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R.D.CONGO - 2008

Notizie dal 01/01/2008 al 30/06/2008

 

Corte penale internazionale: incriminati due ex-capi ribelli (Misna, 27/06/2008)

Al via maxi operazione contro i ribelli dell'Lra (Velino, 19/06/2008)

Udienza del Santo Padre al Presidente Cabila (Fides, 19/06/2008)

Nord-Kivu: nuove violazioni del cessate-il-fuoco (Misna, 18/06/2008)

Giornata del Bambino africano. Autorità congolesi: "Mai più bambini soldato" (Fides, 17/06/08)

Un rifiuto dell’Onu dietro la sospensione del processo a Lubanga (Misna, 17/06/08)

Nuove espulsioni dall’Angola, in migliaia in poche settimane (Misna, 13/06/2008)

Violenza sistematica contro le donne: la denuncia di Africa (Radio vaticana, 11/06/08)

Rimandato processo contro ex leader ribelle (Asca-Afp, 11/06/08)

Profughi e guerra si mangiano gli ippopotami del Virunga (Greenreport, 06/06/2008)

Offensiva regionale contro le "forze negative": popolazione in allarme (Fides, 05/06/2008)

Operazioni umanitarie sospese dopo attacco a sfollati (Alice/Apcom, 05/06/2008)

Nord Kivu: morti e feriti per attacco in campo profughi (Misna, 04/06/08)

Furto di stato - di Giorgio Forconi (Report Rai3, 28/05/2008)

Scomparsa ricercatrice tedesca, studiava scimmie (la Repubblica, 27/05/2008)

L'arresto di Bemba suscita polemiche e interrogativi (Fides, 26/05/2008)

L'arrestato delll'ex vice-Presidente Bemba (Equilibri, 26/05/2008)

In Katanga mais in cambio di minerali (Greenreport, 26/05/2008)

L'ex vicepresidente del Congo Bemba arrestato in Belgio (Euronews, 25/05/2008)

“Diritti morali” o coloniali? Ambasciatore lascia Belgio (Misna, 24/05/2008)

Naufragio su lago Tanganika, 50 dispersi (Swissinfo, 21/05/08)

TPI: Ong elvetica ha inoltrato denuncia contro Kabila (Swissinfo, 20/05/08)

Nord-Kivu: oltre 30 civili vittime in scontri fra gruppi ribelli (Misna, 07/05/2008)

Carovita: governo adotta misure per frenare i prezzi (Misna, 06/05/2008)

Onu accusata di minimizzare abusi delle forze di pace (Peacereporter, 02/05/2008)

La Cina finanzia una 'Road Map' verso la modernita'(wp) (Alice/Apcom, 02/05/2008)

14 elefanti uccisi in due settimane (SwissInfo, 01/05/2008)

Bimbi soldato : Corte internazionale chiede arresto miliziano congolese (Carla Amato, Osserv. sulla legalità, 30/04/2008)

Corte penale, mandato d’arresto per capo milizie attive in Ituri e Nord Kivu (MZ, Misna, 29/04/2008

Bbc: le truppe dell'Onu armano i ribelli in Congo (Agi, 28/04/2008)

Nord-Kivu, ancora violenze,civili in fuga (Alice/Apcom, 23/04/08)

Soldati francesi sospettati di torture nel 2003 (Alice/Apcom, 20/04/2008)

Disastro aereo; maggior parte passeggeri salvi (SwissInfo, 15/04/2008)

Incidente aereo: almeno 80 morti (Adnkronos/Ign, 15/04/2008)

Appello dei vescovi contro la violenza sulle donne (Radio Vaticana, 10/04/2008)

Stupri: Strumento di guerra ancora presente (Parlamento Europeo, 02/04/2008)

Onu, estensione embargo armi fino alla fine dell’anno (AdL, Misna, 31/03/2008)

Risorse minerarie: nominato comitato revisione contratti (MZ, Misna, 27/03/08)

Kivu: nonostante accordo, gli sfollati hanno paura e non tornano a casa (CC, Misna, 26/03/08)

Bas-Congo: al bando movimento all'origine dei disordini (CC, Misna, 25/03/08)

Governo annuncia revisione dei contratti minerari (Peacelink, 21/03/08)

Giornata del bosco: giovani Greenpeace difendono foresta (Ticinonews, 21/03/08)

Operazione della polizia contro setta, almeno 68 morti (Peacereporter, 19/03/2008)

Arcivescovo di Kinshasa ai giovani: optate per la “corruzione zero” (Zenit, 19/03/2008)

Massacri gorilla montagna, arrestato un guardacaccia (Alice/Apcom, 19/03/2008)

Epidemia di colera nel Katanga (MSF, 18/03/2008)

Violenze a donne e bambini, impunita’: un rapporto e una campagna (CC, Misna, 18/03/2008)

Decine di morti in scontri (Agr, 17/03/2008)

Nuova risoluzione su disarmo gruppi armati nell'est (MZ, Misna, 14/03/2008)

Accordo di Goma: dopo sei settimane bilancio preoccupante nel Nord-Kivu (CC, Misna, 11/03/2008)

Sant'Egidio media tra il governo di Kinshasa e i ribelli hutu rwandesi dell'est del Congo (LM, Fides, 11/03/2008)

Dopo gli ultimi scontri l’ONU schiera altri “Caschi Blu” nel basso Congo (LM, Fides, 05/03/2008)

La denuncia degli Istituti religiosi della Provincia del Katanga (LM, Fides, 04/03/2008)

Scontri tra ribelli separatisti del Bdk e forze dell'ordine: almeno 22 morti (Peacereporter, 04/03/2008)

Ribelli di Nkunda rientrano nel comitato monitoraggio tregua (Peacereporter, 04/03/2008)

Una misteriosa epidemia fa strage di bestiame nel Bas-Congo (Greenreport, 03/03/2008)

Miniere del Kivu: rapporto Onu, sanzioni per gruppi armati e aziende (MZ, Misna, 29/02/2008)

Nord-Kivu: nuove violazioni del cessate-il-fuoco (CC, Misna, 27/02/08)

"La pace nell'est dipende da come viene applicato l'accordo di Goma" (LM, Fides, 21/02/2008)

Nord-Kivu: civili vittime violenze di esercito e ribelli (CC, Misna, 20/02/2008)

Onu, 16 detenuti morti di fame (Ansa, 20/02/2008)

Rissa tra soldati e reclute in base militare,30 feriti (Alice/Ap, 18/02/2008)

Scontri tra caschi blu e ribelli Tutsi di Nkunda, un ferito (Peacereporter, 16/02/2008)

Nuovo sisma di magnitudo 5.5 della scala Richter (Ansa,

Vescovi: "Appoggiamo il processo di revisione degli ingiusti contratti minerari" (LM, Fides, 13/02/08)

Epidemia di colera in Katanga: 4mila casi, un centinaio le vittime (MSF, 13/02/08)

Onu: bambini soldato, in Congo ancora migliaia (Swissinfo, 13/02/08)

Probabile ritardo per il processo a Lubanga (Peacereporter, 13/02/08)

Nord-Kivu: nonostante cessate-il-fuoco, scaramucce "preoccupanti" (CC, Misna, 12/02/2008)

Ituri: corte penale formalizza accuse contro ex-capo ribelle (CO, Misna, 11/02/2008)

WWF, al via progetto per salvare gorilla (Ansa, 08/02/2008)

Trasferito all'Aja capo milizia accusato di crimini contro l'umanità (Peacereporter, 07/02/2008)

Sud-Kivu: scontri tra esercito e ribelli (CC, Misna, 07/02/2008)

Epidemia di colera nel sud del paese (Ansa, 06/02/2008)

Terremoto: migliaia i senza tetto, sale bilancio vittime (CC, Misna, 05/02/2008)

Terremoto: notte all’adiaccio, in Congo e Rwanda, si contano i danni (CC, Misna, 04/02/2008)

Terremoti: grandi laghi; sale bilancio morti in Ruanda e Rdc (Ticinonews, 03/02/2008)

Sisma di magnitudo 6: almeno due morti, decine di feriti (Alice/Apcom, 03/02/2008)

Nord-kivu: nuova violazione del cessate-il-fuoco (CC, Misna, 31/01/08)

Affonda chiatta, 13 morti e decine di dispersi (la Repubblica,30/01/2008)

Impegno dei gruppi ribelli per la pace (Natascia Malsano, Ag. Radicale, 29/01/2008)

Nord-Kivu: gruppi ribelli violano il cessate-il-fuoco (CC, Misna, www.misna.org 28/01/2008)

Francia riapre due consolati nella regione di Kivu (Alice/Ap, 26/01/2008)

Pronta l'amnistia per il generale ribelle Laurent Nkunda (Peacereporter, 25/01/2008)

Una pace "americana" per l’est del Congo? (LM, Fides, 24/01/2008)

Finalmente la pace: firmati gli accordi tra governo e ribelli (M. Fagotto, Peacereporter, 23/01/2008)

Ogni mese muoiono 45.000 persone1998 per fame, guerra e malattie (Alice/Apcom, 22/01/2008)

Conferenza di Goma: chiusura rimandata, blocco nelle trattative (CC, Misna, 22/01/2008)

Raggunto accordo di pace tra governo e gruppi armati Kivu (Alice/AP, 21/01/2008)

Negoziati di pace in Kivu (Vita, 21/01/2008)

Conferenza di Goma: scontri mentre si parla del destino di Nkunda (CO, Misna, 18/01/2008)

Conferenza di Goma: disarmo e pacifica coesistenza al centro dei lavori (CC, Misna, 17/01/2008)

Assassinata la sorella del presidente Joseph Cabila (CC/ADL/CO, Misna, 16/01/2008)

Colera e malnutrizione si aggiungono alle sofferenze (Simone Baronia, Korazym/MSF, 16/01/2008)

Presidente vola a conferenza pace di Goma (Agi/Reuters, 15/01/2008)

Il vescovo di Kindu vuole una Chiesa come famiglia di Dio (RadioVaticana/ Dia-VOLPE, 13/01/2008)

Vescovi: “No alla divisione del Congo, sì al rispetto della volontà popolare” (LM, Fides, 09/01/2008)

Alcune fazioni boicottano negoziati su province est (Alice/Ap, 08/01/2008)

Unhcr: paesi ricchi saccheggiano e non aiutano paese (Alice/Apcom, 03/01/08)

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Corte penale internazionale: incriminati due ex-capi ribelli (Misna, 27/06/2008)

