Caropetrolio: forniture insufficienti, economia paralizzata (Misna, 04/08/2008)
La grave penuria di carburante che da diversi mesi sta colpendo le isole Comore ha paralizzato gran parte delle attività economiche e reso più frequenti i tagli di corrente elettrica in un arcipelago dove la povertà è già molto diffusa. I problemi di approvvigionamento – riferiscono fonti giornalistiche locali - sarebbero stati causati della decisione del presidente Ahmed Abdallah Sambi di non rinnovare il contratto della società nazionale degli idrocarburi, scaduto lo scorso 16 aprile, con il gruppo petrolifero francese Total; la mancanza di carburante avrebbe costretto la società elettrica Mamwe a ridurre le forniture: la capitale Moroni è alimentata solo dalle 18 alle 22 e l'isola di Anjouan – la più povera e la più popolata delle tre isole dell'arcipelago – è quasi totalmente priva di elettricità. Il governo ha deciso di spostare di una settimana gli esami finali delle scuole medie e superiori per timore che, a causa della riduzione dei servizi di trasporto pubblico, studenti e professori non possano raggiungere gli istituti. Le isole Comore sono considerate una dei paesi più poveri al mondo, con il 60% della popolazione che vive sotto la soglia della povertà e con un salario mensile medio che non supera gli 80 euro. (RP)[CO] (Misna, 04/08/2008)
Anjouan: ex-presidente in esilio in Benin, suoi fedeli evadono il carcere (Misna,21/07/2008)
È finalmente il Benin, dov’è giunto nel fine settimana sotto scorta francese, ad accogliere Mohamed Bacar, l’ex-presidente dell’isola di Anjouan, nell’arcipelago delle Comore, rovesciato a marzo da un’operazione militare congiunta tra il governo federale comoriano e l’Unione africana (UA). "Sono qui perché l’UA mi ha dato un cartellino rosso; resterò in Benin finché mi sarà concesso" ha detto al suo arrivo l’ex-presidente, aggiungendo di voler "riflettere sugli errori del passato". La rielezione di Bacar nel giugno 2007 era stata ritenuta illegittima dal governo federale e dall’UA, e dopo mesi di tensioni fu scelta l’opzione militare. Nella sua fuga Bacar si era rifugiato sull’isola francese di Mayotte, da dove era stato trasferito alla vicina Reunion (Francia) in attesa di una risposta alla sua richiesta d’asilo in territorio francese. Il governo centrale delle Comore vorrebbe processare Bacar e chiede da mesi il suo rimpatrio ma la Francia, dopo averlo incarcerato tre mesi per detenzione di armi, ha escluso un suo ritorno nell’arcipelago dove, sostiene, la sua vita potrebbe essere minacciata. Si apprende intanto che ad Anjouan, dieci ex-fedeli di Bacar, fra cui cinque ex-ministri, sono evasi dalle celle della gendarmeria in cui erano detenuti e sono approdati a Mayotte, chiedendo immediatamente l’asilo politico. [CC] (Misna, 21/07/2008)
Eletto nuovo presidente Anjouan (Misna, 30/06/2008)
È Moussa Toybou il nuovo presidente dell’isola di Anjouan, una delle tre isole che compongono l'Arcipelago delle Comore. Secondo i dati provvisori - relativi allo scrutinio del 100% dei voti depositati nel ballottaggio di ieri ma che diventeranno ufficiali solo dopo la convalida della Corte Costituzionale - il giovane ingegnere dato per favorito alla vigilia del voto ha raccolto il 52,37% delle preferenze. Il suo avversario Mohamed Djaanfari, ex-vicepresidente dell’Assemblea nazionale, si è invece fermato al 47,63% dei suffragi. Il ministro delle Elezioni delle Comore ha poi precisato che il tasso di affluenza alle urne è stato del 48,98%. In attesa della convalida della Corte costituzionale, che per legge dovrà arrivare entro 72 ore dai risultati, l’elezione di Toybou mette fine alla crisi legata al suo contestato predecessore, l’ex-presidente di Anjouan Mohamed Bacar, destituito a marzo scorso da un intervento congiunto tra le forze armate federali e truppe dell’Unione africana (UA). [MZ] - (Misna,30/06/2008)
Anjouan: niente estradizione per ex-presidente Bacar (Misna, 24/06/2008)
