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SUDAN 2 - 2007

Notizie dal 01/07/2007 al        /2007

 

Khartoum denuncia bombardamenti aerei del Ciad in Darfur (Peacereporter, 30/12/07)

Finita le crisi di governo (Mwinda, 28/12/07)

I ribelli del Jem sconfiggono l'esercito (Mwinda, 17/12/2007)

Darfur: ribelli,catturati 29 soldati in scontri con esercito (SwissInfo, 16/12/2007)

Darfur; Poettering al vertice UE: inviamo forza di pace europea (Apcom, 14/12/2007)

Intesa nord-sud, riparte governo unitario (SwissInfo, 12/12/2007)

L'orrore del Darfur nei disegni dei bambini (Laura Montanari, La Repubblica, 12/12/2007)

Jem attacca campi petroliferi (Mwinda, 11/12/07)

Graziata la maestra accusata di blasfemia (Adnkronos/Ign, 03/12/2007)

Darfur: Nazioni Unite: nuove sanzioni al Sudan (Peacereporter, 03/12/2007)

Darfur; gravi ritardi in preparazione forza di pace (Apcom, 02/12/2007)

I due musulmani della camera dei Lord trattano per rilascio maestra (Apcom, 01/12/2007)

Maestra britannica trasferita in luogo segreto (Adnkronos, 30/11/2007)

Prigione per maestra inglese (Tgcom, 29/11/07)

I profughi del Darfur protestano contro le truppe cinesi (Peacereporter, 29/11/07)

Darfur, "Khartoum blocca la missione di peacekeeping" (Mwinda, 28/11/2007)

Scolaro difende l'insegnante “blasfema” (Apcom, 28/11/2007)

Arrestata maestra britannica, aveva chiamato Mohammed un orsacchiotto (Adnkronos, 26/11/2007)

Il Sud teme un ritorno alla guerra (Peacereporter, 19/11/2007)

Forza di pace in Darfur: l'ennesima promessa non mantenuta? (Itablogs4darfur.blog,18/11/07)

Epidemia di morbo della Rift Valley nel nord (Peacereporter, 15/11/07)

Salgono a 92 le persone uccise dalla febbre Rift Valley (Peacereporter, 14/11/07)

Divergenze su regione petrolifera ritardano soluzione crisi di governo (GB, Misna, 12/11/2007)

Dieci condanne a morte per l'omicidio di un giornalista vicino ai partiti islamici (Peacereporter, 10/11/2007)

Febbre Rift Valley: sale bilancio epidemia nelle zone centro-orientali (AdL, Misna, 08/11/2007)

Espulso capo delle operazioni umanitarie in Darfur (Peacereporter, 08/11/2007)

“Il Darfur è a un bivio” afferma il Segretario Generale dell’ONU (LM, Fides, 08/11/2007)

Almeno 60 morti per un’epidemia di febbre della Rift Valley. (Radiovaticana, 03/11/07)

Darfur, Onu: sgomberi forzati dai campi profughi, Khartoum nega (Ap-Apcom, 31/10/2007)

Darfour: domani al via colloqui di pace senza i due principali gruppi ribelli (Agr/Il secolo xix, 26/10/2007)

All'avvocato sudanese Osman il premio Sakharov (Euronews, 25/10/2007)

Darfur, Khartoum pronto a cessate il fuoco. Al via i negoziati (Il Sole 24 ore, 23/10/2007)

Negoziati Darfur a rischio, arriva inviato speciale Onu (Suissinfo, 23/10/2007)

Darfur: Amnesty, Khartoum impedisce dispiegamento missione Onu/Ua (Vita, 22/10/2007)

Attacchi delle milizie a un campo profughi in Darfur (Peacereporter, 19/10/2007)

Rientra la crisi fra nord e sud (Emanuela Citterio, Vita, 18/10/2007)

Intesa tra nord e sud e rimpasto governativo (Suissinfo, 17/10/2007)

Darfur, missione militare ue in Ciad per preparare arrivo "Eufor" (Apcom, 15/10/2007)

Il ritiro dal governo del Sudan People’s Liberation Movement (Anita Boselli, Equilibri, 15/10/2007)

Darfur - Embargo sulle armi, violazioni coinvolgono tutti (Misna, 13/10/07)

Onu critica Khartoum, sud esce da governo unitario (Suissinfo, 11/10/2007)

Darfur, Amnesty: imminente attacco delle forze armate sudanesi (Vita, 10/10/2007)

Darfur - Muhajiriya bombardata; 40 morti, dicono ribelli (Suissinfo, 09/10/2007)

Darfur : dopo attacco... Ulteriori scambi di accuse (CO, Misna, 08/10/2007)

Sarebbero 105 le vittime dell'attacco governativo a Haskanita (Peacereporter, 08/10/2007)

Darfur: rasa al suolo città vicina a base Ua attaccata (Suissinfo, 07/10/2007)

In pericolo trattato pace nord-sud, inviato Usa (Suissinfo, 07/10/2007)

Darfur, leader ribelli minaccia di boicottare negoziati pace (Reuters, 06/10/2007)

Darfur: da Etiopia 5. 000 soldati per missione pace Onu-Ua (Agi/Afp/Reuters,04/10/2007)

Darfur: Onu, Consiglio di sicurezza condanna attacco ribelli (Suissinfo, 02/10/2007)

Darfur: Unione africana si appella a Onu (Corriere della Sera, 02/10/2007)

Darfur: colloqui di pace e scenari di guerra (Angelo D'Addesio, Legno storto, 02/10/2007)

“Un attacco portato da chi non è stato invitato ai colloqui di pace” (LM, Ag. Fides, 01/10/2007)

Darfur: attacco ai "caschi verdi", 10 morti (Swissinfo, 30/09/07)

Emergency lancia campagna sms per ospedale a Khartoum (Alice/Apcom, 30/09/07)

Darfur: a un mese dai colloqui di Tripoli, tutto da rifare (M. Fagotto, Peacereporter, 27/09/07)

Leader ribelli Darfur: 'No alla tregua, i colloqui sono un tranello' (Peacereporter, 25/09/07)

Bush, Onu dispieghi rapidamente peacekeepers in Darfur (Adnkronos, 25/09/07)

Darfur: Bush, "Non bastano 7mila caschi verdi, serve tregua" (Corriere della Sera, 25/09/2007)

Onu sugli abusi in Darfur: 'continuano le violenze' (Peacereporter, 24/09/07)

Darfur, ad ottobre il dispiegamento della forza di pace Onu-Ua (Adnkronos/Ign, 22/09/07)

Darfur: Nnu, inconro Ban-Konare' per preparare colloqui pace (Agi, 20/09/07)

ONU: in Darfur, 240 mila nuovi sfollati dall’inizio dell’anno (VF, RadioVaticana, 19/09/07)

Darfur: aumentata violenza in campi profughi (Swissinfo, 17/09/07)

La Cina invierà 315 caschi blu in Darfur (Peacereporter, 16/09/07)

Darfur, Brown offre sostegno tecnico a missione peacekeeping (Swissinfo, 16/09/07)

Anche Roma celebra il "Global Day for Darfur" (Paolo Manzo, Vita, 16/09/07)

Il dittatore del Sudan Bashir da Prodi e dal Papa (Riccardo Barlaam, Il Sole 24 Ore, 14/09/07)

Aerei del governo bombardano il Darfur, almeno 28 morti (Peacereporter, 10/09/07)

Sudan - Darfur: da parole a fatti, appello di Francia, Gb e Onu (Swissinfo, 31/08/07)

Sequestrate tutte le copie di un quotidiano d'opposizione (Peacereporter, 29/08/07)

Espulso responsabile della Ong Care (Peacereporter, 28/08/07)

Sudan - Si' a ipotesi di una forza Onu-Ue per il Darfur (Ansa, 28/08/07)

Arrestato capo formazione ex-ribelli dell’est (FB, Misna, 27/08/07)

Espulsi diplomatici per aver “interferito negli affari interni” (MZ, Misna, 23/08/07)

Darfur: ombre su candidato comando forza onu-ua, ordino' strage (Agi/Reuters/Efe, 23/08/07)

Piu' di 80 morti per le forti piogge (Corriere della Sera, 20/08/2007)

Sudan - Darfur: nasce nuova alleanza ribelli, pronti a proteggere ONG (Agi/Afp/Reuters, 20/08/07)

Darfur: Mia Farrow e la torcia della pace, inizia il tour (Agi/Reuters, 15/08/07)

Darfur: Unione Africana, "I caschi blu non servono" (Corriere della Sera, 12/08/2007)

Darfur: presto libero capo ribelle, Mia Farrow propose scambio (Agi/Reuters, 09/08/07)

Unhcr: si deve garantire lo status di rifugiati agli sfollati del Ciad (Peacereporter, 07/08/07)

Onu: Darfur, ribelli vogliono presto colloqui decisivi con Sudan (Reuters, 06/08/07)

Profughi in fuga verso Israele, terra promessa dei disperati del Sudan (Il Tempo, 05/08/07)

Darfur: primo incontro tra ribelli in Tanzania a porte chiuse, voluto da Onu e UA (Ansa, 04/08/07)

Nuova risoluzione Onu, tole sanzioni contro Khartoum (Peacereporter, 25/07/07)

Darfur: nuovo no di Khartoum a forze Onu (Ag.Radicale, 23/07/07)

Il lago in Darfur è a secco, dicono i geologi francesi (Peacereporter, 20/07/07)

Inondazioni, almeno un centinaio di morti (Swissinfo, 19/07/07)

Darfur; Bbc, speranze pace da enorme lago sotterraneo (Swissinfo, 18/07/07)

Khartoum: 14 arresti per accusa di complotto (MB, Misna, 16/07/07)

Darfur, vertice fra ribelli e mediatori (La Stampa, 16/07/07)

Darfur; Bbc, speranze pace da enorme lago sotterraneo (Swissinfo, 18/07/07)

Gruppi ribelli Darfur si unificano per facilitare negoziati (Peacereporter, 15/07/07)

Darfur, arabi nelle terre degli africani - "La pulizia etnica sarà irreversibile" (La Stampa, 14/07/07)