La corte penale internazionale (Cpi) ha incriminato due ex capi ribelli per crimini di guerra e contro l'umanità: Germain Katanga and Mathieu Ngudjolo Chui sono accusati di aver pianificato e ordinato, nel 2003, l'attacco contro il villaggio di Bogoro nel distretto dell'Ituri (nord-est) in cui furono uccise oltre 200 persone incluse donne vecchi e bambini, e di aver sequestrato i minori e le donne arruolando nella guerriglia i primi e riducendo in schiavitù anche sessuale le altre. Katanga era a capo delle Forze patriottiche di resistenza dell'Ituri (Frpi) mentre Ngudjolo guidava le milizie del Fronte dei nazionalisti e integrazionisti (Fpi): il loro caso costituisce il secondo processo avviato dalla Cpi, dopo quello contro Thomas Lubanga, ex-capo dell'Unione dei patrioti congolesi (Upc) che avrebbe dovuto cominciare questa settimana ma è stato sospeso per vizi procedurali, sembrerebbe commessi dalle Nazioni Unite. I giudici hanno chiesto alcuni giorni per valutare la richiesta. Lubanga è accusato di arruolamento forzato di minorenni e altri crimini contro civili.[BF](Misna, 27/06/2008)

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Al via maxi operazione contro i ribelli dell'Lra (Velino, 19/06/2008)

La Repubblica Democratica del Congo lancerà “molto presto” una massiccia operazione per annientare ed espellere i ribelli ugandesi dell’Esercito di resistenza di Dio (Lord's Resistance Army, Lra), che opera nell’area est del Paese. Lo ha annunciato il generale Bruce Kifua, comandante della nona regione militare della Repubblica Democratica. “I piani sono a uno stadio avanzato – ha proseguito l’alto ufficiale -, e presto potremo cominciare ad annientare e a cacciare i ribelli dell’Lra”. L’operazione – secondo quanto appreso dal VELINO verrà condotta da una forza composta da soldati di Kinshasa, coordinata però insieme alle autorità di Kampala. Un primo contingente, inoltre, è giunto nei giorni scorsi a Kisingani, per svolgere una ricognizione del terreno e per istituire un centro di comando, al fine di agevolare lo scambio di informazioni tra le intelligence militari dei due Paesi.
L'Esercito di resistenza di Dio ha il suo quartier generale nel Garamba national park, al confine con il Sudan, ed è stato implicato negli ultimi anni nei massacri degli animali della zona. Inoltre, a seguito delle sue attività più di cinquemila persone hanno dovuto abbandonare le loro case. L’Lra, nato nel 1987, ha da sempre condotto attività di guerriglia contro il governo ugandese del presidente, Yoweri Museveni, ed è attivo principalmente nelle aree di Kukudu, Nakale, Walibi e Haut Uele. Il periodo più feroce fu dal 2002 al 2005 quando il movimento, a seguito dei massacri perpetrati ai danni dei soldati di Kampala, fu condannato dalla Corte criminale internazionale. L’organismo decretò anche l’arresto dei suoi alti comandanti, tra cui Joseph Kony, colpevole di aver rapito dal 1987 più di 20 mila bambini per farne dei guerriglieri e di aver ucciso un numero elevato di soldati e civili.
Nel marzo del 2002, però, Kampala passò al contrattacco con l’operazione Iron Fist (pugno di ferro, ndr) contro le basi dell’Lra nel sud del Sudan. Nel 2003, poi, ci furono diversi sforzi politici e diplomatici per far cessare le ostilità, che però si rivelarono vani e che richiesero l’intervento delle Nazioni Unite a dicembre dello stesso anno. Il 14 aprile del 2004, il Consiglio di sicurezza dell’Onu condannò le atrocità commesse dai ribelli ugandesi e poi fu la volta della Corte criminale internazionale. Il 15 novembre del medesimo anno fu firmata una tregua tra le parti, che durò solo fino al 31 dicembre. Il 1 gennaio 2005, infatti, l’Lra riprese le ostilità fino a un nuovo accordo di cessate il fuoco 3 febbraio. Anche in questo caso, però, la calma durò poco. Il 14 settembre 2005 si ricominciò a combattere fino al 30 novembre dello stesso anno quando il vice comandante del gruppo, Vincent Otti, contattò la Bbc annunciando di volere un incontro con il governo ugandese per firmare la pace. Kampala, seppur scettica, accettò l’invito e ci un un’altra intesa. Pochi mesi fa, infine, una nuova rottura: i ribelli ricominciarono a condurre una violenta campagna di attacchi in tutta la sub-regione, che coinvolse anche la Repubblica Centrafricana e quella Democratica del Congo. E, a causa del riaccendersi della violenza, tutti i governi dei Paesi coinvolti sono dovuti intervenire. Prima lo hanno fatto singolarmente e ora collegialmente con l’operazione che sta per essere lanciata. (Velino, 19/06/2008)

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Udienza del Santo Padre al Presidente Cabila (Fides, 19/06/2008)

Questa mattina, 19 giugno, il Presidente della Repubblica Democratica del Congo, Sua Eccellenza Joseph Kabila Kabange, è stato ricevuto dal Santo Padre Benedetto XVI nel palazzo apostolico. Successivamente, insieme al Ministro degli Affari Esteri, si è incontrato con Sua Eccellenza Mons. Dominique Mamberti, Segretario per i Rapporti con gli Stati. Al centro dei colloqui è stata la situazione politica e sociale del Paese, con particolare riferimento alle province orientali del Nord Kivu e Sud Kivu. A questo riguardo è stata ribadita la priorità del rispetto dei diritti umani per porre fine alle sofferenze della popolazione civile e costruire una società più giusta e solidale. Non è mancato un accenno all’aspetto regionale della questione, auspicando che la prossima entrata in vigore del "Patto sulla sicurezza, la stabilità e lo sviluppo nella Regione dei Grandi Laghi" segni una svolta decisiva nella promozione della pace e del bene di tutti i suoi abitanti.
Volgendo lo sguardo all’avvenire del Paese è stata sottolineata l’importanza dell’educazione e della formazione dei giovani, per i quali la Chiesa è sempre pronta a dare il suo specifico contributo. Sono stati affrontati altri temi di interesse comune, come l’importanza del dialogo e della collaborazione anche per risolvere il problema della restituzione di alcune proprietà della Chiesa nazionalizzate parecchi decenni fa.
Il Presidente Kabila ha invitato il Santo Padre a recarsi in visita nella Repubblica Democratica del Congo. (S.L.) (Fides,  19/06/2008)

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Nord-Kivu: nuove violazioni del cessate-il-fuoco (Misna, 18/06/2008)

Si sono scontrati soldati regolari e miliziani del Congresso nazionale per la difesa del popolo (Cndp), guidato dall’ex-generale Laurent Nkunda, entrambe parti firmatarie dell’intesa per la cessazione delle ostilità decisa a fine gennaio a Goma, di fronte a centinaia di partecipanti regionali alla ‘Conferenza per la pace e lo sviluppo’ e ai rappresentanti della comunità internazionale. Non si conosce il bilancio dei combattimenti avvenuti nel territorio del Rutshuru, la cui origine non è nemmeno chiara: i militari sostengono di essere stati attaccati dai ribelli, che negano. I soldati regolari sono stati impegnati in altri scontri ieri sera, contro un altro gruppo antigovernativo del Kivu, il Pareco (Mayi-Mayi) , in tre località in riva al lago Edward, con un bilancio di almeno due morti. Le ultime notizie dalla regione nord-orientale non fanno che aggravare la vita dei civili: un centinaio di famiglie sarebbero già scappate dal luogo dei combattimenti. L’accordo di gennaio, concluso fra i governativi e almeno una quindicina di sigle ribelli, non è mai stato pienamente rispettato e pochi sono finora i combattenti che hanno scelto di deporre le armi. [CC] (Misna, 18/06/2008)

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Giornata del Bambino africano. Autorità congolesi: "Mai più bambini soldato" (Fides, 17/06/08

La Repubblica Democratica del Congo intende sradicare completamente la triste piaga dei bambini soldato. L'impegno è stato assunto in occasione della Giornata Internazionale del Bambino africano, da Alphonse Tumba Luaba, Direttore del Programma nazionale per il Disarmo, la Smobilitazione e il Reinserimento (PNDDR) degli ex appartenenti delle formazioni armate che si sono combattute nelle diverse guerre civili congolesi (1996-1997 e 1998-2003). ''Dal 2001 circa 30mila bambini sono usciti dai gruppi armati nella RDC'' ha ricordato Alphonse Tumba Luaba.
"Secondo stime attuali, vi sono ancora tra i 3mila e i 6mila bambini all'interno di differenti gruppi armati. Diciamo basta ai saccheggiatori, ai ladri dell'infanzia'', ha aggiunto ricordando che la coscrizione di bambini di meno di 15 anni d'età e il loro utilizzo nei conflitti costituiscono ''un crimine di guerra e un crimine contro l'umanità".
Permangono però forti perplessità derivanti dalla situazione nell'est del Paese, in particolare, nella provincia del Kivu, dove sono presenti ancora diversi gruppi armati che prendono di mira la popolazione civile, rapendo i bambini per reclutarli a forza nelle proprie fila. Nonostante l'accordo firmato da tutte le formazioni armate del sud e del nord Kivu per riportare la pace nell'area (il cosiddetto "accordo di Goma", vedi Fides 24/1/2008), l'instabilità e le violenze continuano. I firmatari dell'accordo di Goma si sono impegnati nel perseguire il "programma Amani" ("Amani", significa "pace" in Swahili), che prevede la liberazione di tutti i bambini e gli adolescenti reclutati a forza. Un impegno però che non è stato finora rispettato. Accanto al dramma dei bambini soldato vi è poi quello delle donne e delle bambine violentate dalla soldataglia, in violenze che sono sistematiche e che fanno pensare ad una ben precisa strategia per terrorizzare la popolazione locale. Nel 2007 nel nord Kivu sono stati commessi il 47% degli stupri denunciati nella RDC, mentre nel sud Kivu il 20%.
L'Associazione africana per la difesa dei diritti umani denuncia inoltre la detenzione illegale di bambini da parte delle autorità congolesi. La Giornata Internazionale del Bambino africano, che si celebra il 16 giugno di ogni anno, è stata istituita nel 1991 dall'allora Organizzazione per l'Unità Africana (divenuta poi l'Unione Africana) in ricordo dei centinaia di bambini e adolescenti uccisi nel ghetto sudafricano di Soweto nel 1976 mentre sfilavano per protestare contro l'inferiore istruzione a loro concessa dal regime dell'apartheid. (L.M.) (Fides, 17/06/08

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Un rifiuto dell’Onu dietro la sospensione del processo a Lubanga (Misna, 17/06/08)

