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CAMERUN - 2008

Ostaggi liberati grazie a scambio di prigionieri (Asca-Afp, 12/11/2008)

Rilasciati gli ostaggi francesi (Agi/Afp, 11/11/2008)

Ribelli, nessun negoziato con governo per rilascio ostaggi (Asca-Afp, 07/11/2008)

Ultimatum per gli ostaggi (Euronews, 31/10/08)

Rapiti dieci operai Total, tra loro francesi (Agr, 31/10/08)

Aperto processo contro capo opposizione (Misna, 14/10/2008)

Anche a Yaoundè arriva ‘Sodis’, ovvero acqua pulita grazie al sole (Misna, 03/10/2008)

Incendio in un carcere sovraffollato causa 9 morti e 20 feriti (Peacereporter, 20/08/2008)

Nuovi scontri nella penisola di Bakassi (Misna, 24/07/2008)

Gruppo ribelle nigeriano rivendica attacchi a Bakassi (Peacereporter, 22/07/2008)

Chi fa la pelle ai leoni (Greenreport, 17/07/08)

Ancora tensioni tra Nigeria e Camerun per la penisola di Bakassi (Fides, 17/07/08)

Tre soldati feriti in uno scontro a fuoco vicino alla Nigeria (Peacereporter, 14/07/08)

Sottrazione fondi, ex ministro condannato a 40 anni (Alice/Apcom, 14/07/08)

Benedetto XVI contro il traffico di armi, nelle parole al nuovo ambasciatore camerunese (Radio Vaticana, 16/06/2008)

5 cadaveri trovati al confine con la Nigeria (Instablog, 15/06/2008)

Il petrolio e l’amianto (Greenreport, 09/06/2008)

Contadini: chiave di volta per affrontare la crisi alimentare mondiale (Fides, 08/05/2008)

Foreste sorvegliate via satellite (Greereport, 23/04/2008)

Opposizione indice giorno di lutto nazionale per la morte della democrazia (Peacereporter, 18/04/2008)

Parlamento discute sul terzo mandato per il presidente Biya (Peacereporter, 10/04/2008)

Disordini contro il caro vita, oltre 700 condanne (Alice/Apcom, 06/04/2008)

Altro bilancio ufficiale disordini, annunciate misure contro povertà (CC, Misna, 10/03/2008)

Camerun - Dopo il Kenya, anche il Camerun sprofonda nella violenza (Joshua Massarenti, Panorama, 08/03/2008)

Ong denuncia: «Oltre 100 vittime per proteste in strada» (l’Unità, 05/03/2008)

Disordini sociali e tensione politica dopo il discorso di presidente Biya (Daniela Chibbaro, University/Equilibri, 04/03/2008)

Disordini: ancora tensione, appelli al dialogo (MZ, Misna, 29/02/2008)

Stampa denuncia censura del governo su proteste popolari (Peacereporter, 29/02/2008)

Duemila bambini usati come scudi umani (Peacereporter, 28/02/2008)

Protesta per l'aumento dei prezzi: 17 morti (LM, Fides, 28/02/2008)

Presidente Biya, complotto per rovesciare governo (AdL, Misna, 27/02/08)

Continuano disordini e protesta popolare (CC, Misna, 27/02/08)

Cresce la protesta per l'aumento dei prezzi (LM, Fides, 26/02/08)

Scontri e morti per salvare un'emittente (Federico Ravera, AgendaComunicazione, 25/02/2008)

Douala, due morti in scontri tra manifestanti e polizia (CC, Misna, 24/02/2008)

Un milione di firme per referendum su modifica costituzionale (CC, Misna, 18/02/2008)

Vescovi ai dirigenti politici: garantire “un’effettiva alternanza democratica” (Apa/Apic – Zengarini, R.Vaticana, 21/01/2008))

Scontri tribali al confine, morti (SwissInfo, 17/01/2008)

Il Camerun si impone: "Eto'o ci serve, datecelo subito!" (Goal, 08/01/2008)

La battaglia al cibo globale (Giampaolo Visetti, la Repubblica-R2, 07/01/2008)

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Ostaggi liberati grazie a scambio di prigionieri (Asca-Afp, 12/11/2008)

Il Camerun avrebbe rilasciato diversi prigionieri politici in cambio dei dieci ostaggi, tra cui sette cittadini francesi, sequestrati la notte del 30 ottobre a largo di Bakassi e liberati ieri dal gruppo di ribelli. A renderlo noto sono diverse fonti. ''I 10 ostaggi sono stati rilasciati in cambio di 13 prigionieri del Camerun'', ha spiegato all'Afp una fonte vicino ai ribelli. Anche un'altra fonte, che ha seguito da vicino il caso ma che ha chiesto di non essere nominata, ha affermato che la liberazione degli ostaggi e' avvenuta grazie a uno scambio di prigionieri. Sia il governo camerunese che quello francese hanno pero' negato di aver raggiunto un accordo con i ribelli Bff (Bakassi Freedom Fighters). (Asca-Afp, 12/11/2008)

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Rilasciati gli ostaggi francesi (Agi/Afp, 11/11/2008)

I ribelli camerunensi hanno rilasciato i dieci ostaggi, per la maggior parte francesi, catturati al largo della costa della regione Bakassi alla fine di ottobre. Lo ha reso noto il ministero degli Esteri francese. Gli ex ostaggi - sette francesi, due camerunensi e un tunisino - erano membri dell'equipaggio di una nave della compagnia petrolifera Bourbon. Erano stati sequestrati il 31 ottobre dalle milizie locali che contestano l'annessione della penisola Bakassi da parte della Nigeria. "Esprimo la mia soddisfazione e il mio sollevo per la liberazione dei dieci membri dell'equipaggio della compagnia Bourbon", si legge in una nota del ministro degli Esteri francese, Bernard Kouchner. Stando alla compagnia, gli ex ostaggi si trovano nella capitale camerunense Yaounde dove sono stati sottoposti a esami medici. Sarebbero in buone condizioni di salute. (Agi/Afp,11/11/2008)

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Ribelli, nessun negoziato con governo per rilascio ostaggi (Asca-Afp, 07/11/2008)

I ribelli camerunensi del Bff (Bakassi Freedom Fighters), responsabili del rapimento di sette cittadini francesi e di un tunisino, hanno accusato il governo di aver mentito riguardo a presunti negoziati avviati dal governo. ''Non sono stati ancora instaurati dei contatti con il governo camerunense'', ha dichiarato all'Afp il leader dei Bakassi Freedom Fighters, General Basuo. Insieme agli otto stranieri, anche due cittadini camerunensi sono stati rapiti il 31 ottobre scorso su una piattaforma navale petrolifera Total al largo della penisola di Bakassi, un territorio conteso tra Nigeria e Camerun, nel Golfo di Guinea. ''Hanno detto che i ministri ci hanno chiamato, ma nessun membro del governo ci ha ancora chiamato. Non c'e' alcun negoziato, nessuna transazione'', ha aggiunto il leader. I pirati non hanno rivalato il motivo del rapimento, ma i ribelli, tramite il loro portavoce, hanno insistito: ''Sappiamo che la popolazione di Bakassi sta soffrendo. Sono cresciuto a Bakassi e vogliamo la pace. Le nostre intenzioni sono chiare. Una volta che negozieremo con il governo camerunense, ci tireremo indietro''. (Asca-Afp,  07/11/2008)

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Ultimatum per gli ostaggi (Euronews, 31/10/08)

