![]() |
Intel: prima fabbrica di schede madre in Africa (Reuters, 01/12/2008)
Intel, il più grande produttore di chip al mondo, ha siglato un accordo con una compagnia egiziana per la costruzione del primo stabilimento di produzione di schede madre in Africa. Lo ha detto oggi il ministero dell'Informazione egiziano, precisando in una nota che l'85% della produzione sarà destinata all'esportazione regionale e ai mercati africani, e che lo stabilimento egiziano creerà tra 400 e 600 nuovi posti di lavoro nei prossimi due anni. Il ministero non ha reso noto i costi del contratto. L'accordo, si legge nella nota, è stato firmato dal presidente di Intel Craig Barrett, dal capo della compagnia egiziana specializzata in industrie di elettronica Boraq Tareq Eissa, e dall'agenzia statale per lo sviluppo dell'industria tecnologica. (Reuters,
01/12/2008)
A giudizio 5 giornalisti per aver pubblicato notizie su inchiesta (Ansa, 25/11/2008)
Cinque giornalisti sono stati rinviati a giudizio per avere pubblicato notizie sull'uccisione a Dubai di una cantante libanese. La pubblicazione era stata proibita dalla magistratura.La vicenda vede coinvolto un importante industriale e parlamentare egiziano, Hisham Talat Mustafa, ed un ex ufficiale delle forze di sicurezza, Mohsen el Sokkari. I cinque dovranno comparire il 4 dicembre davanti al tribunale di Sayeda Zeinab. (Ansa,
25/11/2008)
Parlamento, Mubarak promette aumento seggi per donne (AP, 23/11/2008)
Hosni Mubarak ha annunciato che il prossimo anno aumenterà il numero delle donne nel parlamento egiziano. Il presidente egiziano si è espresso durante una sessione congiunta dei due rami del parlamento e ha promesso di riservare due seggi per provincia alle donne. Al momento, il parlamento ha nove deputati "rosa": quattro eletti e cinque nominati dal presidente. Al momento, non ci sono seggi riservati alle donne. Alcuni gruppi femminili hanno sostenuto che queste decisioni non faranno molto per la partecipazione politica delle donne in Egitto. Nehad Aboul-Qomsan, del Centro egiziano per i diritti delle donne, ha dichiarato che il Paese ha bisogno di un sistema rappresentativo governativo più proporzionale per garantire un'appropriata presenza femminile. (AP,
23/11/2008)
Il velo integrale non è un obbligo per le donne musulmane (l’Occidentale, 21/11/2008)
"L'uso del velo integrale per la donna musulmana non è un obbligo religioso”: è questa una fatwa emessa dal ministero degli Affari islamici egiziani secondo quanto riferisce il quotidiano locale 'al-Misr al-Youm'. Il parere è stato inserito all'interno di un manuale che verrà diffuso nei prossimi giorni nelle moschee egiziane. Si tratta quindi di un parere ufficiale al quale dovranno conformarsi tutti gli Imam del paese che dipendono dal ministero e non si tratta di una delle tante fatwe diffuse dai numerosi teologi e Ulemà egiziani. “Il Niqab (il velo integrale in arabo) è una tradizione e non un atto di fede” - si legge nella pubblicazione a firma del ministro degli Affari islamici Muhammad Hamdi Zaqauq. Questi ha anche aggiunto: “ non permetteremo a nessuno di diffondere la cultura del velo integrale tra le donne egiziane”.
Due poliziotti condannati per torture (Ansa, 20/11/2008)
Un tribunale egiziano ha condannato a un anno ciascuno due ufficiali di polizia per aver torturato un generale dell'esercito in pensione. I due, un tenente e un capitano, hanno fatto perdere l'udito a un orecchio e hanno lasciato cicatrici sul corpo al generale che voleva denunciare nel loro commissariato il padrone di casa che tentava di obbligarlo a lasciare lo stabile. Il generale non sapeva che i due ufficiali erano parenti del suo rivale. (Ansa,
20/11/2008)
Tribunale ordina sospensione export gas a Israele
(Alice/Apcom, 17/11/08)
Il Tribunale amministrativo del Cairo ha ordinato la sospensione della vendita da parte dell'Egitto di gas naturale allo stato di Israele. LO ha riferito la tv satellitare araba al Jazeera che riferisce che l'export del risorsa naturale egiziana è cominciato nel febbraio scorso sulla base di un accordo firmato il primo luglio 2005. All'inizio di questo anno, un ricorso contro la vendita era stato presentato dall'ex ambasciatore egiziano in Yemen, Hassan Ibrahim L'inviata dell'emittente araba ha riferito che, secondo la magistratura locale, non sarebbe legittimo l'accordo stipulato con le autorità israeliane per la fornitura di gas perché il paese arabo non ne avrebbe quantità tali da consentirne l'esportazione. Secondo i giudici, il gas è una risorsa nazionale che "solo il parlamento pu? decidere di venderlo". Per i Fratelli musulmani che per primi hanno contestato l'export verso Israele: "il gas non basta nemmeno per le esigenze interne e in base all'accordo sottoscritto verrebbe venduto a un prezzo inferiore a quello di mercato".
Min. Sanità dichiara guerra a trafficanti organi umani (Alice/Apcom, 17/11/08)
"Caccia ai trafficanti di organi umani". Con questo titolo in prima pagina, il quotidiano egiziano al Ahram riporta la risposta del governo del Cairo allo scandalo suscitato dal giornale locale al "Badil" (L'alternativa) che due giorni fa aveva denunciato con testimonianze video al confine dell'orrore di 6 minorenni che hanno venduto i loro reni e cornea in cambio dell'equivalente di poche centinaia di dollari per giunta pagati con banconote false.
Per la prima volta, una donna cristiana nominata sindaco
(Alice/Apcom, 17/11/2008)
Si chiama Eva, è cristiana e all'età di 53 anni è stata nominata sindaco, facendo entrare nella storia il suo sperduto villaggio nel sud dell'Egitto, in quanto è la prima donna nella storia del Paese arabo a occupare una carica che da sempre è prerogativa degli uomini. La tv satellitare al Arabiya dà ampio risalto a un evento che ha visto prevalere una consuetudine consolidata contro un'altrettanto radicata tradizione. In Egitto, fin della sua costituzione, la carica di "Umda" (così viene chiamato il primo cittadino di un villaggio), viene tramandata da padre a figlio. Con la nomina di Eva, tale consuetudine ha battuto quella che da sempre riserva il ruolo ai soli uomini. Il 'sogno' di Eva Habil Kirlis di diventare sindaco del villaggio Kambuha Bahri (a 400 chilometri a sud del Cairo) si è realizzato dopo la morte del padre 85enne, che "ha lasciato vacante il posto nel 2002", con il figlio maschio impossibilitato a succedergli "perché ufficiale dell'Esercito". E' di ieri l'ordinanza emessa dal ministro degli Interni Habib al Adly che ha confermato la donna nella prestigiosa carica, accolta con favore della popolazione del villaggio "a stragrande maggioranza copta". Eva, che è nubile e di mestiere fa l'avvocato, appresa la nomina, ha affermato felice: "Ho sempre aiutato mio padre nel suo lavoro, soprattutto dopo il 1990 quando la sua salute peggiorò, e ho sempre desiderato di diventare un giorno Umda come lui".
(Alice/Apcom,
17/11/2008)
Moglie Mubarak, su persecuzioni sessuali i media esagerano
(Asca-Afp, 14/11/2008)
La first lady egiziana Suzanne Mubarak ha minimizzato le dichiarazioni riguardo il dilagare delle persecuzioni sessuali nel suo Paese. Ha accusato i media, e implicitamente gli islamisti militanti, di esagerare nei loro servizi. ''Gli uomini egiziani hanno rispetto delle loro donne'', ha detto la signora Mubarak al quotidiano al-Ahram in risposta a quanto trasemsso da al-Arabiya. Il Centro egiziano per i diritti delle donne all'inizio di quest'anno ha condotto un'indagine da cui si e' ricavato che l'83% delle donne egiziane e il 98% di quelle straniere in Egitto sono sessualmente perseguitate. ''Dati simili fanno pensare che le strade del nostro Paese non siano sicure...non e' vero...I media esagerano''. Queste le parole della moglie del presidente egiziano. Ha poi aggiunto che in un Paese con 80 milioni di abitanti non si puo' parlare di un fenomeno dilagante quando gli incidenti di questo tipo arrivano ad un massimo di 10 e che probabilmente dietro questi crimini ci sono dei giovani senza cervello.
