Fuori dai mondiali: i tifosi inferociti assaltano il palazzo della federazione (Il Messaggero, 12/10/2008)
La Nazionale fallisce la qualificazione ai Mondiali 2010 e i tifosi infuriati assaltano la sede della federcalcio. È accaduto nella serata di ieri in Senegal. La selezione ha pareggiato 1-1 in casa contro il Gambia e ha perso così l'opportunità di approdare alla fase finale dei Mondiali di Sudafrica 2010. I l risultato negativo ha scatenato la furibonda reazione di alcuni tifosi, che hanno raggiunto la sede della federazione a Dakar. Dopo un lancio di pietre, i facinorosi sono entrati nell'edificio e hanno messo a soqquadro gli uffici. Solo l'intervento della polizia, che ha dovuto far ricorso a gas lacrimogeni, ha riportato l'ordine. (Il Messaggero,
12/10/2008)
E’ morto Iba Ndiaye, gigante della pittura africana (SwissInfo, 07/10/2008)
Il pittore senegalese Iba Ndiaye, considerato uno dei più grandi artisti africani del XX secolo, è morto sabato scorso nella sua casa di Parigi all'età di 80 anni. L'annuncio della scomparsa è stato dato oggi dal Ministero della Cultura senegalese. L'opera di Ndiyae, che ha trascorso in Francia quasi la metà della sua vita, si è ispirata sia alla cultura africana sia alle avanguardie europe del primo Novecento (dal cubismo al surrealismo), proponendo un affascinante mix tra realismo ed astrazione figurativa. Ndiaye aveva conquistato fama internazionale alla fine degli anni Sessanta, dopo aver esposto in Francia, negli Stati Uniti, in Germania, in Gran Bretagna e in Olanda. Arrivato a Parigi nel 1948, Iba Ndiaye si iscrisse alla Scuola di Belle Arti e iniziò a frequentare gli ambienti dell'avanguardia artistica della capitale francese. Nel 1959, con l'indipendenza del Senegal, rientrò nel suo paese natale, dove partecipò alla creazione della locale Accademia di Belle Arti, esponendovi nel 1962 la sua prima mostra. Nel 1966 lasciò il Senegal e si stabilì a Parigi: fu nel suo atelier che creò le prime tele sul tema del sacrificio rituale del montone, che lo resero famoso in una serie di esposizioni europee. Nel 1987 si tenne a Monaco di Baviera la prima grande retrospettiva della sua opera, che poi è stata esposta in Olanda, Finlandia, Giappone, Austria, Belgio, Gran Bretagna, Stati Uniti e Canada. (SwissInfo,
07/10/2008)
Joola: procura emette mandato arresto per magistrato francese (Misna, 25/09/2008)
La procura senegalese ha emesso un mandato di arresto internazionale contro il giudice francese che sta indagando sull’affondamento del traghetto ‘Joola’ avvenuto nel 2002 e che recentemente aveva emesso a sua volta mandati di arresto internazionale nei confronti di politici e funzionari senegalesi. Lo si apprende da una nota della procura di Dakar, in cui si precisa che il procedimento fa seguito “all’apertura di un’istruttoria per omissione di atti d’ufficio e azioni portanti discredito alle istituzioni senegalesi”. Il 12 settembre scorso il giudice del tribunale di Evry, in un’azione avviata dall’associazione dei familiari delle vittime francesi del naufragio, aveva emesso nove mandati di arresto nei confronti di altrettanti dignitari senegalesi, inclusa la ex primo ministro Madior Boye, al governo all’epoca dei fatti, contestando loro delle responsabilità nel disastro in cui morirono oltre 1863 persone, inclusi 22 francesi. Nella nota la procura sottolinea che quando il giudice francese di recò in Senegal ebbe tutti le informazioni richieste “in particolare è stato messo a conoscenza delle procedure previste dalla legge nazionale per le audizioni delle autorità”, ma tornato in patria, il magistrato ha deciso di procedere comunque “in violazione della costituzione senegalese”. La Joola faceva la spola tra il porto di Ziguinchor, capoluogo della provincia meridionale della Casamance, e quello della capitale Dakar, quando affondò nella notte tra il 26 e 27 settembre di sei anni fa a largo delle coste del Gambia a causa di una tempesta. Un’inchiesta ha poi stabilito che a provocare l’incidente non fu solo il maltempo, ma anche le negligenze nell’organizzazione tardiva dei soccorsi e il sovraccarico; l’indagine senegalese si concluse attribuendo la responsabilità al capitano della nave, morto insieme agli altri passeggeri. Nel 2006 fu raggiunto un accordo per il risarcimento tra governo di Dakar e l’Associazione nazionale dei familiari delle vittime senegalesi. [BF] (Misna,25/09/2008)
Critica presidente,3 anni carcere a giornalista (Alice/Apcom, 16/09/2008)
Giro di vite contro la libertà di informazione in Senegal. Il direttore di un quotidiano, El Malick Seck, è stato condannato a tre anni di carcere per aver pubblicato un articolo critico nei confronti del presidente Abdoulaye Eade e di suo figlio. Il giornale di Seck, il "4 Heures Chrono, è stato a sua volta chiuso per tre mesi. Nell'artiolo, Seck accusava Wade e il figlio di essere implicati in una vicenda di riciclaggio di denaro, accuse che le autorità senegalesi hanno smentito per poi procedere contro il giornalista. Il mese scorso, gli uffici del quotidiano e di un altro giornale, l'"As", erano stati devastati da un raid di sconosciuti ma secondo i giornalisti dietro l'azione intimiddatoria c'era la mano di Farba Senghor, responsabile della propaganda del partito al governo, il Partito Democratico Senegalese.
