Il bracconaggio viaggia sul treno (Greenreport, 16/07/08)
Il governo del Gabon ha concluso un accordo con la Société d´exploitation du transgabonais (Setrag) e il Wwf per incrementare la lotta al bracconaggio. L´accordo prevede la creazione di un quadro formale di contrasto al bracconaggio e per il trasporto di selvaggina via treno. Il Wwf fornirà un supporto tecnico alle azioni educative e di sensibilizzazione del personale ferroviario, dei passeggeri, dell´opinione pubblica gabonese, soprattutto nei villaggi e nelle città che ospitano stazioni ferroviarie. L´accordo di Libreville prevede anche sanzioni contro i bracconieri, i commercianti e tutti coloro che utilizzano i treni per avviare verso i centri urbani gli animali selvatici abbattuti e che molto spesso vengono uccisi all´interno di parchi e riserve naturali del Gabon. Il ministro dell´economia forestale, Emile Doumba ha detto che «il bracconaggio è un flagello difficile da eradicare in Gabon. Nei prossimi mesi, le sanzioni si estenderanno ai trasportatori su strada e fluviali». In Gabon la caccia è aperta dal 15 marzo al 15 settembre di ogni anno, durante questo periodo ogni cacciatore è autorizzato ad abbattere tre animali per specie, ad eccezione di quelli protetti integralmente come elefanti, leopardi, gorilla, scimpanzé, ecc., per l´abbattimento dei quali è necessario un nulla-osta amministrativo che viene concesso solo nel caso che un animale sia considerato "pericoloso" per la popolazione di un villaggio. In realtà, nonostante l´esistenza di due specifiche leggi del 1982 e del 2001 che regolamentano l´attività venatoria, in Gabon si caccia tutto l´anno e il commercio abusivo di carne e parti di animali selvatici (o di animali vivi per il collezionismo occidentale ed asiatico) è diventata una delle attività illegali più remunerative, portando alla violazione sistematica delle quote di abbattimento e ad un bracconaggio sempre più aggressivo ed intenso che si sostiene su una fitta rete di complicità, omertà ed ignoranza. Così, il Gabon ed il mondo rischiano di perdere gioielli rari di una biodiversità che i parchi e le aree protette del Paese non riescono più a proteggere dai fucili, dalle trappole e dai lacci dei bracconieri. (Greenreport,
16/07/08)
Militari contro lavoratori del petrolio per difendere la Shell (Greenreport, 02/04/2008)
Il personale della Shell in Gabon è in sciopero dal 19 marzo e questo ha fatto perdere almeno 90 mila barili di greggio alla multinazionale anglo-olandese del petrolio, che è al secondo posto per estrazione di oro nero nel Paese africano, con 60 mila barili giornalieri. Il governo di Libreville ha deciso di correre in aiuto alla Shell inviando ieri un distaccamento della gendarmerie nationale a presidiare il terminale petrolifero di Gamba, ad oltre 600 km a sud-ovest della capitale. La richiesta dell'invio dei militari è stata fatta dalle autorità di Gamba e dalla Shell Gabon proprio alla vigilia dell'incontro tra l'inamovibile presidente Omar Bongo Ondimba e la direzione generale dell'impresa petrolifera. Ma i lavoratori non mollano: «Il dispiegamento delle forze dell'ordine non cambia niente», ha detto il segretario generale dell'Organisation nationale des employés du pétrole (Onep), Patrick Wora Il più lungo sciopero del settore petrolifero della storia del Gabon sta avendo forti ripercussioni sulle alter compagnie petrolifere presenti in Gabon, come Total, Perenco e Marathon che esportano 30 mila barili al giorno della loro produzione tramite il terminal petrolifero della Shell a Gamba. Il mancato guadagno è stimato in molti miliardi di Franchi Cfa (la moneta dell'Africa occidentale ex francese) al giorno, e il corrotto governo del Gabon vede così sfumare entrate sempre più ghiotte per il rialzo del prezzo del greggio. «I negoziati proseguono e dunque il movimento rimane in piedi – dice Wora – La produzione è completamente ferma nei principali campi petroliferi della Shell, ad iniziare da Rabi e Toucan. La fine dello sciopero è condizionata dalla soddisfazione delle richieste poste dal sindacato, in particolare l'uscita di scena dell'attuale presidente direttore generale della società, l'olandese Hans Bakker, e di alcuni dei suoi collaboratori più vicini accusati di mantenere un clima di lavoro malsano nella società. Una volta soddisfatta questa richiesta, l'Onep potrà ordinare la ripresa del lavoro, proseguendo i negoziati sui 6 principali punti contenuti nel sua agenda rivendicativa». Il sindacato gabonese chiede che il governo applichi una norma del 2007 che definisce le condizioni di lavoro e di salari nei siti petroliferi e reclama soprattutto che la città di Gamba venga classificata come sito petrolifero per permettere ai lavoratori di beneficiare di diversi vantaggi, tra i quali le ore di straordinario. Il sindacato esige anche che la Shell non pratichi più la "chasse aux sorcières", che mette in pre-licenziamento tutti i lavoratori dichiarati ufficialmente malati e rivendica premi di produzione e di congedi non pagati nel 2006 e 2007. Prima dell'arrivo dei militari Bakker aveva respinto le accuse contro di lui e convocato una conferenza stampa a Libreville, dicendo che «la situazione è molto grave per tutti i partners, i lavoratori, i prestatori di servizi ed anche per lo Stato. La produzione è completamente ferma. Tutto il personale non scioperante è stato evacuato dai siti di produzione per ragioni di sicurezza. Mi rincresce che non esista una definizione esatta del servizio minimo nel settore industriale del Gabon». Secondo il direttore tecnico di Shell Gabon, François Ntombo Tsibah, «L'arresto totale della produzione continuerà a pesare sui risultati dell'impresa per molti giorni dopo la ripresa del lavoro. Il livello di produzione non potrà essere lo stesso al momento del riavvio. Occorrerà del tempo prima che i campi petroliferi ritrovino il dinamismo necessario». (Greenreport,
