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“L'AIDS è ancora una delle primarie emergenze in Africa” ricorda la AJAN (Fides, 01/12/2008)
Tenere alta la guardia perché la pandemia dell'AIDS non solo non è sconfitta ma è ancora la prima causa di mortalità in Africa. È questo l'avvertimento dell'African Jesuit AIDS Network (AJAN), la rete africana dei Gesuiti per la lotta all'AIDS, contenuto nel messaggio per la Giornata Mondiale per l'AIDS, che si celebra oggi, 1° dicembre. Nel messaggio, inviato all'Agenzia Fides, l'AJAN afferma che i progressi fatti negli ultimi 20 anni (nuovi farmaci che prolungano la vita dei malati, più fondi per la prevenzione e la cura, una maggiore consapevolezza tra la popolazione, ecc...) “possono portare qualcuno a domandarsi se l'AIDS, tra le tante sfide alle quali deve far fronte l'Africa, ancora necessiti di un'attenzione privilegiata”.
Aids: nel mondo 33,2 milioni i malati. Due terzi nell'Africa sub-sahariana (Asca, 01/12/2008)
Oltre 33 milioni di persone nel mondo vivono con il virus dell'Aids. Nello stesso anno ben 2,5 milioni di persone hanno contratto il virus e 2,1 milioni sono morti di Aids, fra loro 330mila bambini. Due terzi delle infezioni da Hiv si registrano nell'Africa Sub-Sahariana. Sono le cifre relative al 2007 diffuse oggi dall'OMS in occasione della Giornata Mondiale di Lotta all'Aids. Ma il 20mo anniversario della Giornata Mondiale, segna anche una pietra miliare nella lotta alla malattia: sono infatti piu' di 3 milioni, le persone che nel mondo sono sottoposte a terapie antiretrovirali.
Migranti. Vescovi Europa e Africa insieme in difesa diritti
(Agi, 28/11/2008)
Le chiese sono chiamate a svolgere un "ruolo profetico di advocacy" a favore degli immigrati e rifugiati, per spingere "l'Unione Africana, l'Unione Europea e le Nazioni Unite" a "promuovere e difendere i diritti e la dignita' dei migranti volontari e involontari in ogni parte del mondo". Lo afferma un documento congiunto del Consiglio delle Conferenze Episcopali Europee e del Simposio delle Conferenze Episcopali di Africa e Madagascar. Il messaggio, reso noto oggi ricorda che "lo straniero non deve essere visto come una minaccia o un problema" ma va "accolto in primo luogo in quanto figlio di Dio, creato a sua immagine e somiglianza, percio' in possesso di inalienabile dignita' e diritti". L'invito alle singole Conferenze Episcopali e Diocesi e' di "giungere ad una maggiore consapevolezza della presenza e delle difficolta' dei migranti di qualsiasi categoria", con una attenzione particolare "ai rifugiati, ai lavoratori migranti, alle donne e agli studenti, che sono spesso i piu' vulnerabili". Si esortano percio' le Chiese a nominare operatori (cappellani, religiosi, ecc.) per la cura pastorale dei migranti. "Gli immigrati - si legge nel testo - dovrebbero ricevere il benvenuto e un rispetto tale da incoraggiare lo spirito di fraternita' e di reciproco arricchimento, che conduce alla collaborazione tra le persone coinvolte". Si incoraggiano anche i laici "impegnati nelle cose del mondo" ad intervenire "nel contesto socio-politico, economico e culturale". I due organismi continentali (Ccee e Secam) si impegnano a continuare a "studiare e condividere esperienze per il bene delle nostre popolazioni, e a considerare le migrazioni come un 'nuovo spazio di evangelizzazione e solidarieta'". Il documento contiene infine la richiesta, a tutte le Conferenze Episcopali in Europa ed in Africa, di istituire, "dove mancanti, apposite strutture per lo studio delle migrazioni, per l'accoglienza e la cura pastorale degli immigrati".
(Agi, 28/11/2008)
I privati daranno l'acqua agli africani? (Greenreport, 28/11/2008)
Aprendo a Dakar in Senegal, la "Conférence internationale sur le financement du secteur de l'eau pour la croissance en Afrique" il ministro dell'urbanizzazione, dell'habitat, dell'idraulica urbana, dell'igiene pubblica e dei servizi igienici, Oumar Sarr, ha detto che «Non può essere aggirata l'importanza dei privati nel finanziamento del settore idrico in Africa». La conferenza ha riunito 50 rappresentanti di Paesi africani, Paesi donatori ed istituzioni finanziarie internazionali per esaminare misure pratiche da mettere in opera per attirare investimenti del settore privato nello sviluppo delle infrastrutture idriche in Africa ed è stata organizzata dal Consortium pour les infrastructures en Afrique che ha il compito di «aiutare a migliorare la qualità della vita e il benessere economico degli africani» attraverso un aumento di investimenti pubblici e privati in favore dello sviluppo infrastrutturale in Africa.
2 dicembre la Giornata internazionale della schiavitù (Parmaok/Apcom, 27/11/2008)
Più di 27 milioni di uomini, donne, ragazzi e ragazze vivono ogni giorno in condizioni di schiavitù. La denuncia arriva dal relatore speciale dell'Onu sulle moderne forme di schiavitù, Gulnara Shahinian, in vista della Giornata internazionale della schiavitù del prossimo 2 dicembre. "Abbiamo celebrato lo scorso anno il 200esimo anniversario dell'abolizione della schiavitù. Tuttavia, la schiavitù non appartiene al passato, è una realta di oggi", ha detto Shahinian. I paesi ricchi e i paesi poveri conoscono "la schiavitù e pratiche simili alla schiavitù, in relazione a situazioni di povertà, esclusione sociale, marginalizzazione, discriminazione, mancanza di istruzione, mancata applicazione della legge e corruzione", ha spiegato. Per il relatore Onu, la schiavitù ha assunto forme "molto diverse e crudeli", facendo l'esempio del lavoro forzato per pagare i debiti e della schiavitù sessuale. Nelle scorse settimane, la Chiesa cattolica del Brasile ha denunciato la diffusione del lavoro forzato per soddisfare la richiesta delle piantagioni di canna da zucchero per la produzione di biocarburanti. Il mese scorso, la Corte di giustizia della Comunità economica degli stati dell'Africa Occidentale (Ecowas) ha giudicato lo Stato del Niger "responsabile" per non aver protetto una donna di 24 anni dalla schiavitù. Secondo l'Ufficio internazionale del lavoro, il ricorso al lavoro forzato è "generalizzato" in Birmania (oggi Myanmar). (Parmaok/Apcom,
27/11/2008)
Fao: Africa puo' favorire riduzione emissioni gas serra (Alice/Apcom, 25/11/2008)
Riccardo Valentini dell'Università della Tuscia (Italia), coordinatore di CarboAfrica, progetto iniziato nel 2006 grazie al fondo di 2,8 milioni di euro stanziato dal Dipartimento per la Ricerca della Commissione Europea. Ma ciò che più conta, sottolinea Valentini, è l'equilibrio tra il carbonio catturato tramite fotosintesi dall'enorme superficie di foreste e savane africane, e quello rilasciato nell'atmosfera a seguito di deforestazioni, incendi e degrado forestale, ovvero il cosiddetto "ciclo del carbonio" africano. "I dati raccolti finora ci dicono che l'Africa è in verità un 'serbatoio di carbonio', ovvero che essa assorbe dall'atmosfera più carbonio di quanto non ne rilasci", afferma Valentini. "Se confermati, questi risultati implicherebbero che l'Africa contribuisce alla riduzione dell'effetto serra, e dunque alla mitigazione delle conseguenze del cambiamento climatico". Negli ultimi due anni CarboAfrica ha studiato il ciclo del carbonio nell'Africa sub-sahariana tramite una rete di stazioni di monitoraggio in ben 11 paesi. I primi risultati del progetto, che saranno finalizzati entro il 2010, verranno discussi in una conferenza che si terrà ad Accra (Ghana) dal 25 al 27 novembre, e che vedrà la partecipazione di oltre 100 tra rappresentanti della comunità scientifica internazionale, dei governi e delle Nazioni Unite. "L'agricoltura deve svolgere un ruolo centrale nel ridurre ulteriormente le emissioni di carbonio in Africa", afferma inoltre Maria Helena Semedo, Rappresentante dell'Ufficio Regionale della FAO per l'Africa, all'apertura del meeting. "Dovremmo riuscire ad insegnare ai contadini africani come gestire le loro terre e le loro foreste in modo tale che il ciclo del carbonio in Africa diventi un nostro alleato nella lotta contro il cambiamento climatico", continua Semedo. " E' importante, nonchè possibile, che questi sforzi contribuiscano allo stesso tempo ad aumentare la sicurezza alimentare". Semedo sottolinea come tramite una gestione appropriata del suolo, quale quella praticata dall'agricoltura conservativa, le emissioni di gas serra prodotte dall'agricoltura possano essere ridotte, contribuendo al tempo stesso ad aumentare la produttività e addirittura a rafforzare l'agricoltura contro i pericoli del cambiamento climatico. In linea con la Convenzione delle Nazioni Unite sul Cambiamento Climatico, la lotta alla deforestazione e l'aumento della superficie forestale in Africa dovrebbe costituire un'altra delle priorità. (Alice/Apcom,