La giustizia francese ha respinto oggi la domanda di estradizione del colonnello Mohamed Bacar, ex-presidente dell'isola di Anjouan, deposto da un'operazione militare patrocinata dall'Unione africana (UA) lo scorso marzo. La Corte d'appello dell'isola francese della Reunion, dove Bacar si era rifugiato insieme a 22 uomini della sua guardia personale dopo essere fuggito da Anjouan, ha espresso parere "sfavorevole" alla richiesta del governo federale delle Comore di estradare l'ex-presidente di Anjouan e i suoi uomini in patria per essere giudicato per "attentato all'autorità dello Stato" e complicità in omicidio volontario", "stupro" e "appropriazione di fonti pubblici". Nel motivare la sentenza, la Corte ha citato la decisione presa il 6 aprile scorso dall'ufficio francese per la protezione dei rifugiati e degli apolidi che aveva respinto la richiesta di asilo presentata da Bacar ma aveva anche escluso un suo rimpatrio nelle Comore per il rischio di "persecuzione". Il caso ‘Bacar', la cui rielezione a giugno scorso era stata contestata in patria e da buona parte della comunità internazionale, ha incrinato le relazioni tra l'arcipelago dell'Oceano indiano e l'ex-colonizzatore francese, accusato dalle autorità di Moroni di dare copertura a un criminale.[MZ] (Misna,
24/06/2008)
Presidenziali: al ballottaggio, voto regolare secondo osservatori (Misna, 16/06/2008)
Si contenderanno la presidenza di Anjouan con un ballottaggio, il 29 giugno, i candidati Moussa Toybou, ingegnere, favorito con il 42,5% dei voti, e Mohamed Djaanfari, ex-vicepresidente dell’Assemblea nazionale, che ha ottenuto il 42,3% dei consensi; lo ha reso noto la Commissione elettorale indipendente, all’indomani di un primo turno caratterizzato dalla debole affluenza alle urne (il 40,8%). Il voto, svoltosi in un clima sereno, ha lo scopo di eleggere un sostituto al contestato Mohamed Bacar, destituito a marzo scorso da un intervento congiunto tra le forze armate federali e truppe dell’Unione africana (UA). “Le rare irregolarità constatate non intaccano la sincerità e la credibilità del voto” indica la missione nazionale di osservazione elettorale in una nota pervenuta alla MISNA. Dalle rilevazioni effettuate da 50 osservatori nei 240 seggi elettorali, non sono state constatate anomalie nell’organizzazione delle operazioni, tranne pochi casi di ritardo nell’orario di apertura e alcuni elettori non segnati sui registri ufficiali. [CC] (Misna,
16/06/2008)
Corte francese condanna ex-presidente Anjouan per “importazione d’armi” (Misna, 05/06/2008)
È stato condannato dalla giustizia francese a tre mesi di carcere con la condizionale il colonnello Mohamed Bacar, ex-presidente dell’isola di Anjouan, deposto da un’operazione militare patrocinata dall’Unione africana (UA) a marzo. Il verdetto, che riguarda anche 22 uomini della guardia di Bacar, è stato emesso dalla Corte d’appello della Reunion per “importazione o detenzione di armi” sull’isola francese di Mayotte, dove il gruppo trovò asilo dopo essere fuggito da Anjouan dove sbarcavano le truppe comoriane e africane. Oggi la stessa corte deve esaminare una richiesta di estradizione presentata dal governo federale delle Comore, che vuole giudicare Bacar in patria per diversi reati. Il 6 aprile l’ufficio francese per la protezione dei rifugiati e degli apolidi aveva respinto la richiesta di Bacar di ottenere l’asilo in Francia ma aveva anche escluso un suo rimpatrio nelle Comore per il rischio di “persecuzione”. L’epilogo del caso ‘Bacar’, la cui rielezione a giugno scorso era stata contestata in patria e da buona parte della comunità internazionale, ha incrinato le relazioni tra l’arcipelago dell’Oceano indiano e l’ex-colonizzatore francese. [CC] (Misna, 05/06/2008)
Anjouan: ex-presidente tuttora agli arresti domiciliari alla Réunion(CC, Misna, 18/04/2008)
Si trova ancora sull'isola francese della Reunion Mohamed Bacar, ex-presidente dell'isola autonoma comoriana di Anjouan, destituito da un'operazione militare condotta dal governo federale sostenuto da truppe dell'Unione Africana. La Corte d'appello di Saint-Denis ha ordinato oggi la sua liberazione e quella di 21 suoi fedeli, che dal 5 aprile scorso erano detenuti in locali militari, in base a una richiesta d'estradizione del governo comoriano a quello francese. Di fatto, nonostante il verdetto di liberazione, il gruppo dovrebbe rimanere nella stessa base militare, dove si trova agli arresti domiciliari. Intanto, un primo gruppo di 47 prigionieri, ex-gendarmi del governo di Bacar catturati durante l'operazione militare ad Anjouan, è stato trasferito a Moroni, capitale dell'isola di Grande Comore, dove sono stati incarcerati in attesa di un processo.(CC, Misna, 18/04/2008)
