Minoranze religiose nei paesi islamici: tollerate o sopportate? (il legno storto, 20/11/2008)
(…) Secondo la Human Rights Watch, molti egiziani copti hanno sporto reclamo per essere “stati convertiti”, a loro insaputa s’intende, all'islam. I giudici applicano norme non scritte (consuetudini) spesso più retrograde delle già discriminatorie leggi in vigore. Per esse il bambino, i cui genitori sono legati a due religioni diverse, deve seguire "la migliore delle due religioni", cioè, manco a dirlo, l'islam. Qual è la situazione negli altri paesi islamici prossimi all’Europa? Dell’Egitto abbiamo visto. E possiamo aggiungere che per i copti (10% della popolazione) costruire una nuova chiesa è estremamente difficile a causa delle difficoltà che vengono poste dalle autorità. La Costituzione egiziana, fortemente orientata dal Corano, favorisce i musulmani e relega i cristiani al rango di cittadini di seconda classe, a cui è concessa una limitata rappresentanza politica e nei confronti dei quali vi sono discriminazioni come quella subita da Rami. Marocco e Tunisia hanno qualche chiesa, costruita (o recuperata) durante il colonialismo, spesso sbandierate come esempio di tolleranza e dialogo, ma è vietata ogni attività di proselitismo. In particolare nel Marocco (che, dal 13 ottobre scorso, ha più di un piede nell’UE) è severamente proibito l’abbandono dell’islam. L’Algeria primeggia nel Maghreb in questa repressione. Nel marzo del 2006 il governo algerino ha confezionato una legge contro i cristiani (mirando a contrastare le attivissime chiese protestanti). Anche qui, come nei peggiori regimi islamisti, sono in vigore norme sulla “blasfemia”, alle quali rispondono anche i non musulmani. * di Maurizio De Santis (il legno storto,
20/11/2008)
Una nuova base della Cina per i suoi commerci con l’Europa (Equilibri, 25/09/2008)
Recenti accordi bilaterali hanno ulteriormente rafforzato i rapporti politici ed economici tra la Cina ed i Paesi nordafricani. Nella regione a Sud del Mediterraneo la potenza asiatica sta affrontando enormi investimenti per la delocalizzazione delle proprie imprese a pochi chilometri dal continente europeo; oltre che un mercato in espansione e preziosi giacimenti petroliferi e minerari, la Cina ha dunque trovato in Nord Africa un’area strategica da cui sviluppare i propri interessi commerciali verso l’Europa. (…) (Abbonamento) – di Jessica Scopacasa (Equilibri,
25/09/2008)
Al Qaida lancia appello a jihad nel Nord Africa (Alice/Apcom, 22/09/2008)
Il responsabile del ramo armato di al Qaida nel Maghreb ha invitato i musulmani in Africa del nord a unirsi alla jihad (guerra santa) e ha attaccato i regimi della regione. Lo riporta il centro di monitoraggio dei siti internet islamisti, Site. "L'unità in previsione della jihad è la sola alternativa per far fronte ai regimi apostati che predominano la regione", ha affermato Abu Mossab Abdelouadoud, leader del Baqmi, in un nastro audio diffuso ieri da portali islamisti, secondo Site. Al Qaida nel Maghreb islamico (Baqmi, ex gruppo salafita per la predicazione e il combattimento, Gspc) ha rivendicato da due anni numerosi attentati, fra i quali un attacco che ha provocato 48 morti lo scorso 19 agosto a est di Algeri. La rete ha inoltre rivendicato una recente imboscata contro una pattuglia militare durante la quale undici soldati e la loro guida civile sono stati "decapitati", secondo una fonte di sicurezza. Nel suo messaggio, Abdelouadoud ha duramente criticato i regimi in Mauritania, in Algeria e in altri Paesi nordafricani, affermando in particolare che Nouakchott è diventato un "nido dei servizi di intelligence stranieri" guidati dal Mossad israeliano. "La Mauritania è diventata un nido dei servizi di intelligence stranieri, con alla loro testa il Mossad, e si è trasformata in un centro per le ambizioni coloniali dei crociati", ha aggiunto il messaggio audio. (Alice/Apcom,
