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LIBIA - 2008

Crisi Tripoli-Ginevra nelle mani della guida suprema (SwissInfo, 16/11/2008)

L’UE rinnova gli sforzi per riallacciare le relazioni con Tripoli (Euronews, 13/11/2008)

Partono i negoziati sul futuro accordo quadro con l’UE (Apo, 12/11/2008)

Tripoli blocca le trattative con Telecom Italia (TrendOnLine, 07/11/2008)

Scontri tra polizia e Tebu, 4 morti a Kufra (Peacereporter, 07/11/2008)

Gheddafi cerca intesa con Russia su politica energetica (Reuters, 01/11/08)

Gheddafi dice sì a una base russa (L’Unione sarda, 31/10/08)

Gheddafi assalta Impregilo e Terna, punta al 5% del colosso italiano delle costruzioni (Luca Fornovo, la stampa 30/10/2008)

I libici puntano anche al 2% dell'Eni (Giuseppe Oddo, ilsole24ore, 19/10/2008)

Smentite le voci su nuove ritorsioni (SwissInfo, 12/10/2008)

Tripoli vuole ritirare averi da banche elvetiche (SwissInfo, 10/10/2008)

Tripoli cessa fornitura petrolio a Svizzera (SwissInfo, 08/10/2008)

Tripoli ferma la nave di Maroni (L’Opinione, 23/09/2008)

Secondo stampa locale prossima liberazione di attivisti (Peacereporter, 08/09/2008)

Gheddafi critica la visita del segretario di stato Usa Rice (Ami, 07/09/2008)

Libia-Usa: Inizia nuova fase, senza dimenticare divergenze (Apcom, 06/09/2008)

Gheddafi incontra il segretario Usa Rice. E' la prima volta dal 1953 (Peacereporter, 05/09/2008)

Nato: «Frattini ha garantito il rispetto degli impegni» (Corriere della sera, 03/09/2008)

Gheddafi: «L'Italia non concederà l'uso di basi Nato-Usa per aggredire la Libia» (Il Messaggero, 02/09/2008)

Gheddafi pone fine a tensioni con gli Usa (La Repubblica, 01/09/2008)

Gheddafi: Proventi petrolio 'direttamente in mano cittadini (Alice/Apcom, 01/09/2008)

Gheddafi nominato "Re dei re d'Africa" (La Repubblica, 29/08/2008)

Chiuso accordo Italia-Libia; il premier va da Gheddafi (Ansa, 29/08/2008)

Graziati oltre 3mila detenuti per anniversario rivoluzione (Apcom, 28/08/2008)

Libano: mandato d'arresto per Gheddafi per scomparsa imam Mussa Sadr (Asca/Afp, 27/08/2008)

Il figlio di Gheddafi Saif al-Islam lascia la politica (Agi/Afp, 21/08/2008)

I Tuareg di Mali e Niger offrono la tregua (Peacereporter, 19/08/08)

Siglato l'accordo con gli Usa per il risarcimento reciproco delle vittime del 1986 (Peacereporter, 14/08/08)

Svizzera, vicenda Gheddafi, in settimana decisione corte (Alice/Apcom, 11/08/2008)

Prigionieri i famigliari del domestico che denunciò Gheddafi jr (La Stampa, 09/08/2008)

Gheddafi ribadisce contrarieta' a Upm (Alice/Apcom, 05/08/2008)

Svizzera: crisi diplomatica, Gheddafi pretende le scuse (TicinOnLine, 05/08/2008)

La questione della pesca conferma l'ambiguità del regime verso l'Occidente. (Equilibri/Weekly, 04/08/2008)

Rimpatriati Eritrei in fuga (Meltingpot, 01/08/2008)

Il figlio di Gheddafi denuncia le malefatte del regime paterno (La Stampa, 31/07/2008)

Svizzera: Pagati 18.000 franchi per rilascio due svizzeri (Alice/Apcom,31/07/2008)

Svizzera, gruppo ABB contento rilascio impiegato (swissinfo, 30/07/08)

Dopo crisi, riprese forniture petrolio con la Svizzera. (AGI, 30/07/08)

Immigrati, Malta -Libia firmano accordo per lotta a clandestinità.(Apcom, 30/07/08)

La crisi con la Svizzera non è finita (swissinfo, 29/07/08)

Tripoli e Ginevra discutono direttamente (SwissInfo, 28/07/2008)

Giustizia ginevrina può archiviare caso, esperto (SwissInfo, 28/07/2008)

E’ ormai «crisi» tra Berna e Tripoli (SwissInfo, 25/07/2008)

Italia firmerà compensazione per miliardi-figlio Gheddafi (Reuters, 24/07/2008)

Svizzera: no comunicazione ufficiale a embargo petrolifero (Swisscom, 24/07/2008)

Svizzera e Libia sulla via di una crisi (SwissInfo, 24/07/2008)

Berna protesta vigorosamente contro Tripoli (SwissInfo, 23/07/2008)

Immigrati: Africa contrasti nuove regole europee (Agi, 14/07/08)

L'iperattivismo in campo economico e finanziario rilancia il paese a livello globale (Equilibri/Weekly Analysis, 14/07/08)

Affonda barcone immigrati diretto in Italia: 120 dispersi (Reuters, 16/06/2008)

Gheddafi contro Bush su petrolio e "apre" a Obama (la Repubblica, 12/06/08)

Gheddafi critica Obama: da lui nessun cambiamento (Alice/Apcom, 11/06/08)

Gheddafi: "No all'Unione Mediterranea voluta da Parigi" (l’Occidentale, 10/06/2008)

Vignette satiriche: Tripoli esclude Danimarca da grandi progetti (Agi/Reuters, 10/06/2008)

Gheddafi accusa gli europei, affondano barconi di migranti (Agi, 16/05/2008)

Tripoli rompe patto su immigrazione per nomina Calderoli (Reuters, 08/05/2008)

Russia cancella il debito in cambio di contratti (Instablog, 17/04/2008)

Immigrazione: vasta operazione rimpatrio clandestini (Stranieri in Italia, 09/04/2008)

Unita' speciali tedesche hanno addestrato polizia libica (Alice/Apcom, 04/04/2008)

Bush vuole esonerare la Libia da legge vittime terrorismo (Alice/Apcom, 25/03/08)

Gheddafi inaugura la 'sua' moschea in Uganda, festa per due (Alice/Apcom, 19/03/2008)

Gheddafi annuncia una serie di riforme radicali anche in politica interna (Naoki Tomasini, Peacereporter, 06/03/2008)

Gheddafi: proventi petrolio al popolo, basta poverta' (Ansa, 02/03/2008)

UE: commissione chiede mandato per accordo quadro (la Repubblica, 27/02/08)

Verso liberazione leader integralisti (SwissInfo, 24/02/2008)

Giustiziati per omicidio (Ag. Radicale, 29/01/2008)

Amnesty: Italia sospenda accordi con Tripoli (Agi, 18/01/2008)

Inizia deportazione di massa dei clandestini (Agi/Reuters, 16/01/2008)

Giudice Usa: Libia paghi 6 mld per bomba su aereo francese (Ansa, 16/01/2008)

Dopo anni di sanzioni, da oggi in consiglio sicurezza (Alice/Apcom, 03/01/08)

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Crisi Tripoli-Ginevra nelle mani della guida suprema (SwissInfo, 16/11/2008)

La controversia con la Libia è una delle questioni «più difficili» alle quali la Svizzera è attualmente confrontata all'estero, afferma il presidente della Confederazione Pascal Couchepin. Il ritorno alla normalità delle relazioni tra Berna e Tripoli, in crisi dopo l'incarcerazione temporanea a Ginevra di uno dei figli di Gheddafi, dipende «dalla guida suprema libica», ha indicato domenica Pascal Couchepin in un'intervista all'Agenzia telegrafica svizzera. Nel mese di luglio, Hannibal era stato arrestato assieme alla moglie in seguito ad una denuncia per maltrattamenti sporta da due ex domestici. La Libia aveva reagito annunciando una serie di provvedimenti, tra cui la sospensione delle forniture di petrolio, il ritiro degli averi libici in Svizzera e la cancellazione dei collegamenti aerei tra i due paesi. La crisi non è rientrata nemmeno con il ritiro della denuncia da parte degli ex dipendenti di Gheddafi. Tripoli attende le scuse ufficiali svizzere per i «cattivi trattamenti» inflitti dalla polizia ginevrina. Per il presidente della Confederazione, quella attuale è una delle vicende «più difficili» alla quale la Svizzera deve far fronte sul piano internazionale. (SwissInfo, 16/11/2008)

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L'UE rinnova gli sforzi per riallacciare le relazioni con Tripoli (Euronews, 13/11/2008)

Immigrazione, risorse energetiche, diritti umani sono tutti capitoli di una trattativa che si apre oggi e durerà circa un anno. Il riavvicinamento era stato una promessa di Bruxelles dopo la liberazione da parte di Tripoli delle infermiere bulgare, accusate di aver propagato il virus dell'HIV. Un'apertura dei mercati del pesce e una collaborazione su immigrazione e turismo sono le carte che hanno convinto Tripoli a sedersi al tavolo delle trattative. In contropartita, la delegazione di Bruxelles è stata chiare sulle richieste di maggiore democrazia e rispetto dei diritti umani, non proliferazione delle armi di distruzione di massa e adesione ad un economia di mercato, prima che si possa parlare di amicizia rafforzata con la Libia. Ma Tripoli sa bene che l'Europa, specialmente visti i problemi con la Russia, non può trascurare le riserve energetiche libiche. (Euronews,  13/11/2008)

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Partono i negoziati sul futuro accordo quadro con l’UE (Apo, 12/11/2008)

