![]() |
“Ammazzare per guerre assurde e’ terrorismo” (melting’pot, 30/11/2008)
La crisi umanitaria in nord Kivu e la ricerca sfrenata del profitto: le opinioni di Padre Alex Zanotelli – Intervista di Rosa Ullucci
Giù le mani dal Congo - Intervista di Cristina Petrachi al giornalista Giorgio Fonroni (melting’pot, 30/11/2008)
Giorgio Fornoni è uno dei maggiori conoscitori di cose congolesi in Italia. Con la sua inchiesta "Furti di stato" trasmessa da Report qualche mese fa, ha tracciato un ritratto preciso su quanto stava avvenendo in Congo. Un'analisi dei traffici che coinvolgono questo ricchissimo paese africano, dei suoi protagonisti, di chi ci guadagna e di chi ci rimette.
Nkunda: se non ci saranno negoziati sarà guerra (Alice/Apcom, 30/11/2008)
L'ex generale Laurent Nkunda, leader dei ribelli congolesi, ha minacciato di dar vita a una vera e propria guerra se il governo della Repubblica democratica del Congo non inizierà una nuova serie di negoziati. Il leader tutsi, scrive la Bbc, ha lanciato l'ultimatum dopo un incontro con l'inviato Onu in Rdc, l'ex presidente nigeriano Olusegun Obasanjo, nella città di Jomba. Due settimane fa Obasanjo aveva negoziato un cessate-il-fuoco, ma le truppe fedeli a Nkunda non hanno esitato a infrangerlo lanciando la settimana scorsa una nuova offensiva alla frontiera con l'Uganda. I ribelli stanno combattendo le forze governative da agosto nella provincia del Nord-Kivu costringendo 250mial persone a lasciare le loro abitazioni. Se non ci saranno negoziati, lasciatemi dire che ci sarà guerra", ha detto Nkunda ai giornalisti. "So che il governo non è in grado di combattere, quindi ha solo una chance: negoziare", ha aggiunto. "Abbiamo chiesto come, dove e con chi possiamo trattare. Per quanti ci riguarda abbiamo proposto Nairobi con la mediazione di Obasanjo". Per tutta risposta il governo congolese ha respinto l'ipotesi di negoziati diretti e lo ha esortato a rispettare l'accordo di pace siglato a gennaio. (Alice/Apcom,
30/11/2008)
Inviato Onu rimprovera Nkunda: fai di me zimbello (Alice/Apcom, 30/11/2008)
L'inviato speciale delle Nazioni Unite in Repubblica democratica del Congo (Rdc) ha rimproverato il capo dei ribelli Laurent Nkunda per aver rotto la tregua di fine ottobre, nel corso di un secondo round di trattative per la pace. A rivelarlo sono delle immagini girate durante la riunione e diffuse dall'Onu.
Il silenzio uccide: un invito alla condivisione
(Cinemafrica, 28/11/2008)
Per rompere il silenzio e dare il nostro contributo come società civile per la pace nel Kivu nella Repubblica Democratica del Congo e sostenere interventi politici urgenti, oltre l'emergenza umanitaria INVITIAMO a partecipare a una presenza continua dall'1 al 7 dicembre, anche a turni di uno o più giorni nella Chiesa dei Congolesi (Chiesa della Natività, vicolo dei granari, 10/a – 00186 Roma, a fianco di piazza Navona) da martedì 2 a domenica 7 dicembre a mezzogiorno. (…)
- Siamo invitati dalla comunità congolese che vive a Roma, da Beati i costruttori di pace, Chiama l'Africa, Rete pace per il Congo, e da molte associazioni che hanno aderito all'iniziativa. Desideriamo vivere insieme con il popolo congolese vittima della guerra, condividere un po' della sua sofferenza digiunando, pregare, informarci e informare, prendere contatti con le autorità e i giornalisti, dare voce alle richieste della popolazione congolese. (…)
(Cinemafrica, 28/11/2008)
Congo o morte – Photostory (Il Giornale,
28/11/2008)
Quattro milioni di morti in dieci anni. La guerra del Congo è il conflitto più sanguinoso a partire dalla seconda guerra mondiale. I grandi della Terra discutono e cercano una soluzione. L'ultimo vertice di pace si è chiuso pochi giorni fa a Nairobi, ma nella regione di Goma le persone continuano a subire violenze e a morire. Ogni giorno. Nell'indifferenza generale. Guarda e ascolta
la photostory . Poi lascia il tuo commento, non restare indifferente come la maggior parte dell'opinione pubblica internazionale. Questo è il nostro contributo a diffondere le notizie, ciò che succede nel Congo da dieci anni. Dai anche tu il tuo contributo diffondendo
questa photostory
. Fai conoscere la situazione ai tuoi amici perché questo grido di dolore non rimanga inascoltato.
(Il Giornale, 28/11/2008)
Il diavolo è di casa - Analisi di Charles-M. Mushizi
(IPS, 28/11/2008)
Pochi congolesi pensano che Laurent Nkunda sia la persona giusta per negoziare la pace in Nord Kivu. I nodi della questione sono l'economia e la geopolitica, due fattori assai influenzati dagli interessi dell'Occidente. E proprio per i problemi della sicurezza in Nord Kivu, sembra che non ci sarà spazio per Nkunda, leader del Congresso nazionale per la difesa del popolo (CNDP), se si vuole raggiungere la pace nella regione orientale della Repubblica Democratica del Congo (RDC). Prima di un rimpasto di governo a Kinshasa il mese scorso, l'allora ministro della Difesa Tshikez Diemu aveva liquidato la dichiarazione di Nkunda di un cessate il fuoco unilaterale e il suo appello a negoziare come "balbettii infantili". Tshikez è poi rimasto fuori dal nuovo governo. Da allora, il CNDP ha continuato ad avanzare nel Nord Kivu, e altre decine di migliaia di civili sono state sfollate.
Le donne e il rumore degli elicotteri – Lettera a "Italians" con
Beppe Severgnini (28/11/2008)
Gentile Severgnini,
I ribelli di Nkunda conquistano un'altra citta' (Alice/Apcom, 28/11/2008)
I ribelli congolesi guidati dall'ex generale Laurent Nkunda hanno conquistato due posti di frontiera con l'Uganda e la città di Ishasha, rafforzando la loro presa nella regione orientale della Repubblica democratica del Congo, mentre migliaia di persone continuano a fuggire nella vicina Uganda. E' stato un portavoce dell'esercito ugandese, Tabaro Kiconco, a riferire della conquista del posto di frontiera di Ishasha da parte dei ribelli, che avevano già preso il controllo della città che porta lo stesso nome, situata a poco meno di due chilometri di distanza. L'altro posto di confine finito in mano ai ribelli è l'approdo di Nyakokoma, sul lago Edoardo, che funge da posto di frontiera per quanti vanno in Uganda in barca. Il portavoce dei ribelli, Bertrand Bisimwa, ha confermato la conquista della città, senza però fare alcun cenno ai due posti di confine. "Abbiamo conquistato questa zona di Ishasha in modo pacifico. Non ci sono stati combattimenti", ha detto Bisimwa.
