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MALI - 2008

Presidente: acqua e igiene salveranno milioni vite umane (Alice/Apcom, 24/11/2008)

Disordini in manifestazione contro privatizzazione acqua (Misna, 11/11/2008)

Musicista contro Sony: la mia canzone non offende l'slam (Alice/Apcom, 24/10/2008)

Prestito della banca africana per sostenere sviluppo (Iris, 17/10/2008)

Inaugurato centro informazioni Ue-Africa (Agi, 07/10/2008)

Progetto pilota delle UE per gestire i flussi di immigrazione (Peacereporter, 30/09/2008)

Le «donne del karité», storia di una battaglia (vincente) al femminile(Corriere della Sera, 26/09/2008)

Liberati 21 militari ostaggi dei ribelli tuareg (Alice/Apcom, 17/08/08)

Privatizzazione del cotone, una scelta che fa discutere (Misna,  04/08/2008)

Progressi nei colloqui di pace tra autorità maliane e ribelli tuareg (Fides, 25/07/2008)

Ripresi ad Algeri colloqui: accordo di cessazione ostilità (Misna,  21/07/2008)

G8: il contro summit dei poveri (Vita, 04/07/2008)

Presentato piano per assistenza alla maternita' (Alice/Apcom, 29/06/2008)

Tuareg attaccano accampamento esercito: 17 ribelli e 15 soldati morti (Peacelink, 22/05/08)

Nord: ancora un attacco contro militari, molte vittime (Misna, 21/05/08)

Incursione contro caserma dell’esercito (Misna, 14/05/08)

Attacchi dei ribelli Tuareg contro postazioni dei soldati, un morto (Peacereporter, 06/05/2008)

La misteriosa impresa che vuole tagliare le foreste (Greenreport, 30/04/2008)

Il piano per l'oro blu (Greenreport, 11/04/2008)

Cessate il fuoco tra il Governo e i ribelli tuareg del nord (Peacereporter, 04/04/2008)

Esercito attacca posizioni Tuareg nel nord (Peacereporter, 02/04/2008)

33 soldati di bamako catturati da ribelli tuareg (AGI/AFP24/03/2008)

Aminata Dramane Traorè: «Non vengono affrontati alla radice i veri problemi del continente» (Massimo A. Alberizzi, Corriere della sera, 18/02/2008)

I Padri Bianchi fondono due Province in Africa Centrale (RadioVaticana/Apic- Piro, 23/01/2008)

Sequestrati 750 chili di cocaina (Peacereporter, 08/01/2008)

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Presidente: acqua e igiene salveranno milioni vite umane (Alice/Apcom, 24/11/2008)

Nel pantheon dei leader mondiali - scrive oggi il Financial Times in un lungo servizio su quella che definisce "l'emergenza silenziosa' - il massimo sostenitore della battaglia per acqua potabile, fognature funzionanti, toilette e igiene, è il presidente del Mali Amadou Toumani Tourè. Invitando i lettori a una campagna di finanziamento dell'associazione Water Aid, l'Ft intervista Tourè. In un mondo in cui 900 milioni di persone non hanno accesso all'acqua potabile e oltre due miliardi e mezzo vivono senza fogne e senza gabinetti "l'acqua è vita - dice Tourè - mentre servizi fognari adeguati, toilette e un ambiente pulito si rivelano come le autentiche basi dello sviluppo umano". Tourè ricorda il quotidiano recentemente ha lanciato nel suo paese la prima versione nazionale della campagne globale "End Water Poverty" avviata da molte associazioni per combattere l'emergenza. Tra le priorità della sua azione di governo, ha più volte ribadito Tourè, c'è proprio la costruzione di bagni, nuove fognature e impianti di potabilizzazione. (Alice/Apcom, 24/11/2008)

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Disordini in manifestazione contro privatizzazione acqua (Misna, 11/11/2008)

Almeno una vittima e diversi feriti da colpi di arma da fuoco: è il bilancio ancora provvisorio di disordini avvenuti a Léré, nel nord-ovest del paese, dove una folla di abitanti è scesa in piazza per protestare contro un progetto di privatizzazione del sistema di acqua potabile cittadino. Secondo fonti locali, centinaia di abitanti hanno gridato slogan contro l’amministrazione, assaltando la sede del comune, prima dell’intervento della guardia nazionale; almeno sei dimostranti sono stati colpiti da proiettili e ricoverati presso l’ospedale, dove uno di loro è deceduto per la gravità delle ferite riportate. Una delegazione degli abitanti è attesa oggi a Bamako per chiedere l’annullamento del progetto. Lére, situata a 700 chilometri dalla capitale e a poco meno di 100 dalla frontiera con la Mauritania, affronta da tempo il problema della gestione delle risorse idriche: fin dalla sua costruzione, nel 1999, il servizio di acqua potabile è gestito da un comitato di nove membri scelti in assemblea generale dalla popolazione per un mandato di due anni. Secondo fonti giornalistiche locali, le tensioni risalgono all’aprile 2007, quando il sindaco ha avanzato la richiesta di un prestito dalle casse del servizio idrico, rifiutato dal comitato; in seguito il primo cittadino è riuscito a far approvare dal consiglio comunale il progetto di privatizzazione del sistema di acqua potabile, innescando le proteste della popolazione. [FB] (Misna, 11/11/2008)

