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Presidente: senza etiopi servono forze internazionali (Alice/Apcom, 01/12/2008)
Il Presidente della Somalia, Abdullahi Yusuf, sostiene che il ritiro delle truppe etiopi "aggraverà i problemi" del Paese, qualora non venissero rimpiazzate da forze internazionali. Addis Abeba ha annunciato nei giorni scorsi che intende completare il rimpatrio dei militari entro la fine dell'anno. "Il ritiro non sarà utile al popolo somalo se gli etiopi non saranno rimpiazzati da forze internazionali - ha detto Yusuf in un'intervista al quotidiano saudita Okaz - l'Etiopia è un paese vicino, ha buoni rapporti con la Somalia e ha sostenuto la nomina del governo di transizione. Il ritiro delle truppe aggraverà i problemi del paese". Anche l'Unione africana ha chiesto all'Onu di inviare "immediatamente una forza internazionale di stabilizzazione" in Somalia, per scongiurare che la mancanza di condizioni di sicurezza complichi la situazione sul terreno, compromettendo le iniziative di pace e riconciliazione degli ultimi mesi. Un appello a cui si è unito lo stesso premier somalo, Nur 'Adde' Hassan Hussein.
Marina danese sventa arrembaggio a nave da crociera (Agi/Afp, 01/12/2008)
La ‘Nautica’, partita dalla Florida, ha a bordo 400 passeggeri e 200 uomini di equipaggio. Secondo l’emittente TV2 News, tra sei e otto uomini armati a bordo di due motoscafi hanno puntato verso la nave da crociera e quando l’equipaggio ha lanciato l’allarme una nave della marina francese, allertata dalla marina danese, ha inviato un elicottero che ha messo in fuga i pirati. “Il comando tattico danese ha condotto un’operazione militare inviando una nave della coalizione in aiuto di una nave civile minacciata dai pirati” ha detto il portavoce Jesper Lynge. La Danimarca ha assunto il 15 settembre il comando della Task Force navale 150 creata per combattere la pirateria e il traffico di armi nell’Oceano Indiano settentrionale. (Agi/Afp,
01/12/2008)
Leader somalo: petroliera sara' liberata senza riscatto (Alice/Apcom, 01/12/2008)
Il Presidente somalo Abdullahi Yusuf assicura che la superpetroliera saudita catturata dai pirati il 15 novembre scorso verrà rilasciata "senza pagare alcun riscatto". In un'intervista al quotidiano saudita Okaz, Yusuf smentisce che i sequestratori della petroliera Sirius Star abbiano chiesto "un riscatto di milioni di dollari" e si dice fiducioso che "i leader locali e i funzionari del governo riescano a ottenerne presto il rilascio". Il Presidente ha espresso anche "disappunto" per l'attacco dei pirati, che "danneggia i buoni rapporti" tra Somalia e Arabia saudita. Quindi ha sollecitato i paesi che si affacciano su Mar Rosso, Golfo di Aden e Oceano indiano di "convocare quanto prima un vertice di emergenza per prendere tutte le misure atte a fermare gli atti di pirateria", ribadendo che il governo somalo "non ha i mezzi per controllare le lunghissime coste" e che "il problema verrà risolto quando si comincerà a risolvere la questione somala". Yusuf invita "paesi arabi, i paesi vicini e la comunità internazionale a intervenire per risolvere la crisi somala e sostenere gli sforzi per la riconciliazione nazionale". Sul pagamento dei riscatti, il presidente somalo è netto: "Rifiutiamo nella maniera più assoluta il pagamento di riscatti ai sequestratori, perchè quei soldi servirebbero a sostenere i terroristi e i gruppi armati per compiere azioni di sabotaggio all'interno della Somalia". Quindi chiede "sostegno e addestramento" per le truppe somale, perchè "è sulla terraferma che i pirati vengono neutralizzati", quando "non potranno attraccare le navi nei porti somali". (Alice/Apcom,
01/12/2008)
Accordo Tra Pirati Ed Armatore Nave Cargo Ucraina (Adnkronos, 30/11/2008)
Potrebbe essere rilasciata presto la nave cargo ucraina, carica di materiale bellico, sequestrata dai pirati somali il 24 settembre scorso. E' stato infatti raggiunto un accordo tra i sequestratori e l'armatore del "Mv Faina" che trasporta 33 tank, lanciatori per granate e munizioni. Un portavoce dei pirati ha detto che il rilascio della nave e' solo "una questione di tempo", ma non ha fornito dettagli sul riscatto che la proprieta' ucraina avrebbe accettato di pagare. (Adnkronos,
30/11/2008)
Truppe etiopiche fuori dal paese entro fine anno (il Velino, 28/11/2008)
Con una lettera inviata martedì al segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon e al presidente dell'Unione africana Jean Ping, il governo etiopico ha ufficialmente reso noto che lascerà la Somalia entro la fine del 2008. Se le parole verranno superate dai fatti la missione di sostegno al governo di Baidoa si chiude dopo due anni esatti: infatti era il 24 dicembre del 2006 quando l'esercito etiopico varcò la linea di confine che divide i due paesi per cacciare le Corti islamiche che hanno governato il paese del Corno d'Africa imponendo la Sharia. Da allora il contingente etiopico, composto da circa diecimila uomini, è stato testimone di una delle più gravi crisi umanitarie che ha colpito il continente africano. Solo da Mogadiscio sono fuggite oltre un milione di persone, che si sono andate a riversare in numerosi campi profughi sparsi nel paese. Il ritiro degli etiopici è già nell'aria da tempo: dopo la firma dell'accordo di Gibuti tra il governo di transizione e i rappresentanti dell'area moderata del movimento di Ri-liberazione della Somalia (vicino alle Corti) che prevede il ritiro delle milizie di Addis Abeba dal paese, si erano diffuse notizie che parlavano di una parziale ritiro via mare del contingente etiopico.