Domani a Bruxelles la Libia e l’UE daranno avvio ai negoziati sull’accordo quadro UE-Libia. La commissaria europea per le relazioni esterne e la politica europea di vicinato, Benita Ferrero-Waldner, affiancata dalla presidenza dell’UE, lancerà ufficialmente i negoziati nel corso di un incontro con una rappresentanza libica guidata da Abdulati Elobeidi, ministro per gli affari europei, e Mohamed Tahar Siala, viceministro alla Commissione generale del popolo per i rapporti con l’estero e la cooperazione internazionale della Libia. Il futuro accordo definirà il quadro delle relazioni tra UE e Libia.
Benita Ferrero-Waldner ha dichiarato: “È da tanto che aspettiamo questo momento, sin da quando, nel 2004, l’UE ha deciso di abrogare le sanzioni nei confronti della Libia e di avviare una politica di impegno con il paese. Sono lieta di poter finalmente dare il via a questi negoziati. La Libia è rimasta l’unico paese del Mediterraneo meridionale con cui l’UE non intrattiene relazioni contrattuali e l’UE desidera instaurare un quadro giuridico chiaro e duraturo che consenta di rafforzare il dialogo e la cooperazione con la Libia. La Commissione ha ricevuto dal Consiglio un mandato negoziale ampio, prova che l’UE intende concludere con la Libia un accordo tanto ambizioso quanto la Libia sarà pronta a consentire, un accordo relativo ad aree quali il dialogo politico, gli scambi commerciali, l’energia, la migrazione e l’ambiente.”
Il mandato negoziale della Commissione è stato adottato dal Consiglio il 24 luglio 2008. L’obiettivo è quello di concludere con la Libia un accordo ampio che riguardi il dialogo politico e la cooperazione in materia di politica estera e di sicurezza, che crei una zona di libero scambio il più possibile ampia e inclusiva e che serva da base ad una cooperazione in settori nevralgici di interesse comune quali l’energia, i trasporti, la migrazione, i visti, la giustizia e gli affari interni e l’ambiente nonché in altri campi quali la politica marittime e la pesca, l’istruzione e la sanità pubblica.
I principi fondamentali alla base dell’accordo saranno il rispetto dei diritti umani e della democrazia, la non proliferazione delle armi di distruzione di massa e l’impegno ad osservare le norme dell’economia di mercato. Se rispecchierà i livelli di ambizione attualmente prospettati dalle parti, il futuro accordo conterrà in sé un elevato potenziale per lo sviluppo di una cooperazione profonda atta ad aprire la strada ad un partenariato politico forte e all’incremento degli scambi e degli investimenti tra Libia e UE. Attualmente, la Libia beneficia di un programma CE di cooperazione medica e tecnica in materia di HIV/AIDS, per un importo totale stanziato di 8 milioni di euro. Il programma è attuato nel quadro del piano d’azione UE per Bengasi, cui partecipano anche altri donatori pubblici e privati. Nel settore della migrazione, l’UE e la Libia cooperano già dal 2004. Nel quadro del programma tematico “Migrazione e asilo” sono già stati finanziati due progetti: uno relativo al controllo delle frontiere con il Niger e un altro relativo all’assistenza al rientro volontario di migranti. Un terzo progetto dovrebbe partire all’inizio del 2009. (African Press Organization, 12/11/2008)

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Tripoli blocca le trattative con Telecom Italia (TrendOnLine, 07/11/2008)

Gheddafi sbatte la porta in faccia a Telecom Italia. Alcune indiscrezioni riportano che si sarebbe interrotta la trattativa tra i fondi sovrani libici e l'ex monopolista italiano. Sembra che la rottura sia avvenuta sull'eventuale prezzo di acquisto del titolo: l'attuale andamento dei mercati avrebbe portato i libici a chiedere uno sconto più significativo. La notizia arriva come una doccia fredda, poiché contribuisce arallentare la speculazione sul titolo sulle attese di un cambio nella governance della società telefonica italiana. L'ingresso dei fondi libici della famiglia Gheddafi era visto molto positivamente dagli analisti, poiché avrebbe potuto dare uno scossone all'attuale assetto societario, in vista di una riorganizzazione fondamentale per il rilancio della società. (TrendOnLine,  07/11/2008)

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Scontri tra polizia e Tebu, 4 morti a Kufra (Peacereporter, 07/11/2008)

E' di almeno 4 morti, 29 feriti e centinaia di arresti il bilancio di tre giorni si violenti scontri esplosi nella città di Kufra, nel sudest della Libia, tra polizia ed esponenti della tribù Tebu. A riferirlo sono fonti dell'opposizione libica citate dal quotidiano arabo 'Al-Sharq al-Awsat'. Sembra che gruppi di giovani manifestanti siano riusciti ad assumere il controllo di interi quartieri di Kufra, tanto che alcuni testimoni parlano di auto della polizia date alle fiamme e abbandonate per strada. Fonti non confermate parlano addirittura di scontri a fuoco tra manifestanti e polizia. Il governo avrebbe isolato telefonicamente la città e inviato ingenti rinforzi di polizia che ora circonderebbero il centro abitato pronti a domare la ribellione. Le proteste dei Tebu, guidate dal Fronte di Salvezza Tabu di Issa Abdel Meguid, sono esplose a causa degli atti di discriminazione e oppressione politica e culturale che questa minoranza subisce da parte delle autorità libiche. I Tebu sono una tribù sminomade transnazionale, presente anche in Sudan, Ciad e Niger, di origine circassa (caucasica). (Peacereporter,  07/11/2008)

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Gheddafi cerca intesa con Russia su politica energetica (Reuters, 01/11/08)

Il leader libico Muammar Gheddafi ha detto oggi di voler avere rapporti più stretti con la Russia sul fronte dell'energia, spostando così l'attenzione dalla vendita delle armi che finora è ha rappresentato il fulcro dei rapporti tra i due Paesi. La Russia è scesa in campo con Europa e Stati Uniti nella gara per mettere le mani sui contratti redditizi con la Libia dopo che Tripoli è uscita da anni di isolamento internazionale rinunciando al suo programma di distruzione di massa. Mantenendo le tradizioni adottate durante le visite in Paesi stranieri, Gheddafi -- nato da una famiglia di pastori beduini -- ha piantato una tenda nel giardino del Cremlino in occasione della sua visita a Mosca. "Sfortunatamente, in passato le nostre relazioni si sono concentrate (unicamente) su contatti di natura militare e diplomatica mentre mancava di fatto una collaborazione nelle aree civili", ha detto Gheddafi al presidente russo Dmitry Medvedev all'inizio dei colloqui al Cremlino. "La Libia e la Russia sono importanti produttori di petrolio e di gas", ha aggiunto Gheddafi nella sua prima visita in Russia dal 1985. Shokri Ghanem, il più alto funzionario libico per l'energia e capo della delegazione Opec del Paese, è venuto a Mosca "per poter parlare del coordinamento con i suoi colleghi russi", ha aggiunto il leader libico. "Credo che una tale collaborazione sia indicata soprattutto alla luce delle attuali condizioni. Inoltre, siamo legati da una visione comune sulla politica energetica", ha detto poi Gheddafi in quello che pare un riferimento al crollo del prezzo del petrolio in un periodo caratterizzato dalla crisi economica globale. (Reuters, 01/11/08)

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Gheddafi dice sì a una base russa (L’Unione sarda, 31/10/08)

Il leader libico Muammar Gheddafi, atteso oggi a Mosca nella sua prima visita da 23 anni, manifesterà alla Russia la sua disponibilità ad accogliere una base militare russa in Libia. Lo afferma oggi il quotidiano russo Kommersant. "La Libia è pronta a ospitare una base militare navale russa", scrive il giornale citando una fonte dello staff che ha preparato la visita del leader libico. Tale base, secondo la fonte, potrebbe essere installata nel porto libico di Bengasi. "La presenza militare russa - spiega Kommersant - sarà una garanzia di non aggressione contro la Libia da parte degli Stati Uniti, che non hanno fretta di abbracciare il colonnello Gheddafi, nonostante diversi gesti di riconciliazione". (L’Unione sarda,  31/10/08)

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Gheddafi assalta Impregilo e Terna, punta al 5% del colosso italiano delle costruzioni (LucLuca Fornovo, la stampa 30/10/2008)

A piazza affari le quotazioni del general contractor volano a +12,87%. Il colonnello Muammar Gheddafi torna all’attacco di piazza affari. Dopo lo shopping in unicredit con un pacchetto del 4,9%, i fondi libici puntano a mettere un piede nel gioiello delle costruzioni, impregilo, e nel capitale di terna. Mentre nel gestore della rete elettrica nazionale, la central bank of libya, guidata dal governatore fa farhat bin guidara, sarebbe pronta a rilevare una quota tra l’1-2% (dai 50 ai 100 milioni ai valori attuali di mercato), l’investimento in impregilo avrebbe una valenza non solo finanziaria ma anche industriale. Secondo fonti vicine all’operazione, il fondo sovrano libico punta ad acquistare circa il 5% del capitale e a conquistare, con l’accordo dei vertici di impregilo, anche un posto nel consiglio d’amministrazione. Ieri, le indiscrezioni sono circolate con insistenza a piazza affari, tant’è che le azioni impregilo, sospese più volte per eccesso di rialzo, hanno chiuso con una guadagno del 12,87% a 1,793 euro, scambiando il 2% del capitale. Forti acquisti anche su terna, che ha chiuso in rialzo del 3,39%. Secondo gli operatori di mercato l’ingresso dei fondi libici in impregilo, che al momento ha come maggiori azionisti le famiglie ligresti, benetton e gavio, attraverso la cassaforte igli che ha in mano il 29,9% del general contractor italiano, sarebbe un toccasana per il titolo che solo negli ultimi sei mesi ha bruciato oltre il 53% del suo valore in borsa che ora si aggira aTorno ai 689 milioni. Secondo indiscrezioni, gli investimenti dei libici nelle aziende di piazza affari sarebbero sotto stretta osservazione del ministero dell’economia che considera sia impregilo che terna aziende strategiche per il paese. In libia, il gruppo impregilo ha già rapporti strettissimi: impregilo libco - la joint venture con i libici partecipata al 60% dal gruppo italiano - ha siglato, quest’estate, contratti da 400 milioni per la costruzione di tre università che sorgeranno nelle città di misuratah, tarhunah e zliten. «la libia è un grande cantiere - ha spiegato alla stampa adolfo urso, sottosegretario allo sviluppo economico - destinerà oltre 20 miliardi al comparto costruzioni e il governo di tripoli ha lanciato un ambizioso programma di costruzione per oltre 500 mila abitazioni da realizzare nei prossimi due anni». Mentre l’italia stanzierà alla libia cinque miliardi di dollari nei prossimi 20 anni, che serviranno a realizzare anche l’autostrada che attraverserà la libia, dall’egitto alla tunisia. Intanto, maggiori informazioni sull’affaire libico potrebbero trapelare stamattina visto che massimo ponzellini, presidente di impregilo, sarà a roma per partecipare al convegno «l’accordo berlusconi gheddafi: un fatto storico per la cooperazione italo-libica, un ponte nuovo tra l’europa e l’africa». All’incontro, presso il ministero degli affari esteri, parteciperanno, anche, il secondogenito del colonnello, sayf al-islam gheddafi, il ministro degli esteri, franco frattini, e paolo scaroni, amministratore delegato dell’Eni. L’ingresso dei libici in terna sarebbe, invece, secondo fonti vicine al dossier «un investimento di carattere difensivo» visto che da inizio anno il titolo ha mostrato una flessione limitata all’11% circa e che dal 16 ottobre è salito dell’11,3%. Insomma terna piacerebbe a gheddafi perché è un classico titolo-paracadute, che non soffre la crisi come dimostrano peraltro i suoi buoni fondamentali: nei nove mesi il gruppo, guidato da flavio cattaneo, ha mostrato un utile netto in salita del 2,4% a 298,8 milioni. (Luca Fornivo, la stampa >30/10/2008)