25/11/2008)
Libri: "Africa Gialla", il continente nero parla cinese (Agi, 24/11/2008)
L'Africa che parla cinese. L'invasione economica di Pechino del continente nero ha raggiunto livelli che nessun osservatore poteva pensare. Secondo le previsioni del rapporto di analisi della Dogana generale cinese, alla fine dell'anno il commercio bilaterale Cina-Africa superera' i 100 miliardi di dollari, il che significa che l'obiettivo fissato per il 2010 sara' centrato con due anni di anticipo. Secondo le statistiche della Dogana, nella prima meta' dell'anno il commercio import-export e' cresciuto del 65 per cento rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso e l'export verso l'Africa ha toccato i 23 miliardi di dollari (+ 40 per cento), e l'import i 30,1 miliardi di dollari (+ 92 per cento). E' uno scenario da vero colonialismo? Cosa succedera' quando i cinesi si saranno ben radicati in Africa? A queste e a molte altre domande tenta di rispondere Angelo Ferrari, giornalista dell'Agi, autore del libro "Africa gialla - L'invasione economica cinese nel continente nero", edito da Utet. Il libro prende il suo avvio da un reportage sull'Angola che, ormai, "parla mandarino", con un'economia (tutta da ricostruire dopo 30 anni di guerra civile) dominata dalla produzione di petrolio e diamanti. La Cina e' divenuta "uno dei piu' importanti partner, se non il piu' importante, dell'Angola", scrive Ferrari. Le aziende cinesi hanno "invaso" l'Angola per costruire "strade, ponti, centri commerciali, case, ospedali, aeroporti, scuole". Nonostante cio' la popolazione versa in condizioni di indigenza sempre piu' preoccupanti. Il volume, poi, prosegue con un'analisi, Paese per Paese, degli interessi cinesi, per poi affrontare l'invasione, meno violenta e piu' "morbida" dell'India e del Giappone. Il libro si chiude con una serie di interviste a intellettuali africani che ragionano intorno alla domanda: "Chi ha paura della Cina?". Uno di essi spiega sarcastico: "Quello che non dovete fare voi (occidentali, ndr) e' esportare la vostra paura della Cina e ribaltarla su di noi". (Agi,
24/11/2008)
Effetto crisi al centro vertice paesi golfo Guinea (Agi, 24/11/2008)
L'effetto della crisi dei mercati internazionali sara' al centro del vertice dei paesi del Golfo di Guinea che si terra' domani a Luanda, in Angola. I paesi africani si attendono ripercussioni interne e per questa ragione i capi di stato e di governo metteranno a punto una strategia che sappia affrontare gli effetti negativi della crisi mondiale. Il ministro degli Esteri angolano, Assuncao dos Anjos, ha sottolineato che la preoccupazione maggiore deriva dal fatto che la crisi che sta investendo i paesi sviluppati "possa estendersi alle economie emergenti". Il ministro degli Esteri ha spiegato che ritiene "molto grave e di attualita', l'intensa speculazione finanziaria" in atto e in particolare per quanto riguarda il prezzo del petrolio "pericolosamente volatile". Per tutte queste ragioni i capi di stato e governo del Golfo di Guinea dovranno "analizzare - ha aggiunto Dos Anjos - l'impatto della crisi finanziaria internazionale e la riduzione del prezzo del petrolio sulle economie dei paesi membri". (Agi,
24/11/2008)
Action Aid: i biocarburanti un pericolo per la produzione alimentare (Avvisatore, 24/11/2008)
“Le politiche europee che incoraggiano la produzione di biocarburanti stanno avendo forti ricadute sul numero delle persone affamate”. Questo l’allarme lanciato oggi da ActionAid in occasione della Conferenza Internazionale sui Biocarburanti che si apre oggi a San Paolo, Brasile. Nel 2007 – spiega ActionAid - l’Unione Europea ha utilizzato 2,85 milioni di ettari di terreno per coltivare biocarburanti al posto del cibo. Questo ha alimentato la crescita e la volatilità dei prezzi e messo a rischio fame milioni di persone. Poiché l’Europa non ha terra a sufficienza per raggiungere l’ambizioso obiettivo del 10% di produzione di carburante tramite prodotti agricoli, sta guardando sempre più ai paesi in via di sviluppo. Questo non farà che ridurre la disponibilità alimentare aggravando la crisi dei prezzi.
Wade: rivoluzione digitale "scorciatoia" per lo sviluppo (Alice/Apcom, 24/11/2008)
La rivoluzione digitale offre una "scorciatoia" all'Africa, che deve approfittare di questa opportunità per raggiungere i propri obiettivi per lo sviluppo. E' quanto scrive il Presidente senegalese Abdoulaye Wade in un annuncio pubblicitario pubblicato oggi dal Financial Times, in occasione del vertice a Lione della World Information Society. Wade ricorda che dopo i convegni del 2003 e del 2005 a Ginevra e Tunisi, la World Information Society ha dato vita al 'Digital Solidarity Fund' (Fondo di solidarietà per il digitale) per applicare programmi e finanziare meccanismi che mirano a sostenere lo sviluppo tecnologico e a ridurre il divario nell'accesso digitale. "Con il miglioramento delle capacità digitali in Africa, un continente che presto avrà un miliardo di abitanti, il mercato digitale sta crescendo rapidamente e offrendo nuove opportunità per attività imprenditoriali legate alle tecnologie e allo sviluppo industriale", evidenzia Wade. Il vertice in programma oggi riunisce leader di governo e di enti locali, dirigenti di imprese e organizzazioni non governative. "Oggi faremo un passo avanti - dice il Presidente senegalese - affrontando le questioni di tele-medicina, educazione digitale e riciclo". (Alice/Apcom,
24/11/2008)
I bambini al centro: primo rapporto tutto africano sulla salute infantile (Peacereporter, 21/11/2008)
La Namibia e il Malawi, due tra i Paesi africani più poveri, trattano i loro bambini meglio di molti Paesi africani più ricchi. Lo rivela uno studio dell'African Child Policy Forum, un istituto indipendente che ha stilato la classifica di 52 Stati 'child-friendly', amici dei bambini. E' risultato, sorprendentemente, che il Malawi, al 45mo posto tra i 52 in quanto a ricchezza pro-capite, è tra i primi 10 come impegno verso l'infanzia, mentre la Namibia, al 36mo, risulta seconda. Parallelamente, la Guinea Equatoriale, che risulta essere ai primi posti in quanto a prodotto interno lordo pro-capite, è 44ma per spesa pubblica a beneficio dei bambini. Attraverso lo studio, secondo il dottor Assefa Bequele, capo dell'African Child Policy Forum, si sconfessa l'impostazione standard dei rapporti delle Nazioni Unite che paragonano gli stati africani a quelli del resto del mondo. "Non ha senso - dice Bequele - paragonare il Ruanda alla Svizzera, dato che l'unica cosa che hanno in comune è non avere l'accesso al mare. L'idea è di incoraggiare i Paesi africani a orientare maggiormente le loro politiche di spesa verso l'infanzia attraverso il paragone con gli stati vicini".
