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GIBUTI - 2008

Chiesto intervento Onu per evitare guerra con Eritrea (Ag. Radicale, 24/10/2008)

L'appello per don De Pretis, ancora agli arresti a Gibuti (Korazym, 04/08/2008)

Ban Ki-moon annuncia missione d'inchiesta Onu al confine con Eritrea (Peacereporter, 01/08/2008)

Unione africana chiede ritiro immediato di Asmara (Misna, 01/07/2008)

La Francia supporta l'esercito nei combattimenti con l'Eritrea (Peacereporter, 13/06/2008)

Scontri nei pressi dello strategico Stretto di Bab al-Mandeb (Fides, 12/06/08)

Campagna contro mutilazioni genitali femminili (Alice/Apcom, 13/05/08)

Il governo lavora con ONU contro mutilazione genitale femminile (Tara Fernandez, Osserv. sulla legalità, 10/05/2008)

Denunciate violazioni di confine da parte dell'esercito eritreo (Peacereporter, 06/05/2008)

Accolta la domanda di libertà provvisoria di Don Sandro (LM, Fides, 22/02/2008)

Gli arabi vogliono il super-ponte sul mar Rosso. Gibuti teme per il suo porto (Corriere dei trasporti, 21/02/2008)

Governo vince legislative, opposizione boicotta (Alice/Apcom, 11/02/2008)

Sacerdote in carcere senza accuse, diplomazia al lavoro (MZ, Misna, www.misna.org 14/01/2008)

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Chiesto intervento Onu per evitare guerra con Eritrea (Ag. Radicale, 24/10/2008)

Il Presidente del Gibuti, Ismail Omar Guelleh, ha denunciato giovedì al Consiglio di sicurezza l'occupazione dei territori di confine da parte dell'Eritrea. Guelleh ha chiesto al Consiglio di agire rapidamente e sollecitare un'azione concordata tra i due Paesi del Corno d'Africa per risolvere la crisi entro tre settimane. In caso contrario ci dovranno essere "delle sanzioni da parte del Consiglio" ha aggiunto il Presidente del Gibuti. (…) Secondo il Capo di Stato la priorità immediata "è la smilitarizzazione dei territori del conflitto, oltre che il ritiro delle forze di entrambi i Paesi sulle posizioni del febbraio 2008". La seduta del Consiglio è stata richiesta esplicitamente dal presidente Guelleh per poter riportare sulla questione, che era già stata discussa d'urgenza il 24 giugno scorso, a seguito dell'invasione eritrea di Gibuti.
Il Consiglio di sicurezza aveva condannato l'Eritrea per aver lanciato un attacco al Gibuti, costato la vita a 44 soldati e le Nazioni Unite avevano chiesto un cessate il fuoco e il ritiro delle truppe dalla frontiera. L'Onu aveva anche inviato una missione nell'area per ricostruire quanto accaduto, ma Asmara non ha mai autorizzato l'accesso nel Paese. Dal canto suo, l'ambasciatore dell'Eritrea presso l'ONU, Araya Desta, ha assicurato che non ci sono nuovi elementi dopo il "breve incidente di giugno", ma ha tenuto ha precisare che l'episodio era stato istigato da un "attacco ingiustificato dell'esercito del Gibuti ai danni di quello eritreo dislocato entro i confini del proprio territorio nazionale". Ad ogni modo, il diplomatico ha detto che l'Eritrea desidera "ristabilire e coltivare relazioni di buon vicinato con Gibuti sulla base del rispetto della sovranità e dell'integrità territoriale" senza lasciarsi coinvolgere in "un conflitto creato ad arte". (…) - Francesca Colasanti(Ag. Radicale,  24/10/2008)

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L'appello per don De Pretis, ancora agli arresti a Gibuti (Korazym, 04/08/2008)

