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ETIOPIA 2008

Save the Children: 12% bambini muore a 5 anni (Diregiovani, 24/11/2008)

Presidente scrive a musei Gb: restituite tesori rubati (Alice/Apcom, 23/11/2008)

Londra rivede programma aiuti dopo visita ministro, Addis Abeba tenta di nascondere reale gravità crisi e carestia. (APCOM, 18/10/2008)

Prima conferenza Ua su risorse minerarie (Alice/Apcom, 13/10/2008)

Vittime dei trasferimenti illegali “scomparse” (IPS, 06/10/2008)

Liberati 8 sospetti dopo oltre un anno di carcere in Etiopia (Alice/Apcom, 04/10/2008)

Hrw: presunti terroristi "abbandonati" in prigione (Alice/Apcom, 01/10/2008)

Bomba davanti ad albergo uccide tre persone (Reuters/Yahoo, 28/09/2008)

Occidentali rapiti sono dipendenti 'Medecins du Monde (Alice/Apcom, 23/09/2008)

Crisi alimentare: ribelli Ogaden chiedono corridoio umanitario (Misna, 19/09/08)

Mondiali 2010: la Fifa esclude l'Etiopia (calciomercato, 14/09/2008)

Grave crisi alimentare in Etiopia (Radio Vaticana, 05/09/2008)

Inaugurato obelisco Axum con il sottosegretario Mantica (Ansa, 04/09/2008)

Commuove e convince il primo film africano (etiope per la precisione) del concorso (Primissima, 02/09/2008)

In carcere star del reggae, voce critica contro governo (Alice/Apcom, 12/08/2008)

Media tra premier e presidente per evitare crisi (Alice/Apcom, 11/08/2008)

Dopo restauri riposizionato l'obelisco di Axum (Agi, 01/08/2008)

Ritiro dei Caschi Blu dal confine tra Etiopia ed Eritrea, aumentano le preoccupazioni per la pace (Ag. Fides, 31/07/2008)

Ban Ki Moon costernato per fine missione pace. (Apcom,30/07/089)

Msf interrompe le sue attività sul confine solmalo (Peacereporter, 10/07/2008)

Centinaia di rifugiati politici contro Egitto e Libia (Agi, 08/07/2008)

Nella contesa Etiopia-Eritrea spunta lo scudo francese per Gibuti (l’Occidentale, 05/07/2008)

Approvata nuova legge sulla stampa (Misna, 03/07/2008)

Completata la prima fase della reinstallazione dell’obelisco di Axum (Guidaviaggi, 01/07/2008)

Ogaden: nuovi scontri tra separatisti e esercito (Misna, 27/06/2008)

Allarme carestia: le cause sono la siccità e il rialzo dei prezzi (Peacereporter, 26/06/2008)

ICG: rischio di nuovo conflitto (Reuters/Yahoo, 17/06/08)

Si aggrava la crisi alimentare (Equilibri, 16/06/2008)

Onu: siccità raddoppia numero bisognosi aiuti (Reuters, 13/06/2008)

Human Rights Watch: esecuzioni, torture e stupri in Ogaden (Ag. Radicale, 12/06/08)

Msf lancia allarme malnutrizione nel sud (Agi, 09/06/2008)

In 4,5 mln a rischio fame. I bambini particolarmente vulnerabili (Ansa, 03/06/08)

25 morti per alluvioni. Forti piogge hanno colpito la regione di Jijica (Ansa, 30/05/2008)

Doppio attentato, 3 morti. Presi di mira due alberghi a 600 km da Addis Abeba (Reuters, 28/05/2008)

Libertà di stampa ancora sotto attacco (IPS, 28/05/2008)

Bbc: Mengistu, 2 condannati vivono in ambasciata d'Italia (Alice/Apcom, 27/05/2008)

La Corte Suprema condanna a morte Mengistu (Ami, 26/05/2008)

Fao lancia l'allarme denutrizione (Ami, 21/05/08)

Esplosione ad Addis Abeba, diverse persone ferite (Swissinfo, 20/05/08)

E' rottura con Qatar: appoggia Eritrea e islamici somali (Agi/Afp, 21/04/2008)

Bombe ad Addis Abeba,morti (Ansa, 15/04/2008)

Elezioni, ieri primo turno boicottato dall'opposizione (Ap, 14/04/08)

Arrestati 8 sospetti ribelli dell'Ogaden National Liberation Front (Peacereporter, 31/03/2008)

I punti oscuri della megadiga Gibe III (Valentina Vella, Amis, 25/03/08)

Emergenza fame: decessi per stenti in Oromia (Radio Vaticana, 19/03/2008)

7 morti in esplosione su un autobus al confine (Adnkronos, 13/03/2008)

Nove milioni le persone a rischio carestia (Peacereporter, 11/03/2008)

Libera la donna incarcerata per aver denunciato gli abusi di una Ong (Peacereporter, 07/03/2008)

Il Card. Dias Inviato Speciale per il Nuovo Millennio Cristiano in Etiopia (SL, Fides, 03/03/2008)

Arrestati 309 poliziotti accusati di collusione con ribelli Onlf (Peacereporter, 19/02/2008)

Portavoce Onu: si rischia un nuovo conflitto (Tendenzeonline/Apcom, 07/02/2008)

Mancanza di carburante, missione onu a rischio (MZ, Misna, 23/01/2008)

Ogaden, arrestati somali con cittadinanza USA e UE (Alice/Ap, 18/01/2008)

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Save the Children: 12% bambini muore a 5 anni (Diregiovani, 24/11/2008)

In Etiopia il 12% dei bambini muore prima di aver compiuto 5 anni, e questo anche perchè nel Paese africano non c'è acqua potabile. Lo denuncia Save the Children, che lancia un progetto per la costruzione di pozzi per fornitura d'acqua potabile, realizzazione di latrine, punti per lavarsi le mani e diffusione di metodi per la depurazione. Il progetto si chiama 'Acqua un bene vitale' ed è sostenuto anche da Esselunga, che partecipa con una donazione di 253mila euro. Il programma verrà avviato in nove comunità della regione del Tigray e ne beneficeranno 72mila bambini con le rispettive famiglie. 'Acqua un bene vitale' prevede anche corsi di formazione su pratiche igieniche corrette rivolte alla comunità e al personale sanitario locale, e mira alla produzione e alla distribuzione di materiali di informazione sul corretto uso dell'acqua.
Un progetto importante perchè, come ricorda save The Children, "in Etiopia il 12% dei bambini muore prima dei 5 anni per malattie facilmente prevenibili e causate anche dalla mancanza di acqua e igiene". In particolare, aggiunge l'associazione "si stima che nella regione del Tigray la carenza di acqua, e dunque le scarse condizioni igieniche, siano responsabili dell'80% delle malattie, tra le quali diarrea, malattie della pelle, dissenteria, scabbia, tifo, febbri ricorrenti, parassiti intestinali". A ciò si aggiunge l'assenza di servizi igienici, che crea le condizioni per la trasmissione di malattie. La carenza di acqua, ricorda Save The Children, "ha poi un impatto devastante sull'agricoltura da cui dipende oltre l'85% della popolazione del Tigray".
La produttivita' del settore agricolo "è spesso al di sotto dei livelli di sussistenza e ciò spiega la diffusa malnutrizione anche fra i minori: 1 bambino su 2 sotto i 5 anni è in ritardo con lo sviluppo, 1 su 4 è rachitico". "L'obiettivo del progetto che stiamo avviando è duplice", spiega Valerio Neri, direttore generale di Save the Children talia. "Da un lato - sottolinea - garantire maggior accesso all'acqua potabile e a servizi igienici per i bambini e le loro famiglie, dall'altro favorire una migliore conoscenza e adozione di pratiche igieniche corrette". Così facendo sarà possibile contribuire alla "riduzione della mortalità e morbilità infantile, causate per lo più da malattie dovute alle scarse risorse idriche e da una non adeguata conoscenza e adozione di norme igieniche". (…)(Diregiovani, 24/11/2008)

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Presidente scrive a musei Gb: restituite tesori rubati (Alice/Apcom, 23/11/2008)

L'Etiopia ha chiesto a Londra la restituzione di alcuni dei suoi tesori religiosi più preziosi, tra cui una corona reale da 18 carati di oro, saccheggiati dagli inglesi nel 1868. E' lo stesso presidente etiope, Girma Wolde-Giorgis, ad aver preso carta e penna per sollecitare British Museum, Victoria&Albert Museum, British Library e Cambridge University Library a restituire ad Addis Abeba gli oltre 400 pezzi del cosiddetto "tesoro di Magdala". In una lettera, ottenuta dal quotidiano britannico The Independent on Sunday, il Presidente scrive: "Devo affermare che gli etiopi hanno a lungo sofferto per la perdita di questa parte del loro patrimonio. Gli etiopi ritengono che questa appropriazione non abbia giustificazioni nel diritto internazionale. Sento quindi che sia ormai giunto il momento che siano restituiti i tesori rubati all'Etiopia". Oltre alla corona, il tesoro rivendicato da Addis Abeba comprende oltre 300 manoscritti e nove pale di altare. I manufatti vengono indicati con il nome di "tesoro di Magdala" perchè furono portati via dalla Fortezza di Magdala in un attacco lanciato nel 1868 per rappresaglia al sequestro di diversi britannici. I musei britannici hanno sempre opposto resistenza a richieste analoghe presentate in passato, ma secondo il quotidiano i responsabili di British Museum e Victoria&Albert Museum avrebbero già incontrato l'Ambasciatore etiope per discutere la questione. (Alice/Apcom, 23/11/2008)

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Londra rivede programma aiuti dopo visita ministro, Addis Abeba tenta di nascondere reale gravità crisi e carestia. (APCOM, 18/10/2008)

La Gran Bretagna ha deciso di rivedere il proprio programma di aiuti all'Etiopia dopo aver scoperto vari tentativi di mistificazione da parte del governo di Addis Abeba per ridurre l'entità della crisi. Infatti - riporta oggi il quotidiano britannico The Times che cita come fonte l'ambasciatore britannico in Etiopia Norman Ling - il ministro britannico per gli aiuti allo sviluppo, Douglas Alexander, di ritorno da una visita nel Paese con una proposta di milioni di sterline di investimenti e aiuti su diversi anni, si sarebbe reso conto di essere stato "imbrogliato" dalle autorità, che hanno tentato di nascondere ai suoi occhi la reale entità della crisi. "Alla luce delle nostre preoccupazioni - ha fatto sapere Alexander al premier etiope Meles Zenawi - non sono pronto a prendere un impegno pluriennale". Il ministro ha accusato il governo di Addis Abeba di reagire alla crisi "negando la stessa e rinviando" le risposte possibili e di fare ostruzionismo agli sforzi per aiutare i milioni di persone a rischio carestia nelle regioni orientali. Nel corso di una visita ad un centro per bambini denutriti presso l'ospedale di Kebri Dehar, le camerate sarebbero state "svuotate" prima dell'arrivo del ministro britannico per non guastare l'immagine del paese. Alcuni volontari di organizzazioni internazionali hanno detto che laddove vi erano decine di bambini e di madri, improvvisamente non era rimasto più nessuno. "li hanno nascosti", conferma un volontario "il governo non vuole riconoscere la crisi, perché nuoce alla sua immagine. Non è l'immagine che vogliono dare dell'Etiopia. Allontana gli investimenti". (APCOM 18/10/2008)