(Asca-Afp, 14/11/2008)
La Fratellanza musulmana vittima di nuove repressioni (Equilibri, 12/11/2008)
Una nuova ondata di arresti sta colpendo i Fratelli musulmani. Emersa alle ultime elezioni parlamentari del 2005 come la seconda forza politica dell’Egitto dopo il Partito Nazionale Democratico che fa capo al Presidente Mubarak, la Fratellanza fronteggia oggi una crescente divisione interna che si svela pubblicamente sui blog dei giovani Fratelli ma anche in occasione delle recenti votazioni e delle proteste popolari che stanno attraversando il Paese. La sfida di ricomporre le diverse anime dell’organizzazione e farsi portavoce del malcontento popolare attraverso proposte politiche concrete si intreccia alla crescente repressione da parte del regime ed al timore di una nuova estremizzazione del movimento. (…) di Jessica Scopacasa (Equilibri,
12/11/2008)
Polizia in guerra contro beduini del Sinai: 3 morti, 10 agenti rapiti (Il Messaggero, 11/11/2008)
Tre beduini uccisi, alcuni agenti di polizia feriti, tra i quali un colonnello, che insieme ad altri dieci poliziotti è, fino a stasera, ostaggio nella roccaforte di una tribù beduina, nel cuore inespugnabile del Sinai. Questo il bilancio di una giornata di quasi guerra cominciata dopo una prima sparatoria la notte scorsa - un beduino morto e uno ferito - e proteste violente alle quali hanno partecipato vari gruppi tribali della penisola, da tempo in aperta ostilità con il governo del Cairo. L'esercito egiziano ha risposto inviando rinforzi nel Sinai per cercare la banda di rapitori. Al momento sono stati predisposti diversi posti di blocco e mandati nella zona 23 blindati con altri militari.
Protesta contro demolizione casa, donna uccisa da bulldozer (Asca-Afp, 10/11/2008)
Una donna e' rimasta uccisa e un'altra e' rimasta ferita al passaggio di un bulldozer che stava procedendo alla demolizione della loro abitazione. E' successo a Qena, Egitto meridionale, dove le due donne stavano protestando contro la delibera di un giudice che aveva deciso di demolire la casa poiche' era stata costruita senza i necessari permessi. La regolamentazione abitativa e' spesso ignorata in Egitto, dove interi piani di edifici vengono costruiti senza i dovuti permessi, con seri rischi alla solidita' delle strutture. (Asca-Afp,
10/11/2008)
Figlio di bin Laden, respinto, arriva in Qatar (Reuters, 09/11/2008)
Il figlio di Osama bin Laden, Omar, è arrivato oggi a Doha, in Qatar, con la moglie, una cittadina britannica, dopo essere stato respinto dall'Egitto. Lo riferisce la tv Al Jazeera. La tv del Qatar dice che Omar bin Laden è arrivato nello stato del Golfo con un volo di linea egiziano. Non ci sono altri dettagli. Omar bin Laden e la moglie erano arrivati ieri in Egitto da Madrid dopo che le autorità spagnole avevano respinto la sua richiesta di asilo. Anche la Gran Bretagna ha respinto la richiesta di ingresso della coppia, che ha vissuto in Egitto diversi mesi nel 2007 e quest'anno. Fonti aeroportuali in Egitto dicono che l'uomo, che non vede il padre da molti anni e dice di essere contro la violenza, aveva chiesto di andare in Qatar, dove avrebbe diritto di ingresso in quanto cittadino saudita. Le autorità britanniche hanno negato il visto a Omar bin Laden e il ministero dell'Interno spagnolo ha respinto la sua richiesta di asilo perché non ritiene che sia in pericolo in Egitto. La moglie, Zaina al Sabah, in un'intervista rilasciata venerdì a Reuters ha detto che lei e il marito temono di venire assassinati per aver condannato le posizioni del padre di Omar e di al Qaeda. Al Sabah ha detto che il marito aveva smesso di vivere col padre prima che progettasse gli attacchi dell'11 Settembre 2001 contro gli Stati Uniti. Omar bin Laden ha presentato un'altra richiesta per un visto britannico, ma non verrà esaminata fino al prossimo febbraio, ha spiegato la moglie. (Reuters,09/11/2008)
Manifestanti danno fuoco a sede partito opposizione (Alice/Apcom, 06/11/2008)
Un centinaio di manifestanti hanno preso d'assalto la sede del partito di opposizione al Ghad, la formazione politica di Ayman Nour, e cercato di dare alle fiamme l'edificio. Sette persone, riferisce la polizia, sono rimaste ferite. Ad organizzare l'assalto, dice la moglie di Mour, Gamila Ismail, sarebbero stati militanti del partito filogovernativo che fa capo a Moussa Moustafa Moussa, che di recente ha vinto una causa contro Nour e ora pretende che la sede passi alla sua formazione. Ayman Nour è stato in carcere oltre tre anni dal 2005, quando sfidò alle presidenziali Hosni Mubarak. (Alice/Apcom,
06/11/2008)
Muore di paura in classe. Seconda morte violenta a scuola in una settimana (Ansa, 02/11/08)
Una bambina del Cairo e' morta per lo spavento in classe quando un insegnante ha chiesto di alzarsi in piedi a chi non aveva studiato. Nessuna traccia di violenza e' stata rilevata sul corpo della bambina, 10 anni, Khadiga che, secondo la madre, sveniva ogni volta che era presa dal panico. Il maestro non avrebbe alcun atteggiamento aggressivo nei suoi confronti. Giorni fa, in una elementare di Alessandria un insegnante aveva ucciso a calci un alunno che non aveva fatto i compiti. (Ansa,
02/11/08)
Mubarak promette di mitigare impatto della crisi mercati (Alice/Apcom, 01/11/08)
Il Presidente egiziano Hosni Mubarak ha promesso di proseguire sulla strada delle riforme e di potenziare la lotta alla povertà nonostante l'impatto della crisi finanziaria internazionale sull'Egitto. In un discorso pronunciato al congresso del suo Partito nazionale democratico, Mubarak ha anche ordinato al governo di mettere a punto delle strategie per mitigare gli effetti della crisi sulle principali fonti di reddito del Paese quali il turismo e le esportazioni. Il congresso si è svolto però in un clima di crescente scetticismo sul governo, di incertezza politica e sullo sfondo di un peggioramento della congiuntura economica. Gli oppositori sostengono che il partito non farà niente per cambiare e hanno definito la convention un altro tentativo di consolidare la base di potere del figlio del presidente. (Alice/Apcom,
01/11/08)
Islam: primo matrimonio 'officiato' da una donna, storico (Alice/Apcom, 27/10/08)
"E' il primo evento del suo genere che avviene nella storia e merita senz'altro l'appellativo di 'storico'": Così esordisce l'autore dell'articolo del quotidiano egiziano al Masry al Youm che dà notizia del primo matrimonio celebrato da una donna nella storia del Paese arabo dove finora il ruolo di ufficiare le nozze era riservato esclusivamente a figure maschili.
Arresta 32 membri fratellanza musulmana (Asca-Afp, 22/10/08)
La polizia egiziana ha arrestato, negli ultimi due giorni, 32 membri della Fratellanza Musulmana. A renderlo noto e' l'organizzazione e alcune fonti della sicurezza locale. Dodici uomini sono stati arrestati nel corso di questa mattina nella provincia di Fayoum, a sud del Cairo, dopo aver tentato di portare materiale medico oltre il confine con Gaza, ha spiegato sul proprio sitoweb la Fratellanza. Ieri la polizia ha arrestato 14 membri dell'organizzazione musulmana nella citta' mediterranea di Port Said, altri 5 al Cairo e uno a Beni Sueif, sempre a sud della capitale, ha aggiunto l'organizzazione. La polizia egiziana aveva gia' arrestato all'inizio del mese 30 attivisti mentre stavano organizzando un convoglio di rifornimenti medici per Rafah, l'unico passaggio della Striscia di Gaza non controllato da Israele. Occasionalmente l'Egitto ha permesso il passaggio di persone fuori e dentro Gaza, ma si e' sempre rifiutata di tenere aperto il valico di Rafah permanentemente. La Fratellanza Musulmana, il piu' grande gruppo di opposizione dell'Egitto, e' stato formalmente bandito anche se alcuni candidati indipendenti sono stati reintegrati con le elezioni parlamentari del 2005 vincendo un quinto dei seggi.
(Asca-Afp, 22/10/08)
L'epilogo della crisi degli ostaggi rimane un mistero (il Giornale, 12/10/2008)
In Egitto è scoppiata la polemica su come il governo abbia agito durante i giorni del sequestro di undici turisti europei (nove italiani) e le loro otto guide locali. Gli ostaggi sono stati liberati, stanno bene e il rapimento è terminato nel migliore dei modi dopo dieci giorni. Ma al Cairo ora si rincorrono ipotesi e polemiche sul ruolo delle autorità nazionali. Gli ex prigionieri egiziani, che hanno nei giorni scorsi rilasciato interviste ai mass media internazionali, raccontano che non ci sarebbe stato nessuno raid dell’esercito; che i rapitori, una quarantina di uomini che parlavano arabo poco e male, avrebbero abbandonato il gruppo in mezzo alle dune con un quattro per quattro e poca benzina; che i turisti e le guide avrebbero poi guidato per oltre duecento miglia fino all’incontro con le forze di sicurezza egiziane. I soldati avrebbero puntato le armi agli ex ostaggi, pensando fossero ancora assieme ai rapitori. Questo è quanto ha raccontato Miloud Abdel Wahab, uno degli otto egiziani prigionieri, in una recente intervista.