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I libici puntano anche al 2% dell'Eni (Giuseppe Oddo, ilsole24ore, 19/10/2008)

La quota di capitale Eni di cui sono in possesso i fondi sovrani libici, che in questo momento si aggira sullo 0,7%, dovrebbe essere aumentata nei prossimi giorni fino a sfiorare il 2%, la soglia che fa scattare l'obbligo della comunicazione alla Consob. A questo livello di partecipazione, osserva una fonte, in base allo statuto dell'Eni, un'azionista ha il diritto di sottoporre al voto dell'assemblea una lista di amministratori. L'obiettivo della finanza libica, che amministra i profitti del gas e del petrolio e, in Italia, è ormai vicina al 5% di UniCredit, è sostanziamente di tipo speculativo: far fruttare la massa di capitali derivante dalla vendita di idrocarburi. Ma rinsalda al tempo stesso i legami storici con il gruppo del "cane a sei zampe", le cui quotazioni nel Paese nordafricano hanno subito un'impennata con l'ascesa al potere di Muammar Gheddafi. Già Enrico Mattei, fondatore e primo presidente dell'Eni, era stato in procinto di firmare un accordo con re Idriss, nel lontano 1958, che avrebbe dovuto dargli l'accesso alle risorse minerarie della Libia. Ma l'intesa fallì perché il re all'ultimo momento optò per le statunitensi Esso e Occidental Petroleum. Per mettere all'Eni i bastoni tra le ruote – ricorda l'ex presidente di Agip Petroli Giuseppe Accorinti in "Quando Mattei era l'impresa energetica" – furono chieste addirittura le dimissioni del referente libico di Mattei: il primo ministro Zine El-Abidine Ben Alì. La rivincia dell'Eni non sarebbe tardata se è vero che il gruppo italiano sarebbe stato negli anni successivi tra i sostenitori segreti di Gheddafi. Italo Pietra, che fu direttore del "Giorno", sostenne (in uno storico saggio dal titolo "Mattei, la pecora nera", Sugarco, 1987) che il fondatore dell'Eni avrebbe incontrato a Gela, ventiquattr'ore prima di perire nell'incidente aereo di Bascapè, un gruppo di emissari arabi, tra cui uno libico, per perfezionare un accordo per un colpo di Stato contro re Idriss.Sta di fatto che l'Eni è ritornato in Libia subito dopo l'avvento di Muammar Gheddafi, l'uomo che ha guidato la "rivoluzione ideologica" che nel settembre 1969, sette anni dopo la tragica scomparsa di Mattei, portò alla caduta della monarchia. Risalgono al 1967 la scoperta del grande giacimento onshore di Bu Attifel e al 1976 quello del giacimento offshore di Buri, entrambi tuttora in produzione. Ed è dell'inizio del 1980 la scoperta dei giacimenti di gas al largo di Tripoli, il cui sfruttamento è avvenuto in anni recenti, che oggi alimentano il gasdotto Greenstream, il tubo sotto il Mediterraneo che fa affluire annualmente in Italia 8 miliardi di metri cubi di gas naturale. Nell'ottobre 2007, poi, il gruppo italiano e la società libica Noc, posseduta dallo Stato, hanno perfezionato un accordo strategico che estende la durata dei titoli minerari dell'Eni in Libia fino al 2042 per le aree petrolifere e fino al 2047 per quelle a gas. L'accordo consentirà all'Eni di ampliare la portata del Greenstream di 3 miliardi di metri cubi l'anno e di realizzare un impianto di liquefazione di gas da 5 miliardi di metri cubi, destinato al mercato mondiale.(Giuseppe Oddo, ilsole24ore,  19/10/2008)

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Smentite le voci su nuove ritorsioni (SwissInfo, 12/10/2008)

La Libia non ha intenzione di interrompere le forniture di greggio alla Svizzera e nemmeno di ritirare i propri averi dalle banche elvetiche. È quanto ha indicato l'ambasciatore svizzero a Tripoli, Daniel von Muralt: con una dichiarazione all'ambasciata elvetica, le autorità libiche hanno infatti smentito le informazioni pubblicate dalla stampa su ulteriori ritorsioni verso Berna. "Il ministero degli esteri libico mi ha consegnato il 10 ottobre una nota diplomatica in questo senso", ha spiegato von Muralt all'ats, aggiungendo che le autorità di Tripoli hanno agito di loro iniziativa. Svizzera e Libia "sono impazienti" di chiudere la vertenza nata dopo l'arresto a Ginevra di uno dei figli di Gheddafi e "ho il sentimento che ci si avvii verso una soluzione". "La grande emozione iniziale, ha ancora detto von Muralt, si è calmata" e le forze di polizia schierate di fronte all'ambasciata elvetica sono state ritirate. Anche le dimostrazioni di protesta inscenate davanti alla sede diplomatica appartengono ormai al passato.
Le rassicurazioni di von Muralt smentiscono le rivelazioni degli scorsi giorni, che lasciavano presagire una escalation della crisi: mercoledì scorso la compagnia petrolifera libica Tamoil aveva infatti annunciato la cessazione delle forniture di greggio alla Svizzera e il giorno seguente l'agenzia ufficiale Jana aveva rincarato la dose, dando notizia della decisione di Tripoli di ritirare i suoi averi depositati presso le banche elvetiche. Le relazioni tra Svizzera e Libia sono tese dal 15 luglio scorso, quando sono stati arrestati in un albergo ginevrino Hannibal Gheddafi e la moglie, sospettati di maltrattamenti verso due domestici. La Libia ha reagito ordinando la chiusura degli uffici libici di Nestlé e ABB e arrestando due cittadini svizzeri per infrazione alla legge sull'immigrazione: i due connazionali nel frattempo sono stati rimessi in libertà, ma non sono stati autorizzati a lasciare il paese. (SwissInfo, 12/10/2008)

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Tripoli vuole ritirare averi da banche elvetiche (SwissInfo, 10/10/2008)

Si è bruscamente riaccesa la crisi tra Svizzera e Libia, scoppiata lo scorso luglio dopo il breve arresto a Ginevra di uno dei figli del leader libico Muammar Gheddafi e apparentemente sopitasi dopo l'archiviazione del procedimento contro di lui all'inizio di settembre. Tripoli ha fatto sapere che vuole "ritirare tutti i suoi averi dalle banche elvetiche" e che sospende "ogni cooperazione economica" con la Svizzera, a cominciare dalle forniture di petrolio. L'agenzia ufficiale libica Jana, citando "una fonte responsabile" al ministero degli esteri e della cooperazione internazionale, ha indicato che i provvedimenti sono una protesta contro "i maltrattamenti a diplomatici e uomini d'affari libici" da parte della "polizia nel canton Ginevra". Le misure adottate, secondo la fonte citata dalla Jana, "resteranno in vigore fino a quando non saranno noti cause e motivi di tali azioni". Secondo la Jana, i fondi libici nelle banche elvetiche ammontano a sette miliardi di dollari americani" (quasi otto miliardi di franchi). La statistica della Banca nazionale svizzera fornisce invece la cifra di 5,75 miliardi di franchi a fine 2007. È possibile che la Libia si basi su cifre diverse, ha detto all'ATS un portavoce della BNS, spiegando che "le nostre cifre sono quelle che ci comunicano le banche elvetiche".
Mercoledì sera un portavoce della compagnia libica Tamoil aveva improvvisamente comunicato l'intenzione della Libia di sospendere le forniture di petrolio, una minaccia già proferita la scorsa estate. Non è tuttavia il caso di preoccuparsi, secondo il direttore dell'Unione petrolifera svizzera, Rolf Hartl. A suo avviso l'approvvigionamento di oro nero non è minacciato da questa misura e i prezzi della benzina non aumenteranno. Se il greggio libico venisse a mancare, si potrebbe sostituirlo importando petrolio raffinato dal Nord Europa, ha precisato Hartl. Per contro, la raffineria Tamoil di Collombey, nel canton Vallese, potrebbe rimanere a secco nel giro di due o tre settimane. La filiale svizzera della compagnia libica ha rifiutato oggi qualsiasi commento.
(…)Da parte sua, in un breve comunicato, il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) dice che continua a impegnarsi per "risolvere i problemi che gravano sui rapporti" bilaterali, che i colloqui continuano e dureranno fino a quando saranno ripristinate le relazioni com'erano prima del 15 luglio 2008. Aggiunge che la Svizzera è però uno stato di diritto, deve rispettare i dettami della sua Costituzione e attenersi alle regole del diritto. Il DFAE afferma di non potersi esprimere sulle ultime mosse di Tripoli, "perché non ha ricevuto informazioni al riguardo" da parte delle autorità libiche.
Il figlio del presidente libico Muammar Gheddafi Motassim Bilal Gheddafi - detto Hannibal - e la moglie Aline erano stati fermati il 15 luglio in un albergo a cinque stelle di Ginevra con l'accusa di aver maltrattato due domestici al loro servizio. La coppia si trovava a Ginevra in vista della nascita del figlio. La vicenda ha provocato una crisi diplomatica fra Berna e Tripoli. 
La Libia ha posto quali condizioni per una normalizzazione la revoca del procedimento penale e le scuse della Svizzera per il modo con cui è stata trattata la coppia. Due cittadini svizzeri, accusati di aver violato norme relative all'immigrazione e il soggiorno, sono tuttora trattenuti in Libia dopo essere stati incarcerati in condizioni precarie per una decina di giorni. Lo scorso 3 settembre, il procuratore generale di Ginevra Daniel Zappelli ha archiviato il procedimento contro Hannibal e Aline Gheddafi, dopo che i due domestici - un marocchino e una tunisina - avevano ritirato la loro querela in cambio di un indennizzo. Zappelli ha anche indicato che la cauzione complessiva di 500mila franchi - 200mila franchi per Hannibal e 300 mila per la moglie, sulla quale pesavano le accuse più gravi - sarebbe stata restituita. Con la decisione del procuratore la crisi tra Svizzera e Libia si è apparentemente sopita. Ma l'abbandono del procedimento penale non ha messo fine alla vertenza diplomatica. La Libia non ha infatti ottenuto le scuse che esigeva da Berna. Tripoli ha mantenuto alcune misure di ritorsione. La compagnia Swiss è stata costretta a ridurre i collegamenti tra la Svizzera e la Libia a tre per settimana. Swiss ha indicato oggi che le restrizioni sono tuttora in vigore.
Inoltre, le imprese svizzere in Libia hanno ricevuto un ordine di chiusura e la concessione dei visti ai cittadini elvetici è stata sospesa. Il DFAE continua a sconsigliare viaggi nel paese nordafricano. Lo scorso 30 settembre, la Libia ha anche attaccato il segreto bancario davanti all'Assemblea generale dell'ONU. Il suo rappresentante ha fustigato "paradisi fiscali che accolgono la corruzione e il crimine nei loro istituti finanziari", senza tuttavia nominare nessun paese. (SwissInfo,  10/10/2008)

