Agguato ribelle a Kabo, almeno 13 soldati uccisi (Asca-Afp, 12/11/2008)
Almeno 13 soldati della Repubblica centrafricana sono stati uccisi in un agguato ribelle a Kabo, nei pressi del confine con il Ciad, a circa 400 chilometri da Bangui. A renderlo noto all'Afp sono i familiari delle vittime. Il ministero della Difesa ha confermato l'attacco senza pero' rilasciare alcun bilancio delle vittime. Secondo le prime ricostruzioni dei familiari, i soldati stavano tornando a Kabo dopo un'operazione al confine con il Ciad e, finiti in un'imboscata, non hanno avuto il tempo di rispondere al fuoco. (Asca-Afp,
12/11/2008)
Si' a amnistia per facilitare accordi pace (Alice/Apcom, 30/09/2008)
Il parlamento della Repubblica Centrafricana ha approvato una legge di amnistia con l'obiettivo di raggiungere un accordo di pace tra le forze governative e i ribelli. Lo si legge sul sito della Bbc. Secondo l'agenzia di stampa Apa, l'amnistia dovrebbe estinguere i reati commessi a partire dal 15 marzo 2003, anche se dovrebbero essere esclusi gli atti di genocidio, i crimini di guerra e contro l'umanità. La legge chiede anche un immediato cessate il fuoco e la consegna delle armi da parte dei gruppi armati. Per Jean-Jacques Demafouth, il leader in esilio delll'Armata popolare per la restaurazione della democrazia (APRD), che ha abbandonato in agosto i colloqui di pace, "occorre leggere il testo nei dettagli prima di prendere una decisione". A metà settembre il governo della Repubblica Centrafricana e i principali gruppi ribelli attivi nel paese avevano trovato un accordo a Libreville,
capitale del Gabon, per rilanciare il cosiddetto dialogo politico inclusivo che
dovrebbe consentire una riconciliazione nazionale che aiuti la nazione a uscire
dalla crisi sociale ed economica degli ultimi anni. (Alice/Apcom,
30/09/2008)
Prolungata la missione di pace Minurcat (Peacereporter, 25/09/2008)
Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha deciso di prorogare e di ampliare la missione di pace nella Repubblica centrafricana. La Minurcat, questo il nome della missione, è stata prorogata fino al marzo del 2009 e prenderà il posto della Forza di pace europea, l'Eurofor, quando scadrà il suo mandato. Dato l'aggravarsi della situazione a nord est, al confine con il Ciad e a sud est, con il Sudan e la Repubblica democratica del Congo, il Segretario generale delle Nazioni Unite, nel suo ultimo rapporto, aveva chiesto di aumentare il contingente fino a 6mila uomini. Attualmente, con i suoi 768 soldati invece dei 1600 previsti, la missione viene considerata "simbolica" ed è stata aspramente criticata da alcune organizzazioni umanitarie. Secondo Oxfam entrambe le missioni di pace sono state finora "incapaci" di proteggere la popolazione civile. (Peacereporter,
25/09/2008)
Governo accusa ribelli del nord di esecuzioni sommarie di civili (Misna, 04/09/2008)
Esecuzioni sommarie: è l’accusa che il governo di Bangui ha rivolto contro i ribelli dell’Esercito popolare per la ripristino della democrazia (Aprd) che avrebbe ucciso “almeno 16 persone, negli ultimi tre mesi, dopo averli sottoposti a processi sommari”. Le vittime “sarebbero state giudicate colpevoli di crimini da tribunali in cui gli stessi ribelli ricoprono il ruolo di giudici” ha detto alla radio nazionale il generale Guillaume Lapo, aggiungendo che solo poche ore prima i ribelli avrebbero attaccato il villaggio di Baloua, 300 chilometri a nord-est della capitale uccidendo sette civili. Il ministero della Difesa ha accusato l’Aprd di aver “moltiplicato gli atti di violenza ai danni delle fasce più vulnerabili della popolazione”, causando la fuga di circa 1200 persone. Nel giugno scorso il governo centrafricano ha firmato la pace con i principali gruppi ribelli attivi nel nord del paese; l’Aprd tuttavia si è ritirato nel corso dei negoziati a causa di disaccordi sulle leggi di amnistia all’esame del parlamento. [AdL] (Misna,