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Musicista contro Sony: la mia canzone non offende l'slam(Alice/Apcom, 24/10/2008)

La Sony ha già rinviato l'uscita del videogioco LittleBigPlanet, per paura di offendere la comunità musulmana, ma il musicista maliano Toumani Diabate respinge l'accusa di blasfemia e contesta la decisione del colosso nipponico di tagliare una sua canzone. "Nella mia famiglia conosciamo solo due cose: il Corano e la kora (arpa-liuto africana)", dice alla Bbc. Di fede musulmana, Diabate sottolinea come sia normale in Mali mischiare religione e musica, contestando quanto dichiarato nei giorni scorsi da un portavoce del think-tank 'Muslim Forum', Manzoor Moghal, secondo cui le parole del Corano non possono essere usate dalla musica perchè vengono direttamente da Dio. "Sono triste e deluso - dice - non voglio che nessuno scherzi con l'islam e non rispetti la fede islamica". La canzone contestata, Tapha Niang, è stata registrata nel 2006 ed è uscita nel 2006, all'interno dell'album Boulevard de L'Indipendance. Un portavoce della Sony ha affermato che la decisione di ritirare LittleBigPLanet è stata adottata per evitare che "qualcuno possa offendersi per la musica del gioco". La nuova versione uscirà sul mercato usa il 29 ottobre e su quello britannico il 3 novembre.(Alice/Apcom, 24/10/2008)

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Prestito della banca africana per sostenere sviluppo (Iris, 17/10/2008)

46 milioni di dollari, è questo l'ammontare del prestito che la Banca africana per lo sviluppo ha concesso al Mali, per finanziare un programma di sostegno alla crescita. Stando a quanto si legge in un comunicato diffuso dalla Banca, il finanziamento sosterrà il piano del governo di Bamako per sostenere la crescita e contrastare la povertà nel periodo 2007-2011. Tra le misure previste, una migliore gestione del settore del cotone, il rafforzamento dei controlli sulle finanze pubbliche e una maggiore trasparenza nella gestione degli appalti pubblici. (Iris, 17/10/2008)

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Inaugurato centro informazioni Ue-Africa (Agi, 07/10/2008)

E' stato inaugurato a Bamako, in Mali, il primo Centro Ue-Africa per l'informazione e la gestione delle migrazioni (Cigem). Testimone della cerimonia il commissario europeo per lo Sviluppo e l'Aiuto umanitario, Louis Michel, e politici africani ed europei. Questo primo Cigem, progetto pilota finanziato dal Fondo europeo per lo Sviluppo con 10 milioni di euro in tre anni, servira' come ufficio per l'informazione e la guida di tutti i cittadini del Mali interessati dal fenomeno migratorio (i potenziali emigranti, gli immigrati di ritorno e quelli residenti all'estero), per promuovere la migrazione legale e agire come deterrente per quella clandestina, anche favorendo, con contributi finanziari, una maggiore conoscenza del fenomeno al fine di individuare politiche adeguate. I rappresentanti europei hanno sottolineato come il Cigem sia il "primo progetto con cui l'Ue aiuta un Paese dell'Africa subsahariana a gestire il fenomeno migratorio in tutti i suoi aspetti". La nascita del Cigem e' il risultato di una serie di incontri tra rappresentanti africani ed europei, che si e' conclusa con la dichiarazione congiunta su 'Migrazione e Sviluppo', firmata l'8 febbraio del 2007 da Francia, Spagna, Cedeao (Comunita' economica degli Stati dell'Africa Occidentale), Commissione europea e Mali. (Agi,  07/10/2008)

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Progetto pilota delle UE per gestire i flussi di immigrazione (Peacereporter, 30/09/2008)

La commissione europea ha presentato oggi un progetto per gestire i flussi migratori in Mali. Lo sportello, che dovrebbe aprire i battenti il prossimo 6 ottobre, dovrebbe riuscire a mettere in contatto la domanda di lavoro europea e l'offerta africana, mettendo in guardia le persone dai rischi dell'immigrazione clandestina. Finanziato con 10 milioni di euro fino al 2011, verrà poi preso in carico dalle autorità locali. La Ue ha scelto ha scelto il Mali per questo progetto pilota, perchè è tradizionalmente un paese di partenza: su 12 milioni di abitanti ci sono 4 milioni di emigrati, di cui 400 mila in Europa (Peacereporter, 30/09/2008)

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Le «donne del karité», storia di una battaglia (vincente) al femminile (Corriere della Sera, 26/09/2008)