Dal 28 ottobre 2007 don Sandro De Pretis, prete trentino, è agli arresti domiciliari a Gibuti, sulla base di accuse palesemente infondate che variano dalla pedofilia alla corruzione di minori. Dopo l'Angelus di domenica, anche Benedetto XVI si è interessato al caso, invitando a pranzo l'arcivescovo di Trento, mons. Luigi Bressan. Il presule ha espresso al papa una preghiera speciale per il sacerdote trentino: "Ho chiesto la benedizione del Santo Padre sulla nostra diocesi chiedendogli una preghiera particolare per don Sandro". E ancora: "Il papa è rimasto visibilmente colpito nell'apprendere che un nostro sacerdote vive una situazione di profonda ingiustizia da così tanti mesi; ha assicurato la sua condivisione e il suo ricordo, invitandomi ad inviare il dossier alla Segreteria dello Stato Vaticano".
Il dossier è stato pubblicato nei mesi scorsi sul settimanale diocesano 'Vita Trentina' ed è composto da circa 60 pagine, contente un reportage, una cronologia ragionata degli avvenimenti e l'appello pubblicato sul sito internet www.vitatrentina.it, e 5219 firme di adesione all'appello per la liberazione del missionario consegnate al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Nei mesi scorsi molti media si sono occupati della vicenda del missionario (l'Adige, Trentino, Corriere del Trentino, Rai3 Regione, RTTR, TCA, Radio Studio Sette, Rtt, Radio Dolomiti, Radio Vaticana, Sir, Unimondo, Nigrizia, Misna, Fides, Avvenire, Corriere della Sera..), fra cui anche Korazym. Il comunicato stampa dell'arcivescovo si chiude con una nota di speranza ed una esortazione alla comunità cristiana del Trentino: "Confidiamo che anche il passo compiuto oggi con il Santo Padre avvicini la conclusione di questa ingiusta vicenda. In questi mesi le accuse che erano state mosse al nostro missionario sono cadute una sull'altra, confermando che il procedimento a suo carico serve unicamente a dilazionare altri processi, rispetto ai quali egli è assolutamente estraneo. Esorto la comunità trentina a continuare a ricordare con affetto don Sandro, in attesa di poterlo riabbracciare in questa sua terra come anche di rivederlo poi ripartire, se tale continuerà ad essere il suo desiderio, per l'Africa". - Simone Baroncia (Korazym,  04/08/2008)

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Ban Ki-moon annuncia missione d'inchiesta Onu al confine con Eritrea (Peacereporter, 01/08/2008)

Il Segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon, ha inviato una missione d'inchiesta al confine tra Eritrea e Gibuti, recentemente teatro di scontri tra gli eserciti dei due paesi. La missione, diretta dal Dipartimento per gli Affari Politici (Dpa), ha il compito di valutare la situazione politica, umanitaria e la sicurezza lungo la frontiera. "L'azione militare dell'Eritrea contro il Gibuti nella zona di Ras Doumiera è stata seguita da appelli da parte di Ban Ki-moon e del Consiglio di Sicurezza ai due paesi affinchè si raggiunga un cessate il fuoco e le truppe vengano ritirate nelle posizioni precedenti". "La situazione di recente è stata definita calma, ma tesa con raggruppamento di militari da entrambi i lati". La delegazione Onu e del dipartimento per le operazioni di peace-keeping si trova già nella capitale dell'Etiopia, Addis Abeba, per incontrare una delegazione dell'Unione Africana e dell'Autorità intergovernativa per lo sviluppo, che si recherà nel Gibuti dove condurrà le indagini fino al 6 agosto. (Peacereporter,  01/08/2008)

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Unione africana chiede ritiro immediato di Asmara (Misna, 01/07/2008)

Una ferma condanna dell’azione militare dell’Eritrea contro il confinante Gibuti nella zona di frontiera tra i due paesi è stata espressa dall’Unione Africana che, in una nota diffusa durante la notte, ha chiesto il “ritiro immediato e senza condizioni” dell’esercito eritreo ancora presente nell’are dove nelle scorse settimane gli eserciti dei due paesi si sono scontrati. La nota dell’Ua, diffusa da Sharm el Shekh dove ieri a margine del vertice il Consiglio per la pace e la Sicurezza (Cps) si era incontrato per discutere della recente scaramuccia nella zona frontaliera di Ras Dumeira, sottolinea “l’imperativo del rispetto dell’integrità territoriale degli Stati membri e delle frontiere esistenti al momento dell’ottenimento dell’indipendenza”. Il Consiglio per la pace dell’UA chiede che entrambi i paesi ritirino le proprie truppe e che si torni allo situazione precedente il 4 febbraio 2008, quando sono iniziati i primi movimenti di truppe nella zona di frontiera. L’organismo africano si dice inoltre preoccupato della mancata collaborazione di Asmara nel bloccare l’accesso alla zona degli scontri alla Commissione speciale designata dall’Ua per verificare la situazione sul terreno. Il 13 giugno scorso anche il Consiglio di Sicurezza dell’Onu aveva condannato, “l’azione militare dell’Eritrea contro Gibuti” alla frontiera tra i due paesi. La tensione tra Gibuti ed Eirtrea è cominciata a salire alla fine di Marzo, quando Gibuti ha denunciato per la prima volta uno sconfinamento di truppe etiopi. Il 10 giugno poi sono cominciati combattimenti tra gli eserciti delle due parti che hanno provocato la morte di almeno una dozzina di soldati e il ferimento di una sessantina. L’Eritrea, in tutte queste settimane, non ha fatto che sminuire l’episodio, sostenendo che si è trattato di incomprensioni e errori in una zona definita “terra di nessuno”. [MZ] (Misna, 01/07/2008)

