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Migliora il quadro dell’epidemia di Ebola ma resta lo stato di allerta (AL, Radio Vaticana, 28/12/07)
Un solo caso di un paziente in isolamento e nessun decesso registrato negli ultimi quattro giorni: è questo il quadro dell’epidemia di Ebola in Uganda come descritto ieri ad agenzie internazionali da Sam Okware, presidente della task force nazionale per la lotta contro questa malattia. Si tratta di segnali che mostrano la regressione del morbo. Ma gli operatori sanitari del distretto occidentale di Bundibugyo - sottolinea Sam Okware - devono “restare in stato di allerta e continuare a vigilare” perché “è troppo presto per dire che l’epidemia è stata fermata”. L’agenzia missionaria MISNA riferisce poi che secondo un documento diffuso lunedì scorso dal ministero della Sanità ugandese, dall’agosto di quest’anno, almeno 36 persone sono state uccise dal virus su un totale di 135 ammalati. L’ultima epidemia di Ebola in Uganda, iniziata nel nord e poi propagatasi in varie altre parti del Paese da ottobre 2000 a marzo 2001, ha provocato la morte di 224 persone. (A.L., Radio Vaticana, 28/12/07)
Case senza wc, 100 arrestati. In un'area con diffusi i casi di colera (Ansa, 19/12/2007)
In Uganda sono state arrestate un centinaio di persone perche' sono proprietari di abitazioni prive di adeguati servizi igienici. Il fatto e' avvenuto nel distretto di Bulisa, nel nord ovest del paese, in un'area dove ci sono diffusi casi di colera, almeno 160 accertati, con una decina di morti. Gli osservatori commentano che il problema certo e' che nei piccoli villaggi, dove vive la maggioranza della popolazione, 'lussi' come le toilette sono inesistenti. (Ansa,
19/12/2007)
Uganda e Congo cercano di accordarsi su confini e petrolio del Lago Albert
(Peacereporter, 14/12/2007)
Iniziano oggi a Kampala i negoziati tra rappresentanza diplomatica ugandese e delegati della Repubblica Democratica del Congo. L'incontro, presieduto dal ministro degli esteri congolese Mbusa Nyamwisi e da quello ugandese Sam Kutesa, dovrebbe portare ad un nuovo accordo sui confini e sui diritti sul bacino del Lago Albert, nonché alla revisione delle intese firmate nel 1990 circa lo sfruttamento del petrolio di cui è ricca la zona. Dallo scorso agosto, nella zona del Lago Albert si sono verificati diversi scontri a fuoco. In uno di essi, è morto un tecnico britannico che stava facendo rilevamenti per una compagnia petrolifera.(Peacereporter, 14/12/2007)
Ebola, 31 morti e 115 contagiati in 2 settimane (la Repubblica, 14/12/2007)
L'epidemia del virus Ebola in corso in Uganda ha ucciso 31 persone e ne ha contagiate altre 115 quindici giorni. Lo ha riferito Medici senza Frontiere (Msf), che ha iniziato a lavorare nei villaggi colpiti dall'ebola dal giorno dopo l'annuncio del ministro della Salute ugandese sullo scoppio dell'epidemia, il 30 novembre. Le equipe di Msf hanno allestito due unita' di isolamento a Bundibugyo e Kikyo, in cui nello scorso fine settimana sono morti sette pazienti. Ad oggi non esiste alcuna cura per l'ebola, una febbre emorragica che nelle passate epidemie ha registrato un tasso di mortalita' tra il 50 e il 90% dei casi. Il trattamento dei pazienti infetti consiste in cure palliative e di supporto: nutrizione, idratazione, gestione del dolore e trattamento delle patologie correlate come la malaria. Il monitoraggio dell'epidemia consiste invece nell'identificare le persone che sono state in contatto con i malati. Interrompere la catena di trasmissione del virus "e' ora fondamentale", hanno fatto sapere da Msf, "e rappresenta l'unico modo per arrestare l'epidemia". Secondo un'analisi epidemiologica dei casi confermati le persone potenzialmente infette provengono da 32 villaggi. Al momento 31 operatori internazionali dell'organizzazione sono al lavoro per combattere il virus. Msf era gia' intervenuta in Uganda durante l'epidemia a Gulu nel 2000. (la Repubblica, 14/12/2007)
L’Rd Congo lancia un ultimatum a Joseph Kony (Mwinda, 13/12/2007)
Le autorità congolesi hanno intimato al leader della Lord’s Resistance Army (Lra) di abbandonare entro il 31 gennaio 2008 il parco del Garamba, nell’est del paese, dove è rifugiato da mesi. Irritate dallo stallo nei colloqui di pace di Juba che, con la mediazione del Sudan’s People Liberation Moviment (Splm), stanno cercando di portare la pace tra il governo di Kampala e il gruppo ribelle guidato da Joseph Kony, le autorità congolesi hanno detto a quest’ultimo che, se non se andrà entro il 31 gennaio prossimo, lo attaccheranno. A capo di un movimento messianico che sostiene di voler instaurare un governo basato sui dieci comandamenti, Kony è in guerra con il governo di Yoweri Musveni dal 1986. L’Lra è accusato delle più grandi atrocità, in particolare rapimento di bambini per trasformarli in soldati e mutilazioni. Di fatto, la popolazione acholi del Nord Uganda vive da vent’anni chiusa in campi di insediamento a causa dell’emergenza. Recentemente sono ripresi i colloqui di pace tra Kampala e l’Lra, grazie alla mediazione dell’Splm e con la partecipazioni di vari altri attori (fra cui la comunità di Sant’Egidio), ma negli ultimi giorni le trattative si sono arenate. A quanto pare, Kony avrebbe fatto uccidere il suo vice Vincent Otti proprio a causa di screzi relativi alla strategia da tenere durante i negoziati di Juba. Dall’inizio dei colloqui, Kony e diversi suoi luogotenenti sono rifugiati nel parco del Garamba, in Ituri, nel nord-est della Repubblica democratica del Congo, al confine con Sudan e Uganda. (Mwinda,
13/12/2007)
Ebola: 30 morti accertati in uganda, 116 casi di infezione (Ansa, 12/12/2007)
E' salito a 30 il numero delle vittime accertate causate dall'epidemia di Ebola che sta colpendo la regione di Bundibugyo, nell'Uganda occidentale, ai confini con la Repubblica Democratica del Congo. Le persone contaminate risultano finora essere 116. Lo ha reso noto Paul Kaggwa, portavoce del ministro della Salute. Fonti ufficiali hanno poi formalmente smentito che l'epidemia si sia estesa ad altre province dell'Uganda, voce che negli ultimi giorni si era diffusa con insistenza. Al punto che il Kenya (ad Est dell'Uganda) ha preso anche speciali misure sanitarie precauzionali nell'area di confine. (Ansa, 12/12/2007)
"Ebola all'attacco in Africa", dice il Tg1 della sera. (IlProfessoreEcho, 11/12/07)