Donne: Italia paese UE con maggior numero di infibulazioni (Asca, 21/11/2008)
L'Italia e' uno dei Paesi membri dell'Europa con il piu' alto numero di donne infibulate. A rivelare ''l'inquietante'' dato sulle mutilazioni genitali femminili e' stata stamane l'eurodeputato Roberta Angelilli, rappresentante del Forum europeo per i minori e delegato del sindaco di Roma per i diritti dei minori durante il workshop ''Mutilazioni genitali femminili. Che fare?'', organizzato nella sala del Carroccio in Campidoglio. Secondo gli ultimi dati Istat sulla presenza di donne straniere residenti in Italia al dicembre 2007, si contano, infatti, 67.988 donne provenienti da Paesi a tradizione scissoria e quindi potenzialmente a rischio (Egitto, Ghana, Costa D'Avorio, Eritrea, Burkina Faso, Etiopia, Camerun, Somalia, Guinea, Sudan, Kenya, Sierra Leone, Niger, Mali, Repubblica Centrafricana). Di queste donne, circa 40mila, e' emerso nel corso dei lavori, sono state gia' sottoposte alla pratica di infibulazione e ogni anno, 6mila bambine, tra i 4 e i 12 anni, rischiano di essere sottoposte a questa pratica illegale. Le comunita' provenienti da questi Stati sono concentrate soprattutto nelle grandi citta' del nord (Milano, Torino, Bologna) e a Firenze e Roma. Nel Lazio, in particolare, vivono circa 29mila donne provenienti dall'Africa e di queste, circa 10 mila provengono da Paesi nei quali e' diffusa la pratica delle mutilazioni genitali femminili. A Roma e provincia, nello specifico, le donne a rischio di mutilazioni genitali femminili sono circa 8.500.(Asca, 21/11/2008)
Clima. Africa adotta piattaforma di Algeri (Ansa, 20/11/2008)
Una cinquantina di stati africani hanno adottato ieri sera la 'Piattaforma di Algeri' sui cambiamenti climatici, uno strumento comune in vista di appuntamenti internazionali come il Summit sui cambiamenti climatici che si terra' a dicembre in Polonia e la Conferenza mondiale di Copenaghen del 2009 . ''L'Africa vuole parlare con un sola voce'', ha detto Abdelkader Messahel, ministro algerino incaricato degli affari africani e maghrebini al termine della prima giornata di lavori della Conferenza africana sui cambiamenti climatici in corso ad Algeri. Le prossime trattative sul Clima ''saranno ardue'' ma ''l'Africa deve negoziare in maniera serena'', ha aggiunto. La Piattaforma prevede un allargamento delle fonti di finanziamento dei meccanismi di sviluppo sostenibile che ''permetta ai paesi sviluppati di compensare una parte delle loro emissioni di gas serra investendo in progetti di riforestazione o energetici al sud'', ha spiegato il ministro algerino dell'ambiente Cherif Rahmani. ''L'Africa inquina per circa il 3%, storicamente non ha mai inquinato e i paesi sviluppati devono assumersi tutto il passivo storico'', ha detto Rahmani precisando che una task-force formata da Algeria, Sudan e Africa del sud, incaricata dai paesi africani, seguira' le trattative. Oggi per partecipare alla seconda giornata di lavori della Conferenza arrivera' ad Algeri anche il ministro dell'Ecologia francese, Jean-Louis Borloo. (Ansa,
20/11/2008)
Il Sud Africa al G-20. Saranno mantenute le promesse della Banca Mondiale? (Antimafiaduemila, 19/11/08)
Grazie agli accordi presi durante il G-20, in futuro i paesi africani saranno meglio rappresentati nelle istituzioni economiche internazionali. Ne è convinto il presidente sudafricano Kgalema Motlanthe, che nei giorni scorsi ha partecipato al summit sui mercati finanziari di Washington, accompagnato dal Ministro del Tesoro Trevor Manuel.
G20. L'Ue preme per nuove regole, gli Usa frenano e l'Africa sta a guardare
(Fondazione italiani, 17/11/2008)
Al G20 è stato invitato il solo Sudafrica in quanto Paese emergente. Per questo, nella dichiarazione sottoscritta a Tunisi al termine della riunione dei ministri delle Finanze e dei governatori delle banche centrali organizzata dalla Banca di sviluppo africana (Bad) e dall'Unione Africana (Oua), i 53 i Paesi africani, e i suoi 850 milioni di abitanti, chiedono al Sudafrica "di presentare al G20 il punto di visto del continente" mentre la Commissione dell'Unione Africana ha chiesto agli organizzatori del summit di Washington "di considerare il diritto del continente africano a portare il suo contributo ad una soluzione a problemi creati da errori fatti da altri". La crisi scoppiata negli Stati Uniti rischia, infatti, di abbattersi sugli 8 anni di crescita costante dell'intero continente, con tassi di crescita oscillanti tra il 6 e il 7%, e sul flusso degli investimenti stranieri diretti che, nel 2007, avevano raggiunto i 53 miliardi di dollari.
G8 – Frattini: inviteremo l'Africa tagliata fuori da G20
(Adnkronos/Il Tempo, 17/11/2008)
Il G8 sotto la presidenza italiana verra' allargato all'Africa rimasta fuori dal G20, ha dichiarato oggi il ministro degli Esteri Franco Frattini in volo per la Gran Bretagna, dove terra' due conferenze. "Rischiamo di alzare un muro piu' grosso per i paesi poveri" - ha detto Frattini, parlando del recente vertice del G20 a Washington - "quelli che erano fuori hanno conquistato un posto, ma chi e' ancora fuori si e' visto un muro davanti". La discussione sulla crisi finanziaria globale non deve "far dimenticare l'aiuto e la riflessione sullo sviluppo", ha proseguito il titolare della Farnesina, ricordando le crisi in Zimbabwe, Congo e Somalia. Il G8 sara' allargato all'Africa con l'invito all'Unione Africana "per ridare voce - sottolinea Frattini - alla Bottom Billion", quel miliardo di persone che vive con meno di un dollaro al giorno. Non si tratta di essere "contro il G8 o il G20, ma l'effetto di tutto cio' non puo' essere dimenticare questa parte del mondo", ha concluso il ministro degli Esteri. A Londra Frattini partecipera' alla Tavola Rotonda "Italy's Role in The New World Order" organizzata dal Centre for European Reform. In serata terra' una conferenza al St. Antony's College sul tema "Europe's role in the reform of the global governance".
