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CIAD - 2008

Attaccati 2 presidi nell'est, Msf ritira personale (Agi, 03/10/2008)

L'Onu delibera il dispiegamento di 6mila caschi blu (Peacereporter, 18/09/08)

Ciad-Sudan - I due paesi ristabiliranno relazioni diplomatiche (Alice/Apcom, 16/09/2008)

Petrolio: accordi sospesi, critiche dalla societa' civile (Misna, 10/09/2008)

Est: missioni Onu e Ee accusate di "non proteggere i civili" (Misna, 09/09/2008)

Alluvioni nel sud, migliaia i senza tetto e raccolti distrutti (Misna, 25/08/2008)

Scontro a fuoco tra soldati austriaci Eufor ed esercito (SwissInfo, 20/08/2008)

Ex presidente Habre condannato a morte in contumacia (Euronews, 15/08/08)

Esplosione in un mercato a ndjamena, vittime (Misna, 04/08/2008)

Attacco a leader musulmano. Forze di sicurezza uccidono 63 seguaci (Ansa, 02/07/2008)

La Francia abbandona il Ciad nelle mani dei "sudanesi" (L'opinione, 24/06/2008)

Esercito, vittoria decisiva sui ribelli. Uccisi 160 dissidenti (Asca-Afp, 18/06/2008)

Ndjamena accusa Sudan di aver attaccato frontiera comune di Ade (Asca-Afp, 17/06/08)

Ansia a N'Djamena per la ripresa dell'offensiva dei ribelli (Fides, 16/06/2008)

Deby accusa, l'Eufor sostiene i ribelli (Agi/Afp, 16/06/2008)

Le forze dell'Eufor confermano incidenti a Goz Beida (Unione sarda, 15/06/2008)

Ripresi scontri nell’est, secondo i ribelli (Misna, 12/06/08)

Ciad: comunita' internazionale risolva la crisi in Darfur (Apcom, 15/05/2008)

Rammarico per rottura Sudan (Ansa, 11/05/2008)

Ribelli rifiutano coinvolgimento dell’opposizione nel governo (Peacereporter, 28/04/2008)

Unchr in soccorso di profughi Darfur dopo incendio campo (Peacereporter, 17/04/2008)

Hrw, demolite 10mila case. Autorita': costruite abusivamente (Ansa, 03/04/2008)

Arca di Zoe: che cosa ne dice la stampa africana (CC, Misna, 03/04/2008)

Governo: assediata città di confine da ribelli sudanesi (Reuters/Yahoo, 01/04/2008)

Graziati dal presidente Deby i 6 cooperanti francesi (Adnkronos, 31/03/2008)

Ribelli, trattative o attaccheremo zona petrolifera (la Repubblica, 16/03/2008)

Ribelli continuano a lottare nonostante l'accordo di non aggressione (Peacereporter, 14/03/2008)

I presidenti Deby e Bashir firmano accordo (Mwinda, 14/03/2008)

Capo ribelli smentisce governo: nessuna nuova offensiva (Apcom, 13/03/2008)

Governo, ribelli armati dal Sudan sono entrati nel paese (Agi/Afp/Efe, 13/03/2008)

Oggi a Dakar nuovo accordo, dubbi di al Bashir (Apcom, 12/03/2008)

La ribellione ‘unificata' si divide, un oppositore critica Parigi (CC, Misna, 12/03/2008)

Pace possibile con il Sudan? (Sergio Porcu, W.A., Equilibri, 10/03/2008)

Vertice CEEAC dedicato al Ciad (LM, Fides, 10/03/2008)

Presto a casa i 103 bambini dello scandalo Arche de Zoé (Peacereporter, 07/03/2008)

Prolungato stato emergenza fino al 15 marzo (Ansa, 29/02/2008)

Ribelli annunciano nuova coalizione di tre movimenti (AdL, Misna, 28/02/2008)

L'oppositore Ngarlejy Yorongar torna in libertà (Peacereporter, 27/02/08)

Deby, attacco ribelli ha causato 400 morti o dispersi (Swissinfo, 27/02/08)

Profughi tornano dal camerun a migliaia (CC, Misna, 26/02/08)

Un immenso fossato circondera' N'Djamena (SwissInfo, 25/02/2008)

Ritrovato altro oppositore scomparso, ribelli si organizzano (CC, Misna, 22/02/2008)

Ministro degli esteri: stiamo negoziando con i ribelli (Apcom, 21/02/2008)

Ministri UE a Deby: libera oppositori e avvia dialogo (la Repubblica, 18/02/2008)

Ribelli cercano leadership unitaria prima di riattaccare N'Djamena (Peacereporter, 16/02/2008)

N'Djamena: tra timida ripresa e nuove minacce ribelli (CC, Misna, www.misna.org 16/02/2008)

Francia trasporta munizioni dalla Libia per Deby (la Repubblica, 14/02/08)

Caccia ai 'ribelli' a N'djamena (Mwinda, 14/02/08)

Rriprende dispiegamento Ue per proteggere i profughi del Darfur (Ansa, 12/02/2008)

Commissione UE, liberare immediatamente membri opposizione (Adnkronos/Aki, 11/02/2008)

Premier chiede l'allontanamento dei profughi del Darfur (Ap-Apcom, 11/02/2008)

Comandante truppe francesi: prima missione UE a fine mese (Apcom, 11/02/2008)

Ciad e Sudan, venti di guerra (Matteo Fagotto, Peacereporter, 11/02/2008)

I ribelli controllano il centro del Paese e promettono battaglia (Peacereporter, 10/02/2008)

Francia: autorita' negano coinvolgimento in combattimenti (Apcom, 08/02/2008)

N’djamena: ritorno ‘temporaneo’ di profughi dal Camerun (CC, Misna, 08/02/2008)

L’evolversi della situazione (Apcom, 07/02/2008)

Arca di Zoe: grazia in vista per i francesi condannati (Euronews, 07/02/2008)

Presidente Deby: ripreso il controllo del paese (la Repubblica, 06/02/2008)

Dai ribelli monito alla Francia: non intervenga nel conflitto (Adnkronos, 06/02/2008)

Voci: accuse e difese (Associated Press Italia, 06/02/2008)

Ribelli dicono 'si'' a tregua, ma governo contrario. Francia pronta a intervenire (Alice/Apcom, 05/02/2008)

L’evoluzione della situazione (Peacereporter, 04/02/2008)

Un’analisi: ai ribelli non riesce la conquista della capitale circondata (M.Fagotto, Peacereporter, 04/02/2008)

I ribelli lasciano la capitale. Migliaia di civili in fuga (Adnkronos, 04/02/2008)

Uno sguardo agli ultimi avvenimenti (SwissInfo, 03/02/2008)

Analisi (Massimo A. Alberizzi, Corriere della Sera, 03/02/2008)

Evacuati 40 operatori Unhcr e Ong da Guereda (SwissInfo, 01/02/2008)

La Francia invia altri 150 soldati a protezione della capitale (Peacereporter, 01/02/2008)

Ribelli si avvicinano a N’Djamena (Mwinda, 01/02/2008)

Scandalo orfani, 8 anni ai 6 dell'arche de Zoe (Adnkronos/Dpa, 28/01/2008)

Rischio di conflitto aperto con il Sudan (Sergio Porcu, Equilibri, 17/01/2008)

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Attaccati 2 presidi nell'est, Msf ritira personale (Agi, 03/10/2008)

La violenza in Ciad sta mettendo a rischio l'assistenza umanitaria per decine di migliaia di persone. Nella regione orientale del Paese -a Ade' e a Goz Beida- armati hanno preso d'assalto due strutture sanitarie di Medici Senza Frontiere. L'organizzazione umanitaria ha smobilitato i suoi operatori e sospeso a tempo indefinito tutte le attivita' legate ai progetti in quelle aree. Questo significa che 70.000 persone non avranno accesso ai servizi medici di base. Le violenze, che risalgono allo scorso fine settimana, ma di cui si e' avuta notizia soltanto oggi, sono state caratterizzate anche da rapine ai danni di due organizzazioni non governative e dal sequestro di un'automobile delle Nazioni Unite. Si tratta di una situazione in continuo peggioramento da sei mesi a questa parte e che costringe Msf a valutare se tornare nel Ciad orientale. "Il fatto di essere continuamente attaccati minaccia la capacita' di MSF, e di altre agenzie umanitarie, di assistere la popolazione nel Ciad orientale", ha detto Karline Kleijer, capo missione di Msf in Ciad, "Con seria preoccupazione e rammarico siamo stati costretti a lasciare le due localita' e a lasciare 70.000 persone senza un'adeguata assistenza medica. Come sempre, sono i malati e i piu' vulnerabili a pagare le conseguenze". Nel Ciad orientale Msf assiste oltre 250 mila persone, tra sfollati interni, rifugiati del Darfur e popolazione locale, e garantisce assistenza sanitaria di primo e secondo livello, acqua potabile, cibo e beni di prima necessita'. Se in questi ultimi episodi di violenza non vi sono state vittime, nei precedenti attacchi alla strutture delle organizzazioni umanitarie vi sono state morti e feriti tra gli operatori umanitari. Attualmente Msf e' nel Paese con 85 operatori espatriati e 1.200 locali con presidi a Adre, Guereda, Abeche, Ade, Kerfi, Goz Beida, e Iriba. (Agi,  03/10/2008)

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L'Onu delibera il dispiegamento di 6mila caschi blu (Peacereporter, 18/09/08)

Il segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon, ha invitato il Consiglio di Sicurezza a valutare il dispiegamento di 6mila caschi blu nel Ciad e nella Repubblica Centraficana per dare il cambio al contingente Eufor, militari dell'Unione Europea. La nuova forza, che prenderà il nome Minurcat potrebbe iniziare ad operare il 15 marzo 2009. Ban Ki-Moon ha constatato che, nonostante gli sforzi delle autorità per migliorare la situazione, il livello di insicurezza e l'instabilità del Ciad e nel Rca restano alti. In un rapporto pubblicato a Bruxelles, l'Ong Oxfam International ha denunciato il dramma dei 500.000 profughi sudanesi sfollati e accampati nell'est del Ciad, e ha riferito che "3300 militari europei non sono in grado di proteggere i civili". Secondo il dirigente del Palazzo di Vetro, con l’arrivo di 3000 militari e poliziotti etiopici ed eritrei all’inizio del 2009 Unamid potrà contare su circa la metà dei suoi effettivi potenziali. (Peacereporter, 18/09/08)

