Abolita pena di morte ma omosessualità diventa reato (Apcom, 22/11/2008)
L'approvazione del nuovo codice penale del Burundi rappresenta un voto storico per l'abolizione della pena di morte ma il provvedimento - che dovrà ora passare al vaglio del Senato prima della ratifica presidenziale - presenta anche alcune ombre. Il nuovo codice, come ha spiegato il ministro della Giustizia Didace Kiganahe, accoglie le disposizioni del diritto internazionale in materia di genocidio, crimini contro l'umanità e crimini di guerra, reati che fino ad oggi non erano contemplati così come la tortura. Tuttavia, il provvedimento rappresenta un passo indietro per quel che riguarda l'omosessualità, fino ad oggi tollerata e punibile ora con una pena carceraria da tre mesi a due anni: una decisione criticata dalle ong e da alcuni deputati che temono oltretutto conseguenze negative nella lotta contro l'Aids nel Paese. Tra le altre novità la protezione giuridica accordata a donne e bambini contro ogni tipo di atti di violenza, specialmente domestica: in particolare il reato di stupro - non specificatamente menzionato nel vecchio codice - viene punito con una pena carceraria che va dai 20 anni di reclusione all'ergastolo. (Apcom,
22/11/2008)
Ancora violenze su albini (Ansa, 17/11/2008)
Ancora violenza contro gli albini in Africa: una bambina albina di 7 anni e' stata uccisa in Burundi e il suo corpo mutilato. Uomini, armati di fucili, hanno attaccato la casa della bambina e l'hanno decapitata e poi le hanno amputato gambe e braccia che hanno portato con se'. E' il 3/o caso registrato nel Paese da settembre. Si parla di almeno 30 albini uccisi in Tanzania da gennaio e di moltissimi feriti. Organi di persone albine sono ricercati per creare pozioni
'magiche'. (Ansa,
17/11/2008)
Stallo in negoziati di pace, interviene ‘iniziativa regionale’
(Misna, 24/10/2008)
Costatando lo stallo nel negoziato per l’accordo di pace in Burundi tra governo e ribelli del Fronte liberazione nazionale (Fnl), l’Iniziativa regionale di pace, composta da stati della regione, ha deciso di intervenire con propri inviati accanto al ministro della Difesa sudafricano Charles Nqakula, mediatore ufficiale nel dialogo. Il dipartimento degli affari esteri sudafricano, ha reso noto oggi che Nqakula si recherà nuovamente in Burundi accompagnato dai ministri degli Esteri di Uganda, Tanzania e Sudafrica, come deciso in una riunione della ‘Iniziativa regionale di pace’ del 20 ottobre scorso; non è stata comunicata una data precisa della missione diplomatica. Nei giorni scorsi Nqakula, dopo avere incontrato il presidente burundese Pierre Nkurunziza e il capo delle Fnl Agathon Rwasa, aveva detto che, pur avendo fatto passi avanti in alcuni temi, le posizioni delle parti apparivano inconciliabili su importanti questioni politiche di fondo. “Non possiamo risolvere queste differenze senza l’aiuto dei rappresentanti politici regionali” aveva detto il ministro sudafricano. Una delle questioni che sta ostacolando la trasformazione in partito politico, e di conseguenza la partecipazione al governo, del gruppo armato, è il suo stesso nome che per esteso è Palipehutu-Fnl: una sigla il cui significato è “Partito per la liberazione del popolo Hutu” e che i ribelli non intendono modificare. Il governo ritiene che questa terminologia sia contraria al dettame e allo spirito della Costituzione che proibisce la creazione di forze politiche su base etnica. Le Fnl sono l’ultimo gruppo armato rimasto fuori dall’accordo di pace che nel 2003 mise fine a una decennale guerra civile che causò 300.000 vittime; nel settembre 2006 Fnl e governo giunsero a un cessate-il-fuoco, rilanciato nel giugno di quest’anno dopo una fase di intesa ripresa dei combattimenti. L’Iniziativa regionale di pace, composta da 11 nazioni, fu istituita nel 2003 con lo scopo di far cessare la guerra. [BF](Misna, 24/10/2008)
Il Burundi sul filo della lama: Pace o guerra? (Peacereporter, 23/10/2008)
Non capita tutti i giorni che, dopo più di due anni di trattative sfociate in un accordo di pace tra governo e ribelli, il mediatore alzi le mani e ammetta pubblicamente il fallimento dei suoi sforzi. Eppure è quanto è successo in Burundi, dove l'ex vice - presidente sudafricano Charles Nqakula, uno dei fautori dell'accordo del 2006 che aveva nominalmente posto fine alla guerra civile, ha alzato bandiera bianca a causa delle troppe divergenze tra il governo e i ribelli delle Palipehutu - FNL, l'ultimo gruppo armato ancora attivo nel Paese. Il mediatore Charles NqakulaL'amarezza per il fallimento delle trattative è grande, soprattutto considerando le grandi aspettative che avevano accompagnato la firma degli accordi nel 2006. Negli ultimi due anni, però, l'attuazione concreta del trattato ha incontrato solo ostacoli: colpa delle divergenze tra governo e ribelli, troppo profonde in alcuni casi per sperare di arrivare a un compromesso, come ha spiegato Nqakula. La maggiore riguarda il programma di disarmo, non ancora cominciato dopo 24 mesi, ma la cui risoluzione si lega ad alcuni nodi politici mai sciolti. Le FNL chiedono, per bocca del loro portavoce Pasteur Habimana, di poter essere registrate come partito politico sotto il nome di "Palipehutu". Il governo però non ha accettato la posizione dei ribelli sulla base di due motivazioni, la prima delle quali è legata a quanto stabilito dall'accordo di pace, il quale prevede che il disarmo avvenga prima della discesa in politica delle FNL. La differenza maggiore riguarda però il nome della nuova formazione, che significa "partito per la liberazione degli Hutu": la Costituzione burundese considera infatti illegali i partiti formati su base etnica. La questione non è di poco conto, visto che le FNL, assieme agli altri gruppi ribelli che avevano combattuto il governo di Bujumbura fino al 2003, sostiene di combattere proprio per ottenere maggiori diritti per la popolazione Hutu, che costituisce la grande maggioranza della popolazione. Dall'altra parte il governo, retto da Pierre Nkurunziza, anch'egli ex ribelle, accusa le FNL di continuare a combattere solo per tornaconto personale. Il processo di pace, insomma, sembra aver perso molta della spinta iniziale. Inevitabile, dopo che la messa in pratica degli accordi si è trascinata per così tanto tempo senza progressi sostanziali, e dopo che le FNL avevano sconfessato l'operato dello stesso Nqakula, accusato di essere troppo vicino al governo burundese. La situazione si era talmente deteriorata che, lo scorso aprile, erano tornate a parlare le armi, con i ribelli ad attaccare la capitale Bujumbura a colpi di mortaio e l'esercito a rispondere. Per ora la nuova tregua regge, ma il fatto che il governo si sia detto "molto deluso" dal comportamento delle FNL non lascia presagire nulla di buono. Matteo Fagotto - (Peacereporter, 23/10/2008)
Appello ONU: serve un’azione urgente per i bambini
(Radio Vaticana, 22/10/08)
Le Nazioni Unite hanno lanciato un allarme per il milione di bambini al di sotto dei cinque anni che vivono in Burundi e che soffrono di malnutrizione cronica. Un fenomeno che, secondo fonti ONU, interessa almeno il 46% dei piccoli, le cause di questa emergenza vanno rintracciate nella carestia e nella siccità che affliggono il Paese africano. Pertanto è necessaria per le Nazioni Unite “un’azione urgente” del governo burundese soprattutto nelle regioni più povere. “Bisogna fare fronte comune per il diritto all’alimentazione, la lotta ai cambiamenti climatici e alla povertà”, che costituiscono “le pietre angolari del sottosviluppo del Paese”, sono le parole del governatore della provincia di Kirundo riportate dalla Misna. Proprio per fare fronte all'emergenza malnutrizione, diverse organizzazioni non governative e il Programma alimentare mondiale hanno avviato un progetto di distribuzione del cibo nelle scuole elementari di sei province su 17 mentre il governo ha sospeso la riscossione dei dazi sull’importazione di 13 prodotti di base in modo da controllare gli effetti dell’aumento indiscriminato dei prezzi dei carburanti e dei beni di prima necessità.(B.C.)
(Radio
Vaticana, 22/10/08)
Malnutrizione, un bambino su due non ha cibo a sufficienza
(Misna, 21/10/2008)
Un milione di bambini al di sotto dei cinque anni in Burundi soffre di malnutrizione cronica: lo ha denunciato Youssef Mahmoud, rappresentante dell’Onu nel paese, in un discorso in cui ha fatto appello per “un’azione urgente”, soprattutto nelle regioni più povere. Secondo il rappresentante Onu, il 46% dei bambini al di sotto dei cinque anni, quasi uno su due, “soffre di una malnutrizione le cui cause sono da imputare alla carestia e alla siccità”. Nel corso delle celebrazioni per l’apertura dell’anno agricolo 2008-2009, svoltesi a Bugabira, nella provincia di Kirundo, il governatore locale Juvenal Muvunyi ha sottolineato che “bisogna fare fronte comune per il diritto all’alimentazione, la lotta ai cambiamenti climatici e alla povertà”, che costituiscono “le pietre angolari del sottosviluppo del paese”. Proprio per fare fronte all'emergenza malnutrizione, diverse organizzazioni non governative e il Programma alimentare mondiale (Pam/Wfp) hanno avviato un progetto di distribuzione del cibo nelle scuole elementari di sei province su 17. Per attenuare gli effetti dell’aumento indiscriminato dei prezzi dei carburanti e dei beni di prima necessità, in conseguenza della crisi alimentare che ha investito con violenza i paesi dell’Africa sub-sahariana, il governo ha sospeso la riscossione dei dazi sull’importazione di 13 prodotti di base.