La nuova epidemia, che si è presentata con sintomi in parte anomali rispetto al passato, è partita dal distretto di Bundibugyo, nell'Uganda occidentale, ai confini con il Congo. Il virus è stato identificato con tre mesi di ritardo, e i pazienti contagiati sono stati assistiti senza troppe precauzioni. Per questo almeno 11 medici si sono ammalati, 5 sono già morti ed altri sono in fuga, nonostante il governo inviti a non abbandonare i reparti, incentivando economicamente il personale sanitario. Per ora sale a 28 morti il bilancio della nuova epidemia del virus Ebola, 112 i contagi accertati. (…) Il presidente Yoweri Museveni ha invitato gli ugandesi ad evitare di stringersi le mani, mentre il Consiglio supremo musulmano (UMSC) ha messo in guardia i musulmani a non lavare gli organi di persone che muoiono in zone sospettate di aver l'Ebola. Questa è una delle misure prese per arginare la diffusione della letale febbre emorragica nel distretto di Bundibugyo, dove sono stati accertati 116 casi. L'Ebola è uno dei virus più terribili che esistono, uno di quelli che non lasciano scampo, che si trasmette per contatto toccando le secrezioni d'una persona infetta e uccide in pochi giorni. E' una malattia estremamente contagiosa e mortale che si diffonde tramite il sangue e si replica in molti organi del corpo, compreso il fegato, le ghiandole linfatiche, i reni... Con il progredire della malattia, l'Ebola si manifesta sotto forma di perdite di sangue, in particolare a livello di mucose, addome, pericardio e vagina. La malattia è spesso accompagnata da febbre alta prolungata e a volte rende i pazienti deliranti e aggressivi. Le perdite di sangue a livello dei capillari portano alla perdita di volume sanguigno, le emoragie da diversi punti del corpo generano uno stato di shock e forti disturbi respiratori nei casi che si rivelano mortali. Questi pazienti finiscono per morire per shock incurabile. - Notizia dell'ultima ora: il Ministero della Salute ugandese ha annunciato che campioni di sangue prelevati da pazienti sospettati di aver contratto l'Ebola in sette distretti dell'Uganda centrale, orientale e settentrionale sono risultati negativi al test. Il che significa che quei campioni di sangue prelevati da persone defunte, non hanno contratto il virus, dice il dottor Sam Zaramba, direttore generale dei servizi sanitari. Questo a seguito di una diagnosi di laboratorio effettuata all'Uganda Virus Research Institute (UVRI) domenica sera, con una nuova apparecchiatura, appena installata. . (IlProfessoreEcho,
11/12/07)
Ebola: bilancio sale a 28 morti,112 contagi accertati (SwissInfo, 09/12/2007)
Altre tre persone sono morte nell'Uganda occidentale dopo essere state contagiate dal virus dell'Ebola, e il bilancio dell'epidemia è salito a 28 morti e 112 contagi accertati, secondo quanto reso noto oggi da un funzionario governativo nel distretto di Bundibugyo, dove l'epidemia è scoppiata. Una delle vittime, ha precisato Sam Kazinga in una telefonata, era un paramedico contagiato mentre assisteva pazienti colpiti dal morbo. Il virus dell'Ebola, ha affermato il ministero della sanità ugandese, ha colpito la regione lo scorso settembre, ma è stato individuato solo a novembre avanzato perché i suoi sintomi sono in parte anomali rispetto ad altre epidemie del passato. Kazinga ha aggiunto che, malgrado i decessi e i nuovi ricoveri, sei persone si sono riprese e sono ora state dimesse dai due centri allestiti nella regione per i malati di Ebola, dove attualmente sono presenti in totale 32 malati. (SwissInfo,
09/12/2007)
101 casi Ebola, 350 a rischio; Congo chiude frontiere (Agi, 07/12/07)
Si allarga in Uganda il focolaio di Ebola che finora ha causato 22 morti. Ne da' notizia l'agenzia missionaria Misna secondo cui altri 101 casi di contagio sono stati individuati e altre 350 persone sono state isolate a scopo cautelativo. La Repubblica Democratica del Congo ha chiuso le sue frontiere con l'Uganda per il timore che l'epidemia di Ebola sviluppatati nei distretti occidentali ugandese di Bundibugyo si estenda anche oltre confine. A preoccupare le autorita' sanitarie, tuttavia non e' solo il diffondersi della febbre emorragica, ma anche l'aggravarsi delle epidemie di meningite, peste bubbonica, colera e febbre gialla manifestatesi rispettivamente nei distretti di occidentali di West Nile, Hoima e in quello settentrionale di Kitgum, che hanno provocato fino ad ora, complessivamente, almeno 33 vittime. (Agi, 07/12/07)
Si diffonde Ebola, controlli a frontiere Kenya e Ruanda (Apcom/Alice, 06/12/07)
Sono saliti a 93 i casi sospetti di contagio dall'epidemia di Ebola, sviluppatasi nei distretti occidentali dell'Uganda. Lo riferisce l'agenzia Misna, citando i responsabili sanitari di Kampala. Confermata la notizia che anche alcuni esponenti del personale sanitario si sono ammalati (ieri due medici erano morti) e che l'epicentro della diffusione è il distretto di Bundibugyo, al confine con la Repubblica democratica del Congo. Solo 58 casi di Ebola sono stati finora confermati dai test medici, che hanno rivelato come il virus sia di un ceppo fino ad ora sconosciuto e non riconducibile ai primi quattro isolati in laboratorio. L'Organizzazione mondiale della Sanità si è detta "molto preoccupata" del modo in cui il virus stia mutando. Secondo i dati diffusi dal ministero della Sanità, inoltre, sono 22 le vittime ufficiali finora accertate dell'epidemia (ma altre fonti parlano di 31). E' di oggi inoltre la notizia che Kenya e Ruanda hanno istituito controlli accurati sulle rispettive frontiere con l'Uganda, per evitare il contagio nei rispettivi territori. Nel 2000 un'epidemia di Ebola aveva provocato nel distretto settentrionale di Gulu 160 morti tra cui anche l'allora direttore del 'Lachor Hospital', Matthew Lukwiya. (Apcom/Alice,
06/12/07)
Ebola: sono due medici le nuove vittime (AdL, Misna, 05/12/2007)
Due medici sono morti nell’ovest dell’Uganda dopo aver contratto il virus dell’Ebola, in un’epidemia cominciata sembra agli inizi di settembre e che finora avrebbe causato 21 vittime (anche se fonti anonime del ministero della Sanità parlano di 31 decessi) e contagiato almeno una sessantina di persone. “La triste notizia ci è arrivata da Mulago (principale ospedale del Paese, situato nella capitale Kampala, ndr), dove i due operatori sono deceduti in queste ore”, ha detto alla stampa locale Samuel Kazinga, commissario del distretto occidentale di Bundibugyo, epicentro della diffusione. Otto esperti patogeni sono arrivati a Kampala dal Centro di controllo malattie infettive di Atlanta (Cdc), per coadiuvare il ministero della Salute nell’arginare e contrastare il virus mortale. A preoccupare le autorità sanitarie locali, tuttavia non è solo il diffondersi della febbre emorragica, ma anche altre epidemie di meningite, peste bubbonica, colera e febbre gialla manifestatesi rispettivamente nei distretti di occidentali di West Nile, Hoima e in quello settentrionale di Kitgum. “In particolare, l’epidemia di meningite che ha colpito con violenza la regione di Nebbi continua a diffondersi a causa della mancanza di precauzioni igieniche – ha spiegato il ministro di stato per la Sanità, Emmanuel Otaala – e le più colpite sono le donne poiché nella cultura indigena le donne dormono a terra e sono le più esposte alle pulci che trasmettono la malattia”. Le autorità del distretto di Kibaale, nel tentativo di prevenire il contagio, hanno bloccato tutte le importazioni dalla zona di Bundibugyo, come pure le attività di pesca in comune sul vicino lago Albert. “Se fossimo contagiati sarebbe una vera tragedia – ha detto Dan Kyamanywa, direttore dei servizi sanitari del distretto – poiché a causa della scarsità dei nostri presidi non potremmo garantire cure alla popolazione e l’epidemia si svilupperebbe immediatamente”. Nel 2000 un’epidemia di Ebola aveva provocato nel distreto settentrionale di Gulu 160 morti tra cui anche l’allora direttore del ‘Lachor Hospital’ Matthew Lukwiya. (AdL, Misna,
05/12/2007)
Ebola, tre nuovi casi nell'ovest, si teme epidemia (SwissInfo, 04/12/2007)