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Tripoli cessa fornitura petrolio a Svizzera (SwissInfo, 08/10/2008)

La Libia cessa le forniture di petrolio verso la Svizzera. Lo ha affermato in serata all'ATS il portavoce della società libica Tamoil, Laurent Paoliello, senza spiegarne le motivazioni. Per l'Unione petrolifera (UP) svizzera ciò è "seccante ma non preoccupante". L'approvvigionamento di petrolio della Svizzera non è minacciato da questa misura, ha affermato Rolf Hartl, direttore dell'UP. Iprezzi della benzina non aumenteranno, ha detto. Stando a Hartl, la misura avrà effetti in Svizzera solo tra due o tre settimane. In questo periodo, gli importatori avranno tempo per cercare altre fonti di approvvigionamento. A suo avviso, si tratta di un "autogoal" della Libia, che colpisce i suoi stessi interessi in Svizzera: la raffineria di Collombey (VS) e le 320 stazioni di benzina presenti sul territorio svizzero. Contattato dall'ATS, il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) non si esprime: "non abbiamo ricevuto alcuna informazione ufficiale da parte della Libia in merito a una cessazione delle forniture di petrolio", ha detto il portavoce Lars Knuchel. Tripoli aveva già minacciato di chiudere i rubinetti in ritorsione per l'arresto in luglio a Ginevra di Hannibal Gheddafi. Il figlio del presidente libico e la moglie erano stati accusati di maltrattamenti dai loro domestici. In cambio di un indennizzo, i cui dettagli non sono stati divulgati, i domestici hanno ritirato la denuncia e il caso è stato archiviato. Ancora oggi però due cittadini svizzeri, accusati di reati in materia di immigrazione e soggiorno in Libia, non possono lasciare il paese africano. In estate avevano passato una decina di giorni in prigione. (SwissInfo, 08/10/2008)

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Tripoli ferma la nave di Maroni (L’Opinione, 23/09/2008)

Con la Libia, a quanto pare, ricomincia sempre tutto da capo. Dopo il “definitivo” accordo di Amicizia e Cooperazione firmato da Gheddafi e Berlusconi il 30 agosto, i libici si sono ancora offesi con un ministro italiano: Roberto Maroni. Il quale, in un’intervista rilasciata a Bruno Vespa, aveva dichiarato che, nonostante l’accordo tanto pubblicizzato, gli sbarchi di clandestini sono continuati. “Per ora ho bloccato a La Spezia una nave che avrebbe dovuto portare in Libia trenta piccole imbarcazioni ad uso della polizia locale”, aveva ricordato il ministro degli Interni. La nota governativa libica ieri replicava: “La Libia non ha mai chiesto aiuto in passato ad alcun Paese, Italia compresa, ma coopera con i Paesi interessati. Perciò non ha alcuna rilevanza che la nave con a bordo le trenta piccoli imbarcazioni indicate dal ministro Maroni sia stata bloccata”. Irrilevante o no, Maroni non potrà più recarsi nella Repubblica Araba a bordo di una motovedetta. “Saremo noi ad indicare la data e il modo in cui potrà arrivare nella Jamahiria”. (L’Opinione, 23/09/2008)

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Secondo stampa locale prossima liberazione di attivisti (Peacereporter, 08/09/2008)

Sarebbe imminente in Libia il rilascio di un gruppo di detenuti politici e attivisti dei diritti umani in carcere nl paese arabo. Lo riferiscono fonti del giornale locale 'Libiya-al-Youm'. In occasione del sacro mese di Ramadan, e in seguito a pressioni Usa, le autorità libiche avrebbero deciso di liberare un gruppo ancora non definito di detenuti politici. Nonostante questo, le autorità carcerarie di Tripoli continuano a impedire ai familiari di questi detenuti di poter incontrare i loro cari. C'è malumore, inoltre, perché i parenti dei prigionieri politici non riescono a ottenere informazioni circa il loro stato di salute. Lo stesso quotidiano libico ha lanciato un appello al figlio del leader libico Muammar Gheddafi, Sayfuddin, affinché intervenga in questa vicenda e faccia pressioni per giungere alla loro scarcerazione nel più breve tempo possibile. (Peacereporter, 08/09/2008)

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Gheddafi critica la visita del segretario di stato Usa Rice (Ami, 07/09/2008)

L'eventuale installazione di una base militare americana in Africa - da tempo nota come ‘Africom' e finora respinta da qualsiasi paese africano - sarebbe considerata una "forma di colonizzazione"; lo ha detto, citato dall'agenzia libica ‘Jana', il colonnello Muammar Gheddafi al segretario di stato americano Condoleezza Rice, ricevendola nel fine-settimana a Tripoli (prima esponente governativa americana in Libia dopo 55 anni). Africom, nelle intenzioni ufficiali di Washington, dovrebbe costituire prima di tutto uno strumento per la lotta al terrorismo. Pur prendendo atto delle divergenze tra i due paesi, la Rice, secondo ‘Jana', avrebbe ribadito l'interesse di Washington a migliori rapporti con la Libia in particolare per un aumento dell'interscambio commerciale e crescenti acquisti di petrolio.(Ami, 07/09/2008)

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Libia-Usa: Inizia nuova fase, senza dimenticare divergenze (Apcom, 06/09/2008)

E' stato un buon inizio. Ma la strada da fare è ancora lunga. Così si può riassumere, con le parole del segretario di Stato americano, Condoleezza Rice, lo storico incontro con il leader libico Muammar Gheddafi. Un modo per marcare "l'inizio di una nuova fase", senza dimenticare le grandi divergenze. Soprattutto quelle emerse sui diritti umani, che hanno dato vita a un piccolo screzio con il ministro degli Esteri libico Abdel Rahman Shalgham durante la conferenza stampa congiunta tenuta al termine dell'incontro. Perché il mondo sarà pure cambiato, come ha dichiarato il ministro libico, ma non così tanto. "E' solo l'inizio, abbiamo un lungo cammino davanti a noi. Dobbiamo imparare dagli errori del passato e costruire un rapporto duraturo con la Libia", ha dichiarato Rice in conferenza stampa. "Il mondo è cambiato, l'ora dello scontro è finita" ha dichiarato Shalgham. "Può darsi che esistano differenti punti di vista, ma questo non guasterà i rapporti tra i due Paesi" ha aggiunto il ministro degli Esteri libico. I punti di vista di cui parla Shalgham riguardano, innanzitutto, i diritti umani. Rice aveva sollevato il caso di Fatih al-Jahmi, un dissidente politico di 66 anni in carcere dal 2004 per aver criticato Gheddafi. Il ministro libico ha dichiarato alla stampa che Jahmi è stato giudicato e condannato da un tribunale dopo una denuncia. E che l'uomo, malato, è ora ricoverato in una clinica privata. "I principi che regolano i diritti dell'uomo negli Stati Uniti e in Libia divergono" ha aggiunto il ministro libico. Che ha aggiunto: "La Libia non ha bisogno di ricevere lezioni da nessuno".(Apcom,  06/09/2008)

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Gheddafi incontra il segretario Usa Rice. E' la prima volta dal 1953 (Peacereporter, 05/09/2008)

Momento storico per Libia e Stati Uniti. Il segretario di Stato Usa, Condoleeza Rice, infatti, si recherà a Tripoli per incontrare Muammar Gheddafi, leader libico. E' il primo viaggio di un segretario di Stato Usa dal 1953. L'ultimo fu John Foster Dulles. Il programma è il classico del presidente Gheddafi: incontrerà la Rice in una grande tenda nel deserto. Inoltre, Gheddafi condividerà con la Rice l'iftar il pasto della rottura del digiuno del Ramadam. La visita è stata più volte definita storica da entrambe le parti. La Rice ha aggiunto: “Una Libia più aperta verso l'esterno serve anche alla comunità internazionale”. Il segretario di Stato Usa non si fermerà per la notte in Libia ma proseguirà il suo viaggio verso la Tunisia per poi continuare per Algeria e Marocco. I rapporti fra Usa e Libia sembrano essere migliorati dal 2003 cioè da quando il leader libico Gheddafi rinunciò definitivamente a dotare il suo arsenale di armi di distruzione di massa. Il leader libico ha anche espresso ammirazione per il segretario Usa dicendosi “fiero di lei perchè è una donna nera di origine africana”. Secondo alcune indiscrezioni Gheddafi potrebbe far visitare alla Rice la casa dove nel 1986 morì una delle sue figlie adottive colpita da un raid dell'esercito statunitense. (Peacereporter,  05/09/2008)

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Nato: «Frattini ha garantito il rispetto degli impegni» (Corriere della sera, 03/09/2008)