[AdL] (Misna,
21/10/2008)
albini vivono nel terrore (Apcom, 17/10/2008)
Messo in allarme dai suoi vicini, Richard, 19 anni, è riuscito a sfuggire alla morte nascondendosi per due giorni nella foresta, per poi riparare a Ruygi, nell'est del Burundi, dove le autorità hanno messo sotto protezione gli albini. Si è ormai diffuso il panico nella comunità degli albini del Paese, diventati l'obiettivo di omicidi rituali, dopo il duplice omicidio avvenuto alla fine di settembre. "Sono i vicini che mi hanno avvertito che una banda di assassini stava cercando di uccidermi e sono corso via con tutte le mie forze", ha raccontato sorridendo. "Dicono che le parti del corpo degli albini vengono vendute in Tanzania - continua - le mettono sulle miniere di oro e poi questo oro risale in superficie e non si deve far altro che raccoglierlo. Oppure le usano i pescatori per attirare i grandi pesci che hanno oro nel ventre". Richard Ciza beneficia ormai della protezione delle autorità, che hanno deciso di riunire i 45 albini registrati nella provincia per salvarli dalla morte. Il 22 settembre scorso, una ragazza di 16 anni, Spès, è stata uccisa e fatta a pezzi nel suo villaggio di Nyabitsinda, nella provincia di Ruyigi. Quindi i suoi assassini hanno portato via gambe e braccia. Alcuni giorni dopo un uomo è stato ucciso con le stesse modalità. "Abbiamo tenuto una riunione di emergenza con l'amministrazione, la polizia, gli eletti della nostra provincia e i rappresentanti degli albini e abbiamo deciso di riunire i 45 albini per garantire loro protezione", ha dichiarato il Procuratore della repubblica di Ruyigi, Nicodeme Gahimbare. Da quando è stata presa questa decisione, Gahimbare ha raccolto gli albini nella sua casa, circondata da un muro di tre metri. Nel corso dell'ultima settimana, sono 25 gli albini che hanno risposto all'appello. Incontrato sulla strada principale che porta a Ruyigi, Ephrem, un bambino di otto anni che ne dimostra quattro, ha appena percorso 10 chilometri a piedi con il padre. "Quelli che hanno il colore di pelle (albino) sono minacciati perchè sarebbero diventati per alcuni merce di scambio - dice il padre, che ha 10 figli, di cui due albini - per questo ho deciso di mettere al riparo i miei due bambini che hanno la pelle bianca. Vicino a me dei criminali hanno ucciso una ragazza che somiglia ai miei bambini, le hanno tagliato le braccia, hanno raccolto tutto il suo sangue. Ho paura per i miei bambini". Durante il colloquio, un'automobile si ferma sul ciglio della strada e il conducente offre un passaggio all'uomo, ma il figlio comincia a gridare e a dibattersi. "Mio figlio è terrorizzato da quello che ha sentito, è terrorizzato da frasi come 'ecco che passa la fortuna', che viene detta ogni volta che passa", continua l'uomo, decidendo poi di proseguire il suo viaggio a piedi. "Le minacce contro gli albini sono assolutamente reali - dice il Procuratore - Richard ad esempio è stato inseguito da quattro persone armate di fucili e ha trascorso due giorni nella foresta. Queste parti del corpo sono vendute in Tanzania. Questa gente dice di poter guadagnare 600 milioni di scellini (380.000 euro) per ogni corpo di albino". La questione degli albini deve diventare una questione nazionale perché ormai supera l'ambito della nostra provincia. Ciò che avviene è spaventoso perché ormai gli albini sono considerati una fonte di reddito in questo paese, in cui c'è chi è disposto a uccidere per 10.000 franchi (burundesi, sette euro)". Sim
(Apcom,
17/10/2008)
Uccisi e mutilati 2 albini, sotto accusa la stregoneria (Alice/Apcom, 02/10/2008)
Due albini sono stati uccisi e fatti a pezzi in Burundi da persone sospettate di voler poi vendere le loro membra agli stregoni della Tanzania che li usano per le loro pozioni. Il duplice omicidio ha suscitato panico nella comunità di albini del Paese, costringendo le autorità del Paese a garantire la loro protezione. Stando a quanto riportato dall'agenzia di stampa sudafricana (Sapa), Daniel Nzeyimana è stato aggredito ieri da uomini armati nella sua casa a Bweru, città della provincia orientale di Ruyigi. "Lo hanno decapitato, gli hanno tagliato braccia e gambe e sono fuggiti", ha precisato il governatore locale Moise Bucumi. Nella stessa provincia, una ragazza di 16 anni è stata uccisa in circostanze simili lo scorso 22 settembre. "E' stata uccisa, anche a lei hanno tagliato braccia e gambe e sono fuggiti", ha detto il governatore. "Secondo i primi risultati delle indagini, i due omicidi sono legati alla stregoneria - ha proseguito - la gente del posto sostiene che i responsabili vanno in Tanzania a vendere le braccia e le gambe di questi albini, dove vengono usati per fare amuleti e pozioni. Gli albini sono terrorizzati. Abbiamo deciso di riunirli in piccoli gruppi e circa una decina di loro hanno già trovato rifugio in una struttura comunale di Bweru, dove viene garantita la loro sicurezza". Il governatore ha quindi annunciato il lancio di una campagna di sensibilizzazione contro il contrabbando di membra umane e la stregoneria. In Tanzania sono almeno 26 gli albini uccisi nel corso dell'ultimo anno. Il governo di Dodoma ha lanciato programmi di sensibilizzazione e protezione e un albino è stato eletto in Parlamento per difendere i diritti dalla comunità. Stando a un'inchiesta condotta nei mesi scorsi dalla Bbc, i mandanti della caccia agli albini in Tanzania sono gli stregoni che usano le loro parti del corpo, capelli, braccia, gambe e sangue, per preparare pozioni che avrebbero il potere di rendere le persone ricche. La Bbc ha scoperto che tra i clienti degli stregoni figurano anche agenti di polizia, per cui si spiegherebbe il mancato arresto dei responsabili di questi crimini. Le forze di polizia hanno negato ogni coinvolgimento. (Alice/Apcom,
02/10/2008)
Annociate non tornerà in Burundi (Ign/Adnkronos, 27/09/2008)
La donna, appartenente all'etnia Tutsi, doveva essere estradata il 25 settembre. Nel suo Paese rischia la morte per mano dei ribelli Hutu. L'Home Office del Regno Unito le ha rifiutato la richiesta di asilo. - Annociate Nimpagaritse non tornerà nel Burundi. La donna, originaria del paese africano dove rischiava la morte per mano dei ribelli Hutu del FNL (Movimento di liberazione nazionale), doveva essere estradata il 25 settembre scorso, dopo che l'Inghilterra aveva respinto la sua richiesta di asilo come rifugiata. Ma la campagna per la sua vita portata avanti dal Gruppo EveryOne e dal movimento 'Friends of Annonciate Nimpagaritse' ha dato i suoi risultati e la donna è stata rilasciata dal centro di detenzione di Colnbrook, in cui era richiusa, ed è potuto tornare a Sheffield, dove viveva dal 2005, in attesa dell'esito della sua domanda di asilo. Adesso l'Home Office del Regno Unito riesaminerà il suo caso. Il governo e la magistratura avevano motivato il rifiuto della richiesta d'asilo in base alla tregua stipulata in Burundi, nel 2006, fra i ribelli Hutu e i civili di etnia Tutsi, ignorando però la ripresa del conflitto nell'aprile di quest'anno. (Ign/Adnkronos,
27/09/2008)
Lancia una bomba esplode durante un matrimonio: strage (la Repubblica, 25/08/2008)
Un uomo ha lanciato una bomba a mano nel bel mezzo della festa di matrimonio del fratello, durante la quale, secondo la ricostruzione della polizia, si era scatenata una lite per un terreno. Almeno 11 persone sono morte, mentre gli sposi sono rimasti illesi. E' accaduto nella provincia centrale di Gitega. Il Burundi sta uscendo da una sanguinosissima guerra tra etnie, che in circa dieci anni ha causato 300mila morti. (la Repubblica,
25/08/2008)
Burundi - Verso la pace, faccia a faccia tra presidente e capo ribelle
(Misna, 19/08/08)
Per la prima volta da oltre un anno, il presidente Pierre Nkurunziza e il capo della ribellione Agathon Rwasa si sono incontrati per un faccia a faccia a porte chiuse, alla presenza di Charles Nkaqula, il ministro sudafricano incaricato di mediare nella crisi burundese. I due dirigenti si sono impegnati a incontrarsi due volte a settimana a partire da oggi, per studiare tutte le questioni in sospeso e agevolare il ritorno della stabilità nel paese. La scorsa settimana, l’Unione Africana (UA) aveva esortato le due parti a porre fine alle esitazioni nell’applicazione dell’accordo di cessate-il-fuoco del 7 settembre 2006, rilanciato nel giugno scorso dopo pesanti combattimenti. In una lettera indirizzata alla mediazione, il movimento di Rwasa, il Partito per la liberazione del popolo Hutu-Forze nazionali di liberazione (Palipehutu-Fnl), ha chiesto una condivisione del potere a metà: almeno una vice-presidenza e 13 dei 26 ministeri, fra cui l’Interno, gli Esteri, le Finanze, la Pianificazione, la Giustizia, l’Energia, e l’Educazione. Anche nell’esercito e nella polizia il movimento hutu chiede la metà degli effettivi e dei posti di potere. Il Palipehutu-Fnl, fondato nei primi anni Ottanta, era l’unico movimento armato rimasto fuori dagli accordi di pace che nel 2003 misero fine alla guerra civile. [CC]
