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GUINEA - 2008

Crollo in miniera d'oro, vittime (Ansa, 13/11/2008)

Prezzo benzina troppo alto, violente proteste, feriti (Alice/Apcom, 12/11/2008)

Caro-carburante, torna la calma dopo giorni di proteste (Misna, 05/11/2008)

Manifestanti bloccano la ferrovia, la polizia li disperde: un morto (Peacereporter, 10/10/2008)

Polizia interviene durante corteo in regione mineraria, vittime (Misna, 09/10/2008)

Scontri tra esercito e polizia (Peacereporter, 19/06/2008)

Polizia in sciopero, tiri di armi automatiche a Conakry (Peacelink, 17/06/08)

Rivolta soldati, torna calma dopo incontro con presidente (Alice/Apcom, 03/06/08)

Protesta soldati: presidente incontra militari (Misna, 31/05/2008)

Scontri tra la Guardia Presidenziale e i militari ammutinati: si aggrava la crisi (Fides, 30/05/2008)

Protesta soldati, destituito il ministro della difesa (Apcom, 27/05/2008)

Rimasti senza paga, soldati rapiscono vice comandante (Alice/Apcom, 27/05/2008)

Presidente destituisce primo ministro, proteste (Misna, 21/05/08)

Rischio di una nuova esplosione sociale (Cristina Ballesio, ICN, 14/04/08)

L'attesa per le prossime elezioni parlamentari (Daniela Chibbaro, Equilibri, 21/02/2008)

Cina e Russia uniti per sfruttare alluminio (Greereport, 04/02/2008)

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Crollo in miniera d'oro, vittime (Ansa, 13/11/2008)

Almeno 14 operai sono morti ieri a causa del crollo di un pozzo in disuso in una miniera d'oro nei pressi di Siguiri, in Guinea. I minatori sono stati sepolti vivi e solo alcuni di loro hanno potuto essere tratti in salvo. Gli operai a quanto sembra erano tutti irregolari. La polizia ha confermato l'incidente ma un portavoce ha detto di non poter fornire ancora il bilancio delle vittime. (Ansa,  13/11/2008)

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Prezzo benzina troppo alto, violente proteste, feriti (Alice/Apcom, 12/11/2008)

Proseguono in Guinea le proteste in diversi quartieri periferici della capitale Conakry, come Donka, e in alcuni centri abitati dell'interno contro l'elevato costo del carburante e la scarsa disponibilità alle stazioni di servizio con disordini tra manifestanti, soprattutto studenti, e polizia segnalati da fonti locali in diverse zone popolari. I manifestanti - riferisce l'agenzia Misna - hanno dato fuoco a cassonetti e pneumatici nel quartiere di Dixinn, alla periferia di Conakry, ed eretto delle barricate sulla strada che collega la capitale a Kaloum, situata circa 120 chilometri più a nord, causando gravi disagi al traffico prima dell'intervento della polizia. L'intervento delle forze dell'ordine avrebbe provocato diversi feriti. Il primo novembre il governo della Guinea ha approvato un decreto che prevede la diminuzione del prezzo del carburante da 7000 franchi Cfa (poco più di un euro) a 5500 (circa 70 centesimi) al litro: un provvedimento giudicato insufficiente dalla popolazione che chiede un dimezzamento netto del prezzo. Dopo le violente manifestazioni della settimana scorsa, il governo della Guinea ha invitato i partiti dell'opposizione, le organizzazioni della società civile e le istituzioni a un incontro, ma secondo i quotidiani locali non ha ancora risposto a nessuna richiesta dei manifestanti. (Alice/Apcom, 12/11/2008)

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Caro-carburante, torna la calma dopo giorni di proteste (Misna, 05/11/2008)