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Prima conferenza Ua su risorse minerarie (Alice/Apcom, 13/10/2008)

Si è aperta oggi ad Addis Abeba, in Etiopia, la prima Conferenza dell'Unione africana (Ua) dei ministri responsabili dello sviluppo delle risorse minerarie. Intitolata 'Costruire un futuro sostenibile per l'industria estrattiva africana: le priorità'", la conferenza mira a definire un piano di azione a lungo termine per lo sfruttamento delle risorse di cui il continente è ricco, al fine di promuovere crescita economica e ridurre la povertà. Stando a quanto precisa l'Ua in un comunicato, la discussione verterà su due questioni chiave: una gestione concordata delle risorse minerarie, dopo il vaglio delle leggi e le regole oggi in vigore nei diversi paesi, e la creazione di un ambiente atto a sostenere lo sviluppo industriale del settore. Oggi e domani si confronteranno nel quartier generale dell'Ua gli esperti del settore, quindi il 16 e il 17 ottobre sarà la volta dei ministri responsabili. Sebbene l'Africa sia il continente con il più alto tasso di povertà al mondo, è anche la terra dove si trovano le più vaste riserve di risorse minerarie: il 42% di bauxite, il 38% di uranio, il 42% di oro, il 73% di platino e l'88% di diamanti. (Alice/Apcom, 13/10/2008)

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Vittime dei trasferimenti illegali “scomparse” (IPS, 06/10/2008)

Un nuovo rapporto di Human Rights Watch (HRW) accusa il governo etiope della detenzione di almeno dieci vittime di trasferimenti segreti e illegali dall’inizio del 2007. Secondo l’organizzazione umanitaria con sede a New York, l’anno scorso i detenuti erano stati interrogati da alcuni funzionari statunitensi. “HRW chiede al governo etiope il rilascio immediato di tutti i prigionieri, o il loro processo per reati penali identificabili in un tribunale che rispetti gli standard processuali internazionali”, ha segnalato all’IPS Jennifer Daskal, legale di HRW.
Daskal è l’autrice del rapporto di 54 pagine pubblicato mercoledì scorso, in cui viene descritta la cattura e il trasferimento illegale di almeno 85 uomini, donne e bambini nel 2006 e 2007, che ha coinvolto forze di sicurezza e agenti dell’intelligence di Kenya, Etiopia e Stati Uniti. Alla fine del 2006, centinaia di persone erano in fuga dalla Somalia, dopo lo scoppio delle forti violenze tra il Governo federale di transizione (GFT) - sostenuto dall’esercito etiope - e l’Unione delle Corti islamiche (UCI). Sembra che le autorità del Kenya abbiano catturato più di 150 rifugiati lungo il confine somalo, accusandoli di legami con il gruppo terroristico islamico di al Qaeda. Secondo HRW, il Kenya avrebbe detenuto prigionieri provenienti da oltre 18 paesi - come Usa, Gran Bretagna e Canada - per diverse settimane, senza nessuna accusa formale contro di loro.
Tra le persone detenute, Kamilya Mohamed Tuwein, una donna di 43 anni con tre figli proveniente da Dubai, che si era messa in viaggio per Nairobi. Il 10 gennaio 2007, la polizia keniana ha arrestato Tuwein insieme a due colleghi di lavoro. “Abbiamo chiesto di parlare con le nostre ambasciate”, ha raccontato Tuwein a HRW. “Quando sarà il momento”, le è stato risposto. “Ad un certo punto, uno dei comandanti della polizia ci ha detto che se avessimo versato una tangente di 35mila scellini (500 dollari), ci avrebbero liberati”. Tuwein non ha pagato, quindi è stata trasferita in Somalia e poi in Etiopia, senza che nessuno avesse comunicato né a lei né alla sua famiglia dove fossero diretti.
HRW segnala che almeno 85 persone avrebbero subito la stessa sorte tra il 20 gennaio e il 10 febbraio 2007 - tra cui 19 donne e 15 bambini. A luglio, i funzionari keniani hanno espulso altri tre uomini in Somalia, dove sono stati consegnati ai funzionari etiopi e poi trasferiti illegalmente in Etiopia. (…) di Wolfgang Kerler (IPS, 06/10/2008)

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Liberati 8 sospetti dopo oltre un anno di carcere in Etiopia (Alice/Apcom, 04/10/2008)

La guerra al terrorismo prosegue alla periferia dell'Impero. Otto sospetti terroristi, detenuti da oltre un anno nelle carceri etiopi senza nessuna accusa specifica, sono stati scarcerati e consegati al Kenia, paese in cui erano stati arrestati a inizio 2007. La notizia è stata data dal portavoce del Kenya Muslim Human Rights Forum, Al Amin Kimathi, che ha precisato di aver personalmente parlato con tutti e otto. Gli ex prigionieri ora, ha aggiunto, si sono ricongiunti alle loro famiglie a Mombasa. A inizio 2007, dopo il crollo del regime delle corti islamiche in Somalia, le autorità del Kenia avevano proceduto all'arresto di molte persone, accusate di terrorismo. I sospetti erano poi state trasferiti tutti in Etiopia per essere interrogati da agenti dei servizi segreti statunitensi. Human Rights Watch aveva denunciato casi di torture e maltrattamenti. (Alice/Apcom, 04/10/2008)

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Hrw: presunti terroristi "abbandonati" in prigione (Alice/Apcom, 01/10/2008)

I presunti terroristi arrestati circa due anni fa nell'Africa orientale e interrogati da personale Usa sono stati abbandonati dai loro governi. E' quanto denuncia oggi l'organizzazione di difesa dei diritti umani, Human Rights Watch (Hrw), in un rapporto intitolato 'Perchè sono ancora qui?', in cui si riferisce anche delle accuse mosse dagli ex detenuti riguardo alle torture subite durante la loro prigionia. Nel rapporto si riferisce della situazione di un cittadino canadese e di nove keniani arrestati nel 2007 e ancora oggi detenuti in Etiopia, senza che sia stato formalizzato alcun capo di accusa nei loro confronti, e di altre 22 persone di diversa nazionalità dell'Africa orientale che risultano scomparse. Facevano tutti parte di un gruppo di circa 90 persone arrestate nei mesi successivi all'intervento delle truppe etiopi in Somalia contro il governo delle Corti islamiche ed erano tutti accusati di far parte di gruppi di ribelli e organizzazioni terroristiche, tra cui al Qaida.
Arrestate in Kenya, Somalia ed Etiopia, le 90 persone vennero trasferite in prigioni segrete dove alcune di loro hanno dichiarato di essere state torturate da guardie etiopi e spesso interrogate da personale Usa. "Nessuno mostra alcun interesse (per i prigionieri) - scrive l'autore del rapporto, Jennifer Daskal - e loro sembrano ormai finiti in una terra che non c'è. I governi coinvolti, Etiopia, Kenya e Stati Uniti, devono cambiare atteggiamento, rinunciare alle 'rendition' illegali e riferire sugli scomparsi". Hrw ha affermato di aver intervistato 12 ex detenuti e di aver ascoltato diverse altre fonti, che hanno riferito di percosse e torture subite dagli etiopi. L'Etiopia è un alleato chiave degli Stati Uniti nella lotta al terrorismo nel continente africano. Il governo di Addis Abeba è stato più volte accusato di violazione dei diritti umani. (Alice/Apcom,  01/10/2008)

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Bomba davanti ad albergo uccide tre persone (Reuters/Yahoo, 28/09/2008)

Un ordigno è esploso oggi davanti a un albergo in una regione somala dell'Etiopia, uccidendo tre persone e ferendone 20. Lo ha riferito la polizia, che sospetta si sia trattato di un attentato organizzato dal Fronte per la liberazione nazionale dell'Ogaden (Onlf). Il portavoce della polizia Densash Hailu ha detto che un ordigno è stato nascosto in un cestino dei rifiuti davanti all'albergo frequentato da uomini d'affari, funzionari governativi e gente del luogo. La facciata dell'hotel Andenet a Jijiga è crollata e il resto dell'edificio è stato danneggiato dalla forte esplosione, ha aggiunto Densash. Danneggiati anche gli edifici vicini. "Alcuni dei feriti sono molto gravi è il bilancio dei morti è destinato a salire", ha detto il portavoce. Jijiga è la capitale di una regione arida e rocciosa, prevalentemente di etnia somala, che confina con la Somalia. L'Etiopia accusa ripetutamente l'Eritrea di appoggiare l'Onlf, che lotta per una maggiore autonomia. (Reuters/Yahoo,28/09/2008)

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Occidentali rapiti sono dipendenti 'Medecins du Monde (Alice/Apcom, 23/09/2008)

I due sono stati sequestrati ieri nella regione etiope di Ogaden, una striscia arida di terra alla frontiera con la Somalia dove i ribelli combattono per l'indipendenza: lo ha sottolineato il gruppo con sede a Parigi. Médecins du Monde non ha rivelato nomi o nazionalità degli ostaggi, ma alcune fonti hanno parlato di operatori umanitari australiani. L'ong ha spiegato di essere in contatto con le autorità, con il resto del suo personale nel Corno d'Africa e con le famiglie dei due ostaggi. I ribelli di etnia somala combattono nella regione di Ogaden da oltre un decennio, rivendicando maggiore autonomia o uno stato indipendente. La Somalia perse il controllo della regione, grande quanto la Gran Bretagna e dove vivono quattro milioni di persone, nel conflitto del 1977. (Alice/Apcom, 23/09/2008)

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Crisi alimentare: ribelli Ogaden chiedono corridoio umanitario (Misna, 19/09/08)