Burro di karité. Si chiama così la speranza di un gruppo di donne del Mali, e precisamente del distretto di Kati, nel Koulikoro. Il loro lavoro si scontra ogni giorno con l'arretratezza dei mezzi e delle tecnologie che non permette di valorizzare quella che è diventata una risorsa fondamentale per il Paese: il burro di karité appunto, un ingrediente di uso comune in cosmetologia, noto per le sue proprietà emollienti, protettive, idratanti e antiossidanti. Sono loro, le donne di Kati (soprannominate «donne di karitè») le destinatarie di un progetto di Cesvi, organizzazione umanitaria di Bergamo, e Just Italia, azienda veronese di cosmetici e prodotti naturali. Obiettivo: sostenere il lavoro e i diritti delle donne maliane attraverso percorsi di formazione, costruzione di opere, acquisto di attrezzature e materiali per un valore di 40mila euro.
«Un piccolo miracolo» - Ad oggi nel Mali le donne raccolgono le noci a mano, ad una ad una; l’estrazione della farina e del burro avviene con sistemi rudimentali e faticosi. Il progetto punta a dar loro una formazione professionale, costruendo anche un magazzino centrale e 15 piattaforme di essiccazione, fornendo attrezzature per la lavorazione e conservazione del burro di karité: dai barili ai teli di plastica fino alla pesa e ai contenitori necessari per lo stoccaggio. Quella del karité è una storia di donne che fanno squadra, che lavorano con altre donne lottando per una migliore qualità della vita. «Il progetto è partito anche grazie alla determinazione delle donne che producono il karité - spiega Agata Romeo, responsabile Cesvi del progetto -. Le donne stesse mi hanno spiegato quale fosse la sfida: si tratta di migliorare la qualità del burro e di venderlo affinché anche le donne possano contribuire al sostentamento economico di tutta la famiglia. Donne che hanno un reddito: una specie di rivoluzione se si pensa al ruolo cui esse sono confinate nella cultura Bambara (l’etnia di maggioranza in questa parte del Mali). È una rivoluzione anche per gli uomini che consentono questa attività e che ultimamente la appoggiano esplicitamente. Quello che si sta producendo in questi villaggi è un piccolo miracolo». (Corriere della Sera,  26/09/2008)

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Liberati 21 militari ostaggi dei ribelli tuareg (Alice/Apcom, 17/08/08)

I ribelli tuareg hanno liberato 21 dei circa cento soldati del Mali che tengono in ostaggio nel nord del Paese. Sono stati consegnati nelle mani delle autorità del Mali "grazie alla mediazione algerina", si apprende da fonti concordanti. Un accordo per la cessazione delle ostilità, preludio alla ripresa del processo di pace, era stato raggiunto il 21 luglio scorso a Algeri tra il governo del Mali e i principali movimenti tuareg della cosiddetta 'Alleanza democratica del 23 maggio per il cambiamento'. L'intesa prevedeva una serie di provvedimenti entro il 15 agosto: liberazione dei reciproci prigionieri, sminamento di terreni nel nord e assistenza al ritorno di profughi, in particolare dall'Algeria. Dopo metà agosto è previsto un nuovo incontro fra le parti per organizzare l'alleggerimento del dispositivo militare nel nord, lo smantellamento delle basi ribelli e il reinserimento degli ex-combattenti. Per dimostrare la nostra buona fede abbiamo liberato 21 dei 92 ostaggi che abbiamo", spiega una fonte vicina ai ribelli. "Siamo per il dialogo, adesso è necessario che il mediatore algerini continui la sua opera e che ogni parte rispetti i propri impegni. (Alice/Apcom, 17/08/08)

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Privatizzazione del cotone, una scelta che fa discutere (Misna, 04/08/2008)

La strategia di privatizzazione della società nazionale del cotone, ideata dal governo, "non fornisce alcuna garanzia per il settore né assicura ai produttori che potranno vendere a prezzi dignitosi": lo ha detto Konimba Sidibé, deputato dell'opposizione mobilitata da settimane al fianco di sindacati e movimenti della società civile, contro la legge per la privatizzazione della Società del Mali per lo sviluppo tessile (Cmdt) raccomandata dal Fondo monetario internazionale (Fmi) e dalla Banca Mondiale. Oggetto di una lunga seduta, il disegno di legge è stato approvato sabato scorso con 117 voti a favore, 20 contrari e sette astenuti: "di questa privatizzazione beneficeranno solo i coccodrilli, già in agguato per spartirsi la preda" ha detto il deputato indipendente Billy Touré, mentre secondo il presidente della filiera Amadou Dembele "molte famiglie che vivono dell'industria del cotone saranno portate alla precarietà e alla povertà che il governo dice di voler contrastare". Creata nel 1974, la Cmdt controlla la filiera nazionale del cotone assicurando consulenza in campo agricolo, garantendo un prezzo minimo ai coltivatori e gestendo i processi di produzione e commercializzazione; nel 2007 la società ha chiuso il bilancio con perdite pari a 185 miliardi di franchi Cfa (oltre 280 milioni di euro), a causa di una cattiva gestione finanziaria ma soprattutto a causa del calo del prezzo del cotone sui mercati internazionali che ha disincentivato molti coltivatori (la produzione è diminuita da oltre 260.000 tonnellate nel 2003 a circa 100.000 l'anno scorso). Fonte di reddito per circa un terzo degli 11 milioni di abitanti, quasi tutto il cotone prodotto in Mali viene esportato sotto forma di fibre grezze perché nel paese non esistono impianti industriali di lavorazione che consentirebbero di vendere un prodotto finito a un prezzo superiore. [MV] [CO] (Misna,  04/08/2008)

