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LISTA 2008

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AFRICA CENTRALE 2008  

I paradossi economici, sociali ed ambientali del petrolio (Greenreport, 20/05/08)

E’ guerra con i bracconieri di elefanti (Greenreport, 19/05/08)

Israeliani e Gheddafi puntano al cuore nero dell’Africa (Greenreport, 21/03/08)

Uganda, Ruanda, Congo: al via piano salva gorilla (Ansa-Reuters, 20/02/2008)

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I paradossi economici, sociali ed ambientali del petrolio (Greenreport, 20/05/08)

(…) L’aumento vertiginoso del prezzo del greggio paradossalmente spinge lo sviluppo delle energie rinnovabili, diventate più appetibili ed economiche, ma anche l’utilizzo di risorse “sporche” e finora costose come le sabbie bituminose che i canadesi si preparano a sfruttare nel loro freddo nord e gli italiani nel caldo Congo Brazzaville, stringendo le poco igieniche mani di un eterno dittatore passato dalle divise verde-oliva del marxismo-leninismo alle giacche di Armani. Proprio l’Africa equatoriale e tropicale sta infatti diventando la nuova bollente frontiera del petrolio: il gruppo britannico Tullow Oil Plc ha annunciato la scoperta di un novo giacimento di petrolio a Taitai, nella regione di Butiaba, nell’Uganda occidentale vicino alla frontiera della Repubblica democratica del Congo Rdc) attraversata impunemente da signori della guerra, eserciti regolari, bande di tagliagole e diventata uno dei luoghi più pericolosi del pianeta.
Secondo Aidan Heavey, direttore generale di Tullow, questa scoperta «rafforza il potenziale petrolifero del bacino del lago Alberto. Dimostra l’esistenza di una rete di sfruttamento potenziale su oltre 70 km a partire da precedenti prospezioni realizzate da Tullow nella regione di Kaiso-Tonga». Ma su quella spugnosa frontiera quando si trova una risorsa di solito cominciano a cantare i kalashnikov e la notizia ha prodotto subito un aumento di tensione tra Uganda ed Rdc, con i due Paesi che si accusano vicendevolmente di sostenere le rispettive opposizioni armate. Ma l’Uganda, che ha usato per anni quell’area del Congo come casa propria, non rinuncerà facilmente a risorse che possono ridurre non poco le sue importazioni di 600 mila tonnellate all’anno di greggio, che gli costano almeno 250 milioni di dollari, mentre la richiesta è in continuo aumento. Probabilmente la terra dei gorilla dovrà assistere ancora a mattanze umane mascherate da odio etnico per il possesso di risorse che verranno sfruttate da altri. (Greenreport, 20/05/08)

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E’ guerra con i bracconieri di elefanti (Greenreport, 19/05/08)

Negli ultimi giorni nella riserva di Dzanga-Sangha, a cavallo della frontiera tra Repubblica Centafricana e Camerun sono stati fermati più di 15 brcconieri e il responsabile dell´ufficio locale del Wwf, Jean Bernard Yarissen, ha detto alla radio africana Afrique NO.1. che «più di 10 elefanti sono stati abbattuti almeno in 4 regioni all´interno del progetto Dzanga- Sangha. Tutti sono sgomenti. Sembra che questa volta i bracconieri siano più strutturati e meglio organizzati. Sono in grado di posizionarsi meglio e sparano sui nostri agenti che effettuano pattugliamenti sul terreno. Secondo le nostre fonti di informazione, sembra ci siano almeno 4 squadre di bracconieri che si inoltrano nella regione, che utilizzano armi da guerra, dei kalashnikov, per effettuare le loro operazioni sul campo».
Una vera guerra ed un salto di qualità rispetto al bracconaggio di "necessità" delle migliaia di profughi interni ed esterni che si aggirano nello sfortunato Centrafrica, tanto che le autorità di Bangui hanno dovuto seguire l´esempio del Ciad ed inviare nell´area una squadra di soldati dell´esercito che è riuscita a catturare almeno una quindicina di bracconieri. Il danno è infatti grande anche dal punto di vista economico per uno Stato povero come il Centrafrica: la riserva speciale di Dzanga-Sangha, con una superficie di 336.000 ettari, è il secondo sito turistico del Paese per importanza. Dal 1990 è il Wwf che assicura la quasi totalità della gestione e della conservazione del sito con il sostegno della Banca mondiale e del Gtz della Germania. La riserva ha ancora una fauna abbondante di grandi mammiferi: elefanti, ippopotami, gazzelle, ma anche pangolini e scimmie, molto appetibili per il mercato clandestino di avorio e carne. Risorse forestali finora sfruttate in maniera sostenibile dalle popolazioni di pigmei che ora si vedono arrivare a casa loro aggressivi bracconieri e boscaioli, ma anche spedizioni "scientifiche" alla ricerca di essenze forestali da trasformare in brevetti. (Greenreport, 19/05/08)

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Israeliani e Gheddafi puntano al cuore nero dell'Africa (Greenreport, 21/03/08)