Il ministro degli Esteri, Franco Frattini, ha dichiarato che l'Italia non mette in discussione i trattati internazionali «e noi non abbiamo dubbi su questo»: lo ha detto il portavoce della Nato James Appathurai, interpellato sulla versione data dal leader libico Gheddafi dell'accordo Italia-Libia (in particolare dell'articolo del "Trattato di amicizia e cooperazione" che prevede che «l'Italia non userà né permetterà l'uso dei propri territori in qualsiasi atto ostile contro la Libia»). In precedenza, Frattini era intervenuto sulla vicenda spiegando che l'accordo con la Libia «prevede un reciproco impegno a non esercitare azioni di aggressione, cosa che l'Italia esclude categoricamente di poter fare». «Ci sono accordi molto chiari - aveva aggiunto il ministro - che sono trattati internazionali. Questo è un trattato bilaterale e Palazzo Chigi ha spiegato qual è la formula dell'art. 5 del nostro accordo». «Non si può - aveva spiegato il ministro Frattini - rimettere in discussione tutti i trattati internazionali degli ultimi vent'anni». Sull'accordo di cui parla Gheddafi «noi abbiamo specificato - aveva proseguito Frattini - con grande chiarezza che ci sono trattati internazionali che sono multilaterali, che restano ovviamente». Dal canto suo, l'ambasciatore libico in Italia Hafed Gaddur ha detto che «nessuno ha mai voluto cancellare i trattati internazionali» antecendenti l'accordo tra Italia e Libia, ma che Tripoli vuole «la garanzia» che non si ripeta quanto «successo in precedenza, quando è stata usata una base militare americana nel territorio italiano nell'aggressione del 1986». «Volevamo stare tranquilli che l’Italia non permetterà l'uso di queste basi» ha aggiunto l’ambasciatore. (Corriere della sera,  03/09/2008)

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Gheddafi: «L'Italia non concederà l'uso di basi Nato-Usa per aggredire la Libia» (Il Messaggero, 02/09/2008)

L'Italia si è impegnata a non usare e soprattutto a non concedere l'uso delle basi sul suo territorio alla Nato e agli Stati Uniti nell'ipotesi di una futura «aggressione» contro la Libia. È questo - secondo quanto annunciato dal leader libico Muammar Gheddafi in un discorso tenuto domenica a Bengasi del quale l'agenzia ufficiale Jana ha diffuso oggi il testo integrale - il contenuto dell'articolo 4 del Trattato di amicizia e cooperazione italo-libico firmato sabato scorso dal premier Silvio Berlusconi e dal colonnello a Bengasi. Gheddafi ha svelato così un retroscena delle trattative tra Italia e Libia per la firma dell'Accordo, sottolineando l'insistenza dei libici per includere nel testo l'articolo, memori del precedente del 1986, quando i libici lanciarono due missili Scud su Lampedusa per ritorsione contro l'attacco degli americani che avrebbero usato proprio l'isola per sferrarlo.
Il rais racconta che sono servite «lunghe discussioni» perché l'Italia voleva impegnarsi solo a «non compiere aggressioni contro la Libia», mentre i negoziatori libici ribattevano che «questo non è abbastanza, perché l'attacco dell'86 contro i territori libici era partito dall'Italia». Ciò di cui i libici volevano essere sicuri, ha sottolineato ancora Gheddafi, era che «né l'America né la Nato avrebbero usato basi in Italia contro la Libia». Dopo aver minacciato di non chiudere l'accordo e che le relazioni tra i due Paesi sarebbero state «ostili», alla fine l'Italia ha accettato, sostiene Gheddafi citato dall'agenzia libica. (…)
Palazzo Chigi ha precisato che l'accordo non riguarda gli impegni internazionali: «In relazione a quanto riportato oggi dall'agenzia di stampa libica Jana, circa il trattato firmato sabato scorso tra l'Italia e la Libia - si legge nella nota diffusa - si precisa che l'accordo fa, come è ovvio, salvi tutti gli impegni assunti precedentemente dal nostro Paese, secondo i principi della legalità internazionale».
Piero Fassino, ministro degli Esteri ombra del Pd, chiede al governo di riferire in Parlamento: «Di fronte alle dichiarazioni che arrivano da Tripoli è assolutamente indispensabile che il Governo venga immediatamente in parlamento ad illustrare gli effettivi contenuti dell'accordo e se ci siano impegni sulle basi - afferma - Ci sorprenderebbe molto che ci siano accordi di quel tipo, perché non si conoscono nella diplomazia e nelle relazioni internazionali un paese che rinunci preventivamente a decisioni che attengono alla sua sovranità e all'interesse nazionale. È incomprensibile stabilire oggi che non si concederanno mai basi alla Nato». L'ex segretario Ds afferma inoltre di non essere «soddisfatto dalla nota del Governo redatta in modo imbarazzato e recente». Il tema, conclude Fassino, «non è il rispetto della legalità internazionale, ma se ci sono impegni che limitano al sovranità dell'Italia». (Il Messaggero, 02/09/2008)

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Gheddafi pone fine a tensioni con gli Usa (La Repubblica, 01/09/2008)

Il leader libico Muammar Gheddafi ha annunciato di voler porre fine al conflitto con gli Stati Uniti nel suo discorso in occasione del 39° anniversario del colpo di Stato che consacro' il colonnello Gheddafi alla guida del Paese. "I conflitti tra Libia e Stati Uniti sono chiusi una volta per tutte. Non ci saranno guerre - dice il leader libico - ne' sostegni al terrorismo". Il mese scorso la Libia aveva chiuso la vicenda dell'attentato terroristico sui cieli di Lockerbie in Scozia, nel quale morirono 270 persone, raggiungendo l'accordo per il risarcimento alle famiglie delle vittime. Gheddafi ha compiuto un passo notevole per far uscire la Libia dal lungo e pesante isolamento internazionale, concedendo l'autorizzazione a processare, dal Tribunale dell'Aja, i due agenti libici sospettati di aver sistemato l'ordigno fatto esplodere nella stiva del Boeing 747-121. (La Repubblica, 01/09/2008)

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Gheddafi: Proventi petrolio 'direttamente in mano cittadini (Alice/Apcom, 01/09/2008)

I proventi del petrolio saranno consegnati direttamente nelle mani dei cittadini libici. E' la rivoluzionaria decisione annunciata ieri dal Colonnello libico Muammer Gheddafi, come riporta oggi Jana, agenzia stampa ufficiale della jamahiryah libica. In un discorso tenuto ieri sera a Bengasi, di fronte al Congresso Generale del Popolo (il parlamento), Gheddafi ha detto: "A partire dell'inzio del prossimo anno, i libici, ciascuno di loro, devono prepararsi a ricevere la loro quota dei proventi del petrolio". "Con la recezione direttamente nelle proprie mani e con la fine dell'amministrazione, - ha aggiunto -sarà istituita un autentica amministrazione popolare e sarà formata la società della Jamahiriyah in modo popolare, democratico, diretto e autentico".
Nel corso del discorso pronunciato in occasione del 39esimo anniversario della Rivoluzione del settembre del 1969 che lo ha portato al potere, il leader libico ha spiegato che ad accezione dei ministeri chiave (Interni, Difesa, Esteri e Gisutizia", saranno abrogati tutti i ministeri. "Spesso i ministeri vengono accusati di corruzione e di cattiva gestione - ha spiegato - perci? ad ogni cittadino sara' direttamente destinata la sua quota delle risorse di petrolio per arrangiarsi da solo". "In tutto il mondo - ha aggiunto - la corruzione è legata all'amministrazione. La soluzione sta quindi nell'abrogarla". Il leader libico, ha anche messo in guardia dal rischio di "caos" per i primi due anni, ma si è detto sicuro che "piano piano, la società saprà alla fine gestirsi autonomamente". (Alice/Apcom, 01/09/2008)

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Gheddafi nominato "Re dei re d'Africa" (La Repubblica, 29/08/2008)

Muammar Gheddafi e' "Re dei re d'Africa". Lo hanno deciso 200 capi tribu' africani che si sono riuniti a Bengasi, nell'est della Libia, su iniziativa dello stesso leader libico. "Abbiamo deciso di riconoscere il nostro fratello leader come re dei re, dei sultani, dei principi, degli sceicchi e dei sindaci d'Africa", ha reso noto un comunicato diffuso al termine del summit, che d'ora in poi si riunira' ogni anno. I capi tribu' hanno deciso inoltre di istituire la carica di segretario generale permanente, la cui sede sara' a Sirte. Nel 39esimo anniversario della rivoluzione che rovescio' re Idris, Gheddafi rilancia la sua idea di Stati Uniti d'Africa e ha esortato i leader a "fare pressione sui governi dei loro Paesi in vista dell'unificazione". I capi tribu', vestiti con pelli di animali e piume e con sul capo corone di oro massiccio, si sono alternati su un palco e nelle loro orazioni hanno lodato "gli sforzi della Guida", portandogli in dono quello che hanno definito un "trono reale", oltre a un Corano del 18esimo secolo, uova di struzzo, abiti e prodotti dell'artigianato locale. (La Repubblica, 29/08/2008)

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Chiuso accordo Italia-Libia; il premier va da Gheddafi (Ansa, 29/08/2008)

L'accordo di Amicizia e cooperazione tra Italia e Libia è stato chiuso, anche se mancano da definire ancora alcune questioni collaterali. Si tratta di una intesa di lungo periodo, 25 anni con impegni di spesa annuali. Lo si apprende in ambienti governativi che confermano la visita del premier Silvio Berlusconi in Libia dove domani incontrerà a Bengasi il colonnello Muammar Gheddafi. La soluzione degli aspetti ancora aperti è stata demandata a gruppi di lavoro italo-libici. (Ansa,  29/08/2008)

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Graziati oltre 3mila detenuti per anniversario rivoluzione (Apcom, 28/08/2008)

La più alta istanza giuridica della Libia ha graziato oltre tremila detenuti in occasione dell'anniversario della rivoluzione avvenuta il 1 settembre 1969 e che portò al potere il colonnello Muammar Gheddafi. Lo rende noto il ministero della Giustizia libico in un comunicato. Dell'amnistia, decisa dal Consiglio superiore delle istanze giudiziarie, che dipende direttamente dal ministero della Giustizia, hanno approfittato 2.017 libici e 1.062 "arabi, africani ed europei". La grazia è stata pronunciata a favore di detenuti che hanno già scontato la metà della pena e che hanno mostrato una buona condotta durante la detenzione, secondo la fonte. (fonte Afp) (Apcom,  28/08/2008)

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Libano: mandato d'arresto per Gheddafi per scomparsa imam Mussa Sadr (Asca/Afp, 27/08/2008)