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Progressi nei colloqui di pace tra autorità maliane e ribelli tuareg (Fides, 25/07/2008)

I rappresentanti del governo del Mali e quelli della ribellione tuareg si incontreranno nei prossimi giorni per continuare i colloqui per l'applicazione delle intese di pace del luglio 2006. Queste intese mediate dall'Algeria erano rimaste in gran parte inapplicate e gli scontri tra i ribelli tuareg e le forze maliane non erano mai cessati. L'Algeria, che guarda con crescente preoccupazione alla sicurezza del sud del Sahara, è riuscita a convincere le parti a sedersi di nuovo al tavolo negoziale. Il 21 luglio è stato così raggiunto ad Algeri un nuovo accordo che ha portato ad un cessate il fuoco immediato. Le intese prevedono che le controparti abbiano tempo fino al 15 agosto per trovare un accordo sulla liberazione dei prigionieri (sono almeno 92 i soldati maliani in mano a diversi gruppi di guerriglia), lo sminamento del territorio e il ritorno dei rifugiati. Una commissione mista ribelli- governo dovrà supervisionare l'applicazione delle intese già raggiunte.
La stampa algerina sottolinea il fatto che il successo della diplomazia del loro Paese non è solo una questione di prestigio e di buon vicinato, ma riguarda direttamente la sicurezza nazionale. Secondo questa interpretazione infatti, nel sud del Sahara, a cavallo tra la parte meridionale dell'Algeria, il Mali, e gli altri Stati dell'area, si è creata una zona “franca” dove prosperano contrabbandieri (di armi, droga ed esseri umani), formazioni ribelli e terroristi. L'Algeria è particolarmente preoccupata per la presenza degli islamisti radicali del “Gruppo Salafita per Predicazione e il Combattimento” (GSPC) che da qualche tempo hanno adottato la sigla Al Qaida del Maghreb, dopo aver proclamato la loro fedeltà a Bin Laden.
La presenza di una ribellione tuareg nel nord Mali contribuisce all'instabilità dell'area ed è per questo che Algeri ha cercato di far riconciliare le due parti. I tuareg sono una popolazione nomade che vive nel Sahara soprattutto tra il Mali, il Niger e il sud dell'Algeria (vi sono popolazioni tuareg anche in Libia, Burkina Faso e in Ciad). I tuareg si sentono discriminati dai governi degli Stati in cui vivono e hanno dato vita a diversi movimenti di guerriglia. Oltre che in Mali, anche in Niger vi sono attualmente ribellioni tuareg. Nel caso del Mali, l'Alleanza Democratica per il Cambiamento, la sigla che raggruppa i diversi movimenti ribelli tuareg del Paese, ha preferito negoziare con il governo anche a causa degli appoggi internazionali di cui gode lo Stato. L'Algeria infatti ha creato delle pattuglie miste di frontiera con il Mali, il cui esercito è addestrato, armato e riorganizzato dagli Stati Uniti nell'ambito del loro programma di assistenza ai Paesi del sud del Sahara. L'accordo è facilitato dal fatto che i tuareg non chiedono l'indipendenza ma aiuti economici per sviluppare l'area dove vivono. Si tratta delle tre regioni economiche e amministrative di Tombouctou, Gao e Kidal, pari a due terzi del territorio nazionale e al 10% della popolazione del Paese. (L.M.)(Fides,  25/07/2008)

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Ripresi ad Algeri colloqui: accordo di cessazione ostilità (Misna, 21/07/2008)

Un accordo di cessazione delle ostilità, preludio alla ripresa del processo di pace, è stato firmato oggi ad Algeri tra il governo e i principali movimenti tuareg della cosiddetta ‘Alleanza democratica del 23 maggio per il cambiamento". La notizia è stata annunciata dal mediatore algerino, Abdelkrim Ghrieb, ambasciatore di Algeri in Mali. L’intesa prevede una serie di provvedimenti entro il 15 agosto: liberazione dei reciproci prigionieri, sminamento di terreni nel nord e assistenza al ritorno di profughi, in particolare dall’Algeria. Dopo metà agosto, le parti s’incontreranno di nuovo per organizzare l’alleggerimento del dispositivo militare nel nord, lo smantellamento delle basi ribelli e il reinserimento degli ex-combattenti. L’intesa raggiunta oggi, sottolineano da Algeri, fa parte dell’applicazione degli accordi tra le parti già conclusi ad Algeri nel 2006 e ratificati lo scorso aprile a Tripoli, prima che ricominciassero nell’area di Kidal violenze attribuite ai miliziani guidati da Ibrahim ag Bahanga, criticato da molti esponenti tuareg della regione. [CC] (Misna, 21/07/2008)