(Misna, 19/08/08)
Aumentano violenza e assassinii, serve un vero disarmo
(Misna, 23/07/2008)
E' aumentato in modo preoccupante, superando i mille casi tra il
2007 e il primo semestre di quest’anno, il numero di assassinii registrati nel
paese dalla Lega Iteka, un’organizzazione burundese per la difesa dei diritti
umani. Presentando alla stampa il suo ultimo rapporto, la Lega ha precisato che
nel 2007 ha censito 641 uccisioni e 537 casi di tortura perpetrati da
poliziotti, militari e ribelli. Per quest’anno, sarebbero già state 409 le
persone uccise e 301 quelle torturate, tra cui 212 da poliziotti, 30 da soldati
e 59 da funzionari pubblici di vario genere. La maggior parte degli assassinii,
secondo l’organizzazione con sede a Bujumbura, sono mirate e riconducibili a
regolamenti di conti, atti di banditismo o controversie sulla proprietà della
terra; altri casi sarebbero da attribuire sia ai ribelli del Fronte nazionale di
liberazione (Fnl) “che mirano in prevalenza esponenti delle autorità” sia alle
forze governative e ai servizi segreti, che prendono come bersaglio “ogni
persona sospettata a torto o a ragione di appartenere all’Fnl”. Ad alimentare il
clima d’insicurezza, sottolinea la Lega Iteka - come spesso denunciato dalla
società civile e da missionari attivi nel paese – è il gran numero di armi
ancora nelle mani della popolazione: secondo i dati dell’organizzazione, su
100.000 armi in mano ai civili, eredità della guerra, soltanto 5000 sarebbero
state consegnate alle autorità. Nel 2006, la Lega aveva registrato 567
uccisioni. [CC] (Misna,
23/07/2008)
Arriva dai ribelli una nuova mossa sulla via della pacificazione:
i dirigenti del Fronte nazionale di liberazione (Fnl) hanno deciso di
raggruppare circa 3000 combattenti nel comune di Rugazi, nell’ambito del
programma di smantellamento e disarmo concordato ai primi di giugno tra il
gruppo armato e Bujumbura. "Tocca ora al governo fare un altro passo, precisando
i posti riservati al nostro movimento nelle istituzioni, nell’esercito o
altrove. Ma d’ora in poi, vi posso dire che la guerra è finita" ha precisato
Pasteur Habimana, portavoce del movimento guidato da Agahon Rwasa. Le nuove
dichiarazioni potrebbero temperare alcune frizioni sorte nelle ultime settimane
tra le parti, che si accusavano a vicenda di cattiva fede. L’Fnl – decano dei
gruppi ribelli burundesi – e la sua ala politica, il Partito per la liberazione
del popolo hutu (Palipehutu), era stato l’unico movimento rimasto attivo dagli
accordi di pace del 2003, che posero fine a un decennio di guerra civile. Dopo
lunghi e altalenanti negoziati, sotto la pressione internazionale, i capi
ribelli in esilio sono tornati in patria per riprendere il dialogo, auspicando
significativi posti al potere. [CC]
(Misna, 22/07/2008)
Speranze e preoccupazioni dei vescovi sullo stato del paese (Misna, 20/06/2008)
“Salutiamo con speranza il ritorno nella madre-patria dei dirigenti delle Forze nazionali di liberazione (Fnl) e la ripresa dei negoziati tra questo movimento e il governo. Osiamo sperare che stiamo finalmente per uscire dalla lunga crisi che vive il nostro paese da 40 anni. Il cammino verso una convivenza pacifica e l’avviamento delle azioni per lo sviluppo ci sembra a portata di mano”: inizia con una nota di fiducia il messaggio dei vescovi cattolici del Burundi, rivolto alla popolazione e ai dirigenti del paese dell’Africa dei Grandi Laghi. Numerosi sono i segnali positivi elencati dai presuli nel messaggio intitolato “Burundi, da dove vieni? Dove vai?”: dalla scelta del dialogo per risolvere le crisi al miglioramento della libertà d’espressione, passando dal superamento delle divisioni etniche. Tuttavia, i vescovi sono preoccupati nel vedere che “mancano al paese dirigenti realmente motivati dall’amore per la patria e dalla volontà di migliorare il benessere comune”; sono forti le critiche alle perenne ‘querelle’ fra i partiti politici che si contendono posti di potere, alle logiche mosse dagli interessi personali e dalla ricerca del profitto a discapito di un reale impegno per il bene del paese. Preoccupano anche il blocco del programma di disarmo della popolazione civile “allorché le armi mietono ancora vittime qua e là nel paese”, le violenze contro le donne e la delinquenza fra i giovani. “Alziamoci tutti - concludono i presuli – per concretizzare il dialogo e la concertazione che ci hanno fatto uscire dal baratro per edificare una nazione rispettosa della dignità umana, basata su leggi eque per il bene di tutti”.[CC] (Misna, 20/06/2008)
Nuovi colloqui in Sudafrica per raggiungere l'accordo di pace definitivo (Fides, 10/06/2008)
Nuova tappa nel processo di pace in Burundi dopo il ritorno a Bujumbura, la capitale burundese, di Agathon Rwasa, il leader delle Forze Nazionali di Liberazione (FNL), l'ultimo gruppo di ribelli che era ancora attivo nel Paese. Rwasa è rientrato il 30 maggio a Bujumbura a bordo di un aereo di linea del Sudafrica. Il rientro del leader del FNL fa parte dell'accordo firmato il 26 maggio, a Bujumbura, grazie agli sforzi della diplomazia sudafricana. Il 9 giugno nella città sudafricana di Sun City, a 40 km da Johannesburg,si è aperta una riunione di due giorni alla quale partecipano gli esponenti del governo burundese, Agathon Rwasa e i mediatori delle Nazioni Unite, dell'Unione Europea e dell'Unione africana (UA). Al centro dell'incontro vi sono le modalità per la condivisione del potere sul piano politico e militare tra le FNL e il regime del Presidente Pierre Nkurunziza. "Non possiamo andare indietro, siamo insieme per andare avanti", ha detto il rappresentante del governo del Burundi Ndayishimié Pasteur, prima di aggiungere: "Questo è un segnale forte che mandiamo alla comunità internazionale". Le FNL hanno presentato un documento nel quale elencano le loro condizioni per disarmare e smobilitare le proprie truppe prima del loro inclusione nella polizia e nell'esercito. Queste condizioni vertono su due punti: l'immunità per le truppe, e il riconoscimento ufficiale dell'organizzazione da parte del governo. La trattativa dovrà tenere conto anche delle accuse del governo burundese, che ha denunciato il proseguimento di un massiccio reclutamento da parte del FNL. Accuse respinte da Agathon Rwasa. Gli osservatori internazionali sono comunque ottimisti sulla possibilità di raggiungere un accordo definitivo che ponga fine a una guerra più che decennale, che ha causato la morte di più di 300mila persone, e ha contribuito all'instabilità nella regione dei Grandi Laghi. (L.M.) (Fides,10/06/2008)
Scissione del principale partito d’opposizione (Misna, 08/06/2008)
Si è diviso il principale partito dell’opposizione politica, il Frodebu, con la creazione di un’ala vicina alla maggioranza, battezzata ‘Frodebu nyakuri’ (Frodebu vero) e guidata dall’ex-presidente dell’Assemblea nazionale Jean Minani. L’ala principale del Frodebu, che conta ancora 13 deputati su 25 inizialmente eletti, denuncia una messinscena orchestrata dalla maggioranza. La scissione è avvenuta dopo la decisione della Corte costituzionale di autorizzare la decadenza di 22 parlamentari esclusi o dimissionari del partito presidenziale, passati nei ranghi dell’opposizione. Dall’anno scorso il partito del presidente Pierre Nkurunziza aveva perso la maggioranza e i lavori parlamentari erano stati a lungo bloccati. (CC) - [CO] (Misna,
08/06/2008)
Capo Fnl rientra a Bujumbura dopo 20 anni di esilio (Misna, 30/05/2008)
Il capo del gruppo ribelle Forze nazionali di liberazione (Fnl), Agathon
Rwasa, è tornato a Bujumbura dopo 20 anni di esilio in Tanzania per una visita storica che segue di pochi giorni la firma di un cessate-il-fuoco che dovrà mettere fine a una guerra civile iniziata nel 1993. Lo riferisce la stampa locale, secondo cui Rwasa è giunto nella capitale a bordo di un aereo sudafricano, accompagnato dal mediatore sudafricano Charles