Puntland: giornalisti rapiti o scomparsi? Ancora vaghe le notizie (Misna, 27/11/2008)
Sono ancora contraddittorie le ricostruzioni sulle circostanze del rapimento di due giornalisti stranieri e due interpreti somali avvenuta ieri nella città portuale di Bosaso, in Puntland. Il ministero degli Esteri di Madrid ha confermato oggi che uno dei due giornalisti è spagnolo e si chiama José Cedon mentre sull’altro rapito - ritenuto di nazionalità inglese - le autorità di Londra non hanno ancora espresso conferma. In un articolo pubblicato sul sito internet della locale Radio Garowe, addirittura, si mette in dubbio l’ipotesi del sequestro - peraltro non rivendicato da nessun gruppo per il momento - e si parla più genericamente di “smarrimento” dei quattro uomini, impegnati in un reportage sulla pirateria, e che avevano rifiutato la scorta della polizia locale. Altre fonti locali riferiscono invece di ricerche delle forze dell’ordine nei dintorni di Bosaso, dove si ritiene che gli uomini siano stati condotti dai rapitori intenzionati ad ottenere un riscatto per la loro liberazione. A dare la notizia della loro scomparsa sarebbe stato il direttore dell’albergo in cui sostavano e secondo cui i quattro sarebbero dovuti partire in aereo per Gibuti non presentandosi però al momento dell’imbarco. [AdL] (Misna,
27/11/2008)
Giornalisti europei rapiti: arrestati due uomini (Alice/Apcom, 27/11/2008)
Un portavoce della polizia somala ha affermato che due uomini sono stati arrestati in connessione con le indagini al sequestro di due giornalisti, un britannico e uno spagnolo, rapiti ieri nella regione semiautonoma del Puntland, nel nord est della Somalia. Abshir Abdi Jama ha spiegato che altri sei sospetti sono a piede libero e che i due giornalisti sarebbero stati rapiti dai loro traduttori. Non è chiaro se l'agente si riferisse agli altri due giornalisti somali dati per rapiti insieme ai due europei. I reporter si trovavano in Somalia per un'inchiesta sulla pirateria nella regione. In un altro episodio, hanno fatto sapere le stesse fonti di polizia, una capo infermiera di un ospedale che fornisce gratuitamente assistenza medica alle donne e ai bambini è stata uccisa in un attentato ieri sempre nel Somaliland. (Alice/Apcom,
27/11/2008)
Sono quattro i giornalisti rapiti a Bosasso (SwissInfo, 26/11/2008)
Sono almeno quattro i giornalisti rapiti oggi da miliziani armati a Bosasso, nel nord della Somalia. Sono due somali, un britannico e uno spagnolo. Lo ha detto all'Afp un responsabile del governo della provincia semi-autonoma del Puntland. Secondo la polizia locale, i due giornalisti europei stavano lavorando a un reportage sulla pirateria.
(SwissInfo, 26/11/2008)
Rapiti due giornalisti stranieri (l'Occidentale, 26/11/2008)
Due giornalisti stranieri sono stati rapiti oggi nel nord della Somalia. Secondo le prime informazioni, uno sarebbe di origine britannica e insieme al collega stava lavorando a un servizio sui pirati che infestano le acque al largo del Paese del Corno d'Africa. Alcune fonti hanno detto che il secondo giornalista sarebbe di origine libanese, mentre altri sostengono che uno dei reporter sia francese e uno spagnolo. I due si trovavano nella regione semiautonoma del Puntland. Il sequestro avviene in un momento di forti conflitti nel paese che ha portato al sequestro di navi battenti bandiera straniera. Inoltre, in agosto di quest'anno erano stati sequestrati a Mogadiscio un giornalista australiano e uno canadese, che si trovano tuttora in ostaggio. (l'Occidentale,
26/11/2008)
Inviato italiano: accordo vuole allargare consenso
(Alice/Apcom, 26/11/2008)
L'accordo raggiunto oggi dal governo somalo e dall'opposizione islamica moderata segna una "fase nuova e irreversibile, perchè siamo passati dal governo di transizione federale (Tfg) al dialogo, fino a una condivisione del potere. Ora occorrerà sperimentare sul campo la sua tenuta e allargare il consenso, ma non si può tornare indietro, cambierebbero gli scenari". Con queste parole, l'inviato speciale dell'Italia per la Somalia, Mario Raffaelli, ha commentato ad Apcom l'intesa raggiunta oggi a Gibuti, che prevede un allargamento del Parlamento e un governo di unità.
Ministro degli Esteri Etiopia: "assurdo" occuparsi solo di pirateria; occorre riportare ordine sulla terraferma (Alice/Apcom, 25/11/2008)
Il principale problema della Somalia non è la sicurezza, quanto l'assenza di una visione comune tra le autorità del governo di transizione e i membri del Parlamento, ed è "assurdo" occuparsi solo del problema della pirateria, senza affrontare i problemi del Paese del Corno d'Africa. E' quanto sostiene il ministro degli Esteri di Addis Abeba, Seyoum Mesfin. "I pirati non sono pesci appena saltati fuori dal mare - dice il ministro in un'intervista rilasciata ai media nazionali e riportata oggi dal sito della radio somala Garowe - vengono fuori dalla Somalia. E' assurdo cercare di porre un freno alla pirateria senza prima aver messo sotto controllo la situazione sulla terraferma". Il ministro critica quindi i leader somali, incapaci a suo giudizio di portare il peso delle responsabilità di governo, bollando come una vergogna gli intrighi clanici che spesso li vedono coinvolti. Seyoum accusa quindi i parlamentari di recarsi a Baidoa, sede dell'Assemblea legislativa, solo per incassare lo stipendio. I deputati trascorrono gran parte del tempo a Nairobi e "si tengono a troppa distanza dalla gente che sostengono di rappresentare". I miliziani islamici al Shabab (giovani, ndr) sono così riusciti a occupare gran parte della zona meridionale del Paese non per la loro forza, continua il ministro, ma proprio per lo spazio lasciato libero da parlamentari e istituzioni, troppo lontani dalla gente, e ormai "relegati a Mogadiscio e Baidoa".