(Alice/Apcom,
16/09/2008)
Sciopero della stampa per protestare contro violenze ai danni dei giornalisti (Peacereporter, 21/07/2008)
Una giornata 'senza stampa' è stata organizzata oggi in Senegal per reclamare sanzioni contro i poliziotti che hanno picchiato due giornalisti dopo una partita di calcio il 21 giugno 2008. Le principali emittenti radiofoniche del Paese hanno aderito al Comitato per la protezione e la tutela dei giornalisti e hanno sospeso i loro programmi. I quotidiani privati non sono stati distribuiti e diversi siti di informazioni non sono stati aggiornati. Ma i quotidiani pubblici e le quattro televisioni private non hanno rispettato l'accordo e hanno proseguito con i programmi. (Peacereporter,
21/07/2008)
Proteste contro aggressione a due reporter (Peacereporter, 01/07/2008)
La stampa senegalese sta organizzando il boicottaggio della cerimonia di consegna dei 'Lion d'or', nella quale il presidente Abdoulaye Wade premia ogni anno i migliori atleti senegalesi, con l'obiettivo di protestare contro l'aggressione di due giornalisti. Boubacar Kambel Dieng e Karamoko Thioune, che lavorano per la stampa privata, sono stati aggrediti il 21 giugno dalla polizia al termine del match Senegal-Liberia, e Dieng è stato anche ricoverato in ospedale. Domani e giovedì saranno 'giornate senza stampa': saranno sospesi i reportage e dei servizi di informazioni. Tutti i giornalisti e operatori del settore della comunicazione sono invitate a aderire alla manifestazione. (Peacereporter,01/07/2008)
Morti 18 bambini per avvelenamento da piombo (Agr, 24/06/2008)
Vivevano in sobborgo povero ad alto inquinamento ed e' stata proprio la concentrazione di piombo a ucciderli: sono morti cosi' 18 bambini. La notizia e' stata data dall'agenzia Misna, che cita esperti dell'Organizzazione mondiale della Sanita', che hanno chiesto alle autorita' locali di decontaminare urgentemente l'area. Almeno altre 950 persone, soprattutto bambini, rischiano gravi problemi di salute. (Agr,
24/06/2008)
Nuovo attacco di Wade a Fao, macchina mangiasoldi (Agi, 19/06/2008)
Un altro duro attacco contro la "burocrazia della fame" e contro istituzioni come la Fao "che spendono milioni di dollari senza risolvere il problema" e' arrivato dal presidente del Senegal, Abdoulaye Wade. Ad apertura dei lavori dell''Alliance of Democrats', in corso nella sede del Pd a Roma, l'esponente del partito democratico senegalese e' entrato nel vivo del problema: le politiche per risolvere la tragedia della fame nel mondo. E ha riproposto la sua ricetta, chiudere organizzazioni internazionali "mangiasoldi" e "inutili" come la Fao. Trascorse due settimane dal vertice internazionale dell'agenzia Onu a Roma -definito da Wade "la solita commedia"- il presidente senegalese ha criticato nuovamente la Fao, che "spende 800 milioni di dollari che non vanno a vantaggio dell'Africa. A Roma ci sono troppe istituzioni che fanno le stesse cose e sprecano centinaia di milioni di dollari". Per Wade il problema della fame deve essere una priorita' mondiale, ma dopo "il fallimento delle politiche marxiste, comuniste e socialiste, c'e' bisogno di un liberalismo sociale, fondato sui diritti della persona, l'istruzione e una rivoluzione nelle politiche per lo sviluppo". Dunque, un avvertimento: "Se non si rimettono subito in discussione alcune scelte banali e ormai perdenti, sara' troppo tardi per il mondo, per l'Africa ma anche per l'Europa". (Agi,19/06/2008)
Casamance: scontro armato tra esercito e ribelli (Misna, 21/05/08)
Almeno due soldati sono stati uccisi e un altro è rimasto gravemente ferito durante uno scontro ieri tra l’esercito senegalese e un gruppo di uomini armati nella regione meridionale della Casamance, al confine con il Gambia. Fonti militari hanno riferito che i soldati erano impegnati in un’operazione di routine nella comunità rurale di Djibidione per distruggere i campi di canapa, con cui si finanzierebbero i movimenti ribelli presenti nell’area. Durante l’operazione, i soldati sarebbero stati attaccati da uomini armati che avevano teso loro un’imboscata nel villaggio di Niassaran. Gli assalitori, secondo i quotidiani locali, sarebbero poi fuggiti nella foresta dopo l’arrivo di alcuni reparti di rinforzo dell’esercito regolare e aver subito “decine” di perdite. L’azione non è stata ancora rivendicata, ma gli uomini armati sarebbero stati identificati da più fonti come appartenenti al Movimento delle forze democratiche del Casamance (Mfdc). La regione è stata teatro di una guerra civile a bassa intensità, iniziata nel 1982 e conclusasi nel 2004 dopo la firma di un accordo di pace tra il presidente senegalese Abdoulaye Wade e il capo del Mfdc Augustin Diamacoune Senghor. La maggior parte dei militanti del Mfdc ha rispettato gli accordi, ma alcuni gruppi dissidenti si rendono sporadicamente protagonisti di scontri con l’esercito senegalese. [CO] (Misna, 21/05/08)
Assalto di uomini in arme in Casamance, tagliate le orecchie a 16 civili (Peacereporter, 08/05/2008)
Un gruppo di uomini armati ha attaccato oggi 16 civili, che stavano raccogliendo noci di acagiù nei pressi di Niaguis, a circa 20 km da Ziguinchor, nella regione senegalese del Casamance. Alle vittime sarebbe stato tagliato l'orecchio sinistro, come riferito dagli stessi civili. Al momento nessun gruppo armato ha rivendicato l'azione. Situato tra il Gambia e la Guinea-Bissau, il Casamance è stato teatro di una guerra civile a bassa intensità, conclusasi nel 2004 con un accordo di pace. Alcuni gruppi non hanno però accettato gli accordi, dandosi al banditismo. (Peacereporter, 08/05/2008)