Arrestati 9 autori di 4 tv islamiche, per "tentato golpe" (Alice/Apcom, 09/10/2008)
"Volevano fare un colpo di stato attraverso una propaganda televisiva atta a istigare l'opinione pubblica". E' questa l'accusa rivolta dalla magistratura egiziana contro 9 autori e presentatori di programmi islamici: il sito web dell'emittente al Arabiya riferisce che tutti gli operatori media arrestati che lavorano in 5 tv satellitari diverse, sono stati sorpresi dalla polizia, mentre erano tutti riuniti nella casa di uno di loro. L'emittente araba riferisce che le autorità non hanno dato notizia dell'arresto "avvenuto qualche giorno fa" e mantengono uno stretto riserbo. Secondo la tv saudita, la retata della polizia sarebbe avvenuta nella casa del noto predicatore tv islamico Abdul Rahman al Bar che presenta tre programmi religiosi su altrettanti emittenti satellitari arabe, e che sarebbe tornato di recente dagli Stati Uniti "dove viveva da tempo" Insorgono gli esponenti della potente congrega dei Fratelli Musulmani d'Egitto che interpellati dalla tv araba confermano la notizia e accusano il governo di "voler imbavagliare la libertà di stampa" e che i nove "erano semplicemente inviati a pranzo e non avevano alcuna riunione organizzativa". Tuttavia i Fratelli musulmani "per timore che siano perseguitati i loro colleghi", non rivelano i nomi degli altri arrestati ne le tv satellitari per cui lavorano. Al Arabiya assicura comunque che "uno degli arrestati lavora alla tv di stato" egiziana. (Alice/Apcom,
09/10/2008)
Donna incinta muore per irruzione in casa della polizia (Asca-Afp, 09/10/2008)
Almeno un centinaio di cittadini egiziani si sono riuniti oggi a
Samalut, una piccola citta' a sud del Cairo, per manifestare contro la morte di una donna incinta, che sarebbe stata provocata da un intervento eccessivamente violento della polizia. I manifestanti hanno protestato alcuni poliziotti, accusati di aver gettato la donna a terra dopo che questa si era rifiutata di farli entrare in casa propria. Gli agenti avevano un mandato di cattura per il cognato della donna, accusato di furto. Mervat Salam Abdel Fatah era in avanzato stato di gravidanza e la notizia della morte ha fatto infuriare i residenti che sono scesi in piazza lanciando pietre contro gli agenti e appiccando il fuoco ad una camionetta della polizia. Un agente e' rimasto ferito negli scontri e la polizia ha risposto all'offensiva con gas lacrimogeni. (Asca-Afp,
09/10/2008)
Cristiano ucciso in scontri dopo lite tra giovani (Ansa, 04/10/2008)
Un cristiano e' stato ucciso la scorsa notte durante scontri fra cristiani e musulmani in un villaggio nel sud dell'Egitto. Secondo fonti della sicurezza egiziana, la vittima e' un uomo di 28 anni, abitante nel villaggio di Tayeba, 400 chilometri circa a sud del Cairo. Secondo le stesse fonti, i disordini sono stati innescati da una rissa fra giovani uomini che si contendevano l'attenzione di alcune ragazze di entrambe le religioni. (Ansa,04/10/2008)
Bild, rapitori hanno liberato gli ostaggi e sono fuggiti (Asca-Afp, 29/09/2008)
Sarebbero fuggiti abbandonando gli ostaggi i sequestratori degli undici turisti europei rapiti in Egitto. Lo sostiene il quotidiano tedesco Bild, sottolineando che ''alcuni membri delle truppe di elite della polizia tedesca GSG 9 e del comando delle forze speciali KSK erano pronti ad intervenire presso la frontiera fa Ciad e Sudan'' in appoggio alle forze egiziane. Ma l'intervento non si sarebbe reso necessario ''perche' i rapitori hanno lasciato liberi gli ostaggi una volta che si sono resi conto che si stava per intervenire con la forza''. A rivelarlo a Bild e' stata una fonte europea, che ha chiesto l'anonimato, secondo la quale la liberazione degli ostaggi (cinque tedeschi, cinque italiani, un romeno e otto persone di nazionalita' egiziana che li accompagnavano) e' stata piu' una ''operazione di recupero'' che un intervento armato. (Asca-Afp,
29/09/2008)
Turisti liberi. Il Cairo: "Uccisi metà rapitori" (Reuters, 29/09/2008)
Gli 11 turisti occidentali, tra cui cinque italiani, e gli otto egiziani sequestrati in una regione desertica dell'Egitto oltre una settimana fa sono stati liberati. La notizia, annunciata oggi dalla tv egiziana, è stata confermata dal ministro degli Esteri, Franco Frattini. "I nostri connazionali e gli altri ostaggi in Egitto sono stati liberati", ha detto Frattini, precisando che il gruppo è ora nelle mani delle autorità egiziane. I rapiti sono stati liberati in quella che i media egiziani hanno definito "un'operazione di salvataggio e recupero", anche se le autorità hanno dato finora pochi e contraddittori dettagli sulla vicenda e l'uccisione di una parte degli ostaggi. Frattini, parlando ai microfoni di Sky tg24, ha detto che unità delle forze armate italiane hanno avuto un ruolo nella liberazione. "Questo risultato è stato raggiunto grazie anche agli uomini della nostra intelligence e delle forze armate italiane", ha detto a caldo Frattini da Belgrado, dove è in visita ufficiale.I membri del gruppo -- cinque italiani, cinque tedeschi, un rumeno e otto egiziani -- stanno bene e sono in viaggio per il Cairo, come ha detto a Reuters il ministro del Turismo egiziano, Zoheir Garrana.
Ostaggi di nuovo in Sudan (Adnkronos, 28/09/2008)
E' stato nuovamente localizzato in Sudan il gruppo dei sequestratori con i 19 ostaggi, gli 11 turisti stranieri (cinque italiani, cinque tedeschi, un rumeno) e i loro otto accompagnatori egiziani rapiti in Egitto dieci giorni fa. "Le forze di sicurezza hanno accertato ieri che i sequestratori con i loro ostaggi sono tornati in territorio sudanese", ha dichiarato oggi il capo del protocollo del ministero degli Esteri di Khartoum, Ali Jussuf, nella capitale. Il gruppo, ha poi aggiunto, sarebbe ora diretto verso il confine egiziano. "Sembrerebbe - ha poi sottolineato - che tutti gli ostaggi stiano bene". (Adnkronos,
28/09/2008)
Khartoum: uccisi sei rapitori dei turisti italiani (La Stampa, 28/09/2008)
L’esercito sudanese ha ucciso sei rapitori dei turisti italiani sequestrati nel sud dell’Egitto lo scorso 19 settembre ma le truppe di Khartum non sono riuscite a liberare i 19 ostaggi (oltre ai 5 italiani, 5 tedeschi una rumena e 8 egiziani). Durante lo scontro sono intervenuti in soccorso dei sequestratori altri 35 uomini armati provenienti dal vicino Ciad dove hanno portato via i 19 ostaggi. Questi ultimi al momento si trovano nella zona di Tabbat Shajara a 30 chilometri dalla frontiera con il Sudan. Lo ha riferito il comando delle forze armate sudanesi citato da al Jazeera.
Turisti rapiti, due scenari possibili: Libia o Ciad? (Alice/Apcom, 26/09/2008)
Prendendo atto delle dichiarazioni del governo di Khartoum, poi confermate anche dalla Farnesina, stampa araba e fonti di sicurezza egiziana tratteggiano oggi due scenari possibili per la vicenda degli 11 turisti rapiti venerdì scorso nell'area desertica del Gebel El Uwainat egiziano, nell'estremo Sud del paese nordafricano, mentre insieme a 8 accompagnatori egiziani stavano compiendo un safari nel deserto, al confine con Libia e SudanDue ipotesi fra di loro contrastanti, che lasciano intuire quanto le trattative in corso fra i sequestratori e la controparte italo-tedesca siano ormai arrivate a un punto cruciale. .