Nord Kivu: civili in fuga in Uganda, scontri lungo frontiera (Misna, 27/11/2008)
Circa 1300 persone, nella sola giornata di ieri, hanno passato la frontiera con l’Uganda portando a 15.000 il numero dei congolesi rifugiatisi nel vicino paese dall’agosto scorso per sfuggire alle violenze e ai combattimenti in Nord Kivu. Lo riferisce l’Alto commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr) precisando che gli ultimi arrivi, in questi giorni, sono stati causati da una massiccia offensiva dei ribelli del Congresso nazionale per la difesa del popolo (Cndp) nella zona di Rutshuru e contribuiscono alla situazione critica nelle strutture d’accoglienza già sovraffollate come il campo di Nakivale, 350 chilometri dalla frontiera. Nel frattempo, sul terreno, fonti locali riferiscono che i ribelli avrebbero preso la località di Ishasha, lungo il confine, mentre sono in corso da questa mattina nel Masisi, scontri tra il Cndp dell’ex-generale Laurent Nkunda e i gruppi di autodifesa ‘Patrioti resistenti congolesi’ (Pareco). “Abbiamo preso il controllo di Ishasha al termine di una marcia pacifica per rassicurare la popolazione” hanno detto alla stampa elementi della ribellione; la notizia tuttavia non è stata confermata da fonti ufficiali. Nelle località al centro dei combattimenti, Nyarububa, Mumba, Kanyenzuti, Kibabi e Kalonde, diverse sarebbero le abitazioni saccheggiate e date alle fiamme. Le autorità provinciali, intanto, hanno annunciato il recupero di circa 40 tonnellate di aiuti umanitari destinate al campo profughi di Kibati e rubati alcuni giorni fa. I prodotti, alimentari e non, sono stati ritrovati durante una perquisizione della polizia in alcuni quartieri di Goma. Sui saccheggi e le violazioni commesse ai danni della popolazione civile, la missione delle Nazioni Unite nel paese (Monuc) ha annunciato di aver aperto diverse inchieste. [AdL] (Misna, 27/11/2008)
Due miliziani si dichiarano innocenti davanti alla CPI (Iris, 27/11/2008)
Due miliziani congolesi accusati di crimini di guerra e contro l'umanità, si sono dichiarati innocenti davanti alla Corte Penale Internazionale dell'Aia. "Voglio dire che rifiuto tutte queste accuse" ha detto Germain Katanga, 30 anni, interrogato dal presidente della Corte Bruno Cotte. "Mi dichiaro innocente" gli ha fatto eco Mathieu Ngudjolo, 37 anni. I giudici della Corte Penale Internazionale hanno confermato il 26 settembre scorso le accuse per crimini di guerra e contro l'umanità nei confronti dei due uomini imputati per l'attacco contro il villaggio di Bogoro il 24 febbraio 2003. (Iris,
27/11/2008)
Nord Kivu: ribelli prendono controllo nuovi villaggi, civili in fuga
(Misna, 26/11/2008)
La missione Onu in Congo (Monuc) ha condannato le violazioni del cessate-il-fuoco da parte dei gruppi ribelli, che nelle ultime 48 ore hanno esteso l'area sotto il loro controllo, e i saccheggi e le violenze commessi da militari allo sbando in diverse zone del Nord Kivu. "Gli scontri a fuoco avvenuti negli ultimi giorni stanno aggravando la situazione umanitaria seminando il panico tra la popolazione civile, ancora una volta costretta a prendere la strada per fuggire dai combattimenti" ha detto alla MISNA il colonnello Jean Paul Dietrich, portavoce militare della Monuc, precisando che nuovi incidenti tra uomini dei gruppi di autodifesa Mayi Mayi (ex-partigiani congolesi all'epoca del conflitto 1998-2003) e altre formazioni armate, sono avvenuti ieri a Rwindi, e sull'asse Kiwanja-Ishasha, a nord di Goma. Secondo i media congolesi, ancora stamani gli uomini del Congresso nazionale per la difesa del popolo (Cndp), guidati dall'ex-generale Laurent Nkunda, avrebbero preso il controllo di altre località a nord di Rutshuru, in aree fino a qualche giorno fa controllate dai mayi-mayi. I movimenti di truppe del Cndp hanno spinto nuovamente la popolazione alla fuga e movimenti di civili sono segnalati dai villaggi di Kisharo e Burumba verso la vicina località di Nyamilima e verso la frontiera con l'Uganda. Secondo il parroco di Nyamilima sarebbero numerose le famiglie che hanno cercato rifugio in chiesa e nell'ospedale della città temendo l'arrivo imminente dei ribelli. Un portavoce del Cndp ha precisato ai microfoni di ‘Radio Okapi' che questi nuovi movimenti non rappresentano una violazione della tregua, limitata ai rapporti con l'esercito regolare congolese, assente nella zona interessata. Una giustificazione che non sembra convincere la missione Onu, la quale ha condannato le recenti azioni degli uomini di Nkunda. "Stiamo verificando anche le notizie giunte dal nord della regione, relative ai saccheggi – ha aggiunto Dietrich ma appare chiaro che diverse violenze sono state commesse e che i responsabili dovranno pagarne le conseguenze come previsto dal codice militare". Intanto, a Rutshuru, roccaforte della zona sotto il controllo dei ribelli del Cndp, è iniziata oggi la distribuzione di aiuti da parte del Fondo delle Nazioni Unite per l'infanzia (Unicef) a circa 100.000 persone. Un portavoce dell'organizzazione, Jaya Murthy, ha precisato che tra i prodotti distribuiti ci sono soprattutto sapone, secchi per l'acqua e coperte, nel tentativo di scongiurare la diffusione di malattie infettive come il colera, di cui diversi focolai si sono già manifestati a nord di Goma con centinaia di casi di
contagio.[AdL] (Misna,
26/11/2008)
Governo rifiuta truppe indiane della missione Onu
(Asca-Afp, 26/11/2008)
La Repubblica democratica del Congo ha rifiutato l'invio di altre truppe indiane nel Paese, come stabilito dalla missione di pace Monuc promossa dall'Onu. Il governo lo scorso fine settimana aveva scritto al Segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-Moon, per comunicare il rifiuto dei 3.000 soldati indiani che avrebbero dovuto aggiungersi al contigente gia' presente in Congo. Lambert Mende, portavoce del governo, non ha spiegato i motivi di tale rifiuto, ha solo detto che il Paese ha diritto a non volere altre truppe nel suo territorio per ''ragioni di
sovranita'''. (Asca-Afp,
26/11/2008)
Il parco del Virunga riapre in mezzo alla nuova guerra
(Greenreport, 26/11/2008)
Il personale dell'Institut congolais pour la conservation de la nature (Iccn), che nel settembre 2007 aveva abbandonato il parco nazionale del Virunga per sfuggire alla guerra che sta devastando l'est della Repubblica democratica del Congo (Rdc), ha ripreso il controllo dell'Area protetta che è inclusa anche nel Patrimonio mondiale dell'Unesco. Il direttore del parco del Virunga, Emmanuel de Merode, ha detto ieri in una conferenza stampa che «il ritorno del personale è stato negoziato con il dirigente del Cndp (Congrès National pour la défense du peuple, ndr), Laurent Nkunda le cui truppe controllano tutta la parte sud del parco». Nkuda ormai si comporta come un vero e proprio capo di Stato che governa la parte della Rdc che ha invaso con i suoi ribelli, trattando con organismi statali e internazionali e dettando le proprie condizioni.