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G8: il contro summit dei poveri (Vita, 04/07/2008)

Partirà domenica e si svolgerà in concomitanza del vertice di Hokkaido. Da domenica, mentre si svolgono i lavori del G8, un migliaio di attivisti parteciperà a una manifestazione no-global nel Mali. Il «summit dei poveri», come è stato ribattezzato, è stato organizzato dal Coalizione africana Debito e Sviluppo nella città di Koulikoro, a 50 chilometri a est della capitale Bamako. «Daremo voce a contadini, donne e giovani africani» ha detto Barry Aminata Toure, presidente del Cad del paese. «Non lasceremo il nostro destino nelle mani dei Paesi Ricchi». «Discuteremo» ha continuato Toure «ei fallimenti politici nei Paesi poveri nel campo dell'educazione, nella questione degli enormi debiti pubblici e nelle false promesse di maggiori aiuti per lo sviluppo».(Vita,  04/07/2008)

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Presentato piano per assistenza alla maternita' (Alice/Apcom, 29/06/2008)

Una tabella di marcia per ridurre la mortalità materna e neonatale e realizzare gli Obiettivi di sviluppo del Millennio entro il 2015 è stata resa nota dal ministro della Sanità del Mali, Oumar Ibrahin Touré. Lo riferisce l'agenzia Misna. Il programma sanitario, dal titolo "Speranze di vita per madri e figli: l'impegno del Mali entro il 2015", che costerà intorno ai 100 milioni di euro, prevede una maggiore disponibilità e accessibilità a cure di qualità, assistenza ostetrica in caso di complicazioni, lo sviluppo di risorse umane specializzate e di meccanismi alternativi di finanziamento come una cassa mutua e di solidarietà, oltre a maggiori risorse economiche e all'impegno solenne del governo in favore della salute delle madri e dei loro figli. La situazione sanitaria delle nascite in Mali, secondo i dati diffusi dal ministero della Sanità e dall'Organizzazione mondiale della sanità, presenta notevoli disuguaglianze: benché nelle zone urbane la consultazione prenatale sia una pratica esercitata da circa il 90% delle donne, nelle zone rurali solo la metà delle partorienti si reca da un medico nel corso della gravidanza; le nascite in strutture sanitarie sono tre volte meno frequenti nelle zone rurali (26%) e tra le donne non istruite (33%) che nelle aree urbane (80%) e tra le donne istruite (89%). Complessivamente, il tasso di mortalità materna in Mali è stimato in 582 decessi per 100.000 nati vivi, un livello comparabile a quello degli altri paesi della regione, ma superiore a quello medio osservato nei paesi in via di sviluppo (488 per 100.000) e 20 volte superiore a quello dei paesi sviluppati (30 decessi per 100.000). (Alice/Apcom,  29/06/2008)

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Tuareg attaccano accampamento esercito: 17 ribelli e 15 soldati morti (Peacelink, 22/05/08)

Diciassette ribelli Tuareg e 15 militari dell'esercito del Mali sono rimasti uccisi la scorsa notte in seguito ai violenti scontri armati avvenuti nell'accampamento militare di Abebara nel nord est maliano. Stando alla ricostruzione dei avvenumenti fatta dal ministero della Difesa del Paese africano, sembra che i gruppi Tuareg abbiano attaccato per primi la caserma scatenando la reazione dei soldati. E' il più grave fatto di sangue mai accaduto prima nel quadro delle insurrezioni nel deserto. (Peacelink, 22/05/08)

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Nord: ancora un attacco contro militari, molte vittime (Misna, 21/05/08)

Sarebbe di 27 morti, secondo il ministero della Difesa, il bilancio di un attacco di ribelli nell’estremo nord del Mali, ad Abeibara, circa 150 chilometri a nord di Kidal. “Il ministro informa le popolazioni che nella notte dal 20 al 21 maggio, il posto di Abeibara è stato l’obiettivo di un attacco di banditi armati. Il bilancio è di 10 morti e 6 feriti nelle file dell’esercito, 17 morti e 25 feriti fra gli assalitori” recita un comunicato ufficiale. In giornata fonti locali avevano riferito che le postazioni militari di Abeibara erano state attaccate da insorti, fra cui alcuni uomini del capo ribelle tuareg Ibrahim Ag Bahanga, protagonista di una nuova insurrezione nel nord del paese. [CC] (Misna,  21/05/08)