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Ciad-Sudan - I due paesi ristabiliranno relazioni diplomatiche (Alice/Apcom, 16/09/2008)

Il Ciad e il Sudan si sono impegnati a ristabilire le loro relazioni diplomatiche, rotte in maggio, in un vertice che si terrà nel prossimo mese di ottobre a N'Dijamena. L'accordo è stato raggiunto all'Asmara dai responsabili del gruppo di contatto (oltre a delegati dei due paesi il gruppo è composto da diplomatici di Libia, Congo, Gabon, Senegal e Eritrea). Da almeno cinque anni i due paesi confinanti hanno relazioni difficili e tumultuose, turbate dalla reciproca accusa di finanziare i gruppi ribelli in lotta contro i governi al potere. L'interruzione delle relazioni diplomatiche risale al maggio scorso quando il Sudan accuso il Ciad di aver favorito un attacco dei ribelli del Darfur nei pressi della capitale Khartoum. Il Ciad, d'altro canto, aveva replicato accusando il Sudan di aver sostenuto almeno 28 attacchi dei ribelli contro le forze di N'Djamena tra il 13 aprile 2006 e il febbraio 2008. In un comunicato, il gruppo di contatto oltre ad annunciare il ristabilimento delle relazioni bilaterali tra Sudan e Ciad ha reso nota la decisione di inviare al confine tra i due paesi una gruppo di esperti e osservatori con l'incarico di controllare la situazione il gruppo di osservatori sarà protetto da una forza di pace di duemila uomini, mille soldati del Sudan e mille del Ciad. (Alice/Apcom, 16/09/2008)

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Petrolio: accordi sospesi, critiche dalla societa' civile (Misna, 10/09/2008)

"Il presidente Deby utilizza i fondi per finanziare la guerra ma la Banca mondiale (Bm), andandosene, non si assume le sue responsabilità": lo ha detto Delphine Djiraïbé, coordinatrice del comitato di monitoraggio per la pace e la riconciliazione in Ciad, contattata telefonicamente dalla MISNA poche ore dopo l'annuncio, da parte dell'istituto finanziario di Washington, di ritirarsi da un progetto di finanziamento delle infrastrutture e di sfruttamento delle risorse petrolifere a Doba, nel sud del paese. "Il male è stato già fatto. Le popolazioni del sud vivono peggio di prima e l'oleodotto in questione è già in funzione", ha osservato la rappresentante della società civile, sottolineando che "la Banca mondiale avrebbe dovuto prevenire questi problemi anni fa invece di voltare le spalle, ora, alla popolazione". Chiamando in causa le "gravi responsabilità dell'organizzazione finanziaria, che la società civile aveva avvertito dei grandi rischi contenuti nel progetto", l'avvocato Djiraibé chiede che la Bm "trovi ora delle soluzioni adeguate". Intanto, da N'Djamena, il governo ha annunciato che una delegazione si recherà presto a Washington per discutere la decisione della Banca Mondiale. "Il Ciad non vuole rompere le sue relazioni con la Banca mondiale - ha detto Ousmane Matar Breme, ministro dell'Economia – ci sono delle incomprensioni riguardo la riforma della legge nazionale sui proventi petroliferi ma faremo di tutto perché siano chiarite". In passato, l'istituto di Bretton Woods aveva già congelato il finanziamento dei progetti per le infrastrutture petrolifere nel paese accusando il governo di N'Djamena di distrarre i proventi del greggio, destinati – in base agli accordi stipulati con la Bm nel 2005 – ai settori dello sviluppo, per finanziare la lotta contro i ribelli nell'est del paese.[AdL] (Misna,  10/09/2008)

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Est: missioni Onu e Ee accusate di "non proteggere i civili"(Misna, 09/09/2008)

L'Unione Europea e le Nazioni Unite non sono riuscite a proteggere la popolazione civile dalle violenze in corso nell'est del Ciad: è la denuncia avanzata oggi dall'organizzazione umanitaria internazionale Oxfam International contro le missioni inviate da Bruxelles e dal Palazzo di Vetro, ormai quasi un anno fa, nel paese teatro da alcuni anni di uno scontro politico-militare tra il governo del presidente Idriss Deby e una serie di movimenti che cercano di deporlo con le armi. Nel rapporto diffuso oggi, Oxfam - che opera attivamente nell'est del Ciad da anni gestendo vari progetti e occupandosi da tempo dei quasi 500.000 tra profughi sudanesi del Darfur e sfollati interni che vivono nei campi al confine col Sudan – accusa la missione europea (nota con l'acronimo Eufor, forza europea) " di essere incapace di proteggere effettivamente i civili nell'est del paese e dovrebbe essere rapidamente modificata". "Quasi mezzo milione di persone vulnerabili che sono state costrette a lasciare le proprie abitazioni e terre per il conflitto in Darfur o in Ciad non vengono adeguatamente protette e sono esposte ad attacchi quotidiani, a furti, a violenze sessuali e a reclutamenti forzati" scrive Oxfam nel suo rapporto, in cui, comunque, effettua una differenziazione tra la missione europea (che attraverso un minimo di pattugliamento aiuterebbe a diffondere tra gli sfollati almeno la sensazione di un po' di sicurezza) e quella dell'Onu, Minurcat, quasi completamente non operativa sul terreno. "Visti i pericoli che corrono i civili nell'est del Ciad, e il loro diritto a essere protetti, siamo di fronte a una situazione vergognosa. Sia le Nazioni Unite che il governo ciadiano hanno la responsabilità per i ritardi nel garantire la protezione dei campi profughi" conclude la nota di Oxfam. L'allarme viene lanciato alla vigilia della fine delle stagione delle piogge che, come di consueto, segna una pausa nella conflittualità ciadiana. Il prossimo avvio della stagione secca dovrebbe segnare una ripresa delle operazioni da parte dei ribelli e di tutte le forze armate attive nella pericolosa zona di triplice frontiera tra Ciad, Sudan e Repubblicacentrafricana. [MZ] (Misna,  09/09/2008)

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Alluvioni nel sud, migliaia i senza tetto e raccolti distrutti (Misna, 25/08/2008)

Almeno tre morti, 10.000 sfollati e 30.000 persone colpite: è il bilancio di alluvioni in corso in questi giorni nel sud del Ciad, riferito da agenzie umanitarie internazionali. Piogge torrenziali si stanno abbattendo sulla regione di Sarh dalla fine del mese di luglio, sulla scia delle intense precipitazioni che colpiscono da settimane diversi paesi dell’Africa occidentale. “La nostra principale preoccupazione è prevenire potenziali epidemie e infezioni” riferiscono gli agenti umanitari dell’Onu in un comunicato,, precisando che le operazioni di assistenza sono cominciate per portare complementi nutrizionali, materiali di purificazione dell’acqua e altri beni di prima necessità. Quasi 6000 ettari di terreni coltivabili sono andati distrutti dalle inondazioni, causando serie preoccupazioni per la sicurezza alimentare, in una zona dove l’agricoltura di sussistenza è primordiale. Il Ciad è già affetto da una crisi umanitaria, principalmente nell’est, che ospita più di 255.000 rifugiati sudanesi e oltre 185.000 sfollati interni; il sud accoglie circa 55.000 rifugiati centrafricani. [CC] (Misna,  25/08/2008)

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Scontro a fuoco tra soldati austriaci Eufor ed esercito (SwissInfo, 20/08/2008)

Alcuni soldati austriaci dell'Eufor sono rimasti coinvolti nella notte tra lunedì e martedì in uno scontro a fuoco probabilmente con l'esercito del Ciad. Secondo il ministero austriaco della Difesa, l'incidente è avvenuto ad Abeché, nell'est del Paese, dove alcuni soldati austriaci della Forza europea dispiegata in Ciad e nella Repubblica centrafricana (Eufor Ciad-Rca) sono impegnati in una missione a sostegno degli sfollati dal Darfur. Gli austriaci hanno risposto a dei colpi sparati contro di loro. Poco prima avevano incontrato dei civili, che avevano dichiarato di essere stati attaccati da banditi armati. Non ci sono feriti, secondo la fonte. Secondo una fonte vicina al governo di N'Djamena, "anche l'Eufor avrebbe sparato su dei soldati dell'esercito del Ciad". Sull'incidente l'Eufor ha aperto un'inchiesta, secondo il ministero austriaco. (SwissInfo, 20/08/2008)

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Ex presidente Habre condannato a morte in contumacia (Euronews, 15/08/08)

L’ex presidente del Ciad, Hissene Habre, è stato condannato a morte in contumacia da un tribunale di N’Djamena, insieme ad altri undici leader di una ribellione armata nell’est del paese. Dietro mandato dell’Unione africana, Habre sta per essere processato per crimini internazionali anche in Senegal, dove vive in esilio fin dal 1990, quando venne destituito dall’attuale presidente del Ciad, Idris Deby. Durante gli anni della sua presidenza, dal ’82 al 90, si macchiò di sistematiche violazioni dei diritti umani, comprese torture sui detenuti e campagne di epurazione etnica (Euronews,  15/08/08)

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Esplosione in un mercato a ndjamena, vittime (Misna,  04/08/2008)

Sarebbe di sette morti e almeno 15 feriti, alcuni dei quali in gravi condizioni, il bilancio dell'esplosione di un ordigno avvenuta oggi in un affollato mercato di Ndjamena. Secondo la polizia, a causare la deflagrazione sarebbe stata una munizione inesplosa, forse un proiettile di obice, rimasto nel mercato dopo un'offensiva armata condotta in febbraio contro la capitale del Ciad da alcuni gruppi ribelli. [BF] (Misna, 04/08/2008)

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Attacco a leader musulmano. Forze di sicurezza uccidono 63 seguaci (Ansa, 02/07/2008)

Le forze di sicurezza del Ciad hanno ucciso 63 allievi di un leader spirituale musulmano che ha minacciato una guerra santa. Lo ha reso noto il ministro della Sicurezza, Bashir. Il governo aveva detto ieri che 12 estremisti e due membri delle forze di sicurezza erano stati uccisi domenica a Kouno, 300 km a sudest di N'Djamena. Fornendo oggi un bilancio aggiornato Bashir ha detto che 63 seguaci di Ahmat Ismael Bishara e 4 membri delle forze di sicurezza sono morti nell'operazione. (Ansa, 02/07/2008)

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La Francia abbandona il Ciad nelle mani dei "sudanesi" (L'opinione, 24/06/2008)

