e una decina di mezzi militari. La stessa nota sostiene che dietro la decisione di Jibril di lasciare Khartoum per tornare a combattere in Darfur vi sarebbe la constatazione "del fallimento dell'accordo di pace e la sua sostanziale non applicazione". Già alla fine del 2007, lo Sla-m di Minnawi aveva subito la defezione di una ventina di comandanti militari. Jaber Jibril è considerato la mente dei successi militari dello Sla-m, la formazione che fino all'accordo di due anni fa era la più importante forza antigovernativa presente in
Darfur.[MZ][CO] (Misna, 30/05/2008)
Leader sud: Khartoum pensa a "soluzione finale" ad Abyei (Apcom, 27/05/2008)
Il Segretario generale del principale partito del Sud Sudan, Pagan Amum, accusa il governo di Khartoum di essere come il regime nazista e di aver avviato una "pulizia etnica" nella regione strategica di Abyei. Una situazione che ha portato il Paese "sull'orlo di una guerra civile".
Rischio di una nuova guerra civile tra nord e sud del Paese (Peacereporter, 26/05/2008)
Pagan Amum, il segretario generale degli ex ribelli del Sudan People's Liberation Movement (Splm), ha rivelato oggi che il suo Paese è nuovamente sull'orlo di una guerra civile tra il nord e il sud. Secondo Amum, si sono verificati degli scontri tra le parti e le forze governative hanno già preso posizione: è quindi "sicura" una risposta da parte del Sudan People's Liberation Army (Spla). Il Spla è nato come braccio armato del Splm e costituisce ora l'esercito del governo semi-autonomo del sud. Il conflitto tra nord del Sudan prevalentemente arabo ed il sud cristiano animista è dura da più di 40 anni. La tensione è cresciuta particolarmente nel 2003, dopo gli attacchi del Spla ad alcuni insediamenti governativi. (Peacereporter,
26/05/2008)
Darfur, arrestato uno dei capi della ribellione (Ticinonews, 22.05.08)
Il governo del Sudan ha annunciato l'arresto di uno dei capi della rivolta del Darfur, che sarebbe anche tra gli organizzatori dell'assalto alla periferia di Khartoum delll'11 maggio, che ha dato origine a una battaglia costata la vita a circa 200 persone. Secondo i media controllati dallo stato, Abdel Aziz al Nur Ashr, fratellastro di Khalil Ibrahim, leader del Movimento Giustizia e Uguaglianza, è stato arrestato. Se la notizia fosse confermata, si tratterebbe del maggiore scacco subito dalla dirigenza della ribellione del Darfur. Secondo i media, Ashr è stato bloccato nella cittadine di Nuova Halfa, vicino al confine con l'Eritrea. Fonti del Movimento non hanno né confermato né smentito la notizia. Hanno ammesso che Ashr si trovava nei dintorni di Khartoum al momento dell'attacco e che era consapevole di rischiare molto a guidare l'operazione. Hanno poi specificato che Ashr era comandante delle operazioni nel settore orientale del Sudan. L'attacco compiuto contro Omdurman, città gemella di Khartoum, aveva lo scopo per i ribelli del Darfur di mostrare di potere mettere in difficoltà il governo in qualunque area dell'immenso paese.(Ticinonews,
22.05.08)
Oltre 50mila persona in fuga da Abyei, località ricca di petrolio (Fides, 21/05/08)
Khartoum (Agenzia Fides) - Gli scontri per il controllo della zona di Abyei tra le truppe dell'esercito sudanese e quelle del SPLM/A (Esercito/Movimento di Liberazione del Popolo Sudanese) sono la più grave violazione del trattato di pace firmato dalla due parti a Nairobi nel gennaio 2005. I combattimenti, iniziati la scorsa settimana con l'uso di mortai e artiglieria pesante, hanno costretto alla fuga 50mila abitanti dell'area contesa, ricca di petrolio.
Abyei: proseguono scontri, testimonianza (Misna, 20/05/08)
Proseguono intensi i combattimenti ad Abyei, dove da stamani reparti dell’esercito regolare sudanese, affiancati da milizie della tribù Masseriya, si stanno scontrando con elementi dell’Esercito popolare di liberazione del Sudan (Spla), il braccio armato dell’ex-movimento ribelle oggi autorità amministrativa autonoma del Sud Sudan e parte integrante del governo nazionale. Secondo le informazioni raccolte dalla MISNA con fonti contattate in Sudan, in città ormai da circa una settimana non si troverebbero che forze combattenti. I circa 50.000 abitanti della cittadina, infatti, si trovano dalla scorsa settimana, quando si erano verificati i primi scontri, rifugiati nella boscaglia circostante o nei centri abitati più vicini. Al momento non sono disponibili bilanci dei combattimenti in corso in città e nei quali entrambe le parti avrebbero usato artiglieria pesante. Secondo alcune fonti,l’Spla sarebbe riuscita a prendere il controllo di Abyei, ma le forze governative non sembrano avere nessuna intenzione di lasciare la località ridotta ormai a un ammasso di cenere. “Le testimonianze affidabili che ci sono giunte fanno sapere che circa il 90% delle abitazioni di Abyei, costituite in prevalenza da capanne, sono state date alle fiamme la scorsa settimana quando sono cominciati i combattimenti in città” dice alla MISNA il monsignor Antonio Menegazzo, missionario comboniano e vescovo di El Obeid, la città 600 chilometri a nord di Abyei ma nella cui diocesi ricade il centro abitato teatro anche oggi di violenze. “In città ormai non è rimasto più nessuno. Qualcuno nei giorni scorsi era tornato a casa per recuperare qualche cosa, ma si è trovato davanti uno spettacolo devastante. Le abitazioni, i negozi, tutto è stato saccheggiato e dato alle fiamme da gruppi di pastori nomadi della tribù dei Masseriya entrati in città dopo gli scontri tra esercito e Spla. Anche la chiesa locale, gestita da due sacerdoti sudanesi e un diacono, non è stata risparmiata. Anche tre edifici prefabbricati attigui sono stati prima svuotati poi dati alle fiamme” aggiunge il vescovo. Secondo monsignor Menegazzo, dietro le tensioni in corso da mesi ad Abyei, ed esplose negli ultimi giorni, non si troverebbe tanto la contesa tra il governo sudanese di Khartoum e l’Splm (il partito del Sud) sul destino futuro della zona - considerata una delle più ricche del paese dal punto di vista petrolifero - quanto piuttosto la scarsa fiducia tra le parti armate dei due schieramenti (esercito regolare e Spla, appunto) e la questione tribale. Dopo la firma della pace tra nord e sud Sudan, infatti, le relazioni tra i Dinka (autoctoni e maggioritari nell’area), legati al Splm, e i Masseriya, nomadi e vicini all’esercito sudanese, si sono fatte sempre più tese. Ai Masseriya, che negli anni del conflitto avevano preso possesso di terre, era stato consentito di restare nella zona di Abyei, purchè consegnassero le armi al Spla e si dedicassero alle loro attività di pastorizia. Un’opzione mai raccolta dagli esponenti del gruppo nomade e sulla quale nelle ultime settimane si sono riaccese dispute. “Alcuni episodi verificatisi recentemente – dal blocco della principale strada che conduce ad Abyei da parte di alcuni Masseriya, a scontri sporadici, fino all’uccisione di un soldato governativo sudanese da parte di elementi del Spla la settimana scorsa – hanno acceso la miccia, dando fuoco alle tensioni presenti” spiega in conclusione monsignor Menegazzo. [MZ] (Misna, 20/05/08)
Ua media tra N’djamena e Khartoum; fermato esponente partito di governo (Misna, 19/05/08)