È stato il rifiuto dal parte dell’Onu di trasmettere le prove presentate dalla procura anche alla difesa a motivare la sospensione dell’apertura del processo contro Thomas Lubanga, ex-capo ribelle attivo in Ituri, nel nordest della Repubblica democratica del Congo, previsto il prossimo 23 giugno. La sospensione era stata comunicata la scorsa settimana ma soltanto nelle ultime ore la Corte penale internazionale (Cpi), incaricata di giudicare Lubanga all’Aja (Olanda), ha comunicato i dettagli della sua decisione. Per i magistrati della Cpi, il processo non può essere equo se parte delle prove in possesso dell’accusa non viene comunicata alla difesa. “Queste prove potrebbero avere un impatto sull’innocenza dell’accusato” precisa la Corte, riferendosi a 156 documenti forniti per la maggior parte dalla Missione Onu in Congo (Monuc) classificati ‘top secret’, ma ai quali la procura ha avuto accesso per poter aprire l’indagine. “Tenendo conto della grande attesa delle vittime di vedere il loro caso di fronte alla Cpi, speriamo che una soluzione giudiziaria sia presto trovata per consentire lo svolgimento del processo” ha commentato la Federazione internazionale per i diritti umani (Fidh), riferendo la grande delusione dei suoi rappresentanti in Congo. La Fidh chiede alle Nazioni Unite di riconsiderare la possibilità di eliminare la clausola di segretezza su alcuni documenti e all’ufficio del procuratore della Cpi di trovare un giusto equilibrio fra i diritti della difesa e quelli delle vittime. Un’udienza sull’eventuale liberazione di Lubanga - agli arresti dal 2006, ma che potrebbe tornare in libertà se non si arrivare a un’intesa sulla questione - è fissata per il prossimo 24 giugno. Sull’ex-capo dell’Unione dei patrioti congolesi (Upc) pesano accuse di arruolamento forzato di minorenni e di partecipazione attiva al conflitto che sconvolse l’Ituri fra il 2002 e il 2003. Il suo sarebbe il primo processo ad aprirsi presso la Corte internazionale. [CC] (Misna,  17/06/08)

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Nuove espulsioni dall’Angola, in migliaia in poche settimane (Misna, 13/06/2008)

Una nuova ondata di espulsioni di congolesi dall’Angola preoccupa le agenzie umanitarie internazionali, che hanno registrato in questi giorni almeno 22.000 profughi - la maggior parte uomini – tra il posto di confine di Kahungula e la località di Tembo, nella provincia occidentale del Bandundu, al confine con l’Angola. Altri 5000 si trovano nel Kasai occidentale, secondo fonti della Caritas che segnala un afflusso costante di persone che arrivano a piedi, esauste, in pessime condizioni sanitarie, denutrite e a volte ammalate. “Anche nel Bas-Congo arrivano a decine, ogni settimana, anche se nessuno ne parla ancora” dice alla MISNA Floribert Chebeya, presidente dell’organizzazione non governativa ‘Voix des sanx voix’. Il fenomeno non è nuovo: è dal 2004 che i congolesi vengono regolarmente allontanati dalle zone diamantifere del nord dell’Angola e nell’autunno dell’anno scorso, almeno 20.000 persone erano state rimandate in patria perché considerate clandestine. “Abbiamo ricevuto testimonianze di persone respinte pur essendo munite di regolari permessi, strappati dai militari angolani” dice ancora Chebeya. Secondo alcuni osservatori, le espulsioni sono anche legate a una questione politica, essendo i congolesi considerati poco favorevoli all’elettorato del presidente Dos Santos. [CC] (Misna,   13/06/2008)

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Violenza sistematica contro le donne: la denuncia di Africa (Radio vaticana, 11/06/08)

Un "olocausto silenzioso", consumato alle spalle della grande informazione. E' quello in atto nel Kivu, provincia della Repubblica Democratica del Congo, dove centinaia e centinaia di bambine, donne giovani, adulte e anziane sono vittime sistematiche di violenze brutali. La rivista dei Padri Bianchi "Africa - Missione e cultura" si è incaricata di denunciare queste efferatezze. Fabio Colagrande ne ha parlato con il direttore, padre Claudio Zuccala:

R. - Nella provincia del Kivu, che è quella provincia della Repubblica Democratica del Congo (RDC) che confina con gli Stati del Rwanda e del Burundi, da anni ormai e per una serie di circostanze, si è creata questa situazione in cui la popolazione locale è ormai vittima di una serie infinita di violenze, che soprattutto negli ultimi tempi hanno come obiettivo le donne. Quando parlo di donne mi riferisco a tutte le donne e quindi dalle bambine fino alle anziane, vittime di violenze ripetute, molto spesso di natura sessuale, che hanno come scopo ultimo quello di rendere queste persone dei rottami umani. Si tratta di un'azione paragonabile ad un genocidio: la distruzione di una società a partire dalla sua cellula fondante - la donna - che viene distrutta sia come persona, sia come essere umano capace di riprodurre. Questo genocidio, che si consuma nel silenzio perchè se ne parla troppo poco e soprattutto a distanza, per cui non lascia un impatto, io mi sentivo in dovere di essere uno fra i tanti che ne parla: questo è ciò che succede e non si dica un giorno “questo non lo sapevamo”.

D. - Padre Zuccala, nella RDC non c’è una autorità locale che possa far rispettare le leggi, gli esecutori di questi stupri godono di una grande impunità, la comunità internazionale tace ed appare disinteressata. Davvero, dunque, non si può fare nulla per contrastare questo olocausto?

R. - Al momento, purtroppo, a livello di autorità io sono molto, molto scettico. L’ONU ha quasi 18 mila uomini sul campo, ma finora la sua si è rivelata essere una presenza - almeno da questo punto di vista - abbastanza inutile. Non sono riusciti a proteggere le persone e soprattutto le donne. Il problema è che l’autorità locale non c’è e non c’è da tempo, e quando c’è è rispettata solo per timore di eventuali rappresaglie e quindi da questo versante c’è veramente poco da aspettarsi. Gli unici che fanno qualcosa sono degli individui che con tanto coraggio, con tanta determinazione e con tanta dedizione - congolesi e non, missionari e non - hanno detto che questa è una situazione ormai così grave che non possiamo aspettare né aspettarci niente da nessuno. Cominciamo, quindi, a fare quello che possiamo, con le nostre risorse. Un dottore congolese, che opera da anni nell’Ospedale di Panzi, nella periferia di Bukavu, cerca di aiutare - insieme con i suoi collaboratori - le donne a rifarsi una vita. Come medico chirurgo, inizia anzitutto a ricostruirle fisicamente, perchè si parla di ferite tremende inferte a queste donne con l’intenzione di renderle veramente dei rottami umani. Con la sua équipe cerca poi di dare loro anche una speranza di vita, cercando di curare le loro ferite psicologiche. Non è tutto fermo, non è tutto paralizzato, perchè c’è qualche segnale di speranza. Purtroppo, però, a livello di autorità - sia locali che internazionali - c’è una latitanza preoccupante. (Radio vaticana, 11/06/08)

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Rimandato processo contro ex leader ribelle (Asca-Afp, 11/06/08)

La Corte Penale Internazionale dell'Aia ha annunciato che il processo contro l'ex capo ribelle congolese, Thomas Lubanga Dyilo, non verra' aperto il prossimo 23 giugno. ''Durante un'udienza pubblica indetta oggi, e' stato deciso che il processo non avra' inizio il 23 giugno, come previsto'', si legge in un comunicato rilasciato dalla Corte. Dei ''motivi procedurali'' sarebbero alla base della decisione. Thomas Lubanga Dyilo e' ritenuto responsabile di aver arruolato con la forza decine di bambini nella sua milizia colpevole di aver attaccato la popolazione civile in numerosi villaggi della regione dell'Ituri nel nord est della Repubblica Democratica del Congo. (Piu'Europa). (Asca-Afp, 11/06/08)

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Profughi e guerra si mangiano gli ippopotami del Virunga(Greenreport, 06/06/2008)

Le associazioni ambientaliste presenti a Goma nella Repubblica democratica del Congo, si sono rivolte direttamente ai rifugiati interni, ospitati nei campi profughi intorno al parco dei Monti Virunga perché rispettino e proteggano un'area che è patrimonio mondiale dell'Unesco dal 1994. Le Ong ambientaliste hanno lanciato una campagna di sensibilizzazione in occasione della giornata mondiale dell'ambiente rivolta ai profughi che fuggono dalle guerriglie e dai signori della guerra che si contendono territori ricchi di coltan ed altre preziose risorse minerarie e che non disdegnano di praticare il commercio illegale di animali protetti, di avorio e di carne di scimmia. L'impatto dei profughi e della guerra sembra evidente soprattutto su una "grossa" risorsa di carne selvatica: nel Virunga gli ippopotami erano circa 29.000 prima del conflitto del Congo, quella che in Africa chiamano la terza guerra mondiale, nell'agosto 2005 se ne contavano solo 3.000 ed oggi in alcune aree si contano sulla punta delle dita.
Gli ambientalisti congolesi e le associazioni ambientali internazionali deplorano soprattutto il bracconaggio perpetrato da gruppi armati direttamente dentro il parco nazionale e nelle zone limitrofe e la deforestazione causata dai bisogni dei profughi che usano il legname per cucinare e riscaldarsi, e chiedono a questi forzati ospiti di proteggere il parco e l'ecosistema forestale in quanto necessari alla vita dell'uomo. Lo scontro pare anche qui, e in maniera più immanente, concreta e drammatica, tra il soddisfacimento immediato di bisogni e la necessità di non minare alla base le risorse naturali che possono permettere la sopravvivenza in futuro.(Greenreport, 06/06/2008)

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R.D. Congo - Offensiva regionale contro le "forze negative": popolazione in allarme (Fides, 05/06/2008)