22/09/2008)
Nasce l'Unione per il Mediterraneo: 42 Paesi, tranne la Libia (La Stampa, 13/07/2008)
È cominciata sotto il sole, al Grand Palais di Parigi, la grande giornata della nascita dell’Unione per il Mediterraneo, che sarà ufficialmente varata questo pomeriggio dal presidente francese, Nicolas Sarkozy, alla presenza di 42 capi di stato e di governo. In una capitale blindata, i lavori del giorno più atteso di questo inizio di semestre francese di presidenza dell’Unione europea si sono aperti con una riunione ministeriale dei responsabili delle diplomazie dell’Ue e della riva sud del Mediterraneo, presieduta dal ministro Bernard Kouchner. Sono 18.000 i poliziotti dispiegati attorno allo storico edificio fra la riva destra della Senna e gli Champs-Elysees e attorno ai punti più delicati della capitale - in particolare i più prestigiosi «palace» in cui risiedono i leader - per garantire la sicurezza delle centinaia di persone che fanno parte delle delegazioni dei vari Paesi. La mobilitazione durerà 48 ore, perchè i capi di Stato presenti oggi al vertice che varerà l’iniziativa mediterranea di Sarkozy si tratterranno anche domani per assistere alla tradizionale sfilata militare del 14 luglio sugli Champs-Elysees. Il vertice di oggi vedrà la nascita dell’Unione mediterranea formata da 43 stati: i 27 dell’Ue, Algeria, Egitto, Israele, Giordania, Libano, Marocco, Mauritania, Sira, Tunisia, Turchia, Albania, Croazia, Bosnia-Erzegovina, Montenegro, Monaco più l’Autorità palestinese. Assente annunciato, il leader libico Muammar Gheddafi, ostile all’iniziativa, mentre ieri ha annunciato la sua assenza il re del Marocco Mohammed VI, che è rappresentato dal fratello, principe Moulay Rachid. (…)(La Stampa,
13/07/2008)
Euromed: 43 leader a Parigi, nasce una scatola vuota?(Alice/Apcom, 12/07/2008)
Un grande successo diplomatico o una scatola vuota? Il varo dell'Unione per il Mediterraneo pensata da Nicolas Sarkozy come la grande novità del suo semestre di presidenza europea, presta il fianco a molteplici critiche. Non solo quelle di chi accusa il presidente francese di ricevere a Parigi dittatori come il siriano Basher el Assad in nome della realpolitik, ma anche più in generale le riserve di chi dubita l'utilità del progetto o perfino la possibilità che prenda sostanza. L'ostilità degli alleati europei (Germania in testa) ha "costretto a rivedere il sogno al ribasso" scrive il quotidiano di sinistra Liberation. Ci sono 43 capi di Stato o di governo attesi a Parigi: moltissimi, anzi troppi. A parte il libico Moammar Gheddafi, dopo essersi molto fatti pregare i leader del Mediterraneo arriveranno tutti: anche l'Algeria di Bouteflika e il premier turco Erdogan. E non mancano Silvio Berlusconi per l'Italia e Zapatero per la Spagna . Ma in origine non era prevista la presenza di tutti i paesi membri dell'Ue, che rende l'Unione per il Mediterraneo, prima ancora di nascere, una replica dei vertici Euromed finora consumati senza risultati di peso. Insomma: Sarkozy aveva pensato una struttura nuova, più snella e produttiva. Doveva essere una sorta di Unione europea bis, scrive Liberation, riservata a tutti quei paesi che in futuro avrebbero potuto volersi associare all'Ue, ma in diretta collaborazione con la sponda nord del mare. In verità è comprensibile che gli alleati europei