Fa caldo in Ciad, e non solo per il clima (39 gradi con umidità). Fa più caldo ancora sul fronte militare. Le truppe ribelli continuano a sconfinare dal Sudan e a occupare le principali città del paese. Nella scorsa settimana si sono impadroniti di Am-Zoer, città strategica perché a soli 70 km da Abéché, sede delle Ong Onu, dove si trovano anche gli elicotteri militari del presidente Idriss Deby Itno.Ciad e Niger sono parte di una zona ricca di uranio: qui è attiva la Areva (colosso francese del settore energetico-nucleare), mentre Texaco, Exxon e Petronas (Indonesia) sviluppano con successo l'estrazione dei giacimenti di petrolio, anche se sono entrate in crisi con Deby, il quale in alternativa potrebbe puntare sui cinesi. Di recente è stata avviata la missione Eufor, in difesa dei profughi dal Darfur. Tuttavia il ministro degli Esteri francese Bernard Kouchner ha dichiarato che la Francia "non interverrà più nel conflitto in Ciad". Parole eclatanti, che fanno supporre che Parigi ritenga probabile un successo dei ribelli, e di conseguenza preferisca mantenere una posizione di equidistanza.
Di fronte a questo quadro incupito il presidente del Ciad si è scagliato contro il Sudan, accusato da sempre di essere mandante dei ribelli. Parole dure anche per la missione Eufor che "chiude gli occhi davanti a un complotto internazionale". Deby arriva a ipotizzare una copertura europea ai propri nemici e chiede alla comunità internazionale a chi sia utile la presenza dei soldati di Bruxelles. La risposta, al di là di petrolio e uranio, consiste nella geopolitica. Il Ciad è una delle quattro porte dell'Africa, con Suez, il Corno d'Africa e Gibilterra. Di qui passano le vie di comunicazione tra Mediterraneo, Mar Rosso e i paesi che si affacciano sull'Atlantico e sul Golfo di Guinea. Se si guarda la cartina geografica si noterà che le guerre civili coinvolgono tutti i paesi compresi tra il parallelo 10 e 20 a nord dell'equatore: Sudan, Ciad, Niger e Mali (dove operano i ribelli tuareg), e Mauritania.
Il Ciad è stato invaso dalla Libia di Gheddafi nel 1975 e nel 1983, tentativo respinto da un'azione congiunta di USA e Francia. I margini per il presidente Deby sono ristretti: una guerra col Sudan sarebbe catastrofica. Non rimane che combattere sul fronte interno. Per questo motivo appare importante la "vittoria" riportata ad Am Zoer, occupata dai ribelli. Il capo di Stato maggiore Touka Ramadan Koré ha annunciato alla stampa l'uccisione di 162 "mercenari sudanesi". "Non ci saranno più occupazioni temporanee di città", ha aggiunto con ottimismo, mostrando una quarantina di pick up catturati e una ventina di prigionieri. Blogs for Darfour riferisce il caso di Suleiman, rappresentante dei rifugiati del Darfur in Italia. Rientrato in un campo rifugiati del Ciad, dove aveva lasciato la famiglia, è stato arrestato. L'accusa, complotto contro il Ciad. In realtà, nel campo dove è stato arrestato Suleiman, vi sono uomini dei servizi di sicurezza ciadiani. Ma costoro sono pagati anche –e di più- dal Sudan, allo scopo di fare attività in proprio favore. Così l'arresto in realtà è avvenuto su spinta sudanese. Il governo del Ciad non arriva più in quelle zone. - Paolo Della Sala (L'opinione, 24/06/2008)

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Esercito, vittoria decisiva sui ribelli. Uccisi 160 dissidenti (Asca-Afp, 18/06/2008)

L'esercito ciadiano ha conseguito ''una vittoria decisiva'' sui ribelli che stanno avanzando nell'est del Paese in direzione di Ndjamena, loro obiettivo principale. Lo ha dichiarato il generale delle forze armate, Touka Ramadan Kore, in riferimento alla caduta di Am Zoer nelle mani dei ribelli e ai successivi scontri con le truppe governative. La vittoria decisiva ad Am Zoer, caduta ieri nelle mani dei ribelli, sarebbe costata la vita, secondo il generale, a 160 dissidenti e a tre soldati. ''Tutti i ribelli sono fuggiti o sono morti'', ha riferito il portavoce in merito all'esito dell'intervento militare. Nel frattempo Ndjamena e' tornata ieri ad accusare il Sudan di sostenere i ribelli ciadiani e di aver perpetrato attacchi alla guarnigione di frontiera di Ade, accusa che Khartoum ha tuttavia negato. (Piu'Europa). (Asca-Afp, 18/06/2008)

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Ndjamena accusa Sudan di aver attaccato frontiera comune di Ade (Asca-Afp, 17/06/08)

Il governo ciadiano ha accusato i soldati del vicino Sudan di essere entrati dal confine comune perpetrando attacchi alla guarnigione di frontiera di Ade. ''Dopo aver dispiegato plotoni di mercenari in Ciad e non aver assicurato il mantenimento della sicurezza nelle aree strategiche, l'esercito sudanese ha preso in mano la situazione e ha attaccato Ade con l'aiuto di elicotteri'', si legge in un comunicato rilasciato dal governo. Nel frattempo i ribelli del Ciad continuano la loro avanzata verso la capitale Ndjamena, l'obiettivo principale, ed hanno comunicato di aver occupato Am Zoer, la quarta citta' del Ciad orientale ad essere caduta nelle mani dei ribelli, e di aver catturato un alto ufficiale. (Piu'Europa). (Asca-Afp, 17/06/08)

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Ansia a N'Djamena per la ripresa dell'offensiva dei ribelli (Fides, 16/06/2008)

"E' la mancanza di informazioni precise e aggiornate a creare ansia e preoccupazione nella popolazione della città. Per il resto la situazione è relativamente tranquilla e non vi sono segnali esteriori di forti tensioni" dice all'Agenzia Fides una fonte della Chiesa locale da N'Djamena, capitale del Ciad, dopo la ripresa di un'offensiva di ribelli nel nord del Paese. "Nella memoria degli abitanti di N'Djamena è ancora vivo il ricordo dell'attacco ribelle del febbraio scorso con i combattimenti che si sono estesi a diversi quartieri della città" ricorda la fonte di Fides. "E' quindi comprensibile l'ansia che si è diffusa tra la popolazione quando si è avuta notizia di una ripresa delle ostilità dei ribelli. Nonostante la frammentarietà delle informazioni finora raccolte, penso che la presenza della Forza di Pace europea (EUROFOR) sia una garanzia che il caos non prevarrà" conclude la nostra fonte.
L'offensiva ribelle è scattata sabato 14 giugno, quando una colonna dell'Alleanza Nazionale (una formazione sotto la quale si sono uniti diversi gruppi di ribelli) ha attaccato ed occupato per qualche ora la località di Goz Beida (nell'est del Paese a 75 chilometri dalla frontiera con il Sudan), per poi conquistare la cittadina di Am-Dam, a 110 chilometri a nord-ovest dalla precedente. "Il nostro obbiettivo è N'Djamena" hanno annunciato i ribelli, precisando che le città conquistate sono solo delle tappe verso la conquista della capitale, che dista circa 700 chilometri. L'Alleanza Nazionale ha annunciato che lo scopo dell'offensiva è politico: "Vogliamo una conferenza nazionale con la partecipazione di tutti i partiti. Tutti dovranno avere la possibilità di parteciparvi, altrimenti nessuno potrà governare il Paese" ha affermato il generale Mahamat Nouri, leader dell'Alleanza Nazionale. Nell'attacco ribelle di N’Djamena del 3-4 febbraio 2008 sono morte 160 persone e un migliaio sono rimaste ferite (vedi Fides 7/2/2008), mentre migliaia di abitanti della capitale ciadiana erano fuggiti nel confinante Camerun (vedi Fides 6/2/2008).
In Ciad l'Unione Europea ha dispiegato una forza di pace incaricata di proteggere i campi profughi e di rifugiati provenienti dal Darfur sudanese e dalle zone del Ciad rese insicure dalla guerriglia e dal banditismo. I ribelli dell'Alleanza Nazionale hanno dichiarato di apprezzare l'azione umanitaria dell'EUROFOR ma hanno ammonito la Francia a non immischiarsi nel conflitto, come è avvenuto nel febbraio scorso. In quell'occasione le truppe francesi, da decenni presenti nel Paese, avevano fornito un aiuto logistico e sanitario oltre ad un supporto di intelligence, all'esercito del Presidente Déby. La Francia, che deve anche affrontare la delicata crisi tra Eritrea e Gibuti (vedi Fides 12/6/2008 ), sembra voler gettare acqua sul fuoco. Il Ministro degli Esteri francese, Bernard Kouchner, in visita in Costa d'Avorio, ha infatti dichiarato che Parigi "non è intervenuta e non interverrà più in Ciad", ed ha sottolineato che l'EUROFOR è comandata da un generale irlandese ed è composta da militari di 17 nazioni. Una presa di posizione che sembra segnare una rottura con il passato, affidando all'Unione Europea la responsabile di intervenire nelle crisi in aree che facevano parte tradizionalmente del "dominio riservato" della Francia. (L.M.) (Fides, 16/06/2008)

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Deby accusa, l'Eufor sostiene i ribelli (Agi/Afp, 16/06/2008)