Tre nuovi casi di Ebola, una febbre emorragica spesso mortale, sono stati individuati nell'ovest dell'Uganda, paese dove il morbo ha già provocato 18 vittime. Le autorità temono ora una possibile epidemia. Samuel Kazinga, commissario distrettuale di Bundibugyo, nei pressi del confine con la Repubblica democratica del Congo, ha detto che 64 persone sono state poste in isolamento nel timore che abbiano contratto l'infezione. Venerdi l'Oms, l'Organizzazione mondiale della sanità, ha reso noto che quello attivo in Uganda è un nuovo ceppo del virus. Nel 2000 almeno 173 persone morirono in Uganda a causa del morbo. L'Ebola si manifesta inizialmente come influenza ma i sintomi si aggravano rapidamente con vomito, diarrea e emorragie interne. (SwissInfo,
04/12/2007)
Ebola: 18 morti nell'ovest (Instablog, 02/12/2007)
Almeno 18 le persone sarebbero morte in Uganda per il contagio di un nuovo ceppo del virus della febbre emorragica Ebola, mentre la situazione sanitaria sembra aggravarsi dopo che molti medici sono fuggiti per paura di una possibile infezione. I nuovi contaminati - ha dichiarato Sam Zaramba, uno dei medici più famosi dell'Uganda - sono 61. L'ultima epidemia della febbre Ebola in Uganda risale al 2000 quando almeno 173 persone erano morte nel nord del Paese. Contro il virus non esiste alcun trattamento specifico nè vaccino e la malattia è mortale tra il 50 e il 90% dei casi. Secondo l'Organizzazione mondiale della Sanità, dal 1976 ad oggi Ebola ha causato una quindicina di epidemie in Africa e più di 1.300 morti. (Agr) - (Instablog,
02/12/2007)
Uganda - Automobili meno costose con l’aiuto di pechino (AdL,Misna, 01/12/2007)
Dopo Kenia e Tanzania, l’Uganda si prepara a diventare il terzo paese dell’Africa orientale dotato di una fabbrica di assemblaggio di autovetture e motocicli. La ‘Mfk corporation’, società con il governo cinese e la casa di automobili Geely International, comincerà a produrre a gennaio; il governo di Kampala fornirà gli spazi da destinare all’attività (nella provincia di Lukaya, distretto di Masaka), per cui i cinesi garantiranno le conoscenze tecniche. “La nostra capacità produttiva, per il 2008, sarà di 1000 veicoli e 5000 moto” ha detto Juuku Lukanga della Mfk. “Crediamo si tratti di un progetto redditizio e che incoraggia lo sviluppo – ha sottolineato il ministro dell’Industria Ephraim Kamuntu – poiché assemblando le macchine nel paese, le tasse per l’importazione saranno eliminate e i costi scenderanno”. La produzione ‘in loco’ permetterà infatti agli ugandesi di pagare un’auto nuova al prezzo di 10.000 dollari, contro una media che oggi si attesta sui 14.000 dollari. Secondo il ministro, Lukaya“è il luogo più adatto all’impresa, grazie ai depositi di silicio presenti nella zona e la vicinanza al lago Vittoria, che renderà più semplici i trasporti”. Kamuntu ha aggiunto che la Mfk punterà anche ai mercati di Ruanda, Burundi, Sud Sudan e Repubblica Democratica del Congo . Kampala ha stretto altri diversi accordi con Pechino, per la costruzione di una diga idroelettrica a Isimba, generatori ad energia solare e l’apertura di una banca cinese.(AdL, Misna, 01/12/2007)
Per alcuni disertori del Lra, Otti è stato giustiziato da Kony (Peacereporter, 30/11/2007)
Un gruppo di disertori del gruppo ribelle ugandese Esercito di Resistanza del Signore (Lra) ha detto oggi che il leader del gruppo Joseph Kony ha giustiziato il suo vice Vincent Otti, uno dei promotori delle trattative di pace con il governo. La rivelazione è conforme alle dichiarazioni di altri disertori, che avevano annunciato la morte di Otti il 22 novembre scorso. "Dovete sapere che Kony ha ordinato l'esecuzione di Otti il 2 ottobre", ha detto l'ex comandante Sunday Otto, a capo di otto ribelli che si sono consegnati alla forza di interposizione dell'Onu a Kampala. Le voci sulla possibile esecuzione di Otti si erano moltiplicate nell'ultimo mese, dato che il numero due del Nra - che teneva personalmente i contatti con i media - è sparito improvvisamente.(Peacereporter, 30/11/2007)
Governo conferma nuova epidemia di ebola (Peacereporter, 29/11/07)
La febbre emorragica che ha già infettato 51 persone in Uganda, uccidendone altre 16, è il virus ebola. Lo ha confermato oggi il ministero della Salute ugandese. "La misteriosa malattia che ha iniziato ad apparire a Bundibugyo è il virus Ebola", ha affermato il dottor Sam Zaramba, direttore dei servizi sanitari. Le prime vittime della malattia nel distretto Bundibugyo, sul confine montano con la Repubblica Democratica del Congo, hanno perso la vita in agosto. All'inizio i medici credevano si trattesse del virus Marburg, che ha sintomi simili all'ebola, ma i test fatti sulle vittime si sono dimostrati tutti negativi. Il governo ha affermato che sta prendendo provvedimienti in modo da prevenire una possibie epidemia. (Peacereporter,
29/11/07)
Concessa la grazia a due comandanti ribelli lra (FB, Misna, 27/11/2007)
Il presidente Yoweri Museveni ha accordato la grazia a due comandanti dell’Esercito di resistenza del Signore (Lra), Sunday Otto e Odong-kau (alias Richard Odong), condizione da loro richiesta per formalizzare la resa di 300 ribelli che con le loro famiglie stanno negoziando il loro rientro in patria dalla confinante Repubblica democratica del Congo. “Auspichiamo di vedere al più presto il ritorno di questo gruppo a casa” ha detto Walter Ochora, mediatore nei negoziati di pace tra governo e ribelli, incaricato di recarsi a Bunia, nella regione nord-orientale congolese del’Ituri, per portare ai due comandanti il documento firmato dal presidente. Secondo fonti dei servizi segreti citate dal quotidiano indipendente ugandese ‘Monitor’, i vertici dello Lra avrebbero tentato a più riprese di impedire la resa dei 300 ribelli guidati da Sunday Otto e Odong-kau; un emissario di Kony che intendeva raggiungere Bunia sarebbe stato bloccato dai ‘caschi blu’ della locale missione dell’Onu (Monuc). Otto Sunday aveva già rappresentato lo scorso anno lo Lra nei colloqui di pace di Juba, ma sarebbe stato richiamato indietro da Kony di cui sarebbe stato per almeno un anno membro della guardia personale prima di prenderne le distanze. La rottura in seno allo Lra è stata anche evocata da Musevani in occasione del vertice del Commonwealth ospitato a Kampala lo scorso fine-settimana: “Ora sono impegnati a combattersi tra di loro e alcuni stanno uscendo fuori dal gruppo. A prescindere se i negoziati di pace siano o meno un successo, abbiamo la capacità di trattare con loro nello stesso modo in cui abbiamo fatto quando li abbiamo cacciati dal Nord Uganda”. (FB, Misna,
27/11/2007)
Commonwealth: chiuso vertice Kampala (Ansa, 25/11/2007)
Si e' concluso a Kampala il vertice del Commonwealth con i 53 Paesi membri uniti sul Pakistan ma divisi sul tema dei mutamenti climatici. Nella dichiarazione finale l'organizzazione chiede al Pakistan di cambiare politica e restaurare i pieni diritti democratici. Nessun accordo invece sul clima: alcuni Paesi volevano il varo di misure obbligatorie per il contenimento della emissioni di gas-serra, ma da sempre contestate dai Paesi piu'industrializzati quali Gb, Canada, Australia. (Ansa,
25/11/2007)
Regina Elizabetta ii apre il vertice del Commonwealth (Ap, 23/11/2007)
