Il conto del global warming (Greenreport, 02/10/2008)
(…) La situazione si è particolarmente aggravata in Etiopia, impegnata in due conflitti in Somalia ed Eritrea, dove ormai la fame si è estesa a 6 milioni di persone a causa di cambiamenti climatici, aumento del prezzo del cibo e del carburante. I piccoli pastori etiopi, assediati dalla siccità, stanno svendendo il loro bestiame per acquistare prodotti alimentari. Secondo quanto ha detto al Washington Times John Holmes, coordinatore Onu per gli affari umanitari, «questo potrebbe essere un assaggio di quel che potrebbe succedere in gran parte del mondo se non si affrontano in maniera efficace le enormi sfide della crescita dei prezzi dei prodotti alimentari e del carburante, i cambiamenti climatici, lo stress ambientale e le pressioni antropiche. Gran parte del mondo in via di sviluppo potrebbe essere spinto ai margini della sopravvivenza. Una nuova rivoluzione verde è urgentemente necessaria in Africa per ridurre la sofferenza di persone più vulnerabili. Il tempo per farla è adesso, prima che gli effetti dell’aumento della popolazione, sommati alle perturbazioni meteorologiche, agli shock dei prezzi e l’impoverimento delle risorse di combustibili fossili causino ulteriori sofferenze per la massa delle persone più povere del mondo. Al di là di aiuti alimentari per l’oggi, abbiamo soprattutto bisogno di aiutare le persone a nutrirsi di domani. L’accento deve essere maggiormente posto sulla riduzione degli impatti climatici che causano la crisi». (Greenreport,
02/10/2008)
Unicef: 3 milioni di bambini in pericolo di vita (Aise, 09/09/2008)
Nel Corno d'Africa 3 milioni di bambini sono in pericolo di vita per mancanza di cibo, acqua e cure mediche, vittime di un'emergenza complessa in cui oltre 14 milioni di persone risentono gravemente degli effetti concomitanti di siccità, conflitti armati, aumento dei prezzi alimentari e malnutrizione cronica. Se non si interverrà immediatamente molti altri milioni di bambini saranno a rischio in tutta la regione: tuttavia, a fronte della gravità della crisi, la risposta rimane per ora scoraggiante. (…) Gli effetti della siccità si sommano al più grave conflitto degli ultimi anni nella martoriata regione del Corno d'Africa, soprattutto nella Somalia centrale e meridionale e nella regione somala dell'Etiopia. La debolezza o incapacità dei governi impedisce una risposta efficace ai bisogni delle popolazioni e in alcuni casi ostacola persino gli aiuti: in diverse parti del Corno d'Africa gli operatori umanitari vengono a volte intralciati da funzionari di governo, o sono obiettivo deliberato dei gruppi armati.(…) In alcuni dei paesi più colpiti dalla siccità, negli ultimi 8 mesi i prezzi dei generi alimentari sono aumentati fino al 200%, rendendo impossibile per molte famiglie l'acquisto del grano. L'impennata dei prezzi rende difficile anche per le organizzazione umanitarie l'acquisto di sementi e cereali necessari per rispondere all'emergenza. Inoltre, l'aumento del prezzo del carburante – dal 300 al 1.000% in Somalia – mette a rischio la distribuzione di acqua e cibo, anche per popolazioni che potrebbero essere raggiunte in sicurezza. In Etiopia, dove 75.000 bambini hanno bisogno d'alimentazione terapeutica contro la malnutrizione, si teme che la popolazione