Stanno bene i dieci ostaggi sequestrati in Camerun, ma i rapitori minacciano di ucciderli uno alla volta a partire da lunedì. Parigi moltiplica gli sforzi per una liberazione nel più breve tempo possibile. Tra i rapiti: sei francesi, due camerunensi, un tunisino e un senegalese, dipendenti della società di servizi marittimi Bourbon, che ha tra i suoi clienti la francese Total. “Stiamo lavorando innanzitutto per capire cosa è accaduto – dice un portavoce del Ministero degli esteri francese – e chi detiene realmente gli ostaggi”. I dieci sono stati rapiti a 180 chilometri da Duala, principale porto camerunense, al largo della penisola di Bakassi, mentre erano impegnati in un’operazione di carico di greggio. I combattenti per la libertà di Bakassi, che li tengono in ostaggio, chiedono l’indipendenza della penisola ceduta quest’anno dal Camerun alla Nigeria. Hanno l’appoggio del Consiglio per la sicurezza e la difesa del Delta del Niger, uno dei tanti gruppi armati della regione petrolifera nigeriana, teatro di numerosi sequestri di dipendenti di società straniere. (Euronews,  31/10/08)

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Rapiti dieci operai Total, tra loro francesi (Agr, 31/10/08)

Sequestrati in Camerun una decina di dipendenti della Total. L'episodio e' avvenuto nella notte fra giovedi' e venerdi' al largo di Bakassi, una zona da anni contesa con la vicina Nigeria. I rapiti, fra cui alcuni francesi, si trovavano a bordo di un'imbarcazione. Lo rende noto un portavoce del colosso petrolifero. (Agr,  31/10/08)

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Aperto processo contro capo opposizione (Misna, 14/10/2008)

È iniziato il processo a carico di John Fru Ndi, il presidente del principale partito di opposizione del Camerun accusato di aver ucciso in maggio un militante “dissidente”: lo riferisce la stampa locale, che ha dato grande risalto alla vicenda giudiziaria e alle polemiche che l'hanno accompagnata. “E’ una parodia della giustizia”, ha detto all’uscita del tribunale il dirigente del Fronte socialdemocratico (Sdf); secondo uno degli avvocati difensori dell’imputato, nel corso dell’udienza Ndi si è dichiarato innocente ed è tornato a denunciare presunti obiettivi “politici” della magistratura. Il presidente del Fronte socialdemocratico è accusato di aver ucciso un militante del suo partito, ritenuto vicino a una fazione dissidente all’epoca dei fatti guidata da Bernard Muna. L’episodio contestato va inserito nel contesto delle tensioni sfociate in una scissione dello Sdf e nella nascita dell’Alleanza delle forze progressiste. In primavera Ndi aveva coordinato l’organizzazione di una “giornata di lutto per la democrazia”: un’iniziativa di protesta contro una riforma della Costituzione che ha abolito ogni limite alla rieleggibilità del presidente Paul Biya, al potere da oltre 25 anni.[ VG] (Misna, 14/10/2008)

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Anche a Yaoundè arriva ‘Sodis’, ovvero acqua pulita grazie al sole (Misna, 03/10/2008)

Purificare l’acqua da germi e batteri con l’aiuto dell’energia solare senza più usare sostanze chimiche o dover sprecare energia per far bollire l’acqua: è il progetto iniziato nei quartieri poveri di Yaoundé da alcuni ricercatori della locale università, riuniti in un’associazione senza scopo di lucro chiamata ‘Acquare’. Secondo il direttore di Acquare, il biologo e ambientalista Hubert Zebaze Tegouet, lo scopo principale dell’associazione è il trattamento dell’acqua per uso domestico, ma anche diminuire l’impatto ambientale dei sistemi idrici e insegnare alla popolazione i rischi sanitari legati a un uso non corretto dell’acqua. Semplice ed efficace, il metodo utilizzato da Acquare per purificare l’acqua si chiama Sodis (Disinfezione solare) ed è stato riconosciuto dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) come un sistema valido contro le tante malattie trasmissibili dall’acqua non potabile. Adottato negli ultimi mesi anche in altri paesi africani, come Kenya e Uganda, Sodis consiste nel versare l’acqua in bottiglie di materiale plastico trasparente, che lasciano passare le radiazioni ultraviolette, ed esporle al sole su un piano di metallo; tempo sei ore e questo sistema rende inoffensivi i batteri che causano dissenteria e altre malattie. La disponibilità dei materiali necessari, la plastica delle bottiglie e la lamiera di cui spesso sono fatti i tetti delle semplici abitazioni delle periferie povere del Sud del Mondo, rende Sodis un sistema facilmente utilizzabile e che deve essere solo pubblicizzato tra la popolazione. [MV][CO] (Misna,  03/10/2008)

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Incendio in un carcere sovraffollato causa 9 morti e 20 feriti (Peacereporter, 20/08/2008)

Nove detenuti sono morti in un incendio scoppiato nel carcere di Douala, riferisce il ministero della Giustizia. Altri venti prigionieri sono rimasti feriti. Si tratta del carcere di massima sicurezza New Bell, costruito nel 1933 per contenere 800 internati; tuttavia all'interno del centro penitenziario ci sono adesso 3mila carcerati, più del triplo. Le associazioni in difesa dei diritti dell'uomo sostengono che le carceri camerunesi sono spesso sovraffollate e carenti in igiene e prestazioni sanitarie. (Peacereporter, 20/08/2008)

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Nuovi scontri nella penisola di Bakassi (Misna, 24/07/2008)

Avrebbero provocato 12 vittime - due soldati governativi e 10 assalitori - nuovi scontri avvenuti oggi nella penisola di Bakassi, contesa da anni dai governi di Camerun e Nigeria. La notizia è stata riferita da fonti della Difesa di Yaounde, secondo le quali “stamattina presto la località di Kombo, a Jamea, sotto controllo di militari camerunensi, è stata attaccata da un gruppo armato, in apparenza senza distintivi militari, giunto a bordo di tre imbarcazioni a motore”. Otto miliziani sarebbero stati catturati e le loro armi sequestrate. In questi giorni, un gruppo finora sconosciuto, il Consiglio di sicurezza e di difesa del delta del Niger (Nddsc), aveva rivendicato gli attacchi perpetrati negli ultimi mesi nella penisola e annunciato nuove azioni. Gli scontri di oggi rappresentano il quarto episodio del genere dal novembre scorso, dopo un periodo di relativa calma seguito alla risoluzione della disputa territoriale: nell’agosto del 2006 la Corte internazionale di giustizia aveva ordinato la cessione di Bakassi al Camerun, attraverso il lavoro di una commissione mista incaricata di delimitare i confini terrestri e marittimi. [CC] (Misna,  24/07/2008)

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Gruppo ribelle nigeriano rivendica attacchi a Bakassi (Peacereporter, 22/07/2008)

Un gruppo di ribelli nigeriani finora sconosciuto, il Consiglio di sicurezza e difesa del Delta del Niger (Nddsc), ha rivendicato gli attacchi perpetrati negli ultimi mesi nella penisola di Bakassi e ha annunciato altre aggressioni nei prossimi mesi. "Siamo stati noi ad aver attaccato, e siamo pronti per nuovi attacchi", ha riferito il comandante Ebi Dari, rappresentante del gruppo dei ribelli. Il 12 luglio tre militari camerunesi sono stati feriti durante un'aggressione a una stazione militare nella penisola Akwa Yafè. Un mese prima un prefetto e cinque soldati sono stati sequestrati e i loro corpi sono stati ritrovati qualche giorno più tardi. Lo scorso novembre 21 militari camerunesi erano stati uccisi sempre durante gli attacchi. Bakassi è una regione ricca di petrolio ed è stata annessa al Camerun nel 2006 dopo essere stata contesa con la Nigeria. (Peacereporter,  22/07/2008)

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Chi fa la pelle ai leoni (Greenreport, 17/07/08)