02/04/2008)
Libreville pronta a espellere i francesi (Mwinda, 06/03/2008)
Crisi diplomatica tra Parigi e Libreville. In seguito al rimpatrio dalla Francia di due studenti gabonesi, il governo del paese centrafricano ha detto che espellerà tutti i francesi in condizione irregolare. Nonostante la secolare amicizia tra la Francia e il petro-stato del Gabon, l’espulsione manu militari di due studenti gabonesi rischia di compromettere le relazioni tra i due paesi. Il governo gabonese ha detto che espellerà tutti i francesi colti in situazione irregolare, stimati tra il 5 e il 10 per cento dei cittadini di Parigi presenti nel paese, e che d’ora in avanti se un francese arriva nel paese senza visto, “sarà respinto”. Il Gabon, ha detto il ministero degli esteri, “applicherà la reciprocità”. In varie interviste ai media locali, i due studenti rimpatriati hanno detto di essere stati trattati brutalmente, “arrestati alle cinque del mattino, ammanettati e imbarcati su un aereo senza poter consultare né un avvocato né i parenti”. (Mwinda,06/03/2008)
A rischio espulsione i francesi 'sans papiers' (Alice/Apcom, 04/03/2008)
Dopo due recenti espulsioni di studenti del Gabon dalla Francia, il governo di Libreville ha minacciato di "applicare il principio di reciprocità in materia di politica d'immigrazione" con la soppressione di alcuni privilegi finora riservati ai cittadini francesi. Lo riferisce l'agenzia Misna. D'ora in poi i francesi dovranno ottenere un visto per il Gabon prima della partenza dalla Francia perché non sarà più possibile richiederlo all'arrivo all'aeroporto; inoltre non saranno più tollerate eccezioni o facilitazioni non previste dalla legge per il soggiorno nel paese, che ospita circa 8.000 cittadini francesi. Il 19 febbraio, la studentessa Raissa Mengue Ondo è stata rimpatriata dalla Francia in Gabon perché "la sua vita non risulta minacciata nel proprio paese" e per "mancanza di serietà negli studi"; la stessa sorte è toccata a Leguy Mbira, che dopo 10 anni trascorsi in Francia, dove stava preparando un dottorato di ricerca e aveva un regolare lavoro, è stato rimandato a Libreville. Le espulsioni hanno provocato il malcontento della comunità gabonese in Francia, del governo del Gabon e dell'opposizione politica gabonese, concordi nel ritenere un abuso il comportamento delle autorità francesi nei confronti degli immigrati. A luglio scorso, i due paesi avevano firmato un accordo "preferenziale" di gestione concertata del flusso migratorio. Si stima che in Francia vivano circa 7.000 gabonesi. (Alice/Apcom,
04/03/2008)
Il governo chiude le Ong ambientaliste perché fanno politica (Greenreport, 10/01/2008)
Il suo ministero ha un nome lunghissimo: degli interni, delle collettività locali, della decentralizzazione, della sicurezza e dell’immigrazione, ma in realtà André Mba Obame (nella foto) va per le spicce e già che c’era il ministro del Gabon ha fatto un’invasione di campo anche nelle politiche ambientali, esprimendo la volontà delle autorità statali di rimettere ordine nel campo di azione delle organizzazioni non governative, in particolare quelle ambientaliste, accusate di appoggiare i partiti politici e, a quanto si capirebbe, non quelli al governo in Gabon, ma quelli «in lotta per la conquista del potere», cioè l’opposizione. Il potentissimo ministro degli interni assicura di non voler dare l’impressione di usare il bastone e la carota, quindi Mba Obame usa solo il primo e rende pubblica la decisione di «sospensione provvisoria delle attività delle organizzazioni non governative». Il governo deplora «il clima attualmente presente in queste Ong, raggruppate all’interno di diverse coalizioni» e ne cita espressamente alcune: Publiez Ce que vous payez, Lutte contre la vie chère au Gabon, Lutte contre les dérives sectaires au Gabon, la Plate forme environnement Gabon, anche impegnate nella difesa dei diritti dei consumatori e dell’ambiente. Il ministro dell’interno mette all’indice «il loro comportamento giudicato ormasi ai margini della legalità». André Mba Obame vuole dimostrare che le fastidiose Ong sono tutte ingannatrici dell’opinione pubblica e scendono tutte sul campo dei partiti politici. «Infine – dice il ministro – dunque questa sanzione verso queste associazioni è diventata inevitabile». Il ministro degli interni del Gabon ha anche ricordato che alla fine del 2007 «le più alte autorità gabonesi e queste Ong hanno allacciato un dialogo promettente per l’inclusione dell’ecologia nello sfruttamento razionale delle immense risorse forestali del Paese». Poi le associazioni ambientaliste hanno preteso anche di dire la loro e di fare politica ambientale e sociale e questo non piace ad un governo impegnato a trattare con cinesi europei ed americani in tutta tranquillità. Insomma, se volete giocare a fare gli ambientalisti che si occupano di foreste e bonobi va bene, se volete discutere delle politiche ambientali e sociali del Gabon vi chiudiamo. Uno strano modo di intendere la libertà ed il ruolo delle associazioni di cittadini e dell’ambientalismo. (Greenreport,
10/01/2008)