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Il G8 fa marcia indietro. Bono Vox accusa: garantito solo il 14% degli aiuti
(La Stampa, 30/06/2008)
I leader del G8 sono pronti a tornare sui propri passi riguardo all’impegno assunto al summit del 2005 di Gleneagles, in Scozia, per portare a 25 miliardi di dollari l’anno gli aiuti allo sviluppo per l’Africa entro il 2010. In una bozza del comunicato conclusivo del prossimo summit di Hokkaido, ottenuta dal Financial Times, i leader del G8 affermano di voler rispettare «i nostri impegni per l’aiuto allo sviluppo assunti a Gleneagles», ma senza indicare la cifra dei 25 miliardi di dollari l’anno entro il 2010, come invece era stato fatto anche lo scorso anno in Germania.
Bbc: la British American Tobacco vende sigarette ai minori in Africa (Rainews24, 29/06/2008)
Il gigante del tabacco 'British American Tobacco' (Bat) sta espandendo le sue vendite di sigarette alle giovani generazioni di Nigeria, Malawi e Mauritius, contravvenendo alle regole in materia di codice etico-pubblicitario introdotte nel 1999. Lo denuncia oggi il sito online della Bbc riportando i risultati di un'indagine condotta dal programma 'This World' in onda dopodomani sul secondo canale tv e che accusa i pubblicitari senza scrupoli della compagnia britannica. Secondo quanto riporta l'uomo d'affari Duncan Bannatyne, al fine di accrescere le sue vendite di sigarette anche ai minori, la cui età non raggiunge spesso gli undici anni, la Bat impiegherebbe tattiche che eludono il divieto di reclamizzare le sigarette e che rilanciano l'immagine del fumo nonostante la messa in guardia da parte di molti medici dei Paesi in questione dove è stato rivelato un possibile aumento delle malattie legate alla sigarette. La Bat starebbe anche publicizzando la vendita di sigarette singole in modo da aggirare il possibile prezzo proibitivo del pacchetto intero ancora non accessibile a molti ragazzi.
Africa - Presidente Ruanda scelto a capo della comunità dell'Africa orientale (Misna, 27/06/2008)
Paul Kagame, presidente del Ruanda, è il nuovo presidente della Comunità dell'Africa orientale (Eac): lo hanno deciso i capi di stato dei cinque paesi membri dell'Eac riuniti a Kigali per il IX vertice annuale dell'organizzazione regionale. Tra gli argomenti discussi dai rappresentanti di Burundi, Kenya, Ruanda, Tanzania e Uganda, la necessità di creare un mercato unico regionale e di sviluppare un protocollo per facilitare la libertà di movimento per persone, merci e servizi. "Sono felice di constatare che sono iniziati i negoziati sul mercato comune" ha detto il presidente keniano Mwai Kibaki, ricordando che l'Africa orientale è la regione del continente con le migliori previsioni di crescita economica per l'anno in corso. In contemporanea con il vertice dell'Eac a Kigali si svolge anche la prima conferenza est-africana sugli investimenti, a cui partecipano oltre 1000 persone provenienti da tutto il mondo per discutere le possibilità di investimento nella regione: a questo proposito, il presidente ugandese Yoweri Musuweni, che era il precedente presidente dell'Eac, ha detto: "Dobbiamo concentrare la nostra attenzione sul settore privato e sugli investitori: ora è tempo di mettere in pratica quello che abbiamo discusso negli ultimi 40 anni". [MV] [CO](Misna, 27/06/2008)
Vertice UA: l'Africa fa progressi malgrado le crisi(Misna, 27/06/2008)
L'Africa ha registrato negli ultimi tempi "dei passi in avanti notevoli per la promozione della pace e della sicurezza, nonostante persistano ancora dei conflitti a livello regionale": ne è convinto Jean Ping, presidente dell'Unione Africana (UA), secondo cui "la risoluzione di crisi diverse e l'avvio di processi di pace in Burundi, Kenya, Comore, Costa d'Avorio, Somalia e Repubblica democratica del Congo sono prove che il continente compie progressi in questo senso". Parlando alla riunione dei ministri degli Esteri dell'organizzazione, che prepara in queste ore a Sharm el Sheikh (Egitto) il XI vertice dei capi di stato e di governo dell'UA, Ping ha ribadito di aver inviato una missione di esperti "per risolvere i contenziosi tra Gibuti e Eritrea" riaccesi nelle ultime settimane dal presunto attacco dell'esercito di Asmara alle posizioni di frontiera di Gibuti. Ping si è detto però preoccupato delle crisi umanitarie nella regione sudanese del Darfur, in Somalia, e delle crisi in atto tra Eritrea e Etiopia e tra Ciad e Sudan. Nessun accenno è stato fatto sulla situazione in Zimbabwe, al voto per elezioni presidenziali molto contestate, proprio in queste ore: "Stiamo aspettando l'inizio del vertice dei capi di Stato – ha detto Ping – per fare importanti dichiarazioni sullo Zimbabwe", aggiungendo che "il voto non dovrebbe diventare elemento di minaccia per l'armonia sociale, politica ed economica dei paesi".[AdL] (Misna, 27/06/2008)
Lampedusa: la porta in ricordo di chi non è mai arrivato (la Repubblica, 26/06/2008)
Il primo scoglio che avvistano dai barconi è l'ultimo promontorio dell'isola, una punta di roccia che nasconde un grande bunker della seconda guerra. L'Italia finisce qui, dopo c'è solo il mare. Su questa sporgenza che guarda a sud hanno "piantato" qualcosa per ricordarli per sempre, uno per uno. Neri e bianchi, islamici e cattolici, vecchi e bambini. Tutti i morti delle traversate del Mediterraneo. E' una porta puntata verso l'Africa.
Il Papa chiede ai Paesi africani di costruire la pace con la giustizia (Zenit, 26/06/2008)
Benedetto XVI ha rivolto questo giovedì un appello ai Paesi africani a costruire la pace con la giustizia e il rispetto dei diritti umani. Il Pontefice ha approfittato del discorso che ha consegnato al nuovo ambasciatore della Repubblica del Gabon, Firmin Mboutsou, per manifestare ancora una volta il suo interesse per il continente africano. "Attraverso di lei, signor ambasciatore, invito tutte le autorità e gli uomini di buona volontà, in particolare nel caro continente africano, a impegnarsi sempre più per un mondo pacifico, fraterno e solidale", ha spiegato nel suo discorso in francese, tradotto da "L'Osservatore Romano". "E' a un coraggio sempre più profetico che faccio appello oggi, ricordando che la pace e la giustizia procedono insieme, e che tutto ci si deve concretizzare per mezzo del rispetto della legalità in ogni ambito", ha indicato. Secondo il Vescovo di Roma, "senza giustizia, senza la lotta contro ogni forma di corruzione, senza il rispetto delle regole del diritto, è impossibile costruire una pace vera". In caso contrario, ha assicurato, "i cittadini avranno difficoltà a confidare nei loro dirigenti; inoltre, senza il rispetto della libertà di ogni individuo non vi può essere pace". "Conformemente alla sua tradizione, sotto forme che le sono proprie, la Chiesa è pronta a collaborare e a offrire il suo sostegno a tutte le persone la cui preoccupazione principale è stabilire una società che rispetti i diritti più elementari dell'uomo e costruire una società per l'uomo", ha sottolineato.