L'offensiva annunciata contro l'Esercito di Liberazione del Signore (LRA, vedi Fides 4/6/2008) rientra nell'ambito di una più ampia mobilitazione dei Paesi della regione dei Grandi Laghi per mettere fine, una volta per tutte, alla presenza delle cosiddette "forze negative", gruppi di guerriglia transfrontaliera che operano tra l'est della Repubblica Democratica del Congo, il nord Uganda e il sud Sudan. Nel mirino dello sforzo comune, che sarà condotto soprattutto in territorio congolese, vi è infatti almeno un altro gruppo di guerriglia che da un più di un decennio è accusato di contribuire all'instabilità dell'area, le Forze Democratiche per la Liberazione del Rwanda (FDLR). Si tratta di una formazione costituita dagli ex appartenenti al vecchio esercito rwandese e alle milizie Interahamwe, gli estremisti hutu responsabili del genocidio del 1994, che da allora si nascondono nell'est del Congo.
Per preparare la nuova offensiva, nell'ultimo mese si sono tenuti incontri ad alto livello in 4 località della regione, Dar es-Salaam (Tanzania), Kisangani (RDC), Kampala (Uganda) e Gisenyi (Rwanda), ai quali hanno partecipato rappresentanti degli Stati interessati, dell'Unione Europea, degli Stati Uniti, del Sudafrica e della MONUC (Missione delle Nazioni Unite in Congo). I colloqui sono stati incentrati sull'applicazione dell'accordo di Nairobi, firmato nella capitale keniana il 9 novembre 2007 dai ministri degli Affari Esteri congolese e rwandese. A Nairobi la Repubblica Democratica del Congo e il Rwanda hanno deciso un approccio comune contro gli Interahamwe e hanno convenuto di agire per disarmare le FDLR e gli altri gruppi armati irregolari congolesi nell'est della RDC. Tutti questi gruppi, affermano i due governi, costituiscono una minaccia per la pace e la sicurezza nella RDC e nell'insieme della Regione dei Grandi Laghi.
A Dar es Salaam, il Presidente congolese Joseph Kabila e quello ugandese Yoweri Museveni hanno ribadito la loro determinazione a vedere le forze negative, compreso l'LRA neutralizzate il più rapidamente possibile. L'ultimo fine settimana a Kampala, la commissione per pace e la sicurezza della Conferenza internazionale sulla regione dei Grandi Laghi ha riconosciuto che, di fronte al fallimento della trattativa con l'LRA, non rimane altro che l'uso della forza.
Nel corso della riunione a Kampala, Uganda e Sudan hanno ribadito la loro disponibilità "ad assistere la Repubblica Democratica del Congo per sbarazzarsi degli elementi dell'LRA" e la MONUC si sarebbe offerta di appoggiare questa strategia. Secondo Kampala, l'LRA sta preparando l'avvio di un'offensiva in Uganda. Secondo le autorità di Kampala la formazione guerrigliera avrebbe ricevuto nuove armi e avrebbe reclutato e addestrato nuove reclute di nazionalità congolese e centrafricana (ma allora chi finanza l'LRA, un gruppo messo al bando da tutta la comunità internazionale?). La riunione di Kampala tra esperti dei servizi di sicurezza, è stata concordata dai presidenti Kabila e Museveni durante il loro incontro a Dar es Salaam, nel maggio 2008. Parallelamente, nella località rwandese di Gisenyi, il rappresentante dell'Unione Europea per i Grandi Laghi, ha presieduto una riunione similare con la partecipazione di esperti di USA, EU, Sudafrica e della MONUC.
La ripresa delle operazioni militari su vasta scala nell'est del Congo, con la partecipazione oltre che dell'esercito congolese, di forze straniere, è vista con inquietudine e angoscia da parte della popolazione locale, anche perché l'obbiettivo ufficiale di sbarazzarsi delle "forze negative" potrebbe nascondere ben altre mire sulle ricchezze naturali della regione. Nel frattempo, le violenze non si arrestano. Il 4 giugno 6 persone sono state uccise in un assalto condotto dalle FDLR contro un campo profughi a Kinyandoni, a più di 70 chilometri a nord della capitale provinciale Goma. (L.M.) (Fides, 05/06/2008)

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Operazioni umanitarie sospese dopo attacco a sfollati (Alice/Apcom, 05/06/2008)

Anche due bambini uccisi e due operatori umanitari feriti fanno parte del bilancio dell'attacco di ieri a un campo di sfollati di Kinyandoni, Nord-Kivu, nell'est della Repubblica democratica del Congo, per un totale di nove uccisi e "numerosi" feriti". Lo riferisce l'agenzia Misna citando un bilancio fornito dall'Alto commissariato Onu per i rifugiati che ha perciò annunciato la sospensione delle sue operazioni nella regione di Rutshuru. Le Forze democratiche per la liberazione del Ruanda, il gruppo ribelle a cui è stata attribuita l'incursione, hanno diffuso da Parigi un comunicato che condanna l'attacco, negando ogni responsabilità: "Chiediamo all'Onu di creare al più presto una commissione d'inchiesta per accertare l'identità degli autori di quest'ignobile crimine" dice tra l'altro la nota firmata da Callixte Mbarushimana, segretario esecutivo del gruppo. Il movimento, che conosce divisioni interne, accusa senza riserve la Missione Onu in Congo (Monuc) di diffondere regolarmente false accuse contro il movimento. L'Alto commissariato ha precisato di aver disposto lo sgombero del suo personale aggiungendo che misure analoghe sono state decise da tutte le agenzie umanitarie presenti nella zona, che dista circa 70 chilometri da Goma. Il campo di Kinyandoni ospita circa 5.000 persone; al momento dell'attacco vi si trovavano anche alcuni operatori di un'agenzia umanitaria locale, la 'Slao'. (Alice/Apcom, 05/06/2008)

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Nord Kivu: morti e feriti per attacco in campo profughi (Misna, 04/06/08)

Un gruppo di uomini armati è penetrato in un campo di sfollati nel Nord-Kivu, est della Repubblica Democratica del Congo, aprendo il fuoco sui civili, facendo sei morti e almeno una ventina di feriti; lo riferisce la missione Onu nel paese (Monuc) secondo cui il gruppo avrebbe “sparato su dei profughi disarmati nel campo di Kinyandoni, nella regione di Rutshuru, 70 chilometri a nord di Goma”. Le motivazioni dell’attacco “non sono ancora chiare e stiamo indagando sull’accaduto” ha confermato il portavoce della Monuc, precisando che la missione Onu ha inviato una pattuglia e un’ ambulanza al campo, che ospita oltre 5000 persone. [AdL] (Misna, 04/06/08)

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Furto di stato - di Giorgio Forconi (Report Rai3, 28/05/2008)

Andato in onda domenica 25 maggio alle 21.30 - L'80 per cento della produzione mondiale di coltan, minerale rarissimo e indispensabile per lo sviluppo della tecnologia di computer, telefoni cellulari, apparati di missili e di satelliti, viene estratto in Congo. Questo minerale oggi è più prezioso dell'oro e dei diamanti. Eppure il commercio del coltan, dai luoghi di produzione fino all'ingresso nelle dogane di tutto il mondo industrializzato, è completamente clandestino. In Congo però ci sono anche miniere di oro e diamanti, oltre alle enormi ricchezze fornite dalle foreste pluviali e dal petrolio. Poi c'è il più grande bacino d'acqua di tutta l'Africa. Il Congo possiede le risorse più preziose di tutto il pianeta. Eppure è uno dei paesi più poveri della Terra. Centinaia di missioni umanitarie si occupano dei loro profughi, della loro sanità, della loro scuola, poiché in Congo, se non paghi, non hai diritto ad imparare a leggere e scrivere. Perché un paese così ricco non è in grado di vivere decentemente? E' tutta colpa dell'avidità occidentale e delle multinazionali? Forse non solo. Certamente non più, perché adesso a mettere il cappello sulla sedia è arrivata anche la Cina, a stipulare contratti più generosi rispetto a quelli dei belgi e dei francesi. NdR - Il video è ancora visibile sul sito di report rai3 - Clicca sul link qui di fianco (Report Rai3, 28/05/2008)

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Scomparsa ricercatrice tedesca, studiava scimmie (la Repubblica, 27/05/2008)

Una ricercatrice tedesca e' scomparsa nella Repubblica Democratica del Congo dove era impegnata in un progetto di ricerca sui grandi primati di quella regione africana. Anche se non esistono conferme ufficiali la ricercatrice scomparsa dovrebbe essere Esther Carlitz, 23 anni, impegnata per il Max Planch Institute nello studio delle scimmie del parco naturale Solonga. L'ulimo a vedere la ricercatrice e' stato un suo assistente che insieme a lei aveva monitorato un gruppo di scimmie Bonobo. Dopo aver fatto rientrare il suo assistente prima di lei al campo base di Lui Kotal la ragazza non ha mai raggiunto i colleghi che la aspettavano. "Aveva una mappa e una bussola, ma quando il suo assistente e' tornato al campo verso sera e si e' accorto della sua assenza ha lanciato l'allarme. Sia gli scenziati che i trasportatori congolesi hanno subito iniziato le ricerche nella foresta pluviale, ma fino ad ora invano" ha detto un portavoce dell'istituto per cui lavora la giovane. Un collega della ricercatrice non nasconde i suoi timori per una vicenda che ricorda molto qyuelal di Dian Fossey, la studiosa uccisa in Ruanda nel 1985 a causa del suo impegno a tutela dei gorilla: "potrebbe essersi persa o morsa da un serpente, non ne abbiamo idea". Il parco nazionale di Salonga si estende lungo il corso del fiume Congo ed e' la piu' grande riserva naturale della foresta pluviale africana. (la Repubblica, 27/05/2008)

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L'arresto di Bemba suscita polemiche e interrogativi (Fides, 26/05/2008)

Suscita interrogativi e polemiche negli ambienti politici di Kinshasa (capitale della Repubblica Democratica del Congo) l'arresto in Belgio del senatore Jean-Pierre Bemba Gombo, leader del Movimento di Liberazione del Congo (MLC), ex Vicepresidente del governo di unità nazionale e principale sfidante del Presidente Kabila nelle elezioni presidenziali del 2006. Bemba è stato arrestato nella serata del 24 maggio a Bruxelles dalle autorità belghe in esecuzione di un mandato di arresto emesso dalla Corte Penale Internazionale.
Il leader dell'MLC è accusato di crimini di guerra e contro l'umanità (soprattutto stupri di massa) commessi dalle sue truppe nella Repubblica Centrafricana nel periodo dal 25 ottobre 2002 al 15 marzo 2003. Gli uomini di Bemba erano intervenuti in aiuto dell'ex Presidente centrafricano Ange Felix Patassé, poi rovesciato dall'attuale Presidente Bozizé. L'MLC ha reagito all'arresto del suo leader, accusando la Corte Penale Internazionale di aver "politicizzato l'inchiesta". François Muamba, Segretario della formazione politica di opposizione, ha affermato che "l'arresto del senatore Bemba a qualche giorno dalla sua elezione a portavoce dell'opposizione nella Repubblica Democratica del Congo, non può essere casuale, visto che oltretutto né Patassé, né il capo del suo esercito, che hanno beneficiato dell'appoggio delle truppe dell'MLC, sono stati oggetto di alcuna indagine".
Ci si interroga inoltre sulle circostanze dell'arresto di Bemba, in Belgio e non in Portogallo, dove il leader dell'opposizione ha trascorso buona parte del suo esilio (ufficialmente per ragioni mediche). Le autorità belghe sono intervenute nel momento in cui la tensione tra Bruxelles e Kinshasa è alta per le dichiarazioni, considerate offensiva dai congolesi, del Ministro degli Esteri belga, sull'esistenza di "un diritto morale" del Belgio sul suo ex possedimento coloniale e i suoi dirigenti. In segno di protesta, il governo congolese ha deciso di ritirare il proprio ambasciatore a Bruxelles e di chiudere il Consolato di Anversa. La stampa congolese sottolinea da un lato, il timore che l'arresto di Bemba possa provocare una destabilizzazione del Paese, dall'altro, il fatto che non solo Bemba, ma anche altri attori locali e stranieri devono essere processati per i crimini commessi in Congo, la cui popolazione ha sofferto e continua a soffrire le violenze provocate da numerosi gruppi armati, alcuni dei quali stranieri, presenti soprattutto nell'est. (L.M.) (Fides,26/05/2008)

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R.D. Congo – L'arrestato delll'ex vice-Presidente Bemba (Equilibri, 26/05/2008)