Un corridoio umanitario protetto dalle Nazioni Unite è quanto chiedono al Consiglio di Sicurezza i ribelli dell’Ogaden, lanciando l’allarme sulle condizioni di vita della popolazione tagliata fuori dagli aiuti dall’esercito etiopico. “La situazione sta peggiorando. Donne, bambini e vecchi stanno morendo di sete e di fame” ha detto Abdirahman Mahdi, uno dei fondatori del Fronte di liberazione nazionale Ogaden (Onlf) in un’intervista all’agenzia ‘Reuters’. “Il Consiglio di sicurezza deve realizzare immediatamente un corridoio per la distribuzione degli aiuti umanitari che sia controllato da osservatori internazionali, perché l’esercito sta usando gli aiuti per sostenere i soldati e la campagna militare”. Da oltre un anno è in corso nella Somali region (sudest) un’operazione dell’esercito contro i ribelli separatisti del Onlf tornati in azione; l’isolamento economico e la siccità hanno contribuito ad aggravare la situazione. “La gente mangia radici e erba, il bestiame sta morendo” ha aggiunto Mahdi. L’allarme sulla siccità e conseguente carestia è stato lanciato in questi giorni anche da una missione di verifica dell’Onu che ha sollecitato un’immediata distribuzione di aiuti alimentari e di acqua potabile; secondo le ultime stime in Etiopia sono quattro milioni e 600.000 le persone a rischio di grave o acuta malnutrizione. Il governo di etiopico, principale alleato degli Stati Uniti nel Corno d’Africa, accusa i ribelli Ogaden di essere alleati dell’Eritrea con lo scopo di destabilizzare il paese. Più volte Addis Abeba ha negato di ostacolare la distribuzione di aiuti nelle zone interessate dal conflitto, nonostante organizzazioni umanitarie e della società civile abbiano denunciato difficoltà ad operare e violazioni dei diritti umani. A luglio, lamentando di non essere messa in condizioni di lavorare, Medici Senza Frontiere ha abbandonato le sue attività nella zona di Fiiq. Il mese prima Human right watch, in un rapporto documentato, aveva denunciato una “congiura del silenzio” internazionale su quanto starebbe accadendo nella Somali region ai danni dei civili, incluse esecuzioni sommarie e villaggi bruciati.[BF]  (Misna, 19/09/08)

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Mondiali 2010: la Fifa esclude l'Etiopia (calciomercato, 14/09/2008)

La Fifa ha escluso l'Etiopia dalle classifiche per i Mondiali di Sudafrica 2010, come annunciato in un comunicato: "La decisione ha effetto immediato - si legge - i risultati delle quattro gare giocate nel gruppo 8 della zona africana sono tutte annullate". Il Comitato d'Urgenza della Fifa aveva già sospeso la federcalcio etiope il 29 luglio per non aver rispettato la norma relativa alla normalizzazione della sua situazione.(calciomercato,  14/09/2008)

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Grave crisi alimentare in Etiopia (Radio Vaticana, 05/09/2008)

“In termini di urgenza e rischio di morte per migliaia di civili, non credo esista una situazione più preoccupante di quella etiopica”. John Holmes, sottosegretario generale dell’Onu per gli Affari Umanitari, è allarmato per la grave crisi alimentare che ha colpito le province più povere dell’Etiopia. Al termine di una visita di tre giorni nel paese, come riportato dalla MISNA, il rappresentante delle Nazioni Unite ha dunque voluto rivolgere un accorato appello alle organizzazioni umanitarie, affinché impediscano che la mancanza di cibo si tramuti in una vera e propria carestia. Il lungo periodo di siccità, che ha colpito negli ultimi mesi il territorio etiopico, non ha fatto altro che aggravare la già drammatica situazione delle coltivazioni, semidistrutte lo scorso anno da intense piogge e alluvioni. E la gravità della situazione è ben descritta dal comportamento dei contadini etiopici che, dopo aver visto fallire i vari tentativi di semina, hanno iniziato a mangiare le sementi invece di piantarle. Secondo le stime dell’Onu, a questo punto, sono ben 75 mila i bambini che rischiano di morire di fame. “Il problema è acuito dal fatto che la crisi alimentare colpisce il mondo intero e gli aiuti dei paesi donatori non sono illimitati”, ha spiegato Holmes durante una conferenza stampa nella capitale Addis Abeba. L’aumento indiscriminato dei prezzi dei generi di prima necessità, secondo stime della Banca mondiale, potrebbe infatti determinare condizioni di vita in “povertà estrema” per oltre 100 milioni di persone. (D.B.) (Radio Vaticana,  05/09/2008)

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Inaugurato obelisco Axum con il sottosegretario Mantica (Ansa, 04/09/2008)

L'obelisco di Axum, restituito dall'Italia e ricollocato nell'antica citta' del nord dell'Etiopia, e' stato ufficialmente inaugurato oggi. Migliaia di persone hanno assistito all'evento, in presenza delle massime autorita' etiopi e della delegazione italiana guidata dal sottosegretario agli Esteri Mantica, che ha tagliato il nastro facendo cadere le due bandiere (una italiana e una etiopica) che ricoprivano l'obelisco alto 24 metri, ricollocato accanto alla stele gemella nella valle del Tigre'. (Ansa, 04/09/2008)

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Commuove e convince il primo film africano (etiope per la precisione) del concorso (Primissima, 02/09/2008)

Teza, di Haile Gerima. - Dopo Adwa, già passato a Venezia nel 1999, il regista etiope Haile Gerima torna a raccontare il travaglio politico e sociale del suo paese. Negli anni Ottanta l’intellettuale africano Anberber, fresco di studi di medicina in Germania, fa ritorno in Etiopia progettando di migliorare le condizioni di salute della sua gente. Ritroverà un Paese oppresso dal regime marxista di Haile Maram Mengistu (il dittatore da poco condannato a morte per genocidio, in contumacia) e dovrà confrontarsi con i limiti della giunta militare che punta a usare gli scienziati per fini politici. Gerima, uno dei filmakers indipendenti più importanti del Continente Africano emigrato negli Usa dal 1968 prosegue con coerenza il suo percorso di riflessione sul passato dell’Etiopia come aveva già fatto con Sankofa e con il suo film più celebre, Il raccolto dei 3.000 anni, presentato al Festival di Cannes nel 1976.
Da dove nasce l’idea di questo film? - “L’idea di identità – afferma Haile Gerima – e di liberazione rappresenta forse per me e per la mia visione di cinema il vero obiettivo. Quindi direi che ho voluto raccontare questa storia principalmente per ribadire questi due concetti. Inoltre, come Prometeo, Anberber, il mio protagonista, torna per portare il fuoco della modernizzazione dall’Europa – per la precisione dalla Germania dove si è trasferito quando se ne è andato dall’Etiopia – al suo Paese natale. Però il fuoco che ha acquistato non può aiutarlo a curare le malattie nel suo villaggio, un villaggio sommerso di innumerevoli necessità. Conseguentemente, come ho fatto io nella vita reale, il protagonista del mio film evade mentalmente nei ricordi della sua giovinezza, quando le cose sembravano fantastiche. Anche se, come dice Anberber adulto nel film:‘Solo il fuoco sa del mio ritorno’. (…) Di Nicoletta Gemmi (Primissima, 02/09/2008)

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In carcere star del reggae, voce critica contro governo (Alice/Apcom, 12/08/2008)

Rinchiusa in prigione in attesa di processo, la star etiope della musica reggae è ormai diventata il simbolo della repressione usata dal governo di Addis Abeba contro l'opposizione. Tewodros Kassahun, ribattezzato il Bob Marley dell'Etiopia, deve rispondere dell'accusa di aver investito e ucciso una persona, ma i suoi fan ricordano che il fatto risale al 2006 e che Kassahun non è stato incriminato fino allo scorso aprile.
Il vero motivo dell'arresto sarebbe da ricercare nei testi delle sue canzoni, dicono i fan, considerati anti-governativi. Esemplare la lirica in cui il cantante accusa i leader etiopi di aver promesso cambiamenti e di aver invece portato solo "un nuovo re". La controversa incarcerazione di Kassahun, noto anche con il nome Teddy Afro, ha scatenato sporadiche manifestazioni di protesta, fatto raro in Etiopia, commenta il quotidiano Los Angeles Times, dopo la violenta repressione usata dal governo contro le proteste seguite alle elezioni del 2005. Il quotidiano americano denuncia quindi una serie di nuove norme approvate da Addis Abeba per colpire opposizione e stampa: una legge vieta ai partiti di accettare donazioni dall'estero e impone la massima trasparenza riguardo alle generalità dei finanziatori nazionali; un secondo progetto di legge prevede di vietare attività "politiche" a organizzazioni non governative e associazioni, qualora ricevano oltre il 10% dei loro finanziamenti dall'estero; infine, una nuova norma consente la censura di governo e il carcere contro i giornalisti. I leader dell'opposizione e alcuni diplomatici occidentali leggono in queste nuove misure il tentativo del governo di Meles Zenawi di rafforzare il proprio potere prima delle elezioni del 2010.
Le organizzazioni a tutela dei diritti umani e l'opposizione hanno quindi lanciato un nuovo appello alla comunità internazionale perchè faccia pressioni su Addis Abeba per favorire le riforme nel Paese. Il Los Angeles Times ricorda che l'Etiopia è il principale alleato degli Stati Uniti nella lotta al terrorismo in Africa, sottolineando che nell'anno in corso Washington ha garantito ad Addis Abeba 800 milioni di dollari in aiuti. "La comunità internazionale sposa idee come buon governo, trasparenza e diritti umani, ma poi aiuta un regime che disprezza e viola questi diritti fondamentali", ha commentato un esponente dell'opposizione, Araaya. Per le strade di Addis Abeba, il timore di intimidazioni da parte del governo è ancora forte e molti ritengono che l'arresto della star del reggae voglia essere un monito a quanti osano alzare la voce contro le autorità. Due giornalisti che avevano riferito sul caso sono stati arrestati, sottolinea il quotidiano. "Prima, quando vivevamo sotto una vera dittatura, sapevamo cosa si poteva o non si poteva fare - ha detto un etiope sotto anonimato - ora c'è più libertà, ma non sai dov'è la linea che non devi oltrepassare". (Alice/Apcom, 12/08/2008)

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Media tra premier e presidente per evitare crisi (Alice/Apcom, 11/08/2008)