Le inchieste in corso in Camerun sul traffico internazionale di pelli di leone rivelano una realtà allarmante che riguarda anche altri grandi felini africani. L´allarme era già stato lanciato dall´associazione ambientalista "The Last Great Ape" (Laga), dopo l´arresto di un trafficante che stava tranquillamente vendendo pelli di giovani leoni e di altre specie protette, in particolare di leopardi, a Bertoua, il capoluogo della provincia dell´Est. Secondo quanto riferisce "Le Quotidien Mutation", «la popolazione di leoni è attualmente in declino nel parco nazionale di Waza, nel nord del Camerun». Un dato confermato anche da uno dei responsabili del parco, Linus Ambassa: «Se niente sarà fatto, è certo che i leoni spariranno da Waza».
Già a maggio un altro giornale, "Cameroon Tribune", aveva intervistato un responsabile del parco di Waza che aveva detto preoccupato: «Il leone, considerato come il re della foresta, non è più sicuro nel parco di Waza». E la principale minaccia di estinzione per i leoni del Camerun viene proprio dal commercio illegale di specie selvatiche. Nel giugno 2006 un´operazione condotta con il sostegno della Born Free Foundation (Bff) ha portato alla scoperta di una rete di sfruttamento di prodotti derivati dai leoni messa in piedi da un impiegato di una "société safari" e le autorità camerunensi hanno poi fatto sapere che proprio alcune società che organizzano safari sono utilizzate per il commercio clandestino di prodotti faunistici derivati da specie protette. La procedura più usata è quella della falsificazione dei documenti di esportazione.
Il ministro per le foreste e le specie selvatiche del Camerun, Elvis Ngolle Ngolle, denuncia l´attività fraudolenta di alcuni operatori senza scrupoli e lancia un «appello alla vigilanza di tutti per combattere con la stessa energia questa nuova forma di illegalità e i trafficanti che si nascondono dietro lo status di operatori economici regolari».
Purtroppo la buona volontà non basterà: il commercio illegale di specie animali protette è al terzo posto per giro di affari tra le attività illecite, dopo la droga e le armi. Proprio in Camerun, nel 2007, il tribunale di Maroua ha condannato ad un anno e 8 mesi di prigione un trafficante internazionale di pelli ed a pene minori i suoi complici che rifornivano il mercato nero del Camerun e della Nigeria. Il ministero delle foreste e della fauna selvatica ha lanciato da tempo una vera e propria crociata che fa parte del "programme national de mise en application effective de la loi faunique au Cameroun" e che prevede l´arresto e il processo immediati per contro bracconieri e trafficanti. Il programma è stato avviato nel 2003 dal governo del Camerun con l´assistenza tecnica di Laga e prevede la partecipazione diretta delle forze dell´ordine e dell´esercito. (Greenreport, 17/07/08)

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Ancora tensioni tra Nigeria e Camerun per la penisola di Bakassi (Fides, 17/07/08)

Si riaccende la tensione nella penisola di Bakassi dove nei giorni scorsi tre militari del Camerun sono rimasti feriti in un assalto ad un posto di confine con la Nigeria.
Bakassi è un territorio, dalla vaste risorse petrolifere ed ittiche, che è stato a lungo conteso tra Camerun e Nigeria. Un arbitrato internazionale ha affidato la penisola al Camerun e il 15 agosto l'ultimo lembo di territorio verrà consegnato dalle autorità nigeriane a quelle camerunesi. Il 90% degli abitanti di Bakassi è però di origine nigeriana e diversi di loro hanno preferito trasferirsi in Nigeria. Negli ultimi mesi vi sono stati alcuni attacchi, anche mortali, di misteriosi gruppi armati contro i soldati del Camerun che stanno prendendo il posto di quelli della Nigeria. L'attacco più grave risale al 9 giugno quando un'imbarcazione con un sottoprefetto è stata assalita da un gruppo di pirati nigeriani, uccidendo l'alto ufficiale e 5 soldati (vedi Fides 13/6/2008). In Camerun cresce la preoccupazione di dover fare fronte a un movimento di guerriglia organizzato o comunque ad una serie di gruppi armati che potrebbero dar filo da torcere ad un esercito che non sembra essere preparato ad affrontare una simile situazione.
Dalla Nigeria giungono nel frattempo altri segnali preoccupanti. I militari nigeriani, infatti, nel corso di audizioni al Parlamento federale, hanno affermato di non essere stati consultati dall'ex Presidente, Olusegun Obasanjo, nel corso dei negoziati che sono sfociati negli accordi di Green Tree (Stati Uniti) del 2006, con i quali la Nigeria cede la penisola al Camerun. La marina in particolare afferma che il trattato impone alla Nigeria di chiedere al Camerun il permesso di passaggio in uno stretto canale nei pressi di Bakassi, che conduce al porto di Calabar. Il Capo di Stato Maggiore nigeriano, ha affermato che il trattato che cede Bakassi al Camerun va contro gli interessi nazionali e “non è accettabile”. La dura presa di posizione dei militari si aggiunge alle dichiarazioni di alcuni parlamentari nigeriani, secondo i quali gli accordi di Green Tree non sono validi perché non sono stati ratificati dal Senato della Nigeria. I militari nigeriani hanno fatto notare pure che in caso di conflitto tra Nigeria e Camerun, quest'ultimo potrebbe avvalersi degli accordi di difesa che lo legano alla Francia. Gli alti ufficiali nigeriani ricordano che Abuja non dispone di accordi simili con nessuna potenza. La Gran Bretagna, però, ha preso l'impegno di addestrare e aiutare le forze di sicurezza nigeriane a riportare l'ordine nelle regione del Delta del Niger (non lontana da Bakassi), dove pirati, contrabbandieri e guerriglieri intralciano l'estrazione di petrolio da parte di diverse multinazionali. (L.M.) (Fides,  17/07/08)

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Tre soldati feriti in uno scontro a fuoco vicino alla Nigeria (Peacereporter, 14/07/08)

Tre soldati camerunensi sono rimasti feriti in seguito a uno scontro a fuoco con un gruppo di uomini armati di pistole a Munya, vicino al confine con la Nigeria. A riferire la notizia è l'ufficio relazioni esterne dell'ospedale militare di Douala. Il quartier generale di Yaounde al momento non ha confermato l'accaduto. Le autorità camerunensi avevano condannato le precedenti violenze verificatesi nella penisola del Bakassi, nelle cui acque si trovano ingenti depositi petroliferi. Il mese scorso i ribelli del Delta del Niger avevano attaccato una postazione di militari uccidendone cinque e portando via armi e munizioni. Nel 2006 la penisola del Bakassi è ritornata, con il placet della Nigeria, sotto il controllo del Camerun. (Peacereporter, 14/07/08)

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Sottrazione fondi, ex ministro condannato a 40 anni (Alice/Apcom, 14/07/08)

Sono stati condannati a 40 anni di reclusione per appropriazione indebita di fondi pubblici Andre Booto, ex-ministro delle Finanze ed ex-deputato del partito al potere (il Raggruppamento del popolo camerunense), e Joseph Edou, ex-direttore generale del Credito fondiario del Camerun.Lo riferisce l'agenzia Misna. Entrambi sono stati ritenuti colpevoli di aver sottratto denaro all'organismo finanziario di proprietà dello Stato. Altre 21 persone sono state condannate nello stesso processo, alcune delle quali in contumacia. (Alice/Apcom, 14/07/08)

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Benedetto XVI contro il traffico di armi, nelle parole al nuovo ambasciatore camerunese (Radio Vaticana, 16/06/2008)