Drastico calo delle piogge, 9 mln a rischio fame (Alice/Apcom, 25/06/2008)
Le piogge cadute in gran parte dell'Africa orientale tra marzo e maggio 2008 sono inferiori del 50% rispetto alla quantità normale prevista durante la stagione delle piogge, influendo negativamente sulla sicurezza alimentare dell'intera regione. Lo riferisce l'agenzia Misna citando il Famine Early Warning System Network, sistema internazionale di allerta sulle precipitazioni. Tra le regioni maggiormente colpite figurano Gibuti, la Somalia (con esclusione della regione settentrionale di Bari), l'Etiopia meridionale e le principali aree agricole nelle regioni di Amhara e Tigrè in Etiopia settentrionale. A rischio anche gran parte della provincia della Rift Valley e di quella Orientale in Kenya, oltre alla regione nordorientale di Karamoja in Uganda. "Gli effetti dei conflitti, spostamenti, bassa produzione agricola e aumento dei prezzi dei generi alimentari - è scritto nella nota - sono stati ingigantiti dalla scarsità delle piogge tra marzo e maggio". Sarebbero circa nove milioni le persone che nella zona interessata avranno bisogno di immediata assistenza umanitaria nei prossimi tre mesi: 4,6 milioni in Etiopia, 2,6 in Somalia, 1,2 in Kenya, 300mila in Karamoja e 130mila a Gibuti. Ma, avvisa l'organizzazione, la quantità di popolazione colpita da insicurezza alimentare può aumentare ulteriormente, "a causa degli effetti della scarsità delle piogge che potranno persistere con l'inizio della stagione secca nell'area". (Alice/Apcom,
25/06/2008)
Disboscamento e cambiamenti climatici, l’Africa a rischio (Misna, 23/06/2008)
Il “disboscamento selvaggio” delle foreste africane espone il continente “agli effetti più brutali e devastanti dei cambiamenti climatici”: lo ha detto il direttore dell’organizzazione internazionale delle foreste tropicali, Emmanuel Ze Meka, in occasione dell’apertura di una conferenza sul ‘disboscamento e rimboschimento’ a Grand Bassam, vicino Abidjan (Costa d’Avorio). “L’Africa è il continente con il più alto tasso di disboscamento e sarà quello più colpito dai cambiamenti climatici” ha detto Ze Meka, ricordando che “una gran parte della popolazione è ancora strettamente dipendente dalle risorse naturali ed è quindi estremamente vulnerabile”. All’incontro partecipano esperti di Costa d’Avorio, Camerun, Congo, Gabon, Repubblica democratica del Congo, Congo, Repubblica Centrafricana, Liberia, Nigeria, Ghana e Togo, come pure Giappone, Corea del sud e India per discutere la revisione delle procedure per il ‘Meccanismo di sviluppo pulito’, contenuto nel protocollo di Kyoto del 1997 e che prevedeva aiuti ai paesi del Sud del mondo per attenuare gli effetti dei cambiamenti climatici.[AdL] (Misna,23/06/2008)
Benedetto XVI andrà in Africa in visita apostolica (Tendenzeonline/Apcom, 21/06/2008)
Benedetto XVI sarà presto, per la prima volta da Pontefice, in Africa. E' il continente nero, infatti, la meta di uno dei primi prossimi viaggi internazionali di Benedetto XVI ai quali, secondo quanto apprende Apcom, la Santa Sede sta lavorando. La notizia non è ufficiale ma, sempre a quanto si apprende, già nel 2009 Papa Ratzinger potrebbe sorvolare il Mediterraneo per compiere la prima visita apostolica nell'unico continente non ancora toccato da quando siede sul soglio di Pietro, terra di grande vitalità e di sviluppo futuro per il cattolicesimo mondiale. La meta esatte del viaggio, così come gli altri dettagli, sono attualmente allo studio Oltretevere. Di sicuro Benedetto XVI non potrà visitare molti paesi e le tappe saranno scelte in modo da lanciare messaggi a tutta l'Africa. Il fattore linguistico avrà il suo peso in un continente dove, accanto ai molti dialetti locali, convivono francese e inglese. Tra i tanti inviti ricevuti da Benedetto XVI in occasione delle udienze accordate nel corso degli anni ai vari capi di Stato africani, quello recentemente formulato dal presidente della Repubblica Democratica del Congo, Joseph Kabila, potrebbe essere accolto in ragione della dimensione e della rappresentatività del paese. Da quando è stato eletto Papa, nel 2005, Ratzinger, pur meno incline del suo predecessore ai viaggi internazionali, è stato in vari continenti. Ha visitato diversi paesi europei (Polonia, Spagna e Austria, oltre alla sua Germania), è stato in America del Sud (Brasile), America del nord (Washington e New York), ha toccato l'Asia con il viaggio in Turchia e, il prossimo luglio, si recherà in Australia in occasione della Giornata mondiale della gioventù. Mancava finora, appunto, l'Africa. Giovanni Paolo II era stato molte volte in Africa nel corso del suo lungo pontificato (1980, 1982, 1985, 1988, 1988, 1989, due volte nel 1990, due volte nel 1992, 1993 e 1995). (Tendenzeonline/Apcom,
21/06/2008)
Giornata rifugiato: Gesuiti, travolti da tsunami silenzioso (Agi, 20/06/2008)
In occasione della Giornata mondiale del Rifugiato il Servizio dei gesuiti per i Rifugiati (Jrs) sollecita i governi di tutto il mondo ad aumentare gli aiuti umanitari alle popolazioni che si trovano in situazioni di vulnerabilita', nonche' ad adottare misure intese ad accrescere la produzione di generi alimentari nei paesi in via di sviluppo. Ricorda, peraltro, a quegli stessi governi "l'obbligo di proteggere i rifugiati e li invita ad adottare le opportune iniziative volte a far si' che gli sfollati si rendano autosufficienti". L'impennata dei prezzi, cresciuti dal 2005 in media dell'83% -con particolare incidenza su prodotti base come il frumento, il riso, il mais e il latte- rischia di divenire uno "tsunami silenzioso", che portera' alla fame altre 100 milioni di persone, tra cui i rifugiati e altre categorie di sfollati.
La Donna vittima di guerra (Aprileonline, 20/06/2008)
Il fatto - Approvata all'unanimità la risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell'Onu proposta dal governo degli Stati Uniti. I quindici votano sì al termine dei lavori presieduti anche dal Segretario di Stato Condoleezza Rice. Durante il dibattito oltre 60 speaker e sei donne ministro
Infanzia, Unicef: aumentano i sequestri di bambini (Apcom/Parmaok, 20/06/2008)
Sono sempre di più i bambini che vengono sequestrati nel mondo. A lanciare l'allarme è il Fondo Onu per l'infanzia (Unicef), portando come esempio Haiti dove sono oltre 50 i minori scomparsi dall'inizio dell'anno. Alcuni di questi bambini vengono violati e torturati, oppure assassinati dai loro rapitori, ha dichiarato oggi il portavoce dell'Unicef, Veronique Taveau, in un incontro con la stampa a Ginevra. I bambini scompaiono soprattutto nelle zone di conflitto: in Repubblica Centrafricana, bande armate rapiscono i minori per chiedere un riscatto, mentre nella Repubblica democratica del Congo migliaia di bambini vengono sequestrati da gruppi armati che poi ne fanno dei combattenti o degli schiavi sessuali. In Iraq, "un numero crescente di bambini" viene reclutato da milizie armate, mentre le bambine finiscono sempre più spesso in reti di prostituzione. "In molti casi, questi sequetri sono compiuti in totale impunità", ha deplorato Taveau. (Apcom/Parmaok, 20/06/2008)
Brown preme su Italia, Francia e Germania per dare aiuti (Alice/Apcom, 19/06/2008)
Il premier britannico Gordon Brown solleciterà oggi gli alleati europei, riuniti a Bruxelles per il Consiglio europeo, a rispettare gli impegni assunti per incrementare gli aiuti al continente africano. Brown si rivolgerà in particolare ai partner europei del G8, Italia, Francia e Germania, perchè mantengano la promessa fatta nel 2005 a Gleneagles, in Scozia, di raddoppiare gli aiuti all'Africa entro il 2010.