Darfur: governo bombarda civili (Swissinfo, 13/07/07)

Allarme inondazioni, 15 morti (Vita, 10/07/07)

Raggiunto accordo su missione di pace in Darfur (Peacereporter, 09/07/07)

Darfur, conferenza internazionale in Libia a luglio (Corriere del Ticino, 04/07/07)

Darfur: arriva comandante forza Onu-Ua (Vita, 04/07/07)

Nuovo accordo di esplorazione e produzione petrolifera con la Cina (Peacereporter, 02/07/07)

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Khartoum denuncia bombardamenti aerei del Ciad in Darfur (Peacereporter, 30/12/07)

Il governo sudanese ha accusato questa mattina il vicino Ciad di aver condotto bombardamenti aerei nel Darfur occidentale venerdì scorso, 28 dicembre. Il governo ciadiano ha negato seccamente, dicendo che le forze armate del Paese hanno soltanto condotto un'operazione militare contro le forze ribelli del Fronte unito per il cambiamento (Fupc) nella zona di frontiera, senza alcuno sconfinamento in territorio sudanese. Il Ciad accusa il Sudan si sostenere il Fupc e il Sudan accusa il Ciad di appoggiare i ribelli darfurini del Movimento giustizia e uguaglianza (Jem). Questi ultimi ieri hanno attaccato la città di Suleia, in Darfur. (Peacereporter,  30/12/07)

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Finita le crisi di governo (Mwinda, 28/12/07)

Si è conclusa ieri, con il giuramento dei nuovi ministri in quota Splm, la seria crisi di governo in Sudan, iniziata a metà ottobre quando gli ex ribelli meridionali avevano annunciato il ritiro dal governo di unità nazionale. Dopo due mesi e mezzo di paralisi istituzionale e di continue accuse da una parte e dall'altra, che avevano fatto seriamente temere per la tenuta del trattato di pace del 2005 che ha messo fine alla ventennale guerra tra Nord e Sud, ieri lo Splm è ufficialmente tornato a far parte dell'esecutivo sudanese. Lo stallo era stato risolto già giorni fa, dopo l'ennesimo incontro tra il presidente della repubblica Omar al-Beshir e il suo primo vice, il leader meridionale Salva Kiir. Rimaneva però da rivedere la lista dei ministri, sottosegretari e consiglieri presidenziali dello Splm. Con le nuove nomine, rese ufficiali il 26 dicembre, l'ultimo atto per il ritorno a Khartoum del partito degli ex ribelli meridionali è stato fatto. Ma difficilmente potrà bastare a far cambiare il clima di sospetto che prevale nei rapporti tra i due ex nemici e ora partner di governo (Mwinda, 28/12/07)

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Sudan - I ribelli del Jem sconfiggono l'esercito (Mwinda, 17/12/2007)

I ribelli del Justice and equality movement (Jem) hanno detto ieri di aver inflitto una sonora sconfitta all'esercito sudanese a pochi chilometri da Al-Geneina, la capitale del Darfur occidentale. Secondo quanto riferito alla Reuters dal comandante Abdel Aziz el-Nur Ashr, i ribelli avrebbero fatto prigionieri 29 soldati governativi e preso 32 veicoli, oltre ad altro armamento pesante. Contemporaneamente alla battaglia nei pressi di al-Geneina, i ribelli del Jem avrebbero anche bloccato la strada che dalla capitale del Darfur occidentale porta alla città di Zalengei, nel Darfur centrale, e attaccato per la seconda volta in due mesi il campo petrolifero di Defra, nella regione del Kordofan. Mentre l'esercito e il governo hanno detto di non avere per ora la possibilità di confermare le notizie date dai ribelli, il leader del Jem, Khalil Ibrahim, ha sottolineato che l'attacco a Defra, controllato dal consorzio Greater Nile petroleum operating company (Gnpoc) a maggioranza cinese, è solo l'ultimo di una serie di attacchi che il Jem continuerà a fare contro le installazioni petrolifere cinesi, con l'obiettivo di spingere Pechino a ritirarsi dal Sudan. Mentre il 2007 si avvia alla chiusura, la situazione in Darfur rimane difficile. Come anche quella nel resto del paese. Le diverse crisi politiche che si intersecano in Sudan rendono più remote le prospettive di pace per il più grande paese dell'Africa (Mwinda, 17/12/2007)

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Darfur: ribelli,catturati 29 soldati in scontri con esercito (SwissInfo, 16/12/2007)

I ribelli del Darfur hanno affermato oggi di aver inflitto una pesante sconfitta all'esercito sudanese nel Darfur occidentale, in una battaglia notturna durante la quale affermano di aver catturato 29 soldati governativi, 32 veicoli e armamenti pesanti. Il Movimento per la Giustizia e l'Eguaglianza (Jem) guidato da Khalil Ibrahim ha affermato di aver anche attaccato per la seconda volta il campo petrolifero sudanese di Defra, facendo chiudere la sua stazione di pompaggio. "Abbiamo catturato un tenente-colonnello di nome Mahdi Hamad Ahmed" ha detto alla Reuters Abdel Aziz el Nur Ashr, un comandante del Jem, aggiungendo che erano stati fatti prigionieri anche tre altri ufficiali. "Abbiamo sconfitto due battaglioni e li abbiamo ricacciati a circa sette km da Al Geneina", ha ancora detto, riferendosi alla capitale dello stato del West Darfur. Allo stesso tempo, ha proseguito Ashr, i combattenti del Jem hanno interrotto la strada fra Al Geneina e Zalengei, nel Darfur centrale e hanno attaccato il campo petrolifero di Defra nel vicino Kordofan. Il Jem, ha precisato Ashr, ha perso tre combattenti e ha avuto 12 feriti nei combattimenti, cominciati lo scorso venerdì sera e terminati ieri mattina. Khalil Ibrahim ha detto alla Reuters che l'attacco a Defra, il secondo in due mesi contro il campo petrolifero gestito dai cinesi, è stato solo l'ultimo di una serie di attacchi, che continueranno finché i cinesi non abbandoneranno il settore petrolifero sudanese. "Il governo usa i proventi del petrolio per acquistare armi cinesi", ha detto Ibrahim aggiungendo che il Jem ha attaccato nei giorni scorsi un altro campo petrolifero nella zona, il campo Khadra. (SwissInfo, 16/12/2007)

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Darfur; Poettering al vertice UE: inviamo forza di pace europea(Apcom, 14/12/2007)

Il presidente dell'Europarlamento, Hans-Gert Poettering, ha esortato i leader dei Ventisette, al vertice Ue in corso oggi a Bruxelles, a "inviare truppe europee e internazionali" nel Darfur, per proteggere la popolazione vittima della guerra civile che infuria nella regione sudanese. Pur non essendo il Darfur all'ordine del giorno del summit, Poettering ha voluto riprendere l'accorato appello rivolto all'Europa, martedì a Strasburgo dall'avvocato sudanese dei diritti civili Salih Mahmoud Osman, durante la cerimonia in cui gli è stato consegnato il premio Sacharov per la libertà di pensiero. "Nel suo discorso, ci ha esortati a inviare delle truppe europee e internazionali, perché il soldati dell'Unione africana non sono in grado di proteggere la popolazione in preda alle sofferenze. Io mi faccio l'eco presso di voi - ha detto Poettering ai capi di Stato e di governo dell'Ue - di quest'appello di Salih Mahmoud Osman. Il Parlamento europeo non può che incoraggiare gli Stati membri e l'Unione europea a trovare la volontà e la capacità di aiutare le popolazioni provate del Sudan e del Darfur, attraverso i mezzi militari e umanitari appropriati", ha concluso il presidente dell'Assemblea di Strasburgo.(Apcom, 14/12/2007)

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Intesa nord-sud, riparte governo unitario (SwissInfo, 12/12/2007)

Il Sud Sudan rientrerà nella coalizione governativa col Nord del paese che aveva abbandonato due mesi fa, accusando Khartoum di non aver rispettato gli impegni del trattato di pace del gennaio 2005, ed innescando forti timori di una ripresa della guerra civile. La decisione, informa la Bbc online, è stata presa ieri sera dopo un lungo incontro tra il presidente sudanese Omar Hassan al-Bashir, ed il suo vice, il presidente del Sud Sudan Salva Kiir, che ha appunto dato mandato ai ministri che erano usciti dell'esecutivo unitario di rientrarvi. Secondo fonti ufficiali, la maggioranza dei punti di scontro, se non risolti, sono perlomeno stati avviati ad un utile confronto. In particolare, ci sarebbe un'intesa di massima sul ritiro delle truppe nel Nord dal Sud (sarebbe dovuto avvenire già da tempo); mentre ancora non c'è accordo sul punto nodale della regione dell'Abyei: è molto ricca di petrolio, e si polemizza se essa si trovi al Nord o al Sud. Proprio su questo punto, sabato ci potrebbe essere un altro incontro tra al-Bashir e Kiir. (SwissInfo, 12/12/2007)

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L'orrore del Darfur nei disegni dei bambini (Laura Montanari, La Repubblica, 12/12/2007)

Illustrazioni relizzate dai piccoli del Darfur, raccolti dalla Ong britannica Waging Peace e, per la prima volta in Italia, in mostra alla scuola media di Sovigliana (Vinci) dal 10 al 16 dicembre - Sono occhi piccoli quelli che ci raccontano attraverso i disegni la vita nel Darfur (a ovest del Sudan, nel deserto del Sahara), una delle aree più tormentate del mondo. Sono i bambini africani che vivono fra la fame e la guerra quelli che mettono quasi sempre un fucile in mano alla gente, quelli che vedono gli uomini con le ferite, il sangue alla bocca, i colpi dritti al cuore. I loro disegni con le matite colorate dal 10 dicembre al 16 dicembre si possono vedere in mostra alla scuola media di Sovigliana (Vinci) dalle ore 15 alle 18 (la mattina è aperta per gli studenti). Capanne, blindati, capanne incendiate o disegnate e poi cancellate, sbarrate da una croce, persone che camminano mutilate e armi, fucili, mitragliatrici. Una quarantina di disegni che sembrano messaggi in bottiglia dalla catastrofe del Darfur, un urlo, una richiesta di aiuto raccolta da Sovigliana e da Cerreto Guidi (qui la stessa mostra farà tappa dal 17 al 23 dicembre presso la scuola media). I disegni che fanno parte di questa esposizione e che sono una testimonianza delle terribili violenze patite in quei villaggi sono stati raccolti dalla Ong britannica Waging Peace e per la prima volta sono in Italia. Sono stati consegnati al tribunale dell'Aja che ha seguito le indagini sulle atrocità commesse in Darfur e ha spiccato lo scorso aprile un mandato d'arresto contro due presunti responsabili del genocidio (il ministro degli esteri in carica Hahmed Haroun e il capo delle milizie arabe Janjaweed Ali Kushayb). (Laura Montanari, La Repubblica, 12/12/2007)