I comandanti delle truppe etiopi presenti in Somalia hanno avviato consultazioni private con il Presidente Abdullahi Yusuf e il premier Nur 'Adde' Hassan Hussein per appianare i contrasti sorti sulla sorte del sindaco di Mogadiscio e scongiurare così una crisi istituzionale, che potrebbe far fallire il processo di pace avviato con la firma dell'accordo di Gibuti il 9 giugno scorso. Stando a quanto riferito da fonti del Palazzo presidenziale somalo all'agenzia di stampa Garowe Online, i due generali etiopi Gabre e Yohanis hanno avviato i colloqui al loro rientro a Mogadiscio da Addis Abeba, dove erano stati richiamati all'inizio del mese dal premier etiope Meles Zenawi. Le fonti riferiscono di "pressioni" sul Presidente somalo perchè accetti la decisione del premier di rimuovere l'ex signore della guerra Mohamed Dheere dalla carica di primo cittadino di Mogadiscio e governatore della regione di Banadir. Al premier viene invece chiesto di revocare i cinque nuovi ministri nominati la scorsa settimana, dopo le dimissioni presentate da 10 ministri, alleati del Presidente. Secondo l'emittente araba al Jazeera, il governo di Addis Abeba avrebbe intenzione di "sostituire" Yusuf alla Presidenza del governo di transizione somalo, qualora non si riuscisse a sanare la frattura sorta tra i due leader.
La decisione del premier di rimuovere Dheere, accusato di abuso di potere e insubordinazione, è stata accolta con favore dalla popolazione di Mogadiscio, mentre il più potente clan della capitale, gli Hawiye, ha criticato la decisione del Presidente di non avallare l'iniziativa di Nur Adde e di reintegrare il primo cittadino, accusandolo di alimentare le tensioni nel Paese.
Intanto, il leader dell'opposizione somala con base ad Asmara, Sharif Sheikh Ahmed, firmatario dell'accordo di Gibuti, ha chiesto ai Paesi arabi di sostenere il processo di pace avviato a giugno con il premier Nur Adde. Ahmed si è recato la scorsa settimana al Cairo, in Egitto, dove ha incontrato funzionari della Lega Araba e del governo egiziano. "Chiedo ai Paesi arabi di inviare militari (peacekeepers) in Somalia e di aderire alle iniziative Onu per favorire il ritiro delle truppe etiopi dalla Somalia", ha detto Ahmed. L'accordo di Gibuti prevede infatti il dispiegamento entro 120 giorni dalla firma dell'intesa di una "forza internazionale di stabilizzazione composta da paesi amici, esclusi i paesi al confine". (Alice/Apcom,  11/08/2008)

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Dopo restauri riposizionato l'obelisco di Axum (Agi, 01/08/2008)

A quattro anni dalla restituzione all'Etiopia e' stata completato il riassemblamento dell'ultimo troncone dell'obelisco di Axum, che e' stato reinnalzato nella località originaria nella regione del Tigrè, ai piedi delle montagne di Adua, nel nord del Paese. Ne ha dato notizia da Parigi l'Unesco, l'organizzazione a difesa del patrimonio storico artistico mondiale delle Nazioni Unite. Il 4 settembre e' prevista una cerimonia di inaugurazione del sito cui partecipera' in rappresentanza del governo italiano, il sottosegretario Alfredo Mantica, che nella medesima veste ebbe un ruolo determinante nell'orientare la scelta politica dell governo Berlusconi nel 2002. Roma per testimoniare l'amicizia per Addis Abeba decise di accollarsi non soltanto gli oneri della restituzione e del riposizionamento, ma anche quelli del restauro, affidato alla professionalità ed al valore, universalmente riconosciuti, dei nostri esperti. L'obelisco era stato rinvenuto nel 1935 - seminterrato e spezzato in cinque tronconi - dalle truppe italiane, e da queste trasportato a Roma due anni dopo, per essere ricomposto e collocato nei pressi del Circo Massimo, di fronte all'allora Ministero delle Colonie, oggi sede della FAO. La valle di Axum, disseminata di manufatti simili a quello reso celebre dalle vicende coloniali, costituisce infatti il cuore dell'identità nazionale etiope, per ragioni storiche, culturali e religiose. La leggenda vuole vi fosse il palazzo della regina di Saba. Axum è la città santa per eccellenza della Chiesa Ortodossa Etiopica, convinta che l'edificio consacrato a Nostra Signora di Sion, lì edificato, custodisca la biblica Arca dell'Alleanza, dove sono racchiuse le Tavole della Legge affidate da Dio a Mosè. E in questa stessa Chiesa vennero per secoli incoronati gli imperatori. (Agi, 01/08/2008)

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Ritiro dei Caschi Blu dal confine tra Etiopia ed Eritrea, aumentano le preoccupazioni per la pace (Ag. Fides, 31/07/2008)

Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha deciso all'unanimità di sciogliere la missione dell'ONU incaricata di controllare il cessate-il-fuoco al confine tra l'Etiopia e l'Eritrea. I due Paesi si contesero il controllo di un'area di frontiera in una sanguinosissima guerra civile durata dal 1998 al 2000, che si concluse con gli Accordi di Algeri. In base agli accordi l'area di confine veniva sorvegliata da una forza dell'ONU. I 15 membri del Consiglio hanno accolto la proposta presentata dal Belgio di ritirare i 1.700 "Caschi Blu" della Missione delle Nazioni Unite in Etiopia ed Eritrea (MINUEE) perché, secondo il rappresentante di Bruxelles, Jan Grauls, "il mandato della missione era divenuto impossibile da eseguire".
La missione era stata costretta a lasciare l'Eritrea perché il governo di Asmara si rifiutava di collaborare con i Caschi Blu, impedendo loro l'approvvigionamento di carburanti e l'esecuzione di pattugliamenti notturni. La missione è stata indebolita anche dal rifiuto dell'Etiopia di accettare le conclusione di uno studio indipendente del 2002 che assegnava la cittadina di confine di Badme all'Eritrea. Secondo l'Ambasciatore belga "la disputa di confine tra Etiopia ed Eritrea rimane totale e le Nazioni Unite si ritirano senza essere state in grado di aiutare i due Paesi a trovare un accordo, nonostante il fatto che si sia tentato di tutto per ottenerlo".
Nella risoluzione 1827 che pone termine alla missione in Etiopia ed Eritrea, si chiede ai due Paesi africani di ''rispettare pienamente gli accordi di Algeri" e di "evitare qualunque tipo di minaccia o uso della forza". Ad Etiopia ed Eritrea si chiede di "normalizzare le loro relazioni, promuovere la stabilità della regione, gettare le fondamenta per una pace comprensiva e duratura'' e soprattutto di "accettare i buoni uffici del Segretario Generale" dell'Onu, Ban Ki-moon. Quest'ultimo aveva scritto al Consiglio di Sicurezza prima della votazione delle risoluzione avvertendo che "rimane reale il rischio di un'escalation della tensione nell'area di confine ed una ripresa delle ostilità, per errore o per scelta, dopo il ritiro dell'UNMEE". Il Segretario Generale dell'ONU ha inviato un messaggio ai governi di Etiopia ed Eritrea nel quale lancia un appello per "spezzare l'attuale situazione di stallo e creare condizioni necessarie per la normalizzazione delle loro relazioni, che è la chiave per la pace e la stabilità nella regione". (L.M.) (Ag. Fides, 31/07/2008)

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Ban Ki Moon costernato per fine missione pace. (Apcom, 30/07/089)

Il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki Moon si è detto costernato per la risoluzione del Consiglio di sicurezza dell'Onu che mette fine alla missione di pace al confine tra Eritrea ed Etiopia, ma accoglie con favore la decisione del Consiglio di continuare ad occuparsi con attenzione della questione. Ban Ki Moon ha anche espresso l'auspicio che tutte le parti si adoperino per sbloccare l'attuale situazione di stallo e per creare le condizioni necessarie ad una normalizzazione delle loro relazioni, un passaggio fondamentale per raggiungere la pace e la stabilità nella regione. Il Segretario generale ripete la sua offerta di mediazione fra le parti. Oggi il Consiglio di sicurezza dell'Onu ha votato all'unanimità il ritiro della forza di pace Onu presente dal 2000 al confine tra Eritrea ed Etiopia. I 1.700 peacekeeper avevano il compito di monitorare la zona cuscinetto, ampia 24 chilometri quadrati, creata tra i due Paesi del Corno d'Africa al termine di due anni e mezzo di guerra. Se i diplomatici hanno accusato le autorità di Asmara di aver limitato i pattugliamento notturni e i rifornimenti delle truppe, al governo di Addis Abeba è stato rimproverato di non aver accettato il verdetto emesso da una commissione indipendente per cedere il controllo della città di confine Badme all'Eritrea. Il 10 aprile scorso, riferendo davanti al Consiglio di sicurezza, il Segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon aveva ammonito sul rischio di una nuova guerra qualora venisse ritirata la forza di pace. (Apcom, 30/07/089)

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Msf interrompe le sue attività sul confine solmalo (Peacereporter, 10/07/2008)

In seguito a ripetuti atti intimidatori da parte delle autorità locali, gli svizzeri di Medici Senza Frontiere (Msf) hanno deciso di interrompere ogni attività umanitaria a Fiiq, città sul confine somalo. Il personale medico è stato ripetutamente arrestato e le amministrazioni hanno costantemente ostacolato le operazioni di assistenza alla popolazione locale. Msf è presente sul territorio dallo scorso 2007. (Peacereporter,10/07/2008)

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Centinaia di rifugiati politici contro Egitto e Libia (Agi, 08/07/2008)

Centinaia i rifugiati politici che, sotto una pioggia scrosciante, si sono riversati questa mattina nella Capitale etiope, sede dell'Unione Africana per protestare contro la decisione di Egitto e Libia di espellere i profughi. Una decisione, quella degli stati africani, che potrebbe avere una ripercussione seria sulle vite degli esuli. Un eventuale ritorno in patria degli eritrei potrebbe provocare una loro condanna al carcere, alla tortura o alla morte. Circa 1000 rifugiati politici sono gia' stati estradati dall'Egitto lo scorso mese. Gli esiliati vorrebbero consegnare una petizione al quartier generale dell'Unione Africana, anche per scongiurare l'imminente espulsione di 500 profughi eritrei dalla Libia. Tra i due Paesi e' l'Egitto che fa registrare una netta inversione di tendenza rispetto agli ultimi decenni. (Agi,08/07/2008)

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Nella contesa Etiopia-Eritrea spunta lo scudo francese per Gibuti (l’Occidentale, 05/07/2008)