(Adnkronos/Il Tempo, 17/11/2008)
I produttori di cotone contro le sovvenzioni dei paesi ricchi
(Misna, 17/11/2008)
La richiesta di una decisa riduzione delle sovvenzioni accordate ai produttori nazionali dall'amministrazione americana e dall'Unione Europea ha segnato gli interventi africani nella giornata d'apertura di un vertice sui problemi e le prospettive dell'industria cotoniera in corso a Ouagadougou. "Qualsiasi decisione che non abbia effetto sui corsi internazionali del cotone – ha sottolineato il ministro del Burkina Faso per il Commercio, Mamadou Sano, in riferimento al forte calo dei prezzi degli ultimi mesi – sarà giudicata inaccettabile dai paesi africani". Organizzato dal Comitato consultivo per il cotone, un organismo che riunisce i 44 paesi maggiori produttori, il vertice si caratterizza per la nutrita presenza africana. A farsi portavoce degli interessi del continente è stato oggi soprattutto il ministro burkinabè, che ha sottolineato come il nodo della liberalizzazione degli scambi nel settore del cotone non sia stato affrontato in occasione dei colloqui organizzati quest'estate in Svizzera dall'Organizzazione mondiale per il commercio (Wto, Omc). "Dal momento che il cotone è l'unico elemento chiave dei negoziati sull'agricoltura che non è stato discusso in luglio a Ginevra – ha detto Sano – i 36 paesi africani produttori di cotone chiedono che d'ora in poi le trattative inizino proprio da qui". A Ouagadougou, fino a venerdì, si discuterà soprattutto di "tecnologie e sviluppo". Nel suo intervento, tuttavia, il presidente dell'Associazione cotoniera africana (Aca) Celestin Tiendrebeogo ha sottolineato le difficoltà che mettono a rischio i guadagni e a volte la stessa sopravvivenza degli agricoltori. La congiuntura degli ultimi mesi, ha sottolineato l'esperto, è caratterizzata da una caduta "drastica" dei prezzi, un calo delle rendite dei produttori e un tasso di cambio euro/dollaro sfavorevole alla gran parte dei paesi africani; questa situazione, di per sé difficile, è aggravata dall'aumento generalizzato dei prezzi dei generi alimentari e da una piovosità "capricciosa". [
VG] (Misna,
17/11/2008)
Accordo per salvare il lago Vittoria (Greenreport, 17/11/2008)
Mentre nella Repubblica democratica del Congo si dichiara l´ennesima ed instabilissima tregua umanitaria, l´Africa dà anche un segnale di cooperazione ed accordo: alcuni dei paesi protagonisti della guerra del Congo, Burundi, Ruwanda e Uganda ed i loro partner nella Comunità est africana (Eac), Kenya e Tanzania, si sono accordati per creare un meccanismo di controllo per gestire meglio le risorse idriche del lago Vittoria, il più grande dell´Africa .
Nuova tappa del processo di penetrazione militare degli USA (Img, 16/11/2008)
A meno di due mesi dalla costituzione di Africom, il Comando delle forze armate statunitensi per le operazioni in Africa, il Pentagono ha insediato presso la Panzer Kaserne di Boeblingen, Germania, un nuovo quartier generale delle Forze del Corpo dei Marines. Si tratta del comando speciale, “MARFORAF”, che avrà il compito di pianificare e dirigere tutti i futuri interventi dei Marines USA in Africa. MARFORAF opererà congiuntamente con le autorità di Africom insediatesi in un complesso militare di Stoccarda, città che sorge a pochi chilometri da Boeblingen. "Il nuovo comando del Corpo dei Marines - ha spiegato il colonnello Mario Lapaix, capo dello staff di MARFORAF – fornirà assistenza e si coordinerà con le missioni di Africom per la promozione degli obiettivi di sicurezza nazionale degli Stati Uniti nel continente”.
G20, leader africani denunciano: ci negano "il diritto di parola"
(Apcom, 13/11/2008)
L'Africa chiede ai leader del g20 riuniti sabato prossimo a Washington di prendere "in considerazione gli interessi" del continente africano e di riconoscere il suo "diritto alla parola nelle sedi dove si prendono decisioni che toccano tutta l'umanità". Questo l'appello lanciato dal presidente della Banca africana per lo sviluppo, Donald Kaberuka, nel suo intervento di apertura della riunione a Tunisi dei ministri delle Finanze e dei governatori delle Banche centrali del continente, convocata per discutere l'impatto sull'Africa della crisi dei mercati finanziari internazionali. Il vertice è stato organizzato dalla Banca africana per lo sviluppo, in collaborazione con la Commissione dell'Unione africana, per mettere a punto una risposta alla crisi. Nel suo intervento, Kaberuka ha parlato di "prospettive economiche ormai molto scure" per l'Africa, che sta "già" facendo fronte a difficoltà di accesso alle risorse finanziarie. "Prima della crisi, l'economia del nostro continente progrediva a un tasso annuale a medio termine del 6,5%, questo tasso scenderà al 5%", ha aggiunto. Anche il presidente della Commissione dell'Unione africana (Ua), Jean Ping, ha denunciato l'assenza dell'Africa al G20 e la sua esclusione anche ai "lavori di preparazione" del vertice, ricordando che a Washington si deciderà anche il futuro di un continente e dei suoi 850 milioni di abitanti.
(Apcom,
13/11/2008)
Appello del Papa per Congo e Darfur. Cristo venga nel mondo (Asca, 12/11/2008)
Papa Benedetto XVI rinnova il suo appello per la pace nel Congo e in Darfur. ''Senza la presenza di Cristo - ha detto oggi il pontefice durante l'udienza generale in Vaticano - non ci sara' mai un mondo giusto e rinnovato: dobbiamo dire con grande urgenza nelle circostanze del nostro tempo: vieni Signore, nei campi di profughi del Darfur e del Nord Kivu, vieni dove domina la droga, vieni anche dai ricchi che ti hanno dimenticato e vivono solo per se stessi e rinnova il mondo oggi, anche nei nostri cuori e rinnova il nostro vivere''. (Asca,
12/11/2008)
Tlc: accordo Thales Alenia e Arianespace per satellite africano (Asca-Corriere Com, 12/11/2008)
Arianespace e Thales Alenia Space hanno firmato un accordo per il servizio di lancio e la messa in funzione del satellite panafricano di Tlc Rascom. Il satellite, costruito e assemblato da Thales Alenia Space, fornira' servizi di accesso e connessione Internet in banda larga e trasmissione di canali televisivi nella aree rurali dell'Africa per 15 anni. Basato su una piattaforma Spacebus 4000B3, Rascom sara' attrezzato con 12 transponder in banda Ku e 8 in banda C e sara' posizionato a 2.85 gradi Est. Il lancio del satellite e' previsto nel 2010 dallo spazioporto europeo di Kourou nella Guyana Francese. (Asca-Corriere Com,
12/11/2008)
XXVIII° Festival del cinema africano di Verona (Nigrizia, 11/11/2008)
Il cinema africano torna a colorare Verona: dal 14 al 22 novembre oltre cinquanta proiezioni in 5 sale della città. Lungometraggi, cortometraggi, documentari e fiction per conoscere l’Africa attraverso "gli occhi" dell’Africa.
Addio a Makeba, Mama Africa, morta dopo un concerto "contro" (La Stampa, 10/11/2008)
Se n'è andata come le sarebbe piaciuto, anche se non pensava affatto a morire ed era piena di energia e volontà. Se n'è andata a Castelvolturno, dopo un concerto contro la camorra e a favore di Roberto Saviano, l'autore di "Gomorra" che i malavitosi vogliono fritto in padella, per poter continuare a delinquere come hanno fatto finora.
Miriam Makeba: Mama Afrika, l'esilio e i dieci passaporti (Asca, 10/11/2008)
Era la donna dai dieci passaporti, il simbolo della lotta contro l'apartheid in Sudafrica, la grande artista che non ha guadagnato un centesimo dalla sua canzone piu' famosa, quella ''Pata Pata'' che ha eseguito anche ieri sul palco di Castel Volturno nella sua ultima esibizione. Miriam Makeba era stanca e malata ed aveva deciso da tempo di ritirarsi dalle scene, ma l'affetto dei fan continuava a portarla in giro per i palcoscenici di tutto il mondo. Aveva voluto esserci anche stavolta, nel concerto contro la camorra dedicato allo scrittore Roberto Saviano, nell'ennesima battaglia civile alla quale ha partecipato.