Gli israeliani Oriental Iron company (Orico) sono pronti ad investire nelle miniere di ferro della Repubblica democratica del Congo (Rdc) e Martin Kabwelulu, il ministro congolese delle miniere, li accoglie a braccia aperte: «Sette miliardi di dollari americani saranno necessari per investire nello sfruttamento dei giacimenti di ferro a Banalia, territorio situato a 125 km da Kisangani. I giacimenti di Banalia rivelano minerale di grande valore e la società congolese Bureau d´études et d´ingenering (Bee) aveva già effettuato degli studi su questo sito». Che il giacimento della Rdc sia molto ricco lo pensa anche il patron di Orico, Dan Gertel, che ha dato il via alla prima fase di sfruttamento ed a nuove ricerche. Entro tre anni la società israeliana pensa di avviare da Banalia a Banana, nella provincia del Basso Congo, 65 milioni di tonnellate di ferro destinate all'esportazione. Ma è tutto il cuore dell'Africa nera ad essere in fermento dopo la fine della guerra del Congo e gli eccidi in Ruanda e Burundi e le sue risorse attirano vecchi nemici e nuovi protettori.
Uganda e Ruanda hanno appena firmato un memorandum che prevede l'estensione dell'oleodotto Kenya-Uganda, che alla fine dovrebbe portare il petrolio da Mombasa-Eldoret (Kenya) Kampala (Uganda) e Kigali (Ruanda). Alla cerimonia della firma hanno assistito l'ugandese Yoweri Museveni e quello ruandese Paul Kagame, ma anche un potente ed interessato sponsor come il leader della Libia Muammar Gheddafi. Erano presenti anche altri 3 capi di Stato: Mwai Kibaki (Kenia), Pierre Nkurunziza (Burundi) e Abdallah Yusuf (Somalia), ma il protagonista è stato il vulcanico Gheddafi, visto che l'oleodotto da 320 chilometri che punta al cuore dell'Africa lo costruirà la Tamoil East Africa Ltd, filiale della compagnia libica Tamoil Africa, con un investimento di 71,2 milioni di dollari. A maggio inizieranno i lavori dell'oleodotto Mombasa-Eldoret - Kampala permetterà di ridurre il costo del trasporto del petrolio in Kenya, Uganda, Ruanda, Burundi e Rdc.
Gheddafi ne ha approfittato per inaugurare a Kampala la più grande moschea dell'Uganda davanti ai 5 presidenti dell'Africa centro-orientale e a 3.500 rappresentanti di altri Paesi. Tanto per non smentire la vena di megalomania del leader libico, la moschea che sovrasta la capitale ugandese, e che è la più grande dell'Africa sub-sahariana, si chiamerà Gheddafi e potrà accogliere 12 mila fedeli. Il governo libico si sarebbe impegnato anche a assicurare la manutenzione del luogo sacro almeno per 10 anni.
In Uganda Gheddafi ha da farsi perdonare l'appoggio dato alla fine degli anni '70 al regime folle e sanguinario di Idi Amin Dada, quando inviò 2.500 soldati a sostenerlo nella sua guerra perdente contro la Tanzania, fu proprio allora che iniziò la costruzione della immensa moschea inaugurata mercoledì. Ma Gheddafi non si è limitato a regalare condotte petrolifere e moschee, ha voluto partecipare al festival della gioventù afro-araba di Kampala, ed ha consigliato ai dirigenti africani di abbandonare la democrazia occidentale, compreso il sistema multipartitico ed il limite dei mandati presidenziali.(…) (Greenreport,  21/03/08)

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Uganda, Ruanda, Congo: al via piano salva gorilla (Ansa-Reuters, 20/02/2008)

Un progetto da sei milioni di dollari e della durata di 10 anni e' stato lanciato oggi dall'Uganda, dal Congo e dal Ruanda per salvaguardare i gorilla di montagna a rischio estinzione nella giungla del Virunga, situata sulla linea di confine dei tre Paesi. Il progetto oltre che a proteggere la specie a rischio, famosa per la lucentezza del manto dalle sfumature argentate, servira' a rilanciare il turismo locale. ''E'la prima volta che tre Paesi si uniscono per proteggere la specie considerata a rischio nella regione'' ha detto Moses Apesa, a capo dell'autorita' ugandese per la fauna (Uwa). Attualmente si pensa che circa 720 esemplari abitino tra la fitta vegetazione delle colline del Virunga, ma il bracconaggio, spesso a opera di gruppi di miliziani, e l'invasione dell'uomo mettono in serio pericolo la loro sopravvivenza. I primi quattro anni del progetto saranno finanziati dal governo olandese. Secondo i dati forniti dall'Uwa, 340 gorilla di montagna vivrebbero nell'impenetrabile foresta del Bwindi in Uganda, altri 250 in Ruanda, e un numero minore in Congo, dove solo l'anno scorso, ne sono stati uccisi ben 10. Nel 1980, si contavano circa 370 esemplari in quella regione, ma nell'ultima decade si e' registrato un aumento grazie agli sforzi di conservazione . I gorilla rappresentano anche una risorsa lucrativa per il Paese, grazie al turismo che ogni anno attira visitatori capaci di pagare anche 500 dollari al giorno per un permesso di visita. (Ansa-Reuters, 20/02/2008)

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