Il mondo è distratto da Robert Mugabe e dalle notizie degli scontri in Somalia, ma intanto in Africa un’altra guerra rischia di scatenarsi: tra Eritrea e Gibuti. A febbraio l’esercito eritreo ha improvvisamente iniziato a costruire una fortificazione a Ras Doumeira, una zona di confine non esattamente delimitata; lo scorso 10 giugno c’è stato un conflitto a fuoco che ha provocato 20 morti e varie decine di feriti dal lato di Gibuti; e il 25 giugno è sceso in campo Sarkozy in persona, assicurando al presidente gibutino Ismail Omar Guelleh il suo appoggio. Sviluppatosi da movimento di guerriglia che per ottenere l’indipendenza combatté per oltre vent’anni prima contro l’Etiopia del negus e poi contro quella del generale comunista Menghistu, l’esercito eritreo è armato fino ai denti, con ben 250.000 uomini e donne su una popolazione di neanche 4 milioni e mezzo, appoggiati da un centinaio di carri armati bulgari T-55: in proporzione, come se l’Italia avesse sotto 3,3 milioni di soldati sotto le armi, una cifra da mobilitazione generale della Prima Guerra Mondiale. Di che fare polpette in pochi secondi un esercito di Gibuti che non arriva ai 1.000 uomini. Ma ci sono in più i 2.800 soldati francesi, in una base tuttora appartenente a quella ex-madrepatria da cui l’allora Territorio Francese degli Afar e degli Issa ebbe l’indipendenza nel 1977; anch’essi pochi, ma armati fino ai denti, e comunque pegno di un decisivo impegno di Parigi, se ve ne fosse bisogno.
L’Eritrea, in effetti, il 24 giugno ha spiegato al Consiglio di Sicurezza che non ce l’ha con Gibuti, ma ha fortificato la frontiera contro l’Etiopia: con cui anche dopo la fine della guerra calda del 1998-2000 resta aperto il contenzioso sulla delimitazione delle frontiere; e di cui si teme che passando per Gibuti potrebbe aggirare il dispositivo difensivo dell’esercito di Asmara. “Cavallo di Troia”, è il termine che è stato usato. Addis Abeba, va ricordato, ha con Gibuti relazioni eccellenti, anche perché ne ha fatto il proprio sbocco al mare dopo la rottura delle relazioni con l’Eritrea: in ciò seguendo d’altronde la linea del negus ai tempi della colonizzazione italiana. Al contrario, dopo aver proclamato l’indipendenza nel 1993 l’Eritrea ha via via litigato con tutti i suoi vicini. Tra il 1994 e il 2005 ha mantenuto le relazioni interrotte con il Sudan, che accusava di appoggiare un movimento integralista islamico ostile al governo di Isaias Afewerki. Nel 1996 ha combattuto una breve guerra contro lo Yemen per il possesso delle isole Hanish. Tra 1998 e 2000 c’è stata la già citata guerra con l’Etiopia, al cui governo c’è pure un movimento che a suo tempo era stato alleato della guerriglia eritrea nella guerra contro Menghistu. E da ultimo l’Eritrea ha pure appoggiato in Somalia quelle Corti Islamiche contro cui è invece intervenuto l’esercito etiopico. Se si ha presente la già citata querelle col governo sudanese proprio in chiave anti-integralista si ha presente la disinvoltura di un regime che ha tenuto a presentarsi come affidabile interlocutore degli Usa, di Israele e anche dell’Italia, con Afewerki che è stato ricevuto sia da Berlusconi che da Prodi.
Lo stesso Afewerki, ex-combattente per la libertà, si è poi trasformato in uno spietato dittatore rispetto al quale perfino Mugabe può passare per pluralista. Nello Zimbabwe, se non altro, ci sono più partiti, anche se poi le elezioni sono sistematicamente adulterate. L’Eritrea langue invece sotto una forma di monopartitismo quasi cubana, e Reporter senza Frontiere l’ha classificata come l’ultimo Paese al mondo dal punto di vista della libertà di espressione: peggio anche della Corea del Nord. Durissima è anche la repressione verso le minoranze religiose diverse dalle quattro fedi ufficialmente “riconosciute”, e cioè quelle copta, islamica, cattolica e evangelica. E nel 2001 quando l’Ue protestò per l’arresto di alcuni dissidenti la risposta fu addirittura la cacciata dell’ambasciatore italiano Antonio Bandini, che aveva presentato il reclamo. Nel 2006 fece la stessa fine anche il numero due della legazione italiana Ludovico Serra: oltretutto anche arrestato per un po’ prima dell’espulsione, in sfregio a ogni immunità diplomatica. E nel 2007 i diplomatici statunitensi sono stati vittime a loro volta di gravi limitazioni alla loro libertà di movimento e di azione.
Un’indiscrezione suggerisce che il conflitto a fuoco del 10 giugno sarebbe stato provocato da un tentativo di diserzione in massa verso il territorio di Gibuti. Ma sembra che effettivamente gli etiopici abbiano costruito un’installazione militare in un punto sensibile, a Moussa Ali. Sarkozy ha ora ordinato a 200 soldati francesi di recarsi sulla frontiera. Il Consiglio di Sicurezza sta per inviare una commissione d’inchiesta. Il presidente gibutino Guelleh definisce la rivendicazione eritrea “ridicola”. - Maurizio Stefanini (l’Occidentale,05/07/2008)

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Approvata nuova legge sulla stampa (Misna, 03/07/2008)

Una nuova legge sull’informazione è stata approvata dalla maggioranza parlamentare che sostiene il governo del primo ministro dell’Etiopia, Meles Zenawi. Il nuovo testo, secondo le sintesi e i resoconti diffusi dalla stampa etiopica (particolarmente vicina al governo), abolirebbe la censura su giornali ed emittenti radiotelevisive private, eliminando anche l’articolo, presente nel precedente testo, che consentiva la detenzione dei giornalisti. La nuova legge, presentata da Addis Abeba come un sostanziale passo in avanti verso una maggiore libertà d’informazione, è stata però criticata dall’opposizione. La minoranza, contraria al provvedimento, sostiene infatti che i magistrati potranno ancora bloccare le pubblicazioni sgradite al governo con il pretesto della “sicurezza nazionale”. Alla guida del Fronte rivoluzionario democratico del popolo etiopico (Eprdf), Zenawi è accusato dall’opposizione di usare metodi dittatoriali: alle elezioni politiche del 2005 seguì l’assassinio di quasi 200 attivisti e il fermo di un numero mai chiarito di esponenti dei partiti anti-governativi. [ VG] (Misna,03/07/2008)

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Completata la prima fase della reinstallazione dell’obelisco di Axum (Guidaviaggi, 01/07/2008)

La reinstallazione del primo dei tre blocchi che compongono l’Obelisco di Axum (noto anche come Stele 2) nella sua collocazione originaria, il sito Patrimonio Mondiale di Axum in Etiopia, è terminata con successo lo scorso 12 giugno. La stele, alta oltre 24 metri e pesante 152 tonnellate, è stata restituita all’Etiopia nel 2005, dopo aver trascorso 68 anni a Roma, dove era stata portata nel 1937. Il progetto di reinstallazione dell’Obelisco, finanziato dal Governo italiano e messo in opera dall’impresa Croci Associati, utilizza un approccio innovativo ad alta tecnologia che permette di evitare qualsiasi rischio per il monumento e per il sito circostante. I due blocchi rimanenti verranno installati dal 16 al 31 luglio 2008, un anno dopo l’inizio dei lavori. (Guidaviaggi,  01/07/2008)

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Ogaden: nuovi scontri tra separatisti e esercito (Misna, 27/06/2008)

Sarebbero in corso da giorni in Ogaden, regione orientale dell'Etiopia abitata in prevalenza da somali e al centro delle rivendicazioni indipendentiste del Fronte Nazionale di liberazione dell'Ogaden (Onfl), violenti scontri tra esercito e separatisti. Lo riferiscono fonti locali secondo cui circa una trentina di persone, per la maggior parte militari, sarebbero rimasti uccisi nei combattimenti in corso nei pressi delle cittadine di Shilabo e Warder, lungo la frontiera con la Somalia. Il traffico, sulle strade che collegano i due paesi, sarebbe stato interrotto nelle ultime ore proprio a causa delle violenze. I combattimenti tra Onfl e esercito sono aumentati di intensità dallo scorso aprile, quando i separatisti - in armi contro il governo centrale dall'inizio degli anni '90 - hanno attaccato alcuni pozzi petroliferi gestiti da una società cinese, con un bilancio di 77 morti. La successiva reazione di Addis Abeba, con l'intervento di truppe di terra e bombardamenti aerei e la decisione del governo del primo ministro Meles Zenawi di vietare l'accesso agli operatori umanitari, ha reso ancor più difficili le condizioni di vita della popolazione civile.[AdL] (Misna, 27/06/2008)

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Allarme carestia: le cause sono la siccità e il rialzo dei prezzi (Peacereporter, 26/06/2008)

In Etiopia è allarme carestia. La siccità e l'aumento dei prezzi dei prodotti alimentari sono le principali cause. La direttrice dell'Unicef Hilde Johnsson lo ha comunicato oggi in conferenza stampa a Ginevra: "La situazione è molto pesante, ma non siamo ancora ai livelli del 2003". Cinque anni fa la carestia era stata provocata da siccità e inondazioni e più di dodici mila persone erano ricorse agli aiuti alimentari. Secondo la Johnsson, che è appena stata in visita in Etiopia, 4,6 milioni di persone soffrono di malnutrizione. Per prevenire la carestia l'Unicef ha bisogno di 49,2 milioni di dollari e per ora ne ha raccolti solo 5,6. (Peacereporter, 26/06/2008)

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ICG: rischio di nuovo conflitto (Reuters/Yahoo, 17/06/08)

Gli eserciti rivali di Etiopia ed Eritrea sono ormai a "meno di un campo da calcio" di distanza, e c'è il rischio di una nuova catastrofica guerra sul confine, avverte oggi il rapporto del centro studi International Crisis Group (ICG). L'avvertimento dell'organizzazione con sede a Bruxelles arriva dopo una serie di allarmi lanciati di recente a livello internazionale sulle tensioni che si stanno accumulando al confine fra Etiopia ed Eritrea, che tra il 1998 e il 2000 hanno combattuto una guerra che ha ucciso almeno 70.000 persone. "Nessuno dei due regimi vuole la guerra in questo momento. Entrambi preferiscono mantenere la tensione ma a bassa intensità, una scusa per tenere in piedi regimi autoritari", ha affermato il consulente per l'Africa Andebrhan Giorgis in un rapporto intitolato "Evitare una nuova guerra". "Ma il minimo incidente alla frontiera o un calcolo errato potrebbero produrre un disastroso ritorno ad una situazione di conflitto", aggiunge il rapporto. "Gli eserciti si fronteggiano a meno di un campo da calcio di distanza".
Anche il segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon ha avvertito l'aprile scorso che il ritiro della maggior parte dei 1.700 peacekeeper dal confine, in seguito ad un taglio di carburante da parte di Asmara, ha creato il rischio di ostilità sulla frontiera, lunga 1.000 chilometri. Asmara dice che una "demarcazione virtuale" del novembre 2007 compiuta da una defunta commissione incaricata di stabilire i confini ha messo termine alla questione, e l'Etiopia deve ritirare il suo esercito dalle aree assegnate all'Eritrea. L'Etiopia dice invece che l'Eritrea sta ammassando illegalmente militari sul confine di una zona che dovrebbe essere demilitarizzata, e vuole discutere ulteriormente della divisione della frontiera. "La partenza della commissione per i confini e dei peacekeepers dell'Onu ha reso questo conflitto molto più pericoloso, eliminando i mezzi che servivano al dialogo fra le parti e ad evitare che piccoli problemi si ingigantiscano in maniera esponenziale", ha spiegato Giorgis. Alcuni diplomatici della regione invece ritengono che entrambe le parti possano essere frenate dalle prospettive di una condanna internazionale, soprattutto viste le loro economie già traballanti e i l'alto prezzo pagato -- in termini umani e finanziari -- dalle due nazioni nella scorsa guerra.
l'Icg ha fatto appello all'Etiopia perché ritiri i soldati dal territorio assegnato all'Eritrea dalla commissione di confine all'Eritrea affinché abbandoni la fascia di sicurezza temporanea che ora occupa e alla comunità internazionale di stabilire un sistema di premi e sanzioni per questo processo. Sia il primo ministro etiope Meles Zenawi che il presidente eritreo Isaias Afwerki utilizzano la frontiera come scusa per accrescere il loro potere e soffocare la democrazia, recita il rapporto. l'Icg dice che la tensione è "più alta che mai", con "continui conflitti a fuoco e altri episodi di tensione". (Reuters/Yahoo,  17/06/08)

