Migranti. 900 sbarchi in due giorni nel siracusano e a Lampedusa (Ami, 22/08/2008)
Non si arrestano gli approdi estivi di migranti sulle coste italiane. Venerdì sono sbarcate circa 600 persone che viaggiavano a bordo di quattro navi. Questa mattina altri due arrivi, 245 persone del siracusano e 25 a Lampedusa. Stefano Liberti, giornalista de 'il manifesto', e autore di 'A sud di Lampedusa' (ed. Minimumfax), racconta come seguendo i viaggi dei «exodants» si sovvertano gli stereotipi che caratterizzano la realtà delle migrazioni. Un peschereccio con a bordo 245 stranieri extracomunitari, tra cui nove bambini e 25 donne, è stato avvistato durante la notte 60 miglia a est di Capo Passero da un'unità della Guardia di finanza. L'imbarcazione è stata accompagnata fino al porto di Siracusa. La maggior parte delle persone a bordo provengono dall'Eritrea. Un altra imbarcazione con a bordo45 migranti, tra cui otto donne, è invece approdato intorno alle 2 di notte nel porto di Lampedusa. Infine un gommone è stato avvistato da un aereo della Marina militare a 40 miglia a sud di Lampedusa: a bordo sembra ci siano una sessantina di persone. Sul posto si sta recando una motovedetta della Guardia costiera. (…) Solo ieri erano giunti complessivamente 455 migranti tra i quali tre sorelline etiopi giunte in Italia da sole per ricongiungersi con la madre e i due fratelli. Da quanto dichiarato dal comando generale della capitanerie di porto, tra il 30 e il 31 luglio sarebbero arrivati nel centro di Lampedusa oltre 1000 persone. Secondo una stima della guardia di finanza, sarebbero quasi 13 mila i migranti arrivati a Lampedusa in 290 sbarchi. (Ami,
22/08/2008)
Ban Ki Moon costernato per fine missione pace. (Apcom,
30/07/089)
Il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki Moon si è detto costernato per la risoluzione del Consiglio di sicurezza dell'Onu che mette fine alla missione di pace al confine tra Eritrea ed Etiopia, ma accoglie con favore la decisione del Consiglio di continuare ad occuparsi con attenzione della questione. Ban Ki Moon ha anche espresso l'auspicio che tutte le parti si adoperino per sbloccare l'attuale situazione di stallo e per creare le condizioni necessarie ad una normalizzazione delle loro relazioni, un passaggio fondamentale per raggiungere la pace e la stabilità nella regione. Il Segretario generale ripete la sua offerta di mediazione fra le parti. Oggi il Consiglio di sicurezza dell'Onu ha votato all'unanimità il ritiro della forza di pace Onu presente dal 2000 al confine tra Eritrea ed Etiopia. I 1.700 peacekeeper avevano il compito di monitorare la zona cuscinetto, ampia 24 chilometri quadrati, creata tra i due Paesi del Corno d'Africa al termine di due anni e mezzo di guerra. Se i diplomatici hanno accusato le autorità di Asmara di aver limitato i pattugliamento notturni e i rifornimenti delle truppe, al governo di Addis Abeba è stato rimproverato di non aver accettato il verdetto emesso da una commissione indipendente per cedere il controllo della città di confine Badme all'Eritrea. Il 10 aprile scorso, riferendo davanti al Consiglio di sicurezza, il Segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon aveva ammonito sul rischio di una nuova guerra qualora venisse ritirata la forza di pace. (Apcom,
30/07/089)
Onu approva termine missione peacekeeping nel corno d'africa (Adnkronos,
30/07/08)
Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha votato all'unanimita' per porre termine alla missione di peacekeeping al confine tra Etiopia e Eritrea. Il Palazzo di Vetro di New York si appresta a richiamare, pertanto, gran parte dei 1.700 caschi blu dispiegati nel Corno d'Africa entro febbraio 2009. Il ritiro e' stata disposto dopo che l'Eritrea ha deciso di revocare il proprio sostegno alla forza di pace. Le autorita' eritree pretendono che l'Onu faccia rispettare ad Addis Abeba una precedente risoluzione internazionale in merito alla disputa di confine tra i due Paesi africani. (Adnkronos,
30/07/08)
ICG: rischio di nuovo conflitto (Reuters/Yahoo, 17/06/08)