Giornata del rifugiato. Onu; “Preoccupa” l’aumento del numero di rifugiati (AsiaNews, 19/06/2008)
Sono 11,4 milioni i rifugiati e 26 milioni gli sfollati interni (Idp) in tutto il mondo alla fine del 2007. Le cifre, diffuse dall’Alto commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr), rivelano per il secondo anno di seguito un aumento rispetto al trend negativo che aveva caratterizzato gli anni dal 2001 al 2005. Quasi la metà del numero di rifugiati è composto da iracheni e afghani. L’Alto commissario, Antonio Guterres, esprime preoccupazione a riguardo: “Siamo di fronte ad un complesso mix di sfide globali che potrebbero determinare maggiore migrazione in futuro”. La forte insicurezza in Iraq è la prima responsabile dell’aumento del dato, che per il 2006 era fermo a 9,9 milioni di rifugiati e 24,4 milioni Idp.
Ong di Bono: G8 non rispetta impegni di raddoppiare aiuti (Apcom, 18/06/2008)
Il G8 non ha rispettato l'impegno preso nel 2005 a Gleneagles, in Scozia, di raddoppiare gli aiuti al continente africano entro il 2010. L'accusa viene lanciata oggi dall'organizzazione umanitaria One del cantante irlandese Bono Vox, ribandendo quanto già denunciato nei giorni scorsi dall'Africa Progress Panel, presieduto da Kofi Annan. Secondo One, i Paesi del G8 (Stati Uniti, Giappone, Francia, Germania, Regno Unito, Italia, Canada, Russia) hanno garantito solo il 14% degli aiuti promessi, pari a 3 miliardi di dollari dei 22 annunciati. I responsabili dell'organizzazione, tra cui Bono, Bob Geldof e l'arcivescovo sudafricano Desmond Tutu, lanciano quindi un appello al Presidente francese Nicolas Sarkozy per chiedere il rispetto degli impegni già assunti. La Francia assumerà il prossimo 1 luglio la presidenza dell'Unione europea. "La leadership europea è decisiva per rimettere il G8 sulla buona strada - ha fatto sapere l'organizzazione - e ci troviamo in un momento determinante per la Francia e il presidente Sarkozy: la prossima approvazione della legge di bilancio della Francia e l'avvio della presidenza francese dell'Unione europea il 1 luglio. Il ritmo insufficiente degli aiuti del G8 e dell'Unione europea all'Africa è molto inquietante". L'organizzazione evidenzia quindi i risultati positivi ottenuti con gli aiuti stanziati finora, parlando di "effetti concreti". Per quanto riguarda la lotta all'Aids, 21 milioni di sieropositivi vengono oggi curati con gli antiretrovirali contro i 50.000 del 2002. Circa 26 milioni di bambini sono stati vaccinati tra il 2001 e il 2006 contro malattie potenzialmente mortali e altri 29 milioni hanno potuto andare a scuola per la prima volta, grazie alle misure di cancellazione del debito e all'aumento degli aiuti tra il 1999 e il 2005. Bono, Bob Geldof, il cantante francese Yannick Noah e il Direttore del Fondo mondiale di lotta contro l'Aids, Michel Kazatchkine, presenteranno oggi a Parigi le conclusioni del loro studio sugli aiuti promessi dal G8. Nel 2005, gli Otto grandi si impegnarono ad aumentare di oltre 26 miliardi di dollari il loro aiuto all'Africa entro il 2010. (fonte Afp) (Apcom,
18/06/2008)
Piu' denaro con un sms, al via servizi di mobile-banking (Alice/Apcom, 17/06/08)
Lo sviluppo economico dell'Africa passa attraverso il telefono cellulare. Ne sono convinte le principali aziende telefoniche mondiali, che oggi offrono ai propri clienti la possibilità di ricevere denaro contante anche nelle zone più remote del continente, grazie a un semplice messaggio di testo. Molti africani che vivono nelle zone rurali dipendono infatti dal denaro inviato loro dai familiari che lavorano nelle città, ma spesso devono percorrere centinaia di chilometri a piedi prima di riuscire a entrare in possesso del contante. In Kenya, ad esempio, chi lavora in città si affida agli autisti degli autobus per far arrivare il denaro ai propri parenti. Anche chi ha un conto corrente in banca, oggi pochissimi rispetto ai 950 milioni di africani, non dispone facilmente del proprio denaro a causa della mancanza di sportelli nelle zone di campagna. Se gli sportelli bancari sono rari, i telefoni cellulari sono invece ormai milioni, per cui le compagnie di telecomunicazione stanno favorendo la trasformazione del cellulare da semplice ricevitore di chiamate a uno strumento capace di trasformare l'economia africana. I servizi noti come 'mobile banking' o 'm-banking' consentono infatti di trasferire contanti attraverso un semplice messaggio di testo, facendo affidamento sulla rete di rivenditori locali, che già vendono le carte di ricarica telefonica, per la consegna del denaro.
Ministri: puntare sull'autosufficienza. Il continente deve imparare a "nutrirsi da solo" (Alice/Apcom, 17/06/08)
La sicurezza alimentare è il primo punto all'ordine del giorno della Conferenza ministeriale africana dedicata alla questione del carovita, in corso di svolgimento a Nairobi. "Molti paesi africani, pur ammettendo che l'agricoltura è il motore della crescita delle nostre economie, non hanno mai stanziato fondi sufficienti, né sviluppato politiche adeguate e programmi volti a rendere l'agricoltura il punto focale": l'ha detto William Ruto, ministro dell'Agricoltura keniano - riferisce l'agenzia Misna - specificando che "molti stati in Africa spendono oltre il 20% del loro bilancio nazionale per l'acquisto di materiale militare e di altri lussi inutili, mentre il finanziamento destinato all'agricoltura è ancora inferiore al 10%". Il ministro ha aggiunto che l'Africa continua a essere in ritardo rispetto a tutti gli aspetti relativi allo sviluppo, mentre altre parti del mondo proseguono in una crescita costante.
Aiuti, rapporto: paesi G8 non tengono fede a impegni (Yahoo/Reuters, 16/06/2008)
I paesi industrializzati non stanno tenendo fede alla promessa di raddoppiare gli aiuti per l'Africa entro il 2010, proprio mentre l'aumento dei prezzi del cibo rischia di distruggere decenni di progressi economici del continente. Secondo l'Africa Progress Panel, istituito per monitorare il rispetto degli impegni presi nel G8 del 2005 a Gleneagles, in Scozia, se non si prenderanno delle misure all'Africa arriveranno 40 miliardi di dollari in meno rispetto alle promesse. "Il calo nei finanziamenti a fronte degli obiettivi del 2010 dovrebbe essere immediatamente preso in considerazione attraverso uno speciale piano per soddisfare le promesse fatte a Gleneagles", recita il rapporto. L'Africa Progress Panel è presieduto dall'ex segretario generale delle Nazioni Unite Kofi Annan, e tra i suoi membri ci sono l'ex premier britannico Tony Blair, l'ex capo del Fmi Michel Camdessus e Bob Geldof. Secondo "Africa's Development: Promises and Prospects" - questo il titolo del rapporto - gli aiuti concordati nel summit nel 2005 erano cospicui, visto che i paesi poveri sono riusciti ad aumentare la spesa per sanità ed educazione. Ma, a meno di un'inversione di rotta dei prezzi degli alimentari, ci sarà un significativo aumento dei livelli di malnutrizione e di mortalità infantile in Africa. "La crisi alimentare è un passo indietro che sta creando una grave emergenza umanitaria", recita il rapporto. "Nell'immediato, i rifornimenti di cibo per i cittadini più vulnerabili del mondo devono essere aumentati alzando il livello degli aiuti finanziari". (Yahoo/Reuters,
16/06/2008)
Emergenza cibo: Kofi Annan, 100 milioni a rischio fame (SwissInfo, 16/06/2008)
Cento milioni di africani, che nel passato decennio erano riusciti a emergere dalla povertà più nera, rischiano oggi di sprofondare nuovamente nelle privazioni a causa della crisi alimentare che ha colpito il pianeta. E' il grido lanciato dall'ex segretario dell'Onu Kofi Annan, che questa mattina ha presentato a Londra un rapporto sull'Africa.