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Si aggrava la crisi alimentare (Equilibri, 16/06/2008)

Il problema della malnutrizione sembrerebbe essersi notevolmente aggravato in Etiopia negli ultimi mesi, a causa della siccità e dell'aumento dei prezzi dei prodotti alimentari, tanto che il paese ha lanciato un appello alle organizzazioni internazionali affinchè queste provvedano con la massima urgenza ad inoltrare aiuti per fare fronte alla crisi. Il cauto ottimismo governativo delle scorse settimane, quando le autorità locali hanno dichiarato di stare considerando misure per la riduzione dei prezzi dei generi alimentari, ha lasciato spazio ad un inquietante dato di fatto: la totale inconsistenza delle riserve di cibo impone l'intervento dei donatori internazionali, per far affluire nel paese cereali ed altri generi di prima necessità. World Food Programme e UNICEF si stanno mobilitando nella ricerca di donatori, ma la quantità di aiuti finora reperita non è sufficiente al risanamento della situazione: le scorte finora raccolte soddiferebbero le necessità del paese soltanto fino alla fine del mese di giugno, e rappresentano appena il 20% del fabbisogno attuale del paese. E' necessario intervenire tempestivamente in quanto il prossimo raccolto è previsto per l'autunno, e questo potrebbe essere ulteriormente ritardato dal sopraggiungere di condizioni climatiche critiche.
L'Etiopia ha continuato a registrare tassi di malnutrizione particolarmente elevati dopo la fine della crisi umanitaria nel 2003, mentre la costante insufficienza di risorse rende di fatto impossibile accumulare scorte per far fronte ai periodi di crisi. Sarebbero al momento oltre 8 milioni i cittadini etiopi che vivono in situazione di malnutrizione cronica, oltre la metà di questi sono bambini. La penuria cronica di cibo sta ostacolando le attività dei centri di cura per la malnutrizione, i quali hanno terminato le scorte di cereali ad aumentato apporto vitaminico e non sono in grado di garantire nemmeno gli interventi in situazione di urgenza per i bambini e le donne in gravidanza. - Valeria Smarrini (Equilibri,16/06/2008)

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Onu: siccità raddoppia numero bisognosi aiuti (Reuters, 13/06/2008)

La siccità in Etiopia ha causato carenza di cibo e moria di bestiame e ha raddoppiato il numero di persone che hanno bisogno di urgenti aiuti umanitari, che arriva ora a quasi 5 milioni. Lo hanno detto oggi le Nazioni Unite. "Le piogge stagionali sono state scarse e non hanno raggiunto molte zone dell'Etiopia, con drammatici effetti sui raccolti nelle aree di produzione agricola", ha detto Elisabeth Byrs, portavoce dell'Ufficio per il Coordinamento Affari Umanitari delle Nazioni Unite. L'Onu sta cercando di raccogliere 325 milioni di dollari per portare nelle regioni meridionali dell'Etiopia al confine con Somalia e Kenya - le più colpite dalla crisi - circa 400mila tonnellate di aiuti alimentari, medicine e altri tipi di assistenza. Circa 4,6 milioni di persone necessitano ora di aiuto, contro il numero di 2,2 milioni stimato prima della siccità - ha detto Byrs - mentre sono circa 75mila i bambini che già soffrono di grave malnutrizione e malattie provocate dalla mancanza d'acqua. Secondo quanto hanno riferito le Nazioni Unite, la siccità ha aggravato la situazione delle fasce più povere della popolazione nel paese africano, già strette dalla morsa dell'aumento globale dei prezzi di cereali e altri alimenti. (Reuters, 13/06/2008)

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Human Rights Watch: esecuzioni, torture e stupri in Ogaden (Ag. Radicale, 12/06/08)

Nella battaglia contro i ribelli della parte orientale della regione somala, l'esercito etiope è accusato di aver sottoposto la popolazione civile ad esecuzioni, torture e stupri. L'associazione Human Rights Watch ha pubblicato un nuovo rapporto, nel quale si elencano le diffuse violenze che minacciano la sopravvivenza di migliaia di nomadi di etnia somala. Le 130 pagine di relazione, documentano di un drammatico aumento incontrollato della violenza contro i civili dal giugno 2007, quando l'esercito etiope ha lanciato una campagna contro i ribelli. Il rapporto del Human Rights Watch, costituisce la prima indagine approfondita riguardante i crimini commessi durante il conflitto, in un paese dove le severe restrizioni imposte dal governo, non hanno mai fatto trapelare nulla.Georgette Gagnon, direttore di Human Rights Watch Africa, riferisce di atrocità diffuse e sistematiche. "Ma la cosa più grave, è la congiura del silenzio mantenuto dai principali donatori verso l'Etiopia: Usa, GB, UE." Human Rights Watch, ha intervistato più di 100 vittime e testimoni oculari di abusi, semplici contadini e gente comune, ma anche commercianti, dirigenti d'azienda, funzionari del governo somalo ed etiope. La ricerca, effettuata in gran parte tra settembre e dicembre 2007, è stata ulteriormente integrata con le immagini satellitari che hanno confermato la messa a ferro e fuoco di alcuni villaggi.
Nella regione a maggioranza somala, i ribelli del Fronte nazionale di liberazione dell'Ogaden (FNLO), si battono da oltre un decennio contro Addis Abeba per ottenere maggiore autonomia. Le truppe etiopi hanno intensificato le operazioni di repressione della guerriglia dopo l'attacco lanciato nell'aprile 2007 contro un giacimento di esplorazioni petrolifere gestito dai cinesi, costato la vita a 74 persone. "La risposta dell'esercito etiope ai ribelli si è tradotta in un feroce attacco ai civili dell'Ogaden", prosegue Georgette Gagnon.
I testimoni hanno descritto di percosse subìte durante la notte, sotto la minaccia delle armi, esecuzioni pubbliche e processi sommari, distruzione di interi villaggi. Il periodo peggiore da giugno a settembre 2007. In combinazione con la siccità, questa guerra economica mette in pericolo la vita di migliaia di civili, che non hanno accesso ad aiuti alimentari a causa delle manipolazioni del governo nella distribuzione del cibo. "E' necessario che le agenzie umanitarie intervengano immediatamente, per valutare l'effettive necessità della popolazione etiope. Il governo, si rifiuta di rispondere alle richieste di HRW per accedere nelle aree interessate dal conflitto in conrso, ed ha cercato di arginare il flusso di informazioni.
Alcuni giornalisti stranieri che hanno cercato di condurre indagini indipendenti sono stati arrestati, e residenti e testimoni sono stati minacciati e detenuti al fine di impedire loro di parlare. Nel luglio 2007, il governo ha espulso dal paese il Comitato internazionale della Croce Rossa, ma ha consentito ad alcune agenzie ONU, e ad organizzazioni internazionali umanitarie e non governative, di operare sul posto, anche se sotto stretto controllo. Nel frattempo, però, l'Etiopia continua a negare ogni responsabilità a riguardo. HRW afferma che i governi donatori non riescono ad esigere maggiori garanzie di responsabilità in materia di diritti umani, nonostante il forte sostegno economico concesso in favore del partenariato regionale, e dei progetti antiterrorismo messi in atto.
Ogni anno, infatti, i paesi donatori versano circa 2 miliardi di dollari in aiuti all'Etiopia, senza intervenire sui ripetuti abusi commessi nella zona dell' Ogaden. Nemmeno il governo degli Stati Uniti, che ha nell'Etiopia un partner strategico a livello regionale nella lotta al terrorismo, non è riuscito a mettere fine agli orrendi crimini in atto. HRW ha invitato i principali donatori a fare leva sull'Etiopia, segnalando gli abusi da parte delle forze etiopi, in modo da poter individuare le specifiche unità coinvolte, garantendo che esse non ricevono alcuna assistenza fino a quando il governo etiope non prenda misure efficaci per giudicare i responsabili. "Membri influenti della comunità internazionale, utilizzano molte scuse come la mancanza di informazioni e di priorità strategiche per minimizzare le gravi violazioni dei diritti umani in Somalia", ha detto Gagnon. "Ma i crimini contro l'umanità non possono essere nascosti sotto un tappeto di bugie. I Governi donatori dovrebbero riconsiderare le loro politiche fino a quando questi abusi non avranno fine ed i responsabili assicurati alla giustizia". Graziella Moschella (Ag. Radicale, 12/06/08)

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Msf lancia allarme malnutrizione nel sud (Agi, 09/06/2008)

Etiopia malnutrita. A riferire della drammatica situazione nella regione dell'Oromiya e in altri distretti del sud del Paese del Corno d'Africa e' Medici senza Frontiere (Msf). Dal suo intervento nell'area, il 13 maggio, Msf ha raccontato che piu' di 700 bambini che presentavano gravi forme di malnutrizione sono stati ricoverati nei suoi tre centri di stabilizzazione a Shashemene, Ropi e Senbete Shinquille. Altri 1500 bimbi malnutriti sono in cura in otto centri ambulatoriali nella regione. In un Paese in cui circa 7 milioni di persone contano normalmente sugli aiuti alimentari, la malnutrizione non e' una novita'. Tuttavia quest'anno una serie di concause ha reso la situazione molto peggiore rispetto agli altri anni. "In Oromiya la maggior parte dei pazienti dice di non avere cibo a causa della mancanza delle prime piogge che quest'anno non sono cadute", ha spiegato Francois Calas, capo missione di Msf, "ma altri fattori come gli elevati tassi di inflazione e l'aumento dei prezzi degli alimenti hanno avuto un ruolo significativo. Per la maggior parte delle persone qui la vita e' una lotta quotidiana e per molti quest'anno la lotta sembra diventare troppo dura da sopportare". Qualunque sia la ragione, i livelli di malnutrizione cui assistono le equipe di Msf sono allarmanti. Nella regione del Southern Nations and Nationalities People (Snnpr), le recenti valutazioni hanno registrato un tasso dell'11% di malnutrizione acuta tra la popolazione. Di conseguenza Msf ha creato un centro di stabilizzazione a Kambata, una delle citta' piu' densamente popolate della regione. Come organizzazione di soccorso medico d'urgenza, Msf si sta concentrando sul trattamento dei casi piu' gravi. Ma l'impatto dell'intervento sara' limitato se non verranno adottate misure preventive di carattere piu' generale. (Agi, 09/06/2008)

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In 4,5 mln a rischio fame. I bambini particolarmente vulnerabili (Ansa, 03/06/08)

Oltre 4,5 milioni di etiopici sono a rischio fame, ed hanno immediato bisogno di aiuti d'emergenza alimentare per sopravvivere. Lo rendono noto fonti governative ad Addis Abeba, confermando analoghe indicazioni dell'Onu. Poco piu' di un mese fa la cifra denunciata era di 3,5 mln di persone. L'accelerazione geometrica della tragedia e' dovuta alla siccita' e all'aumento dei costi del cibo. Particolarmente vulnerabili i bambini: almeno 80mila versano in grave stato di malnutrizione (Ansa,  03/06/08).