Il presidente Idriss Deby Itno ha accusato la forza di pace dell'Ue, Eufor, di collaborare di fatto con i ribelli "chiudendo gli occhi" sul loro coinvolgimento negli scontri con le truppe governative nelle zone orientali del Paese. Deby ha denunciato l'esistenza di un "complotto internazionale" per far precipitare il Paese nella guerra civile. "Abbiamo accolto con gioia l'Eufor - ha dichiarato Deby alla televisione pubblica - ma siamo stati colti di sorpresa dal vedere durante il primo scontro che questa forza coopera con gli invasori" L'ambasciata Usa ha evacuato il personale non necessario spostandolo in Camerun dopo che i maggiori gruppi ribelli attivi in hanno comunicato di avere ufficialmente "preso il controllo" di un'altra citta' dell'est del Paese, "sottratta" alle forze di sicurezza nazionali del presidente Idriss Deby e di puntare nuovamente verso la capitale, N'Djamena. "La citta' di Biltine e' caduta", ha riferito un portavoce dei ribelli dell'Alleanza nazionale, Ali Gadaye, sottolineando che il vero obiettivo e' raggiungere N'Djamena, distante 700 chilometri, per rovesciare il governo "corrotto e dittatoriale" del presidente Deby, al potere dal 1990. Biltine e' la terza citta' dell'est del Paese dell'Africa centrale attaccata negli ultimi giorni dai ribelli, e dista appena 90 chilometri da Abeche, la cittadina al confine con la regione sudanese del Darfur diventata quartier generale di agenzie umanitarie internazionali e organizzazioni non governative. Ad Abeche si trovano anche i contingenti della Francia, ex potenza coloniale in Ciad, e dell'Eufor, la forza di pace dell'Unione europea dispiegata per garantire la sicurezza dei profughi provenienti dal Darfur e dei villaggi alla frontiera resi insicuri dalla guerriglia e dal banditismo. L'offensiva ribelle e' scattata sabato, quando una colonna dell'Alleanza nazionale -una formazione che riunisce diversi gruppi- ha attaccato e occupato per alcune ore la cittadina di Goz Beida, circa 200 chilometri a sud di Abeche, e il giorno successivo quella di Am-Dam. L'ultimo assalto dei ribelli a N'Djamena risale a febbraio, quando l'Alleanza fu sconfitta dall'esercito nazionale, anche per via dell'aiuto logistico fornito dalla Francia, che questa volta pero' sembra non volersi intromettere nell'ennesima crisi politica del Paese. (Agi/Afp,  16/06/2008)

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Le forze dell'Eufor confermano incidenti a Goz Beida (Unione sarda, 15/06/2008)

Il quartier generale della Forza europea in Ciad e in Centrafrica - situato nei pressi di Parigi - ha confermato nella notte che soldati europei hanno aperto il fuoco nel corso di incidenti avvenuti non lontano da Goz Beida, nell'est del Ciad. "Truppe irlandesi dell'Eufor, dispiegate a protezione del campo profughi di Djabal, 4 km circa a nordovest di Goz Beida, hanno aperto il fuoco" ieri - ha detto l'Eufor in un comunicato diffuso a Parigi. I soldati europei si erano venuti a trovare nel mezzo di "un conflitto a fuoco tra un gruppo armato non identificato e l'Esercito nazionale del Ciad", ha aggiunto Eufor. I ribelli ciadiani, che affermano di volersi dirigere sulla capitale N'Djamena, hanno brevemente occupato ieri la città di Goz Beida, situata a 75 km dalla frontiera sudanese. L'esercito ha poi assicurato di aver respinto i ribelli. (Unione sarda,  15/06/2008)

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Ripresi scontri nell’est, secondo i ribelli (Misna, 12/06/08)

Sono ripresi i combattimenti nell’est del paese, dove forze ribelli sostengono di aver subito da ieri bombardamenti dell’aviazione governativa dopo essere “penetrate in profondità sul territorio nazionale”. “Stamani abbiamo abbattuto un elicottero” si legge in un comunicato dell’Unione democratica per il cambiamento (Udc), che fa parte della più vasta ‘Alleanza nazionale’ (An), una coalizione di formazioni armate attive da anni per tentare di rovesciare il presidente Idriss Deby. Secondo la stampa locale, l’Udc sostiene di controllare la regione del Dar Sila e annuncia un’imminente marcia sulla capitale, N’Djamena. La notizia non è stata finora confermata da fonti governative. Tranne qualche episodio sporadico, la tensione in Ciad era calata negli ultimi mesi dopo la sconfitta delle forze ribelli che a febbraio scorso entrarono a N’Djamena, protetta dai governativi appoggiati dall’esercito francese. Dopo la ritirata erano nati dissensi e divisioni all’interno della stessa ribellione, scomparsa per mesi. Da poche settimane è anche ripreso il dialogo con l’opposizione non armata per discutere della futura transizione democratica. [CC] (Misna, 13/06/08)

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Ciad: comunita' internazionale risolva la crisi in Darfur (Apcom, 15/05/2008)

Il ministro degli Esteri del Ciad Moussa Faki ritiene che "sia ormai giunto il momento che la comunità internazionale si faccia ascoltare dal Sudan" per risolvere la crisi in Darfur, perchè gli effetti del conflitto in vigore dal 2003 hanno ormai varcato i confini sudanesi. Il diplomatico torna quindi a smentire ogni legame con i ribelli darfuriani che lo scorso fine settimana hanno attaccato Khartoum, respingendo le accuse mosse dal governo sudanese. "Bisogna dispiegare la forza ibrida (Onu/Unione africana) - ha dichiarato il ministro in un'intervista alla France presse - si ha l'impressione che le cose non vadano avanti, mentre gli effetti della crisi hanno ormai superato le frontiere del teatro in cui è scoppiata". La forza di pace Unamid ha assunto il comando dell'operazione in Darfur all'inizio di gennaio, ma dei 26.000 caschi blu previsti dalla risoluzione Onu, al momento ne sono presenti circa 9.500. "Bisogna risolvere la questione del Darfur - ha aggiunto - l'epicentro è il Darfur, le conseguenze sono onde che si sono diffuse nelle vicinanze". Il capo della diplomazia smentisce quindi ogni legame con i ribelli darfuriani del Movimento per l'uguaglianza e la giustizia (Jem), che sabato scorso hanno attaccato Khartoum. Il Sudan ha accusato N'Djamena di aver sostenuto il loro attacco e ha rotto ogni rapporto diplomatico. N'Djamena ha risposto ordinando la chiusura delle frontiere e congelando i rapporti economici. "Si vuole addossare la responsabilità dell'attacco sul Ciad, forse ha più presa sull'opinione sudanese - ha ironizzato il ministro - il Ciad ha penato già molto per garantire la sicurezza alle sue frontiere e ha subito molti attacchi provenienti dal Sudan, non si avventura a oltre 3.000 chilometri di distanza per andare ad attaccare Omdurman (città gemella di Khartoum, sulla riva opposta del Nilo, ndr). Il Ciad non ha né i mezzi, né le vetture. È un problema sudanese". Una soluzione diplomatica della crisi tra Sudan e Ciad "non è impossibile", suppone "solo che ci sia buona volontà". "Siamo in buona fede e non abbiamo problemi particolari con il Sudan - ha concluso - ma non vogliamo essere il capro espiatorio". Il Sudan ha anche minacciato di attaccare il Ciad: "Le minacce sono chiare. Sono state lanciate dalla più alta carica dello Stato, il Presidente sudanese (Omar al Bashir). Accusare, minacciare di rappresaglie. Questo non va. Noi abbiamo preso le nostre precauzioni per garantire l'integrità del territorio. Ci difenderemo". (fonte Afp) (Apcom, 15/05/2008)

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Rammarico per rottura Sudan (Ansa, 11/05/2008)

Il governo del Ciad ha detto di prendere atto con rammarico della decisione del Sudan di rompere le relazioni diplomatiche con N'Djamena. E ha definito la decisione 'frettolosa', smentendo con forza 'ogni coinvolgimento nell'attacco di ieri', che ha condannato 'senza riserve, quali che siano gli autori'. Il governo sudanese ha infatti accusato il Ciad di aver sostenuto un attacco sferrato ieri da ribelli del Darfur a nord di Khartoum. (Ansa,  11/05/2008)

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Ribelli rifiutano coinvolgimento dell’opposizione nel governo (Peacereporter, 28/04/2008)

Il principale gruppo ribelle del Ciad ha respinto il progetto del presidente Idriss Deby, che vuole includere nel governo esponenti dell'opposizione, perché lo considera un mezzo per dividere e indebolire i suoi avversari politici senza offrire una reale prospettiva di pace duratura. Deby ha infatti assegnato 4 ministeri del suo nuovo governo ad altrettanti membri dell'opposizione su consiglio dell'Unione europea, presente con una missione militare nella parte orientale del Paese, al confine con il Darfur. I gruppi ribelli dell'est, che secondo il presidente sono sostenuti dal vicino Sudan, considerano però questa mossa un'ulteriore prova della corruzione e del potere dittatoriale di Deby, che guida il Ciad dal 1990. (Peacereporter,  28/04/2008)

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Unchr in soccorso di profughi Darfur dopo incendio campo (Peacereporter, 17/04/2008)

L'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr) si sta occupando dei 2130 rifugiati del Darfur senza casa da venerdì scorso per colpa dell'incendio che ha colpito una parte del campo profughi di Goz Amer, nel Ciad orientale. L'agenzia Onu si farà carico della ricostruzione delle abitazioni distrutte prestando attenzione alla solidità dei materiali utilizzati. Nel frattempo delle tende, una per famiglia, verranno messe a disposizione degli sfollati, ospitati per il momento delle tre scuole del campo. Un'organizzazione partner dell'Unhcr sta inoltre assistendo a livello psicologico almeno 15 rifugiati, a cui l'incendio ha riportato alla mente gli attacchi dei miliziani janjaweed che li hanno costretti a fuggire dal Darfur in Ciad nel 2003 e nel 2004. (Peacereporter,  17/04/2008)

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Hrw, demolite 10mila case. Autorita': costruite abusivamente (Ansa, 03/04/2008)

Il governo del Ciad ha demolito le case di almeno 10.000 abitanti dei sobborghi poveri della capitale N'Djamena.Lo afferma l'organizzazione Human Rights Watch spiegando che le autorita' hanno approfittato dello stato d'emergenza dichiarato tra il 15/2 e il 15/3dopo un fallito colpo di stato.Il governo,che non ha fornito assistenza adeguata alle comunita' colpite,ha motivato il provvedimento asserendo che molte delle case erano costruite abusivamente su suolo pubblico. (Ansa, 03/04/2008)

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Arca di Zoe: che cosa ne dice la stampa africana (CC, Misna, 03/04/2008)