Jean-Pierre Bemba Gombo, ex vice-Presidente congolese e maggiore leader dell'opposizione dopo le ultime elezioni del 2006, che consegnarono il Paese all'attuale Presidente Joseph Kabila, è stato arrestato a Bruxelles sabato notte. L'ordine di arresto è arrivato dalla Corte Penale Internazionale, per richiesta del Procuratore Moreno-Ocampo. L'ex leader del Movimento per la Liberazione del Congo (MLC) è accusato di aver commesso crimini di guerra e contro l'umanità nella Repubblica Centrafricana tra l'ottobre del 2002 ed il marzo del 2003. Nello specifico le accuse sono di stupro e tortura per quanto riguarda i crimini contro l'umanità, cui si aggiungono quelle che riguardano i crimini di guerra: oltre i due reati precedenti, vi è l'offesa alla dignità umana (trattamenti umilianti e degradanti) e il saccheggio di villaggi.
Bemba aveva lasciato la Repubblica Democratica del Congo l'anno scorso, temendo per la sua vita dopo che le sue milizie erano state coinvolte in violenti scontri interni, e si era rifugiato con la sua famiglia in Portogallo. Attualmente l'ex Comandante del MLC è il primo arrestato nell'ambito dell'inchiesta della Corte Penale Internazionale sui crimini di guerra nella Repubblica Centrafricana, iniziata nel 2007. Lo stesso Tribunale Internazionale, con sede all'Aja, sta indagando anche su altri fatti di guerra in Paesi africani, come l'Uganda, la stessa Repubblica Democratica del Congo e il Sudan (per i crimini legati al conflitto in Darfur).
L'arresto di Jean-Pierre Bemba a Bruxelles, per ordine di autorità belghe, pone nuovamente il dibattito sulla responsabilità dei processi penali per crimini di guerra. Il Tribunale Penale Internazionale, attivo dal 2002, dovrebbe essere l'organo preposto dalle Nazioni Unite a giudicare questo tipo di reati, ma più volte si è posta la questione della riluttanza di alcuni Paesi a consegnare propri concittadini al Tribunale olandese. Si ripropone anche la questione dei rapporti dei Paesi africani con quelli europei, in particolar modo gli ex colonizzatori. Al momento il governo di Kinshasa ha richiamato il proprio ambasciatore a Bruxelles, creando i presupposti per una crisi diplomatica. Crisi, peraltro, già aperta recentemente, da quando il Ministro degli Esteri belga Karel De Gucht ha accusato la RDC di corruzione e violazione dei diritti umani, oltre che dei suoi rapporti con la Cina. Proprio il gigante asiatico sta diventando il partner privilegiato dei governi dell'Africa centrale, a discapito degli alleati storici, come Francia e Belgio. L'arresto di Bemba pone infatti l'accento su una distinzione fondamentale tra l'Europa e la Cina nei confronti dei Paesi africani, dal momento che Pechino, almeno fino ad ora, non ha mai vincolato i legami politico-economici al rispetto dei diritti umani e dei principi democratici. - Stefano Torelli (Equilibri,  26/05/2008)

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In Katanga mais in cambio di minerali (Greenreport, 26/05/2008)

Se le imprese minerarie che operano nel Katanga, una provincia della Repubblica democratica del Congo (Rdc), non investiranno nei campi di mais alla prossima stagione delle piogge, non saranno più autorizzate ad esportare il materiale scavato nelle miniere. Lo ha reso noto a Lubumbashi il governo provinciale del Katanga e lo ha notificato sabato scorso alle imprese minerarie che operano sull'asse Lubumbashi- Kasumbalesa direttamente il governatore Moise Katumbi Chapwe, approfittando di una visita ad un cantiere autostradale di un'impresa cinese. Le autorità del Katanga sono preoccupate per la crisi alimentare ed agricola nella Rdc mentre non cessa l'esportazione di minerali e hanno scelto questa strada “compensativa” per riuscire a costituire riserve alimentari. Il nord del Katanga è considerato il granaio della Rdc ma la sua produzione è in gran parte assorbita dal meridione della provincia, dove domina la produzione mineraria. All'inizio dell'anno il governo del Katanga aveva deciso di rendere obbligatoria la produzione di mais da parte di tutte le imprese della provincia, diverse superfici coltivabili sono già state affittate o comprate dalle imprese minerarie. Il mais è l'elemento base per i 10 milioni di abitanti del sud della Rdc che ha un fabbisogno annuale di un milione e 200 mila tonnellate di mais ed una produzione interna di sole 700 mila tonnellate, il resto proviene dall'Africa australe, in particolare dalla Zambia. Ma il governo provinciale va oltre e cerca di fermare la rapina e il contrabbando di minerali sempre più preziosi: «lo sfruttamento dei prodotti minerari allo stato grezzo è formalmente vietato, questa misura è destinata a favorire la costruzione di unità di trattamento del rame e del cobalto, per promuovere il lavoro». La creazione di posti di lavoro è destinata a sostenere la messa in opera del Programma quinquennale della Rdc conosciuto come "Cinq chantiers de la République". (Greenreport, 26/05/2008)

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L'ex vicepresidente del Congo Bemba arrestato in Belgio (Euronews, 25/05/2008)

Jean Pierre Bemba, ex vicepresidente della Repubblica Democratica del Congo è stato arrestato a Bruxelles. Il mandato di cattura del tribunale penale internazionale dell'Aia eseguito dalle autorità belghe , contiene due accuse per crimini contro l'umanità e quattro accuse per crimini di guerra che avrebbe commesso nella Repubblica Centrafricana. Fino all'anno scorso era il principale esponente dell'opposizione congolese dopo la sconfitta alle presidenziali dell'ottobre 2006 quando vinse Joseph Kabila. Poi si rifugio' in Portogallo temendo per la propria vita. "I giudici hanno individuato ragioni valide per credere che fosse lui il leader e il comandante in capo del Movimento di Liberazione - dice la Sonia Robla, portavoce del tribunale penale internazionale- il gruppo che ha commesso crimini e attacchi sistematici contro la popolazione del paese: stupri, torture e altri crimini terribili sono stati commessi". Atrocità perpetrate tra il 25 ottobre 2002 e il 15 Marzo 2003 per le quali Bemba è il primo ad essere arrestato. L'inchiesta avviata nel maggio 2007 è condotta dal procuratore Moreno Ocampo. (Euronews, 25/05/2008)

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“Diritti morali” o coloniali? Ambasciatore lascia Belgio (Misna, 24/05/2008)

Il governo di Kinshasa ha richiamato oggi il suo ambasciatore a Bruxelles e ha predisposto la chiusura del proprio consolato ad Anversa in segno di protesta contro le recenti dichiarazioni, dal sapore coloniale, del ministro degli Esteri del Belgio, Karel De Gutch. Dopo le "recenti dichiarazioni del ministro degli Esteri belga che attribuisce al governo belga un diritto morale sulla Rdc e i suoi dirigenti", Kinshasa "indirizza una viva protesta contro il governo belga" si legge nel resoconto del Consiglio dei ministri tenuto ieri sera. Dopo aver ricordato che la Repubblica democratica del Congo “è un paese indipendente, sovrano" e "non riconosce quindi a nessun altro paese alcun presunto diritto morale, il Consiglio dei ministri "ha deciso di procedere al riesame dei termini della cooperazione tra i due paesi".[MZ] (Misna, 24/05/2008)

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Naufragio su lago Tanganika, 50 dispersi (Swissinfo, 21/05/08)

Una cinquantina di persone sono date per disperse dopo che il battello sul quale si trovavano è naufragato lunedì nel lago Tanganika, nel sud est della Repubblica democratica del Congo (Rdc, ex Zaire). Lo hanno detto stasera fonti locali dell'Onu. Tre persone sono riuscite a salvarsi. Il battello, che proveniva dalla Tanzania e doveva arrivare a Moba, è colato a picco al largo di questa località congolese con "una cinquantina di persone a bordo", ha detto Broyn Hendrik, capo dell'ufficio delal Missione dell'Onu in Rdc (Monuc) a Kalemie, città portuale a nord di Moba. "Non sappiamo esattamente quante persone ci fossero a bordo. Ci sono tre superstiti che sono riusciti a raggiungere la riva a nuoto, su una spiaggia a 8-10 km da Moba", ha detto. "L'allarme è stato dato solo nel pomeriggio" di oggi. L'Hcr (Alto commissariato Onu per i rifugiati), che ha un battello a Moba, ha lanciato una missione di salvataggio", ha detto Hendrik. Il grande lago Tanganika si trova al confine fra Rdc, Burundi, Tanzania e Zambia. (Swissinfo, 21/05/08)

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TPI: Ong elvetica ha inoltrato denuncia contro Kabila (Swissinfo, 20/05/08)

Un'organizzazione non governativa con sede a Vernay, nel canton Friburgo, ha inoltrato una denuncia al Tribunale penale internazionale (TPI) contro il presidente congolese Joseph Kabila. Il politico viene accusato di crimini contro l'umanità, crimini di guerra e aggressione. L'Ong "11 AIDE" (Assistance interactive pour la démocratie et l'éducation), che si impegna in favore della popolazione della Repubblica democratica del Congo, ha inoltrato una denuncia il 20 marzo, ha indicato oggi. In una risposta del 7 aprile, il TPI con sede all'Aja ha garantito che le accuse verranno considerate con attenzione. Secondo "11 AIDE", Kabila dal 1998 ha ordinato esecuzioni, torture e arresti. La denuncia si basa su affermazioni di testimoni, vittime e membri dell'entourage del presidente congolese. (Swissinfo, 20/05/08)

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Nord-Kivu: oltre 30 civili vittime in scontri fra gruppi ribelli (Misna, 07/05/2008)

Almeno 34 civili sarebbero stati uccisi in combattimenti fra due gruppi ribelli fine aprile nella regione nordorientale del Nord-Kivu: la notizia è stata riferita oggi dalla Missione Onu nel paese (Monuc) in conferenza stampa a Kinshasa. “Secondo informazioni locali, 34 civili e nove combattenti del Pareco (gruppo ribelle Mayi-Mayi, Ndr) sarebbero stati uccisi durante scontri fra il Pareco e il Congresso nazionale per la difesa del popolo (Cndp, di Laurent Nkunda) fra il 20 e il 28 aprile nelle località di Rurere, Bokombo e Mashongo, un centinaio di chilometri a nord-ovest di Goma, nel territorio di Walikale” ha detto un portavoce della Monuc. Gli stessi caschi blu sono stati coinvolti – senza subire perdite – in almeno due episodi di scontri a fuoco che hanno provocato un ennesimo sfollamento di civili. “Questi spiacevoli combattimenti, anche se violano il cessate-il-fuoco, non hanno rimesso in causa gli accordi di Goma” ha sottolineato la Monuc. A fine gennaio, al termine di un’imponente conferenza con oltre mille partecipanti, inclusi esponenti internazionali, fu firmata a Goma un’intesa per un cessate-il-fuoco, ribadita di recente, fra numerosi movimenti ribelli attivi nel Nord e Sud-Kivu. Da allora la tregua è stata violata decine di volte, impedendo a centinaia di migliaia di sfollati di tornare sereni ai loro villaggi. [CC] (Misna, 07/05/2008)