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Jem attacca campi petroliferi (Mwinda, 11/12/07)

I ribelli del Justice and equality movement (Jem) hanno annunciato oggi di aver attaccato all'alba un campo petrolifero in Kordofan, la regione del Sudan centrale che confina con il Darfur. L'attacco di questa mattina ha avuto come obiettivo un campo dell'area petrolifera di Heglig, che secondo i ribelli è gestito dalla compagnia cinese Great Wall Oil Company. Un nome che però risulta sconosciuto agli analisti che da anni seguono le vicende del settore petrolifero sudanese e che potrebbe corrispondere a quello di una compagnia subappaltatrice. "Il mio esercito", ha detto alla Reuters il leader del Jem, Khalid Ibrahim, "ha attaccato il campo petrolifero alle 6 di mattina. Abbiamo sconfitto 1200 soldati dell'esercito regolare e abbiamo assunto il controllo dell'area". Nel conflitto, durato un'ora, secondo Ibrahim sarebbero rimasti uccidi dei soldati governativi, mentre i dipendenti sono scappati. Sempre secondo la ricostruzione di Ibrahim, il Jem non avrebbe fatto prigionieri. Nessuno, al ministero dell'energia di Khartoum e nell'esercito sudanese, è stato per ora in grado di confermare l'attacco rivendicato dal leader ribelle. Durante ottobre, il Jem aveva già attaccato il campo di Defra della Greater Nile petroleum operating company (Gnpoc), consorzio controllato dalla cinese Cnpc, prendendo cinque ostaggi e chiedendo alla Cina, in cambio della liberazione dei suoi dipendenti, di ritirarsi dal Sudan. Una richiesta che pare tornare anche questa volta, assieme al messaggio chiaro di Ibrahim, che ha annunciato che "ci saranno altri attacchi nei prossimi tre giorni - forse entro qualche ora, forse tra qualche giorno". (Mwinda, 11/12/07)

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Graziata la maestra accusata di blasfemia (Adnkronos/Ign, 03/12/2007)

Il presidente sudanese Omar Bashir ha graziato la maestra elementare britannica Gillian Gibbons, 54 anni, condannata giovedì a 15 giorni di carcere con l'accusa di blasfemia. (…) Il presidente Bashir ha concesso la grazia dopo aver ricevuto due esponenti musulmani della camera dei Pari, il laburista lord Ahmed e la baronessa Warsi, del partito conservatore, che si erano recati nei giorni scorsi in Sudan proprio per ottenere il rilascio della Gibbons, la cui vicenda ha provocato forte emozione in Gran Bretagna. "Ho grande rispetto per la religione islamica, non volevo consapevolmente offendere nessuno e mi dispiace se ho causato dolore a qualcuno", ha detto la maestra Gibbons, in una dichiarazione letta dalla baronessa Warsi, subito dopo la concessione della grazia. "Non vedo l'ora di rivedere la mia famiglia e i miei amici - ha aggiunto la maestra - ma mi dispiace molto di non poter ritornare in Sudan e lavorare alla Unity High School", dove era arrivata nell'agosto scorso. (…) Gillian Gibson è stata consegnata questo pomeriggio all'ambasciata britannica a Khartoum. Quindi ha lasciato il Sudan alla volta della Gran Bretagna. Ad accompagnare la donna all'aeroporto di Khartoum, dove sono state predisposte massime misure di sicurezza dopo le manifestazioni dei giorni scorsi, i due lord musulmani. (Adnkronos/Ign, 03/12/2007)

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Darfur: Nazioni Unite: nuove sanzioni al Sudan (Peacereporter, 03/12/2007)

Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sta studiando nuove possibili sanzioni al Sudan, a meno che Khartoum non accetti immediatamente la presenza di una forza intrnazionale di pace in Darfur. A luglio il consiglio aveva già deciso l'invio di una operazione di peacekeeping nel paese africano, per cercare di arginare le violenze in Darfur, dove già circa 200mila persone hanno perso la vita in quattro anni e mezzo di guerra. Il governo sudanese cerca di ritardare una risposta decisa negando la necessità di un aiuto internazionale. (Peacereporter,  03/12/2007)

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Darfur; gravi ritardi in preparazione forza di pace (Apcom, 02/12/2007)

Gravi ritardi nella messa a punto della forza di pace internazionale guidata dalle Nazioni Unite e dall'Unione Africana per il Darfur. A gennaio, quando la forza di pace Unamid dovrebbe iniziare ad essere dispiegata, potrà scendere in campo solo un terzo delle truppe , ovvero non più di 9.000 uomini contro i 26.000 previsti. La denuncia, rilanciata dalla bbc, viene dal responsabile della forza di pace il generale Martin Luther Agwai. Nelle parole di Agwai anche una denuncia senza mezzi termini. Nessun paese - dice - ha sinora donato i 24 elicotteri necessari per le operazioni delle forza di pace e quanto alle truppe, 9000 uomini sono "il minimo indispensabile, ma solo il minimo". Agwai invita quindi la comunità internazionale ad agire. "se vogliamo fare qualcosa per mettere fine alle sofferenze del Darfur... Bisogna agire adesso, rivolgersi immediatametne a tutti i paesi amici e chidergli di fare il possibile per garantirci le risorse necessarie per assistere le popolazioni della zona". Giorni fa semprea Agwai aveva anche accusato il governo sudanese di cercar di rendere impossibile la missione Unamid con una serie di richieste e pretese insonstenibili. Oltre a voler sempre una comunicazione anticipata sul movimento delle truppe Unamid, Kartoum ha messo il veto alla partecipaziane alla missione internazionale di soldati provenienti da Scandinavia, Thailandia e Nepal. Per quanto riguarda l'italia, di un possibile contributo alla missione Unamid ha parlato nei giorni scorsi il capo di Stato Maggiore dell'Aeronautica, generale Vincenzo Camporini, l'uomo che sostituirà alla guida delle forze armate italiane l'Ammiraglio Giampaolo Di Paola. Camporini ha confermato che il nostro paese è in grado di poter dare un contributo alla missione internazionale in Darfur, pur precisando che "ci deve essere la consapevolezza che non possiamo fare tutto nello stesso momento". A riguardo alla missione in Darfur, bisogna infatti tenere presente - ha detto Camporini"i nostri attuali impegni pesanti in Afghanistan, in Libano e in Kosovo, dove abbiamo la necessità di monitorare una situazione che potrebbe richiedere uno sforzo non di poco conto". Scoppiata nel febbraio 2003, la guerra in Darfur ha causato finora almeno 200.000 morti e 2,5 milioni di profughi, mentre circa 4 dei 6 milioni di abitanti della regione sono oggi dipendenti dagli aiuti internazionali. Nel luglio scorso, il Consiglio di sicurezza dell'Onu ha approvato l'invio di circa 26.000 peacekeeper nella regione. Tuttavia, solo due giorni fa il capo della forza Ua-Onu, Rodolphe Adada, ha ribadito la necessità urgente di mezzi aerei, essenziali per il funzionamento della missione in un territorio vasto come la Francia. (Apcom, 02/12/2007)

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Sudan - I due musulmani della camera dei Lord trattano per rilascio maestra(Apcom, 01/12/2007)

(Apcom) - Due membri della Camera dei Lord britannica hanno incontrato Gillian Gibbons, l'insegnante di Liverpool imprigionata da quindici giorni in Sudan, accusata di aver insultato l'Islam permettendo ai suoi studenti di chiamare un orsetto di peluche con il nome del profeta Maometto. E Lord Ahmed del partito laburista e la Baronessa Warsi del partito conservatore hanno incontrato Gillian Gibbons, 54 anni, in una località segreta di Khartoum, la capitale sudanese. "Siamo convinti che le autorità sudanesi coopereranno per il suo rilascio" aveva detto ieri alla Bbc Lord Ahmed. I due Pari, che sono volati a Khartum di loro iniziativa dopo negoziati privati intercorsi con le autorità sudanesi, hanno già incontrato un rappresentate del governo e hanno fatto sapere che potrebbero anche avere un colloquio particolare con il presidente Omar al-Bashir. In giornata, l'avvocato di Gillian Gibbons, che ha accolto a Khartoum i due parlamentari britannici di religione islamica, si era detto ottimista. "Non sarei sorpreso se il Presidente della Repubblica dicesse loro che le accuse sono state ritirate" ha dichiarato Kamal al-Gizouli, ricordando che Omar al-Bashir è l'unico a poter annullare la sentenza. Lo scorso settembre, nell'ambito di uno studio sugli animali ed il loro habitat naturale, la signora Gibbons aveva permesso ai bambini della sua classe elementare di chiamare un orsetto con il nome del profeta Mohammed. Un membro dello staff della 'Unity High School' aveva reclamato presso il ministero dell'Educazione sudanese provocando, una settimana fa, l'arresto dell'insegnante. La signora Gibbons, la quale secondo fonti vicine al presidente al-Bashir potrebbe vedere aumentate le sue possibilità di tornare libera proprio grazie all'invio di una delegazione di religione musulmana, è stata tenuta in una località segreta per ragioni di sicurezza dopo che una folla di dimostranti aveva chiesto contro di lei la pena di morte. Il Foreign Office - il ministero degli Esteri britannico - ha fatto sapere che l'iniziativa dei due membri della Camera dei Lord è da ritenersi separata dagli sforzi ufficiali per la sua liberazione, aggiungendo che lo staff del consolato inglese ha fatto visita all'insegnante ieri trovando la donna "in buona salute", senza tuttavia poter indicare dove si trovi. "Stiamo continuando gli sforzi diplomatici con il governo sudanese" ha detto un portavoce del Foreign Office, sottolineando che "continueremo in questo senso per l'intero weekend sia a Londra che a Khartoum al fine di arrivare ad una rapida soluzione"(Apcom, 01/12/2007)