N'qakula. Due membri del governo burundese, il ministro della Sicurezza pubblica Alain Guillaume Binyoni e il portavoce dell'esecutivo, Hafsa Mossi, sono andati a riceverlo all'aeroporto. L'intesa tra il governo e una delegazione di alti dirigenti del movimento armato, anch'essi rientrati dalla Tanzania circa 20 giorni fa, è stata raggiunta la scorsa settimana e prevede - come richiesto dalla ribellione - un rifornimento di provviste ai combattenti antigovernativi, il ritiro delle forze dispiegate sul terreno, l'ordine di cessare il fuoco e il rispetto degli patti firmati in precedenza, l'accordo di principio del 18 giugno 2006 e l'accordo globale di cessate-il-fuoco del 7 settembre 2006. -
[AdL] (Misna, 31/05/2008)
Verso la pace, accordo governo e ultimo fronte ribelle (Agi/Afp, 26/05/2008)
Il governo del Burundi ha raggiunto un accordo e firmato un cessate-il-fuoco incondizionato con l'ultimo gruppo militare ribelle ancora attivo nel piccolo Paese della regione dei Grandi Laghi africani. L'intesa, che potrebbe mettere fine alla guerra civile iniziata nel 1993, e' stata siglata dopo sei settimane di intensi combattimenti tra le truppe governative e i guerriglieri dell'Fln, il Fronte per la Liberazione Nazionale, che hanno causato oltre cento morti e migliaia di sfollati. "E' la prima volta in cui e' posta la firma su una dichiarazione di cessate-il-fuoco", ha sottolineato Pasteaur Habimana, portavoce del Partito per la Liberazione del Popolo Hutu-Fnl, "e questo per noi del Palipehutu-Fnl significa che le ostilita' sono cessate per sempre". Il piu' 'vecchio' tra i gruppi insurrezionali hutu del Burundi, nato all'inizio degli anni Settanta, era l'unico rimasto in armi contro il governo centrale, dopo gli accordi di pace del 2003 che di fatto misero fine al conflitto nella maggior parte del Paese africano. Il movimento dissidente, attivo soprattutto nella capitale Bujumbura e dintorni, aveva fino a oggi rifiutato il dialogo: l'ultima intesa, che risale al 2006, fu violata quasi immediatamente. Rifiutata dai ribelli anche la mediazione dell'Onu, che cinque anni fa invio' in Burundi una forza di pace per appoggiare la riconciliazione e assistere la popolazione civile. A strappare il consenso degli insorti e a far aprire un nuovo capitolo nel processo di pace burundese e' stato, per parte governativa, il generale Evariste Ndayshimiye, uomo fidato del presidente Pierre Nkurunziza, eletto nell'agosto 2005. Quindici anni di guerra civile in Burundi hanno provocato la morte di almeno trecentomila persone. (AGI) (Agi/Afp,
26/05/2008)
Dialogo governo-ribelli: raggiunto accordo per cessate-il-fuoco (Misna, 19/05/08)
Il governo del Burundi e i rappresentanti delle Forze nazionali di liberazione (Fnl), ultimo gruppo ribelle attivo nel paese, hanno raggiunto un accordo per rinnovare l’applicazione del cessate-il-fuoco firmato nel 2006. La MISNA lo ha appreso da fonti Onu nella capitale burundese, le quali hanno precisato che l’annuncio è stato dato stamani dai portavoce dei due schieramenti riuniti a Bujumbura, i quali si sono detti “estremamente soddisfatti dei risultati raggiunti nei colloqui”. Le due parti si sono impegnate a rispettare “il meccanismo congiunto di monitoraggio del cessate-il-fuoco (Mcvs) al fine di riportare la pace e la stabilità nel paese” e di “cessare immediatamente ogni ostilità” a condizione che vengano rispettati “i vincoli imposti dal governo e dalla direzione delle Fnl”. Su questo ultimo passaggio del comunicato congiunto, diffuso questa mattina, la delegazione dei ribelli, guidata da Pasteur Habimana, esponenti del governo e rappresentanti dei mediatori tanzaniani, ugandesi, sudafricani e delle organizzazioni internazionali (Onu, UA, Ue) che sostengono l’iniziativa di pace, discuteranno nell’incontro previsto nel pomeriggio. “E’ una dimostrazione di buone intenzioni – ha detto alla MISNA una fonte informata sull’andamento delle trattative – che potrebbe segnare un punto di svolta nel processo di pace”. Il dialogo tra le due parti, per il ritorno dei ribelli al tavolo dei negoziati sospesi nel luglio 2007, si era arenato sulla richiesta di garanzie per i vertici della ribellione e sul dispiegamento di una forza di interposizione, mentre Bujumbura pretende prima che i ribelli raggiungano le zone di raggruppamento. La notizia dell’accordo è giunta, a sorpresa, dopo che le truppe regolari ieri avevano lanciato una serie di attacchi contro postazioni ribelli a sud della capitale. [AdL] (Misna,
19/05/08)
Esercito attacca postazioni ribelli Fnl (Misna, 18/05/2008)
Le forze armate burundesi hanno lanciato oggi alcuni attacchi contro postazioni delle Forze nazionali di liberazione (Fnl), ultimo gruppo ribelle attivo nel paese, nel settore meridionale di Bujumbura: lo hanno riferito fonti dell’amministrazione locale, secondo le quali l’azione dell’esercito sarebbe stata lanciata da Magara, una ventina di chilometri a sud della capitale, verso la vicina collina di Gitwaro; non è chiaro se ci siano vittime. Secondo fonti militari, i soldati avrebbero reagito a una “provocazione” delle Fnl che dopo la recente offensiva condotta nella zona di Bujumbura sono tornate ieri al tavolo del negoziato col governo per rilanciare l’applicazione di un cessate-il-fuoco siglato nel 2006. Il portavoce dei ribelli, Pasteur Habimana, rientrato in Burundi venerdì alla testa della delegazione impegnata nei colloqui, ha accusato l’esercito di voler proseguire le ostilità. [FB] (Misna,
18/05/2008)
Arrivata a Bujumbura delegazione ribelli Fnl (Misna, 16/05/2008)
Una delegazione di ribelli delle forze di liberazione nazionale (Fnl) è giunta oggi a Bujumbura per rilanciare gli accordi di cessate-il-fuoco firmati nel 2006 con il governo. L'arrivo della delegazione, composta di 11 membri e guidata da Pasterur Habimana, portavoce e esponente di spicco dell'ultima ribellione ancora attiva nel paese affacciato sul lago Tanganica, segue di qualche settimana gli scontri avvenuti nel governatorato di Kabezi fra esercito e Fnl, in cui sono morte circa un centinaio di persone. Il governo si è detto "felice del ritorno della delegazione" il cui arrivo, previsto mercoledì era stato rimandato a causa del fatto che l'aereo che doveva trasportare i ribelli dalla Tanzania, dove si trovano in esilio, non era disponibile. Nei giorni scorsi i presidenti dei paesi mediatori nel processo di pace avevano dato un ultimatum fino al 15 maggio ai capi ribelli per lasciare la Tanzania e riprendere il dialogo.[AdL] (Misna, 16/05/2008)
Unicef annuncia il rilascio di 232 bambini soldato (Agi, 12/05/08)
L'Unicef ha annunciato il rilascio di 232 bambini soldato in Burundi avvenuto il 25 aprile, dopo 8 mesi di negoziati tra il governo, la societa' civile, le agenzie Onu e altre organizzazioni con il gruppo ribelle del Plaipehutu-Fln. "I ragazzi sono ora al sicuro in un centro di smobilitazione", scrive una notta dell'Unicef, "un team di funzionari governativi ed esperti di protezione dell'infanzia ha accolto a Bujumbura i ragazzi, la cui eta' e' compresa tra 15 e i 20 anni, tra cui vi e' anche una ragazza". Una volta che i ragazzi saranno identificati, sara' avviato il processo di ricongiungimento familiare attraverso un programma di smobilitazione e reinserimento sociale, che prevede anche la sensibilizzazione delle famiglie e delle comunita' locali. Il Governo del Burundi ha promesso che i ragazzi saranno inseriti in corsi di formazione professionale o assistenza per il ritorno a scuola, quando cio' sia possibile. L'Unicef monitorera' le condizioni dei bambini nel centro di smobilitazione e nelle loro case una volta ritornativi, offrendo assistenza per il ricongiungimento familiare, il sostegno psicosociale, l'assistenza sanitaria, il test e i servizi di consultorio per l'Hiv/Aids, supporto ulteriore per la formazione professionale e il reinserimento scolastico.L'agenzia Onu sta affrontando le conseguenze delle violenze fornendo assistenza medica, legale, psicosociale e per il recupero dei ragazzi. Contatti e attivita' di sensibilizzazione sono in corso per ottenere il rilascio del numero imprecisato di bambini che rimangono ancora nel gruppo ribelle. Tra il 2004 e il 2006, in Burundi sono stati smobilitati 3.000 bambini soldato. La maggior parte sono stati reinseriti nelle loro famiglie e comunita' d'origine e molti continuano a ricevere diversi servizi di assistenza. (Agi, 12/05/08)
Ribelli tornano a negoziare nonostante attacco (Misna, 08/05/2008)