abbiamo voluto rapidamente riportare il progetto in un ambito più controllabile. Sarkozy si ritroverà a battezzare un'entità calata nell'ossatura già esistente del cosiddetto "processo di Barcellona", il patto che lega l'Ue ai paesi mediterranei già dal 1995. L'idea allora fu di un altro presidente francese, Jacques Chirac. L'Unione per il Mediterraneo, cosi' inglobata, allargata e annacquata, non nascerà a un vertice di due giorni come iniziamente pensato ma in una riunione di appena tre ore domani pomeriggio (in compenso, fioccheranno i vertici bilaterali a margine prima e dopo). E il progetto, ironizza un diplomatico europeo citato sempre da Liberation, per ora è solo uno scatolone vuoto: "multilateralismo bling-bling" dice causticamente (Sarkozy è detto il 'presidente bling-bling', tutto lustrini e paillettes). Il dibattito in Francia del resto si svolge in un clima bizzarro, mentre da giorni stampa, radio e tv parlano del nuovo disco di Carla Bruni-Sarkozy, "Comme si de rien n'était" ("come se nulla fosse") disquisendo sulla legittimità (politica o estetica) che la moglie del presidente faccia la cantante (lei replica, "fare la moglie del presidente non è un lavoro; è una funzione"). In altri termini, la nuova Unione sarebbe fumo negli occhi. Tanto più che di questa UPM non è chiaro nulla. Nè i finanziamenti, nè la futura presidenza (si è parlato di legarla alla presidenza semestrale Ue, coinvolgendo anche paesi che di mediterraneo nulla hanno), nè le sedi, nè i progetti. Si citano cooperazioni in materia di inquinamento, sicurezza marittima, scambi universitari, lotta agli incendi. Su Le Figaro, quotidiano vicino all'Eliseo, si legge una rassicurante intervista al commissario Ue per le relazioni esterne Benita Ferrero-Waldner che garantisce, Bruxelles "non ha alcuna riserva" contro l'UPM, che, sottolinea, "si basa su 13 anni d'esperienza del processo di Barcellona". Appunto. "E' una triplice sfida" dice Ferrero Waldner, "dare un nuovo impulso politico con un vertice ogni due anni; garantire la copresidenza per coinvolgere i paesi della sponda sud del mare; creare grandi progetti regionali che coinvolgeranno tutto il Mediterraneo". Il summit di domenica sarà copresieduto daSarkozy e dal presidente egiziano Hosni Mubarak. I leader presenti emetteranno una dichiarazione congiunta. Partecipano 44 paesi: i 27 dell'Ue e inoltre Albania, Algeria, Bosnia, Croazia, Egitto, Israele, Giordania, Libano, Libia, Marocco, Mauritania, Monaco, Montenegro, Siria, Territori palestinesi, Tunisia, Turchia.(Alice/Apcom, 12/07/2008)
Algeria, Libia e Tunisia si dividono l'acqua del Sahara (Greenreport, 25/06/2008)
Libia, Algeria e Tunisia hanno approvato il programma di attività del meccanismo di concertazione del Système aquifère du Sahara septentrional (Sass), un bacino di acqua dolce sotterraneo transfrontaliero condiviso dai tre Paesi arabi che hanno una storica carenza idrica. La gestione comune della falda d'acqua è ufficialmente iniziata dal primo giugno ed apre un nuovo capitolo nella cooperazione delle risorse naturali tra Paesi tra i quali nel passato non la presidenza del meccanismo di concertazione per i primi due anni è stata affidata alla Tunisia, nella persona di Rachid Khanfir. Il Sass si è sviluppato sotto l'impulso dell'Observatoire du Sahara et du Sahel (Oss), che lavora a questo obiettivo fin dal 1999 e si occuperà di "distribuire" equamente tra Libia, Algeria e Tunisia un "lago" sotterraneo che si estende per un milione di chilometri quadrati (700.000 in Algeria, 80.000 in Tunisia, e 250.000 in Libia), con riserve di acqua dolce stimate