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Incursione contro caserma dell’esercito (Misna, 14/05/08)

I ribelli dell'Alleanza tuareg per il cambiamento (Atc) avrebbero preso il controllo della caserma di Ansongo nel sudest del paese, un centinaio di chilometri a sud di Gao, sul fiume Niger. Lo sostengono gli stessi ribelli in un comunicato secondo cui la struttura militare è stata attaccata nella notte di domenica a lunedì; dopo “diverse ore di scontri molto violenti costati la vita a vari soldati”, scrive l’Atc, il movimento avrebbe preso la caserma; secondo un’altra versione riferita sul portale d’informazione ‘Malikounda’, i ribelli non avrebbero incontrato nessuna resistenza e non ci sarebbe stata alcuna vittima. Commentando l’ennesima incursione da parte del gruppo ribelle guidato da Ibrahim Ag Bahanga, che circa una settimana fa aveva attaccato un’altra caserma, il presidente Amadou Toumani Toure (o ‘Att’) ha ribadito di volere la pace, la sicurezza e la preservazione dell’integrità territoriale del paese. “Questi episodi – ha detto ‘Att’, riferendosi agli attacchi – non hanno a nostra conoscenza scopi politici accertati. Si tratta di azioni viziose e nefaste con obiettivi machiavellici e indicibili. L’obiettivo è raramente militare. Il loro scopo è prima di tutto distogliere l’attenzione da ciò che il governo sta facendo, ovvero le azioni per lo sviluppo e il progresso del nostro paese. Il loro scopo è anche creare un dibattito politico inutile, per dividerci e distrarci”. Un accordo di cessate-il-fuoco era stato firmato ai primi di aprile, dopo una precedente intesa di pace risalente al 2006. [CC] (Misna,14/05/08)

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Attacchi dei ribelli Tuareg contro postazioni dei soldati, un morto (Peacereporter, 06/05/2008)

Una persona è morta oggi nel corso di alcuni attacchi da parte di ribelli Tuareg contro diverse postazioni dell'esercito nel Mali settentrionale e centrale. Lo hanno riferito alcuni ufficiali del Paese africano. Uno degli scontri si è avuto nella città di Aguel'hoc, dove i soldati hanno risposto al fuoco dei ribelli. Inoltre, una base militare nella regione di Segou è stata attaccata dai ribelli, che sono scappati con alcune provviste di cibo. Non è stato specificato se la persona morta è un soldato o un ribelle, né in quale dei due episodi è avvenuta l'uccisione. Un accordo di pace siglato nel 2006 tra il governo e i ribelli non ha fermato gli scontri. Uno dei gruppi Tuareg ha rapito circa 30 soldati in attacchi avvenuti lo scorso mese. (Peacereporter, 06/05/2008)

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La misteriosa impresa che vuole tagliare le foreste (Greenreport, 30/04/2008)

Il Mali è un Paese tra il Sahara e il Sahel, più famoso per i suoi deserti che per le sue foreste, eppure la Coalition pour la Protection du Patrimoine Génétique Africain (copagen) che raggruppa diverse associazioni ambientaliste, scienziati, agronomi, e leader sindacali e contadini di nove Paesi africani, ha scritto una lettera al governo di Bamako per chiedergli di annullare un contratto di sfruttamento forestale accordato alla società privata Afro Asie Bois Mali. La superficie forestale interessata sarebbe enorme per un paese povero di legname come il Mali: 6 milioni e 650 mila ettari, circa il 18,5% del territorio nazionale verrebbe praticamente consegnato alla Afro Bois Mali che secondo la Copagen «non è identificabile all’estero, né immatricolata al registro di commercio del mali». Per la coalizione ambientalista la decisione del governo maliano di cedere una gran parte del suo territorio ad una società misteriosa potrebbe avere come risultato una vera e propria devastazione della foresta nella zona della foresta pre-guineana, una delle rare zone del Mali ancora risparmiate dalla desertificazione.
Sulla scorta delle esperienze fatte in altri Paesi africani, la Copagen prevede l’abbattimento totale delle essenze forestali più rare, costose ed appetibili e accusa il governo di Bamako di aver violato le norme in vigore sulle decentralizzazione e di «flagranti violazioni delle procedure amministrative, tecniche e finanziarie». Il sospetto che dietro questa operazione ci sia l’espansionismo economico cinese in Africa è forte. Nei giorni scorsi, i giornali di Bamako avevano riportato la denuncia degli abitanti dei villaggi intorno a Kita, una città del Mali occidentale, di un esteso taglio abusivo di legname. Sembra una maledizione: più i Paesi sono Poveri e più le foreste sono preziose per le popolazioni e la biodiversità, ma più vengono svendute dai governi al peggior offerente.(Greenreport, 30/04/2008)

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Il piano per l'oro blu (Greenreport, 11/04/2008)