Chi sono i nuovi corsari, perchè così forti? (l’Unità, 25/11/2008)
Che lo stendardo col Jolly Roger sopravviva nel Terzo millennio può fare anche piacere in base a un’idea romantica o cinematografica della pirateria. Ma ciò che sta dietro, e davanti, al fenomeno della nuova pirateria africana è tutt’altro che una realtà piacevole. E soprattutto pone inquietanti interrogativi. Chi sono questi nuovi pirati che le marine di tutto il mondo ancora non riescono a sconfiggere? Sono davvero così forti? E perchè?
La Germania invia nel Corno d'Africa 1700 soldati (Avionews, 25/11/2008)
Stando al quotidiano tedesco "Frankfurter Allgemeine Zeitung", la Germania starebbe per inviare 1400 soldati nell'ambito della missione europea Eunavfor Atalanta, quale rinforzo nella lotta alla pirateria del mare operata perlopiù da somali nel Corno d'Africa e nel Golfo di Aden. Invierà anche una fregata con a bordo 500 militari. Intanto la missione del'Unione europea avrà il suo inizio ufficiale l'8 dicembre prossimo, mentre domani il vice-ammiraglio inglese Philip Jones spiegherà al Comitato militare dell'Ue (a Javier Solana e ai rappresentanti militari dei 27 Paesi aderenti) i dettagli della prima operaziome navale della Difesa dell'Unione europea e delle forze messe in campo: cinque navi (tra le quali tre fregate con a bordo un elicottero) ed aerei da pattugliamento marittimo che andranno ad aggiungersi a quello già dislocato in loco dalla Spagna. Ma ci sono ancora degli ostacoli da superare, come quelli giuridici sull'arresto dei pirati e sulle procedure di punibilità, sui quali sono già al lavoro gli uffici legali della Difesa europea. Una soluzione potrebbe essere il trasferimento dei pirati sulle navi delle nazioni Ue che perseguono il reato di pirateria e sottoporli a processi secondo le loro leggi. Nove i Paesi aderenti all'operazione Eunavfor: Spagna, Germania, Grecia, Francia, Belgio, Olanda, Gran Bretagna, Portogallo e Svezia. Nello scorso fine settimana elicotteri decollati dalla fregata "Mecklenburg-Vorpommern" hanno sventato un attacco a due navi mercantili nel Golfo di Aden. (Avionews,
25/11/2008)
Pirateria: anche forza araba per proteggere il Canale di Suez (Ansa, 24/11/2008)
Il segretario generale della Lega Araba ha proposto la formazione di una forza araba per contrastare la pirateria lungo le coste somale.Questa forza, osserva Amr Mussa, da costituire nell'ambito del Trattato di difesa araba comune, potrebbe cooperare con le altre presenti nella regione per proteggere la sicurezza dei movimenti nel Mar Rosso. In mattinata dall'Organismo del Canale di Suez era venuta una proposta analoga, dato il rischio di veder diminuire il traffico nel Canale. (Ansa,
24/11/2008)
Nuovo sindaco a Mogadiscio: "riportero' a casa sfollati" (Alice/Apcom, 24/11/2008)
Il premier somalo Nur 'Adde' Hassain Hussein ha nominato ieri il nuovo consiglio regionale della regione somala di Banadir, dove si trova la capitale Mogadiscio, dopo quattro mesi di vuoto amministrativo seguiti alla rimozione dell'ex sindaco e signore della guerra Mohamed Dheere. Oggi, centinaia di persone sono scese in strada a Mogadiscio per esprimere il proprio sostegno alla nuova amministrazione e al premier, protagonista di un duro braccio di ferro con il Presidente somalo Abdullahi Yusuf, dopo l'allontamento del sindaco Dheere. I seggi del consiglio sono stati assegnati in base alla formula dei 4/5, che prevede che i quattro maggiori clan somali (Darod, Hawiye, Dir e Digil-Rahanweyn) siano rappresentati in numero uguale, con l'alleanza dei clan minori a ricoprire i posti rimanenti. Il consiglio ha giurato nell'abitazione del premier, stando a quanto riferisce oggi la radio somala Garowe sul suo sito on line. Il ministro dell'Informazione, Ahmed Abdisalam, ha precisato che i consiglieri lavoreranno su base temporanea e avranno il compito di gettare le fondamenta per la formazione di un consiglio regionale permanente entro quattro mesi.
Solana, missione ue antipirati al via l'8 dicembre (Adnkronos/Aki/Il Tempo, 24/11/2008)
La missione 'Eunavfor Atalanta' dell'Ue contro i pirati iniziera' l'8 dicembre. Lo ha annunciato l'Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza dell'Ue, Javier Solana a Bruxelles. "Sara' un'operazione solida - ha spiegato - con regole d'ingaggio robuste, con funzioni di deterrente ma soprattutto di protezione". Solana ha sottolineato inoltre che Atalanta "avra' tutti gli strumenti" necessari, "incluso l'uso della forza". La missione e' stata decisa dai ministri degli Esteri dell'Ue a inizio novembre e si sa che disporra' di almeno sette navi piu' di velivoli per la ricognizione marittima. In proposito Solana non ha voluto fornire dettagli. La missione Ue prendera' il posto di quella Nato, forte di quattro navi, tra cui il cacciatorpediniere italiano 'Durand de la Penne', che scade il 15 dicembre. L'Italia per ora non partecipera' invece ad 'Atalanta', anche se non e' escluso che possa subentrare tra alcuni mesi. (Adnkronos/Aki/Il Tempo,
24/11/2008)
Ridotto a 15 mln dollari riscatto petroliera saudita Sirius Star (la Repubblica,
24/11/2008)