Gli eserciti rivali di Etiopia ed Eritrea sono ormai a "meno di un campo da calcio" di distanza, e c'è il rischio di una nuova catastrofica guerra sul confine, avverte oggi il rapporto del centro studi International Crisis Group (ICG). L'avvertimento dell'organizzazione con sede a Bruxelles arriva dopo una serie di allarmi lanciati di recente a livello internazionale sulle tensioni che si stanno accumulando al confine fra Etiopia ed Eritrea, che tra il 1998 e il 2000 hanno combattuto una guerra che ha ucciso almeno 70.000 persone. "Nessuno dei due regimi vuole la guerra in questo momento. Entrambi preferiscono mantenere la tensione ma a bassa intensità, una scusa per tenere in piedi regimi autoritari", ha affermato il consulente per l'Africa Andebrhan Giorgis in un rapporto intitolato "Evitare una nuova guerra". "Ma il minimo incidente alla frontiera o un calcolo errato potrebbero produrre un disastroso ritorno ad una situazione di conflitto", aggiunge il rapporto. "Gli eserciti si fronteggiano a meno di un campo da calcio di distanza". Anche il segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon ha avvertito l'aprile scorso che il ritiro della maggior parte dei 1.700 peacekeeper dal confine, in seguito ad un taglio di carburante da parte di Asmara, ha creato il rischio di ostilità sulla frontiera, lunga 1.000 chilometri. Asmara dice che una "demarcazione virtuale" del novembre 2007 compiuta da una defunta commissione incaricata di stabilire i confini ha messo termine alla questione, e l'Etiopia deve ritirare il suo esercito dalle aree assegnate all'Eritrea. L'Etiopia dice invece che l'Eritrea sta ammassando illegalmente militari sul confine di una zona che dovrebbe essere demilitarizzata, e vuole discutere ulteriormente della divisione della frontiera. "La partenza della commissione per i confini e dei peacekeepers dell'Onu ha reso questo conflitto molto più pericoloso, eliminando i mezzi che servivano al dialogo fra le parti e ad evitare che piccoli problemi si ingigantiscano in maniera esponenziale", ha spiegato Giorgis. Alcuni diplomatici della regione invece ritengono che entrambe le parti possano essere frenate dalle prospettive di una condanna internazionale, soprattutto viste le loro economie già traballanti e i l'alto prezzo pagato -- in termini umani e finanziari -- dalle due nazioni nella scorsa guerra. l'Icg ha fatto appello all'Etiopia perché ritiri i soldati dal territorio assegnato all'Eritrea dalla commissione di confine all'Eritrea affinché abbandoni la fascia di sicurezza temporanea che ora occupa e alla comunità internazionale di stabilire un sistema di premi e sanzioni per questo processo. Sia il primo ministro etiope Meles Zenawi che il presidente eritreo Isaias Afwerki utilizzano la frontiera come scusa per accrescere il loro potere e soffocare la democrazia, recita il rapporto. l'Icg dice che la tensione è "più alta che mai", con "continui conflitti a fuoco e altri episodi di tensione". (Reuters/Yahoo,
17/06/08)
Asmara accusa Usa: istigano conflitti nel Corno d'Africa (Alice/Apcom, 13/06/2008)
L'Eritrea accusa gli Stati Uniti di istigare alla guerra nel Corno d'Africa. Asmara ha risposto così all'accusa mossa ieri da Washington all'Eritrea, di essere responsabile dell'aggressione lanciata nei giorni scorsi al vicino Gibuti. Almeno nove persone sono morte e oltre 60 sono rimaste ferite negli scontri scoppiati due giorni fa nella contestata zona di frontiera Ras Dumera. In un comunicato diffuso nella tarda serata di ieri dal ministero degli Esteri, Asmara afferma che "l'amministrazione Usa è coinvolta in operazioni che mirano a istigare, aggravare e infiammare i conflitti regionali". Gli Stati Uniti hanno più di 1.200 militari dispiegati in Gibuti. Iero, il Consiglio di sicurezza dell'Onu ha condannato l'operazione militare di Asmara in Gibuti, invitando le due parti a non rafforzare il dispositivo militare al confine. I 15 membri del Consiglio hanno approvato un comunicato in cui si invitano i due Paesi a impegnarsi per un cessate il fuoco e a ritirare le truppe dal confine. (Alice/Apcom,