Lo sviluppo africano passa per l'Asia? (Fides, 07/05/2008)
Si rafforzano i legami economici tra Senegal ed India grazie ad un accordo tra il governo senegalese e la multinazionale indiana dell'acciaio Arcelor Mittal. La società indiana prevede di investire mille miliardi di Franchi CFA in Senegal (il più grosso investimento effettuato nel Paese, secondo il Ministro delle Miniere Ousmane Ngom) nel complesso minerario di Falémé, la cui capacità produttiva è di circa 800 milioni di tonnellate di ferro di buona qualità. La somma copre i costi della miniera, della ferrovia, del porto minerario e di uno stabilimento siderurgico, destinato a utilizzare il minerale di ferro estratto localmente. La costruzione della fonderia è stata una delle condizioni poste dal governo locale che desidera far sì che le risorse naturali nazionali non siano semplicemente esportate ma vengano trasformate sul posto, contribuendo alla diversificazione dell'economia locale. I semilavorati in acciaio prodotti dal nuovo complesso siderurgico saranno utilizzati dall'industria edile del Senegal e degli Stati vicini. Entro il 2011, quando il complesso sarà pienamente operativo, verranno creati dai 10mila ai 20mila posti di lavoro. La società si è inoltre impegnata a investire 3,5 miliardi di Franchi CFA in opere sociali e a provvedere a qualificare la forza lavoro. Arcelor Mittal, nata dalla fusione tra l'anglo-indiana Mittal e la francese Arcelor, è il primo produttore mondiale d'acciaio ed è una delle principali firme di rinomanza mondiale di proprietà indiana. Il Senegal guarda all'India anche per far fronte alla grave crisi alimentare causata dall'aumento del prezzo del riso sui mercati internazionali (vedi Fides 17/4/2008). I due Paesi infatti hanno raggiunto un accordo in base al quale l'India si impegna a fornire al Senegal 600mila tonnellate di riso nei prossimi 6 anni. Un accordo significativo se si pensa che New Delhi ad aprile ha sospeso l'esportazione di riso per provvedere alle necessità della propria popolazione. Per affrontare la penuria alimentare, che ha già provocato alcune sommosse, il Presidente senegalese Abdoulaye Wade ha lanciato la “Grande offensiva agricola per l'alimentazione e l'abbondanza” (“Grande offensive agricole pour la nourriture et l'abondance”, Goana), un piano che attraverso il recupero dei terreni inutilizzati e sottoutilizzati, mira a produrre entro il prossimo inverno, 2 milioni di tonnellate di mais, 3 milioni di tonnellate di manioca, 500mila tonnellate di riso e 2 milioni di tonnellate di altri cereali. Per favorire il piano, che prevede di conferire al Senegal l'autosufficienza alimentare entro 6 anni, il governo di Dakar sta studiando una proposta presentata da una società cinese per la coltivazione in Senegal di sesamo (destinato anche ad essere esportato in Cina). Anche un fondo di investimento degli Emirati Arabi Uniti ha presentato un progetto per mettere in valore 100mila ettari di terreni nel Paese africano. (L.M.) (Fides,07/05/2008)
Appello dell'arcivescovo di Dakar in favore delle popolazioni rurali (Radio Vaticana, 06/05/2008)
“In nome della nostra fratellanza umana che ci viene da Dio, non possiamo accettare che un bambino, un uomo o una donna soffra per mancanza di cibo”. Con queste parole il cardinale Théodore Adrien Sarr, arcivescovo di Dakar e presidente della Conferenza episcopale senegalese, ha rivolto un accorato appello alla solidarietà con le popolazioni rurali del Paese colpite dalla carestia. Anche il Senegal è alle prese con una grave crisi alimentare conseguente a una lunga siccità che, sommata all’impennata dei prezzi dei cereali sul mercato internazionale, sta creando serie difficoltà alle fasce più deboli della popolazione. Particolarmente drammatica - riferisce l'Agenzia Apic - è la situazione nelle campagne, dove in alcune località la popolazione riesce a mangiare solo una volta al giorno. “Mi rivolgo a tutta la comunità cristiana e invito tutti gli uomini di buona volontà a gesti concreti di condivisione, perché i nostri fratelli nelle campagne – ha detto il porporato - hanno esaurito le loro riserve alimentari e avranno bisogno di essere sostenuti con viveri per potersi dedicare al lavoro agricolo”. Il cardinale ha anche invitato i fedeli a partecipare ad una settimana di preghiera, dal 9 al 15 maggio, per invocare la pioggia. L’arcivescovo di Dakar si è rivolto in particolare alla rete delle Caritas diocesane per l’organizzazione della campagna di solidarietà. Intanto, il governo di Dakar ha già stanziato più di 15 milioni di euro per l’acquisto di riso a favore della popolazione e ha annunciato il lancio per il prossimo inverno di un vasto programma alimentare. (L.Z.) (Radio Vaticana,
06/05/2008)
Fame nel mondo; presidente Abdoulaya Wade: aboliamo la Fao (la Repubblica, 05/05/2008)