colpita dalla crisi abbia ormai superato i 4,6 milioni. La produzione in Etiopia di Plumpy Nut, l'efficacissimo integratore alimentare per contrastare la malnutrizione acuta nei bambini, non è sufficiente e l'UNICEF sta acquistando altre forniture sul mercato internazionale, ma servono fondi urgenti per coprire i costi. In Somalia, il numero di persone che necessitano di aiuti d'emergenza è salito del 77% da gennaio, con un totale di 3,2 milioni di persone che hanno bisogno d'aiuto, mentre lo stato di insicurezza del porto di Mogadiscio, da cui passano l'80% degli aiuti per il paese, complica seriamente le operazioni di soccorso: l'Onu stima necessari 10 milioni di dollari per garantire la sicurezza in Somalia. Per ottobre l'Unicef programma una campagna sanitaria in Somalia per raggiungere 1,5 milioni di bambini con vaccinazioni antimorbillo e vitamina A. Picchi di malnutrizione acuta nei bambini si registrano anche in alcune parti dell'Eritrea, mentre nella regione di Karamoja, in
Uganda, 700.000 persone non hanno cibo a sufficienza; 7.500 bambini sono affetti da malnutrizione acuta e 35.000 da malnutrizione moderata: in alcuni distretti dell'Uganda i livelli di malnutrizione hanno superato la soglia d'emergenza del 15%. In Kenya si stima che 1,34 milioni di persone siano in condizioni di insicurezza alimentare: 840.000 vivono nelle aree aride e semi-aride abitate da pastori nomadi, i restanti sono gli sfollati delle violenze politiche di inizio anno. Nelle aree settentrionali e orientali del Kenya colpite dalla siccità 95.000 tra bambini sotto i 5 anni, donne incinte o in allattamento sono malnutriti, dei quali 10.000 in modo grave. L'attuale crisi nel Corno d'Africa
arriva due anni dopo l'ondata di siccità seguita da devastanti inondazioni del 2005-06, che decimò il bestiame da cui dipende la vita di gran parte delle popolazioni presenti in quest'area, gettando milioni di persone in una condizione di crisi economica e nutrizionale permanente. All'inizio del 2006, erano 4 milioni, di cui 1,5 milioni minori di 5 anni, i bambini in stato di emergenza sanitaria e nutrizionale. (…) La crisi attuale, nella sua complessità, non può essere affrontata solo con misure tampone ma richiede una mobilitazione urgente e di ampio respiro sia della comunità internazionale sia dei governi nazionali. La combinazione di tre fattori: insicurezza estrema e conflitti, aumenti dei prezzi degli alimenti e del carburante, mutamenti climatici, rischia di devastare più che in passato, e a lungo termine, gli ambienti già poverissimi e fragili in cui vivono le popolazioni nomadi del Corno d'africa. Rispondere a questa sfida complessa è un imperativo umanitario per la comunità mondiale, per l'oggi ma anche per dare un futuro diverso ai bambini e alle famiglie di questa regione del mondo.
(Aise, 09/09/2008)
Unicef,in pericolo 3 mln di bambini nel Corno d'Africa (Ansa, 05/09/2008)
Nel Corno d'Africa 3 milioni di bimbi rischiano la morte o gravi malattie per la siccita', i conflitti e i rincari del cibo, scrive l'Unicef. 'Le persone che soffrono la fame nella zona sono in totale 14 milioni - si legge in un comunicato - ma il numero dei bambini e' in allarmante crescita'. Questa stima e' stata confermata nelle ultime settimane anche da altre agenzie dell'Onu e varie Ong.