La regina Elisabetta II ha aperto oggi il vertice del Commonwealth, che riunisce per tre giorni a Kampala, in Uganda, i capi di stato e di governo di 53 paesi. Nel suo intervento, la regina ha sottolineato l'impegno dell'organizzazione nell'"affrontare le grandi preoccupazioni e i timori del nostro tempo", ricordando che "nessuna società da sola ha raggiunto la perfezione e che non c'è una formula sola per il successo". Assente al vertice il Presidente pachistano, Pervez Musharraf, dopo la sospensione decisa ieri dal Commonwealth a causa dello stato di emergenza decretato nel paese all'inizio del mese. (Ap, www.apcom.net/news/est/20071123_093000_a40a27_28129.shtml 23/11/2007)
Ucciso il numero due dei ribelli del Lord's Resistance Army (Peacereporter, 22/11/2007)
Il vice capo dei ribelli del Lord's Resistance Army (Lra), Vincent Otti, è stato ucciso il 2 ottobre da un plotone di esecuzione per ordine del leader ribelle Joseph Kony. La notizia è stata data oggi dal giornale governativo, The New Vision. Secondo il quotidiano da tempo ormai all'interno delle milizie ribelle si susseguono diserzioni e la morte di Otti, che ha dato il via a una ribellione che è costata la vita a migliaia di persone, è servita "a rafforzare lo spirito di Kony". La base del Lra è situata in un'area chiamata Garamba, in un luna park nella parte nord-occidentale della Repubblica Democratica del Congo. Dal dal giugno del 2006 la ledership politica del Lra è impegnata in colloqui con il governo ugandese per terminare la brutale ribellione. (Peacereporter,
22/11/2007)
Esercito e ribelli congolesi si scontrano alla frontiera (AdL, Misna, 13/11/2007)
E’ di un morto tra le file dei ribelli, il bilancio degli scontri avvenuti ieri tra truppe dell’esercito di Kampala e miliziani congolesi fedeli al generale dissidente Laurent Nkunda, penetrati in territorio ugandese nei pressi del distretto occidentale di Kisoro, vicino alla frontiera tra i due paesi. I soldati - secondo il portavoce militare Tabaro Kiconco – avrebbero aperto il fuoco su quattro miliziani dopo che questi ultimi si erano ribellati a un tentativo di arresto nella zona di Kanombe, a due chilometri e mezzo dalla frontiera. Tre degli uomini indossavano uniformi militari, mentre l’ultimo – rimasto ucciso nel combattimento – era in abiti civili. L’esercito ha comunque smentito che si potesse trattare di un civile, poiché era armato. “Avvertiamo i gruppi armati di non penetrare sul nostro territorio” ha specificato Kiconco, aggiungendo che “i miliziani che entrano nel paese per uccidere o derubare la popolazione locale devono attendersi questo tipo di risposta da parte delle forze dell’ordine”. Ancora ieri pomeriggio, secondo la stampa ugandese, rifugiati congolesi hanno continuato a introdursi nel paese dalla regione di Rutshuru, nel tentativo di sfuggire alle violenze in corso in Nord Kivu dall’estate scorsa, quando il generale dissidente filoruandese Nkunda ha dato vita a una nuova campagna militare. (AdL, Misna,
13/11/2007)
Leader Lra, "numero 2 agli arresti; e' una spia" (Agi/Afp/Reuters, 09/11/2007)
Il 'numero 2' dell'Esercito di resistenza del Signore ugandese (Lra), Vincent Otti, e' ancora vivo ma in stato di arresto con l'accusa di avere "tramato insieme ai nemici dell'Lra" per uccidere il leader incontrastato del movimento, Joseph Kony. A smentire le voci della presunta morte di Otti che da giorni circolavano sulla stampa ugandese sarebbe stato lo stesso Kony in una conversazione telefonica con Norbert Mao, deputato del distretto di Gulu e membro della delegazione governativa ai colloqui di pace di Juba, in Sud Sudan. Mao ha riferito che Otti, latitante e da tempo nascosto insieme a Kony nelle foreste del nord-est della Repubblica Democratica del Congo, sarebbe stato arrestato insieme ad altri quattro esponenti dell'Lra. Secondo il racconto del deputato di Gulu, Kony ha accusato il suo vice di essere una spia del governo di Kampala. Notizia del tutto plausibile, ha spiegato Mao, vista la "paranoia" di cui da anni sembra essere tormentato Kony e che ha contribuito a fare di Otti il referente piu' accreditato per i negoziati di pace.(Agi/Afp/Reuters, 09/11/2007)
Verso una nuova cura della malattia del sonno (S.S., Galileo, 08/11/2007)
La combinazione di due medicinali già in circolazione, testata per la prima volta in Uganda dai volontari di Medici Senza Frontiere, sembrerebbe avere effetti sorprendentemente incoraggianti contro la tripanosomiasi africana umana, più nota come malattia del sonno. lo studio è stato condotto da Gerardo Priotto dell’istituto Epicentre di Parigi e pubblicato su Plos. L'infezione costituisce una minaccia per milioni di persone nell’Africa subsahariana, dove si registrano fino a 15mila casi ogni anno. La malattia è trasmessa all’uomo dalla mosca tse-tse (Glossina palpalis), un insetto ematofago che, nel succhiare il sangue, può inoculare il protozoo parassita tripanosoma (Trypanosoma brucei), agente patogeno della tripanosmiasi. L’infezione si compie in due stadi in circa sei mesi: nel primo il parassita si diffonde nel sangue e nel sistema linfatico, nel secondo (meningo-encefalitico) raggiunge il sistema nervoso e provoca gravi alterazioni neurofisiologiche, tra cui l'inversione del ritmo sonno-veglia e forte sonnolenza. L'infiammazione dei tessuti cerebrali provoca, alla fine, la morte. I farmaci finora utilizzati per il trattamento del secondo stadio danno scarsi risultati e presentano numerosi problemi collaterali. “Il Melarsoprol, per esempio, è altamente tossico e soprattutto inefficace in alcune aree in cui sono presenti ceppi di parassiti resistenti” riporta Medici Senza Frontiere: “la Eflornitina è l’unica valida alternativa, ma presenta alcune difficoltà, come la modalità di somministrazione (per via endovenosa) e richiede un periodo di degenza troppo lungo dopo la vaccinazione. Promettenti risultati arrivano invece dalla ricerca condotta da Priotto e colaboratori che hanno testato, su 48 pazienti, l'effetto combinato di Eflornitina e Nifurtimox, un farmaco già usato per la cura del morbo di Chagas o tripanosmiasi americana. Pur trattandosi di un campione relativamente piccolo, il risultato sensazionale è che la nuova terapia non ha fatto registrare alcun caso negativo, né di interruzione del trattamento, né di decesso. “Il Nifurtimox combinato con la Eflornitina potrebbe essere il miglior trattamento disponibile per il secondo stadio della tripanosmiasi per i prossimi dieci anni, finché non saranno trovati nuovi farmaci”, afferma l’autore dello studio, dichiarando inoltre che al momento sono in corso nuove sperimentazioni sulla somministrazione combinata dei due farmaci. (S.S., Galileo, 08/11/2007)
"Kony ha eliminato suo braccio destro". Lra smentisce (Agi/Afp/Reuters, 07/11/2007)
E' giallo sulla sorte di Vincent Otti, luogotenente e uomo di fiducia di Joseph Kony, leader del Lord's Resistance Army (Lra), l'esercito ribelle che per vent'anni ha insanguinato il nord Uganda. Secondo voci circolate nella comunita' Acholi (l'etnia cui appartengono anche i militanti dell'Lra) e riprese dai principali quotidiani ugandesi, Otti sarebbe stato ucciso dallo stesso Kony per contrasti interni al movimento. La notizia e' stata pero' smentita da Martin Ojul, il piu' alto rappresentante dell'Lra ai colloqui di pace nel sud del Sudan. Otti, latitante e da tempo nascosto insieme a Kony in un luogo segreto nel nord-est della Repubblica Democratica del Congo, almeno una volta alla settimana comunica con i giornalisti con un telefono satellitare, ma sono giorni che non da' notizie di se'. Non certo perche' "e' stato giustiziato", ha dichiaararo Ojul ai giornalisti in una visita alla citta' ugandese di Gulu, "Otti non sta bene ma sta recuperando, e presto lo risentirete". E ha concluso: "non c'e' nessuna divisione tra Kony e Otti, sono uniti". Vincet Otti, considerato dagli analisti colui che puo' diventare il vero interlocutore nei colloqui di pace, e' una figura molto piu' carismatica di Kony. E' sempre stato Otti a partecipare alle riunioni con i mediatori e a farsi portavoce delle nuove istanze di riconciliazione dell'Lra. (Agi/Afp/Reuters, 07/11/2007)