Enpa, vendita record avorio, elefanti a rischio estinzione (Asca, 10/11/2008)
Gli elefanti africani sono sempre piu' a rischio estinzione dopo che nei giorni scorsi, in Sud Africa, e' stato venduto il piu' grosso quantitativo di avorio degli ultimi venti anni: oltre 51 tonnellate di zanne corrispondenti a circa 1.020 esemplari. Il commercio di avorio e' proibito dal 1989, da quando cioe' gli elefanti, il cui numero si e' pressoche' dimezzato passando da una popolazione di 1,2 milioni a 600 mila unita', sono stati inseriti nel novero delle specie protette dalla Convenzione di Washington, l'accordo internazionale che disciplina e regola il commercio di fauna e flora in via di estinzione. Secondo l'ENPA la vendita del Sud Africa, avvenuta nonostante alcuni paesi africani (tra cui il Kenya) si fossero opposti a ogni ipotesi di liberatoria, rappresenta un escamotage per aggirare le restrizioni fissate dalla Convenzione di Washington e incentivare la caccia di frodo, con l'ulteriore aggravante di utilizzare a pretesto ''la protezione dell'ambiente'', finanziata proprio dai proventi della vendita. Poco importa, del resto, che in tale circostanza l'avorio commerciato sia ''legale'', ovvero proveniente dal ritrovamento di animali morti, dalla caccia autorizzata e dai sequestri ai trafficanti. (Asca,
10/11/2008)
Barack Obama. Mandela e Tutu: ora l'Africa spera (la Stampa, 05/11/2008)
Grande gioia per l’elezione di Barack Obama alla presidenza americana da parte di Nelson Mandela, ex presidente sudafricano, Nobel per la Pace, icona della lotta all’apartheid, alle ingiustizie ed alla povertà. E sono proprio l’impegno per la pace, per debellare povertà e malattie e per creare un mondo migliore, gli obiettivi principali che il "grande vecchio", come chiamano Mandela in Sudafrica, indica ad Obama. In un messaggio che gli ha inviato, diffuso dalla fondazione che porta il suo nome, scrive, tra l’altro: «Applaudiamo il tuo impegno per la pace e la sicurezza nel mondo, e siamo certi che uno degli obiettivi principali della tua presidenza sarà di combattere la povertà e le malattie in tutto il mondo». Ne riferisce radio Nairobi. «La tua vittoria - scrive ancora Mandela - dimostra che nessuno deve abbandonare il sogno di tentare di fare di questo mondo un mondo migliore». Commosso anche l'arcivescovo sudafricano e Premio Nobel per la pace Desmond Tutu: «Un evento che segna la storia, che diffonde nel mondo intero la speranza che un cambiamento è possibile e che dice ai neri che l’unico limite è il cielo».
Musulmani convertiti al cristianesimo chiedono libertà religiosa (Asianews, 05/11/2008)
L’appello, firmato da 144 persone, domanda agli esperti del dialogo di non dimenticare la difficile situazione dei cristiani, trattati come “degli esclusi e come dei paria”. Fra le richieste più urgenti, la garanzia di libertà a cambiare religione.
Africa – Anche qui la crisi bussa alle porte … (Ifg, 04/11/2008)
Se l’instabilità politica e lo sviluppo antiquato, che da sempre caratterizzano i paesi dell’Africa sub-sahariana, hanno protetto le loro fragili economie per i primi dieci mesi del 2008 dal collasso finanziario, a guardare gli ultimi dati, sembra che non sia più così.
Orrori senza fine, gli uni cancellano gli altri (Ansa, Luciano Causa, Legnostorto, 03/10/2008)
La tragedia del nord est della Repubblica Democratica del Congo e' dinanzi agli occhi del mondo: 1,6 milioni di profughi tra orrori senza fine. La diplomazia occidentale, al piu' alto livello, accorre e denuncia. Il capo dei ribelli non se ne preoccupa, mentre i caschi blu' sono - come quasi sempre - sostanzialmente impotenti. Ma purtroppo questo e' tutt'altro che un caso isolato. Adesso ci sara' un vertice. C'e' sempre un vertice in Africa. Chissa' se si parlera' -sempre restando al Congo- anche di Katanga, zona ricchissima come il nord est, dove anche da anni ci sono, orrori infiniti, sostanzialmente ignorati. Intanto della Somalia si parla soltanto in casi particolarmente spaventosi come quello della giovane donna di 23 anni lapidata dai fondamentalisti islamici perche' adultera. Anche per la Somalia c'e' stato un vertice -seppur regionale- nei giorni scorsi a Nairobi. Per spiegare cosa ne pensasse, la guerriglia islamica ha fatto saltare, nella giornata clou del meeting ,alcune autobomba nel nord del Paese: oltre 30 morti. E poi ci sono stati circa 10.000 civili uccisi dai primi mesi dello scorso anno, ed oltre tre milioni di profughi in condizioni umanitarie disperate. Per l'Onu: ''la peggiore crisi umanitaria degli ultimi anni''.Ma non succede nulla, i mesi passano, e la situazione si aggrava. Anche quella de
I dati delle Nazioni Unite riferiti al 2008, non lasciano dubbi: l'AIDS continua ad essere la causa principale di mortalità nel continente, nel quale vivono 22 milioni di sieropositivi, ovvero i due terzi dei 33 milioni registrati in tutto il mondo. Milioni di bambini africani sono orfani a causa della malattia. Eppure, sottolinea un professore africano che tiene corsi sull'AIDS a religiosi e seminari, citato nel messaggio della rete dei Gesuiti, “ho la sensazione che sempre più spesso il problema dell'AIDS e del virus HIV stia diventando meno importante tra gli studenti e nella società. Questo mi preoccupa molto”. Nelle stesse case di formazione dei Gesuiti, ricorda il documento, “alcuni sollevano la questione se l'AIDS meriti ancora una forte attenzione (e una rete apposita) perché non è più un'emergenza”.
I gesuiti riaffermano il loro impegno nel combattere la pandemia e nell'assistere i malati e i sieropositivi: “Nel creare l'AJAN nel 2002, i Superiori Gesuiti di Africa e Madagascar, hanno chiaramente fatto della pandemia una priorità urgente della Società di Gesù in Africa. L'AJAN è una risposta altamente flessibile. È stato fatto un grande sforzo in circa 30 Paesi sub-sahariani. Coordinati e aiutati dall'AJAN, i gesuiti forniscono la leadership in comunità, scuole e università, nelle parrocchie e nelle famiglie; assistenza integrale e cure pastorali; educazione per gli orfani; patrocinio per un vero accesso universale alle cure; educazione fondata sui valori come una solida base per la prevenzione; ricerca sociale, culturale e teologica”. Nonostante il grande lavoro effettuato, i gesuiti ricordano che “ancora molte persone non hanno accesso alle medicine, ad una buona alimentazione ed alle cure pastorali”. Tra gli impegni futuri la rete gesuita sottolinea quello dell'educazione ad ogni livello, definita la “condizione sine-qua-non per lo sviluppo sostenibile e duraturo dell'Africa e la via principale attraverso la quale l'Africa può affrontare le tante sfide dell'odierna globalizzazione, tra le quali la pandemia dell'AIDS”. (L.M.) (Fides,
01/12/2008)
Piu' di 2 milioni sono i bambini affetti dall'Aids e il 90% di loro ha contratto il virus dalla propria madre. Ma diagnosi precoce e cure tempestive possono migliorare significativamente le aspettative di vita dei neonati esposti al rischio di contagio da HIV, secondo il rapporto lanciato oggi da quattro agenzie delle Nazioni Unite. La pubblicazione, intitolata ''Bambini e AIDS: terzo rapporto di aggiornamento'', e' stata realizzata dall'UNICEF, dall'Organizzazione Mondiale per la Sanita' (OMS), dal Programma congiunto delle Nazioni Unite sull'HIV/AIDS (UNAIDS) e dal Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione (UNFPA). ''Senza cure appropriate meta' dei bambini affetti da HIV moriranno prima di aver compiuto i due anni di eta''' afferma il Direttore generale dell'UNICEF Ann Veneman. ''I neonati sieropositivi a cui viene diagnosticato tempestivamente il virus e che iniziano le cure entro la dodicesima settimana di vita hanno il 75% in piu' di possibilita' di sopravvivenza''.
Tuttavia, nel 2007 meno del 10% dei neonati nati da madri affette da HIV ha effettuato il test prima dei due mesi di vita. Il rapporto sottolinea l'importanza della diffusione del test affinche' i bambini possano essere sottoposti alle cure necessarie il prima possibile. ''Oggi nessun bambino dovrebbe morire per cause collegate all'AIDS'' ha affermato il Direttore generale dell'OMS Margaret Chan. ''Sappiamo come prevenire queste tragiche morti, ma dobbiamo rafforzare i sistemi sanitari per assicurare che tutte le madri e tutti i bambini ricevano le cure quanto prima possibile''. (Asca,
01/12/2008)
La maggior parte dei Paesi africani fanno i conti con un'urbanizzazione crescente che richiede importanti riforme nel settore idrico, ma le reti idriche, spesso inesistenti nelle zone rurali, sono spesso tutte da creare e gli investimenti latitano. «Questa situazione – ha detto Sarr – non ha mancato di ripercuotersi nei risultati registrati. Il settore privato ha pertanto un importante ruolo da giocare nei finanziamenti a questo settore. Anche perché i partner privati hanno un'esperienza riconosciuta in questo campo».