Non piace agli Africani l'epilogo della vicenda dell'Arca di Zoe, l'organizzazione francese accusata di truffa e tentativo di rapimento di minori in Ciad, i cui membri sono appena stati graziati dal presidente ciadiano Idriss Deby Itno e liberati dal carcere francese in cui scontavano la pena di otto anni alla quale erano stati condannati; François Fillon, primo ministro francese, ha escluso che il suo governo possa pagare i circa sei milioni di euro di risarcimenti richiesti alle famiglie dei 103 bambini che lo scorso ottobre l'Arca di Zoe voleva portare in Europa, facendoli passare per orfani del Darfur. "È fuori discussione, i contribuenti francesi non pagheranno per errori che la Francia non ha commesse" ha detto Fillon. "In questa vicenda, il Ciad è il grande perdente" perché " il governo di Deby non ha più modo di far pressione per il pagamento ora che la grazia è stata concessa " secondo Le Pays in Burkina Faso. Il caso "ha rivelato a che punto è tenace la bestia immonda che è la ‘Franciafrica' " scrive il settimanale ‘Le Benin aujourd'hui'. "Dopo tali mercanteggiamenti, che farebbero vergognare anche il più venale dei droghieri, chi oserà ancora dirci che c'è una rottura della politica francese in Africa?" insiste la rivista senegalese ‘Nouvel Horizon', aggiungendo che la vicenda dell'Arca di Zoe "prova, 40 anni dopo le indipendenze, che l'Africa rimane un immenso parco giochi dove una banda di scansafatiche, a nome di una presunta morale umanitaria, può rapire 103 piccoli senza rischiare molto ". Il governo del Sudan ha già indicato che a breve spiccherà mandati di cattura internazionali contro i sei membri dell'Arca di Zoe per " traffico di bambini "; tra i 103, hanno precisato fonti sudanesi, 18 erano originari di villaggi situati in territorio sudanese. Al momento dei fatti Deby era stato molto severo nei confronti dell'organizzazione francese, ma dopo una visita personale del suo omologo Nicolas Sarkozy in Ciad e dopo l'appoggio militare francese all'esercito ciadiano contro i ribelli lo scorso febbraio, le posizioni del capo di stato africano si erano ammorbidite. Nella vicenda non è mai stata chiarita la responsabilità di Parigi che, a quanto pare, era al corrente dell'operazione che gli ‘agenti umanitari' volevano realizzare. (CC, Misna,03/04/2008)

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Governo: assediata città di confine da ribelli sudanesi (Reuters/Yahoo, 01/04/2008)

Il Ciad ha dichiarato oggi che alcuni ribelli, su ordine del governo del Sudan, hanno assediato una città orientale del paese, attraversando il confine in violazione degli accordi di pace siglati il mese scorso. "Oggi, 1 aprile 2008, alle 6:40, in violazione ai diversi accordi stabiliti, in particolare quello firmato a Dakar, i mercenari hanno attraversato il confine su ordine del regime sudanese per attaccare la località di Ade", ha detto in un una nota il ministero della Difesa del Ciad. "Le forze governative hanno respinto il nemico che ora è in ritirata", si legge ancora nel comunicato, in cui non vengono forniti ulteriori dettagli. Il ministero ha fatto sapere che l'attacco dei ribelli ciadiani è considerato dal governo una violazione dei patti di non aggressione firmati in Senegal lo scorso mese dal presidente del Sudan Omar Hassan al-Bashir e dal suo omologo ciadiano Idriss Deby. Negli accordi di Dakar, mediati dal presidente del Senegal Abdoulaye Wade e siglati in presenza del segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon, i capi di stato di Sudan e Ciad si sono impegnati a impedire che i propri territori vengano usati dai ribelli ostili ai rispettivi governi per la destabilizzazione. I ribelli ciadiani hanno respinto i patti di Dakar, dicendo che non fermeranno la loro campagna per rovesciare il governo di Deby. (Reuters/Yahoo,01/04/2008)

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Graziati dal presidente Deby i 6 cooperanti francesi (Adnkronos, 31/03/2008)

Il presidente del Ciad, Idriss Deby, ha concesso la grazia ai sei cooperanti dell'organizzazione non governativa francese 'Arche de Zoe'. I sei erano stati condannati in dicembre a N'Djamena ad otto anni di lavori forzati, condanna convertita in otto anni di reclusione dopo il trasferimento in Francia dei cooperanti, per aver tentato di portare fuori dal paese 103 bambini da dare in adozione. Secondo i sei francesi, i bambini erano orfani del Darfur, ma successivamente era emerso che la maggior parte di loro aveva una famiglia ed era originaria del Ciad. Deby ha concesso la grazia anche ad un intermediario ciadiano. (Adnkronos, 31/03/2008)

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Ribelli, trattative o attaccheremo zona petrolifera (la Repubblica, 16/03/2008)

I ribelli ciadiani giocano la carta degli interessi petroliferi per chiedere a Stati Uniti e Francia di convincere il presidente Idriss Deby a aprire il dialogo con loro. "Possiamo portare la guerra a sud se gli americani e i francesi non faranno pressione su Deby affinche' avvii trattative su tutte le questioni aperte", ha minacciato Timane Erdimi, leader dell'Unione delle forze per il cambiamento(RFC). (la Repubblica, 16/03/2008)

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Ribelli continuano a lottare nonostante l'accordo di non aggressione (Peacereporter, 14/03/2008)

Neanche 24 ore dopo la firma dell'accordo di non aggressione (cfr Senegal - Firmato accordo Ciad-Sudan), siglato ieri sera dal presidente del Ciad Idriss Deby e da quello del Sudan Omar Hassan per mettere fine agli scontri tra i gruppi armati presenti sui rispettivi territori, i ribelli ciadiani hanno dichiarato che continueranno la propria campagna volta a deporre Deby. "Se Deby non vuole il dialogo", ha affermato Ali Gadaye, portavoce dell'Alleanza Nazionale dei ribelli ciadiani, "allora lo cacceremo con la forza". Gadaye ha spiegato che l'accordo firmato a Dakar "non li riguarda".(Peacereporter, 14/03/2008)

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I presidenti Deby e Bashir firmano accordo(Mwinda, 14/03/2008)

I presidenti di Ciad e Sudan, Idriss Déby Itno e Omar al-Beshir, hanno firmato ieri a Dakar, in Senegal, un accordo che dovrebbe porre fine ad anni di ostilità tra i due paesi. L'accordo, mediato e promosso dal presidente senegalese Abdoulaye Wade e firmato ai margini del summit dell'Organizzazione per la conferenza islamica in corso a Dakar, non è però il primo. Una serie di patti simili sono stati sottoscritti dai due presidenti in passato, di volta in volta grazie alla mediazione dei altri leader arabi o africani, a iniziare da Muammar Gheddafi.
Nessuno di questi accordi è stato però mai rispettato. E il rischio che anche quello firmato ieri a Dakar rimanga lettera morta è alto. Perchè, sebbene il testo dica che le parti "si impegnano solennemente a mettere al bando le attività di tutti i gruppi armati e di prevenire l'uso dei nostri rispettivi territori per destabilizzare uno o l'altro dei nostri stati", dalle dichiarazioni che hanno preceduto la firma sembra che nulla sia cambiato. Infatti, mentre Omar al-Beshir solo martedì, durante la conferenza stampa al termine del suo viaggio a Dubai, aveva detto di dubitare che la firma di un altro accordo con il Ciad potesse fare la differenza, la radio ciadiana ha dato ieri la notizia secondo cui "diverse colonne pesantemente armate" di "mercenari" al soldo del Sudan avrebbero attraversato il confine tra il Darfur sudanese e il Ciad orientale. Una notizia smentita sia dal leader dei ribelli ciadiani, Mahamat Nouri, che ha detto che "non c'è nessuna nuova offensiva", sia dal ministero della difesa francese, le cui truppe in Ciad non hanno "per il momento individuato" nessuna colonna ribelle in arrivo dal Sudan.
La tensione, quindi, rimane alta e il conflitto va assumendo sempre più un carattere regionale, come ha avvertito mercoledì anche il generale nigeriano Martin Luther Agwai, comandante della Unamid, la forza di peacekeeping congiunta Onu-Ua. Che alla Reuters ha detto che la missione potrebbe dover rimanere sul terreno "per dieci anni".(Mwinda,  14/03/2008)

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Ciad - Capo ribelli smentisce governo: nessuna nuova offensiva (Apcom, 13/03/2008)

Il leader della principale coalizione dei ribelli del Ciad, Mahamat Nouri, smentisce di aver lanciato una nuova offensiva nella zona orientale del paese, accusando il governo di N'Djamena di cercare "un pretesto" per non siglare un accordo di pace con il Sudan. "Nn c'è alcuna nuova offensiva, non si tratta di niente di particolare", ha dichiarato alla France presse il generale Nouri, raggiunto al telefono satellitare a Libreville. "Siamo in Ciad da tempo", ha aggiunto. Oggi, il governo di N'Djamena ha emesso un comunicato in cui accusa il Sudan "di aver lanciato diverse colonne di ribelli pesantemente armate contro il Ciad", mentre i presidenti del Ciad e del Sudan, rispettivamente Idriss Deby Itno e Omar al Bashir, si trovano a Dakar per siglare un accordo di pace presentato come "definitivo" dai mediatori senegalesi. "Deby cerca un pretesto per non firmare l'accordo", ha detto il generale Nouri. Nouri è stato designato alla fine di febbraio come nuovo leader dell'Alleanza nazionale (An), nuova coalizione dei ribelli che comprende solo una parte dei movimenti che hanno attaccato N'Djamena il 2 e il 3 febbraio scorsi. Un'offensiva respinta dalla forze regolari del Ciad, sostenute dalle truppe francesi presenti nel Paese africano. "Anche se non abbiamo ancora lanciato una nuova offensiva, la guerra continuerà fino a quando non avremo raggiunto il nostro obiettivo di rovesciare Deby", ha ribadito il generale. (fonte Afp) -(Apcom, 13/03/2008)

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Governo, ribelli armati dal Sudan sono entrati nel paese (Agi/Afp/Efe, 13/03/2008)

Venti di guerra tra Sudan e Ciad nel giorno dell'apertura a Dakar, in Senegal, del vertice della Conferenza delle organizzazioni lamiche (Oic), che ha tra gli obiettivi la soluzione delle controversie tra Khartum e Ndjamena. Con un comunicato ufficiale, il governo di Idriss Deby ha informato "la nazione e la comunita' internazionale che mercoledi' 12 marzo 2008 il Sudan ha inviato una colonna di blindati contro il Ciad". Fonti governative di Ndjamena hanno specificato che le truppe "mercenarie" (termine che cui le autorita' del Paese definiscono i gruppi ribelli interni) hanno fatto incursione dall'area di Moudeina, sul confine con il Darfur. Ma il principale leader ribelle, generale Mahamat Nouri, ha negato l'operazione militare, mentre il ministero della Difesa francese e la forza di pace dell'Unione Europea in Ciad e repubblica Centrafricana (Eufor) stanno cercando di verificare la notizia. Il maggiore Dan Harvey, portavoce Eufor, ha dichiarato da Parigi che "al momento la situazione sul terreno e' calma". I due Paesi africani si accusano l'un l'altro di destabilizzarsi attraverso il sostegno di gruppi ribelli locali. L'acuirsi delle violenze nelle zone di confine hanno reso sempre piu' difficile la distribuzione di aiuti umanitari a migliaia tra profughi e sfollati del Darfur. Le ultime stime dell'Onu parlano di 13.000 nuovi rifugiati alla frontiera tra Ciad e Sudan. I caschi blu europei della missione di pace Eufor - 3.700 uomini, perlopiu' francesi - sono schierati in Ciad e Repubblica Centrafricana per vegliare sulla sicurezza dei profughi del Darfur. (Agi/Afp/Efe, 13/03/2008)