Proposta la creazione del Banco del Sud (Dig. Granma Int, 13/06/2008)
Il presidente della Costa d’Avorio, Laurent Gbagbo, ha proposto la creazione in Africa di un Banco del Sud, simile a quello latinoamericano, per combattere la povertà mondiale. L’istituzione deve finanziarsi – ha spiegato Gbagbo – con un’imposta speciale sulle importazioni di materie prime delle nazioni in via di sviluppo. Durante un vertice del Gruppo dei 77, il presidente ed anfitrione ha spiegato che il suo piano aiuterebbe a finanziare l’espansione internazionale di un banco con lo stesso nome di quello lanciato lo scorso anno dal suo omologo venezuelano, Hugo Chávez. Il presidente della Costa d’Avorio ha dichiarato a Radio France Internacional che è necessario imporre dazi su altre materie prime, oltre a quelle che attualmente tassat,e e creare un organismo con vasti obiettivi. Tra i prodotti ha menzionato il petrolio e il cacao, di cui la Costa d’Avorio è il principale produttore. Gbagbo ha sottolineato la necessità di estendere questa idea a tutto il sud, con un banco in America Latina, uno in Africa ed uno nel sudest dell’Asia.
Save the Children: scuola negata a 72 milioni (Ansa, 12/06/08)
Nei fatti, andare a scuola non è un diritto di tutti. Nel mondo ci sono ancora 72 milioni di bambini (37 milioni vivono in paesi in conflitto o reduci da guerre) che non hanno accesso all'istruzione di base. Per garantirla a livello universale entro il 2015, secondo Save the children, servirebbero 9 miliardi l'anno, ottenibili grazie a donazioni dei paesi industrializzati. E qui l'Italia scivola, rivelandosi una delle nazioni che hanno collaborato di meno al raggiungimento dell'obiettivo, donando nel 2004 - ultimo dato disponibile - solo il 7% della cosiddetta "quota equa", la quota che ogni donatore dovrebbe destinare, in rapporto al proprio reddito nazionale lordo, all'educazione primaria universale.
Pentagono: nessuna militarizzazione contro al Qaida(Pais) (Alice/Apcom, 11/06/08)
In Africa ci sono santuari di al Qaida. Il generale americano William Ward non ha dubbi: "la minaccia terroristica è ancora attuale" in Africa e non solo in Somalia e nel Sahel. Intervistato dal quotidiano spagnolo El Pais, Ward esclude però una militarizzazione del continente, con l'avvio delle operazioni del nuovo comando Usa (Africom), di cui assumerà la guida tra tre mesi.
Così è cambiato il volto del continente: laghi scomparsi, foreste a rischio (la Repubblica, 11/06/08)
Un atlante pubblicato dall'Onu testimonia la devastante azione dell'uomo nel continente. In centinaia di foto e immagini satellitari a confronto l'ambiente di oggi e di 30 anni fa. Ghiacciai in Uganda che si restringono a ritmi galoppanti. La foresta pluviale del Congo fagocitata da reti stradali sempre più estese. Città come Dakar, che nel giro di qualche decennio hanno raggiunto dimensioni da metropoli occidentale, che mandano in frantumi equilibri millenari: le prove di come l'azione umana ha cambiato il volto dell'Africa negli ultimi decenni sono raccolte in un atlante pubblicato dall'agenzia delle Nazioni Unite per l'Ambiente http://www.unep.org/ .
Rapporto Onu: Africa vittima innocente del riscaldamento globale (Peacelink, 11/06/08)
Pur essendo responsabile di solo il 4 percento delle emissioni, l'Africa sta già subendo pesanti disastri ambientali provocati dal riscaldamento globale. Questo è quanto è emerso dal meeting di Johannesburg dove si sono incontrati i ministri africani dell'Amcen. Durante la conferenza sono state proiettate 300 immagini preparate dall'agenzia dell'Onu che si occupa dell'ambiente: le foto testimoniano i mutamenti climatici negli ultimi 35 anni. Nel paragone "prima-dopo" si è potuto vedere un apprezzabile cambiamento di cento luoghi monitorati dal satellite: ogni anno l'Africa perde quattro milioni di ettari di foresta con una media doppia rispetto al resto del mondo, l'Uganda sta perdendo il 50 percento dei ghiacciai e l'urbanizzazione in Senegal sta mangiando aree enormi di spazi verdi. lo scenario più grave riguarda la riduzione delle precipitazioni del continente che provocherà un aumento di carestie e della desertificazione. (Peacelink,
11/06/08)
Il Giappone rafforza la partnership con i paesi africani (Equilibri, 10/06/2008)
Il quarto summit nippo-africano del 28-30 maggio ha chiuso virtualmente un ciclo di vertici intergovernativi che si sono susseguiti tra il 2006 e il 2008, in cui sono convenuti i paesi africani e i rappresentanti delle tre maggiori economie asiatiche, quella cinese, quella indiana e quella giapponese. Insieme alla Conferenza indo-africana di inizio aprile (Cfr. Africa - India: la nuova partnership politica ed economia), il meeting di Yokohama (Giappone) rappresenta, in una prospettiva globale, la risposta di Tokyo al terzo Forum sino-africano del novembre 2006, che ha dotato di nuove forme di collaborazione e cooperazione il sistema delle interazioni economiche tra Pechino e i paesi africani (Cfr. (AP) Cina: Pechino, capitale dell’Africa). Nella corsa alle materie prime, di cui l’Africa è perno nel sistema della distribuzione mondiale, e nell’accaparramento dei mercati e dei settori di modernizzazione dei paesi africani si assiste a una crescente competizione che da una parte produce un’intensificazione degli scambi commerciali e finanziari tra i due continenti dell’Oceano Indiano e dall’altra all’emergere di una rivalità a tre che è sintomo di una nuova politica commerciale che punta a sfruttare il potenziale africano. Nel caso specifico del Giappone, l’Africa, come per l’India, ha un valore che non si esaurisce nell’estrazione delle fonti energetiche, come accade per ora in gran parte alla Cina, ma che mira alla fornitura di servizi e di merci aventi un elevato valore tecnologico e ingegneristico.
Aids: appello leader mondiali contro morti da Tbc in sieropositivi (Adnkronos, 09/06/2008)
Leader mondiali insieme a New York per trovare il modo di ridurre le morti da tubercolosi fra i sieropositivi. Per la prima volta capi di Governo, leader della sanità pubblica del pianeta, uomini d'affari, responsabili delle agenzie delle Nazioni Unite si sono riuniti nel quartier generale dell'Onu per confrontarsi su una minaccia per la salute che potrebbe minare gli investimenti fatti in questi anni nei farmaci salva-vita per le persone affette da Hiv. La tubercolosi, ricorda infatti l'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) in una nota, sta rubando le vite di circa un quarto di milione di persone con Hiv ogni anno.
"L'economia della Sharia" sbarca in Africa (Ag. Radicale, 09/06/2008)
Il Financial Times annuncia oggi l'unione della banca sudafricana Investec Asset Management e del colosso saudita Jadwa Investement al fine di creare un fondo che si basi sui principi della Sharia e investa nel mercato azionario africano. Il progetto, che mira a raccogliere fondi per oltre 100 milioni di dollari (64 milioni di euro) solo nel primo anno, sarà il primo rispettoso della legge islamica in Medio Oriente e specializzato nel mercato africano.