Attacco frontale del presidente del Senegal, Abdoulaya Wade, contro la Fao, l'Organizzazione per l'Alimentazione e l'Agricoltura. "E' uno spreco di danaro e va abolita", ha detto dell'agenzia Onu che pochi giorni fa ha annunciato un piano di emergenza per portare sotto controllo i prezzi dei generi di prima necessita'. Ma per Wade, e' proprio la Fao la principale responsabile di questa spirale perversa. In una dichiarazione rilasciata ieri alla radio e alla televisione senegalesi, il presidente ha spiegato che la Fao e' un doppione di altri organismi di gran lunga piu' efficienti, come il Fondo internazionale Onu per lo sviluppo dell'Agricoltura che di recente ha deliberato un pacchetto di interventi per 200 milioni di dollari a sosgegno degli agricoltori e per rilanciare la produzione nei Paesi piu' colpiti dalla crisi alimentare. Nessuna riposta dal quartier generale della Fao a Roma. "Come organizzazione non abbiamo alcun commento", ha detto il portavoce Nick Parsons, il quale non ha saputo dire se vorra' farlo il direttore generale, Jacques Diouf, anche lui senegalese come Wade il quale ne ha riconosciuto le qualita' indipendentemente dal giudizio generale sull'agenzia. Negli ultimi tre anni i prezzi delle derrate alimentari sul mercato mondiale si sono quasi raddoppiati e hanno provocato proteste e rivolte in Africa, Asia e in America Latina. Ieri i panificatori in Nigeria hanno iniziato una settimana di sciopero nazionale contro l'aumento dei prezzi della farina e dello zucchero. Wade ha affermato che la Fao e' uno "spreco di danaro speso principalmente per fare molto poco" e ha insistito: "L'attuale situazione e' dovuta ampiamente ai suoi fallimenti e le grida di allarme non sono certo di aiuto". (la Repubblica,
05/05/2008)
Ratifica la Convenzione sulla lotta alle armi leggere (RadioVaticana, 30/04/2008)
Il Senegal ha ratificato la Convenzione sulle armi leggere e di piccolo calibro, diventando il quinto Paese della Comunità degli Stati dell’Africa occidentale (CEDEAO) a confermare il suo impegno nella lotta per la riduzione degli armamenti. Il presidente senegalese Abdoulaye Wade - ricorda l'agenzia MISNA - ha così mantenuto fede alla sua promessa di bloccare la proliferazione del commercio illegale, prevenendo l’eccessiva presenza di armi leggere. Oltre al Senegal, gli altri Paesi della comunità che l’hanno già ratificata sono Niger, Mali, Burkina Faso e Sierra Leone. La CEDEAO ha adottato la Convenzione nel 2006, con la firma degli accordi di Abuja, ma l’entrata in vigore è legata alle scelte dei singoli governi. Ora Dakar, capitale del Senegal, dovrà creare una Commissione nazionale incaricata di giudicare i singoli casi ed adeguare le proprie leggi in conformità alle richieste della Convenzione. Controllo delle importazioni, delle esportazioni, della produzione e delle licenze: sono le direttrici attraverso cui si muoverà la campagna per il disarmo.(B.B.)(RadioVaticana, 30/04/2008)
Sacchetti di plastica: verso il bando (Greenreport, 29/04/2008)
L’Agence de Presse Sénégalaise (Aps) intervista Elhadj Guissé, rappresentante dell’Onu per i diritti economici e sociali, che apprezza l’intenzione del governo di Dakar di vietare l’utilizzo dei sacchetti di plastica a causa dei «danni irreparabili» che questi rifiuti causano all’ambiente. In Africa i sacchetti di plastica sono già stati proibiti in Tanzania, Etiopia e Kenia, una decisione spesso impopolare ma, spiega Guissé,, «Sono questi sacchetti che oggi intasano tutti i canali di scolo, favorendo così la stagnazione delle acque in luoghi che diventano in seguito nidi di zanzare, vettori della malaria. Il problema con i rifiuti plastici è che sono impermeabili e non sono riciclabili (evidentemente ci si riferisce alla situazione senegalese ndr). In Senegal l’indisciplina costituisce una difficoltà supplementare. La situazione di inquinamento che caratterizza la baia di Hann, presentata come la seconda baia più grande del mondo dopo quella di Rio de Janeiro, è emblematica dei danni causati all’ambiente dall’utilizzo della plastica. I 15 chilometri della baia di Hann sono diventati il triste scenario di uno dei più grandi depositi di spazzatura del Senegal. La spiaggia di Hann era storicamente uno dei luoghi di relax e balneazione della capitale senegalese, ma numerosi fattori di inquinamento la hanno trasformata presto in un luogo difficilmente frequentabile. Sulla baia, oltre a Dakar, si affacciano anche le città di Thiaroye e Rufisque, tutte con una demografia galoppante, dove si concentrano la maggior parte delle industrie del Paese. In alcuni periodi l’eutrofizzazione del mare, dovuta agli scarichi industriali ed urbani, è impressionante. Dall’altra parte del mondo, nel ricco Canada, i problemi sono sicuramente altri, ma i sacchetti di plastica sono ugualmente uno di questi, tanto che le associazioni dei commercianti al dettaglio, Éco Entreprise Québec e Recyc-Québec. hanno lanciato un codice volontario di buone pratiche riguardante gli shoppers che contiene 20 misure destinate a ridurre il numero di sacchetti di plastica distribuiti nei negozi, riducendo anche il loro conferimento in discarica. (…)(Greenreport,
29/04/2008)
Morto il marabut Mountaga Tall, pioniere del dialogo tra islam e cristianesimo
(Radio Vaticana, 16/04/2008)
È scomparso nei giorni scorsi, all'età di 90 anni, il leader religioso musulmano del Senegal (ovvero marabut) El Hadi Habibou Mountaga Tall, noto soprattutto come promotore del dialogo tra cristianesimo ed islam. Grazie a lui, nel 1986, il Paese africano aveva superato una delle più gravi crisi confessionali, nate dalla costruzione di una cappella a Tivaoune, luogo simbolo della tidjane, la più grande confraternita musulmana locale. "Non ci sono differenze tra una chiesa ed una moschea – disse il marabut in un'intervista rilasciata all'agenzia Apic nel 2006 – Entrambe sono luoghi di preghiera. Quando aprono le porte, lo fanno per accogliere i fedeli. Poi, terminate le preghiere, le porte vengono richiuse: nessuno dorme in questi luoghi. Essi sono la casa di Dio". Nell'agosto scorso, Mountaga Tall aveva ricevuto la visita del cardinale Théodore Adrien Sarr, arcivescovo di Dakar. Il porporato guidava una delegazione ecclesiastica in appoggio al marabut, coinvolto in un conflitto di successione scoppiato all'interno della sua famiglia. Toccante il ricordo dell'Abbé Jacques Seck, cappellano degli ammalati, che gli era molto amico: "Il suo cuore era talmente puro che i suoi desideri sono stati tutti esauditi da Dio". (Apic – PIRO) - (Radio Vaticana,