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Oggi a Dakar nuovo accordo, dubbi di al Bashir (Apcom, 12/03/2008)

Il presidente sudanese Omar al Bashir ha rimesso ieri in discussione l'accordo di pace con il Ciad, la cui firma è in programma oggi a Dakar, in Senegal. "Abbiamo cinque accordi firmati con il Ciad", ha detto Bashir ai giornalisti a Dubai, rispondendo a una domanda sulla nuova intesa con N'Djamena volta a mettere fine al conflitto ingaggiato dai due paesi attraverso i rispettivi gruppi di ribelli. Bashir ha ricordato che l'ultimo accordo venne firmato lo scorso maggio a Riad, con la mediazione del re saudita Abdallah, sancito poi dalla partecipazione con il suo omologo ciadiano, Idriss Deby, ai riti dell'Omra, pellegrinaggio alla Mecca, e dalla preghiera all'interno della Kaaba, il luogo più sacro della città santa. "Dopo aver pregato all'interno della Kaaba, siamo usciti, mano nella mano, per dire 'Abbiamo firmato un accordo, e Allah punirà quello che violerà questo accordo - ha sottolineato al Bashir - se il presidente ciadiano non ha potuto onorare un'intesa conclusa all'interno della Kaaba, come ci si può aspettare che rispetti un accordo firmato a Dakar?". Prima dell'accordo firmato in Arabia Saudita, era stato il leader libico Muammar Gheddafi a mediare tra Khartoum e N'Djamena. Venerdì scorso, il Presidente del Senegal Abdoulaye Wade ha annunciato la firma di una nuova intesa alla vigilia del vertice a Dakar dell'Organizzazione della conferenza islamica (Oci). Wade ha parlato di un accordo preliminare, in vista di una "soluzione definitiva" del conflitto tra i due paesi. A Dakar è presente anche il Segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon, invitato del presidente Wade. La nuova iniziativa mira a riavvicinare i due paesi dopo l'offensiva lanciata dai ribelli a N'Djamena all'inizio di febbraio per rovesciare Deby. Le autorità del Ciad hanno accusato il Sudan di aver promosso l'offensiva per evitare il dispiegamento nel paese della forza di pace dell'Unione europea (Eufor), incaricata di tutelare i profughi in arrivo dalla regione sudanese del Darfur. (fonte Afp) (Apcom,  12/03/2008)

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La ribellione ‘unificata' si divide, un oppositore critica Parigi (CC, Misna, 12/03/2008)

Alcuni dissidenti della ribellione che tentò di prendere N'Djamena ai primi di febbraio hanno creato un nuovo gruppo, l'Unione delle Forze per il cambiamento e la democrazia (Ufcd); secondo Mahamat Nouri, capo designato dell'Alleanza nazionale (An) – il nome dato alla ribellione ‘unificata' di tre milizie antigovernative, Ufdd, Ufdd-fondamentale e Rfc - il nuovo gruppo è costituito da elementi originari dello Ouaddai, la regione di Abeche nell'est del paese. Per quanto riguarda l'opposizione non armata, la stampa ha dato risalto alle dichiarazioni di Ngarlejy Yorongar, il politico scomparso per quasi un mese a N'Djamena, dopo essere stato arrestato e detenuto dalla guardia presidenziale, secondo la sua stessa testimonianza. Dalla Francia dove si trova attualmente in esilio, Yorongar ha chiesto al governo di Parigi di "smettere di fare il gendarme in Africa: così facendo, dà l'impressione di sostenere le dittature". Ha anche chiesto all'Unione Europea di fare pressione sul governo di Idriss Deby Itno affinché apra un vero dialogo politico con l'opposizione. (CC, Misna, 12/03/2008)

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Pace possibile con il Sudan? (Sergio Porcu, W.A., Equilibri, 10/03/2008)

Proseguono gli sforzi della comunità internazionale per evitare che le forti tensioni tra Ciad e Sudan sfocino in un conflitto aperto, che farebbe esplodere l’intera regione del Sahel. Il presidente senegalese, Abdoulaye Wade, sarebbe pronto ad ospitare un vertice tra i leader dei due paesi confinanti: il ciadiano Idriss Deby Itno e il sudanese Omar Hassan al-Bashir. L’incontro dovrebbe svolgersi a margine del summit della Organisation of the Islamic Conference (OIC), previsto a Dakar, in Senegal, per il 13 e 14 marzo. Secondo una dichiarazione rilasciata agli organi di stampa, dal presidente senegalese, Abdoulaye Wade – dopo aver incontrato all’Eliseo il presidente francese, Nicolas Sarkozy – Idriss Deby Itno e Omar Hassan al-Bashir si sarebbero detti disponibili alla firma di un accordo di pace. Nello specifico, i due presidenti si impegnerebbero a non supportare, in futuro, “i gruppi di ribelli del paese confinante nel proprio territorio”. Il Senegal cerca il sostegno della comunità internazionale, per evitare che l’accordo di pace fallisca sul nascere, come avvenuto per i precedenti tentativi di un’intesa (Cfr. Ciad: il fallimento degli accordi di Sirte). Wade ha infatti chiesto l’aiuto del Segretario Generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon – che ha assicurato la sua presenza al mini-vertice del 12 marzo a Dakar, dell’Unione Africana e dell’Unione europea, perché agiscano in qualità di garanti nella fase di implementazione dell’accordo.
Non è un caso che Wade abbia ufficializzato la notizia di un possibile accordo tra Ciad e Sudan, nel corso di una visita di Stato in Francia: Parigi è il principale alleato di Idriss Deby Itno e, secondo gli esperti, Sarkozy avrebbe deciso di puntare sul presidente senegalese, che ha giocato un ruolo di primo piano come mediatore in diversi conflitti africani. L’Eliseo punta tutto sull’opera persuasiva di mediazione del vecchio leader senegalese, dimostrando che è ancora il momento di sostenere Idriss Deby alla guida del Ciad, per evitare che i ribelli facciano sprofondare il paese nel caos. C’è però molto scetticismo, da parte degli analisti, su un effettivo rispetto dell’accordo. Nonostante non si conoscano ancora i dettagli, è facile fare dei pronostici, anche sulla base dei numerosi fallimenti precedenti.
Intanto, la missione di pace Eufor incontra i primi ostacoli: un soldato francese ucciso, un altro ferito, in un conflitto a fuoco con uomini dell’esercito sudanese. I due militari, impegnati in un’operazione di pattugliamento tra Ciad e Sudan, avrebbero oltrepassato per errore il confine, subendo l’attacco delle truppe di Khartoum. Il presidente francese, Nicolas Sarkozy, ha parlato di uso “deliberato e sproporzionato” della forza, e ha chiesto al paese africano di adottare tutte le misure di precauzione per evitare il ripetersi di incidenti simili. (Sergio Porcu, W.A., Equilibri,  10/03/2008)

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Vertice CEEAC dedicato al Ciad (LM, Fides, 10/03/2008)

Si è aperto oggi, 10 marzo, il Vertice straordinario dei Capi di Stato e di governo della Comunità Economica degli Stati dell’Africa Centrale (CEEAC) dedicato alla crisi in Ciad scoppiata a seguito di un tentativo di presa di potere da parte dei ribelli (vedi Fides (/2/2008). Il Ciad inoltre vive in uno stato di forte tensione con il vicino Sudan, perché entrambi si accusano reciprocamente di aiutare l’opposizione armata nei loro rispettivi territori. Il Presidente del Senegal ha annunciato che a breve Sudan e Ciad firmeranno un accordo per superare le divergenze. Il Summit è stato convocato dal Presidente in esercizio della CEEAC, il Capo di Stato congolese Joseph Kabila, ed è stato preceduto da una maratona diplomatica del Ministro degli Esteri congolese, Antipas Mbusa Nyamwisi, che ha portato un messaggio di Kabila in tutte le capitali degli altri Stati membri della Comunità: Burundi, Angola, Camerun, Congo Brazzaville, Gabon, Guinea Equatoriale, Repubblica Centrafrica e Sao Tomé e Principe. Un’azione diplomatica che ha permesso di stabilire rapidamente la data del Vertice straordinario, il primo dalla fondazione dell’organizzazione, che intende assumere un ruolo di primo piano nell’assicurare la pace e la stabilità nella regione. Per questo scopo è stata formata di recente la Forza Militare dell’Africa Centrale (FOMAC) che prende il posto di una precedente unità militare creata nel 2002 per svolgere operazioni di peacekeeping in Centrafrica. Formazioni militari dei Paesi africani avevano svolto alcune esercitazioni militari in Ciad, propedeutiche alla creazione della FOMAC. La crisi ciadiana non ha fatto altro che confermare la necessità di procedere rapidamente alla costituzione della Forza. I Paesi dell’Africa centrale cercano dunque di assumere le loro responsabilità per stabilizzare la regione, caratterizzata da grandi povertà e grandi ricchezze: una contraddizione che è alla base delle forti tensioni che l’attraversano.(…) (LM, Fides, 10/03/2008)

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Presto a casa i 103 bambini dello scandalo Arche de Zoé (Peacereporter, 07/03/2008)

I 103 bambini ciadiani che l'anno scorso sei operatori umanitari francesi dell'associazione Arche de Zoé avevano cercato di portare in Europa perché, assicuravano, erano orfani del Darfur, potranno tornare dalle loro famiglie. Il permesso finale è arrivato dal governo del Ciad. Gli operatori, che hanno dichiarato di essere stati imbrogliati sulla reale condizione dei bambini, sono stati accusati di traffico di esseri umani e stanno scontando le loro condanne in Francia. L'Unicef ha assicurato che i bambini, accolti da un orfanotrofio ciadiano, torneranno a casa il prima possibile.(Peacereporter,  07/03/2008)