Ostaggi. Khartum: predoni sotto il controllo libico (la Repubblica, 25/09/2008)
Dopo lo sconfinamento in Libia, il governo di Khartum ha ceduto a Tripoli il controllo dei movimenti del gruppo di sequestratori che ha rapito i cinque turisti italiani nel sud ovest dell'Egitto. E' quanto ha affermato il capo del protocollo del ministero degli Esteri sudanese, Ali Youssef Ahmed. "Le autorita' libiche", ha spiegato Ahmed, "sono state informate" dello sconfinamento e "ora sono loro a che seguono i movimenti del gruppo". Secondo il funzionario sudanese, i rapitori sarebbero legati a un gruppo di ribelli del Darfur, la regione sudoccidentale del Sudan devastata dal genocidio delle milizie filo-governative. Il governo sudanese e' arrivato questa conclusione in base al linguaggio che parlano e alla pista seguita per entrare in Sudan dall'Egitto. La maggior parte dei ribelli del Darfur, infatti, non parla l'arabo come prima lingua. (la Repubblica,
25/09/2008)
Turisti rapiti sono in territorio libico (Rainews24, 25/09/2008)
Sarebbero in territorio libico i 19 turisti (cinque dei quali italiani) rapiti sei giorni fa nel basso Egitto. La carovana si troverebbe a oltre 200 chilometri a ovest del confine egiziano. A darne notizia un portavoce sudanese. Secondo lo stesso portavoce è probabile che i rapitori appartengano a una fazione di ribelli del Darfur. Da altra fonte al Cairo si è appreso che sarebbero anche interrotti i contatti che erano in corso tra i rapitori e l'ambasciata tedesca nella capital egiziana, mantenuti tramite le comunicazioni quotidiane con telefono satellitare tra l'organizzatore della spedizione, il tour operator Ibrahim Albdelrahim, che è uno dei rapiti, e sua moglie, Kristen Butterweck Abdelrahim, negli uffici della loro agenzia Aeggyptus Intertravel, con sede al Cairo. (Rainews24,
25/09/2008)
Egitto - Avviati contatti diretti fra Germania e rapitori (Alice/Apcom, 24/09/2008)
Dopo giorni di negoziati mediati, i tedeschi avrebbero cominciato a trattare direttamente coi rapitori degli undici turisti europei (cinque italiani, cinque tedeschi e una romena) e dei loro otto accompagnatori egiziani, catturati venerdì scorso durante un safari nel profondo sud dell'Egitto. Secondo fonti ufficiali egiziane e sudanesi citate dall'Associated Press, la Germania starebbe conducendo trattative con i responsabili del sequestro, che sarebbero arrivati a chiedere fino a 15 milioni di dollari come riscatto. Finora, i contatti si limitavano a due telefonate al giorno fra il proprietario del tour operator che ha organizzato l'escursione - anch'egli fra gli ostaggi - e la moglie tedesca, che vive in Egitto, hanno riferito fonti egiziane vicine al dossier. Negli ultimi giorni la signora Kirsten Butterweck-Abdel Rahim, consorte del direttore di 'Aegyptus Tours', è rimasta in pianta stabile all'ambasciata tedesca del Cairo ma non si aveva notizia di negoziati diretti. Oggi fonti della sicurezza egiziane hanno sostenuto che le autorità tedesche hanno stabilito un canale diretto di comunicazione, e la cosa è stata confermata anche dal Sudan Media Center, un'agenzia di stampa che ha stretti contatti con il governo di Khartoum. Nessuna delle due fonti, però, ha fornito ulteriori dettagli sulle trattative. La Germania ha finora mantenuto il più stretto riserbo sul caso. "Vi chiedo di comprendere che non sarà di aiuto a nessuno se noi forniamo alla stampa qualunque elemento" ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri tedesco, Andreas Peschke. "Penso che abbiamo buoni motivi per continuare a portare avanti le nostre relazioni pubbliche in questo modo". E' ancora giallo intanto sull'identità dei rapitori, con ogni probabilità appartenenti a tribù del deserto. Ieri le autorità sudanesi hanno avanzato l'ipotesi che fossero egiziani, poi si è parlato di "gente del Ciad". In una delle prime telefonate alla moglie, l'operatore turistico li avrebbe descritti semplicemente come "africani". (Alice/Apcom,
24/09/2008)
Egitto - Khartoum, rapitori circondati da forze di sicurezza (Adnkronos/Dpa, 24/09/2008) -
Le forze di sicurezza sudanesi hanno circondato il gruppo di sequestratori degli undici turisti stranieri - di cui cinque italiani - e degli otto egiziani rapiti venerdi' scorso nel sud dell'Egitto. Lo ha detto il responsabile del protocollo del ministero degli Esteri di Khartoum, Ali Youssef, secondo cui i militari hanno praticamente sigillato il villaggio a 25 chilometri dal confine egiziano dove il gruppo viene tenuto in ostaggio. Sono state inoltre bloccate tutte le strade dalla regione montagnosa dell'Uwainat al Darfur. "Se riuscissero a portare gli ostaggi in Darfur - ha avvertito il funzionario - ci troveremmo di fronte a una crisi piu' grande". Intanto, testimoni hanno raccontato alla Dpa che le forze di sicurezza egiziane hanno arrestato decine di sospetti e interrogato i capi del clan della regione nella quale e' avvenuto il sequestro, in un tentativo di identificare i rapitori. Sulla loro nazionalita' continuano infatti a circolare notizie contrastanti: si e' parlato di sudanesi, di cittadini del Ciad, ieri si era detto che fossero egiziani, mentre secondo le notizie di questa mattina sarebbero originari di Gibuti. (Adnkronos/Dpa,
24/09/2008)
Ostaggi italiani: alla Farnesina "stretto riserbo" (Agi, 23/09/2008)
La Farnesina lavora alacremente, ma "nel piu' stretto riserbo" alla liberazione dei cinque ostaggi italiani, che sono stati rapiti nel sud ovest dell'Egitto. Nelle ultime ore "non sono emerse novita ne' elementi nuovi", dicono al ministero degli Esteri, dove per ora non confermano neanche la richiesta di un pagamento di riscatto. Gli undici turisti (oltre ai cinque italiani, cinque tedeschi e un rumeno), insieme ad 8 egiziani che li accompagnano (quattro autisti, due guide, il proprietario dell'agenzia di viaggio e un agente di sicurezza) sono stati rapiti da sconosciuti, probabilmente banditi senza motivazioni politiche, vicino al confine tra Egitto, Sudan e Libia. E secondo fonti ufficiali egiziane, il gruppo e' stato successivamente trasportato in territorio sudanese. (Agi,23/09/2008)
Individuato covo rapitori, per ora nessun blitz (Reuters, 23/09/2008)
Le autorità sudanesi hanno individuato il luogo dove si trovano i 19 ostaggi sequestrati nel deserto egiziano, ma al momento non hanno in programma operazioni di soccorso che potrebbero danneggiarli. Lo ha detto un funzionario del ministero degli Esteri sudanese. "La località dei rapitori è stata individuata...è una terra di nessuno tra i confini sudanesi, libici ed egiziani", ha spiegato Mutrif Siddig, sottosegretario sudanese per gli Affari esteri. "Non faremo un'operazione che possa danneggiare gli ostaggi". Stamani, un funzionario egiziano, che ha chiesto di rimanere anonimo, aveva detto che i rapitori hanno minacciato di uccidere gli ostaggi, fra cui ci sono cinque turisti italiani, nel caso in cui le autorità avessero tentato di localizzarli. I turisti -- oltre agli italiani, cinque tedeschi, un romeno e otto egiziani -- stavano compiendo un'escursione in una remota regione desertica dell'Egitto al confine con il Sudan venerdì scorso, come hanno detto le autorità egiziane. Si tratta del primo sequestro di turisti stranieri in Egitto a memoria d'uomo, anche se militanti islamici hanno colpito negli ultimi anni l'industria turistica del paese con bombe e sparatorie che hanno fatto centinaia di vittime. La minaccia giunge dopo la smentita, nel corso della notte, della notizia della liberazione degli ostaggi, annunciata ieri all'Onu dal ministro degli Esteri egiziano, Ahmed Aboul Gheit, ma poi rettificata da un portavoce del governo egiziano. Fonti della sicurezza hanno riferito ieri che i rapitori chiedono 6 milioni di euro per liberare gli ostaggi, e sembra essere escluso il coinvolgimento di militanti islamici. La Prefettura di Torino ha detto che gli italiani coinvolti -- tre donne e due uomini -- sono tutti torinesi, uno residente nel capoluogo e gli altri quattro in provincia. Si tratta di Lorella Paganelli, 49 anni, Walter Barotto, 68 anni, Michele Barrera, 71 anni, Giovanna Quaglia, 52 anni e Mirella De Giuli, 70 anni. (Reuters,
23/09/2008)
"Liberati tutti i turisti rapiti in Egitto, stanno bene" (Rainews24, 22/09/2008)