“La situazione per le strade, a partire da questa mattina, è abbastanza calma. Solo nel quartiere di Bambeto, epicentro della protesta, si registrano ancora sporadici disordini e il traffico è interrotto”: lo ha detto alla MISNA don Come Traoré, segretario della Conferenza episcopale della Guinea, contattato a Conakry, teatro negli ultimi due giorni di violente proteste della popolazione che chiedeva l’abbassamento dei prezzi del carburante. “I manifestanti hanno divelto anche alcuni binari della ferrovia che passa proprio vicino i quartieri di Bembato e Enco, costringendo i treni merci a tornare indietro – racconta il religioso – e le comunicazioni ferroviarie, in quella zona, sono ancora interrotte”. Per le strade della capitale, tuttavia, le barricate sono state rimosse e i negozi e gli uffici hanno ripreso a funzionare per la prima volta da domenica. Sugli scontri dei giorni scorsi, fonti locali parlano di almeno tre morti tra i quali un poliziotto, ma altri bilanci riportano di quattro vittime, e centinaia di cittadini – soprattutto giovani – arrestati per disturbo dell’ordine pubblico. Il 1 novembre il governo della Guinea ha approvato un decreto che prevede la diminuzione del prezzo del carburante da poco più di un euro a circa 70 centesimi al litro; il provvedimento è giudicato insufficiente dalla popolazione che chiede un dimezzamento netto di prezzi. “Ancora oggi – conclude Traoré – molti distributori di benzina sono chiusi per paura, e le file per il rifornimento sono lunghissime”. [AdL] (Misna, 05/11/2008)

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Manifestanti bloccano la ferrovia, la polizia li disperde: un morto (Peacereporter, 10/10/2008)

In Guinea la polizia ha rimosso con la forza un gruppo di manifestanti che bloccava la ferrovia, uccidendo una persona e ferendone altre. I manifestanti, che chiedevano la fornitura continua di acqua e elettricità, avevano bloccato da lunedì un treno carico di bauxite per la compagnia russa Rusal, tra la città di Mambia e il porto di Conakry. La Guinea, pur essendo il maggior esportatore di bauxite al mondo, il minerale necessario per fare l'alluminio, è un paese estremamente povero. (Peacereporter,  10/10/2008)

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Polizia interviene durante corteo in regione mineraria, vittime (Misna, 09/10/2008)

Ha causato almeno due morti, oggi, l’intervento della polizia durante un corteo di protesta in una regione mineraria della Guinea: lo hanno reso noto responsabili delle forze dell’ordine, secondo i quali gli scontri hanno provocato anche 12 feriti, alcuni dei quali gravi. L’episodio – hanno riferito le fonti – è avvenuto nella regione di Kindia, una città che sorge circa 130 chilometri a est di Conakry. Secondo alcuni testimoni, i dimostranti chiedevano il rispetto degli accordi sottoscritti nel 1984 dalla Società di bauxite di Kindia (Cbk) e dall’amministrazione locale: il contratto prevede che una quota dei proventi derivanti dalle attività estrattive finanzi opere di elettrificazione e irrigazione, nonché la costruzione di scuole e ospedali. Durante il corteo, alcuni dimostranti avrebbero intonato slogan come “morte ai ladri, restituiteci quello che ci spetta” e accusato gli amministratori locali di appropriarsi indebitamente dei fondi destinati allo sviluppo della regione. Secondo i responsabili di polizia, i manifestanti hanno eretto diversi blocchi stradali e impedito per tre giorni l’ingresso in città e l’accesso alle installazioni minerarie. Nonostante custodisca nel suo sottosuolo circa un terzo delle riserve mondiali di bauxite e sia ricca di oro, diamanti, ferro e nickel, la Guinea figura al 160° posto su 177 nella classifica dello “sviluppo umano” stilata dalle Nazioni Unite. Nel 2001 la Cbk è stata acquista dalla società russa Rusal, maggiore produttore mondiale di alluminio. Le miniere di Debele – si legge sul sito online del gruppo moscovita – hanno una capacità di produzione annua stimata in tre milioni e 100.000 tonnellate. [ VG] (Misna, 09/10/2008)

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Scontri tra esercito e polizia (Peacereporter, 19/06/2008)