Secondo il quotidiano della City, la cancellazione di un obiettivo chiaro nel documento finale segna l’ennesimo fallimento degli otto grandi rispetto agli impegni presi in Scozia. Le risorse stanziate finora da gran parte dei Paesi del G8, infatti, sono molto al di sotto di quanto promesso a Gleneagles. Lo scorso 16 giugno, è stato l’Africa Progress Panel, presieduto dall’ex Segretario generale dell’Onu Kofi Annan, a denunciare «l’improbabile realizzazione dell’impegno del G8 di raddoppiare gli aiuti all’Africa entro il 2010», indicando in 40 miliardi di dollari la cifra mancante. Due giorni dopo, è stata l’organizzazione umanitaria One, del cantante irlandese Bono Vox, a precisare come i Paesi del G8 abbiano garantito finora solo il 14% degli aiuti promessi, pari a 3 miliardi di dollari dei 22 annunciati. A Gleneagles, Francia, Germania, Italia e Regno unito avevano assunto l’impegno di garantire circa il 75% dei 22 miliardi.
Se il documento dovesse essere approvato nella versione pubblicata oggi dal Ft, il governo ospite di Tokyo si troverebbe però in una situazione di forte imbarazzo, dopo il vertice tenuto con i leader africani in Giappone alla fine di maggio, in cui ha annunciato un raddoppio degli aiuti bilaterali, e aver posto il tema degli aiuti al continente africano al centro del vertice. Alcuni diplomatici hanno dichiarato che il documento potrebbe ancora cambiare, soprattutto se la prossima settimana ci saranno forti pressioni da parte dei Paesi africani e dell’opinione pubblica internazionale. (La Stampa,
30/06/2008)
Alle Mauritius, Bannatyne ha scoperto che la Bat ha fornito speciali contenitori a molti negozi in modo da favorire le vendite di sigarette singole, mentre in Nigeria le strade sono tappezzate da poster giganti che promuovono il fumo, pubblicizzando il prezzo di sigarette individuali. In Malawi, gli autori del programma della Bbc avrebbero anche trovato prove secondo le quali la compagnia londinese avrebbe sponsorizzato un evento musicale tenutosi in un luogo dove non sarebbero stati effettuati i dovuti controlli sull'età dei partecipanti e al quale avrebbero partecipato celebrità griffate con i marchi 'Embassy' e 'Pall Mall'. Il risultato del battage pubblicitario sembra essere un aumento delle vendite in Paesi nei quali meno del 10% della popolazione fa uso di sigarette e il fumo è ancora considerato come un tabù. Secondo l'Organizzazione mondiale della Sanità, le morti legate al fumo in Africa ammonterebbero a centomila, un numero che potrebbe raddoppiare nei prossimi venti anni. (Rainews24,
29/06/2008)
La contrada si chiama Cavallo Bianco, è attraversata da un sentiero polveroso che sale dal vecchio porto, scavalca una collina e si getta nel mare turchese. In bilico fra sassi e arbusti ecco la porta di Lampedusa, un monumento alla memoria dei migranti. E' alta quasi cinque metri e larga tre, disegnata e decorata da Mimmo Paladino, costruita con una speciale ceramica refrattaria in un laboratorio di Faenza e poi assemblata a Paduli.
E' partita su un camion il 21 giugno, caricata su un traghetto a Porto Empedocle, ieri l'altro è arrivata a Cavallo Bianco e sarà ufficialmente scoperta dopodomani, sabato 28 giugno. Al tramonto. Quando calerà il sole, una processione partirà dalle vie del paese per arrampicarsi sul promontorio e sfilerà in onore dei morti del mare. Così Lampedusa ha deciso di celebrare tutti quelli che non sono mai riusciti a sbarcare su queste coste, annegati a qualche miglia da Malta o a qualche miglia da Tripoli.
Sono quasi tremila le vittime negli ultimi vent'anni ripescate fra le onde del Canale di Sicilia, secondo i numeri dell'Osservatorio Fortress Europe. E altri cinquemila i dispersi. L'ultima strage neanche tre settimane fa, il 7 di giugno. In centoquaranta non ce l'hanno fatta. Tutti partiti con un peschereccio fradicio da Al Zuwarah, al confine fra la Tunisia e la Libia. La porta di Lampedusa è orientata in quella direzione, dove c'è il villaggio di Al Zuwarah. (…)La porta è un dono dal maestro Mimmo Paladino, una società turistica palermitana ha contribuito con 35 mila euro alle spese, il consiglio comunale dell'isola ha votato all'unanimità per portare quel simbolo sulla punta di Cavallo Bianco. Per una volta nessuna incertezza, tutti d'accordo. Il più deciso è stato il sindaco Bernardino De Rubeis: "Noi lampedusani abbiamo sempre cercato di fare la nostra parte e continueremo così, è impossibile vivere in questa isola e dimenticare cosa accade da una parte del mondo che è così vicina alla nostra".
Arrivano ogni giorno. A centinaia. Ogni estate di più. Ogni anno ventimila. Gli abitanti di Lampedusa sono 6270 compresi i 480 del piccolo comune di Linosa. E quasi millecinquecento sono i clandestini rinchiusi in un recinto in mezzo alle campagne dell'isola.
In questi anni i cadaveri recuperati fra le onde sono stati sepolti fra il vecchio e il nuovo cimitero. Una ventina di croci senza nome, fiori appassiti dalla calura, una tomba dietro l'altra. E anche una spianata di cemento al posto della lapide. Con una data: 7 giugno 2008. E una grande scritta scavata nel calcestruzzo: extracomunutaria. L'ultima donna africana trasportata dal mare fino alle rocce dell'isola. "A loro vorremmo dare il giusto riposo", spiega il sindaco De Rubeis. Sull'isola attendono qualche soldo dalla provincia di Agrigento e dalla regione. L'anno prossimo Lampedusa avrà anche un piccolo cimitero musulmano. Di Attilio Bolzoni – Alla fine del link, una poesia apposita di Alda Merini (la Repubblica,26/06/2008)
Parlando di giustizia sociale, il Papa ha affermato che "è opportuno fare in modo che gli abitanti del Paese siano i primi beneficiari del prodotto delle ricchezze naturali della Nazione e fare tutto il possibile per una migliore tutela del pianeta, permettendoci di lasciare alle generazioni future una terra veramente abitabile, capace di alimentare i suoi abitanti". La Chiesa, ha constatato, contribuisce alla pace con la sua opera educativa e l'assistenza spirituale ai membri delle Forze Armate. La sua missione, ha confessato, "è particolarmente delicata e costituisce prima di tutto un servizio alla pace, alla giustizia e alla sicurezza". (Zenit,26/06/2008)
Molti sono i rifugiati costretti a vivere in campi in cui la liberta' di movimento e' limitata. E' loro negata la possibilita' di coltivare un po' di terra per ricavarne di che vivere, o di avere un lavoro retribuito: per la loro sopravvivenza sono quindi totalmente dipendenti dagli aiuti umanitari. L'aumento dei prezzi ha comportato una riduzione quantitativa delle razioni individuali a livelli insostenibili, con conseguente situazione oltre che di fame, anche di minore tutela. "I maggiori prezzi dei generi alimentari hanno di fatto ridotto gli acquisti di cibo, le possibilita' di alloggio e di godere di altri generi di prima necessita'", ha dichiarato il direttore del Jrs Thailandia, Aden Raj, "costretti a cercare lavoro al di fuori dei campi, i rifugiati rischiano l'arresto e il rimpatrio. D'altronde, o cosi' o la fame. Se sono gli insegnanti a dover cercare lavoro fuori dal campo, cio' va a discapito dell'educazione dei bambini". La scarsita' di cibo e l'escalation dei prezzi incidono anche su chi vive al di fuori dei campi. I soggetti inurbati, che di aiuti umanitari spesso godono solo in minima parte, seppure ne ricevono, vivono le medesime difficolta'. Cio' salta agli occhi soprattutto nelle grandi citta', come nella capitale ugandese Kampala, dove la crisi alimentare grava pesantemente sulle popolazioni vulnerabili, e in particolare sui richiedenti asilo e i rifugiati. (Agi, 20/06/2008)
La risoluzione 1820 intende spedire alla Corte penale internazionale de l'Aja i responsabili, che a margine dei conflitti che li coinvolgono, stuprano in maniera sistematica donne, ragazze e bambine. E' così, con effetto immediato, che la storica risoluzione pone la violenza sessuale tra le armi di guerra, ponendo ai perpetratori di questa barbarica consuetudine lo stop immediato.L'atto epocale, sponsorizzato da trenta paesi, tra i quali l'Italia, è visto con favore ed ottimi auspici dall'organizzazione non governativa Human Rights Watch; l'ong chiede al segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon la formulazione di un elenco dove vengano individuati i conflitti nei quali gli stupri siano stati ampiamente diretti contro le civili.