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Maestra britannica trasferita in luogo segreto (Adnkronos, 30/11/2007)

E' stata trasferita in un luogo segreto, per garantire la sua sicurezza, la maestra elementare britannica condannata ieri a 15 giorni di carcere in Sudan per aver permesso ai suoi allievi di chiamare Mohammed un orsacchiotto di peluche. Lo riferisce la Bbc dopo che oggi una folla di manifestanti ha marciato per le strade di Khartoum, chiedendo una pena piu' severa per la 54enne Gillian Gibbons, riconosciuta colpevole d'insulto al profeta Maometto. Alcuni dimostranti, che brandivano coltelli e bastoni, hanno chiesto che la donna fosse giustiziata.(Adnkronos, 30/11/2007)

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Prigione per maestra inglese (Tgcom, 29/11/07)

E' stata condannata a 15 giorni di prigione e all'espulsione dal Paese Gillian Gibbons, la maestra britannica arrestata in Sudan per aver permesso ai suoi allievi di chiamare "Maometto" un orsacchiotto di peluche. Lo ha riferito un difensore della donna. Il tribunale di Khartum ha giudicato la donna colpevole di vilipendio della religione. La Gibbons, 54 anni, era stata arrestata domenica. Per il reato di blasfemìa, l'insegnante rischiava fino a sei mesi di prigione, una multa e 40 frustate. Il processo è durato poche ore, la sentenza si è rivelata meno pesante di quanto temuto. Al termine dei 15 giorni di detenzione, che decorrono dall'arresto di domenica scorsa, la Gibbon sarà espulsa del Paese. Robert Boulos, direttore della Unity high school dove lavorava la Gibbons si è detto "contento del verdetto. E' stato corretto", anche se, " siamo molto tristi di perderla". Sulla stessa linea il legale della maestra, Kamal al-Jazouli, secondo cui "non è andata male". Il caso aveva aperto una crisi diplomatica tra Gran Bretagna e Sudan. Londra aveva convocato per chiarimenti l'ambasciatore di Khartum per manifestare la "contrarietà" di Downing Street. La Gibbon, insegnante elementare in una classe di bimbetti di sette anni circa, seguiva il programma didattico britannico, che insegna ai più piccoli il mondo animale e il loro habitat. Il tema di quest'anno era l'orso. Per rendere più realistico il progetto, l'insegnante, che aveva preso la classe ad agosto, ha chiesto a una piccola di portare il suo orso di peluche e poi ha invitato la classe a scegliere un nome. Tra i vari indicati - tra gli altri, Abdullah e Hassan- alla fine venti su 23 bimbetti hanno scelto il nome del profeta, che è tra l'altro il più diffuso nel mondo islamico. E siccome a ciascuno dei bambini veniva concesso di portare "Maometto" nel week-end a casa, per registrare nel diario quel che il peluche faceva, il progetto didattico è finito all'attenzione dei genitori, alcuni dei quali non hanno gradito. (Tgcom, 29/11/07)

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I profughi del Darfur protestano contro le truppe cinesi (Peacereporter, 29/11/07)

I profughi del Darfun protestano contro la presenza di truppe cinesi nella loro regione. Nei prossimi tre giorni, nei campi di rifugiati del Sudan, saranno organizzate manifestazioni di protesta contro il dispiegamento di militari cinesi. «Non possiamo fidarci – dice il portavoce dei rifugiati Hussein Abusharati - di chi appoggia e rifornisce di armi il governo di Khartoum». La protesta segue quella sollevata sabato dai ribelli darfurini contro l’invio nella regione di 135 ingegneri cinesi. (Peacereporter, 29/11/07)

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Darfur, "Khartoum blocca la missione di peacekeeping" (Mwinda, 28/11/2007)

Secondo Jean-Marie Guehenno, sottosegretario delle Nazioni Unite per le operazioni di peacekeeping, il governo del Sudan sta bloccando e ostacolando il dispiegamento dei 26mila uomini della forza "ibrida" Nazioni Unite-Unione Africana per il Darfur. Le richieste "eccessive" di Khartoum potrebbero "rendere impossibile la missione 'ibrida'" in Darfur. Questo è l'allarme che Jean-Marie Guehenno, sottosegretario dell'Onu per le operazioni di peacekeeping, ha lanciato ieri davanti al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Viste le continue condizioni, difficoltà e ostacoli che il governo del Sudan pone, ha continuato Guehenno, l'Onu dovrebbe valutare bene se sia il caso o meno di insistere per rendere operativa una missione che rischia di essere fallimentare. "Continuiamo con il dispiegamento di una forza", ha chiesto Guehenno ai quindici membri del Consiglio, "che non farà la differenza, che non avrà le capacità per difendersi e che ha in sè il rischio dell'umiliazione per il Consiglio di Sicurezza e le Nazioni Unite e di un tragico fallimento per la gente del Darfur?" Alle critiche mosse dal sottosegretario al suo governo, l'ambasciatore del Sudan all'Onu ha risposto parlando di "problemi amministrativi" che non dovrebbero essere amplificati. Intanto dal Ciad, paese confinante con il Darfur, è arrivata una nuova accusa al governo di Khartoum: secondo il presidente Déby, il Sudan sosterrebbe i ribelli ciadiani che nei giorni scorsi hanno ripreso i combattimenti contro le truppe regolari di N'djamena. La guerra di parole e di accuse incrociate, vecchia ormai di anni, è quindi ripresa tra i due paesi ex amici, mentre sul terreno la situazione rimane difficile. (Mwinda, 28/11/2007)

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Scolaro difende l'insegnante “blasfema” (Apcom, 28/11/2007)

Uno studente dell'insegnante britannica accusata in Sudan di blasfemia difende la donna, affermando che è stata sua l'idea di dare all'orsetto della classe il suo nome, Muhammad, come il profeta Maometto. Gillian Gibbons, 54 anni di Liverpool, è stata arrestata domenica scorsa a Khartoum e rischia ora di essere condannata a 40 frustate in pubblico per vilipendio contro l'islam. Il bambino di 7 anni ha dichiarato alla stampa: "La maestra mi ha chiesto come volevo chiamare l'orsacchiotto e io ho detto Maometto. Come me". L'Ambasciata sudanese di Londra ha definito la situazione "una tempesta in un bicchier d'acqua", ipotizzando un rilascio in tempi brevi della donna. Stando a quanto riportato dalla Bbc, tre funzionari dell'Ambasciata britannica in Sudan e un collega dell'insegnante hanno ottenuto l'autorizzazione per una visita alla donna. "Sono quasi sicuro che questo piccolo incidente verrà chiarito in tempi brevi", ha detto il portavoce della sede diplomatica sudanese a Londra, Khalid al Mubarak. (Apcom,  28/11/2007)

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Arrestata maestra britannica, aveva chiamato Mohammed un orsacchiotto (Adnkronos, 26/11/2007)

Una maestra britannica delle elementari e' stata arrestata in Sudan per aver permesso che i suoi allievi chiamassero "Mohammed" un orsacchiotto di pelouche. Gillian Gibbons, 54 anni, rischia ora una pena fino a sei mesi di carcere, 40 frustate o una multa, si legge sul sito della Bbc. Le accuse nei suoi confronti non sono ancora state formalizzate, ha riferito l'ambasciata britannica, ma il Sudanese media centre controllato dal governo di Khartoum afferma che il suo caso ricade sotto l'articolo 125 del codice penale, quello relativo agli insulti all'Islam. (Adnkronos,26/11/2007)

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Il Sud teme un ritorno alla guerra (Peacereporter, 19/11/2007)

Gli ex ribelli nel Sudan del sud hanno fortemente criticato il presidente Omar al-Bashir, che ha minacciato di riarmare le milizie del nord nonostante l'accordo di pace. Il presidente "ha quasi dichiarato guerra", ha dichiarato oggi un membro del Sudan People's Liberation Movement (Splm). Bashir ha affermato di aver invitato le milizie "ad aprire i campi di addestramento e riunire i mujahideen non per preparare una nuova guerra al sud, ma per essere pronti a qualsiasi evenienza". La guerra civile, durata 20 anni e conclusasi nel 2005, ha causato la morte di circa due milioni di persone. Dopo l'accordo di pace, il Splm si era unito al governo nazionale ma lo scorso mese ha ritirato i propri ministri, accusando Bashir di rinnegare numerose parti dell'accordo. (Peacereporter, 19/11/2007)

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Forza di pace in Darfur: l'ennesima promessa non mantenuta? (Itablogs4darfur.blog,18/11/07)

A dicembre scadrà il limite temporale fissato dalla risoluzione 1769 sul dispiegamento delle forze ONU in Darfur, a protezione dei civili. A poco più di un mese dalla fine dell'anno, non sembra però verosimile che le poche forze già presenti sul campo possano garantire quanto promesso: nessun Paese membro si è infatti offerto di inviare i mezzi di trasporto necessari allo spostamento nel difficile terreno della regione, nè i 18 elicotteri di trasporto e i 6 elicotteri armati, previsti per la difesa e la perlustrazione delle aree a rischio. Il Presidente sudanese Al-Bashir ha inoltre negato il consenso per il dispiegamento dei caschi blu dell'ONU di nazionalità non africana, tra cui un battaglione thailandese, le forze speciali nepalesi, gli ingegneri dell'unità mista svedese-norvegese-danese. Il Darfur, evidentemente, stenta ad essere al centro delle attenzioni della comunità internazionale, al di là delle commiserazioni e delle operazioni di immagine. Divenuto ormai il termine di paragone per le altre crisi del continente africano, come quelle in Somalia e in Congo, il "Darfur" rischia di essere l'ennesimo fallimento delle Nazioni Unite. (Itablogs4darfur.blog, 18/11/07)