04/09/2008)
Un nuovo progetto contro le armi leggere (Misna, 27/08/2008)
È stato inaugurato dal presidente François Bozize - con la distruzione di 461 armi - il nuovo progetto per la riduzione e il controllo delle armi leggere e di piccolo calibro, segno della “volontà politica di fare ogni sforzo possibile per garantire la sicurezza e la pace su tutto il territorio nazionale” ha detto il presidente, ex- militare giunto al potere con un golpe nel 2003. Il progetto, ha precisato un rappresentante del Programma dell’Onu per lo sviluppo (Undp), “è concepito per promuovere la pace, la stabilità, la sicurezza umana e lo sviluppo socio-economico nel paese attraverso il sostegno alle comunità di base, alle organizzazioni della società civile e alle istituzioni nazionali, creando occasioni favorevoli alla restituzione volontaria delle armi e al rialzo delle comunità”. Il nord della Repubblica centrafricana è da circa tre anni teatro delle attività di gruppi ribelli, anche legati all’ex-presidente Ange-Felix Patasse, oltre che di militari e banditi di strada, tutti protagonisti di un grave clima d’insicurezza che pesa sulle popolazioni civili. Un timido processo di pace è stato avviato dal governo negli ultimi mesi . Secondo uno studio del 2005 realizzato da ‘Small arms survey’, oltre 50.000 armi leggere e di piccolo calibro circolano illegalmente in Centrafrica. [CC] (Misna,
27/08/2008)
100.000 profughi dopo l'accordo di pace (Vita, 27/06/2008)
La crisi umanitaria nella Repubblica Centrafricana è tanto accentuata da «rendere vittime i civili innocenti e lasciare i responsabili della sicurezza, i movimenti ribelli e i banditi comuni liberi di commettere crimini in totale impunità» A dirlo è un rapporto presentato dal Segretario Generale dell'Onu, Ban Ki-moon, al Consiglio di Sicurezza. Nei giorni scorsi è stato firmato un accordo di pace tra i ribelli del nord e il governo che, secondo quanto riportato dal documento, è il segno degli sforzi compiuti per promuovere il dialogo. Il calo degli scontri, però, ha portato ad un aumento delle scorribande dei gruppi armati, che hanno costretto più di 100.000 persone a lasciare le proprie case. Secondo il rapporto nuovi focolai sarebbero scoppiati nel sud-ovest del paese, causati da una presunta infiltrazione di ribelli ugandesi dell'Esercito di Resistenza del Signore.
(Vita, 27/06/2008)
Accordo di pace, ora nel nord serve sviluppo (Misna, 23/06/2008)
Dopo quasi tre anni di conflitto nel nord, due gruppi ribelli hanno preso l’impegno di cessare definitivamente le ostilità e rinunciare alla violenza come strumento di lotta politica. Lo hanno fatto l’Unione delle forze democratiche del raggruppamento (Ufdr) e l’Esercito popolare per la restaurazione della democrazia (Aprd) firmando a Libreville, in Gabon, un accordo di pace con il governo centrafricano, in cui si parla anche della promulgazione di una legge d’amnistia generale, e di una fase di smobilitazione e reinserimento. Inoltre, nel documento in sette punti, si aggiunge che i gruppi ribelli potranno trasformarsi in partiti politici o unirsi a formazioni politiche con la possibilità di partecipare al ‘Dialogo politico inclusivo’ per la riconciliazione nazionale tra il presidente François Bozizé, salito al potere nel 2003 con un colpo di stato, e l’opposizione e per trovare una soluzione ai problemi socieconomici che affliggono il paese. L’accordo non é stato sottoscritto dal terzo gruppo armato antigovernativo, il Fronte democratico del popolo centrafricano (FDPC) di Abdoulaye Miskine, per ragioni non chiare ma ci si attende la sua adesione nei prossimi giorni. “È un’ottima notizia – commenta alla MISNA fra Enzo Canozzi, dei frati minori cappuccini, da poco rientrato in Italia dopo 35 anni trascorsi in nella repubblica Centrafricana come missionario – ma se le truppe ribelli non avranno presto un’alternativa economica saranno tentati di continuare a usare le armi per procurarsi da vivere, come sempre a scapito della popolazione civile. Ma ciò che è altrettanto importante sapere è che nessuna vera soluzione duratura è possibile senza una promozione dello sviluppo economico del nord, una regione povera e abbandonata a se stessa. La pace deve accompagnarsi alla promozione locale o non cesseranno i motivi di fondo di opposizione al governo di Bozizé”. Secondo stime dell’Onu, le violenze perpetrate nel nord contro i civili da gruppi di banditi, militari e ribelli hanno creato una crisi umanitaria con oltre 200.000 sfollati interni e 108.000 fuggiti in Camerun, Ciad e Sudan. [BF] (Misna,
23/06/2008)
Sempre più civili in fuga dall'insicurezza nel nord (Misna, 27/05/2008)
Almeno 14.000 civili sono fuggiti in Ciad dalla confinante Centrafrica nel solo mese di aprile per scappare a una nuova ondata di violenza e criminalità a opera di banditi o ribelli che infestano il nord del paese. Poco meno di 10.000 persone dovrebbero essere trasferite da sistemazioni transitorie in un nuovo campo profughi aperto dall'Alto commissariato dell'Onu per i rifugiati (Unhcr/Acnur) a Moula, nel sud del Ciad. Molti dei rifugiati, donne, uomini e bambini, raccontano di villaggi attaccati, saccheggiati, incendiati da parte di gruppi di uomini armati; sono anche frequenti le aggressioni a viaggiatori o commercianti su strade da parte dei cosiddetti 'coupeurs de routes'. Secondo stime dell'Onu, questo clima d'insicurezza colpisce circa un milione di persone, fra cui 197.000 sfollati interni e 108.000 rifugiati in Camerun, Ciad e Sudan. La ribellione antigovernativa armata, anch'essa responsabile di violazioni nel nord, è coinvolta, anche se con riserve, nel processo di dialogo intrapreso dal presidente (ed ex-ribelle) François Bozize. [CC] (Misna,27/05/2008)
Speranze concrete di pace (Fides, 15/05/2008)
Ha suscitato concrete speranze di pace l'accordo sottoscritto il 9 maggio a Libreville (capitale del Gabon) dal governo della Repubblica Centrafricana e l'Armée Populaire pour la Restauration de la Démocratie (APRD), l'unico movimento di guerriglia del Paese a non avere finora raggiunto un'intesa con le autorità di Bangui. Il Presidente del Gabon, Omar Bongo, ha mediato tra le due parti. L'accordo, entrato immediatamente in vigore all'atto della firma, è stato siglato dal Ministro centrafricano delle Comunicazioni, Cyriaque Gonda, e da Jean Jacques Demafouth, in rappresentanza dell'APRD. Il documento prevede una legge di amnistia generale, l'abbandono di tutte le azioni giuridiche in corso, l'accantonamento dei combattenti dell'APRD in attesa del loro disarmo, per poi procedere alla loro smobilitazione o alla loro integrazione nell'esercito regolare. Secondo il Ministro centrafricano, nelle prossime settimane verrà raggiunto un ulteriore accordo generale con gli altri gruppi di ribelli, permettendo l'applicazione delle intese firmate nel 2007 con l’Union des Forces Démocratiques pour le Rassemblement( UFDR) e il Front Démocratique du Peuple Centrafricain (FDPC). L'esecutivo di Bangui prevede inoltre di avviare un dialogo inclusivo che coinvolga il governo, l'opposizione non armata, la società civile e i tre ex movimenti ribelli, al fine di restaurare completamente la pace e la sicurezza nel Paese, da anni sconvolto da guerre civili, da colpi di Stato e da un banditismo diffuso. Il Centrafrica è uno dei Paesi più poveri del mondo, anche se dispone di risorse naturali non trascurabili. Negli ultimi anni anche la Repubblica Centrafricana ha risentito della grave situazione nel confinante Darfur. Nel Paese infatti sono stati accolti decine di migliaia di rifugiati della tormentata regione sudanese, i cui campi di raccolta sono oggetto di attacchi da parte delle milizie provenienti da oltre confine. Per la loro protezione è in fase di dispiegamento un contingente militare dell'Unione Europea in Centrafrica ed in Ciad. (L.M.) (Fides,