Il ministro degli Esteri egiziano ha annunciato da New York che gli 11 ostaggi, tra cui cinque italiani, sono liberi e stanno bene. "Sono stati liberati tutti, sono sani e salvi", ha detto Gheit ai giornalisti ai margini dell'incontro con la Rice. Il ministro degli Esteri egiziano e la Rice sono a New York per i lavori dell'Assemblea Generale dell'Onu. Il capo della diplomazia egiziana, Ahmed Aboul Gheit, ha sottolineato che si trattava "di una banda di banditi" sudanesi. Il gruppo formato da 5 italiani, 5 tedeschi, un rumeno e 8 egiziani è stato rilasciato al confine tra Egitto, Libia e Sudan. In serata fonti della Farnesina dopo un contatto telefonico dei rapiti con l'ambasciatore italiano al Cairo avevano riferito che i turisti erano ancora ostaggio di sequestratori sudanesi e si trovavano in territorio sudanese. Dopo un rincorrersi di voci in mattinata e di caute dichiarazioni da parte dei ministeri in Italia e in Egitto, nel pomeriggio un'annunciatrice di Al Jazeera ha fatto sapere che "sono stati rilasciati senza il pagamento di alcun riscatto". Secondo Al Jazeera i turisti sarebbero stati rapiti, derubati e liberati (ma non c'è ancora conferma ufficiale) da banditi durante un'escursione in Egitto meridionale. Con loro altre 14 persone: 5 tedeschi, un rumeno e 8 guide egiziane. Secondo fonti citate dalla 'Bild', che confermava la liberazione, il gruppo di turisti avrebbe sconfinato in Sudan. Il ministro del Turismo egiziano, però, si è limitato a confermare che gli ostaggi sono stati portati in Sudan, ma non ha fatto cenno alla loro liberazione. Sulla stessa linea la Farnesina, che si è limitata a far sapere che stava verificando l'attendibilità della notizia. La dinamica del rapimento è stata raccontata dall'agenzia di stampa egiziana Mena: 4 banditi a volto coperto hanno attaccato i quattro fuoristrada sui quali viaggiavano i turisti nella località di Kark Talj, nella provincia meridionale di Wadi al Gadid. Si tratta di un'area remota del deserto egiziano, nota per i graffiti preistorici in alcune caverne, tra cui la "caverna del nuotatore" resa celebre nel 1996 dal film "Il paziente inglese". Secondo fonti egiziane non ufficiali i banditi avevano chiesto un riscatto di 15 milioni di euro. (Rainews24,
22/09/2008)
Al Jazeera: Turisti liberi, ma ancora irraggiungibili (Alice/Apcom, 22/09/2008)
E' giallo sulle sorti degli undici turisti stranieri, fra cui cinque italiani, rapiti nella zona Gilf al Kabir, un altopiano al confine fra Egitto, Libia e Sudan nel profondo Sahara. Al Jazeera, che per prima ha dato la notizia - non ancora smentita ufficialmente - del presunto rilascio degli ostaggi in Sudan, propone ora due possibili scenari, entrambi convalidati da diverse fonti: nel primo caso, i turisti sarebbero stati già rilasciati benché irraggiungibili, e nel secondo sarebbero ancora oggetto di trattativa fra le autorità egiziane e i rapitori. Secondo la prima ricostruzione, basata su fonti sudanesi ed egiziane, i turisti - accompagnati da otto egiziani - si sarebbero spinti in territorio sudanese, dove sarebbero stati fermati da un gruppo di banditi che li hanno derubati di ogni oggetto di valore: oltre alle auto, telecamere, strumenti elettronici, gioielli e soldi. I turisti sarebbero stati quindi rilasciati, ma non è per il momento possibile contattarli perché si trovano in una zona particolarmente remota e montuosa. Il capo dell'ufficio di corrispondenza al Cairo di Al Jazeera ha fatto notare, seguendo questa versione dei fatti, che un comitato di accoglienza è stato già predisposto all'aeroporto di Abu Simbel, a sud di Assuan. Una seconda pista, seguita dall'emittente televisiva panaraba, è stata suggerita da fonti diplomatiche di diversi paesi: le autorità egiziane al massimo livello starebbero agendo in stretto coordinamento con i vertici sudanesi per entrare in contatto con i rapitori e intavolare una trattativa. In questo caso, Al Jazeera parla di una richiesta di riscatto di 6 milioni di euro. Diverse fonti hanno riferito di aver riconosciuto uno "strano modo di parlare inglese" dei rapitori, "con un accento simile a quelli del Sudan o del Ciad", riferisce al Jazeera. Altre fonti contattate da Apcom non confermano la notizia del rilascio, ma definiscono auspicabile una rapida conclusione della vicenda. (Alice/Apcom,
22/09/2008)
Rapito gruppo turisti con 5 italiani (Reuters, 22/09/2008)
Il gruppo di 19 persone, tra cui cinque turisti italiani, rapito durante un'escursione in una remota area desertica in Egitto, vicino al confine con il Sudan e la Libia, sarebbe stato condotto fuori dalle frontiere. I sequestratori hanno chiesto un riscatto. Lo rendono noto fonti egiziane e le autorità italiane. La Prefettura di Torino rende noto che i rapiti italiani - tre donne e due uomini - sono tutti torinesi, uno residente nel capoluogo e gli altri quattro in provincia, e che le rispettive famiglie sono già state avvertite. Secondo fonti investigative, i nomi degli ostaggi italiani sono Lorella Paganelli, 49 anni, Walter Barotto, 68 anni, Michele Barrera, 71 anni, Giovanna Quaglia, 52 anni e Mirella De Giuli, 70 anni. Il ministro egiziano del Turismo, Zoheir Garrana, ha detto che 19 persone sono state rapite al confine tra Egitto e Sudan. Oltre ai cinque italiani, nelle mani dei sequestratori ci sono cinque tedeschi, un romeno, e otto egiziani. "Sono stati portati al di fuori dei confini egiziani da quattro criminali che li hanno rapiti", ha detto il ministro a Reuters. "Si tratta di un'azione criminale (condotta) da uomini mascherati". Fonti della sicurezza egiziana sostengono che i rapitori potrebbero provenire dal Sudan o dal Ciad e che i criminali avrebbero chiesto un riscatto di sei milioni di euro. Secondo le fonti non ci sono segnali di un coinvolgimento di militanti islamici nel sequestro. Inizialmente il ministro aveva detto che il governo egiziano aveva già attivato dei contatti per negoziare il rilascio degli ostaggi, ma poi ha smentito tutto. "Non è in corso alcuna negoziazione con i rapitori perchè non c'è stato alcun contatto ufficiale da parte loro per richiedere l'intervento del governo", ha detto Garrana, aggiungendo che, "molto probabilmente", i banditi erano di origini sudanesi. "Il ministro degli Esteri, Franco Frattini, in volo per gli Stati Uniti, segue in stretto contatto con l'unità di crisi della Farnesina il caso del sequestro in Egitto di un gruppo di stranieri, tra i quali vi sono cinque italiani", si legge in una nota della Farnesina. "Il ministro -- prosegue la nota -- ha dato disposizioni di attivare la piena collaborazione tra i Paesi interessati, e la Farnesina in queste ore mantiene stretti contatti con gli altri ministeri degli Esteri, oltre che con le diverse autorità italiane e gli uffici diplomatico-consolari in Egitto". Nella nota, il ministero degli Esteri chiede "ogni possibile cautela da parte dei mezzi di informazione nella diffusione di notizie non verificate". Fonti della sicurezza egiziana dicono che i turisti sono stati visti per l'ultima volta ieri sera ad Assuan -- nota località turistica -- e avrebbero dovuto prendere parte a un'escursione nel deserto verso il confine con il Ciad e la Libia. Sembra che il rapimento sia avvenuto venerdì scorso. Garrana ha detto che le autorità sono venute a conoscenza del sequestro dopo che un tour operator ha telefonato sua moglie dicendole di essere stato preso in ostaggio insieme a un gruppo, di cui farebbe parte -- secondo quanto riferito dall'emittente di stato egiziana -- anche un funzionario doganale egiziano. Sono rari gli attacchi a turisti verificatisi negli ultimi anni nella Valle del Nilo, mentre ci sono state una serie di bombe in località turistiche del Sinai tra il 2004 e il 2006. (Reuters,
22/09/2008)
Frana Dawaiqa, 600 le vittime ancora sotto le macerie (Apcom, 15/09/2008)
Continuano le operazioni di soccorso nella speranza, sempre più remota, di trovare sopravvissuti sotto le macerie della frana di Doweiqa, sobborgo abusivo nella zona orientale del Cairo, verificatasi lo scorso 6 settembre. Secondo quanto riferito dal quotidiano indipendente El Masri El Youm (L'egiziano oggi), fra le poche testate non governative presenti oggi nelle edicole egiziane a causa di un guasto alle tipografie del gruppo Ahram, gli abitanti del quartiere ancora dispersi sarebbero almeno 600 - 92 ad oggi i corpi senza vita estratti da sotto i giganteschi blocchi di roccia calcarea che si sono abbattuti sulle case alle 9 di mattina del primo sabato di Ramadan -. Disperati, senza casa, terrorizzati per gli ulteriori crolli degli ultimi giorni, gli abitanti del sobborgo, collocato ai piedi delle colline della Moqattam, nell'area di Manshriyet Nasr, ieri hanno affrontato le forze di polizia schierate nel quartiere dando vita a una vera e propria battaglia. Gli scontri, al pari delle proteste inscenate di fronte al sindacato dei giornalisti, al Cairo, non hanno avuto copertura da parte degli organi di stampa filo-governativi. Nel frattempo, i giornali indipendenti riferiscono di un fondo pari a 250 milioni di dollari donati dalla Banca di Abu Dhabi al governo egiziano per dislocare gli abitanti di Doweiqa in nuovo quartiere, ma mai utilizzato perché finito nelle casse del ministero degli Interni. E Saut El Umma (Voce della comunità) denuncia la mancata visita del presidente Hosni Mubarak al quartiere disastrato per il timore dei servizi di sicurezza delle reazioni violente degli abitanti. Nella giornata di ieri, invece, Mubarak ha inaugurato quattro progetti di drenaggio e potabilizzazione dell'acqua nel governatorato di Daqaleya, come riferito dalla testata Al
Ahram. (Apcom,
15/09/2008)
Egitto - Beduini protestano contro politica discriminatoria nei loro confronti
(Peacereporter, 10/09/2008)
Da un paio di giorni i beduini della penisola del Sinai stanno manifestando contro la politica discriminatoria della polizia nei loro confronti e chiedono al governo il rilascio di 14 loro membri arrestati, a loro dire, senza un apparente motivo. Le manifestazioni si svolgono nel villaggio di Mahdyia nei pressi del confine egiziano di Rafah con Gaza. I beduini hanno intonato slogan in favore dei loro compagni detenuti e bruciato copertoni di auto. La strada di collegamento con Rafah è stata bloccata.