16/04/2008)
Pronti a processare Habre, ex-presidente del Chad (Edoardo Cicchinelli, Ag. Radicale, 09/04/2008)
L’assemblea nazionale del Senegal ha varato degli emendamenti alla propria costituzione per rendere possibile il processo contro Hissene Habre, ex-leader del Chad accusato di crimini contro l’umanità compiuti tra il 1982 ed il 1990, nella repressione dell'opposizione interna. Esultano gli attivisti dei diritti umani, ma la strada per un vero e proprio processo è ancora lunga e complessa. Habre, oggi sessantaquattrenne, ha governato il Chad per otto anni guadangnandosi il soprannome di Pinochet africano, fino alla fuga del 1990 verso il Senegal, dove vive fin da allora formalmente agli arresti domiciliari. Nel corso degli anni si sono ripetuti gli sforzi e le petizioni per un processo che contestasse ad Habre le accuse di genocidio e crimino contro l’umanità, tra cui l’ordinanza di arresto emessa da una corte del Belgio nel 2005. Nel 2006 poi una risoluzione adottata dall’Unione Africana aveva chiedesto al Senegal di processare Habre senza permettergli di abbandonare il paese. Il sistema giudiziario senegalese aveva però già espresso parere di incompatibilità e non giurisdizione sul caso. Per ovviare alle opposizioni dell’Alta Corte il parlamento di Dakar ha apportato alcuni cambiamenti minori alla costituzione del paese. A questo punto, a detta di alcuni osservatori, l’unico ostacolo al processo potrebbe essere la mancanza di fondi. Sebbene infatti la Francia abbia espresso parere favorevole ad assistere l’ex-colonia sia finanziariamente che tecnicamente, si preannuncia un processo di entità colossale. Il Dipartimento di Sicurezza e Documentazione di Habre è ritenuto responsabile di circa 40.000 assassinii e 200.000 casi di tortura per motivi quasi esclusivamente politici. Per rendere possibile il processo, il ministro della giustizia del Senegal Tidiane Sy ha già avanzato una richiesta per la cifra record di 43 miliardi di franchi senegalesi (oltre 65 milioni di euro) per costruire nuove aule e istruire il processo. Da anni i gruppi per la difesa dei diritti umani, tra cui Human Right Watch ed Amnesty, sostengono che la repressione delle rivolte contro il regime di Habre siano state compiute nel massimo del disprezzo della vita umana, ed il governo del Chad ha “deliberatamente posto in essere una brutale politica di terrore” (Amnesty). Nei dossier di testimonianze raccolti dagli attivisti, i superstiti hanno parlato di numerose tecniche di tortura quali il “supplice de baguettes”, in cui la testa della vittima veniva stretta tra due bastoni con corde intrecciate, o la “diete noire” con la negazione totale di cibo ed acqua. I dati raccolti da HRW invece parlano di repressioni su base etnica ai danni delle minoranze Sara, Hadjerai, Zhagwa e tribù arabe. Il presidente Habre, che giunse al potere nel 1982 grazie al rovesciamento di un altro golpista, Goukouni Oueddei, probabilmente anche grazie ad un appoggio (diretto o indiretto che fosse) da parte della CIA in funzione anti libica, per contrastare il Colonnello Gheddafi, ha rinnegato tutte le accuse proclamandosi assolutamente estraneo ai fatti contestati. (Edoardo Cicchinelli, Ag. Radicale,
09/04/2008)
Posta prima pietra a monumento simbolo rinascita Africa (Alice/Apcom, 04/04/2008)
Simboleggerà la rinascita dell'Africa e la liberazione del continente da secoli di intolleranza, razzismo e ignoranza il monumento di cui il presidente Abdoulaye Wade ha posto la prima pietra a Dakar, sulla punta occidentale più estrema del paese e dell'Africa. "Volevo dare un corpo al rinascimento africano, affinché la gente si ricordi sempre che veniamo da sei secoli di oscurità ma che stiamo camminando verso la luce" ha detto Wade, citato dall'agenzia Misna, riferendosi alla statua di bronzo che, lo sguardo rivolto verso l'oceano, sarà più grande della Statua della Libertà di New York; rappresenterà un uomo che esce da un vulcano, con un bambino nella mano sinistra e una donna nella mano destra. Repliche del monumento, la cui costruzione dovrebbe concludersi l'anno prossimo, saranno date ad altre nazioni africane. In Senegal, il presidente Wade ha anche l'intenzione di far erigere il più grande teatro del continente e un immenso museo della civiltà nera.(Alice/Apcom,
04/04/2008)
Coop Italia: nasce a Dakar la fabbrica del pesce (Vita, 31/03/2008)