Quindici milioni di dollari: e' questa l'ultima richiesta dei pirati somali per il rilascio dell'enorme petroliera saudita sequestrata nel golfo di Aden e dei suoi 25 membri dell'equipaggio. Lo ha reso noto un portavoce delle milizie islamiche, il quale ha ribadito l'intenzione di attaccare i bucanieri e liberare la Sirius Star perche' "e' una nave musulmana". Secondo altre fonti pero', il vero intento delle milizie islamiche e' quello di ottenere una fetta del riscatto. "I mediatori hanno dato una cifra di 15 milioni di dollari per la nave saudita: e' questo il dato al momento". La richiesta inizialmente era stata fissata a 25 milioni di dollari, circa un quarto del valore del carico dell'enorme tanker. Ma adesso, almeno a sentire Abdirahim Isse Adow, portavoce dell'Unione delle Corte Islamiche, la richiesta per il rilascio della Sirius Star, e' stata ridotta. Il portavoce ha aggiunto che i pirati hanno spostato la petroliera -318.000 tonnellate di stazza, grande tre volte una portaerei- di altri 100 chilometri al largo della costa della Somalia centrale. Il tentativo e' quello di allontarnarsi dalle coste dove i miliziani islamici sono accorsi in frotte, a caccia del gruppo autore dell'audace arrembaggio che ha lasciato di sasso il mondo. (la Repubblica
24/11/2008)
Le truppe etiopiche non iniziano il ritiro (Adnkronos/Il Tempo, 23/11/2008)
Le truppe etiopiche non hanno iniziato il ritiro dalla posizioni chiave nella capitale somala Mogadiscio a due giorni dalla data prevista per l'inizio dell'operazione in base all'accordo di pace voluto per mettere fine ad anni di conflitto. Gli etiopi avevano concordato che avrebbero lasciato alcune basi entro venerdi' nel quadro dell'intesa raggiunta tra il governo di transizione e la fazione dell'Alleanza per la Riliberazione della Somalia. L'Etiopia aveva invaso la Somalia due anni fa allo scopo di espellere le forze islamiche che avevano conquistato Mogadiscio. L'accordo firmato il 26 ottobre annunciava per il 5 novembre l'entrata in vigore di un cessate il fuoco tra governo transitorio e Alleanza. Le forze etiopiche avrebbero dovuto iniziare a lasciare le posizioni chiave nella capitale il 21 novembre e concludere il ritiro dal paese ai primi del 2009. (Adnkronos/Il Tempo,
23/11/2008)
Predoni ai miliziani: sarebbe un suicidio attaccarci (Apcom, 23/11/2008)
I pirati somali respingono la richiesta dei miliziani islamici Shabab (giovani, ndr) di liberare la superpetroliera saudita, sequestrata il 15 novembre scorso, dicendo di non temere un'eventuale azione armata dei guerriglieri. "Noi siamo gli Shabab del mare e non abbiamo timore degli Shabab di terra - ha ironizzato Mohamed Said - sarebbe un suicidio, per chiunque tentasse di attaccarci. Non sono sulla nave al momento, perché coordino ciò che avviene a terra". Said ha riferito della presenza di "una piccola avanguardia di Shabab sul campo, mentre noi siamo presenti in forze". "Tutti i somali hanno grande rispetto per il sacro regno dell'Arabia saudita - ha concluso - noi non abbiamo nulla contro di loro, ma per noi è solo una questione di affari, e spero che i sauditi lo comprendano". Gli Shabab hanno ammonito nei giorni scorsi che le navi che appartengono a Paesi musulmani non dovrebbero essere prese di mira. Secondo alcuni abitanti della zona di Harardere, a nord di Mogadiscio, dove è ancorata la nave, gli Shabab sono divisi sulla posizione da tenere con i pirati. Alcuni miliziani sarebbero interessati soprattutto a entrare in possesso di parte del riscatto. (fonte Afp) (Apcom,23/11/2008)
Liberata petroliera greca dopo pagamento riscatto (Adnkronos, 23/11/2008)
I pirati hanno lasciato andare la petroliera greca sequestrata due mesi fa al largo della costa somala dopo il pagamento di un'ingente somma di riscatto da parte del proprietario dell'imbarcazione, la MV Genius. La nave, carica di greggio, era stata attaccata il 26 settembre scorso nell'Oceano Indiano. Le trattative che si sono concluse con il pagamento del riscatto sono durate due mesi. (Adnkronos,
23/11/2008)
Presidente Yusuf cerca di riconciliarsi con premier (Alice/Apcom, 22/11/2008)
Il Presidente somalo Abdullahi Yusuf tenta di riconciliarsi con il premier Nur 'Adde' Hassan Hussein, guidando oggi la delegazione del governo di transizione al nuovo incontro con l'opposizione islamica a Gibuti. Nei giorni scorso, il premier ha accusato il Presidente di essere "il problema del Paese" e di voler "tenere il Paese ostaggio dell'attuale situazione".
Violenti scontri a Mogadiscio: almeno 17 morti – punto (Alice/Apcom, 21/11/2008)
Nel giorno fissato per l'avvio del ritiro delle truppe etiopi dalla Somalia, la capitale Mogadiscio è stata scossa dai combattimenti più sanguinosi delle ultime settimane tra miliziani islamici e truppe governative. Il bilancio delle vittime è di almeno 17 morti e sei feriti, stando a quanto riferito da polizia e testimoni. Gli scontri sono scoppiati quando gli islamici hanno attaccato l'abitazione del commissario del distretto meridionale di Wadajir, Ahmed Dai, poco dopo la preghiera della mattina, e sono andati avanti per due ore. Un abitante di Mogadiscio ha dichiarato di aver contato 15 cadaveri per le strade, una volta terminati i combattimenti. Non è chiaro se le vittime siano civili o miliziani. Un agente di polizia, Abdinur Salad, ha riferito della morte di due soldati. Altri sei militari sono rimasti feriti.
Pirati: stampa araba: Occidente vuol toglierci controllo Mar Rosso
(Alice/Apcom, 21/11/2008)
C'è addirittura chi vede "le mani del Mossad", la temibile intelligence d'Israele, nell'escalation della pirateria nel Golfo di Aden, che è vista con grande sospetto dalla stampa araba. Secondo molti giornali, infatti, il crescente espandersi del fenomeno farebbe 'comodo' agli occidentali che avrebbero assunto un atteggiamento 'insufficiente' se non addirittura complice per realizzare un proprio progetto: ovvero, quello "tanto caro anche ad Israele" di internazionalizzare le acque del Mar Rosso, principale via di passaggio dell'oro nero, il petrolio.