(Peacereporter,
10/09/2008)
Ucciso un altro migrante al confine con Israele (Peacereporter, 10/09/2008)
La polizia egiziana ha ucciso questa notte un sudanese di 42 anni che cercava di varcare il confine con Israele. Con quest'ultima vittima sale a 23 il numero delle persone uccise dall'inizio dell'anno al confine fra i due stati. L'Egitto per anni ha tollerato migliaia di migranti, in fuga dai paesi subsahariani, ma negli ultimi mesi ha ristretto la sua politica di accoglienza sotto il peso dell'ondata migratoria. Nel mese di giugno il Cairo ha rimpatriato mille duecento eritrei che chiedevano asilo politico, nonostante le obiezioni delle Nazioni Unite, e che secondo Amnesty International sono stati immediatamente imprigionati una volta tornati ad Asmara. Il mese scorso invece è stato Israele a rispedire in Egitto novantuno eritrei e sudanesi, che ora rischiano di essere detenuti in Egitto prima di venire
rimpatriati. (Peacereporter,
10/09/2008)
Scontro a fuoco in prigione (Ansa, 08/09/2008)
Sconosciuti hanno aperto il fuoco contro delle guardie della prigione di Assiout nel sud dell'Egitto, ferendo 7 persone.Lo si apprende da fonti della sicurezza secondo le quali gli assalitori hanno tentato di far evadere propri congiunti mentre stavano facendo loro una visita in carcere. Poi e' scoppiato lo scontro a fuoco con la polizia. Sono rimasti feriti 4 prigionieri e 3 poliziotti. Le forze dell'ordine stanno trattando con gli aggressori perche' si arrendano. (Ansa,
08/09/2008)
Frana: Le vittime salgono ad almeno 50 morti (SwissInfo, 08/09/2008)
E' salito a 50 morti il bilancio delle vittime provocate della frana che ha colpito sabato una baraccopoli alla periferia del Cairo. Resta ancora incerto il numero di persone rimaste sepolte sotto le macerie, secondo alcuni canali televisivi potrebbero essere 500. Il presidente egiziano Hosni Mubarak ha emesso una direttiva per offrire un tetto alle famiglie colpite dalla tragedia. Nel corso di una riunione di governo, il presidente ha esaminato le conseguenze dell'incidente e ha dato indicazione di trovare il più presto possibile una sistemazione per i superstiti.(SwissInfo, 08/09/2008)
31 morti nella frana ma centinaia sotto macerie (La Repubblica,07/09/2008)
Si stanno spegnendo le speranze di trovare sopravvissuti sotto le macerie della baraccopoli del popolare sobborgo del Cairo, Manshiyet Naser, investita ieri da una gigantesca frana. Il bilancio della tragedia, ancora provvisorio, e' di 31 morti e 47 feriti. Sono state 35 le case schiacciate. Il timore e' che sotto le macerie ci possano essere circa 500 persone. "Ci sono poche possibilita' di trovare qualcuno ancora vivo", ha ammesso un funzionario dei soccorritori. Il ministero dell'Interno ha diffuso un ordine di evacuazione di tutto il quartiere entro un mese. Gli abitanti che in altre occasioni avevano segnalato smottamenti, hanno accusato le autorita' di lentezza e inefficienza nei soccorsi" e hanno sfogato la loro rabbia lanciando sassi e insulti contro i poliziotti. (La Repubblica, 07/09/2008)
Frana al Cairo; baraccopoli distrutta, 20 morti (SwissInfo, 06/09/2008)
Almeno 20 persone sono rimaste uccise e 23 sono state ferite da una frana che ha travolto diverse abitazioni in una baraccopoli al Cairo. Ancora non sono note le cause del disastro. Testimoni hanno affermato di avere visto almeno otto massi - ognuno del peso di circa 70 tonnellate -staccarsi dalle colline che sovrastano il quartiere. "E' stato orribile - ha dichiarato un ottantenne la cui casa é stata risparmiata, Hassan Ibrahim Hassan - ho sentito un boato tremendo, come se fosse un terremoto, e ho pensato che la mia casa fosse crollata. Ma poi ho visto che l'intera montagna era crollata". Non si esclude che sotto le macerie del quartiere di el-Deweiqa siano ancora intrappolate delle persone in vita. Le squadre di soccorso le stanno cercando con l'ausilio dei cani. Per il pericolo di nuove frane sono state sgomberate oltre 50 abitazioni. Al momento non si conoscono le cause del disastro, ma fonti di stampa hanno affermato che le frane nella zona non sono una rarità.
(SwissInfo,
06/09/2008)
Cargo egiziano rapito nel golfo di Aden (Peacereporter, 05/09/2008)
Una nave è stata attaccata e sequestarata dai pirati nel Golfo di Aden, di fronte alle coste somale. L'episodio è avvenuto mercoledì, lo stesso giorno in cui una barca a vela francese è stata dirottata. La notizia è stata diffusa da un ufficiale della Marina egiziana che ha precisato trattarsi di un cargo mercantile con a bordo 25 persone di equipaggio. Quest'ultimo caso fa salire a 10 le barche sequestrate dai pirati in quel tratto di mare dal 20 luglio scorso. Il golfo di Aden, che connette il Mar Rosso all'Oceano Indiano, è una delle rotte commerciali più battute, con oltre 20 mila navi in transito all'anno, e una delle zone maggiormente infestate dai pirati.
(Peacereporter,
05/09/2008)
Stampa indipendente: ricominciano i processi – focus (Alice/Apcom, 04/09/2008)
Settembre di fuoco per la stampa indipendente egiziana. Si riaprono questo mese i processi che vedono imputati direttori e firme di punta delle maggiori testate giornalistiche egiziane anti-governative.
Fratelli Musulmani prendono le distanza da Al Qaeda nel Maghreb (Peacereporter, 03/09/2008)
L'organizzazione egiziana dei Fratelli musulmani ha rivisto la sua posizione nei riguardi del gruppo di Al Qaeda nel Maghreb Islamico, che insanguina l'Algeria. In un comunicato, i Fratelli musulmani prendono distanza dal gruppo salafita e condannano l'ultimo attentato compiuto contro una scuola della Gendarmeria ad est di Algeri che aveva fatto una cinquantina di vittime. Gli ideologi dell'organizzazione dei Fratelli musulmani hanno definito la strage 'vile e suicida', contrariamente agli anni scorsi, quando chiamavano 'martirio' gli atti di violenza in Algeria. (Peacereporter,03/09/2008)
Incriminato parlamentare per omicidio cantante libanese (Asca-Afp, 02/09/2008)
Il procuratore generale del Cairo ha accusato il parlamentare egiziano Hisham Talaat Mustafa di essere coinvolto nella morte di Suzanne Tamim, la cantante libanese brutalmente assassinata nel luglio scorso a Dubai e la cui tragica fine e' tuttora avvolta da un fitto mistero, che ha scosso il mondo arabo. In particolare, Mustafa e' accusato di aver commissionato l'omicidio di Tamim nel suo appartamento, il 28 luglio scorso. E' quanto si apprende dall'agenzia di stampa Mena, citando il procuratore Abdel Meguid Mahmud. Mustafa, membro del partito al potere in Egitto (il National Democratic Party), e membro dello Shura Council, la Camera Alta del parlamento, avrebbe avuto una relazione con la donna. (Asca-Afp,
02/09/2008)
Chiesa copta: i cristiani sono 12 milioni. E' polemica
(Alice/Apcom, 29/08/2008)
E' polemica in Egitto, dopo l'annuncio della chiesa copta ortodossa che il numero dei cristiani nel grande paese arabo avrebbe raggiunto i 12 milioni di fedeli: ce ne erano 1,8 ufficialmente mentre la cifra dei copti, ufficiosamente stimati, era di 6 milioni. Il sito web della tv satellitare saudita al Arabiya riporta le parole di fuoco dei musulmani che ritengono il dato 'troppo alto'. Mentre i 'laici' accusano la chiesa copta di avere "violato un patto segreto con lo stato" secondo il quale il numero reale doveva rimanere "segreto". Per sedare le polemiche, Shnuda, capo della chiesa copta, ha convocato (negli Stati Uniti, dove è in cura), il capo del suo ufficio stampa che ha reso noto il censimento.
