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GHANA - 2008

La tecnologia che avvelena (il reporter, 11/11/2008)

L’accusa: l’ospedale di Treviso ha violato la legge sull’immigrazione (Meltingpot, 06/11/2008)

Presidenziali a rischio per soldi del narcotraffico (Alice/Apcom, 29/10/08)

Si chiude oggi ad Accra il Forum sull’efficacia dell’aiuto internazionale (Radio Vaticana, 04/09/2008)

UE-Ghana: accordo per legname eco-sostenibile (Agi, 03/09/2008)

Scontri tra attivisti politici nel nord, roghi e vittime (Misna, 03/09/2008)

Foreste e quote di CO2, carbon colonialism o carbon market? (Greereport, 25/08/2008)

Greenpeace: la nuova pattumiera dei rifiuti elettronici (Ansa, 05/08/2008)

Presidente chiede fine delle violenze tra comunità nel nord (Misna, 27/06/2008)

La Cina dà lezioni di business (Giovanni Vegezzi, IFGonline, 22/04/2008)

UNHCR: devono cessare le deportazioni di rifugiati liberiani (ICN, 26/03/08)

Unhcr, cessino le deportazioni di rifugiati liberiani (Agi, 25/03/08)

Donne liberiane protestano nude, Accra: saranno deportate (Alice/Apcom, 18/03/2008)

Impresa crea borse di moda riciclando buste di plastica (Apcom, 18/03/2008)

Segnali ambigui ed aspetti positivi dell'islam (Radio Vaticana, 12/03/2008)

Le «black stars» chiudono al terzo posto (La Stampa, 09/02/2008)

Africa - Ghana 2008, il calcio guarda al continente nero (Excite, 18/01/2008)

Espulsa da Londra una malata terminale, appello del governo (Peacereporter, 14/01/2008)

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La tecnologia che avvelena (il reporter, 11/11/2008)

Definire il terzo mondo come la più grossa pattumiera dei paesi industrializzati è oramai un assunto inattaccabile. Sbagliato sarebbe però pensare che il contenuto di questa inerme discarica sia, quasi cinematograficamente, abitato da barili gialli di rifiuti tossici con sopra il marchio inequivocabile del teschio. No, anche ciò che abbiamo ora sotto i polpastrelli diventerà protagonista dell’inquinamento di quelle suggestive e povere lande. Infatti, Greenpeace, che ha divulgato uno studio compiuto dal loro team di scienziati, evidenzia che in Ghana esiste una pericolosa attività di riciclaggio illegale nociva per la salute delle persone e dell’ambiente.
Le due aree esaminate sono state il mercato di Agboblogshie nella capitale Accra e un’area della città di Korforidua ed hanno evidenziato una contaminazione del tutto preoccupante e che non può essere ignorata. I campioni sono stati prelevati sia nel luogo dove i rifiuti tecnologici vengono bruciati, sia in una laguna sempre ad Abogblogshie ed i risultati non dovrebbero fare dormire sogni tranquilli alle amministrazioni locali.
I metalli tossici e altre sostanze pericolose imperano: il piombo, anche in quantità cento volte superiore rispetto a zone non contaminate, e gli ftalati, sostanze che addirittura possono interferire con il sistema riproduttivo. Le diossine clorurate, anche se presenti solo in un campione, non mancano di fare capolino nell’elenco. Quindi niente barili, niente simboli “ossuti” di morte, ma semplicemente containers pieni di tecnologia d’ogni genere proveniente dai paesi industrializzati e pronta a essere smaltita impropriamente in terra africana (e non solo). I controlli chiaramente latitano.
Il tutto arriva in loco con la dicitura “beni di seconda mano” e passa qualsiasi controllo andandosi poi a riversare nei luoghi dove la povertà è più accentuata. Infondo il riciclo c’è, peccato che le norme di sicurezza siano praticamente inesistenti: giovani operai trattano e bruciano a mani nude i componenti tecnologici per estrarre alluminio e rame da rivendere poi a due dollari ogni cinque chili. Greenpeace è chiara sulla soluzione che si potrebbe intraprendere per evitare questi danni che uniscono in un destino comune gli uomini e l’ambiente. Le aziende produttrici dovrebbero impegnarsi a eliminare dai propri componenti elettronici le sostanze pericolose per poi gestire integralmente un riciclo consono per ogni prodotto messo sul mercato. Di certo un’attenzione che ha un costo. Ma un costo che salva vite umane. di Francesco Bizzini (il reporter, 11/11/2008)

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L’accusa: l’ospedale di Treviso ha violato la legge sull’immigrazione (Meltingpot, 06/11/2008)