Un appello a tutte le persone implicate nel traffico di armi: lo rivolge Benedetto XVI nel discorso al nuovo ambasciatore del Camerun presso la Santa Sede, Antoine Zanga, ricevuto stamane in Vaticano. Povertà estrema, debito dei Paesi poveri, profughi, AIDS e ruolo della Chiesa in campo educativo e sanitario, i temi sottolineati dal Papa.
“J’en appelle à toutes les personnes impliquées dans la vente ou dans le trafic des armes… - Benedetto XVI chiama tutte le persone coinvolte nel traffico di armi, che - sottolinea - porta “interessi spesso molto lucrativi”, ad interrogarsi sulle conseguenze dei loro comportamenti. Si tratta di una violenza diffusa che colpisce la regione circostante il Camerun e che provoca un numero elevato di rifugiati e soprattutto vittime innocenti tra la popolazione. Tra le vittime, Benedetto XVI ricorda mons. Yves Plumey, il padre gesuita Engelbert Mveng, e più recentemente il frate tedesco Anton Probst.
“Un des devoirs fondamentaux des responsables politiques est sans aucun doute d’offrir à leurs concitoyens …" - Il Santo padre sollecita i responsabili politici a un dovere fondamentale: offrire ai cittadini una situazione sociale pacificata e si augura che la comunità internazionale possa intervenire accanto alle autorità locali. Più in generale per il dramma dell’indigenza che colpisce il Camerun, l’auspicio del Papa per quanto riguarda le organizzazioni internazionali è che raggiungano l’obiettivo di un alleggerimento o di un annullamento del debito dei Paesi poveri, che riescano a “interrompere il circolo vizioso del sottosviluppo e dell’estrema povertà”. Benedetto XVI ricorda che la popolazione oltre che per la congiuntura economica soffre per fenomeni come cataclismi, cambiamenti climatici, pandemie, guerre e terrorismo. E chiede il Papa una “ripartizione più equa delle ricchezze”, indicando nei microprogetti vie da favorire, e invita alla lotta ai traffici illeciti e alla corruzione. (….)
Il Camerun è una Repubblica, il cui il presidente ha ampi poteri esecutivi ed è eletto a suffragio diretto per un mandato di 7 anni. L’Assemblea nazionale ha un mandato di 5 anni. Secondo l’ultimo censimento 2006 si contano oltre 17 milioni di abitanti. Le lingue ufficiali sono inglese e francese. Cattolici sono circa il 34%, animisti o legati ad altre credenze sono il 26%, musulmani oltre il 21%, protestanti il 17,5. Secondo l’indice di povertà umana stilato delle Nazioni Unite, il Paese è al 61° posto. - Servizio di Fausta Speranza (Radio Vaticana, 16/06/2008)

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5 cadaveri trovati al confine con la Nigeria (Instablog, 15/06/2008)

I corpi di cinque uomini sono stati trovati nei pressi del confine tra Camerun e Nigeria, nella regione di Bakassi. Si tratta, secondo le autorità locali, di quattro dei cinque soldati rapiti nella zona lunedì scorso, assieme al vicegovernatore Felix Morfan, al quale apparterrebbe il quinto cadavere. La Nigeria ha consegnato al Camerun la maggior parte della regione di Bakassi, ricca di petrolio, nel 2006, a seguito di una decisione della Corte di giustizia internazionale. (Agr) - (Instablog, 15/06/2008)

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Il petrolio e l’amianto (Greenreport, 09/06/2008)

La “Cameroon oil transportation company” (Cotco) controllata interamente da compagnie petrolifere Usa, che assicura il trasporto del greggio estratto nel Ciad lungo la condotta petrolifera di 1500 chilometri Ciad-Camerun, è accusata dalle associazioni ambientaliste di inquinare l’ambiente sversando tonnellate di amianto anche in zone abitate. Secondo l’Agence de presse africaine «Le Ong, tra le quali l’Association camerounaise de défense de l’environnement (Acde) e la società di certificazione e gestione ambientale britannica “Vega environmental consultant”’, sostengono che la Ctco ha sversato più di 7 tonnellate di amianto a Belabo (100 km ad est di Yaoundé), che ospita una stazione di pompaggio di petrolio appartenente all’azienda americana» (nella foto l’inaugurazione). Secondo gli ambientalisti camerunensi questa situazione mette a rischio la salute di oltre 22 mila persone che vivono vicino alle tubazioni e che sopravvivono grazie ad attività agro-pastorali. Vega e le Ong di protezione ambientale hanno avviato un’inchiesta nel 2006, due anni dopo l’inizio dello sfruttamenti dei pozzi in Ciad e sottolineato che «Nonostante la pericolosità accertata dell’amianto, è scandaloso che i rifiuti siano stati sotterrati ad appena mezzo metro nel suolo». Eppure la legislazione del Camerun vieta dal 1989 «l’introduzione, la produzione, lo stoccaggio, la detenzione, il trasporto, il transito e lo sversamento sul territorio nazionale, dei rifiuti tossici e/o pericolosi sotto tutte le loro forme». Il governo di Yoaundé per ora tace imbarazzato, ma gli ambientalisti incalzano e sottolineano che «se non verrà fatto niente al più presto per rimediare a questa situazione, ci dovremo aspettare uno sviluppo del cancro e di altre malattie tra la popolazione». (Greenreport,  09/06/2008)

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Contadini: chiave di volta per affrontare la crisi alimentare mondiale (Fides, 08/05/2008)

Per affrontare l'emergenza alimentare mondiale occorre sostenere gli agricoltori dei Paesi in via di sviluppo. É questo lo scopo della riunione di un gruppo di Paesi dell'area ACP (Africa, Caraibi e Pacifico, partner dell'Unione Europea), che si è aperta il 6 maggio a Douala, in Camerun. Vi partecipano da parte africana, oltre al Camerun, la Repubblica Centrafricana, la Repubblica Democratica del Congo, il Ciad, il Congo Brazzaville, il Gabon, la Guinea Equatoriale e Sao Tomé e Principe.
Nel corso dei lavori verranno esaminate le strategie per aumentare le entrate e migliorare le condizioni di vita dei produttori agricoli dei Paesi interessati. Il settore agricolo rappresenta per questi Stati la prima risorsa per garantire la sicurezza alimentare e la principale voce delle esportazioni. Infatti accanto ai prodotti agricoli di base, destinati a soddisfare le necessità delle proprie popolazioni, gli agricoltori locali coltivano beni destinati all'esportazione, come il cacao, il cotone e il caffè. Con la valuta forte così ottenuta, gli Stati che hanno un deficit alimentare possono acquistare sul mercato internazionale le derrate necessarie a compensare le carenze di cibo. L'Unione Europea che ha accordi di collaborazione con 79 Stati dell'area ACP, ha varato un programma di sostegno ai prodotti di base agricoli di questi Paesi, dal valore di 45 milioni di Euro.
I Paesi africani, come i loro partner dei Caraibi e del Pacifico, lamentano però il fatto che l'Unione Europea continua a proteggere e a sovvenzionare gli agricoltori del Vecchio Continente, impedendo ai prodotti africani di accedere al ricco mercato europeo. Gli agricoltori africani subiscono anzi la concorrenza dei prodotti europei sui loro stessi mercati. I coltivatori degli Stati ACP devono inoltre affrontare le conseguenze dei cambiamenti climatici e dell'esplosione dei prezzi del petrolio e dei generi alimentari di base.
Il sostegno ai piccoli agricoltori è la via seguita dal Malawi per risolvere la gravissima carestia che aveva colpito il Paese negli scorsi anni. Il governo locale, rigettando le ricette liberiste degli organismi finanziari internazionali, ha sovvenzionato l'acquisto di sementi e di fertilizzanti da parte dei contadini, permettendo al Paese di diventare non solo autosufficiente ma addirittura di esportare le proprie eccedenze agricole. Il caso del Malawi dimostra che la “fame” ha più a che fare con la politica e l'economia che non con cause naturali. Politiche economiche sbagliate imposte dall'esterno (vedi ad esempio i programmi di “aggiustamento strutturale” del Fondo Monetario Internazionale) o frutto di scelte ideologiche e populiste (vedi la distribuzione della terra effettuata in Zimbabwe che ha distrutto una delle agricolture più floride dell'Africa australe) sono la causa principale dell'emergenza alimentare in diversi Stati africani e non solo. (L.M.) (Fides, 08/05/2008)

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Foreste sorvegliate via satellite (Greereport, 23/04/2008)