Secondo il quotidiano di Dakar "Le Soleil" il ministro ha citato, come esempio, «Il partenariato publico-privato tra lo Stato del Senegal, la Société nationale des eaux du Sénégal (Sones) e t la Sénégalaise des eaux (Sde) stabilito attraverso la riforma del de 1996. I risultati registrati da questo sistema innovativo sono molto concreti. Questa riforma fa riferimento a sub-regioni. Grazie a questa riforma lo Stato e la Sones hanno potuto mobilitare un investimento senza precedenti per finanziare il settore dell'acqua dell'ordine di 300 milioni di franchi cfa». Il modello pubblico-privato senegalese dovrebbe essere esteso ad altri Paesi africani nei quali i privati non si sono ancora impegnati nel mercato idrico. Senza una distribuzione equa dell'acqua sarà difficile parlare di crescita per l'Africa: il problema è che 300 milioni di africani non hanno ancora accesso all'acqua potabile e non beneficiano di servizi igienici adeguati, e che la miseria è un cattivo mercato ed un pessimo pagatore di bollette.
(Greenreport,
28/11/2008)
In Senegal ad esempio, dove il governo ha lanciato un piano per espandere la produzione di biocarburanti, sono esplose numerose rivolte a causa della crescita dei prezzi. Il Senegal attualmente dipende dalle importazioni alimentari per più del 60%. Nell’area di Bignona, il dipartimento per le politiche forestali stima che il disboscamento per la produzione di biocarburanti ridurrebbe del 68% le fonti di reddito per le popolazioni rurali. La corsa ad espandere la produzione di biocarburanti potrebbe minare la sicurezza alimentare dell’intera nazione. Il mese prossimo l’Unione Europea dovrà rivedere i propri obiettivi sulla produzione di biocarburanti. ActionAid chiede che in tale sede vengano eliminati gli incentivi e ridimensionati gli obiettivi della produzione. ActionAid sta anche facendo pressione per la creazione di una Commissione ONU di valutazione degli impatti sociali ed ambientali della produzione di biocarburanti e per una moratoria su ulteriori riconversioni dei terreni coltivabili da produzione alimentare a produzione energetica. (Avvisatore, 24/11/2008)
Nella protezione dei bambini da traffico e sfruttamento sessuale, il Kenya è al primo posto. Nello stato dell'Africa orientale sono anche bandite le punizioni corporali in scuole e prigioni. Essendo un rapporto pubblicato da un'organizzazione africana, gli autori confidano che possa funzionare da traino. La condizione dell'infanzia nei Paesi presi in esame verrà monitorata ogni due anni per verificare eventuali progressi. "Ci aspettiamo che gli Stati che trattano meglio i loro bambini avranno una crescita più veloce, in quanto la loro forza-lavoro sarà più in salute e più produttiva, e i giovani diventeranno l'elemento fondamentale per un Paese più pacifico e democratico. L'investimento renderà sicuramente", ribadisce il dottor Bequele. * Luca Galassi(Peacereporter, 21/11/2008)
Il Sud Africa è stato l'unico paese africano presente all'incontro, esponendo quindi la posizione dell'intero continente di fronte alla situazione economica mondiale. In particolare, Manuel ha dato voce ai Ministri delle Finanze africani che si erano confrontati di recente a Tunisi. La crisi finanziaria non poteva arrivare in un momento peggiore per l'Africa, poiché segna una battuta d'arresto proprio quando le economie di molti Stati erano in fase di grande sviluppo. Ad essere minacciati sono i progressi significativi fatti negli ultimi dieci anni; inoltre la regressione può inasprire l'impatto dei recenti rincari del cibo e dell'incostanza dei mercati petroliferi.
Al riguardo, i leader del G-20 si sono accordati su diverse misure da prendere. Innanzitutto, si punterà a rafforzare il sistema finanziario globale, nel quale il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale giocano un ruolo centrale. Queste due istituzioni dovranno dare di più ai paesi in via di sviluppo, mantenendo una linea di condotta trasparente. Esse avranno bisogno di finanziamenti per intervenire, se necessario, nelle economie nazionali, al fine di mantenere una forte crescita mondiale e ridurre la povertà negli Stati meno sviluppati. Per quanto riguarda l'Africa, in seguito ai danni provocati dall'incostanza dei prezzi di cibo e carburante, e visti i potenziali effetti negativi della crisi, sono stati presi impegni per aumentare gli aiuti economici al continente. Secondo il presidente Motlanthe, la crisi economica ha avuto origine nei paesi ricchi, ma in seguito ha provocato un aumento forte e improvviso nei costi di prestito delle nazioni in via di sviluppo, causando in molti casi il crollo delle loro valute. Motlanthe ha accolto positivamente le misure già prese dalle istituzioni finanziarie, chiedendo loro di mantenere le promesse di aiuti maggiori all'Africa.
Il presidente della Banca Mondiale Robert B. Zoellick ha mostrato intenzioni molto positive in questo senso, come dichiarato alla conclusione dei lavori a Washington: "Il fatto che ora i leader delle economie più sviluppate incontrano quelli delle nuove potenze economiche è un grande passo avanti. Ma i paesi più poveri non devono essere trascurati. Non risolveremo questa crisi, né potremo mettere in atto soluzioni sostenibili a lungo termine, se accettiamo un mondo a due livelli." Zoellick ha accolto molto positivamente la riconferma degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio da parte dei capi di stato presenti ed anche il loro impegno a onorare le promesse di assistenza finanziaria. Tuttavia, per evitare una crisi umanitaria è necessario e possibile fare di più. Basti pensare che gli aiuti ai paesi sottosviluppati ammontano complessivamente a 100 miliardi di dollari l'anno, veramente poco in confronto ai milioni di miliardi spesi nei paesi più ricchi per aiuti economici ed al sistema finanziario. Oltre ai normali prestiti, la Banca Mondiale sta lavorando per accelerare finanziamenti a lungo termine e senza interessi ai 78 paesi più poveri del mondo, 39 dei quali sono africani. - di Marco Menchi(Antimafiaduemila, 19/11/08)
Ma non tutto andrebbe rimesso in discussione, perché se oggi si parla delle gravi degenerazioni del sistema, "è necessario ricordare – ha detto il presidente della Bad, Donald Kaberuka - che le economie che oggi sono emerse sono quelle più strettamente legate a quel processo". "In questa presa di coscienza – ha detto Jean Ping, presidente della Commissione dell'Unione Africana - sulla necessità di un gestione collettiva e solidale della crisi, l'Africa sarà assente da quell'incontro che tutti definiscono storico".
(Fondazione italiani, 17/11/2008)
In una dichiarazione pubblicata a Nairobi dal segretariato dell´Eac si sottolinea che i 5 Paesi accettano di creare «un meccanismo indipendente e trasparente con il quale le estrazioni e le fuoriuscite verranno misurati in ogni momento dai rappresentanti degli Stati partner del Bacino del lago Vittoria». I Pesi Eac e la comunità internazionale sono sempre più preoccupati per il degrado ambientale di questo grande lago africano di 68.870 chilometri quadrati che dà vita al Nilo Bianco e stanno cercando di proteggere un ambiente lacustre che da decenni vede il suo livello d´acqua diminuire e le coste degradarsi.
La convenzione dell´Eac, sottoscritta ieri durante il diciannovesimo incontro straordinario del Consiglio dei ministri della Comunità est-africana tenutosi a Zanzibar, richiede agli Stati del di «sviluppare ed applicare una politica di prelievo dell´acqua che li obblighi legalmente per quanto o riguarda il lago Vittoria ed il suo bacino». I ministri hanno chiesto alla Commissione del Bacino del lago Vittoria di finalizzare le politica dei prelievi e dell´uso dell´acqua e di sviluppare un meccanismo legale per assicurare il rispetto del "limite della curva" possibile.