Perchè nessuno possa dire: "Non sapevo!"
Segnaliamo a tutti i nostri visitatori il video seguente: "Voci dalla guerra dell’Est"
- Centinaia di migliaia di persone stanno fuggendo da una guerra che sta infiammando le province del Nord e Sud Kivu, nell’est del Congo. Sono impaurite. Molte sono ammalate o ferite. Altre sono state rapite o violentate o derubate di tutto ciò che avevano. Per più di un decennio, diversi gruppi armati e l’esercito si sono combattuti nel Kivu. La violenza ha impedito alle persone di condurre una vita normale. La vita nel Kivu non è solo difficile: questa regione è in condizione critica. E le cose non stanno andando per il meglio. Il destino di ognuno di loro è plasmato dalla guerra. La storia della loro lotta per la sopravvivenza deve essere raccontata. Ci permettiamo di consigliarne la visione e la diffusione, perché nessuno possa dire
“Non sapevo”!.
Msf: nuovi casi di colera e malnutrizione in Nord-Kivu (Alice/Apcom, 25/11/2008)
L'organizzazioni Medici senza frontiere denuncia oggi nuovi casi di colera e malnutrizione della provincia orientale Nord-Kivu della Repubblica democratica del Congo, dove dallo scorso agosto sono ripresi gli scontri tra esercito e ribelli, costringendo alla fuga almeno 250.000 persone. Msf si dice "estremamente preoccupata per la sorte delle migliaia di persone che attualmente vivono nelle foreste", mentre nella regione del Nord-Kivu molti dei profughi e degli abitanti "continuano ad avere urgente bisogno di cibo, acqua potabile, cure mediche e beni di prima necessità come coperte, kit sanitari e materiali di protezione". La scorsa settimana, riferisce Msf in un comunicato, 92 pazienti affetti da colera sono stati curati presso il centro di Rutshuru e 23 in quello di Rubare, a nord di Goma. Nel centro sanitario di Nyanzale, a ovest di Rutshuru, ci sono 37 bambini in cura per malnutrizione e 21 ricoverati. Ogni giorno vengono effettuate circa 75 visite mediche.
Ban Ki-moon chiede inchiesta su uccisione giornalista (Alice/Apcom, 25/11/2008)
Il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon ha chiesto un'inchiesta indipendente sull'uccisione di Didace Namujimbo, un reporter dell'emittente dell'Onu, Radio Okapi, colpito alla schiena e al collo da colpi di arma da fuoco venerdì sera fuori dalla sua casa a Bukavu, la capitale del sud del Kivu. La sua morte "mette in luce ancora una volta la profonda insicurezza che regna nella Repubblica Democratica del Congo, particolarmente per i giornalisti il cui lavoro li rende particolarmente vulnerabili" ha detto Ban in un comunicato. Namujimbo aveva ampiamente coperto la notizia della morte di un suo collega di Radio Okapi, Serge Maheshe, ucciso in circostanze simili nel giugno 2007. Lo ha spiegato a Reporters sans frontiers il direttore dell'emittente, Leonard Mulamba. Il tribunale, che ha condannato tre persone per l'uccisione di Maheshe non è stato però in grado di determinare se il giornalista sia stato ammazzato per il lavoro che svolgeva o meno. Tuttavia esperti legali, nazionali e non, hanno trovato irregolarità nelle procedure legali. La domanda ora è se Didace Namujimbo sia stato ucciso dalle stesse persone. Un portavoce delle Nazioni Unite Madnodje Mounoubai ha spiegato che Namujimbo - 34 anni, sposato e con due figli - non aveva mai ricevuto minacce di morte. I suoi killer hanno portato con sè il cellulare della vittima ma non i soldi o il computer. Il Comitato per la protezione dei giornalisti ha spiegato che Namujimbo è il quinto giornalista congolese ucciso dal 2005. "L'impunità per violenza contro i media è più una regola che un'eccezione in Congo" ha detto Tom Rhodes, del comitato con sede a New York che nel 2007 ha classificato il Congo uno dei paesi peggiori in termini di libertà di stampa. (Alice/Apcom,
25/11/2008)
Onu, rapporto denuncia esercito e ribelli per stupri (SwissInfo, 24/11/2008)
Stupri, torture e omicidi di massa sono stati commessi tanto dall'esercito regolare della repubblica democratica del Congo quanto dai ribelli guidati dal generale Laurent Nkunda. Lo ha riferito il segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon, in un rapporto trasmesso al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite in cui denuncia una serie di violazioni di diritti umani che suscitano "grave preoccupazione". L'esercito e la polizia nazionale "sono responsabili di un gran numero di gravi violazioni dei diritti umani nel periodo di riferimento (luglio-novembre)". Tra le atrocità elencate ci sono "esecuzioni arbitrarie, stupri, torture, trattamenti inumani e degradanti". I servizi segreti di Kinshasa, inoltre, avrebbero fatto uso di arresti arbitrari e talvolta anche di "torture ed estorsione". In particolare, le autorità congolesi avrebbero preso di mira giornalisti e attivisti per i diritti umani, che sono stati minacciati, arrestati e detenuti. I ribelli di Laurent Nkunda, d'altra parte, hanno "perpetrato gravi abusi dei diritti umani nell'impunita" e sarebbero colpevoli per "uccisioni di massa, torture, rapimenti, reclutamento forzato di bambini, distruzione di campi profughi, lavoro forzato, violenza sessuale". (SwissInfo,
24/11/2008)
L’‘oro’ di Mobutu agli eredi dell’ex presidente? (Misna, 24/11/2008)
Congelato in Svizzera per più di 10 anni, l’‘oro’ di Mobutu Sese Seko sembra destinato a finire nelle tasche degli eredi dell’ex-presidente dello Zaire: lo scrive il quotidiano elvetico ‘Neue Zurcher Zeitung’, secondo il quale la magistratura potrebbe liberare un patrimonio da oltre cinque milioni di euro il 15 dicembre. La decisione, hanno detto al giornale alcuni funzionari del ministero degli Esteri svizzero, è dovuta all’impossibilità giuridica di confiscare i beni o di estendere ancora una volta il periodo di sequestro. Secondo le fonti della ‘NZZ’, il governo della Repubblica democratica del Congo ha comunicato alle autorità elvetiche la decisione di non intervenire, consentendo in questo modo agli eredi di Mobutu di entrare in possesso del patrimonio. La posizione di Kinshasa è interpretata dalla ‘Neue Zurcher Zeitung’ come una conferma del ruolo centrale che il ‘clan’ dell’ex-presidente continua ad avere nella politica nazionale: Nzanga Mobutu, figlio del maresciallo che governò lo Zaire dal 1965 al 1997, è tra l’altro vice-primo ministro nel governo del presidente Joseph Kabila.[ VG] (Misna,