Nonostante l’attacco dell’esercito subito ieri, con un bilancio di almeno 50 ribelli uccisi secondo fonti militari, la delegazione dei vertici delle Forze nazionali di liberazione (Fnl) mantiene la promessa di tornare in Burundi per riprendere i negoziati di pace. “Il Palipehutu-Fnl non ha perso la guerra, vuole la pace, perciò arriverà come previsto il 14 maggio a Bujumbura alle ore 12.00, nonostante l’esercito abbia deciso di continuare la guerra. Niente ci farà cambiare idea” ha detto dalla Tanzania Pasteur Habimana, portavoce dell’ultimo gruppo ribelle, interpellato dall’agenzia di stampa francese France press. Commentando l’attacco lanciato ieri dai militari a Kabezi, circa 20 chilometri a sud della capitale, Habimana ha detto: “L’esercito non dovrebbe rallegrarsene, anche perché oggi tutti stanno cercando di rilanciare il processo di pace”. Ieri l’esercito aveva annunciato di aver ucciso almeno 50 combattenti delle Fnl e perso due soldati durante intensi scontri mirati a cacciare i ribelli dalle loro posizioni nei dintorni della capitale. Lo scorso 17 aprile erano stati gli antigovernativi a riprendere le ostilità con un attacco coordinato contro i militari. Lunedì scorso i paesi mediatori nel processo di pace burundese avevano dato 10 giorni ai capi delle Fnl in esilio in Tanzania per tornare al tavolo dei negoziati a Bujumbura, ultimatum accettato in cambio di garanzie di sicurezza e della cessazione delle offensive militari. [CC] (Misna, 08/05/2008)
Esercito fa strage ribelli che chiedevano dialogo (Ticinonews, 08/05/2008)
Almeno cinquanta ribelli del Fronte di Liberazione Nazionale (Fln) il più antico gruppo di guerriglia del Burundi, e l'unico ancora in azione, sono stati uccisi dall'esercito la scorsa notte a poca distanza dalla capitale Bujumbura, area collinosa dove è sempre stata forte e radicata la presenza del Fln. Stando alla versione ufficiale, di cui riferisce radio Nairobi, sarebbero stati i ribelli ad attaccare le truppe, tra cui si conterebbero due morti e quattro feriti, per poi essere fatti letteralmente a pezzi. Almeno 50 guerriglieri uccisi, molti feriti, 31 arresti, armi e munizioni sequestrate: in pratica un colpo di grazia. Ma su tale versione ci sono molti dubbi. Proprio ieri, infatti, il portavoce ufficiale del Fln Pasteur Habimana parlando da Dar ed Salaam (Tanzania) aveva dichiarato che il gruppo era disposto a riaprire il dialogo col governo e cercare un'intesa certa, ma chiedeva garanzie alla comunità internazionale per poter raggiungere ed operare in sicurezza a Bujumbura per arrivare ad un accordo. Non c'é stata una risposta politica, ma l'impressione e che ce ne sia altresì stata una, e pesantissima, militare, che di fatto chiude ogni possibile dialogo, ammesso che non abbia del tutto decapitato l'Fln. (Ticinonews,08/05/2008)
Scontri tra esercito e ribelli Fnl, numerose vittime e arresti (Misna, 07/05/2008)
Una cinquantina di ribelli delle Forze Nazionali di Liberazione (Fnl) del Burundi sarebbero stati uccisi e una trentina catturati dall’esercito, in seguito a scontri avvenuti oggi a 20 chilometri a sud di Bujumbura. Lo ha annunciato un portavoce militare secondo cui i combattimenti si sarebbero svolti nell'area di Kabezi. “Il bilancio per l’esercito è di due soldati uccisi e quattro feriti" ha detto il colonnello Adolphe Manikariza,precisando che “le truppe hanno requisito sei fucili e 300 granate”. Nell’arco della giornata, l’amministratore della zona di Kabesi, Tharcisse Ndabaruhuye aveva detto che “intensi combattimenti sono in corso da oggi, quando i soldati sono andati a cacciare i ribelli nascosti sulle colline di Rugembe, Kivomo, Gitenga e Mubone”. In mattinata una delegazione dei vertici dell’Fnl, ultimo gruppo ribelle attivo in Burundi, aveva annunciato il ritorno in patria dalla Tanzania per riprendere la partecipazione al Meccanismo congiunto di monitoraggio del cessate-il-fuoco (Mcvs) e ai negoziati di pace con il governo di Bujumbura. [AdL] – (Misna, 07/05/2008)
Ultimatum a capo ribelli Fnl, dieci giorni per tornare in patria (Misna, 06/05/2008)
Agathon Rwasa, capo dei ribelli delle Forze nazionali di liberazione (Fnl), ha dieci giorni per tornare in Burundi dalla Tanzania, dove si trova in esilio insieme a un gruppo di suoi fedelissimi. L’ultimatum è stato fissato ieri dai ministri degli Esteri dell’Uganda e della Tanzania, membri dell’iniziativa regionale per il Burundi, al termine di un incontro ad Arusha (Tanzania). Rwasa si sarebbe detto disposto a tornare in Burundi per negoziare in cambio dell’immunità: una condizione che chiede da mesi e che non sarebbe stata soddisfatta, contrariamente a quanto dichiarato dal governo del presidente Pierre Nkurunziza, anch'egli ex-capo ribelle. La Tanzania, dal canto suo, avrebbe minacciato di espellere il gruppo se non lascia il territorio. Dal Burundi si apprende che un gruppo di una quindicina di combattenti delle Fnl si sarebbe arreso alle forze dell’ordine dopo gli scontri ripresi il 17 aprile contro l’esercito governativo nei dintorni di Bujumbura e in altre province del paese. Secondo un bilancio ufficiale in circolazione sulla stampa, gli scontri avrebbero fatto almeno 70 vittime fra i belligeranti e causato 40.000 follati nei villaggi. [CC] (Misna,
06/05/2008)
Ribelli Fnl chiedono amnistia prima di tornare in patria (Peacereporter, 05/05/2008)
Le Forze Nazionali Liberazione (Fnl), l'ultimo gruppo di ribelli presente in Burundi, hanno annunciato di volere un'amnistia prima di accettare l'ultimatum di 10 giorni imposto loro dai ministri degli Esteri di Tanzania e Uganda perchè rientrino in patria e rendano così effettiva la pace a lungo attesa. Malgrado un accordo nel 2006 infatti, più di 50 persone sono state uccise negli scontri di due settimane fa tra guerriglieri delle Fnl e l'esercito burundese. Diversi capi delle Fnl sono da tempo installati nella vicina Tanzania e il presidente del Burundi, Pierre Nkurunziza, ha chiesto un aiuto ai leader della regione per far pressione sui ribelli ed eliminare l'ultimo ostacolo per la pace nel Paese, dopo più di 10 anni di guerra civile e oltre 300.000 vittime. (Peacereporter,
05/05/2008)
HRW accusa la polizia di torture e il governo di inerzia (Tara Fernandez*, Osserv. sulla legalità, 02/05/2008)
Il governo del Burundi dovrebbe prendere misure immediate per porre fine al clima di impunita' che facilita la detenzione illegale, la tortura e il maltrattamento delle persone fisiche da parte della polizia. Lo ha detto Human Rights Watch, che ha presentato due giorni fa una relazione sugli abusi della polizia nel Paese africano. In esso documenta 21 casi di percosse e torture ai civili effettuati dal mese di ottobre 2007 da parte di un gruppo speciale della polizia noto come Unita' di intervento rapido (GMIR). Varie vittime hanno descritto alla ONG come sono state arbitrariamente arrestate, picchiate con manganelli e sottoposte a minacce di esecuzioni esemplari, nonche' costrette a pagare tangenti in cambio della liberta'. Solitamente di stanza a Bujumbura, gli GMIR sono stati inviati nella zona di Muramvya al fine di affrontare un presunto aumento dei gruppi di banditi e per fermare il reclutamento e la propaganda da parte delle forze di Liberazione Nazionale (FNL), un gruppo ribelle che ha firmato un accordo di cessate il fuoco con il governo burundese nel 2006 ma in seguito si e' ritirato dalla attuazione dei colloqui. Tuttavia il GMIR avrebbe istituito un sito di detenzione illegale ed arbitrariamente arrestato decine di civili nel mese di ottobre 2007. I detenuti sono stati accusati di possesso illegale di armi o di essere membri del FNL, anche se quest'ultimo non è un crimine secondo i termini dell'accordo di cessate il fuoco. Essi sono torturati, maltrattati e minacciati, ha detto Human Rights Watch. La polizia nazionale del Burundi comprende ex ribelli, soldati, gendarmi e agenti di polizia. Le giovani forze di polizia hanno ricevuto una scarsa formazione, che puo' essere la causa degli abusi. Ma un altro grave problema e' che il governo non sia riuscito ad indagare e perseguire gli abusi, dato che solo due agenti di polizia sono stati condannati su ben 59 casi di tortura presentatisi nel corso degli ultimi due anni. E comunque i procedimenti giudiziari sono lentissimi. Inoltre, i politici utilizzano alcuni agenti di polizia per scopi politici. "Molti dicono che i Burundesi temono le forze di polizia, e gli abusi di agenti di polizia sono frequentemente riportati... in tutto il paese", ha detto un dirigente di Human Rights Watch. "Riconosciamo che le autorita' sono già al lavoro per formare adeguatamente i funzionari di polizia, ma la formazione deve essere rafforzata tenendo conto della cattiva condotta degli agenti". * si ringrazia Claudio Giusti(Tara Fernandez*, Osserv. sulla legalità, 02/05/2008)