La magistratura libanese ha emesso un mandato d'arresto per il leader libico Muammar Gheddafi per la scomparsa 30 anni fa dopo una visita in Libia dell'imam Mussa Sadr, capo della comunita' sciita libanese. Lo ha reso noto il magistrato inquirente Samih el-Hajji, precisando che Gheddafi e' accusato di aver ''ordinato il rapimento'' dell'imam. Mandati d'arresto sono stati emessi anche per altre sei persone che avrebbero preso parte al presunto rapimento. Sadr, fondatore del movimento d'opposizione Amal, attualmente guidato dal presidente del parlamento libanese Nabih Berri, scomparve in Libia nel 1978 insieme ad altre due persone, Mohammed Yacoub e Abbas Badreddin. La Libia sostiene che i tre partirono per l'Italia il 31 agosto e sottolinea che non sa cosa sia accaduto loro successivamente. A febbraio, un tribunale libanese aveva dato a Gheddafi due mesi per presentarsi di fronte ai giudici e rispondere della scomparsa di Sadr. (Asca/Afp, 27/08/2008)

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Il figlio di Gheddafi Saif al-Islam lascia la politica (Agi/Afp, 21/08/2008)

Saif Al-Islam, figlio del leader libico Muhammar Gheddafi, ha annunciato il suo ritiro dalle scene politiche. “Ho deciso”, ha spiegato davanti a centinaia di sostenitori a Sebha, “di non intervenire piu’ negli affari di stato”. Secondo gli analisti, il ritiro del 36enne non durera’ a lungo, ma servira’ a definire meglio il suo ruolo nella societa’ libica. Saif Al-Islam, capo della fondazione Gheddafi dal ‘97 e conosciuto a Tripoli per gli affari economici, ha calcato le scene internazionali nel 2000 quando negozio’ il rilascio di ostaggi occidentali, rapiti da un gruppo di estremisti islamici nelle Filippine. In otto anni ha aumentato la sua influenza, pur senza ricoprire alcuna funzione politica ufficiale. Tra gli ultimi successi diplomatici, anche il rilascio delle infermiere bulgare e del medico palestinese, condannati a morte con l’accusa di aver contagiato 438 bambini con il virus dell’Hiv. “Ho raggiunto i miei obiettivi”, ha continuato durante l’annuncio del ritiro, “non ho piu’ battaglie da combattere”. Saif Al Islam, traduzione in arabo di “Spada dell’Islam”, laureato in ingegneria all’universita’ di Tripoli e in economia a Vienna, ha conseguito un dottorato alla ‘London School of Economics’. Il 36enne, oltre alle doti da mediatore internazionale con l’Occidente, e’ conosciuto anche per il suo fascino da playboy. (Agi/Afp, 21/08/2008)

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I Tuareg di Mali e Niger offrono la tregua (Peacereporter, 19/08/08)

Addio alle armi per i Tuareg di Niger e Mali. La mediazione del leader libico Mohammar Gheddafi, che ha incontrato il leader dei Tuareg nigerini nella città libica di Ubari, ha portato ieri alla dichiarazione di una tregua da parte dei 'ribelli' delle popolazioni nomadi del Sahara e del Sahel. Aghaly ag Alambo, capo Tuareg del Niger, ha parlato anche a nome del suo omologo maliano, Ibrahim ag Bahanga, annunciando di "aver deposto le armi da ieri". Il governo del Niger, che ha sempre rifiutato colloqui con i ribelli, definiti 'banditi e rapinatori', ha salutato la decisione di Alambo con soddisfazione, esprimendo il proprio apprezzamento per lo sforzo di mediazione condotto da Gheddafi.
Rivendicazioni. Le ribellioni dei Tuareg di Niger e Mali erano cominciate lo scorso anno, a distanza di pochi mesi l'una dall'altra. Ciascuno dei due gruppi ambisce formalmente a una maggiore autonomia politica, anche se le motivazioni economiche sono forse preponderanti . Attacchi ai convogli militari si sono succeduti con frequenza sempre maggiore da allora, e lo stesso Alambo aveva chiesto al governo di destinare una quota (30 percento) delle rendite di uranio estratte dalle miniere del nord del Niger, sfruttate dalla francese Areva. La regione è abitata in prevalenza dalle popolazioni Tuareg. L'incontro con Gheddafi si è tenuto domenica scorsa, e il leader libico aveva fatto appello alla fine di una ribellione che "sta impoverendo ancora di più una regione instabile". Tripoli ha sempre esercitato una forte influenza in molte parti del Sahara e del Sahel grazie alla ricchezza dei giacimenti di petrolio e ai legami tribali tra la popolazione libica e quella degli Stati confinanti. Niger, Mali, Mauritania, Ciad, Libia e Algeria, dove vivono i Tuareg, rappresentano "il peso islamico dell'Africa - secondo Gheddafi - perchè cercare di distruggere queste popolazioni?". Fino a oggi, gli analisti avevano sempre creduto che tra le varie tribù Tuareg vi fosse una cooperazione 'informale', ma le dichiarazioni di Alambo, di parlare anche per voce di Bahanga, leader Tuareg del Mali, sono le prime dichiarazioni pubbliche di un legame 'operativo' tra i due movimenti.
Traffico di armi e di uomini. Gli ultimi colloqui per il cessate il fuoco si erano svolti a luglio in Algeria. I 'ribelli' Tuareg del Mali domenica hanno rilasciato 26 soldati maliani. La loro liberazione costituiva la pre-condizione per ogni colloquio, secondo il governo guidato dal presidente Amadou Toumani Toure. L'esercito del Mali, addestrato e armato dagli Stati Uniti nell'ambito della 'guerra al terrore', ha sempre accusato i Tuareg di controllare il traffico di armi e droga al confine con l'Algeria e di svolgere un ruolo attivo nella gestione delle rotte dei migranti attraverso il Sahara, verso la Libia e da qui in Europa. Di Luca Galassi (Peacereporter,  19/08/08)

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Siglato l'accordo con gli Usa per il risarcimento reciproco delle vittime del 1986 (Peacereporter, 14/08/08)

Raggiunto un accordo definitivo con gli Stati Uniti per il risarcimento delle vittime dei bombardamenti Usa e degli attentati libici. Le vittime includono le 270 morte sull'aereo Pan Am mentre sorvolava Lockerbie, in Scozia e le tre uccise nell'attentato avvenuto sempre nel 1986 in una discoteca di Berlino. Gli Usa risponderanno invece dei raid aerei di Tripoli e Benghazi, quando morirono 40 persone tra cui la figlia adottiva del presidente Gheddafi. (Peacereporter,  14/08/08)

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Svizzera, vicenda Gheddafi, in settimana decisione corte (Alice/Apcom, 11/08/2008)

Il tribunale della città di Ginevra si esprimerà nel corso di questa settimana sulla vicenda di Hannibal Gheddafi, il figlio del leader libico arrestato assieme alla moglie per aver maltrattato due domestici al suo servizio. Lo afferma una fonte di Palazzo di giustizia, ripresa dal sito di Swissinfo. L'arresto aveva provocato una dura reazione da parte di Tripoli e uno stato di grave tensione tra Svizzera e Libia. Per normalizzare le relazioni, Tripoli chiede che vengano fatte cadere le accuse formulate contro Hannibal e consorte: il procuratore generale Daniel Zappelli, sempre secondo quanto si apprende a Palazzo di giustizia, non appare comunque intenzionato ad archiviare il caso per semplici motivi di opportunità politica. La soluzione potrebbe risiedere nelle mani dei due domestici maltrattati: se ritirassero la denuncia contro il figlio del Colonnello, il procedimento in corso verrebbe automaticamente chiuso. I due inservienti si trovano a Ginevra in un luogo tenuto segreto. Secondo il loro avvocato, Francois Membrez, la Libia tiene in ostaggio il fratello e la madre di uno dei due. Hannibal e la moglie, incinta di nove mesi, erano stati arrestati il 15 luglio in un lussuoso albergo di Ginevra. Incriminati per lesioni semplici, minacce e coazione, erano stati rimessi in libertà due giorni dopo dietro una cauzione di 500.000 franchi, circa 300.000 euro. (Alice/Apcom,  11/08/2008)

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Prigionieri i famigliari del domestico che denunciò Gheddafi jr (La Stampa, 09/08/2008)

Il domestico marocchino che aveva sporto denuncia a Ginevra contro Hannibal Gheddafi è senza notizie del fratello «da alcuni giorni» e, secondo il suo avvocato, «indizi convergenti» proverebbero che è tenuto in ostaggio a Tripoli insieme alla madre. E' il quotidiano svizzero La Tribune de Genève  a raccontare gli sviluppi del caso che ha compromesso le relazioni diplomatiche fra Libia e Svizzera. Com'è noto il 15 luglio Hannibal Gheddafi, uno dei figli del leader libico era stato denunciato insieme alla moglie alla polizia ginevrina per maltrattamenti e brutalità nei confronti del domestico e di una collega tunisina. Ne era nato un caso. L'intervento della polizia aveva scatenato una crisi nei rapporti tra Svizzera e Libia, e, dopo un'offensiva diplomatica, la coppia di accusati era stata rilasciata su cauzione. Ma la reazione libica non si è fermata alle proteste. Come racconta l'avvocato dell'ex impiegato di Gheddafi, François Membrez. La madre del domestico marocchino, che si era recata in Libia per visitare il figlio, costretto a restare all'interno delle frontiere, è stata arrestata all'aeroporto. Del fratello, che dopo la vicenda aveva dovuto darsi alla latitanza, da giorni non dà sue notizie. Una situazione intollerabile che ha spinto Membrez a chiedere aiuto al Marocco e alle Nazioni Unite: «Sono delle detenzioni arbitrarie. È inconcepibile che i dirigenti di un paese permettano ciò». www.tdg.ch/ (La Stampa,  09/08/2008)

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Libia - Gheddafi ribadisce contrarieta' a Upm (Alice/Apcom, 05/08/2008)