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Ciad - Prolungato stato emergenza fino al 15 marzo (Ansa, 29/02/2008)

L'assemblea nazionale del Ciad ha autorizzato il governo del presidente Idriss Deby a prolungare di 15 giorni lo stato di emergenza. Prolungato fino al 15 marzo,e' stato imposto dopo l'attacco dei ribelli alla capitale N'Djamena all'inizio di febbraio. Nel parlamento dominato dal Movimento patriottico di Salvezza (Mps, di Deby), 90 deputati hanno votato a favore e cinque si sono astenuti. La votazione e' avvenuta per alzata di mano. (Ansa,  29/02/2008)

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Ribelli annunciano nuova coalizione di tre movimenti (AdL, Misna, 28/02/2008)

La coalizione dei movimenti ribelli dell'est del Ciad, responsabile il 2 e 3 febbraio scorsi di un attacco contro la capitale N'Djamena, si sarebbe dissolta creando al suo posto una nuova unione guidata dal generale Mahamat Nouri; a renderlo noto è lo stesso Nouri in un'intervista telefonica all'agenzia di stampa francese Afp, precisando che "la nuova coalizione prende il nome di Alleanza Nazionale (An)" e comprende i movimenti di Unione delle forze per la democrazia e lo sviluppo (Ufdd), dell'Ufdd-Fondamentale e del Fronte per la salvezza della Repubblica (Fsr). La coalizione avrebbe un unico comando militare e una direzione politica unificata, secondo Nouri che ha precisato come "l'obiettivo della nuova forza rimane quello della presa di N'Djamena". Fonti interne dell'Unione delle forze per il cambiamento (Rfc) hanno annunciato di aver rifiutato la nomina di Nouri e abbandonato l'alleanza.(AdL, Misna,  28/02/2008)

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Ciad - L'oppositore Ngarlejy Yorongar torna in libertà (Peacereporter, 27/02/08)

Ngarlejy Yorongar, oppositore del governo ciadiano scomparso a febbraio assieme Ibni Umar Mahamet Saleh, anche lui dissidente, si trova nella capitale N'Djamena e oggi farà una dichiarazione. Lo ha affermato a New York Ahmad Allam-Mi, ministro degli Esteri del Ciad. Il ministro ciadiano, dopo aver informato il Consiglio di Sicurezza dell'Onu sulla situazione nel suo paese in seguito al tentativo di prendere il potere da parte di ribelli armati all'inizio del mese, ha incontrato la stampa annunciando la conferenza di Yorongar. (Peacereporter,  27/02/08)

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Deby, attacco ribelli ha causato 400 morti o dispersi (Swissinfo, 27/02/08)

L'attacco sferrato agli inizi di febbraio dai ribelli ciadiani contro la capitale N'Djamena ha causato fra la popolazione civile un totale di 400 fra morti e dispersi. Lo ha dichiarato il presidente del Ciad Idriss Deby nel corso di un incontro con il collega francese Nicolas Sarkozy. L'ultimo bilancio fornito dalla Croce Rossa del Ciad relativo alla fallita offensiva ribelle parlava di "almeno 160 morti". Fra le persone scomparse durante l'attacco, Deby ha compreso "dei capi di partiti politici". L'Eliseo aveva chiesto a Deby di fare piena luce sulla scomparsa di due oppositori: il deputato Ngarlejy Yorongar e Ibni Oumar Mahamat Saleh, uno dei principali portavoce dell'opposizione. I due sarebbero stati rapiti, secondo l'accusa di organizzazioni internazionali per i diritti umani, da uomini dei servizi di sicurezza ciadiani. (Swissinfo, 27/02/08)

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Profughi tornano dal camerun a migliaia (CC, Misna, 26/02/08)

Molti profughi ciadiani, forse la metà dei 30.000 fuggiti in Camerun, hanno fatto ritorno in patria; tra quelli rimasti, circa 5500 sono stati trasferiti nel campo di Maltam, a 32 chilometri dalla città frontaliera di Kousseri invasa ai primi di febbraio da civili in fuga dai combattimenti nella capitale del Ciad, N'Djamena. "Insieme ai responsabili del Camerun, stiamo programmando assistenza e protezione per circa 15.000 persone, finché non si sentiranno abbastanza sicure per tornare nel proprio paese" ha detto oggi Sophie de Caean, coordinatrice dell'Ocha (ente umanitario Onu) in Camerun. Il campo di Maltam è stato allestito con più di un migliaio di tende e servizi; ogni famiglia ha già ricevuto aiuti alimentari. Se in Camerun la situazione umanitaria è sottocontrollo, le Nazioni unite esprimono preoccupazione per la crisi nell'est del Ciad, dove si trovano circa 250.000 profughi del Darfur e 180.000 sfollati interni. (CC, Misna, 26/02/08)

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Un immenso fossato circondera' N'Djamena (SwissInfo, 25/02/2008)

Le autorità del Ciad hanno deciso di costruire intorno alla capitale N'Djamena, ferita dopo i violenti combattimenti tra forze governative e ribelli, un'immensa trincea per prevenire nuovi attacchi a sorpresa. Lo affermano testimoni secondo i quali il fossato, profondo almeno tre metri e largo due, è situato a una ventina di km all'esterno della città. Secondo gli stessi testimoni i lavori sono già a buon punto e sono stati già realizzati parecchi chilometri. Dall'inizio di febbraio una colonna di 300 camion carichi di ribelli pesantemente armati e provenienti dal Sudan, ha percorso in pochi giorni il paese dall'Est all'Ovest per cercare di uccidere il presidente Idriss Deby Itno. In seguito a violenti combattimenti le forze ribelli sono entrate in città ma non sono riuscite a penetrare nel palazzo presidenziale. (SwissInfo, 25/02/2008)

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Ritrovato altro oppositore scomparso, ribelli si organizzano(CC, Misna, 22/02/2008)

E' stato ritrovato vivo nel suo quartiere di N'Djamena il deputato Ngarlejy Yorongar, scomparso insieme ad altri due esponenti dell'opposizione politica il 3 febbraio scorso, mentre ribelli e forze governative si stavano scontrando nella capitale: lo ha annunciato oggi il ministro degli Esteri Ahmad Allam-Mi durante una conferenza stampa da Parigi, dove si trova in visita. Nelle ultime settimane si erano moltiplicati gli appelli per la liberazione degli oppositori da parte della comunità internazionale, in particolare dall'Unione europea e dall'Unione africana. Restano ancora oscure le circostanze degli arresti dei tre politici: fonti a loro vicine sostengono che erano stati prelevati da militari, ma il governo nega qualsiasi coinvolgimento, anche se il primo ad essere stato ritrovato, Lol Mahamat Choua, è attualmente detenuto a N'Djamena. Ad oggi resta ignota la sorte del terzo scomparso, Ibni Oumar Mahamat Saleh. In un comunicato ufficiale, il governo ciadiano ha ribadito la sua volontà di proseguire l'applicazione dell'accordo politico del 13 agosto 2007 firmato con l'opposizione (tra cui i tre scomparsi) in vista dell'organizzazione di elezioni libere e trasparenti. Il governo chiede ai membri del comitato di monitoraggio di riprendere il lavoro e all'Unione Europea di continuare ad appoggiare il processo democratico. Intanto, la ribellione armata si dice intenzionata a tornare a N'Djamena per prendere il potere, una volta pronta e organizzata: "In questo momento, stiamo discutendo della designazione di un capo unico al nostro movimento e di un consiglio provvisorio da installare al potere una volta entrati nella capitale" ha detto alla MISNA Abderamane Koullamalah, portavoce della ribellione unificata composta da tre movimenti, Rfc, Ufdd e Ufdd/Fondamentale. Koulamallah ha inoltre unito la sua voce alle smentite circolate già da ieri su dichiarazioni di Allam-Mi, che da Bruxelles aveva detto che il governo stava negoziando con la ribellione. "Il governo di Deby ha tentato senza successo di trattare con alcune persone. Se vuole contatti con il nostro movimento, si deve rivolgere ai nostri capi" ha precisato alla MISNA il portavoce.(CC, Misna,  22/02/2008)

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Ministro degli esteri: stiamo negoziando con i ribelli (Apcom, 21/02/2008)

Il governo di N'Djamena "sta negoziando con i ribelli" che all'inizio di febbraio hanno lanciato un'offensiva contro la capitale del Ciad per rovesciare il Presidente Idriss Deby Itno. Lo ha riferito oggi alla stampa il ministro degli Esteri del Ciad, Ahmad Allam-Mi, in visita a Bruxelles. Alla domanda su un possibile processo di riconciliazione con l'opposizione, il ministro ha risposto: "Stiamo negoziando anche ora. Noi sappiamo che sono strumentalizzati dal governo del Sudan. Stiamo cercando di portarli a migliore giudizio, a prestare fiducia al loro paese e a non fungere da carne da macello per una causa che non è la loro". Il ministro si trova a Bruxelles per fare "alcune precisazioni" sulla situazione nel paese. Questa mattina ha incontrato l'Alto rappresentante per la politica estera e la sicurezza dell'Unione europea, Javier Solana, e nel pomeriggio vedrà il Commissario europeo per lo sviluppo, Louis Michel. (Fonte Afp) (Apcom,  21/02/2008)

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Ministri UE a Deby: libera oppositori e avvia dialogo (la Repubblica, 18/02/2008)

Il presidente del Ciad, Idriss Deby, liberi subito i detenuti politici e avvii un dialogo costruttivo con l'opposizione. E' questo l'appello lanciato dai ministri degli Esteri dei Ventisette nel corso di una riunione a Bruxelles. "Il Consiglio esprime la sua profonda preoccupazione per l'arresto di membri dell'opposizione non armata in Ciad, incluso Lol Mahamat Choua", si legge nelle conclusioni, e "fa appello al presidente Deby affinche' mostri moderazione e rilasci immediatamente questi detenuti". Allo stesso tempo, pero', i ministri hanno condannato gli attacchi dei ribelli antigovernativi in Ciad, esprimendo preoccupazione "per le ramificazioni del conflitto del Darfur e per i tentativi di rovesciare il governo del Ciad". Il Consiglio ha quindi ribadito il suo impegno attraverso il dispiegamento in Ciad "di una presenza multidimensionale, il cui elemento militare sara' fornito dall'Ue". La missione Eufor, assicurano i ministri, "agira' in modo imparziale, neutrale e indipendente" con il mandato di "contribuire alla protezione dei civili in pericolo, particolarmente i rifugiati, e di facilitare la consegna degli aiuti umanitari e gli spostamenti del personale". (la Repubblica, 18/02/2008)