India autorizzata ad inseguimento ravvicinato pirati (Adnkronos/Il Tempo, 21/11/2008)
L'India ha ricevuto dall'Onu l'autorizzazione formale all'inseguimento ravvicinato delle navi pirata in acque somale. "Ci e' stata recentemente inviata l'autorizzazione dell'Onu che permette alle navi da guerra di entrare nelle acque somale" - ha riferito una fonte navale indiana alla Bbc - Possiamo ora entrare nelle acque territoriali somale in certe circostanze. Servira' solo per controllare la pirateria". Secondo fonti dei media indiani, Nuova Delhi sta intanto pensando di mandare una seconda unita' navale nel golfo di Aden, il cacciatorpediniere Ins Mysore. Mercoledi' scorso la nave militare indiana Ins Tabar ha distrutto un vascello pirata somalo in acque internazionali a largo dell'Oman. Dispiegata nel Golfo di Aden lo scorso 23 ottobre, la Ins Tabar ha gia' scortato 35 navi attraverso queste acque infestate da pirati somali. L'India e' uno dei diversi paesi che pattugliano l'area per proteggere il traffico navale. L'attenzione di Nuova Delhi e' legata anche alla presenza di numerosi indiani fra gli equipaggi che sono stati sequestrati dai pirati.
(Adnkronos/Il Tempo, 21/11/2008)
Giallo su riscatto superpetroliera, 30 i pirati (la Repubblica, 21/11/2008)
E' giallo sul riscatto che sarebbe stato chiesto dai pirati somali per il rilascio della super-petroliera 'Sirius Star', sequestrata sabato scorso al largo del Kenya, e dei 25 membri del suo equipaggio. Ieri un sedicente portavoce dei predoni, tale Mohamed Said, aveva annunciato che il prezzo per la restituzione della gigantesca nave era stato fissato in 25 milioni di dollari, circa un quarto del valore del carico; l'uomo, il quale sosteneva di parlare via telefono satellitare direttamente da bordo della 'Sirius Star', aveva imposto agli armatori un ultimatum di dieci giorni, minacciando in caso d'inadempimento "conseguenze disastrose". A 24 ore di distanza si e' pero' fatto vivo un altro presunto rappresentante dei malviventi, il quale ha puntualizzato che non e' ancora stata formulata alcuna richiesta. "Finora non abbiamo fissato un riscatto", ha tagliato corto il pirata, qualificatosi soltanto con il nome di Ahmed. Quindi ha aggiunto che il commando responsabile del sequestro e' formato da trenta uomini, e che costoro si trovano tuttora sulla petroliera. L'avvenuta richiesta di una somma specifica per la 'Sirius Star' non
Gran parte della zona meridionale della Somalia è caduta nelle ultime settimane sotto il controllo dei miliziani islamici al Shabab (giovani, ndr), legati all'opposizione in esilio in Eritrea che si è rifiutata di trattare con il governo di transizione somalo. Secondo il Presidente, i miliziani che oggi controllano Chisimaio, città portuale a circa 500 chilometri a sud di Mogadiscio, vicina al confine con il Kenya, hanno legami con al Qaida. "Ottengono danaro da uomini di affari e commercianti provenienti da Paesi diversi, legati ad al Qaida", ha detto Yusuf, senza però voler fare nomi o precisare gli Stati di provenienza. Il leader somalo critica anche l'opposizione somala con sede in Eritrea, bollando "la loro presenza ad Asmara un errore gravissimo" e affermando che sarebbe stato "meglio per loro unirsi agli sforzi per la riconciliazione nazionale". Il porto di Chisimaio è finito sotto il controllo di una coalizione di forze fedeli al leader Hassan Turki e degli Shabab dopo aver sconfitto le milizie del clan locale Marehan, che controllava la città dall'aprile del 2007. Turki è accusato da Washington di terrorismo. Alla fine di ottobre, le Corti islamiche hanno emesso ed eseguito una condanna a morte per lapidazione contro una bambina di 13 anni, vittima di stupro. (Alice/Apcom,
01/12/2008)
Ora resta da capire
quale sarà la sorte della Somalia: gli accordi siglati recentemente dal governo con parte dell'opposizione islamica hanno aperto la strada alla condivisione del potere tra le varie anime del paese. Il governo transitorio somalo (Tfg) e l'Alleanza per la riliberazione della Somalia (Ars), hanno raggiunto ad inizio settimana un accordo a Gibuti. Questo prevede l'aumento del numero dei componenti del Parlamento nazionale che verrà portata dagli attuali 275 deputati a 550. Secondo l'intesa 200 parlamentari saranno indicati dalla stessa Ars, mentre 75 saranno nominati in rappresentanza della società civile somala, della diaspora e di altre realtà politiche del paese. (…)(il Velino,
28/11/2008)
L'intesa è stata raggiunta nell'ambito dell'accordo di Gibuti siglato ad agosto e ratificato a fine ottobre, che prevede il cessate il fuoco e il ritiro delle truppe etiopi dalla Somalia. Un accordo mai approvato dai miliziani islamici più radicali, Al Shabab (giovani, ndr), che nelle ultime settimane hanno riconquistato gran parte della zona meridionale del Paese. Alla domanda su quanto l'accordo rispecchi quindi la situazione sul terreno, Raffaelli ha risposto: "Certamente non rispecchia la totalità delle situazioni sul terreno. Guardando alla geografia clanica, quella che conta di più, il leader dell'opposizione islamica Sharif Ahmed può fare affidamento sull'appoggio del suo clan, gli Hawiye-abgal. L'accordo si riflette quindi subito su una fascia di terreno che va da Beledweine a Jowhar a Mogadiscio, che è la fascia centrale del Paese, fino alla città di Baidoa, sede delle istituzioni, anche se circondata da un mare di instabilità. Ora bisognerà partire da qui per allargare il consenso". Proprio a questo scopo, sottolinea Raffaelli "è importante che l'accordo firmato oggi preveda esplicitamente 75 seggi da assegnare a quanti non hanno partecipato al processo di riconciliazione, per evitare di dare l'idea di un processo chiuso". L'intesa prevede infatti di raddoppiare gli attuali 275 membri del Parlamento, assegnando 200 seggi all'opposizione islamica e i restanti 75 a "membri della società civile, tra cui donne e la comunità imprenditoriale, e della diaspora".