Il Camerun ha firmato una convenzione con Global forest wattch (Gfw), ed ha ottenuto l’appoggio del World resource institute (Wri) per l’utilizzo della telesorveglianza attraverso immagini satellitari per combattere «lo sfruttamento selvaggio ed anarchico delle sue foreste». Il ministro delle foreste e della fauna Elvis Ngolé Ngolé (Nella foto), ha detto durante una conferenza stampa nella capitale Yaoundé che «Al fine di rafforzare la trasparenza nel settore forestale e lottare contro le pratiche illegali, il governo camerunense ha scelto di sviluppare partenariati multipli, particolarmente nel campo del controllo e della sorveglianza per migliore le sue capacità di pianificazione della gestione sostenibile delle foreste. Il sostegno di organismi internazionali permetterà un migliore sfruttamento forestale basato sulla telesorveglianza e sistemi di informazione geografici». Il Gfw dovrebbe occuparsi di tre problematiche: il danneggiamento territoriale e forestale; la vendita del legname tagliato; le foreste comunitarie e le aree protette. Il rinnovo delle concessioni di taglio forestale terrà conto, a partire dalle immagini satellitari, delle informazioni sulle imprese e la gestione forestale, dei volumi sfruttati, e del controllo delle infrastrutture forestali. Le foreste del Camerun occupano ancora circa il 41% del territorio nazionale, che è di 375 mila chilometri quadrati, ed ospitano circa 300 specie potenzialmente commerciabili, una sessantina delle quali sono sfruttate regolarmente da un’industria forestale che ogni anno produce circa 750 milioni di metri cubi di legname. La lotta contro l’abbattimento illegale della foresta del Camerun è molto difficile: con 50 miliardi di franche CFA all’anno il settore dello sfruttamento forestale rappresenta la quarta fonte di entrate per lo Stato, dopo le imposte, le entrate doganali e il petrolio. (Greereport,  23/04/2008)

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Camerun - Opposizione indice giorno di lutto nazionale per la morte della democrazia (Peacereporter, 18/04/2008)

Il principale partito d'opposizione, Fronte sociale democratico (Fsd), ha indetto per lunedì prossimo un giorno di lutto nazionale per la morte della democrazia: "Non lavorate e vestitevi a lutto lunedì 21 aprile", ha scritto in un comunicato diffuso da Ni John Fru Ndi, esponente dell'Fsd. Una protesta che scaturisce dalla riforma della Costituzione che ha abolito una settimana fa ogni limite alla rieleggibilità del presidente Paul Biya, 75enne e al potere da più un quarto di secolo. Lo riporta l'agenzia Misna. A votare contro la riforma erano stati solo i 15 deputati dell'Fsd, una piccola minoranza dei 180 deputati camerunensi. Con la "giornata di lutto nazionale" l'opposizione intende denunciare una riforma che "aiuta Biya ad assassinare la democrazia" e, allo stesso tempo, "invitare i camerunensi a restare in guardia, vigili e pronti a sollevarsi come un sol uomo contro le trame di Biya". Le tensioni politiche di Yaoundé si inseriscono in un clima già difficile: nel febbraio scorso, in diverse aree del paese, scoppiarono proteste per il carovita, terminate in scontri sanguinosi tra manifestanti e forze dell'ordine. Secondo le autorità, le violenze avevano causato una quarantina di morti, ma un'organizzazione non governativa aveva fornito un bilancio più grave. (Peacereporter, 18/04/2008)

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Parlamento discute sul terzo mandato per il presidente Biya (Peacereporter, 10/04/2008)

L'assemblea nazionale del Camerun ha iniziato oggi le discussioni per un provvedimento che permetterebbe al presidente Paul Biya di estendere la sua carica oltre il secondo mandato settenale, la cui scadenza è prevista per il 2011. I legislatori dell'opposizione, che giudicano il provvedimento come un ostacolo alla democrazia, hanno occupato la Camera. Il partito di Biya governa il Paese da 25 anni, e gode di un'ampia maggioranza in parlamento, controllando 153 dei 180 seggi. Il voto per il cambiamento costituzionale è considerato una formalità. (Peacereporter,  10/04/2008)

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Disordini contro il caro vita, oltre 700 condanne (Alice/Apcom, 06/04/2008)

Sono più di settecento le persone finora condannate nel Camerun a pene di detenzione o a multe da tribunali nazionali in merito alle violente manifestazioni contro il carovita del febbraio scorso. Lo riferisce l'agenzia Misna citando Amadou Ali, ministro della Giustizia. Circa 1.600 persone, secondo fonti ufficiali, erano state arrestate per furto o atti di vandalismo nel paese, in particolare a Douala e Yaounde; 251 sono state liberate dopo il processo, 534 hanno beneficiato di un non luogo a procedere e 157 sono ancora in attesa di essere giudicate. Associazioni della società civile e collettivi di avvocati hanno denunciato detenzioni ingiustificate e processi sommari. Nelle manifestazioni di febbraio, represse dalle forze dell'ordine, 40 dimostranti erano stati uccisi, secondo i dati del governo.(Alice/Apcom, 06/04/2008)

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Altro bilancio ufficiale disordini, annunciate misure contro povertà (CC, Misna, 10/03/2008)

È salito a 40 morti il bilancio ufficiale delle violenze tra forze dell’ordine e manifestanti a fine febbraio: Hamidou Yaya Marafa, ministro dell’Amministrazione territoriale, ha anche precisato che il nuovo totale – il precedente si fermava a 24 - prende in considerazione i feriti morti dopo ricovero in ospedale. Per i disordini nelle principali città del paese, in particolare a Douala e Yaounde, la ‘Casa dei diritti umani’, rete di organizzazioni locali, aveva stimato un centinaio di vittime delle forze dell’ordine. Il governo del presidente Paul Biya – al potere da 26 anni – ha intanto annunciato una serie di provvedimenti per tentare di rispondere al malcontento della popolazione sempre più in difficoltà di fronte al continuo rincaro dei beni, anche di prima necessità. Il consiglio dei ministri ha deciso di aumentare del 15% lo stipendio dei funzionari civili e dei militari a partire da aprile, di sospendere i dazi doganali per prodotti base d’importazione (pesce, frumento, reso, farina) e di diminuire il prezzo del cemento importato; a medio termine, il governo tenterà di facilitare l’impiego dei giovani diplomati, il reclutamento d’insegnanti e la possibilità di rivedere le tariffe dei prodotti petroliferi, della telefonia e della gestione dei conti bancari. (CC, Misna, 10/03/2008)

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Camerun - Dopo il Kenya, anche il Camerun sprofonda nella violenza (Joshua Massarenti, Panorama, 08/03/2008)

Dopo il Kenya, tocca al Camerun, uno dei Paesi fino a ieri più stabili di tutto il continente, sprofondare in un nuovo abisso di violenza. Ma questa volta lo scippo elettorale non c’entra. Tanto meno l’odio etnico. È stata una giornata di sciopero contro il caro-petrolio e il progetto di riforma costituzionale del presidente Paul Biya, al potere dal 1982, a trasformare Douala e Yaoundé, due delle principali città del Paese, in sanguinosi campi da battaglia tra manifestanti e forze dell’ordine: 24 vittime e oltre 1500 arresti, secondo fonti ufficiali, oltre cento morti secondo una ong locale. 
Per capirne di più, abbiamo raccolto la testimonianza di Giovanni Carbone, docente di Scienza politica presso l’Università degli Studi Milano, giunto in Italia qualche giorno fa dopo un soggiorno di ricerche in Camerun durante il quale ha assistito all’esplosione della violenza.
Che cosa ha visto, Professore?
Nel week-end del 23-24 febbraio stavo a Douala, la città in cui le rivolte sono iniziate. Di morti e feriti non si sapeva ancora nulla. In giro, la gente ci raccomandava di stare attenti, ma nulla di più. Ho preso quindi il mio bus per Yaoundé, e soltanto dopo aver visto le carcasse di macchine incenerite sul viale centrale ho capito che qualcosa di grave stava accadendo.
Proprio a Yaoundé la crisi raggiunge il suo picco…
Tra il 26 e il 27 febbraio sono rimasto barricato nel mio albergo. Dopo Douala, la contestazione aveva contagiato le periferie di Yaoundé. Le strade erano deserte, uffici e negozi sono rimasti chiusi per 48 ore. Ancora una volta, nonostante le informazioni raccolte sulle radio internazionali e locali, non si riusciva a capire l’entità della crisi. So solo che dopo il discorso televisivo del presidente Biya il Paese è tornato alla calma.
Le rivolte in Camerun e Kenya, due Paesi considerati stabili fino a ieri, hanno qualche similitudine?
In Kenya le violenze sono esplose in seguito a un broglio elettorale assumendo i contorni di uno scontro etnico. In Camerun la rivolta contro il caro-petrolio ha invece dato sfogo a un malessere sociale molto diffuso. In entrambi i Paesi, la gente percepisce un sentimento di arroganza da parte di chi, come Biya e il suo omologo keniota Kibaki, non vuole lasciare il potere. In Africa la gente ormai pretende che le regole democratiche vengano rispettate. (Joshua Massarenti, Panorama,  08/03/2008)