Si è detto “ottimista” ma conscio del “rischio di rappresaglie” il presidente della Commissione dell’Unione Africana (UA), Jean Ping, che ieri ha fatto il punto della mediazione avviata nei giorni scorsi tra Ciad e Sudan. Le relazioni tra i due paesi confinanti sono tornate a farsi estremamente tese dopo l’attacco sferrato la scorsa settimana dai ribelli del Movimento per la giustizia e l’ugugaglianza (Jem) contro l’area metropolitana di Khartoum, che il governo sudanese ritiene sia stato appoggiato da quello ciadiano. Ping, che nel fine settimana ha fatto la spola tra N’djamena e Khartoum, ha evidenziato come lo scopo principale del suo intervento sia quello di evitare un’intensificazione della tensione e il rischio di un conflitto, aperto o per procura, tra i due. A far ben sperare, precisano oggi mezzi di informazione sudanesi e internazionali, sarebbe la volontà del governo sudanese (che formalmente ha rotto le relazioni diplomatiche con il Ciad) di restare nell’ambito del confronto diplomatico previsto dagli accordi siglati nei mesi scorsi con N’djamena grazie alla mediazione africana. Intanto fonti locali sudanesi riportano oggi la notizia dell’arresto di un alto esponente del partito di governo, il Nation Congress Party (Ncp), sospettato di essere coinvolto nell’attacco ribelle di sette giorni fa. Hassan Bargo, sarebbe stato arrestato nei giorni successivi ai combattimenti e trasferito in una località segreta. L’uomo, di etnia zaghawa (la stessa del presidente ciadiano Idriss Deby e a cui appartengono la maggioranza dei ribelli del Jem), è ritenuto molto vicino ai vertici del Jem, oltre ad avere legami di parentela con Deby. [MZ] (Misna,
19/05/08)
Elicotteri ciadiani sparano razzi in Darfur (Peacereporter, 16/05/2008)
Alcuni razzi sono stati sparati oggi da un elicottero dell'esercito ciadiano in una zona vicina al Darfur. La notizia è stata riferita da una fonte delle forze militari francesi all'agenzia Afp, la quale ha specificato che un Mi-171 da trasporto e due Mi-35 da armamento pesante, ciascuno adibito al lancio di razzi, hanno fatto fuoco nella regione al confine con il Sudan, questa mattina intorno alle 5.40 (ora locale), prima di rientrare nella base di Abeche, a Ndjamena. (Peacereporter, 16/05/2008)
Ciad: comunita' internazionale risolva la crisi in Darfur (Apcom, 15/05/2008)
Il ministro degli Esteri del Ciad Moussa Faki ritiene che "sia ormai giunto il momento che la comunità internazionale si faccia ascoltare dal Sudan" per risolvere la crisi in Darfur, perchè gli effetti del conflitto in vigore dal 2003 hanno ormai varcato i confini sudanesi. Il diplomatico torna quindi a smentire ogni legame con i ribelli darfuriani che lo scorso fine settimana hanno attaccato Khartoum, respingendo le accuse mosse dal governo sudanese. "Bisogna dispiegare la forza ibrida (Onu/Unione africana) - ha dichiarato il ministro in un'intervista alla France presse - si ha l'impressione che le cose non vadano avanti, mentre gli effetti della crisi hanno ormai superato le frontiere del teatro in cui è scoppiata". La forza di pace Unamid ha assunto il comando dell'operazione in Darfur all'inizio di gennaio, ma dei 26.000 caschi blu previsti dalla risoluzione Onu, al momento ne sono presenti circa 9.500. "Bisogna risolvere la questione del Darfur - ha aggiunto - l'epicentro è il Darfur, le conseguenze sono onde che si sono diffuse nelle vicinanze". Il capo della diplomazia smentisce quindi ogni legame con i ribelli darfuriani del Movimento per l'uguaglianza e la giustizia (Jem), che sabato scorso hanno attaccato Khartoum. Il Sudan ha accusato N'Djamena di aver sostenuto il loro attacco e ha rotto ogni rapporto diplomatico. N'Djamena ha risposto ordinando la chiusura delle frontiere e congelando i rapporti economici. "Si vuole addossare la responsabilità dell'attacco sul Ciad, forse ha più presa sull'opinione sudanese - ha ironizzato il ministro - il Ciad ha penato già molto per garantire la sicurezza alle sue frontiere e ha subito molti attacchi provenienti dal Sudan, non si avventura a oltre 3.000 chilometri di distanza per andare ad attaccare Omdurman (città gemella di Khartoum, sulla riva opposta del Nilo, ndr). Il Ciad non ha né i mezzi, né le vetture. È un problema sudanese". Una soluzione diplomatica della crisi tra Sudan e Ciad "non è impossibile", suppone "solo che ci sia buona volontà". "Siamo in buona fede e non abbiamo problemi particolari con il Sudan - ha concluso - ma non vogliamo essere il capro espiatorio". Il Sudan ha anche minacciato di attaccare il Ciad: "Le minacce sono chiare. Sono state lanciate dalla più alta carica dello Stato, il Presidente sudanese (Omar al Bashir). Accusare, minacciare di rappresaglie. Questo non va. Noi abbiamo preso le nostre precauzioni per garantire l'integrità del territorio. Ci difenderemo". (fonte Afp) (Apcom,
15/05/2008)
Darfur; Monito Onu su escalation violenza, caschi blu in allerta (Ap, 15/05/2008)
Il Sottosegretario Onu per le missioni di pace, Jean-Marie Guehenno, ha denunciato l'allarmante aumento delle violenze nella regione sudanese del Darfur, ammonendo sul rischio di una nuova escalation del conflitto in corso dal 2003. Guehenno ha quindi invitato tutte le parti coinvolte nel conflitto, governo e ribelli, a non precipitare "in un nuovo ciclo di violenze", avviando invece il negoziato per porre fine alle ostilità. Il Sottosegretario Onu ha sottolineato come l'attacco a sorpresa lanciato lo scorso fine settimana a Khartoum dai ribelli del Movimento per la giustizia e l'uguaglianza (Jem) abbia implicazioni sulle operazioni della forza di pace congiunta Onu-Unione africana (Ua) presente in Darfur. Guehenno ha riferito al Consiglio di sicurezza Onu di aver appreso che un altro gruppo di ribelli del Darfur, SLA-Unity, "sta radunando le forze con oltre 40 automezzi nei pressi di Khor Abeche, per attaccare el Fasher", la capitale del Darfur del Nord e quartier generale della forza di pace Onu-Ua (Umanid). "Inoltre, abbiamo avuto notizia del fatto che il Jem ed elementi armati del Ciad hanno attrevarsato il confine e si stanno raggruppando nel Darfur Occidentale", ha aggiunto. E' quindi necessario porre in stato di massima allerta i peacekeeper. "Sfortunatamente non c'è posto in Darfur che possa dirsi sicuro da eventuali violenze", ha sottolineato. "Questo serio peggioramento delle condizioni di sicurezza rappresenta per tutti noi una grande sfida - ha detto Guehenno ai giornalisti - temiamo che possa portare a un'ulteriore escalation". Il Sottosegretario ha poi evidenziato come l'attacco lanciato dal Jem abbia colto di sorpresa non solo il governo di Khartoum, ma anche l'Unamid. "L'episodio denunica le gravi insufficienze della missione, soprattutto nelle sue capacità di ricognizione aerea", ha detto. La forza di pace Unamid ha assunto il comando dell'operazione in Darfur all'inizio di gennaio, subentrando alla precedente missione Ua (Amis). La risoluzione approvata nel luglio scorso dal Consiglio di sicurezza Onu prevede il dispiegamento di 26.000 caschi blu, ma al momento sul terreno si contano circa 7.500 militari e poco più di 2.000 agenti di polizia. Guehenno ha presentato il piano Onu per arrivare ad avere sul terreno l'80% della forza entro la fine dell'anno. Il conflitto è scoppiato in Darfur nel febbraio 2003, quando le tribù africane dei Fur, Zaghalit e Masalit imbracciarono le armi contro il governo arabo di Khartoum per rivendicare una maggiore partecipazione all'amministrazione del Paese e una più equa distribuzione della ricchezza nazionale, da investire nella regione, afflitta da sottosviluppo e dall'avanzare della desertificazione. Khartoum rispose con bombardamenti aerei e l'intervento dei miliziani janjeweed (diavoli a cavallo, ndr). I principali gruppi di ribelli sono il Jem e il Movimento per la liberazione del Sudan (Slm), ma dal 2003 a oggi si sono formate nuove fazioni. Il bilancio delle vittime del conflitto, secondo stime Onu, è di almeno 300.000 morti e 2,5 milioni di profughi. (Ap,