L’articolo 35 del Testo Unico sull’Immigrazione riferendosi all’assistenza sanitaria per gli stranieri non iscritti al Servizio sanitario nazionale prevede che "l’accesso alle strutture sanitarie da parte dello straniero non in regola con le norme sul soggiorno non possa comportare alcun tipo di segnalazione all’autorità". In questi giorni è in via di discussione alla Commissione congiunta Affari Costituzionali e Giustizia in Senato, un emendamento che punta ad eliminare per i medici il principio di ’non segnalazione all’autorità ma, secondo le accuse che arrivano dal Ghana, per l’ospedale di Treviso non è necessario attendere e si può iniziare a violare la legge in vigore. "Donna del Ghana rimpatriata dall’Italia contro la legge " titola il sito di informazione Ghana Web; secondo la denuncia la ragazza ventenne si è recata all’Ospedale di Treviso per un aborto ma è stata arrestata ed espulsa poichè nel paese illegalmente. Luca Migliorini della Polizia di Treviso ha dichiarato: "Siamo stati chiamati dalla direzione dell’ospedale per intervenire nell’identificazione di una paziente senza i necessari documenti di residenza". L’articolo 35 del Testo Unico vieta la segnalazione alle autorità a meno che la ragione del ricovero sia legato all’esecuzione di un reato; è, inoltre, sufficiente l’autocertificazione del paziente per l’identificazione in assenza di documenti. (Meltingpot,06/11/2008)

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Presidenziali a rischio per soldi del narcotraffico (Alice/Apcom, 29/10/08)

La campagna eleTorale per le presidenziali in Ghana rischia di essere inquinata dai soldi provenienti dal narcotraffico. E' l'allarme lanciato da Kwesi Aning, direTore delle ricerche presso il Kofi Annan International Peacekeeping Training Centre, secondo quanto riporta il sito web della Bbc. Le elezioni si terranno il prossimo 7 dicembre. Anche le Nazioni Unite hanno avvertito che l'Africa Occidentale rischia di diventare un epicentro per il traffico di droga dal Sud America verso l'Europa. A Capo Verde si tiene in questi giorni un summit regionale per discutere del problema. Secondo le Nazioni Unite, almeno 50 tonnellate di cocaina dai Paesi andini giungono in Europa attraverso l'Africa Occidentale, che fruttano sul mercato circa due miliardi di dollari. (Alice/Apcom,  29/10/08)

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Si chiude oggi ad Accra il Forum sull’efficacia dell’aiuto internazionale (Radio Vaticana, 04/09/2008)

Si chiuderà oggi ad Accra, capitale del Ghana, il III Forum sull’efficacia dell’aiuto internazionale (“High level forum on aid effectiveness”). Durante l’incontro, che ha riunito per tre giorni oltre cento ministri e numerosi rappresentanti di enti impegnati nel settore della cooperazione, si è cercato di mettere a punto differenti modalità di intervento per rendere più “efficaci” gli aiuti allo sviluppo dei paesi del Terzo Mondo. Tra i temi della discussione, come riportato da Avvenire, ha trovato spazio anche la verifica della Dichiarazione di Parigi, documento approvato tre anni fa nel tentativo di ridurre gli sprechi e migliorare il coordinamento tra donatori e beneficiari. Nonostante permangano ancora ostacoli e resistenze, non mancano segnali incoraggianti sul tema, specie nel concerto tra Paesi donatori. Critico resta invece il rapporto tra Paese donatore e Paese destinatario degli aiuti, che non riesce ancora a programmare autonomamente una propria strategia di investimenti. Tra le necessità individuate nel corso del Forum c’è quella di non scavalcare i governi e le istituzioni locali, ma di sostenere iniziative da loro progettate, coinvolgendo attorno al tavolo tutte le organizzazioni interessate, statali e non, e dando vita a una vera e propria partnership per i controlli. (D.B.) (Radio Vaticana, 04/09/2008)

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UE-Ghana: accordo per legname eco-sostenibile (Agi, 03/09/2008)