13/06/2008)
Eritrea - Asmara chiede il ritiro della missione delle Nazioni Unite (Peacereporter, 11/04/2008)
Il governo eritreo non ritiene più utile la presenza dei caschi blu della Unmee al confine con l'Etiopia, secondo quanto riferito alla Reuters da Araya Desta, ambasciatore eritreo all'Onu. Nonostante i timori sul possibile scoppio di un nuovo conflitto tra i due stati, protagonisti dal 1998 al 2000 di una guerra costata la vita a 70.000 persone, Desta ha assicurato che Asmara non ha intenzione di attaccare, ma ha avvertito Addis Abeba di fare altrettanto. Secondo l'Onu, il governo eritreo avrebbe di fatto bloccato l'accesso a carburante e razioni alimentari per i caschi blu della missione, costringendo al ritiro i 1.700 uomini che pattugliavano la zona cuscinetto tra i due stati. L'Eritrea rivendica il possesso di alcuni territori contesi con l'Etiopia assegnatile da una Commissione internazionale, il cui verdetto non è però mai stato riconosciuto da Addis Abeba. (Peacereporter, 11/04/2008)
7 morti in esplosione su un autobus al confine (Adnkronos, 13/03/2008)
Almeno sette persone sono rimaste uccise ed altre dieci ferite nell'esplosione avvenuta a bordo di un autobus affollato di gente al confine tra Etiopia ed Eritrea, nella citta' di Humera. La deflagrazione, secondo quanto ricostruito dalle forze dell'ordine, e' stata causata da un ordigno collocato sull'autobus.(Adnkronos, 13/03/2008)
Le autorità Eritree hanno rilasciato 35 cristiani evangelici dopo averli trattenuti in custodia per sei settimane presso la stazione di polizia della città di Massawa. Erano tutti membri della Chiesa "La Fede in Cristo" e stavano tenendo una riunione di adorazione il 6 gennaio scorso in una abitazione privata. La polizia ha fatto irruzione interrompendo la riunione e arrestando sia uomini che donne. Al gruppo di credenti è stato proibito di ricevere visite durante tutto il periodo della loro detenzione. Secondo fonti protestanti della città portuale, sarebbero stati rilasciati la mattina del 16 febbraio. Tre giorni prima, erano stati rilasciati dietro pagamento di cauzione, 10 cristiani (sette uomini e tre donne) della Chiesa del Pieno Vangelo, in carcere da cinque anni nella nota prigione militare di Assab. Purtroppo fonti locali riportano anche notizie di altri arresti di cristiani avvenuti nel corso degli ultimi mesi, alcuni condotti in campi di lavoro, altri imprigionati. Secondo le nostre fonti ci sono tuttora oltre 2.000 cristiani in carcere per motivi di fede.(ICN-News, 29/02/2008)
ONU condanna ostacoli posti alla missione internazionale(Carla Amato,Oss. sulla legalita, 16/02/2008)
Il Consiglio di sicurezza dell'ONU ha condannato ieri sera le misure prese dall'Eritrea e che rendono "inevitabile" lo spostamento della Missione delle Nazioni Unite in Etiopia ed Eritrea. Gia' in dicembre Asmara aveva tagliato le forniture di carburante diesel alla missione UNMEE, paralizzando l'operazione, ed ora si registrano altri ostacoli posti alla missione. Alberto Ricardo Arias, Ambasciatore di Panama, che detiene la presidenza a rotazione del Consiglio di Sicurezza, a nome dei 15 ha affermato che il Consiglio "ritiene l'Eritrea responsabile per la sicurezza e la protezione del personale della missione". Gia' il segretario generale Ban Ki-moon si era dichiarato "profondamente preoccupato per l'andamento della ridislocazione, nei siti individuati dal lato etiope, del personale e delle strutture" della missione. In una dichiarazione del suo portavoce, Ban ricorda che dopo i primo movimenti delle unita' di avanguardia della missione, l'11 febbraio scorso, le autorita' eritree hanno autorizzato solo sei veicoli a passare la frontiera, mentre l'esercito eritreo ha fermato un certo numero di veicoli della missione impedendo loro di attraversare il confine. Il 14 febbraio, il personale ONU era stato addirittura minacciato ed il suo equipaggiamento sequestrato. "E' una evoluzione sconcertante