in 30.000 miliardi di metri cubi. Una risorsa strategica, nascosta sotto il deserto e quindi poco intaccata dai cambiamenti climatici, e che sarà vitale per una regione dove nel 2030 abiteranno 8 milioni di persone sempre più esposte alla siccità ed alla desertificazione. Il documento approvato dai tre Paesi nordafricani sottolinea che «Il programma del meccanismo prevede diverse attività scientifiche e tecniche congiunte, in particolare l'attualizzazione dei dati, la messa in opera della rete di controllo delle falde acquifere e la definizione dei protocolli di scambio dei dati tra i tre Paesi». Il Système aquifère du Sahara septentrional corre seri rischi di supersfruttamento e già agli inizi degli anni '80 i prelievi avevano superato la capacità di ricarica e la qualità dell'acqua era peggiorata a causa della salinizzazione. Ora Libia, Tunisia ed Algeria, in collaborazione con Fao ed Unep, metteranno in atto metodi di gestione equi da finanziare in maniera egualitaria. Forte la soddisfazione dell'Observatoire du Sahara et du Sahel: «Il meccanismo di concertazione del Sass è una grande conquista per i Paesi interessati che raccolgono i frutti della loro comune volontà di fare dell'acqua sahariana un vettore di cooperazione e un fattore di sviluppo e di benessere delle popolazioni della regione. Si tratta anche di una grande conquista per l'Africa perché l'Oss intende capitalizzare i risultati e l'esperienze del Sass, in vista di estenderle ad altri grandi acquiferi del continente, in particolare in Africa occidentale e orientale». (Greenreport,
25/06/2008)
Una tv dalla Libia al Marocco: la scommessa di Mediaset (la Repubblica, 21/05/08)
Mediaset e Tarak Ben Ammar lanciano una nuova tv commerciale privata diretta al mondo arabo, una sorta di Canale 5 rivolta ai paesi del Maghreb, l'area più occidentale del Nord Africa che comprende Libia, Algeria, Tunisia, Marocco. L'iniziativa è stata presentata a Cannes con una conferenza stampa che vede impegnati il presidente di Mediaset Fedele Confalonieri e il maggiore azionista di Prima Tv, Ben Ammar. Mediaset e Prima Tv investiranno inizialmente 21 milioni di euro in Nesma Tv, una canale già esistente fondato qualche tempo fa da due imprenditori tunisini, con l'obbiettivo di rilanciarlo. Il bacino di utenza della nuova televisione sarà molto allargato poiché comprende circa 90 milioni di persone appartenenti al mondo maghrebino più 10 milioni presenti in vari paesi europei tra cui Francia (6 milioni) e Italia (due milioni). Nell'iniziativa Mediaset, che avrà l'esclusiva europea per la pubblicità, ha battuto sul tempo i gruppi francesi Lagardère e Bouygues e numerosi fondi arabi che si erano dichiarati disposti a finanziare l'iniziativa: con questa mossa estende la proiezione internazionale del gruppo, dopo la Spagna, in un'area chiave per lo sviluppo del business nei prossimi anni. Il mercato della raccolta pubblicitaria dei paesi del Maghreb, dove esistono solo quattro canali di matrice statale, è ancora quasi del tutto vergine. La nuova Tv sarà distribuita in modalità terrestre nei paesi del Nord Africa e via satellite nei paesi europei. Mediaset apporterà alla nuova televisione tutto il suo know how in termini di cataloghi, acquisti e produzioni comprese nella neo acquisita Endemol. La nuova iniziativa ha anche una prospettiva socio-politica in quanto mira a diffondere nei paesi del Nord Africa un modello di vita moderno, tollerante e aperto, contrapponendosi a reti di informazione arabe come Al Jazeera. Inoltre l'iniziativa ovviamente non potrà dispiacere al neo presidente del Consiglio Silvio