Ue e governo del Ghana hanno annunciato un accordo commerciale per fermare le importazioni illegali di legname dal Paese africano verso l’Unione, e offrire ai consumatori garanzia che il legno ghanese e’ eco-sostenibile. Il taglio illegale degli alberi e’ stata la causa della selvaggia deforestazione nello Stato dell’Africa occidentale; secondo la Banca Mondiale circa il 60 per cento della raccolta di legname nel Paese e’ fuori legge. Su scala globale, l’istituto ha stimato che il taglio illegale di legname e le tasse evase su questa attivita’ hanno causato, annualmente, perdite per oltre 15 miliardi di dollari. Cifra sei volte superiore a quanto spende la cooperazione allo sviluppo per gestire in modo eco-sostenibile le foreste.
L’accordo e’ il primo di una serie di patti bilaterali legalmente vincolanti, che vanno sotto il nome di ‘Accordi di partenariato volontari’, tra Ue e Paesi produttori di legname. Prevede da un lato l’impegno del governo del Ghana a sviluppare un sistema trasparente per raccogliere i tributi sul legname e accertare il rispetto delle leggi sulla tutela delle foreste; dall’altro, l’attuazione da parte dell’Ue di misure doganali per escludere dal mercato il legname sprovvisto di licenza. La cooperazione allo sviluppo europea e degli Stati membri, inoltre, investira’ in sistemi di polizia e controllo del settore delle esportazioni in Ghana. “Per molti anni”, ha spiegato Ralph Ridder dell’Istituto forestale europeo, “l’Europa ha detto di volere salvare le foreste, ma allo stesso tempo ha richiesto volumi crescenti di legname a basso costo, creando un lucroso mercato per l’importazione illegale dai Paesi poveri”.
“Siamo cautamente fiduciosi”, ha riferito Kyeretwie Opoku della ong Forest Watch Ghana, portavoce della societa’ civile nella delegazione nazionale, “l’intesa fornisce una piattaforma per promuovere la tutela dei diritti della comunita’ locali e per far fronte ai nostri obiettivi riguardo sostenibilita’ della biodiversita’, protezione degli ambienti rurali, lotta contro la corruzione e certezza di entrate fiscali nazionali”. E ha avvertito: “Ora dobbiamo prepararci per la parte piu’ impegnativa: passare dagli impegni alla loro attuazione concreta”. E gia’ si intravedono i problemi. Per esempio, ha spiegato, “la Banca Mondiale sta finanziando progetti ghanesi per ridurre le emissioni inquinanti dovute alla deforestazione; gli aiuti per questi interventi, che si collocano al di fuori dell’accordo tra i donatori per sostenere la tutela delle risorse naturali, dipendono dall’attuazione della nuova intesa”. Tutto cio’, ha chiarito, “mette in discussione l’impegno dei donatori e indebolisce l’accordo di partenariato. Speriamo che i donatori si impegnino ad armonizzare il sistema”. Oggi l’Europa importa piu’ della meta’ del legname prodotto dal Ghana, in un settore che vale 400 milioni di dollari all’anno. (Agi, 03/09/2008)

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Scontri tra attivisti politici nel nord, roghi e vittime (Misna, 03/09/2008)

Almeno sei morti e una ventina di case date alle fiamme: è il bilancio degli scontri tra attivisti filo-governativi e militanti di opposizione avvenuti in una città del Ghana settentrionale, a circa tre mesi dalle elezioni presidenziali e politiche del 7 dicembre. Secondo un emittente radio locale, tra le vittime delle violenze a Gushiegu ci sono diversi attivisti del Congresso democratico nazionale (Ndc), il partito dell’ex presidente Jerry Rawlings all’opposizione dal 2001; la polizia ha riferito che roghi appiccati da militanti filo-governativi del Nuovo partito patriottico (Npp) hanno completamente distrutto 19 case, tre delle quali proprietà di un dirigente regionale dell’Ndc. Secondo la ricostruzione fornita oggi da alcuni quotidiani di Accra, i disordini erano iniziati domenica, quando un gruppo di attivisti di opposizione avevano esploso alcuni colpi di pistola in aria durante un comizio del candidato del governo alla vicepresidenza; la risposta dei militanti del Nuovo partito patriottico è arrivata lunedì e, ieri, la polizia ha deciso di imporre il coprifuoco in città per tutta la giornata.[ VG] (Misna,03/09/2008)

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Foreste e quote di CO2, carbon colonialism o carbon market? (Greereport, 25/08/2008)

Accra, Climate change talks - I Friends of the Earth, un gruppo ambientalista internazionale che da noi si chiama Amici della terra, la pensano un po´ diversamente rispetto al commercio di quote di CO2 per impedire la deforestazione, secondo loro vi sarebbero grossi rischi nel sollecitare un afflusso di fondi verso le foreste, che così riceverebbero un valore economico che spingerebbe le imprese straniere ad investire a detrimento dei diritti dei popoli indigeni che vivono nelle aree forestali del pianeta. Già oggi, in alcuni Paesi in via di sviluppo, le partnership con le imprese si sono dimostrate inevitabili.
Kevin Conrad di Papua Nuova Guinea, è intervenuto ai Climate change talks di Accra a nome di 20 Stati tropicali, ed ha spiegato che «Si tratta di comunità rurali e di popoli indigeni. Si tratta di affari. Dobbiamo fare in modo che comunità e imprese private camminino insieme». Lo stesso segretario esecutivo dell´Unfccc, Yvo de Boer ha parlato di "carbon colonialism", ed ha sottolineato che la protezione delle foreste deve essere per prima cosa a beneficio delle popolazione locali che dipende dalle specie animali e vegetali che si trovano nelle foreste.
Per Friends of the Earth international «L´inclusione delle foreste nel "carbon market" consente ai Paesi sviluppati di evitare una reale riduzione delle emissioni di CO2 in casa loro», ottenendo con gli acquisti di intere aree forestali di centrare gli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas serra. Secondo Friends of the Earth «l´ulteriore aumento del valore delle foreste potrebbe innescare un aumento degli abusi rispetto al "diritto alla terra" a causa della rapida espansione del controllo statale o delle multinazionali su ancora più foreste, senza nessun riguardo per l´utilizzo comunitario e i diritti territoriali dei popoli indigeni e le comunità che dipendono dalle foreste». Secondi gli Amici della terra, ad Accra i delegati dovrebbero concentrarsi sulle vere cause della deforestazione, come l´aumento del consumo di biocarburanti, carne e prodotti in legno. (Greereport, 25/08/2008)