Alla domanda se l'accordo possa essere messo a rischio da uno scontro tra i due principali clan somali, Hawiye e Darod, esplicitato nel conflitto in corso tra premier e presidente, l'inviato italiano ha risposto: "C'era questo rischio, ma una parte consistente dei Darod ha fatto pressioni sul presidente perchè la smetta di creare ostacoli, proprio per evitare uno scenario di questo tipo". La scorsa settimana, il Presidente Abdullahi Yusuf ha infatti respinto la nuova formazione di governo presentata dal premier Nur 'Adde' Hussein, come chiesto dall'Autorità intergovernativa per lo sviluppo (Igad, organizzazione regionale che riunisce sette paesi della regione), riaccendendo uno scontro scoppiato la scorsa estate dopo la rimozione del sindaco di Mogadiscio, alleato di Yusuf. Dura la presa di posizione del premier, che ha accusato il Presidente di essere "il problema del Paese" e di volerlo "tenere ostaggio dell'attuale situazione"; altrettanto forte quella dell'Igad, che ha deciso "di imporre con effetto immediato delle sanzioni mirate contro tutti coloro che in Somalia e all'estero sono divenuti degli ostacoli per la pace in Somalia". Raffaelli ha sottolineato come sia stata proprio la presa di posizione dell'Igad a convincere "i Darod a non isolarsi", riconoscendo poi all'attuale presidenza etiope dell'Igad di aver daro una "spinta decisiva" ai colloqui di pace tra governo e opposizione.
L'inviato italiano conferma l'intenzione di Addis Abeba di ritirarsi dalla Somalia: "L'Etiopia sta cercando da tempo una strategia per uscire dal Paese. Per questo ha incoraggiato il dialogo a Gibuti, ha avuto contatti diretti con l'opposizione islamica e ha invitato i leader islamici a partecipare al vertice Igad a Nairobi del mese scorso. Il ritiro da Beledweine ha rappresentato una prova di credibilità che Addis Abeba ha voluto dare all'opposizione, per dimostrare la propria serietà sull'ipotesi del ritiro e chiedere un rafforzamento del negoziato". Alla domanda se il ritiro delle truppe etiopi non significhi favorire le milizie islamiche al Shabab, Raffaelli a risposto: "Addis Abeba ha già chiarito che uscirà in ogni caso e ha fatto capire che preferirebbe lasciare il Paese con un governo allargato e rinnovato, seguendo un piano". Governo e opposizione stanno ora definendo un piano per preparare 10.000 poliziotti, 5.000 per parte, da sostenere con un rafforzamento della missione di pace dell'Unione africana (Amisom), presente dal marzo 2007 nel Paese, ma priva di sufficienti uomini e mezzi. L'accordo di oggi ha gettato le basi, ha concluso quindi Raffaelli, adesso serviranno "gradualità e continuità, soprattutto
quest'ultima". (Alice/Apcom, 26/11/2008)
L'Etiopia è intervenuta militarmente in Somalia alla fine del 2006, per sostenere il governo somalo contro le Corti islamiche che amministravano allora gran parte della zona centro-meridionale del Paese. Oggi, il ministro sostiene che le truppe etiopi non rimarranno a lungo a difesa dell'aeroporto e del Palazzo presidenziale di Mogadiscio, invitando la comunità internazionale a un maggiore impegno per rafforzare il processo di pace somalo. (Alice/Apcom,
25/11/2008)
Secondo un recente rapporto inglese della Chatam House i pirati che scorrazzano a largo della Somalia nel 2008 hanno più che raddoppiato i loro introiti. Un vero anno d’oro per i loro “forzieri”. Ma soprattutto per le loro dotazioni di apparecchiature hi-tech a base di navigatori satellitari e sistemi per intercettare le loro “prede”. Perché una cosa è certa: non sono più i pescatori del Puntland impoveriti dalla messa al bando dei loro tradizionali sistemi di pesca e dalla agguerrita concorrenza straniera nelle acque più vicine all’Equatore. Negli ultimi anni si sono arricchiti, hanno acquistato armi moderne e addirittura preso contatti con finanziatori come ricchi uomini d’affari di Dubai. Secondo l’inchiesta giornalistica della Bbc – che vanta ormai canali diretti con i loro capi – i pirati somali sono di tre “specie”: ex pescatori che hanno perso i loro mezzi di sussistenza, ex miliziani al soldo dei vari “signori della guerra” e una terza – inquietante – categoria di «esperti tecnici». I capi delle bande sarebbero ancora gli ex pescatori. Mentre gli «esperti tecnici» potrebbero provenire da una nebulosa zona di confine tra mercenari e addestratori, spie e body guard.
In base ai pochi arresti effettuati e alle inchieste si sa che sono comunque tutti molto giovani, di età compresa tra i 20 e i 35 anni. Che fanno i loro acquisti di armi e altro soprattutto a Mogadiscio. Masticano khat e si sono “comprati” più di una moglie nelle regioni rurali interne. Come possano, questi giovani, incutere tanto timore alle più grandi potenze commerciali, non è però del tutto chiaro. Tanto che Abdel Rahman, editorialista del giornale in lingua araba Asharq al Awsat smentendo le voci che li vorrebbero infiltrati dai servizi segreti israeliani o iraniani, a seconda delle preferenze, ritiene in ogni caso «incomprensibile come bande di sempliciotti, magari pure analfabeti, riescano a condurre battaglie navali contro bastimenti così grandi in una zona di mare pattugliata da flotte militari internazionali». Secondo alcuni analisti – anche di Chatam House – diretto sarebbe il legame tra i nuovi corsari e organizzazioni terroristiche della rete di Al Qaeda. Ma la smentita ora viene dal comandante in capo delle forze statunitensi in Africa, generale William «Kip» Ward, per il quale questi supposti legami sarebbero «inesistenti». E la sua presa di posizione spicca tanto quanto quella del governo provvisorio della Somalia in esilio che accusa la IV flotta Usa di non essere mai intervenuta contro le scorribande dei pirati a largo della Somalia come invece sarebbe previsto da un accordo sottoscritto nel 2006.