Grazie a un progetto di cooperazione internazionale promosso da Coop Liguria, a Dakar è stata costruita una fabbrica per la trasformazione del pescato che opera nel rispetto di standard igienico sanitari rigorosi, tutelando i diritti dei lavoratori e l'ambiente. Inaugurata a febbraio, rifornirà ben presto tutte le cooperative del Consorzio Coop Italia. Il Governo Senegalese considera il progetto strategico per il paese e lo ha inserito nei progetti governativi per la riduzione della povertà. È operativa dal 13 febbraio la fabbrica per la lavorazione del pesce realizzata vicino a Dakar da un giovane imprenditore senegalese, Mamadou Sow, con il sostegno e la collaborazione di Coop Liguria, Coop Italia e Associazione Nazionale delle Cooperative di Consumo, nell'ambito degli interventi di lotta alla povertà che si propongono di creare impresa e sviluppo sostenibile nei Paesi del Sud del mondo. Il progetto, partito sei anni fa, punta a migliorare la filiera del pesce per garantire standard di qualità adeguati alla vendita del prodotto sui mercati europei; migliorare le condizioni di vita e di lavoro della popolazione locale, creando ricchezza sul territorio; valorizzare una pesca ambientalmente sostenibile. Gli interessi dei consumatori europei e quelli dei produttori del Sud del mondo non sono necessariamente in conflitto: questo progetto lo dimostra, perché chi pesca e lavora il pesce viene remunerato adeguatamente e i consumatori possono acquistare a un prezzo accessibile un prodotto la cui qualità è rigorosamente controllata. Il progetto è sostenibile anche sul piano ambientale, perché e la pesca avviene utilizzando piccole piroghe: il governo senegalese ha infatti vietato la pesca intensiva con i grandi pescherecci, che comporta un prelievo eccessivo di risorse ittiche e rischia di compromettere l'ecosistema. (…)(Vita,
31/03/2008)
Dakar: la misteriosa malattia che uccide i bimbi delle discariche (Greenreport, 20/03/08)
A Thiaroye Sur Mer nel quartiere di Ngagne Diaw nella banlieue di Dakar, la capitale del Senegal, si sono registrati 18 casi di morte nel giro di tre mesi e la maggior parte riguarda bambini di età tra un mese e mezzo ed i 6 anni. La misteriosa malattia si manifesta con febbre, vomito crisi convulsive, seguita da diarrea. Nessuno riesce bene a comprendere di cosa si tratta e Marie Khemess Ngom, il medico-capo della regione di Dakar, ha spiegato durante una conferenza stampa che «sono in corso inchieste per capire come mai l’informazione non è stata data al momento opportuno per spingere le autorità ad reagire. Ricerche sono state avviate in loco per identificare l’origine di questa malattia misteriosa che sta facendo strage tra i bambini piccoli e di bebé. Attualmente è difficile pronunciarsi sulle origini scientifiche del male». Ma sollecitato dai giornalisti senegalesi, Khemess Ngom ha rivelato che secondo i primi risultati delle indagini è da scartare una epidemia di colera, meningite o malaria. Quel che è certo è che l’equipe di esperti al lavoro a Thiaroye Sur Mer sta conducendo una ricerca sulle conseguenze dell’attività di recupero di piombo proveniente dalle discariche di rifiuti tossici e batterie usate che si trovano in vari siti presenti nell’area, visto che una buona parte della popolazione del quartiere per sopravvivere si adatta a questa attività pericolosa per la salute perché, nel mercato del riciclo gestito dagli indiani, un chilo di piombo frutta 200 franchi Cfa (la valuta delle ex colonie francesi dell’Africa occidentale, scambiata a un tasso fisso di 655,957 con l’euro). Per questo i medici di Dakar sollecitano anche l’intervento del ministero dell’ambiente del Senegal per prendere misure adeguate ad un’emergenza che non sembra solo sanitaria, ma anche ambientale. (Greenreport,
20/03/08)
Conferenza islamica elabora nuovo 'statuto' (Peacereporter, 14/03/2008)
I capi di stato dell'Organizzazione della conferenza islamica (OCI) si sono incontrati oggi a Dakar, in Senegal, per definire una nuova carta del consiglio. Il precedente documento, adottato in piena guerra fredda nel 1972, aveva come problema quello di essere fondato su articoli obsoleti, non più attuabili al giorno d'oggi. Intense trattative su più punti, tra cui la definizione dei criteri di adesione all'Oci o la dichiarazione comune del diritto dei paesi all'autodeterminazione, hanno portato comunque ad un raggiungimento del consenso globale, sebbene una fonte vicina all'organizzazione abbia indicato all'agenzia di stampa Afp che discussioni si sono registrate su alcuni dettagli, i quali hanno reso incerta l'adozione della carta. Un ministro dei paesi membri ha comunque dichiarato "equilibrate" le possibilità di giungere a un accordo su carta entro la fine del summit prevista per il pomeriggio.(Peacereporter, 14/03/2008)
Conferenza paesi musulmani: islamofobia allarmante (la Repubblica, 12/03/2008)
I Paesi musulmani lanciano l'allarme contro il rischio crescente di islamofobia nel mondo. L'organizzazione della Conferenza islamica, riunita a Dakar (Senegal) ha invitato Europa e America a mostrarsi piu' determinate nel fronteggiare il sentimento antiislamico sul pianeta, evidenziato di recente dal film di un deputato olandese che avvicina il Corano al Mein Kampf e dalle vignette danesi che denigrano il profeta Maometto. L'Occidente, si legge nel rapporto, sottovaluta "le implicazioni sulla pace globale e la sicurezza" che l'islamofobia porta con se'. La stessa lotta contro il terrorismo "non puo' avere successo senza il sostegno degli Stati musulmani, si legge nel rapporto, che sollecita i paesi occidentali a proteggere i musulmani da minacce e discriminazioni crescenti, sull'onda di un livore antimusulmano di "proporzioni allarmanti". (la Repubblica,
12/03/2008)
OCI:: difendere il ‘vero volto' dell'islam (CC, Misna, 11/03/2008)