Elezioni presidenziali entro tre mesi ad Anjouan (Peacereporter, 02/04/2008)
Lailizamane Abdou Cheik, leader ad interim dell'isola delle Comore Anjouan, ha dichiarato che, entro tre mesi, si terranno nell'isola elezioni democratiche. Cheik ha giurato lunedì dopo che un'operazione militare congiunta delle truppe dell'arcipelago e quelle dell'Unione Africana sono riuscite a deporre il precedente presidente Mohamed Bacar, salito al potere con elezioni definite illegittime dalle autorità governative. "La nostra missione è organizzare delle elezioni presidenziali nell'isola che siano libere e trasparenti", ha affermato Cheik, "abbiamo tre mesi di tempo". (Peacereporter,
02/04/2008)
Anjouan: designato presidente ad interim, arresti e nuovi bilanci (CC, Misna, 31/03/2008)
Si chiama Lailizamane Abdou Cheik il presidente ad interim designato per governare l’isola autonoma di Anjouan dopo la caduta di Mohamed Bacar, in fuga dopo un intervento militare voluto dal governo federale e sostenuto dall’Unione africana (UA). Fino alla sua nomina il magistrato Abdou Cheik, 48 anni con studi in Ucraina e in Benin, era presidente della Corte d’appello di Anjouan. Secondo informazioni in circolazione sulla stampa, dovrebbe essere investito oggi stesso, con il compito di formare un governo per condurre i circa 300.000 abitanti verso nuove elezioni entro tre mesi. Intanto, a ultimatum scaduto, sono stati arrestati almeno nove fedelissimi di Bacar e esponenti del suo governo. Fonti della MISNA sul posto riferiscono che sono scattate operazioni di perquisizione domiciliare alla ricerca di presunti ‘ribelli’. Le stesse fonti aggiungono che è salito a tre morti il bilancio dei civili uccisi nelle operazioni militari cominciate martedì scorso per destituire il colonnello Bacar, la cui rielezione a giugno scorso non era stata riconosciuta dal governo comoriano né dall’UA; sette sarebbero stati invece i militari uccisi. Bacar si trova attualmente in territorio francese, sull’isola della Reunion, agli arresti domiciliari presso una struttura militare. (CC, Misna,
31/03/2008)
Anjouan: ancora spari e scuole chiuse, ex-presidente domani in tribunale (CC, Misna, 28/03/08)
"La situazione è ancora molto difficile: siamo senza elettricità da tre giorni. Le scuole sono chiuse a tempo indeterminato e assistiamo impotenti ai vari regolamenti di conti tra vincitori e vinti. Ancora i bombardamenti non sono finiti in quanto restano varie sacche di resistenza da smantellare ": giunge dall'isola di Anjouan una nuova testimonianza, quella del dottor Saverio Grillone dell'Associazione italiana amici di Raoul Follereau (Aifo), uno dei pochi cooperanti stranieri presenti sul posto. Grillone, che tra l'altro coordina un progetto di assistenza ai malati di lebbra presso un ospedale pubblico locale, ha parlato poco fa con la sede dell'Aifo, riferendo l'assistenza fornita alle persone rimaste coinvolte, o ferite o con danni alle proprie case, nei bombardamenti o scontri tra soldati federali e dell'Unione africana contro fedeli di Mohamed Bacar, l'ormai ex-presidente contestato cacciato dal potere dall'operazione militare scattata martedì scorso all'alba, con un bilancio provvisorio ufficiale di tre ‘ribelli' uccisi e, secondo fonti della MISNA, anche due civili. Bacar, che si trova da ieri sull'isola francese della Reunion, dovrebbe comparire domani davanti a un tribunale nella capitale, Saint-Denis, insieme ad altre 23 persone. Tutti sono accusati di essere entrati illegalmente in territorio francese e di possesso illegale di armi, ha indicato il procuratore François Muguet. Bacar ha chiesto asilo alla Francia mentre il governo federale delle Comore ha chiesto a Parigi la sua estradizione per poterlo processare in patria per appropriazione indebita, tortura e atti di ribellione. Tra i due paesi non esiste alcun accordo di estradizione.