Berlusconi (proprietario di Mediaset attraverso la Fininvest) che potrà contare su un appoggio importante nelle relazioni diplomatiche con i paesi arabi che anche di recente si sono dimostrate non facili da gestire. Ben Ammar ha appunto parlato di un progetto culturale. "Vogliamo esportare nel mondo arabo-mediterraneo - ha detto- il modello tunisino, fatto di tolleranza, libertà di parola e di espressione, di orgoglio delle proprie radici". Con Confalonieri e Ben Ammar c'era anche Afef Tronchetti Provera: "Mi hanno proposto un programma, non lo escludo. Vorrei rubare l'idea di Striscia la notizia". Giovanni Pons (la Repubblica,
21/05/08)
Europa-Maghreb: i vescovi a confronto sull'Islam (Radio Vaticana, 23/04/08)
Le migrazioni verso l’Europa, le nuove questioni pastorali poste dai matrimoni misti, le conversioni: sono solo alcuni dei temi discussi nei giorni scorsi a Parigi dai vescovi del Maghreb e dell’Europa, all’incontro della Commissione mista che si riunisce ogni due anni. Il tema della due giorni 2008, animata dalla Commissione episcopale per la Missione universale della Chiesa insieme ai Servizi nazionali della Missione stessa, della pastorale dei migranti e degli itineranti e al Servizio nazionale per le relazioni con l’Islam, è: “Diversità ed evoluzione degli Islam nelle due sponde del Mediterraneo”. Obiettivo della Commissione mista è quello di consentire ai vescovi la condivisione di questioni che toccano le Chiese di entrambe le aree, per pensare ad una pastorale che risponda alle problematiche dell’oggi. Nell’ambito dell’incontro sono state anche toccate le tematiche sottolineate dai vescovi dell’Algeria in una lettera indirizzata ad alcune diocesi lo scorso febbraio. I presuli, che invitano ancora una volta alla “solidarietà evangelica” con il popolo algerino, evidenziano gli ostacoli che in questi ultimi tempi impediscono di viverla. Le difficoltà per la concessione dei visti di entrata, ad esempio, non consentono ai responsabili delle congregazioni religiose presenti in Algeria di incontrare le loro comunità e di sostenere il loro impegno nel Paese. Lo Stato ha recentemente ribadito che non ha alcuna volontà di mettere in discussione la presenza della Chiesa cattolica in Algeria e che una commissione ministeriale ad hoc studierà le problematiche presentate dai presuli. Nella loro lettera i vescovi ribadiscono inoltre che la vita al seguito di Gesù implica la gratuità nel servizio e che la Chiesa in Algeria vuole accogliere l’altro nel rispetto delle diversità. Infine ricordano che ad impegnare le comunità cristiane nel Paese sono il sostegno scolastico e quello all’artigianato, la formazione delle donne e quella professionale, l’aiuto ai portatori di handicap, alle persone bisognose e agli ultimi, l’accoglienza dei bambini e delle mamme, la gestione di biblioteche per studenti. Una solidarietà quotidiana, concludono i presuli, che da decenni, nella relazione tra cristiani e musulmani, ha dato vita ad una Chiesa locale divenuta feconda per la Chiesa universale. (T.C.) (Radio Vaticana,23/04/08)
Scontro aperto fra al Qaeda e salafiti moderati (Rainews24, 18/03/2008)