(Ansa,
05/09/2008)
Secondo le Nazioni Unite in Corno d'Africa sono oltre 14 milioni
le persone che dipendono dagli aiuti alimentari di emergenza. La situazione
della regione, già endemicamente critica, è resta ancor più drammatica dalla
carestia, aggravata dal processo di riscaldamento globale, e dalla attuale crisi
a livello mondiale del prezzo dei generi alimentari. Problemi particolarmente
gravi si sono verificati in Etiopia e Somalia, spiega il responsabile Onu per
gli aiuti alla Somalia Mark Bowden. Nella sola Somalia, aggiunge, entro la fine
dell'anno almeno 3 milioni e mezzo di persone avran bisogno di aiuti di
emergenza. Su scala planetaria, secondo le stime Onu, il numero di persone che
la crisi mondiali dei prezzi agricoli mette a repentaglio è di oltre un
miliardo. (Alice/Apcom,
22/07/2008)
30 milioni dall'Ue per combattere la siccità nel Corno d'Africa(Greenreport, 17/03/2008)
La Commissione europea ha stanziato 30 milioni di euro per aiuti umanitari e per la lotta alla siccità nel Corno d'Africa che minaccia la vita e la sussistenza di 12 milioni di persone. L'Ue punta a ridurre la vulnerabilità delle popolazioni di pastori nomadi e semi-nomadi di Gibuti, Eritrea, Etiopia, Kenia, Somalia, Sudan e Uganda aiutandoli a prepararsi ai cicli ricorrenti di siccità. Con questi nuovi finanziamenti l'impegno dell'Ue nel Corno d'Africa raggiunge i 460 milioni di euro dal 2005, tutti gestiti dall'intermediario per gli aiuti umanitari Echo, sotto la responsabilità del commissario Ue allo sviluppo e all'aiuto umanitario Louis Michel, che spiega: «La tragedia umanitaria che conosce il Corno d'Africa continua a prendere tutta la nostra attenzione. L'aiuto umanitario consiste essenzialmente a fornire un intervento in caso di urgenza ed a salvare delle vite ma, adottando questa decisione regionale, la Commissione ha per prima cosa messo l'accento sulla preparazione alle catastrofi e sulla riduzione dei rischi con l'obiettivo di migliorare le capacità di resistenza delle popolazioni». Gli aiuti sono destinati soprattutto ad iniziative transfrontaliere, visto che la siccità è un problema che oltrepassa i confini nazionali e con il quale si confrontano i pastori d i una delle regioni più povere del pianeta e vittima di guerre e guerriglie. Il cambiamento climatico e la diminuzione delle precipitazioni stanno desertificando vaste aree e i periodi di siccità di due o tre anni si ripetono sempre più frequentemente. La metà dei 24 milioni di agricoltori del Corno d'Africa sono minacciati dal global warming e per questo la Commissione europea ha deciso dio concentrare I suoi sforzi in 5 settori: acqua, salute animale, salute umana, integrazione in politiche di preparazione della popolazione e loro coordinamento. Gli aiuti andranno a coprire: conservazione dei punti di acqua vitali; cartografia delle sorgenti d'acqua; fornitura di attrezzature per preservare la qualità dell'acqua; costituzione di una rete tra gli abitanti; appoggio alle strutture tradizionali, come il trasporto d'acqua con carovane di cammelli; miglioramento dell'accesso ai pascoli inutilizzati ove quest'accesso sia possibile ed appropriato; sostegno ai sistemi di allerta rapida ed alle istituzioni incaricate della prevenzione delle catastrofi e della pianificazione soprattutto a livello regionale e di distretti; campagne di vaccinazione per gli uomini e gli animali; fornitura di cure di base, in particolare per mamme e bambini; miglioramento dei sistemi di bonifica. I progetti umanitari dell'Ue verranno messi in opera da organizzazioni non governative, da agenzie specializzate dell'Onu e dalla Croce Rossa-Mezza Luna Rossa. La Commissione Ue ha un ufficio di appoggio regionale a Nairobi, in Kenya, e esperti al lavoro in Sudan e Uganda che seguono da vicino l'evolversi della situazione, controllano l'utilizzo dei fondi e contribuiscono a coordinare i soccorsi a livello locale.(Greenreport, 17/03/2008)
Golfo Aden, morti 132 boat people (ANSA, 22/01/2008)
Continua a salire il numero di decessi tra i boat-peole del Golfo di Aden:132 persone,in maggioranza somale,sono morte la settimana scorsa. Gli immigrati cercavano di giungere nello Yemen a bordo di imbarcazioni di trafficanti. Tra le vittime, quattro bambini morti in mare di fame, sete e stenti, ha deplorato oggi a Ginevra l'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr). Dall'inizio dell'anno, 157 persone sono morte nel Golfo di Aden. (ANSA,
22/01/2008)