Esponenti dell’LRA chiedono scusa alla popolazione civile (LM, Ag. Fides, 06/11/2007)
Ieri, 5 novembre, è stato fatto un nuovo passo avanti nel processo di pace in nord Uganda: alcuni esponenti dell’Esercito di Resistenza del Signore (LRA) hanno chiesto scusa alla popolazione civile per le sofferenze patite in più di 20 anni di guerra civile. (…) La delegazione dell’LRA ha negoziato con il governo di Kampala l’estensione della tregua in vigore da tempo fino al 31 gennaio 2008. Secondo le previsioni più ottimistiche entro quella data il governo ugandese e la guerriglia dovranno aver raggiunto un accordo di pace definitivo. “Esistono però alcune perplessità legate alle divisione all’interno della guerriglia” dice p. Tonino Pasoline, Direttore di Radio Pacis, principale radio cattolica del nord Uganda. (…) Le tensioni all’interno del movimento di guerriglia sono anche legate all’atteggiamento da tenere nei confronti del mandato di cattura emesso dalla Corte Penale Internazionale nei confronti della leadership dell’LRA per le atrocità commesse contro la popolazione nei 20 anni di conflitto civile. Kony e gli altri dirigenti hanno preferito assegnare ad Ojul il compito di trattare con il governo per paura di essere arrestati. Il governo ugandese ha promesso un’amnistia in cambio della pace. A Gulu la delegazione ribelle ha incontrato i capi tradizionali e i rappresentati religiosi locali per discutere le modalità della riconciliazione e del perdono attraverso il sistema di giustizia tradizionale della popolazione Acholi, chiamato “Mato Oput”. Il conflitto, che da una ventina d’anni colpisce il nord dell'Uganda e la parte meridionale del Sudan, ha provocato due milioni di sfollati e decine di migliaia di vittime fra la popolazione civile. (LM, Ag. Fides, 06/11/2007)
Spiraglio verso accordo , ma resta il fattore diritti umani. (Carla Amato, osservatoriosullalegalità, 03/11/07)
Uccisi due operatori umanitari locali di una ONG francese. (Radiovaticana, 03/11/07)
Una vittoria per Mabira Forest (Marina Forti, il manifesto, 26/10/2007)
Alto ufficiale del Lord's Resistence Army si consegna ai caschi blu (Peacereporter, 23/10/2007)
Un alto ufficiale del Lord's Resistence Army, gruppo ribelle ugandese, si è consegnato ai peacekeepers dell'Onu nel nord della Repubblica democratica del Congo. Lo riferisce un portavoce delle Nazioni Unite a Kinshasa. Si tratta di Opiyo Makasi, comandante operativo e responsabile della logistica dell'Lra. Adesso è stato portato a Kinshasa e consegnato alle autorità congolesi. L'Lra è coinvolto da venti anni in una guerra nel nord dell'Uganda, che ha ucciso decine di migliaia di persone e costretto 2 milioni di persone a sfollare. Lo scorso anno, ha siglato un cessate-il-fuoco, ma si è rifiutato di lasciare i suoi nascondigli nell'est della Repubblica democratica del Congo. (Peacereporter,
23/10/2007)
Il Governo scarta il piano sull'abbattimento di un terzo della foresta pluviale (Peacereporter, 17/10/2007)
L'Uganda ha scartato un piano impopolare che voleva trasformare gran parte della foresta pluviale ugandese in piantagioni di canna da zucchero, così ha riferito oggi il ministro dall'Ambiente Maria Mutagamba. La richiesta di distruggere un terzo della foresta Mabira era venuta dal gruppo privato Mehta, appertenente a una famiglia indiana. C'erano già state dure proteste contro il piano della Mehta accettato dal presidente Yoweri Museveni a maggio. Durante i violenti scontri tre persone eran morte, tra cui un indiano ucciso dai manifestanti. (Peacereporter,
17/10/2007)
Petrolio e risorse Lago Alberto: Kampala propone accordo con Kinshasa (FB, Misna, 11/10/2007)
Una “commissione congiunta che aiuti ad armonizzare le relazioni tra Repubblica democratica del Congo e Uganda” - anche per “l’esplorazione e lo sfruttamento congiunto” dei giacimenti petroliferi nel Lago Albert, confine naturale tra i due paesi - è stata proposta del ministro degli Esteri Henry Okello Oryem, affinchè “entrambi i paesi vivano in pace e traggano vantaggio dalla condivisione delle risorse”. Secondo Oryem, la commissione – che dovrebbe mettere a punto un ampio accordo - avrà tra i suoi compiti anche quello di determinare la sovranità sull’isola di Rukwanzi, all’estremità sud del Lago Albert, oggetto di una lunga disputa tra i due paesi; allo stesso organismo dovrebbe essere affidata anche la revisione dei termini delle intese di esplorazione petrolifera siglate nel 1990, con l’allora presidente congolese Mobutu Sese Seko. Già l’8 settembre scorso i presidenti ugandese Yoweri Museveni e congolese Joseph Kabila si erano accordati ad Arusha, in Tanzania, per un uso “collettivo” delle risorse petrolifere della regione di frontiera. Negli ultimi mesi, la regione del Lago Albert è stata teatro di incidenti tra gli eserciti dei due paesi; alcuni osservatori sostengono che la causa sia da ricercare nei forti progressi compiuti nel settore petrolifero dalle aziende operanti in territorio ugandese, accusate dalle autorità congolesi di ripetuti sconfinamenti. (FB, Misna,
11/10/2007)
A Kampala apre la prima fabbrica di medicinali anti Hiv-Aids (Peacereporter, 08/10/2007)
Apre in Uganda, nella capitale Kampala, la prima fabbrica per la produzione di medicinali contro l'Hiv e l'Aids, allo scopo di ridurre il prezzo delle cure, tagliando sui costi di importazione. Secondo le sime del ministero della Sanità, le prime pillole anti-retrovirali ugandesi, realizzate dall'azienda locale Quality Chemicals in collaborazione con l'indiana Cipla (una delle principali produttrici mondiali di farmaci generici), dovrebbero essere sul mercato a gennaio, sostituendo quelle provenienti dal Kenya. La sfida sarà poi garantire che alla produzione segua un'adeguata distribuzione, che consenta al farmaco di giungere in tutte le parti del Paese. "Gli Ugandesi avranno così accesso a una fornitura regolare di medicinali e a minor prezzo - ha dichiarato il ministro della Sanità Stephen Malinga - perché elimineremo l'aggravio del trasporto e della produzione in paesi stranieri". Secondo le rilevazioni dell'Organizzazione mondiale della sanità, solo il 41 percento degli Ugandesi che ne avrebbero bisogno ricevono cure adeguate contro l'Hiv; ciononostante, il tasso di malati di Aids nel Paese, giunto al picco del 30 percento della popolazione nel 1990, è in costante diminuzione, anche grazie alla campagna di sensibilizzazione lanciata dal governo. (Peacereporter, 08/10/2007)
Febbre Marburg: sei casi “sotto osservazione” (FB, Misna, 04/10/2007)