(CC, Misna, 28/03/08)
Anjouan: entro venerdi' governo 'ad interim' per nuove elezioni (FB, Misna, 27/03/08)
“Abbiamo il pieno controllo dell'isola. Entro venerdì formeremo un governo di transizione che avrà per principale obiettivo ripristinare la democrazia”: lo ha detto Abdourahim Said Bakar, portavoce del governo centrale comoriano annunciando “nuove elezioni, libere e legali, entro tre mesi” nell'isola di Anjouan, dopo l'estromissione del presidente contestato, il colonnello Mohamed Bacar, riparato ieri nell'isola francese di Mayotte. L'operazione dei militari delle truppe congiunte (federali e dell'Unione Africana), sbarcati martedì ad Anjouan, “è stata molto morbida, non ci sono state vittime. Non ci sono stati scontri pesanti, solo alcune sacche di resistenza” ha aggiunto il portavoce; secondo altre fonti, tuttavia, si conterebbero almeno otto feriti, tutti civili, tra cui una bambina. Un numero imprecisato di uomini fedeli al presidente estromesso sarebbero finiti agli arresti; per quanto riguarda Bacar, il ministro della Difesa comoriano Mohamed Bacar Dossar ha confermato il suo arrivo ieri a Mayotte, accompagnato da una decina di persone, precisando che su di lui pende un mandato di arresto internazionale “per torture”: “Auspichiamo che la Francia – ha detto il ministro - accolga la richiesta di rimpatriare Bacar alle Comore per essere processato in patria”. Bacar era arrivato al potere ad Anjouan con un golpe nel 2001 e nel 2002 era stato eletto; a maggio scorso, a mandato scaduto, aveva rifiutato la scelta di un presidente provvisorio per sostituirlo in attesa delle elezioni, innescando un braccio di ferro con il governo centrale basato a Moroni, sull'isola di Grande Comore, che insieme a Moheli formano l'arcipelago. (FB, Misna,
27/03/08)
Anjouan: ex-presidente a Mayotte, chiede asilo alla Francia (CC, Misna, 26/03/08)
Si troverebbe sull’isola francese di Mayotte Mohamed Bacar, l’ormai ex-presidente contestato dell’isola comoriana di Anjouan destituito ieri da un’operazione militare congiunta tra il governo federale delle Comore e l’Unione Africana. Da ieri si erano perse le tracce del colonnello, che aveva abbandonato la residenza e il palazzo presidenziale: stasera, secondo l’agenzia francese Afp, che fa riferimento a una fonte di cui non rivela l'identità, si apprende che Bacar sarebbe giunto oggi pomeriggio a Mayotte accompagnato da una decina di persone, tra cui alcune armate. Bacar e il seguito avrebbero chiesto asilo politico alla Francia che si era comunque espressa a favore dell’operazione militare. Le truppe africane e comoriane si trovano tuttora sull’isola di Anjouan per setacciarla interamente alla ricerca di eventuali sostenitori di Bacar. Mayotte è la quarta isola dell’arcipelago delle Comore, tra Madagascar e la Tanzania, ma al contrario delle altre tre (Grande Comore, Moheli e Anjouan), ha rinunciato all’indipendenza nel 1974, preferendo restare territorio francese. (CC, Misna,
26/03/08)
Non rientra la crisi per i tentativi di secessione (Radio Vaticana, 26/03/08)
Stato di tensione alle isole Comore. Spari d'artiglieria pesante sono stati uditi anche questa mattina nell'isola di Anjouan, riconquistata ieri dal governo centrale, con l'appoggio dell'Unione Africana (UA). Secondo testimoni, gli spari sono concentrati sulla zona di Barakani, dove si trova la residenza privata del presidente di Anjouan, Mohamed Bacar, contro il quale era diretta l'offensiva lanciata all'alba di ieri dalle Forze comoriane e dai contingenti africani. Ma come si è giunti a questa situazione? Salvatore Sabatino lo ha chiesto a Massimo Alberizzi, africanista del quotidiano “Il Corriere della Sera”: R. - La storia delle Comore è piena di colpi di Stato, di instabilità, di elezioni mancate, di presidenti che si ricandidano quando non possono, perchè la Costituzione prevede che la presidenza ruoti tra gli esponenti delle tre isole che ne fanno parte. Devo dire che Mohamed Bacar - che tra le altre cose ha avuto un’istruzione militare in Francia - aveva preso il potere un anno fa con elezioni che vennero giudicate illegali dal governo centrale. Probabilmente però, da quello che sembra, la popolazione lo osannava anche se la popolazione ha salutato l’arrivo delle truppe dell’Unione Africana e quelle federali con grande entusiasmo. Comunque, questo attacco dell’Unione Africana e delle Forze comoriane non è stato così chiaro e limpido come sembrerebbe. Da una parte, l’azione è stata appoggiata dalla Francia, ma il Sudafrica si è schierato contro. Dunque, anche sul piano diplomatico ci potrebbero essere dei risvolti. D. - Quali sono gli interessi internazionali che si muovono dietro questo arcipelago? R. - Non sembra che l’arcipelago sia ricco di