15/05/2008)
Inizia convention SPLM (Mwinda, 15/05/2008)
Inizia oggi a Juba la seconda convention degli ex ribelli del Sud Sudan, ora partito di governo sia nella regione che a Khartoum. Un passaggio importante: si tratta della seconda convention in 25 anni di esistenza del movimento, la prima dalla fine del conflitto con Khartoum e dall'avvio della trasformazione da gruppo ribelle armato etichettato come regionale a partito politico di respiro nazionale. all'estate 2005 il Sudan's people liberation movement governa il semiautonomo Sud Sudan, ma è anche partner di governo degli ex avversari del National Congress a Khartoum. Il suo presidente è d'ufficio, in virtù del trattato di pace, primo vice presidente della Repubblica e presidente del Sud Sudan. lavori che si aprono oggi a Juba, durante i quali i più di 1500 delegati provenienti dai quattro angoli dell'immenso paese africano saranno chiamati a eleggere le massime cariche del partito e a rinnovare le istituzioni interne, potrebbero portare quindi a cambiamenti rilevanti per la politica nazionale. Salva Kiir, che ci si aspettava fosse l'unico candidato per la presidenza del partito che già ricompre dall'agosto 2005, subito dopo la morte del fondatore e storico leader dello SPLM John Garang, dovrà affrontare invece la sfida da due contendenti di peso. Un cambiamento alla presidenza del partito significherebbe anche dare al nuovo eletto la vicepresidenza della repubblica e la presidenza del Sud Sudan, oltre che il comando in capo dello SPLA, l'esercito del Sud. Importante sarà anche capire quale sarà la linea politica adottata dalla convention. Dalla fine della guerra in poi lo SPLM è apparso diviso tra due diversi orientamenti: quello di chi vorrebbe porre maggior attenzione al Sud e alle sue strutture autonome, in vista del voto nel referendum sulla secessione del 2011, e quello di coloro che preferiscono porre l'accento sul carattere nazionale del partito e sulla necessità di dare strutture democratiche al paese, secondo lo slogan del "New Sudan" coniato negli anni Ottanta da Garang. Le indicazioni che usciranno quindi dalla settimana di lavori di Juba, iniziati con cinque giorni di ritardo a causa dell'attacco del Jem a Khartoum durante il weekend, saranno utili a capire quale sarà la strategia che gli ex ribelli adotteranno sia in vista delle elezioni generali previste per il 2009, sia in vista del referendum del 2011, due tappe fondamentali per il futuro del Sudan. (Mwinda,
15/05/2008)
Zona petrolifera di Abyei: sporadici scontri tra ex-ribelli ed esercito (Misna, 14/05/08)
Ex-ribelli dell’Esercito popolare per la liberazione del Sudan (Spla) stanno dando vita da ieri a scontri sporadici con l'esercito nei zona di Abyei, al confine tra sud e nord del paese. “Abbiamo chiesto alle parti di cessare il fuoco, ma siamo preoccupati perché incidenti si sono verificati anche all’interno di Abyei, un piccolo centro piuttosto popolato” ha detto alla MISNA Khaled Mansour, portavoce della missione Onu per il Sudan (Unmis) contattato a Khartoum. “Circa due ore fa si è conclusa una riunione del comitato militare congiunto, composto da esponenti dell’esercito, dello Spla e della missione Onu. Siamo fiduciosi e crediamo che abbia portato a risultati positivi” ha aggiunto Mansour. Il personale non essenziale dell’Onu è stato comunque sfollato per motivi di sicurezza. Si ignora se civili siano rimasti coinvolti nelle sparatorie che, secondo alcune fonti, avrebbero fatto due vittime tra i militari sudanesi. Non è la prima volta che sale la tensione nella zona petrolifera di Abyei, rivendicata sia dal governo di Khartoum che dal governo sud-sudanese; nel 2005, Spla e governo sudanese avevano firmato un accordo di pace dopo vent’anni di guerra civile. [CC] (Misna, 14/05/08)
Al-Bashir accusa Israele di finanziare i ribelli del Darfur (Peacelink, 14/05/08)
Il presidente sudanese Omar al-Bashir ha accusato i ribelli del Darfur di ricevere finanziamenti da Israele, che avrebbe interesse a rovesciare il regime islamico di Kharotum. La pesante dichiarazione è stata fatta durante una manifestazione pubblica organizzata dal governo nella capitale sudanese, lambita nei giorni scorsi da un attacco dei guerriglieri del Movimento per la giustizia e l'uguaglianza (Jem). (Peacelink,
14/05/08)
Khartoum, parte il giro di vite (Mwinda, 13/05/08)
Alcune centinaia di arresti, caccia ai ribelli casa per casa, coprifuoco e checkpoints: la reazione delle forze di sicurezza sudanesi all'attacco di sabato alla capitale non si è fatta attendere. In un'atmosfera che rimane tesa, il governo ha dato il via a controlli a tappeto e a un giro di vite largamente atteso. Di fronte all'ondata di arresti di presunti possibili fiancheggiatori del Jem, per lo più quindi persone di etnia zaghawa residenti nelle tre città di Khartoum, Omdurman e Khartoum Nord, Human Rights Watch ha reso note ieri le sue preoccupazioni riguardo il trattamento che i prigionieri potrebbero ricevere nelle carceri sudanesi. Khartoum ha però cercato di tranquillizzare i gruppi per i diritti umani assicurando che tutti i presunti ribelli avranno un processo militare giusto. Intanto ieri, dopo esser stato prelevato all'alba dalla sua abitazione di Khartoum, Hassan al-Turabi, l'ex ideologo del regime e ora leader del Popular National Congress, uno dei partiti di opposizione, è stato rilasciato per mancanza di prove di un suo coinvolgimento nella pianificazione dell'attacco e del tentato colpo di stato del Jem. Mentre da Juba, la capitale del Sud Sudan, il primo vicepresidente della repubblica Salva Kiir, pur continuando a condannare l'attacco di sabato, ha ammesso che Turabi è stato trattato da capro espiatorio, il diretto interessato alla Reuters che l'azione di sabato potrebbe dimostrarsi un fattore positivo per la soluzione del conflitto in Darfur e per la democrazia sudanese. Una lettura che si discosta da quelle degli analisti. Secondo cui invece l'attacco di sabato potrebbe avere l'effetto di far affossare i già stentati e claudicanti tentativi di trovare una soluzione negoziale al conflitto, oltre a dar il via libera ai falchi sia all'interno dei gruppi ribelli, sia soprattutto all'interno del National Congress, il partito del presidente Beshir. (Mwinda,
13/05/08)
I misteri dell'attacco a Khartoum (Fides, 13/05/08)
Cresce la tensione tra Ciad e Sudan dopo l'attacco condotto dal JEM (Movimento per la Giustizia e l'Eguaglianza) contro Omdurman, la città gemella della capitale sudanese Khartoum (vedi Fides 12/5/2008). Il Sudan, accusando il Ciad di aver sostenuto l'azione dei ribelli, ha rotto le relazioni diplomatiche con N'Djamena. Il governo ciadiano ha reagito decidendo la chiusura delle frontiere con il Sudan, il blocco delle attività della Banca Agricola commerciale, una banca sudanese operante in Ciad, e delle transizioni finanziarie tra i due Paesi.