"La promozione del dialogo e del rispetto, insieme alla lotta contro l'islamofobia, sono tra le più grande sfide del mondo musulmano. Abbiamo più che mai bisogno di sforzi concertati" ha detto Ekmeleddin Ihsanoglu, Segretario generale dell'Organizzazione della conferenza islamica (Oci), presentando i principali argomenti che i delegati dei 57 paesi affronteranno a Dakar (Senegal) il 13 e 14 marzo. "Siamo confrontati all'odio e dal bigottismo di gruppi marginali secondo i quali solo insultando i musulmani e i loro simboli religiosi possono dimostrare quanto tengono alla libertà d'espressione" ha sottolineato lo storico turco. Nel fargli eco, Cheikh Tidiane Gadio, ministro degli Esteri del Senegal, ha auspicato che l'Oci si avvicini di più al popolo per aiutarlo ad "alzare gli scudi" contro l'islamofobia, l'estremismo religioso e il terrorismo. "Questi fenomeni - ha continuato Gadio - snaturano il messaggio e il viso autentico dell'islam, religione di pace, di solidarietà, di progresso". Il capo della diplomazia senegalese non ha mancato di citare l'esempio del suo paese, "crocevia d'incontri e di scambi tra i mondi arabo-berbero e negro-africano", con un ruolo significativo nella diffusione del pensiero islamico, ma anche nella realizzazione delle aspirazioni della "Ummah", la comunità dei musulmani, come membro fondatore dell'Oci. Tornando alle tematiche in agenda del prossimo vertice, Ihsanoglu ha sottolineato che l'Organizzazione è sempre più sollecitata a pronunciarsi su questioni pressanti, "che sia in Palestina o in Iraq, in Afghanistan, in Somalia o in Darfur, nel Jammu e Kashmir o a Cipro. E noi proviamo ad aiutare alcuni di questi paesi a far fronte alle loro situazioni difficili". Lo si potrà fare anche attraverso il fondo dell'Oci, già esistente con il nome di "Fondo di solidarietà islamica per lo sviluppo", da potenziare come strumento di lotta alla povertà. (CC, Misna,
11/03/2008)
Dakar sarà la nuova Venezia africana? (Greenreport, 25/02/2008)
L'urbanizzazione spinta del Senegal sta creando una capitale mostro. Dakar soffre per l'assenza di una pianificazione capace di prevenire le minacce che vengono dalla deregulation ambientale. «C'è un deficit di pianificazione nell'agglomerato di Dakar – dice Alé Badara Sy, a capo del Progetto di sviluppo urbano Grand-Dakar - che ha aggravato le inondazioni del 2005. Abbiamo gravi minacce ambientali a Dakar». Sy e molti specialisti ambientali ed amministratori locali senegalesi e del Burkina Faso hanno partecipato all'Ile de Gorée ad un incontro di scambio sulla "resilienza ai cambiamenti climatici nell'Africa Occidentale urbanizzata" organizzato dall'Urbanization and global environmental change (Ugec), Enda tiers monde e Unhabitat. «Inquinamento atmosferico, sfruttamento abusivo della sabbia marina, obsolescenza dei parchi industriali ed aggressione fondiaria sulle terre agricole – spiega Sy - costituiscono delle minacce ambientali che possono colpire la città di Dakar». (…) Dakar è tra le dieci città del mondo più minacciate dall'innalzamento del livello del mare, spiega Serigne Mansour Tall, un noto professore dell'università di Dakar, esperto di migrazioni e collaboratore dell'Onu, e Tall ha anche fatto una fosca previsione: «Una avanzata del mare ridurrebbe completamente a nulla tutte le strutture economiche perché le attività economiche essenziali sono tutte sul litorale. Abbiamo interesse ad integrare le dimensioni ambientali forti come il cambiamento climatico nella pianificazione delle città». L'incontro senegalese aveva davanti agli occhi l'esempio dell'avanzata del mare nella città di Rufisque, proprio nella regione di Dakar, che nell'estate 2007 ha ingoiato un gran tratto di costa, compresa quella dove sorgeva il cimitero. Anche la Punta di Sangomar sta sparendo dalla carta del Senegal, erosa dal maree, e anche il Delta del fiume Saloum è sempre più minacciato. Le città costiere dell'Africa occidentale sono particolarmente sensibili al cambiamento climatico che vede acuiti I suoi possibili effetti catastrofici dall'iperconcentrazione urbana e dalla mancanza di risorse. La connessione dei fenomeni di erosione costiera con il cambiamento climatico sembra certa e le stesse autorità senegalesi evidenziano una crescita delle già elevate temperature medie di 0,74 gradi negli ultimi anni ed un aumento del numero di cicloni tropicali intensi nel nord Atlantico. Secondo Alé Babacar Sy «le collettività devono assumersi la presa in carico delle questioni ambientali, articolare i documenti di pianificazione ed armonizzare le politiche settoriali in materia di urbanizzazione, con l'appoggio del settore privato». Sy ha anche lanciato una campagna di sensibilizzazione "amener les populations à changer de comportements".(Greenreport,
25/02/2008)
Benetton per Africa Works. Microcredito in Senegal (ModaOnLine, 19/02/2008)
Benetton sostiene l'Africa e lancia la nuova campagna di comunicazione mondiale dedicata ad Africa Works, il progetto di microcredito in Senegal realizzato da Birima, società di credito cooperativo fondata dal cantante Youssou N'Dour, alla quale il Gruppo Benetton ha destinato anche un solido sostegno economico. "Abbiamo scelto di sostenere e promuovere questo importante progetto - ha spiegato Alessandro Benetton, Vicepresidente Esecutivo di Benetton Group - perché è un concreto sostegno allo sviluppo della piccola imprenditoria locale, grazie ad efficaci finanziamenti di microcredito. Un progetto che, proprio perché basato su capacità imprenditoriali, impegno nel lavoro, ottimismo e interesse per il futuro, punta con forza a sostenere il nuovo volto dell'Africa". La campagna, realizzata da Fabrica e veicolata attraverso affissioni e stampa, presenta le immagini di lavoratori senegalesi oggi proprietari di piccole attività imprenditoriali, avviate grazie al supporto di finanziamenti dedicati. Dichiara Youssou N'Dour: "La mia esperienza diretta mi ha aperto gli occhi sul fatto che un prestito, per quanto ridotto sia il suo importo, se destinato a sviluppare un'idea è una maniera efficace per lottare contro la povertà. Per questo è necessario che tutti prendano coscienza del valore del microcredito: l'Africa non chiede carità, ma fondi rimborsabili a interessi agevolati". (ModaOnLine,