Sei persone sospettate di aver contratto il virus di Marburg sono state messe in isolamento nel distretto occidentale di Ibanda e resteranno sotto osservazione per 42 giorni, l’equivalente di due periodi di incubazione: lo ha riferito il ministero della Sanità di Kampala, dopo la conferma che un nuovo caso di febbre emorragica è stato individuato nel distretto occidentale di Kamwenge, lo stesso dove a luglio due minatori erano stati contagiati dal virus, per cui non esiste una cura, e uno di loro era deceduto; anche nell’ultimo caso si tratta di un minatore impiegato nella miniera d’oro di Kitaka, chiusa dalle autorità dopo l’episodio. Fonti sanitarie di Ibanda hanno riferito alla stampa ugandese che le sei persone in isolamento sono state in stretto contatto con il minatore contagiato, ma non hanno mai lasciato la zona di residenza. Il governo ha invitato la popolazione a evitare le miniere poiché si sospetta che i pipistrelli che si annidano nei giacimenti possano costituire il vettore di trasmissione del virus, individuato per la prima volta in Uganda nel 1977 nel distretto orientale di Bugiri, dove aveva provocato 19 vittime. (FB, Misna, 04/10/2007)
Ministero sanità conferma nuovo caso febbre di Marburg (MZ, Misna, 03/10/2007)
Un nuovo caso di febbre emorragica causata dal virus di Marburg è stato identificato nell’ovest dell’Uganda. Lo riferiscono oggi i media locali, citando una nota diffusa ieri dal ministero della Sanità nella quale si precisa che un minatore della cava aurifera di Kitaka ha contratto la malattia. Si tratta della stessa miniera del distretto occidentale di Kamwenge (400 chilometri ad ovest della capitale Kampala) nella quale a fine luglio il virus di Marburg aveva provocato la morte di un altro minatore e il contagio di almeno un’altra persona. Dopo i casi di Marburg di quest’estate la miniera era stata chiusa dalle autorità per permettere una serie di studi sull’origine del virus in grado di provocare una febbre emorragica micidiale quanto Ebola. “Le prime indagini mostrano che un minatore è rientrato nella miniera. Il caso è stato identificato, isolato e confinato in una struttura sanitaria” ha detto Sam Zaramba, direttore generale dei servizi sanitari ugandese. Contemporaneamente Kampala ha lanciato una direttiva pubblica nella quale si invita la popolazione ad evitare le miniere, dal momento che si sospetta che i pipistrelli che si annidano nelle cave possano essere responsabili della trasmissione del virus da animale e uomo. La febbre di ‘Marburg’ era stata individuata per la prima volta in Uganda nel 1977 nel distretto orientale di Bugiri, dove aveva provocato 19 vittime. Il virus - una febbre emorragica molto simile alla più nota Ebola e per cui non esiste cura - si trasmette al contatto con liquidi organici, provoca febbre alta, dolori muscolari, emorragie e può portare alla morte in poco tempo. Deve il suo nome alla città tedesca nella quale il virus venne isolato per la prima volta quaranta anni fa. (MZ, Misna, 03/10/2007)
Le alluvioni costringono gli abitanti di Gulu, per anni vittime della guerra, a dipendere ancora dagli aiuti internazionali (LM, Ag. Fides, 02/10/2007)
“Le piogge hanno concesso una pausa ma le acque non si ritirano e buona parte del Paese è isolata perché le vie di comunicazione sono impraticabili” dicono all’Agenzia Fides fonti della Chiesa locale dall’Uganda, uno dei Paesi più colpiti da una serie di inondazioni che hanno sconvolto vaste zone dell’Africa. (…) “I danni arrecati all’agricoltura sono enormi: in pratica si è perso un raccolto e nei prossimi mesi si avvertirà la mancanza di cibo. Le organizzazioni internazionali, l’Unione Europea, diversi Paesi stranieri stanno collaborando con il Programma Alimentare Mondiale nell’inviare aiuti d’urgenza e derrate alimentare, mentre il governo ugandese ha varato un programma d’emergenza”. “L’Uganda è un Paese quasi autosufficiente a livello alimentare, a parte l’area di Gulu, dove la guerra civile condotta da 20 anni dall’Esercito di Resistenza del Signore (LRA) ha costretto la maggioranza della popolazione civile a vivere in campi profughi, assistiti dal PAM e da altre organizzazioni internazionali, perché la situazione di insicurezza impedisce loro di coltivare il proprio appezzamento di terreno” ricordano le nostre fonti. “Purtroppo le inondazioni sono arrivate subito dopo che si è arrivati a stabilire una tregua nell’area, che ha permesso alla popolazione di tornare nei propri villaggi a coltivare i campi. Ma la pioggia ha distrutto il raccolto e diversi abitanti della zona sono stati costretti a ritornare nei campi profughi per trovare cibo. È certamente un danno enorme per queste persone che da anni anelano a ritrovare una vita normale” sottolineano le nostre fonti. “La Chiesa si è attivata attraverso Caritas Uganda, che sta coordinando il lavoro delle Caritas locali e collabora con le diverse Organizzazioni Non Governative attive sul territorio” aggiungono le fonti. (…) Nonostante i gravi danni all’agricoltura e alle infrastrutture, il Ministro delle Finanze ugandese ha affermato che le previsioni di crescita dell’economia del Paese saranno rispettate. Parlando con i giornalisti a Dar es Salaam, in Tanzania, dove partecipa al Meeting “Aid for Trade”, il Ministro Ezra Suruma si è detto fiducioso che l’economia ugandese crescerà quest’anno del 7%. Il Ministro ha precisato che i danni provocati dalle piogge sono stati considerevoli, tra l’altro sono andati distrutti 30 ponti, ma ha aggiunto che il massiccio incremento della portata dei fiumi aiuterà l’Uganda a superare la crisi energetica che colpisce da tempo il Paese. Le centrali idroelettriche infatti ora funziona a regime e il governo intende costruire nuovi impianti nell’immediato futuro. (LM, Ag. Fides, 02/10/2007)
Tre giornalisti di un quotidiano indipendente sotto accusa (Peacereporter, 02/10/2007)
Tre giornalisti del Sunday Monitor, unico quotidiano indipendente dell'Uganda, sono stati arrestati ieri con l'accusa di sedizione. La polizia li ha interrogati a proposito di un pezzo, uscito domenica, secondo cui almeno 40 militari ugandesi starebbero per assumere posizioni di primo piano nella polizia. L'avvicendamento avrebbe un forte significato politico, in quanto in Uganda l'esercito è tradizionalmente fedele al presidente Yoweri Museveni, mentre la polizia è ritenuta sostenitrice delle forze di opposizione. L'autore dell'articolo Chris Obore, rilasciato stamattina su cauzione insieme ai due redattori che avevano collaborato alla stesura, ha dichiarato: "Lo Stato vuole fare di noi un esempio. Vogliono soggiogare la libertà di stampa e impedirci di scrivere obiettivamente". La portavoce della polizia Judith Nabakooba ha però negato che le accuse avessero motivazioni politiche: "Il problema è semplicemente che la storia è allarmistica e non fattuale. I giornalisti tentano di creare disaffezione tra pubblico e governo, ma si sbagliano". Non è la prima volta che il Monitor viene attaccato dalle autorità ugandesi: nel 2005 la redazione era stata perquisita per cercare informazioni sugli oppositori politici del regime, e il mese scorso il redattore politico Andrew Mwenda si era dimesso denunciando la perdita di libertà editoriale. (Peacereporter, 02/10/2007)
Nuova risorsa naturale, nuove ostilità (Massimiliano Zanghì, Equilibri, 01/10/2007)