Ciad chiude la frontiera, rilasciato Hasan al Turabi (Misna, 12/05/08)
Il Ciad ha chiuso stasera la frontiera con il Sudan e ha annunciato il congelamento delle relazioni commerciali con il paese vicino, dopo che Khartoum ha annunciato ieri la rottura delle relazioni diplomatiche con N'Djamena, ritenendola responsabile di aver appoggiato l’attacco dei ribelli del Darfur, arrivati sabato per la prima volta nella capitale sudanese. “La chiusura ermetica della frontiera ha lo scopo di evitare infiltrazioni sospette” afferma un comunicato diffuso alla fine di una riunione d’emergenza dei Consiglio dei ministri. Mentre il Sudan accusa il Ciad di sostenere i ribelli del Darfur, N'Djamena a sua volta accusa Khartoum di appoggiare la ribellione ciadiana nell’est del paese. Intanto nella capitale sudanese è stato rimesso in libertà, dopo sole 12 ore dal suo arresto, Hasan al Turabi, influente uomo politico e rappresentante di spicco del Partito del Congresso popolare (Pcp), fermato questa mattina per i suoi presunti collegamenti con i ribelli del Movimento per la giustizia e l’uguaglianza (Jem). Da anni ormai, l’ex-consigliere e ‘padre spirituale’ del presidente Omar Hassan el Beshir, viene arrestato e poi rilasciato perché sospettato di legami con la ribellione in Darfur. [BF] (Misna,
12/05/08)
Il blitz di Khartoum: un fatto senza precedenti nella recente storia sudanese (Fides, 12/05/08)
L'attacco dei ribelli del JEM (Movimento per la Giustizia e l'Eguaglianza) alla capitale del Sudan, Khartoum, è un fatto senza precedenti nelle lunga serie di guerre civili che contraddistingue la storia recente del Paese. Mai finora un gruppo di guerriglia era riuscito a portare la guerra alle soglie della capitale. Mentre le tensioni in Sudan sono concentrate in aree periferiche, anche se strategiche (per la loro collocazioni geografica e per la presenza di risorse naturali come il petrolio), il centro del Sudan, con la sua capitale, finora era rimasto relativamente immune dalle violenze (salvo nei casi di colpi di Stato).
Dopo blitz ribelli arrestato leader opposizione islamica (Agi/Reuters, 12/05/2008)
Khartoum, 12 mag. - Il regime del Sudan ha disposto l'arresto del leader dell'opposizione ultra-islamica, Hassan al-Turabi, e di quattro dirigenti del suo Partito Popolare del Congresso: lo hanno denunciato il figlio di Turabi, Siddig, e i suoi piu' stretti collaboratori, secondo cui il leader integralista e' stato prelevato da agenti delle forze di sicurezza nella sua abitazione di Khartoum, dove era appena tornato dopo una riunione di partito nel vicino Stato orientale sudanese del Sennar. "Vogliono imputare a noi quello che e' successo", ha dichiarato Siddig al-Turabi, riferendosi al blitz dei ribelli del Darfur che sabato avevano espugnato Omdurman, citta'-gemella della capitale, per poi spingersi all'interno di quest'ultima e infine ritirarsi ieri. Si e' tratato del'attacco piu' in profondita' mai sferrato contro il governo centrale. I miliziani, attestati adesso una settantina di chilometri a ovest di Khartoum, appartengono al Jem: il Movmento per la Giustizia e l'Eguaglianza, formazione insurrezionale del Darfur d'ispirazione fondamentalistica, cui lo stesso Hassan al-Turabi e' accusato di aver aderito; l'interessato ha sempre smentito, ma e' un fatto che diversi capi del Jem si proclamano suoi sostenitori. (Agi/Reuters,
12/05/2008)
Khartoum interrompe le relazioni col Ciad (Apcom, 11/05/2008)
Il Sudan ha deciso di interrompere le relazioni diplomatiche col Ciad. Lo ha annunciato lo stesso presidente sudanese Omar al-Bashir che è apparso stamane sulla televisione nazionale e ha accusato esplicitamente il Ciad di favorire e sostenere i ribelli del Jem, che ieri hanno sferrato un'offensiva contro la capitale sudanese Khartoum. Il Ciad vuole colpire al cuore il Sudan" ha detto a sua volta il ministro degli interni sudanese Ibrahim Mahmoud Hamed. Gli scontri che hanno portato i ribelli sudanesi alle porte della capitale Khartoum preoccupano la comunità Internazionale e le Nazioni Unite. Una dichiarazione del segretario generale Ban Ki Moon esprime la "forte condanna" del Palazz di Vetro pe la scelta del Movimento per la Giustizia e l'Ugliaglianza sudanese (Jem) di "ricorrere alla forza militare per la realizzazione di obbiettivi politici" e invita "a un'immediato cessate il fuoco". Secondo le forze governative, che accusano il Ciad di essere dietro all'assalto contro la capitale sudanese, l'attacco dei ribelli del Jem sarebbe comunque terminato con un "fallimento" "L'operazione è fallita. Il Jem tenta di destabilizzare (il Sudan) ma le forze sudanesi si sono opposte", ha dichiarato Kamal Obeid, membro del Congresso nazionale, partito del presidente sudanese Omar al Bashir. Obeid accusa il Ciad di aver sostenuto l'attacco dei ribelli del Jem. "Ma il tentativo del presidente Idriss Deby di destabilizzare il Sudan è fallito", ha aggiunto. I ribelli del Movimento per la Giustizia e l'Uguaglianza hanno affermato ieri di essere entrati a Khartoum dopo dei violenti combattimenti con le forze governative sudanesi a nord della capitale, dove è stato imposto il coprifuoco. In serata il ministro dell'interno sudanese, Ibrahim Mahmoud Hamed, ha dichiarato alla tv di Stato, che le truppe governative sono riuscite a respingere i ribelli, ma che qualcuno potrebbe essere rimasto in città e nascondersi tra i civili e per questo sarebbe stato prorogato il coprifuoco. L'emittente statale ha riferito, inoltre, che negli scontri sono rimasti uccisi un leader del Jem e uno dei suoi aiutanti, ma i ribelli non hanno ancora confermato. Hames ha aggiunto che molti ribelli sono stati arrestati e che circa 40 veicoli sono stati distrutti o sequestrati. VGP (Apcom,11/05/2008)
Coprifuoco abrogato in parte. Ancora rastrellamenti di guerriglieri (Ansa, 11/05/2008)
In alcune zone di Khartoum e' stato abrogato il coprifuoco decretato ieri sera e poi prolungato a tempo indeterminato. Lo ha riferito la televisione. I distretti dove ora si puo' circolare sono Khartoum, Nord Khartoum e Omdurman centro. Il governatore dello stato di Khartoum ha precisato che rastrellamenti di guerriglieri sono in corso alla periferia di Omdurman, dove il coprifuoco resta in vigore. Inoltre non e' partito dal Cairo un aereo di linea diretto a Khartoum. Soppresso il volo simmetrico. (Ansa,
11/05/2008)
Onu: preoccupazione per scontri a Kartoum (Apcom, 11/05/2008)