E' guerra fra bande, ormai, la divisione sorta nell'ultimo anno in Algeria tra gli uomini di al-Qaeda nel Maghreb islamico e gli esponenti del salafismo moderato. Secondo quanto riporta oggi il giornale algerino 'el-Khabar', un commando di al-Qaeda ha compiuto un blitz due notti fa in una moschea della provincia di al-Wadi, assassinando due fedeli intenti nella preghiera. Raccontano i testimoni che alcuni uomini a volto coperto sono entrati in moschea mentre era in corso la preghiera della sera, costringendo tutti a stendersi per terra. Poi hanno prelevato due fedeli dal gruppo chiamandoli per nome. Li hanno condotti nel cortile della moschea dove li hanno uccisi a sangue freddo con colpi di pistola alla nuca, dicendo in dialetto algerino: "o kharijiti, vi uccideremo col permesso di Allah". Le due vittime sono Harun Ahmad, 35 anni e suo cugino Harun Abdel Jabbar di 32. Entrambi fanno parte di un gruppo salafita moderato che si sta opponendo al terrorismo di al-Qaeda in Algeria. Secondo gli inquirenti, a compiere questo omicidio sono i miliziani del leader locale del gruppo terroristico islamico, Masoudi Muhammad al-Hafith. Un altro esponente salafita moderato è stato ucciso nella stessa zona e in una situazione analoga nel marzo del 2006. Le vittime sono state paragonate ai membri del gruppo dei kharijiti, una setta sorta agli albori dell'Islam ritenuta eretica sia dai sunniti che dagli sciiti. al Qaida nel Maghreb, che dal 22 febbraio tiene in ostaggio due turisti austriaci rapiti nel sud della Tunisia, ha annunciato oggi di aver rinviato di una settimana l'ultimatum scaduto ieri. Una conferma, questa, di quanto era stato riferito ieri dal ministero degli Esteri austriaco che aveva parlato di generico "prolungamento" dell'ultimatum. La nuova scadenza e' stata comunicata con un documento messo su Internet, in un sito integralista islamico altre volte usato dagli estremisti di al Qaida. Nel documento si minaccia anche di uccidere i due ostaggi qualora venisse compiuto un tentativo di liberarli con la forza. (…)(Rainews24,
18/03/2008)
La minaccia di Al-Qaeda nel Maghreb (Daniele Martino, Ragion politica, 18/03/2008)
Il rapimento di due turisti austriaci in Tunisia riaccende l'attenzione sulla tumultuosa situazione del Maghreb e di tutta l'Africa settentrionale. Sta prendendo sempre più vigore un'escalation iniziata nel maggio 2003 con gli attentati di Casablanca, proseguita ad Algeri lo scorso 11 aprile, e sfociata nel clamoroso annullamento in autunno della gara Parigi - Dakar, un fatto ben più che simbolico. Ora è stata raggiunta in maniera netta anche la Tunisia, che era considerata una sorta di «Svizzera del Maghreb», data la relativa sicurezza per i milioni di turisti europei che ogni anno affollano le spiagge di Djerba. La recrudescenza del terrorismo nel Maghreb affonda sicuramente le sue cause nel contesto politico arabo-islamico; difatti, ormai, ogni evento che si verifica dall'Atlantico all'Indonesia assume una valenza globale per il mondo islamico. A questo scopo concorrono in maniera decisiva le grandi emittenti pan-arabe e pan-islamiche, come Al-Jazeera o Al-Arabiya. Questi networks televisivi hanno creato per la prima volta un'opinione pubblica araba e islamica, che ha preso consapevolezza della propria forza numerica e demografica e trova legittimazione nella «globalità» del contesto arabo-islamico. I singoli Stati non sono più in grado di inquadrare come nazionali i problemi che li interessano, perché tutto è oggi riconducibile in un'ottica sovrastatale, l'ottica della nazione araba e islamica; in questi termini si spiega la continuità di Al-Qaeda nel Maghreb. L'affiliazione delle cellule salafite algerine con i gruppi anti-monarchici in Marocco si è estesa agli Stati vicini proprio in virtù ad una coscienza non più statale, e neppure magrebina, ma araba. L'attività terroristica nel Maghreb prende le basi dalle mutate situazioni internazionali; ad oggi tutte le compagini statali del Vicino e Medio Oriente si trovano in una condizione di work-in-progress. Dal Pakistan all'Iraq, per non