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La Francia supporta l'esercito nei combattimenti con l'Eritrea (Peacereporter, 13/06/2008)

"Le truppe francesi stanno prestando supporto logistico, medico e di intelligence a Gibuti nello scontro con l'Eritrea" ha detto Col Ducret, un ufficiale dell'esercito francese, il quale ha dichiarato, però, che i suoi soldati non hanno partecipato ai recenti combattimenti lungo il confine eritreo. Il Consiglio di sicurezza Onu ha condannato l'azione militare dell'Eritrea che causato al morte di 9 soldati del Gibuti e ne ha feriti altri 60. Nel frattempo, Asmara ha reagito molto duramente alle critiche mosse da Washington, accusando gli Stati Uniti di gettare benzina sul fuoco nei conflitti regionali. Il Dipartimento di Stato americano ha etichettato come "aggressione militare" il comportamento dell'esercito eritreo. Dopo settimane di tensione, i combattimenti sono scoppiati martedì nella zona del Monte Gabla. Le forze del Gibuti sono state costrette a ingaggiare la battaglia dopo che erano finite sotto il fuoco dell'esercito eritreo. Asmara chiede la consegna di alcuni disertori che avrebbero superato i confini. Il Consiglio di Sicurezza Onu ha chiesto un "cessate il fuoco" immediato. Anche la Lega Araba sta compiendo dei passi per stemperare la situazione, invitando l'Eritrea a ritirare le truppe dal confine. Già il mese scorso Gibuti aveva denunciato al Consiglio di Sicurezza Onu che forze eritree si stessero ammassando lungo i confini. (Peacereporter, 13/06/2008)

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Scontri nei pressi dello strategico Stretto di Bab al-Mandeb (Fides, 12/06/08)

Negli scontri di frontiera fra Eritrea e Gibuti degli ultimi 3 giorni sono rimasti uccisi 9 soldati gibutini e 60 sono stati feriti. Non vi sono al momento informazioni su eventuali vittime da parte eritrea. Secondo fonti della stampa locale, le autorità di Gibuti avrebbero catturato un centinaio di militari eritrei.
Gli scontri sono scoppiati il 10 giugno nell'area del Monte Gabla, nota anche come Ras Doumeira, nei presso dello stretto di Bab al-Mandeb, dopo quasi due mesi di tensione tra i reparti militari dei due Paesi schierati lungo la frontiera comune. Gibuti ha accusato i militari eritrei di essere entrati nel suo territorio per costruire delle linee di difesa, un'accusa respinta dall'Eritrea. Gibuti, il cui esercito conta 11mila uomini, ha cominciato a richiamare i soldati smobilitati e gli agenti di polizia in pensione. Asmara dispone di un esercito di 200mila uomini, molti dei quali però sono schierati alla frontiera con l'Etiopia, dove rimane alta la tensione dopo la sanguinosa guerra del 1998-2000.
Il 6 maggio in una lettera al Presidente del Consiglio di Sicurezza delle Nazione Unite, il Ministro degli Esteri di Gibuti, Mahmoud Ali Youssouf, accusava l' Eritrea di "una evidente e palese provocazione contro la sovranità dell'integrità territoriale del mio Paese". Nella missiva si esortava il Consiglio di Sicurezza " a prendere al più presto le le misure necessarie per impedire l'ennesimo conflitto, in una regione a lungo devastata dal caos, da spargimenti di sangue e da distruzioni". Il governo di Gibuti denunciava la "preparazione di fortificazioni e il dispiegamento di truppe eritree ben armate dal nostro lato del promontorio di Ras Doumeira , una catena montuosa che si affaccia sulla trafficata via navale del Mar Rosso". Gibuti, che ospita l'unica base militare degli Stati Uniti in Africa , nella quale sono schierati circa 2mila uomini, è un Paese perno della presenza militare francese in Africa. Oltre a forze aeree e navali, Parigi dispone nel piccolo Paese africano della 13esima semi-brigata della Legione Straniera. Gibuti è infine l'unico sbocco al mare per l'Etiopia. (L.M.) (Fides, 12/06/08)