Nella dichiarazione i 5 Paesi sottolineano la necessità di un mettere in campo tutte le misure «Legate al calendario della messa in applicazione della seconda fase del progetto della gestione ambientale del lago Vittoria (Lvemp) finanziata fino a 200 milioni di dollari dalla Banca mondiale, attualmente nell´ultima tappa di negoziazione, la conclusione dell´accordo dovrà essere al più tardi entro sei mesi dopo il 31 marzo 2009, la data programmata dell´efficacia della seconda fase (Lvemp II)». Lo sviluppo della politica di fuoriuscite ed estrazione dell´acqua dovrà essere realizzata entro un anno.
(Greenreport, 17/11/2008)
Sino ad oggi erano stati i centri dei Marine Corps del Nord Carolina, del Pacifico e dell’Europa a dividersi responsabilità e funzioni di comando dei reparti inviati per brevi missioni in Africa. A seguito dell’espansione qualitativa e quantitativa delle operazioni dei marines, il Pentagono ha deciso di dar vita ad un centro completamente autonomo. Per adesso opererà nella stessa infrastruttura militare che ospita USMARFOREUR, il Comando delle forze del Corpo dei Marines in Europa, ma è presumibile che entro un anno MARFORAF verrà trasferito in uno dei paesi africani alleati di Washington o in una base europea più vicina geograficamente al continente.
Il principale obiettivo strategico del nuovo comando dei Marines sarà il “supporto alla lotta al terrorismo per ridurre la minaccia delle organizzazioni legate all’estremismo violento”, secondo quanto dichiarato dal colonnello Lapaix. MARFORAF ha già in programma un fitto calendario di interventi diretti, in particolare attività addestrative e supporto alla pianificazione operativa delle forze armate di buona parte delle nazioni africane. “Quando sarà necessario e verrà richiesto – ha aggiunto Lapaix – MARFORAR parteciperà alle operazioni di peacekeeping e agli interventi umanitari nel continente”. I marines hanno inoltre pianificato per i primi mesi del 2009 la conduzione di due grandi esercitazioni multinazionali, “African Lion” e “Shared Accord”. Quest’ultima è un’esercitazione che si svolge su base annuale già da qualche tempo; l’edizione 2008 ha avuto sede lo scorso mese di giugno in Ghana e ha visto la partecipazione di circa 300 marines statunitensi a fianco della fanteria di marina del paese ospitante.
MARFORAR prevede inoltre l’invio di reparti speciali alle attività di addestramento marittimo previste nel quadro dell’“Africa Partnership Station APS”, la forza navale che gli Stati Uniti hanno installato in Africa Occidentale per operare congiuntamente alle unità militari di sei paesi dell’area. Unità dei marines parteciperanno stabilmente al programma “ACOTA” (African Contingency Operations Training and Assistance), il piano USA di addestramento, assistenza ed equipaggiamento militare delle nazioni africane. Secondo quanto preannunciato da Washinton, sin dal prossimo anno “piccoli gruppi di marines, a livello di plotoni e squadriglie”, presidieranno centri e basi operative del continente. Il primo di questi reparti raggiungerà la Liberia, paese che è stato sede - nel marzo 2008 – di una tappa della West Africa Training Cruise, la crociera di addestramento in Africa occidentale della Marina Usa. In quell’occasione il personale dell’US Navy e dei Marine Corps costruirono a Monrovia una serie d’infrastrutture portuali mobili, utili all’attracco e alle operazioni di carico e scarico di unità navali militari.
Parallelamente alla costituzione dei due nuovi comandi di Africom e MARFORAR, l’amministrazione Bush sta implementando in Africa una lunga lista di piccole infrastrutture terrestri, aeroportuali e navali che saranno “occupate” ed utilizzate dai reparti USA in caso di crisi. Unità navali della V Flotta con base nel Golfo Persico sono state dirottate verso le coste della Somalia per concorrere con le flotte della NATO e dell’Unione Europea alla “lotta alla pirateria” e alla protezione dei mercantili. La US Guard Coast ha pure deciso l’invio di proprie unità per monitorare le vie marittime più importanti del continente, mentre un reparto aereo con base presso la scalo siciliano di Sigonella opera in funzioni d’intelligence e “anti-terrorismo” nelle regioni del Sahara e del Sahel. Gli strateghi statunitensi stanno pure valutando dove trasferire entro due-tre anni il comando Africom, oggi a Stoccarda. Marocco, Gibuti e Liberia hanno offerto la loro disponibilità ad ospitarlo, ma nel caso in cui motivi di ordine finanziario o di “sicurezza” ne sconsigliassero il posizionamento sul terreno africano, sarebbero pronte le alternative europee di Rota (Cadice, Spagna) o Napoli. A ulteriore conferma del sempre maggiore interesse geostrategico degli Stati Uniti per l’area, il comandante in capo delle forze navali in Europa con sede a Napoli-Capodichino, ha assunto pure il ruolo di “comandante per le operazioni navali in Africa”. - Antonio Mazzeo (Img,
16/11/2008)
La seconda edizione del rinnovato Festival di Cinema Africano apre a Verona il 14 novembre, e lo fa con una pellicola simbolo delle tematiche centrali dei film in concorso quest anno. Whatever Lola Wants, di Ayouch Nabil celebra infatti il “fascino dell’intercultura” nato in una newyorkese che insegue l’amore al Cairo. Nell’anno del 60° anniversario della Dichiarazione Universale dei diritti umani e che l’Europa ha dedicato al dialogo interculturale, la rassegna veronese vuole costruire un percorso di riflessione “visiva” sul legame tra diritti umani e scambio culturale.
La lente della “multiculturalità” attraversa tutte le oltre 50 opere in programma, che mettono in scena attraverso il linguaggio cinematografico la diversità e la complessità culturale del continente africano, troppo spesso trascurata dai media tradizionali. Restituire all’Africa e alla sua diaspora la parola e l’obiettivo su se stessa: questa l’intenzione del Centro Missionario Diocesano, MLAL, Nigrizia Multimedia e LVIA che sostengono la kermesse. Al suo secondo anno come festival (cioè con una vera e propria competizione tra le opere in concorso), il Festival di cinema africano di Verona ha già raggiunto un respiro internazionale, sviluppando sinergie con altri festival analoghi. Alla collaborazione con il Festival Cinematografico del Burkina Faso (FESPACO), si è aggiunta quella con il Mestre Film Fest, il Centro Studi Donati e la Cineteca di Bologna, oltre ad un gemellaggio con lo Zanzibar International Film Festival (ZIFF). (Nigrizia,11/11/2008)
Mama Africa, 76 anni, che tutti ricordano per la vecchia "Pata Pata" nata durante il suo esilio negli Stati Uniti, ma anche per l' impegno civile contro l'apartheid che fin dagli anni Cinquanta causò la sua cacciata dal Sudafrica razzista, e anni e anni di esilio ai quattro angoli del mondo, da tempo si esibiva soltanto nei concerti dove ci fosse una buona causa da difendere. Era tornata in Sudafrica soltanto nel '90, dopo la liberazione di Nelson Mandela e la vittoria sull'Apartheid, ma ha continuato a combattere contro ogni tipo di ingiustizia, con la foga di una eterna adolescente, il bel viso sempre sorridente, sempre pronta allo scherzo, sempre pronta ad indignarsi.