materie prime, soprattutto di petrolio. Quando dico non sembra, dico che non è certo. Proprio ultimamente ero in Ciad, durante la rivolta di inizio febbraio. Sono andato al Ministero del petrolio, che era appena stato saccheggiato, e ho trovato dei documenti che parlano di prime prestazioni petrolifere in Ciad con ritrovamenti di grandi pozzi e importanti giacimenti nel 1972 e nel 1978. Il Ciad ha cominciato a produrre petrolio nel 2003. Ecco, potrebbe riproporsi la stessa situazione alle Comore. Ci sono però degli evidenti interessi strategici, anche da parte del Sudafrica, cui le Comore erano legate attraverso interessi commerciali importanti, perchè questo arcipelago si trova sulla rotta che costeggia l’Africa, verso l’Asia. D. - Che tipo di conseguenze possiamo aspettarci dal punto di vista internazionale? R. - E’ difficile prevedere le conseguenze. Certo, c’è un forte attrito tra la Francia e il Sudafrica. E’ un attrito che si potrebbe collegare a quello che divide Francia e Sudafrica anche nell’Africa centrale - parlo del Rwanda, del Burundi e del Congo, dove la Francia ha perso terreno. Il Rwanda, ad esempio, vuole entrare nel Commonwealth, non si parla più francese, ha "scaricato" insomma Parigi e vanta invece una fortissima presenza di sudafricani. I sudafricani vogliono giocare un ruolo egemone in Africa, quasi allontanare gli europei se non ci vanno d’accordo. Mi pare che questa sia una vittoria della Francia e quindi potrebbero esserci delle conseguenze e delle reazioni da parte dei sudafricani. (Radio Vaticana,
26/03/08)
Affondata all'alba la secessione di Anjouan (Swissinfo, 25/03/08)
Come era da attendersi, la guerra per la conquista di Anjouan, isola semiautonoma dell'arcipelago delle Comore, la cui leadership era accusata di intenzioni secessionistiche, non ha avuto luogo. Anche se l'intervento militare ha suscitato dure reazioni del Sudafrica. Verso l'alba ad Anjouan, una delle tre principali isole dell' arcipelago, sono sbarcati circa 400 soldati tra governativi e truppe dell'Unione Africana (Ua, che ne aveva portato addirittura altri 1.000 di riserva, quasi tutti tanzaniani e sudanesi): nessuna eroica sacca di resistenza dei presunti indipendentisti; presi subito aeroporto e porto, quindi passeggiata in arme -con qualche schioppettata, ancora in serata- verso gli altri centri principali dell'isola. Per questo a parere di numerosi osservatori l'intervento militare panafricano è solo una sorta di dimostrazione muscolare che tenta di nascondere i sostanziali fallimenti dell'Ua in zone ben più drammatiche e delicate: Somalia, Sudan, Darfur, Ciad, Repubblica Centrafricana e via dicendo. Deserto il palazzo presidenziale, scomparso il presidente colonnello Mohamed Bacar (in realtà un ex gendarme addestrato in Francia), che si era detto pronto a morire combattendo. Sembra sia fuggito travestito da donna, cercando di raggiungere via mare l'isola di Mayotte, sempre nell' arcipelago, ma che dopo l'indipendenza delle Comore ('75), con un referendum, decise di restare francese. Ma notizie certe sulla sua sorte per ora non ce ne sono. Arrestati, invece, alcuni suoi collaboratori. Nessuna vittima, neanche feriti, tra truppe lealiste ed Ua. Ma violenta reazione della superpotenza regionale (ma anche continentale) il Sudafrica. Da sempre contrario all'intervento militare, ancora con una dichiarazione del 18 marzo in cui affermava che una soluzione diplomatica era possibile. Oggi il presidente sudafricano Thabo Mbeki ha detto: "E' estremamente negativo questo intervento: riporta indietro le Comore alle violenze di un tempo:la strada era quello del dialogo di pace". Ed una rottura, ovvero una forte polemica, tra Ua e Sudafrica potrebbe essere gravida di conseguenze in un momento di equilibri molto delicati nell'intera Africa, con guerre -vere- in corso e che nessuno sembra in grado di bloccare. Tutto era iniziato quando Bacar, eletto presidente di Anjouan nel 2001, era stato rieletto nel 2007. Elezione ritenuta illegittima dal governo centrale delle Comore, dall'Ua ed infine anche dalla Francia. L'accusa: quelle di puntare alla secessione, come già 10 anni fa. Ma la reazione a molti è parsa esagerata; anche se l'argomento del cambiare i confini è oltremodo delicato in un continente dove se si comincia a toccare questo tasto, rischia di saltare tutto. Ora si attendono nuove elezioni, che organizzerà il presidente delle Comore, Ahmed Abdallah Mohamed Saddi, uomo d'affari, ex buon giocatore di basket, soprannominato (ha vissuto anche in Iran) Ayatollah. (Swissinfo,
25/03/08)
Iniziata offensiva del governo contro l'isola secessionista di Anjouan. (Peacereporter, 25/03/2008)