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25 morti per alluvioni. Forti piogge hanno colpito la regione di Jijica (Ansa, 30/05/2008)

Almeno 25 persone sono morte in seguito ad alluvioni che hanno colpito la regione della citta' di Jijica, nell'Etiopia orientale. Fonti ufficiali hanno riferito che la furia degli elementi si e' scatenata in piena notte e che quasi tutte le vittime sono state sorprese dalla morte mentre dormivano. Il ministero dell'informazione ha reso noto che anche l'aeroporto di Jijica e' stato invaso dalle acque ed e' inagibile. Per questo i soccorsi sono stati inviati via elicottero. (Ansa,  31/05/2008)

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Doppio attentato, 3 morti. Presi di mira due alberghi a 600 km da Addis Abeba (Reuters, 28/05/2008)

Tre morti e cinque feriti ieri sera in un doppio attentato contro due alberghi a Negelle Borena, 600 km circa da Addis Abeba. Lo hanno annunciato oggi la polizia e il governo etiopici. Per il capo della polizia della citta' i bersagli dell'attacco erano gli alberghi Kidane Mihret e Shuferoch. 'Due bombe - ha detto - sono esplose a distanza di tre minuti l'una dall'altra'. Il portavoce del ministero dell'Interno ha assicurato 'ogni sforzo per catturare i responsabili'. (Reuters, 28/05/2008)

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Libertà di stampa ancora sotto attacco (IPS, 28/05/2008)

A maggio, la popolare rivista mensile etiope di intrattenimento Enku non è uscita nelle edicole come ogni mese. La polizia etiope ha sequestrato tutte le 10mila copie prima che venissero distribuite; Alemayehu Mahtemework, editore e vice redattore della rivista, è stato accusato di minacciare l'ordine pubblico e condannato a cinque giorni di detenzione, insieme ad altri tre colleghi. Secondo Serkalem Fasil, una giornalista arrestata dal governo di Meles Zenawi nel 2005 per aver criticato la condotta delle elezioni parlamentari, l'azione di polizia contro la rivista Enku sarebbe in realtà un messaggio rivolto a tutti i media. “La soppressione della libertà di stampa in Etiopia è forse tra le realtà più ignorate di tutta l'Africa”, ha detto Fasil, che per i suoi articoli sui presunti brogli elettorali era stata arrestata nel novembre 2005 insieme al fratello, al marito e ad altre persone accusate di genocidio e tradimento. Incinta all'epoca dell'arresto, e dopo aver dato alla luce suo figlio in cella, è stata rilasciata solo dopo 18 mesi di carcere.
Le accuse contro Alemayehu risalgono alla storia di copertina dell'edizione di Enku di maggio: un servizio speciale sull'arresto e il processo di uno dei cantanti più popolari del paese, Tewodros Kassahun. Meglio noto agli etiopi come Teddy Afro, il cantante è stato convocato in tribunale il 23 aprile, dove si è dichiarato non colpevole di omissione di soccorso in un incidente avvenuto nel novembre 2006. Secondo Razak Adam, di un'agenzia per lo sviluppo etiope con sede a Nairobi, mentre in qualsiasi altra parte del mondo il processo a Kassahun sarebbe stata semplicemente una storia sui misfatti di un personaggio famoso, in Etiopia si pensa possa avere motivazioni politiche. La sua musica e le sue dichiarazioni pubbliche criticano le politiche di governo, e la sua comparsa in tribunale ad aprile ha suscitato le improvvise proteste nella capitale di migliaia di suoi fan, soprattutto adolescenti. Proteste che non sono certo frequenti, in una capitale etiope sottoposta a stretti controlli. (…)Najum Mushtaq (IPS, 28/05/2008)

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Bbc: Mengistu, 2 condannati vivono in ambasciata d'Italia (Alice/Apcom, 27/05/2008)

Due dei 18 alti responsabili del regime dell'ex dittatore etiope Mensgistu Haile Mariam, condannati a morte ieri dalla Corte Suprema di Addis Abeba, vivono attualmente all'interno dell'ambasciata d'Italia in Etiopia. Lo riferisce il giornalista della Bbc Tsigue Shiferaw. I due si sono rifugiati nell'ambasciata italiana dopo la fuga di Mengistu in Zimbabwe, nel 1991, si legge sul sito web della Bbc. Gli altri 16 alti responsabili condannati si trovano invece in prigione ad Addis Abeba. L'ex dittatore, il 'Negus rosso', oggi settantenne, si trova tuttora in esilio nello Zimbabwe di Robert Mugabe, che gli ha concesso asilo e si è sempre opposto alla sua estradizione. Ieri la giustizia etiope lo ha giudicato colpevole della morte e della scomparsa di decine di migliaia di etiopi durante il periodo noto come 'Terrore rosso' - intellettuali, professionisti e quanti venivano ritenuti oppositori del socialismo -, e lo ha condannato a morte. La Corte suprema etiope ha deciso infatti di accogliere la richiesta del Procuratore della Repubblica e ha commutato la sentenza all'ergastolo, emessa nel gennaio 2007 dalla Corte di appello, in condanna a morte per Mengistu e 18 suoi ex collaboratori, accusati di genocidio, omicidio, tortura, detenzioni illegali e confisca di beni. (Alice/Apcom, 27/05/2008)

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La Corte Suprema condanna a morte Mengistu (Ami, 26/05/2008)

La Corte Suprema etiope ha oggi emesso la sentenza di condanna a morte "in absentia" per Mengistu Haile Mariam, accusato di genocidio, omicidio, sequestro di persona e di appropriazione illecita. Mengistu, chiamato anche "Negus Rosso" è stato a capo del Derg, un regime marxista che ha governato l'Etiopia dal 1977, dopo la caduta dell'impero di Haile Selassie fino al 1991, anno in cui è stato rimosso dalla sua carica e costretto all'esilio in Zimbabwe. Le accuse di genocidio si riferiscono agli atti di repressione condotti dal Derg nei confronti degli oppositori politici nel 1977-78, all'interno di un'operazione chiamata "Terrore rosso", in cui più di un milione di persone sono state torturate e uccise. La sentenza di morte segue quella del 2006, che prevedeva l'ergastolo. L'accusa ha fatteo appello al verdetto per convertire la pena al carecere a vita con la pena di morte. Il Zimbabwe ha rigettato più volte la richieste di estradizione presentate dall'Etiopia. (ds) (Ami, 26/05/2008)

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Fao lancia l'allarme denutrizione (Ami, 21/05/08)

«Non abbiamo nulla per sfamare i nostri figli. Stiamo perdendo i nostri bambini giorno dopo giorno». Questo è l'allarme lanciato dal capo del villaggio di Egu, in Etiopia. Il ministero della salute etiope, in collaborazione con l'Unicef, monitora lo stato di salute di migliaia di bambini, ma nell'ultimo anno il numero delle aree controllate con regolarità è stato dimezzato. Le piogge che normalmente consentono agli agricoltori della zona di coltivare la terra per due volte in un anno, quest'anno sono mancate, aggiungendo a una situazione già grave, altra penuria alimentare. «C'è molta più gente di quanta immaginiamo, di quanto il governo può immaginare, che ha bisogno di generi alimentari aggiuntivi» ha detto Bjorn Ljungqvist, responsabile Uicef. C'è una forte carenza delle forniture di alimenti destinati al trattamento dei bambini che soffrono di gravi malnutrizioni. Il Programma alimentare mondiale che fornisce generi alimentari nelle zone di crisi sta inoltre soffrendo l'aumento dei prezzi che rende molto difficile continuare a sostenere gli aiuti a tutte le zone che ne hanno bisogno. «Almeno che non vi sia un intervento immediato, il rischio serio per il paese è di cadere in gravi ed estesi casi di malnutrizione e anche di decesso», ha commentato Jakob Mikkelse, il capo del programma nutrizione ed educazione. Il governo etiope ha lavorato con l'UNICEF dal 2004 sul programma Enhanced Outreach Strategy, finalizzato a fornire cibo per la sopravvivenza dei bambini. "EOS è veramente molto importante e da molte prospettive per quanto riguarda la sopravvivenza dei bambini fino a ridurre la mortalità infantile del 35 per cento." sono state le parole di Samson Dessie, Responsabile Progetto Emergenza Nutrizione dell'UNICEF. (Ami,  21/05/08)

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Esplosione ad Addis Abeba, diverse persone ferite (Swissinfo, 20/05/08)

Tre persone sono rimaste uccise in una esplosione su di un minibus avvenuta questo pomeriggio nel centro di Addis Abeba. Altre nove persone sono rimaste gravemente ferite. Lo ha indicato la polizia. L'esplosione è avvenuta sulla strada fra l'Hotel Hilton e il Ministero degli Esteri. Morti e feriti si trovavano tutti sul minibus. Secondo il portavoce della polizia di Addis Abeba, Densash Hailu, la bomba era stata posta all'interno del mezzo. Poliziotti e militari hanno circondato la zona dell'esplosione. Quello di oggi è l'ultimo di una serie di attentati avvenuti nella capitale, dei quali l'Etiopia ha accusato estremisti sostenuti dalla vicina e rivale Eritrea. Il mese scorso, il governo di Addis Abeba ha attribuito ai ribelli aiutati dall'Eritrea due bombe a distributori nella capitale, che hanno ucciso tre persone e hanno ferito più di una dozzina. (Swissinfo, 20/05/08)