Proprio il Segretario Generale conclude il suo discorso dicendo: "La violenza contro le donne ha raggiunto proporzioni indescrivibili", e aggiunge che " per rispondere alla guerra silenziosa contro le donne è necessaria una leadership a livello nazionale; le Nazioni Unite sono chiamate ad aiutare gli Stati a costruire questa capacità e a sostenere la società civile".
Il riconoscimento della violenza sessuale come arma di guerra suscita la soddisfazione delle ong, che spesso si occupano delle vittime e dei loro figli, frutti innocenti di tale ingiustizia. Il generale Patrick Cammaert, ex comandante delle forze di peacekeeping dell'Onu, spiega ciò che sapevamo sin dai conflitti medievali: "Più pericoloso essere donna che essere soldato durante i conflitti armati". I conflitti dell'era post-moderna, oppure post-civile, stanno per essere passati al microscopio per individuare i colpevoli di stupro tattico. Gli scenari di guerra maggiormente indiziati sembrano essere la ex Jugoslavia, la regione sudanese del Darfur, la Repubblica Democratica del Congo, il Rwanda e la Liberia. (…) Flavio Ercoli (Aprileonline, 20/06/2008)
Ieri, l'organizzazione umanitaria 'One', che vede impegnati i cantanti irlandese Bono Vox e Bob Geldof e l'arcivescovo sudafricano Desmond Tutu, ha presentato il Rapporto Data 2008 in cui si denuncia il mancato rispetto degli impegni di Gleneagles: dei 22 miliardi annunciati nel 2005 ne sono stati versati finora solo 3, pari a un settimo delle promesse fatte. Stando a quanto riferito dal Guardian, Brown ammonirà oggi gli alleati europei sul rischio di un fallimento degli Obiettivi di sviluppo del Millennio, adottati nel 2000 all'unanimità da 189 governi. Obiettivi che mirano a sradicare povertà e fame, garantire l'accesso universale alla scuola primaria, ridurre la mortalità infantile e materna e a contrastare malaria, Aids e altre malattie.
Il premier britannico teme in modo particolare, scrive il Guardian, che il Presidente francese Nicolas Sarkozy possa ridurre gli aiuti all'Africa. Stando al rapporto Onu, la Francia ha garantito finora solo il 7% degli aiuti promessi. L'Italia ha fatto peggio. A Gleneagles, Francia, Germania, Italia e Regno unito si impegnarono a garantire circa il 75% dei 22 miliardi. "Le intenzioni sono una cosa, metterle in pratica un'altra e io sono profondamente preoccupato dal fatto che Francia, Germania e Italia non mantengano le promesse fatte all'Africa, perchè allora tutti gli altri Paesi europei ne seguirebbero l'esempio", ha scritto nel rapporto Desmond Tutu.
Nel rapporto si afferma che l'Italia ha assunto "impegni molto ambiziosi", anche in vista della presidenza del G8 del 2009, ma è ancora molto lontana dal rispettarli. "Sono stati fatti buoni passi avanti nel 2007 per rimediare ai precedenti tagli all'assistebnza dll'Africa e le stime 2008 rivelano forti aumenti, ma l'Italia deve garantire che questi aumenti siano rispettati e non siano invece pagamenti una tantum", ammonisce lo studio. (Alice/Apcom,
19/06/2008)
I due gruppi di rifugiati più numerosi sono gli afghani (circa 3 milioni, per lo più in Pakistan e Iran) e gli iracheni (2 milioni, concentrati in gran parte in Siria e Giordania). Nella lista seguono colombiani (552mila), sudanesi (523mila) e somali (457mila). I Paesi che accolgono il maggior numero di profughi sono: Pakistan, Siria, Iran, Germania e Giordania. Per quanto riguarda gli Idp, l’Unhcr registra in Colombia 3 milioni di Id; 2,4 milioni in Iraq (il dato precedente era 1,8 milioni); 1,3 milioni in Congo; 1,2 milioni in Uganda e 1 milione in Somalia. Infine il rapporto cita tra le nuove situazioni di “spostamenti” in nazioni come Sri Lanka e Yemen.
C’è anche, però, chi ha fatto ritorno a casa. In tutto il 2007, 731mila rifugiati hanno beneficiato dei programmi di rimpatrio volontario: in Afghanistan (374mila); Sudan del sud (130.700), Congo (60mila), Iraq (45.400) e Liberia (44.400). Tra gli Idp sono 2,1 milioni quelli tornati a casa. L’Unhcr si occupa anche di queste altre due categorie oltre che poi di apolidi e richiedenti asilo. In tutto sono 31,7 milioni le persone registrate in un modo o nell’altro all’Unhcr, senza contare i 4,6 milioni di rifugiati palestinesi di cui si occupa un’apposita agenzia Onu, la Relief and Works Agency for Palestine Refugees in the Near West (Unrwa). (AsiaNews,
19/06/2008)
Lo scorso marzo, l'azienda Orange, di proprietà di France Telecom, ha lanciato il servizio 'Orange Money' nella Costa d'Avorio, dove solo il 7% della popolazione ha un conto corrente. I clienti possono depositare il denaro utilizzando la rete di rivenditori locali e inviarlo con un sms a persone registrate come clienti della stessa azienda, che lo ritirano poi dal rivenditore più vicino. La Vodafone ha lanciato lo scorso anno in Knya il servizio M-Pesa e oggi conta oltre due milioni di clienti. Orascom, che opera in Algeria, Tunisia, Egitto e Zimbabwe, ha annunciato l'intenzione di avviare presto l'm-banking, mentre il principale operatore di telefonia mobile del continente, MTN, ha già avviato le operazioni di mobile-banking in diverse aree del continente, tra cui il Sudafrica.
Stando a quanto riportato oggi dal Guardian, presto comincerà a operare sul mercato africano anche la principale azienda di m-banking mondiale, Monitise, che ha sede nel Regno Unito. Lo scorso maggio ha infatti siglato l'accordo con l'organizzazione 'Made in Africa', che sostiene lo sviluppo del continente, per operare in Uganda, Tanzania, Ruanda, Burundi, Repubblica Democratica del Congo, Sudan, Kenya e Zambia. Monitise intende creare un servizio che funzioni a prescidere dal fatto che gli utenti abbiano o meno un conto corrente, a prescindere dalla banca che utilizzano in quanto clienti di una banca e che sia fruibile dai clienti di qualsiasi azienda di telecomunicazioni. "Fondamentalmente, noi lavoriamo con le banche per far conoscere i loro servizi fuori dalla ristretta cerchia di persone che hanno già accesso ai servizi bancari, per portarli ai tanti che hanno il telefono cellulare", ha spiegato al Guardian l'amministratore delegato e uno dei fondatori di Monitise, Alastair Lukies. (Alice/Apcom,
17/06/08)
Nel 2008, secondo gli esperti del Fondo delle Nazioni Unite per il cibo e l'agricoltura (Fao), i paesi africani spenderanno oltre il 50% in più rispetto all'anno precedente per importare cereali sufficienti a soddisfare il fabbisogno interno, mentre stati come la Costa d'Avorio, il Senegal e la Nigeria sono diventati i principali importatori mondiali di riso. Stando alle ultime statistiche preparate dal Programma alimentare mondiale, in Africa sarebbero circa 350 milioni, il 46% della popolazione, le persone che soffrono cronicamente la fame e, a causa del recente aumento dei prezzi, altri 100 milioni non sono più in grado di assicurarsi un approvvigionamento alimentare sufficiente.