"Le nostre truppe sono sbarcate". Con queste parole un funzionario presidenziale per la Difesa, Mohamed Bacar Dossar, ha annunciato questa mattina l'inizio dell'attacco dell'esercito governativo comoriano e delle truppe dell'Unione africana (Ua) contro l'isola secessionista di Anjouan, dichiaratasi indipendente l'anno scorso sotto la guida del colonnello ribelle Mohamed Bacar. Prima dell'alba due navi cariche di soldati erano giunte al largo di Mutsamudu, la capitale di Anjouan, ed erano state udite raffiche di mitragliatrice ed esplosioni. Il presidente delle Comore, Ahmed Abdallah Mohamed Sambi, ha quindi dato il via all'operazione 'Democrazia alle Comore', con il sostegno di un migliaio di soldati tanzaniani e sudanesi dell'Ua.(Peacereporter
25.3.2008)
Truppe Ua a Mutsamudu, in corso scontri a Ouani con truppe colonnello Bacar (ANSA, 25 /03/2008)
Truppe tanzaniane sotto l'egida dell'Ua sono entrate a Mutsamudu, capoluogo dell'isola ribelle di Anjuan, nelle Comore. I soldati tanzaniani sono entrati in citta' senza incontrare resistenza da parte delle forze fedeli alle autorita' di Anjuan, considerate illegittime dal governo federale delle Comore e dall'Unione africana. Sono invece in corso a Ouani combattimenti fra truppe dell'Ua e forze fedeli al colonnello Mohammed Bacar, presidente di Anjuan. (ANSA,
25 /03/2008)
1.000 soldati ua con governo contro i ribelli (AGI/AFP, 23/03/2008)
Un contingente di 150 soldati tanzanesi dell'Unione africana (Ua) ha raggiunto Fomboni, citta' principale della piu' piccola delle Isole Comore, per aiutare l'esercito federale a contenere la rivolta dei ribelli dell'isola di Anjouan. Altri 150 caschi verdi dalla Tanzania e 200 dal Sudan erano atterrati ieri, mentre nei prossimi giorni e' atteso un contingente dal Senegal. In totale sono piu' di 1.000 i soldati dell'Ua impegnati nell'operazione militare sponsorizzata dalla Libia che sostiene le forze governative contro gli uomini del colonnello Mohamed Bacar, che a giugno si e' autoproclamato presidente dell'isola di Anjouan e non riconosce il governo federale di Ahmed Abdallah Sambi. Dal 1975, anno dell'indipendenza dalla Francia, il piccolo arcipelago dell'Oceano Indiano, posizionato tra il Madagascar e il Mozambico, ha superato diciannove tra tentativi e colpi di Stato. (AGI/AFP, 23/03/2008)
Arrivano prime truppe dell'Unione Africana (Peacelink, 20/03/08)
Un primo gruppo di truppe dell'Unione Africana è arrivato oggi nell'isola delle Comore Moheli. Le truppe, composte da 200 soldati sudanesi e 150 della Tanzania, vanno ad affiancarsi ai soldati comoriani già pronti a lanciare un'offensiva contro l'isola ribelle di Anjouan. Il governo federale dell'arcipelago non ha riconosciuto l'elezione presidenziale del giugno dello scorso anno che ha visto vincitore il colonnello Mohamed Bacar che, però, si è rifiutato di lasciare il potere e di aprire un dialogo con le autorità. (Peacelink,
20/03/08)
Tutto pronto per l’invasione (Mwinda, 19/03/2008)
Le truppe dell’esercito dell’Unione federale delle Comore, appoggiate da un contingente dell’Unione africana, sono pronte a invadere l’isola di Anjouan e cacciare il presidente auto-proclamato Mohamed Bacar. Dopo le prime operazioni di “avvistamento marittimo” intorno all’isola ribelle di Anjouan – il cui presidente Mohamed Bacar è stato rieletto nel 2007 nel corso di elezioni considerate non valide dall’Unione delle Comore -, nelle prossime 48 ore potrebbe partire l’operazione anfibia di invasione condotta a partire da Moroni, capitale dell’arcipelago-stato dell’Oceano indiano. A queste operazioni dovrebbe partecipare un contingente dell’Uniona africana, costituito da tanzaniani, sudanesi e senegalesi. L’Unione africana ha cercato di negoziare una soluzione politica alla crisi di Anjouan, finché non ha deciso di appoggiare un intervento armato per sloggiare il presidente Bacar. L’Unione delle Comore unisce le tre isole di Gran Comora (con la capitale Moroni), Moheli e Anjouan. A poca distanza da Anjouan, c’è l’isola di Mayotte, che in un referendum nel 1975 ha scelto di rimanere attaccata alla Francia e che per questo è meta di numerosi viaggi di immigrati in provenienza dalle altre isole e dal Madagascar. Dopo una sequela di colpi di stato fin dall’indipendenza, l’arcipelago ha trovato una minima stabilità nel 2002, in seguito a una modifica costituzionale che prevede che ognuna delle tre isola abbia una larga autonomia con un proprio presidente, mentre il presidente federale è scelto a rotazione. (Mwinda,
19/03/2008)
Anjouan: segnalati scontri tra truppe federali e 'ribelli'(MB, Misna, 17/03/2008)