Gli scontri che hanno portato i ribelli sudanesi alle porte della capitale Khartoum preoccupano la comunità Internazionale e le Nazioni Unite. Una dichiarazione del segretario generale Ban Ki Moon esprime la "forte condanna" del Palazz di Vetro pe la scelta del Movimento per la Giustizia e l'Ugliaglianza sudanese (Jem) di "ricorrere alla forza militare per la realizzazione di obbiettivi politici" e invita "a un'immediato cessate il fuoco". Secondo le forze governative, che accusano il Ciad di essere dietro all'assalto contro la capitale sudanese, l'attacco dei ribelli del Jem sarebbe comunque terminato con un "fallimento" "L'operazione è fallita. Il Jem tenta di destabilizzare (il Sudan) ma le forze sudanesi si sono opposte", ha dichiarato Kamal Obeid, membro del Congresso nazionale, partito del presidente sudanese Omar al Bashir. Obeid accusa il Ciad di aver sostenuto l'attacco dei ribelli del Jem. "Ma il tentativo del presidente Idriss Deby di destabilizzare il Sudan è fallito", ha aggiunto. I ribelli del Movimento per la Giustizia e l'Uguaglianza hanno affermato ieri di essere entrati a Khartoum dopo dei violenti combattimenti con le forze governative sudanesi a nord della capitale, dove è stato imposto il coprifuoco. In serata il ministro dell'interno sudanese, Ibrahim Mahmoud Hamed, ha dichiarato alla tv di Stato, che le truppe governative sono riuscite a respingere i ribelli, ma che qualcuno potrebbe essere rimasto in città e nascondersi tra i civili e per questo sarebbe stato prorogato il coprifuoco. L'emittente statale ha riferito, inoltre, che negli scontri sono rimasti uccisi un leader del Jem e uno dei suoi aiutanti, ma i ribelli non hanno ancora confermato. Hames ha aggiunto che molti ribelli sono stati arrestati e che circa 40 veicoli sono stati distrutti o sequestrati. (Apcom,
11/05/2008)
Violenti combattimenti alla periferia ovest di Khartoum (Peacereporter, 10/05/2008)
La guerra del Darfur è improvvisamente arrivata nella capitale sudanese, Khartoum. Dopo due giorni di pesanti combattimenti tra truppe governative e milizie darfurine del Movimento per la giustizia e l'uguaglianza (Jem) nella vicina provincia del Nord Kordofan, gli scontri si sono estesi a Omdurman, sobborgo occidentale della capitale. La popolazione della città, secondo le testimonianze, sta vivendo ore di angoscia. Il governo ha appena dichiarato il coprifuoco notturno in tutta la capitale. Non si ha ancora nessuna notizia sul numero delle vittime di questi scontri. (Peacereporter,
10/05/2008)
Bombardamento aereo in Darfur: almeno 13 morti (Peacereporter, 05/05/2008)
Almeno 13 persone, tra cui sette bambini, sarebbero rimaste uccise ieri in Darfur nel corso di un bombardamento delle forze sudanesi che ha colpito una scuola elementare e un mercato affollato. Secondo le due organizzazioni umanitarie che hanno diffuso la notizia, il villaggio di Shegeg Kar, nel nord del Darfur, sarebbe stato obiettivo del bombardamento più massiccio degli ultimi anni nella regione. L'esercito sudanese, che non ha ancora commentato l'accaduto, ha però ripetutamente negato di aver bombardato l'area, il che costituirebbe una violazione della risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell'Onu che proibisce ogni azione aerea offensiva. (Peacereporter,
05/05/2008)
Incidente aereo, morto ministro difesa del sud e 19 ufficiali (Adnkronos/Xin, 02/05/2008)
Tragico incidente aereo in Sudan. Il ministro della Difesa del governo del sud del Sudan, Dominic Dim Deng, e 19 ufficiali sono rimasti uccisi nello schianto del velivolo sul quale viaggiavano nei pressi della citta' di Rumbek. Secondo quanto riferito da fonti della missione delle Nazioni Unite in Sudan (Unmis), l'aereo appartenente alla compagnia Southern Sudan Air Connection, e' precipitato, incendiandosi, mentre tentava un atterraggio d'emergenza nell'aeroporto della citta' nel sud del Paese.(Adnkronos/Xin, 02/05/2008)
Scontri nel sud, 30 morti tra tribu' araba e esercito per area petrolifera (Ansa, 30/04/2008)
Combattimenti fra una tribu' araba e soldati dell'esercito del Sud Sudan e loro alleati hanno causato almeno una trentina di morti. La causa degli scontri e' la contesa della regione petrolifera sudanese di Abyei, secondo una fonte locale. Membri della tribu' araba dei Messeria hanno incendiato tre villaggio della tribu' dei Ngok Dinka, africani. Non vi sono notizie su vittime nelle file dei soldati del governo del Sud Sudan, ex ribelli dell'Esercito di liberazione del Sud Sudan (Spla). (Ansa, 30/04/2008)
Il dramma del Darfur: 300mila morti, due milioni di sfollati e 260mila rifugiati (LM, Fides, 29/04/2008)
Un conflitto che ha provocato dal 2003 ad oggi 300mila morti. È il dramma del Darfur, regione del Sudan occidentale, dove dal febbraio 2003 una serie di gruppi armati ha scatenato una ribellione contro il governo centrale di Khartoum. La repressione della rivolta è stata affidata a milizie filo-governative che colpiscono soprattutto la popolazione civile, costretta a rifugiarsi in campi per sfollati all'interno del Darfur e in campi profughi nei confinanti Ciad e Repubblica Centrafricana.
29 Ong chiedono l'arresto dei 2 sudanesi accusati di crimini contro l'umanità (Peacereporter, 27/04/2008)
Una coalizione di 29 gruppi internazionali in difesa dei diritti umani chiedono l'arresto due sospetti sudanesi per crimini di guerra in Darfur. Il gruppo chiede all'Onu e all'Unione europea di far pressione sul governo sudanese affinché consegni i due alla Corte criminale internazionale. L'appello arriva nel primo anniversario dei mandati di arresto che la Corte ha emesso per il leader della milizia dei Janjaweed e per il ministro ministro degli Affari umanitari sudanese, Ahmed Haroun. Ma Karthoum non sembra voler cedere, trincerandosi dietro la convinzione che la Corte internazionale non ha il potere di perseguire sospetti sudanesi. I due sono accusati di più di 40 crimini contro l'umanità. Fra le Ong che si sono mosse, Justice for Darfur, che include gruppi come Amnesty International e Human Rights Watch. (Peacereporter,
27/04/2008)
Darfur: ONU, i morti sono almeno 300.000 (SwissInfo, 22/04/2008)
I morti causati dagli scontri nella regione sudanese del Darfur potrebbero essere più di 300'000 Lo ha detto il sottosegretario generale per gli affari umanitari dell'ONU John Holmes. Le precedenti stime delle Nazioni Unite - basate su uno studio dell'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) - indicavano che le vittime degli scontri e degli stenti causati dalle razzie dei villaggi erano centomila in meno. L'ambasciatore del Sudan all'ONU, Abdalmahmoud Abdalhaleem ha contestato le cifre di Holmes, sostenendo che i morti non sono più di 10'000. I dati del sottosegretario dell'ONU, secondo il diplomatico di Khartoum, "non sono corretti, non sono credibili". Holmes, responsabile degli affari umanitari delle Nazioni Unite, ha spiegato oggi ai Quindici del Consiglio di Sicurezza che gli scontri, gli stupri collettivi e i bombardamenti aerei non si sono mai interrotti in Darfur, neppure negli ultimi mesi, nonostante le crescenti pressioni internazionali. "Particolarmente preoccupante - ha precisato il responsabile umanitario - è l'alto livello di violenza sessuale, verificatosi durante gli ultimi due mesi, nel corridoio settentrionale del Darfur dell'Ovest".