19/02/2008)
Coppa d'Africa: si dimette l'allenatore del Senegal (Andrea Tabacco, Eurosport, 28/01/2008)
E' la prima "vittima" della Coppa d'Africa. Henri Kasperczak lascia, saluta e ringrazia. Dopo la sconfitta a sorpresa nella seconda giornata del gruppo D del suo Senegal contro l"Angola, il tecnico polacco ha rassegnato le proprie dimissioni. A dare la notizia è la televisione di stato senegalese che rende noto anche il nome del sostituto. A guidare i Leoni di Teranga, almeno nell'ultima partita della fase a gironi di Coppa d'Africa contro il Sudafrica sarà l'allenatore in seconda, Lamine Ndiaye. Kasperczak lascia l'incarico a causa degli scarsi risultati e dopo le vibranti proteste di alcuni studenti che a Dakar, dopo la sconfitta per 3-1 contro l'Angola, hanno bloccato la strada principale della città protestando contro i risultati della propria Nazionale. Con appena un punto in due partite la situazione del Senegal diventa adesso veramente critica. I Leoni di Teranga devono assolutamente battere il Sudafrica per sperare in una qualificazione, al momento, difficilissima. Nell'altra partita giocano in fatti Angola e Tunisia, entrambe in testa al gruppo con 4 punti, e un eventuale pareggio le qualificherebbe entrambe. (Andrea Tabacco, Eurosport,28/01/2008)
Wade: vogliamo pescare pesce, non immigrati (Alice/Apcom, 16/01/2008)
Il Presidente del Senegal, Abdoulaye Wade, si dice pronto a contrastare "l'emigrazione selvaggia" verso l'Europa, ma chiede alla stessa Europa di porre fine alla pesca clandestina lungo le coste del suo paese, che priva molti giovani dei mezzi di sopravvivenza e li costringe a cercare fortuna nel continente europeo. Wade ha discusso la questione con il premier spagnolo Jose Luis Rodriguez Zapatero, a margine del Forum dell''Alleanza delle Civiltà'. "Cerco un partner per monitorare le coste senegalesi e mettere fine alla pesca clandestina", ha dichiarato prima di essere ricevuto dal premier. "I giovani che arrivano in Spagna sono in molti casi pescatori che non riescono a pescare un solo pesce nelle acque del mio paese, sfruttate dai pescherecci europei e asiatici - ha denunciato il Presidente senegalese al quotidiano El Pais - avevamo uno dei più ricchi banchi di pesci del mondo, ma i fondali marini sono stati impoveriti dai pirati che hanno catturato tutto quello che sono riusciti a prendere, anche gli avannotti (piccoli pesci di acqua dolce e salata, ndr). Se collaboriamo per sviluppare il settore ittico e porre fine alla pesca illegale, la situazione può cambiare e i pescatori potranno rimanere in Senegal". Wade evidenzia quindi come l'emigrazione verso la Spagna sia diminuita "in maniera consistente, sebbene non sia ancora scomparsa", grazie soprattutto all'accordo siglato con Madrid per la creazione di cinque laboratori artigianali per i giovani senegalesi. "Abbiamo raggiunto un accordo per regolarizzare il flusso - ha precisato - in questo modo offriamo un'opportunità di lavoro in Spagna e selezioniamo i giovani che si iscrivono e che possono venire in Spagna in maniera legale, con tutti i documenti. La Spagna ci ha offerto 2.000 posti di lavoro che presto diventeranno 4.000". Gli altri due punti chiave dell'accordo con Madrid prevedono il controllo delle coste senegalese e il rimpatrio dei clandestini. "Più difficili da attuare", ammette Wade. "Noi siamo contro l'emigrazione selvaggia - conclude - e non ci sono problemi a rimpatriare quanto sfuggono al monitoraggio delle nostre coste". Tuttavia, l'unica soluzione a lungo termine che può fermare il flusso verso il continente europeo è "lo sviluppo economico dei paesi africani, e per ottenere questo c'è bisogno della cooperazione internazionale". Per esempio, insiste Wade, nel settore ittico: "Vogliamo pescare pesce, non immigrati". (Alice/Apcom,
16/01/2008)
2000 in piazza a Dakar per il no agli accordi APE (Euronews, 08/01/2008)
Il Senegal ribadisce il suo no agli accordi di partenariato economico tra Europa e Africa. Per sottolineare la propria contrarietà e sostenere la posizione ufficiale del Paese, circa 2000 persone sono scese in piazza ieri a Dakar. "No al libero scambio tra economie diseguali", era uno degli slogan. Tra i manifestanti, anche il parlamentare senegalese Khadiem Tabet, che ha spiegato: "Il Presidente ci ha chiesto di mostrare il nostro rifiuto degli accordi APE, perché non sono favorevoli all'Africa. Ecco perché abbiamo organizzato questa storica manifestazione, che è un simbolo del nostro rifiuto." Il Senegal è solo uno dei Paesi africani che respingono gli APE. Gli accordi tra l'Unione Europea e 79 Paesi di Africa, Caraibi e Pacifico dovevano sostituire entro il 31 dicembre scorso il regime commerciale preferenziale adottato in precedenza ma ormai bocciato dall'Organizzazione Mondiale del Commercio. Il mese scorso, a Lisbona, durante il vertice Europa-Africa, il Senegal aveva guidato la rivolta dei Paesi che chiedevano una proroga dei vecchi accordi o una rinegoziazione della nuova intesa. Questi Stati temono in particolare che i propri prodotti agricoli non reggano sul mercato interno la concorrenza di quelli importati a basso prezzo dall'Unione Europea. (Euronews,
08/01/2008)