Il mistero dei pirati del nuovo millennio per il momento è tutt’altro che svelato. Ma è certo che da questo dicembre a debellare il nuovo spettro del Jolly Roger ci sarà una nuova missione europea, “Atalanta” con regole d’ingaggio molto ampie di cui ancora si sa pochissimo. L’Europa torna in Africa dopo la bruciante sconfitta dell’intervento proprio in Somalia all’inizio degli anni Novanta, questa volta dal mare battendo la costa cercando di rendere sicure le rotte commerciali, specialmente quelle delle petroliere. In Africa nel frattempo è arrivato anche un altro soggetto: la Cina, che sta ampliando enormemente gli affari nello sfruttamento delle materie prime. Si sa che, in letteratura, i pirati peggiori erano quelli del Mar della Cina. (l’Unità,
25/11/2008)
Pirati: smentita riduzione riscatto - I pirati somali che hanno sequestrato sabato la superpetroliera saudita Sirius Star hanno smentito che la cifra del riscatto sia scesa. Lo rende noto radio Nairobi. In mattinata un portavoce degli insorti islamici aveva dichiarato che la richiesta di riscatto era scesa da 25 a 15 milioni di dollari. (Ansa,
24/11/2008)
Il nuovo primo cittadino della capitale somala, Mohamed Osman Ali, noto anche con il nome di Dhagahtur, ha annunciato che la nuova amministrazione rispetterà i processi di pace avviati dal governo, favorendo soprattutto il rientro nelle proprie case degli sfollati. "Le truppe presenti nella capitale saranno ridispiegate in basi militari fuori Mogadiscio - ha detto - quindi lavoreremo per garantire condizioni di sicurezza e fare in modo che gli sfollati presenti oggi alle porte di Mogadiscio, più di un milione, possano rientrare nelle loro case". Il nuovo sindaco ha lavorato come vicesindaco con Dheere e ha garantito continuità amministrativa negli ultimi mesi. Dheere venne allontanato dal premier alla fine di luglio, con l'accusa di abuso di potere e insubordinazione. Anche allora centinaia di persone erano scese in piazza a Mogadiscio e nei campi sfollati di Afgoye per sostenere la decisione di Nur Adde. L'ex primo cittadino non gode infatti dell'appoggio popolare, per le sue maniere pesanti e i ripetuti raid nella città, soprattutto nel mercato Bakara, ma può contare sull'appoggio del Presidente Yusuf, che già lo scorso agosto aveva deciso di respingere la decisione del premier e di reinsediare il sindaco.
Ieri, il premier ha sottolineato che il nuovo consiglio è "legittimo", dicendosi "fiducioso che poterà molti cambiamenti a Banadir". Tuttavia, l'ex sindaco ha subito bollato come "illegale" la sua decisione, facendo temere un nuovo scontro tra premier e presidente. Oggi centinaia di persone, soprattutto donne e bambini, hanno manifestato a sostegno della nuova amministrazione. Le manifestazioni si sono svolte nei quartieri settentrionali di Yaqshid e Karan, a Mogadiscio, secondo quanto scrive il sito somalo Shabelle. (Alice/Apcom,
24/11/2008)
Yusuf ha infatti respinto la nuova formazione di governo presentata dal premier come chiesto dall'Autorità intergovernativa per lo sviluppo (Igad) alla fine di ottobre, per facilitare l'applicazione dell'accordo di pace tra governo e opposizione e avviare il processo di riconciliazione nel Paese. "Non sono un angelo, il premier non è un angelo e noi non siamo messaggeri di Dio. Siamo esseri umani e tutti noi possiamo sbagliare", ha detto ieri in una conferenza stampa a Nairobi. Il Presidente ha quindi smentito di aver chiesto al leader libico Muammar Gheddafi di fare da mediatore nella crisi somala, rimpiazzando Gibuti. "Questo non è vero - ha dichiarato il Presidente, citato oggi dalla radio Garowe della regione semi-autonoma del Puntland - i colloqui di Gibuti riguardano tutti i somali che vogliono la pace. Personalmente sono pronto a guidare la delegazione del governo a Gibuti per favorire la pace".
Il leader somalo ha motivato il suo viaggio in Libia con l'intento di rafforzare i rapporti con il Paese e la Lega araba. "La Somalia e la Libia sono entrambi membri della Lega araba, così ho chiesto sostegno", ha detto. Quindi ha lanciato un appello al mondo arabo perchè accetti il processo di pace in corso, volto a porre fine a anni di anarchia e di violenze nel Corno d'Africa. "La situazione in Somalia è terribile perchè noi abbiamo distrutto il Paese - ha sottolineato - abbiamo perso la nostra pace, la nostra nazione, la nostra integrità e la nostra unità e ci sono alcuni gruppi che vogliono altre violenze".
Nella stessa conferenza stampa, Yusuf ha annunciato che Addis Abeba non ritirerà le sue truppe dalla Somalia, come previsto dall'accordo di pace siglato con l'opposizione islamica, fino a quando non cesseranno gli attacchi dei miliziani islamici al Shabab (giovani, ndr). L'accordo di pace di Gibuti fissava al 21 novembre l'inizio delle operazioni di ritiro dei militari etiopi dalle città di Mogadiscio e Beledweyne, prevedendo la loro sostituzione con le truppe dell'Unione africana, assistite da forze governative e dell'opposizione. "Le truppe etiopi manterranno la loro presenza in Somalia se gli elementi anti-pace continueranno ad attaccare le nostre truppe, venendo meno all'impegno di rispettare l'accordo di pace di Gibuti", ha detto.