Civili in fuga…nuovi combattimenti nella provincia di Bujumbura (FB, Misna, 29/04/2008)
Sei ribelli delle Forze nazionali di liberazione (Fnl) e un soldato sarebbero stati uccisi oggi nel secondo giorno consecutivo di violenti scontri per il controllo di alcune colline situate a una decina di chilometri dalla capitale Bujumbura: lo riferiscono fonti di agenzia internazionali citando fonti militari burundesi secondo le quali "nonostante la forte resistenza dei ribelli" i militari governativi avrebbero preso il controllo delle postazioni delle Fnl nel comune di Isale, nella provincia di Bujumbura Rurale, da dove numerosi abitanti sono fuggiti ieri allo scoppio degli scontri trovando rifugio nella zona del capoluogo Rushubi. Un portavoce dell’esercito ha riferito che i civili dovrebbero poter rientrare alle loro case già domani dopo un’ultima ricognizione dei militari. Secondo bilanci ancora provvisori, da ieri sarebbero 21 le vittime degli scontri: tra queste almeno due civili. (FB, Misna,
29/04/2008)
Nuovi scontri fra militari e ribelli fuori Bujumbura (CC, Misna, 28/04/2008)
Sarebbero in corso da stamani nuovi combattimenti fra l’esercito burundese e ribelli delle Forze nazionali di liberazione (Fnl) nella provincia di Bujumbura Rural, che circonda la capitale, Bujumbura. Fonti dell’esercito sostengono di aver ucciso almeno 11 ribelli nei combattimenti, che si starebbero verificando nel comune di Isale, una decina di chilometri a est della capitale. Dalla versione presentata dai media, sembrerebbe che siano stati i militari regolari ad attaccare le Fnl sulle loro postazioni. Nel fine-settimana il presidente Pierre Nkurunziza aveva espresso in pubblico l’augurio di vedere riprendere il processo di dialogo fra il governo e l’ultima ribellione armata del paese, pur accusandola di essere responsabile delle violazioni del cessate-il-fuoco e della situazione di stallo nei negoziati. Gli scontri erano ripresi lo scorso 17 aprile con un’offensiva lanciata dalle Fnl contro basi militari su Bujumbura; da allora, secondo il bilancio ufficiale, il bilancio sarebbe di 38 morti, a cui si devono aggiungere quelli odierni. (CC, Misna,
28/04/2008)
Spari nella notte a Bujumbura, colpita la nunziatura (Alice/Apcom, 23/04/2008)
I ribelli delle Forze nazionali di liberazione (Fnl) hanno ripreso a sparare la scorsa notte a Bujumbura, per la terza volta in meno di una settimana, colpendo la Nunziatura Apostolica. Fonti diplomatiche hanno precisato che non ci sono state vittime. "I ribelli delle Fnl hanno sparato ieri sera tra le 21 e mezzanotte dalle alture attorno a Bujumbura una decina di granate contro la capitale. Non si hanno ancora bilanci di questo nuovo attacco", ha dichiarato alla France presse il portavoce dell'esercito, il colonnello Adolphe Manirakiza. Un diplomatico occidentale ha poi precisato: "Una delle granate ha colpito l'edificio della Nunziatura Apostolica (rappresentanza della Santa Sede in Burundi), non ci sono state vittime, ma danni materiali". Secondo la stessa fonte, al momento dell'attacco "il nunzio si trovava nella sua residenza situata più in alto". Fonti militari hanno dichiarato che la Nunziatura è stata raggiunta da un razzo katiusha. "Le due parti avevano garantito lunedì scorso alla comunità internazionale che non avrebbero portato avanti le ostilità e non hanno mantenuto la parola, visto che lo scontro sembra inasprirsi", ha aggiunto lo stesso diplomatico, dicendosi "deluso". I ribelli hanno lanciato giovedì scorso un'offensiva su Bujumbura e in altre quattro province nell'ovest del paese, causando almeno 33 morti, secondo fonti militari. I ribelli accusano il governo di sabotare l'accordo di cessate il fuoco. Il Burundi stenta a lasciarsi alle spalle una guerra civile scoppiata nel 1993, che ha causato 300.000 morti. L'accordo di cessate il fuoco è stato firmato nel settembre 2006 tra le Fnl e il governo, ma i ribelli chiedono anche un'intesa per la condivisione del potere politico e militare, che il governo rifiuta. (fonte AFp) (Alice/Apcom,
23/04/2008)
Tornata la calma, i ribelli fanno richieste(CC, Misna, 22/04/2008)
È tornata la calma nella provincia di Bubanza, a nord di Bujumbura, dove le attività quotidiane sono timidamente riprese all’indomani di scontri tra militari e ribelli delle Forze nazionali di liberazione (Fnl). Secondo emittenti locali, gli alunni sono potuti tornare a scuola ma molti contadini non hanno osato andare nei campi, per timore di incontrare uomini armati; il governatore locale ha annunciato che la strada che collega Bujumbura a Cibitoke, attraverso la Bubanza, è stata riaperta alla circolazione. Secondo l’ufficio di coordinamento degli affari umanitari dell’Onu (Ocha) i recenti scontri – con un bilancio ufficiale di 33 morti da giovedì notte – hanno innalzato il livello di insicurezza in diverse aree del paese. In un comunicato diffuso da Dar es Salaam (Tanzania), il portavoce delle Fnl Pasteur Habimana ha chiesto al governo di far rientrare le forze armate nelle caserme, di dare un rifornimento agli uomini del movimento ribelle, di rilanciare immediatamente i negoziati di pace e di allargare l’iniziativa regionale per la pace in Burundi agli 11 paesi membri della Comunità degli stati dell’Africa centrale (Ceac). "Il Palipehutu-Fnl ha ricevuto messaggi chiedendo di ritirare i suoi uomini dalla capitale: è stato accettato ed eseguito. Simile domanda non sembra essere stata rivolta al governo perché il nostro ritiro ha dato l’occasione all’esercito di attaccare varie nostre posizioni e dare la caccia alla popolazione civile" ha sostenuto Habimana, aggiungendo che le truppe governative starebbero preparando offensive nella provincia di Bujumbura Rural, che circonda la capitale.(CC, Misna, 22/04/2008)
Torna la calma a Bujumbura (LM, Fides, 21/04/2008)
È tornata la calma a Bujumbura, capitale del Burundi, dopo tre giorni di combattimenti tra l'esercito e i ribelli del Fronte Nazionale di Liberazione (FNL). "Abbiamo sentito in lontananza gli ultimi colpi di artiglieria ieri, domenica 20 aprile, ed oggi si respira un clima più sereno" conformano all'Agenzia Fides fonti della Chiesa locale dalla capitale burundese. I guerriglieri hanno attaccato Bujumbura il 17 aprile colpendo diversi quartieri della città con armi pesanti dalle loro postazioni sulle colline circostanti (vedi Fides 18/4/2008). "Oltre a colpire con i mortai dalle colline, alcuni gruppi di guerriglieri erano riusciti a infiltrarsi in alcune zone della capitale dove hanno ingaggiato scontri a fuoco con i militari. Un secondo attacco è stato condotto nella notte tra il 18 e il 19 aprile. L'esercito ha respinto una parte dei ribelli verso il confine con il Rwanda e la Repubblica Democratica del Congo, ma non è non riuscito a cacciarli dalle postazioni sulle colline" dicono le fonti di Fides. Secondo fonti ufficiali nei combattimenti sono morte 26 persone. Per motivi di sicurezza sono stati sospesi i collegamenti aerei con Bruxelles. L'FNL è l'unico gruppo di ribelli che non ancora raggiunto un accordo di pace definitivo con il governo. "La tempistica dell'attacco del FNL era studiata per ottenere il massimo dell'attenzione politica e il maggior impatto mediatico possibile" spiegano le fonti di Fides. "Il 17 aprile si era aperto il forum del dialogo nazionale mentre nel Paese era attesa una delegazione delle Nazioni Unite incaricata di valutare i progressi della pacificazione del Paese. La delegazione ha cancellato la visita a Bujumbura per motivi di sicurezza". Il forum per il dialogo nazionale si è tenuto a Bujumbura dal 17 al 19 aprile. Vi hanno partecipato 300 delegati in rappresentanza del governo, del Parlamento, dei partiti politici e delle principali organizzazioni della società civile, con lo scopo di sancire un patto per ricorre al dialogo per risolvere i conflitti. "Con questa serie di attacchi la dirigenza delle FNL ha voluto inviare un segnale al governo e adesso sono in attesa di una risposta. I ribelli chiedono incarichi governativi e militari e di potere essere inseriti nella vita politica in previsione delle elezioni del 2010, negoziando da una posizione di forza" concludono le fonti di Fides.(LM, Fides, 21/04/2008)