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Epidemia di morbo della Rift Valley nel nord (Peacereporter, 15/11/07)

Citando fonti dell'Organizzazione Mondiale per la Salute, Oms, alcuni quotidiani del Kenya riferiscono di un'epidemia di morbo della rift valley, che si starebbe diffondendo rapidamente nel nord del Sudan. Solo negli ultimi dieci giorni le vittime del morbo sono state 96, e il numero dei contagiati è salito a 329. Il morbo della rift valley è molto contagioso, provoca febbri molto alte che possono condurre alla morte. Nella maggioranza dei casi colpisce persone che lavorano a contatto con gli animali e non esiste ancora un vaccino per prevenirlo. Secondo la Fao il morbo avrebbe infettato anche alcuni capi di bestiame. Il governo di karthoum smentisce, ma alcuni paesi arabi hanno precauzionalmente deciso il blocco delle iportazioni di carne animale dal Sudan. (Peacereporter,  15/11/07)

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Salgono a 92 le persone uccise dalla febbre Rift Valley (Peacereporter, 14/11/07)

La febbre della Rift Valley ha già ucciso 92 persone in Sudan da quando, una settimana fa, sono stati individuati i primi casi di contagio, e secondo quanto riferisce oggi l'Organizzazione mondiale per la salute (Who) è in continua espansione. Il Who ha iniziato incontri giornalieri per monitorare la diffusione della malattia, che può arrivare a uccidere fino alla metà dei contagiati. Non esiste ancora un vaccino per l'uomo e la febbre può colpire anche il bestiame. Un portavoce del Who ha affermato che gli ultimi dati parlano di 314 contagiati in Sudan, una cifra in rialzo rispetto ai 228 riportati sei giorni fa, con un tasso di mortalità appena inferiore al 30 percento. (Peacereporter,14/11/07)

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Divergenze su regione petrolifera ritardano soluzione crisi di governo (GB, Misna, 12/11/2007)

Si sono temporaneamente fermate sul destino della contesa regione di Abyei i lavori della commissione congiunta istituita il 3 novembre dal presidente Omar Hassan al-Bashir e da Salva Kiir, capo del Movimento popolare di liberazione del Sudan (Splm), l’autorità autonoma del Sud Sudan, per superare la crisi politica che ha portato a sospendere la partecipazione di quest’ultimo dal governo di unità nazionale. Abiyei è un ricca regione petrolifera nel cuore del paese ed è rivendicata sia da Khartoum che dal sud degli ex-ribelli: “La commissione attende nuove istruzioni dai due presidenti” ha detto un portavoce annunciando nuovi probabili incontri tra Bashir e Salva Kiir. Restano sul tavolo anche gli altri punti di cui è stata incaricata la commissione: un censimento elettorale della popolazione nazionale, la riconciliazione nazionale e la demarcazione dei confini tra nord e sud del paese (di cui Abiyei rappresenta il punto critico). Sebbene non sia stata ancora annunciata alcuna data per il ritorno al governo dell’Splm e sebbene ci siano state frizioni tra lo stesso Bashir e Salva Kiir in merito alle modalità di una possibile visita del capo degli ex-separatisti a Washington, le parti concordano però sulla necessità di una via d’uscita politica per la crisi cominciata lo scorso 11 ottobre: la momentanea interruzione dei lavori – hanno precisato fonti diverse – non significa la fine degli sforzi per trovare una soluzione pacifica alle questioni pendenti nell’ambito dell’accordo di pace siglato nel 2005. (GB, Misna, 12/11/2007)

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Dieci condanne a morte per l'omicidio di un giornalista vicino ai partiti islamici(Peacereporter, 10/11/2007)

Dieci persone sono state condannate oggi a morte per fucilazione, in Sudan, per la decapitazione di un noto giornalista islamico nel 2006. Lo hanno riferito fonti giudiziarie. Il tribunale penale di Bahri, nella capitale Khartoum, ha emesso il verdetto a conclusione di un processo durato nove mesi. I dieci condannati appartengono alla tribù Fur e provengono dal Darfur. Sono stati ritenuti colpevoli dell'omicidio di Mohammed Taha Mohammed Ahmed, direttore del quotidiano islamico Al-Wifaqper, considerato vicino ai Fratelli musulmani. Il corpo senza tenta di Ahmed era stato trovato nella capitale nel settembre 2006, il giorno dopo essere stato portato via da casa sua da un gruppo di uomini armati. Il giornalista aveva rapporti difficili con il governo del presidente Omar al-Beshir, inizialmente arrivato al potere con il sostegno dei partiti islamici.(Peacereporter, 10/11/2007)

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Sudan - Febbre Rift Valley: sale bilancio epidemia nelle zone centro-orientali (AdL, Misna, 08/11/2007)

E’ salito a 84 morti e 228 contagi il bilancio dell’epidemia di febbre della Rift Valley diffusasi in alcune regioni del Sudan. Lo ha annunciato l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Who/Oms) che sta collaborando con il ministero della Sanità di Khartoum per arginare e curare l’infezione che si è estesa in 15 distretti tra le province centro-orientali di White Nile, Sennar e Jazeera. Secondo i medici, la febbre si trasmette attraverso il contatto con il sangue o gli organi di animali infetti; da qui l’importanza per le popolazioni locali di osservare le norme igieniche e indossare guanti e protezioni quando si entra in contatto con animali malati. L’Oms ha invitato gli abitanti delle aree contagiate a cucinare bene i prodotti provenienti dagli animali in genere, come latte e cane, e dormire protetti da reti antizanzara per proteggersi da punture potenzialmente infettanti. La febbre della Rift Valley, può portare a meningiti e diffuse emorragie interne spesso letali. Non esiste un antidoto per gli esseri umani. Nel gennaio scorso, un’epidemia di febbre della Rift Valley in Kenya aveva causato la morte di oltre 150 persone. (AdL, Misna,  08/11/2007)

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Espulso capo delle operazioni umanitarie in Darfur (Peacereporter, 08/11/2007)

Il governo di Khartoum ha ordinato l'allontanamento del capo del Coordinamento degli affari umanitari (OCHA) Wael al-Haj Ibrahim, cittadino canadese di origine palestinese, dal suo incarico. Le accuse formulate a suo carico non sono ancora state rese note con esattezza: per il momento si parla di generica "violazione delle regole umanitarie". Secondo quanto dichiarato dalla portavoce dell'OCHA Stephanie Bunker le pressioni maggiori per l'espulsione dal paese del rappresentante dell'Onu sarebbero da attribuire alle autorità del Sud Darfur. Quest'interferenza nelle operazioni di aiuto infrange gli accordi siglati tra Nazioni Unite e governo sudanese. (Peacereporter,  08/11/2007)

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“Il Darfur è a un bivio” afferma il Segretario Generale dell’ONU (LM, Fides, 08/11/2007)

La situazione del Darfur è ad un bivio cruciale per ritrovare la pace. Lo afferma un rapporto del Segretario Generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, pubblicato ieri, 7 novembre, a New York. Secondo il Segretario Generale delle Nazioni Unite i recenti colloqui in Libia tra i rappresentanti del governo sudanese e di alcuni gruppi ribelli attivi nel Darfur (vedi Fides 24/10/2007) rappresentano un’opportunità che deve essere colta da tutte le parti. Nel rapporto si sottolinea però che esistono ancora diversi ostacoli al dispiegamento nella regione sudanese della forza di pace congiunta Unione Africana/ONU che entro la fine dell’anno dovrà sostituire il contingente inviato dall’Unione Africana. Ban Ki-moon afferma che le incerte condizioni di sicurezza sono un impedimento alle attività delle organizzazioni umanitarie nell’area. Il Segretario Generale dell’ONU riconosce inoltre la difficoltà a trovare Paesi disposti a inviare 24 elicotteri da trasporto e combattimenti per appoggiare i 26mila militari della nuova forza di pace, chiamati ad operare in un’area molto vasta (circa 500mila km2). “Senza gli elicotteri, la missione non sarà in grado di mettere in pratica il suo mandato” afferma il rapporto. La risoluzione dell’ONU che ha stabilito la forza di pace mista per il Darfur prevede che la maggior parte delle truppe saranno fornite da Paesi africani. Si tratta di una concessione alle obiezioni di Khartoum che non vuole militari occidentali sul suo territorio. Il Sudafrica si è detto disposto a inviare elicotteri e mezzi di trasporto terrestre in aiuto alla missione di pace. Lo ha annunciato il Presidente sudafricano, Thabo Mbeki, nel corso di un incontro con il suo omologo sudanese, Omar Hassan el-Bashir, che si trova in visita in Sudafrica. (…)(LM, Fides, 08/11/2007)

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Almeno 60 morti per un’epidemia di febbre della Rift Valley. (Radiovaticana, 03/11/07)

“Un’epidemia di febbre della Rift Valley in Sudan ha colpito almeno 125 persone, uccidendone 60”. Lo ha confermato alla MISNA John Rainford, portavoce dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), secondo cui “l’epidemia avrebbe avuto origine nelle regioni del White Nile, Sennar e Jazeera”, nel centro e nel sud del Paese. “La mortalità di quasi il 50% delle persone contagiate è considerata molto alta – ha detto Rainford - e potrebbe significare una particolare aggressività del ceppo virale in questione”. Indagini sanitarie nelle zone colpite sono già in corso e una squadra di medici dell’OMS e del ministero della Sanità di Khartoum sono stati inviati sul posto. La febbre della Rift Valley, che colpisce particolarmente il bestiame, viene trasmessa dagli animali alle persone attraverso zanzare o il contatto con il sangue del bestiame infetto. In una minoranza di casi, la sua diffusione nell’uomo può portare a meningiti e a diffuse emorragie interne spesso letali. Non esiste un antidoto per gli esseri umani. Nel gennaio scorso, un’epidemia di febbre della Rift Valley in Kenya aveva causato la morte di oltre 150 persone. (Radiovaticana,  03/11/07)

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Darfur, Onu: sgomberi forzati dai campi profughi, Khartoum nega (Ap-Apcom, 31/10/2007)