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E' rottura con Qatar: appoggia Eritrea e islamici somali(Agi/Afp, 21/04/2008)

L'Etiopia ha annunciato la rottura delle relazioni diplomatiche con il Qatar, accusato di contribuire alla destabilizzazione del Corno d'Africa. In un comunicato governativo diffuso ad Addis Abeba alle autorita' del pur moderato emirato del Golfo Persico si imputa in particolare di mantenere "stretti legami con l'Eritrea", storica avversaria della stessa Etiopia, e di fornire "assistenza diretta e indiretta alle organizzazioni terroristiche in Somalia": allusione ai miliziani rimasti fedeli alle Corti islamiche, sconfitte militarmente a fine 2006 grazie al determinante intervento delle truppe etiopiche oltre frontiera. "Tanto in Somalia quanto in altre parti del Corno d'Africa, compreso all'interno della stessa Etiopia, il Qatar e' stato uno dei principali sostenitori del terrorismo e dell'estremismo nella nostra regione", si afferma nella nota ufficiale. "Il governo della Repubblica Democratica Federale ha dimostrato considerevole pazienza nei confronti dei tentativi dello Stato del Qatar di destabilizzare tale regione, e in particolare nei confronti del suo comportamento ostile verso l'Etiopia. Per nuocere alla sicurezza nazionale etiopica, pero', il Qatar non ha lasciato nulla d'intentato, ed e' diventato ormai una fonte primaria d'instabilita' nel Corno d'Africa e anche altrove, su una scala piu' ampia. Ha fornito supporto e incoraggiamento a tutti coloro che sono pronti a fomentare l'instabilita' in Etiopia e a minarne la sicurezza. Cio' e' andato ben oltre i forti legami con l'Eritrea", si sottolinea, chiamando in causa i fondamentalisti somali e di "altre aree" non meglio specificate. Tra i fattori di ostilita' il comunicato cita espressamente "l'attivita' dei mass media" qatarioti: allusione diretta con ogni probabilita' all'emitente televisiva satellitare 'al-Jazira', che ha sede appunto nello sceiccato. Secondo quanto precisato nel medesimo comunicato, le autorita' di Doha hanno respinto qualsiasi addebito.(Agi/Afp, 21/04/2008)

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Bombe ad Addis Abeba,morti (Ansa, 15/04/2008)

Due bombe hanno devastato altrettante stazioni di servizio di benzina la scorsa notte ad Addis Abeba. Almeno tre i morti. I feriti sarebbero una decina, alcuni dei quali in gravi condizioni. Radio Nairobi precisa inoltre che gli attentati sono avvenuti uno al centro della capitale etiopica, e l'altro nella periferia nord. Malgrado fosse notte il bilancio e' stato pesante perche' molti automobilisti erano in coda per far benzina. Il governo:'sono terroristi legati all'Eritrea'. (Ansa, 15/04/2008)

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Elezioni, ieri primo turno boicottato dall'opposizione (Ap, 14/04/08)

Gli etiopi hanno votato ieri per il primo turno delle elezioni generali, boicottate dalla coalizione di opposizione e giudicate irregolari da organizzazioni internazionali di difesa dei diritti dell'uomo. La coalizione al potere dovrebbe vincere senza sorprese, avendo l'opposizione ritirato quattordicimila candidati alle cariche di deputati e consiglieri comunali, per protestare contro manovre di intimidazione nei loro confronti. Il secondo turno è previsto per il 20 aprile. L'ufficio elettorale non ha avuto segnalazioni di alcun incidente nè irregolarità prima della chiusura dei seggi elettorali ieri sera. Lo ha dichiarato uno dei responsabili dell'ufficio, Tesfaye Mengesha. L'ufficio elettorale non conosce il tasso di partecipazione ufficiale, ma Tesfaye Mengesha l'ha stimato in circa il 90 per cento dei 26 milioni di elettori etiopici. Il paese conta 80 milioni di abitanti. L'organizzazione non governativa americana Human Rights Watch ha invece riferito che candidati dell'opposizione ed elettori sono stati minacciati, attaccati e arrestati durante la campagna elettorale e che ci sono quindi poche probabilità che le elezioni siano eque. Il principale partito d'opposizione, Forze democratiche unite d'Etiopia, ha detto da parte sua che ha boicottato le elezioni perchè 14mila dei suoi candidati erano stati costretti a rinunciare dopo aver ricevuto minacce o essere stati impediti a iscriversi. (Ap,  14/04/08)

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Arrestati 8 sospetti ribelli dell'Ogaden National Liberation Front (Peacereporter, 31/03/2008)

L'agenzia di stampa etiope ha reso noto l'arresto di 8 presunti membri dell'Ogaden National Liberation Front, il gruppo ribelle che combatte per l'indipendenza della regione orientale etiope a maggioranza somala. Le autorità non hanno specificato i tempi e i modi dell'arresto, limitandosi a rendere noto che gli otto sarebbero coinvolti nel raid contro un'installazione petrolifera cinese, avvenuto nell'aprile 2007, che provocò la morte di 74 persone. Gli arrestati sarebbero anche coinvolti in un attacco avvenuto successivamente presso la città di Jijiga, costato la vita a due persone. Esercito e ribelli si accusano di reciproche atrocità in Ogaden. (Peacereporter, 31/03/2008)

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I punti oscuri della megadiga Gibe III (Valentina Vella, Amis, 25/03/08)

Se ultimato, sarà il più grande impianto idroelettrico della storia dell’Etiopia: si chiama Gilgel Gibe III, una megadiga finanziata con i soldi della cooperazione allo sviluppo ma che non solo non svilupperà l’Etiopia ma anzi gli addebiterà degli impatti negativi culturali ed ambientali, effetto di un progetto che vede coinvolta l’Italia ed in cui rimangono ancora tanti i punti oscuri da chiarire. Gibe III sarà alta 240 metri, con un bacino lungo a monte 150 km che sbarrerà il fiume Omo, provocando l’inondazione di un canyon e l’alterazione a valle del corso del fiume. Il tutto si verificherà in una zona in cui circa 45 popolazioni vivono ancora allo stato tribale, basandosi su un’agricoltura fondata proprio sul flusso di quel fiume, la cui alterazione potrebbe quindi provocare seri problemi di sicurezza alimentare. I lavori sono iniziati nel 2006 per opera della ditta italiana Salini Costruttori spa, alla quale il progetto costerà 1,5 mld di euro, aiutata dall’Eepco, l’ente nazionale etiope per la gestione dell’energia elettrica. Diverse le anomalie che ruotano intorno al progetto. Tra queste il fatto che il contratto sia stato firmato senza alcuna gara d’appalto, cioè a trattativa diretta.
Un’anomalia che si era presentata anche nel più ancora controverso progetto precedente, già ultimato, il Gibe II, 150 km più a Nord, per il quale la procura di Roma ha aperto un’inchiesta per cercare di fare chiarezza sulla legittimità delle motivazioni che avrebbero determinato l’avvio di un progetto tecnicamente controverso mediante l’utilizzo di finanziamenti pubblici allo sviluppo. Il Gibe II è infatti stato finanziato con crediti d’aiuto dal Governo italiano per un valore di 220 mln di euro, concessi anche in questo caso senza effettuare alcuna gara d’appalto per determinare la ditta che avrebbe dovuto svolgere i lavori, ma sopratutto con il parere negativo del nucleo di valutazione tecnica interno al Mae, il Ministero degli Affari esteri, ma anche del Ministero delle Finanze. Ma non solo, il finanziamento è partito a tre mesi dall’annunciata cancellazione del debito all’Etiopia di 332 mln di euro.
Perché questo non si ripeta con il Gibe III, per il quale infatti mancano ancora gli ultimi finanziamenti che potrebbero arrivare dalla Banca europea per gli investimenti, la rete di Ong che compongono la coalizione europea Counter Balance chiede proprio alla BEI di non fornire questi prestiti per la costruzione della diga. Una diga che appunto si serve di finanziamenti per la cooperazione allo sviluppo ma non per creare sviluppo bensì per rallentarlo: le popolazioni locali del Sud dell’Etiopia infatti dovranno subire gli impatti ambientali negativi di quella costruzione senza però avere in cambio alcun vantaggio visto che tutta l’energia elettrica prodotta dalla diga - dicono - verrà esportata in Kenya. (Valentina Vella,  Amis,  25/03/08)

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Emergenza fame: decessi per stenti in Oromia (Radio Vaticana, 19/03/2008)

Non migliora la situazione alimentare in Oromia, vasta zona estesa dall’est al sud-ovest dell'Etiopia e popolata da circa 25 milioni di abitanti sottoposti a un lungo periodo di siccità: secondo dati della commissione nazionale per la prevenzione dei disastri, sono più di 470.000 le persone colpite da grave insicurezza alimentare nella regione. Particolarmente affetta è la zona di Borana, riferisce l'Agenzia Misna, dove, secondo l’amministrazione locale, almeno undici persone, tra cui bambini, sono morti di stenti nelle ultime settimane. Circa 88.000 persone hanno potuto ricevere aiuti alimentari a gennaio a Borana e Bale ma molti hanno ancora bisogno di un sostegno urgente. La crisi alimentare non riguarda soltanto l’Oromia: secondo dati di organizzazioni internazionali, si stima che circa otto milioni di etiopi (su un totale di oltre 74 milioni) sono in una condizione di insicurezza alimentare cronica e un numero significativo soffre di carenze alimentari acute. (R.P.) (Radio Vaticana, 19/03/2008)

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7 morti in esplosione su un autobus al confine (Adnkronos, 13/03/2008)

Almeno sette persone sono rimaste uccise ed altre dieci ferite nell'esplosione avvenuta a bordo di un autobus affollato di gente al confine tra Etiopia ed Eritrea, nella citta' di Humera. La deflagrazione, secondo quanto ricostruito dalle forze dell'ordine, e' stata causata da un ordigno collocato sull'autobus.(Adnkronos, 13/03/2008)

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Nove milioni le persone a rischio carestia (Peacereporter, 11/03/2008)

Nonostante le buone previsioni per i raccolti, quasi nove milioni di etiopi delle zone rurali avranno bisogno di aiuti alimentari nel 2008. Lo sostiene un rapporto della Rete dei sistemi di prevenzione per le carestie: "Circa otto milioni di persone cronicamente a rischio carestia e ulteriori 952.503 fortemente a rischio necessiteranno di assistenza alimentare o monetaria nel 2008". Secondo il gruppo, finanziato dal governo statunitense, i più colpiti saranno gli abitanti delle regioni di Somali, Oromo e Gambella. Già le Nazioni Unite avevano affermato questo mese che più di un milione di persone sta soffrendo a causa della siccità nelle regioni di Somali e Borena. (Peacereporter,11/03/2008)

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Libera la donna incarcerata per ave