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Ong denuncia: «Oltre 100 vittime per proteste in strada» (l’Unità, 05/03/2008)

Supera ormai le 100 vittime il bilancio delle violenze esplose la settimana scorsa in Camerun, a margine di un movimento di protesta contro il carovita e il progetto di una riforma costituzionale. I dati vengono diffusi oggi dalla Ong "La casa dei diritti dell'uomo", mentre il governo non ha ancora fornito cifre ufficiali a riguardo. «Stiamo aggiornando le informazioni ogni giorno, ma le vittime sono già più di cento» afferma Madeleine Afitè, responsabile della ONG, che ha sede nella capitale, nonché affiliata della Federazione internazionale dei diritti dell'uomo (FIDH). «Sarà comunque difficile» conclude «arrivare a un bilancio preciso a causa delle intimidazioni perpetrate dalle autorità: io stessa sono stata minacciata dopo aver denunciato in pubblico il numero delle vittime». Gli scontri tra civili e forze dell'ordine hanno coinvolto diverse città del Camerun dove numerosi manifestanti hanno protestato contro il costo della vita e contro il progetto di revisione costituzionale che permetterebbe al presidente Paul Biya, al potere dal 1982, di ottenere un nuovo mandato nel 2011. (l’Unità, 05/03/2008)

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Disordini sociali e tensione politica dopo il discorso di presidente Biya (Daniela Chibbaro, University/Equilibri, 04/03/2008)

Negli ultimi giorni di febbraio uno sciopero contro l'aumento dei prezzi del carburante in Camerun è degenerato in gravi violenze che hanno causato 17 morti. Questa situazione si aggiunge ai malesseri sociali e al contesto politico teso causato dalle polemiche e le lotte intestine generate dalle ultime dichiarazioni del presidente Paul Biya, che ha reso nota la propria volontà di modificare la Costituzione per rimanere alla guida dello stato ancora per un terzo mandato. La causa ufficiale dei disordini in Camerun è l'aumento del prezzo della benzina al litro, passato il 7 febbraio dai 584 franchi CFA (0,89 euro) ai 600 franchi CFA (0,91). La contestazione, portata avanti dai trasportatori, è subito dopo degenerata in violenza. Gruppi di persone sono scesi in strada affollando le vie della capitale economica Douala e di altre città, arrivando anche alla capitale Yaoundé. Le agitazioni si sono parzialmente sedate in seguito a un accordo raggiunto tra le organizzazioni sindacali dei trasportatori e la Cassa di stabilizzazione dei prezzi degli idrocarburi (CSPH). Gli scioperanti hanno ottenuto un leggero abbassamento del prezzo, raggiungendo la cifra di 594 FCFA. Tuttavia la situazione non si è ancora stabilizzata del tutto, poichè la vera ragione della protesta è il malessere sociale dovuto alla tensione politica di questi ultimi giorni nel paese, in merito al progetto di revisione della Costituzione, con l'obiettivo di autorizzare il presidente Biya ad aspirare a un terzo mandato dopo il 2011. I rapporti tra l'attuale capo di stato e l'opposizione sono molto tesi anche a causa delle accuse di brogli che gli furono rivolte durante le elezioni del 2004. I partiti di minoranza hanno invitato l'ormai settantacinquenne presidente ad abbandonare la vita politica del paese, accusandolo di approfittare della maggioranza in Parlamento per attuare la riforma costituzionale, andando contro quei principi che dovrebbero garantire la democrazia nel paese. (Daniela Chibbaro, University/Equilibri, 04/03/2008)

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Disordini: ancora tensione, appelli al dialogo (MZ,Misna, 29/02/2008)

Resta tesa la situazione in molte città del Camerun, che da giorni sta registrando i disordini più gravi degli ultimi 15 anni nei quali, secondo bilanci ufficiosi e ancora da confermare, sarebbero morte una ventina di persone. Se le violenze più gravi tra giovani manifestanti e forze dell’ordine sono avvenute tra lunedì e mercoledì, scontri di strada si sono registrati anche ieri in almeno due città dell’ovest (Bamenda e Bafang), causando la morte di almeno tre persone. Fonti di stampa locale, stamani riportano notizie di una situazione sostanzialmente calma nel sud e nel nord del paese, di una calma tesa a Yaoundé, mentre un’aria più pesante si continuerebbe a respirare a Douala e nelle località teatro dei principali disordini dei giorni scorsi. Un invito al dialogo e al confronto è stato lanciato ieri dal ministro delle Comunicazioni, Jean Pierre Biyiti, che ha chiesto la collaborazione dei giornali locali per stemperare le tensioni. Nei giorni scorsi, migliaia di manifestanti, soprattutto giovani, sono scesi in strada per protestare contro i continui rincari dei prezzi dei beni di prima necessità (ma anche benzina e mezzi pubblici); la protesta è andata poi assumendo una crescente connotazione politica contro il presidente Paul Biya. (MZ, 29/02/2008)

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Stampa denuncia censura del governo su proteste popolari (Peacereporter, 29/02/2008)

L'unione dei giornalisti del Camerun ha accusato oggi il governo di voler censurare le notizie riguardanti le sommosse popolari antigovernative che stanno avvenendo nel Paese. Ieri è stata chiusa una radio privata della capitale Yaounde, Magic FM 94, la quale aveva osato rivolgere critiche al presidente Paul Biya riguardo alla gestione della crisi interna. Nel Paese da giorni si registrano da giorni proteste popolari contro l'aumento dei prezzi del carburante e del cibo, degenerate in scontri che hanno provocato più di 20 morti.(Peacereporter, 29/02/2008)

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Camerun - Duemila bambini usati come scudi umani (Peacereporter, 28/02/2008)

Almeno 2000 bambini sono stati usati come scudi umani dai ribelli in Camerun. Migliaia di contestatori sono infatti entrati in tre scuole della città di Bamenda, nel nord ovest del paese, per fuggire dalla polizia che ha tentato di fermarli per le cruente manifestazioni protrattesi per tutta la notte. Lo sciopero dei tassisti indetto giorni fa contro l'aumento del carburante, ha dato origine ad una serie di violenze che stanno insanguinando il paese. I manifestanti hanno chiamato in causa l'opposizione affinché emendi la costituzione per permettere a Biya di essere rieletto alla scadenza de suo mandato nel 2011. L'opposizione, accusata dal governo di essere dietro alle violenze, messe in atto dai manifestanti, nega qualsiasi partecipazione agli episodi, sebbene abbia dichiarato di poter comprendere il malcontento della popolazione.(Peacereporter,  28/02/2008)

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Protesta per l'aumento dei prezzi: 17 morti (LM, Fides, 28/02/2008)