Fonti Onu hanno accusato le autorità sudanesi di aver avviato sgomberi forzati dei civili del Darfur dai campi profughi, ma Khartoum nega, precisando che si tratta di un'operazione volta a incoraggiare i civili a rientrare nei propri villaggi, dal momento che i campi sono diventati troppo grandi e pericolosi. Funzionari Onu hanno dichiarato di aver raccolto le prove dell'evacuazione forzata dal campo di Otash, alle porte di Nyala, capitale del Darfur del Sud, dove hanno trovato rifugio 60.000 persone. "Sono allarmato dalle notizie del trasferimento forzato avvenuto dal campo di Otash a Nyala, nel Darfur del Sud - ha dichiarato in un comunciato il Sottosegretario dell'Onu per gli Affari umanitari, John Holmes - sia per il modo in cui viene condotto sia per il rischio di alimentare nuove violenze. Abbiamo avuto numerosi incontri con il governo del Sudan, in cui abbiamo sottolineato che ogni risistemazione dovrebbe avvenire su base volontaria e rispettare i principi guida riguardo agli sfollati interni. Dal momento che le forze di sicurezza stanno minacciando gli sfollati con bastoni e tubi di gomma al campo Otash, appare evidente la natura non volontaria di questo trasferimento". Fonti Onu e operatori umanitari hanno riferito di otto autocarri carichi con i beni di donne e bambini. Molti sfollati concordano con Khartoum sulle cattive condizioni di vita dei campi, ma precisano di non avere alcun posto dove andare, ritenendo i propri villaggi ancora troppo pericolosi. "Pensate che ci piaccia vivere qui? Pensate che abbiamo scelta?", ha detto una donna a Otash, Husseina Mukhtar, interpellata alcune settimane fa. (Ap-Apcom, 31/10/2007)

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Darfour: domani al via colloqui di pace senza i due principali gruppi ribelli (Agr/Il secoloxix, 26/10/2007)

Sotto l'egida dell'Onu e dell'Unione Africana, prendono il via domani a Sirte, in Libia, i colloqui di pace per il Darfour. I due principali gruppi ribelli della regione pero' non parteciperanno. Lo ha detto Radio Nairobi spiegando che il Movimento per la Giustizia e l'Eguaglianza e l'Esercito di Liberazione del Sudan-Unity hanno deciso di non prendere parte ai colloqui. Anche altri gruppi di ribelli relativamente minori hanno assunto la stessa posizione, nonostante Onu e UA avessero spinto e sollecitato una massiccia partecipazione. La rivolta in Darfour e' iniziata ormai quattro anni e mezzo fa e in tutto questo periodo i morti, vittime della dura repressione governativa, sono stati oltre 200mila. 2 milioni e mezzo i profughi. Il governo di Khartoum pero', isolato nel contesto internazionale, contesta tali dati e parla di meno di 10.000 morti.(Agr/Il secolo xix,  26/10/2007)

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All'avvocato sudanese Osman il premio Sakharov (Euronews, 25/10/2007)

Sarà Salih Mahmoud Osman, quest'anno, a ricevere il premio Sakharov per i diritti umani. Lo ha deciso oggi il parlamento europeo. "La conferenza dei presidenti ha deciso all'unanimità - ha detto il presidente Hans Pottering - Salih Mahmoud Osman è stato premiato per il lavoro che ha fatto nella regione del Darfur". Avvocato, parlamentare sudanese, Osman fornirsce da anni assistenza legale e psicologica gratuita alle vittime della guerra civile. "Governi e organizzazioni umanitarie - ha detto Osman - assistono le vittime nei campi, ma dall'Unione Europea ci aspettiamo che sappia affrontare il problema della protezione dei civili e che contribuisca al processo di pace". Le testimonianze che Osman ha raccolto in Darfur, hanno permesso alla Corte Penale Internazionale di perseguire alcuni presunti responsabili di omicidi, torture e violenza sessuali nella regione. (Euronews, 25/10/2007)

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Darfur, Khartoum pronto a cessate il fuoco. Al via i negoziati (Il Sole 24 ore, 23/10/2007)

Il Sudan decreterà un cessate-il-fuoco con i ribelli del Darfur il giorno in cui si apriranno i negoziati di pace in Libia il 27 ottobre. Lo ha annunciato ieri sera l'ambasciatore di Khartoum presso le Nazioni Unite. Abdelmahmoud Abdalhalim Mohamed, l'ambasciatore sudanese all'Onu, ha dichiarato che il governo ha deciso di dichiarare un cessate-il-fuoco in occasione della seduta d'apertura dei negoziati per dare inizio al processo di pace. I negoziati cominciano sabato prossimo 27 ottobre a Sirte, città natale del leader libico Moammar Gheddafi. "Quel giorno noi dichiareremo un cessate-il-fuoco per poter dare una possibilità ai negoziatori di ottenere un accordo sulla cessazione delle ostilità e un cessate-il-fuoco nel primo giro di discussioni" ha dichiarato l'ambasciatore all'Associated Press. "Sarà quindi una buona misura per rafforzare la fiducia quando tutte le parti si accorderanno su un cessate-il-fuoco, che noi annunceremo il 27" ha aggiunto l'ambasciatore sudanese. Si ignora tuttavia se la tregua sarà dichiarata anche dai ribelli. Uno dei capi ribelli più influenti, Abdul Wahid Elnur, ha rifiutato di partecipare ai negoziati se avranno luogo in Libia. Khalil Ibrahim, capo del Movimento per l'uguaglianza e la giustizia, uno dei principali movimenti ribelli, ha da parte sua minacciato di boicottare i colloqui se i mediatori internazionali non riusciranno a convincere un altro movimento ribele, la Sla, a riunificare le sue fazioni dissidenti. (Il Sole 24 ore, 23/10/2007)

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Negoziati Darfur a rischio, arriva inviato speciale Onu (Suissinfo, 23/10/2007)

Sono appesi a un filo i negoziati di pace sul Darfur che comunque, salvo colpi di scena, inizieranno sabato a Sirte, in Libia, sotto l'egida di Onu ed Unione Africana. Le posizioni sono molto distanti; il fronte dei ribelli polverizzato (dai due gruppi storici, all'attuale quindicina) e molti dei suoi leader, riuniti in questi giorni a Giuba, capitale del Sud Sudan, hanno verificato che non si sono trovati d'accordo. Qualche organizzazione, peraltro minore, ha oggi annunciato anche che non parteciperà ai negoziati. Ma il punto principale, secondo la maggioranza degli osservatori, è che le condizioni per una trattativa utile non sono ancora mature e che occorrerebbe più tempo per prepararle. Intanto a Khartoum è in arrivo l'inviato speciale dell'Onu Ashraf Qazi, pachistano. Per una singolare coincidenza - e qualcuno si domanda se sia casuale -, Qazi giunge nella capitale somala esattamente un anno dopo l'espulsione del suo predecessore, l'olandese Jan Pronk, che fu duro col governo sudanese, che per tutta risposta gli intimò di lasciare il Paese, accusandolo di essere una minaccia per la sua sicurezza. Le speranze di un risultato dai negoziati si Sirte sono molto basse, anche se il governo di Khartoum ha dichiarato l' intenzione che durante i colloqui si dia vita a un cessate il fuoco, perché sul terreno la situazione è ancora del tutto fuori controllo. Un fallimento peserebbe su un futuro già di per sé molto oscuro, fra la tragedia della popolazione civile del Darfur che non sembra aver termine (oltre 200.000 morti e, tra orrori senza fine, circa 2,5 milioni di profughi), e la tensione sempre più forte tra Nord e Sud del Sudan. Se esplodessero, polverizzerebbero tutte le speranze di pace. (Suissinfo, 23/10/2007)

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Darfur: Amnesty, Khartoum impedisce dispiegamento missione Onu/Ua (Vita, 22/10/2007)

Amnesty International ha chiesto oggi al governo sudanese di cessare di ostacolare il rapido dispiegamento in Darfur dell'Unamid, la Missione Onu/Unione africana che entro la fine di dicembre dovrebbe prendere il posto dell'Amis (Missione dell'Unione africana in Sudan). In un rapporto diffuso oggi, Amnesty International denuncia i principali ostacoli e ritardi frapposti dal governo sudanese al dispiegamento dell'Unamid e stigmatizza l'atteggiamento della comunita' internazionale, che non offre all'Unamid l'equipaggiamento necessario, come ad esempio elicotteri militari. ‘L'insicurezza che domina in Darfur e' inaccettabile. L'Unamid sta affrontando la stessa serie di ostacoli, da parte del Sudan, che hanno reso cosi' debole la presenza dell'Amis' – ha dichiarato Erwin van der Borght, direttore del Programma Africa di Amnesty International. L'organizzazione per i diritti umani chiede al governo sudanese di accettare l'accordo raggiunto tra Unione africana e Nazioni Unite sulla composizione dell'Unamid, permettere che questa forza sia pienamente equipaggiata per svolgere interamente il suo mandato (ad esempio, con armi e mezzi di trasporto aereo e di superficie), garantire completa liberta' di movimento al suo personale e mettere immediatamente a disposizione gli spazi per allestire le sue basi' – ha aggiungo van der Borght. In assenza di un'efficace forza internazionale di peacekeeping, sostiene Amnesty International, le violazioni dei diritti umani contro la popolazione civile del Darfur proseguiranno impunite. (Vita,22/10/2007)

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Attacchi delle milizie a un campo profughi in Darfur (Peacereporter, 19/10/2007)

Milizie sostenute dal governo sudanese nei giorni scorsi avrebbero più volte attaccato il campo profughi di Kalma, vicino alla capitale del Sud Darfur Nyala, uccidendo sei persone e ferendone quattordici. Secondo alcuni residenti del campo l'obiettivo delle ripetute incursioni sarebbero stati sei presunti ribelli. Il governo di Khartoum non ha commentato l'episodio, ma da sempre nega di sostenere o finanziare milizie nel Darfur. Nel campo di Kalma risiedono circa 90.000 rifugiati di tribù differenti, che più volte in passato si sono scontrate tra loro per il controllo delle risorse. (Peacereporter, 19/10/2007)

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Rientra la crisi fra nord e sud (Emanuela Citterio, Vita, 18/10/2007)