15/05/2008)
Almeno cento civili sequestrati da militanti (Alice/Apcom, 28/03/08)
Sono un centinaio, tra cui 55 bambini, le persone nelle mani di un gruppo di uomini armati non identificati che nelle scorse settimane hanno attaccato una serie di villaggi nella zona meridionale del Centrafrica, non lontano dal confine con la Repubblica democratica del Congo, sequestrando in totale oltre 150 civili. Lo riferisce l'agenzia Misna citando le Nazioni Unite che nei giorni scorsi hanno inviato sul posto una squadra di investigatori per verificare le notizie relative a una serie di attacchi imputati, dalle autorità locali, ai ribelli ugandesi dell'Esercito di resistenza del signore (Lra, Lord's resistance army), recentemente segnalati proprio in quella zona. I funzionari dell'Onu hanno però precisato di non "non essere in grado di identificare i responsabili" degli attacchi, evidenziando come il 'modus operandi' delle ultime aggressioni sia lo stesso utilizzato da molti dei gruppi armati presenti nell'area. Nonostante questo, la stampa internazionale sta continuando ad attribuire le violenza ai ribelli del Lra, impegnati a chiudere un lungo negoziato che nei prossimi giorni dovrà portare alla firma di un accordo di pace definitivo per segnare la fine del ventennale conflitto nord-ugandese. Secondo la ricostruzione fornita dagli investigatori dell'Onu, circa 300 uomini armati hanno attaccato - tra il 19 febbraio e il 10 marzo - i villaggi di Bambouti, Gbassigbiri, Ligoua e Obo, sequestrando oltre 150 persone, utilizzate per trasportate beni e cibo; successivamente circa una quarantina sono state rilasciate. Nelle mani degli aggressori restano 55 bambini e oltre 50 adulti
(Alice/Apcom, 28/03/08)
L’insicurezza continua ad alimentare l’esodo dei civili(Radio Vaticana, 15/03/2008)
Un flusso continuo di civili alimenta l’esodo dalla Repubblica Centrafricana, teatro di forti scontri, scorrerie di gruppi armati, banditi e militari, verso il vicino Ciad. Stando a quanto riporta l’agenzia internazionale MISNA, sarebbero almeno 3 mila i civili fuggiti dal Paese nelle ultime due settimane a seguito dei violenti attacchi ai villaggi della regione settentrionale; 14 mila i fuorusciti che dallo scorso dicembre hanno sostato presso il villaggio ciadiano di Maya in attesa di essere trasportati nella città di Dembo, 25 chilometri più all'interno. "L'arrivo di migliaia di rifugiati a Maya, che conta solo 3 mila abitanti, sta creando non poche difficoltà per l'accesso alle risorse" riferisce l'Alto Commissariato dell'ONU per i rifugiati (ACNUR/UHNCR) fornendo gli ultimi aggiornamenti sulla situazione umanitaria. I tentativi di dialogo tra il governo del presidente François Bozize e i gruppi dei ribelli armati non hanno migliorato le condizioni di sicurezza nel Paese, dove recentemente sono stati ritrovati i corpi senza vita dei tre civili rapiti lo scorso 26 febbraio. Tra questi anche il sindaco della città di Koui, nel nordovest. Dall’inizio dell’esodo sarebbero circa 60.000 i centrafricani in Ciad e più di 45.000 nel vicino Camerun. (C.D.L.) - (Radio Vaticana, 15/03/2008)
Medici senza Frontiere lascia il Nord-Est(MSF, 13/03/2008)