"Decine di ribelli" sarebbero stati uccisi ieri sull'isola di Anjouan in scontri con le forze militari dell'arcipelago: lo ha sostenuto stasera il colonnello Mohamed Amiri Salimou, capo di stato maggiore dell'esercito delle Comore, riferendo che una pattuglia delle locali forze federali, incaricata di raggiungere un altro contingente sbarcato venerdì ad Anjouan, "si è scontrata con una resistenza disorganizzata" fedele al presidente dell'isola autonoma, Mohamed Bacar, la cui rielezione nel giugno scorso è stata contestata prima dal governo federale delle Comore e poi dall'Unione Africana (UA), che ha organizzato una missione militare per deporlo. Dopo due "operazioni esplorative" condotte nei giorni scorsi ad Anjouan, Salimou ha aggiunto: "Ora abbiamo tutte le informazioni necessarie per lo sbarco. Sappiamo che le truppe di Bacar non controllano davvero l'isola come sostengono"; le forze dell'arcipelago, ha concluso il portavoce, "attendono i rinforzi dell'UA" per procedere.(MB, Misna, 17/03/2008)
Anjouan: Sudafrica contesta opzione militare (CC,Misna, 13/03/2008)
Un parere contrario all'opzione militare scelta dal governo federale delle Comore appoggiato da truppe dell'Unione africana (UA) per deporre il presidente dell'isola autonoma di Anjouan, Mohamed Bacar, è stato espresso da Thabo Mbeki, presidente sudafricano. Al termine di una visita alle Mauritius, Mbeki ha detto che il suo ministero degli Esteri aveva ricevuto una lettera in cui il colonnello Bacar si direbbe pronto a tenere nuove elezioni a maggio, dopo quelle contestate del giugno scorso. Un'opzione finora sempre respinta dall'uomo forte di Anjouan insorto contro il governo federale a mandato scaduto lo scorso maggio. In un'intervista al canale televisivo 'France 24', Bacar si è detto pronto a rispondere allo sbarco militare delle truppe governative e dell'Ua, ma anche aperto al dialogo per risolvere la crisi. "Gli abbiamo offerto a lungo la possibilità di dialogare… Ha sempre rifiutato categoricamente. Ora si trova con le spalle al muro. È fuori discussione aprire un dialogo adesso con quell'uomo" ha risposto un portavoce del governo centrale, che ha sede a Moroni sull'isola di Grande Comore. Entro le prossime ore potrebbe scattare l'operazione militare contro Anjouan: truppe federali e circa un migliaio di soldati senegalesi, sudanesi e tanzaniani, con appoggio logistico libico, sarebbero pronte a sbarcare sull'isola dove , secondo stime, si trovano non più di 800 uomini al servizio di Bacar.(CC, Misna, 13/03/2008)
Primo attacco a Anjouan. Tre miliziani arrestati (Peacereporter, 12/03/2008)
L'esercito delle Comore ha effettuato una breve incursione nell'isola di Anjouan, dove Mohamed Bacar, leader dei dissidenti, è stato rieletto presidente lo scorso anno sfidando le autorità federali dell'arcipelago, e ha catturato tre membri della sua milizia. Due giorni fa le truppe dell'Unione Africana erano atterrate a Moroni, capitale dell'isola di Grande Comore, pronte a sferrare un attacco contro il presidente. (Peacereporter,
12/03/2008)
Esercito pronto ad attaccare Anjouan per rovesciare Bacar (M.Fagotto, Peacereporter, 11/03/2008)
"E' tutto pronto, le truppe sono mobilitate, attendiamo solo i contingenti dell'Unione Africana. Quello tanzaniano è arrivato oggi, gli altri tre giungeranno a breve". Con queste parole Assoumani Youssouf Mondoha, parlamentare, rappresentante delle Comore presso l'Ua e presidente della Commissione per la sicurezza dello stato, ha confermato a PeaceReporter l'imminenza dell'offensiva militare che, nei prossimi giorni o addirittura nelle prossime ore, deciderà del destino dell'arcipelago africano. L'esercito federale, spalleggiato dalle truppe dell'Unione Africana, dovrebbe attaccare a breve l'isola di Anjouan, dalla scorsa estate feudo di Mohammed Bacar, che né la federazione né l'Ua riconoscono come presidente legittimo. Sono rimasti circa ottocento poliziotti a difendere Bacar, vincitore lo scorso luglio delle presidenziali ad Anjouan, mai riconosciute però dal governo delle Comore perché tenutesi senza l'avallo del potere centrale. Esaurite tutte le possibili opzioni diplomatiche, l'Ua si è decisa a supportare militarmente il governo legittimo, il quale da mesi minacciava un'offensiva contro il presidente "ribelle", che rifiuta di dimettersi. L'esecutivo, che ha schierato circa mille uomini (ironia della sorte, la maggioranza dei quali provenienti da Anjouan) nella vicina isola di Moheli, intende chiudere i conti entro il 30 marzo. E a Bacar che, messo alle strette, negli ultimi giorni aveva ventilato la possibilità di organizzare nuove consultazioni, il governo federale ha risposto promettendo di intentargli un processo per crimini di guerra e contro l'umanità. Secondo il governo nazionale, infatti, numerosi dissidenti fuggiti da Anjouan avrebbero riferito di torture e uccisioni sommarie organizzate dagli uomini di Bacar, che avrebbe instaurato una