Nonostante gli accordi tra Kinshasa e Kampala sulla gestione congiunta dei “confini petroliferi” lungo il Lago Alberto, seguiti a un primo incidente consumatosi in agosto, un nuovo scontro armato si è verificato nelle acque del lago il 24 settembre, con un bilancio di 6 congolesi rimasti uccisi, tra cui un militare. Repubblica Democratica del Congo (RDC) e Uganda si spartiscono acque territoriali al di sotto delle quali vi sono notevoli riserve di petrolio e gas. Secondo una prima fase di esplorazione condotta della compagnia canadese Heritage Oil & Gas e dell’australiana Hardman Resources, i giacimenti supererebbero le più rosee aspettative. La Heritage Oil & Gas, compagnia estrattiva che si è aggiudicata i diritti per l’esplorazione e l’estrazione di greggio nella sponda ugandese del lago, detiene attraverso il proprio partner britannico Tullow Oil anche una opzione sulla costa congolese. Le scaramucce, che hanno fatto registrare vittime e feriti in minima parte appartenenti alle forze di sicurezza, sono la punta dell’iceberg di relazioni interstatali che restano tese nonostante l’ufficiale distensione regionale. La presenza di “oro nero” è una fonte d’instabilità aggravata dalla presenza della Heritage, una compagnia abituata ad operare in aree di conflitto. È infatti risaputo che il suo direttore esecutivo e fondatore è Anthony Buckingham, a capo della britannica Sandline International e legato alla disciolta Executives Outcomes (EO), famosaPrivate Military Company (PMC) sudafricana impegnata in operazioni di guerra al fianco di grosse compagnie specializzate nello sfruttamento delle risorse naturali. L’ex maggiore-generale ugandese Salim Saleh, fratellastro del presidente Museveni e ora Ministro per il Microcredito, nella conduzione dei propri affari minerari ha già avuto a che fare con Buckingham, dato che deteneva parte delle quote della PMC Saracen Uganda Ltd, “costola” della stessa EO.L’evidente rischio di una collusione tra interessi privati e nazionali, ricchezza e forze di sicurezza offrono un mix potenzialmente esplosivo. In tutti i casi all’origine degli incidenti vi è stato un battello della Heritage, collocato in acque ugandesi o congolesi a seconda delle versioni. Di certo vi è che i Caschi Blu dell’ONU hanno in effetti sorpreso il 25 settembre l’imbarcazione fuori dallo spazio ugandese, seppure in un episodio rimasto fuori dalle violenze. Pochi giorni dopo la prima schermaglia del 3 agosto, in una cittadina di confine ugandese è avvenuto un attacco di miliziani provenienti dalla RDC, rimasti però non identificati. Meno di una settimana prima, due militari ugandesi erano stati “trattenuti” da una pattuglia congolese, sostenendo di averli sorpresi in territorio della RDC. Concentrati attorno una frontiera resa calda dai grossi interessi petroliferi, il ciclo di incidenti rischia di aggravare una situazione da anni a costante rischio di conflitto. A differenza di Kampala, Kinshasa non può essere considerata pienamente responsabile di ciò che accade alle proprie frontiere orientali, data l'assenza di controllo sul territorio da parte delle istituzioni congolesi in alcune aree. L’uso troppo disinvolto della forza potrebbe dipendere dunque da iniziative locali, capaci tuttavia di avere conseguenze gravi sulla generale stabilità e sicurezza della regione. (Massimiliano Zanghì, Equilibri, 01/10/2007)
Governo smentisce partecipazione di Mugabe a vertice del Commonwealth (Peacereporter, 30/09/07)
Il governo ugandese ha smentito oggi la partecipazione del presidente dello Zimbabwe, Robert Mugabe, al vertice del Commonwealth in programma il prossimo novembre a Kampala. Secondo il governo ugandese il problema non si pone, visto che lo Zimbabwe uscì volontariamente dal Commonwealth nel 2003, dopo essere stato sospeso l'anno precedente a causa delle polemiche seguite alle elezioni. A inizio ottobre, il premier britannico Gordon Brown aveva annunciato che non avrebbe preso parte a un meeting in programma in Portogallo, nel caso Mugabe fosse stato presente. Il presidente dello Zimbabwe è ai ferri corti con la comunità internazionale, e con la Gran Bretagna in particolare, dopo la riforma agraria che nel 2000 espropriò la quasi totalità dei farmers bianchi presenti nel Paese africano. (Peacereporter, 30/09/07)
Le alluvioni devastano i raccolti: 1,7 milioni di persone alla fame (Adnkronos-Ign, 27/09/07)
È emergenza umanitaria in Uganda dove le alluvioni hanno devastato i raccolti, distrutto le case di 300mila persone, travolto scuole, ed edifici pubblici, reso inutilizzabili strade e latrine. Ma il peggio, secondo quanto calcolato dal governo ugandese, deve ancora venire: un milione e 700mila persone infatti nei prossimi mesi soffriranno la fame. A ciò si aggiunge l’emergenza sanitaria: si temono soprattutto epidemie di colera e di malaria. L’acqua stagnante del Nilo che ha rotto gli argini in prossimità del lago Kyoga, ad esempio, sarà terreno fertile per milioni di zanzare che diffonderanno la malaria tra le fasce più vulnerabili della popolazione. - ''La vita di migliaia di bambini e di donne incinte è a rischio – ha dichiarato Joshua Kyallo, direttore di Amref Uganda – chiediamo un intervento immediato della comunità internazionale per arginare le conseguenze devastanti di questa tragedia”. - Non solo. Le forti inondazioni costituiscono anche un nuovo ostacolo che la popolazione nordugandese, già vittima di una guerra civile durata 20 anni, deve affrontare per tornare alle proprie abitazioni dai campi profughi. Dopo gli accordi dell’agosto 2006 e l’interruzione ufficiale delle ostilità tra governo e ribelli dell’Esercito di resistenza, numerose persone hanno infatti deciso di lasciare i campi per tornare ai loro villaggi. Le piogge stanno infatti mettendo in crisi le già drammatiche condizioni di vita dei campi sfollati. Nei giorni scorsi il livello delle precipitazioni è sceso, ma i meteorologi annunciano nuove piogge per i prossimi due mesi. E migliaia di persone si riverseranno nei campi, con la speranza di ricevere gli aiuti alimentari internazionali la cui consegna diventa ogni giorno più difficile. “La consegna degli aiuti è molto difficile in alcuni campi - spiega Cissy Amony, responsabile Amref per la promozione sanitaria nel distretto di Kitgum - perché le strade interne sono completamente allagate. Il fiume Aringa, per esempio, ha rotto gli argini la scorsa settimana, rendendo la strada per Madi Opei impraticabile. I servizi nei campi sono al collasso: l’aumento dei casi di colera è una diretta conseguenza del malfunzionamento delle latrine, allagate e rese inagibili dalla pioggia. L’incidenza della malaria è destinata a salire, a causa delle grandi e numerose pozze d’acqua stagnante provocate dalle inondazioni. La mancanza di derrate alimentari potrebbero risultare letali per chi è già malato di Aids o tubercolosi''. (Adnkronos-Ign, 27/09/07)
Presidente dichiara stato d’emergenza (2)…"bloccati dall'acqua e senza cibo" (GB, Misna, 20/09/07)
Il presidente Yoweri Museveni ha dichiarato lo stato di emergenza nel nord e nell’est dell’Uganda, dove le alluvioni hanno causato la morte di 17 persone (18 secondo alcune fonti locali), lasciando migliaia di senzatetto, distruggendo ponti e strade, e mandando in rovina i raccolti. Nel corso di una riunione ministeriale presieduta da Museveni, si è deciso di far ricorso all’articolo 110 della Costituzione secondo il quale lo stato di emergenza dovrà ora essere approvato dal Parlamento entro 14 giorni. Il ricorso a questa misura era stata richiesta martedì dai deputati della regione di Teso, l’area maggiormente colpita. Il capo dell’opposizione, Ogenga Latigo, ha accolto con favore la decisione: “Abbiamo molto da chiedere al governo – ha detto Latigo – ma siamo pronti a collaborare”. Secondo un rapporto del ministero della Sanità di Kampala, che ha raccolto dati in otto distretti delle zone alluvionate, sono circa 300.000 le persone ad alto rischio di contrarre malattie come dissenteria, malaria e colera. Secondo la stessa fonte i casi di malaria nel nord e nell’est del paese sono raddoppiati e la situazione potrebbe peggiorare anche dopo il prosciugamento delle acque. (GB, Misna, 20/09/07)