Un ampio rimpasto governativo, con alcune personalità di rilievo emarginate, è stato deciso in Sudan, risolvendo la crisi tra Nord e Sud. Il Movimento per la liberazione del Sud Sudan (Splm) che controlla il sud sudan ha annunciato il rientro nel governo di unità nazionale, che aveva abbandonato la settimana scorsa accusando il Nord di non rispettare gli accordi. L'abbandono del governo era stato giudicato dagli osservatori della realtà sudanese come l'avvenimento più grave dalla firma della pace fra nord e sud sudan nel gennaio del 2005 e rischiava di riaprire il conflitto più lungo in Africa, quello durato per 22 anni tra Nord e Sud Sudan. L'annuncio ufficiale del rimpasto di governo è stato dato a Khartoum e fa seguito a un incontro avvenuto martedì tra il presidente sudanese al-Bashir ed il numero due del sud del Sudan, Mashar. Il Sud Sudan la scorsa settimana aveva ritirato la propria delegazione dal governo federale, accusando il Nord di non aver rispettato parti importanti dell'accordo di pace firmato nel 2005. (Emanuela Citterio, Vita, 18/10/2007)

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Intesa tra nord e sud e rimpasto governativo (Suissinfo, 17/10/2007)

Un ampio rimpasto governativo, con alcune personalità di rilievo emarginate, è stato deciso in Sudan, risolvendo così la crisi tra nord e sud che si andava drammatizzando. L'annuncio ufficiale - riferisce Radio Nairobi - è stato dato oggi a Khartum, e fa seguito a un incontro avvenuto ieri tra il presidente sudanese Hassan al-Bashir e il numero due del sud del Sudan, Rieck Mashar. Il Sud Sudan la scorsa settimana aveva ritirato la propria delegazione dal governo federale, accusando il Nord di non aver rispettato parti importanti dell'accordo di pace firmato a Nairobi nel gennaio del 2005, che aveva posto fine a quasi 21 di guerra che aveva causato circa due milioni di morti, e quattro di sfollati. (Suissinfo, 17/10/2007)

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Darfur, missione militare ue in Ciad per preparare arrivo "Eufor" (Apcom, 15/10/2007)

Una quarantina di militari dell'Unione europea sono impegnati in una missione in Ciad per preparare l'arrivo della missione militare Eufor Ciad-Rca in questo Paese e nella Repubblica Centrafricana. Oggi è atteso il placet dell'Ue all'invio dell'Eufor Ciad-Rca nei due Paesi, situati alla frontiera con il Darfur, nel Sudan occidentale. La forza dovrà garantire la sicurezza degli sfollati ciadiani e dei rifugiati sudanesi cacciati dalla guerra nel Darfur. L'arrivo dei primi contingenti dell'Eufor è atteso a novembre, secondo fonti diplomatiche. (Apcom,  15/10/2007)

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Il ritiro dal governo del Sudan People’s Liberation Movement (Anita Boselli, Equilibri, 15/10/2007)

Lo scorso giovedì 11 ottobre il braccio politico della ex fazione ribelle del Sudan meridionale, il Sudan People’s Liberation Movemennt, ha ritirato dal Governo di Unità Nazionale (GoNU) la totalità dei suoi ministri e consiglieri. Il segretario generale dell’SPLM ha dichiarato che non torneranno al lavoro fino a quando alcune questioni controverse non verranno risolte.Gli ormai ex-ribelli hanno motivato il loro ritiro con l’intenzione di fare pressione sul National Congress Party (NCP), il partito del presidente Omar Hassan al-Bashir. I motivi della rottura riguardano i ritardi nell’applicazione del trattato di pace, in particolare il fallimento del principio di condivisione che doveva reggere il governo, il mancato ritiro delle truppe della Sudanese Armed Force (SAF) dal sud del paese e la mancata implementazione di un protocollo sulla zona di Abyei, ricca di petrolio, oltre a numerose violazioni dei diritti umani. Le accuse implicite che il gesto compiuto dall’SPLM muove al governo, e quindi più o meno direttamente all’NCP e al presidente al-Bashir, sono di aver rinunciato ai cambiamenti politici che avevano accettato di sottoscrivere nel trattato, tra cui primariamente la condivisione del potere. La mossa dell’SPLM risulta ancor più eclatante in quanto si verifica in un momento delicato per il presidente sudanese, vale a dire a poco più di due settimane dagli incontri che si dovranno tenere in Libia riguardanti la situazione in Darfur. Il gesto è ugualmente indirizzato verso la comunità internazionale. Infatti dalla firma del CPA l’attenzione di quest’ultima è andata a concentrarsi sulla situazione della zona del Darfur, a discapito delle procedure di follow up dell’accordo di pace tra nord e sud. “Era tempo per un segnale di allarme” ha dichiarato Yasir Aman, portavoce del SPLM, aggiungendo però che il leader del partito, Salva Kiir Mayardit, che è altresì presidente del Sud Sudan e vice presidente del governo nazionale, resterà al suo posto, poiché un suo eventuale abbandono costituirebbe un provvedimento eccessivamente drastico. - Dall’NCP non sono giunti commenti, resta però il fatto che la mossa del partito guidato da Kiir arriva in un momento in cui tutti gli occhi sono puntati sul presidente sudanese. I membri dell’SPLM hanno dichiarato che il loro ritiro non influenzerà i colloqui di pace di fine mese. Le Nazioni Unite hanno manifestato dei timori in proposito, anche se non la probabilità di una rottura della pace tanto faticosamente raggiunta, che nessuna delle due parti ha interesse a rompere per prima, non viene considerata imminente. Resta inoltre da vedere se l’impatto sulla comunità internazionale avrà i positivi effetti desiderati e in che misura l’NCP se ne lascerà influenzare. (Anita Boselli, Equilibri, 15/10/2007)

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Darfur - Embargo sulle armi, violazioni coinvolgono tutti (Misna, 13/10/07)

Violazioni sull’embargo alle armi imposto dalle Nazioni Unite per il Darfur, la regione occidentale sudanese teatro dal febbraio 2003 di un conflitto interno che ha causato una grave crisi umanitaria, sono state commesse da tutti i protagonisti del conflitto: tanto dalle autorità sudanesi quanto dai gruppi ribelli attivi nella regione. Lo sostiene l’ultimo rapporto redatto dagli esperti dell’Onu incaricati di monitorare l’embargo, stilato in base alle indagini condotte dal settembre 2006 all’agosto 2007. Secondo il documento, il governo di Khartoum avrebbe trasportato per via aerea armi ed equipaggiamenti nelle capitale tre province che compongono la regione del Darfur (el Fasher per il Nord Darfur, Nyala per quello Sud ed el Geneina per quello Ovest). Le truppe governative avrebbero inoltre effettuato numerose “offensive aeree e bombardamenti sulla regione, condotti con aeromobili di colore bianco e in un caso traccianti la scritta ‘Onu’ sulla fusoliera”. Secondo gli esperti anche alcuni gruppi ribelli avrebbero ricevuto armi, inclusi fucili d’assalto, lanciarazzi, e cannoni antiaereo, contrabbandati attraverso l’Eritrea e il Ciad. Il rapporto cita diversi gruppi tra i quali il Fronte di redenzione nazionale e fazioni dell’Esercito di Liberazione del Sudan (Sla) - inclusa quella di Minni Minnawi, l’unica ad aver siglato un accordo di pace con Khartoum - che avrebbero deliberatamente aggredito il contingente di pace dell’Unione Africana dislocato nella regione. “Le parti in causa nel conflitto – notano inoltre gli esperti – non hanno individuato nessun responsabile per i crimini commessi durante il conflitto, come le violenze sessuali ampiamente diffuse”. Nelle raccomandazioni finali, il documento richiede un allargamento dell’embargo sull’intero territorio sudanese. (Misna, 13/10/07)

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Onu critica Khartoum, sud esce da governo unitario (Suissinfo, 11/10/2007)

Quadro sempre più fosco nel Sudan in generale e nel Darfur in particolare con l'Onu che critica duramente il governo di Khartoum e il principale partito che rappresenta il Sud del Sudan che annuncia la decisione di non partecipare più ai lavori dell'esecutivo. Le Nazioni Unite hanno accusato il governo di Khartoum di ostacolare il dispiegamento della forza congiunta Onu-Unione Africana (Ua) in Darfur. Il principale (di fatto unico) partito del Sud Sudan, l'Splm (movimento sudanese per la liberazione del popolo) ha nel contempo annunciato che da oggi non parteciperà più ai lavori del governo unitario Nord-Sud per il mancato rispetto di alcune tra le principali clausole di pace che posero fine alla guerra civile. Si tratta di questioni collegate: la tragedia del Darfur, infatti, non potrà essere risolta se tra Nord e Sud tornano a suonare tamburi di guerra: per ora lontani, ma sempre più forti. Ciò mentre l'inviato speciale delle Nazioni Unite per il Sudan Jan Elliason ha dichiarato oggi a Khartoum che in Darfur "la situazione sul campo è estremamente allarmante, e l'escalation militare fonte di grande preoccupazione". In tal senso ha, tra l'altro, invitato a non perdere l'opportunità dei colloqui di pace, sotto egida Onu ed Ua, che dovrebbero iniziare il 27 ottobre in Libia: "Perdere questa occasione -ha detto- sarebbe una tragedia, è il momento della verità ". Occorre, ha proseguito Elliason, mettere da parte i veti e controveti che nascono dalla polverizzazione dei gruppi ribelli (dai due iniziali, all'attuale quindicina), e dalla rigidità sul campo di Khartoum, che secondo Amnensty Internazional sta preparando un'offendiva nel Nord del Darfur da scagliare prima dell'avvio dei colloqui negoziali. Il segretario generale Ban Ki-Moon in un rapporto molto duro accusa Khartoum di ritardare l'arrivo della missione di pace in Darfur (missione che il governo sudanese ha dovuto accettare, ma che continua a ritenere indebita ingerenza nei suoi affari interni) non fornendo la lista delle truppe che è disposta ad accettare. I peacekeeper (26.000) dovrebbero cominciare a dispiegarsi entro fine anno, ma ormai sono in pochi a credere che questi tempi potranno essere rispettati. Per quanto riguarda, poi, i rapporti Nord-Sud, l'Splm, nell' annunciare da oggi il blocco alla partecipazione al governo unitario, ha spiegato che tale scelta è dovuta alla mancata applicazione di punti nodali dell'intesa quali la demarcazione dei confini, ed il completo ritiro delle truppe del Nord dal Sud. Fin quando ciò non avverrà, è stato specificato, i lavori unitari saranno congelati. Dal canto suo il presidente del Sud e vicepresidente del Sudan Salva Kir ha dichiarato nei giorni scorsi che se le intese di pace firmate nel gennaio del 2005, dopo 21 anni di guerra civile, non saranno interamente rispettate, potrebbe riesplodere il conflitto. (Suissinfo, 11/10/2007)