Il 10 marzo, una donna è stata uccisa mentre viaggiava all'interno di un'ambulanza di MSF nella provincia di Vakaga nel nord-est della Repubblica Centrafricana. L'ambulanza stava trasportando la donna e il suo bambino che era stato dimesso dal centro di salute di MSF a Gordil, quando un uomo non identificato ha sparato contro il veicolo. La donna, di 32 anni, lascia sei bambini. MSF ha deciso di sospendere le attività di clinica mobile al di fuori delle principali città nella regione. Questa è la seconda persona che viene uccisa in un attacco contro MSF negli ultimi 9 mesi in Repubblica Centrafricana. "Siamo scioccati e indignati per l'uccisione della madre del nostro paziente", ha dichiarato Nicole Henze, capo missione di MSF in Repubblica Centrafricana. "Questo attacco è inaccettabile. La nostra ambulanza è stata chiaramente mirata, il che ci porta a riconsiderare le nostre attività nelle regioni remote e la nostra presenza nel paese. Tutte le persone armate hanno l'obbligo di rispettare l'azione umanitaria, il personale umanitario e, prima di tutto, i nostri pazienti". L'uccisione è avvenuta dopo una serie di attacchi e minacce contro le organizzazioni umanitarie e gli operatori sanitari nel corso degli ultimi mesi. A giugno, un'operatrice di MSF, Elsa Sarfass, era stata uccisa da un gruppo di ribelli nel nord-ovest, provocando una prolungata sospensione di alcune attività di MSF. Prima di questo attacco MSF forniva assistenza sanitaria di base alle popolazioni nelle zone remote in tutto il nord del paese, riferendo i casi più gravi che necessitavano di assistenza più specifica. Tuttavia, MSF ritiene che al momento non sussistano le condizioni minime di sicurezza perché le sue equipe mediche possano fornire assistenza a queste popolazioni isolate. Larghe frange della popolazione civile nel nord della Repubblica Centrafricana sono vittime di atti di banditismo, di abusi da parte di uomini armati e di ripetuti sfollamenti. I villaggi sono stati attaccati, saccheggiati e bruciati, obbligando le persone a fuggire in foreste inospitali e impedendo il loro accesso alle cure mediche. Nella provincia nord-orientale di Vakaga, MSF forniva assistenza a una popolazione di circa 35mila persone attraverso cliniche mobili e fisse a Birao e Gordil. Le equipe di MSF lavorano in altre sette località a Ouham-Pendé, Ouham e Nana-Grébizi nel nord-ovest del paese. Nelle sue strutture sanitarie MSF effettua interventi chirurgici d'emergenza, fornisce cure primarie e secondarie e cura i pazienti affetti da tubercolosi, HIV/AIDS e malattia del sonno. MSF lavora nel paese dal 1997.(MSF, 13/03/2008)
Combattimenti tra ribelli ed esercito, 6 morti e 10 feriti (Peacereporter, 07/03/2008)
Laurent Djim Woei Bebiti, portavoce dell'"Esercito popolare per la restaurazione della repubblica e della democrazia" (Aprd), uno degli ultimi gruppi ribelli della Repubblica Centrafricana che non hanno siglato l'accordo di pace con il governo, ha dichiarato oggi all'agenzia di stampa Reuters che nei combattimenti avvenuti ieri e mercoledì nella città di Bocaranga cinque soldati sono rimasti uccisi e otto feriti. Bebiti ha inoltre aggiunto che negli scontri ha perso la vita uno dei militanti, mentre altri due sono rimasti feriti. Episodi di questo tipo sono molto comuni nel Paese, insanguinato da continui combattimenti tra ribelli ed esercito governativo che hanno provocato la morte di 250.000 persone dal 2006.(Peacereporter, 07/03/2008)
Verso il dialogo, liberati capi ribelli detenuti in Benin (CC, Misna, 19/02/2008)