Rimpatriati alcuni rifugiati congolesi del Nord Kivu (Swissinfo, 14/09/07)
Alcuni dei 35'000 rifugiati congolesi fuggiti in Uganda la scorsa settimana, a causa della recrudescenza del conflitto e dell'escalation di violenza nella provincia del Nord Kivu nella parte orientale della Repubblica Democratica del Congo (RDC), hanno ora fatto ritorno a casa. Hanno gradualmente attraversato il confine man mano che il conflitto tra esercito congolese, ribelli e milizie locali si è calmato. Lo ha riferito l'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) nel corso del consueto briefing stampa bisettimanale. Secondo le ultime notizie diffuse dai team dell'UNHCR, ci sarebbero attualmente tra i 3000 e i 5000 congolesi al valico di frontiera di Bunagana. Martedì notte altri 160 rifugiati avrebbero attraversato il confine entrando nell'area di Busanza (circa 30 chilometri a nord di Buganana), ma per mercoledì mattina avevano già tutti riattraversato il confine per rientrare nella Repubblica Democratica del Congo. Nella giornata di ieri, le autorità ugandesi hanno trasferito 448 persone dal confine di Bunagana al centro di accoglienza di Nyakabanda, circa 20 chilometri all'interno dell'Uganda. Il centro di accoglienza di Nyakabanda ospita attualmente 1791 rifugiati congolesi. Ieri l'UNHCR ha distribuito coperte a coloro che non le avevano ancora ricevute. Sono state immagazzinate lì vicino riserve per circa 1500 persone, tra cui rotoli di plastica, coperte, sapone, una cisterna per l'acqua, alcuni set per la cucina, lanterne, piatti e tazze. Attualmente ci sono tre grandi ricoveri costruiti dall'UNHCR e uno costruito da Medici Senza Frontiere (MSF) a Nyakabanda. Due rifugi più piccoli sono stati allestiti da MSF per accogliere i minori non accompagnati. Il Programma Alimentare Mondiale (PAM/WFP) ha distribuito razioni di cibo a 1500 persone nella giornata di mercoledì e per altre 600 giovedì. MSF garantisce ogni gironi circa 20'000 litri d'acqua. Team medici ugandesi e "MSF Francia" continuano a condurre la campagna di vaccinnazione contro il morbillo per bambini di meno di cinque anni. Nella giornata di ieri l'UNHCR ha trasportato 288 rifugiati che si erano registrati per essere trasferiti in un insediamento per rifugiati a Nakivale. I funzionari dell'Agenzia hanno predisposto l'insediamento per rifugiati di Nakivale per i nuovi arrivati e la fornitura d'acqua, le strutture sanitarie, mediche e le cucine comuni sono state completate ieri. Nella provincia del Nord Kivu la situazione continua ad essere tesa e instabile. L'accesso dell'UNHCR a molte aree nei distretti di Masisi e di Rutshuru è limitato a causa delle precarie condizioni di sicurezza. L'UNHCR teme che sia nota solamente una piccola parte dell'esodo più recente avvenuto in Nord Kivu. Le stime dicono che da dicembre 2006 il numero di nuovi sfollati in Nord Kivu ha superato quota 220'000 e che continua a crescere. Complessivamente, ci sono più di 650'000 sfollati interni nella provincia orientale della Repubblica Democratica del Congo. Considerate le nuove notizie riguardo il posizionamento di truppe e la consegna di materiali ed equipaggiamenti militari nel Nord Kivu, l'Unhcr invita tutte le parti del conflitto in Nord Kivu a evitare in particolare gli attacchi sulla popolazione civile e sugli sfollati.(Swissinfo, 14/09/07)
Nuovo campo per sfollati dal Nord Kivu (Agi, 12/09/07)
A Bunagana, sul lato ugandese del confine con la tormentata provincia del nord Kivu, nella parte orientale della repubblica democratica del Congo (Rdc), si trovano ancora tra i 25mila e i 30mila rifugiati congolesi. Venerdi' scorso, l'Unhcr, insieme all'Unicef e ad alcune organizzazioni non governative partner, ha allestito il nuovo campo di bulengo per gli sfollati. Nel corso del fine settimana centinaia di sfollati si sono trasferiti nel nuovo campo dagli altri insediamenti improvvisati e affollati e da un complesso scolastico li' vicino. Il nuovo campo potra' accogliere circa 25mila persone rispettando gli standard umanitari minimi. Centinaia di famiglie hanno gia' cominciato a costruire alloggi. L'Unhcr prevede di trasferire le donne in stato di gravidanza e i bambini dai campi di fortuna al nuovo campo a bordo di camion. All'interno della Repubblica Democratica del Congo, la situazione nella provincia del Nord Kivu si e' in qualche modo calmata da venerdi' scorso. Cio' ha permesso di migliorare il sostegno ad alcune delle circa 35mila persone sfollate interne che si trovano bloccate nell'area di Mugunga, circa 15 chilometri a ovest di Goma. I rapporti dell'Unchr indicano che alcuni sfollati provenienti da Sake hanno fatto ritorno durante le ore diurne, principalmente per controllare le proprie case. Tutto cio' avviene mentre vengono dispiegati i soldati della missione di pace delle Nazioni Unite nella Repubblica Democratica del Congo (Monuc). La maggior parte degli sfollati dei distretti di Sake e Masisi, tuttavia, continua a costruire ripari improvvisati nell'area di Mugunga, in attesa di maggiori informazioni sulle condizioni di sicurezza. Si stima che da dicembre 2006 il numero di nuovi sfollati in Nord Kivu abbia superato quota 220mila e che continui a salire. Complessivamente, ci sono piu' di 640mila sfollati interni in questa provincia orientale della Repubblica Democratica del Congo. (Agi,12/09/07)
Emergenza maltempo, il ministro per la Prevenzione dei disastri chiede aiuto per gli oltre 100 mila sfollati (Radio vaticana, 08/09/07)
In Uganda, circa 100 mila persone sono state evacuate e 5 persone sono morte, a causa delle più forti piogge degli ultimi 35 anni. Inoltre, le strade sono inaccessibili, rendendo ancora più difficoltosa la consegna dei pochi soccorsi disponibili. Le persone colpite, riferisce la stampa locale, criticano l'intervento a rilento del governo. “C’è un bisogno urgente di cibo, medicine ed incerate – ha dichiarato Musa Ecweru, ministro per la Prevenzione dei disastri, all’agenzia MISNA – Non abbiamo molti soldi per le emergenze e proviamo a coordinarci con le agenzie umanitarie”. (Radio vaticana,08/09/07)
Uganda - Vittime della guerra civile: processiamo i ribelli in patria (Peacereporter, 29/08/07)
La maggior parte delle vittime di guerra dei ribelli ugandesi ha chiesto che sia un tribunale ugandese, e non il Tribunale penale internazionale dell'Aja, a processare i guerriglieri del Lord's Resistance Army (Lra) per i crimini commessi durante la guerra civile. A dirlo, "dopo estensive consultazioni", è stato il ministro dell'Interno Ruhakana Rugunda, responsabile dei negoziati con i ribelli, che hanno sempre messo come condizione per firmare la pace la cancellazione dei capi d'accusa all'Aia. I leader dell'Lra devono essere giudicati per strage di civili, mutilazione delle vittime e sequestro di minori.