Il leader libico Muammar Gheddafi ha ribadito a Tunisi la sua contrarietà all'Unione per il Mediterraneo (Upm), sostenendo che divida l'Unione africana (Ua) privando il continente dei suoi membri mediterranei a nord del Sahara. "Abbiamo buone relazioni con i Paesi europei, con l'Unione europea, ma non accetto di integrare l'Unione per il Mediterraneo", ha dichiarato rivolgendosi a intellettuali e artisti nel secondo giorno di visita in Tunisia. "Non accetto che si divida l'Africa per speranze ipotetiche con l'Europa", ha insistito, ritenendo che la partecipazione di Paesi africani all'Upm rappresenti una "violazione delle risoluzioni" dell'Ua. "L'Africa è la nostra salvezza, siamo africani (...) l'Africa è la nostra casa e la propria casa non si lascia", ha sottolineato nell'intervento improvvisato in un patio di un ex palazzo beilicale a La Marsa, nord di Tunisi. Il leader libico aveva già espresso contrarietà all'Upm durante un mini-vertice arabo che aveva preceduto il suo lancio il 13 luglio a Parigi, su iniziativa del presidente francese Nicolas Sarkozy. Questo mini-vertice aveva riunito a giugno i presidenti di Siria (Bashar al Assad), Tunisia (Zine El Abidine Ben Ali), Algeria (Abdelaziz Bouteflika), Mauritania (Sidi Ould Cheikh Abdallah) e il primo ministro del Marocco (Abbas El Fassi). Solo il colonello Gheddafi ha successivamente boicottato il vertice di Parigi che aveva riunito circa quaranta dirigenti europei e dei Paesi della riva sud del Mediterraneo, fra cui gli stati maghrebini dell'Africa del nord. Gheddafi ha paragonato l'Upm a una forma di colonialismo che permetterebbe, secondo lui, alle potenze europee di riprendere piede nelle loro ex colonie.(Alice/Apcom,  05/08/2008)

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Libia – Svizzera: crisi diplomatica, Gheddafi pretende le scuse (TicinOnLine, 05/08/2008)

La Libia pretende le scuse della Svizzera dopo l'arresto a Ginevra del figlio di Gheddafi e chiede l'archiviazione della procedura penale avviata contro di lui. Sono queste le "attese" per trovare una via d'uscita dalla crisi, espresse da Tripoli in occasione del secondo viaggio della delegazione elvetica in Libia. "Tripoli esige le scuse sul modo in cui Motassim Bilal Gheddafi (Hannibal Gheddafi) e sua moglie Aline sono stati trattati in occasione del loro arresto il 15 luglio scorso a Ginevra", ha spiegato oggi in serata il portavoce del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE), Jean-Philippe Jeannerat, in una conferenza stampa a Berna. Jeannerat ha precisato che il governo libico vuole pure che siano definite "le modalità che portano alla fine della procedura penale". Quest'ultima decisione spetta tuttavia alle autorità ginevrine, ha sottolineato Jeannerat. L'obiettivo della Svizzera è di ritornare alla situazione vigente prima dell'arresto del figlio di Gheddafi, ha sottolineato Jeannerat. Per giungere a questo risultato, Berna, in accordo con Tripoli, ha deciso di privilegiare la via bilaterale. "Dal 28 luglio al 1. agosto, una delegazione diplomatica diretta dall'ambasciatore Pierre Helg si è nuovamente recata a Tripoli per incontrare diplomatici libici di alto rango. Le discussioni sono state intense e hanno portato a nuovi progressi", ha detto Jeannerat, aggiungendo che si dovevano trovare accordi sul piano tecnico e procedurale. Non è ancora chiaro come e quando si potrà trovare una soluzione, ha detto Jeannerat. Se si dovesse definire una possibilità per uscire dalla crisi, il portavoce non ha escluso che un consigliere federale si rechi a Tripoli. Per quanto riguarda i due cittadini svizzeri - fra cui un dipendente di ABB - prima incarcerati e poi liberati la settimana scorsa in Libia, Jeannerat ha detto che i due stanno bene e hanno potuto contattare i parenti, ma non possono ancora lasciare il paese. I coniugi Gheddafi sono stati arrestati il 15 luglio a Ginevra per lesioni semplici, minacce e coazione ai danni di due loro domestici. La coppia, liberata il 17 luglio dopo il versamento di una cauzione di 500'000 franchi, è poi tornata in Libia. Ma l'arresto ha provocato lo sdegno di Tripoli, che ha attuato diverse misure di ritorsione. (TicinOnLine,  05/08/2008)

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La questione della pesca conferma l'ambiguità del regime verso l'Occidente. (Equilibri/Weekly, 04/08/2008)

La mattina di sabato un peschereccio di Mazara del Vallo, con a bordo un equipaggio di sei uomini, quattro italiani e due tunisini, è stato fermato da motovedette libiche a circa 35 miglia nautiche di distanza dalla costa africana. Il peschereccio è stato quindi scortato dalle lance libiche al porto di Tripoli, dove è stato posto sotto sequestro con l'accusa di aver violato le acque libiche e dove sono tutt'ora trattenuti i pescatori.
Il contenzioso nasce dalla decisione unilaterale della Libia di estendere il limite delle proprie acque territoriali, ampliando di 62 miglia marine la zona di tutela biologica, minacciando il lavoro dei pescherecci della Sicilia meridionale che si spingono verso l'Africa. La questione riguardante la pesca rischia di peggiorare ulteriormente i rapporti diplomatici, già difficili, tra le due sponde del mediterraneo. Uno dei motivi di scontro tra i due governi è sicuramente la questione del controllo delle coste contro l'emigrazione clandestina. Sono stati conclusi accordi di collaborazione per questo scopo, ma in Italia si lamenta uno scarso, se non inesistente, impegno di Tripoli, che viceversa a maggio ha denunciato gli accordi, accusando Roma di non tener fede alla promessa di fornire i mezzi necessari al pattugliamento.
La questione del peschereccio "Valeria prima" costituisce un ennesimo esempio del difficile rapporto tra le sponde del Mediterraneo, che già sconta le difficoltà di un passato coloniale. I disagi con l'Italia si inseriscono in un rapporto non disteso con la comunità occidentale più in generale, come dimostra l'arresto del figlio del dittatore libico in Svizzera. Il governo italiano si trova adesso stretto tra le provocazioni di Tripoli, che minaccia la sospensioni degli accordi sul controllo delle coste e l'embargo verso le industrie italiane, e le richieste delle amministrazioni siciliane perché la questione delle acque territoriali venga risolta in sede internazionale e i pescatori possano svolgere il loro lavoro senza vessazioni da parte delle autorità libiche. - Jacopo Marzia (Equilibri/Weekly, 04/08/2008)

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Rimpatriati Eritrei in fuga (Meltingpot, 01/08/2008)

Nello stesso giorno nel quale si è consumata l'ennesima "tragedia dell'immigrazione clandestina" , con morti e dispersi nelle acque del Canale di Sicilia, vicino Malta, giunge notizia di due gruppi di profughi richiedenti asilo Eritrei, circa 200 persone, trattenuti in Libia nei centri di detenzione di Benghasi e Ajdabiya, che sarebbero stati costretti dai militari a firmare una dichiarazione di "rientro volontario" in patria. Si tratta presumibilmente di giovani fuggiti dall'Eritrea per sottrarsi al servizio militare obbligatorio che in quel paese esiste anche per le donne; persone che se fossero effettivamente rimpatriate subirebbero carcerazione, torture e stupri, come è successo in passato a tanti loro connazionali, internati in diversi campi-lager che il regime eritreo usa per punire chi abbandona il paese per sottrarsi al servizio militare (come documentano i rapporti sulla Libia e sull'Eritrea consultabili nel sito www.fortresseurope.blogspot.com).
Quanto sta avvenendo in Libia getta una luce sinistra sulla pratica del rimpatrio "volontario", che molti paesi ed alcune organizzazioni internazionali considerano come un utile strumento per fronteggiare la cd. immigrazione clandestina. Quando si è detenuti da regimi dittatoriali e sottoposti ad ogni genere di abusi è assai facile che anche il "consenso" al rimpatrio venga estorto con la violenza e l'intimidazione. Sono migliaia i migranti che la Libia, buona alleata del regime dittatoriale eritreo, ha rispedito nelle mani della polizia e dell'esercito dai quali erano fuggiti. Negli anni 2004 e 2005 una parte dei rimpatri, che la Libia effettuava in diversi paesi di origine, è stata anche finanziata dal governo italiano, presieduto anche allora da Berlusconi, poi nel marzo del 2006 alla vigilia delle elezioni, questi aiuti erano stati sospesi. Da alcuni mesi,da parte delle autorità libiche, è ripresa una politica sistematica di violenze arbitrarie, arresti ed espulsioni a danno dei migranti irregolari presenti in Libia e in particolare dei potenziali richiedenti asilo eritrei. (…)(Meltingpot, 01/08/2008)

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Il figlio di Gheddafi denuncia le malefatte del regime paterno (La Stampa, 31/07/2008)

Operazione propaganda per migliorare l'immagine della Libia? Operazione restyling? Il figlio del leader libico Muammar Gheddafi, Seif al Islam, capo della Fondazione umanitaria omonima, ha diffuso in questi giorni in Libia cassette video e cd contenenti interviste e dichiarazioni di oppositori che accusano i responsabili al potere di torture e violazioni dei diritti umani. Lo scrive il quotidiano panarabo Al Sharq al Awsat www.asharq-e.com/ interpretandola come una mossa mirata a fornire al mondo un'immagine sempre più positiva del regime che qualche anno fa rinunciò alle cosiddette «armi di distruzione di massa». Il giornale rivela che alcune immagini - presto diffuse su Youtube, dove già circolano video di denuncia sulla Libia - mostrano esponenti dell'opposizione libica che accusano chiaramente, con nomi e cognomi, vecchi responsabili di uffici governativi e componenti dei comitati popolari. Essi «hanno costituito la spina dorsale del regime», secondo Asharq Al Awsat, messo in piedi in Libia da Muammar Gheddafi a partire dal 1977, quando si proclamò Guida della Rivoluzione Verde. Seif al Islam si è impegnato di recente in pubblico a svelare tutte le verità riguardanti le prigioni e le violazioni dei diritti umani - osserva Al Sharq al Awsat - riguardanti gli oppositori. Secondo il giornale l'azione di make up avviata da Seif al Islam vuole contrastare la campagna in corso da parte di organizzazioni internazionali dei diritti civili per denunciare le violazioni quotidiane attribuite alle autorità libiche. Dall'estero gli oppositori di Gheddafi minimizzano la portata di questi passi. (La Stampa, 31/07/2008)

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Svizzera: Pagati 18.000 franchi per rilascio due svizzeri (Alice/Apcom, 31/07/2008)