24/11/2008)
Commozione e indignazione per l'uccisione di un altro giornalista di Radio Okapi (Fides, 24/11/2008)
Ha suscitato viva commozione e indignazione a Bukavu, capoluogo del sud Kivu nell'est della Repubblica Democratica del Congo, l'uccisione di Didace Namujimbo, giornalista di Radio Okapi, organo di informazione sostenuto dalla Missione delle Nazioni Unite in Congo (MONUC) e dalla fondazione Hirondelle (fondazione con base in Svizzera per sostenere media indipendenti in situazioni difficili). Namujimbo è stato ucciso il 21 novembre da sconosciuti mentre stava rincasando dopo una giornata di lavoro. La Fondazione Kataliko “Actions Pour l'Afrique” ha inviato all'Agenzia Fides un comunicato nel quale si sottolineano le similitudini tra questo omicidio e l'assassinio di altre persone che a Bukavu si sono battute per la pace nella verità e nella giustizia. “Questo nuovo omicidio dopo quello di Serge Maheshe, di Kabungulu, di Mons. Munzihirwa e di altri leader della società civile si iscrive nel piano di fare tacere le persone che hanno proprie opinioni indipendenti o che conoscono troppo sui nemici della popolazione, della pace e della verità” afferma il comunicato della Fondazione Kataliko, che prende il nome da Mons. Emmanuel Kataliko, Arcivescovo di Bukavu, morto a Roma nel 2000, che si è battuto a lungo per la pace nel Kivu. Mons. Kataliko aveva preso il posto di Mons. Munzihirwa, che era stato ucciso il 29 ottobre 1996, allo scoppio della guerra che avrebbe portato alla caduta di Mobutu.
P. Cattani: un'illuminante visione d'insieme (Misna, 23/11/2008)
“La guerra in Nord Kivu ha radici profonde che portano tutte a una lotta per il controllo delle risorse minerarie e che poco hanno a che fare con l’elemento etnico”: lo afferma padre Loris Cattani, missionario saveriano con otto anni di esperienza in Kivu, a Bukavu, da qualche tempo tornato in Italia a Parma. Il sottosuolo del Kivu è ricco di risorse preziose, il coltan in particolare, un minerale impiegato per la produzione di quei chip elettronici che servono per far funzionare computer, telefoni portatili e altre recenti innovazioni tecnologiche. “In Congo – prosegue padre Cattani raggiunto dalla MISNA a Parma – esistono 450 gruppi linguistici, solo nella zona del Kivu dove io ho operato sono almeno 15; la gente del paese è abituata a convivere in comunità eterogenee, dove tante sono anche le religioni e le sette, ma dove non sono mai mancati i matrimoni misti e le forme di vita comunitaria”. Se è “semplice” identificare nelle ingenti ricchezze del sottosuolo le cause del conflitto, più complesso è dare una spiegazione ai periodi di ciclica violenza che interessano queste regioni e che hanno causato centinaia di migliaia di sfollati. “Negli ultimi 15 anni ci sono state tre guerre – prosegue padre Cattani – e ognuna di queste ha man mano complicato il quadro generale; c’è stata quella del 1996-97 con protagonista Laurent Désiré Kabila, il padre dell’attuale presidente congolese Joseph Kabila; c’è stata quella del 1998-2003 con in prima fila il Rassemblement congolais pour la démocratie (Rcd-Goma) guidato da Kin-Kiey Mulumba; c’è infine l’attuale confronto tra esercito e Congresso nazionale per la difesa del popolo (Cndp) dell’ex-generale Laurent Nkunda”. Ma che si tratti di reale confronto armato tra Nkunda ed esercito, padre Cattani ha qualche dubbio; o, meglio, ciò che appare non è necessariamente il reale stato di cose. “Innanzitutto - aggiunge il missionario saveriano – bisognerebbe ricordare la lunga storia di Nkunda che già nel 1990-94 combatteva a fianco dell’attuale capo di stato ruandese, Paul Kagame; rientrato in Congo, Nkunda entra nel Rdc-Goma e alla fine della guerra viene nominato generale e forse, ma non è certo, gli viene proposta la carica di comandante della regione militare del Kivu che lui avrebbe però rifiutato. Di lì, nel 2004, attacca Bukavu, poi si ritira nel Masisi, quindi si ritira da qualunque accordo di pace prospetti un riposizionamento delle sue truppe in altre zone del Congo. Arrivando ai nostri giorni, ci sono alcuni fatti indiscutibili che permettono di trarre poi alcune conclusioni. Il primo riguarda gli attuali vertici militari di Kinshasa e in particolare della regione militare del Kivu: si tratta di militari che avevano combattuto insieme a Nkunda nelle file del Rdc-Goma; difficilmente adesso potrebbero realmente combattere contro di lui. Il secondo: la corruzione nell’esercito di Kinshasa e nelle rappresentanze politiche è diffusa e gioca molto spesso a favore di Nkunda. Il terzo: nei mercati di Kisangani, i commercianti vendono le razioni alimentari destinate all’esercito di stanza in Kivu che non riceve da tempo anche gli stipendi; ecco perché spesso vediamo i soldati razziare i villaggi e saccheggiare le abitazioni civili”. A ricevere regolarmente i loro stipendi sono invece i ribelli del Cndp, generalmente anche meglio equipaggiati: “Nkunda paga i suoi uomini grazie allo sfruttamento delle miniere del Kivu, ma ci sono elementi che fanno credere che parte delle paghe destinate ai soldati governativi finisce nelle tasche dei ribelli. Connivenze che spazzano ulteriormente via le tesi di un conflitto etnico”. Il Congo è, secondo padre Cattani, uno scacchiere nel quale la posta in palio sono le miniere, ma nel quale ci sono protagonisti che giocano su più livelli. “A un piano nazionale, a sfruttare illegalmente i giacimenti sono i ribelli, ma sono anche i militari, i politici, perfino i commercianti di Goma. Non serve molto tempo per vedere i tanti piccoli aerei che fanno la spola tra il Rwanda e piccole piste in mezzo alla foresta. E a trafficare con il Rwanda non sono semplicemente i ribelli del Cndp che qualcuno vuole solo tutsi e quindi vicini a Kagame, ma anche gli hutu delle Forze democratiche per la liberazione del Rwanda (Fdlr), i mayi-mayi, i politici: tutti uniti nel saccheggiare le risorse nazionali a scapito delle casse pubbliche e degli interessi della popolazione. Su un piano internazionale, ci sono le responsabilità del Rwanda dove Nkunda trova anche ex-militari da arruolare nelle sue milizie e sostegni politici; altri sostegni questo ex-generale li trova in Uganda, ma anche in Inghilterra e in America. Perché – e così ci spostiamo da un piano regionale a uno intercontinentale – il Nord Kivu è diventato il punto di scontro tra vecchi interessi coloniali. Da una parte l’area anglo-americana, dall’altra quella franco-europea: questa ‘sfida’ si combatte con proclami, con la guerra e con disegni strategici che potrebbero anche portare alla creazione di stati nano facilmente controllabili. Non è un caso che qualche settimana fa, i ministri degli Esteri francese e inglese si siano presentati insieme a Goma: lo hanno fatto per controllarsi a vicenda!”