Non si placano a Conakry le proteste da parte della polizia guineana, in sciopero da lunedì per chiedere aumenti salariali. Le forze speciali dell'esercito guineano si sono scontrate ieri con gli agenti anti-sommossa. Almeno due soldati sono rimasti uccisi e, secondo testimonianze locali, anche i cadaveri di otto poliziotti sono rimasti sul terreno. I militari avrebbero saccheggiato la stazione di polizia, nel distretto Camayenne della capitale, rubando frigoriferi e materassi. Durante il raid, i militari avrebbero arrestato decine di poliziotti, trasportandoli fuori dalla capitale.
Aumenti e paghe arretrate. I poliziotti guineani hanno cominciato la loro protesta lunedì scorso, scendendo in strada con i pick-up e sparando in aria, bloccando il traffico con tronchi d'albero e prendendo in ostaggio il capo della polizia per quasi tutta la giornata. L'agitazione prende le mosse da un'analoga protesta, lo scorso mese, da parte delle reclute dell'esercito, che hanno ottenuto promozioni e aumenti grazie a un rimpasto di potere verificatosi dopo che il presidente Lansana Conte ha nominato un nuovo primo ministro, Ahmed Tidiane Souare. Questi avrebbe ceduto con eccessiva facilità alle richieste dei militari, concedendo loro aumenti di 700 euro ciascuno in paghe arretrate e promuovendo tutte le reclute dell'esercito. L'ex Primo ministro, Lansana Kouyaté, aveva raggiunto un fragile accordo con i sindacati del Paese, che avevano guidato una protesta di massa contro Conte nel 2007, durante la quale 130 persone erano state uccise dalle forze di sicurezza dell'esercito. Il gesto di Souare rappresenta un affronto verso la popolazione guineana, che lo scorso anno era scesa in piazza per protestare contro l'aumento del costo della vita. Gli scioperi erano stati repressi nel sangue.
Instabilità - Si teme adesso che nuove tensioni possano percorrere la società guineana, tra le più povere dell'Africa, insoddisfatta e frustrata dalla politica di Conte, considerata inerte e oscillante. Nonostante sia malato da anni, guida formalmente il Paese dal 1984, ma la lotta intestina per il potere ha visto negli ultimi tempii fronteggiarsi diversi attori. Tra questi, il braccio destro di Conte, Fode Bangoura, che ha amministrato il Paese quando Conte era in Svizzera per cure mediche; Al Hajj Mamadou Sylla, l'uomo più ricco della Guinea, di etnia Soussou; Al Hajj Aboubacar Somparè, presidente del Parlamento, l'uomo che, secondo la Costituzione, dovrebbe succedere a Conte in caso di morte di quest'ultimo. Inoltre, frizioni etniche mai sopite condizionano la stabilità sociale del Paese. Anche nell'esercito, che nonostante le proteste degli ultimi 12 anni ha di fatto appoggiato il presidente, i militari sono divisi tra la minoranza Soussou, al potere, i Malinke e i Peul, etnia di maggioranza nel centro e nel nord della Guinea. (Peacereporter,  19/06/2008)

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Polizia in sciopero, tiri di armi automatiche a Conakry (Peacelink, 17/06/08)