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Ribelli cercano leadership unitaria prima di riattaccare N'Djamena (Peacereporter, 16/02/2008)

I ribelli ciadiani, protagonisti dell'attacco alla capitale N'Djamena dello scorso 2 febbraio, hanno annunciato che non muoveranno di nuovo contro la città prima di aver risolto la questione della leadership: per contrapporsi al presidente Idriss Deby Itno che cercano di rovesciare i ribelli, in realtà una federazione di tre gruppi armati, vogliono eleggere un solo leader, che possa così contrapporsi al presidente. Ieri intanto nel Paese è stato decretato lo stato di emergenza, che dà all'esercito poteri straordinari ed estende a tutto il Paese il coprifuoco finora in vigore solo a N'Djamena. (Peacereporter, www.peacereporter.net/default_news.php?idn=48043 16/02/2008)

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N'Djamena: tra timida ripresa e nuove minacce ribelli (CC,Misna,  16/02/2008)

Prosegue il lento ritorno alla normalità a N'Djamena, sempre sotto stretto controllo dei militari, a dieci giorni dai combattimenti tra esercito e ribelli che hanno provocato la morte di almeno 160 persone, il ferimento di centinaia e lo sfollamento di decine di migliaia. "Alcuni uffici amministrativi hanno riaperto ma i danni provocati dai combattimenti stanno causando non pochi problemi nelle attività quotidiane" riferisce alla MISNA un missionario gesuita contattato nella capitale. La stessa fonte aggiunge di aver visto rientrare un numero significativo di abitanti che negli scorsi giorni erano fuggiti in Camerun, anche se i profughi sembrano ancora combattuti tra il desiderio di tornare a casa e la paura del clima d'insicurezza alimentato dal fatto che nessuna soluzione è ancora stata trovata alla crisi tra ribellione e potere. Raggiunto telefonicamente dalla MISNA, Abderamane Koulamallah, portavoce dei tre movimenti ribelli riunificati - Unione delle forze per la democrazia e lo sviluppo (Ufdd), Ufdd–Fondamentale e Raggruppamento delle forze per il cambiamento (Rfc) - ha sostenuto che i combattenti antigovernativi stanno controllando una grande fetta di territorio. "Ci troviamo nel centro del paese – ha detto Koulamallah – abbiamo ispezionato molte aree e abbiamo constatato che l'esercito governativo non è sulle nostre tracce. Abbiamo effettuato i nostri rifornimenti e torneremo a N'Djamena, visto che il governo di Deby ha respinto la nostra proposta di dialogo". Tuttavia, "siamo ancora disposti a considerare ogni iniziativa, anche formulata dalla comunità internazionale, per risolvere la crisi attraverso il negoziato" ha aggiunto il portavoce, sostenendo che nei ranghi ribelli figurano circa 10.000 combattenti, pronti a sconfiggere un esercito ormai "decimato". Dichiarazioni che possono sconfinare nella propaganda e su cui è difficile ottenere conferme. Nel frattempo a N'Djamena il governo, anch'esso impegnato in campagne propagandistiche, ha presentato alla stampa un centinaio di presunti ribelli, alcuni giovanissimi, catturati nei giorni scorsi. Il ministro dell'Interno, Ahmat Mahamat Bashir, ha sostenuto che si tratta di "mercenari della ‘Legione islamica', al soldo del Sudan", aggiungendo che gli arresti stanno continuando e che le forze ribelli sono "allo sbando". Oggi intanto, il ministero francese della Difesa ha ammesso di aver trasportato munizioni all'esercito di Deby durante la recente offensiva dei ribelli, come riferito nei giorni scorsi da fonti locali e dal quotidiano La Croix, senza precisare che tipo di munizioni ne da dove provenivano gli aiuti. Parigi ha però nuovamente smentito qualsiasi coinvolgimento diretto nella battaglia; un'accusa che molti mezzi di informazione locali, spesso vicini all'opposizione e alla ribellione, continuano invece a rivolgere alla Francia.(CC, Misna,  16/02/2008)

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Francia trasporta munizioni dalla Libia per Deby (la Repubblica, 14/02/08)

La Francia ha inviato munizioni dalla Libia al Ciad per aiutare l'esercito del presidente Idriss Deby a respingere la recente offensiva dei ribelli sulla capitale Ndjamena. Lo ha detto il portavoce del ministero della Difesa francese, Laurent Teisseire. Era stata la stampa parigina a scrivere che aerei francesi avevano trasportato munizioni per carri armati T-55 di fabbricazione sovietica e in dotazione all'esercito ciadiano. Munizioni che erano state chieste "dal Ciad alla Libia" e che la "Francia ha trasportato nel quadro dell'accordo di cooperazione con il Ciad in campo logistico", ha spiegato Teisseire. Da settimane i ribelli ciadiani accusano Parigi di comportarsi da potenza "neocoloniale" e di avere consentito al regime dittatoriale di Deby di respingere l'attacco sulla capitale. E anche per questa ragione sono contrari al dispiegamento della forza di pace Ue, a guida francese. La Francia, che ha oltre mille uomini in Ciad, ha tuttavia ribadito di non avere preso parte ai combattimenti e di avere soltanto provveduto al rimpatrio dei connazionali e degli stranieri. Il giornale 'La Croix' aveva scritto invece che era stato il governo francese a sollecitare le munizioni alla Libia, grazie alle migliori relazioni che Parigi e' riuscita a stabilire negli ultimi tempi con Tripoli, come testimoniato dalla visita dello scorso dicembre in Francia del leader libico, Moammar Gheddafi, la prima in trentaquattro anni al potere. (la Repubblica, 14/02/08)

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Caccia ai 'ribelli' a N'djamena (Mwinda, 14/02/08)

Decine di presunti ribelli, tra cui molti bambini, sono già stati arrestati nei giorni scorsi e sono stati fatti sfilare davanti ai giornalisti. A promettere che la "caccia alle streghe" attuata nei giorni scorsi dal governo continuerà è stato il ministro dell'interno ciadiano Mahamat Ahmat Bachir. Che ha anche detto che il governo aprirà un'inchiesta per scoprire dove siano finiti tre leader dell'opposizione non armata al regime, spariti nei giorni della battaglia per N'djamena tra forze governative e forze ribelli. Secondo fonti dell'opposizione, i tre leader, tra cui anche l'ex presidente Lol Mahamt Choua, sarebbero stati incarcerati o fatti sparire dallo stesso governo, in una mossa che sa di déja vu. Quando nel 1990 Déby ha preso il potere defenestrando Hissène Habré, negli suoi ultimi mesi a N'djamena l'ex presidente ha decimato l'opposizione civile, attraverso assassinii e torture. Alcuni osservatori temono che, vista l'attuale situazione di estrema fragilità del regime, Déby possa decidere di fare lo stesso. E la caccia a presunti ribelli casa per casa nella capitale non fa sperare per il meglio. (Mwinda, 15/02/08)

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Rriprende dispiegamento Ue per proteggere i profughi del Darfur (Ansa, 12/02/2008)

E' ripreso oggi il dispiegamento della Forza di pace dell'Unione europea (Eufor) nel Ciad orientale. L'esercito e' stato schierato dopo una sospensione dovuta agli scontri fra ribelli e governativi nella capitale N'Djamena. La Forza di pace dell'Ue ha l'incarico, su mandato Onu, di proteggere i profughi del Darfur. La decisione di inviare delle truppe era stata presa a Bruxelles il 28 gennaio scorso dal Consiglio dei ministri dell'Unione Europea. (Ansa, 12/02/2008)

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Ciad - Commissione UE, liberare immediatamente membri opposizione (Adnkronos/Aki, 11/02/2008)

La Commissione europea ha lanciato un forte appello al presidente del Ciad, Idriss Deby Itno, affinche' faccia liberare "immediatamente" alcuni esponenti dell'opposizione, arrestati all'inizio del mese dopo gli scontri tra l'esercito e i ribelli. La Commissione europea "ha il dovere morale di ricordare al capo dello Stato che si e' impegnato a farsi garante dell'attuazione dell'Accordo politico" dello scorso 13 agosto, afferma in una nota il commissario europeo allo Sviluppo, Louis Michel. (Adnkronos/Aki,11/02/2008)

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Premier chiede l'allontanamento dei profughi del Darfur (Ap-Apcom, 11/02/2008)

Il premier del Ciad Nouradin Koumakoye ha chiesto alla comunità internazionale di allontanare dal paese i profughi della regione sudanese del Darfur oggi presenti oggi nella zona orientale del Ciad. In caso contrario, ha aggiunto il premier, saranno le autorità ciadiane a intervenire. "Noi chiediamo che la comunità internazionale trasferisca la popolazione dei profughi sudanesi dal Ciad al Sudan per liberarci - ha dettp Koumakoye ai giornalisti - vogliamo che la comunità internazionale trovi un altro paese in modo che i sudanesi possano andarsene. Se non lo faranno loro, lo faremo noi". Le autorità di N'Djamena hanno accusato il Presidente sudanese Omar al Bashir di sostenere i ribelli che all'inizio di febbraio hanno lanciato un'offensiva sulla capitale, nel tentativo di rimuovere il governo del Presidente Deby e ostacolare l'invio della missione di pace dell'Unione europea. La missione Ue ha il compito di garantire la protezione dei profughi. Almeno altre 12.000 persone sono giunte nei giorni scorsi in Ciad dalla regione sudanese, dopo i bombardamenti e gli attacchi lanciati lo scorso fine settimane da Khartoum e dalle milizie arabe dei Janjaweed contro tre città del Darfur Occidentale, costati la vita ad almeno 200 persone. In Ciad si contano già 400.000 profughi, giunti negli ultimi cinque anni di guerra. Scoppiato nel febbraio 2003, il conflitto civile in Darfur ha causato finora almeno 200.000 morti e circa due milioni e mezzo di sfollati. L'attacco lanciato lo scorso fine settimana scorsa settimana è stato duramente attaccato dal Segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon. Dallo scorso 31 dicembre, l'Onu hanno assunto il comando della missione di pace nella regione (Unamid), subentrando a quella coordi