Al via il censimento, primo passo verso le elezioni (Peacereporter, 22/04/2008)
E' iniziato oggi il censimento in Sudan, un passo fondamentale verso le elezioni del 2009. La polizia ha raccomandato agli abitanti di restare in casa per facilitare l'indagine, iniziata a mezzanotte con il presidente Omar Hassan al-Bashir, primo conteggiato. Nessuno sottovaluta l'utilità del censimento, il primo dal 1993, in quanto prerequisito essenziale per organizzare le prime elezioni democratiche in 23 anni, dopo lo storico trattato di pace tra Nord e Sud firmato nel 2005. Il censimento servirà inoltre a determinare la distribuzione di potere e ricchezza, inclusi gli introiti provenienti dalle vendite di petrolio. Il Sud del Paese avverte che milioni di profughi dispersi nel Nord durante la guerra dovrebbero però fare ritorno alle proprie case prima del computo. (Peacereporter, 22/04/2008)
Darfur. Pam: impossibile mantenere livello aiuti, poca sicurezza (Alice/Apcom, 18/04/2008)
Il Programma alimentare mondiale (Pam) ha annunciato che non sarà più in grado di mantenere lo stesso livello di assistenza ai rifugiati del Darfur, a causa degli attacchi dei banditi ai camion del personale umanitario sul posto. Lo riferisce l'agenzia Misna. L'organizzazione ha rivolto un appello "alle fazioni ribelli e ai loro comandanti perché garantiscano la sicurezza delle strade". Dall'inizio dell'anno nel Darfur 60 camion sono stati sequestrati, 39 mancano ancora all'appello come pure 26 autisti, uno dei quali è stato ucciso in un attacco lo scorso mese.(Alice/Apcom, 18/04/2008)
Censimento in forse (Mwinda, 14/04/08)
Avrebbe dovuto iniziare domani, ma il censimento generale in programma in Sudan per i prossimi 15 giorni potrebbe essere rimandato nuovamente, alla fine dell'anno. Sabato il governo del Sud Sudan ha annunciato di "essersi ritirato" dal censimento generale in programma dal 15 al 30 aprile prossimi. Per più motivi: i ritardi sul ritorno al Sud dei sudsudanesi residenti al Nord, l'assenza di una demarcazione definitiva del confine tra le due regioni e la mancanza nei questionari del censimento delle domande, ritenute dallo SPLM irrinunciabili, sull'appartenenza religiosa ed etnica. Non è però chiaro se la decisione del governo meridionale rimarrà definitiva. Anche le agenzie di stampa danno versioni discordi. In un lancio di questa mattina, la Reuters dice che l'impasse rimane e che non è stato superato neanche nella riunione di ieri del governo di unità nazionale, durante la quale le posizioni dello SPLM e del National Congress, il partito del presidente Beshir, sarebbero rimaste immutate. Diversa la ricostruzione del Sudan Tribune, che in un articolo pubblicato questa mattina sul suo sito, ma che porta la data di ieri, sostiene che il problema sarebbe stato risolto all'interno della presidenza, dopo un incontro a quattrocchi tra il presidente Beshir e il suo primo vice, e presidente del Sud Sudan, Salva Kiir. Durante il quale i due leader avrebber
Secondo l'accordo, entro lunedì 23 giugno dovrà essere nominata la nuova amministrazione di Abyei, che sarà composta da un presidente in quota Splm, un vicepresidente in quota Ncp e cinque capi dipartimento. Entro la stessa data dovrà essere dispiegata nell'area anche una forza di polizia. Non appena le clausole riguardanti la sicurezza saranno applicate, inizierà il ritorno dei circa 50mila sfollati, scappati da Abyei dopo i feroci scontri tra Saf e Spla dello scorso maggio. (Mwinda,
16/06/2008)
Per quel che riguarda la sicurezza, un battaglione misto congiunto (Joint Integrated Units JIU) sarà schierato nella zona entro dieci giorni. Il nuovo battaglione sarà affiancato da una forza di polizia. Inoltre, un contingente delle Nazioni Unite è autorizzata a dispiegarsi nella zona contestata. Una volta completato lo schieramento di queste forze, le due parti dovranno ritirare le proprie truppe al di fuori della zona amministrativa di Abyei. Secondo l'accordo, il Governo di unità nazionale dovrà adottare le misure necessarie per permettere il ritorno degli sfollati in collaborazione con le agenzie e le organizzazioni umanitarie internazionali e con l'amministrazione di Abyei. Per quel che riguarda il governo locale, la Presidenza entro due settimane deve nominare un'amministrazione provvisoria. Il Presidente dell'amministrazione provvisoria deve essere proposto dal SPLM (Movimento di Liberazione del popolo Sudanese, che governa il sud Sudan) e il Vice-Presidente dal governo di Khartoum. Entrambi devono essere originari di Abyei.
Per quanto riguarda la spinosa questione della ripartizione degli introiti del petrolio dell'area. vero oggetto del contendere, l'accordo precisa che "fatta salva la formula di ripartizione della ricchezza contenuta nell'accordo globale di pace, fino a quando non sarà stabilita la demarcazione definitiva dell'area di Abyei, gli introiti dei giacimenti di petrolio delle regione saranno ripartiti in base alle modalità previste dal protocollo di Abyei". Il protocollo di Abyei, firmato nel 2004 da nord e sud Sudan, prevede che le entrate del petrolio prodotto nell'area devono essere suddivise durante il periodo ad interim come segue: 50 per cento al governo nazionale; 42 per cento al governo del Sud Sudan; 2 per cento alla regione di Bahr el Ghazal; 2 per cento al Kordofan occidentale; 2 per cento alla popolazione locale Ngok Dinka; 2 per cento alla popolazione locale Misseriya.
Sull'arbitrato internazionale, l'intesa prevede che "le parti devono determinare le regole dell'arbitrato che include la designazione di un organismo professionale di mediazione, un meccanismo per la selezione degli arbitri, la definizione delle regole per il processo arbitrale e per l'attuazione delle decisioni prese dal collegio arbitrale". Il processo di mediazione dovrà durare 6 mesi dalla data di insediamento della commissione arbitrale, eventualmente prolungabile di altri 3 mesi. (L.M.) (Fides,
09/06/2008)
Oggi il dito è puntato contro le forze armate, i servizi di intelligence e il sistema giudiziario, che avrebbero agito di concerto nella guerra in Darfur, dove centinaia di migliaia di persone sono morte in seguito al conflitto tra le milizie arabe Janjaweed e i ribelli africani dello Sla (Sudan Liberation Army). La Corte penale internazionale prevede solitamente imputazioni a carico di individui, non di Stati, nelle eventuali responsabilità per crimini di guerra e crimini contro l'umanità. Nell'accusa all'intero apparato statale di aver offerto sostegno e protezione ai responsabili degli eccidi sarebbero coinvolte alte autorità governative, anche se nessun nome è stato fatto da Ocampo.
Sono due i sospettati di ben 51 imputazioni, (tra cui omicidio, persecuzione, tortura, stupro e deportazioni) di cui la Cpi chiede la consegna: Ali Kuhayb, comandante delle milizie Janjaweed, e Ahmad Harun, attuale ministro per gli Affari umanitari. Quest'ultimo, secondo il tribunale dell'Aja, avrebbe avuto potere di vita e di morte in Darfur, agendo, stando alle dichiarazioni attribuitegli dai media, 'per il bene della pace e della stabilità'. L'ambasciatore sudanese all'Onu ha bollato le dichiarazioni di Ocampo come 'false e immorali', oltre che nocive al processo di pace, aggiungendo che il suo Paese non si piegherà alla volontà della Corte penale internazionale. In una dichiarazione rilasciata a PeaceReporter, Ahmed Bilal Osman, consigliere del presidente Bashir, rigetta con decisione le conclusioni della Corte. "Non abbiamo alcuna obbligazione nei confronti della Corte - ha detto Bilal Osman -. Abbiamo i nostri giudici e i nostri tribunali che si occupano della questione. Alcune persone sono già state condannate, altre giustiziate per le loro responsabilità nel conflitto. Ocampo non ha alcuna prova, e il nostro governo non consegnerà mai nessun cittadino sudanese alla Corte penale internazionale. Rifiutiamo ogni accusa, abbiamo condotto un'indagine sulle persone sospettate e le abbiamo ritenute innocenti. Inoltre, dalla parte dei ribelli nessun nome è emerso. Perchè? La mia domanda è: perchè Ocampo non ha individuato alcun responsabile tra le fazioni ribelli?". La guerra in Darfur, cominciata nel 2003, ha provocato non meno di 200 mila morti e due milioni di sfollati. Luca Galassi - (Peacereporter,
05/06/2008)
Nelle scorse settimane sono ripresi nella regione di Abyei i peggiori scontri degli ultimi anni tra l'esercito sudanese e i miliziani del Movimento popolare di liberazione del Sudan (Splm), partito di governo del Sud Sudan. I giornalisti che hanno visitato Abyei venerdì scorso hanno riferito di una città devastata, dove le uniche persone che si incontrano per le strade sono soldati e gente che saccheggia. "Hanno commesso una grave pulizia etnica - accusa il numero due dell'Splm - hanno costretto alla fuga oltre 100.000 persone, hanno bruciato i loro villaggi, saccheggiato le loro proprietà. Tutto questo solo perchè sono dinka ngok". Abyei si trova a nord della contestata linea di frontiera tra nord e sud del Sudan ed è al centro di uno scontro tra governo centrale di Khartoum e le autorità del Sud Sudan per la spartizione dei proventi del greggio, dopo l'accordo di pace del 2005 che ha posto fine a oltre 20 anni di guerra civile.