delle cose", ha deplorato il segretario generale, anche perche' la societa' eritrea che approvvigiona la missione a livello alimentare ha informato ieri che non le sara' piu' possibile rispettare il contratto, mentre le riserve della missione dovranno aspettare qualche giorno. Intanto, il sottosegretario Generale per le operazioni di mantenimento della pace, Jean-Marie Guéhenno, che ha informato il Consiglio in una riunione riservata, ha definito la situazione "insostenibile". Parlando con i cronisti, ha commentato che e' "inaccettabile", che i caschi blu, che sono dispiegati per fornire assistenza, diventino vittime: "È una questione di fiducia tra le Nazioni Unite e i Paesi che contribuiscono con le loro truppe", ha detto. Le autorita' eritree sono state quindi sollecitate ai piu' alti livelli per una soluzione immediata a questa situazione, definita da Ban Ki-moon inaccettabile. Le Nazioni Unite hanno ribadito che il nuovo dislocamento della missione e' di natura provvisoria e che l'Eritrea deve immediatamente onorare i suoi obblighi internazionali di cooperare con la missione.(Carla Amato,Oss. sulla legalita, 16/02/2008)
Migranti: il viaggio a ostacoli dall'Eritrea all'Italia (Marzia Coronati, Amisnet, 14/02/08)
(…)Mussie Zerai, dell'associazione Habesha, è a Roma dal 1992. Quando è arrivato in Italia dal suo paese, l'Eritrea, possedeva un visto regolare e il viaggio lo ha fatto a bordo di un aereo. Oggi, ci racconta Mussie, qualsiasi eritreo che vuole raggiungere l'Europa deve prima di tutto attraversare la frontiera tra Eritrea e Sudan. "La legge che vige in Eritrea dice che chiunque al di sotto di 50 anni per gli uomini e 40 anni per le donne non può lasciare il paese, per cui si è costretti a fuggire di nascosto, spesso corrompendo le guardie per non essere fucilati, perchè l'ordine del governo è quello di sparare a chi tenta di superare la frontiera", dice Mussie. Una volta in Sudan, gli eritrei si ritrovano spesso abbandonati a se stessi, l'unica cosa su ui possono contare è la solidarietà, nella speranza che chi è partito prima di loro li ospiti sotto un tetto così da racimolare qualche soldo per continuare il viaggio. Spesso il governo sudanese, di concerto con quello eritreo, organizza delle retate per rimpatriare i migranti. Le persone in Sudan non si sentono sicure e sono incentivate a proseguire il viaggio verso Nord. "Se ci fosse la possibilità di presentare la richiesta d'asilo in Sudan, con un programma di insediamento nei paesi europei, tanti rischi si eviterebbero", continua Mussie. Dopo il Sudan, l'ostacolo successivo è il deserto. Un'insidia gigante, "spesso c'è una vendita dei migranti. Paghi per andare dal Sudan alla prima città che si incontra, Cufra per esempio, però poi a metà strada l'autista che hanno pagato ti fa scendere e tu dovrai pagare di nuovo a un secondo autista, se non hai i soldi rimani lì, nel deserto". Molti di loro vengono presi dai militari e trattenuti in una delle 21 carceri della Libia, finanziate anche dal governo italiano, dopo essere stati ripuliti di tutto quello che hanno. Anche qui si conta sulla solidarietà di parenti e amici per farsi finanziare la liberazione e il proseguo del viaggio, cioè la traversata del Mediterraneo. La traversata del Mediterraneo, l'unica parte del percorso dei migranti africani di cui parlano i media e i giornali italiani, è solo un altro ostacolo a cui ne hanno preceduti tanti altri. La puntata di Radio Carta di questa settimana, l'ultima del ciclo, racconterà proprio di questo viaggio. (Marzia Coronati, Amisnet,
14/02/08)
Portavoce Onu: si rischia un nuovo conflitto (Tendenzeonline/Apcom,
07/02/2008)