Le proteste per il caro carburanti iniziate a Doula, capitale economica del Camerun, si sono estese alla capitale politica, Yaoundé, dove negli scontri tra dimostranti e polizia vi sono stati almeno 17 morti. Per ristabilire l'ordine, l'esercito nazionale ha dispiegato i propri militari nelle strade di Yaoundé, garantendo la sicurezza delle stazioni di benzina che sono state assalite da bande di vandali nei giorni scorsi. Nella capitale ora regna una calma precaria. La protesta ha anche una forte connotazioni politica (vedi Fides 26/2/2008) come ammesso dallo stesso Presidente Paul Biya, in un suo intervento televisivo, nel quale ha affermato che "per alcuni l'obiettivo è di ottenere con la violenza quello che non sono riusciti ad avere con la via delle urne"e ha denunciato "gli apprendisti stregoni che dall'ombra manipolano i giovani". Il Presidente Biya è al potere dal 1982 e la sua rielezione nel 2004 è stata fortemente criticata dall'opposizione, che contesta ora il tentativo del Capo dello Stato di modificare la Costituzione per rimanere al potere fino al 2011. All'inizio della settimana, per protestare contro l'aumento dei prezzi del carburante i sindacati degli autotrasportatori e dei taxi collettivi avevano decretato uno sciopero in tutto il Paese. A Douala e in altre città dell'ovest del Paese però la protesta è subito degenerata quando gruppi di giovani sono scesi nelle strade organizzando posti di blocco con copertoni incendiati e abbandonandosi a saccheggi e violenze. Particolarmente colpiti sono stati alcuni esercizi commerciali gestiti da immigrati cinesi. In seguito le violenze si sono estese alla capitale politica, costringendo i sindacati a sospendere lo sciopero e a lanciare un appello alla calma. Allo loro voce si è unita quella di Sua Eminenza il Cardinale Christian Tumi, Arcivescovo di Douala, che ha chiesto a tutti di porre fine alle violenze. Il Paese si interroga se la combinazione di "protesta sociale" e di "protesta politica" rischi di trascinare il Camerun in una crisi in stile keniano. Alcuni osservatori fanno notare che in Camerun, dove le etnie sono numerose, diversamente dal Kenya, non vi è un particolare gruppo etnico che domina gli altri. Altri affermano però che il forte inurbamento degli ultimi anni ha creato una situazione pericolosa nelle periferie delle città, dove vi è una scarsa solidarietà tra gli strati più poveri che sfogano la loro frustrazione con una violenza autodistruttiva. Il Paese è inoltre diviso tra un'area francofona contrapposta a quella anglofona: una contrapposizione che in passato ha creato tensioni a livello nazionale.(LM, Fides, 28/02/2008)

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Presidente Biya, complotto per rovesciare governo (AdL, Misna, 27/02/08)

Sarebbe quello di rovesciare il governo l'obiettivo ultimo delle violenze dei giorni scorsi nelle principali città del paese e che avrebbero provocato finora la morte di almeno 15 persone: il presidente Paul Biya lo ha affermato in un discorso alla nazione trasmesso questa sera dalla tv di stato. "Apprendisti stregoni stanno manipolando i giovani di questo paese – ha detto Biya – per ottenere quello che non sono riusciti ad avere attraverso le urne". Il presidente ha inoltre condannato "la strumentalizzazione dello sciopero dei trasportatori a fini politici" e avvisato "i manipolatori che i loro tentativi sono destinati a fallire e che il governo userà ogni mezzo possibile per riportare l'ordine". Biya ha detto che il bilancio umano e materiale delle violenze "sarà probabilmente molto alto", senza fornire ulteriori dettagli. A causa dei disordini, in corso anche oggi in diversi centri urbani, le autorità del paese hanno imposto il coprifuoco dalle 18 di oggi alle 6 di domani. (AdL, Misna, 27/02/08)

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Continuano disordini e protesta popolare (CC, Misna, 27/02/08)

"Qui la situazione è grave e non accenna a tornare alla normalità. I taxi non hanno ripreso a circolare e la popolazione sembra intenzionata a continuare il suo sfogo di rabbia contro il carovita" dice alla MISNA Madeleine Afite, esponente di Azione cristiana contro la tortura (Acat-Littoral) contattata nella capitale economica, Douala, teatro di agitazioni per il quarto giorno consecutivo. "La gente non riesce più a sbarcare il lunario, i prezzi delle derrate alimentare aumentano ogni giorno, non sarei neanche in grado di dire quando costa un chilo di riso, i prezzi cambiano continuamente. Lo sciopero dei taxi è stata la scintilla che ha fatto esplodere il malcontento" continua la rappresentante della società civile. Polizia e militari stanno pattugliando le città e hanno arrestato centinaia di persone negli ultimi giorni: "Ancora oggi, prima di pranzo, ho visto un camion con almeno una trentina di ragazzi arrestati" racconta Afite, alla quale fonti nella capitale amministrativa Yaounde hanno riferito di barricate erette e disordini ancora oggi. A Douala, alcuni testimoni avrebbero raccontato di aver visto poliziotti spingere alcune persone giù dal ponte che attraversa il fiume Wouri. Non si conosce il bilancio preciso delle violenze degli ultimi giorni, ma diverse persone, forse una quindicina, sarebbero state uccise. (CC, Misna,  27/02/08)

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Cresce la protesta per l'aumento dei prezzi (LM, Fides, 26/02/08)

Gravi incidenti sono scoppiati a Douala, la capitale economica del Camerun, quando una manifestazione di protesta indetta dai sindacati dei tassisti collettivi e degli autotrasportatori per protestare per il rincaro dei prezzi dei carburanti, è degenerata in scontri e saccheggi. Sono stati assaliti edifici governativi ed esercizi commerciali, mentre bande di giovani improvvisavano posti di blocco ponendo copertoni incendiati sulle strade. Vi sono stati almeno 3 morti e l'esercito ha affiancato la polizia nelle attività per ristabilire l'ordine. La città appare deserta e gli abitanti si avventurano per le strade solo se costretti a rifornirsi di generi di prima necessità nei rari negozi aperti. Il rincaro dei prezzi del petrolio ha provocato un aumento del costo della vita della popolazione. Alla tensione sociale causata dall'impennata dell'inflazione si è aggiunta quella legata al tentativo del Presidente Paul Biya di modificare la Costituzione per presentarsi alle prossime elezioni e cercare di ottenere un nuovo mandato. Il Presidente Biya è in carica dal 1982. Il 23 febbraio una manifestazione dell'opposizione è stata dispersa dalla polizia con l'uso di cannoni ad acqua e di gas lacrimogeni. Polizia ed opposizione si rimpallano le responsabilità dell'episodio che ha contributo ad alimentare la tensione. Anche nella capitale Yaoundé i taxi sono fermi per lo sciopero, ma la situazione è calma. Douala, città di circa 3 milioni di abitanti, oltre ad essere la capitale economica del Paese, è anche un feudo dell'opposizione, che non intende permettere al Presidente di governare fino al 2011, cosa probabile se il progetto di revisione costituzionale dovesse essere approvato.
Una situazione che richiama alla memoria la crisi del Kenya, e gli stessi camerunesi si interrogano se i giovani che sono scesi per le strade per saccheggiare e formare i posti di blocco, siano stati spronati dalle immagini delle violenze in Kenya. Un processo imitativo, che se fosse confermato, sarebbe inquietante. Il rialzo dei prezzi del petrolio, che trascina quelli dei generi di prima necessità, sta provocando malumore in diversi Paesi africani. Vi sono quindi fondati timori di nuove esplosioni di violenza in altre parti del continente.In Camerun vi è il terminale dell'oleodotto che trasporta il petrolio ciadiano per essere imbarcato sulle petroliere dirette negli Stati Uniti. Yaoundé riceve delle royalties sulla vendita del petrolio che passa attraverso il proprio territorio, ma non produce greggio e quindi non è in grado con i propri mezzi di alleviare la pesante situazione energetica. (…)(LM, Fides, 26/02/08)

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Scontri e morti per salvare un'emittente (Federico Ravera, AgendaComunicazione, 25/02/2008)

È finito in tragedia un corteo organizzato a Douala, capitale commerciale del Camerun, organizzato per protestare contro l'oscuramento di un'emittente televisiva da parte delle autorità. Centinaia di persone si sono riversate nelle strade al grido di «libertà a Equinoxe» - questo il nome del canale Tv - finendo per scontrarsi violentemente con la polizia. Due persone sono rimaste uccise da colpi di arma da fuoco, mentre un autobus e alcune stazioni di servizio sono stati dati alle fiamme. In Camerun, governato dal presidente Paul Biya dal 1982, la situazione della libertà di espressione è andata migliorando negli ultimi anni, con una certa liberalizzazione dell'uso di frequenze tv e radio. Diverse emittenti indipendenti, finalmente svincolate dal potere statale, hanno trovato un loro spazio, ma i fatti di questi giorni evidenziano una transizione non priva di difficoltà, per un paese politicamente stabile ma dalla democrazia relativamente fragile. (Federico Ravera, AgendaComunicazione, 25/02/2008)