La soluzione, secondo il ministro keniano, è quella di investire seriamente nel settore agricolo: "Non dobbiamo solo liberare il nostro continente dalle sue tradizionali carenze, ma anche dai piani dei nostri amici che desiderano ritardare il nostro potenziale; con finanziamenti adeguati, tecnologie appropriate, politiche credibili e investimenti in settori chiave, in particolare nell'agricoltura, il rapido aumento della popolazione può rivelarsi un grande mercato che stimoli una rapida crescita economica".
La stessa via indicata da Mafa Chipeta, coordinatore della Fao in Africa orientale, secondo il quale il continente deve finirla di dipendere dalle importazioni di cibo e imparare a nutrirsi da solo: "Lo sviluppo incentrato sull'agricoltura è fondamentale per sradicare la fame, ridurre la povertà, generare crescita economica e ridurre al minimo l'onere delle importazioni di prodotti alimentari; inoltre, può aprire la strada all'aumento delle esportazioni e delle opportunità di lavoro". (Alice/Apcom,
17/06/08)
Il rapporto è stato elaborato dall'Africa Progress Panel, la 'Commissione di vigilanza' che scrutina gli aiuti erogati al continente africano. La commissione - fondata, fra gli altri, da Tony Blair, ex primo ministro britannico, e Bob Geldof, musicista e attivista nel settore dello sviluppo sostenibile - ha 'bacchettato' i Paesi ricchi dell'Occidente che, nonostante le buone intenzioni proclamate durante il vertice G8 del 2005, non hanno mantenuto le promesse. Degli aiuti 'sbandierati' tre anni fa a Gleneagles, infatti, mancano all'appello 40 miliardi di dollari: "Servono misure immediate. Le promesse che davvero contano - ha tuonato Kofi Annan in conferenza stampa - sono quelle che vengono mantenute". Il rapporto, pubblicato prima del consiglio Ue di Bruxelles e del vertice G8 in programma il 7-9 luglio prossimi sull'isola di Okaido, in Giappone, vuole quindi mettere pressione sui grandi del mondo perché non voltino le spalle al continente africano. "L'Africa - ha detto ancora Kofi Annan - ha fatto progressi sostanziali negli ultimi anni. Purtroppo, la crisi alimentare rischia di azzerare molti dei risultati così duramente ottenuti: con 100 milioni di persone che rischiano di sprofondare nuovamente nella povertà, il costo del cibo non verrà misurato con il prezzo del grano e del riso, ma con il crescente numero di morti, sopratutto bambini, che si verificheranno in Africa".
E sulla spinosa questione dei biocarburanti l'ex segretario dell'Onu è intervenuto con una raccomandazione. "A governi e compagnie dico: state attenti, non arriviamo al punto di destinare i migliori appezzamenti di terreno alla produzione dei biocarburanti. Sebbene le stime sull'impatto avuto dai biocarburanti sul rialzo dei prezzi variano - c'é chi dice il 40% e chi, come la delegazione americana al vertice Fao a Roma, il 2-3% - non si può negare che un impatto c'é stato". (SwissInfo,
16/06/2008)
Lo scorso dicembre, sette paesi latinoamericani hanno creato un’istituzione finanziaria con questo nome, in alternativa ad organismi multilaterali tradizionali come la Banca Mondiale ed il Fondo Monetario Internazionale.La Banca, con sede in Venezuela, ha indicato che inizierà le operazioni nel 2008, con un’iniezione di capitali pari a 7mila milioni di dollari per finanziare progetti di sviluppo economico e sociale. (Traduzione Granma Int.) - (Dig. Granma Int,
13/06/2008)
I dati emergono dal Rapporto 2008 "Scuola, ultima della lista", diffuso oggi da Save the children, nell'ambito della campagna "Riscriviamo il futuro", che ha l'obiettivo di assicurare l'educazione primaria a 8 milioni di bambini in 20 nazioni in guerra o post conflitto. L'Italia, che occupa il decimo posto nella top ten dei paesi che spendono di più per un anno di scuola di un bambino, nella fattispecie 6.796 dollari, si piazza invece al terz'ultimo posto della lista dei donatori, superando solo Austria e Grecia. Il 37% della quota equa stanziata nel 2004 è stato allocato nei paesi in guerra, il 30% nei paesi a medio reddito e il 12% in quelli a basso reddito. Per il direttore generale di Save the children Italia, Valerio Neri, anche se l'Italia ha riservato una quota parte "più consistente ai paesi in conflitto rispetto altre nazioni", le risorse che destina all'aiuto allo sviluppo sono "insufficienti" e "finché non verranno incrementate, il nostro contributo all'educazione nei paesi in guerra resterà minimo: 0,03 dollari per un anno di scuola di un bambino". Il rapporto di Save the children rivela che, nonostante le dichiarazioni di impegno, 19 su 22 governi donatori non hanno destinato la loro quota equa per raggiungere l'educazione universale entro il 2015.
Inoltre la parte destinata agli stati fragili a causa delle guerre, pari al 23% degli stanziamenti totali per l'educazione, "é stata troppo bassa rispetto al numero di bambini che non va a scuola" in quelle aree. Infine, dal rapporto emerge come nei paesi in situazioni di emergenza, l'educazione sia il settore "meno considerato e finanziato": tra il 2004 e il 2006, solo l'1,7% degli aiuti dati dai donatori è stato impiegato in questo settore. (Ansa,
12/06/08)
Africom comincerà a operare dal suo quartier generale di Stoccarda, in Germania, con un budget annuale di 400 milioni di dollari (260 milioni di euro). Il generale precisa che le priorità del comando saranno "garantire la sicurezza" agli Stati africani e combattere in maniera più efficare il terrorismo. El Pais ha intervistato Ward a Madrid, dove ha incontrato il Capo di Stato maggiore della Difesa spagnola, generale Felix Sanz Roldán, e altri dirigenti politici. "Sono qui, in Spagna, per ascoltare" sull'Africa, ha precisato. "Le attività Usa in Africa non cambieranno con la creazione di Africom - ha poi precisato - non militarizzeremo il continente, non creeremo delle basi". Non aumenterà neanche il numero dei militari, 2.400, presenti oggi nell'unica base Usa in Africa, Camp Lemonnier, in Gibuti. Ward smentisce anche chi sostiene che il rafforzamento della presenza Usa in Africa miri solo a garantirsi maggiori forniture di greggio. Tuttavia, il generale ammette che Africom "sia stata percepita in modo sbagliato" da molti leader africani. Una percezione che di fatto ha impedito lo spostamento del quartier generale del nuovo comando Usa dalla Germania al continente africano. "Tra due, tre o cinque anni valuteremo se sarà necessario spostarci e avvieremo gli appropriati contatti", ha aggiunto.