Torna la guerra? Almeno 26 morti in scontri tra esercito e ribelli Fnl (Peacereporter, 20/04/2008)
E' di almeno 26 morti (20 ribelli e sei soldati) il bilancio dei tre giorni di scontri nei dintorni della capitale Bujumbura tra esercito e ribelli delle Forces Nationales de Liberation, secondo quanto riferito dalle Forze Armate. Combattenti delle FnlI combattimenti, cominciati giovedì con una serie di colpi di mortaio esplosi dai ribelli contro alcune postazioni dell'esercito, sono proseguiti fino a sabato attorno a Bubanza, roccaforte dei ribelli a nord-est della capitale. Le Fnl, che non hanno confermato il bilancio degli scontri, hanno addossato all'esercito la responsabilità. Le Fnl sono l'ultimo gruppo ribelle ancora attivo in Burundi, teatro di una guerra civile scoppiata nel 1993 e costata la vita ad almeno 300.000 persone. I colloqui di pace, cominciati nel 2006, si sono arenati la scorsa estate a causa dell'uscita dei ribelli dalla commissione per il rispetto della tregua. (Peacereporter, 20/04/2008)
Nella notte tra venerdi' e sabato i ribelli del Burundi hanno lanciato un nuovo attacco nei pressi della capitale, Bujumbura.Intanto sta aumentando il bilancio delle vittime della controffensiva lanciata tra l'altro ieri e ieri, dai governativi. I morti secondo fonti militari sono almeno 26. Secondo la fonte e' stata attaccata dal Fnl (Forze nazionali di liberazione) la zona di Kamesa, vicino a Bujumbura. Sono stati respinti dai governativi, dopo avere lanciato un razzo katiuscia. (Ansa, 19/04/2008)
Bujumbura. Nuovi attacchi, anche civili tra le vittime?(CC, Misna, 18/04/2008)
Ci sarebbero anche due civili tra le vittime dell'offensiva lanciata la notte scorsa e attribuita ai ribelli delle Forze di liberazione nazionale (Fnl) in vari punti di Bujumbura contro obiettivi miliari: lo hanno riferito le autorità amministrative del quartiere settentrionale di Kamenge, citate dalla Lega Iteka, stimata associazione locale per la difesa dei diritti umani. Fonti della MISNA contattate sul posto non sono per il momento in grado di dare conferme, ma fanno sapere che numerosi civili sarebbero rimasti feriti nei bombardamenti . Il bilancio dell'attacco riferito dalla maggior parte dei mezzi di informazione locali e internazionali parla di 14 morti, 10 ribelli e quattro militari, ma numerose fonti locali ritengono che sia provvisorio e sottovalutato. Bujumbura non è stato l'unica località a registrare un'azione di forza dei ribelli: attacchi sono stati segnalati anche in provincia di Bubanza, a nord della capitale, dove spari sono stati uditi fino a stamattina, e in quella di Kayanza, nel centro-nord del piccolo paese collinare.(CC, Misna, 18/04/2008)
Burundi - Attacco con armi pesanti contro la capitale; le prime testimonianze(LM, Fides, 18/04/2008)
"Il bombardamento è iniziato ieri sera intorno alle 20,45 ed è finito questa mattina verso le 8. I ribelli hanno colpito diversi quartieri della capitale, sparando con mortai e armi pesanti da 5-6 punti sulle colline e intorno al lago. I colpi sono stati però imprecisi e non risulta che sia stato colpito il Palazzo Presidenziale o altri obiettivi strategici" dicono all'Agenzia Fides fonti della Chiesa locale da Bujumbura, capitale del Burundi, dove la guerriglia delle Forze Nazionali di Liberazione (FNL) hanno condotto un improvviso attacco. Un portavoce dell'esercito burundese ha dichiarato che le FNL hanno condotto un attacco di "ampia portata" su Bujumbura e su posizioni militari interno alla capitale, provocando la morte di un ufficiale e il ferimento di 4 soldati. "Non siamo in grado, al momento, di precisare se vi sono altre vittime né di stimare i danni materiali causati dal bombardamento" dicono le fonti di Fides, che desiderano non essere citate per motivi di sicurezza. Le FNL sono l'ultimo gruppo di guerriglia burundese a non aver raggiunto un accordo di pace con il governo. Nel settembre 2006 era stata firmata un'intesa per il cessate il fuoco tra le FNL e il governo di Bujumbura, premessa ad un vero e proprio accordo di pace. Il cessate il fuoco era stato rispettato a fasi alterne mentre le due parti proseguivano nel negoziato. "Dal 2006 ad oggi, si è assistito ad una serie di progressi e repentine marce indietro nel corso della trattativa. L'attacco sferrato in queste ore potrebbe essere un tentativo dei ribelli di esercitare una pressione sul governo per poi magari riprendere il negoziato da una posizione di forza" concludono le nostre fonti. Il conflitto civile burundese è scoppiato nel 1993 ed ha provocato circa 300mila morti e alcuni milioni di sfollati e rifugiati nei Paesi vicini.(LM, Fides, 18/04/2008)
Nuovo negoziato di pace tra governo e 'ultimi' ribelli(MZ, Misna, 17/03/2008)
Sono ripresi i negoziati tra il governo del Burundi e gli ultimi ribelli in attività, quelli appartenenti alle Forze nazionali di liberazione (Fnl). Dopo un primo incontro tra i mediatori di Nazioni Unite e Unione Africana (UA) con le delegazioni del governo e dei ribelli, avvenuto tra sabato e domenica, ieri il rappresentante Onu in Burundi, Youssef Mahmoud, e quello dell'UA, Mamadou Bah, hanno incontrato rappresentanti della ribellione. Le Fnl hanno confermato la volontà di rientrare nel comitato di verifica del cessate il fuoco, da cui erano usciti in polemica nel luglio del 2007, rilanciando così il processo di pace. A ravvivare i negoziati ha fortemente contribuito l'incontro diretto tra ribelli e governo (la delegazione di Bujumbura era guidata dall'ex-ministro degli Interni Evariste Ndayishimiye) avvenuto sabato, durante il quale le parti si sono accordate sulle modalità tecniche per riprendere il negoziato. Questi sviluppi positivi hanno messo fine alle polemiche cominciate sabato dopo che ribelli ed esercito si sono accusati a vicenda di una sparatoria nella quale sono morti cinque esponenti delle Fnl e un soldato.(MZ, Misna, 17/03/2008)
Ribelli Fnl pronti a ritornare nel Paese, dice il governo (Peacereporter, 02/03/2008)
Le autorità del Burundi hanno annunciato oggi che i leader dei ribeli delle Forze per la liberazione nazionale (Fnl) sono pronti a ritornare in patria il prossimo maggio, per mettere in pratica un accordo di pace firmato nel settembre 2006. I negoziati furono sospesi lo scorso luglio, quando i ribelli del Fnl lasciarano le trattative accusando i mediatori di essere parziali. Il portavoce del presidente Pierre Nkurunziza ha detto che il leader del Fnl Agathon Rwasa ha confidato al mediatore sudafricano di voler tornare nella capitale Bujumbura per colloqui con il governo. Circa dieci anni di conflitto su base etnica hanno provocato 300.000 morti nel Paese. (Peacereporter,
02/03/2008)
Scontri tra ribelli del Fnl ed esercito, 20 morti (Peacereporter, 02/03/2008)
L'esercito burundese ha annunciato oggi di aver ucciso 17 ribelli delle Forze per la liberazione nazionale (Fnl) in scontri iniziati ieri sera con il gruppo di guerriglieri, in cui sono rimasti uccisi anche due civili e un soldato. Le violenze si sono verificate nel distretto di Gatumba, 13 chilometri a ovest della capitale Bujumbura. Le trattative di pace tra ribelli e governo, per mettere in pratica un accordo di pace firmato nel settembre 2006, si sono arenate dallo scorso luglio, quando il Fnl ha abbandonato la tregua accusando i mediatori di essere parziali. Oltre 300.000 persone sono morte in oltre dieci anni di conflitto. (Peacereporter,
02/03/2008)
Clima di violenza e impunità, allarme della società civile (CC, Misna, 18/02/2008)
Continuo deterioramento della situazione dei diritti della persona, frequenti e regolari atti di banditismo, uccisioni mirate e a volte premeditate, crimini commessi con la complicità delle forze dell’ordine, lentezza della giustizia e impunità: sono le motivazioni che hanno spinto sei organizzazioni di difesa dei diritti umani del Burundi a pubblicare una dichiarazione congiunta nella quale chiedono al governo di Bujumbura di “garantire la pace e la sicurezza dei cittadini e dei loro beni”. Le organizzazioni – tra cui la Lega nazionale per i diritti umani, la lega Iteka, il Forum per il rafforzamento della società civile (Forsc) e la Federazione internazionale per i diritti umani (Fidh) – esprimono anche preoccupazione per il linguaggio e l’atteggiamento di mutua denigrazione adoperato da politici del governo e dell’opposizione, in vista delle elezioni del 2010. "Le continue violazioni in un contesto di impunità contribuiscono all’aggravarsi del clima di tensione e di paura di eventuali repressioni, persino della possibile eliminazione fisica di oppositori politici o di esponenti della società civile” sottolineano i firmatari della dichiarazione. (CC, Misna,18/02/2008)