parlare del Libano e dei Territori Palestinesi, la situazione politica e sociale non è ferma; o è in ricostruzione, come in Iraq grazie anche al generale Petraeus, o è in cerca di definizione, come nel Pakistan del dopo Benazir Bhutto, o è in stallo, come a Beirut o nei Territori. In queste realtà, la pressione della comunità internazionale nel suo insieme è molto forte ed è tale da impedire sviluppi consistenti ed improvvisi. Nel Maghreb, invece, la situazione è diversa; operano compagini statali stabili, con classi dirigenti già strutturate, che negli ultimi anni hanno visto grandi processi di sviluppo economico. Dall'Algeria pacificata, alla Tunisia, passando per Libia e Marocco, è notevolmente aumentato il tenore di vita della popolazione. Proprio per questo il terrorismo si è rafforzato, per ragioni «ideologiche», per l'odio contro il progresso e il vivere «all'occidentale». La strategia fondamentalista punta a destabilizzare proprio gli Stati più avanzati, che sono anche quelli su cui non si puntano i riflettori internazionali, e che sono stati investiti da un inizio di modernizzazione dei costumi. Nel Maghreb, il terrorismo ritrova la sua prima missione, sconfiggere gli infedeli e adottare la Sharia, come fu per i talebani in Afghanistan, e proprio per questo è più resistente e pericoloso. Qui il terrorismo ritorna alle origini. Ed è qui che va sconfitto. (Daniele Martino, Ragion politica,
18/03/2008)
Fao. Nord Africa e Medio Oriente: a rischio sete 600 milioni di persone (Apcom, 05/03/2008)
Con l'aumento delle temperature, siccità e inondazioni colpiranno molte regioni del Medio Oriente e del Nord Africa lasciando senz'acqua fino a 600 milioni di persone. Lo afferma un rapporto presentato alla Conferenza regionale della Fao per il Vicino oriente, che si svolge al Cairo. In Medio Oriente e in Nord Africa, secondo il rapporto, con un aumento della temperatura media globale di soli 3 gradi centigradi, vi sarebbero da 150 a 600 milioni di persone in più costrette a vivere con scarsità di acqua. Anche la resa delle colture subirebbe conseguenze: ad esempio la produzione di mais in Nord Africa potrebbe calare del 15-25 per cento. Aumenteranno i giorni senza pioggia un po' ovunque nella regione", ha affermato Wulf Killmann, che presiede il gruppo di lavoro della FAO sul cambiamento climatico. "Nelle zone più continentali potrebbero diventare più frequenti le ondate di caldo. Di conseguenza, potrebbe ridursi la durata delle stagioni di crescita", ha aggiunto Killmann. Molti dei sistemi d'irrigazione della regione, ha spiegato, sono sottoposti già oggi a notevoli stress ambientali, a causa della salinità, della saturazione idrica o dell'eccessivo sfruttamento delle falde acquifere. Gli investimenti nel settore agricolo, sia a livello nazionale che esterni, rimangono bassi nella maggior parte dei paesi della regione" ha detto il direttore generale della Fao, Jacques Diouf, intervenendo oggi alla Conferenza. "Nel Vicino oriente, come in molte altre regioni in via di sviluppo, gli aiuti all'agricoltura sono a partire dal 1995 via via scemati". Fame e sottonutrizione sono, secondo le stime FAO, in aumento nella regione. Tra il biennio 1990-92 ed il biennio 2002-2004 la percentuale è passata dal 13 al 15 per cento della popolazione, mentre il totale delle persone sottonutrite nei 32 paesi membri della Conferenza è aumentato da 33 milioni a 104 milioni. Inoltre, tredici paesi fronteggiano al momento emergenze a causa di disastri naturali, conflitti o malattie animali transfrontaliere come l'influenza aviaria e l'afta epizootica. (Apcom,
05/03/2008)