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Greenpeace: la nuova pattumiera dei rifiuti elettronici (Ansa, 05/08/2008)

Dopo l'Asia, anche l'Africa si sta trasformando nella discarica per i prodotti hi-tech dei paesi industrializzati. E' questo il nuovo allarme lanciato da Greenpeace, che in un rapporto denuncia il pericolo chimico nei siti di riciclo e smaltimento dei rifiuti elettronici del Ghana. E anche l'Unione europea fa la sua parte: due ''commercianti'' di questi rifiuti in Ghana hanno spiegato a Greenpeace che la merce arriva dall'Olanda via Anversa. Ci sarebbe quindi una mancanza di controlli nello scalo belga. E nella Ue, denuncia Greenpeace, ''si perdono le tracce del 75% dei rifiuti tecnologici prodotti''. Il mercato mondiale degli articoli elettronici, ricordano gli ambientalisti, e' in continua crescita: la stima e' di 20-50 milioni di tonnellate prodotte ogni anno a livello globale. Per aggirare le norme sullo smaltimento di questi rifiuti, si e' venuto a creare un 'flusso nascosto' in paesi dove non esistono leggi a riguardo. Per questo gli ambientalisti hanno condotto uno studio nei due principali siti di riciclo e smaltimento del Ghana. Hanno cosi' constatato che ''i rifiuti sono riciclati in modo rudimentale e pericoloso, prima attraverso un disassemblaggio manuale e poi per mezzo di fuochi all'aperto''. La maggior parte del lavoro viene fatto da bambini e ragazzi, che lavorano a mani nude e senza dispositivi di protezione per guadagnare meno di due dollari ogni cinque kg di metallo venduto. Oltre a mettere a rischio la salute dei lavoratori, queste pratiche sono un vero pericolo anche per l'ambiente: Greenpeace ha infatti rilevato nel terreno concentrazioni anche cento volte superiori alla norma di metalli pericolosi come piombo e cadmio, diossine e composti a base di cloro e bromo. ''Fino a quando le aziende non elimineranno le sostanze pericolose dai prodotti elettronici - commenta Vittoria Polidori, responsabile campagna inquinamento di Greenpeace - e non si assumeranno la responsabilita' di gestire l'intero ciclo di vita di un articolo di consumo, questo scarico di rifiuti inquinanti non vedra' fine''. (Ansa,  05/08/2008)

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Presidente chiede fine delle violenze tra comunità nel nord (Misna, 27/06/2008)

Il presidente John Kufor ha chiesto l'immediata fine delle violenze tra due comunità etniche nel nordest del paese, rivolgendosi ai capi tradizionali locali e ai deputati originari di quella zona convocati in una riunione di emergenza ad Accra. Nel fine settimana a Bawku, cittadina nell'esterno nordest del paese, 17 persone, tra cui molti donne e bambini, sono state uccise in una sorta di regolamento di conti tra i gruppi rivali dei Mamprusis e Kusasis. È il più grave fatto di violenza tra le due comunità quest'anno, dopo che a gennaio altri scontri avevano provocato quattro vittime e in seguito altri due morti nel mese di marzo. "Se permettiamo che cose come queste accadono e vadano fuori controllo – ha detto un indignato Kufor ai partecipanti alla riunione – mettiamo a rischio l'intero paese. Tutta la nazione potrebbe rimanerne coinvolta e non daremmo certo un'immagine positiva di noi al mondo". Mamprusis e Kusasis sono ciclicamente protagonisti di violenze, scatenate quasi sempre da dispute sui terreni, presunti furti e altri contenziosi. Ma osservatori politici locali temono che in occasione delle elezioni presidenziali e legislative in agenda per dicembre prossimo, le faziosità politiche possano aggravare ulteriormente la situazione se non vi si pone rimedio prima. [BF](Misna, 27/06/2008)

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La Cina dà lezioni di business (GiovanniVegezzi, IFGonline, 22/04/2008)