Si apre la via verso il dialogo e la stabilità (Daniela Chibbaro, Equilibri, 06/02/2008)
Il Burundi continua a presentare disordini interni che minano ancora una volta la sua stabilità istituzionale e sociale. Il governo è stato costantemente minacciato, a livellopolitico e militare, dal gruppo ribelle delle FNL, con il conseguente stallo del processo di pace, cominciato nel 2000 ad Arushae fortemente voluto dai paesi limitrofi e dalla comunità internazionale. A questo si aggiunge la difficoltà di gestione dei rifugiati, che da sempre hanno rappresentato un problema dell’Africa Centrale ma che in Burundi ha forti ripercussioni sull’equilibrio del paese. Il braccio armato del PALIPEHUTU ha recentemente reso nota la volontà di riaprire i negoziati con il governo di Nkurunziza, lasciando intravedere la speranza che, con il tempo, la rivalità tra le principali etnie del Burundi possa avere fine, conducendo il paese verso una vera stabilità. (…) NB- Articolo consultabile su abbonamento (Daniela Chibbaro, Equilibri,
06/02/2008)
Ribelli pronti a tornare al dialogo? (CC, Misna,
29/01/2008)
Si riapre uno spiraglio di speranza nel processo di pace tra governo e ribelli delle Forze nazionali di liberazione (Fnl): dopo circa sei mesi di paralisi nei negoziati, le Fnl avrebbero deciso di tornare al dialogo e accettare la mediazione di Charles Nqakula, ministro sudafricano, ‘sfiduciato’ dai ribelli perché ritenuto troppo vicino alle posizioni governative. Secondo Adonia Ayebare, inviato speciale ugandese per il processo di pace in Burundi, citato dal quotidiano kenyano ‘The East african’, "una serie di consultazioni lascia ben sperare per un’evoluzione positiva verso l’applicazione dell’accordo di cessate-il-fuoco”. L’incontro previsto ieri in Tanzania tra Nqakula e alcuni dirigenti delle Fnl non ha avuto luogo – ufficialmente per un impegno del mediatore in Etiopia - ma le due parti avrebbero concordato di vedersi nei prossimi giorni. Le Fnl sono l’ultimo gruppo armato – anche il più antico - attivo in Burundi dopo la fine della decennale guerra civile, nel 2003. Negli ultimi mesi si sono intensificate le loro azioni, in particolare da quando il movimento si sarebbe scisso tra un’ala dura e una più propensa al disarmo; circa 2000 presunti ex-combattenti sono raggruppati in campi nella provincia di Bubanza. I vertici storici del movimento smentiscono divisioni interne e la resa di molti uomini, sostenendo che si tratta di una montatura del governo. Secondo fonti militari di Bujumbura, le Fnl avrebbero teso un’imboscada ad alcuni soldati domenica sera a Rwegura (nord), uccidendone tre. (CC, Misna,
29/01/2008)
Dopo uccisione cooperante, ong francese si ritira (Alice/Apcom, 22/01/2008)
Ha deciso di ritirarsi dal Burundi e di porre fine ai suoi programmi nel paese l'organizzazione non governativa francese Action contre la faim Acf), tre settimane dopo l'uccisione dai contorni tuttora non chiariti della cooperante Agnes Dury, giovane psicologa francese in missione per l'organizzazione. Lo riferisce l'agenzia Misna. "Dal tragico evento, abbiamo condotto un'analisi del contesto burundese per misurare i rischi che pesano su Acf. Il bilancio dimostra che le condizioni di sicurezza non consentono una serena ripresa delle nostre attività" si legge nel comunicato diffuso dall'Ong, che dal 1994 anni lavora su progetti di sicurezza alimentare, acqua e sostegno psico-sociale a persone ammalate. Agnes Dury è stata uccisa e una sua collega ferita il 31 dicembre nell'attacco armato al veicolo di Acf nel quale viaggiavano insieme ad altre donne. Nell'ambito dell'indagine avviata in Burundi, si è appreso ieri che la libertà provvisoria sarà presto concessa alle persone (una quindicina) arrestate per presunto coinvolgimento nel crimine. "L'unica nostra certezza è che l'attacco è stato deliberato" scrive ancora Acf. Anche la giustizia francese, tramite il procuratore di Macon, si sta occupando del caso. Nelle ultime settimane si sono moltiplicati nel paese attacchi, rapine e episodi di criminalità. (Alice/Apcom,
22/01/2008)
Scontri tra ribelli Fnl ed esercito (MZ, Misna, 21/01/2008)
Almeno due ribelli dell’ultimo gruppo armato ancora attivo in Burundi, le Forze di liberazione nazionali (Fnl), sono morti in uno scontro a fuoco con l’esercito nei pressi della capitale Bujumbura. Secondo la ricostruzione fornita dall’esercito, una pattuglia di militari avrebbe intercettato alcuni esponenti delle Fnl all’altezza di Gihanga, una quindicina di chilometri a nord di Bujumbura, di ritorno da alcuni saccheggi nei villaggi circostanti. Nello scontro a fuoco che ne è seguito, due ribelli sono stati uccisi. Nelle ultime settimane si sono moltiplicati gli ‘incidenti’ armati tra Fnl ed esercito. Governo e ribelli avevano firmato nel settembre del 2006 un cessate il fuoco già violato diverse volte. A preoccupare di più, comunque, non sono tanto le sporadiche violazioni della tregua, quanto piuttosto lo stallo totale nel processo di pace bloccato ormai da mesi, nonostante gli sforzi dei mediatori internazionali e dei deputati di maggioranza e opposizione. (MZ, Misna,
21/01/2008)
Rapporto denuncia traffico illegale di risorse minerarie (CC, Misna,15/01/2008)
Oltre 300 tonnellate di cassiterite (ossido di stagno) e coltan (columbo-tantalite, particolarmente utilizzato nell’industria aeronautica, per la fabbricazione di cellulari e computer) sarebbero state illegalmente esportate dal Burundi negli ultimi mesi tramite una rete di trafficanti attivi dallo Zambia e dalla Nigeria, attraverso la Repubblica Democratica del Congo, con complici in Burundi: lo ha denunciato l’Osservatorio di lotta alla corruzione (Olucome), organismo governativo che ha presentato ieri le conclusioni di un’indagine appena realizzata e relativa a indagine iniziate solo lo scorso luglio. L’Osservatorio chiede al governo di fare tutto il possibile per fermare il saccheggio delle risorse naturali. Pochi anni fa, durante il conflitto nella vicina Repubblica Democratica del Congo, il Burundi era stato accusato, insieme ai vicini Uganda e Rwanda, di sottrarre e attraverso il suo esercito le ricche risorse presenti nell’est del gigantesco territorio congolese, in particolare il coltan. Con la recente stabilizzazione del Burundi, dopo lunghi anni di guerra civile, gli investitori cominciano ad interessarsi alle risorse che anche il piccolo paese collinare è in grado di offrire. (CC, Misna, 15/01/2008)
Una intera famiglia sterminata da un lancio di due granate (Peacereporter, 10/01/2008)
Una famiglia è stata sterminata oggi a causa di due granate lanciate nella loro abitazione. Sono morti quattro bambini e i loro genitori. Lo ha riferito l'amministratore del distretto di Rutana, Juvenal Ndayizigiye. L'amministratore precisa che non ancora si conoscono i motivi del crimine, ma che la polizia ha arrestato tre sospetti. Il Burundi, chiamato "il cuore dell'Africa" è stato teatro di una guerra civile scoppiata nel 1993 e ancora oggi ne sta emergendo con difficoltà. Proprio nella giornata di ieri, le Forze Nazionali di Liberazione, unico gruppo ribelle ancora attivo nel Paese, hanno sferrato un attacco ad un checkpoint militare nella città di Kirari, nel distretto di Musigati. Nell'attacco sono morte otto persone. Il gruppo dei ribelli aveva fissato la tregua con il governo nel 2006. (Peacereporter,10/01/2008)
Scontri a Musigati, uccisi cinque ribelli delle Fnl (Peacereporter, 09/01/2008)
Cinque ribelli delle Forze Nazionali di Liberazione sono morti oggi nei pressi del distretto di Musigati, a séguito di scontri con l'esercito. A riferirlo sono state le Forze Armate, che hanno accusato i ribelli di aver violato la tregua siglata nel 2006. Le Fnl, che hanno confermato gli scontri, hanno però accusato l'esercito di averli scatenati. I colloqui di pace per porre fine a una guerra civile che dura dal 1993 si sono arenati in estate, a causa della sconfessione del mediatore, il sudafricano Charles Nqakula, da parte dei ribelli. (Peacereporter,
09/01/2008)