Ward ha sottolineato i successi ottenuti finora "dai programmi di assistenza alla sicurezza" avviati dalle forze americane in quattro Paesi del Sahel (Mauritania, Mali, Niger e Ciad). Un successo che ha spinto altri Paesi africani a chiedere rapporti più stretti con Washington. "Il Sahel è una priorità - conferma il generale - insieme all'Africa occidentale". Alla domanda se sia la Somalia a rappresentare la minaccia terroristica più pericolosa, il generale ha risposto: "No, non credo. La minaccia esiste ovunque ci siano un santuario, ovunque i terroristi vengano addestrati, ovunque ottengano sostegno logistico". Ma Africom non si occuperà solo di terrorismo, conclude: "Il mio compito sarà di garantire aiuto a quanti ci chiederanno sostegno contro il traffico di droga, di armi e di esseri umani e contro la pesca illegale". (Alice/Apcom,
11/06/08)
Guarda le immagini - Quattrocento pagine e centinaia di foto http://www.unep.org/dewa/Africa/AfricaAtlas/ e immagini satellitari che mettono a confronto il paesaggio come appariva negli ultimi 30 anni e com'è diventato oggi. Confronto impietoso, che testimonia il devastante impatto dell'uomo sul continente dal punto di vista ambientale. Sviluppo economico ma anche conflitti infiniti, siccità e mutamenti climatici sono tutti, a diverso titolo, responsabili del degrado.
L'accostamento del prima e dopo nelle immagini presentate dalle Nazioni Unite non lascia spazio a equivoci e spinge l'Onu a invocare un'azione immediata per fare marcia indietro. E' ancora possibile: nei rari casi in cui si è cercato di mettere riparo i risultati ci sono stati. Un esempio? In Niger, nella regione Tahouhah, dove gli alberi nel corso degli anni sono stati ripiantati e accuditi con cura, la natura è tornata a respirare.
Ma i campanelli d'allarme sono molti: dagli spettacolari ghiacciai del Kilimangiaro che nel 2020 potrebbero scomparire, alla deforestazione selvaggia e alla biodiversità a fortissimo rischio in almeno trenta Paesi del continente. Il monito dell'agenzia internazionale è netto: l'Africa perde oltre quattro milioni di ettari di foreste l'anno, il doppio rispetto alla media mondiale. Erosione e uso di prodotti chimici hanno degradato il 65 per cento le terre arabili. In più, la popolazione in continua crescita costituisce una nuova, crescente minaccia per l'ambiente. (la Repubblica,
11/06/08)
Se per Pechino il continente africano è visto soprattutto in modo passivo, ossia come un grande giacimento di idrocarburi e di risorse minerarie e in misura minore, anche se crescente, come un mercato di arrivo della propria produzione industriale (soprattutto tessile), per Tokyo, così come per Nuova Delhi, esso costituisce un terminale di sbocco dell’industria moderna e tecnologica. Più dell’India, l’arcipelago asiatico potrebbe inserirsi grazie alla dotazione dei propri fattori produttivi e alla specializzazione in settori che determinano lo sviluppo industriale e amministrativo di un sistema-Stato (ingegneria, computeristica, servizi, tecnologia), nei processi di modernizzazione e sviluppo dei paesi africani. La forza politico-economica nipponica verso l’Africa risiede non già nella fornitura di capitali e di investimenti in contropartita di risorse minerarie, come si verifica per molti programmi di cooperazione sino-africani, bensì nella struttura della propria offerta industriale. Sotto questo aspetto, Tokyo ha un vantaggio verso Pechino che potrebbe rivelarsi fondamentale nel corso dell’evoluzione delle economie africane. Dopo essere uscita dalla guerra fredda quale una delle aree calde dello scontro Est-Ovest, l’Africa potrebbe diventare il terreno di confronto delle tre supereconomie asiatiche. Se però la lotta tra Mosca e Washington si giocava sul campo dell’ideologia politica con ricadute militari, quella asiatica si gioca sul campo più intricato della supremazia economica mondiale, in cui intervengono altri attori economici decisivi del proscenio internazionale, gli Stati Uniti, l’Europa e più recentemente la Russia.
L’Africa potrebbe costituire, come in passato, il centro in cui di intersecano le politiche economiche internazionali delle potenze mondiali sostenute dalla penetrazione delle proprie multinazionali, private o pubbliche. In questo nuovo grande scontro, accelerato e in parte determinato dalla crisi energetica mondiale, le rivalità per la conquista dei mercati africani potrebbero degenerare in guerre indirette oppure alimentare crisi interstatali o intrastatali già in corso (Darfur, regioni orientali della Rep. Dem. del Congo, Nigeria). (…) Alessio Fabbiano (Equilibri,
10/06/2008)
E se la Tbc è la prima causa di morte per i sieropositivi in Africa, nel mondo rappresenta un nemico estremamente pericoloso, in grado di insidiare i progressi ottenuti con la terapia anti-retrovirale. I sieropositivi sono circa 50 volte più vulnerabili alla tubercolosi nel corso della vita, rispetto a chi non è costretto a convivere con l'Hiv. Ma senza una terapia appropriata e mirata, la Tbc finisce per uccidere la maggioranza di questi pazienti fragili in appena due-tre mesi, ricorda l'Oms. I leader giunti all'appuntamento nella Grande Mela parleranno delle misure specifiche per ridurre le morti per Hiv-Tbc. Fra queste, screening regolari della tubercolosi fra i pazienti sieropositivi, terapie preventive per chi risulta negativo e cure appropriate per i positivi. Si tratta, oltre tutto, di medicinali non estremamente costosi, anzi: un ciclo di sei mesi di trattamento per la Tbc costa 20 dollari, e un ciclo preventivo appena 2 dollari, prosegue l'Oms. Occorrono inoltre misure per prevenire la diffusione di Tbc tra le persone infettate dall'Hiv. Ma c'è ancora molto da fare.
Nel 2006 l'Oms riferiva che solo l'1% del totale di persone con Hiv nel mondo veniva sottoposto a screening per la Tbc. Una situazione in cui non mancano i passi avanti. Kenya, Malawi e Rwanda, ad esempio, hanno più che raddoppiato - tra il 2004 e il 2007 - la proporzione di pazienti con Tbc sottoposti a test per l'Hiv e trattati appropriatamente, secondo i dati diffusi dai Governi di questi Paesi. Oggi i leader mondiali sono stati chiamati a raccolta dall'inviato speciale dell'Onu per il piano mondiale di lotta contro la tubercolosi, Jorge Sampaio, e dal segretario generale Ban Ki-moon, per pianificare le mosse della lotta a Hiv-Tbc. Due malattie che, insieme, rappresentano una minaccia per lo sviluppo economico globale, dal momento che la maggior parte delle morti per Tbc si registrano tra adulti in piena età lavorativa, ricorda l'Oms. Si tratta di una doppia epidemia collegata, che potrebbe insidiare la sicurezza planetaria, a causa dell'emergenza di ceppi resistenti di tubercolosi. (Adnkronos,
09/06/2008)
Questa unione si preannuncia storica, visto che prima della fine del XIX secolo gli unici istituti bancari presenti nel mondo islamico erano quelli occidentali, basati sulle leggi di mercato, in particolar modo "sul principio che il denaro generi denaro", sulle relative speculazioni e sul tasso d'interesse -il riba- incompatibili con la Sharia. "Il principio è semplice, la finanza islamica rifiuta istituzioni che si limitano a moltiplicare il denaro spostandolo verso investimenti ad alto rischio e alto reddito. Questa regola è cementata nei sukuk, le obbligazioni islamiche che devono essere sempre legate ad investimenti reali, per esempio la costruzione di un'autostrada a pedaggio, e mai destinate a scopi puramente speculativi. Tale principio trova conferma anche nelle regole della Sharia che vieta il gioco d'azzardo e ogni forma di debito e attività che abbia come oggetto il rischio" (Economia della Sh