. Sono tutti elementi che portano all’inizio del discorso, ovvero alle motivazioni prettamente economiche del conflitto: “L’Onu – conclude il missionario – ha pubblicato ben quattro rapporti sulle relazioni tra questo conflitto e lo sfruttamento illegale delle risorse minerarie; l’Unione Europea ha varato provvedimenti per stabilire la ‘rintracciabilità’ dei prodotti esportati dal Congo, per identificare cioè la loro provenienza illegale o meno. In questa guerra non c’entrano né etnie, né religioni: è una questione di accaparramento illegale di risorse, di influenze politiche, di equilibri regionali e internazionali. L’unico vero grande sconfitto è il popolo congolese”.[CO] (Misna,23/11/2008)
Sfiorato scontro caschi blu-regolari nel nord Kivu (Agi, 23/11/2008)
Scontro sfiorato tra i caschi blu della missione Onu nella Repubblica democratica del Congo (Monuc) e le truppe regolari di Kinshasa nella provincia di Nord Kivu. Come ha riferito all'Agi Ugo Borga, fotografo e giornalista freelance, nei pressi del campo profughi di Kibaki un plotone di soldati congolesi ha intimato l'alt a due blindati della Monuc riuscendo a bloccarne uno solo. Perquisendo il mezzo, ha riferito Borga, i militari hanno "trovato ammassati all'interno una decina di uomini in abiti civili e alcuni in divisa: secondo i caschi blu Mai-Mai alleati dei regolari. Questi ultimi credendo invece che si trattasse di ribelli della Cndp del generale (Laurent) Nkunda li hanno tirati fuori e massacrati di botte: un vero e proprio pestaggio collettivo. Alla fine li hanno caricati su un camion e li hanno portati via sotto gli occhi dei caschi blu impotenti". I veri problemi per gli uomini dell'Onu sono iniziati dopo. "La tensione e' via via montata - ha aggiunto Borga che si trovava sul posto con altri colleghi - quando sono arrivati dal campo profughi vicino centinaia di persone che hanno iniziato a lanciare sassi contro il blindato. Dopo poco sono intervenuti sul posto i rinforzi della Monuc, caschi blu uruguaiani provenienti da una base vicina che sono riusciti a recuperare i compagni e a portarli via" (Agi,
23/11/2008)
Ucciso un giornalista di Radio Okapi (Sabatosera, 22/11/2008)
Un giornalista di Radio Okapi,la radio sostenuta dall'Onu, è stato ucciso ieri a Bukavu, città al confine col Rwanda. Si tratta di Didace Namujimbo, che lascia una moglie e due bambini. Namujimbo è stato ucciso a colpi di armi da fuoco intorno alle 21.30 di ieri sera, mentre stava rientrando a casa. Alcuni testimoni hanno sentito prima delle grida di gente che discuteva, poi dei colpi d'arma da fuoco. Il cadavere della vittima è però stato scoperto solo all'alba di questa mattina. E' il secondo giornalista di Radio Okapi ucciso in poco più di un anno. Il 13 giugno 2007 era stato ucciso il segretario di redazione Serge Maheshe. (Sabatosera,
22/11/2008)
Leader ribelli, non accettiamo truppe onu extra (Asca-Afp, 22/11/2008)
Il leader supremo dei ribelli congolesi, Laurent Nkunda, ha criticato duramente il dispiegamento extra delle truppe Onu nella Repubblica Democratica del Congo dichiarando che i caschi blu non riusciranno mai a portare la pace nella regione. Nel suo primo discorso pubblico, durante una manifestazione avvenuta a Swahili, l'ex generale ha ribadito con forza che l'invio di truppe supplementari e' ''un errore'' e che i ribelli ''non accetteranno stranieri'' che vogliono provvedere ''alla nostra sicurezza qui''. ''Voi - ha gridato Nkunda alla folla - potete aiutarci nella rivoluzione o stare con la Monuc (la missione delle Nazioni Unite nella Repubblica democratica del Congo). Ma se aspettate che la Monuc vi porti la pace, allora aspetterete per sempre''. ''Dobbiamo essere uniti per lavorare insieme per la nostra sicurezza'', ha concluso il leader. Ieri il Consiglio di Sicurezza dell'Onu ha deciso di aumentare le proprie truppe nella regione di tremila unita'. (Asca-Afp,
22/11/2008)
L'ex capo Monuc: 'Si muova l'Europa, adesso' (Peacereporter, 21/11/2008)
Jean Marie Guehenno ritiene essenziale che nella zona del Nord Kivu venga inviata una effettiva forza internazionale. Un'offerta dall'Europa in tal senso costituirebbe un forte segnale alle parti in causa nel conflitto che ha causato diverse centinaia di morti e 250mila profughi solo nelle ultime settimane. In Congo è dispiegata la più grande missione Onu, la Monuc, che può contare su un numero di 17mila effettivi. Ciononostante, sono solo mille i soldati impiegati intorno alla città di Goma, dove i combattimenti tra l'esercito le milizie di Laurent Nkunda hanno dato inizio a una nuova, grave crisi umanitaria. Nonostante il Consiglio di Sicurezza Onu abbia votato una risoluzione che prevede l'aumento delle truppe in Congo "per eseguire in pieno il mandato delle nazioni Unite", nessuno, con precisione sa dire quando e dove saranno impiegati i 2785 nuovi soldati e i 300 poliziotti. Il governo di Kinshasa ha dato il benvenuto alla decisione dell'Onu, ma ha chiesto che anche il mandato venga rinforzato. Attualmente le truppe operano sotto "Capitolo Sette", cioè possono operare per garantire la sicurezza propria e quella dei civili, ma devono lavorare in coordinamento con l'esercito. Secondo l'ex capo dei Caschi blu, è arrivato il momento che l'Europa faccia i suoi conti e far sapere se l'Africa ha un'importanza strategica così come l'Afghanistan, oppure no.