Il governo del Mali, uno degli Stati più desertici del mondo, dove gran parte delle attività umane si affollano lungo le rive del sempre più stremato fiume Niger, ha approvato il Plan d´action national de gestion intégrée des ressources en eau (Pagire), che propone le linee guida per la nuova politica nazionale per l'acqua e che in due fasi 2007-2011 e 2012-2015, dovrebbe far rispettare Paese africano gli obiettivi del millennio per lo sviluppo per quanto riguarda l'accesso all'acqua potabile. Già nel 2002 il governo maliano aveva adottato il "Code de l´eau" nella speranza di poter soddisfare il bisogno effettivo di acqua potabile e per assicurare lo sfruttamento giudizioso delle risorse idriche, di quello che davvero in Mali si può chiamare oro blu. Senza acqua non sarà infatti possibile lottare davvero contro la povertà o parlare di sviluppo sostenibile, per questo il governo di Bamako ha scelto la gestione integrata delle acque come unico metodo di gestione sostenibile delle risorse idriche. «Questo approccio – spiega una nota del governo maliano – assicura il coinvolgimento dell'insieme dei protagonisti del settore idrico in un quadro di gestione che concilia, al meglio, tutti gli usi, preservando allo stesso tempo l'ambiente e i bisogni delle generazioni future». (Greenreport, 11/04/2008)

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Cessate il fuoco tra il Governo e i ribelli tuareg del nord (Peacereporter, 04/04/2008)

Le delegazioni del governo del Mali e dei ribelli tuareg di Ibrahim Ag Bahanga si sono incontrate a Tripoli per trovare una soluzione al confronto armato ripreso a fine marzo nel nord del Paese e, grazie alla mediazione libica, hanno raggiunto un accordo di cessate il fuoco. I ribelli si sono impegnati a liberare i circa 30 militari sequestrati lo scorso 20 marzo, mentre l'esercito regolare si ritirerà in maniera parziale da alcune delle aree di confine settentrionali di cui gli uomini di Bahanga reclamano il controllo. Sembra che la morte di un numero elevato, ma ancora sconosciuto, di ribelli attaccati mercoledì dall'aviazione militare maliana a sud di Kidal abbia messo in pericolo in raggiungimento dell'intesa. (Peacereporter,  04/04/2008)

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Esercito attacca posizioni Tuareg nel nord (Peacereporter, 02/04/2008)

Alcuni elicotteri dell'esercito del Mali hanno aperto il fuoco oggi contro le postazioni dei ribelli Tuareg nel nord del Paese. L'esercito sta cercando di impedire ulteriori aggressioni dei Tuareg contro i soldati presenti a Kidal, città situata lungo le rotte dei contrabbandieri. "Sappiamo che per diversi giorni i Tuareg hanno cercato di arrivare a Kidal per impedire ai rinforzi militari di giungere da Gao", ha affermato un ufficiale dell'esercito. "L'esercito li ha localizzati e ha inviato alcuni elicotteri per colpire le loro posizioni", ha spiegato, "è una operazione volta a confondere i ribelli". Per ora non sono state diffuse notizie su eventuali vittime. (Peacereporter,  02/04/2008)

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33 soldati di bamako catturati da ribelli tuareg (AGI/AFP,24/03/2008) –

Almeno 33 soldati di Bamako sono stati catturati giovedi' dai ribelli Tuareg nel Mali settentrionale dopo una serie di scontri che hanno provocato diversi feriti. Ne hanno dato notizia alcuni leader locali. Quattro militari sono stati fatti prigionieri durante i combattimenti dai ribelli guidati da Ibrahim Ag Bahanga mentre altri 29 sono fatti ostaggio in seguito. Bahanga ha ripreso la lotta armata nell'agosto del 2007 malgrado avesse firmato gli accordi di pace del luglio 2006 ad Algeri. (AGI,24/03/2008)

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Aminata Dramane Traorè: «Non vengono affrontati alla radice i veri problemi del continente» (Massimo A. Alberizzi, Corriere della sera, 18/02/2008)