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Carovita: governo adotta misure per frenare i prezzi (Misna, 06/05/2008)

Una serie di provvedimenti per contrastare gli aumenti dei prodotti alimentari è stata adottata dal Consiglio dei ministri riunito a Kinshasa in sessione straordinaria, dopo aver analizzato un rapporto del ministero dell’Economia e del commercio. Un elenco di misure è stato annunciato al termine della riunione: riduzione dei diritti d’importazione su cibi di base come riso, mais, farina di frumento, olio vegetale, latte in polvere, pollo; regolamentazione del dazi di trasporto marittimo, fluviale, stradale, lacustre e ferroviario; creazione di un fondo di regolazione economica per garantire la stabilità dei prezzi dei prodotti di grande consumo; creazione di un programma speciale di rilancio dell’agricoltura, della pesca e dell’allevamento; riabilitazione delle vie di collegamento con le aree agrarie e costruzione di infrastrutture di stoccaggio dei beni agricoli e di prima necessità. La Repubblica Democratica del Congo, terzo paese più grande dell’Africa, subisce come molti paesi del continente gli effetti dell’impennata dei prezzi alimentari e del petrolio; al contrario di altre nazioni, il malcontento popolare non si è ancora manifestato con dimostrazioni nelle strade ma con una serie di scioperi, in particolare nell’amministrazione pubblica. [CC] (Misna, 06/05/2008)

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R. D. Congo - Onu accusata di minimizzare abusi delle forze di pace(Peacereporter, 02/05/2008)

Gli investigatori delle Nazioni Unite hanno ignorato o minimizzato gli abusi di cui sono accusate le forze di pace indiana e pakistana nella Repubblica Democratica del Congo. Lo sostiene l'osservatorio statunitense Human Rights Watch, che ha pubblicato una relazione indipendente, condotta dall'Office of Internal Oversight Services. Sembra che i soldati della missione di pace dell'Onu, in cambio di avorio e oro, rifornissero di munizioni i ribelli delle Democratic Forces for the Liberation of Rwanda, responsabili del genocidio del 1994 in cui sono morti 800.000 Hutu e Tutsi e stanziati ora nella provincia del Kivu Nord, sul confine orientale con il Congo. (Peacereporter, 02/05/2008)

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La Cina finanzia una 'Road Map' verso la modernita'(wp)(Alice/Apcom, 02/05/2008)

Aziende cinesi costruiranno le principali arterie stradali di collegamento tra nord e sud e tra i centri minerari e i porti della Repubblica democratica del Congo, sostenendo il processo di ricostruzione voluto dalle autorità di Kinshasa e ottenendo in cambio vantaggiose concessioni per lo sfruttamento delle risorse minerarie. Il progetto rientra in un accordo del valore di 10 miliardi di dollari (quasi 6,5 miliardi di euro) che verrà siglato nelle prossime settimane. Il 24 aprile scorso, lo stesso Presidente congolese Joseph Kabila ha dichiarato al quotidiano belga Le Soir che la Cina è oggi il principale partner economico e commerciale del Paese africano e che la sua influenza è destinata a rafforzarsi nei prossimi anni, a scapito di quella europea. Il Congo ha fatto "una scelta irreversibile" a favore della Cina e a scapito dell'Europa e del Belgio, sua ex potenza coloniale, ha sottolineato Kabila. Grande quanto l'Europa occidentale, il Paese africano ha oggi meno di 4.800 chilometri di strada asfaltata. Alcuni villaggi sono situati in zone tanto sperdute da non aver avuto contatti con funzionari governativi da almeno 20 anni. Le strade risalenti alla dominazione coloniale belga sono oggi impraticabili. Dopo anni di guerra, il Paese non dispone neanche delle materie prime per avviare la costruzione delle strade, come macchinari, asfalto in sufficiente quantità, operai specializzati, ingegneri, risultando così totalmente dipendente da aiuti esterni. "Il Congo è a pezzi", ammette al Washington Post il vicepremier Godfrey Mayombo, anche lui impossibilitato a raggiungere il suo villaggio natale con l'automobile.
Le strade fanno "cambiare mentalità", dice al quotidiano Usa Darton Mwamba, 31 anni, vicesindaco del villaggio di Kilongo, da due anni collegato alla città più vicina da una strada. In due anni, nel villaggio sono arrivati i taxi, le autovetture, le medicine, le birre, tv e Dvd, ma anche prostitute e ladri. "Prima la vita era molto dura - racconta - immagina cosa potesse essere camminare con un generatore sulla testa. Ora, la gente sa cosa vuol dire andare in città. C'è stato un cambiamento di mentalità a causa della strada. Ora, io penso al futuro".(Alice/Apcom, 02/05/2008)

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14 elefanti uccisi in due settimane (SwissInfo, 01/05/2008)

Soldati, ribelli o abitanti locali nella Repubblica democratica del Congo hanno ucciso 14 elefanti in 14 giorni nel più vecchio parco naturale africano per razziare l'avorio che ha raggiunto prezzi record al mercato nero cinese. Lo denuncia oggi un gruppo animalista. Con una popolazione di elefanti di poche centinaia di esemplari, il Virunga National Park è teatro di caccia di frodo a opera di bande di soldati armati, milizie Mai Mai e ribelli Hutu ruandesi. Questi gruppi, come pure abitanti locali, sarebbero all'origine di questa mattanza. (SwissInfo, 01/05/2008)

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Bimbi soldato : Corte internazionale chiede arresto miliziano congolese (Carla Amato,Osserv. sulla legalità, 30/04/2008)

La Corte Criminale Internazionale ha chiesto l'arresto di un leader delle milizie congolesi accusato di arruolamento forzato dei bambini come soldati nel distretto di Ituri, una zona ricca di risorse della Repubblica democratica del Congo dal luglio 2002 fino alla fine del 2003. La Corte penale internazionale nell'udienza preliminare ha emesso ieri un mandato d'arresto per il Bosco Ntaganda, attualmente sospettato di essere il capo di stato maggiore della milizia nota come Congresso Nazionale per la Difesa del Popolo, attiva nella regione di Ituri e altre parti della provincia del Nord Kivu nella Repubblica democratica del Congo. Il mandato era stato emesso per la prima volta nel mese di agosto 2006, ma e' rimasto riservato fino a quando i pubblici ministeri ne hanno chiesto la pubblicizzazione, questa settimana. Il procuratore ha affermato che Ntaganda e' un ex collega del leader delle milizie, Thomas Lubanga Dyilo, che a giugno diverra' la prima persona ad andare sotto processo presso la Corte penale internazionale, il primo tribunale permanente per crimini di guerra abilitato a processare anhe singole persone. Ntaganda e' accusato di aver svolto un ruolo centrale nel forzare minori di 15 anni ad arruolarsi nelle Forze patriottiche per la Liberazione del Congo, un altro gruppo di ribelli, e di utilizzare i bambini nelle ostilita' nel 2002-03.
I pubblici ministeri hanno affermato che Ntaganda rimane in genere nella regione di Kivus e continua ad essere coinvolto in crimini commessi nella Repubblica democratica del Congo: "Egli deve essere arrestato. Come tutti gli altri criminali in Uganda e Sudan, egli deve essere fermato, se si vuole spezzare il sistema di violenza. Per questo tali criminali non devono sfuggire. Poi la pace avra' un possibilita'. Poi le vittime avranno una speranza ". Il gruppo politico-militare CNDP, sotto il comando di Laurent Nkunda, un ex generale dell'esercito nazionale congolese, e' uno dei numerosi gruppi su cui si hanno "rapporti credibili", dicono i pubblici ministeri, di reati gravi " tra cui crimini sessuali di indicibile crudeltà".
Violenze mortali che coinvolgono le milizie e le forze governative hanno continuato a dilaniare le province del Nord Kivu e Sud Kivu - alla frontiera di Ruanda e Uganda - che sono ricche di risorse naturali. E cio' nonostante la fine ufficiale della guerra civile nella Repubblica democratica del Congo sia avvenuta nel 2003. (Carla Amato,Osserv. sulla legalità,  30/04/2008)

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Corte penale, mandato d’arresto per capo milizie attive in Ituri e Nord Kivu (MZ, Misna, 29/04/2008

Un mandato d’arresto internazionale nei confronti di Bosco Ntaganda, esponente di punta di una delle principali milizie armate attive negli scorsi anni in Ituri (provincia nord orientale della Repubblica democratica del Congo), è stato spiccato dalla Corte penale internazionale (Cpi/Icc) con sede all’Aja. Lo si apprende da una nota diffusa dalla stessa Cpi, nella quale si precisa che a Ntaganda viene contestato soprattutto il "ruolo attivo giocato nell’arruolamento, anche forzato, di minori di 15 anni e il loro utilizzo sul fronte di battaglia". Emesso il 22 agosto scorso, il mandato d’arresto è stato spiccato solo ieri. Nella nota si evidenzia l’urgenza del fermo di Ntaganda che, "implicato in gravi crimini in Ituri" negli anni scorsi, oggi è ancora attivo nella provincia del Nord Kivu, dove, secondo l’atto d’accusa, rivestirebbe un ruolo di primo piano nella guida dei reparti militari del Congrès national pour la défense du people (CNDP), la formazione ribelle agli ordini del generale dissidente filo ruandese Laurent Nkunda, considerata la principale responsabile di tutti gli episodi di insicurezza che dalla fine ufficiale del conflitto congolese continuano a scuotere l’est del Congo. La ‘carriera’ di Ntaganda comincia nelle file dell’Unione patrioti congolesi (Upc), il movimento ribelle dell’Ituri di Thomas Lubanga (che a giugno sarà imputato nel primo processo della storia della Cpi); distaccatosi dal movimento crea una sua fazione dissidente per passare poi nelle file del Forces Patriotiques pour la Libération du Congo (FPLC). Nell’ultimo anno, infine, Ntaganda sarebbe divenuto comandante in capo delle operazioni militari dei ribelli di Nkunda. (MZ, Misna, 29/04/2008

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Bbc: le truppe dell'Onu armano i ribelli in Congo (Agi, 28/04/2008)