(Peacereporter,
21/11/2008)
Onu, 3. 000 rinforzi non risolveranno tutto (Agi, 21/11/2008)
I tremila 'caschi blu' di rinforzo, il cui invio nella Repubblica Democratica del Congo e' stato appena autorizzato dal Consiglio di Sicurezza dell'Onu, non potranno di per se' bastare a fare fronte alla sempre piu' drammatica crisi in atto nella provincia orientale del Nord Kivu: a mettere le mani avanti e' stato il tenente colonnello Jean-Paul Dietrich, portavoce militare della Monuc, la Missione delle Nazioni Unite nell'ex Zaire. L'alto ufficiale svizzero ha riconosciuto come l'arrivo di tremila uomini in piu', che portera' il totale a ventimila circa, "aumentera' le nostre capacita' nel creare corridoi umanitari, in caso di spostamenti di masse di sfollati", che attualmente "non siamo in grado" di assistere; pero', ha aggiunto, cio' che serve alla Missione sono "truppe mobili, bene equipaggiate e bene addestrate", giacche' "i mezzi di cui disponiamo vanno bene per i pattugliamenti, ma per fare di piu' siamo gia' ridotti all'osso". Dietrich ha cosi' replicato alle critiche rivolte al suo contingente, il piu' vasto nella storia del Palazzo di Vetro, per non aver saputo tutelare adeguatamente dai combattimenti 250.000 civili in fuga.
Presidente Kabila in angola per discutere crisi (Asca-Afp, 21/11/2008)
Il presidente della Repubblica Democratica del Congo, Joseph Kabila, si e' incontrato a Luanda con il presidente dell'Angola per discutere delle insurrezioni dei ribelli che tormentano la parte est del Congo. Kabila, arrivato da Brazzaville, Congo, e' stato ricevuto ufficialmente nel palazzo presidenziale. Il presidente congolese ha definito la situazione nel suo Paese ''drammatica e catastrofica''. Un portavoce di Kabila riporta che la prossima settimana avra' luogo a Kinshasa, Congo, un vertice straordinario delle 10 comunita' economiche dell'Africa centrale per discutere la crisi in Congo, anche se ancora non e' stata stabilita la data precisa.
(Asca-Afp, 21/11/2008)
Fonte Chiesa locale: “Segnali inquietanti di una possibile estensione della guerra al sud Kivu” (Fides, 20/11/2008)
“Stiamo cogliendo segnali di un piano di rilancio delle ostilità che coinvolgerebbe anche il sud Kivu” dice all'Agenzia Fides una fonte della Chiesa locale (che per motivi di di sicurezza desidera non essere citata per nome) da Bukavu, capoluogo del sud Kivu, nell'est della Repubblica Democratica del Congo. Il sud Kivu confina con il nord Kivu, il cui capoluogo, Goma, rimane assediata dalle truppe del generale ribelle Laurent Nkunda, nonostante il parziale ritiro effettuato ieri (vedi Fides 19/11/2008).
Oltre un milione di profughi in fuga. Molti, circa 250mila, sono donne e bambini. Sono questi i numeri della tragedia umanitaria in nord Kivu, territorio conteso dove si sta combattendo l'ennesimo conflitto africano. Ma la guerra nella regione nord orientale del Congo non è, solamente, una questione africana: riguarda tutta la comunità internazionale in un intreccio economico e finanziario, dominato dalle ingenti risorse minerarie del sottosuolo congolese. Un conflitto complesso voluto e finanziato da molti, a partire dai signori della guerra locali, che sta portando allo stremo la popolazione civile. "A farne le spese è sempre la povera gente", ha commentato padre Alex Zanotelli, gli abitanti del Kivu che si rifugiano, di notte, nella foresta senza acqua né cibo, aspettando che la guerra li risparmi ancora una volta.
Padre Zanotelli come definirebbe la guerra in nord Kivu?Si tratta di guerra civile? - vedi tutta l’intervista sul sito melting’pot (melting’pot,
30/11/2008)
Dott. Fornoni, ci può dire dove vanno a finire le ricchezze estratte nel Nord Kivu? La maggior parte delle ricchezze estratte nel Nord Kivu, il coltan ma non solo, lasciano sempre il territorio del Congo. Insomma, non risulta che questi minerali partano per le esportazioni verso i mercati europei o asiatici da Goma (la capitale del Nord Kivu) proprio dal Congo. In realtà i paesi che si arricchiscono con le ricchezze congolesi sono quelli confinanti, Uganda, Burundi, ma anche lo Zimbabwe o la Namibia, a seconda delle ricchezze in questione. E chiaramente il Ruanda. Questo avviene soprattutto perché nel Nord Kivu non ci sono banche. - vedi tutta l’intervista sul sito melting’pot. (melting’pot,
30/11/2008)
Nel video si vede l'ex presidente nigeriano Olusegun Obasanjo arrabbiato con Nkunda per aver lanciato la settimana scorsa una nuova offensiva alla frontiera con l'Uganda. Le sue truppe controllano ormai due postazioni e una città. "Fai di me uno zimbello", ha dichiarato l'inviato Obasanjo, furioso. "Quando accaduto negli ultimi 14 giorni non mi rende felice", ha proseguito - sottolineando - Non hai ricambiato la fiducia che ti ho accordato e sono deluso". Ma Nkunda ha risposto che il cessate il fuoco riguardava esclusivamente l'esercito congolese: "Abbiamo accordato una tregua con le forze governative, non con forze straniere e negative", ha dichiarato il l'ex generale tutsi, spiegando che porterà avanti la sua missione principale, cioè quella di proteggere l'etnia tutsi dai combattenti hutu, rifugiatisi in Congo dal Ruanda dopo il genocidio del 1994. "Non hanno il diritto di stare qui. No. E devo combatterli in ogni modo", ha concluso.
Ieri l'incontro tra i due uomini è durato più di un'ora e si è svolto nella città di Jomba, in mano ai ribelli, non lontano dalla frontiera con l'Uganda. Gli insorti hanno lanciato l'offensiva il 22 novembre nella città di Ishasha, tentando di cacciare dal paese circa 1.500 miliziani hutu, la maggior parte dei quali potrebbero essere ruandesi già esiliati in R.d.Congo. Di fronte alle violenze, più di 10mila persone sono fuggite verso la vicina Uganda.
(Alice/Apcom,
30/11/2008)
Secondo un deputato congolese, membro dell'Alleanza per una maggioranza presidenziale (nota con l'acronimo francese AMP), nonostante il significato politico di un incontro tra i presidenti Kabila e Paul Kagame del Ruanda al summit del 7 novembre a Nairobi per parlare della crisi nel Kivu, "il nodo della questione all'incontro di Nairobi è stato l'economia". Il leader dei ribelli serve come "una forma di ricatto o costrizione contro Kinshasa per non essere riuscita a tutelare gli interessi degli investitori occidentali nella RDC, soprattutto nel settore minerario", spiega il deputato, che ha preferito rimanere anonimo.