Una delle migliori business school del mondo punta sull’Africa. Il China Europe International Business School (Ceibs) aprirà una sede ad Accra, capitale del Ghana. Sembra così essere già archiviato il tempo in cui erano le scuole economiche occidentali che facevano a gara per aprire sedi in Cina, attratte per gli straordinari tassi di crescita del gigante asiatico. Adesso sono le imprese cinesi a premere sui mercati e ad investire con forza sul continente africano. L’apertura di un campus africano del Ceibs di Shanghai sembra consacrare l’importanza della nuova alleanza sinoafricana. Il progetto del campus economico di Accra è finanziato dalle autorità municipali di Shanghai e dall’Unione Europea e prevede l’apertura dei corsi entro marzo 2009. Si inizierà con il Master in Business Admistration Ceibs, considerato lo scorso anno dal Financial Times il miglior master di questo tipo in Asia, diretto a dirigenti con più di quindici anni di esperienza. "Il fatto che molte imprese cinesi stiano investendo in Africa ci ha fatto vedere una nuova opportunità per estendere la nostra offerta educativa" afferma in un comunicato Pedro Nueno, presidente esecutivo del Ceibs e organizzatore del progetto in Ghana. "I corsi si impartiranno in inglese e speriamo che partecipino dirigenti africani, cinesi e direttori di imprese internazionali presenti in Ghana" spiega Nueno.
Fermare la fuga di cervelli. Il Ceibs progetta di attrarre ad Accra persone da tutta l’Africa e riuscire anche ad invertire la tendenza che porta molti studenti ad espatriare per studiare economia in Europa e Stati Uniti. "Il programma renderà disponibili corsi di eccellenza mondiale a studenti che attualmente non hanno accesso a programmi di questo tipo" spiega ancora Nueno, che aggiunge: "abbiamo scelto il Ghana perché il suo governo dà molto valore alla formazione ed è una delle democrazie più antiche dell’Africa". Negli ultimi anni, quindici nuove università che insegnano economia e tecnologie sono sorte in Ghana come conseguenza della liberalizzazione dell’educazione.
Ghana, un piatto ghiotto. Il Ghana, un paese ricco di risorse minerali, agricole e forestali, da tempo suscita gli interessi della Cina. Il volume commerciale fra i due paesi nel 2007 ha raggiunto, secondo il governo cinese, i 1270 milioni di dollari, di cui 1220 corrispondono a esportazioni cinesi nel paese africano. Le imprese del gigante asiatico stanno inondando il Ghana di prodotti a basso costo, come vestiti e componenti elettronici. Le multinazionali indiane invece hanno il predominio nel settore farmaceutico e in quello delle telecomunicazioni. Gli investimenti cinesi in Ghana si concentrano soprattutto nella costruzione di strade, infrastrutture e edifici pubblici, come stadi e complessi sportivi. Un’invasione economica che non sempre suscita approvazione ed entusiasmo. Aspre polemiche si sono sollevate infatti per la costruzione di una centrale idroelettrica nel parco nazionale di Bui, da parte di una impresa cinese con sede a Shenzhen. Non sorprende in ogni caso che gli imprenditori del gigante asiatico vogliano accompagnare l’espansione economica con la possibilità di formare dirigenti e manager in Africa. Come spiega il presidente del Ceibs Nueno, il futuro è nel continente nero: "Le imprese cinesi hanno sempre più voglia di espandersi all’estero, ma trovano che Europa e Stati Uniti siano mercati troppo saturi". (Giovanni Vegezzi, IFGonline,  22/04/2008)

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UNHCR: devono cessare le deportazioni di rifugiati liberiani (ICN, 26/03/08)

A seguito della deportazione dal Ghana, domenica 23 marzo, di 16 liberiani, 13 dei quali registrati presso l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), l'Agenzia chiede con forza al governo del Ghana di porre fine ai rimpatri di rifugiati liberiani. Il rimpatrio dei 16 rifugiati è avvenuto dopo un sit-in iniziato il 19 febbraio, durato cinque settimane ed attuato da un gruppo di liberiani nell'insediamento di rifugiati di Buduburam, a circa 35 chilometri ad ovest della capitale, Accra. I rifugiati chiedevano di essere reinsediati in paesi terzi o, in caso di rimpatrio in Liberia, che venisse aumentato - dai 100 dollari attuali a mille dollari - l'incentivo economico offerto a chi torna in patria. Nonostante i notevoli sforzi dell'UNHCR, che ha tentato di promuovere il dialogo e di convincere i manifestanti ad esprimersi senza violare la legge ghanese, il gruppo ha cominciato ad intraprendere azioni via via più minacciose e volte a turbare l'ordine pubblico. Le autorità ghanesi hanno evitato di intervenire per più di un mese; il 17 marzo, tuttavia, hanno arrestato circa 630 manifestanti. Il gruppo è stato portato ad un centro solitamente usato per l'allenamento dei giovani a Kordiabe, nell'est del paese, dove l'UNHCR ha potuto visitarli e prestare loro assistenza. L'Agenzia è riuscita ad ottenere il rilascio di 90 tra le persone più vulnerabili del gruppo, tra cui i minori separati dalle proprie famiglie e le donne incinte. Il giorno successivo, tuttavia, all'UNHCR è giunta la notizia dell'arresto di circa 70 liberiani residenti a Buduburam. L'Agenzia ha immediatamente chiesto alle autorità ghanesi di avere accesso al gruppo. Prima che giungesse una risposta delle autorità, tuttavia, all'UNHCR è stato riferito che 16 persone del gruppo erano state deportate in Liberia il 23 marzo di primo mattino. Tredici di esse - 10 uomini e 3 donne - erano rifugiati. L'UNHCR esprime preoccupazione per il rimpatrio di questo gruppo di rifugiati ed auspica che le discussioni in corso con le autorità ghanesi aiutino a sbloccare la situazione dei rifugiati tuttora detenuti. Il sit-in ha avuto fine lunedì 24 marzo. L'UNHCR continua a compiere ogni sforzo per convincere la comunità rifugiata ad usare le modalità già esistenti per risolvere i loro problemi e per ricordare ai rifugiati che hanno l'obbligo di rispettare le leggi ed i regolamenti del paese d'asilo. Il Ghana ospita oggi 27.967 liberiani registrati ufficialmente come rifugiati, la maggior parte dei quali vive nel campo profughi di Budubaram. Dall'ottobre 2004 al giugno 2007 l'UNHCR ha gestito un importante programma di rimpatrio volontario per i rifugiati liberiani fuggiti in vari paesi dell'Africa occidentale a causa della brutale guerra civile. Circa 105mila rifugiati liberiani hanno fatto ritorno a casa grazie a questo programma. (ICN,26/03/08)