Un tank a ConakryLe forze di polizia sono in sciopero da ieri a Conakry. Secondo quanto riferiscono fonti locali, tra cui l'organizzazione 'Battito Sociale', che ha rilasciato un comunicato sull'episodio, gli agenti avrebbero bloccato alcune vie di accesso al centro della capitale, sparando a raffica e terrorizzando la popolazione. Alcuni magazzini di armi sarebbero stati assaltati ed alcuni ufficiali, tra cui il direttore nazionale della polizia, della sicurezza urbana e dell'ufficio centrale antidroga sarebbero stati presi in ostaggio. Il porto e l'aeroporto sarebbero inoltre paralizzati. Il 23 maggio scorso erano stati i militari a ribellarsi, tenendo col fiato sospeso il paese per una settimana; la protesta aveva causato anche alcune vittime tra i civili e si era conclusa solo dopo che le rivendicazioni erano state pienamente accettate dal presidente Lansana Conté (tra queste la destituzione del ministro della Difesa). I poliziotti chiedono ora al pari dei militari il pagamento degli arretrati salariali, la riduzione del prezzo del riso, e il loro avanzamento di grado. Nei giorni scorsi già i sindacati degli insegnanti avevano proclamato uno sciopero generale che dovrebbe partire il 19 giugno prossimo su tutto il territorio nazionale, per il miglioramento delle condizioni salariali e il rispetto degli accordi siglati a gennaio 2007 tra sindacati, patronato e governo, violati con la destituzione da parte del presidente Conté del primo ministro Kouyaté il 20 maggio scorso. Tutto questo mentre si attende con impazienza di conoscere la composizione del nuovo governo, che potrebbe vedere la nomina di vecchi ministri, responsabili a detta dei sindacati della corruzione e della pessima gestione che ha condotto il paese al disastro economico attuale. (Peacelink,17/06/08)

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Rivolta soldati, torna calma dopo incontro con presidente (Alice/Apcom, 03/06/08)

Torna gradualmente la calma nella capitale Conakry e nel resto della Guinea, dopo l'incontro diretto fra il presidente Lansana Conté e i soldati ammutinati ha permesso il ritorno di questi ultimi nelle caserme ponendo fine una settimana di violenti proteste. Lo riferisce l'agenzia Misna. "Il 'papà' ha capito che c'è qualcosa che non va nell'esercito", ha detto alla stampa il maresciallo Pivi, portavoce dei rivoltosi, riferendosi all'anziano e contestato presidente, al potere da 24 anni. I giovani militari hanno ricevuto la garanzia di ottenere ciascuno i circa 700 euro di arretrati salariali rivendicati ma attendono ancora una risposta sulla rimozione di generali. Il governo del nuovo primo ministro Ahmed Tidiane Souare - nominato da Conté dopo la destituzione di Lansana Kouyate - aveva già accettato varie rivendicazioni dei militari, incluso il pagamento degli arretrati, la possibilità di acquistare riso a un prezzo di favore, e la destituzione del ministro della Difesa. Durante le proteste i soldati avevano saccheggiato numerosi negozi e dato luogo a scontri contro la guardia presidenziale; almeno tre civili e quattro militari erano stati uccisi e diversi altri feriti. (Alice/Apcom,  03/06/08)

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Protesta soldati: presidente incontra militari (Misna, 31/05/2008)

Il presidente Lansana Conte ha incontrato una delegazione di militari ammutinati nel tentativo di fermare le proteste di soldati dell’esercito che da oltre una settimana manifestano, anche in modo violento, contro il governo, reclamando il pagamento di stipendi arretrati e altre facilitazioni economiche. Fonti di stampa locale riferiscono oggi che l’incontro tra Conte e i soldati in rivolta si è svolto ieri sera “in un clima costruttivo” alla presenza dei comandanti di tutte le forze armate nel quartier generale di Almamy Samory Touré, sede dello stato maggiore. Alcuni dei quadri dell’esercito, che nei giorni scorsi erano nelle mani dei militari sarebbero stati “ricondotti al loro domicilio” nell’ambito delle trattative in corso che proseguiranno, con un nuovo incontro, nel pomeriggio. [AdL] (Misna,  31/05/2008)

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Scontri tra la Guardia Presidenziale e i militari ammutinati: si aggrava la crisi (Fides, 30/05/2008)