Le Nazioni Unite temono che possa scoppiare un nuovo conflitto tra Etiopa ed Eritrea. "Ci sono segnali chiari del rischio di una ripresa delle ostilità", ha detto alla Bbc un portavoce dell'Onu, Yves Sorokobi. Ieri è scaduto il termine concesso dalle Nazioni Unite ad Asmara per riprendere le forniture di carburante ai peacekeeper schierati sul versante eritreo della contestata linea di frontiera tra i due paesi. In caso contrario, l'Onu ha minacciato di ritirarsi. "Sappiamo che sono state ammassate truppe nella zona di sicurezza temporanea tra Eritrea ed Etiopia - ha sottolineato il portavoce - sappiamo che la retorica ha assunto sempre più toni da guerra. Tutto questo è di cattivo auspicio per la regione". Nell'area sono presenti circa 1.4000 militari e 200 osservatori dell'Onu nell'ambito della missione di monitoraggio dell'accordo di pace siglato nel 2000 dai due paesi, dopo un conflitto costato la vita a decine di migliaia di persone. L'Eritrea chiede alla comunità internazionale di fare pressioni sull'Etiopia perchè si ritiri dalla città di Badme, che la Commissione per il confine istituita dopo il conflitto del 1998-2000 ha assegnato ad Asmara. Sorokobi ha sottolineato che non spetta ai peacekeeper imporre la decisione adottata dalla Commissione, condannando quindi la misura decisa dall'Eritrea di sospendere le forniture di combustibile ai militari. "La cosa più spiacevole è che i peacekeepers non possono assolvere al compito di mantenere la pace", ha aggiunto, precisando che le maggiori difficoltà alla missione Onu sono state poste dagli eritrei, non dagli etiopi. Due giorni fa, il Segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon si è detto "profondamente preoccupato per la situazione di crisi della missione Onu in Eritrea ed Etipia (Unmee) determinata dalla sospensione delle forniture di carburante alla missione da parte del governo eritreo a partire dal 1 dicembre del 2007". Stando a quanto si apprende sul sito dell'Onu, il 21 gennaio scorso, Ban ha inviato una lettera al Presidente eritreo Isaias Afwerki per invitarlo a intervenire con urgenza per risolvere la situazione, ammonendo che se la situazione non fosse cambiata entro il 6 febbraio, avrebbe dato istruzioni per il trasferimento temporaneo dei peacekeeper. (Tendenzeonline/Apcom,
07/02/2008)
A rischio missione Onu: governo di Asmara nega risorse (Ansa, 06/02/2008)
Il governo di Asmara nega i mezzi di sussistenza alla missione delle Nazioni Unite al confine tra Etiopia ed Eritrea (Unmee). E' l'allarme lanciato dal segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon, 'profondamente preoccupato dalla grave crisi che la missione sta affrontando dopo il blocco dei rifornimenti di benzina da parte del governo dell'Eritrea, fermi dal 1 dicembre scorso'. Il segretario generale e' preoccupato in particolare per la sicurezza del personale. (Ansa,
06/02/2008)
Rsf denuncia orrori nelle carceri eritree (Peacereporter, 30/01/08)
In un appello contenuto in un comunicato stampa diffuso oggi, Reportes sans frontieres (Rsf) esorta i membri dell'Unione Africana (Ua), che si riuniranno domani ad Addis Abeba, a intervenire presso le autorità eritree affinché cessino le pratiche di tortura nel carcere di Eiraeiro, nella regione desertica e montagnosa del Mar Rosso settentrionale. La denuncia dell'organizzazione che si batte per la difesa della libertà di stampa nel mondo, giunge dopo che si è diffusa la notizia che un giornalista eritreo, Syoum Tsehaye, del quale non si avevano più notizie dal 2002, sarebbe ancora vivo e detenuto nel carcere di massima sicurezza in una sezione riservata ai prigionieri politici. Grazie alla testimonianza di un informatore, l'organizzazione ha scoperto che nel carcere i prigionieri sono reclusi in celle senza finestre e soggetti a interrogatori disumani. Rsf ha scoperto inoltre che nel 2006-2007 ben nove prigionieri hanno perso la vita nel carcere di Eiraeiro. (Peacereporter,
30/01/08)
Premier etiope: Asmara sostiene i terroristi islamici (Alice/Apcom, 25/01/2008)