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Campagna contro mutilazioni genitali femminili (Alice/Apcom, 13/05/08)

Una campagna congiunta per eliminare la mutilazione genitale femminile a Gibuti è stata avviata dal governo insieme al Fondo delle Nazioni Unite per l'infanzia (Unicef) e al Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione (Unfpa). Lo riferisce l'agenzia Misna. Il programma, che è il primo del genere a Gibuti, è stato definito da Kadra Mahamoud Haid, prima donna gibutina e presidente dell'Unione nazionale delle donne, "un passo verso un progresso sociale e un mezzo per realizzare i diritti umani essenziali, specialmente per la dignità delle donne". (Alice/Apcom,  13/05/08)

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Il governo lavora con ONU contro mutilazione genitale femminile (Tara Fernandez, Osserv. sulla legalità, 10/05/2008)

Gibuti e' il primo Paese del mondo a lanciare in programma coordinato con le Nazioni Unite per agire in modo rapido al fine di eliminare la mutilazione genitale femminile. Il programma - condotto dall'UNICEF e dal Fondo Mondiale per la popolazione - prende corpo in un Paese dove circa 9 bambine su 10 sono sottoposte all'inumano trattamento. La firts lady di Gibuti, Kadra Mahamoud Haïd, che ha lanciato ufficialmente il programma, ha detto che e' "una strada verso il progresso sociale, uno strumento base verso la pienezza dei diritti umani, soprattutto per l'integrita' e la dignita' delle donne e delle ragazze". Ha aggiunto poi che, dato che la mutilazione genitale femminile e' una violenza di genere, il governo di Gibuti ha realizzato meccanismi legali ed istituzionali per eradicare la violenza". Uno studio dell'OMS in sei Paesei africani ha rilevato che le donne sottoposte a mutilazione genitale femminile hanno rischi molto piu' alti di estese emorragie, travaglio prolungato e morte durante il parto. L'UNICEF stima che circa 3 milioni di ragazze sono a rischio di MGF ogni anno. Il programma dell'agenzia ONU - con l'apposito fondo - mira ad accelerare l'abbandono di questa pratica sanguinaria con la collaborazione di governi, donatori, fondazioni, media e leader religiosi. (Tara Fernandez, Osserv. sulla legalità, 10/05/2008)

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Denunciate violazioni di confine da parte dell'esercito eritreo (Peacereporter, 06/05/2008)

Le autorità gibutiane hanno accusato l'Eritrea di aver sconfinato dalla loro parte della frontiera: alcuni soldati dell'esercito eritreo sarebbero stati colti in flagrante mentre si addentravano nel territorio del Gibuti il mese scorso, con l'intento di scavare trincee e costruire altre strutture di difesa. Il governo di Asmara non ha espresso commmenti ufficiali. Il presidente gibutiano Ismail Omar GuellehI si è detto preoccupato per la situazione che ha definito "esplosiva". "Abbiamo chiesto un arbitrato internazionale - afferma il presidente - da parte della Lega Araba e dell'Unione Africana". Quest'ultima ha attivato lo scorso sabato i suoi mediatori per risolvere la disputa al confine tra i due stati confinanti del Corno d'Africa, che già si erano scontrati nella metà degli anni Novanta. (Peacereporter,06/05/2008)

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Accolta la domanda di libertà provvisoria di Don Sandro(LM, Fides, 22/02/2008)