E' spirata dopo il concerto a Castelvolturno in seguito a un doppio infarto, fra le braccia del suo manager italiano Roberto Meglioli, con il quale ha condiviso tanti viaggi e tante battaglie. E ora tutta l'Africa reietta che vive in Campania sta raggiungendo Castelvolturno, per rendere omaggio alla sua regina. (La Stampa,
10/11/2008)
Nata nel 1932 a Johannesburg, cantante jazz di fama internazionale gia' a fine anni cinquanta con il gruppo Manhattan Brothers, nel 1960, dopo una tournee negli Stati Uniti si vide negare la possibilita' di rientro in Sudafrica, il paese che le ritiro' la nazionalita' per colpa della sua musica e della sue canzoni di denuncia. Il suo esilio sarebbe durato oltre trent'anni, durante i quali, in virtu' della stima che la circonda, ricevette il passaporto onorario da nove paesi africani, piu' la Cuba di Fidel Castro. ''Mama Afrika'', come venne ribattezzata in seguito, e' stata la prima donna di colore a vincere un Grammy Award, sia pure in coppia con Harry Belafonte, nel 1965. Il re del Calipso la aiuto' a trasferirsi in America, dove Miriam ha passato gli anni migliori della sua carriera, incidendo nel 1975 ''Pata Pata'', il brano ispirato ad una danza africana che ha fatto guadagnare vagonate di soldi agli artisti che l'hanno riproposta, ma non a lei, ed altre canzoni celebri, come ''The Click Song'' e ''Malaika''. Messa al bando anche musicalmente nel suo paese, la Makeba dovette aspettare il 1990 e la fine del predominio bianco in Sudafrica per rivedere la sua citta' natale e pubblicare un nuovo disco, ''Homeland'', in cui racconto' la gioia del ritorno a casa.
''E' stata la vera first lady del Sudafrica e meritava davvero il titolo di Mama Africa'', ha detto oggi Nelson Mandela.
''E' stata davvero una madre, per le nostre giovani generazioni e per le nostre battaglie'', ha aggiunto il vecchio leader dell'African National Congress esprimendo il dolore di un intero paese. La donna che ha conosciuto Kennedy e Martin Luther King ha fatto in tempo a vedere coronato il sogno del primo presidente nero degli Stati Uniti. ''Gli afroamericani hanno tanto contribuito alla crescita e alla gloria di questo paese che non c'e' ragione di non avere un presidente nero'', aveva commentato qualche mese fa in un'intervista a Rainews24 parlando della candidatura di Barack Obama. (Asca,
10/11/2008)
Tutta l’Africa ha accolto con particolare gioia il successo del senatore afro-americano. «È motivo di grande gioia vedere che un figlio dell’Africa, per una volta tanto, è a capo, diciamo, della Nazione più grande del mondo. Allora, questo ci dice che l’africano è capace di arrivare al culmine» commenta l’arcivescovo della capitale ghanese Accra, monsignor Charles Palmer-Buckle. (la Stampa,
05/11/2008)
Un gruppo di 144 cristiani, di cui 77 musulmani convertiti al cristianesimo, ha lanciato un appello agli esperti islamici e cattolici radunati in Vaticano in questi giorni perché essi non dimentichino le minoranze cristiane e i neo-convertiti nei Paesi islamici. I firmatari dell’appello – cattolici, ortodossi e protestanti dell’Africa del Nord e del Medio Oriente – domandano che il dialogo che si svolge in Vaticano porti a questi risultati:
1. che la legge islamica non si applichi ai non musulmani;
2. che sia abolita la condizione di “dhimmi”, di cittadini di seconda classe;
3. che la libertà di cambiare religione sia riconosciuto come un diritto fondamentale.
L’appello ricevuto da AsiaNews è anche pubblicato sul sito “Notre Dame de Kabylie” www.notredamedekabylie.net, legato ai cristiani d’Algeria. I firmatari “gioiscono” per i passi che si stanno svolgendo in questi anni e per la Lettera dei 138 saggi musulmani, da molti definita come una testimonianza che “l’Islam non è contro i cristiani”. Ma essi sottolineano che la condizione di minoranza dei cristiani nei Paesi islamici, “già marchiata dall’insopportabile stato di ‘dhimmi’ [lett.: gruppo protetto grazie al pagamento di una tassa al governo islamico, escluso dalla effettiva parità nella società], è aggravata dalla crescita dell’islamismo militante apparso negli ultimi tempi”. “Quanto ai neo-cristiani, o convertiti – continua l’appello – essi non hanno alcun diritto di esprimere la loro nuova scelta religiosa, pena la condanna come apostate, al punto da essere costretti all’auto-esilio, se possono”.(…)
Riaffermando che questo dialogo islamo-cristiano è necessario, i firmatari suggeriscono agli esperti di “tener conto dei cristiani che vivono nel mondo detto ‘musulmano’, o da cui provengono. Metterci da parte, dimenticarci, sarebbe un segno di ignoranza, o una volontà manifesta di non voler affrontare le questioni che ci fanno problema. L’attualità, purtroppo non cessa di dimostrarlo: i cristiani nel mondo musulmano sono in grave pericolo”. (Asianews,
05/11/2008)
Il primo paese a lanciare segnali d’allarme è stato quello con l’economia più sviluppata, la punta di diamante del continente: il Sud Africa, da sempre considerato un pezzo d’occidente in terra africana. Ed è stato proprio questo stretto legame con le economie europee, in primis, asiatiche ed americane a causare la caduta del rand, la moneta sudafricana, che ha perso il 30 per cento del suo valore contro il dollaro dall’inizio di settembre, mentre la borsa di Johannesburg mostra ormai da tempo un rendimento altalenante che non ha niente da invidiare a Wall Street o a Piazza Affari. L’andamento del rand è legato a doppio filo con quello delle materie prime come il platino, l’oro e il carbone, di cui il Sud Africa è uno dei massimi esportatori. Beni che, nonostante il loro essere dei “rifugi” quando il mercato non va bene, questa volta stanno perdendo colpi. Con queste prospettive, gli investitori stranieri stanno vendendo le proprie azioni e ritirando i propri capitali, e la borsa locale è ai suoi minimi storici. Un dato su tutti per capire l’entità di questa fuga: contro un investimento netto di 62 miliardi di rand dell’anno passato, in questi primi mesi del 2008 si è assistito ad una vendita in massa di azioni locali per un totale di 48 miliardi di rand. (Sei miliardi di dollari).
In aggiunta alle turbolenze economiche internazionali, nel guardare al Sud Africa bisogna considerare anche la profonda instabilità politica che regna nel paese. Crisi di governo e mille interrogativi su cosa succederà: per molti uomini d’affari, il futuro possibile e probabile presidente, Jacob Zuma, favorirà gli scambi commerciali con i paesi più allineati verso sinistra, come Russia e Cina. Molti guardano al governo perché una delle speranze per sostenere l’economia è riposta in un massiccio intervento dello Stato, per sostenere un tasso di crescita che si aggirerà intorno al 3 per cento, nettamente inferiore ai livelli degli anni passati. Percentuale che va letta insieme a quella relativa all’inflazione che, dopo un picco del 13,6 per cento ad agosto (legata anche ai tumulti e ai disordini interni legati all’alto tasso di disoccupazione), si avvia a chiudere l’anno stabilizzandosi intorno al 3/6 per cento.
Se l’economia sudafricana scricchiola, gli altri paesi per ora sembrano ancora reggere, anche se i segnali d’allarme iniziano a scorgersi all’orizzonte, soprattutto per gli altri due grandi big come Nigeria e Kenya, e per paesi come lo Zambia o l’Angola, le cui esportazione e industrie sono interamente basate su materie prime come il rame e il petrolio. Dal punto di vista finanziario, nonostante le banche locali siano meno dipendenti dall’estero e l’esposizione, soprattutto per quanto riguarda il fronte derivati, sia minore, anche le borse di Lagos e Nairobi non hanno mostrato in ottobre dei rendimenti esaltanti.
Se si parla di Africa non bisogna però dimenticare che il continente, soprattutto per quanto riguarda la zona sub-sahariana, è legato al destino di chi ha abbandonato la propria città per cercare fortuna altrove: è questo il fenomeno delle rimesse, cioè dei soldi spediti dall’estero alle famiglie rimaste a casa. La maggior parte di chi è emigrato, è infatti andato in Europa e negli Stati Uniti: le zone maggiormente colpite dalla crisi. Solo in Kenya, ad esempio, le rimesse sono diminuite nel mese di settembre di un milione di scellini, passando dai quasi 5 milioni dello scorso anno ai 3.9 del 2008.
(Ifg,
04/11/2008)