Quello dell'uso del Niqab è un tema che ha sempre scatenato forti polemiche in Egitto all'interno della scuola sunnita nonostante per la maggior parte degli Ulemà si tratti di una pratica non obbligatoria. Tutti i teologi islamici in Egitto sono invece concordi sul fatto che l'Hijab, il velo che copre i capelli, sia obbligatorio per le donne. In questo manuale sia il ministro che gli Imam dell'università egiziana di al-Azhar ricordano come il Niqab non sia menzionato nè nel Corano nè nella Sunna. In Egitto l'uso del velo integrale indica l'appartenenza di quella donna e della sua famiglia alla corrente integralista salafita. Per questo il manuale ha l'obiettivo anche di confutare le tesi dei salafiti espresse all'interno delle moschee. (l’Occidentale, 21/11/2008)
La fornitura di gas allo stato ebraico è cominciata il 18 febbraio scorso dalla città Al Arish nel Sinai verso il porto israeliano Askhelon, per mezzo di un gasdotto sottomarino lungo 100 chilometri. L'accordo firmato nel luglio 2005 prevedeva che il consorzio privato egiziano East Mediterranean Gas - di proprietà congiunta dell'uomo d'affari egiziano Hussein Salem e del gruppo israeliano Merhav vendesse 1,7 miliardi di metri cubi l'anno di gas egiziano alla Electric Corporation israeliana, per un periodo di 15 anni. Le trattative per raggiungere l'accordo durate anni, erano state più volte sospese e riprese a causa delle violente tensioni tra Israele e palestinesi. (Alice/Apcom, 17/11/08)
A provocare ulteriore indignazione era che le operazione venivano eseguiti in ospedali pubblici da medici senza scrupolo pagati dalla mafia locale. Ieri, il ministro della Sanità egiziano Hatam al Jably ha convocata la stampa per annunciare la sospensione della licenza d'esercizio di due strutture pubbliche. Si tratta dell'ospedale taiba nel quartiere di Ajuza e al Huda al Islami nella cittadella di Madinat al Nasr.
La procura ha ordinato l'arresto di una dottoressa che aveva asportato illegalmente tre fegati di adolescenti locali (uno di loro morto sotto i ferri) per trapiantarli in altrettanti cittadini arabi provenienti dai ricchi paesi del Golfo. Caccia ai sanitari fuggiti portandosi dietro le cartelle mediche e registro di accettazione nell'ospedale. In Egitto, un quarto della popolazione è sotto la soglia della povertà e due milioni di minori sono in strada, senza famiglia.
(Alice/Apcom, 17/11/08)
L'esplosione di violenza, che ha visto una caserma assediata, un camion pieno di agenti sequestrato per alcune ore, un sit-in alla frontiera con Israele, motivati, a quanto si è appreso, dal fatto che i beduini si sentono perseguitati da una polizia che in parte accusano di corruzione ed in parte di abusi, da quando ci sono stati i tragici attentati dinamitardi del Sinai (dal 2004, a Taba, al 2006 a Sharm El Sheikh). Le popolazioni locali dicono di sperare più in un intervento positivo di Tel Aviv, per regolare i rapporti nel deserto del Sinai, che in quello del loro paese: già c'era stato un tentativo di trasferimento nel Negev, oltre confine, poi abortito. La notte scorsa una pattuglia di poliziotti intercetta una jeep con due beduini e intima l'alt. L'auto non si ferma e gli agenti sparano, uccidendo Said Uda Soleiman, di 30 anni, della tribù Al Tarrabin e ferendo Mohamed Soleiman Eid, di 25. Sono pericolosi trafficanti di droga, dice la polizia, ma le loro tribù smentiscono. A bordo dell'auto, dicono, non c'era nulla, mentre per la polizia c'erano armi usate contro gli agenti. Parte subito una serie di proteste e di attacchi contro la polizia. Prima caroselli con auto e sparatorie durante le quali un camion di agenti, vuoto, finisce in fiamme. Poi un altro, con 25 poliziotti viene sequestrato; saranno rilasciati dopo qualche ora. Infine l'assedio alla caserma di Medfuna, poco lontano dal valico di Rafah. Finisce con i beduini che portano via il comandante delle forze della «sicurezza centrale», il colonnello Mohamed Sharawi, di 55 anni, ferito con un colpo d'arma da fuoco e dieci suoi uomini (secondo Al Jazeera) e si dirigono verso la loro roccaforte, Uadi al Omrun: nessun reparto vi può arrivare facilmente, per una serie di sentieri e passaggi tortuosi tra le montagne, facilmente controllati da pochi uomini armati. Una mediazione è stata avviata dal governatore del Sinai del nord, da parlamentari e da capi di altre tribù. Ma la richiesta dei Tarrabin è secca: dateci i responsabili delle tre uccisioni e noi li processeremo secondo le nostre tradizioni. (Il Messaggero,
11/11/2008)
La "Mathuna", ovvero 'autorizzata' che nell'islam indica la figura preposta per celebrare i matrimoni, che entra nella storia dell'Islam si chiama Amal. Il giornale locale, sottolinea come nella "sala gremita di supporters di Amal", la donna divenuta la vera protagonita delle nozze, "non ha voluto mettere le mani nelle mani dello sposo" come prevede la 'prassi' islamica. "Sfido chiunque - ha detto Amal - che mi dimostri la necessità di mettere mano nella mano, mathuna, sposa e sposo" durante la cerimonia di nozze. Tuttavia, la donna si è detta "rispettosa delle consuetudine della fede" ed ha annunciato che "la lettura del sermone delle nozze" è stata fatta da un imam uomo. Il giornale, svela che "lo storico evento è stato reso possibile" grazie ad una copia di giornalisti locali che erano andati ad intervistare la donna: In quell'occasione Dalia Samir Abdul Salam (33 anni) e il suo collega Ahmed Mukhtar (25 anni) avrebbero anticipato di un anno le loro nozze e "si sono accordati con Amal, di entrare insieme nella storia". (Alice/Apcom,
27/10/08)
Le informazioni sono contraddittorie. Il governo egiziano dice invece che gli ostaggi sarebbero stati liberati grazie a un’operazione e i mass media nazionali hanno scritto di un eroico raid. “Una buona notizia per le autorità – scrive il New York Times – spesso accusate di non essere affidabili”. Il portavoce dell’esecutivo Magdi Rady sostiene che si sia trattato di “un’operazione congiunta tra Egitto, Sudan e Germania, con un po’ di aiuto dall’Italia”; il capo di Stato maggiore Hussein Tantawi ha detto che la metà dei rapitori sarebbe stata uccisa e che i tedeschi non sarebbero stati coinvolti nell’operazione. Nelle ultime ore, i resoconti della stampa e del governo sono stati messi in discussione sia dalle interviste rilasciate dagli ex prigionieri sia da personaggi politici egiziani, come il deputato Handy Hassan, che ha chiesto l’apertura di un’inchiesta anche sull’utilizzo dei mass media da parte di governo e autorità. di Rolla Scolari (il Giornale,
12/10/2008)
Metà dei rapitori è stato "liquidato", ha riferito l'agenzia di stampa ufficiale egiziana Mena, citando ciò che il ministro della Difesa del Cairo, Mohamed Hussein Tantawi, avrebbe detto al presidente Hosni Mubarak. Uomini armati dal volto coperto avevano catturato gli ostaggi in una zona dell'Egitto al confine con Sudan e Libia il 19 settembre e li avevano poi trasferiti in Sudan. Secondo funzionari egiziani, i rapitori avevano chiesto un grosso riscatto, che una fonte della sicurezza aveva quantificato in 6 milioni di euro, ma sia un portavoce del governo egiziano che Frattini hanno smentito che sia stata pagata qualsiasi somma. (…)Accogliendo "con sollievo" la notizia della loro liberazione, il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha detto di avere "apprezzato lo sforzo congiunto" di Italia, altri paesi europei, Egitto e stati dell'area "a favore del positivo risultato".