"Siamo bloccati in casa. La gente non si avventura per le strade anche perché i negozi e gli uffici sono chiusi. Si sente qualche sporadico colpo di arma da fuoco risuonare in lontananza" dice all'Agenzia Fides una fonte della Chiesa locale da Conakry, capitale della Repubblica di Guinea, dove i militari in rivolta si sono scontrati con la Guardia Presidenziale. La Guardia Presidenziale è stata disposta a guardia della semi-isola di Kaloum, dal cui nucleo si è sviluppata l'intera Conakry, e che è collegata al resto della città da un istmo. In questa area si trovano le ambasciate e il Palazzo Presidenziale. "I militari ammutinati hanno tentato di raggiungere il Palazzo Presidenziale e la vicina sede dello Stato Maggiore, dove sospettano che si siano rifugiati gli alti ufficiali dei quali chiedono le dimissioni, accusandoli di aver intascato i fondi destinati a pagare i loro stipendi" spiega la fonte di Fides. La Guardia Presidenziale ha bloccato l'accesso all'area e sono scoppiati scontri tra le due fazioni. Secondo fonti di stampa vi sono stati una decina di feriti.
"Si è creata una frattura in seno all'esercito. Da una parte vi sono i militari ammutinati dei reparti ordinari, dall'altra la Guardia Presidenziale che è rimasta fedele al Presidente. Si tratta di un reparto d'élite, meglio pagato e meglio equipaggiato rispetto al resto dell'esercito. Abbiamo visto in mano ai suoi uomini armi mai viste in Guinea, se non nei film o in televisione" dice la nostra fonte. "La popolazione civile non ha voce in capitolo in quello che sta accadendo ma ne subisce le conseguenze. I militari ribelli hanno finora avanzato solo richieste a loro favore: pagamento degli arretrati, fino a 5 milioni di Franchi guineani a ciascun soldato (6mila Franchi guineani corrispondono ad 1 Euro), liberazione dei loro commilitoni arrestati e riduzione del prezzo del riso solo per i membri dell'esercito e non per i civili. Nel frattempo i soldati in rivolta confiscono di tutto, dai negozi alle automobili: i proprietari sono costretti ad abbandonarle nelle mani di gruppi di soldati, sotto la minaccia delle armi." commenta la fonte di Fides. "A causa dei saccheggi e della chiusura dei punti vendita scarseggiano il cibo e il carburante, e le difficoltà della popolazione aumentano di ora in ora".
La spaccatura tra militari e civili è sottolineata da un editoriale del quotidiano "Guinéenews" che si chiede "se una parte degli ammutinati non sia agli ordini di questa o quella personalità". Esisterebbero dunque degli "apprendisti stregoni" che, soffiando sul fuoco delle rivendicazioni militari, mirerebbero a bloccare il processo di democratizzazione del Paese avviato dopo le proteste, queste sì popolari, del 2007? Il giornale, ricordando l'esempio della vicina Costa d'Avorio, si augura che in Guinea prevalga la ragione e che il bene supremo della pace sia preservato. (L.M.) (Fides,  30/05/2008)

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Protesta soldati, destituito il ministro della difesa (Apcom, 27/05/2008)

E' stato destituito con decreto presidenziale il generale Mamadou Bailo Diallo, ministro della Difesa della Guinea, dopo le proteste inscenate nella capitale Conakry dai militari, che hanno provocato la morte di almeno una persona - un bambino di 10 anni secondo fonti giornalistiche locali - e almeno sette feriti tra gli abitanti di un quartiere limitrofo alla principale caserma, il campo Alfa Yaya Diallo, da soldati usciti sparando in aria. La destituzione del ministro era una delle rivendicazioni dei soldati, oltre al pagamento degli arretrati di salario e alla riduzione del prezzo del riso. Il predecessore di Diallo, il generale Arafan Camara, era stato rimosso in circostanze simili il 12 maggio dell'anno scorso. Resta alta la tensione nella capitale. Fonti dell'agenzia Misna hanno riferito di colpi d'arma da fuoco uditi tutta la notte scorsa fra il campo Diallo e la vicina caserma dell'aeronautica: "La gente spaventata è rimasta chiusa in casa e i militari ne hanno approfittato per svaligiare alcuni negozi" ha riferito un abitante della zona. La nuova crisi nell'esercito della Guinea si aggiunge a una delicata situazione politica legata al licenziamento, la scorsa settimana, del primo ministro Lansana Kouyate, e a un forte malessere della popolazione a causa dei continui rincari dei beni alimentari. Kouyate era stato nominato sotto pressione popolare e scelto per controbilanciare il potere egemonico del presidente Lansana Conte. (Apcom, 27/05/2008)