Il Dipartimento svizzero degli affari esteri ha fatto sapere che la cauzione versata per ottenere il rilascio dei due cittadini elvetici detenuti a Tripoli ammonta a 10.000 dinari libici (un po' più di 5.500 euro) a persona. La somma è stata versata - si precisa sul sito di Swissinfo - dalle aziende presso cui i dipendenti lavorano. I due svizzeri, un dipendente dell'azienda elvetica ABB e una seconda persona d'identità non comunicata, erano stati arrestati lo scorso 19 luglio, come ritorsione dopo l'arresto in Svizzera del figlio del colonnello libico Muammar Gheddafi, Hannibal. Secondo quanto rivelato a swissinfo da fonti diplomatiche in una capitale magrebina, l'Algeria, l'Egitto e la Francia avrebbero avuto un ruolo importante negli sforzi volti a risolvere la crisi tra Svizzera e Libia. In particolare, i presidenti Abdelaziz Bouteflika, Hosni Mubarak e Nicolas Sarkozy si sarebbero adoperati per cercare di far scemare la tensione. Il portavoce del ministero degli Esteri ha aggiunto che i due cittadini svizzeri rilasciati martedì sera stanno bene e sono liberi di muoversi all'interno della Libia, anche se non possono abbandonare il paese. L'ambasciata svizzera a Tripoli assicura loro la necessaria protezione consolare. Sempre ieri, il direttore dell'Unione petrolifera svizzera Rolf Hartl ha affermato che le forniture di greggio verso la Confederazione sono riprese. Una petroliera libica avrebbe caricato 80.000 tonnellate di greggio destinato a essere raffinato a Collombey, in Vallese, dove l'azienda libica Tamoil possiede un impianto. Hannibal Gheddafi e sua moglie erano stati arrestati il 15 luglio dopo essere stati denunciati da due persone che lavoravano a servizio presso la loro abitazione. La coppia, accusata di maltrattamenti, era stata trattenuta in carcere due giorni prima di venir liberata dietro pagamento di una cauzione di 312.500 euro. (Alice/Apcom, 31/07/2008

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Svizzera, gruppo ABB contento rilascio impiegato (swissinfo, 30/07/08)

ABB si dice sollevata per il rilascio del suo dipendente che era stato fermato e incarcerato in Libia. L'uomo sta bene, ha reso noto il gruppo industriale zurighese, senza esprimersi sull'ammontare della cauzione pagata. "E' per noi un gran sollievo" ha dichiarato all'ATS Thomas Schmidt, portavoce del gruppo, il quale non ha voluto neppure precisare se gli uffici di ABB siano ancora chiusi. Il dipendente si trova ora sotto la protezione dell'ambasciata elvetica a Tripoli, ha aggiunto il portavoce. Gli uffici di Nestlé restano sotto sigillo, ha da parte sua indicato il portavoce della multinazionale alimentare vodese. Per quanto concerne l'identità della seconda persona rilasciata ieri sera, fino a questo momento non si hanno notizie. (swissinfo, 30/07/08)

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Dopo crisi, riprese forniture petrolio con la Svizzera. (AGI, 30/07/08)

Schiarita nella crisi tra Libia e Svizzera per l'arresto a Ginevra del figlio di Gheddafi, Hannibal. Tripoli ha ripreso le forniture di petrolio alla Confederazione elvetica con le proprie navi, dopo lo stop decretato il 24 luglio, ha reso noto il capo dell'associazione petrolifera svizzera, Rolf Hartl. Una petroliera libica e' in arrivo a Genova con 80 mila tonnellate di greggio che saranno trasferite alla raffineria elvetica di Collombey attraverso un oleodotto. A conferma del rasserenamento dei rapporti bilaterali, e' arrivata la notiia che i due cittadini svizzeri detenuti in Libia subito dopo l'arresto di Gheddafi jr sono stati rimessi in liberta', anche se non possono ancora lasciare il Paese. I due, che lavoravano per un'azienda svizzera in Libia, erano stati arrestati ufficialmente per violazione delle norme in materia di immigrazione. Dopo 10 giorni di prigionia, si trovano ora nell'ambasciata svizzera a Tripoli, in attesa di essere autorizzati a partire. Le loro condizioni di salute sono buone. (AGI, 30/07/08)

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Immigrati, Malta -Libia firmano accordo per lotta a clandestinità. (Apcom, 30/07/08)

Libia e Malta hanno firmato oggi a Tripoli un accordo di cooperazione nel settore della lotta all'immigrazione clandestina, a margine della visita del presidente maltese Edie Fenech Adami a Tripoli, come riferisce l'agenzia ufficiale libica Jana. L'immigrazione clandestina proveniente dalle coste africane, in particolare dalla Libia, rappresenta un grande problema per Malta (e anche per l'Italia). Adami e il primo ministro libico Baghadadi Mahmoudi hanno firmato inoltre degli accordi nel settore della sanità e delle tariffe commerciali, ma anche per l'esplorazione congiunta del petrolio nel Mediterraneo, in un'area di confine oggetto di disputa tra i due paesi. Arrivato oggi a Tripoli, Adami è stato ricevuto anche dal leader libico Muammar Gheddafi, con il quale ha discusso di cooperazioe economica. Nel corso dell'incontro, Adami ha assicurato che l'adesione di Malta all'Unione europea non ostacolerà lo sviluppo delle relazioni tra i due Paesi, secondo Jana. (fonte Afp)(Apcom, 30/07/08)

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La crisi con la Svizzera non è finita (swissinfo, 29/07/08)

Dopo i primi segnali di distensione giunti lunedì dalla Libia, Tripoli ha cambiato rotta martedì inasprendo i toni: in una nota invita i suoi cittadini a evitare la Svizzera. "A causa delle misure giuridiche, della mancanza di rispetto e dell'umiliazione inflitte dalle autorità elvetiche ai cittadini arabi e libici", il Ministero degli affari esteri libico sconsiglia ai suoi cittadini di recarsi nella Confederazione. Il comunicato è pubblicato sul sito internet del Ministero. Consigli analoghi destinati ai cittadini svizzeri che intendono recarsi nel paese sudafricano sono pubblicati dalla settimana scorsa sul sito del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE). Queste raccomandazioni avevano fatto seguito alle misure di rappresaglia intraprese da Tripoli nei confronti di cittadini svizzeri, a causa dell'incriminazione di un figlio e della nuora del colonnello Muammar Gheddafi a Ginevra. Nel clima di tensione fra i due Paesi, la compagnia Swiss ha annullato sei voli a destinazione di Tripoli dal 20 luglio. Il vettore ha dovuto rinunciare a quattro collegamenti a causa delle restrizioni di volo imposte dalla Libia. Ha inoltre cancellato due voli autorizzati. (swissinfo, 29/07/08)

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Tripoli e Ginevra discutono direttamente (SwissInfo, 28/07/2008)

Svizzera e Libia non intendono ricorrere alla mediazione di terzi per risolvere la loro crisi diplomatica: preferiscono la via bilaterale. I negoziati presuppongono molta discrezione. Perciò Berna non informerà "né sul contenuto né sulle modalità", ha dichiarato lunedì in una conferenza stampa il portavoce del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) Jean-Philippe Jeannerat. Il portavoce ha annunciato che i due cittadini svizzeri incriminati e posti in detenzione preventiva in Libia sono stati trasferiti in un carcere dove le condizioni sono meno rigide. Il console svizzero a Tripoli ha potuto incontrarli brevemente una volta e contattarli telefonicamente due volte. Entrambi hanno indicato di non avere subito maltrattamenti. Il loro difensore li ha finora incontrati tre volte. Jeannerat ha d'altra parte affermato che ufficialmente la Svizzera non è stata informata di un'eventuale interruzione delle forniture di petrolio alla Confederazione da parte libica. Secondo il professore di diritto penale Franz Riklin, intervistato dall'agenzia di stampa Ats, se lo volesse la giustizia ginevrina potrebbe archiviare il procedimento contro i coniugi Gheddafi. L'abbandono non sarebbe arbitrario: potrebbe essere motivato dagli interessi superiori della Svizzera, attualmente compromessi da diverse misure di rappresaglia decise dalla Libia. (SwissInfo, 28/07/2008)

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Giustizia ginevrina può archiviare caso, esperto (SwissInfo, 28/07/2008)

La giustizia ginevrina può archiviare il procedimento contro i coniugi Gheddafi, motivando l'abbandono con gli interessi superiori della Svizzera, attualmente compromessi da diverse misure di rappresaglia decise dalla Libia. Lo sostiene, interrogato dall'ATS, l'esperto di diritto penale Franz Riklin, secondo cui una decisione in tal senso non avrebbe nulla di arbitrario. Tripoli subordina la fine delle sanzioni imposte alla Confederazione all'abbandono del procedimento nei confronti di Hannibal Gheddafi, figlio del presidente libico Muammar, e di sua moglie Aline, incriminati a Ginevra per lesioni semplici, minacce e coazione ai danni di due inservienti. La Libia ha replicato alle decisioni ginevrine fra l'altro con la detenzione di due cittadini svizzeri. "Il diritto penale ginevrino conosce un principio di opportunità formalmente illimitato", spiega il professore emerito di diritto penale dell'università di Friburgo. L'abbandono del procedimento non avrebbe nulla di arbitrario: il fatto di evitare danni alla Svizzera costituisce infatti una ragione sufficiente per archiviare il caso. "La giustizia ginevrina non può però essere costretta ad agire in questo modo dalla Confederazione", aggiunge Riklin, spiegando che si tratterebbe di una violazione della autonomia giudiziaria del Cantone. Gheddafi sarebbe protetto dal perseguimento penale pure nel caso in cui le autorità federali dovessero giungere alla conclusione che il figlio del presidente libico gode dell'immunità diplomatica. In questo caso verrebbe a cadere una condizione alla celebrazione del processo e il procedimento dovrebbe essere archiviato. (SwissInfo,  28/07/2008)

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E’ ormai «crisi» tra Berna e Tripoli (SwissInfo, 25/07/2008)

La Svizzera ha evocato per la prima volta una «crisi» tra Berna e Tripoli in connessione alla vicenda che ha coinvolto Hannibal Gheddafi, figlio del colonnello libico Muammar. Le relazioni bilaterali non sono tuttavia state interrotte. La delegazione guidata dall'ambasciatore Pierre Helg, rientrata in Svizzera da Tripoli giovedì notte, ha presentato il rapporto della visita in Libia alla responsabile del Dipartimento degli affari esteri (DFAE) Micheline Calmy-Rey. I diplomatici svizzeri hanno potuto incontrare alcuni «alti responsabili del ministero libico degli affari esteri, ma