Armi e munizioni ai ribelli in cambio di oro e avorio. Un'inchiesta-reportage della Bbc nella Repubblica democratica del Congo denuncia il coinvolgimento di peacekeeper delle Nazioni Unite pachistani e indiani in un traffico di armi, oro e avorio con milizie combattenti ancora attive nel Paese dell'Africa centrale. Le accuse si basano su informazioni confidenziali ottenute da fonti Onu, che hanno anche riferito di indagini interne avviate da Palazzo di Vetro nel 2007, poi sospese per ragioni politiche. In diciotto mesi di inchiesta, la trasmissione 'Panorama' dell'emittente britannica ha raccolto prove del coinvolgimento di peacekeeper pachistani dispiegati nella citta' orientale di Mongbwalu nel contrabbando di oro con i miliziani del Fronte dell'integrazione nazionale (Fni), cui avrebbero garantito armi per difendere le miniere. Un altro filone dell'inchiesta riguarda i soldati indiani attivi nella zona attorno a Goma, capitale della provincia del Nord-Kivu, e li accusa di avere allacciato relazioni con i miliziani delle Forze democratiche di liberazione del Ruanda (Fdlr), accusate di complicita' nel genocidio del 1994. I peacekeeper indiani avrebbero anche commerciato oro, acquistato droga dai miliziani e usato un elicottero Onu per scambiare munizioni con avorio all'interno del Parco nazionale Virunga.(AGI) Le indagini Onu del 2007 accertarono la responsabilita' di un ufficiale per il commercio di oro, ma decisero che "in assenza di prove certe" gli investigatori "non potevano dimostrare le accuse" che il contingente pachistano riforniva le milizie ribelli di armi e munizioni. Accuse rilanciate, invece, dalla Bbc sulla base di testimonianze dei residenti della cittadina di Mongbwalu e degli stessi miliziani delle Fni. I leader ribelli soprannominati 'Kung-fu' e 'Dragone', oggi nel carcere di massima di sicurezza di Kinshasa, hanno riferito a un giornalista della Bbc di avere ricevuto armi dalle truppe Onu "per il mantenimento della sicurezza del Paese". Il Fronte dell'integrazione nazionale e' stato definito dall'organizzazione Human Rights Watch "uno dei gruppi armati composto dai piu' feroci individui che operano nell'est del Congo". Da Kinshasa, l'inviato speciale del segretario generale Onu, Alan Doss, ha smentito qualsiasi collegamento tra i peacekeeper e i gruppi armati ribelli. L'ultimo scandalo che ha colpito i soldati delle Nazioni Unite nel Paese africano risale al dicembre 2006, quando l'allora segretario generale, Kofi Annan, dichiaro' che il contingente marocchino era coinvolto in casi di abuso sessuale sui civili. La forza di pace Onu in Congo (Monuc), dispiegata a partire dal 2000, e' la piu' grande al mondo, e oggi conta 17.000 uomini sparsi sull'immenso territorio congolese. Oltre a garantire lo svolgimento pacifico delle elezioni parlamentari e presidenziali dell'estate 2006 e il successivo rafforzamento delle istituzioni democratiche nel Paese, i peacekeeper hanno il compito di disarmare i gruppi armati e sostenere la ricostruzione. (Agi, 28/04/2008)

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Nord-Kivu, ancora violenze,civili in fuga (Alice/Apcom, 23/04/08)

Oltre duemila civili, per la maggior parte donne e bambini, sono fuggiti dai loro villaggi per i recenti scontri fra militari e ribelli nel territorio del Rutshuru, nella regione nordorientale del Nord-Kivu, nella Repubblica democratica del Congo, che fatica a ritrovare la pace nonostante un accordo per una cessazione delle ostilità firmato a fine gennaio. Secondo fonti umanitarie citate dall'agenzia Misna, i nuovi sfollati sono in tre località dell'asse Kiwanja-Nyamilima. La regione nord-orientale congolese, al confine con Ruanda, Uganda e Burundi, non è mai tornata completamente in pace nonostante la fine della guerra nel 2003; l'ultima ondata di violenza è cominciata a fine agosto scorso con l'insurrezione del generale dissidente filo-ruandese Laurent Nkunda, che ha alimentato scontri con l'esercito e con altre milizie armate presenti sul territorio; alcune fonti stimano che gli sfollati nell'intera zona sono almeno 800.000. L'accordo di cessate-il-fuoco raggiunto il 26 gennaio scorso a Goma, capoluogo del Nord-Kivu, è stato violato più volte. (Alice/Apcom, 23/04/08)

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Soldati francesi sospettati di torture nel 2003 (Alice/Apcom, 20/04/2008)

Un gruppo di soldati francesi è sospettato di avere compiuto torture nella Repubblica Democratica del Congo, davanti a commilitoni svedesi che avrebbero assistito senza intervenire. Gli abusi, riferisce il quotidiano Liberation, sarebbero avvenuti nella provincia di Ituri nel 2003. Per la prima volta nella sua storia, l'Unione Europea ha organizzato nell'area un'operazione per il mantenimento della pace, battezzata Artemis. La notizia delle presunte torture è emersa grazie a un documentario trasmesso dalla televisione pubblica svedese, la SVT. Un'inchiesta che imbarazza non poco Stoccolma, la cui decisione di partecipare a un'altra forza europea (Eufor), in corso di dispiegamento nell'est del Ciad, ha suscitato grandi discussioni in Svezia. Ma il reportage della televisione svedese è risultata altrettanto imbarazzante per Parigi. Chiamato in causa, l'esercito francese ha deciso di avviare "un'indagine approfondita" sui fatti, dopo quella dello scorso anno che si era chiusa senza alcuna conclusione certa. La nuova inchiesta è stata affidata al generale Paimbault, che si è appena recato in Svezia ed ha ascoltato i soldati francesi sospettati delle torture. "Occorre eliminare i dubbi", ha affermato il portavoce aggiunto dello Stato maggiore della Difesa di Parigi, il generale Christian Baptiste. "Se questi fatti fossero confermati, sarebbero sanzionati in modo spietato", ha aggiunto.
Intanto il reportage dell'emittente svedese, secondo quanto spiega Liberation, ha già fatto la sua prima vittima: si tratta del colonnello Hans Alm, che comandava le forze speciali svedesi a Ituri, nel 2003, e che sarà sollevato dal suo incarico in Ciad, dov'è in servizio per la missione Eufor. Alm è accusato di avere assistito, senza reagire, all'esecuzione in Congo di un giovane residente arrestato dai francesi, il 13 luglio 2003. Secondo il reportage della tv svedese, il prigioniero congolese sarebbe stato interrogato, senz alcun riguardo, con una fune attorno al collo, gettato a terra, con le mani legate dietro la schiena, in mutande e con il viso incappucciato. Alcuni soldati svedesi hanno poi confessato all'emittente televisiva di avere udito, più tardi, delle grida che provenivano dall'edificio in cui il giovane era stato portato, mentre una pistola gli sarebbe stata puntata alla tempia da un ufficiale francese.(Alice/Apcom, 20/04/2008)

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Disastro aereo; maggior parte passeggeri salvi (SwissInfo, 15/04/2008)

Il direttore della compagnia aerea congolese Hewa Bora, Dirk Cramers, ha confermato stasera che la maggior parte dei 79 passeggeri che si trovavano a bordo dell'aereo schiantatosi a Goma sono sopravvissuti. Anche i sette membri dell'equipaggio sono salvi. La maggior parte delle vittime, più di 70 secondo soccorritori e testimoni, sono persone che si trovavano tra le bancarelle del mercato sul quale si è schiantato il velivolo. Julien Paluku, governatore del Nord Kivu dove è situata la città di Goma, ha detto che finora sono stati recuperati 19 cadaveri e che 76 persone sono state ricoverate negli ospedali della zona. (SwissInfo, 15/04/2008)

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Incidente aereo: almeno 80 morti (Adnkronos/Ign, 15/04/2008)

Disastro aereo a Goma, in Congo al confine con il Rwanda. Un Dc-9 si è incendiato in fase di decollo e si è andato a schiantare sul sobborgo residenziale di Birere. Le vittime, secondo la Cnn, sarebbero un'ottantina ma il bilancio non è ancora definitivo. Le autorità locali hanno spiegato infatti che per i soccorritori è ancora difficile determinare se i corpi carbonizzati appartengono ai passeggeri o a residenti della zona. Tra gli 85 a bordo di cui sei membri dell'equpaggio, ci sarebbero sei sopravvissuti. Lo ha detto il governatore della provincia, Julien Mpaluku. Tra questi, conferma dall'Italia la Farnesina, ci sono anche due missionari italiani, miracolosamente scampati alla tragedia, visto che si trovavano sul velivolo. Si tratta, precisa l'agenzia di stampa Misna, di padre Pietro Rinaldi di 41 anni e di Pierfrancesco Agostinis di due anni più giovane. "Rientravano a Kinshasa, dopo un incontro con giovani missionari a Bukavu. Sono sotto shock, ma stanno bene'' ha detto padre Rino Benzoni, superiore generale della congregazione. L'aereo, che operava il volo Goma-Kinshasa, era della Hewa Bora Airways, una delle compagnie congolesi che sono state iscritte nella 'black list' dell'Unione Europea. Lo scorso ottobre un cargo era caduto incendiandosi su un mercato della capitale, Kinshasa, uccidendo decine di persone nell'impatto al suolo. (Adnkronos/Ign, 15/04/2008)

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Appello dei vescovi contro la violenza sulle donne (Radio Vaticana, 10/04/2008)

Impegnarsi a combattere, in modo pacifico, tutte le forme di violenza sulle donne, in particolare la violenza sessuale: è l’appello lanciato recentemente da mons. Laurent Monsengwo Pasionya, arcivescovo di Kinshasa e presidente della Conferenza episcopale nazionale del Congo (CENCO). “La fede cristiana condanna la violenza, qualunque sia la sua origine – scrive il presule in una nota – poiché partecipa della malvagità di quei metodi che provocano direttamente la morte”. Inoltre, mons. Monsengwo sottolinea che “la violenza contro il sesso femminile contraddice l’armonia originale voluta da Dio tra l’uomo e la donna. Quest’ultima è stata donata all’uomo come un aiuto che gli fosse simile e una compagna della sua stessa natura, creata ad immagine e somiglianza di Dio, ossia dotata della ragione e del libero arbitrio”. Per questo, continua il presidente della CENCO, le violenza sessuali “da una parte si discostano da questa visione di relazioni tra l’uomo e la donna, cui è imposto un rapporto di schiavitù; dall’altra, esse sono agli antipodi della visione cristiana della sessualità”. Non si tratta infatti, aggiunge il presule, di “una semplice relazione carnale”, ma essa implica, all’origine, il concetto di amore e di dono di sé, di temperanza e padronanza di sé, di comunione di cuore e di spirito”, Mons. Monsengwo ribadisce poi che la violenza sessuale sulle donne “non deriva dalla giusta ragione, ma dipende piuttosto da bassi istinti e, invece di elevare l’essere umano, lo riduce al livello del determinismo animale”. Infine, il presule sottolinea come gli abusi sulle donne siano “agli antipodi della cultura africana, in cui la donna è considerata come una madre e la cui missione è fortemente esaltata nella società, poiché la madre è fonte di vita”. Tuttavia, aggiunge il presidente della CENCO, “in Africa come nella concezione cristiana, la madre dona la vita liberamente e volentieri, con gioia e senza costrizione. Al contrario, i rapporti sessuali imposti con la violenza denotano una barbarie estranea alla visione cristiana e alla saggezza africana”. Il presule conclude, quindi, sottolineando che “gli abusi sessuali sono un attentato alla dignità umana della donna. È fondamentale, allora, che le forze di governo, la società civile, le organizzazioni di difesa dei diritti umani e le confessioni religiose si mobilitino per combattere questo flagello sempre più diffuso in tutto il mondo”. www.cenco.cd – Piro (Radio Vaticana, 10/04/2008)