Il premier etiope Meles Zenawi ribadisce le sue accuse all'Eritrea di sostenere i terroristi islamici, destabilizzando i paesi del Corno D'Africa. "L'Eritrea sta destabilizzando i paesi del Corno d'Africa, offrendo rifugio a terroristi internazionali, tra cui Hassan Aweys (ex leader delle Corti islamiche somale, ndr), presente nella lista dei terroristi dell'Onu - afferma Meles in un'intervista al Guardian - è risaputo che sono felici di equipaggiare, armare e dispiegare gruppi armati in Etiopia per destabilizzare l'Etiopia". Il premier etiope accusa quindi il Qatar e altri stati arabi sunniti di sostenere finanziariamente le operazioni segrete dell'Eritrea contro la Chiesa ortodossa etiope. Per Meles, Asmara punta a radicalizzare i musulmani etiopi, soprattutto nella regione somala dell'Ogaden, e potrebbe anche aver collaborato alla creazione di "cellule" jihadiste in Kenya. Il capo del governo etiope ribadisce quindi la sua disponibilità al dialogo con Asmara, ma sottolinea che le autorità eritree continuano a respingere le richieste di colloqui bilaterali. "La nostra posizione è che possiamo sederci a un tavolo e cercare di risolvere i nostri problemi attraverso il dialogo - afferma - ci abbiamo provato, abbiamo pubblicamente lanciato appelli al dialogo, abbiamo espresso la nostra disponibilità a incontrare il governo eritreo dovunque e in qualsiasi momento. Ma finora è stato tutto vano". Nonostante le tensioni, Meles però esclude che ci sia il rischio di una nuova guerra per la controversa questione della linea di confine tra Etiopia ed Eritrea: "Credo che il governo eritreo sia consapevole che qualsiasi invasione su larga scala dell'Etiopia lungo le linee del 1998 sarebbe un suicidio e noi non risponderemo a nessuna provocazione che non sia un'invasione. Siamo già impegnati in una guerra molto più vantaggiosa, contro la povertà".(Alice/Apcom, 25/01/2008)
Mancanza di carburante, missione onu a rischio (MZ, Misna, 23/01/2008)
La missione delle Nazioni Unite in Etiopia ed Eritrea (Unmee) potrebbe sospendere il proprio lavoro e ritirarsi dal ‘caldo’ confine tra i due paesi del Corno d’Africa a causa di una grave mancanza di carburante. Lo sostiene l’agenzia di stampa inglese ‘Reuters’ sulla base dei contenuti di una lettera scritta dal segretario generale dell’Onu, Ban Ki Moon, al presidente eritreo Isaias Afewerki. Secondo la missiva, di cui l’agenzia di stampa inglese ha preso visione, il blocco delle forniture di gasolio, deciso lo scorso primo dicembre dal governo di Asmara nei confronti dei caschi blu dell’Unmee, consentirà ai peacekeepers internazionali di restare operativi solo fino al prossimo marzo. Nella nota, Ban Ki Moon chiede a Afewerki di affrontare la situazione in maniera "urgente", annunciando che altrimenti le Nazioni Unite saranno costrette ad avviare, a febbraio, il ritiro del contingente di 1700 uomini. "Data la gravità della situazione, ho il dovere di avvisare il Consiglio di Sicurezza della necessità imminente di decidere del destino della Unmee se entro la fine di gennaio questa crisi non dovesse essere stata risolta" si legge nella lettera, di cui la Reuters ha pubblicato alcuni estratti. Il segretario dell’Onu metterebbe poi in correlazione diretta la sospensione della fornitura di carburante con l’annuncio da parte della commissione internazionale dell’Aja della demarcazione ‘virtuale’ (perché limitata a coordinate su cartine geografiche) della linea di confine tra Etiopia ed Eritrea. Una demarcazione che non si riesce a effettuare sul territorio per l’opposizione del governo di Addis Abeba. (MZ, Misna,
23/01/2008)
Asmara accetta demarcazione ''virtuale'' del confine con l'Etiopia (Peacereporter, 16/01/2008)
Le autorità eritree hanno annunciato oggi la demarcazione "virtuale" del confine con l'Etiopia, conteso tra i due Paesi dal termine del conflitto, terminato nel 2000 e costato la vita a 70.000 persone. Il confine fu stabilito da una Commissione internazionale, che però l'Etiopia non accettò fino all'anno scorso. Ora, Addis Abeba chiede comunque nuovi colloqui con le autorità eritree, le quali respingono qualsiasi nuova trattativa chiedendo all'Etiopia di rispettare le decisioni della Commissione. Sul piano pratico la demarcazione "virtuale" non avrà effetti, visto che l'Etiopia non l'ha riconosciuta e ha annunciato che non ritirerà i contingenti militari dalle aree contese. (Peacereporter,
16/01/2008)