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Darfur, Amnesty: imminente attacco delle forze armate sudanesi (Vita, 10/10/2007)

Amnesty International ha ricevuto credibili informazioni secondo le quali le Forze armate sudanesi (Fas) stanno ammassando mezzi e uomini in almeno sei centri del nord del Darfur, tra cui Tine, Kornoy, Um Baru e Kutum, attualmente controllati dai gruppi armati di opposizione, in vista di un attacco che dovrebbe precedere l'apertura dei negoziati di pace di Tripoli, il 27 ottobre. L'organizzazione per i diritti umani teme che l'imminente offensiva possa provocare ulteriori vittime e costringere la popolazione locale alla fuga, in assenza di qualsiasi forza che possa fornire protezione e assistenza. L'8 ottobre le Fas e le milizie filo-governative janjawid hanno attaccato Mujaheria, 130 chilometri a ovest di Haskanita (dove il 5 e 6 ottobre era stata assaltata la base dell'Amis, la Missione dell'Unione africana in Sudan, in un devastante attacco che aveva lasciato in piedi solo la moschea e la scuola locali), provocando almeno 40 morti. L'incursione da terra e' stata supportata da un Antonov bianco (fornito nel settembre 2006 dalla Russia), camuffato da aereo delle Nazioni Unite. Gli abitanti hanno cercato riparo presso la locale base dell'Amis, che a sua volta e' stata attaccata da colpi di fucile e di mitragliatrice. La zona occidentale di Mujaheria e' stata saccheggiata. Di fronte al divieto di effettuare voli militari nello spazio aereo del Darfur, le autorita' sudanesi hanno spesso utilizzato l'Antonov, facendolo passare per un mezzo delle Nazioni Unite. ‘L'ammassamento di truppe a nord e gli attacchi ad Haskanita e Mujaheria rendono sempre piu' urgente il dispiegamento della Missione congiunta Nazioni Unite-Unione africana (Unamid), con risorse e mandato adeguati per proteggere la popolazione civile. Nel frattempo, e' indispensabile rafforzare la presenza dell'Amis inviando altro personale ed elicotteri' – ha dichiarato Tawanda Hondora, vice direttore del programma Africa di Amnesty International. La presenza dell'Amis si sta rivelando palesemente insufficiente: i meno di 6000 peacekeeper (sui 7000 previsti) sono pericolosamente sparpagliati in un territorio grande quanto la Francia. Il governo sudanese ostacola spesso gli spostamenti dell'Amis, con la scusa che la situazione sul campo non e' sicura. L'Amis e' costretta a noleggiare gli elicotteri, i cui piloti peraltro si rifiutano molte volte di volare in Darfur. ‘Sarebbe come tradire la popolazione del Darfur se, dopo tutti gli sforzi per avere una presenza dell'Onu sul terreno, la comunita' internazionale manifestasse la stessa debolezza che ha contraddistinto in negativo la presenza dell'Amis e permettesse al governo sudanese di continuare a ostacolare i tentativi di proteggere i civili' – ha aggiunto Hondora. (Vita,10/10/2007)

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Darfur - Muhajiriya bombardata; 40 morti, dicono ribelli (Suissinfo, 09/10/2007)

Almeno una quarantina di civili sarebbero rimasti uccisi, e moltissimi feriti, in seguito all'attacco scagliato dalle forze governative sudanesi contro la città di Muhajiriya, nel sud del Darfur. E' quanto sostengono fonti dei ribelli che controllavano l'importante città citate da radio Nairobi. In mattinata l'Unione Africana (Ua) aveva confermato che il raid -bombardamenti aerei, ma anche attacchi via terra- era stato compiuto da truppe sudanesi, mentre Khartoum aveva ieri smentito tale circostanza. Quanto più preoccupa gli osservatori è che Murajiryia è sotto il controllo dell'Esercito di Liberazione del Sudan (Sla), che era l'unico gruppo ribelle che aveva firmato, nel maggio dello scorso anno, la pace con il governo. Col quale le relazioni erano poi andate deteriorandosi, ma senza -finora- arrivare a punti di rottura. A questo punto, la strada verso i negoziati di pace previsti in Libia a partire dal 27 ottobre, sotto l"egida di Onu ed Ua, appare sempre più difficile. Nel Darfur, da quando la popolazione locale, nel febbraio del 2003, è insorta contro il governo di Khartoum, si contano -tra orrori senza fine- almeno 200.000 morti e 2,5 milioni di profughi. La peggiore catastrofe umanitaria degli ultimi anni, per l'Onu; genocidio per Washington ed altre cancellerie. (Suissinfo, 09/10/2007)

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Darfur : dopo attacco... Ulteriori scambi di accuse (CO, Misna, 08/10/2007)

Continua lo scambio di accuse tra Khartoum e ribelli del Darfur, dopo quelle sulla distruzione della cittadina di Haskanita: secondo fonti antigovernative citate dalla stampa inglese (‘Reuters’ e Bbc), sarebbe stata attaccata dalle forze regolari la località di Muhajiriya. “Aerei governativi hanno attaccato Muhajiriya, che appartiene a noi, e forze governative con miliziani janjaweed stanno combattendo contro le nostre forze” ha detto Khalid Abakar dell’Esercito di liberazione del Sudan (Sla), gruppo ribelle guidato da Minni Arcua Minnawi, unico ad aver firmato un accordo di pace con Khartoum nel maggio 2006. Più fonti ribelli in queste ultime settimane continuano a servirsi di fonti di stampa internazionali per condurre quello che a tratti sembra anche un conflitto mediatico contro il governo centrale. Nella maggior parte dei casi le notizie non sono prontamente e facilmente verificabili – meno che mai nelle loro responsabilità, effettive dinamiche ed entità dei danni - perché, a causa delle località lontane e isolate non esiste altra fonte che quella dei ribelli, di solito seguita da smentite o da una diversa versione del governo sudanese. L’attendibilità delle diverse versioni è resa ancora più difficile da decifrare perché, con il tempo si sono moltiplicate le fazioni ribelli, anche a causa di divisioni interne in seno ai gruppi principali (Sla e Jem); secondo osservatori, esisterebbero almeno 12 o 15 fazioni; altri fattori alimentano le divisioni sul terreno, come quelli legati all’appartenenza tribale e alle affinità politiche. (CO, Misna,  08/10/2007)

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Sarebbero 105 le vittime dell'attacco governativo a Haskanita (Peacereporter, 08/10/2007)

L'esercito governativo del Sudan avrebbe ucciso circa 105 persone durante l'attacco alla città di Haskanita, nel sudest del Darfur, occupata la scorsa settimana dopo l'attacco subito dalle truppe dell'Unione africana stanziate in una base vicina. Lo ha dichiarato il leader ribelle Suleiman Jamous, coordinatore umanitario dell'Esercito di liberazione del Sudan (Sla), aggiungendo che la razzia in città, compiuta da soldati e membri delle milizie janjaweed alleate, è durata giorni, spingendo molte persone a fuggire nella boscaglia, dove ora rischiano la morte per sete. Le Nazioni Unite hanno confermato che la città è stata data al fuoco, con la sola eccezione della scuola e della Moschea, e che la maggior parte dei 7.000 abitanti sono scappati. Il governo sudanese si è difeso spiegando che l'incendio, le cui cause non sono chiare, sarebbe partito dal mercato diffondendosi poi al resto della città, e definendo "esagerata" la stima dei danni fatta dall'Onu. Secondo gli ultimi aggiornamenti, giunti da un rappresentante del Sla, stamattina è toccato alla città di Muhajirya, controllata dall'unica fazione ribelle del Darfur che ha firmato un accordo di pace, subire l'attacco dell'esercito governativo e dei Janjaweed. (Peacereporter, 08/10/2007)

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Darfur: rasa al suolo città vicina a base Ua attaccata (Suissinfo, 07/10/2007)

Una città nel sud del Darfur controllata dalle truppe governative sudanesi, Haskanita, è stata rasa al suolo e saccheggiata, pochi giorni dopo un attacco dei ribelli contro una vicina base dell'Unione africana (Ua) nel quale hanno perso la vita dieci militari della forze di pace. Lo ha reso oggi in un comunicato la missione dell'Onu in Sudan (Unmis), senza precisare se potrebbe trattarsi di una rappresaglia. La nota - citata dalla Bbc online - afferma che una missione umanitaria a Haskanita ha riferito ieri che "la città, che attualmente si trova sotto il controllo del governo, è stata completamente data alle fiamme, eccetto alcuni edifici". "Il mercato è stato saccheggiato. Solo alcuni civili sono tornati in città alla ricerca di cibo ed acqua", prosegue il comunicato, secondo cui gli abitanti erano fuggiti dopo l'attacco alla base dell'Ua, il 29 settembre. L'Unmis non precisa quali forze hanno distrutto Haskanita, mentre nessun commento è giunto dal governo sudanese, anche se i mezzi di informazione governativi hanno confermato che truppe erano entrate in città subito dopo l'attacco contro il campo dell'Unione africana. Ieri un gruppo di ribelli ha detto che la città è stata rasa al suolo dall'esercito come rappresaglia contro la distruzione della base della forza di pace, per la quale sono sospettate due organizzazioni armate attive nel sud del Darfur. Almeno 200'000 persone sono morte nel Darfur dall'inizio della guerra civile, nel 2003, mentre oltre due milioni sono state costrette a lasciare le loro case. (Suissinfo, 07/10/2007)

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