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Douala, due morti in scontri tra manifestanti e polizia (CC, Misna, 24/02/2008)

E’ di almeno due morti e diversi feriti il bilancio di violenze durate diverse ore la notte scorsa nella capitale economica Douala (ovest) tra polizia e manifestanti del partito d’opposizione ‘Social democratic front’ (Sdf). Gli organizzatori della manifestazione avevano deciso all’ultimo momento di annullare l’appuntamento a causa della massiccia presenza delle forze dell’ordine; polizia e gendarmeria sono intervenute lo stesso con gas lacrimogeni e spari per disperdere la folla già radunata, scatenando pesanti scontri con migliaia di giovani. Lo Sdf voleva protestare contro il progetto di modifica costituzionale che darebbe la possibilità al presidente Paul Biya, al potere da 26 anni, di candidarsi un’ennesima volta nel 2011. (CC, Misna, 24/02/2008)

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Un milione di firme per referendum su modifica costituzionale (CC, Misna, 18/02/2008)

Sarebbero quasi un milione le firme raccolte dalla ‘Piattaforma della società civile’ a favore dell’organizzazione di un referendum sulla modifica della Costituzione che il presidente Paul Biya, al potere da 26 anni, intende promuovere per potersi ricandidare alle elezioni del 2011. I firmatari, secondo la ‘Piattaforma’, intendono votare “no” alla modifica dell’articolo 6.2 della Carta costituzionale, secondo cui “il presidente è eletto per un mandato di sette anni rinnovabile una volta”. Da metà gennaio, il governo ha vietato ogni manifestazione nella regione di Douala per evitare, secondo la spiegazione di un responsabile provinciale, “uno scenario alla keniana”. Di fatto, i tentativi di mobilitazione dell’opposizione politica sono stati repressi o impediti, come sabato scorso nel quartiere Bepanda di Douala, su iniziativa di Mboua Massok ma Batalon; il 13 febbraio era anche stato represso con gas lacrimogeni un raduno di poche centinaia di simpatizzanti di John Fru Ndi, dirigente del Social democratic front (Sdf), candidato rivale di Biya nel 1992, 1997 e 2004. Con la vittoria del partito al potere ‘Rassemblement démocratique du peuple camerounais’ (Rdpc) alle elezioni legislative di luglio scorso, è quasi garantito l’appoggio del parlamento alle proposte di modifiche costituzionali. (CC, Misna, 18/02/2008)

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Vescovi ai dirigenti politici: garantire “un’effettiva alternanza democratica” (Apa/Apic – Zengarini, R.Vaticana, 21/01/2008))

I vescovi del Camerun hanno rivolto un appello alla dirigenza politica del Paese a “creare le condizioni per un’effettiva alternanza democratica” ai vertici dello Stato. L’appello, contenuto in un comunicato diffuso domenica al termine della loro assemblea plenaria a Edea, risponde indirettamente al recente annuncio dell’intenzione del Presidente Paul Biya di promuovere un emendamento alla Costituzione che gli permetterebbe di ricandidarsi alla presidenza nel 2011. La nuova Costituzione democratica camerunese varata negli anni ’90 dopo l’introduzione del multipartitismo, limita infatti il mandato presidenziale a sette anni, rinnovabile solo una volta. Nel suo messaggio per il Nuovo Anno, Biya, al potere dal 1982, aveva affermato che la norma limita la volontà popolare e che gli argomenti a favore della modifica non mancano. Senza citarlo esplicitamente, il comunicato della Conferenza episcopale invita i cittadini e i dirigenti politici camerunesi ad impegnarsi per il “rispetto della libertà” e per l’alternanza politica, condannando “la corruzione, il settarismo, le distrazioni di fondi pubblici e il tribalismo” che minano la pace sociale nel Paese. Più esplicito il card. Christian Tumi, arcivescovo emerito di Douala e autorevole voce critica dell’attuale governo di Yaoundé, che nelle scorse settimane ha invitato, “a titolo personale”, il Capo dello Stato "a non procedere alla modifica costituzionale”. (Apa/Apic – Zengarini, R.Vaticana, 21/01/2008))

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Scontri tribali al confine, morti (SwissInfo, 17/01/2008)

Almeno dieci persone sono morte in scontri fra etnie rivali che si contendono i diritti sulla terra al confine fra Camerun e Nigeria. Secondo testimoni e politici locali, si tratta della comunità degli Oliti del Camerun e degli Yive nigeriani, che nelle violenze hanno impiegato armi da fuoco artigianali. Centinaia di persone sono state costrette a fuggire la zona di combattimenti, la remota regione camerunense di Akwaya, al confine nigeriano. Secondo un parlamentare della regione, malgrado gli Oliti e gli Yive si contendano un pezzo di terra da decenni, confrontandosi più volte nel sangue, il problema è stato sempre negletto dalle autorità del Camerun. (SwissInfo, 17/01/2008)

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Il Camerun si impone: "Eto'o ci serve, datecelo subito!" (Goal, 08/01/2008)

La Coppa d'Africa collocata a gennaio è davvero una seccatura per i club che dispongono di giocatori africani: il Barcellona ne possiede uno dei più importanti, Samuel Eto'o e - come prevedibile - è scoppiata la guerra con il Camerun. La nazionale vuole il proprio bomber sin da subito, dato che il torneo inizia il 20 gennaio; gli spagnoli vogliono trattenere l'attaccante sino a sabato per consentirgli di giocare un altro turno di campionato. Inizialmente si è cercato un accordo, ora gli africani lanciano un ultimatum al club blaugrana: "Eto'o deve venire subito, se Rijkaard dice che ce lo darà da sabato afferma cose inaccettabili: gli accordi erano diversi" (Goal,08/01/2008)

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La battaglia al cibo globale (Giampaolo Visetti, la Repubblica-R2, 07/01/2008)

La luce, per Bernard Njonga, si è accesa grazie alle cosce. Aveva riflettuto lungamente su quei muscoletti di carne bianca, protetti da succosa pelle gialla. Poi, un sabato mattina di tre anni fa, è salito su un secchio rovesciato nel mercato di Mokolò, sconfinato, brulicante di gente e violentissimo. «Quelle cosce - ha urlato ai divertiti venditori di polli - devono sparire». E iniziata così l'ultima guerra d'indipendenza del Camerun: contro il capitalismo globalizzato dell'Occidente e contro la corruzione che tiene in ostaggio l'Africa Nera. Adesso, dopo la vittoria, l'eroe delle cosce nostrane è tornato tra la sua gente. Non è più un anonimo funzionario del sindacato dei contadini. Lascia l'ufficio dietro la stazione dei treni di Yaoundésu una jeep nera. Gira scortato, ha due segretarie attaccate al telefono. Sul piazzale del Marché Madagascar, invaso da baccelli di cacao, con sei carriole gli hanno arrangiato un palco. Un ragazzo con una scarpa da ginnastica in testa armeggia con il microfono. Un altro tiene sul capo, miracolosamente in equilibrio, quattrosecchi pieni di carne d'istrice affumicata, pane, latte e papaye a spicchi. Incita la folla e regola le danze propiziatorie di tre sfiniti stregoni. Dalla polvere salgono vapori arroventati. Ad un cenno della mano di Njonga, si sparge il silenzio. «Non siamo la pattumiera dell'Europa - grida -. Dobbiamo unirci per ricostruire la nostra economia e la nostra indipendenza alimentare. Lottiamo contro la globalizzazione: in Africa vuole Stati deboli, per manovrarli come burattini, comprando ministri e presidenti». (…)(Giampaolo Visetti, la Repubblica-R2,  07/01/2008)

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