"È stata accolta la nostra domanda di libertà provvisoria di Don Sandro per motivi di salute e di questo ne siamo felici. Entro due o tre settimane dovrebbe svolgersi il processo. Siamo fiduciosi sul fatto che Don Sandro otterrà piena giustizia". È la dichiarazione all'Agenzia Fides di Sua Eccellenza Mons. Giorgio Bertin, Vescovo di Gibuti, dopo la scarcerazione del Vicario, don Sandro Depretis, arrestato il 28 ottobre 2007, con accuse infamanti. Secondo il settimanale diocesano la "Vita Trentina" appaiono ridicole le ipotesi che ventilerebbero un suo coinvolgimento in una rete di pedofilia, in seguito alla scoperta di una serie di sue fotografie in cui appaiono anche bambini. Si tratta infatti delle stesse foto che don Sandro, all'inizio dell'estate scorsa, portò alla redazione di "Vita Trentina" per arricchire l'archivio fotografico, povero di immagini originali del Corno d'Africa.(LM, Fides, 22/02/2008)

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Gli arabi vogliono il super-ponte sul mar Rosso. Gibuti teme per il suo porto (Corriere dei trasporti, 21/02/2008)

Il ponte sul Mar Rosso ha trovato un avversario in Gibuti. Il piccolo stato africano non ritiene che l'opera sia prioritaria. Il progetto di un ponte sul Bab El Mandeb è stato fortemente voluto dalla famiglia di Bin Laden e vede Gibuti collegato allo Yemen. "Non ci sentiamo veramente parte in causa nel progetto: ci è caduto dal cielo come proposta di un membro della famiglia Bin Laden che ha un'impresa di costruzione in Arabia Saudita - ha dichiarato Mohamed Dileita, premier a Gibuti" Secondo gli yemeniti l'opera verrà interamente finanziata con fondi sauditi e degli emirati senza forti interventi pubblici. Quello del ponte sul Mar Rosso è un progetto ambizioso, visto che diverrebbe il ponte sospeso più lungo al mondo (28 chilometri) con sei corsie stradali e quattro linee ferroviarie. Gli ostacoli riguardano i rischi sismici dell'area considerata molto pericolosa e la contrarietà di Gibuti che vede nel ponte un forte concorrente nel per il porto che sta vivendo un periodo di forte sviluppo. (Corriere dei trasporti,  21/02/2008)

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Governo vince legislative, opposizione boicotta (Alice/Apcom, 11/02/2008)

Senza grandi sorprese, la coalizione al potere, Unione per la maggioranza presidenziale, ha vinto le elezioni legislative di venerdì scorso a Gibuti, boicottate dall'opposizione. Secondo i risultati ufficiali diffusi dall'agenzia di stampa nazionale e riportati dall'agenzia Misna, l'Ump ha vinto con l'80,3% dei voti; i dati pubblicati sul sito della coalizione di cinque partiti indicano un tasso di affluenza alle urne molto elevato, con 109.999 votanti su 151.000 iscritti, ovvero il 72% degli aventi diritto. L'opposizione si era astenuta dalla corsa elettorale denunciando una legge che di fatto, sostiene, garantisce alla coalizione del presidente Ismael Omar Guelleh i 65 seggi parlamentari. Piccolo territorio desertico con 700.000 abitanti, Djibouti è comunque un territorio di grande importanza strategica per la sua posizione geografica. Nell'ex colonia francese, infatti, si trova una base militare francese con 2.800 uomini e l'unica base militare degli Stati Uniti in Africa. (Alice/Apcom, 11/02/2008)

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Sacerdote in carcere senza accuse, diplomazia al lavoro (MZ, Misna, 14/01/2008)

Prosegue il lavoro della diplomazia per tentare di risolvere la vicenda di monsignor Sandro De Pretis, il sacerdote italiano originario della provincia di Trento dal 28 ottobre in stato di fermo in un carcere di Gibuti senza che gli sia ancora stata contestata alcuna accusa precisa. Secondo Radio Vaticana, della vicenda si starebbero occupando adesso anche il presidente del Consiglio italiano Romano Prodi ed il presidente francese Nicolas Sarkozy nel tentativo, attraverso richieste dirette ai massimi livelli dello stato a Gibuti, di “arrivare a un rapido chiarimento” del caso. L’emittente radiofonica della Santa Sede ricorda che il vescovo di Gibuti, monsignor Giorgio Bertin, si trova attualmente a Roma per incontrare il Papa in occasione della visita ad limina e, secondo don Ivan Maffeis - direttore del settimanale della diocesi di Trento, “Vita Trentina”, che per primo ha raccontato la situazione del religioso - durante l’incontro dovrebbe illustrare al Pontefice la vicenda del sacerdote trentino. (MZ, Misna, 14/01/2008)

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