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Unhcr, cessino le deportazioni di rifugiati liberiani (Agi, 25/03/08)

L'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr) ha chiesto con forza al governo del Ghana di porre fine ai rimpatri di rifugiati liberiani. L'appello e' stato lanciato dopo il rimpatrio, domenica, di 16 rifugiati dopo un sit-in iniziato il 19 febbraio, durato cinque settimane e attuato da un gruppo di liberiani nell'insediamento di Buduburam, a circa 35 chilometri a ovest di Accra. I rifugiati chiedevano di essere reinsediati in Paesi terzi o, in caso di rimpatrio in Liberia, che venisse aumentato da 100 a mille dollari l'incentivo economico offerto a chi torna in patria. Nonostante i notevoli sforzi dell'agenzia Onu, che ha tentato di promuovere il dialogo e di convincere i manifestanti a non violare la legge ghanese, il gruppo ha creato disordini e 630 manifestanti sono stati arrestati. L'agenzia Onu e' riuscita a ottenere il rilascio di 90 tra le persone piu' vulnerabili del gruppo, tra cui i minori separati dalle proprie famiglie e le donne incinte. Tuttavia, 16 persone del gruppo sono state deportate in Liberia senza che l'Unhcr potesse intervenire. Tredici di esse -10 uomini e 3 donne- erano rifugiati. L'Unhcr ha espresso preoccupazione per il rimpatrio e ha auspicato che le discussioni in corso con le autorita' ghanesi aiutino a sbloccare la situazione dei rifugiati tuttora detenuti. Il Ghana oggi ospita 27.967 liberiani registrati ufficialmente come rifugiati, la maggior parte dei quali vive nel campo profughi di Budubaram. Dall'ottobre 2004 al giugno 2007 l'Unhcr ha gestito un importante programma di rimpatrio volontario per i rifugiati liberiani fuggiti in vari Paesi dell'Africa occidentale a causa della brutale guerra civile. Circa 105mila rifugiati liberiani hanno fatto ritorno a casa grazie a questo programma. (Agi, 25/03/08)

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Donne liberiane protestano nude, Accra: saranno deportate (Alice/Apcom, 18/03/2008)

Le autorità di Accra hanno deciso di deportare le donne liberiane che ieri hanno protestato nude per la strada nei pressi della capitale del Ghana. Lo ha riferito oggi alla Bbc il ministro dell'Interno, Kwamena Bartels, precisando che in Liberia la guerra è finita e che non si tratta di un rimpatrio forzato. Le donne hanno protestato contro il piano di rimpatrio proposto dall'Onu, che prevede 100 dollari a testa, contro i 1.000 dollari chiesti dalle liberiane. La nudità è una forma tradizionale di protesta delle donne più povere del continente africano. Tuttavia, il ministro ghanese ritiene che la protesta sia stata illegale, perchè non era stata informata la polizia. "Quando le donne si spogliano e manifestano su una delle principali autostrade, non si tratta di una dimostrazione pacifica", ha detto il ministro alla Bbc, aggiungendo che le donne saranno deportate alla fine della settimana. Stando a quanto riferito da alcuni testimoni, centinaia di donne sono state arrestate e portate via ieri su 10 autobus dal campo profughi Buduburam, a ovest di Accra. Sono circa 27.000 i liberiani riparati in Ghana a causa della guerra civile che ha insanguinato per anni il loro paese e che si è conclusa nel 2003. Alcuni dei rifugiati hanno dichiarato alla Bbc di essere stati picchiati dalla polizia nel campo profughi di Buduburam e hanno annunciato che intendono proseguire la loro protesta. "Cento dollari non sono niente per ricominciare una vita. Siamo tutti senza speranza", ha detto una donna. (Alice/Apcom, 18/03/2008)