La collocazione amministrativa della città sarà decisa nel 2011 con il referendum popolare previsto dall'accordo di pace. Nella regione è forte lo scontro anche di matrice etnica tra le tribù dinka, alleate del sud animista e cristiano, e i nomadi arabi. Amum accusa il partito di governo, il Congresso nazionale, di voler eliminare le tribù dinka dalla regione, per poter controllare le risorse petrolifere, dal valore di mezzo miliardo di dollari in petrolio. "Ci sono indicazioni chiare sul fatto che stanno pensando a una soluzione finale al problema di Abyei, uccidendo la gente e mandandoli via - ha proseguito - la soluzione finale, come quello che hanno fatto i nazisti con gli ebrei, trovando una soluzione per eliminarli".
Secondo l'Onu, sono circa 90.000 le persone sfollate a causa dei combattimenti, mentre il bilancio delle vittime è ancora dubbio. L'esercito sudanese ha riferito di 22 morti nelle sue file, mentre secondo fonti ospedaliere 134 combattenti del Sud Sudan sono rimasti feriti. Per Amum, i combattimenti di Abyei mettono in serio pericolo l'Accordo di pace globale (Cpa) del 2005, che ha messo fine a una guerra civile di 21 anni, costata la vita a 1,5 milioni di persone. Nel rispetto dell'accordo, il Presidente dell'Splm, Salva Kiir, è oggi Primo Vicepresidente del Sudan. "Vista l'attuale situazione, le due parti sono sull'orlo di una guerra civile. Il solo modo per evitarlo è smilitarizzare la regione, applicare il protocollo di Abyei" e fare un censimento della regione, in vista del referendum di autodeterminazione del 2011, ha aggiunto Amum.
L'accordo di pace del 2005 riconosce uno statuto speciale alla regione, per i sei anni che precedono il referendum, ma fino ad oggi non è mai stata raggiunta un'intesa per una sua amministrazione congiunta. Per i leader del Sud Sudan e l'Onu, il problema di Abyei non può essere risolto fino a quando non ci sarà un'amministrazione congiunta. "La vera minaccia è che il processo di pace nel suo insieme fallisca", ha ammonito il numero due dell'Splm, chiedendo un immediato intervento dell'Onu. Le forze armate "sudanesi si stanno rafforzando nella regione, ha aggiunto; "per avere la pace in questa regione, la migliore cosa da fare è ritirare le forze militari e dispiegare le forze dell'Onu".
Proprio i continui rinvii nell'applicazione del protocollo di Abyei avevano portato lo scorso anno lo Splm a ritirarsi dal governo, ma questa volta, ha precisato Amum, il partito del Sud Sudan vuole invece rimanere nella compagine governativa per far sentire la propria voce. Da parte sua, il portavoce del governo, Rabbie Abdel Atti, ha espresso l'"impegno totale" di Khartoum a rispettare l'accordo di pace, accusando lo Splm di aver dato fuoco alle polveri nominando in maniera unilaterale il loro governatore di Abyei, Edward Lino. Proprio Lino ha accusato nei giorni scorsi l'esercito sudanese di "razzismo", perchè "sostiene i musulmani arabi contro gli altri". "L'esercito - aveva aggiunto - è diventato una forza al di sopra del governo, come succede in Turchia". (con fonte Afp) (Apcom,
27/05/2008)
Abyei è una località nel Sud Khordofan, molto vicina al confine con il sud Darfur. Nel corso della storia sudanese è diventata un ponte tra il nord e il sud Sudan, tra la parte arabizzata e islamica e quella africana, cristiana e animista del Paese. Abyei è uno dei punti ancora non risolti della trattativa tra il governo di Khartoum e il SPLM/A che nel 2005 hanno firmato un accordo per mettere fine alla ventennale guerra nel sud Sudan. In base alle intese, nel sud Sudan si è insediata un’amministrazione autonoma da Khartoum e nel 2011 si terrà un referendum per decidere se questo territorio continuerà a far parte del Sudan (godendo di un’ampia autonomia) o diventerà indipendente. Non è stato però raggiunto un accordo su alcune zone di confine, che non si sa se debbano essere comprese nel nord o nel sud Sudan. Abyei è una di queste aree. Formalmente appartiene al nord ma la sua popolazione comprende 280mila persone delle tribù del sud, che durante la guerra si sono battute contro il regime di Khartoum.
La crisi di governo dell'inizio 2008, che ha visto la sospensione della partecipazione dei rappresentanti del SPLM all’esecutivo di unità nazionale (crisi poi rientrata) era dovuta proprio alla questione del rispetto dei “Protocolli di Abyei”. Si tratta di un accordo firmato su pressione statunitense nel 2004 a Naivasha (Kenya), prima dell’Accordo Complessivo di Pace del 2005, per permettere di superare uno degli ostacoli principali al raggiungimento dell’intesa tra Khartoum e il SPLM. I Protocolli di Abyei prevedono un’amministrazione speciale per l’area fino al 2011, una procedura di determinazione delle sue frontiere, la condivisione delle entrate petrolifere dell’area e un referendum nel 2011 da tenersi insieme al referendum delle popolazioni del sud, per determinare se Abyei farà parte del nord o del sud.
Nonostante una Commissione abbia determinato, secondo i Protocolli, le frontiere di Abyei, il governo di Khartoum ha respinto le sue conclusioni. Il nodo del contendere è il controllo delle risorse petrolifere dell’area: nel 2006 il Sudan ha guadagnato 670 milioni di dollari dalle esportazioni del greggio di Abyei, pari al 13% del totale delle esportazioni di petrolio sudanesi di quell’anno. Nonostante l'accordo di pace, sia SPLA/M sia l'esercito di Khartoum hanno continuato ad armarsi. Questo fatto, unito al conflitto nel Darfur (ovest del Sudan), fa temere a diversi osservatori internazionali una destabilizzazione del Paese. (L.M.) (Fides
21/05/2008)
Il bilancio degli scontri rimane incerto: secondo il governo centrale sono rimaste uccise una settantina di persone mentre 300 ribelli sarebbero stati catturati. Le forze del JEM sono state respinte ma il suo leader, Khalil Ibrahim, continua a rilasciare interviste telefoniche alle agenzie di stampa internazionali, nelle quali preanuncia nuovi attacchi affermando di essere ancora nei pressi di Omdurman. Il governo di Khartoum invece afferma di aver intercettato una comunicazione di Khalil Ibrahim nella quale il capo del JEM chiede di essere evacuato con un elicottero ciadiano. Il governo sudanese ha posto una taglia di 500 milioni di Scellini sudanesi (246 milioni di dollari) per la cattura di Ibrahim. La capitale sudanese e Omdurman sono fortemente presidiate dall'esercito mentre sono stati rilasciati Hassan al-Tourabi e 4 suoi stretti collaboratori arrestati subito dopo l'attacco dei ribelli. Tourabi, l'ex ideologo del regime sudanese ed ex capo della sua ala politica-religiosa, è da tempo in rotta di collisione con il Presidente Bashir, capo dell'ala militare. Ibrahim ed altri dirigenti del JEM provengono da ambienti contigui a quelli del movimento di Tourabi. Il JEM infatti a differenza di altri gruppi di guerriglia che operano nel Darfur ha un programma nazionale che va oltre le rivendicazioni regionali dei diritti delle popolazioni della regione del Sudan occidentale.