Una fonte della sicurezza egiziana, coperta da anonimato, ha detto che le forze del suo paese hanno teso un'imboscata e attaccato i rapitori all'alba di oggi, e che 150 persone hanno preso parte all'operazione per liberare gli ostaggi. La notizia della liberazione giunge il giorno dopo che l'esercito del Sudan ha detto di aver ucciso sei rapitori, tra cui il loro capo e averne arrestati altri due durante una sparatoria vicino al confine con Egitto e Libia. Il capo del protocollo del ministero degli Esteri sudanese, Ali Youssef Ahmed, ha detto che i due uomini catturati ieri hanno riferito alle forze di sicurezza che i rapitori si preparavano a tornare in Egitto e che i soldati hanno cercato di tagliare loro la strada. Nel frattempo, la banda aveva però abbandonato gli ostaggi, che sono entrati in territorio egiziano da soli, prima di essere recuperati dai soccorritori, come ha detto il funzionario sudanese a Reuters. Il gruppo di turisti era stato rapito durante un'escursione in una regione desertica. Si è trattato del primo sequestro del genere in Egitto a memoria d'uomo, anche se i militanti islamici hanno colpito negli ultimi anni l'industria turistica del Paese con bombe e sparatorie che hanno fatto centinaia di vittime. (Reuters,
29/09/2008)
Secondo la prima ricostruzione le truppe di Khartum anno intercettato un veicolo con otto uomini armati a bordo che procedeva ad altissima velocità nell’area di Jebel Uweinat nei pressi del confine libico. I soldati hanno intimato l’alt. Il fuoristrada non si è fermato e a quel punto è iniziato un concitato inseguimento durante il quale è scoppiato un conflitto a fuoco in cui sono rimasti uccisi sei rapitori. Tra questi anche il presunto leader del gruppo, identificato con il nome di Bakheet, indicato da Khartum come il capo dell’ Esercito di liberazione del Sudan (Sla), una delle formazioni ribelli che combattono le truppe governative in Darfur. Un portavoce dello Sla da Londra ha smentito che il gruppo non è coinvolto in alcun modo nel rapimento. Altri due uomini armati sono stati fermati e hanno confessato ai militari sudanesi di essere coinvolti nel sequestro. Un soldato sudanese, ha riferito l’agenzia egiziana Mena, è rimasto ferito nell’azione. In precedenza Mahjoub Fadl Badri, consigliere del presidente Omar el Bashir, aveva riferito che «i sequestratori (catturati) hanno riferito che gli ostaggi sono ancora in Ciad, li hanno nascosti in un rifugio e stanno ancora negoziando. Non sappiamo se l’esercito ciadiano stia per intervenire».
«Non sappiamo nulla, siamo in attesa di notizie». Lo affermano i parenti di Lorella Paganelli, 48 anni, uno dei cinque ostaggi italiani rapiti nel sud dell’Egitto lo scorso 19 settembre. «Aspettiamo, stiamo aspettando», si limita a dire Giuseppe. Sua sorella è nelle mani dei sequestratori da dieci giorni insieme ad altri quattro italiani, tutti torinesi. Sono Walter Barotto, 68 anni di Torre Pellice, Michele Barrera, 72 anni di Alpignano, Mirella De Giuli, 70 anni di Angrogna, e Giovanna Quaglia, 52 anni di Torino. I turisti italiani «non sono verosimilmente rimasti coinvolti nella sparatoria» scoppiata oggi tra i soldati sudanesi e otto rapitori nella regione di Jebel Oweinat. Lo ha detto una fonte della Farnesina, che non ha invece confermato la notizia data dalle autorità di Khartoum, secondo cui gli ostaggi si troverebbero in Ciad, nelle mani di un gruppo di 35 rapitori. (La Stampa,
28/09/2008)
Per la carovana in movimento, il quotidiano arabo edito a Londra Sharq El Awsat (Medio Oriente) ipotizza come meta dello spostamento alcune oasi in territorio ciadiano, dove sarebbe più facile nascondersi. Se così fosse, la situazione si complicherebbe ulteriormente data l'instabilità che caratterizza vaste aree del Ciad. Si legge infatti sul sito web della Farnesina per l'informazione ai viaggiatori: sono a rischio "le zone orientali, in prossimità del confine sudanese, in particolare vicino al Darfur, a causa della presenza di movimenti di rifugiati e ribellioni. E' sconsigliata anche la zona settentrionale, per la presenza di banditismo e di movimenti ribelli e per la presenza di zone minate. La persistente insicurezza alle frontiere sconsiglia l'accesso al Paese per via terrestre, dalla Libia, dal Sudan e dalla Repubblica Centrafricana". Quanto alla prima oasi disponibile nel Nord del Ciad si tratta di Bardai, principale centro abitato nella regione di Tibesti, a centinaia di km dal confine fra Egitto, Libia e Sudan dove attualmente si troverebbe il convoglio degli ostaggi. Poco più a Sud di Bardai, nella catena montuosa al confine con il Niger, la seconda oasi praticabile per rifornirsi di acqua e carburante sarebbe Zouar, sede di un aeroporto militare ai tempi della guerra con la Libia per il controllo della striscia di Aouzou, zona 'cuscinetto' fra i due paesi.
Ma c'è anche una seconda ipotesi, più incoraggiante per gli ostaggi, filtrata in queste ore al Cairo per bocca di fonti egiziane: quella di una soluzione imminente del sequestro sotto gli auspici di Tripoli, intenzionata a guadagnare credito non solo agli occhi di Roma, ma dell'Unione europea a discapito dei leader del mondo arabo, come il presidente egiziano Hosni Mubarak. Le trattative temporaneamente interrotte nella giornata di ieri sarebbero di nuovo in corso, sotto gli auspici della fondazione a scopo umanitario del figlio del colonnello Gheddafi, Sayf El Islam Gheddafi. Nell'area libica del Gebel El Uwainat, dove si troverebbe ora il convoglio, si segnala la presenza dell'oasi di Kufrah, che ospita - oltre a un malfamato centro di detenzione per immigrati clandestini - una base militare in funzione. Da lì gli ostaggi potrebbero essere condotti in salvo a Tripoli.
(Alice/Apcom,
26/09/2008)
Il prossimo 6 settembre, sarà il turno dei quattro direttori accusati di aver deliberatamente diffamato e insultato il presidente Hosni Mubarak, il figlio Gamal, segretario del Comitato politico del Partito nazionale democratico (Ndp) e altri esponenti di spicco della maggioranza, con articoli apparsi sulle rispettive testate circa due anni fa: si tratta di Ibrahim Eissa di Al Dustour (La costituzione), Adel Hamouda del settimanale Al Fagr (L'alba), Wael el Abrashi di Sawt Al Umma (La voce della comunità) e Abdel Halim Kandil di Al Karama (La dignità). Gli imputati, riconosciuti colpevoli in primo grado, hanno potuto evitare la pena detentiva di un anno, stabilita da una corte minore del Cairo, pagando una cauzione di 20.000 lire egiziane, pari a circa 2.500 euro. Ora sono in molti a temere che, una volta terminato il mese di Ramadan, per i quattro si aprano le porte della prigione.
Il prossimo 28 settembre, poi, Ibrahim Eissa tornerà in tribunale per difendersi dall'accusa di aver pubblicato volontariamente notizie false sulla salute del presidente Hosni Mubarak, creando così un clima di panico e incertezza sui mercati finanziari e fra la popolazione. Il fatto risale all'agosto 2007. Già riconosciuto colpevole e condannato a sei mesi di carcere, Eissa - e i suoi numerosi avvocati, forniti dalle maggiori organizzazioni egiziane per la difesa dei diritti dell'uomo - attendono ora la sentenza della Corte di Boulaq Abul Ela. Strenuo oppositore della presidenza Mubarak, ormai quasi trentennale, Eissa è da decenni nel mirino delle autorità egiziane, al pari del sociologo Saad Eddin Ibrahim, condannato in contumacia a due anni di prigione per aver danneggiato la reputazione del suo paese.
Al pari dei giornalisti, anche i bloggers, autori di diari su internet anti-Mubarak, sono nell'occhio del ciclone da alcuni anni. Fra tutti, è ancora in carcere Abdel Kareem, in carcere dal novembre 2006 per aver insultato l'Islam e il presidente Mubarak dalle pagine del proprio blog. Famiglia e legali non riescono ad ottenere il permesso di fargli visita. "Il nostro ruolo - spiega ad Apcom Wael Abbas, autore del diario online Misr@digital - è quello di denunciare gli abusi delle autorità in Egitto, siano esse il governo, la polizia, l'esercito. Chi fa vera informazione, da un blog o da un media convenzionale, è sulla stessa barca in questo paese. Finché ne avrò la possibilità rimarrò in questo paese, poi si vedrà". Più volte premiato da Cnn, Bbc e Human rights watch per il coraggio dimostrato nel fare informazione, Abbas è uno dei più scomodi blogger egiziani attualmente liberi. (Alice/Apcom,
04/09/2008)
Secondo fonti della tv araba, il numero reale dei copti in Egitto "è un segreto di stato e lo conoscono solo il presidente della Repubblica e il presidente dell'istituto Ufficiale dei Censimenti". Tale procedura è seguita da anni. Da quando in un passato censimento venne annunciato che i cristiani dell'Egitto - paese di circa 85 milioni di abitanti - sarebbero solo 1,8 milioni. Questo dato a suo temp