Le truppe etiopi sono presenti in Somalia dalla fine del 2006, quando intervennero per sostenere il governo contro le Corti islamiche che governavano da sei mesi su gran parte della zona centro-meridionale del Paese. A due anni di distanza, le Corti e le milizie islamiche al Shabab hanno riconquistato gran parte della zona meridionale del Paese, arrivando alle porte di Mogadiscio. Tuttavia, a differenza del 2006, Corti e milizie non rappresentano più un fronte compatto, anche alla luce della divisione emersa tra i leader delle Corti islamiche emigrati in Eritrea subito dopo l'intervento etiope. Il negoziato di pace di Gibuti è stato infatti firmato dal leader Sharif Ahmed, considerato un moderato, ma è stato respinto dai miliziani Shabab e dal leader del Consiglio supremo delle Corti islamiche, Hassan Dahir Aweys. (Alice/Apcom,
22/11/2008)
L'accordo di pace siglato dal governo di transizione somalo e dall'opposizione islamica moderata 'Alleanza per la ri-liberazione della Somalia' ha fissato per oggi l'avvio del ritiro delle truppe etiopi dalle città di Mogadiscio e Beledweyne, nel centro del Paese. Tuttavia, il corrispondente della Bbc dalla capitale somala afferma di non aver visto movimenti di truppe. Addis Abeba inviò truppe in Somalia alla fine del 2006, per sostenere il governo di transizione somalo contro le Corti islamiche. Tuttavia, le Corti e le milizie islamiche al Shabab hanno riconquistato nelle ultime settimane gran parte della zona meridionale del Paese, arrivando alle porte di Mogadiscio.
Domenica scorsa, il Presidente somalo Abdullahi Yusuf ha ammesso che gli islamici controllano oggi gran parte della zona sud del Paese, aggiungendo quindi che "non c'è governo" in Somalia e che il Paese è "sull'orlo del collasso". Dichiarazioni rilasciate dopo aver respinto il nuovo esecutivo messo a punto dal premier Nur "Adde" Hassan Hussein, come richiesto alla fine di ottobre dall'Autorità intergovernativa per lo sviluppo (Igad), al fine di facilitare l'applicazione dell'accordo di pace tra governo e opposizione. Da parte sua il premier somalo ha smentito le dichiarazione del Presidente, accusandolo di essere "il problema di questo Paese". Per il premier, "se le istituzioni di transizione non stanno funzionando è a causa degli ostacoli creati dal Presidente. Invece di guidarci verso pace e stabilità, vuole tenere il Paese ostaggio dell'attuale situazione".
A fronte dei dissidi tra premier e presidente, nei giorni scorsi l'inviato speciale dell'Onu per la Somalia, Ahmedou Ould-Abdallah, mediatore negli ultimi mesi dell'accordo di pace, ha lanciato un appello, perchè i leader somali mettano da parte le loro divergenze e uniscano le forze per il bene del popolo somalo. "La Somalia ha registrato notevoli progressi di recente con l'accordo di pace di Gibuti, l'accordo per il cessate il fuoco, un parlamento allargato e il vertice Igad - ha ricordato Ould-Abdallah - io credo che il sostegno unanime della comunità internazionale per la stabilità e la riconciliazione della Somalia stia dando i suoi frutti. Dopo così tanti anni di guerra e sofferenze è vitale continuare ad andare avanti e non consentire che interessi personali, sensibilità o incomprensioni si intromettano nel processo di pace".
Intanto, ieri, il Consiglio di sicurezza dell'Onu ha approvato all'unanimità una risoluzione che impone sanzioni a quanti sono accusati di minacciare la pace in Somalia. "Nostro principale obiettivo è di fornire un quadro per arginare il flusso di armi in Somalia, che sta creando caos", ha detto l'Ambasciatore britannico all'Onu John Sawers, che ha redatto il testo della risoluzione. Nei giorni scorsi, anche l'Igad ha deciso "d'imporre con effetto immediato delle sanzioni mirate, che includono fra il resto il divieto di viaggiare e il congelamento dei beni, contro tutti coloro che in Somalia e all'estero sono divenuti degli ostacoli per la pace in Somalia".
(Alice/Apcom,
21/11/2008)
Anche oggi il sequestro della superpetroliera saudita 'Sirius Star' è al centro dell'attenzione, e molti giornali pubblicano vignette che confermano i timori arabi. Il quotidiano palestinese al Quds al Arabi apre con una vignetta che riproduce il logo del film 'Pirati del Caraibi', cambiando le parole in "Pirati Arabi: Corsa all'Oro nero". Nell'articolo mette in rilievo i timori dello Yemen di "un complotto dell'Occidente". Il giornale scrive che "il sostanziale disinteresse dell'occidente di fronte all'espandersi della pirateria nel Golfo di Aden, cela un'accondiscendenza" che mirerebbe a internazionalizzare le acque del Mar Rosso su cui si affacciano 'solo' stati arabi.
Con termini meno espliciti, la stessa preoccupazione è espressa anche a livello ufficiale: l'Egitto è il paese maggiormente interessato a porre un limite alle scorribande dei pirati somali che rischiano di compromettere le entrate del Paese arabo derivanti dai dazi sulle navi che attraversano il Canale di Suez. Non a caso, il governo del Cairo ha convocato un vertice di emergenza per i paesi arabi che si affacciano sul Mar Rosso. La riunione non ha dato esiti, ma l'Ambasciatore Ahmed Bin Hilli, segretario generale aggiunto degli Affari politici della Lega araba, citato dalla Cnn araba, ha espresso "inquietudinee sorpresa", per "iniziative intraprese da paesi fuori dell'area ed elaborate senza consultare i paesi interessati".
La rete News panaraba Moheet.com va oltre e punta direttamente il dito contro lo stato ebraico. "I pirati del mare, nuova guerra di Israele contro l'Egitto?", si interroga nel titolo, er spiega: "Chi osserva la continua serie di atti di pirateria si accorge chiaramente che non sarebbero potuti avvenire senza un sostegno tecnologico e d'intelligence. E visto che la Repubblica del Puntland (la regione semi-autonoma della Somalia in cui hanno le loro basi i predoni) dalla quale partono gli attacchi dei pirati, gode dell'appoggio di Israele e dell'Etiopia, la questione assume una dimensione di estrema gravità e minaccia al cuore la sicurezza nazionale araba in generale e egiziana in particolare". "Il piano diabolico" di Israele mira in sostanza - secondo il foglio - a colpire la navigazione marittima nel canale di Suez, dai cui diritti l'Egitto ricava il 7,5% del proprio reddito nazionale.
(Alice/Apcom,
21/11/2008)