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Rimasti senza paga, soldati rapiscono vice comandante (Alice/Apcom, 27/05/2008)

I soldati della Guinea hanno sequestrato il Vice comandante dell'esercito, Mamadou Sampil, per protestare contro il mancato pagamento dei loro stipendi. Il Vice comandante è stato preso ostaggio la scorsa notte nella caserma di Alpha Yaya Diallo, dove si era recato per negoziare con i soldati che chiedono gli arretrati promessi dall'ex premier, Lansana Kouyate, rimosso la scorsa settimana dal Presidente Lansana Conte. La rivolta è scoppiata ieri mattina nelle caserme, prima di estendersi anche al quartier generale della Guardia repubblicana, Camp Boiro, quando i soldati hanno appreso che non avrebbero ricevuto la paga annunciata dall'ex premier. I militari affermano che il premier aveva promesso loro 5 milioni di franchi della Guinea (circa 717 euro) per il pagamento degli arretrati e di aver appreso che il governo intende versare solo un quinto di questa cifra. In un comunicato diffuso la scorsa notte dalla radio di stato, l'esecutivo ha fatto sapere di aver già versato 2 milioni di franchi della Guinea (circa 287 euro) e che questa era la somma dovuta. Nella nota, il governo ha quindi invitato i militari a tornare in servizio. La Guinea ha riserve di oro, diamanti, legname e bauxite, il minerale usato per ottenere alluminio, ma rimane uno dei Paesi più poveri del mondo. (Alice/Apcom, 27/05/2008)

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Presidente destituisce primo ministro, proteste (Misna, 21/05/08)

Il presidente Lansana Conté ha dimesso dall’incarico il primo ministro Lansana Kouyate, il politico la cui nomina a capo del governo, a gennaio del 2007, aveva posto fine a uno sciopero generale sfociato in violenze. Kouyate è stato sostituito con Ahmed Tidiane, già ministro in precedenti governi e ritenuto vicino al capo dello Stato, come annunciato nel decreto presidenziale letto ieri sera alla televisione nazionale. Poche ore dopo la comunicazione, gruppi di giovani sono scesi nelle strade di due sobborghi della capitale Cronakry, dove più forte è l’adesione all’opposizione, lanciando sassi e dando fuoco a copertoni, fino all’intervento delle forze dell’ordine per disperderli. Furono ufficialmente 137 i morti, in gran parte vittime della reazione delle polizia, durante le proteste di oltre un anno fa, nate da uno sciopero indetto dai sindacati e progressivamente trasformatesi in una contestazione del presidente. Il licenziamento di Kouyate giunge inaspettato, nonostante da mesi fosse in corso un confronto politico con l’anziano presidente, in carica dal 1984 dopo un colpo di stato. A gennaio Conté aveva licenziato il ministro della Comunicazione, Justin Morel-Junior, sollevando proteste tra i colleghi. [BF] (Misna,21/05/08)

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Rischio di una nuova esplosione sociale (Cristina Ballesio, ICN, 14/04/08)

Vorremmo segnalarvi il rischio di una nuova esplosione sociale in Guinea Conakry, paese in cui la nostra associazione è attiva dal 2000. In quest'ultimo mese in Guinea gli avvenimenti hanno subìto un'accelerazione. La ripresa dello sciopero su tutto il territorio nazionale che i sindacati dei lavoratori avevano proclamato per il 31 marzo non c'è stata, intanto però il prezzo del petrolio è aumentato del 62%, passando da 4300 FG a 7000 FG il litro. Inoltre, i prezzi di tutti i generi alimentari di prima necessità (riso, zucchero, pane) stanno aumentando sempre di più, alcuni sono raddoppiati nel giro di poche settimane. In alcuni quartieri della capitale Conakry ci sono stati tafferugli tra giovani e polizia. L'Onu ha inviato in Guinea per una missione di venti giorni l'ex primo ministro di Haiti in veste di proprio rappresentante, con il compito di facilitare il dialogo tra tutte le parti sociali, il governo e il presidente e trovare un'uscita pacifica dalla crisi politica attuale. I rapporti tra presidente e primo ministro restano tesi; come ultimo atto ostile il presidente Conté ha abrogato un decreto del primo ministro relativo ad alcune cessioni immobiliari. Dalle ultime notizie giunte, la gente sta facendo scorte di cibo e carburante e circolano voci sulle dimissioni del primo ministro. Una situazione quindi tutt'altro che calma che minaccia di degenerare in nuove violenze come quelle di gennaio-febbraio 2007 che hanno portato al massacro di centinaia di civili. (Cristina Ballesio, ICN, 14/04/08)