Nel 2006, la RDC ha ricevuto aiuti tecnici, logistici e finanziari sostanziali dall'Occidente per organizzare le elezioni dopo la guerra civile (1998-2002), che ha provocato oltre 4 milioni di morti in questo paese dell'Africa centrale. Ma pochi mesi dopo le elezioni, il governo di Kabila ha firmato una gran quantità di contratti minerari concedendo alle corporation cinesi un'ampia fetta di diritti minerari nella RDC, anche di siti che devono ancora essere valutati. Contratti per un valore stimato intorno ai 10 miliardi di dollari nei prossimi 30 anni. Alcuni contratti minerari erano già stati firmati con gli investitori occidentali, durante il governo di transizione in Congo (2003-2006). Ma successivamente erano stati rivalutati e rinegoziati, per un "bilanciamento degli interessi delle parti" dopo che agli investitori era stata concessa la fetta maggioritaria dei ricavi, secondo Victor Kasongo Somari, vice ministro delle miniere.
La presenza di combattenti Hutu nel Nord Kivu, ricercati per la loro presunta partecipazione al genocidio del 1994 in Ruanda, rimane una scusa per l'intervento di Kagame in Congo "per proteggere i confini congolesi del Ruanda". La pace nella regione dipende anche dalla sincerità politica di Kinshasa, dal suo sforzo diplomatico e dalla credibilità delle Forze armate della RDC (FARDC), secondo gli analisti. I leader del Cadre de concertation des notabilités des Kivu (CCNK), un gruppo di politici, economisti e altri membri della società civile, sospettano che i funzionari di Kinshasa abbiano deliberatamente confuso le acque sulla sicurezza e sull'esercito, soprattutto per armare i ribelli e fornire loro un sostegno politico.
A settembre, due parlamentari dell'AMP al governo hanno aderito alla protesta, che ha assunto così un certo grado di legittimità politica. I loro sospetti sono rafforzati dal fatto che un ex membro di alto rango del Rally for Congolese Democracy-Goma (RCD-Goma), Déo Rugwiza, è responsabile della gestione dei confini della RDC; Rugwiza era vicino a Kunda quando l'RDC-Goma era ancora una forza armata durante la precedente guerra civile. Il CCNK, riflettendo i sentimenti di alcuni parlamentari, ha dichiarato che adesso i negoziati tra Kinshasa e i ribelli sarebbero "inopportuni".
Sul piano militare, l'esercito della RDC non è sufficientemente equipaggiato né pronto a combattere. I soldati non ricevono lo stipendio da diversi mesi e le loro famiglie vivono nella semi povertà. Le conseguenze immediate del loro stato d'animo si vedono nella fuga davanti al nemico, o nel saccheggio dei beni dei civili. Secondo gli analisti, la capacità delle FARDC di riacquistare le forze per combattere dipende dall'attuale leadership dell'esercito congolese. Gabriel Amisis, generale delle truppe di terra delle FARDC, noto come Tango Fort, è uno degli alti funzionari del RDC-Goma. Anche lui ha combattuto al fianco di Kunda nella rivolta contro il regime di Laurent-Désiré Kabila, e poi di quello del figlio di Kabila, nella fase del dialogo intercongolese nel 2003, che ha portato alla creazione del governo di transizione. Tango Fort, che è la voce forte nelle questioni del riarmo e dell'esercito, è stato accusato di non essere capace di combattere contro il suo ex fratello d'armi Nkunda. E per di più, le autorità non hanno il controllo sulla malversazione dei salari dell'esercito. (FINE/2008)
(IPS, 28/11/2008)
Ndr – IPS è un ottimo sito con analisi ed articoli. Un da visitare regolarmente
sono il presidente di un'associazione di volontariato medico-sociale che opera a Bukavu ( sud Kivu, RDCongo). Dopo decenni di omissioni e silenzi dei media ( responsabili se non altro di tutta l'ignoranza e i pregiudizi che l'opinione pubblica nutre nei confronti dell'Africa in generale e di questo eterno conflitto in particolare ), oggi almeno se ne parla, si pubblicano resoconti, interviste, cifre e immagini agghiaccianti.
Così nel Magazine del Corriere del 13 c.m. Tutto preciso e giustamente toccante la focalizzazione sui bambini-soldato. Ma mi lasci fare un appunto sostanziale: perché, per l'ennesima volta ( non è bastata la lezione del genocidio del Ruanda?) si tratteggiano i contorni dell'odio etnico e non si fa neanche un accenno ai coinvolgimenti e alle responsabilità internazionali?
Vivendo tra i Congolesi ( che sono e vogliono essere riconosciuti come "un" popolo) ho sentito tutta la loro delusione e persino avversione nei confronti delle truppe della MONUC, sempre più numerose e sempre più inefficaci.
Durante un incontro con un gruppo locale di sostegno alle donne colpite dalle atrocità della guerra, le nostre voci venivano coperte dal rumore di elicotteri che trasportavano, avanti e indietro, i tecnici delle multinazionali, dalla città alle miniere circostanti. E' rimasta per me come una vivente, concreta metafora degli interessi miliardari che passano sopra le teste della gente, complici dell'eterno conflitto che finanziano e armano per mantenere i loro affari.
Io mi sono "accanito", consultando libri, periodici, notiziari, su una ricostruzione storico-politica delle vicende della Regione dei Grandi Laghi ( da Bismarck al III millennio!)che si può scaricare dal nostro sito:www.genteincammino.org Non facciamo del moralismo, ma almeno un po' di luce e di chiarezza. -
Giancarlo Trovati - giancarlotrovati@libero.it
R.: Leggendo lettere come la sua, confesso, mi scoraggio. Molte brave persone hanno dedicato la vita all'Africa post coloniale: ma non cambia mai niente. O, almeno, cambia troppo poco. Detto questo, complimenti (ma a cosa servono?)
(Italians/Beppe
Severgnini, 28/11/2008)
Sono almeno 13.000 i civili fuggiti in Uganda negli ultimi due giorni, stando a quanto precisato dal portavoce dell'Alto commissariato dell'Onu per i rifugiati (Unhcr), Robert Rosso. "Alcune delle storie raccontate dai profughi sono spaventose - ha detto - raccontano di aver visto molti cadaveri lungo il cammino verso l'Uganda, durato diversi giorni".
(Alice/Apcom, 28/11/2008)
De Merode ha deplorato «il saccheggio di molto materiale di servizio e da ufficio e il bracconaggio perpetrato dentro ed intorno al parco e la deforestazione causata dai bisogni domestici dei profughi», un rapporto sullo stato dell'area protetta non sarà pronto prima di un mese. Il parco del Virunga si estende proprio nella zona più calda del conflitto congolese, ai confini con Rwuana ed Uganda, e i danni che hanno subito la sua fauna e la sua flora sono enormi. La guerra e l'avidità umana rischiano di far scomparire nel sangue dell'infinita mattanza congolese i paesaggi fiabeschi dei vulcani attivi, le foreste tropicali e i gorilla di montagna, di inquinare senza speranza i fiumi alimentati dalle nevi e dai ghiacci del Ruwenzori, la savana e la moltitudine di paludi, laghi e ruscelli che ospitano la più ricca biodiversità di tutto il continente africano. Infatti, gli accordi con i ribelli di Nkunda risultano troppo spesso scritti sull'acqua: il leader del Cndp ha respinto addirittura la risoluzione 1.843 del Consiglio di sicurezza dell'Onu che autorizza l'aumento del contingente dei caschi blu del Monuc con 3.000 uomini.