Attaccando alle porte di Khartoum il JEM ha voluto rimarcare la propria sfida diretta al regime e ha dimostrato una capacità militare superiore a quella degli altri gruppi. Secondo Ibrahim la colonna dei ribelli è partita dalle proprie basi nel Darfur e nel Kordofan attraversando 600 km in pieno deserto. I ribelli per non essere scoperti avrebbero viaggiato di notte e avrebbero utilizzato automezzi simili a quelli dell'esercito regolare. Non è escluso che i ribelli abbiano goduto di complicità da parte di militari che simpatizzano con la loro causa.
L'esercito sudanese, sia pure colto di sorpresa, ha reagito in fretta e ha respinto l'attacco. Le Forze Armate regolari sono inoltre ben superiori al JEM che può contare al massimo su un migliaio di uomini. In uno scontro campale i ribelli sarebbero annientati. Quindi l'impresa di Khartoum appare un gesto dimostrativo e di sfida al regime. Una sfida che il governo sudanese interpreta come proveniente dal Ciad, per due motivi. Il JEM ha dimostrato di possedere armamenti e una capacità militare che fino a poco tempo fa non aveva; le autorità sudanesi sospettano dunque che potenze straniere abbiano fornito armi e consulenza militare al movimento. In secondo luogo il leader del JEM proviene dal clan Kobe, dell'etnia Zaghawa, la stessa origine del Presidente ciadiano Idriss Deby. Diversi osservatori ritengono che la guerra per procura tra Ciad e Sudan rientra in un gioco più vasto nel quale le grandi potenze si disputano il controllo dell'area e delle sue risorse petrolifere e di altro tipo. (L.M.)
(Fides,
13/05/08)
Il 10 maggio una colonna del JEM ha attaccato Omdurman, un sobborgo di Khartoum, dopo aver percorso più di 600 chilometri dalle sue basi nel Darfur occidentale, senza essere intercettata dall'esercito regolare. Ai ribelli si sarebbero uniti alcuni militari sudanesi. Nei combattimenti hanno perso la vita almeno una sessantina di persone. Secondo le autorità sudanesi i ribelli sono in fuga ma il loro leader ha rilasciato alcune interviste nelle quali sostiene di trovarsi ancora a Omdurman. L'azione del JEM è stata condannata dagli esponenti del Movimento/Esercito di Liberazione del Popolo Sudanese (M/SPLA) il movimento del sud Sudan che ha raggiunto nel 2005 un'intesa di pace con Khartoum e i cui esponenti fanno parte del governo centrale. Nei giorni scorsi la stampa internazionale aveva segnalato il ritorno di tensioni tra nord e sud Sudan e un riarmo delle milizie meridionali.
Questa situazione è un riflesso del sistema di potere sudanese che è sempre rimasto nelle mani delle popolazioni che vivono lungo le rive del Nilo. Storicamente infatti in Sudan il governo centrale è stato espressione di queste popolazioni, che sono state quindi avvantaggiate nella distribuzione delle risorse nazionali. Gli abitanti delle altre zone del Paese sono rimaste quindi ai margini e sono costrette a ricorrere alla lotta armata per affermare i propri diritti. Il JEM, uno dei più importanti gruppi di guerriglia del Darfur, è legato ad Hassan al-Tourabi, l'ex ideologo del regime sudanese, che da tempo è in rotta con il Presidente Bashir, diventando una delle voci più critiche del governo di Khartoum. Tourabi a seguito del raid compiuto dal JEM, è stato arrestato insieme ad altri 4 dirigenti del suo partito, il Popular Congress Party (PCP). Con questa azione il JEM ha voluto rimarcare la sua differenza rispetto agli altri gruppi armati che operano nel Darfur, che focalizzano la loro azione sulle rivendicazioni delle popolazioni locali. Il JEM invece ha voluto dimostrare che la sua azione ha un respiro nazionale, andando a sfidare direttamente il governo centrale nei pressi della capitale.
Vi è poi la dimensione internazionale del raid del gruppo sudanese. Khartoum ha infatti accusato il vicino Ciad di aver appoggiato l'azione del JEM ed ha rotto le relazioni diplomatiche con il governo ciadiano. Il blitz contro Khartoum in effetti ricorda quello compiuto a febbraio (vedi Fides 5/2/2008) da un gruppo di ribelli ciadiani (appoggiati dal Khartoum secondo le autorità locali) contro la capitale N'Djamena. Diversi osservatori ritengono che l'azione del JEM sia dunque una sorta di risposta del governo ciadiano. Tra i due Paesi vi sarebbe quindi una guerra “per procura” combattuta attraverso i rispettivi movimenti di guerriglia. (L.M.) (Fides,
12/05/08)
Nel suo appello al Regina Coeli di domenica 27 aprile, Sua Santità Papa Benedetto XVI, ha ricordato "la tragedia senza fine per centinaia di migliaia di persone indifese e abbandonate a sé stesse" di questa regione. Secondo John Holmes, Sottosegretario delle Nazioni Unite per gli Affari Umanitari, le vittime del conflitto sono 300mila. Una cifra contestata dalle autorità sudanesi: in base ai loro calcoli, in Darfur sono state uccise solo 10mila persone. Holmes calcola non solo le persone morte a causa dei combattimenti, ma anche le vittime indirette del conflitto: coloro che hanno perso la vita per le malattie e la malnutrizione che sono causate dalla situazione di violenza e di guerra. Il Sottosegretario delle Nazioni Unite per gli Affari Umanitari ammette però che la cifra di 300mila non è basata su un criterio scientifico ma è una "seria estrapolazione" di precedenti rapporti. Nel 2006 l'ONU affermava che le vittime del Darfur erano 200mila. Visto che la situazione non è migliorata è ipotizzabile affermare che "questa cifra sia ora molto più alta" afferma Holmes, secondo cui su 6 milioni di abitanti del Darfur, oltre 4 milioni sono colpiti in un mondo o nell'altro dal conflitto. Gli sfollati interni sono 2 milioni 450mila e i rifugiati in Ciad e Centrafrica sono 260mila.
Per proteggere e portare assistenza alla popolazione civile è stata varata una forza mista ONU/Unione Africana, il cui dispiegamento incontra seri ostacoli di ordine politico e tecnico. Finora sono stati dispiegati solo 9mila dei 26mila uomini previsti. Per potere operare su un territorio vasto quanto la Francia, i soldati della forza internazionale necessitano di una flotta di elicotteri. Solo pochi Paesi si sono impegnati a fornire gli aeromobili necessari. Il conflitto ha un'origine legata ai rapporti di forza all'interno del Sudan, sul quale però si sono inseriti gli interessi di diverse potenze che mirano alle potenziali ricchezze della regione, dal petrolio alla gomma arabica. (LM, Fides,
29/04/2008)
Nel Darfur non ci sono leggi e vige l'impunità, ha aggiunto Holmes, spiegando che dall'inizio dell'anno almeno 100'000 persone sono state costrette a lasciare le loro case. Rodolphe Adada, rappresentate speciale dell'ONU e dell'Unione africana (UA) per il Darfur, ha indicato dal canto suo che la capacità dell'Unamid, la missione di pace in loco gestita dalle Nazioni Unite e dall'UA, "non è aumentata di molto (...) e rimane sotto il 40% dell'obiettivo previsto, cioè 19'555 uomini". Holmes ha concluso il suo intervento ricordando che dall'inizio dell'anno 6 addetti agli aiuti umanitari sono stati uccisi, le loro basi sono state attaccate 42 volte, mentre 106 veicoli, alcuni dell'ONU e alcuni delle organizzazioni non governative, sono finiti in mano ai gruppi armati, talvolta appoggiati dal governo di Khartoum. (SwissInfo, 22/04/2008)