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Impresa crea borse di moda riciclando buste di plastica (Apcom, 18/03/2008)

'Le nostre borse sono vera spazzatura': questo lo slogan pubblicitario scelto da un imprenditore del Ghana per la sua azienda, 'Trashy Bags', che realizza borse - diventate accessori di gran moda - con la plastica raccolta nelle discariche del Paese, In Ghana, la buste di plastica ricoprono strade, dondolano sugli alberi, galleggiano nel mare e si accumulano sulle spiagge di sabbia bianca. Nella capitale Accra, ostruiscono le fogne, trasformando i canali di scolo in depositi di acqua stagnante, favorendo la presenza delle zanzare portatrici di malaria. "Volevo trovare un'idea per risolvere i problemi della mia quotidianità", ha raccontato al quotidiano britannico Independent l'imprenditore Kwabena Osei Bonsu. Così ha cominciato a raccogliere le buste di plastica e a cucirle per crearne di nuove, dando vita all'azienda Trashy Bags, che oggi offre lavoro a una decina di sarti e cucitrici. L'azienda acquista i sacchetti di plastica dalla gente comune, pagando due sterline (2,5 euro) ogni 1.000 sacchetti. "Raccolgo sacchetti di plastica perchè sono senza lavoro e questo mi garantisce denaro - ha raccontato Hadiza Ishmael, 55 anni, giunta nella sede dell'azienda con 4.000 buste - e inoltre rende più bello l'ambiente". Ad Accra, città che conta 2,2 milioni di abitanti, ogni giorno finiscono nella spazzatura 60 tonnellate di involucri di plastica, con un aumento del 70% negli ultimi 10 anni. "La minaccia dei rifiuti di plastica riguarda tutto il Paese - ha sottolineato un'ambientalista, Sandra Wilson - inquina il suolo, ostruisce i tombini, alimenta la malaria ed è brutta a vedersi". Avviata nel dicembre dello scorso anno, l'azienda di Kwabena Osei Bonsu ha raccolto finora sette milioni di sacchetti dalle strade, rivendone oltre 6.000. La lotta alla plastica vede coinvolti diversi paesi africani: i sacchetti di plastica sono stati vietati o il loro uso è fortemente limitato in Zanzibar, Ruanda, Somaliland (nord della Somalia) Sudafrica e Uganda. (Apcom, 18/03/2008)

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Segnali ambigui ed aspetti positivi dell'islam (Radio Vaticana, 12/03/2008)

In Ghana l'islam ha aspetti positivi, ma lancia anche segnali ambigui. Lo spiega in una intervista alla rivista Oasis il cardinale Peter Kodwo Appiah Turkson, arcivescovo di Cape Coast. "Sull'Islam del mio Paese c'è un evidente influenza dall'estero - spiega subito l'arcivescovo -. Certe nazioni agiscono attraverso Ong e iniziative sociali e culturali, ma ci domandiamo quali siano i contenuti profondi di questi programmi. Certo - aggiunge il cardinale Turkson - anche le nostre chiese locali sono sostenute da gruppi esteri, ma resta la preoccupazione per la scarsa apertura e trasparenza di alcuni progetti dei nostri fratelli musulmani. Per esempio - esemplifica il porporato - recentemente si sono tenute da noi qui in Ghana due riunioni promosse da una cosiddetta Organizzazione dei Paesi con una Minoranza Musulmana. Questo lascia intendere che almeno in parte non viene accettata una situazione in cui i musulmani sono in minoranza. Che ci sia un nuovo fenomeno, una certa 'rush hour for God' da parte delle religioni in Ghana è innegabile: gruppi di cristiani evangelici occupano ogni spazio aperto nelle città, mentre grazie a una forte spinta islamica sorgono in ogni villaggio moschee e minareti come per rispondere a una necesssità di visibilità affermatasi di recente". Quanto agli aspetti positivi dell'islam in Ghana, l'arcivescovo di Cape Coast sottolinea come ci sia "una buona collaborazione negli organismi istituzionali, come la Conferenza per la pace (Ghana Conference of Religions for Peace, GCRP) e il Consiglio Nazionale per la Pace. In questi due organismi - aggiunge il porporato -, i responsabili cristiani e musulmani collaborano per il consolidamento della pace nel paese. Insieme, per esempio, svolgono il ruolo di osservatori durante le elezioni". (Mancini, Radio Vaticana, 12/03/2008)

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Le «black stars» chiudono al terzo posto (La Stampa, 09/02/2008)