Al telefono da Bamako, Aminata Dramane Traorè sembra un fiume in piena. Lei, ex ministro della Cultura del Mali, fondatrice del Forum sociale africano, autrice di libri tradotti anche in italiano, da anni denuncia le storture del neoliberismo e l'impatto negativo sulle popolazioni dell' Africa. Il viaggio di Bush la rende furiosa: «Non vengono affrontati alla radice i veri problemi che affliggono il continente».
* Bush cosa avrebbe dovuto portare in Africa?
«Profonde riforme della sua economia per aiutare la nostra. In Mali, Niger, Ciad coltiviamo una gran quantità di cotone ma abbiano molte difficoltà ad esportarlo. Non è conveniente perché gli Stati Uniti offrono ingenti sussidi ai loro produttori. Perché non ci aiuta a renderlo competitivo? Dispiace vedere che il capo di un grande Paese non riesce ad andare a fondo nelle cose».
* Gli è stato rimproverato di non voler parlare del Darfur.
«Vedo dietro quest'atteggiamento una grande ipocrisia. La sua amministrazione ha per prima parlato di genocidio, ma poi non ha fatto molto. Nella provincia occidentale del Sudan ogni giorno ammazzano civili. Il mondo occidentale dovrebbe muoversi per impedire i massacri. Invece solo parole, ma poi non accade nulla, forse perché ancora non è stato trovato petrolio».
* Il petrolio è la maledizione dell'Africa?
«Ha esacerbato i conflitti tra Francia, Stati Uniti e Cina. Guardiamo il Ciad. Alla faccia di tutte le dichiarazioni di adesione alla democrazia, la Francia ha sostenuto Idriss Deby Itno, da 17 anni al potere. Per altro gli Stati Uniti puntellano regimi corrotti e illiberali solo perché gli permettono di sfruttare le risorse petrolifere».
* I ribelli che hanno attaccato Deby e il suo regime corrotto non sembrano meglio di lui.
«La rivoluzioni sono senza ideali. Non c'è una lotta per la democrazia, per far rispettare i diritti dell' uomo, per orientare il proprio paese verso lo sviluppo e per uscire della povertà. Si combatte solo per prendere il potere e sostituire il regime in sella con il proprio altrettanto rapace e corrotto».
* Bush ha premiato i Paesi che si sono impegnati sulla strada della democrazia.
«Occorre capire cosa si intende per democrazia. Non si può ridurre tutto a una buona organizzazione delle elezioni. Democrazia vuol dire controllo del potere, scegliere per chi votare con un minimo di cognizione di causa. Tutto questo qui non c’è».

* Ma il Mali è uno dei Paesi più democratici di tutta l'Africa.
«Sembra, ma non è così. E' vero, il potere in Mali non è del tutto arbitrario, ma la gente è povera e non c'è una reale distribuzione della ricchezza. Insomma non c'è una vera, reale, profonda alternanza. Come non c'è stata in Kenya quando l'attuale presidente Kibaki ha preso il potere da Moi nel 2002, potere che ora si rifiutato di cedere a Odinga. Non era forse il Kenya considerato un modello che doveva servire da esempio a tutta l'Africa? Nessuno si è posto il problema che la società keniota è divisa in ricchissimi e poverissimi?».
* Le élites africane sono complici di questo disastro?
«Certo molti dirigenti del continente sono pronti a piegarsi a ogni richiesta occidentale. Ma perché le nostre economie devono essere strutturate in funzione dei Paesi ricchi, come prevedono le regole di Banca Mondiale e Fondo Monetario Internazionale? In questo modo ci viene precluso ogni sviluppo. Non conosco un solo Paese africano in cui il potere sia veramente in mano al popolo. Nessuno dei paesi cosiddetti democratici in Africa lascia emergere dirigenti in grado di opporsi a questo sistema economico mondiale che ha bisogno di leader corrotti come quelli attuali». (Massimo A. Alberizzi, Corriere della sera,  18/02/2008)

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I Padri Bianchi fondono due Province in Africa Centrale (RadioVaticana/Apic- Piro, 23/01/2008)

Il 2008 sarà un anno di cambiamenti per la Società dei Missionari d’Africa (MAFR), più conosciuti come Padri Bianchi: a partire da luglio, infatti, le due province del Burkina-Faso e del Mali saranno raggruppate in una sola, formando un’unica entità. Ad annunciarlo è il bollettino mensile dei MAFR, che definisce la fusione "un avvenimento storico importante". La nuova provincia sarà costituita dai seguenti Paesi: Burkina-Faso, Mali, Niger, Costa d’Avorio, Mauritania e Togo. In quest’ultimo paese non esiste ancora una comunità di Padri Bianchi, ma molti aspiranti missionari provengono da lì. La provincia nel Mali raggruppa invece i Missionari d’Africa che si trovano in Mali, Mauritania e Senegal. I religiosi, in totale, sono poco più di 60, quasi tutti intorno ai 60 anni. La provincia del Burkina-Faso conta invece 29 missionari. (RadioVaticana/Apic- Piro,  23/01/2008)

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Sequestrati 750 chili di cocaina (Peacereporter, 08/01/2008)

In Mali le forze dell'ordine hanno sequestrato 750 chili di cocaina dopo uno scontro a fuoco di due ore. La droga è stata trovata in due furgoni vicino al paese di Tin-Zaouatene: i contrabbandieri hanno abbandonato i veicoli e sono fuggiti verso il confine con l'Algeria, portando con sé un ferito. I corrispondenti raccontano che l'Africa occidentale è diventata la rotta principale del traffico di cocaina colombiana verso l'Europa. "Il sequestro è avvenuto dopo un inseguimento in macchina – ha raccontato un ufficiale del ministero dell'Autorità locale – e uno scontro a fuoco che si potrebbe definire una battaglia, visto che i malviventi disponevano di armi militari". (Peacereporter,  08/01/2008)

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