Sono stati liberati dopo 16 mesi di detenzione a Cotonou (Benin) due dirigenti della ribellione centrafricana, Abakar Sabone e Michel Am-Nondroko Djotodia, rispettivamente presidente e portavoce dell’Unione delle forze democratiche per il cambiamento (Ufdr). Accusati di tentata destabilizzazione del governo di Bangui e arrestati in base a un mandato di cattura internazionale chiesto dal presidente centrafricano François Bozize, è stato lo stesso Bozize ad auspicare la liberazione dei due ribelli nell’ambito dei negoziati di pace, ai quali Sabone e Djotodia si sono detti disposti. Il processo di liberazione è stato più lungo del previsto perché la richiesta era stata ‘erroneamente’ indirizzata al governo di Cotonou e non alla giustizia del Benin. Da alcuni mesi Bozize lavora per un ‘dialogo inclusivo’ con l’opposizione armata e non, per tentare di risollevare il Centrafrica in preda da oltre due anni a una grave insicurezza nel nord, alimentata da ribelli, banditi e militari, e a una crisi politico-economica che un nuovo governo appena nominato sta tentando di risolvere. Uno dei principali gruppi ribelli, l’Esercito popolare di restaurazione della democrazia (Aprd), rifiuta tuttora di partecipare ai negoziati come previsti da Bozize e chiede la mediazione di Blaise Compaore, presidente del Burkina Faso. (CC, Misna,
19/02/2008)
Onu: Forza UE puo' richiamare profughi dal Darfur (Alice/Ap, 12/02/2008)
Il dispiegamento della missione di pace dell'Unione europea in Ciad e nella Repubblica centrafricana (Eufor) potrebbe favorire nuove ondate di decine di migliaia di profughi dal Darfur, alla ricerca di un rifugio sicuro e di cibo. Tale eventualità è al vaglio delle Nazioni Unite, stando a quanto precisato dal Coordinatore Onu per la Repubblica centrafricana, Toby Lanzer. "Lo abbiamo previsto, che una volta arrivata la missione Eufor sempre più persone arriveranno dal Darfur, perchè riteranno di essere più sicuri e in una situazione di maggiore stabilità", ha ammesso Lanzer all'Associated Press. Al momento nella zona nord-orientale del Centrafrica sono impegnate 10 agenzie delle Nazioni Unite e altre organizzazioni umanitarie, ma il livello di assistenza potrebbe rivelarsi insufficiente se i nuovi arrivi superassero le 50.000 unità previste. "Se arrivano 50.000 persone possiamo farcela a stento, ma se il numero fosse più alto dovremmo rafforzare gli interventi delle agenzie e in tempi rapidi", ha sottolineato. I campi presenti oggi nella Repubblica centrafricana ospitano 3.000 profughi del Darfur. "Se consideriamo che le persone che sono qui hanno camminato per 250 chilometri, è altamente probabile che ci siano altre persone in arrivo", ha aggiunto. Lanzer si trova oggi a Bruxelles per incontrare i responsabili per gli aiuti Ue. Secondo l'inviato Onu, Eufor ha anni di lavoro davanti a sè per garantire stabilità e condizioni di sicurezza nella Repubblica centrafricana, uno dei cinque paesi più poveri del mondo. "Ci sarà bisogno di impegno per i prossimi anni. Non è una situazione che si può risolvere in 12 mesi - ha detto - credo che dovremmo essere onesti su questo punto". I 3.700 uomini dell'Eufor hanno il mandato per un anno di proteggere i profughi e gli operatori umanitari nelle regioni confinanti con il Darfur in Ciad e in Centrafrica. L'Ue auspica quindi di poter cedere il suo mandato alle Nazioni Unite al termine dei 12 mesi di missione. Sono 500 i militari europei che verranno stanziati nella Repubblica centrafricana. L'inviato Onu sollecita anche un maggiore l'intervento da parte delle organizzazioni umanitarie europee, in particolare da Regno Unito, Germania, Svezia, Finlandia e Belgio, per la ricostruzione nella Repubblica Centrafricana. "Si può migliorare la situazione delle infrastrutture viarie nel nord-est in tempi molto rapidi - ha precisato - facendo questo favoriremmo una maggiore integrazione della zona con il resto del paese. Si aprono le strade e il commercio riprende". Diverse zone della Repubblica centrafricana sono sotto il controllo di diversi gruppi di ribelli. Il paese ha sofferto decenni di rivolte militari, colpi di stato e ribellioni fin dalla sua indipendenza dalla Francia, nel 1960. (Alice/Ap,
12/02/2008)