È il Ghana a consolarsi. A Kumasi le «black stars» vincono la finale per il terzo e quarto posto, battendo 4-2 la Costa d’Avorio in un match bello e avvincente deciso soltanto negli ultimi 10 della ripresa. Deluse sì, ma decise a chiudere in bellezza, Ghana e Costa d’Avorio si affrontano con la voglia di salire sul gradino più basso del podio. Spinta dal proprio pubblico la nazionale di casa, che al 6’ rischia grosso sull’occasionissima fallita da Kalou, al 10’ passa in vantaggio con una punizione di rara potenza e bellezza dell’ex Udinese Muntari. Splendido il suo esterno sinistro dai 20 metri, nulla da fare per il portiere ivoriano. Ma la Costa d’Avorio torna subito in partita e al 24’ pareggia con Sanogo che mette dentro l’assist di Keita. Buon momento per gli ivoriani, Kingston si salva due volte su Drogba, ma poi è lo stesso attaccante del Chelsea, al 32’, a mettere Sanogo nelle condizioni di segnare la sua doppietta personale e di portare gli «elefanti» sul 2-1. Al 39’ la traversa dice di no a Drogba, il Ghana si salva e si va negli spogliatoi sul 2-1. Nella ripresa la Costa d’Avorio controlla, ma la nazionale di casa, al 25’, trova il 2-2 con Owusu che di sinistro batte Kone dopo una travolgente azione. Il Ghana non è sazio e, all’80’, passa in vantaggio con Agogo che firma il 3-2. La Costa d’Avorio si sbilancia, il Ghana punisce e chiude la partita con la rete di Dramani all’85’. Grosse responsabilità per il portiere ivoriano. Ghana in festa nonostante la cocente delusione della sconfitta in semifinale con il Camerun. Domani la finalissima. A contendersi la 26esima edizione della Coppa d’Africa saranno proprio il Camerun di Etòo (miglior goleador di sempre del torneo) e l’Egitto del talento dell’Amburgo, Mohamed Zidan, che rischia di saltare la finale a causa di un infortunio. L’Egitto, con il 4-1 alla Costa d’Avorio in semifinale, ha messo in mostra tutta la sua forza, ma l’esperienza e la potenza dei «leoni d’Africa« camerunensi, potrebbero avere la meglio sulla tecnica e sul talento dei «faraoni». (La Stampa,  09/02/2008)

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Africa - Ghana 2008, il calcio guarda al continente nero (Excite, 18/01/2008)

Michel Essien è uno dei calciatori più appetiti del Chelsea , Pascal Feindouno è il bomber principe dei francesi del Saint-Etienne. Saranno loro i principali protagonisti di Ghana-Guinea, gara che domenica ad Accra, Ohene Djan Stadium ore 18, inaugurerà la 26esima edizione della Coppa d’Africa . Saranno 16 le squadre in lizza che tenteranno di succedere alla nazionale egiziana, trionfatrice, in casa, nel 2006. Grande favorita del torneo è il Ghana, spinta verso la vittoria finale anche dai principali bookmakers. Alle sue spalle Costa D’avorio e Camerun, outsiders Nigeria ed Egitto. Ai nastri di partenza anche il Sudan, un paese in guerra civile ed una nazionale di calcio che ha attinto i 23 convocati da due club: 12 giocatori dal Al Hilal e 11 dal Al Merrick. L’unica che non ha giocatori in Europa. Il tecnico del Al Merrick, Mohamed Abdalah, è lo stesso della nazionale. Prende 5 mila dollari al mese dalla sua società e zero dal Sudan però lo allena dal 2004.Tra le curiosità, tristi, c’è anche il caso Zambia. Non è riuscito a comprarsi i diritti tv, ha provato ad affittarli dai ghanesi che chiedevano più di un milione di dollari e la rete Znbc non è stata capace di mettere insieme un’offerta valida. 150mila dollari sono stati giudicati troppo pochi. Hanno annunciato la loro presenza ad Accra Michel Platini, Sepp Blatter e Antonio Matarrese, invitato in Ghana dal presidente della Confederazione Africana Issa Hayatou. In Africa il numero uno della Lega Calcio Italiana “porterà con piacere il saluto ed augurio del Presidente federale Giancarlo Abete”, si legge in un comunicato della Lega.
I Gironi
Gruppo A: Ghana, Guinea,Namibia, Marocco
Gruppo B: Nigeria, Costa D’Avorio, Mali, Benin
Gruppo C: Egitto, Camerun, Zambia, Sudan
Gruppo D: Angola, Senegal, Sudafrica, Tunisia
Le prime due classificate di ciascun raggruppamento accedono ai quarti, finale il 10 febbraio adAccra. (Excite, 18/01/2008)

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Espulsa da Londra una malata terminale, appello del governo (Peacereporter, 14/01/2008)

Annan Cato, l'alto commissario del Ghana a Londra, ha rivolto un appello radiofonico al governo inglese affinché riaccolga Ama Sumani, la malata terminale espulsa dal Regno Unito allo scadere del suo visto. La donna nel suo Paese d'origine non potrà permettersi la dialisi e gli altri trattamenti che invece riceveva gratuitamente in Europa. L'alto commissario Cato ha definito deplorevole la decisione di espellere Ama Sumani: "Faccio appello alla Gran Bretagna, un Paese che considero molto compassionevole". (Peacereporter, 14/01/2008)

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