Durante un comizio a Rutshuru davanti a più di 1.500 sostenitori ha minacciato apertamente il contingente di pace: «Non accetteremo che ci sia della gente che venga a metterci in sicurezza. Dobbiamo unirci e lavorare per la nostra propria sicurezza. Siete voi che non ci aiutate a fare la rivoluzione, allora tacete insieme al Monuc. Ma se voi vi attendete la pace dal Monuc, dovrete attenderla dopo la pioggia». Cioè, tradotto dal tutsi, mai. La risoluzione Onu rafforza un debolissimo e praticamente inerme Monuc e chiede ai «belligeranti di rinunciare immediatamente alla via delle armi ed a riprendere senza condizioni i negoziati nel quadro che era stato accettato da tutti». Nkunda non sembra accettare alcun negoziato e rafforza il suo potere dichiarando tregue unilaterali che viola quando gli fa più comodo, attaccando le impreparate e sbandate Forze armate della Rdc.
La novità, documentata in questi giorni da Pigrizia, è che nell'est della Rdc ci sono già truppe dell'Angola a sostenere il governo di Kabila, mentre è sempre più chiaro che il Cndp è armato ed appoggiato da Rwanda ed Uganda. La nuova guerra mondiale africana è probabilmente già cominciata e a rimetterci sono ancora una volta i profughi, i gorilla e l'ambiente.
(Greenreport,
26/11/2008)
Il rischio di diffusione di malattie come il colera o il morbillo aumenta fra la popolazione continuamente in fuga. Nel centro sfollati di Kibati, sempre a nord di Goma, il centro di Msf per la cura del colera ha accolto circa 169 pazienti solo dall'inizio del mese. Circa 1.400 profughi hanno trovato rifugio nell'orfanotrofio Don Bosco. Un altro centro per il colera ha curato 190 pazienti nelle ultime tre settimane, ma si è registrata una diminuzione dei ricoveri giornalieri. Msf rifornisce di acqua potabile il campo. A ovest di Goma Msf lavora presso l'ospedale di Kirotshe e supporta le strutture sanitarie in tre località oltre la linea del fronte, a Mushake, Karuba e Rubaya. Nell'ultima settimana una clinica mobile di Msf ha prestato 773 visite mediche e trasportato all'ospedale di Kirotshe i pazienti più gravi. Nello stesso periodo, presso l'ospedale di Kirioshe, sono state effettuate 282 visite ambulatoriali e 151 ricoveri. Nell'ultima settimana MSF ha realizzato 15 interventi chirurgici di emergenza, due dei quali per trauma violento. A nord, nella regione di Butembo, Msf supporta l'ospedale di Malanda e fornisce assistenza medica ai malati di colera di Beni. Nel distretto settentrionale di Ituri, i team di Msf assistono la popolazione vittima delle violenze in corso. Nei pressi della città di Gety, migliaia di profughi hanno cercato riparo nelle foreste circostanti. Msf gestisce alcune cliniche mobili in cinque località e trasporta i pazienti più gravi negli ospedali di Gety e Bunia. Negli ultimi dieci giorni a Bunia sono stati curati 26 bambini affetti da gravi forme di malnutrizione. Msf continua ad esplorare diverse zone, quando le condizioni di sicurezza lo consentono, identificando i bisogni sanitari trascurati in seguito ai combattimenti e agli spostamenti di massa che ne conseguono. (Alice/Apcom,
25/11/2008)
Pascal Kabungulu Kibembi, difensore dei diritti umani, fu ucciso il 31 luglio 2005 nella sua casa di Bukavu, di fronte alla famiglia. Serge Maheshe, anche lui giornalista di Radio Okapi, fu ucciso il 13 giugno 2007; i suoi presunti assassini sono stati condannati in un processo che è stato criticato dai leader della società civile, per la mancanza di trasparenza. L'Organizzazione Non Governativa locale “Congolese Action for Peace and Democracy”, CAPD, sottolinea, in un comunicato inviato all'Agenzia Fides, che “malgrado la presenza degli inquirenti della Corte Penale Internazionale continuano le violazioni dei diritti umani nell'insieme del territorio della RDC”.
Nel frattempo, nel nord Kivu, si è verificato un grave incidente tra i Caschi Blu della MONUC e i soldati dell'esercito regolare, quando ad un posto di blocco i militari hanno fermato due blindati dell'ONU. All'interno di uno di questi sono stati trovati una decina di uomini in abiti civili e alcuni in divisa. Secondo i caschi blu si trattava di miliziano Mai-Mai alleati dell'esercito. Ma i soldati hanno creduto si trattasse di ribelli del generale Laurent Nkunda. Il gruppetto di uomini è stato quindi picchiato selvaggiamente e portato via, senza che i Caschi Blu potessero intervenire. La popolazione locale ha iniziato ad inveire e a tirare pietre contro i militari dell'ONU che sono stati soccorsi dai loro compagni intervenuti da una vicina base. La MONUC è sospettata dalla popolazione locale di complicità con i ribelli di Nkunda. (Fides,
24/11/2008)
"Vogliamo truppe di fanteria mobili", ha insistito. "Spettera' agli Stati contributori inviare forze all'altezza". Quanto alla situazione sul terreno, e' "estremamente volatile e confusa", ha ammonito, malgrado l'effettivo ritiro da due dei fronti principali dei ribelli del Cndp, il Congresso Nazionale per la Difesa del Popolo guidato dal generale rinnegato Laurent Nkunda; si e' infatti creata una zona-cuscinetto vasta una quarantina di chilometri: troppo "grande", ha sottolineato il portavoce Onu, "per poter essere dovunque, e riuscire davvero a evitare incursioni di truppe".
(Agi,
21/11/2008)
“Il sud Kivu è stato finora risparmiato dalla guerra- dice la nostra fonte- ma abbiamo notizie del reclutamento di giovani da parte di alcune persone già note per la loro responsabilità nella guerra del 1998-2003. Siamo inoltre rimasti stupiti delle ultime nomine effettuate dal governo di Kinshasa al comando dell'esercito nazionale. Sono stati promossi alcuni ufficiali che appartenevano all'Unione Congolese per la Democrazia (Rassemblement Congolais pour la Démocratie, RCD), l'ex movimento di guerriglia dal quale proviene Nkunda. Francamente non mi sembra che sia il provvedimento migliore per difendere l'integrità territoriale del Congo”. L'RCD ha firmato gli accordi di pace del 2003, trasformandosi in un partito politico; una parte dei suoi militari sono confluiti nell'esercito regolare, tra cui lo stesso Nkunda, il quale, però non ha mai obbedito alla catena gerarchica, per poi ribellarsi apertamente contro il governo centrale.
“L'esercito regolare ha indubbiamente delle