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Stupri: Strumento di guerra ancora presente (Parlamento Europeo, 02/04/2008)

Uno dei metodi bellici utilizzati nella lotta fratricida fra governanti e ribelli nella Repubblica democratica del Congo è stato l'uso sistematico delle violenze sessuali. Pur se la situazione si sta normalizzando dopo la firma dell'accordo di pace dello scorso gennaio, persistono gravi disuguaglianze. All'indomani del voto della risoluzione del Parlamento, una delegazione di tre eurodeputati guidata da Jürgen Schröder del partito popolare europeo e democratici europei (PPE-DE), si è recata martedì 1 aprile per sette giorni nel paese africano. Ecco come il capo delegazione descrive la situazione attuale.
Stando alle cifre del piano d'azione umanitario 2008, sono stati oltre 30.000 gli stupri perpetrati nel 2007 in Congo. Quali sono le ragioni di una simile piaga?
"Lo stupro è stato uno strumento di guerra, ma dopo gli accordi di pace la situazione è cambiata", dichiara l'eurodeputato tedesco. "Ora lo stupro è un segno di ordinaria criminalità perpetrato per lo più da fazioni ribelli, dai componenti dell'esercito regolare e anche dalla popolazione civile". "Centrale" è il ruolo della donna nella società. "Sfortunatamente le donne sono sottomesse, il paese è mal governato e nelle zone del Kivu settentrionale e meridionale visitate regna il chaos", amette. "Gli uomini hanno perso la loro dignità e ora utilizzano le loro 'armi maschili' per distruggere anche la dignità dei più deboli, come le donne e i bambini".
Quali conseguenze produce uno stupro, per le vittime e i loro familiari?
"Conseguenze disastrose", asserisce Jürgen Schröder. "Da un lato le donne e le ragazze, e anche i bambini con meno di tre anni, sono generalmente ripudiati dai loro mariti e dalle famiglie dai villaggi di appartenenza, secondo presunti standard di moralità o etnia. Dall'altro, soffrono psicologicamente… chi commette tali crimini sa che il loro gesto influisce non solo sulla dignità delle donne ma anche sulla struttura della società".
Nella sua risoluzione, il Parlamento ha chiesto di destinare dei fondi per aiutare le vittime di simili tragedie. Cos'altro può fare il Parlamento e l'Unione europea?
"Sono convinto che il tema delle violazioni dei diritti dell'uomo sotto forma di violenze sessuali dovrebbe essere incluso nel contesto delle violazioni dei diritti dell'uomo in generale. Attualmente c'è un assenza giudiziaria, un chaos e dunque impunità", dichiara amaro. "Difficilmente i carnefici vengono condotti davanti un tribunale… vanno trovati i mezzi per metter in piedi in quei paesi un sistema giuridico appropriato. Ma dobbiamo anche aiutare le donne a svolgere un ruolo guida nella società, con progetti mirati…le donne sono gli esseri umani più attivi nel rinnovo della società.
Nella sua risoluzione il Parlamento ha chiesto di destinare dei fondi per aiutare le vittime di simili tragedie. Cos'altro può fare il Parlamento e l'Unione europea?
"Sono certo che il tema delle violazioni dei diritti dell'uomo sotto forma di violenze sessuali dovrebbe essere incluso nel contesto delle violazioni dei diritti dell'uomo in generale. Attualmente c'è un assenza giudiziaria, un chaos e dunque impunità. Difficilmente i carnefici vengono condotti davanti un tribunale, vanno trovati i mezzi per metter in piedi in quei paesi un sistema giuridico appropriato. Ma dobbiamo anche aiutare le donne a svolgere un ruolo guida nella società, con progetti mirati. Le donne sono gli esseri umani più attivi nel rinnovo della società.
Parlando delle sue mie visite in Indonesia e Afghanistan, si lascia andare a una confessione: "Mi è capitato di soffermarmi sugli sguardi delle deputate del parlamento, notando come una sensazione di potergli direttamente parlare ed essere compreso."Lo stesso non avviene con gli occhi maschili, lì non vedi nulla." "In quelle società gli uomini crescono con degli insegnamenti su cosa deve fare un ragazzo per diventare uomo, e che le ragazze sono inferiori ai ragazzi. Le donne sono vittime della loro educazione. In queste zone del mondo noi sosteniamo il processo di pace e la riappacificazione, e possiamo fornire il nostro contributo anche per migliorare le relazioni con il Rwanda e la Cina, quale partner di primo piano della regione." (Parlamento Europeo, 02/04/2008)

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Onu, estensione embargo armi fino alla fine dell’anno (AdL, Misna, 31/03/2008)

Il Consiglio di Sicurezza dell'Onu ha rinnovato l’embargo di armi ed altre sanzioni volte a colpire le milizie attive nell'est del paese, fino alla fine dell'anno. I 15 membri del Consiglio hanno espresso “profonda preoccupazione” per la presenza illegale di gruppi armati, dislocati soprattutto nelle province del Nord e Sud Kivu (est) e nell’Ituri, al confine con Uganda, Rwanda e Burundi, che “perpetuano un clima di insicurezza nell’intera regione dei Grandi Laghi”. La risoluzione sottolinea la necessità di “progressi nel settore della sicurezza”, anche se ammette un miglioramento nello scambio di informazioni relative alla situazione sul terreno con le autorità locali. Le limitazioni imposte dall’embargo non riguardano le forniture di armi destinate all’esercito e alla polizia congolese, come pure il materiale relativo alla loro formazione, o a quelle truppe che hanno completato il processo di integrazione o stanno per farlo. (AdL, Misna, 31/03/2008)

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Risorse minerarie: nominato comitato revisione contratti (MZ, Misna, 27/03/08)

È stato nominato il comitato incaricato dal governo della Repubblica democratica del Congo di rinegoziare i termini dei contratti per prospezioni e sfruttamento minerario siglati nel corso degli ultimi anni con aziende locali e internazionali, dopo che sono emerse palesi e flagranti violazioni ai danni delle casse pubbliche. Nel riportare la notizia, la stampa congolese precisa che il comitato sarà composto da otto membri tutti scelti dal governo. Annunciando la nascita dell’organismo, il ministro delle Miniere, Martin Kabwelulu, ha precisato che il comitato si avvarrà del sostegno di alcuni consulenti esterni, locali e internazionali, e procederà all’esame di ogni singolo caso, ascoltando le ragioni delle parti contraenti e procedendo poi a un “riaggiustamento” dei contratti. La diffusione, nei giorni scorsi, delle prime conclusioni della Commissione governativa incaricata di studiare i contratti di concessione per lo sfruttamento dell’immenso tesoro minerario del paese ha portato alla sospensione di tutti i primi 61 contratti presi in esame finora perché giudicati non conformi agli accordi. Il lavoro della commissione ha confermato quello che tutti i congolesi sapevano, ovvero che l’industria mineraria, locale ma soprattutto quella internazionale, si è approfittata del conflitto in corso negli anni scorsi del paese (“col concorso complice di funzionari corrotti”, precisano alcuni) per commercializzare i minerali congolesi senza che il paese ne traesse alcun beneficio. (MZ, Misna, 27/03/08)

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Kivu: nonostante accordo, gli sfollati hanno paura e non tornano a casa (CC, Misna, 26/03/08)

A tre mesi dalla firma dell’accordo per un cessate-il-fuoco nel Nord e nel Sud-Kivu (nord-est del paese) la maggior parte delle centinaia di migliaia di sfollati non è ancora tornata a casa. “A inizio marzo, molti sfollati nel territorio di Rutshuru hanno provato ad andare nel loro villaggio, ma stanno tornando indietro nei campi, dove si sentono al sicuro, dicendo che un gruppo armato li accusa di sostenere una milizia rivale” ha detto Marie-Antoinette Okimba, esponente dell’Alto commissariato dell’Onu per i rifugiati (Unhcr/Acnur), fornendo un esempio del clima di paura e instabilità che regna ancora nella regione. Le ultime notizie dalla Missione Onu nel paese (Monuc) confermano la situazione d'insicurezza riferendo, senza aggiungere dettagli, di diversi scontri tra elementi del Congresso nazionale per la difesa del popolo (Cndp) di Laurent Nkunda e milizie Mayi-Mayi, mentre continuano anche gli scontri tra gruppi Mayi-Mayi e i combattimenti tra fazioni delle Forze democratiche di liberazione del Rwanda (Fdlr). Le condizioni di vita degli sfollati - stimati tra i 500-800.000 - sono molto precarie: il 70% vive con famiglie di accoglienza o in strutture come chiese, aule comunali, scuole e piazze mentre il restante 30% alloggia in campi profughi sovraffolati. In quelli di Kasasa e Nyongera, con 13.000 persone, le condizioni igeniche sono al limite e si teme la diffusione del colera; a Kasasa, c’è una latrina per ogni 60 persone, riferisce il personale umanitario a Irin News. Il 23 gennaio scorso era stato firmato a Goma, alla presenza di esponenti di tutta la comunità internazionale, un’intesa tra quasi tutti i gruppi armati nella regione per la cessazione delle ostilità, inasprite nell’agosto 2007 con l’insurrezione del gruppo guidato dal generale dissidente filorwandese Nkunda. (CC, Misna,26/03/08)

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Bas-Congo: al bando movimento all'origine dei disordini (CC, Misna, 25/03/08)

È stato messo al bando dal governo di Kinshasa il Bundu dia Kongo (Bdk), movimento politico-spirituale protagonista nelle ultime settimane di disordini nella regione sudoccidentale del Bas-Congo, dopo che le forze dell'ordine avrebbero fatto tra i militanti del Bdk numerose vittime, forse un centinaio secondo alcune fonti. Due poliziotti accusati di violenze ai danni della popolazione durante la demolizione di alcuni luoghi di ritrovo del Bdk sono stati intanto condannati all'egastolo dalla giustizia militare; all'origine delle tensioni con il Bdk, il cui fondatore Ne Mwanda Nsemi è deputato, ci sarebbero la contestazione di risultati elettorali dell'anno scorso e una ferma opposizione al governo centrale. "Il Consiglio dei ministri ha deciso di ritirare l'autorizzazione concessa dal ministero degli Affari sociali all'associazione senza scopo di lucro Bdk" ha precisato il governo, che accusa il movimento di fomentare divisioni chiedendo l'autodeterminazione del popolo Kongo. Il presidente Joseph Kabila è appena rientrato a Kinshasa da una visita nella provincia, dove ieri ha presieduto il consiglio di sicurezza nella città portuale di Matadi, raccomandando la rigorosa applicazione delle decisioni governative, peraltro criticate da alcune personalità locali e da un'associazione di difesa dei diritti umani. (CC, Misna,  25/03/08)