specie di piccolo regno del terrore nell'isola dissidente. A sostenere l'offensiva, che ha ricevuto l'avallo diplomatico degli Usa e il sostegno logistico della Francia, ci saranno anche 1.500 soldati dell'Ua, inviati da Tanzania, Libia, Sudan e Senegal. Una prima volta per l'organizzazione africana, che finora ha gestito numerose operazioni di peacekeeping (tra cui quelle in Sudan e Somalia), ma mai un'offensiva militare, ancorché legittima dal punto di vista internazionale. "Avremmo già potuto attaccare, ma preferiamo avere il supporto dell'Ua per limitare tutti i danni collaterali – riferisce Mondoha – non vogliamo che la gente che ha subìto in questi mesi il regime di Bacar si faccia giustizia da sola. Quanto a Bacar stesso e alla cricca di criminali e mafiosi che lo sostengono, non penso neanche che proveranno a difendersi. Fuggiranno e basta". (…)(M.Fagotto, Peacereporter, 11/03/2008)
Giunti primi soldati unione africana per sbarco ad Anjouan (CC, Misna, 10/03/2008)
È atterrato oggi a Moroni, capitale dell’isola di Grande Comore, il primo aereo con a bordo soldati dell’Unione africana (UA) incaricati di deporre il presidente dell’isola di Anjouan, il colonnello Mohamed Bacar, la cui rielezione nel giugno scorso è stata contestata sia dal governo federale che dalla stessa UA. La MISNA lo ha appreso dall’Agenzia comoriana di notizie, contattata telefonicamente sull’isola di Grande Comore, la più grande delle tre isole autonome dell’arcipelago; le comunicazioni con Anjouan sono invece tagliate da oltre un mese. Il contingente panafricano, che agirà in appoggio alle truppe federali, sarà composto da soldati tanzaniani, senegalesi, sudanesi e libici. Negli ultimi mesi, nonostante la pressione dell’UA, Bacar non ha mai accettato di tenere nuove elezioni e la minaccia dello sbarco militare non sembra avergli fatto cambiare idea. Intanto, hanno riferito le stesse fonti alla MISNA, numerosi civili fuggono con mezzi di fortuna l’isola di Anjouan: alcuni si dicono oppositori a Bacar e vittime della sua repressione, altri temono gli scontri che potrebbero accompagnare lo sbarco delle truppe. (CC, Misna,
10/03/2008)
Anjouan: soldati dell'unione africana contro il presidente (CO, Misna, 28/02/2008)
"Entro qualche giorno i nostri soldati cominceranno ad arrivare a Moroni…vogliamo limitare al massimo i danni, gli effetti collaterali e le sofferenze della popolazione": Francisco Madeira, inviato speciale dell'Unione Africana(UA) per le Comore, ha annunciato il nuovo sviluppo del braccio di ferro con Mohamed Bacar, presidente dell'isola autonoma di Anjouan, che ha respinto ancora una volta la richiesta dell'UA di lasciare il potere e di organizzare nuove elezioni. Nel comunicato del governo federale con sede a Moroni - capitale dell'isola di Grande Comore nota anche come Ngazidja o Ngasidja - si fa riferimento all'ultimo incontro tra una delegazione internazionale e Bacar, rieletto a giugno scorso con un voto non riconosciuto dall'UA né dallo stato federale delle Comore, ricostituito nel 2002 dopo la secessione sia di Anjouan sia di Moheli nel 1997. Sono nel frattempo interrotti da qualche settimana i collegamenti telefonici e telematici con Anjouan.(CO, Misna, 28/02/2008)
Unione Africana rinnova sanzioni contro l'isola di Anjouan (Peacereporter, 19/02/2008)
L'Unione Africana ha deciso di rinnovare per altri due mesi le sanzioni contro l'isola comoriana di Anjouan, il cui presidente Mohamed Bacar è stato rieletto nel giugno 2007 in un'elezione non riconosciuta dal governo federale dell'arcipelago. Le sanzioni comprendono un blocco navale e il congelamento dei beni delle personalità politiche coinvolte nella crisi. La scorsa settimana, il governo federale aveva annunciato un'azione militare per riconquistare l'isola dissidente, già teatro di un tentativo di secessione. L'arcipelago, indipendente dal 1975, ha vissuto 19 golpe e falliti golpe nella sua breve storia. (Peacereporter,
19/02/2008)
Elicotteri d'assalto ucraini per l'imminente attacco a Anjouan (Peacereporter, 16/02/2008)
Il governo comoriano ha fatto arrivare oggi nell'arcipelago africano due elicotteri d'assalto ucraini, in previsione dell'imminente attacco all'isola dissidente di Anjouan, dove il presidente Mohamed Bacar rifiuta di cedere il potere nonostante le intimazioni del governo federale. Finora, le missioni diplomatiche dell'Unione Africana non sono riuscite a sbloccare una situazione che dura dallo scorso giugno, quando Bacar organizzò delle elezioni in cui vide riconfermata la propria leadership, ma che non furono riconosciute dal governo federale. Le autorità comoriane hanno più volte dichiarato che la rimozione forzata di Bacar è l'unica opzione rimasta.(Peacereporter, 16/02/2008)