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L'attesa per le prossime elezioni parlamentari (Daniela Chibbaro, Equilibri, 21/02/2008)

La Guinea sta attraversando una fase di incertezza politico-istituzionale. La legislatura parlamentare è terminata ufficialmente il 30 giugno 2007, ma a causa dei gravi disordini sociali che hanno travolto il paese tra gennaio e febbraio scorso e il ritardo accumulato nella messa in moto delle nuove disposizioni che assicureranno una maggiore trasparenza elettorale, le elezioni per il nuovo parlamento sono state rimandate più volte. L'ultima data proposta, che sembra essere anche quella definitiva, è stata fissata per dicembre 2008. In questo lasso di tempo sarà possibile implementare gli ultimi strumenti di garanzia (creazione di una commissione elettorale indipendente, utilizzo di urne trasparenti, revisione delle liste elettorali) per far sì che si possa ottenere un risultato che si definisca veramente democratico e che aiuti il paese a superare le paure di potenziali guerre civili e la stagnazione politico-economica in cui si trova attualmente. (Daniela Chibbaro, Equilibri, 21/02/2008)

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Cina e Russia uniti per sfruttare alluminio (Greereport, 04/02/2008)

Oggi, la Russian Aluminium (Uc Rusal) e la compagnia elettrica cinese China Power Investment Corporation (Cpi) hanno annunciato la creazione di una holding per la produzione di alluminio basata sullo sfruttamento di una miniera di bauxite-alluminio in Guinea, uno degli stati più poveri e politicamente instabili dell’Africa. La Uc Rusal realizzerà insieme alla Cpi una fabbrica di alluminio con una capacità produttiva di oltre 500 mila tonnellate nella provincia cinese di Qinghai che funzionerà grazie all’energia fornita dalla centrale idroelettrica del Fiume Giallo o Huang He, ce lo chiamano i cinesi. Il comunicato congiunto emesso a Mosca precisa che «Per suo conto, Uc Rusal accorderà a Cpi il diritto di associarsi al progetto di gestione di un complesso di bauxite-alluminio di una capacità che raggiungerà 2,8 milioni di tonnellate di minerale all’anno, in Guinea». - Viene da chiedersi cosa ne sappia il debolissimo e corrotto governo di Conakry di tutto ciò e cosa ne sappia soprattutto il popolo della Guinea di questo accordo planetario sulle risorse del proprio Paese firmato a migliaia di chilometri di distanza. Quello che si sa è che la Uc Rusal, principale produttore mondiale di alluminio, deterrà il 49% del capitale della fabbrica cinese e la Cpi avrà la stessa percentuale del capitale della miniera guineana. La Guinea fornirà terra, risorsa, manovalanza a basso costo e bassissima protezione sociale. Secondo un comunicato della Rusal, «le due società formeranno un gruppo di lavoro incaricato di procedere all’auditing di questi progetti e preparare uno studio di fattibilità. I progetti devono essere terminati nel 2009. La Cina, uno dei più grandi fornitori e consumatori mondiali d’ alluminio, offre delle prospettive eccezionali per le attività di Rusal. Il partenariato con la Cina ci permetterà di prendere parte alla modernizzazione del settore dell’alluminio in quel Paese». Magari, alla modernizzazione della Guinea russi e cinesi ci penseranno un’altra volta. (Greereport,  04/02/2008)

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